Buonasera mio marito dopo 12 anni si ritrova ad affrontare di nuovo gli attacchi di panico. Ha 40ann

24 risposte
Buonasera mio marito dopo 12 anni si ritrova ad affrontare di nuovo gli attacchi di panico. Ha 40anni ed all'età di 19 anni ha preso efexor seguito da uno psichiatra ed ha smesso di prenderlo completamente dopo 8anni. Ora lui ha paura a prendere di nuovo il farmaco perchè conosce gli effetti indesiderati iniziali,perchè ci sono voluti anni prima di poterlo interrompere e poi riflettendo pensa che non sia stato il farmaco ad aiutarlo ad uscire da questo limbo,ma altro. In questo momento non sà proprio cosa fare,ha paura di stare male come ai vecchi tempi,situazione invalidante anche per il lavoro,abbiamo due bimbi piccoli,ma non sappiamo cosa sia giusto fare. Visita psicologica,visita psichiatrica o altro? Grazie mille dell'attenzione,sono una moglie disperata che passa il suo tempo libero sotto l ufficio del marito perchè lui solo così si sente al sicuro e non ha paura di morire.
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buonasera,
Capisco molto bene la sua preoccupazione. Quando gli attacchi di panico tornano dopo tanti anni è normale che riattivino una paura molto forte, sia nella persona che li vive sia in chi gli sta accanto. Il fatto che suo marito oggi abbia di nuovo il timore di stare male come in passato è comprensibile: chi ha vissuto il panico in forma intensa spesso teme più il ritorno della sensazione che l’attacco in sé.
Da quello che racconta emerge anche un altro aspetto importante: suo marito non rifiuta l’aiuto, ma ha paura di tornare subito alla strada dei farmaci perché ricorda bene quanto sia stato difficile all’inizio e quanto tempo ci sia voluto per sospenderli. Questo dubbio è molto comune. Non tutte le situazioni devono necessariamente ripartire da lì, e spesso è utile prima capire bene cosa sta riattivando oggi questi attacchi dopo così tanti anni.

Il fatto che lei passi il tempo libero sotto l’ufficio perché lui si senta al sicuro fa capire quanto in questo momento il panico stia restringendo molto la sua libertà. Questo però è anche il segnale che la situazione merita di essere affrontata con un supporto mirato, prima che il meccanismo della paura si consolidi ancora di più.
In questi casi il passo più utile di solito è proprio un confronto psicologico iniziale, per comprendere cosa sta succedendo adesso, cosa ha riattivato il panico e quali strumenti concreti possono aiutarlo a uscire da questo circolo di paura. Solo dopo, se necessario, si valuta eventualmente anche un supporto psichiatrico, ma non è detto che debba essere la prima o unica strada.
Molte persone riescono a ridurre e gestire gli attacchi di panico lavorando proprio sul meccanismo della paura e sull’anticipazione dell’attacco, che è spesso la parte più invalidante.

Se vuole, suo marito potrebbe parlarne con calma in un incontro online dedicato. Spesso basta un primo spazio di confronto per capire meglio cosa sta succedendo e per iniziare a ridare sicurezza a chi in questo momento si sente bloccato dalla paura. Anche il fatto che lei stia cercando aiuto per lui è già un passo molto importante.

