Buongiorno, mio figlio 31 anni, ha una grande sofferenza e non riesce a lavorare. Inoltre nega di av
Buongiorno, mio figlio 31 anni, ha una grande sofferenza e non riesce a lavorare. Inoltre nega di avere un problema. Se qualcuno glielo fa notare lui chiude i rapporti. Noi genitori non sappiamo piu cosa fare.
22 risposte
Buongiorno, Comprendo la preoccupazione di genitore, ma suo figlio è maggiorenne, tralaltro da molto, e se non pensa di avere un problema c'è poco e niente da fare al posto suo. Inizierà un percorso se e quando sarà il momento giusto per lui. Mi sento di consigliare di valutare piuttosto di iniziare voi genitori un percorso per dare un senso, gestire e contenere questa vostra preoccupazione. Un saluto
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Mi dispiace per la situazione che state affrontando con vostro figlio. È comprensibile che vi sentiate frustrati e impotenti di fronte alla sua sofferenza. Il fatto che lui neghi di avere un problema potrebbe essere un segnale di resistenza o il bisogno di difendersi da qualcosa che lo fa soffrire profondamente. In questi casi, è fondamentale cercare di creare un ambiente di sostegno e accettazione, pur mantenendo fermezza nel farlo confrontare con la realtà della sua situazione. Potrebbe essere utile suggerire a vostro figlio di parlare con uno psicologo o uno psicoterapeuta per esplorare le sue emozioni e trovare un modo per affrontare le sue difficoltà. Ricordate che ognuno ha il proprio percorso e il vostro compito è quello di essere presenti e solidali, senza imporre soluzioni. Sarà lui a decidere se e quando farsi aiutare. Infine, non esitate a prendervi cura anche di voi stessi e a cercare il supporto di un esperto per affrontare al meglio questa situazione delicata. Un caro saluto
Buonasera, credo che potrebbe essere utile suggerirgli di parlare con uno psicologo e/o uno psicoterapeuta, per cercare di risolvere le sue problematiche, senza giudicarlo o insistere sulle carenze che sta manifestando in questo momento, ma facendogli capire che siete preoccupati per la sua situazione e che state cercando soltanto di aiutarlo a star meglio, ad essere più felice e soddisfatto di sè e della propria vita. Nel frattempo stargli vicino senza "pretese", cercando di stimolarlo anche con piccole cose ad attivarsi potrebbero aiutarlo a prendere la decisione da solo. Resto a disposizione, anche online Dott.ssa Siciliano Sandra
Buonasera e grazie per la condivisione. Mi dispiace molto per suo figlio purtroppo però non ho abbastanza elementi per darle un consiglio. Valuti la possibilità di un consulto con un psicoterapeuta che, con ulteriori informazioni, le potrà consigliare che sistema adottare per relazionarsi con lui ed eventualmente portarlo ad un percorso con uno specialista. Cerchiamo insieme di trovare lo spiraglio giusto e ridare colore a tutto. Resto a disposizione per qualsiasi informazione, sono disponibile anche per terapie online. Un caro saluto, D.ssa Cristina Sinno
Buongiorno gentile utente, Non è una situazione facile per nessuno. La negazione è già di per sé una difesa che esprime un grande disagio. Il suo racconto andrebbe però approfondito in una una consulenza genitoriale per capire come possiate aiutare vostro figlio. Dr.ssa Damiano Maria
Salve comprendo la preoccupazione di voi genitori, potreste consigliargli di rivolgersi ad un terapeuta ma se vostro figlio non pensa di avere un problema, ed inoltre è maggiorenne, sarà lui a decidere se e quando iniziare un percorso. A voi genitori consiglio una consulenza genitoriale per capire come poter gestire meglio la situazione. Un caro saluto, dott.ssa Francesca Gruosso.
