Buonasera, Vorrei un consiglio. Ho 40 anni, ed una madre che definisco tossica alle spalle. Ha avut
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Buonasera,
Vorrei un consiglio. Ho 40 anni, ed una madre che definisco tossica alle spalle. Ha avuto un matrimonio sbagliato che ho pagato io figlia, in quanto mia madre ha passato la vita a parlarmi male di mio padre ed usarmi per farsi difendere, inoltre ho una sorella minore che ho tra virgolette cresciuto, almeno psicologicamente, per proteggerla da mia mamma.Mia madre è sempre stata una donna invadente nella mia vita, generando in me anche ansia ed ossessioni. Ho deciso pertanto nel 2023 di farmi aiutare, iniziando una terapia breve strategica. Mi aspettavo dalla terapia, una riduzione dei sintomi ansiosi, ma anche o forse soprattutto, un'accettazione dei limiti di mia madre(che razionalmente vedo)e soprattutto la capacità di non preoccuparmi sempre per tutti. Ad oggi, nonostante le ansie siano quasi sparite provo un sentimento devastante verso mia madre. Mi sveglio la mattina già arrabbiata con lei e passo le giornate a rimuginare sui suoi comportamenti! Inoltre se a casa ci sta un problema, io sono sempre la prima ad annullarsi, ma se prima lo facevo per prassi, oggi lo faccio con un carico di rabbia assoluta.Maledico ogni giorno il fatto di averla avuta per madre. È possibile che questo tipo di terapia non vada bene per tali dinamiche familiari? Ne ho già parlato con la mia dottoressa, informandola che mi sarei comunque presa una pausa per valutare.Grazie a chi vorrà darmi un consiglio!
Vorrei un consiglio. Ho 40 anni, ed una madre che definisco tossica alle spalle. Ha avuto un matrimonio sbagliato che ho pagato io figlia, in quanto mia madre ha passato la vita a parlarmi male di mio padre ed usarmi per farsi difendere, inoltre ho una sorella minore che ho tra virgolette cresciuto, almeno psicologicamente, per proteggerla da mia mamma.Mia madre è sempre stata una donna invadente nella mia vita, generando in me anche ansia ed ossessioni. Ho deciso pertanto nel 2023 di farmi aiutare, iniziando una terapia breve strategica. Mi aspettavo dalla terapia, una riduzione dei sintomi ansiosi, ma anche o forse soprattutto, un'accettazione dei limiti di mia madre(che razionalmente vedo)e soprattutto la capacità di non preoccuparmi sempre per tutti. Ad oggi, nonostante le ansie siano quasi sparite provo un sentimento devastante verso mia madre. Mi sveglio la mattina già arrabbiata con lei e passo le giornate a rimuginare sui suoi comportamenti! Inoltre se a casa ci sta un problema, io sono sempre la prima ad annullarsi, ma se prima lo facevo per prassi, oggi lo faccio con un carico di rabbia assoluta.Maledico ogni giorno il fatto di averla avuta per madre. È possibile che questo tipo di terapia non vada bene per tali dinamiche familiari? Ne ho già parlato con la mia dottoressa, informandola che mi sarei comunque presa una pausa per valutare.Grazie a chi vorrà darmi un consiglio!
Buonasera, deduco che non c'è stato un attaccamento "sicuro" con la figura materna, e questo ha un'evidente ricaduta sul suo modo di rapportarsi col resto del mondo. Di fatto appare sempre preoccupata, pensa di doversi prendere cura costantemente degli altri, con un'evidente ricaduta sul suo umore, generando sentimenti di ansia e rabbia verso la figura che avrebbe dovuto proteggerla, ovvero la mamma. Esistono terapie specifiche per lavorare su queste emozioni, come ad esempio l'EMDR, che io utilizzo con ottimi risultati. Resto a disposizione e le mando un caro saluto.
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La terapia breve strategica di solito funziona efficacemente con casi simili al suo, se non ha avuto risultati in tempi brevi, potrebbe cambiare Terapista, o anche tipo di terapia.
La terapia é una danza a due, se uno dei due non danza, non funziona.
Un caro saluto
La terapia é una danza a due, se uno dei due non danza, non funziona.