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Dott.ssa Silvana Grilli
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno,
dalle sue parole si percepisce quanto questo momento sia difficile sia per suo marito sia per lei, che si trova ad accompagnarlo molto da vicino in questa fase così delicata. Quando gli attacchi di panico tornano dopo molti anni possono generare una forte paura, soprattutto perché riportano alla memoria un periodo della vita che è stato molto faticoso.
Nel suo racconto emerge anche il timore di suo marito rispetto al farmaco che aveva assunto in passato. Da una parte c’è esitazione all’idea di ricominciare a prenderlo, avendo vissuto direttamente gli effetti iniziali della terapia e un percorso lungo prima di sospenderla. Allo stesso tempo sembra esserci il ricordo di quanto quel periodo fosse stato invalidante e la paura che la situazione possa tornare a essere così intensa.
Da un lato quindi c’è il bisogno di sentirsi al sicuro — tanto che la sua presenza sotto l’ufficio diventa per lui un punto di appoggio — dall’altro la preoccupazione di non sapere quale sia la strada più giusta da intraprendere per affrontare questa fase.
In situazioni come quella che descrive può essere utile partire da una valutazione professionale che aiuti a orientarsi. Uno spazio psicologico può permettere di comprendere meglio cosa sta riattivando oggi questi stati di ansia e come suo marito sta vivendo questo momento della sua vita. Spesso il lavoro psicologico aiuta a comprendere i meccanismi che mantengono il panico e a sviluppare modalità più efficaci per affrontarlo nel tempo. In alcuni casi può essere utile affiancare anche una consulenza psichiatrica, che non implica necessariamente iniziare subito una terapia farmacologica, ma può offrire un inquadramento più completo delle possibilità di trattamento.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
Buonasera,
capisco molto bene la preoccupazione che state vivendo. Gli attacchi di panico possono effettivamente ripresentarsi anche dopo molti anni e, quando accade, possono diventare molto spaventosi sia per chi li vive sia per i familiari.
Il primo passo utile è non affrontare questa fase da soli e richiedere una valutazione professionale. In genere è consigliabile iniziare con una visita psicologica, che permette di comprendere cosa stia riattivando gli attacchi e di iniziare un lavoro mirato per gestire i sintomi. Allo stesso tempo può essere utile anche un consulto medico o psichiatrico, soprattutto per valutare insieme se un eventuale supporto farmacologico possa essere indicato in questa fase. La scelta va sempre fatta caso per caso e dopo un’adeguata valutazione.
È importante sapere che gli attacchi di panico, per quanto intensi, sono una condizione trattabile e molte persone riescono a stare meglio attraverso un percorso psicologico che insegna strategie concrete per gestire le sensazioni fisiche e ridurre la paura degli attacchi.
Il fatto che lei gli sia vicino in questo momento è già un grande supporto. Il passo più utile ora è affidarsi a professionisti per ricevere un inquadramento corretto della situazione.

Un caro saluto.
Dr. Matteo Blasi
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera,
gli attacchi di panico possono ripresentarsi anche a distanza di molti anni, soprattutto in periodi di forte stress o cambiamenti di vita. Quando tornano, la sensazione può essere molto spaventosa perché riattiva il ricordo di una fase passata che era stata molto difficile.
Comprendo anche la sua preoccupazione riguardo ai farmaci: è abbastanza frequente che chi li ha assunti in passato abbia timori legati agli effetti iniziali o alla difficoltà di sospenderli. È importante però sapere che la scelta di utilizzare o meno una terapia farmacologica non è automatica: viene valutata insieme allo psichiatra caso per caso, in base alla situazione attuale e all’intensità dei sintomi.
In molti casi il primo passo utile è iniziare o riprendere un percorso psicologico, che può aiutare a comprendere cosa sta riattivando gli attacchi di panico e a imparare strategie per gestire l’ansia. Una valutazione psichiatrica, se necessario, può essere un supporto aggiuntivo per capire se una terapia farmacologica possa essere utile in questa fase, anche solo temporaneamente.
Il fatto che suo marito cerchi luoghi o situazioni in cui si sente più al sicuro è abbastanza tipico quando l’ansia è molto forte, ma proprio per questo può essere importante che non affronti questa fase da solo. Un confronto con professionisti (psicologo e, se opportuno, psichiatra) può aiutarvi a capire quale percorso sia più adatto e a ridurre gradualmente la paura che sta vivendo.
Dott. Daniele Migliore
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentilissima, grazie per aver condiviso la sua preoccupazione.
Immagino quanto possiate sentirvi esausti entrambi da questa situazione.
Gli attacchi di panico, soprattutto quando si ripresentano dopo anni, possono riattivare una forte paura di “tornare come prima”, anche se in realtà ogni fase della vita ha condizioni diverse.
Spesso la cosa più utile da fare in questi casi è una valutazione integrata: una visita psichiatrica può aiutare a capire se e quale supporto farmacologico possa essere utile oggi (non necessariamente identico a quello del passato), mentre un percorso psicologico può lavorare sulle cause dell’ansia e sui meccanismi che causano il panico. Le due cose possono affiancarsi, in modo da avere una visione globale della problematica e concedere a suo marito un aiuto più completo possibile.
La possibilità di un percorso psicologico potrebbe essere utile per entrambi, anche lei merita uno spazio che la possa contenere mentre sostiene suo marito. Lo tenga a mente.
Vi auguro il meglio,

Dott. Daniele Migliore
Dott.ssa Chiara Parodi
Psicologo, Psicologo clinico
Montechiarugolo
Buonasera,

la situazione che descrive è comprensibilmente molto pesante sia per suo marito che per lei. Gli attacchi di panico dopo anni di assenza possono essere molto destabilizzanti, soprattutto quando si aggiungono responsabilità familiari e timori legati alla terapia farmacologica. La paura di riprendere il farmaco è comprensibile: ricorda esperienze passate difficili e il timore degli effetti collaterali iniziali, ma allo stesso tempo l’ansia costante e l’impatto sulla vita quotidiana richiedono attenzione immediata.

