Gentili dottori, sono una donna di 35 anni che in concomitanza all’orgasmo ha sempre la fuoriuscita

Gentili dottori, sono una donna di 35 anni che in concomitanza all’orgasmo ha sempre la fuoriuscita di abbondanti liquidi che tutti chiamano squirt. Personalmente nutre molto la mia autostima e coincide con una soddisfazione molto intensa, devo dire che anche per questo nella mia sessualità mi sento molto donna. I problemi però sono iniziati con la mia nuova relazione in cui il mio compagno dopo qualche volta di intimità ha cominciato a sollevare problemi di natura pratica ed igienica. Non credevo alle mie orecchie visto che un rapporto prevede sempre e comunque un interazione di questo tipo di sostanze corporee, credo ne sia l’essenza. All’inizio non ho dato molto peso dentro di me a questo ma con il passare del tempo ha cominciato proprio a minare la mia sicurezza, non mi sono sentita più accolta come donna. Io rimango io ma un uomo che non ti comprende beh il suo peso lo ha. Successivamente in certi giorni mi sono ritrovata a pensarci un po’ di più e a scoprirmi triste per questo, cosa assolutamente non nella mia natura. Sono sempre stata una donna libera da tutto e tutti. Ho pensato di lasciarlo ma vivo questo come una sorta di fallimento nella relazione che desidero stabile e duratura. Ho pensato di trovare altri amici di letto già avuti in passato liberi come me e provare a vedere se nel frattempo questo sentimento si evolve o regredisce, perché comunque un sentimento c’è, stiamo insieme da poco ma ci conosciamo da molto tempo. Al pensiero del piano “B” mi sento però scorretta mi dico che le cose si affrontano di petto e basta, del resto la verità è verità. Mi sento un pochino ad un bivio. Secondo voi sto soffrendo di depressione per questo? Sono affettivamente dipendente? È un problema di natura sessuale oppure come dentro di me penso dovrei mandarlo a camminare nelle ortiche e non pensarci più? Perché in realtà è ciò che vorrei fare ma non capisco perché a differenza di tutte le altre volte ora ho dubbi. Grazie a tutti in anticipo

21 risposte


La scelta sana è intraprendere un percorso di coppia che vi aiuti a comunicare meglio, in maniera aperta e orientata al benessere. In alternativa, non essendoci la necessaria compatibilità, è da valutare seriamente se vale la pena proseguire questa relazione.

Ottieni una risposta grazie al consulto online

Hai bisogno del consiglio di uno specialista? Prenota un consulto online: riceverai tutte le risposte senza uscire di casa.


Gentile signora, la sessualità è un aspetto della nostra vita importantissimo e soggettivo; è necessario che sia vissuta con libertà, sintonia e complicità; pertanto sia contenta del suo modo di avere un orgasmo così completo ed "esplosivo" e trovi un compagno che sia il più possibile in sintonia con la sua persona. Cordiali saluti.


Non sembra tanto depressione, quanto una ferita nella tua sicurezza emotiva e sessuale: una parte di te che vivi come naturale, piacevole e identitaria è stata giudicata, e questo ti ha fatta sentire meno accolta. Il punto quindi non è lo squirting in sé, ma l’effetto che il suo atteggiamento ha avuto su come ti senti nella relazione. Anche il fatto che tu stia pensando al “piano B” non significa per forza dipendenza affettiva: può voler dire che sei in conflitto tra il desiderio di salvare questa relazione e il bisogno di proteggerti da qualcosa che ti fa soffrire. La domanda centrale è se, con lui, ti senti davvero rispettata, desiderata e libera di essere te stessa. Visto che questa cosa ti sta toccando in modo profondo, potrebbe esserti molto utile parlarne con un terapeuta: non per “patologizzare” ciò che provi, ma per capire meglio se il problema è un nodo di autostima, un tema di compatibilità di coppia o una ferita più ampia nel modo in cui vivi il giudizio dell’altro. Un confronto professionale può aiutarti a mettere ordine senza sentirti in colpa o confusa.

