Salve vi scrivo per avere un vostro parere. Da poco ho cambiato terapeuta perché prima facevo analis
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Salve vi scrivo per avere un vostro parere. Da poco ho cambiato terapeuta perché prima facevo analisi online e adesso volevo provare in presenza. Il problema è che questa nuova analista ha comportamenti molto simili ai miei genitori, come dare consigli inadeguati, pareri personali inopportuni o soluzioni non richieste. A volte mi pare che non riesca neanche ad ascoltarmi perché preme dalla voglia di dire come stanno le cose. Sinceramente a me poco importa di ciò che ha da dire e vorrei avere molto più spazio ed essere ascoltato di più. Ne ho parlato con lei e anche se inizialmente ha negato di aver detto alcune cose, probabilmente le sono sembrate assurde pure a lei, mi ha detto che ha capito e che appunto adesso dobbiamo lavorare per costruire la nostra relazione e che lei non è i miei genitori, quindi può migliorare. Sinceramente io non credo di averne voglia, mi sembra anche assurdo dover spiegare queste cose basilari al mio terapeuta, già l’ho fatto per anni con i miei e non serve a nulla. Ora siccome il mio intuito mi dà sensazioni negative, quello che vorrei sapere é se effettivamente costruire la relazione da queste basi ha un qualche senso terapeutico, considerando che io sinceramente ho una scarsissima considerazione e quasi zero voglia di farlo. Vi ringrazio per il vostro aiuto
Salve,
Ritengo che se ciò che sente nei confronti dell'analista non le consente di affidarsi, le consiglierei dapprima di provare a superare le difficoltà, perché potrebbe scoprire e superare ciò che la disturba nei rapporti familiari in genere e che vede in lei, se proprio ritenesse sia inutile cambiasse. Le relazione terapeutica è alla base del percorso psicoterapeutivo.
Ritengo che se ciò che sente nei confronti dell'analista non le consente di affidarsi, le consiglierei dapprima di provare a superare le difficoltà, perché potrebbe scoprire e superare ciò che la disturba nei rapporti familiari in genere e che vede in lei, se proprio ritenesse sia inutile cambiasse. Le relazione terapeutica è alla base del percorso psicoterapeutivo.
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Grazie per aver condiviso con tanta chiarezza la tua esperienza, che tocca un punto molto importante del percorso terapeutico: la qualità della relazione con il terapeuta.
Da quanto descrivi, stai vivendo un senso di frustrazione e delusione rispetto a una relazione che dovrebbe essere centrata sull’ascolto autentico, sulla sospensione del giudizio e sulla costruzione di uno spazio sicuro in cui poter esprimere te stesso. La percezione che il tuo terapeuta riproponga dinamiche simili a quelle genitoriali che hai già vissuto — come il dare consigli non richiesti, il giudicare o il parlare al posto tuo — è molto significativa e non va sottovalutata.
Hai fatto un passo importante nel comunicare il tuo disagio direttamente alla terapeuta. Il fatto che lei abbia riconosciuto, almeno in parte, la tua percezione e abbia espresso la volontà di lavorare sulla relazione può essere visto come un segnale positivo. Tuttavia, la tua mancanza di fiducia e il sentimento di non voler proseguire pongono una questione centrale: per funzionare, la terapia richiede un minimo di alleanza terapeutica, cioè una fiducia reciproca e un impegno comune verso un obiettivo. Senza questo presupposto, anche gli interventi migliori rischiano di perdere efficacia.
Dal punto di vista terapeutico, lavorare sulle difficoltà nella relazione con il terapeuta può avere un senso, se e solo se il paziente sente che ci sia un margine di disponibilità, apertura e rispetto autentico da parte del professionista. Se, invece, ogni incontro diventa un'ulteriore fonte di fatica e sfiducia, è legittimo chiedersi se sia la persona giusta per accompagnarti in questo percorso.
