Buonasera a tutti!La mia domanda è perché quando bacio il mio ragazzo con cui sto da cinque anni no

Buonasera a tutti!La mia domanda è perché quando bacio il mio ragazzo con cui sto da cinque anni non sento niente, non sento trasporto e soffrendo di pensiero ossessivo negli ultimi mesi questa cosa mi ha fatto venire tantissime paranoie.Ovviamente anche nell'intimità non sta andando poiché io non ho mai voglia e le volte in cui l'abbiamo fatto ero io che mi costringeva perché mi sembrava strano non farlo.Con lui ho sempre parlato di questo ed è sempre stato super disposto ad aiutarmi e cercare di capire il problema però una soluzione non l'ho trovata e non so più di distinguere quelli che sono pensieri ossessivi da quello che provo io.In sintesi non so se questa cosa possa dire che non provo attrazione sessuale per lui e quindi è meglio lasciarci oppure se una cosa risolvibile in qualche modo continuando a stare insieme.Non riesco a trovare una risposta perché è anche stato l unico ragazzo della mia vita e non ho margini di paragone.Spero possiate aiutarmi a capire meglio

57 risposte


Più che cercare di stabilire se devi lasciarlo o restare sulla base di ciò che senti durante un bacio, potrebbe essere utile comprendere come stai vivendo oggi questa relazione e il desiderio verso di lui, lasciando per un momento da parte la necessità di arrivare a una certezza. Questo potrebbe essere un tema interessante da portare in terapia, soprattutto se il controllo e la ricerca di rassicurazioni sono diventati parte importante della tua esperienza. Saluti!

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Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Per poterla aiutare avrei bisogno di conoscere meglio la vostra relazione: come è cominciata, di che cosa si era innamorata, che cosa trovava in lui e da quando la relazione è cambiata, se ha mai provato trasporto sessuale nei suoi confronti o è qualcosa che non c'è mai stato, com'è evoluta la vostra intimità nel corso di questi cinque anni insieme. è difficile capire se una relazione è finita o può essere recuperata solo da una condivisione scritta, per cui il mio suggerimento è quello di cominciare un percorso che possa aiutarla a fare chiarezza dentro di sè, su quello che desidera davvero e quello che prova non solo a livello emotivo, ma anche su quello che desidera a livello sessuale. Se volesse approfondire insieme la questone mi trova a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti


Buonasera, grazie per aver condiviso una situazione così delicata. Da quello che racconti, sembra che tu stia vivendo una forte sofferenza legata al bisogno di capire con certezza che cosa significhi il fatto di non sentire trasporto nel bacio e di avere poca o nessuna voglia di intimità. Una prima cosa importante è che queste esperienze, da sole, non permettono di arrivare a una conclusione del tipo “non sono più attratta da lui, quindi devo lasciarlo”. Il desiderio e l’eccitazione, infatti, possono risentire di molti fattori: stress, ansia, pressione, dinamiche relazionali, aspettative, umore e anche del modo in cui ci si pone nei confronti delle proprie sensazioni. Nel tuo caso, inoltre, racconti la presenza di pensieri ossessivi. Quando siamo molto concentrati sul bisogno di capire “cosa provo davvero?”, “se lo amo abbastanza?”, “se sono attratta da lui?”, possiamo finire per controllare continuamente le nostre sensazioni. E più le controlliamo, più può diventare difficile sentirle spontaneamente. Anche il bacio può trasformarsi, senza volerlo, da un momento di vicinanza a una sorta di “test”: adesso sento qualcosa? Quanto lo sento? È abbastanza? Se non sento niente cosa significa? Questo tipo di monitoraggio può alimentare ulteriormente l'incertezza. Anche il fatto che tu abbia raccontato di esserti “costretta” ad avere rapporti perché ti sembrava strano non farlo merita attenzione: non è necessario obbligarsi a fare sesso per verificare se il desiderio c'è oppure no. Può essere più utile concederti uno spazio in cui non devi dimostrare nulla e in cui il tuo “non ne ho voglia” può semplicemente essere ascoltato, senza trasformarlo immediatamente in una risposta definitiva sulla relazione. Il fatto che lui sia stato l'unico ragazzo della tua vita, inoltre, rende comprensibile la domanda sul confronto, ma non è necessario avere esperienze con altre persone per stabilire che cosa provi. E allo stesso tempo non è necessario prendere una decisione sulla relazione mentre sei immersa in questa forte necessità di trovare una certezza. Piuttosto che cercare subito una risposta alla domanda “lo amo/sono attratta da lui oppure no?”, potrebbe essere utile esplorare, magari con una psicologa o uno psicoterapeuta che abbia esperienza con i pensieri ossessivi, cosa succede nel momento in cui compare il dubbio: quali pensieri arrivano, quanto cerchi rassicurazioni o fai “test” sulle tue sensazioni e come questo influenza il tuo modo di vivere la relazione e l'intimità. Non devi trovare oggi la risposta definitiva. A volte il primo passo è proprio smettere, per quanto possibile, di chiedere continuamente a te stessa di averla. Un caro saluto, Dott.ssa Grandi Chiara


Lei mette la cosa in due caselle: o non prova attrazione e allora è meglio lasciarsi, o è qualcosa di risolvibile restando insieme. Prima di sceglierne una, vale la pena notare che sono entrambe risposte, mentre la domanda è ancora aperta. Nel suo racconto c'è un dettaglio che non entra in nessuna delle due caselle: scrive di essersi costretta, perché non farlo le sembrava strano. Il desiderio, quando diventa una cosa da verificare, tende a sparire proprio mentre lo si controlla. E quando si è dentro un pensiero che gira, distinguere ciò che si sente da ciò che si teme di sentire è difficile da soli. Non è una cosa che si decide da una risposta scritta, e non è una domanda a cui qualcuno possa rispondere al posto suo. I problemi di coppia di questo tipo si guardano meglio dentro un colloquio psicologico online, dove c'è spazio per ricostruire da quando è cominciata. Dott.ssa Alessia Cipriano, psicologa clinica


Buonasera, sono la Dott.ssa Morena, psicologa. Quando siamo molto concentrati sul cercare di capire cosa proviamo, può diventare difficile riuscire semplicemente a sentire: anche un bacio può trasformarsi in qualcosa da “controllare” per verificare se c'è trasporto oppure no. Questo non significa che il suo problema sia necessariamente il pensiero ossessivo, né che l'assenza di desiderio significhi necessariamente che non prova più attrazione per il suo ragazzo. Anche il fatto di essersi costretta ad avere rapporti può aver reso l'intimità ancora più legata alla pressione e alla ricerca di una risposta. Prima di arrivare alla decisione di lasciare una relazione di cinque anni, credo sarebbe importante comprendere cosa sta accadendo tra pensieri, ansia, desiderio e intimità, senza obbligarsi a trovare subito una certezza. Se sente di essere bloccata in questo dubbio, può scrivermi. Possiamo provare a fare chiarezza insieme, con calma e senza giudizio.


Da quello che racconta, credo sia importante non arrivare troppo velocemente alla conclusione che “non sentire trasporto” significhi necessariamente non amare il suo ragazzo o dover chiudere la relazione. Il desiderio e l’attrazione sessuale possono diminuire per molti motivi e, quando sono presenti pensieri ossessivi, il continuo controllo di ciò che si prova può rendere ancora più difficile percepire spontaneamente emozioni, desiderio e coinvolgimento. Anche il fatto di essersi costretta ad avere rapporti perché le sembrava “strano non farlo” può aver aumentato tensione e distanza dall’intimità. Da qui non è possibile stabilire se il nodo principale sia l’attrazione, l’ansia ossessiva o una combinazione di più fattori. Proprio per questo eviterei di usare le sensazioni del momento come una prova definitiva sulla relazione. Un supporto psicologico può aiutarla a distinguere meglio ciò che desidera realmente dai pensieri intrusivi e dal bisogno di avere una certezza assoluta su quello che prova. Se vuole approfondire questa situazione, può contattarmi per una consulenza online o in presenza e consultare la mia agenda per le disponibilità. un caro saluto. Dott. Giulio Blasilli


Buonasera, quello che descrive può essere particolarmente destabilizzante quando è presente una componente ossessiva, perché si può arrivare a controllare continuamente ciò che si prova: “cosa sento quando lo bacio?”, “ho voglia?”, “sono attratta abbastanza?”. Il problema è che questo tipo di monitoraggio può aumentare ulteriormente il dubbio e rendere ancora più difficile entrare spontaneamente in contatto con le proprie emozioni. Il fatto di non sentire sempre trasporto o di avere poca voglia di intimità, da solo, non permette di stabilire se ci sia o meno attrazione verso il partner. Possono entrare in gioco diversi fattori, che sarebbe importante comprendere senza cercare una risposta immediata o definitiva. Le suggerirei quindi di non utilizzare il bacio, il desiderio sessuale o il confronto con altre persone come una sorta di “test” per verificare ciò che prova. Considerata la presenza di pensieri ossessivi e il disagio che le stanno provocando, sarebbe utile affrontare questi aspetti con uno psicologo, approfondendo sia la componente ossessiva sia il vissuto della relazione. L’obiettivo non dovrebbe essere ottenere una certezza assoluta sul fatto di dover restare o lasciare il partner, ma comprendere cosa sta accadendo senza lasciare che il dubbio e il controllo guidino le sue scelte.