Dott.ssa Raffaella Schiavone

Dott.ssa Raffaella Schiavone

psicoterapeuta

Casalecchio di Reno

Prenota visita

Buongiorno, dalla storia che racconta si sente quanto il sentirsi accolta e desiderata così come è abbia una giusta e legittima centralità nella sua vita. Lo squirt, al di là dell'aspetto fisico, sembra essere legato alla sua libertà di vivere il piacere e alla sua immagine di donna. Per questo il disagio espresso dal suo compagno non è arrivato solo come un'osservazione pratica, ma come qualcosa che ha toccato il suo senso di femminilità e di valore personale. Credo che il nodo non sia decidere subito se lasciarlo o restare, ma comprendere cosa le sta dicendo questo dolore. A volte i dubbi nascono proprio quando una relazione conta davvero e non basta più liquidare una situazione in poco tempo. il fatto che oggi esiti, quando in passato non lo avrebbe fatto, suggerisce che qui sia in gioco qualcosa di più profondo. La domanda che mi farei non è se lui debba accettare tutto o se lei debba cambiare qualcosa di sé, ma se tra voi esista la possibilità di parlarne davvero, sentendovi entrambi ascoltati. Le relazioni più solide non sono quelle prive di differenze, ma quelle in cui nessuno dei due è costretto a rinunciare a una parte importante di sé per essere amato. I suoi dubbi, quindi, potrebbero non essere il problema. Potrebbero essere il tentativo di capire quale posto occupa davvero questa relazione nella sua vita e quanto si senta libera di essere se stessa al suo interno.


Buongiorno, non credo che lo squirt sia davvero l’origine della crisi. Mi sembra piuttosto che sia diventato il punto visibile di una difficoltà più profonda, forse già presente nella coppia e rimasta a lungo sottotraccia. Ciò che prima poteva essere vissuto come un pregio, come una manifestazione naturale e intensa della sessualità, oggi viene percepito dal suo compagno come un problema pratico, igienico, quasi intollerabile. Questo cambiamento di sguardo è importante. Non riguarda solo il corpo, ma il modo in cui lei si sente accolta o non accolta come donna. Quando in una relazione qualcosa di naturale diventa improvvisamente difetto, spesso non siamo più davanti solo a un problema sessuale. Siamo davanti a un conflitto che non ha ancora trovato parole. Lo squirt, in questo senso, può essere diventato il paravento di una crisi più ampia: un malessere della coppia che non viene affrontato direttamente e che finisce per scaricarsi sul corpo e sulla sessualità. L’asprezza del conflitto lascia pensare che tra voi ci sia stato, o ci sia ancora, un sentimento intenso, ma forse appesantito, appassito, non più capace di esprimersi con la stessa libertà iniziale. Innamorarsi è relativamente facile. Costruire una relazione sana, invece, è un’altra cosa: richiede dialogo, chiarezza, capacità di sostenere anche ciò che disturba. Lei parla di possibili vie di fuga, di altri rapporti, di un “piano B”. Posso comprenderlo come tentativo di recuperare conferma, libertà e desiderio. Però rischierebbe di allungare e aggravare la crisi, rendendo forse definitiva una rottura che prima andrebbe almeno compresa. La domanda vera, allora, mi sembra questa: perché non riuscite a parlarvi davvero? Il non detto, quando si accumula, può generare tristezza, confusione, senso di vuoto, anche un malessere che somiglia a uno stato depressivo. Ma da ciò che scrive non parlerei subito di depressione o dipendenza affettiva. Parlerei piuttosto di una crisi relazionale che sta toccando la sua identità sessuale e la sua autostima. Provi a non decidere solo sulla rabbia. Prima provi a capire. Un percorso terapeutico potrebbe aiutarla a parlare più chiaramente con se stessa e poi, se possibile, anche con lui. Finché c’è vita, c’è amore. Ma l’amore, per restare vivo, ha bisogno di parola, verità e rispetto del corpo dell’altro. Dott. Francesco Paolo Coppola


