Buongiorno ho 28 anni e sto attraversando un momento delicato, ho una bimba di 6 mesi, ho un caratte
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Buongiorno ho 28 anni e sto attraversando un momento delicato, ho una bimba di 6 mesi, ho un carattere molto impulsivo e tendo quando mi arrabbio urlo, lui è molto più calmo apparentemente e ha incamerato tutto il mio carattere, dopo un anno e mezzo di discussioni varie ora ha deciso di finirla qui, da quando ha detto basta esce, fa le 4 del mattino, aggiunge ragAzze su fb della sua zona(suppongo che le abbia conosciute ora) mi fa male tutto questo, e una settimana, a me mi manca mi do le colpe io se è tutto finito, ho una figlia da crescere, e mi sento fallita, ho iniziato con un psicologo/psicoterapeuta ma lui continua a dirmi nulla non mi aiuta, ogni volta dice che non sarà un percorso Lungo, mi da consigli come me lo fanno i miei genitori.. cosa devo fare?!? Perché si comporta così?! C’è possibilita di recupero della famiglia?!
Mi scusi ma dallo psicologo ci sta andando per un percorso da sola o di coppia?
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Buonasera signora. La descrizione che da della dinamica familiare, dove mi pare che ci siano anche dei genitori che le danno consigli, mi sembra abbastanza intensa. Probabilmente il suo terapeuta sta cercando di "fermare" questa sua tempesta emotiva e ciò non è semplice. Il suo rapporto con il papà della bambina, nonché suo compagno, va affrontato. Mi sembra di capire però che è solo lei a mettersi in una posizione "down", ma la invito a riflettere sul fatto che la bambina Va protetta da entrambi. È molto piccola e ha bisogno di figure di attaccamento solide. Al di là della coppia coniugale, cerchi aiuto per la coppia genitoriale. Ora è il piano di realtà che va tutelato
Buonasera,
comprendo l'intenso stato emotivo che prova.
Provi a parlare di queste sue perplessità rispetto all'approccio del suo psicoterapeuta in seduta, è il luogo migliore per avere delle risposte a domande che nascono nella vostra relazione.
E' importante che lei possa prendersi cura di sé e nello stesso tempo è importante che entrambi manteniate il focus sulla bambina, che va tutelata.
In questo momento è la vostra coppia coniugale in crisi, la coppia genitoriale va sostenuta affinché l'accudimento della bimba sia un buon accudimento.
In questo senso può essere utile una terapia insieme.
Cordialmente
comprendo l'intenso stato emotivo che prova.
Provi a parlare di queste sue perplessità rispetto all'approccio del suo psicoterapeuta in seduta, è il luogo migliore per avere delle risposte a domande che nascono nella vostra relazione.
E' importante che lei possa prendersi cura di sé e nello stesso tempo è importante che entrambi manteniate il focus sulla bambina, che va tutelata.
In questo momento è la vostra coppia coniugale in crisi, la coppia genitoriale va sostenuta affinché l'accudimento della bimba sia un buon accudimento.
In questo senso può essere utile una terapia insieme.
Cordialmente
Buonasera Signora, da quello che scrive sembrerebbe che il carico emotivo che lei sta affrontando sia piuttosto intenso. Capisco che non sia facile affrontare al meglio situazioni molto difficili quando le emozioni padroneggiano e sopraffanno ogni nostro comportamento e atteggiamento. Stando già in terapia con uno psicoterapeuta mi sentirei di consigliarle di appoggiarsi al professionista che ha scelto, mettendo a nudo anche le sue preoccupazioni e perplessità riguardo questo suo bisogno di essere aiutata. Le faccio una confessione da psicologa: spesso le persone che chiedono aiuto ad un professionista vorrebbero la "bacchetta magica" e vorrebbero che lo psicologo possa risolvere quasi magicamente la situazione con le sole parole. Purtroppo non è così. Sarò un pò dura nel dirlo ma è essenziale che sia lei a prendersi la responsabilità di aiutarsi, di guarirsi, di medicarsi. Il professionista, in questo caso il terapeuta, è solamente uno strumento di appoggio, ma i passi veri e propri sono i suoi. Immagino che non sia molto incoraggiante come discorso, ma se riesce un attimo a pensare che è lei la sola a poter mandare avanti la sua vita ha fatto già metà del lavoro. Le auguro di trovare un proprio centro e un pò di serenità. Un saluto,
Federica Miccichè
Federica Miccichè
Buonasera, mi dispiace per la sua situazione. Da quanto scrive mi sembra di capire che la crisi coincide con l’inizio della gravidanza. Capita spesso che l’arrivo di un bimbo destabilizzi la coppia specie se questa non ha avuto il tempo di consolidarsi. Diventare genitori non è semplice e il carico di responsabilità che ci si ritrova a dover gestire può fare paura e l’insicurezza può spingere a scappare o a sentirsi esasperati e urlare per ogni cosa. Intraprendere un percorso di psicoterapia individuale mi sembra una buona soluzione ma è importante non dimenticare la coppia. Una terapia di coppia potrebbe aiutarvi a gestire questo momento di crisi con un sostegno alla genitorialità e alla coppia coniugale aiutandovi a ridefinire i ruoli e, se è ancora possibile, a ritrovarvi. I miei migliori auguri
Gentile Signora, comprendo la sua richiesta di voler avere risposte concrete che la possano indirizzare in questo momento buio..ma Le consiglierei di prendersi tutto il tempo necessario per affrontare questa separazione; parli al suo terapeuta con la stessa intensità con cui ha scritto il suo post, gli esponga le sue paure ed i suoi dubbi; inoltre potrebbe pensare di intraprendere un percorso di consulenza di coppia per farvi aiutare, in questa fase delicata, a mantenere saldo il vostro ruolo genitoriale.
Cordialmente.
Cordialmente.
Buonasera, colgo che sta vivendo una situazione con tante emozioni intense e che è importante si permetta di fermarsi e prendersi cura di se con un tecnico di cui si fida. Credo che possa parlare con il suo tecnico delle sue perplessità che ha rispetto alla terapia e valutare con il collega come proseguire il percorso di crescita che si sta concedendo. Buoni passi di crescita a lei.
Buonasera, sicuramente sta passando un periodo molto difficile e delicato. Dalle sue parole sembra sia successo tutto in tempi brevi e pur comprendendo la sua voglia e il suo bisogno di serenità e stabilità è opportuno provare ad avere un chiarimento col suo compagno per comprendere se fare un percorso di coppia o individuale. La famiglia si può recuperare con l'aiuto di una buona terapia familiare, che vi aiuti ad affrontare le tematiche che vi hanno creato tensione in passato, se lei e il suo compagno avete il comune intento di lavorare insieme! Avete il potere di decidere cosa fare e a chi chiedere aiuto e sostegno. In bocca al lupo!
Buongiorno! La maternità già di per se' comporta molte difficoltà , è uno dei momenti più complessi nella vita di una donna. Oltre a ciò anche i litigi con il partner aumentano la sensazione di colpa è di tristezza.
Il percorso terapeutico che ha iniziato le darà modo di affrontare il malessere e di sciogliere pian piano dei nodi conflittuali
Il percorso terapeutico che ha iniziato le darà modo di affrontare il malessere e di sciogliere pian piano dei nodi conflittuali
Per poter dare una risposta bisogna avere molti più elementi che lei può fornire in queste poche righe. Possono essere utile degli incontri terapeutici con la vostra coppia per capire le vostre difficoltà e facilitare un'evoluzione positiva di questa situazione che sembra di abbandono. Se desidera può contattarmi per avere maggiori informazioni a riguardo.
Salve, chiedere aiuto ed iniziare un percorso di psicoterapia non vuol dire risolvere tutto in poco tempo.
Le sue attuali difficoltà e fragilità devono essere accolte e sostenute per poter poi imparare a non sentirsi in colpa e guardare cosa è accaduto in modo più oggettivo.
