Quello che mi porta a scrivere qui è una spaccatura interna. Ho 27 anni e da un anno e mezzo ho una
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Quello che mi porta a scrivere qui è una spaccatura interna. Ho 27 anni e da un anno e mezzo ho una relazione con un ragazzo di 29. All'inizio della nostra conoscenza non ero per niente sicura della nostra attrazione fisica. Decisi, al secondo appuntamento, di portare avanti la conoscenza in forma amicale. Nel corso dei due mesi successivi, lui rimane presente per me, ci conosciamo in maniera approfondita e nasce un senso di fiducia molto forte nei suoi confronti. Questa fiducia mi fa innamorare di lui, della sua premurosità, della sua delicatezza e della sua serietà. Decido di baciarlo e l'aspetto fisico piano piano passa in secondo piano. Il sesso si rivela essere passionale ma soprattutto molto romantico e sentimentale. L'unica cosa che mi creava fastidio era il continuo pensiero sulla sua altezza, vederlo esile e quasi più basso di me mi creava imbarazzo e facevo fatica a sentirlo come "mio uomo", vivo con disagio alcune foto che ci scattiamo, non approvo il suo abbigliamento. Ma decido di non volermi arrendere: la fiducia e il senso di sicurezza che mi trasmetteva superavano queste sue mancanze fisiche e queste cose superficiali.
Ora, nelle ultime settimane, mi accorgo che però questi difetti mi ritornano ancora alla mente con una certa costanza. Noi ci amiamo, ma a volte faccio veramente fatica a pensarmi con lui in un futuro: questo però ha a che vedere prettamente con l'aspetto fisico e sessuale! E la cosa mi crea veramente tantissima rabbia. Perchè lui per me rappresenta crescita, supporto, una relazione sana, empatica, nel quale mi sento al sicuro. E fisicamente non sarà un granchè, ma ha un viso veramente dolce, ben proporzionato, un bel sorriso, dei bei occhi, una bella barba.
Ma dall'altra è come se, stando con lui, una parte di me rimanesse zitta, senza possibilità di esprimersi. E' la parte che ha bisogno di esplorare e di erotismo e che ha paura che lui ad un certo punto non possa più bastare per soddisfare questo bisogno. Non so davvero come le due cose possano convivere! Mi chiedo costantemente perchè la società abbia dato un'impostazione monogama alle relazioni amorose. E perchè io abbia trovato un uomo così tanto sensibile e allo stesso tempo così tanto monogamo.
A volte vorrei due spalle larghe su cui poggiarmi e che il sesso fosse più frequente, passionale, più volte ripetuto nella stessa notte e forse... più giovane! Sento che abbiamo 27 e 29 anni e mi sembra che a volte viviamo come due vecchi, siamo sempre così stanchi e provati per il lavoro e i nostri impegni. Mi chiedo costantemente se lasciarlo per prendermi uno spazio per me e per questo desiderio di esplorazione. Però poi penso che se lo dovessi lasciare poi ad un certo punto ci tornerei, perchè è l'unico che riesco ad immaginare come padre dei miei figli e come compagno di vita. E poi penso che negli ultimi anni, prima di incontrarlo, ho già esplorato abbastanza.
Io non vorrei mai e poi mai ferirlo. Ma sento che la mia sessualità con lui riesce a rendermi realizzata solo quando riusciamo a raggiungere una connessione emotiva profonda, priva di interferenze date dalla vita quotidiana (quindi, non facilissimo!). L'emotività rimarrebbe una sua esclusiva, ma a volte vorrei coltivare il mio erotismo anche altrove. Che cosa posso fare?
Ora, nelle ultime settimane, mi accorgo che però questi difetti mi ritornano ancora alla mente con una certa costanza. Noi ci amiamo, ma a volte faccio veramente fatica a pensarmi con lui in un futuro: questo però ha a che vedere prettamente con l'aspetto fisico e sessuale! E la cosa mi crea veramente tantissima rabbia. Perchè lui per me rappresenta crescita, supporto, una relazione sana, empatica, nel quale mi sento al sicuro. E fisicamente non sarà un granchè, ma ha un viso veramente dolce, ben proporzionato, un bel sorriso, dei bei occhi, una bella barba.
Ma dall'altra è come se, stando con lui, una parte di me rimanesse zitta, senza possibilità di esprimersi. E' la parte che ha bisogno di esplorare e di erotismo e che ha paura che lui ad un certo punto non possa più bastare per soddisfare questo bisogno. Non so davvero come le due cose possano convivere! Mi chiedo costantemente perchè la società abbia dato un'impostazione monogama alle relazioni amorose. E perchè io abbia trovato un uomo così tanto sensibile e allo stesso tempo così tanto monogamo.