gentile Utente, potrebbe essere utile un percorso di terapia familiare, per ascoltare i pensieri di tutti e valutare effettivamente che ruolo potreste avere voi genitori in questa situazione e che significato dare al "sintomo" del figlio, nel caso di una sua resistenza ad un incontro familiare (che comunque prevede consultazioni anche sul singolo) consiglierei un percorso a voi genitori per cercare delle modalità comunicative per indurre un cambiamento in lui. la famiglia è un sistema, se cambia l'atteggiamento di un membro, cambiano di conseguenza quelli degli altri elementi del sistema. un caro saluto e per qualsiasi informazione sono qui. Dott.ssa Teresa Colaiacovo
Salve, capisco la sua preoccupazione da genitore. Purtroppo suo figlio è maggiorenne per cui non può decidere per lui ed imporgli di intraprendere un percorso di psicoterapia. Potrebbe però suggerirgli di intraprendere un percorso individuale oppure intanto può partire da lei l’idea di intraprendere una psicoterapia per comprendere come meglio gestire la relazione con suo figlio e lavorare sulla sua emotività. Resto a disposizione per eventuali dubbi Cordiali saluti Dott.ssa Daniela Chieppa
Buongiorno, trovo opportuno che lei, suo figlio, e suo padre facciate ognuno la propria proposta di come vorreste stare in questa famiglia, in modo reciproco. Penso ad un tipo di terapia che sia familiare, qualora vostro figlio non vi aderisca, date voi inizio alle danze. Quando vostro figlio si troverà nella possibilità di sentenziare, allora è possibile che decida di coinvolgersi. Resto a disposizione per le vostre necessità. Dott. Festa Simone
Gentile utente, al ringrazio per la condivisione e mi permetto di fare qualche riflessione a riguardo. Comprendo quanto la situazione possa essere complicata e frustrante, ma purtroppo non è possibile aiutare chi non vuol essere aiutato. Piuttosto, se voi genitori faticate a reggere questa condizione e l'impatto emotivo che ne deriva, potreste valutare voi di intraprendere un percorso terapeutico che vi aiuti a gestire meglio questo complicato periodo di vita e che scongiuri un vostro ulteriore scompenso. Cordialmente, Dott.ssa Antonella Cramarossa
Caro/a, mi dispiace per la grande sofferenza di suo figlio. Sicuramente chiedere aiuto è parte di una presa di coscienza personale che non si può instillare. Allo stesso tempo vedere una persona a cui si vuole bene in difficoltà, non è semplice e può essere motivo di aiuto e anche di un percorso. Rimango a disposizione per qualsiasi informazione.
Gentile utente mi dispiace molto per la sofferenza che prova suo figlio e di contro lei come genitore ma purtroppo fin quando suo figlio non prende coscienza del disagio e non è lui a chiedere aiuto voi non potete far nulla o molto poco per lui. Io credo sia molto importante per lui un percorso personale ma quando lo vorrà lui e se lo riterrà opportuno e soprattutto quando sarà disposto a intraprendere un percorso di cambiamento oltre che di presa di coscienza. Le auguro che voi tutti ritroviate la serenità e che suo figlio la ritrovi. Un caro saluto dott. Valeria Sicari
Buongiorno, comprendo la vostra preoccupazione al riguardo della situazione di vostro figlio. Sicuramente sta vivendo un periodo di importante sofferenza che va ad influire in più aree di vita. La motivazione sta alla base della cura, è proprio il motore dei percorsi psicoterapeutici e c'è il rischio, se il percorso viene 'imposto', non solo che non sia efficace ma anche che non ne venga tratto alcun beneficio. Vostro figlio si sta difendendo chiudendosi ed evitando di affrontare le difficoltà, probabilmente non è ancora pronto per affrontarle. Vi consiglio di prendevi innanzitutto cura di voi e delle vostre preoccupazioni per poter essere di sostegno e supporto anche a lui di conseguenza. Quando sarà pronto probabilmente le cose potranno cambiare. Rimango a vostra disposizione. Dott.ssa Alessia Lazzaretto
Buongiorno, sarebbe utile in questa situazione che voi genitori iniziate ad intraprendere un percorso di sostegno psicologico al fine di comprendere come aiutare al meglio vostro figlio e gestire la situazione
Vorrei proporre a voi genitori un percorso di sostegno psicologico per gestire la situazione con un figlio difficile, che solo quando vorrà e potrà, inizierà un percorso per uscire dalle sue sue difficoltà. Un saluto
Buongiorno, avete mai pensato ci essere una delle cause di come si comporta vostro figlio? Se lo avete pensato, secondo voi cosa potete fare per renderlo più autonomo? Cari saluti, A. M.