Con il tempo e con il supporto e sostegno dello psicoterapeuta troverà la sua strada.
Un saluto.
Le sue attuali difficoltà e fragilità devono essere accolte e sostenute per poter poi imparare a non sentirsi in colpa e guardare cosa è accaduto in modo più oggettivo.
Con il tempo e con il supporto e sostegno dello psicoterapeuta troverà la sua strada.
Un saluto.
Buonasera sig.ra traspare e si legge fra le righe quanta sia la sua irrequietezza e sofferenza per la situazione che descrive , anche se non è chiara in maniera esaustiva.
I cambiamenti generano sempre uno sconvolgimento nella vita degli individui, come potrebbe esserlo stata una nascita o la nuova convivenza.
Ogni cosa deve trovare il giusto tempo per essere compresa e metabolizzata. In questo momento soffre e si chiede se vi é una via di uscita e di recupero, la strada per ritrovarsi si trova sempre a patto di " volerlo fortemente".
Deve essere lei la prima a voler salvare se stessa, con l' ausilio di un valido supporto psicoterapeutico, ma soprattutto con molta volontà.
Distinti saluti dott.ssa Desiree' De Salvo
I cambiamenti generano sempre uno sconvolgimento nella vita degli individui, come potrebbe esserlo stata una nascita o la nuova convivenza.
Ogni cosa deve trovare il giusto tempo per essere compresa e metabolizzata. In questo momento soffre e si chiede se vi é una via di uscita e di recupero, la strada per ritrovarsi si trova sempre a patto di " volerlo fortemente".
Deve essere lei la prima a voler salvare se stessa, con l' ausilio di un valido supporto psicoterapeutico, ma soprattutto con molta volontà.
Distinti saluti dott.ssa Desiree' De Salvo
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Gentile Signora, dalle sue parole percepisco molta sofferenza è un grande senso di impotenza. A volte, nella vita si ha la sensazione di sbagliare sempre, qualunque cosa si provi a fare. La maternità è una gioia ma è anche un passaggio estremamente difficile, sia per la donna che per la coppia, di cui mette a dura prova tutti gli equilibri. Mi soffermerei anche sulla Sua irascibilità, poiché la rabbia spesso nasconde il dolore e le sofferenze che non sono state adeguatamente affrontate ed elaborate. Le consiglio, se non è quello che sta già facendo, un percorso psicoterapeutico ad orientamento sistemico-relazionale che possa portarla verso una maggiore sicurezza in se stessa e nelle Sue relazioni significative. Mi sembra, inoltre, fondamentale un percorso di accompagnamento alla separazione da intraprendere assieme al Suo compagno (se il rapporto di coppia è davvero irrecuperabile), perché è fondamentale aiutare la coppia genitoriale a comunicare, cooperare e a trovare una nuova dimensione di equilibrio e rispetto reciproco nell’esclusivo interesse della piccola, che ha bisogno di due genitori in grado di offrirle amore, sicurezza, stabilità, contenimento e nutrimento emotivo. In bocca al lupo!
Buonasera,
il passaggio dall'essere coppia all'essere anche genitori è veramente delicato e mette a dura prova i singoli e le relazioni.
Nella sua richiesta parla di lei, del suo compagno e della sua bimba. Ma allora perchè tenerli fuori dalla stanza di terapia? Pensi ad una terapia familiare che vi aiuti a lavorare sulla genitorialità e sulla coppia.
MM
il passaggio dall'essere coppia all'essere anche genitori è veramente delicato e mette a dura prova i singoli e le relazioni.
Nella sua richiesta parla di lei, del suo compagno e della sua bimba. Ma allora perchè tenerli fuori dalla stanza di terapia? Pensi ad una terapia familiare che vi aiuti a lavorare sulla genitorialità e sulla coppia.
MM
Salve, sono pienamente d'accordo con i miei colleghi, si dovrebbe confidare e soprattutto elaborare con la sua terapeuta, tutta la tempesta emotiva che sta passando. Non è facile risolvere tutto ciò che le sta succedendo in poco tempo, dovreste lei e il suo compagno eseguire anche degli incontri di coppia per trovare l'equilibrio giusto ed accordi per il bene della bimba, cerchi di continuare la sua psicoterapia, sicuramente l'aiuterà a trovare la causa di ciò che le sta succedendo, la saluto cordialmente, dott. Eugenia Cardilli.
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Buonasera se già sta seguendo un percorso terapeutico sicuramente deve affidarsi al suo terapeuta. Credo che il suo tarapeuta non debba risolverle la sua attuale sofferenza, ma solo accompagnarla nel viverlo meglio
Buongiorno cara mamma, la situazione che lei racconta mi sembra molto delicata, sia per lei, che per la bimba che fortunatamente ha accanto e può essere una grandissima risorsa , a patto che la protegga da questa dinamica di coppia che la sta destabilizzando, e involontariamente destabilizzerà anche la bambina. Visto che lei accenna ad un suo desiderio di recuperare la sua famiglia, penso che la prima cosa da fare, è proporre una terapia di coppia alla sua terapeuta/o, o comunque, tirare fuori questo suo desiderio in seduta. La nascita di una bambina, ma anche la gravidanza, è un evento bello, intenso, ma molto destabilizzante per la coppia, perché la donna è costretta a perdere il suo baricentro e precipitare nell' orbita della bambina, in una simbiosi fisica ed emotiva che esclude l'uomo, che a volte ,si sente messo all'angolo, e "fugge" fuori per ritrovare la sua identità perduta. Invece , la presenza paterna, oltre ad essere protettiva ( che non è la sua situazione, ahimè e bisogna andare a capire il perchè), permette ed incoraggia la separazione tra lei e la sua bimba verso nuove mete affettive.Che cosa voglio dirle con questo discorso, che a dispetto di tutte le difficoltà, ritrovare una vostra linea comune come genitori, in un momento di grandissima trasformazione personale ,sia per lei che per il suo ragazzo, sia fondamentale, se poi riuscirete anche a ricostruirvi come coppia , ben venga. Essere madre ed essere padre è una scelta da cui non si ritorna indietro e se magari è avvenuta in un momento in cui non ci si sentiva pronti, si scatena una rabbia profonda che , se non elaborata e compresa, può creare molta sofferenza a tutti e tre. In bocca al lupo!
Salve, se il suo desiderio è quello di recuperare il rapporto col suo compagno, provi a pensare ad un terapia di coppia, in questo modo lo psicoterapeuta potrebbe aiutarvi a capire che cos è capitato, potrebbe fare da moderatore e capire che cosa vogliate entrambi. Cordiali saluti
Signora lei sta cercando in troppe persone risposte che solo lei può trovare. Ma io la invito a fare un passo verso ciò che sente...A mio avviso sarebbe il caso di trovare una Comunicazione Vera con suo marito perché la Coppia può scoppiare ma la genitorialità va preservata e va aiutata a divenire funzionale e rispettosa degli equilibri e diritti del suo bambino.
Dott.ssa Fortunato Nadia
Dott.ssa Fortunato Nadia
Salve, il passaggio alla genitorialità può dare vita a dinamiche sbilanciate ed aspettative disattese; non sempre i coniugi riescono a fare questo passaggio. Credo che le serva un percorso che punti al rafforzamento della sua autonomia e e dell' autoderminazione.
Buongiorno.
La parola crisi deriva dal greco e si traduce con separare, distinguere, valutare. In questo senso la crisi può essere un importante momento di discernimento e di valutazione che può condurre a una maggiore consapevolezza e crescita personale.