Dott.ssa Mariarita Nocella

Dott.ssa Mariarita Nocella

psicologo clinico

Mondragone

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Grazie della sua condivisione. Comprendo quanto possa essere difficile non riuscire più a distinguere i pensieri ossessivi da ciò che prova realmente. Il fatto di non sentire “trasporto” durante un bacio o di avere poco desiderio non permette, da solo, di stabilire se non sia più attratta dal suo ragazzo o se debba lasciarlo: il desiderio può essere influenzato da ansia, pensieri ossessivi, stanchezza e dinamiche relazionali. È importante, però, che non si costringa ad avere rapporti quando non ne ha voglia. Cercare continuamente una risposta certa potrebbe alimentare ulteriormente i suoi pensieri. Potrebbe essere utile approfondire la situazione con un professionista per comprendere meglio sia la componente ossessiva sia il suo vissuto affettivo e sessuale, senza prendere decisioni spinte dall’urgenza di eliminare il dubbio. Un caro saluto


Caro/a grazie del messaggio e del racconto che ci fa della sua storia. Provo a rassicurarla sulla confusione che sente di provare. Quella a cui fa riferimento è una storia importante e di lunga durata, la sua prima storia come ci dice. Un rapporto che fa parte di lei, con cui probabilmente è cresciuta e che la accompagna nei momenti significativi del suo percorso. Si sente dalle sue parole che a questo tiene molto. Allo stesso tempo è importante che lei consideri ciò che sente bussare alla sua porta. I pensieri di cui ci racconta. Questo non per trarne troppo presto una conclusione, ma perché spesso questi pensieri che disturbano ci pongono la necessità di riflettere sula nostra esperienza. Una mano che bussa non da fuori ma da dentro, per essere esplicativi. Faccio alcuni possibili riferimenti: sentimenti nuovi, cambiamenti nel rapporto o negli ambiti di vita, necessità nella relazione o individuali. Solo per ipotizzarne alcuni. In questa riflessione, se posso darle un consiglio, proverei ad includere anche il suo fidanzato perché possiate insieme conoscere di più dell'altra e sapere cosa state attraversando reciprocamente. E accompagnarvi in questo momento, per capire insieme. Spero di esserle stato anche in minima parte di supporto. Un caro saluto, Dott. AP


Buonasera, capisco quanto possa essere destabilizzante non riuscire più a distinguere ciò che senti dai pensieri ossessivi, soprattutto quando questi riguardano una relazione così importante. Il fatto di non sentire trasporto o desiderio in questo momento, però, non permette da solo di concludere né che non ci sia attrazione né che la relazione debba finire. Potrebbe essere utile lavorare proprio sulla differenza tra esperienza emotiva e bisogno di trovare una certezza attraverso il controllo e l'analisi continua. È un aspetto che può essere esplorato e affrontato in terapia, senza dover prendere decisioni affrettate. Se vuoi, possiamo approfondire insieme cosa sta succedendo e capire da dove partire.


Gentile utente, capisco quanto possa essere destabilizzante non riuscire più a distinguere ciò che sente da ciò che teme di sentire. Il fatto di non provare trasporto durante i baci o di avere poco desiderio sessuale, però, non permette da solo di stabilire né che non sia attratta dal suo ragazzo né che debba necessariamente lasciarlo. Inoltre, quando siamo molto concentrati sul verificare continuamente “cosa provo?”, possiamo finire per osservare ogni sensazione, o la sua assenza, trasformandola in una prova da interpretare. Questo può alimentare ulteriormente il dubbio e rendere ancora più difficile vivere spontaneamente la relazione. Le suggerirei anche di non costringersi all'intimità per verificare se il desiderio torna: la sessualità difficilmente può essere ritrovata attraverso un esame o una prestazione. Può essere più utile creare nuovamente uno spazio di vicinanza senza aspettative, chiedendosi come sta nella relazione nel suo complesso: come si sente con lui, quanto desidera condividere la quotidianità, quanto si sente libera, al sicuro e se stessa. Il fatto che sia stata la sua unica relazione importante può rendere comprensibile il desiderio di avere una risposta certa attraverso un confronto con altre esperienze, ma non è necessario averne avute per comprendere ciò che sta vivendo. Visto che parla di pensieri ossessivi, potrebbe essere particolarmente utile affrontare questo tema con un professionista, cercando di distinguere il bisogno di comprendere la propria relazione dal bisogno di ottenere una certezza assoluta sui propri sentimenti. Non deve necessariamente prendere una decisione definitiva mentre è immersa nel dubbio. Un caro saluto.


È comprensibile che tu sia confusa: quando si inizia a osservare e controllare continuamente ciò che si prova, anche un’esperienza spontanea come il desiderio o il trasporto può diventare difficile da riconoscere. In chiave cognitivo-costruttivista, più che chiederti continuamente “lo desidero abbastanza?” o “questo significa che non lo amo?”, potrebbe essere utile esplorare che significato ha per te questa esperienza e quanto il bisogno di trovare una certezza stia alimentando il dubbio. Il fatto che oggi tu non senta trasporto non costituisce necessariamente una risposta definitiva sulla relazione. Ti suggerirei di affrontare questi vissuti in un percorso psicologico, evitando di costringerti all’intimità per verificare ciò che provi: la comprensione dovrebbe precedere la decisione.


Buongiorno, Proverei innanzitutto a non trasformare il fatto che durante un bacio “non sente niente” in una sentenza sulla relazione. Soprattutto perché lei racconta che negli ultimi mesi è comparsa una forte componente di pensiero ossessivo, che sembra aver portato anche la sessualità dentro un continuo processo di verifica: “Lo desidero? Mi piace abbastanza? Se non sento trasporto allora significa che non lo amo? Dovrei lasciarlo?” Il problema potrebbe quindi non essere soltanto ciò che prova per il suo ragazzo, ma anche il modo in cui sta cercando di accertarsi di ciò che prova. Quando un'esperienza affettiva viene sottoposta continuamente a controllo, può diventare molto difficile viverla spontaneamente. Un bacio può trasformarsi mentalmente in una sorta di test: “Adesso sento qualcosa? Quanto? È abbastanza? È come dovrebbe essere?”. Ma l'erotismo e l'intimità difficilmente funzionano bene sotto esame. Più ci si osserva mentre si dovrebbe desiderare, più è possibile sentirsi distaccati. C'è poi un elemento che mi sembra particolarmente importante: lei dice di essersi costretta ad avere rapporti perché le sembrava strano non averne voglia. Questo merita attenzione. Non dovrebbe avere rapporti sessuali per dimostrare a sé stessa di amare il proprio compagno, né per verificare se l'attrazione c'è ancora. La sessualità non dovrebbe diventare una prova da superare. Allo stesso tempo, però, non bisogna fare l'errore opposto e concludere automaticamente che “è tutta colpa dei pensieri ossessivi”. Una relazione può effettivamente trasformarsi nel tempo, così come può cambiare il desiderio sessuale. Le due possibilità non si escludono a priori. In questo senso, la domanda forse non è ancora “devo lasciarlo oppure no?”, ma: “Che cosa succede dentro di me quando smetto, per un momento, di controllare se lo desidero?” Potrebbe essere utile osservare cosa accade nella relazione quando non sta facendo verifiche: cerca spontaneamente la sua vicinanza? Le piace essere abbracciata da lui? Sente tenerezza, curiosità, piacere nello stare insieme? Si sente libera e autentica oppure prevalentemente in dovere? Ci sono momenti in cui desidera spontaneamente il contatto, anche non sessuale? E soprattutto: quanto della sua sofferenza deriva dall'assenza di desiderio e quanto invece dalla necessità di avere una certezza assoluta su quello che prova? Il fatto che sia il suo primo e unico ragazzo rende inoltre comprensibile la domanda sul “margine di paragone”, ma non è necessario aver avuto altre relazioni per sapere se una relazione ci fa stare bene. Il confronto con altre persone, peraltro, probabilmente non risolverebbe il problema ossessivo: potrebbe semplicemente spostare la verifica su un altro terreno. E c'è un'ultima cosa che trovo importante: non prenda una decisione definitiva nel tentativo di far cessare l'ansia. Se il pensiero ossessivo le chiede continuamente una certezza — “dimmi se lo amo, così posso decidere” — lasciarlo soltanto per ottenere finalmente quella certezza potrebbe non risolvere il meccanismo sottostante. Prima ancora di decidere se restare o andarsene, potrebbe essere utile recuperare la possibilità di stare nella relazione senza costringersi né a desiderare né a lasciare e vedere, con il tempo e con un adeguato supporto psicologico, che cosa emerge quando il bisogno di controllare ogni emozione si attenua.


Buongiorno, mi soffermerei su una frase che ha scritto: “mi costringevo perché mi sembrava strano non farlo”. Credo sia un punto importante, perché quando il bacio, il desiderio o l'intimità diventano qualcosa attraverso cui dobbiamo verificare continuamente ciò che proviamo, rischiamo di non essere più realmente dentro quell'esperienza. Una parte di noi vive il momento e un'altra contemporaneamente controlla: “Sto provando abbastanza? Mi piace? Dovrei avere voglia? Se non sento trasporto significa che non lo amo?” Lei riferisce anche di soffrire di pensieri ossessivi. Non possiamo stabilire da queste poche informazioni quanto incidano sulla sua esperienza della relazione, ma proprio per questo eviterei di utilizzare ciò che sente — o non sente — durante un singolo bacio come una sorta di test definitivo sulla vostra coppia. Allo stesso tempo, però, non liquiderei l'assenza di desiderio dicendole semplicemente che è colpa dei pensieri ossessivi. Il suo corpo sta comunque partecipando alla relazione e ciò che accade merita di essere ascoltato. Una risposta corporea può darci informazioni importanti, ma non è una sentenza definitiva sul fatto che dobbiamo restare o lasciare qualcuno. Mi fermerei invece sul costringersi ad avere rapporti. Se in quel momento non sente desiderio, continuare a utilizzare l'intimità per verificare se qualcosa “si sblocca” rischia di aumentare ulteriormente tensione e controllo. Il desiderio difficilmente emerge bene quando diventa un compito. Forse, prima ancora di domandarsi “sono attratta oppure devo lasciarlo?”, potrebbe provare a osservare più ampiamente come sta con lui quando non deve verificare niente: quando parlate, vi cercate, state vicini, vi toccate senza che quel contatto debba necessariamente condurre al sesso. Dove sente apertura, curiosità e desiderio di avvicinarsi? Dove invece compaiono tensione, distanza o il bisogno di sottrarsi? Il fatto che sia stato il suo unico ragazzo può aumentare il desiderio di avere un termine di paragone, ma non è necessario conoscere altri uomini per rendere valida la propria esperienza. È più importante recuperare la possibilità di ascoltarsi senza trasformare continuamente ciò che sente in una risposta obbligatoria alla domanda “lo amo oppure no?”. Se i pensieri ossessivi stanno occupando molto spazio, questo è certamente un aspetto che merita di essere approfondito con un professionista. Non per ricevere dall'esterno la risposta se debba lasciare il suo ragazzo, ma per riuscire progressivamente a distinguere il bisogno di ottenere una certezza dai movimenti autentici che emergono nel contatto con lui. Un caro saluto, Dott.ssa Cinzia Scirè Psicologa e Mediatrice Familiare


