Domande del paziente (19)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Sandro Mandarini

    Potrebbe essere utile considerare che quella voce che parla di “ritardo”, “inadeguatezza” o “vergogna” è una traccia appresa nel tempo, non una descrizione attuale di te.
    È mentre quella parte della mente... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Sandro Mandarini

    Forse puoi provare ad intraprendere un percorso di psicoterapia dove hai la possibilità di scoprire le tue risorse e strumenti per riuscire ad utilizzarli ed affrontare le tue paure.


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Sandro Mandarini

    Da quello che scrivi sembra che una parte di te, appena entra in relazione con gli altri, inizi automaticamente a controllare se è accettata, giudicata o al sicuro. E così l’attenzione si sposta dal lavoro... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Sandro Mandarini

    A volte il silenzio nasce dal desiderio di proteggere chi amiamo dal nostro dolore… e senza accorgersene ci si ritrova entrambi soli, molto vicini e molto soli.
    Può darsi che una parte di te sappia già... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Sandro Mandarini

    Una parte di te sembra già sapere come ritrovare equilibrio, perché il corpo ha iniziato lentamente a fidarsi di nuovo del sonno e delle sue risorse.
    Spesso i cambiamenti non destabilizzano quanto immaginiamo:... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Sandro Mandarini

    Può accadere che una relazione lunga nutra parti profonde di stabilità, appartenenza e amore, mentre un altro incontro riattivi aspetti più legati a vitalità, desiderio ed espansione di sé.
    Questo non... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Sandro Mandarini

    A volte due bisogni profondi non si escludono, ma chiedono semplicemente di essere riconosciuti: quello di sentirsi al sicuro e quello di sentirsi viva.
    E più provi a scegliere subito quale dei due “dovrebbe... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Sandro Mandarini

    Il punto forse non è “quanto aspettare”, ma capire come ti senti dentro questa dinamica nel tempo: più centrata e libera, oppure sempre più frustrata, confusa e impegnata a rincorrere segnali?
    Le relazioni... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Sandro Mandarini

    Il corpo non separa rigidamente emozioni come tenerezza, rilassamento e attivazione fisiologica. In certe condizioni (sensibilità premestruale, rilassamento, stimoli emotivi) può arrivare comunque una... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Sandro Mandarini

    Usi una terminologia interessante. Forse ti consiglierei un terapeuta ipnotista Ericksoniano


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Sandro Mandarini

    Probabilmente il tuo sistema ha attivato una risposta di allarme molto intensa al risveglio, con sintomi fisici forti ma transitori.
    Ora può restare solo l’eco di quell’attivazione: stanchezza, testa pesante,... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Sandro Mandarini

    Penso che più che scegliere la tecnica giusta’, può essere decisivo trovare una relazione terapeutica sufficientemente sicura, dentro cui il corpo possa lentamente uscire dal congelamento e riattivare... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Sandro Mandarini

    Probabilmente in questo momento una parte di te sa bene che il legame è stato reale, e un’altra parte sta cercando di proteggerti dal dolore generalizzando la perdita a “tutte le relazioni”.
    Può essere... Altro


    Buongiorno, sono una ragazza di 20 anni e ho sempre sofferto di un sonno disturbato a causa dell’ansia. 2/3 mesi fa ho attraversato una sorta di crisi di ansia a seguito della quale ho sentito il medico che mi ha dato circadin (1 volta prima di dormire) e lexotan (anche 3 volte al giorno per 5 gocce). Ho superato questa crisi ma continuo ad avere problemi.
    il mio sonno è disturbatissimo, faccio sogni strani e disturbanti, ne faccio anche molteplici a notte e quando mi sveglio spesso mi sento turbata e insoddisfatta del sonno, che non è quasi mai ristoratore. Mi capita anche di risvegliarmi brevemente e poi cadere nel sonno di nuovo, il che è molto fastidioso perché è un risveglio “scomodo”, accompagnato da una sensazione sgradevole. Volevo chiedervi come potrei intervenire a riguardo, perché non so più cosa fare. Vorrei dormire anche solo una notte senza sogni, in un sonno profondo.