Dal suo racconto sembra esserci una concomitanza temporale tra l'inizio della gravidanza e le difficoltà di coppia. Diventare genitori è impegnativo, spesso c'è la necessità di trovare nuovi equilibri con se stessi e con gli altri. Perché non provare a chiedere una consulenza di coppia? Potrebbe aiutarvi a chiarire le ragioni che vi hanno allontanato, inoltre, sarebbe utile ai fini della costruzione di un'alleanza genitoriale con il suo compagno. Il rischio è che le difficoltà di coppia si riversino sul ruolo genitoriale e abbiano delle conseguenze sull'accudimento e la crescita della bambina.
Cari saluti
Dominga Verrone
La parola crisi deriva dal greco e si traduce con separare, distinguere, valutare. In questo senso la crisi può essere un importante momento di discernimento e di valutazione che può condurre a una maggiore consapevolezza e crescita personale.
Dal suo racconto sembra esserci una concomitanza temporale tra l'inizio della gravidanza e le difficoltà di coppia. Diventare genitori è impegnativo, spesso c'è la necessità di trovare nuovi equilibri con se stessi e con gli altri. Perché non provare a chiedere una consulenza di coppia? Potrebbe aiutarvi a chiarire le ragioni che vi hanno allontanato, inoltre, sarebbe utile ai fini della costruzione di un'alleanza genitoriale con il suo compagno. Il rischio è che le difficoltà di coppia si riversino sul ruolo genitoriale e abbiano delle conseguenze sull'accudimento e la crescita della bambina.
Cari saluti
Dominga Verrone
Gentile Signora, come sottolineato dagli altri colleghi, in questo momento la coppia coniugale (lei e il suo compagno) sta affrontando un momento di crisi e merita di essere sostenuta affinché la coppia genitoriale (lei e il suo compagno nel ruolo di genitori) possa assolvere al meglio il suo ruolo nei confronti della piccola che va tutelata. Parli con estrema sinceritá con il suo terapeuta così come ha fatto qui, lui saprà sicuramente esserle di aiuto e supporto.. Cordialmente.
Buonasera signora, le consiglio innanzitutto di parlare con il suo terapeuta, di spiegare come sta vivendo la relazione terapeutica, quali sono le sue aspettative, di che tipo di supporto ha bisogno da lui.
Da ciò che scrive sembra che le vostre difficoltà siano emerse e si siano acuite con la nascita di vostra figlia, una terapia di coppia potrebbe aiutare sia lei che il suo ex compagno a trovare un nuovo equilibrio, un nuovo modo di essere coppia e di essere genitori.
Ma prima di tutto cerchi uno spazio per se stessa in cui possa sentirsi accolta, compresa in questo momento così critico per lei.
Se ha bisogno di ulteriori suggerimenti non esiti a contattarmi.
Da ciò che scrive sembra che le vostre difficoltà siano emerse e si siano acuite con la nascita di vostra figlia, una terapia di coppia potrebbe aiutare sia lei che il suo ex compagno a trovare un nuovo equilibrio, un nuovo modo di essere coppia e di essere genitori.
Ma prima di tutto cerchi uno spazio per se stessa in cui possa sentirsi accolta, compresa in questo momento così critico per lei.
Se ha bisogno di ulteriori suggerimenti non esiti a contattarmi.
Salve signora. Ho letto molto attentamente le sue parole, e anche se in alcuni punti il discorso è un po' confuso, sento con molta chiarezza quelli che sono i suoi sensi di colpa e il dolore per un rapporto che potrebbe finire, la preoccupazione per sua figlia, la solitudine. Sicuramente è importante che lei parli con il suo psicologo di tutti quelli che sono i dubbi e le perplessità anche in merito al lavoro che fate insieme.
Sarebbe importante proporre una terapia di coppia al suo compagno, che aiuterebbe non tanto a stabilire di chi è la colpa, bensì a comprendere le responsabilità di entrambi.
Ma le suggerisco di non abbandonare la sua terapia personale, perchè credo che sia molto da capire e da lavorare che ha a che fare con la sua storia, con la sua famiglia di origine, e di conseguenza con quelli che sono i suoi vissuti, le sue emozioni, i suoi pensieri e comportamenti.
Spero che insieme al suo terapeuta lei possa trovare risposte e certezze.
Nel caso ne avesse bisogno resto a sua disposizione.
Sarebbe importante proporre una terapia di coppia al suo compagno, che aiuterebbe non tanto a stabilire di chi è la colpa, bensì a comprendere le responsabilità di entrambi.
Ma le suggerisco di non abbandonare la sua terapia personale, perchè credo che sia molto da capire e da lavorare che ha a che fare con la sua storia, con la sua famiglia di origine, e di conseguenza con quelli che sono i suoi vissuti, le sue emozioni, i suoi pensieri e comportamenti.
Spero che insieme al suo terapeuta lei possa trovare risposte e certezze.
Nel caso ne avesse bisogno resto a sua disposizione.
parli sinceramente al suo terapeuta, stabilite insieme degli obiettivi, e lavorate passo a passo con alla base fiducia reciproca.
La dinamica che racconta è complessa e va indagata con attenzione.
lavori sui suoi schemi, cercando di modificare i pensieri disfunzioni. sicuramente ne gioverà la sua autostima, la cura verso la bambina e la sua reazione di coppia.
In bocca al lupo!
La dinamica che racconta è complessa e va indagata con attenzione.
lavori sui suoi schemi, cercando di modificare i pensieri disfunzioni. sicuramente ne gioverà la sua autostima, la cura verso la bambina e la sua reazione di coppia.
In bocca al lupo!
Avete avuto una bambina da pochi mesi, come coppia genitoriale vi dovreste concedere un giusto tempo per trovare un nuovo equilibrio . Una terapia familiare sarebbe utile per definire gli spazi , i ruoli , i confini di questa famiglia nel rispetto della vostra individualità. Nell' immediato le consiglio di comunicare, comunicare, comunicare, con il suo psicologo e il suo compagno. Esponga i suoi dubbi, le sue paure, ma si renda disponibile anche all ascolto di quello che le viene risposto. Con il suo compagno , ascoltarlo significherebbe avere rispetto per la sua dimensione di uomo respinto e ferito, e magari anche deluso e arrabbiato. Ascoltare il suo psicologo significa invece assumersi la responsabilità di un percorso terapeutico e di un cambiamento. Resto a disposizione. Castiello Maria
Gentilissima utente,
dal suo racconto si evince una dinamica familiare piuttosto complessa, dove oltre alla grande confusione che sta caratterizzando in questo momento la sua vita, sono presenti anche i suggerimenti dei suoi genitori, che seppur dati con ottimi propositi, appesantiscono ancor di più la sua confusione. Penso che il terapeuta che la segua sia intento ad arginare la confusione emotiva suddetta, ciò richiede un tempo che non mi sento di dire breve, e soprattutto è necessario l'affidamento e la fiducia da parte sua verso il professionista che la segue. Cerchi di instaurare un rapporto psicoterapeutico efficace e di fiducia, che la possa supportare in primis nella genitorialità verso la piccola unitamente al suo compagno, poi nella riacquisizione del suo equilibrio psicologico e se ci sono i presupposti affrontare anche una terapia di coppia. Senza affrontare i tre obiettivi nell'ordine in cui li ho esposti, credo sia estremamente difficile risolvere le difficoltà che sta attraversando. Sono a disposizione per ulteriori chiarimenti.
Un affettuoso incoraggiamento.
dal suo racconto si evince una dinamica familiare piuttosto complessa, dove oltre alla grande confusione che sta caratterizzando in questo momento la sua vita, sono presenti anche i suggerimenti dei suoi genitori, che seppur dati con ottimi propositi, appesantiscono ancor di più la sua confusione. Penso che il terapeuta che la segua sia intento ad arginare la confusione emotiva suddetta, ciò richiede un tempo che non mi sento di dire breve, e soprattutto è necessario l'affidamento e la fiducia da parte sua verso il professionista che la segue. Cerchi di instaurare un rapporto psicoterapeutico efficace e di fiducia, che la possa supportare in primis nella genitorialità verso la piccola unitamente al suo compagno, poi nella riacquisizione del suo equilibrio psicologico e se ci sono i presupposti affrontare anche una terapia di coppia. Senza affrontare i tre obiettivi nell'ordine in cui li ho esposti, credo sia estremamente difficile risolvere le difficoltà che sta attraversando. Sono a disposizione per ulteriori chiarimenti.