Il primo passo consigliabile è rivolgersi a un professionista della salute mentale. Una combinazione di psicoterapia e valutazione psichiatrica può essere molto efficace: lo psicologo può lavorare sulle tecniche di gestione dell’ansia, riconoscere i trigger dei panico e accompagnarlo nell’elaborazione della paura, mentre lo psichiatra può valutare se è necessario un supporto farmacologico temporaneo e spiegare modalità e strategie per minimizzare effetti indesiderati.

È importante che lui non affronti tutto da solo, e che anche lei trovi uno spazio in cui ricevere supporto, perché l’ansia di un familiare può diventare molto pesante da gestire quotidianamente. Cercare aiuto non significa che stia “cedendo”, ma che sta prendendo misure concrete per riprendere il controllo sulla vita sua e della famiglia.

Un percorso combinato psicologico e psichiatrico può offrire sicurezza, ridurre la paura dei sintomi e aiutare a gestire attacchi di panico, migliorando la qualità della vita sua, del marito e dei bambini.
Dott.ssa Erica Farolfi
Psicologo, Psicologo clinico
Forlì
Buongiorno, immagino la preoccupazione sua e di suo marito. Quello che posso consigliarvi è di trovare un esperto che dia fiducia a suo marito, sarebbe opportuno sia una visita psichiatrica per eventuali farmaci nel caso fosse il caso (non è detto che venga somministrato lo stesso) e un percorso psicologico per agire sugli attacchi di panico alla radice.
Buonasera,

capisco molto bene la vostra preoccupazione. Gli attacchi di panico, quando tornano dopo molti anni, possono essere molto spaventosi perché riattivano il ricordo di ciò che si è vissuto in passato. È comprensibile quindi che suo marito abbia paura di tornare a stare male come allora e che abbia timore di riprendere i farmaci.

In questi casi il primo passo più utile è una valutazione psicologica, per capire cosa ha riattivato gli attacchi e come iniziare a gestirli. Parallelamente può essere utile anche un consulto psichiatrico, non necessariamente per riprendere subito una terapia farmacologica, ma per avere una valutazione completa.

Il fatto che suo marito si senta più tranquillo quando lei è vicino è molto comune negli attacchi di panico: in questi momenti la persona cerca una base di sicurezza.

Il consiglio è di non affrontare questa situazione da soli: con il supporto giusto gli attacchi di panico si possono gestire e ridurre nel tempo.

Un caro saluto.
In situazioni come questa, la letteratura scientifica e l'esperienza clinica ci dicono che la terapia più efficace in assoluto è quella psicologica.
Il farmaco agisce sul sintomo ma la psicoterapia agisce sulle cause e insegna alla persona come gestire il disturbo se dovesse ripresentarsi.
Sebbene lo psicoterapia sia il pilastro fondamentale, in una fase così invalidante (dove non riesce a lavorare o stare solo), associarla a un consulto psichiatrico può essere di grande aiuto. Una terapia farmacologica mirata può servire infatti da salvagente per permettergli di stare abbastanza bene da affrontare il lavoro psicologico.