Buonasera, dal suo racconto emerge una difficoltà che sembra riguardare non soltanto il desiderio e l’attrazione verso il suo ragazzo, ma anche il bisogno di comprendere con certezza che cosa significhi non provare determinate sensazioni quando siete insieme. È comprensibile che questo la spaventi, soprattutto perché si tratta della sua prima relazione, dura da cinque anni e lei non ha altre esperienze con cui confrontarla. Tuttavia, sarebbe importante evitare di trasformare l’assenza di trasporto in alcuni momenti in una risposta definitiva alla domanda se debba o meno interrompere il rapporto. Da una prospettiva cognitivo comportamentale, mi soffermerei innanzitutto su ciò che accade quando bacia il suo compagno. È possibile che, anziché vivere spontaneamente quel momento, una parte della sua attenzione sia rivolta a controllare ciò che prova: “Sento qualcosa?”, “Mi piace abbastanza?”, “Dovrei provare più desiderio?”, “E se questo significasse che non sono più attratta da lui?”. Quando si inizia a osservare continuamente una sensazione per verificare se sia presente, può diventare molto difficile lasciarsi coinvolgere dall’esperienza. Il bacio, anziché essere un momento di vicinanza, rischia di trasformarsi in una prova da superare. Se non avverte il trasporto che si aspetta, aumenta la preoccupazione e, al tentativo successivo, potrebbe sentirsi ancora più sotto esame. Questo meccanismo può contribuire a mantenere il problema, ma non significa che ogni sua difficoltà sia necessariamente dovuta ai pensieri. Anche l’assenza di desiderio merita di essere ascoltata, senza interpretarla automaticamente né come una conferma che la relazione debba finire né come qualcosa che debba essere ignorato. Mi sembra particolarmente importante un passaggio del suo racconto: dice di essersi costretta ad avere rapporti perché le sembrava strano non farlo. Questo è un aspetto sul quale sarebbe utile fermarsi. Non esiste una frequenza di rapporti sessuali che una coppia debba necessariamente rispettare per dimostrare di funzionare. Se non desidera avere un rapporto, non deve obbligarsi per verificare se prova attrazione, per rassicurare il partner o per sentirsi una fidanzata adeguata. Continuare a vivere l’intimità come un dovere potrebbe aumentare ulteriormente la distanza tra ciò che sente e ciò che pensa di dover sentire. Il fatto che il suo ragazzo sia disponibile al confronto rappresenta una possibilità importante, perché potreste provare a togliere temporaneamente dall’intimità l’obiettivo di arrivare necessariamente a un rapporto sessuale. Ritrovare forme di vicinanza che entrambi desiderate, senza dover verificare continuamente quanto trasporto prova, potrebbe aiutarla a osservare la relazione con minore pressione. Sarebbe inoltre utile comprendere se la difficoltà riguardi esclusivamente la sfera sessuale oppure se si accompagni ad altri cambiamenti. Come si sente quando trascorre del tempo con lui? Desidera cercarlo, condividere esperienze, raccontargli ciò che le accade? La relazione le dà serenità oppure sente di dover continuamente convincersi di volerci stare? Queste domande non servono a costruire un test per stabilire se lo ama, ma a considerare il rapporto nella sua interezza, senza ridurlo alle sensazioni provate durante un bacio. Un altro aspetto da esplorare è il significato che attribuisce all’attrazione. A volte si immagina che, quando una relazione è quella giusta, il desiderio debba essere sempre spontaneo, intenso e immediatamente riconoscibile. Nelle relazioni di lunga durata, però, l’intimità può cambiare e non essere vissuta sempre nello stesso modo. Questo non significa che si debba restare in una relazione priva di desiderio, ma che un cambiamento merita di essere compreso prima di trasformarlo in una conclusione definitiva. Rispetto alla difficoltà di distinguere i pensieri ossessivi da ciò che prova realmente, potrebbe essere utile spostare l’attenzione dalla ricerca di una risposta certa all’osservazione di come vive la relazione quando non cerca continuamente di analizzarla. Se passa molto tempo a ricostruire i baci, confrontare le sensazioni, immaginare come si sentirebbe con un altro ragazzo oppure chiedere al compagno rassicurazioni sul vostro rapporto, questi tentativi potrebbero offrirle un sollievo momentaneo, ma alimentare successivamente nuovi dubbi. Proprio per questo, potrebbe essere particolarmente utile iniziare un percorso psicologico, possibilmente ad orientamento cognitivo comportamentale. Un lavoro di questo tipo potrebbe aiutarla a comprendere quali pensieri si attivino durante l’intimità, quale significato attribuisca all’assenza di determinate sensazioni, quanto il bisogno di certezza condizioni il suo rapporto con il desiderio e se vi siano altri aspetti della relazione che meritano attenzione. L’obiettivo non sarebbe convincerla a restare con il suo ragazzo, né dimostrarle che deve lasciarlo. Sarebbe aiutarla a conoscere meglio il proprio funzionamento e a prendere eventuali decisioni senza che siano guidate soltanto dall’urgenza di eliminare il dubbio. Per il momento, la cosa più importante potrebbe essere smettere di chiedere al suo corpo una risposta immediata sul futuro della relazione. Può concedersi di non sapere ancora che cosa significhi questa difficoltà, rispettare i propri limiti nell’intimità e iniziare a comprenderla senza trasformare ogni bacio in un esame dei propri sentimenti. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero


Non avere sempre trasporto nel bacio o desiderio di intimità non significa necessariamente che non ci sia attrazione o che tu debba lasciare il tuo ragazzo. Probabilmente in questo momento sei talmente concentrata sul cercare una risposta che fai fatica semplicemente a sentire ciò che provi. Non devi obbligarti a "desiderare", né prendere adesso una decisione così importante. Se vuoi, possiamo approfondire insieme in studio questa confusione e aiutarti a ritrovare un po' di chiarezza, distinguendo ciò che nasce dalle tue paure da ciò che appartiene realmente a te e alla tua relazione. Un saluto Dott.ssa Virdieri


Buonasera, il fatto che durante un bacio non senta trasporto non consente, da solo, di concludere né che non provi attrazione per il suo ragazzo né che debba necessariamente lasciarlo. Allo stesso tempo, non sarebbe corretto attribuire automaticamente tutto ai pensieri ossessivi. Sono due possibilità da esplorare, insieme ad altre. Quando ci si osserva continuamente chiedendosi “sto provando qualcosa?”, “è abbastanza?”, “cosa significa?”, il bacio o il rapporto diventano una verifica. L’attenzione si sposta dall’esperienza al controllo dell’esperienza e spontaneità, eccitazione e piacere possono ridursi ulteriormente. Nelle forme ossessive centrate sulla relazione, il controllo delle proprie emozioni e dell’eccitazione può diventare una compulsione che, invece di chiarire, aumenta il dubbio. È però importante anche non ignorare la mancanza di desiderio. Sarebbe utile comprendere quando è iniziata: era presente anche prima degli ultimi mesi? Prova desiderio nelle fantasie, nella masturbazione o verso altre persone, oppure è diminuito in generale? Il bacio le è indifferente, le provoca fastidio o la mette in allarme? Come vive la relazione al di fuori della sessualità? Sono presenti risentimenti, conflitti, stanchezza, umore depresso, farmaci o cambiamenti fisici e ormonali? Queste informazioni aiuterebbero a distinguere meglio una difficoltà sessuale, una dinamica relazionale e l’interferenza del pensiero ossessivo. C’è un punto sul quale le suggerirei di fermarsi subito: non si costringa ad avere rapporti per verificare se prova qualcosa o perché “in una coppia si dovrebbe farlo”. Un rapporto vissuto come obbligo può aumentare tensione e rifiuto. Si conceda soltanto forme di vicinanza che desidera e alle quali acconsente liberamente, senza trasformare baci o rapporti in esami da superare. Per il momento potrebbe sospendere anche la ricerca continua di una certezza definitiva e osservare il meccanismo: compare il dubbio, controlla ciò che sente, non trova una risposta sicura, chiede rassicurazioni o ripete la prova e il dubbio ritorna. Riconoscere questa sequenza è diverso dal decidere che ogni sua sensazione sia falsa. Prima di scegliere se lasciare la relazione, sarebbe opportuno svolgere una valutazione individuale con uno psicologo o psicoterapeuta competente sia nei disturbi ossessivi sia nella sessualità. Potrà poi essere valutato anche un eventuale percorso di coppia o una consulenza medica, se emergessero fattori fisici o farmacologici. Un primo colloquio può essere svolto anche online. Non deve trovare immediatamente una certezza assoluta sui suoi sentimenti: deve prima creare le condizioni per poterli ascoltare senza obbligarsi e senza sottoporli continuamente a esame. Un caro saluto.


Buonasera, capisco quanto possa creare confusione e angoscia vivere un dubbio così intenso, soprattutto quando si accompagna a pensieri ripetitivi ricorrenti. Il fatto di non sentire trasporto durante i baci o di avere poca voglia di intimità non consente, da solo, di concludere né che lei non sia più innamorata né che la relazione debba necessariamente finire. Ansia, pensieri ossessivi, bisogno di controllare continuamente ciò che si prova e la pressione di “dover sentire qualcosa” possono interferire con la spontaneità, con il desiderio e con la possibilità di vivere il contatto in modo naturale. Anche costringersi ad avere rapporti per verificare se l’attrazione ci sia ancora tende ad aumentare la tensione e la confusione, anziché offrire una risposta chiara. Sarebbe importante non cercare di risolvere il dubbio attraverso continui confronti, test interiori o paragoni con esperienze che non ha avuto: in questo momento potrebbe essere utile comprendere meglio come sta vivendo veramente dentro di lei, in modo autentico. Questo significa comprendere ciò che prova veramente, esplorandosi con maggiore calma e chiarezza, senza prendere decisioni definitive sotto la spinta dell’ansia. Le suggerirei delle sedute psicologiche per aiutarla a fare chiarezza sui suoi vissuti, ridurre il bisogno di controllo e comprendere se e come il problema si possa affrontare all’interno della coppia. Nel frattempo, provi a non forzarsi nell’intimità: il desiderio non può essere verificato né prodotto con un obbligo. Sicuramente in un primo colloquio, si potrà approfondire con più attenzione la situazione. Saluti Dr. Maurizio Di Benedetto


Salve, immagino la fatica che stia provando nel cercare di comprendere qualcosa di così profondo ed intimo. Sicuramente le sue sensazioni non vanno ignorate: "non sentire nulla" quando bacia il suo ragazzo o minor desiderio di intimità sono sintomo di qualcosa ma non necessariamente significa che la relazione debba finire. Il fatto che ci sia una buona comunicazione tra voi due è una risorsa ma a volte il confrontarsi continuamente su "ciò che si debba sentire", "in che modo sentirlo" o "quando sentirlo", difficilmente consente al desiderio di esprimersi autonomamente. Forse, più che cercare subito la risposta alla domanda “devo lasciarlo?”, potrebbe essere utile comprendere cosa succede dentro di lei quando è con lui, quando lo desidera o non lo desidera, e cosa significa per lei non provare ciò che pensa di dover provare. Prenda in considerazione la possibilità di iniziare un percorso con un professionista che la aiuti a comprendere meglio queste sue preoccupazioni senza che ne venga sopraffatta. Le auguro il meglio, Dott. Daniele Migliore