Un affettuoso incoraggiamento.
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Carissima signora, dalle sue parole emerge tanta difficoltà. Mi dispiace molto per la situazione che sta vivendo. Se è già seguita da un terapeuta può parlare apertamente, confidando anche la difficoltà che sente riguardo il suo approccio, può dirgli chiaramente che "non le dice nulla".
Il suo percorso individuale, eventualmente, potrebbe essere affiancato ad uno di coppia da svolgere in concomitanza, ovviamente presso un altro professionista.
resto a disposizione
saluti dott.ssa Diana
Il suo percorso individuale, eventualmente, potrebbe essere affiancato ad uno di coppia da svolgere in concomitanza, ovviamente presso un altro professionista.
resto a disposizione
saluti dott.ssa Diana
Salve , rispetto al problema riportato riguardo il suo terapeuta dovrà affrontarlo direttamente con lui.
Si dia un tempo e valuti se ci sono cambiamenti.
Rispetto al problema riportato della vostra famiglia e con suo marito noto che lei si renda conto che urlare non è una cosa buona quando si litiga ma ha bisogno che qualcuno le insegni a gestire questa emozione e a diventare più efficace quando si arrabbia, le dico questo perchè in genere si urla per non entrare realmente nel problema.
risolva prima la questione della sua terapia individuale al tempo stesso esprima le preoccupazioni per la vostra famiglia a suo marito e provi a chiedergli di iniziare una terapia di coppia.
qualora la risposta di suo marito sarà negativa non disperi , poichè non è semplice per le persone decidere di iniziare un percorso.
Resto a disposizione.
Si dia un tempo e valuti se ci sono cambiamenti.
Rispetto al problema riportato della vostra famiglia e con suo marito noto che lei si renda conto che urlare non è una cosa buona quando si litiga ma ha bisogno che qualcuno le insegni a gestire questa emozione e a diventare più efficace quando si arrabbia, le dico questo perchè in genere si urla per non entrare realmente nel problema.
risolva prima la questione della sua terapia individuale al tempo stesso esprima le preoccupazioni per la vostra famiglia a suo marito e provi a chiedergli di iniziare una terapia di coppia.
qualora la risposta di suo marito sarà negativa non disperi , poichè non è semplice per le persone decidere di iniziare un percorso.
Resto a disposizione.
Buongiorno e grazie per la condivisione. Mi dispiace molto per la situazione che sta vivendo, a volte la vita ci mette davanti situazioni e realtà che sembrano trasformarsi senza ragione. Fortunatamente abbiamo il potere di ridare un senso alle nostre giornate mettendoci in gioco e scegliendo la possibilità di cominciare un percorso di psicoterapia per restituire colore a tutto. Dedichiamo impegno, pazienza e attenzione a noi stessi, ne avremo solo da guadagnare. Resto a disposizione per qualsiasi informazione, sono disponibile anche per terapie online. Un caro saluto, D.ssa Cristina Sinno
Buongiorno. La ringrazio di aver condiviso questo suo momento di difficoltà . Mi sembra di capire che la crisi che sta attraversando coincida con l'inizio della gravidanza. Spesso, quando un bambino arriva, può disturbare l'equilibrio della coppia, specialmente se non aveva avuto il tempo di consolidarsi. La genitorialità non è un compito facile e la responsabilità che comporta può essere spaventosa. L'insicurezza può portare a desiderare di scappare o a sentirsi sopraffatti, con la conseguenza di avere scatti di rabbia per ogni cosa. Credo che sia una buona soluzione considerare un percorso di psicoterapia individuale per aiutarla a affrontare queste difficoltà. Tuttavia, è importante anche non trascurare la coppia. Una terapia di coppia potrebbe aiutarvi ad affrontare questa crisi, offrendo sostegno nella genitorialità e rafforzando il rapporto coniugale, aiutandovi a ridefinire i ruoli e, se possibile, a ritrovarvi. Per qualsiasi informazione resto a sua disposizione. Un caro saluto, Dott.ssa Danila Bardi.
Mi dispiace molto sentire che stai attraversando un momento così difficile. È normale sentirsi confusi e sopraffatti, specialmente con una figlia da crescere. E' importante prenderti cura di te stessa durante questo periodo. Ecco alcuni suggerimenti che potrebbero aiutarti:
1. Comunica con il tuo compagno: Cerca di avere una conversazione aperta e onesta con lui riguardo ai tuoi sentimenti e alle tue preoccupazioni. Esprimi il desiderio di lavorare insieme per risolvere i problemi e ricostruire la relazione.
2. Continua la terapia: Non scoraggiarti se senti che la terapia non sta aiutando finora. Potrebbe essere utile continuare a lavorare con il terapeuta per esplorare le dinamiche della relazione e sviluppare strategie per gestire meglio il tuo temperamento impulsivo.
3. Fai attenzione alla tua salute mentale: Cerca di trovare modi sani per gestire lo stress e le emozioni intense, come la meditazione, lo yoga o l'esercizio fisico. Prenditi del tempo per te stessa e non esitare a chiedere aiuto se ne hai bisogno.
4. Concentrati sulla tua figlia: Anche se la relazione con il tuo compagno è in difficoltà, concentrati sull'amore e il benessere della tua piccola. Essere una madre amorevole e presente è il tuo primo compito.
5. Valuta la tua relazione: Rifletti su ciò che desideri dalla tua relazione e se è davvero sana e soddisfacente per entrambi. Sebbene possa essere doloroso, potresti dover considerare la possibilità di separarti se la situazione non migliora e non c'è reciproco impegno per il cambiamento.
Ricorda che sei una persona forte e capace di affrontare le sfide che la vita ti presenta. Non esitare a cercare il sostegno della tua rete di familiari, amici e professionisti durante questo periodo difficile.
Con Affetto Dott. Tiziana Vecchiarini
1. Comunica con il tuo compagno: Cerca di avere una conversazione aperta e onesta con lui riguardo ai tuoi sentimenti e alle tue preoccupazioni. Esprimi il desiderio di lavorare insieme per risolvere i problemi e ricostruire la relazione.
2. Continua la terapia: Non scoraggiarti se senti che la terapia non sta aiutando finora. Potrebbe essere utile continuare a lavorare con il terapeuta per esplorare le dinamiche della relazione e sviluppare strategie per gestire meglio il tuo temperamento impulsivo.
3. Fai attenzione alla tua salute mentale: Cerca di trovare modi sani per gestire lo stress e le emozioni intense, come la meditazione, lo yoga o l'esercizio fisico. Prenditi del tempo per te stessa e non esitare a chiedere aiuto se ne hai bisogno.
4. Concentrati sulla tua figlia: Anche se la relazione con il tuo compagno è in difficoltà, concentrati sull'amore e il benessere della tua piccola. Essere una madre amorevole e presente è il tuo primo compito.
5. Valuta la tua relazione: Rifletti su ciò che desideri dalla tua relazione e se è davvero sana e soddisfacente per entrambi. Sebbene possa essere doloroso, potresti dover considerare la possibilità di separarti se la situazione non migliora e non c'è reciproco impegno per il cambiamento.
Ricorda che sei una persona forte e capace di affrontare le sfide che la vita ti presenta. Non esitare a cercare il sostegno della tua rete di familiari, amici e professionisti durante questo periodo difficile.