    Ps. Alcune volte vedendo che non riuscivo a dormire ho preso altre 5 gocce, sommandole quindi a quelle prese precedentemente per prepararmi a dormire.

    Grazie per le eventuali risposte.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Sandro Mandarini

    Quello che descrivi è tipico di un sistema nervoso ancora “attivato” dopo una fase d’ansia: il sonno arriva, ma resta leggermente frammentato e più ricco di sogni.
    Più cerchi un sonno “senza sogni”, più la mente tende a restare vigile su questo obiettivo.
    Può essere utile spostare l’attenzione su altro: il corpo che si lascia andare, il respiro che continua da solo, i risvegli notturni vissuti senza interpretarli.
    Ilsonno tende a riequilibrarsi quando non viene più controllato ma lasciato accadere.

    Per il farmaco, qualsiasi variazione va sempre concordata con il medico.


    Ho bisogno di aiuto, lo so
    Ho 48 anni, una famiglia stupenda, nella sua complessità, ma una sorella di quasi tre anni più di me, che ha sempre avuto dei problemi, problemi dai quali mi sono fatta inizialmente peso, fino a farmene schiacciare
    Nel tempo, fin da bambina , mi confessava i sui incubi, le sue paure, i suoi pensieri disturbati e io non so perché lo dicesse a me: ero piccola, avevo appena 7 o forse 9 anni e non sapevo cosa fare.
    Sono sempre stata, tuttavia, conscia nonostante la mia età delle gravi difficoltà della mia famiglia ( ho un fratello con una lieve forma di autismo), in tutto siamo 5 figli, di cui io la quarta e la piccolina è nata 12 anni dopo di me ( una gioia e una svolta positiva nella mia famiglia)
    Insomma, sono sempre stata molto pensierosa, seppure aperta e spigliata, mentre mia sorella, in apparenza ribelle, era sempre triste e in allarme,
    Mi raccontava i suoi incubi ... ma nella quotidianità abbiamo vissuto un'infanzia molto allegra e felice, sempre legati tra do noi, complici mamma ( lei di più) e papà che comunque ha sempre avuto un pessimo carattere ( urlava spesso in casa, ogno occasione era buona, ma con noi era premuroso e affettuoros, fose una figure genotoriale un po debole