In ogni caso, sarebbe utile e consigliato approfondire questa situazione con uno specialista, anche solo per una consulenza orientativa che ti aiuti a valutare se cambiare terapeuta o lavorare su quanto emerso in modo costruttivo.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Da quanto descrivi, stai vivendo un senso di frustrazione e delusione rispetto a una relazione che dovrebbe essere centrata sull’ascolto autentico, sulla sospensione del giudizio e sulla costruzione di uno spazio sicuro in cui poter esprimere te stesso. La percezione che il tuo terapeuta riproponga dinamiche simili a quelle genitoriali che hai già vissuto — come il dare consigli non richiesti, il giudicare o il parlare al posto tuo — è molto significativa e non va sottovalutata.
Hai fatto un passo importante nel comunicare il tuo disagio direttamente alla terapeuta. Il fatto che lei abbia riconosciuto, almeno in parte, la tua percezione e abbia espresso la volontà di lavorare sulla relazione può essere visto come un segnale positivo. Tuttavia, la tua mancanza di fiducia e il sentimento di non voler proseguire pongono una questione centrale: per funzionare, la terapia richiede un minimo di alleanza terapeutica, cioè una fiducia reciproca e un impegno comune verso un obiettivo. Senza questo presupposto, anche gli interventi migliori rischiano di perdere efficacia.
Dal punto di vista terapeutico, lavorare sulle difficoltà nella relazione con il terapeuta può avere un senso, se e solo se il paziente sente che ci sia un margine di disponibilità, apertura e rispetto autentico da parte del professionista. Se, invece, ogni incontro diventa un'ulteriore fonte di fatica e sfiducia, è legittimo chiedersi se sia la persona giusta per accompagnarti in questo percorso.
In ogni caso, sarebbe utile e consigliato approfondire questa situazione con uno specialista, anche solo per una consulenza orientativa che ti aiuti a valutare se cambiare terapeuta o lavorare su quanto emerso in modo costruttivo.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Gentilissimo,
Io credo semplicemente che se il suo "intuito" la induce a cambiare terapeuta, sarebbe opportuno seguirlo.
In questo modo sarà sicuro di aver seguito unicamente la sua intuizione.
Le auguro il meglio
Io credo semplicemente che se il suo "intuito" la induce a cambiare terapeuta, sarebbe opportuno seguirlo.
In questo modo sarà sicuro di aver seguito unicamente la sua intuizione.
Le auguro il meglio
Salve
ha chiesto un parere ma sembra che abbia già la risposta. In generale una relazione di cura può funzionare solo se c'è fiducia verso il professionista a cui ci siamo rivolti. Funziona così in medicina, e ancora di più in psicoterapia. Quindi credo debba chiedersi se, al di là della scarsa considerazione, pensa che la terapeuta potrà aiutarla a superare il problema che l'ha portata a chiedere una consulenza. Se la risposta è positiva può provare a darle un'altra occasione.
comunque
in bocca al lupo
ha chiesto un parere ma sembra che abbia già la risposta. In generale una relazione di cura può funzionare solo se c'è fiducia verso il professionista a cui ci siamo rivolti. Funziona così in medicina, e ancora di più in psicoterapia. Quindi credo debba chiedersi se, al di là della scarsa considerazione, pensa che la terapeuta potrà aiutarla a superare il problema che l'ha portata a chiedere una consulenza. Se la risposta è positiva può provare a darle un'altra occasione.
comunque
in bocca al lupo
Buonasera, purtroppo è una situazione piuttosto frequente quella che lei descrive. In questi casi è sempre opportuno lavorarne in terapia e affrontare l argomento con la sua Terapeuta. Mi sembra di capire che questo lei lo abbia già fatto ma sembra quasi che il chiarimento avuto con la collega non la fa stare meglio... io lavorerei su questo, cerchi di capire meglio come la fa sentire avere un confronto che non le restituisce sicurezza. Spero di essere stata chiara. Buona serata
Buonasera, se lei e'riuscita/o a esporre le tue o i tuoi bisogni alla terapeuta mi sembra comunque un passo significativo. Quindi potrebbe continuare per vedere se effettivamente qualcosa è cambiato, nel senso che siete riusciti a stabilire un buon contatto. Se lei è riuscirà ad avere più fiducia, in caso contrario il cambio di terapeuta potrebbe essere uan soluzione da sperimentare. Buona serata!