Gentile Signora, da ciò che descrive non emerge necessariamente un quadro di depressione, né è possibile parlare di dipendenza affettiva sulla base delle informazioni fornite. Piuttosto, sembra che lei stia vivendo una sofferenza legata al sentirsi non accolta e non riconosciuta in un aspetto molto significativo della sua identità sessuale. La fuoriuscita di liquidi durante l'orgasmo, comunemente definita "squirting", rappresenta per lei non solo una risposta fisiologica, ma anche un elemento simbolico importante, associato al piacere, alla femminilità, all'autostima e alla libertà di esprimersi sessualmente. È quindi comprensibile che le osservazioni del suo partner abbiano avuto un impatto emotivo più profondo di quanto inizialmente immaginasse. Il punto centrale non sembra essere lo squirting in sé, che non costituisce un problema sessuale quando vissuto con serenità dalla persona che lo sperimenta, ma il modo in cui questa caratteristica viene accolta all'interno della relazione. Nelle coppie può accadere che esistano sensibilità, limiti o preferenze differenti rispetto alla sessualità; ciò che fa la differenza è la possibilità di parlarne apertamente, senza giudizio reciproco, cercando soluzioni pratiche che non diventino però motivo di svalutazione o rifiuto. Mi colpisce il fatto che lei riferisca di non essersi sentita più "accolta come donna". Questa frase suggerisce che la ferita non riguardi soltanto l'aspetto sessuale, ma anche il bisogno di sentirsi vista, desiderata e accettata nella sua autenticità. Quando una relazione è significativa, il timore di perderla può rendere più difficile prendere decisioni che in altre circostanze sembrerebbero immediate e semplici. Per questo motivo i dubbi che oggi avverte non sono necessariamente un segno di debolezza o dipendenza, ma potrebbero riflettere il valore affettivo che attribuisce a questo legame. Prima di assumere decisioni drastiche, potrebbe essere utile chiedersi se il suo compagno stia esprimendo soltanto un disagio pratico e gestibile oppure se dietro le sue parole vi sia un atteggiamento più ampio di giudizio, scarsa accettazione o mancanza di rispetto verso la sua persona. La risposta a questa domanda può aiutarla a comprendere meglio quale sia il vero nodo della questione. Considerata la sofferenza che sta sperimentando e il significato che questa esperienza sembra avere nella sua vita relazionale e sessuale, ritengo che sarebbe consigliabile approfondire la situazione con uno specialista, che possa aiutarla a esplorare i vissuti emotivi coinvolti e a comprendere quale scelta sia maggiormente coerente con i suoi bisogni e valori. Dottoressa Silvia Parisi Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa


Buongiorno, da ciò che racconta non emerge tanto un problema sessuale né elementi sufficienti per parlare di depressione o dipendenza affettiva. Mi sembra piuttosto che questa situazione abbia toccato un aspetto importante della sua identità femminile e sessuale. Lei descrive questa sua caratteristica come qualcosa che ha sempre vissuto con naturalezza, piacere e libertà. È comprensibile quindi che le osservazioni del suo compagno l'abbiano fatta sentire poco accolta e, in qualche modo, giudicata proprio in una dimensione per lei significativa. Più che chiedersi se sta sbagliando lei, forse potrebbe essere utile interrogarsi sulla possibilità di parlare apertamente con lui di come si è sentita. Nelle relazioni stabili non è tanto l'assenza delle differenze a fare la qualità del legame, quanto la capacità di affrontarle insieme con rispetto reciproco. Il dubbio che avverte oggi potrebbe non dipendere dal fatto che vuole lasciarlo, ma dal fatto che, accanto al dispiacere, esiste anche un investimento affettivo che rende le scelte più complesse rispetto al passato. Prima di decidere cosa fare, proverei a capire se tra voi c'è spazio per il dialogo e per una reale comprensione reciproca. Valuti anche una consulenza con un o una collega sessuologa/o che potrebbe aiutarvi come coppia. Da come reagirà a questo confronto potrebbe emergere una risposta più chiara di molte riflessioni fatte da sola. Un saluto, Antonio Pagni Fedi


Buongiorno, lei è portatrice di una istanza di coppia, ed è in un percorso di coppia che andrebbero affrontate le problematiche qui riportate. Ne parli anche col suo compagno, sarebbe uno occasione di crescita per entrambi. Cordiali Saluti Dott. Diego Ferrara


Buon pomeriggio, da quello che racconta, non emerge tanto un problema “suo” in senso clinico, quanto una ferita che si è aperta nel momento in cui una sua parte molto autentica e viva nella sessualità non si è sentita accolta dal suo partner. Per lei questo aspetto è legato non solo al piacere, ma anche a un senso profondo di identità, libertà e femminilità. Quando dall’altra parte arriva disagio o giudizio, è comprensibile che si senta meno vista, meno accolta e questo possa generare tristezza e insicurezza, anche se non è nella sua abituale modalità emotiva. Il fatto che si stia interrogando, che provi ambivalenza tra restare e andare via, non indica necessariamente dipendenza o depressione, ma piuttosto che questa relazione ha un valore reale e che si trova di fronte a un conflitto tra bisogno di stabilità e bisogno di autenticità. Più che chiedersi se “c’è qualcosa che non va in lei”, può essere utile chiedersi quanto si senta libera di essere se stessa in questa intimità e se questo spazio possa essere ritrovato insieme all’altro oppure no. La sofferenza che descrive sembra nascere lì, nel punto in cui non si sente pienamente accolta. Se sente il bisogno di un confronto più approfondito o di iniziare un percorso di esplorazione di questi temi, può contattarmi quando lo desidera. Nel frattempo la saluto e le auguro il meglio Cordialmente Ubaldo Balestriere