Dott. ssa Anna Apicelli
Dott.ssa Paola Mazzoni
Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Capisco la sua preoccupazione: vedere il proprio marito soffrire di attacchi di panico può essere molto difficile e spesso fa sentire impotenti. Se suo marito in passato ha assunto uno psicofarmaco per diversi anni è comprensibile che oggi possa avere delle resistenze all'idea di riprendere una terapia farmacologica.
Gli attacchi di panico possono manifestarsi anche dopo lunghi periodi di benessere e talvolta sono associati a fasi di stress, cambiamenti di vita o a tensioni emotive accumulate nel tempo. E' importante sapere che is tratta di una condizione piuttosto diffusa e che esistono percorsi efficaci per affrontarla. Il suo sostegno può avere un ruolo molto significativo, offrire ascolto, accogliere senza giudizio ciò che sui marito sta vivendo ed incoraggiarlo con delicatezza a rivolgersi ad un professionista può aiutarlo a sentirsi meno solo in questo momento.
Un percorso psicologico può consentire di comprendere meglio i fattori che contribuiscono all'insorgenza degli attacchi di panico e di apprendere strategie utili per la gestione dell'ansia. L'eventuale assunzione di farmaci, qualora necessario, viene sempre valutato insieme ad uno specialista, ma non rappresenta l'unica e sola modalità di trattamento. Un caro abbraccio
Dott.ssa Luana Martucci
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Treviso
Buonasera.
quello che descrive è molto comprensibile: quando gli attacchi di panico tornano dopo anni, spesso la paura più grande non è tanto l’attacco in sé, ma l’idea di rivivere tutto quello che è già stato vissuto in passato.
Da quello che racconta emergono tre cose molto importanti:
1. Suo marito è già uscito dal panico una volta. Questo significa che ha già dimostrato di avere le risorse per farlo, anche se in questo momento la paura fa sembrare tutto più grande e ingestibile.
2. Il farmaco non è l’unica strada possibile. Molte persone superano il panico con un lavoro psicologico mirato. La scelta di utilizzare o meno un farmaco dovrebbe essere fatta dopo una valutazione accurata delle diverse opzioni terapeutiche.
3. In questo momento state organizzando la vita intorno alla paura (per esempio lei che aspetta sotto l’ufficio per farlo sentire al sicuro). È comprensibile e fatto con amore, ma purtroppo queste strategie spesso mantengono il problema nel tempo.
Nei disturbi di panico accade spesso che, dopo i primi episodi, si sviluppi progressivamente la paura della paura: la persona comincia a monitorare continuamente il proprio corpo, teme che l’attacco possa arrivare in qualsiasi momento e tende a cercare condizioni che la facciano sentire al sicuro. Nel breve periodo questo aiuta a calmarsi, ma nel tempo rischia di mantenere e rafforzare il problema.
Per questo, nella maggior parte dei casi come quello che descrive, il primo passo utile è una valutazione con uno psicoterapeuta esperto nel trattamento dei disturbi d’ansia e degli attacchi di panico. Un intervento psicoterapeutico mirato permette di lavorare proprio sui meccanismi che alimentano e mantengono il panico.
L’aspetto più importante, in questo momento, è che suo marito non rimanga solo ad affrontare questa situazione e che possa ricevere una guida competente per capire cosa sta succedendo e come interrompere il circolo della paura.
Gli attacchi di panico sono molto intensi e spaventosi, ma sono anche tra i disturbi psicologici più studiati e trattabili quando vengono affrontati con un intervento adeguato.
Un primo colloquio con uno psicoterapeuta può aiutarvi a fare chiarezza e a definire il percorso più adatto alla vostra situazione. Non è necessario aspettare che la situazione peggiori per chiedere un supporto.
Dott.ssa Valentina Mestici
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Cara utente capisco le sue preoccupazioni in questi casi i farmaci non sono la soluzione, capisco che uno voglia risolvere i fretta ma spesso i farmaci fungono da tappo ad una situazione più complessa. Dietro gli attacchi di panico spesso si celano tematiche di rabbia, sofferenza e frustrazione. Bisogna interpretare gli attacchi di panico come un segnale che il corpo sta dando a sua marito per dirgli che qualcosa non va e va ascoltato. L'attacco di panico è solo la parte evidente ma sotto bisognerebbe andare a capire cosa si cela. Quello che le consiglio è di affidarsi ad uno psicologo esperto che possa aiutarlo ad esplorare tutta la parte emotiva che si cela sotto. Prima che la situazione diventi cronica. Un approccio molto valido è quello bioenergetico che permette un lavoro coeso tra mente e corpo, in cui il corpo diventa un canale importante in cui entrare in contatto con le proprie emozioni. Gli attacchi di panico sono sintomi corporei e quest ultimo non va tralasciato. Vi auguro vivamente che possiate trovare la persona giusta. Rimango a disposizione per qualsiasi domanda o chiarimento, un caro saluto Dott.ssa Valentina Mestici