Con Affetto Dott. Tiziana Vecchiarini
Gentile signora, grazie per aver condiviso la sua esperienza e le sue emozioni. La vostra famiglia ha subito un cambiamento con la nascita della vostra bambina, e tutto il sistema familiare quindi vive emozioni nuove, che deve imparare a gestire e a comunicare. Io le consiglio di dialogare sempre con il suo compagno, di tutte le sue emozioni e sensazioni, questo confronto può essere utile all'evoluzione della vostra relazione. Potrebbe essere utile creare uno spazio terapeutico di coppia proprio per favorire questa comunicazione. Resto a disposizione per ogni riflessione e consulenza, anche online, dott.ssa Amelia Capezio
Gentile Signora la nascita di un bambino porta con sè enormi cambiamenti e la coppia deve piano piano trovare un suo nuovo equilibrio. Provi a parlarne al suo terapeuta, esprimendogli le sue preoccupazioni, le sue emozioni e valuti anche di intraprendere un percorso di consulenza di coppia, che potrebbe aiutarvi a gestire meglio questo delicato momento di cambiamenti. Cordiali saluti, dott.ssa Francesca Gruosso.
Gentile signora,
è chiaro che in questo momento stia affrontando un carico emotivo piuttosto intenso. É probabile che il suo psicoterapeuta stia cercando di contenere la "turbolenza" da lei descritta e che voglia accompagnare lei nella ricerca di strategie e risposte.
Nelle situazioni dolorose o complesse tendiamo a cercare delle risposte concrete che possano lenire i nostri bisogni psicologici (spesso di paura, incertezza, impotenza), ma le strategie più efficaci derivano da un'elaborazione personale della questione, motivo per cui le consiglio di condividere con lo psicoterapeuta che ha scelto i dubbi relativi al lavoro che state svolgendo. Tenendo conto anche del fatto che questa rottura si innesta in un momento delicato quale il primo tempo della sua maternità, mi associo ai numerosi colleghi che le hanno già suggerito di optare per un percorso di coppia che possa fornirle uno spazio di sostegno alla genitorialità per fare in modo che questa rottura impatti il meno possibile sullo svolgimento del ruolo genitoriale. Resto disponibile per qualsiasi chiarimento e le mando un forte in bocca al lupo!
è chiaro che in questo momento stia affrontando un carico emotivo piuttosto intenso. É probabile che il suo psicoterapeuta stia cercando di contenere la "turbolenza" da lei descritta e che voglia accompagnare lei nella ricerca di strategie e risposte.
Nelle situazioni dolorose o complesse tendiamo a cercare delle risposte concrete che possano lenire i nostri bisogni psicologici (spesso di paura, incertezza, impotenza), ma le strategie più efficaci derivano da un'elaborazione personale della questione, motivo per cui le consiglio di condividere con lo psicoterapeuta che ha scelto i dubbi relativi al lavoro che state svolgendo. Tenendo conto anche del fatto che questa rottura si innesta in un momento delicato quale il primo tempo della sua maternità, mi associo ai numerosi colleghi che le hanno già suggerito di optare per un percorso di coppia che possa fornirle uno spazio di sostegno alla genitorialità per fare in modo che questa rottura impatti il meno possibile sullo svolgimento del ruolo genitoriale. Resto disponibile per qualsiasi chiarimento e le mando un forte in bocca al lupo!
Buon pomeriggio. Ho letto attentamente quanto da lei scritto e ho percepito la fatica emotiva che sta facendo in questo momento.
Occorre riconoscere che ha una bambina molto piccola ed essendo lei in fase post partum ha necessità di essere aiutata, sia su un piano psicologico ma anche materiale e quotidiano con la bambina.
Le perplessità che ha rispetto al percorso psicologico che ha intrapreso le consiglio di condividerle con il suo terapeuta, che sono certa saprà discuterne con lei e rassicurarla sui suoi dubbi.
Quanto alla relazione con il suo compagno, al riguardo è necessario rendersi conto che per entrambi la vostra vita ha subito un cambiamento, in quanto da coppia siete diventati una triade, assumendo ruoli diversi.
Ovvio che ognuno risponde in modo diverso: c'è chi chiede aiuto è c'è chi cerca di negare la realtà.
è sicuramente valida la sua scelta di prendersi cura di sé in questo momento, ed è per questo che le consiglio di affidarsi e fidarsi della persona a cui ha chiesto aiuto.
Riuscendo ad avere un maggior focus su di sé potrà non solo sentirsi meno sola e stanca di gestire sua figlia ma anche poter comprendere e avvicinarsi al suo compagno, al quale potrà chiedere di provare insieme (anche con un percorso di coppia) a gestire questo nuovo step vitale.
Un figlio dà ma a volte toglie, bisogna individuare il giusto mezzo.
in questo momento così intenso non le consiglio di prendere decisioni se non quella già presa, ovvero di occuparsi di sé.
Occorre riconoscere che ha una bambina molto piccola ed essendo lei in fase post partum ha necessità di essere aiutata, sia su un piano psicologico ma anche materiale e quotidiano con la bambina.
Le perplessità che ha rispetto al percorso psicologico che ha intrapreso le consiglio di condividerle con il suo terapeuta, che sono certa saprà discuterne con lei e rassicurarla sui suoi dubbi.
Quanto alla relazione con il suo compagno, al riguardo è necessario rendersi conto che per entrambi la vostra vita ha subito un cambiamento, in quanto da coppia siete diventati una triade, assumendo ruoli diversi.
Ovvio che ognuno risponde in modo diverso: c'è chi chiede aiuto è c'è chi cerca di negare la realtà.
è sicuramente valida la sua scelta di prendersi cura di sé in questo momento, ed è per questo che le consiglio di affidarsi e fidarsi della persona a cui ha chiesto aiuto.
Riuscendo ad avere un maggior focus su di sé potrà non solo sentirsi meno sola e stanca di gestire sua figlia ma anche poter comprendere e avvicinarsi al suo compagno, al quale potrà chiedere di provare insieme (anche con un percorso di coppia) a gestire questo nuovo step vitale.
Un figlio dà ma a volte toglie, bisogna individuare il giusto mezzo.
in questo momento così intenso non le consiglio di prendere decisioni se non quella già presa, ovvero di occuparsi di sé.
Buongiorno signora grazie per aver condiviso il suo vissuto. Immagino che tutto ciò che sta attraversando nella sua relazione di coppia non sia facile da affrontare soprattutto perché ha anche una bambina molto piccola da accudire. La nascita di un figlio nonostante sia una cosa bella e positiva, comporta tutta una serie di cambiamenti sia pratici nella routine quotidiana, ma anche emotivi; tutto ciò potrebbe avere ripercussioni nella propria individualità e nella coppia. Ciò che mi sento di dirle è innanzitutto di parlare con il suo terapeuta riguardo le sue sensazioni sul percorso che insieme state affrontando e sulla sua sensazione di ricevere consigli come quelli dei genitori. Inoltre ciò che potrebbe valutare è anche di iniziare una terapia di coppia con il suo partner in modo da avere uno spazio dove poter insieme affrontare ciò che vi sta succedendo e trovare una strada per salvaguardare la vostra famiglia e il benessere della coppia e della bambina. Per qualsiasi dubbio resto a vostra disposizione dott.ssa Alessia Vanzi
Buongiorno, dal suo racconto sento prevalere uno stato d'angoscia che alimenta la paura del fallimento tant'è che mette in discussione se stessa e le sue competenze. Per quanto riguarda la relazione con il suo psicoterapeuta le consiglio di approfittare di questa esperienza per sperimentare un modo differente di stare in relazione. Ovvero di consentirsi in questa relazione di cura di esprimere le sue perplessità e pensieri piuttosto che stare in attesa o silenzio, che sembra alimentino il suo stato d'ansia. Mi sento di consigliarle di focalizzarsi su di sè, per rafforzare la sua autostima, riconoscere le sue dinamiche relazionali ed individuare le sue risorse, necessario anche a svolgere il suo ruolo genitoriale.