Buonasera, ciò che descrive merita di essere considerato con attenzione, ma non necessariamente significa che non provi attrazione o sentimenti per il suo ragazzo e che quindi la relazione debba necessariamente terminare. Quando sono presenti pensieri ossessivi, può accadere di iniziare a controllare continuamente ciò che si prova: “Cosa sento mentre lo bacio?”, “Dovrei sentire più trasporto?”, “Se non ho voglia di fare l’amore significa che non lo amo?”, “E se stessi soltanto convincendomi di provare qualcosa?”. Questo continuo monitoraggio può aumentare l'ansia e rendere ancora più difficile entrare spontaneamente in contatto con le proprie emozioni e con il desiderio. Anche il desiderio sessuale, inoltre, non è necessariamente costante nel tempo. Può modificarsi in relazione allo stress, all’ansia, alla qualità della relazione, alle dinamiche di coppia, a eventuali difficoltà personali o ad altri fattori psicologici e fisici. Il fatto che lei si sia “costretta” ad avere rapporti perché le sembrava strano non averne è un elemento importante: la sessualità dovrebbe essere vissuta come una scelta libera e condivisa, non come una verifica attraverso cui stabilire se ama o desidera il partner. Non avere esperienze sentimentali precedenti con cui fare un confronto, poi, non significa che debba necessariamente trovare una risposta attraverso un confronto con altre persone. Più che chiedersi continuamente “quanto dovrei sentire?”, può essere utile osservare con maggiore tranquillità come vive la relazione nel suo complesso: che cosa prova quando è con lui, quanto si sente serena e libera di essere sé stessa, che tipo di vicinanza desidera, come vive l'affetto e l'intimità, e soprattutto quanto di tutto questo viene condizionato dall'ansia e dal bisogno di avere una certezza assoluta. Non è possibile però stabilire da una descrizione, né tantomeno da una singola sensazione durante un bacio, se si tratti prevalentemente di una difficoltà legata al pensiero ossessivo, di un cambiamento del desiderio, di una difficoltà nella relazione o di una diversa esperienza dell'attrazione. Per questo motivo, anziché cercare di ottenere una risposta definitiva attraverso continui “controlli” delle proprie sensazioni, sarebbe consigliabile approfondire la situazione con uno specialista, preferibilmente con competenze nell'ambito dei disturbi ossessivi e della sessualità. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a distinguere meglio i pensieri ossessivi dalle proprie esperienze emotive autentiche e a comprendere che cosa stia realmente accadendo, senza dover prendere decisioni importanti sotto la spinta dell'ansia. Un caro saluto, Dottoressa Silvia Parisi Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa


Vivere questo genere di dubbi all'interno di una relazione lunga e importante può generare molta confusione e forte disorientamento. Quando i pensieri diventano insistenti, è naturale fare fatica a distinguere le proprie emozioni autentiche dal sovraccarico di ansia e di interrogativi continui. In questa sede non è possibile stabilire la natura dei suoi pensieri né darle una risposta definitiva sulla sua relazione. Il desiderio, l'affettività e le dinamiche di coppia sono elementi complessi e del tutto personali, che richiedono un tempo e un ascolto adeguati per essere compresi. Una consulenza psicologica potrebbe offrirle uno spazio sicuro e neutrale. Un percorso dedicato le permetterebbe di fare chiarezza sui suoi vissuti emotivi, di comprendere meglio l'impatto dei pensieri ricorrenti e di ritrovare la serenità necessaria per valutare i suoi reali desideri, senza pressioni e senza giudizio. Un cordiale saluto.


Buonasera, capisco quanto possa essere destabilizzante non riuscire a distinguere ciò che sente realmente da ciò che viene alimentato dai pensieri ossessivi, soprattutto quando riguarda una relazione importante. Il fatto di non provare trasporto durante un bacio o di avere poco desiderio sessuale, però, non permette da solo di concludere né che lei non sia più attratta dal suo compagno né, tantomeno, che la relazione debba necessariamente terminare. Il desiderio sessuale può infatti essere influenzato da numerosi fattori: stress, ansia, pensieri intrusivi, difficoltà relazionali, aspettative, pressione legata alla prestazione e anche il modo in cui ci si pone nei confronti delle proprie sensazioni. Nel suo racconto trovo particolarmente significativo un altro aspetto: dice di essersi “costretta” ad avere rapporti perché le sembrava strano non farlo. Quando una persona comincia a controllare continuamente ciò che prova — “lo amo abbastanza?”, “mi piace il suo bacio?”, “provo attrazione?”, “dovrei sentire qualcosa?” — può finire per trasformare l’esperienza affettiva e sessuale in una sorta di test permanente. E più si cerca una sensazione precisa, più diventa difficile lasciarsi andare e percepire spontaneamente ciò che accade. Questo è particolarmente importante se, come racconta, sono presenti pensieri ossessivi: in questi casi il tentativo di ottenere una certezza assoluta sui propri sentimenti può alimentare ulteriormente il dubbio. Naturalmente, da una domanda online non è possibile stabilire se quello che sta vivendo sia effettivamente riconducibile a un meccanismo ossessivo. Le suggerirei quindi di non utilizzare il bacio o il rapporto sessuale come una prova per decidere se ama o desidera il suo compagno. E soprattutto eviterei di costringersi ad avere rapporti per verificare se “torna” il desiderio: la sessualità dovrebbe essere uno spazio di libertà, non un esame da superare. Potrebbe essere più utile osservare la relazione nel suo insieme: come si sente accanto a lui? Si sente rispettata, libera di essere se stessa, affettuosa, al sicuro? Ha piacere di condividere con lui la quotidianità? Le manca quando non c’è, oppure sente soprattutto il bisogno di allontanarsi? E, soprattutto, quanto di ciò che sente emerge spontaneamente e quanto invece nasce dopo che ha iniziato ad analizzarlo? Non è nemmeno necessario avere avuto altre relazioni per poter comprendere ciò che prova: non esiste una sensazione universale di “trasporto” che debba necessariamente essere presente in una coppia dopo cinque anni. Visto che questa situazione le sta provocando molta sofferenza e che parla esplicitamente di pensieri ossessivi, le consiglierei di affrontarla con uno psicologo o psicoterapeuta, possibilmente con esperienza nel trattamento dei disturbi ossessivi. L’obiettivo non sarebbe darle una risposta del tipo “lo ami” o “non lo ami”, ma aiutarla a ridurre il bisogno di certezza e di controllo, così da poter ascoltare ciò che prova con maggiore libertà. Una decisione importante sulla relazione merita di essere presa quando si riesce, per quanto possibile, a distinguere una scelta personale da una decisione dettata dalla necessità di far cessare l’ansia o il dubbio.


Gent.ma, se continua a sperimentare dubbi sui suoi sentimenti e sulla relazione sentimentale che vive, prenda in considerazione l'idea di contattare uno specialista: potrebbe aiutarla a trovare una chiarezza su di sé e su quanto sperimenta coi suoi affetti. SG


Buongiorno, quando si vive una condizione di pensiero che continua a tornare, può risultare molto complicato distinguere ciò che si sente spontaneamente da ciò che si teme di non sentire. Il bacio, il desiderio e l’intimità rischiano così di trasformarsi in una sorta di verifica continua: mi piace? Sento qualcosa? Dovrei provare di più?  Questa attenzione costante alle proprie reazioni può rendere l’esperienza stessa più faticosa e meno spontanea. Allo stesso tempo, la diminuzione del desiderio è un vissuto reale, che merita di essere compreso senza attribuirlo automaticamente né ai pensieri ossessivi né alla mancanza di attrazione. Mi sembra importante che lei e il suo ragazzo riusciate a parlarne e che lui sia disponibile a comprenderla. Forse, in questo momento, più che cercare una risposta definitiva sul futuro della relazione, potrebbe essere utile esplorare cosa accade dentro di lei quando si avvicina a lui, quanto spazio occupa la necessità di capire cosa prova e quanto invece riesce a vivere la relazione senza sentirsi sotto esame. Non è possibile stabilire da ciò che racconta se si tratti di una difficoltà legata al pensiero ricorrente, al desiderio o ad altri aspetti della relazione. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a fare chiarezza senza trasformare ogni sensazione in una prova da interpretare e senza sentirsi obbligata a prendere subito una decisione. Resto disponibile, Dottoressa Lucia Morello


Buonasera, comprendo quanto possa essere difficile orientarsi quando si cerca continuamente di capire se ciò che si prova sia "autentico" oppure conseguenza dei pensieri ossessivi. Il fatto di non sentire trasporto durante un bacio o di attraversare un periodo di scarso desiderio sessuale, preso singolarmente, non permette di stabilire automaticamente se lei sia o meno attratta dal suo compagno o se la relazione debba terminare. Il desiderio e l'attrazione possono essere influenzati da numerosi fattori: il momento personale, l'ansia, la qualità della relazione, lo stress e anche il continuo monitoraggio delle proprie sensazioni. Quando ci si domanda ripetutamente "sto provando abbastanza?", "mi piace davvero?", "dovrei sentire qualcosa in questo momento?", si rischia infatti di trasformare ogni bacio o momento di intimità in una sorta di test della relazione. Più ci si osserva alla ricerca di una risposta certa, più può diventare difficile lasciarsi andare spontaneamente alle proprie sensazioni. Un aspetto importante riguarda anche il fatto che racconta di essersi costretta ad avere rapporti perché le sembrava strano non farlo. Non dovrebbe sentirsi obbligata ad avere rapporti sessuali per verificare se prova desiderio, per tranquillizzarsi o per mantenere la relazione. Può rispettare i propri tempi e fermarsi quando non ne sente il desiderio. Piuttosto che cercare immediatamente una risposta alla domanda "devo lasciarlo oppure no?", potrebbe essere utile comprendere meglio come funzionano i suoi pensieri ossessivi, quanto incidono sulla relazione e sul desiderio e quali emozioni emergono quando smette di cercare continuamente una certezza. Considerando la sofferenza e la confusione che descrive, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a distinguere maggiormente ciò che desidera dalla necessità di ottenere continue conferme sui propri sentimenti, senza indirizzarla verso una scelta prestabilita. Se desidera, può contattarmi per fissare un primo colloquio: potremo approfondire insieme questi aspetti e comprendere meglio il significato che stanno assumendo nella sua relazione. Un caro saluto.