    Vivendo in un paesino ci conoscevamo tutti: io andavo sempre dal dottore perché avevo sempre mal di pancia e lui diventò il mio confidente...gli chiedevo perché si hanno incubi e lui mi rispondeva con gioco, come si fa con i bambini
    Mi voleva molto bene
    Crescendo sono cresciuti i problemi di Nina: oramai andavamo alle suoeriori e prendevamo il bus, spesso lei marinava la scuola, ma qundo non rivava amici, mi obbligava a farle compagnia, fino a che non arrivava il suo ragazzo e mi lasciava sola.
    MI obbligava a pagarla per uscire con le sue amiche, ma poi dopo il ricatto, mi lasciava a casa
    Inizialmente stava diventando per me irraggiungibile e una sorta di figura dalla quale chiedevo attenzione e crescendo ho iniziato a sentirmi sua complice, ma spesso ne soffrivo e la notte sognavo una vita diversa e mi immaginavo grande , bella, libera, perché io non mi sentivo me, ma in funzione altrui
    C'era anche mio fratello che aveva tante crisi e io non riuscivo a dormire...
    la sera fino a che tutti non erano a letto, sereni, io non chiudevo occhio.
    Quando Nina faceva il 5 anno del liceo, pretendeva di andare in gita, ma mio padre non era d'accordo e dopo infinite lotte, mi disse ' se non mi manda mi prendo i tranquillanti di Luigi ( mio fratello)
    Lo fece davvero
    Mi sentii colpevole quando la mattina faticava a svegliarsi e quando venne il 'mio ' dottore disse, ma che ha... io confessai la sua confidenza, ma MAI avrei pensato dicesse sul serio
    Da quel giorno ho iniziato ad odiarla per ciò che aveva fatto e a sentirmi sua custode, a temere che lo rifacesse e quindi la adulavo in tutto e mi poteva chieder tutto io lo avrei fatto
    QUando va all'università cade nell'anoressia: non si sapeva bene ai tempi consa fosse, comprai un libricino per capire a capii, andai dal mio medico, ma lui disse di stare tranquilla.. Nei finse settimana tornava sempre piu magra, tutti lo vedevamo, ma nessuno parlava. MI ha resa comlice chiedendomi di dire che aveva mangiato poco prima e che stava bene
    Lunedì ripartiva e io ero felice, quando tornava stavo male. Dopo due anni toccò a me la scelta Università e i miei tacitamente mi hanno mandata li. da lei ( sarebbe sttao più facile) io sapevo che stavo andando al patibolo con i mei piedi,. HO SMESSO DI VIVERE- io magrissima sono diventata enorme, mangiavo al posto suo, la coprivo, poi la facevo uscire,,, insomma quando ho avuto la lucidità di cose facesse la invogliavo a reagire, che non lo avrei detto a nessuno, ma lei mi diceva che non potevo lasciarla sola e mi offre un patto ' se resti a casa tutto il giorno io mangoo, puoi uscire SOLO 2 ore senza di me- se vai all'università , dai collegi o dal tuo fidanzato ( ne avevo uno) fai tu, ma SOLO 2 ore o non mangio ( per me non mangio era muoio)- Lo feci
    La mia prigionia
    Alla fine lasciai anche quel ragazzo
    Scrivevo, non studiavo più, mi odiavo
    Un giorno trova una mia lettera e mi dice ' oddio ti senti in prigione.. basta sei libera'- Io mi sentii debitrice, ma anche in colpa e inizia a parlare del sui problema con alcuni amici... iniziamo a fare volantinaggio, invece di studiare, la porto da uno psicanalista... tutto stava migliorando... pensavo... ce la fa
    Invece poi scopro l'inganno.. non andava.. e si teneva i soldi che io guadagnavo cpn il volantinaggio ( che facevo anche per permetterle le sedute)- poi conobbe un tizio che si drogava e la sera spero la trovavo così---- ho iniziato a ragionare e a capire cosa fare: all'ennesima crisi chiamo l'ambulanza , chiamo i miei genitori ' venite a prendervi vostra figlia io non ce la faccio più' - Vidi per la prima volta mio padre piangere
    Me ne andai enegli anni non mi sembrava vero ERO FINALMENTE LIBERA! come avevo sempre sognato
    Lei la fece curare mia mamma in una clinica, con anni di terapia insieme- LA MAMMA
    Per un po la dimenticai... non ricordo bene quegli anni se non con me stessa e la mia nuova vita, che piano piano è iniziata a Roma, ma nel tempo la situazione si à ricreata, ogni due anni circa mi chiama ( che ora) , matrimonio, divorzio, attacchi di panico, lavoro, vaccini figlio, solitudine, rapimenti... cambiati gli attori resta lei e io: ogni chiamata io in panico a rivivere quegli anni, ma corro la salvo, ogni volta e ristabiliti gli equilibri, torno a roma ( mio unico luogo e rifugio)
    Ogni due anni le frasi ' mi hai abbandonata, tu sei felice, io sono sola' ricorrono
    Oggi vive a Mantova, ha un figlio, divorziata, sola per scelta- da un anno suo figlio è scoppiato. non va piu a scuola e lei è segregata in casa con lui
    A Mantova ci stanno i miei fratelli con bambini, ma le non li vuole, chiama me, esige da me, altera silenzi punitivi a richieste ' tipo trasferisciti qua'
    Nel tempo ho scelto di darmi dei limiti, nonostante momenti simbiotici, attacchi di ansia, sostituzione
    Ho fatto il possibile e lucidamente le ho proposto strutture adeguate ( oltre ai servizi che la seguono ahimè e per fortuna) , psicoterapia e di più per lei, pagando tutto io. trascorro molto tempo con mio nipote, ma a lei non basta, si richiude e se non faccio come dice lei mi taglia fuori
    ( la mia famiglia c'è , il neuropsichiatra per lei e il bimbo c'é, tutto fatto e attivato)
    ma io mi sento in colpa, non vivo da quanto è arrivato tutto ciiò, se vado li parlo e risolvo, se resto.a acasa mia e passeggio e lavoro e sono serena, mi sento in colpa
    Io sono single, non ho figli per scelta, ho deciso di affrontare il problema di essere sempre e solo per gli altri- per me non sono stata mai, se non quando il mio ex è andato via perché la madre di suo figlio e suo figlio passavano ciò che ho descritto.
    ora lo capisco
    non aveva scampo
    io sono lui e mia sorelle è la sua ex