Buongiorno, la relazione terapeutica è fatta di fiducia, si chieda se è disposto a darne o se investire del tempo e delle risorse in tal senso possano demotivarla dall'obiettivo più importante: il suo percorso di cura.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Gentile Amico,
il rapporto terapeutico è un rapporto umano reale, tra persone: per questo può andar male. Ho personalmente cambiato i miei terapeuti, o interrotto terapie, quando l'ho ritenuto opportuno per me e il mio benessere. E non me ne sono mai pentito.
Il mio consiglio è seguire il suo intuito , e se lo ritiene giusto, cambiare terapeuta - l'importante è che non perda fiducia di trovare l'approccio e la persona gusta per lei.
con i migliori auguri,
dr. Ventura
il rapporto terapeutico è un rapporto umano reale, tra persone: per questo può andar male. Ho personalmente cambiato i miei terapeuti, o interrotto terapie, quando l'ho ritenuto opportuno per me e il mio benessere. E non me ne sono mai pentito.
Il mio consiglio è seguire il suo intuito , e se lo ritiene giusto, cambiare terapeuta - l'importante è che non perda fiducia di trovare l'approccio e la persona gusta per lei.
con i migliori auguri,
dr. Ventura
Gentile utente,
comprendo quanto possa essere faticoso ritrovarsi, all’interno della relazione terapeutica, a rivivere dinamiche relazionali già conosciute e dolorose.
In un’ottica psicoanalitica, il modo in cui il terapeuta viene percepito può riflettere aspetti significativi e conflittuali della propria storia personale. Allo stesso tempo, è essenziale che lei si senta ascoltato, accolto e sufficientemente al sicuro per potersi esprimere.
Il fatto che sia riuscito a parlarne apertamente e che la terapeuta abbia mostrato una certa disponibilità al confronto, rappresenta un passaggio importante. Tuttavia, perché questo possa trasformarsi in un reale lavoro terapeutico, è necessario che vi sia desiderio. Lavorare su basi complesse può essere possibile e, soprattutto, utile ma solo se si sente di avere sufficiente spazio di movimento.
Un caro saluto.
comprendo quanto possa essere faticoso ritrovarsi, all’interno della relazione terapeutica, a rivivere dinamiche relazionali già conosciute e dolorose.
In un’ottica psicoanalitica, il modo in cui il terapeuta viene percepito può riflettere aspetti significativi e conflittuali della propria storia personale. Allo stesso tempo, è essenziale che lei si senta ascoltato, accolto e sufficientemente al sicuro per potersi esprimere.
Il fatto che sia riuscito a parlarne apertamente e che la terapeuta abbia mostrato una certa disponibilità al confronto, rappresenta un passaggio importante. Tuttavia, perché questo possa trasformarsi in un reale lavoro terapeutico, è necessario che vi sia desiderio. Lavorare su basi complesse può essere possibile e, soprattutto, utile ma solo se si sente di avere sufficiente spazio di movimento.
Un caro saluto.