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buonasera, grazie per aver condiviso una situazione così intensa e carica di preoccupazione. Si percepisce quanto lei sia coinvolta e quanto stia cercando di sostenere suo marito in un momento che, comprensibilmente, riattiva paure molto forti legate al passato. Vedere una persona cara soffrire in questo modo, soprattutto quando ci sono anche responsabilità familiari come i vostri bambini, può far sentire davvero impotenti e affaticati. Gli attacchi di panico, soprattutto quando si ripresentano dopo anni, possono essere vissuti come qualcosa di improvviso e inspiegabile, quasi come se tutto il percorso fatto in precedenza fosse stato annullato. In realtà, dal punto di vista psicologico, ciò che accade più spesso è che si riattivino alcuni meccanismi già conosciuti, legati al modo in cui il corpo e la mente reagiscono allo stress e alla paura. La sensazione di poter “stare male come una volta” diventa centrale e può portare suo marito a cercare continuamente sicurezza, come nel bisogno di averla vicino o di rimanere in luoghi che percepisce come protetti. In una prospettiva cognitivo comportamentale, gli attacchi di panico vengono letti come un circolo in cui alcune sensazioni fisiche, del tutto naturali, vengono interpretate in modo catastrofico, ad esempio come segnali di pericolo imminente. Questa interpretazione aumenta la paura, che a sua volta intensifica le sensazioni fisiche, creando un’escalation molto rapida. Per cercare di gestire questa paura, la persona tende a mettere in atto comportamenti di protezione, come evitare certe situazioni o avere sempre accanto qualcuno di fidato. Nell’immediato questi comportamenti danno sollievo, ma nel tempo possono mantenere il problema, perché rafforzano l’idea che senza quelle condizioni non si sia al sicuro. Il fatto che suo marito esprima dubbi rispetto al farmaco e al percorso fatto in passato è un elemento importante. Significa che sta cercando di dare un senso a ciò che lo ha aiutato davvero e a ciò che teme possa farlo stare male. Allo stesso tempo, però, si trova ora in una fase in cui la paura rischia di guidare le sue scelte, portandolo a sentirsi bloccato e senza alternative. In una situazione come questa può essere molto utile un supporto psicologico, proprio per lavorare su questi meccanismi e aiutare suo marito a comprendere cosa sta accadendo nel suo corpo e nella sua mente quando arriva la paura. Imparare a leggere in modo diverso quelle sensazioni e a ridurre gradualmente i comportamenti di protezione può permettere di interrompere il circolo che alimenta gli attacchi. Questo tipo di percorso, se affrontato con gradualità e accompagnamento, può restituire una sensazione di maggiore controllo e fiducia. Anche per lei, che si trova accanto a suo marito in questo momento, può essere importante avere uno spazio di confronto. Il fatto che passi il suo tempo libero vicino a lui per aiutarlo a sentirsi al sicuro mostra quanto sia presente e quanto tenga al suo benessere, ma nel tempo può diventare molto faticoso e rischia di coinvolgerla sempre di più nella gestione della sua paura. Trovare un equilibrio tra il sostegno e il mantenimento del suo spazio personale è un aspetto delicato ma fondamentale. Rivolgersi a un professionista può rappresentare un primo passo per uscire da questa fase di confusione e capire insieme quale direzione prendere, senza dover decidere tutto subito e senza essere guidati solo dall’urgenza del momento. A volte, avere una guida che aiuti a fare chiarezza sui meccanismi in gioco permette di affrontare la situazione con maggiore consapevolezza e meno senso di smarrimento. Il fatto che stiate cercando una strada e che lei stia chiedendo aiuto è già un segnale importante. In momenti come questi, non è necessario avere subito tutte le risposte, ma può essere molto utile iniziare a costruire un percorso che aiuti passo dopo passo a ritrovare stabilità. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buongiorno,
capisco quanto possa essere faticoso e spaventante per entrambi ritrovarsi dentro qualcosa che sembrava superato, soprattutto con una famiglia e due bimbi piccoli da sostenere. Quello che descrivi dà bene l’idea di quanto questa situazione stia incidendo sulla vostra quotidianità, e anche su di te.