Un caro saluto
Buonasera, da ciò che racconta, non ho l'impressione che la terapia abbia necessariamente "funzionato male". Anzi, potrebbe essere accaduto qualcosa che spesso sorprende molte persone: quando l'ansia diminuisce, possono emergere emozioni che prima erano coperte proprio dall'ansia stessa.
Per molti anni lei sembra aver occupato una posizione molto precisa all'interno della sua famiglia. È stata figlia, mediatrice, protettrice di sua sorella, contenitore emotivo di sua madre e, in parte, anche la persona che si faceva carico dei problemi degli altri. Quando si vive così a lungo in questo ruolo, si può sviluppare l'abitudine a preoccuparsi, a intervenire e a sacrificarsi, senza avere davvero lo spazio per sentire la rabbia, il dolore e il senso di ingiustizia accumulati. Leggendo il suo messaggio, mi colpisce che lei non stia più dicendo "mia madre mi fa stare in ansia", ma "sono furiosa con mia madre". Sono due stati emotivi molto diversi. È possibile che oggi stia entrando maggiormente in contatto con il costo che ha avuto per lei crescere in quel contesto familiare.
Questo non significa necessariamente che debba continuare a vivere nella rabbia o che il percorso terapeutico sia arrivato a un vicolo cieco. Potrebbe significare, invece, che una volta ridotti i sintomi ansiosi, si sta aprendo una fase diversa del lavoro psicologico, in cui non si tratta più soltanto di gestire l'ansia ma di elaborare il dolore, la delusione e forse anche il lutto per la madre che avrebbe desiderato avere e che sente di non aver avuto. Per questo motivo, la domanda non è tanto se la terapia breve strategica sia "giusta" o "sbagliata" in assoluto. Piuttosto, potrebbe essere utile chiedersi se gli obiettivi del percorso siano cambiati. Se inizialmente l'obiettivo era ridurre l'ansia e questo è avvenuto, oggi forse la questione centrale riguarda la sua storia relazionale, il risentimento accumulato, i confini con sua madre e la difficoltà a smettere di sentirsi responsabile per tutti.
Un'altra cosa che emerge chiaramente è che lei continua ad annullarsi per gli altri, ma ora lo fa con maggiore consapevolezza. Questa consapevolezza, per quanto dolorosa, è diversa dal passato. Prima il sacrificio sembrava automatico; oggi vede il prezzo che paga. Spesso è proprio in questa fase che diventa possibile iniziare a costruire modalità relazionali nuove. Prendersi una pausa per riflettere può essere una scelta legittima. Tuttavia, prima di concludere che la terapia non sia adatta, potrebbe essere utile considerare l'ipotesi che la rabbia che sente oggi non sia un fallimento del percorso, ma una parte della sofferenza che per molto tempo non ha trovato spazio per essere riconosciuta.
Un caro saluto.
Per molti anni lei sembra aver occupato una posizione molto precisa all'interno della sua famiglia. È stata figlia, mediatrice, protettrice di sua sorella, contenitore emotivo di sua madre e, in parte, anche la persona che si faceva carico dei problemi degli altri. Quando si vive così a lungo in questo ruolo, si può sviluppare l'abitudine a preoccuparsi, a intervenire e a sacrificarsi, senza avere davvero lo spazio per sentire la rabbia, il dolore e il senso di ingiustizia accumulati. Leggendo il suo messaggio, mi colpisce che lei non stia più dicendo "mia madre mi fa stare in ansia", ma "sono furiosa con mia madre". Sono due stati emotivi molto diversi. È possibile che oggi stia entrando maggiormente in contatto con il costo che ha avuto per lei crescere in quel contesto familiare.
Questo non significa necessariamente che debba continuare a vivere nella rabbia o che il percorso terapeutico sia arrivato a un vicolo cieco. Potrebbe significare, invece, che una volta ridotti i sintomi ansiosi, si sta aprendo una fase diversa del lavoro psicologico, in cui non si tratta più soltanto di gestire l'ansia ma di elaborare il dolore, la delusione e forse anche il lutto per la madre che avrebbe desiderato avere e che sente di non aver avuto. Per questo motivo, la domanda non è tanto se la terapia breve strategica sia "giusta" o "sbagliata" in assoluto. Piuttosto, potrebbe essere utile chiedersi se gli obiettivi del percorso siano cambiati. Se inizialmente l'obiettivo era ridurre l'ansia e questo è avvenuto, oggi forse la questione centrale riguarda la sua storia relazionale, il risentimento accumulato, i confini con sua madre e la difficoltà a smettere di sentirsi responsabile per tutti.