Buonasera, la preoccupazione genitoriale rispetto alla sofferenza dei propri figli e al senso di impotenza che si prova quando non si riesce a fare qualcosa per aiutarli è qualcosa di inimmaginabile. Vi invito come coppia genitoriale ad intraprendere un percorso psicologico per meglio vivere questa situazione e poterne trarre giovamento e cambiamento. Rimango a disposizione, Dott.ssa Michela Dicosta
Buongiorno, Mi dispiace molto per la situazione che sta vivendo con suo figlio. È evidente che questa sofferenza sta avendo un forte impatto sia su di lui che su di voi come genitori. Il fatto che neghi di avere un problema e reagisca chiudendo i rapporti potrebbe essere un modo per proteggersi da un dolore che non sa come affrontare o riconoscere. In questi casi, è importante agire con delicatezza e pazienza, cercando di non farlo sentire giudicato o sotto pressione. Un approccio utile potrebbe essere quello di esprimere la vostra preoccupazione in modo empatico, ad esempio dicendo: "Ci dispiace vederti soffrire e vorremmo davvero aiutarti, ma non sappiamo come. Se un giorno sentissi il bisogno di parlarne con qualcuno, noi saremo qui per supportarti" ." Potrebbe essere utile anche valutare il supporto di uno specialista per voi genitori, per ricevere indicazioni su come gestire la situazione senza aumentare il conflitto o la chiusura della parte di suo figlio. Infine, sarebbe consigliato che lui stesso si rivolgesse a uno psicologo o psicoterapeuta, che potrebbe aiutarlo a elaborare il suo malessere ea trovare una via per affrontarlo. Anche se al momento non sembra disposto, il vostro esempio e la vostra comprensione potrebbero incoraggiarlo in futuro. Rivolgersi a uno specialista è sempre un passo utile e consigliato in situazioni come questa. Un professionista potrà fornirvi strumenti adeguati per gestire le difficoltà e supportare vostro figlio nel percorso verso il benessere. Dottoressa Silvia Parisi Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Gentile utente, mi dispiace molto per la situazione descritta. Comprendo la preoccupazione per suo figlio e il senso di impotenza che avvertite di fronte a questa situazione. Suo figlio non desidera aiuto al momento, però lei si. Quello che le suggerirei è di cominciare a parlarne con qualcuno, di come questo la fa stare e come la fa sentire. A disposizione, Dott.ssa Angela Ricucci
Salve, è molto difficile aiutare chi non desidera essere aiutato e chi nega di aver problemi. Avete pensato di tentare una terapia familiare? Potrebbe essere l'opportunità per cercare di uscire da questo stato in cui non sapere più come muovervi
buongiorno, suo figlio non sarebbe disponibile ad effettuare almeno un primo colloquio conoscitivo con uno psicoterapeuta di fiducia?
Grazie per la sua domanda. Per molte difficoltà di natura emotiva, psicologica e relazionale, così come nei momenti di particolare stress, durante problemi di salute o in occasione di cambiamenti importanti della vita, un percorso psicologico può rappresentare un valido supporto. Nel mio lavoro utilizzo un approccio orientato alla terapia breve, che spesso consente di ottenere i primi miglioramenti già dopo pochi incontri. Successivamente, il percorso prosegue con l'obiettivo di consolidare i risultati raggiunti e favorire una risoluzione stabile delle difficoltà. Nella maggior parte dei casi, il trattamento richiede mediamente circa 10 sedute. Le consulenze sono disponibili sia in presenza sia online, per garantire la massima flessibilità. Per ricevere maggiori informazioni o prenotare un primo colloquio, può contattarmi anche tramite WhatsApp al numero 349-75.1 8.934, oppure utilizzando i recapiti indicati sulla piattaforma miodottore.it. Sono inoltre disponibili pacchetti promozionali di 5 incontri. Cordiali saluti, Dott. Michele Scala Psicologo Psicoterapeuta
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