Gli attacchi di panico, per quanto molto intensi e invalidanti, non sono pericolosi, ma possono far sentire così. Il fatto che tuo marito in passato ne sia uscito è un elemento importante: significa che esistono delle risorse e delle strade già percorse, anche se oggi sembrano lontane.

Rispetto a cosa fare, spesso la scelta più utile è non pensare in termini di “o questo o quello”, ma di integrazione:
- una valutazione psicologica può aiutare a comprendere meglio cosa sta riattivando ora il problema e iniziare un lavoro concreto per gestire e ridurre gli attacchi;

- una valutazione psichiatrica può essere utile per avere un parere informato sul tema farmacologico, senza che questo implichi necessariamente riprendere una terapia.

Molte persone riescono a lavorare sugli attacchi di panico anche senza farmaci, oppure utilizzandoli solo per un periodo limitato: è qualcosa che può essere valutato con calma, rispettando i tempi e le paure di tuo marito.

Nel frattempo, il fatto che lui trovi sollievo sapendo che tu sei vicino è comprensibile, ma rischia nel tempo di mantenere la paura. Un percorso psicoterapeutico può aiutarlo gradualmente a ritrovare sicurezza anche senza questa “protezione”.

Non siete soli in questo, e chiedere aiuto è già un passo importante.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Cara utente,
ciò che serve è una visita con uno psicoterapeuta il quale probabilmente attiverà anche uno psichiatra così da lavorare in equipe e dare subito sollievo a suo marito. Rispetto i farmaci, ci sono stati passo avanti e ne esistono diversi dunque se la preoccupazione di suo marito è legata a ciò, non si preoccupi perchè ci sono altri farmaci che possono fare al caso suo.
Per quanto riguarda lei invece, questa situazione immagino sia pesante da sostenere quindi qualora avesse bisogno anche solo di un supporto momentaneo provi a valutare l'idea di un supporto psicologico per lei.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
Dott.ssa Arianna Moroni
Psicoterapeuta, Psicologo
Trieste
Gentile Signora, immagino la sua preoccupazione e il senso di impotenza che può provare nel vedere suo marito affrontare nuovamente gli attacchi di panico dopo tanti anni. Si tratta di una condizione che può essere estremamente intensa e invalidante, ma è importante sapere che è anche ben trattabile con il giusto percorso. I sintomi che descrive, come la paura di morire, il bisogno di sentirsi al sicuro e la difficoltà a restare da solo, sono tipici del disturbo di panico. In questi casi si crea spesso un circolo vizioso in cui la paura dei sintomi alimenta ulteriormente l’ansia, portando la persona a cercare continue rassicurazioni o a evitare situazioni percepite come rischiose.
Per quanto riguarda il dubbio su come procedere, la scelta più indicata è non limitarsi a un solo tipo di intervento, ma considerare una valutazione specialistica completa. Una visita psichiatrica può essere utile per capire se sia necessario un supporto farmacologico. Comprendo come suo marito abbia timori legati all’assunzione di farmaci come l’Efexor, soprattutto per l’esperienza passata, ma oggi esistono diverse opzioni e modalità di gestione più personalizzate. Lo psichiatra potrà chiarire dubbi, valutare alternative e impostare eventualmente un percorso più graduale e sostenibile.
Parallelamente, è fortemente consigliata una psicoterapia per il trattamento degli attacchi di panico. Questo tipo di terapia aiuta la persona a comprendere cosa accade nel corpo durante un attacco, a ridurre la paura delle sensazioni fisiche e a interrompere i meccanismi che mantengono il problema nel tempo, favorendo un progressivo recupero dell’autonomia. Un aspetto importante che emerge dal suo racconto è che suo marito ritiene di non essere stato aiutato solo dal farmaco in passato e questo è un elemento positivo, perché indica che possiede già delle risorse interne che possono essere recuperate e rafforzate in un percorso terapeutico. Nel frattempo, è utile ricordare che gli attacchi di panico, per quanto spaventosi, non sono pericolosi per la vita. La sensazione di non respirare o di stare per morire è parte della risposta ansiosa, ma non corrisponde a un reale pericolo fisico. La sua presenza è sicuramente rassicurante per suo marito, tuttavia nel tempo sarà importante aiutarlo, con il supporto di professionisti, a riacquisire fiducia nelle proprie capacità e a non dipendere esclusivamente dalla rassicurazione esterna.
In sintesi, è consigliabile di intraprendere quanto prima un percorso che includa una valutazione psichiatrica e una psicoterapia, senza dover necessariamente scegliere tra le due opzioni. Affrontare il problema in modo integrato offre le migliori possibilità di miglioramento e di ritorno a una vita serena. Un cordiale saluto, AM
Salve gent.ma utente.
La sua preoccupazione e l'attenzione per la salute di suo marito sono ammirevoli e dimostrano il suo amore nei suoi confronti.
Suo marito non ha mai svolto un percorso psicologico per il trattamento del disturbo da panico? Questa domanda è cruciale perché, di per sé, il farmaco ansiolitico agisce esclusivamente sui sintomi e non sulle cause, oltre a essere una tipologia di farmaco che ha effetti collaterali e perde efficacia se le dosi non vengono accuratamente modulate su prescrizione psichiatrica.
Ciò che però potrebbe davvero contribuire al benessere mentale di suo marito è l'intervento psicologico. Il panico è una manifestazione acuta del disturbo d'ansia e come tale va trattato: lo psicologo può aiutare il cliente a descrivere i fattori scatenanti e a prendere consapevolezza delle risposte, fisiologiche e comportamentali, fino a valutare quali sono i meccanismi di compensazione dell'ansia che si mettono in azione con automatismi non funzionali. Intervenire sull'ansia significa poter interrompere questo circolo mentale vizioso che ha nell'attacco di panico la sua manifestazione più eclatante, ma che accompagna la persona per lunghi tratti della sua quotidianità, come un sistema di allarme sempre acceso e pronto a reagire al minimo innesco.
Ci sono molti approcci utili al trattamento del panico e del disturbo d'ansia. Senza forzare le scelte di suo marito (sarebbe deleterio), provi a indirizzarlo per una prima consulenza psicologica, normale abbrivio al percorso più adatto alle sue specifiche esigenze.
Invito lei, invece, a prendersi cura di sé stessa e non confondere l'amore e l'attenzione verso suo marito con un dispendio eccessivo di energie nervose ed emotive che potrebbero andare a scapito del suo personale benessere psicologico e della qualità della vostra vita di relazione.
Resto a disposizione, anche online, per ulteriori informazioni.
Vi auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buonasera, comprendo quanto possa essere difficile per voi questa situazione. Gli attacchi di panico possono riemergere anche dopo anni e generare grande paura e senso di impotenza, soprattutto quando coinvolgono il lavoro e la vita familiare.