concordo con i colleghi
Dai dati che riporti nella tua lettera emerge che sei sposata con una bimba di sei mesi, sei una persona dal carattere impulsivo con la tendenza ad arrabbiarti e urlare, mentre il tuo marito è apparentemente calmo. Con lui hai avuto un rapporto burrascoso e litigioso ed ad un certo punto hai detto basta e hai chiuso. Dai pochi particolari del tuo racconto sembra che con tuo marito (non so se è giusto chiamarlo ex) state vivendo nella stessa casa, fatto sta che il tuo compagno avvertendo da parte tua una chiusura nella relazione sta guardando altrove, mostrandosi sui social o uscendo per i fatti suoi. Questa cosa ti turba, ti fa ingelosire, ti fa star male, senti che ti manca e ora ti stai dando delle colpe e ti senti una fallita. Cara amica credo che tu debba fare un lavoro su di te che ti permetta di conoscerti profondamente. La prima cosa su cui puoi lavorare e conoscere le ragioni profonde che governano i tuoi impulsi, perché ti arrabbi facilmente, perché urli al posto di pensare, sentire e fare le cose. Hai bisogno di conoscere a quali stati profondi risponde la tua rabbia. Cosa c’è dietro che muove le tue azioni e i tuoi pensieri, sembra che tu non sia . padrona a casa tua (a livello di consapevolezza interiore) e che tutto si risolva con rabbia e grida. Così non funziona. Impara a fermarti e riflettere, ascolta tutte le parti di te che cosa ti chiedono, ragiona e impara a confrontarti con gli altri, accogli i punti di vista degli altri valorizzandoli e datti il permesso di essere autentica ed esprimi i tuoi desideri e bisogni. Puoi dire la tua senza svalutarti ( quando ti arrabbi mostri di non usa il tuo Adulto ma il tuo Stato dell’Io Bambino) e puoi essere assertiva con gli altri mantenendoti nella tua personalità ancorata ai tuoi valori e credenze di vita. Con queste premesse puoi provare a vedere come potrebbe funzionare la relazione con il tuo uomo e probabilmente anche con gli altri. Sicuramente la psicoterapia ti può aiutare a guardare queste parti di te, diventare consapevole del funzionamento della tua mente e governare al meglio le tue scelte familiari e relazionali.
Gentile utente le consiglio di effettuare una visita psichiatrica e di accettare che le persone possano volere cose diverse da quelle che desideriamo per il benessere di tutti.
Buona sera,
fermarsi e occuparsi della vostra famiglia sarebbe necessario, ma insieme....Ognuno ha portato e messo ciò che è nella coppia ed ognuno ha la sua parte di responsabilità. Il post partum non è cosa da poco e certamente una terapia individuale è importante e avrà i suoi risultati, ma oltre alla persona bisogna che vi occupiate della vostra coppia. Guardare le cose insieme, seppur da diverse prospettive aiuta a vederle realmente e ad assumersi la responsabilità di ciò che vorreste essere, insieme o da soli, ma con lealtà e rispetto...con amore!
fermarsi e occuparsi della vostra famiglia sarebbe necessario, ma insieme....Ognuno ha portato e messo ciò che è nella coppia ed ognuno ha la sua parte di responsabilità. Il post partum non è cosa da poco e certamente una terapia individuale è importante e avrà i suoi risultati, ma oltre alla persona bisogna che vi occupiate della vostra coppia. Guardare le cose insieme, seppur da diverse prospettive aiuta a vederle realmente e ad assumersi la responsabilità di ciò che vorreste essere, insieme o da soli, ma con lealtà e rispetto...con amore!
Buongiorno,
Comprendo quanto questo momento sia difficile per lei: la nascita di una bambina, la fine di una relazione e il senso di colpa che sta vivendo possono generare un carico emotivo molto intenso. È naturale cercare risposte e soluzioni immediate, ma il cambiamento autentico richiede tempo, comprensione e un percorso adeguato.
La psicoterapia non dovrebbe ridursi a semplici consigli, ma offrirle uno spazio in cui esplorare le dinamiche che la portano a reagire in un certo modo, comprendere le sue emozioni e il loro impatto sulle sue relazioni. Se sente che il supporto che sta ricevendo non è sufficiente o non è in linea con le sue necessità, potrebbe essere utile parlarne apertamente con il suo terapeuta o valutare un approccio diverso.
Capisco il suo desiderio di recuperare la famiglia, ma forse la domanda più importante in questo momento è: come può prendersi cura di sé stessa per essere la madre e la donna che desidera essere? Lavorare sulla gestione dell’impulsività e sulla consapevolezza dei suoi bisogni e di quelli della sua bambina sarà un passo fondamentale, indipendentemente dalle scelte del suo ex partner.
Non è un fallimento ciò che sta attraversando, ma una fase complessa che merita attenzione e sostegno adeguato. Se la psicoterapia non le sta offrendo il giusto aiuto, è il percorso che va adattato, non la sua volontà di lavorare su di sé.
Comprendo quanto questo momento sia difficile per lei: la nascita di una bambina, la fine di una relazione e il senso di colpa che sta vivendo possono generare un carico emotivo molto intenso. È naturale cercare risposte e soluzioni immediate, ma il cambiamento autentico richiede tempo, comprensione e un percorso adeguato.
La psicoterapia non dovrebbe ridursi a semplici consigli, ma offrirle uno spazio in cui esplorare le dinamiche che la portano a reagire in un certo modo, comprendere le sue emozioni e il loro impatto sulle sue relazioni. Se sente che il supporto che sta ricevendo non è sufficiente o non è in linea con le sue necessità, potrebbe essere utile parlarne apertamente con il suo terapeuta o valutare un approccio diverso.
Capisco il suo desiderio di recuperare la famiglia, ma forse la domanda più importante in questo momento è: come può prendersi cura di sé stessa per essere la madre e la donna che desidera essere? Lavorare sulla gestione dell’impulsività e sulla consapevolezza dei suoi bisogni e di quelli della sua bambina sarà un passo fondamentale, indipendentemente dalle scelte del suo ex partner.
Non è un fallimento ciò che sta attraversando, ma una fase complessa che merita attenzione e sostegno adeguato. Se la psicoterapia non le sta offrendo il giusto aiuto, è il percorso che va adattato, non la sua volontà di lavorare su di sé.
Immagino quanto questo momento possa essere difficile per lei. La fine di una relazione, soprattutto quando c’è una bambina così piccola, porta con sé un carico emotivo enorme, fatto di dolore, senso di colpa e tante domande senza risposte chiare. È naturale sentirsi smarriti e faticare a trovare un senso a ciò che sta accadendo. È importante ricordare che una relazione si costruisce in due, e attribuirsi tutta la responsabilità di quanto è successo potrebbe impedirle di vedere la situazione in modo più equilibrato. Le emozioni che sta vivendo, compreso il senso di fallimento, sono valide, ma non definiscono il suo valore come persona né come madre. Il fatto che abbia già intrapreso un percorso terapeutico è un passo prezioso, ma è essenziale che senta di ricevere il supporto di cui ha davvero bisogno. Se la terapia che sta seguendo non le sembra efficace, potrebbe valutare se esplorare un approccio diverso o parlarne apertamente con il suo terapeuta. Per quanto riguarda il comportamento del suo ex compagno, capisco quanto possa essere doloroso vedere una persona che fino a poco tempo fa condivideva la sua vita prendere le distanze in questo modo. Spesso, dopo una separazione, ognuno reagisce come può, e il suo modo di gestire la rottura sembra quello di allontanarsi e cercare distrazioni. Questo, però, non significa necessariamente che lei abbia sbagliato tutto o che debba accettare un ritorno a qualsiasi costo. Se esiste una possibilità di recuperare la vostra famiglia, sarà qualcosa che dovrà essere costruito con rispetto, consapevolezza e volontà reciproca. Ma, indipendentemente da questo, il suo benessere e quello della sua bambina sono la priorità. Un supporto adeguato potrebbe aiutarla a comprendere meglio le sue emozioni e a ritrovare un senso di stabilità, qualsiasi strada decida di percorrere.