    Ora mi chiedo ' quanto le mie preoccupazioni sono frutto di realtà o le ingiganstico? Forse lei sa fare e fa e se non me lo racconta non significa nulla. A volte mi chiedo se è lei ad essere richiestiva o se sono io che ormai mi do un senso solo da sorella sua e non da Chiara e basta

    DOve sono io?
    Chiara

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Sandro Mandarini

    Mi viene da dirti che la tua sofferenza attuale non nasce dal fatto che tua sorella sta male, ma dal fatto che per anni hai creduto che il tuo stare bene dipendesse dal suo stare bene.


    Sono una giovane professionista di 30 anni e lo scorso agosto, inaspettatamente, ho conosciuto un uomo di 20 anni più grande di me. Tra noi è nata subito una sintonia rara, un’amicizia profonda che ci ha resi in poco tempo, l'uno il punto di riferimento dell'altra. Lui è un uomo molto realizzato sul lavoro ma è legato a una compagna che vede principalmente nei weekend e per le vacanze. Da agosto siamo usciti spesso e abbiamo passato quasi ogni sera al telefono a parlare per ore (e già riuscire a parlare con qualcuno ogni giorno senza annoiarsi mai è tutto dire) condividevamo tutto, dai consigli sulla giornata ai pensieri più intimi, alle cavolate da bar, oltre ai molteplici messaggi durante la giornata, in attesa della nostra consueta telefonata. Lui stesso mi diceva spesso di non aver mai provato un attaccamento così profondo per qualcuno. Poi, verso novembre, a questo legame già solido si è aggiunto l’aspetto affettivo e sessuale: è stata la ciliegina sulla torta. Ci siamo voluti tantissimo, anche se entrambi avevamo timore di andare oltre per via dell'età e della sua situazione, ma anche quel nuovo terreno è diventato uno spazio di comunicazione bellissimo e appagante. Con il tempo, però, l’ambivalenza ha iniziato a farci soffrire. Io ero l'ultima persona che sentiva e vedeva il venerdì sera e la prima che cercava la domenica appena essersi liberato dalla compagna; ci cercavamo ormai in tempo reale appena succedeva qualcosa di rilevante per l'altro; spesso mi chiedeva anche consigli lavorativi o di avere un supporto morale per cose di lavoro che faceva fatica a gestire, faceva 100 km di strada solo per vedermi a cena, spesso mi faceva regali, ma tutto questo non bastava a sciogliere il nodo. Dieci giorni fa, inaspettatamente, ha deciso di chiudere con me. Mi ha detto che questa situazione lo logora e lo fa sentire deluso da se stesso. Pur ammettendo che il rapporto con la sua compagna è incrinato e che io l'ho destabilizzato, dice di non sentirsi abbastanza innamorato da giustificare una separazione, perché a lei, comunque, vuole bene, e che vista la nostra importante differenza non ritiene sia giusto per me intraprendere una relazione con un uomo tanto più grande e che questa relazione non crede possa evolvere ulteriormente. La verità è che io non gli ho mai chiesto di lasciarla; so come vanno queste cose e una scelta del genere deve partire da lui. Mi sarebbe solo piaciuto trovarci in una situazione di parità, entrambi single, per scoprire dove ci avrebbe portato la vita. Per la prima volta mi sono sentita vista e apprezzata per ciò che sono davvero: il nostro rapporto, pur nei suoi limiti, era vero. E ritengo anche di essere una persona equilibrata da non fare tanto le pazzie a cuor leggero. Ora a dire il vero mi sento un po' spaesata e piena di domande. Sento di aver perso prima di tutto un amico, una persona per cui avrei rischiato volentieri, fregandomene delle etichette sociali, solo per vedere fin dove saremmo arrivati insieme. (scusate, ma il dono della sintesi, non è il mio forte). Mi date un parere su questa situazione? Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Sandro Mandarini