Dott.ssa Giulia Ardita

Dott.ssa Giulia Ardita

psicologo clinico

Catania

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Buongiorno, comprendo quanto possa essere difficile non riuscire più a distinguere ciò che sente realmente dai dubbi e dai pensieri che si sono intensificati negli ultimi mesi. Il fatto di non sentire trasporto durante un bacio o di avere poco desiderio sessuale merita attenzione, ma da solo non permette di concludere che non provi più attrazione per il suo ragazzo. Il desiderio, infatti, non è sempre immediato o costante e può risentire di diversi fattori emotivi, personali e relazionali. Nel suo racconto emerge soprattutto il bisogno di capire con certezza cosa prova: “lo desidero oppure no?”, “quello che sento è reale oppure è il pensiero ossessivo?”. Quando ogni sensazione viene osservata e interrogata continuamente, può diventare ancora più difficile riconoscere ciò che si prova spontaneamente. Più che cercare subito una risposta definitiva sulla relazione, potrebbe essere utile comprendere meglio questo intreccio tra desiderio, emozioni e pensieri ossessivi, eventualmente con l'aiuto di un professionista. Un caro saluto


Buongiorno, valuti se non stia lei attraversando una fase depressiva, d'ansia o di stress che la portano a trasferire questi pensieri sul compagno o se ci sono altre aree della sua vita che richiedono maggiore attenzione, valutando quando non ha questi pensieri ossessivi come si sente e se trova nella sua relazione una base su cui si sente sicura al di là dell'intimità sessuale vera e propria. Sarebbe importante comprendere l'origine di questi pensieri ossessivi ritornando maggiormente in contatto con il suo corpo e le sensazioni provenienti dal qui-ed ora superando il blocco ossessivo. Un caro saluto. Dott.ssa Chiara Cagnoli


Gentile utente, quel vuoto che sperimenta nell'intimità dopo cinque anni non è necessariamente una sentenza sulla fine del vostro amore. Dal punto di vista clinico, dobbiamo anzitutto separare il piano del sentimento da quello dell'ossessione. Che natura hanno questi pensieri? Da quanto tempo li ha? E da quanto tempo avverte questo problema? Il fatto che lei si sia costretta a un'intimità vissuta solo come un obbligo morale ("perché mi sembrava strano non farlo") dimostra come il corpo e il desiderio vadano in tilt quando vengono sottomessi al controllo o al dovere, perdendo la loro spontaneità. Essendo lui il primo ragazzo della sua vita, è comprensibile non avere termini di paragone. E proprio a proposito del vostro legame, colpisce un dettaglio nel suo testo, quasi un lapsus rivelatore: quando scrive «è stato l'unico ragazzo della mia vita». Quell'uso del passato, così inatteso mentre parla di un fidanzato attuale, tradisce uno scarto nel discorso, come se a un livello più profondo la separazione fosse già avvenuta o il legame avesse cambiato radicalmente statuto. Sarebbe invece prezioso approfondire la natura di questi pensieri in uno spazio di ascolto dedicato, per capire se e quanto siano realmente correlati a questa persona o se stiano mascherando un'angoscia più profonda. Ha mai provato a interrogarsi su cosa stia davvero cercando di dirle questo dubbio, al di là dell'ansia che blocca il suo desiderio? Un caro saluto, Dott. Alessandro Frazzetta

Dr. Alessandro Frazzetta

Dr. Alessandro Frazzetta

psicologo

San Giovanni la Punta

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Grazie per aver condiviso la sua esperienza. Da quello che racconta, mi sembra che la difficoltà principale in questo momento non sia soltanto il fatto di non sentire trasporto durante un bacio o di avere poca voglia di intimità, ma soprattutto il fatto che stia cercando continuamente di capire che cosa questi vissuti significhino per la sua relazione: "Se non sento qualcosa, allora significa che non sono attratta?", "E se fosse un pensiero ossessivo?", "Devo lasciarlo oppure no?". Questo continuo interrogarsi può diventare molto logorante e rendere ancora più difficile entrare in contatto spontaneamente con ciò che prova. Quando sono presenti pensieri ossessivi, infatti, può instaurarsi un meccanismo in cui si controllano continuamente le proprie emozioni e sensazioni per cercare una risposta certa. Il problema è che più si cerca di verificare se c'è attrazione, trasporto o desiderio, più queste sensazioni possono diventare difficili da percepire in modo spontaneo. Anche il fatto di essersi costretta ad avere rapporti per verificare che "fosse tutto normale" può contribuire a mantenere questo circolo. Non è quindi possibile stabilire semplicemente dall'assenza di una determinata sensazione durante un bacio se lei sia o meno attratta dal suo partner. Allo stesso modo, non credo sarebbe utile cercare una risposta definitiva attraverso continui confronti, analisi o "test" delle proprie emozioni. Il fatto che lui sia stato il suo unico ragazzo, inoltre, non significa che debba necessariamente avere un termine di paragone per poter comprendere ciò che prova. Questa è una tematica che potrebbe essere affrontata molto bene all'interno di un percorso di terapia metacognitiva (MCT), lavorando non tanto sul contenuto del singolo pensiero — "sono attratta o non sono attratta?" — quanto sul modo in cui lei reagisce a questi pensieri, attraverso il monitoraggio, il controllo delle sensazioni e la ricerca continua di certezza. L'obiettivo sarebbe gradualmente ridurre questo processo di analisi e permetterle di vivere la relazione e le proprie esperienze emotive senza doverle continuamente verificare. Anche rispetto alla decisione di rimanere o meno nella relazione, potrebbe essere utile non cercare di prendere una decisione nel momento in cui è immersa nel dubbio ossessivo, ma lavorare prima sul meccanismo che mantiene questa incertezza. Questo potrebbe permetterle di comprendere con maggiore chiarezza che cosa desidera realmente, senza che ogni sensazione diventi una prova a favore o contro la relazione. Rimango disponibile se desidera approfondire ulteriormente la situazione.


Da quello che racconti, non si può concludere che tu non sia attratta dal tuo ragazzo, ma neppure sarebbe giusto attribuire tutto ai pensieri ossessivi. Il desiderio può risentire di ansia, stress e di ciò che si vive nella relazione; allo stesso tempo, quando si è presi dal dubbio, controllare continuamente «cosa sento mentre lo bacio?» può rendere ancora più difficile vivere quel momento. C’è però una cosa concreta da cui partire: non devi avere rapporti per verificare se lo desideri o perché ti sembra strano non farli. Puoi fermarti e dirgli che, per un po’, hai bisogno di vivere la vicinanza senza aspettative sessuali. Il fatto che lui sia disposto ad ascoltarti è una buona base per parlarne. Per capire meglio, potrebbe esserti utile chiederti quando è iniziato questo cambiamento, se il desiderio manca in generale o soprattutto con lui, e cosa succede dentro di te quando siete intimi: curiosità, piacere, pressione, paura di non sentire abbastanza? Non serve trovare subito una risposta definitiva alla domanda «devo lasciarlo?». Se i dubbi diventano insistenti e ti portano a cercare continue conferme, un confronto con un professionista esperto di pensieri ossessivi e sessualità può aiutarti a esplorare entrambe le cose senza forzare una decisione. Spero di esserle stato di aiuto. Buona serata

Dott. Fabio Nenci

Dott. Fabio Nenci

psicologo clinico

San Maurizio Canavese

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Salve, la domanda è delicata, ma più che comprensibile. Qualora ci fosse la presenza di una diagnosi che evidenzia la presenza di un funzionamento Ossessivo, come da lei accennato, questo non credo che si possa sovrapporre ad un dubbio lecito quanto cruciale, ossia : se il mio sentimento per una persona è cambiato, ma può rappresentare anzi un ostacolo alla ricerca della risposta. Quello che sentiamo (sia in termini fisici che emotivi) nei confronti di un partner merita di essere ascoltato. Nelle relazioni durature è plausibile che ci siano periodi di abbassamento del desiderio, ma è altrettanto vero che l'ambito dell'intimità è un aspetto importante di una relazione amorosa sana. I pensieri ossessivi poggiano i piedi sulle nostre insicurezze e da lì prendono lo slancio per irrompere nel nostro flusso di pensieri creando scompiglio e senso di allarme, ma senza focalizzare il reale problema. Ritengo che quando ci si sente fortemente indecisi e incerti sul da farsi, iniziare a raccogliere strumenti che ci permettono di dialogare in modo sereno con noi stessi e darci quindi lo spazio per riordinare gli argomenti a favore o contro una qualsiasi scelta, sia il punto principale. Un percorso si supporto Psicologico con un professionista adatto (magari che includa anche pratiche di Mindfulness) sia uno spazio privilegiato per acquisire questi strumenti.


Buongiorno, credo che debba consentire a se stessa un tempo ed un luogo dove esplorare meglio e più a fondo i suoi vissuti emotivi e sentimenti. Un saluto cordiale Dott.ssa Marzia Sellini


Salve, la situazione che descrive può essere particolarmente destabilizzante, soprattutto perché il dubbio riguarda qualcosa che sente come fondamentale per una relazione: il desiderio, l'attrazione e il trasporto verso il proprio partner. Il fatto che negli ultimi mesi siano comparsi pensieri ossessivi rende inoltre comprensibile la difficoltà a capire se ciò che prova sia un'esperienza emotiva autentica oppure il risultato del continuo controllo e dell'analisi dei propri sentimenti. Un primo aspetto importante è che il fatto di non provare una determinata sensazione durante un bacio non costituisce, da solo, una prova del fatto che non sia più attratta dal suo ragazzo. L'attrazione e il desiderio non sono esperienze che necessariamente si presentano sempre con la stessa intensità e possono essere influenzati da molti fattori: il momento della relazione, lo stress, la familiarità, eventuali difficoltà emotive, la qualità della comunicazione e della sessualità, oltre naturalmente alla componente individuale. Nel suo caso c'è poi un elemento che merita particolare attenzione: dice di avere iniziato a soffrire di pensieri ossessivi e di non riuscire più a distinguere ciò che pensa da ciò che prova realmente. Quando una persona inizia a controllare continuamente le proprie emozioni attraverso domande come “lo amo davvero?”, “mi piace baciarlo?”, “sento abbastanza trasporto?”, “sono sessualmente attratta da lui?”, il rischio è che l'esperienza spontanea venga sostituita dall'osservazione e dalla verifica. Più si cerca una certezza assoluta su ciò che si prova, più può diventare difficile percepire naturalmente ciò che si prova. Anche il fatto che lei abbia continuato ad avere rapporti sessuali pur non avendone voglia perché riteneva che fosse “strano” non farlo è un elemento importante. Non dovrebbe sentirsi obbligata ad avere rapporti per dimostrare a se stessa o al partner che la relazione funziona. Il consenso e il desiderio sono importanti anche all'interno di una relazione stabile. Allo stesso tempo, l'assenza di desiderio in un determinato periodo non deve essere automaticamente interpretata come la prova che la relazione sia terminata. Capisco anche il suo dubbio legato al fatto che questo sia stato il suo unico ragazzo e che quindi non abbia un termine di paragone. Tuttavia, non esiste necessariamente un'esperienza standard con cui confrontarsi per stabilire se una relazione sia “giusta”. Le relazioni non si possono valutare attraverso un test nel quale si deve raggiungere una determinata quantità di emozione o di trasporto. Cercare continuamente di confrontare ciò che sente con ciò che “dovrebbe” sentire potrebbe, soprattutto nel suo caso, alimentare ulteriormente l'incertezza. Non le direi quindi né che deve lasciarlo né che deve necessariamente continuare la relazione. Prima di prendere una decisione così importante, sarebbe utile comprendere meglio che cosa sta accadendo. In particolare, potrebbe essere importante distinguere una difficoltà reale e persistente nella relazione da un meccanismo ossessivo che la porta a verificare continuamente i propri sentimenti. Sono due situazioni molto diverse e richiedono modalità di intervento differenti. Il fatto che il suo compagno sia disponibile ad ascoltarla e a cercare di comprendere ciò che sta vivendo è certamente una risorsa, ma non è necessario che sia lui a risolvere il problema. Considerata la presenza di pensieri ossessivi, potrebbe essere particolarmente utile rivolgersi a uno psicologo o psicoterapeuta che abbia esperienza nel trattamento del disturbo ossessivo-compulsivo. Un percorso potrebbe aiutarla a comprendere il funzionamento dei pensieri ossessivi e, soprattutto, a ridurre il bisogno di controllare continuamente le proprie emozioni per ottenere una certezza definitiva. Potrebbe essere utile, nel frattempo, provare a non trasformare ogni bacio, ogni momento di intimità o ogni assenza di desiderio in una verifica della relazione. Non deve necessariamente sapere oggi, con assoluta certezza, se ciò che prova sarà identico tra cinque o dieci anni. Può invece osservare la relazione nel suo complesso: come sta con questa persona, che rapporto avete, come vi trattate, quali sono i vostri bisogni, che cosa desiderate costruire e come affrontate insieme le difficoltà. La domanda forse non è quindi soltanto “provo abbastanza attrazione per lui?”, ma anche “che cosa succede quando smetto, per un momento, di cercare una risposta definitiva a questa domanda?”. Questo può essere un punto interessante da esplorare con un professionista, soprattutto se sente che il dubbio è diventato un pensiero ricorrente dal quale non riesce più a liberarsi. Le mando un caloroso saluto Dott. Michele Basigli Psicologo Clinico Perugia