È importante sapere che esistono diversi approcci possibili:

Supporto psicologico/psicoterapeutico: un percorso con uno psicologo o psicoterapeuta può aiutare a gestire l’ansia e i sintomi del panico, a identificare i fattori scatenanti e a sviluppare strategie pratiche per affrontarli. Approcci come la terapia cognitivo-comportamentale e la mindfulness hanno dimostrato efficacia.

Valutazione psichiatrica: uno psichiatra può rivalutare la situazione rispetto a eventuali farmaci, spiegando benefici e possibili effetti collaterali. Non sempre è necessario ricorrere subito a farmaci; la decisione va presa insieme a un professionista, considerando storia clinica, sintomi attuali e preferenze del paziente.

Supporto combinato: spesso la combinazione di psicoterapia e, se indicato, terapia farmacologica offre risultati migliori, soprattutto quando i sintomi interferiscono con il lavoro e la vita familiare.

Vista la complessità del quadro, con la paura intensa e l’impatto sulla quotidianità, è consigliabile approfondire la situazione con uno specialista, che possa valutare il percorso più adeguato per lui.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa, Psicoterapeuta, Sessuologa
Dott.ssa Marianna Galli
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buonasera.
Prima di tutto, un pensiero per lei: stare sotto l'ufficio del marito per farlo sentire al sicuro dice quanto amore ci sia, ma dice anche quanto questa situazione stia pesando su tutta la famiglia.
Suo marito ha una consapevolezza preziosa — sa già che probabilmente non è stato solo il farmaco ad aiutarlo, ma "altro". Questo "altro" vale la pena esplorarlo, e la strada più indicata è iniziare da uno psicologo per gli attacchi di panico, affiancato se necessario da una valutazione psichiatrica per decidere insieme se e come supportare il percorso farmacologicamente. Non deve essere una scelta solitaria.
La paura di rivivere quegli anni è comprensibile, ma oggi ha più strumenti, più consapevolezza, e — cosa non da poco — una moglie presente al suo fianco.
Gentile signora,
si sente tutta la fatica e la preoccupazione che state vivendo in questo momento, ritrovarsi dopo tanti anni ad affrontare di nuovo gli attacchi di panico può essere molto destabilizzante, sia per chi ne soffre sia per chi gli sta accanto.
Sicuramente la paura di suo marito rispetto al farmaco è comprensibile, avendo già fatto un percorso lungo in passato, dunque è normale che abbia dei dubbi e che si chieda cosa lo abbia realmente aiutato.
Allo stesso tempo, oggi non è necessario ripartire automaticamente da lì, né fare tutto da soli: non esiste una scelta che sia giusta e valida per tutti, ma esiste un percorso costruito su misura per ogni situazione e sicuramente chiedere aiuto, come state facendo ora, è già un primo passo importante.
Il primo passo utile può essere una valutazione specialistica. Intanto un confronto con uno psicologo, per lavorare sugli attacchi di panico e sugli strumenti per gestirli: quello che descrive (ossia il bisogno di sentirsi al sicuro, la paura di stare male o morire) è molto tipico degli attacchi di panico, ma proprio per questo e poichè all'interno di una patologia specifica, è qualcosa su cui si può intervenire in modo efficace con il giusto supporto). Una eventuale visita psichiatrica aggiuntiva potrebbe inoltre chiarire se e in che modo un supporto farmacologico possa essere utile, senza che questo significhi necessariamente intraprendere un percorso lungo come in passato o procedere alla stessa maniera.