Salve,
le problematiche che emergono all' interno di una relazione terapeutica vanno discusse all' interno di una seduta. Si dia una altra possibilità, potrebbero emerge degli interessanti spunti di riflessione su cui lavorare e da cui ripartire.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
le problematiche che emergono all' interno di una relazione terapeutica vanno discusse all' interno di una seduta. Si dia una altra possibilità, potrebbero emerge degli interessanti spunti di riflessione su cui lavorare e da cui ripartire.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Credo che il rapporto terapeutico si fondi innanzitutto su ascolto, comprensione, accoglienza e fiducia. Se questi elementi mancano, e lei ha già espresso come si sente con la sua terapeuta, ma non ha il desiderio o le energie per cambiare la relazione, credo che sia giusto che si senta legittimato a poter cambiare terapeuta, cercando una persona più adatta a lei: non tutti i terapeuti sono giusti per tutti i pazienti, così come non tutti i pazienti sono giusti per tutti i terapeuti, siamo tutti diversi. Per questo credo sia importante che non si scoraggi, e cerchi un terapeuta che possa essere più adatto a lei, con cui possa esserci un incontro e un'accoglienza spontanea e reale. Se avesse bisogno di ulteriore supporto mi trova a disposizione, in presenza e online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Salve. La relazione terapeutica è qualcosa che si costruisce con i colloqui ma anche parte da sensazioni iniziali che sono "a pelle", si deve sentire un certo "feeling" , e questo a prescindere che siano sedute in presenza o a distanza. Il/la terapeuta deve ispirare al paziente fiducia, sicurezza, stabilità; anche nei momenti in cui sbaglia qualcosa (nessuno è perfetto), deve dare l'idea che sa gestire la situazione e le proprie emozioni. Il/la terapeuta sta lì per ascoltare il suo/la sua paziente e portarlo/portarla verso le proprie decisioni. Nella psicoterapia non è importante "il parere " del terapeuta. Il suo compito è sostenere nel disagio il paziente e aiutarlo a trovare le sue soluzioni, la sua via, accompagnandolo nella ricerca come una guida di montragna accompagna uno scalatore poco esperto. Secondo la mia formazione e il mio orientamento, il lavoro psicoterapeutico è un lavoro di collaborazione mettendo al centro i bisogni e gli obiettivi del paziente (che devono essere chiari e stabiliti dall'inizio). Se non si crea questo clima di alleanza non credo si possa arrivare a buoni risultati. Buona vita.
Salve, sicuramente la relazione con il/la terapeuta è un aspetto fondante del lavoro da fare insieme. Può capitare che non si crei un feeling, motivo per il quale di norma facciamo un primo incontro conoscitivo. Potrebbe avere senso darsi un tempo per vedere cosa accade. Il fatto di trovare degli aspetti di similitudine, è interessante e volendo anche lavorarci su, potrebbe rappresentarlo. Di certo, come in ogni relazione, ognuno deve contribuire con il suo apporto, quindi la voglia di farlo è imprescindibile, perchè incarna la motivazione alla terapia.. Detto ciò, ogni Psicoterapeuta ha un approccio unico. C'è chi è più interventista, chi più silente. Dipende anche dal metodo/approccio terapeutico. Un caro saluto, Violante Veronesi
Gent. Scrivente, credo che riconoscere le persone che ci riportano nelle relazioni atteggiamenti di scarsa empatia e che ci ripropongono modalità che ci hanno fatto soffrire in passato sia un vero successo. Che si tratti di amicizie, compagni di vita , possibili compagni di vita o altro, evitare di cadere in modalità di relazione che assomigliano a quelle che abbiamo sperimento con genitori immaturi e fondamentale per poter sperimentare relazioni più sintoniche e connessioni emotive di cui abbiamo profonda necessità soprattutto se non le abbiamo avute nella nostra infanzia. Purtroppo questo può accadere anche nella relazione con un professionista . Il fatto che lei abbia zero voglia di farlo è il frutto di una maggiore consapevolezza e maturità! Si congratuli con sè stessa, si senta libera di alzare i tacchi e se ne senta orgogliosa! Buona serata. Bruno Ramondetti
La relazione terapeutica è il principale fattore di esito; se percepisce ripetizione di schemi paternalistici e scarso ascolto, il rischio di re-traumatizzazione è elevato. Un nuovo setting dovrebbe offrirle:
• Ascolto riflessivo (80 % paziente, 20 % clinico).
• Contratto chiaro su tempi, obiettivi e modalità di feedback.
• Possibilità di utilizzare ipnosi regressiva protettiva per rielaborare l’esperienza di non essere ascoltato dai genitori.
Posso aiutarla a valutare questi parametri e, se lo desidera, diventare io stesso la guida di un percorso basato su rispetto radicale e tecniche ipnotiche avanzate. Prenoti l’appuntamento su MioDottore.
• Ascolto riflessivo (80 % paziente, 20 % clinico).