Un'altra cosa che emerge chiaramente è che lei continua ad annullarsi per gli altri, ma ora lo fa con maggiore consapevolezza. Questa consapevolezza, per quanto dolorosa, è diversa dal passato. Prima il sacrificio sembrava automatico; oggi vede il prezzo che paga. Spesso è proprio in questa fase che diventa possibile iniziare a costruire modalità relazionali nuove. Prendersi una pausa per riflettere può essere una scelta legittima. Tuttavia, prima di concludere che la terapia non sia adatta, potrebbe essere utile considerare l'ipotesi che la rabbia che sente oggi non sia un fallimento del percorso, ma una parte della sofferenza che per molto tempo non ha trovato spazio per essere riconosciuta.
Un caro saluto.
Potrebbe essere indicato un percorso di terapia sistemico-relazione, che permette di lavorare sulla modifica dei modelli rigidi disfunzionali.
Buongiorno,
la terapia strategica lavora principalmente sui sintomi. Molto probabilmente lei ha bisogno di fare un percorso che le consenta di lavorare nel profondo delle questioni qui indicate. Consulti pure un altro specialista, vedrà che con il tempo potrà lavorare sulle dinamiche qui descritte.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
la terapia strategica lavora principalmente sui sintomi. Molto probabilmente lei ha bisogno di fare un percorso che le consenta di lavorare nel profondo delle questioni qui indicate. Consulti pure un altro specialista, vedrà che con il tempo potrà lavorare sulle dinamiche qui descritte.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Gentile utente,
da ciò che racconta sembra che la riduzione dell'ansia abbia lasciato emergere emozioni che forse per molti anni erano rimaste in secondo piano. Non è raro che, quando si smette di essere concentrati principalmente sulla gestione dei sintomi, trovino più spazio rabbia, delusione e sofferenza legate alle proprie esperienze familiari.
Più che interpretare questo cambiamento come un fallimento della terapia, potrebbe essere utile considerarlo come un segnale di un lavoro ancora in corso. Comprendere i limiti di un genitore non significa necessariamente smettere di provare rabbia per ciò che si è vissuto.
Mi colpisce anche che lei continui a sentirsi responsabile dei problemi familiari, pur vivendolo oggi con un forte risentimento. Forse la questione non riguarda solo sua madre, ma anche il ruolo che ha imparato ad assumere all'interno della famiglia e che continua a pesare su di lei.
Ha fatto bene a parlarne con la terapeuta: condividere questi dubbi può essere un'occasione importante per riflettere insieme sugli obiettivi del percorso e su ciò di cui sente bisogno in questa fase.
Un caro saluto.
da ciò che racconta sembra che la riduzione dell'ansia abbia lasciato emergere emozioni che forse per molti anni erano rimaste in secondo piano. Non è raro che, quando si smette di essere concentrati principalmente sulla gestione dei sintomi, trovino più spazio rabbia, delusione e sofferenza legate alle proprie esperienze familiari.
Più che interpretare questo cambiamento come un fallimento della terapia, potrebbe essere utile considerarlo come un segnale di un lavoro ancora in corso. Comprendere i limiti di un genitore non significa necessariamente smettere di provare rabbia per ciò che si è vissuto.
Mi colpisce anche che lei continui a sentirsi responsabile dei problemi familiari, pur vivendolo oggi con un forte risentimento. Forse la questione non riguarda solo sua madre, ma anche il ruolo che ha imparato ad assumere all'interno della famiglia e che continua a pesare su di lei.
Ha fatto bene a parlarne con la terapeuta: condividere questi dubbi può essere un'occasione importante per riflettere insieme sugli obiettivi del percorso e su ciò di cui sente bisogno in questa fase.
Un caro saluto.
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