Gentile utente, innanzitutto mi sento di ringraziarla, da donna a donna, per aver condiviso pubblicamente un problema così delicato sotto molti aspetti. Innanzitutto io le consiglierei di non lasciar cadere il discorso, in quanto, dietro a quello che può apparire semplicemente un problema sessuale, si nasconde tanto altro: la concezione della donna e della sua sessualità, il "permesso" che l'uomo concede alla donna (ironico ovviamente) di parlare liberamente delle sue esigenze sessuali e, inoltre, la disparità che molto spesso si evince da queste situazioni; infatti di solito gli uomini non si preoccupano così dettagliatamente di molti aspetti di loro stessi che possono dispiacere alla partner. Per questo la invito ad approfondire, proprio perché lei si definisce una donna libera e tale deve restare, in modo da capire bene cosa si cela dietro a questa idiosincrasia. Una volta che avrà fatto vedrà che la risposta la troverà da sola. Spero di essere stata abbastanza chiera, la saluto e le auguro una buona domenica.


Buongiorno, sicuramente quello che emerge dalle sue parole è che questa situazione l'ha minata in parte nella sicurezza di sè tanto da non riuscire al momento ad ascoltare profondamente ciò che desidera. Parla di depressione o dipendenza affettiva... forse è un momento di confusione che, come ha già fatto con questa lettera, dovrebbe condurla a ripartire da se stessa e sentire lei come sta profondamente rispetto questa relazione. Se ha desiderio di approfondire sono a disposizione per qualche colloquio. Cordiali saluti. Dott.ssa Alessandra Domigno


Buongiorno, escluderei una depressione o un problema di natura sessuale, piuttosto sembrerebbe che abbia a che fare con un problema di comunicazione e insicurezza. Ha provato a parlarne in maniera chiara con il suo compagno? è possibile che questo momento di intenso coinvolgimento sessuale lo faccia sentire inadeguato o non "abbastanza virile" per sostenerla psicologicamente nell'orgasmo? Forse il suo dubbio è dato da un coinvolgimento profondo rispetto ad altre relazioni provi a rassicurarlo e comunicare in maniera chiara lontano dalla malinconia che la avvolge facendola sentire sbagliata. un saluto


Grazie per la sua domanda. Per molte difficoltà di natura emotiva, psicologica e relazionale, così come per i momenti di particolare stress, i problemi di salute o i cambiamenti importanti della vita, un percorso psicologico può rappresentare un valido aiuto. Nel mio lavoro utilizzo un approccio orientato alla terapia breve, che spesso consente di ottenere i primi miglioramenti già dopo pochi incontri. Successivamente, il percorso prosegue con l'obiettivo di consolidare i risultati raggiunti e favorire una risoluzione stabile del problema. Nella maggior parte dei casi, il trattamento richiede mediamente circa 10 sedute. Le consulenze sono disponibili sia in presenza sia online, per garantire la massima flessibilità. Per ricevere maggiori informazioni o prenotare un primo colloquio, può contattarmi anche tramite WhatsApp. Sono inoltre disponibili pacchetti promozionali di 5 incontri, al costo di 75 euro a seduta anziché 97 euro. Cordiali saluti, Dott. Michele Scala Psicologo Psicoterapeuta


Buongiorno, parlare di depressione nel suo caso mi sembra esagerato. Probabilmente è triste come dice. Non le fa piacere questa situazione e le genera qualche ansia su di sé e sul futuro. Non si intravedono nemmeno le caratteristiche di una personalità dipendente dal racconto che ha fatto. Tuttavia qualora voglia approfondire una valutazione può consultare direttamente un professionista. Consideri che così come raccontato appare più un problema di comunicazione di coppia: in ogni coppia ci sono gusti e preferenze. Occorre solo comunicarle in modo corretto e trovare un compromesso, quando possibile. Spero di aver offerto qualche spunto su cui riflettere. Cordiali saluti.

Dott. Umberto Valentino

Dott. Umberto Valentino

psicoterapeuta

Reggio Emilia

Prenota visita

Buongiorno, da quello che dice non sembra che sia un problema di tipo organico ma se ha dubbi faccia una visita specialistica. Con il suo compagno invece ha valutato una terapia di coppia?