• Contratto chiaro su tempi, obiettivi e modalità di feedback.
• Possibilità di utilizzare ipnosi regressiva protettiva per rielaborare l’esperienza di non essere ascoltato dai genitori.
Posso aiutarla a valutare questi parametri e, se lo desidera, diventare io stesso la guida di un percorso basato su rispetto radicale e tecniche ipnotiche avanzate. Prenoti l’appuntamento su MioDottore.
Gent.mo,
la ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza la sua esperienza e il suo vissuto emotivo. È importante riconoscere e dare valore a queste sensazioni.
È assolutamente umano sentirsi frustrati e delusi quando il rapporto con un terapeuta sembra riproporre dinamiche dolorose già vissute in famiglia. La terapia dovrebbe essere uno spazio sicuro dove sentirsi ascoltati e accolti, non un luogo dove ripetere fatiche già sperimentate.
Dal punto di vista psicologico, la costruzione dell’alleanza terapeutica è fondamentale per il buon esito di un percorso. Se già all’inizio avverte una forte resistenza e una mancanza di fiducia, questo può ostacolare profondamente il lavoro insieme.
Le suggerisco di riflettere, anche con l’aiuto di un altro professionista, se cambiare terapeuta possa essere la scelta migliore per tutelare il suo benessere e i suoi obiettivi personali.
Con il giusto supporto, potrà trovare uno spazio realmente accogliente e costruttivo.
Cordiali saluti,
Dott. Abate
la ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza la sua esperienza e il suo vissuto emotivo. È importante riconoscere e dare valore a queste sensazioni.
È assolutamente umano sentirsi frustrati e delusi quando il rapporto con un terapeuta sembra riproporre dinamiche dolorose già vissute in famiglia. La terapia dovrebbe essere uno spazio sicuro dove sentirsi ascoltati e accolti, non un luogo dove ripetere fatiche già sperimentate.
Dal punto di vista psicologico, la costruzione dell’alleanza terapeutica è fondamentale per il buon esito di un percorso. Se già all’inizio avverte una forte resistenza e una mancanza di fiducia, questo può ostacolare profondamente il lavoro insieme.
Le suggerisco di riflettere, anche con l’aiuto di un altro professionista, se cambiare terapeuta possa essere la scelta migliore per tutelare il suo benessere e i suoi obiettivi personali.
Con il giusto supporto, potrà trovare uno spazio realmente accogliente e costruttivo.
Cordiali saluti,
Dott. Abate
Buongiorno,
l'incontro con un terapeuta è sempre molto personale e anche la componente "a pelle" è molto importante. Lei deve sentirsi a proprio agio e non giudicata. Se reputa che ci siano le condizioni e che lei si senta libera di esprimersi a pieno vale la pena di dare un'altra chance. In caso contrario se lei non riesce/vuole le conviene valutare di cambiare terapeuta spiegando all'attuale che non se la sente e preferisce cercare qualcosa d'altro.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Francesca Torelli
l'incontro con un terapeuta è sempre molto personale e anche la componente "a pelle" è molto importante. Lei deve sentirsi a proprio agio e non giudicata. Se reputa che ci siano le condizioni e che lei si senta libera di esprimersi a pieno vale la pena di dare un'altra chance. In caso contrario se lei non riesce/vuole le conviene valutare di cambiare terapeuta spiegando all'attuale che non se la sente e preferisce cercare qualcosa d'altro.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Francesca Torelli
Salve e grazie per averci scritto. L'alleanza con il proprio terapeuta è un aspetto fondamentale da cui non si può assolutamente prescindere. La relazione terapeutica si deve basare sull'ascolto del terapeuta verso il paziente, ma anche del paziente verso il terapeuta, che ha il compito di accogliere e contenere tutto il materiale che gli viene affidato, per poi trasformarlo attraverso nuove prospettive e a nuovi punti di vista. Qui la fiducia gioca un ruolo davvero fondamentale: il paziente deve sentire di potersi affidare e fidare del terapeuta che lo sta ascoltando grazie a quell'alleanza instaurata all'inizio del rapporto terapeutico e che gli permetterà di sentirsi al sicuro e in un luogo protetto quando si sentirà vacillare. Spero di esserti stata di aiuto. Cordiali saluti!