Il tuo compagno si comporta così perché sta provando rabbia nei tuoi confronti e sta agendo prendendo le distanze. Per questo stesso motivo si sente e/o vede con altre.
Certamente c'è speranza. Se lui accetta dovreste intraprendere un percorso di COPPIA.
Saluti
Dott.ssa CANTONE STEFANIA
Certamente c'è speranza. Se lui accetta dovreste intraprendere un percorso di COPPIA.
Saluti
Dott.ssa CANTONE STEFANIA
Salve, capisco l'importanza del trovare soluzioni veloci e pratiche in questo momento pieno di fragilità, penso esattamente alla questione della maternità (ha una bimba da sei mesi). Il tempo sembra un nemico, ciò che è lento e calmo non è contemplabile per risolvere una situazione a lei cara. Potrebbe provare ad affrontare questo tema del tempo e della sua impulsività in terapia. Provare ad esprimere anche tutti i suoi dubbi col terapeuta sarà utile.
Stai vivendo un momento di grande dolore e confusione, ed è naturale sentirsi in colpa o fallita. Ma non sei sola, ti invito a parlare con chiarezza al collega, facendo presente le difficoltà che stai incontrando durante il percorso terapeutico.
Buon pomeriggio,
comprendo bene la difficoltà e il dolore che sta vivendo in questo momento, soprattutto perché oltre alla sofferenza personale c’è anche la responsabilità di accudire una bambina molto piccola.
Quando ci si trova dentro a una crisi di coppia, soprattutto dopo la nascita di un figlio, è frequente sentirsi sopraffatti, colpevolizzarsi e avere la sensazione di “aver fallito”. In realtà si tratta di una fase molto delicata che mette alla prova entrambi i partner: da un lato i cambiamenti profondi nella quotidianità, dall’altro la necessità di ridefinire gli equilibri emotivi e relazionali.
Rispetto al percorso che ha iniziato, le suggerisco di condividere apertamente con il suo psicologo o psicoterapeuta le sue perplessità: è importante che si senta accolta e che lo spazio terapeutico sia davvero utile per lei. Non esiti a chiedere spiegazioni sulla modalità di lavoro e sugli obiettivi, perché la chiarezza favorisce la fiducia reciproca.
Per quanto riguarda il comportamento del suo compagno, può essere legato a una sua modalità di reazione e gestione della rottura: ognuno affronta la sofferenza a modo proprio. Non sempre è possibile controllare o comprendere fino in fondo le scelte dell’altro. Quello che può fare ora è concentrarsi su di sé, sul proprio benessere emotivo e sulla serenità della sua bambina.
Quanto alla possibilità di recupero della relazione, non esiste una risposta certa: dipende dalla volontà di entrambi di mettersi in gioco e affrontare insieme le difficoltà. In ogni caso, un percorso personale può aiutarla a ritrovare equilibrio, forza e consapevolezza, indipendentemente dalle decisioni del partner.
comprendo bene la difficoltà e il dolore che sta vivendo in questo momento, soprattutto perché oltre alla sofferenza personale c’è anche la responsabilità di accudire una bambina molto piccola.
Quando ci si trova dentro a una crisi di coppia, soprattutto dopo la nascita di un figlio, è frequente sentirsi sopraffatti, colpevolizzarsi e avere la sensazione di “aver fallito”. In realtà si tratta di una fase molto delicata che mette alla prova entrambi i partner: da un lato i cambiamenti profondi nella quotidianità, dall’altro la necessità di ridefinire gli equilibri emotivi e relazionali.
Rispetto al percorso che ha iniziato, le suggerisco di condividere apertamente con il suo psicologo o psicoterapeuta le sue perplessità: è importante che si senta accolta e che lo spazio terapeutico sia davvero utile per lei. Non esiti a chiedere spiegazioni sulla modalità di lavoro e sugli obiettivi, perché la chiarezza favorisce la fiducia reciproca.
Per quanto riguarda il comportamento del suo compagno, può essere legato a una sua modalità di reazione e gestione della rottura: ognuno affronta la sofferenza a modo proprio. Non sempre è possibile controllare o comprendere fino in fondo le scelte dell’altro. Quello che può fare ora è concentrarsi su di sé, sul proprio benessere emotivo e sulla serenità della sua bambina.
Quanto alla possibilità di recupero della relazione, non esiste una risposta certa: dipende dalla volontà di entrambi di mettersi in gioco e affrontare insieme le difficoltà. In ogni caso, un percorso personale può aiutarla a ritrovare equilibrio, forza e consapevolezza, indipendentemente dalle decisioni del partner.
Ti leggo in apnea. Sei nel mezzo di quel tratto di mare che separa la nascita di una figlia dalla nascita di una nuova te: il sonno tagliato a pezzi, il corpo che non è più quello di prima, i pensieri che arrivano come onde. In questo mare è facile che la voce salga, che l’ira diventi sirena d’allarme: serve a dire “mi sento sola, spaventata, travolta”. Non è una colpa, è un segnale. E, come tutti i segnali, può essere ascoltato e trasformato.
Capisco il dolore di vederlo uscire, tornare all’alba, rincorrere conferme sui social. Sembra una rappresentazione in vetrina: “io sto bene, io vado avanti”. Spesso non è benessere, è anestesia. Quando per mesi uno “incamera” e l’altra “esplode”, si costruisce una danza: lui trattiene finché non scoppia in fuga; tu rincorri finché non senti di perdere te stessa. È la coreografia classica del “persecutore–sfuggente”: non c’è un cattivo e un buono, c’è un circuito che si autoalimenta. E se continuiamo con le stesse mosse, otteniamo lo stesso finale.
Perché si comporta così? Perché, probabilmente, si è sentito piccolo davanti alla tua rabbia e ora prova a sentirsi grande altrove: di notte, con gli amici, con nuove persone che lo guardano senza storia. È immaturo, sì. È anche umano. Ma questo non lo assolve dal rispetto che deve a te e a vostra figlia. Qui c’è un confine da tracciare con calma ferma: la vostra relazione può essere in pausa o finita, la paternità no.
A volte la famiglia si “recupera” tornando insieme. Altre volte si recupera cambiando forma: due genitori separati ma leali, una bimba che cresce respirando rispetto, non guerra. Italo Calvino scriveva che “prendere la vita con leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto”. La leggerezza, qui, è smettere di misurare il tuo valore sulle notti che lui fa fuori o sulle ragazze che aggiunge, e cominciare a misurarlo sulla tua capacità di stare nella tempesta senza farti portare via.
Nel frattempo abbi cura della tua trincea quotidiana: sonno quando puoi, pasti veri, una passeggiata al giorno con la piccola, due telefonate a persone che ti vogliono bene. Non sono dettagli: sono i mattoni della tua forza. La sensazione di fallimento che ti morde oggi non è un verdetto, è un’ombra che passa. Tu non sei la tua peggior giornata, né le quattro del mattino di qualcun altro.
C’è possibilità di recupero? Non c’è una palla di vetro; c’è però una regola che in terapia vedo funzionare: le relazioni si riaprono quando cambia la danza. Se anche solo uno dei due cambia passo in modo coerente, l’altro è costretto a riposizionarsi. A volte rientra, a volte decide davvero di andare. In entrambi i casi tu smetti di essere appesa ai suoi comportamenti e torni al timone.
Riguardo allo psicologo capisco la frustrazione se ti sembra che ti dia consigli da genitori. I primi incontri servono a mappare il terreno. Se però ti senti “non aiutata”, portalo in seduta. Chiedi un patto chiaro: obiettivi concreti (“voglio imparare a gestire gli scatti d’ira e impostare una co-genitorialità civile”), tempi di verifica (“ci diamo quattro settimane e valutiamo cosa è cambiato”), compiti tra una seduta e l’altra. Se, nonostante questo, la sensazione di non essere vista persiste, cercare una seconda opinione non è un tradimento: è prendersi sul serio.