Gentile signora, da quello che racconta non sembra emergere un problema di natura sessuale, quanto piuttosto la sofferenza di non essersi sentita compresa e accolta in un aspetto per lei importante e significativo. È comprensibile che alcune osservazioni del partner abbiano toccato la sua sicurezza e il suo modo di vivere l’intimità, immagino sia molto doloroso. I dubbi che sta provando non indicano necessariamente una dipendenza affettiva, ma possono rappresentare un segnale da ascoltare con attenzione. Potrebbe essere utile chiedersi come si sente all’interno di questa relazione e se si sente vista e rispettata nei suoi bisogni. Un confronto sincero con il partner, ed eventualmente un percorso psicologico, potrebbero aiutarla a fare maggiore chiarezza. Un caro saluto.


Gentilissima, certamente immagino sia difficile trovarsi in questo aut aut. Forse questa relazione le sta indicando la presenza di aspetti della sua persona di cui può iniziare a prendersi cura per rasserenarsi e vivere la sua sessualità e le relazioni secondo i suoi ritmi e le sue preferenze. Le auguro possa concedersi di iniziare un percorso per sè. La saluto caldamente.


Buonasera, da ciò che racconta sembra che la sofferenza non nasca tanto dalla sua risposta sessuale in sé, che descrive come naturale, gratificante e integrata nella sua identità femminile, quanto dal significato che ha assunto all'interno di questa relazione. Quello che inizialmente è stato percepito come un problema pratico da parte del suo compagno sembra aver toccato aspetti molto profondi legati all'accettazione, al sentirsi desiderata e accolta nella propria autenticità. Mi colpisce il fatto che lei dica di non essersi mai sentita particolarmente fragile o dipendente nelle relazioni e che proprio questo dubbio la sorprenda. A volte, quando una persona per noi conta davvero, il conflitto non riguarda più soltanto il comportamento dell'altro, ma il fatto che desideriamo preservare qualcosa di importante pur sentendoci feriti. Questo non significa necessariamente dipendenza affettiva né depressione. La tristezza che descrive potrebbe essere una reazione comprensibile al sentirsi poco compresa in un'area molto intima e significativa della propria vita. Più che chiedersi immediatamente se debba lasciarlo o restare, potrebbe essere utile soffermarsi su una domanda diversa, ovvero ciò che la fa soffrire maggiormente è il suo disagio rispetto a questa specifica caratteristica della sua sessualità oppure la sensazione più ampia di non essere vista, accolta e compresa nei suoi bisogni? Sono due questioni diverse e comprenderne la differenza potrebbe aiutarla a fare maggiore chiarezza. Anche il pensiero di cercare altrove conferme o esperienze diverse sembra raccontare qualcosa di importante: forse non tanto il desiderio di tradire o sostituire il partner, quanto il bisogno di ritrovare una parte di sé che oggi si sente messa in discussione. Tuttavia, difficilmente saranno altre persone a risolvere il dubbio centrale, che riguarda il tipo di relazione che desidera costruire e il grado di accoglienza reciproca che considera necessario per sentirsi davvero bene con qualcuno. Il fatto che oggi abbia dubbi non è necessariamente un segno di debolezza o confusione. Potrebbe essere il segnale che, per la prima volta, si trova davanti a un conflitto tra due bisogni ugualmente importanti: il desiderio di mantenere una relazione significativa e il desiderio di sentirsi pienamente accettata per ciò che è. Un caro saluto.

Dott. Luca Liccardo

Dott. Luca Liccardo

psicologo

Marano di Napoli

Prenota visita

Gentile utente, da ciò che descrive non emergono automaticamente segnali di depressione o dipendenza affettiva, quanto piuttosto una situazione relazionale in cui un aspetto della sua sessualità, per lei vissuto con naturalezza e sicurezza, ha incontrato una difficoltà di accoglienza da parte del partner. Quando un elemento che per noi è parte integrante dell’intimità viene giudicato o vissuto come “problema”, è comprensibile che questo possa incrinare la sensazione di libertà e sicurezza nella relazione. Le reazioni emotive che descrive (tristezza, dubbi, oscillazione tra vicinanza e distanza) possono rientrare in una normale fase di conflitto e rielaborazione del legame. Più che chiedersi se “stia sbagliando” o se debba prendere decisioni drastiche, potrebbe essere utile interrogarsi su un punto centrale: quanto sente possibile, in questa relazione, essere sé stessa senza sentirsi giudicata o corretta su aspetti intimi e non negoziabili per lei. Un confronto chiaro con il partner su questo tema potrebbe aiutare a capire se esiste uno spazio di comprensione reciproca oppure se la distanza su questo punto è più profonda. Un caro saluto.