Gentile Paziente, nel percorso di psicoterapia è facile che si riattualizzino vissuti e dinamiche che abbiamo già sperimentato, in primis nella nostra famiglia. Capisco la sua frustrazione e la necessità di uscire da questo loop e mi sembra importante e significativo che lo abbia espresso con la stessa psicoterapeuta. Forse questa può essere l'occasione per riparare e costruire dalle fondamenta una nuova possibilità relazionale e trasformare quelle incomprensioni e quel mancato ascolto che ha percepito in nuovi apprendimenti. Spero per lei che abbia lo spazio per fidarsi delle sue capacità trasformative e di quelle della relazione psicoterapeutica che avete instaurato con la collega. Se poi non sentirà sintonia sufficiente con la sua terapeuta, spero che non rinuncerà a lavorare su si sé.
Gentile utente, buona sera, la ringrazio per la sua condivisione. Mi spiace per la frustrazione che deve aver provato in questa situazione in cui si è sentito poco ascoltato e infastidito dagli interventi della sua terapeuta. Capisco che possa essere molto infastidito da ciò, visto che ha anche l'impressione che alcuni comportamenti siano simili a quelli contro cui ha lottato per anni nei confronti dei suoi genitori. Ha fatto sicuramente la scelta migliore nel parlarne apertamente con la diretta interessata e credo che questo sia proprio il modo per affrontare in terapia gli scogli che si possono incontrare e step successivo, darsi la possibilità di vedere se a differenza di ciò che è accaduto con i suoi genitori, e che lei automaticamente si aspetta, nella relazione terapeutica potrà invece avere un esito differente. Vede una delle scoperte che può fare mediante la psicoterapia è proprio l'esperienza di qualcosa di diverso rispetto a ciò che ci aspettiamo per via delle nostre esperienze pregresse, e il fatto che la sua terapeuta potrebbe avere degli aspetti simili a quelle dei suoi genitori può anche essere un buon carburante per il vostro percorso. A difesa della professionista che lo ha in carico mi sento di dire che soprattutto all'inizio di un percorso è possibile che il terapeuta faccia più domande ed interventi, effettivamente è questo il momento in cui si cerca di raccogliere più informazioni per poter poi valutare meglio il da farsi, e costruire la relazione. Inoltre, le ricordo che anche noi professionisti siamo esseri umani, con ogni paziente si può creare un clima e un ritmo di dialogo diverso e soprattutto possiamo sbagliare anche noi, tutti. Ed alcuni errori, come nella vita quotidiana possono essere riparati, magari altri no. La psicoterapia richiede la creazione di una relazione a due, ed in una relazione a due, dovrebbe esservi il reciproco interesse e la curiosità di sentire anche ciò che l'altro ha da dire. E' giusto che lei esterni il suo desiderio di essere ascoltato di più o di dire come la pensa riguardo a determinati comportamenti, deve continuare a farlo e son sicura che la sua terapeuta valuterà come aggiustare il tiro con lei. La psicoterapia, è un percorso che può in determinati momenti essere arduo e faticoso, non senza ostacoli, bisogna avere una forte motivazione per iniziare e soprattutto per continuare, le sue affermazioni " ho una scarsissima considerazione e zero voglia" però fanno trapelare che la sua motivazione è molto diminuita. Non conoscendo bene tutta la storia il mio vuole essere un invito ad una sua riflessione più ampia, sta sempre a lei poi la decisione di continuare o interrompere, magari dopo un'ulteriore chiarimento a riguardo con la sua terapeuta. Spero di esserle stata d'aiuto, Saluti.
Carissimo, mi dispiace molto che abbia avuto questa esperienza negativa. Sinceramente credo lei debba ascoltare le sue sensazioni e cercare un altro terapeuta, mi sembra non ci siano le basi per andare avanti.
Coraggio e in bocca al lupo
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