    Questa relazione è stata molto intensa ma strutturalmente ambivalente: grande vicinanza emotiva e affettiva, dentro però una condizione non definita e sbilanciata.

    La sua sofferenza oggi è coerente con una perdita reale, non solo della persona ma anche del “legame speciale” costruito.

    È importante distinguere ciò che è stato autentico sul piano emotivo da ciò che, nei fatti, non aveva le condizioni per evolvere in una relazione stabile.

    In questa fase il punto non è interpretare se lui fosse “abbastanza coinvolto”, ma accettare che ha fatto una scelta di contenimento del conflitto interno, non di investimento nella relazione.


    Salve. Io e il mio ragazzo stiamo insieme da due anni e mezzo, ma ora per la seconda volta ha provato a chiudere la nostra relazione. Questo è avvenuto entrambe le volte dopo un momento di incomprensione in cui diceva di sentirsi giudicato. Il fatto è che non sa darmi motivazioni “concrete” e molte cose che dice appaiono discordanti (“dobbiamo pensare al futuro perché è ora..”, “non so cosa voglio dal futuro”, poi mi parla di figli). Ha preso una settimana di tempo per riflettere su di noi, tempo che forse sta giovando più a me che a lui nonostante mi pesi non sentirlo. Mi sento positiva e sento che mi ama, magari meno di prima ma, attenendomi ai fatti più che alle sue parole (e paure), non vedo un vero distacco. Forse mi sto sbagliando.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Sandro Mandarini

    Quello che sta vivendo è una situazione di incertezza relazionale che genera inevitabilmente ansia e bisogno di interpretare segnali contraddittori. Provi a distinguere ciò che lui comunica in modo stabile dai suoi stati emotivi del momento, e in questa fase si tenga ancorata ai fatti più che alle ipotesi sul futuro.


    Domande su Ansia

    Buongiorno, ho passato il peggior anno della mia vita. negli ultimi sei mesi ho perso entrambi i miei genitori e nel mezzo mi ha lasciata il mio compagno, stavamo insieme da poco più di un anno. I miei genitori sono morti entrambi a seguito di lunghe malattie, nell'ultimo anno ho accudito mio padre con un tumore metastatico. il mio ex mi ha lasciata dopo un periodo di liti, in cui ci sono stati alcuni episodi di gelosia da parte mia (mai avuti prima). La mia autostima si era abbassata anche perchè nel mentre avevo avuto un fallimento lavorativo. Lui, oltre a delle cattiverie, mi ha detto che ho sabotato la storia per le liti e la mia tristezza. nell'ultima lite gli ho detto "non me ne frega di te", ma io ero solo sopraffatta dal dolore e non ce la facevo più, voolevo che mi stringesse più forte.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Sandro Mandarini

    Sta attraversando un accumulo di perdite e dolore enorme. In queste condizioni è comprensibile sentirsi sopraffatti e reagire in modo diverso da come si farebbe normalmente. Non riduca tutto a una colpa o a un ‘sabotaggio’: prima di tutto c’è una sofferenza profonda che merita ascolto e cura.


Domande più frequenti

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