Buonasera, capisco quanto possa essere destabilizzante non riuscire a distinguere ciò che provi realmente dai dubbi alimentati dai pensieri ossessivi, soprattutto quando questi riguardano una relazione importante. Il rischio è quello di cercare continuamente una risposta certa alla domanda «Lo amo davvero? Sono attratta da lui?», finendo per controllare ogni bacio, ogni emozione e ogni momento di intimità, fino a rendere difficile viverli spontaneamente. Potresti provare a chiederti: «Quanto il bisogno di capire con certezza ciò che sento mi sta portando a controllare proprio quelle sensazioni che vorrei vivere liberamente?» Questo non significa che la mancanza di desiderio debba essere ignorata, ma che merita di essere compresa senza trasformare ogni assenza di trasporto in una prova definitiva sulla relazione. Anche il fatto di costringerti ad avere rapporti per sentirti “normale” può contribuire ad aumentare la pressione e allontanarti dal piacere. Sarebbe utile approfondire il circolo tra dubbi, controlli e tentativi di rassicurazione, così da comprendere se e come stia influenzando il tuo modo di vivere la relazione e l'intimità. Non devi trovare subito una risposta definitiva sulla possibilità di restare o lasciarvi. Sono disponibile per un colloquio online, saluti.


Buongiorno, lei è portatrice di una istanza di coppia ed è in un percorso di coppia vanno affrontate le problematiche come quella da lei descritta. Ne parli anche con il suo ragazzo, sarebbe una occasione di crescita per entrambi. Cordiali Saluti Dott. Diego Ferrara


Gentile utente, il dubbio e l'angoscia che sta vivendo sono estremamente frequenti quando una tendenza al pensiero ossessivo si riversa sulla sfera affettiva e intima. Nel momento in cui bacia o cerca l'intimità con il suo ragazzo, la sua mente non è libera di vivere l'esperienza, ma si pone in una posizione di costante monitoraggio e ipercontrollo: si chiede "Cosa provo? Sento qualcosa? Dovrei sentire di più?". Questo meccanismo di auto-osservazione spegne istantaneamente la spontaneità, il piacere e il trasporto emotivo, confermando paradossalmente il dubbio iniziale e alimentando il timore che manchi attrazione o che la relazione sia al capolinea. Costringersi ad avere rapporti, inoltre, non fa che trasformare l'intimità in un compito ansiogeno, allontanando ulteriormente il desiderio. Dall'interno di questa spirale razionale è quasi impossibile distinguere ciò che sente davvero da ciò che è dettato dall'ansia di controllo. Per comprendere a fondo l'origine di questo blocco, disinnescare il circolo del dubbio e fare chiarezza autentica sui propri sentimenti senza farsi travolgere dalle paranoie, un percorso con uno specialista le offrirà lo spazio e gli strumenti necessari per ritrovare serenità e lucidità. Un caro saluto, Dott. Sandro Mangano, psicologo e direttore clinico del centro NeuFitLab


Buongiorno, ll pensiero ossessivo può rendere molto difficile distinguere ciò che si prova realmente dai dubbi e dal continuo bisogno di avere certezze. Eviterei quindi di cercare nel singolo bacio o rapporto sessuale la “prova” che lo ama o non lo ama. Potrebbe essere utile affrontare questo tema in un percorso psicologico, esplorando sia la componente ossessiva sia il desiderio e l’attrazione, senza costringersi ad avere rapporti quando non ne sente il desiderio.


Gentile, forse è meglio mettere in pausa il sesso a comando, ciò non significa interrompere la relazione ma comprendere le dinamiche individuali e della relazione che sta vivendo in questo momento. C'è sicuramente una componente ossessiva che forse non riguarda direttaemnte la relazione ma una parte di lei che forse ha paura della vicinanza e del contatto, i pensieri ossessivi non vanno eliminati ma ascoltati. Cosa vogliono dirle? Rimango a disposizione se vuole un appuntamento. Dott. Paolo Valentini


Buonasera, la sua domanda tocca un tema molto delicato e capisco quanto possa essere destabilizzante non riuscire più a distinguere ciò che sente da ciò che pensa di dover sentire. Quando, soprattutto in presenza di pensieri ossessivi, iniziamo a osservare continuamente le nostre emozioni per cercare una risposta certa — “lo amo abbastanza?”, “provo attrazione?”, “dovrei sentire qualcosa quando lo bacio?” — può diventare molto difficile riuscire semplicemente a vivere l'esperienza. Un aspetto che trovo importante nel suo racconto è proprio questo: non descrive soltanto una diminuzione del desiderio, ma racconta che da quando questa sensazione è diventata oggetto di preoccupazione ha iniziato a interrogarsi continuamente sul suo significato. È possibile che si sia instaurato un circolo nel quale il bacio non viene più semplicemente vissuto, ma diventa quasi una sorta di “test”: lo bacio e controllo cosa sento; se non sento abbastanza, mi allarmo; l'allarme aumenta il controllo e il controllo rende ancora più difficile lasciarsi andare. In questo modo, ciò che inizialmente era una sensazione può trasformarsi progressivamente in una domanda a cui si cerca continuamente una risposta. Questo non significa che la mancanza di desiderio debba essere necessariamente ricondotta ai pensieri ossessivi, né che sia necessariamente il segnale che la relazione sia finita. Il desiderio sessuale è un'esperienza complessa e può modificarsi nel tempo per molte ragioni: nella relazione, nella propria storia, nel modo in cui si vive il corpo e l'intimità, nello stress, nelle emozioni e nella qualità della connessione con l'altro. Non esiste, inoltre, una quantità di trasporto o di desiderio che stabilisca matematicamente se una relazione “funziona” oppure no. Potrebbe essere interessante osservare non soltanto ciò che accade dentro di lei, ma ciò che accade tra voi quando questa difficoltà compare. Lei si preoccupa di non provare abbastanza, si forza ad avere rapporti perché le sembra strano non averne voglia, lui cerca di aiutarla e di comprendere, e forse proprio il tentativo di trovare una soluzione può aumentare l'attenzione sul problema. L'intimità rischia così di trasformarsi da uno spazio di incontro a uno spazio nel quale entrambi aspettate che “succeda qualcosa” che confermi che va tutto bene. Mi soffermerei molto anche su una frase che ha scritto: “le volte in cui l'abbiamo fatto ero io che mi costringevo perché mi sembrava strano non farlo”. Non è necessario avere rapporti sessuali per dimostrare che una relazione funziona. Forzarsi può aumentare la distanza dal proprio corpo e dal proprio desiderio, mentre potrebbe essere più utile concedersi la possibilità di esplorare l'intimità senza l'obiettivo di verificare se arriva necessariamente l'eccitazione o il trasporto. Il fatto che lui sia stato il suo unico ragazzo rende comprensibile anche la domanda sul confronto: “come faccio a sapere se questa è attrazione se non ho mai provato altro?”. Tuttavia, cercare un confronto esterno per ottenere una certezza assoluta potrebbe non risolvere il problema. Forse la domanda più utile non è soltanto “provo abbastanza attrazione per lui?”, ma anche “come sto io nella relazione quando smetto, per un momento, di dover dare una risposta a questa domanda?” Non credo quindi che sia necessario decidere adesso se lasciarlo oppure rimanere con lui sulla base di ciò che sente durante un bacio. Prima potrebbe essere importante comprendere meglio il funzionamento dei pensieri ossessivi e il modo in cui questi si intrecciano con la relazione e con la sessualità. Se sente di non riuscire più a distinguere il vissuto dalla necessità di controllarlo e verificarlo, un percorso psicologico potrebbe aiutarla proprio a interrompere questo bisogno di certezza e a recuperare un rapporto più spontaneo con le proprie emozioni e con il proprio corpo. E forse c'è anche un elemento prezioso nel suo racconto: dice che il suo compagno è disposto ad ascoltarla, a comprenderla e a cercare insieme una strada. Non significa che questo, da solo, risolverà la difficoltà, ma può rappresentare una risorsa importante. Non necessariamente dovete trovare subito una risposta definitiva: potreste avere bisogno, prima di tutto, di creare nuovamente uno spazio di intimità nel quale non sia necessario dimostrare o verificare nulla.