Buongiorno, da ciò che racconta non mi sembra che il punto centrale della questione sia l'abbondante produzione di liquidi in sé, né che vi siano elementi sufficienti per parlare di depressione o di dipendenza affettiva. Mi sembra piuttosto che questa situazione abbia toccato qualcosa di molto importante per la sua identità femminile, per il modo in cui vive il piacere e per il desiderio di sentirsi accolta e riconosciuta all'interno di una relazione. Lei descrive questa caratteristica della sua sessualità come qualcosa che ha sempre vissuto con naturalezza, soddisfazione e persino orgoglio. Per questo motivo è comprensibile che le osservazioni del suo compagno non siano state percepite semplicemente come una questione pratica, ma come una forma di mancata accettazione di una parte di sé. Tuttavia, credo sia utile distinguere due aspetti. Da una parte c'è il suo diritto a vivere la propria sessualità senza vergogna o senso di colpa. Dall'altra c'è il diritto del partner di esprimere eventuali disagi o preferenze personali. Il problema non è necessariamente che lui provi un disagio, ma il modo in cui questo viene comunicato e gestito all'interno della relazione. Mi colpisce che lei si trovi combattuta tra il desiderio di interrompere la relazione e quello di costruire qualcosa di stabile con una persona verso cui prova un sentimento. Forse il vero interrogativo non è se debba lasciarlo o meno, ma se in questa relazione ci sia spazio per un confronto autentico, in cui entrambi possiate sentirvi ascoltati senza che uno dei due debba rinunciare a una parte importante di sé. Anche il fatto che oggi abbia dubbi, mentre in passato sarebbe stata più netta nelle sue decisioni, non necessariamente indica una fragilità. Potrebbe semplicemente significare che questa relazione per lei ha un valore diverso e che, proprio per questo, desidera comprenderla più a fondo prima di prendere una decisione. Forse potrebbe essere utile chiedersi: ciò che la fa soffrire maggiormente è il comportamento del suo compagno oppure il timore che questa esperienza metta in discussione l'immagine positiva che ha sempre avuto di sé come donna? Le due cose possono sovrapporsi, ma non sono la stessa cosa. Prima di scegliere se restare o andarsene, potrebbe essere utile provare a parlare apertamente con lui di ciò che ha provato, non tanto per convincerlo a pensarla come lei, quanto per capire se è disposto a comprendere il significato che questa esperienza ha per lei e l'impatto emotivo che le sue parole hanno avuto. Un caro saluto.


Gentile Signora, da ciò che descrive non emergono elementi sufficienti per parlare di depressione o di dipendenza affettiva. Piuttosto, sembra che un aspetto della sua sessualità, finora vissuto come naturale e gratificante (come è corretto sia), sia stato messo in discussione da una persona per lei emotivamente significativa. È comprensibile che questo abbia inciso sulla sua sicurezza e sul modo in cui si sente vista e accolta nella relazione. Il punto centrale, tuttavia, non è lo squirt in sé, che rappresenta una variante fisiologica della risposta sessuale e non un problema, ma il significato che ciascuno dei due partner gli attribuisce. In una coppia possono esistere sensibilità diverse rispetto ad aspetti "pratici o igienici": ciò che fa la differenza è la possibilità di parlarne con rispetto reciproco, senza che uno dei due si senta giudicato o mortificato. Potrebbe essere utile chiedersi se il suo compagno stia esprimendo un disagio pratico gestibile oppure un rifiuto più profondo della sua sessualità. Questa distinzione è importante, perché nel primo caso è possibile trovare insieme modalità che permettano a entrambi di vivere l'intimità serenamente; nel secondo, il tema riguarda la compatibilità relazionale più che quella sessuale. Potrebbe essere utile affrontare apertamente il tema con lui e osservare come risponde ai suoi vissuti. La qualità di una relazione si misura anche dalla capacità di saper accogliere le particolarità dell'altro e di costruire insieme un'intimità in cui entrambi possano sentirsi liberi e rispettati. Se, nonostante un dialogo autentico, dovesse continuare a sentirsi non accolta o svalutata, allora sarà importante chiedersi se quella relazione sia realmente coerente con i suoi bisogni e i suoi valori.

Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.