Capisco il dolore di vederlo uscire, tornare all’alba, rincorrere conferme sui social. Sembra una rappresentazione in vetrina: “io sto bene, io vado avanti”. Spesso non è benessere, è anestesia. Quando per mesi uno “incamera” e l’altra “esplode”, si costruisce una danza: lui trattiene finché non scoppia in fuga; tu rincorri finché non senti di perdere te stessa. È la coreografia classica del “persecutore–sfuggente”: non c’è un cattivo e un buono, c’è un circuito che si autoalimenta. E se continuiamo con le stesse mosse, otteniamo lo stesso finale.
Perché si comporta così? Perché, probabilmente, si è sentito piccolo davanti alla tua rabbia e ora prova a sentirsi grande altrove: di notte, con gli amici, con nuove persone che lo guardano senza storia. È immaturo, sì. È anche umano. Ma questo non lo assolve dal rispetto che deve a te e a vostra figlia. Qui c’è un confine da tracciare con calma ferma: la vostra relazione può essere in pausa o finita, la paternità no.
A volte la famiglia si “recupera” tornando insieme. Altre volte si recupera cambiando forma: due genitori separati ma leali, una bimba che cresce respirando rispetto, non guerra. Italo Calvino scriveva che “prendere la vita con leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto”. La leggerezza, qui, è smettere di misurare il tuo valore sulle notti che lui fa fuori o sulle ragazze che aggiunge, e cominciare a misurarlo sulla tua capacità di stare nella tempesta senza farti portare via.
Nel frattempo abbi cura della tua trincea quotidiana: sonno quando puoi, pasti veri, una passeggiata al giorno con la piccola, due telefonate a persone che ti vogliono bene. Non sono dettagli: sono i mattoni della tua forza. La sensazione di fallimento che ti morde oggi non è un verdetto, è un’ombra che passa. Tu non sei la tua peggior giornata, né le quattro del mattino di qualcun altro.
C’è possibilità di recupero? Non c’è una palla di vetro; c’è però una regola che in terapia vedo funzionare: le relazioni si riaprono quando cambia la danza. Se anche solo uno dei due cambia passo in modo coerente, l’altro è costretto a riposizionarsi. A volte rientra, a volte decide davvero di andare. In entrambi i casi tu smetti di essere appesa ai suoi comportamenti e torni al timone.
Riguardo allo psicologo capisco la frustrazione se ti sembra che ti dia consigli da genitori. I primi incontri servono a mappare il terreno. Se però ti senti “non aiutata”, portalo in seduta. Chiedi un patto chiaro: obiettivi concreti (“voglio imparare a gestire gli scatti d’ira e impostare una co-genitorialità civile”), tempi di verifica (“ci diamo quattro settimane e valutiamo cosa è cambiato”), compiti tra una seduta e l’altra. Se, nonostante questo, la sensazione di non essere vista persiste, cercare una seconda opinione non è un tradimento: è prendersi sul serio.
buongiorno, la nascita di un figlio molto spesso mette a dura prova la coppia. Lo stress, le preoccupazioni ci fanno agire in modo irrazionale. Prova a capire bene ciò che desideri veramente, quando è importante per te la tua relazione e prova comunicare come ti senti, ciò che provi al tuo compagno. Se tutto ciò che provate è ancora vivo può far supere la crisi
Salve, grazie per aver condiviso tutto questo. Si percepisce quanto stai soffrendo ed il fatto che tu riesca a parlarne è già un passo importante. Stai attraversando un momento complesso, con tante emozioni che si intrecciano (la maternità, una relazione che cambia, il senso di colpa, la rabbia, la delusione).
È naturale sentirsi disorientata e sopraffatta e il tuo impulso a voler capire cosa è successo e se si può recuperare la famiglia è comprensibile, ma forse ora è importante dare spazio a te stessa, ai tuoi bisogni e al tuo equilibrio emotivo. La tua impulsività può diventare un punto di lavoro prezioso, non qualcosa da giudicare o condannare; deve diventare una parte di te che può essere ascoltata e trasformata.
Il fatto che tu abbia già iniziato un percorso psicologico è positivo. Se però non ti senti compresa o sostenuta nel modo che ti serve, è del tutto legittimo confrontarti con il professionista o valutare un'altra figura più adatta a questo momento della tua vita.
Non sei fallita. Sei solo in trasformazione.
Resto a disposizione per qualsiasi altro dubbio o perplessità. Un caro saluto
È naturale sentirsi disorientata e sopraffatta e il tuo impulso a voler capire cosa è successo e se si può recuperare la famiglia è comprensibile, ma forse ora è importante dare spazio a te stessa, ai tuoi bisogni e al tuo equilibrio emotivo. La tua impulsività può diventare un punto di lavoro prezioso, non qualcosa da giudicare o condannare; deve diventare una parte di te che può essere ascoltata e trasformata.
Il fatto che tu abbia già iniziato un percorso psicologico è positivo. Se però non ti senti compresa o sostenuta nel modo che ti serve, è del tutto legittimo confrontarti con il professionista o valutare un'altra figura più adatta a questo momento della tua vita.
Non sei fallita. Sei solo in trasformazione.
Resto a disposizione per qualsiasi altro dubbio o perplessità. Un caro saluto
Salve, sta affrontando una separazione, la gestione emotiva della rabbia e la maternità, ed è già un segnale di forza essersi rivolta a uno psicologo psicoterapeuta. È possibile che il suo modo impulsivo di comunicare abbia influito sulla relazione, ma non può attribuirsi tutta la colpa. Il comportamento del suo compagno, fatto di uscite notturne e nuove conoscenze, sembra più una fuga dal confronto che una vera scelta. Se il percorso che sta facendo non le sembra efficace, lo comunichi apertamente. A volte serve cambiare approccio: la psicoterapia umanistica o l’EMDR, ad esempio, possono lavorare più in profondità sul piano emotivo. Quanto alla possibilità di recuperare la relazione, serve disponibilità da entrambe le parti. In questo momento è più importante tutelare il benessere suo e di sua figlia. Saluti, dott.ssa Sandra Petralli
Buon pomeriggio... sicuramente sta attraversando un momento davvero delicato, tra la maternità recente, la fine della relazione e il senso di colpa che descrive, è comprensibile sentirsi sopraffatta e confusa. In questo periodo è importante non restare sola e riconoscere che sta già facendo qualcosa di importante: ha chiesto aiuto e ha iniziato un percorso di supporto.
A volte, può sembrare che la terapia non porti subito beneficio: serve un po’ di tempo per costruire fiducia e comprendere meglio i propri bisogni. La invito a condividere apertamente con il suo terapeuta queste sensazioni di insoddisfazione.. se questa percezione non dovesse cambiare , le consiglio magari di rivolgersi a qualche altro professionista forse più adatto alle sue esigenze e richieste. In questo momento la priorità è prendersi cura di lei e della sua bimba, ritrovare equilibrio e sostegno emotivo. Se lo merita.
A volte, può sembrare che la terapia non porti subito beneficio: serve un po’ di tempo per costruire fiducia e comprendere meglio i propri bisogni. La invito a condividere apertamente con il suo terapeuta queste sensazioni di insoddisfazione.. se questa percezione non dovesse cambiare , le consiglio magari di rivolgersi a qualche altro professionista forse più adatto alle sue esigenze e richieste. In questo momento la priorità è prendersi cura di lei e della sua bimba, ritrovare equilibrio e sostegno emotivo. Se lo merita.
Comprendo il suo stato e per affrontare in maniera sana una separazione o cercare di recuperarla le consiglio di rivolgersi ad un professionista della salute mentale.
Dott.ssa Alessia Eris Cimmino
Dott.ssa Alessia Eris Cimmino
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