Salve Mi dispiace per i dubbi e la confusione che sta vivendo all'interno di questa relazione. C'è una diagnosi di un professionista che riconosca il suo funzionamento ossessivo? E seguita da un terapeuta? Mi sento di suggerirle di parlare con il collega se è seguita; se non lo fosse, di cercare questo supporto. Un caro saluto


Salve, la prima domanda che mi viene da porle è se è in grado di stabilire se prova ancora un sentimento per questo ragazzo. Non so la sua età ma l'aspetto intimo è una parte importante di un rapporto, il fatto che non ci sia più attrazione mi fa pensare che la storia abbia perso forza. Non posso consigliarle se è meglio chiuderla o meno, ho troppe poche informazioni, ma quello che mi sento di dirle è di riflettere se vuole restare in questa storia per abitudine, per mancanza di coraggio nell'affrontare un distacco, per paura che lui soffra o di una possibile solitudine. Questi non sono validi motivi per rimanere in una storia, o meglio, non potrà trovare la sua felicità se ci sono tutti questi elementi a fare da collante e non più un sentimento forte. Se invece l'amore c'è, si potrebbe provare a cambiare un po' le abitudini, trovare dei modi per provare a risvegliare la relazione, ma deve capire bene cosa c'è nel suo cuore. In bocca al lupo!


Buonasera, capisco quanto possa essere destabilizzante non riuscire più a distinguere ciò che sente davvero dai pensieri ossessivi, soprattutto quando il dubbio riguarda una relazione così importante. Il fatto di non sentire trasporto nel bacio o di avere poco desiderio sessuale, da solo, non permette di concludere automaticamente che non ci sia più attrazione o che la relazione debba finire. Il desiderio può essere influenzato da molti fattori e, quando ci si osserva continuamente cercando una risposta certa, può diventare ancora più difficile capire cosa si prova spontaneamente. Mi soffermerei anche sul fatto che racconta di essersi “costretta” ad avere rapporti: sarebbe importante non sentirsi obbligata a farlo per verificare ciò che prova o perché pensa che in una coppia “si debba”. Più che cercare subito una risposta definitiva sul lasciare o restare, potrebbe essere utile comprendere con calma come funzionano questi dubbi, quanto incidano i pensieri ossessivi e come vive oggi la relazione nel suo insieme. È un tema che merita uno spazio in cui poterlo esplorare senza pressione e senza dover arrivare immediatamente a una decisione.


E' importante che in questi momenti di difficoltà riesca ad affidarsi a un terapeuta che sappia realmente aiutarla a conoscere e gestire i propri vissuti emotivi in merito. A presto, Dott. Salvatore Di Costanzo


Buonasera, la situazione che descrivi è complessa e genera un forte carico di sofferenza emotiva, poiché si intrecciano aspetti relazionali, la sfera della sessualità e la presenza di un funzionamento mentale caratterizzato da pensieri di tipo ossessivo. I meccanismi di controllo, pur nascendo dal desiderio di fare chiarezza, finiscono spesso per inibire la naturalezza delle sensazioni e della risposta sessuale, creando un circolo vizioso in cui l'ansia da prestazione o la paura di non sentire nulla bloccano preventivamente il coinvolgimento spontaneo. Il fatto di esserti forzata all'intimità per un senso di dovere o di normalità può aver ulteriormente associato la sfera sessuale a un momento di sforzo o di valutazione, a discapito del senso di piacere. Per iniziare a fare chiarezza e districare la matassa dei dubbi, può essere utile osservare come si manifesta la tua dimensione pulsionale al di fuori della dinamica di coppia. Può risultare indicativo valutare se avverti una forma di desiderio o fantasia quando ti trova da sola o verso altre persone, oppure se tale dimensione appare assopita in senso generale. Analogamente, è importante comprendere se, nell'intimità individuale sei in grado di accedere al piacere o se anche in quell'ambito riscontri blocchi o difficoltà nel lasciarti andare. Tali elementi consentono di orientarsi tra una difficoltà legata specificamente all'intesa con il partner e un'inibizione più generale della sfera eros-piacere, spesso influenzata dai livelli di ansia e dalla rimuginazione.


Buonasera. La ringrazio per la fiducia. Trovarsi nella posizione di non riuscire a distinguere ciò che si prova realmente dalle trappole dei propri pensieri è un'esperienza profondamente logorante. Un aspetto clinico fondamentale è che la mente fatica a sperimentare trasporto o spontaneità quando è bloccata in un monitoraggio ossessivo. Nell'intimità, la sua attenzione si sposta dall'esperienza sensoriale al controllo di cosa sta provando. Questo controllo attiva un meccanismo d'ansia che genera un vero e proprio blocco emotivo-sensoriale: l'ansia spegne fisiologicamente il desiderio, alimentando un circolo vizioso di rimuginio. Il fatto di "costringersi" all'intimità non fa che accentuare questo rifiuto del corpo. Essendo la sua unica relazione, il dubbio diventa ancora più totalizzante, ma definire ora la reale natura dei suoi sentimenti non è possibile, poiché l'ossessione copre tutto il resto. Il consiglio principale è allentare la pressione, sospendendo temporaneamente le forzature. Per scindere la componente ansiosa dalla reale dimensione affettiva, potrebbe essere di grande beneficio investire in uno spazio di ascolto e di elaborazione clinica, una cornice neutrale e sicura in cui accogliere queste ambivalenze per ridefinire con i giusti tempi la propria traiettoria relazionale. Un caro saluto. Dott. Diego Pelliccia


Buonasera, capisco quanto possa essere destabilizzante non riuscire più a distinguere ciò che sente dai dubbi alimentati dal pensiero ossessivo. Proprio per questo eviterei di cercare una risposta definitiva del tipo “lo desidero oppure devo lasciarlo?”, perché il bisogno di arrivare a una certezza potrebbe alimentare ulteriormente il circolo dei pensieri. Allo stesso tempo, non trascurerei ciò che sta vivendo nella sessualità: costringersi ad avere rapporti quando non ne ha desiderio rischia di aumentare disagio e distanza dal proprio corpo. Il desiderio può essere influenzato da molti fattori e la sua assenza, da sola, non permette di stabilire cosa provi per il suo compagno. Potrebbe essere utile affrontare questi aspetti con uno psicologo/psicoterapeuta, soprattutto considerando la componente ossessiva, per imparare a riconoscere i suoi vissuti senza sottoporli continuamente a verifiche e recuperare uno spazio di maggiore libertà anche nell’intimità.

Dott.ssa Vanessa Giachetto

Dott.ssa Vanessa Giachetto

psicologo

San Donà di Piave

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Gentile paziente,mi ha colpito quando scrive “non so più distinguere quelli che sono pensieri ossessivi da quello che provo io”. Credo che sia proprio qui che si sia creato il nodo.Quando iniziamo a controllare continuamente quello che sentiamo, soprattutto nell'intimità, rischiamo paradossalmente di sentire sempre meno. Durante un bacio magari una parte di lei non è più semplicemente lì con il suo ragazzo, ma sta verificando “sto provando qualcosa?”, “dovrei sentire di più?”, “se non sento niente significa che non lo amo?”. E a quel punto diventa difficile lasciarsi andare.Allo stesso tempo, però, non liquiderei tutto come pensiero ossessivo. Il fatto che non abbia desiderio e che alcune volte si sia costretta ad avere rapporti merita di essere ascoltato. Eviterei soprattutto di continuare a forzarsi per verificare se prova qualcosa, perché rischia di aumentare ancora di più ansia e rifiuto verso l'intimità. Forse oggi non deve trovare immediatamente la risposta alla domanda “lo lascio oppure no?”. Prima sarebbe importante capire cosa succede dentro di lei quando la vicinanza diventa fisica e quanto il bisogno di avere una certezza stia interferendo con ciò che sente realmente.Un percorso psicologico potrebbe aiutarla proprio a separare il pensiero ossessivo dal desiderio e dai suoi sentimenti, senza prendere una decisione sulla relazione nel pieno dell'ansia. Un caro saluto, Dott.ssa Alina Mustatea Psicologa Clinica, Psicologa Giuridica e Psicodiagnosta


Quando cerchiamo di capire “cosa provo davvero?” controllando ogni bacio, ogni desiderio e ogni sensazione, rischiamo di trasformare l’amore in un esame da superare: più cerchiamo una risposta certa, più la sensazione sfugge. Cosa succederebbe se smettessi, per un po’, di verificare se lo desidero abbastanza? Forse non serve decidere oggi se lasciarlo: prima potrebbe essere utile interrompere il tentativo di trovare certezza attraverso il controllo. Rimango a disposizione Dott.ssa Francesca Gottofredi


Gentile, La ringrazio per la fiducia con cui ha esposto una situazione che genera una grandissima sofferenza e un costante stato di ansia. Vivere nel dubbio continuo di "non sentire abbastanza" e non riuscire più a distinguere le proprie emozioni dai propri pensieri è un'esperienza logorante, specialmente all'interno della prima storia d'amore importante della propria vita. Le rispondo subito con un punto fondamentale da un punto di vista clinico: l'assenza di trasporto che prova quando bacia o cerca l'intimità con il suo ragazzo in questo momento non è la prova che non lo ama più, ma è l'effetto diretto del circuito dell'ansia e del controllo. 1. La trappola del "Checking Emotivo" (DOC Relazionale) Quando una persona soffre di pensieri ossessivi focalizzati sulla relazione (ROCD - Relationship OCD), la mente trasforma la sfera affettiva in un esame continuo. Il monitoraggio costringe il cervello all'Iper-vigilanza: Quando bacia il suo compagno, una parte della sua mente non è immersa nell'esperienza, ma si mette in posizione di "spettatrice giudicante" e si chiede: "Cosa sto provando in questo momento? Sento le farfalle nello stomaco? Mi sto emozionando?". L'ansia spegne la risposta emotiva e sessuale: Il desiderio e il trasporto emotivo richiedono rilassamento, presenza ed assenza di giudizio. Se mentre bacia il suo partner il suo cervello è occupato a "misurare" il livello di trasporto, l'ansia da prestazione emotiva azzera automaticamente ogni sensazione di piacere o attivazione naturale. 2. La costrizione nell'intimità aumenta il blocco Costringersi ad avere rapporti sessuali "perché sembra strano non farlo" o per verificare se l'attrazione c'è ancora è uno dei meccanismi che alimenta maggiormente il rifiuto. Sottoporsi a un atto intimo senza un reale desiderio spontaneo trasforma il sesso in un dovere o in un "test da superare". Il corpo reagisce con la chiusura e la mancanza di lubrificazione o coinvolgimento, confermando all'ossessione il pensiero catastrofico ("Vedi? Non mi va, allora significa che devo lasciarlo"). Come iniziare a disinnescare questa spirale? 1. Togliere la pressione e sospendere le "prove di forza" intime: Si conceda una tregua condivisa con il suo ragazzo (che si sta dimostrando molto comprensivo): stabilite insieme di sospendere i tentativi di avere rapporti sessuali o di verificare cosa prova nei baci per un periodo di tempo. Sapere che "non si deve dimostrare o sentire nulla per forza" toglie il macigno del test quotidiano. 2. Smettere di cercare la "prova definitiva": Riconosca che il pensiero "devo capire se lo amo o devo lasciarlo" è la voce dell'ossessione che cerca una certezza assoluta che la mente ansiosa non può dare. Più cerca di analizzare la risposta, più la confusione aumenterà. 3. Distinguere la relazione dal pensiero ossessivo: Non prenda decisioni impulsive sulla rottura mentre si trova nel picco della ruminazione e dell'ansia. Le decisioni relazionali sane si prendono a mente lucida e serena, non sotto la spinta del panico o della stanchezza da controllo. Il percorso indicato Trattandosi di un'angoscia legata alla presenza di pensieri ossessivi, la strada più efficace e risolutiva è intraprendere un percorso di Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) specializzata nei disturbi d'ansia e nel DOC. Attraverso tecniche mirate di Esposizione con Prevenzione della Risposta (ERP) e di defusione cognitiva, potrà imparare a silenziare il monitoraggio ossessivo, permettendo alle sue reali sensazioni ed emozioni di riemergere spontaneamente senza la paura del giudizio. Un cordiale saluto, Dott.ssa Antonella Guiducci