Lei si sta spendendo molto per aiutarlo arrivando a stargli vicino in modo così costante, questo è un gesto di grande presenza, ma allo stesso tempo è importante che anche lei non resti sola in questa fatica. Resto a disposizione per chiarimenti ulteriori, un saluto
Dott.ssa Annalisa Mazzoni
Psicologo, Psicologo clinico
Pistoia
Salve, capisco la sua preoccupazione e quanto questa situazione possa essere pesante anche nella quotidianità. In questi casi può essere utile partire da una valutazione specialistica, uno psichiatra può aiutare a capire se e quale eventuale supporto farmacologico sia più indicato mentre uno psicologo o psicoterapeuta può lavorare sulle cause e sugli strumenti per gestire gli attacchi di panico. Le due strade non si escludono e possono integrarsi in modo efficace.
Dott.ssa Valeria Bonzini
Psicologo, Psicologo clinico
Cassano Magnago
Buongiorno,
Comprendo la paura e la frustrazione che questa situazione sta generando non solo a sua marito, ma anche a lei. Suggerirei di procedere prima con un percorso psicoterapeutico, in cui può essere (a discrezione del professionista) che venga poi proposto un consult con lo psichiatra per valutare l'aiuto delo farmaco. Il farmaco, da solo, non basta, è necessario andare più a fondo di ciò che suo marito sente. L'ansia, come le altre emozioni, fuoriesce quando vuole essere ascoltata, quindi consiglierei, in questo momento, di potersi fermare e ascoltarla nello spazio protetto della stanza di psicoterapia. Può valutare anche lei, se in questo momento sente molto carico emotivo, un aiuto psicoterapeutico anche per sè, perchè anche lei ha il diritto di essere ascoltata nella sua sofferenza.

Vi saluto calorosamente.


Dott.ssa Valeria Bonzini
Buonasera,
si sente quanto questa situazione sia faticosa e impegnativa, sia per suo marito che per lei. Gli attacchi di panico, soprattutto quando tornano dopo anni, possono dare la sensazione di perdere il controllo e di “tornare indietro”.
Il fatto che suo marito abbia già vissuto questa esperienza in passato è però anche un elemento importante: significa che, in qualche modo, ne è già uscito.
Rispetto alla sua domanda, non esiste una scelta unica valida per tutti. In molti casi, il percorso più utile è una valutazione sia psicologica che psichiatrica: lo psichiatra può aiutare a capire se e come un eventuale supporto farmacologico possa essere utile in questa fase, mentre il percorso psicologico permette di lavorare sulle dinamiche dell’ansia, sulla paura degli attacchi e sui meccanismi che li mantengono nel tempo.
È comprensibile che suo marito abbia timore rispetto al farmaco, soprattutto per l’esperienza passata. Proprio per questo, parlarne con uno specialista può aiutarlo a chiarire dubbi e possibilità, senza sentirsi obbligato a una sola strada.
Anche il fatto che lei gli stia vicino in questo modo mostra quanto la situazione sia importante per entrambi, ma nel tempo può essere utile che lui ritrovi gradualmente una sensazione di sicurezza più autonoma.
Un primo passo potrebbe essere proprio una valutazione professionale, per orientarsi con maggiore chiarezza su come affrontare questo momento.
Un saluto
Dott. Andrea Rolla
Psicologo, Psicologo clinico
Padova
Buongiorno, i farmaci aiutano a contenere i sintomi degli attacchi di panico ma non risolvono i problemi sottostanti. Ha quindi probabilmente ragione suo marito a pensare che non siano stati quelli a farlo uscire dalla situazione. Penso che rivolgersi a uno psicologo per capire l'origine del malessere sia una buona idea, eventualmente sarà lui a proporre una visita psichiatrica nel caso ritenga che un intervento farmacologico possa essere utile

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