Dott.ssa Antonella Guiducci

Dott.ssa Antonella Guiducci

psicoterapeuta

San Mauro Pascoli

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Gentile utente, grazie per aver condiviso con tanta sincerità ciò che sta vivendo. Da quello che racconta, sembra che la difficoltà non riguardi soltanto il calo del desiderio o il fatto di non sentire trasporto durante i baci, ma anche il bisogno di capire con certezza che cosa queste sensazioni significhino per la vostra relazione. Quando siamo molto concentrati su ciò che proviamo, cercando continuamente di capire se sentiamo abbastanza, se siamo attratti dall'altra persona o se stiamo vivendo la relazione nel modo giusto, può diventare difficile vivere spontaneamente quei momenti. Se sono presenti anche pensieri ossessivi, il bisogno di trovare una risposta definitiva può alimentare ulteriormente dubbi e preoccupazioni. Questo, però, non significa che tutto dipenda necessariamente dai pensieri, così come il calo del desiderio non indica automaticamente che una relazione debba finire. Il desiderio può essere influenzato da diversi fattori e merita di essere compreso senza forzarsi a provare qualcosa o a vivere l'intimità per verificare ciò che si sente. Credo che, in questo momento, più che cercare di stabilire subito se sia meglio lasciarsi o continuare, potrebbe esserle utile comprendere cosa sta vivendo, distinguendo il bisogno di ottenere certezze dai suoi bisogni e desideri reali.


Buonasera, È faticoso e disorientante trovarsi incastrati nei dubbi quando il corpo smette di sentire trasporto e l'intimità diventa un dovere a cui costringersi. Quando si prova a controllare e analizzare continuamente ogni sensazione o bacio, la mente si riempie di pensieri e toglie spazio alla spontaneità dello stare insieme. Cosa succede nello spazio tra voi due nel momento in cui smettete di cercare risposte o soluzioni e vi permettete semplicemente di stare nell'incertezza di ciò che c'è? Invece di sforzarsi di capire da sola se lasciarsi o meno, portare questa dinamica all'interno di uno spazio di ascolto psicologico le permetterà di alleggerire la pressione e di esplorare cosa sta accadendo davvero nella sua relazione. Un caro saluto.


Ciao, ti rassicuro subito: il fatto di non riuscire a distinguere cosa provi davvero rispetto a ciò che dice la paranoia è la caratteristica principale del pensiero ossessivo. Quando nella mente si insinua il dubbio ("lo amo ancora?", "è la persona giusta?"), il cervello entra in uno stato di controllo continuo. Inizi a "testare" ogni bacio e ogni momento di intimità per verificare cosa senti. Il problema è che l'emozione e l'attrazione non possono nascere sotto controllo: più ti sforzi di sentire qualcosa o ti costringi a fare l'amore per prova, più l'ansia blocca del tutto il trasporto e la risposta sessuale. Il fatto che sia la tua unica storia non significa che tu sia "sbagliata", ma rende solo più facile per la mente cadere nel tranello dei paragoni ipotetici. Continuare a mettere alla prova i tuoi sentimenti o costringerti all'intimità alimenta solo il circolo vizioso. Prima di prendere decisioni affrettate sulla relazione, occorre disinnescare l'ansia e il controllo ossessivo. Un percorso mirato ti aiuterebbe a uscire dalla trappola dei pensieri, a ritrovare chiarezza su te stessa e a capire cosa desideri davvero in totale serenità. Se ti va di parlarne e fare un po' di ordine insieme, ti accetto volentieri per un primo colloquio conoscitivo gratuito (sia online che in presenza). Puoi scrivermi in privato per fissare un appuntamento. Un caro saluto, Dott.ssa Sara Simona Colecchia Psicologa


Buongiorno, partirei da una cosa: non si costringa ad avere rapporti per verificare se prova ancora qualcosa. Il sesso rischia così di diventare un esame, con l’attenzione tutta rivolta a controllare le proprie reazioni. L’assenza di desiderio, da sola, non dice se una relazione debba finire. Ansia, difficoltà nella coppia e fattori fisici possono incidere, anche insieme. Sarebbe utile capire quando è iniziato questo cambiamento e se riguarda il desiderio in generale oppure il rapporto con lui. Una consulenza sessuologica può aiutarla a distinguere questi aspetti, senza partire dall’obbligo di restare insieme o di lasciarsi. Non aver avuto altri partner non le impedisce di capire cosa sente e cosa desidera. Un saluto, Sabrina Gatti


Buonasera, comprendo quanto possa essere difficile orientarsi tra i dubbi sulla relazione e la presenza di pensieri ossessivi, soprattutto quando manca un’esperienza precedente con cui confrontarsi. Da quanto scrive, non è possibile stabilire se l’assenza di desiderio o di trasporto indichi una mancanza di attrazione verso il suo compagno oppure sia collegata ad altri aspetti. È importante, tuttavia, ascoltare i propri limiti e non costringersi ad avere rapporti quando non ne sente il desiderio, anche se può sembrarle insolito non averne voglia. Prima di prendere una decisione sulla relazione, potrebbe esserle utile rivolgersi a uno psicologo o psicoterapeuta. Un percorso individuale le consentirebbe di approfondire sia i pensieri ossessivi sia ciò che sta vivendo nella sfera affettiva e intima, per acquisire maggiore consapevolezza senza dover trovare subito una risposta definitiva. Successivamente, se necessario, si potrà valutare anche un percorso di coppia. Rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti. Un caro saluto


Salve, quando si soffre di pensieri ossessivi, può diventare difficile vivere spontaneamente la relazione, perché si finisce per controllare continuamente ciò che si prova, cercando conferme sui propri sentimenti e sulla propria attrazione. Questo controllo, a sua volta, può aumentare l'ansia e rendere più difficile sentire trasporto e desiderio. La diminuzione del desiderio, però, può avere diverse cause e non significa necessariamente che non ami più il suo ragazzo. Non è necessario decidere subito se restare o lasciarsi sulla base di ciò che sente in questo momento, soprattutto se vive una forte ansia e tende a mettere continuamente in discussione le proprie sensazioni. Le suggerirei un percorso psicologico, possibilmente con esperienza nei pensieri ossessivi, per comprendere cosa sta alimentando questo circolo e ritrovare maggiore serenità, senza costringersi all'intimità né cercare continuamente una certezza assoluta sui propri sentimenti.


Salve, comprendo la sua difficoltà, soprattutto perché quando sono presenti pensieri ossessivi diventa molto facile trasformare ogni sensazione – o assenza di sensazione – in una sorta di “test” della relazione: “Se quando lo bacio non sento trasporto, significa che non lo amo?”, “Se non desidero avere rapporti, significa che non sono attratta da lui?”, “Dovrei lasciarlo?”. Più si cerca una risposta certa, più spesso aumentano dubbi, controllo delle proprie sensazioni e ansia. Da ciò che racconta, tuttavia, non sarebbe corretto concludere né che non prova attrazione e dovrebbe lasciarlo, né che si tratti necessariamente soltanto dei suoi pensieri ossessivi. Il desiderio sessuale e il coinvolgimento possono essere influenzati da numerosi fattori: caratteristiche della relazione, ansia, stress, umore, farmaci, aspetti ormonali, modalità con cui si vive la sessualità e, naturalmente, anche dall’attrazione verso il partner. Occorrerebbe quindi conoscere molto meglio la sua storia. C’è inoltre un meccanismo che potrebbe essere utile osservare. Se durante un bacio lei controlla continuamente ciò che sta provando (“Sto sentendo qualcosa? Quanto? È abbastanza? Dovrei sentire di più?”), diventa molto difficile abbandonarsi all’esperienza. L’attenzione si sposta dal vivere quel momento al verificare se la propria reazione sia quella “giusta”. Questo non dimostra che l’attrazione ci sia, ma nemmeno che non ci sia. Un aspetto sul quale invece mi soffermerei è il fatto che riferisce di essersi costretta ad avere rapporti perché le sembrava strano non averne. Non dovrebbe sentirsi obbligata ad avere rapporti sessuali per verificare se prova qualcosa, per rassicurare il partner o perché pensa che in una coppia “si debba” farlo. Continuare a vivere l’intimità come un compito potrebbe, al contrario, aumentare ansia, pressione e rifiuto. Non credo quindi che abbia bisogno di trovare immediatamente la risposta definitiva alla domanda “lo amo/non lo amo?” o “sono/non sono attratta?”. Sarebbe probabilmente più utile comprendere come funzionano i pensieri ossessivi che descrive e, parallelamente, esplorare con maggiore serenità la sua esperienza affettiva e sessuale. Considerato che questa difficoltà le provoca molta sofferenza e sta incidendo sia sulla relazione sia sulla sessualità, le consiglierei un confronto con uno psicologo o psicoterapeuta, possibilmente con esperienza nei disturbi ossessivi e nelle problematiche relazionali/sessuologiche. Potrebbe aiutarla non a decidere al posto suo se lasciare o meno il suo ragazzo, ma a distinguere progressivamente ciò che desidera da ciò che nasce dalla necessità di controllare, verificare e ottenere continuamente certezza sui propri sentimenti. Il fatto che questo sia stato il suo unico rapporto non significa che debba necessariamente fare altre esperienze per poter capire ciò che prova. Può iniziare proprio dall’ascolto di sé, senza costringersi né a restare né a lasciare la relazione finché sente di essere intrappolata nella ricerca di una certezza assoluta. Un caro saluto.


Non c'è nulla di strano in quello che provi. Bisognerebbe capire meglio qualche altra cosa, soprattutto prima di lasciarlo per questo motivo. Motivo che può dipendere da tante cose, anche indipendenti da lui. L'attrazione sessuale è qualcosa di molto legato a ciò che esula dal mero visivo (specialmente per il genere femminile) o fisico, per esempio qualcosa di molto legato ai pensieri appunto.

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