A volte vorrei due spalle larghe su cui poggiarmi e che il sesso fosse più frequente, passionale, più volte ripetuto nella stessa notte e forse... più giovane! Sento che abbiamo 27 e 29 anni e mi sembra che a volte viviamo come due vecchi, siamo sempre così stanchi e provati per il lavoro e i nostri impegni. Mi chiedo costantemente se lasciarlo per prendermi uno spazio per me e per questo desiderio di esplorazione. Però poi penso che se lo dovessi lasciare poi ad un certo punto ci tornerei, perchè è l'unico che riesco ad immaginare come padre dei miei figli e come compagno di vita. E poi penso che negli ultimi anni, prima di incontrarlo, ho già esplorato abbastanza.
Io non vorrei mai e poi mai ferirlo. Ma sento che la mia sessualità con lui riesce a rendermi realizzata solo quando riusciamo a raggiungere una connessione emotiva profonda, priva di interferenze date dalla vita quotidiana (quindi, non facilissimo!). L'emotività rimarrebbe una sua esclusiva, ma a volte vorrei coltivare il mio erotismo anche altrove. Che cosa posso fare?
Gentile utente, la sua storia mi colpisce è molto interessante quello che scrive, sottolinea come sia importante per lei vivere la sessualità in maniera più libera e come non approvi la monogamia. Da ciò che scrive emerge la presenza di un conflitto interno motivo per cui ritengo che per lei sia utile iniziare un percorso psicologico che la aiuti a comunicare i suoi bisogni e ad esprimerli in maniera sana e libera da i sensi di colpa che la opprimono. Probabilmente ha paura di comunicare apertamente ciò che pensa ma questo non le permette di esprimersi in maniera autentica nè di essere se stessa. E' evidente che sta sentendo il bisogno di esplorare altre relazioni ma non ha voglia di chiudere quella attuale almeno per il momento. Sta a lei decidere se comunicare questo o meno al suo attuale partner ma sicuramente una terapia di supporto psicologico la aiuterebbe ad acquisire maggiore consapevolezza di ciò di cui realmente a bisogno e le permetterebbe inoltre di vivere le relazioni in maniera più autentica "sentendosi se stessa". Resto a disposizione per un consulto anche online. Cordialità!
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Gentile utente,
quello che descrive appare come un conflitto interno reale tra due bisogni legittimi. Da una parte cerca sicurezza, cura, affidabilità, un legame in cui sentirsi vista e protetta. Dall’altra avverte una spinta verso erotismo, esplorazione, immaginario sessuale, intensità. Quando questi due poli sembrano incompatibili, nasce la spaccatura che sente.
In molte relazioni l’attrazione non è un dato fisso, è un equilibrio che cambia con il tempo, con lo stress, con i ruoli e con l’immagine che ognuno costruisce dell’altro. Nel suo caso, alcuni elementi che lei definisce “difetti” (altezza, esilità, stile) sembrano toccare un’idea molto potente di maschile e di desiderabilità. Non è solo estetica: è anche simbolo, identità, sguardo degli altri, sentirsi “con il mio uomo”. Se questo nodo non viene riconosciuto, rischia di tornare sotto forma di pensieri ripetitivi e rabbia.
Allo stesso tempo lei nota un fatto importante: la sessualità funziona soprattutto quando c’è connessione emotiva profonda e quando la quotidianità non interferisce. Questo indica che il problema forse non è “lui non mi basta”, quanto il modo in cui la coppia riesce (o fatica) a proteggere spazio, energia e gioco erotico dentro una vita stanca. In molte coppie, a 27 e 29 anni, il desiderio si indebolisce quando tutto diventa prestazione, routine, fatica e assenza di tempo di qualità.
Prima di pensare a soluzioni drastiche o a scenari “altrove”, può essere utile fare tre cose. La prima è distinguere desiderio e azione: desiderare, fantasticare, interrogarsi sulla monogamia è umano e non equivale a dover agire subito. La seconda è chiedersi che cosa significa per lei “erotismo”: è frequenza, intensità, varietà, sentirsi desiderata, sentirsi scelta, sentirsi libera. Dare un nome a questo bisogno aiuta a capire se può essere coltivato nella coppia. La terza è portare il tema in modo maturo nella relazione, senza colpevolizzare: non “tu non sei abbastanza”, bensì “mi accorgo che ho un bisogno erotico che vorrei nutrire di più con te”.
Se la comunicazione su sesso e desiderio è difficile, una terapia di coppia o una consulenza sessuologica può essere molto utile. Non perché la vostra relazione sia “malata”, bensì perché state incontrando un tema comune: integrare sicurezza e desiderio. Non sempre la passione cresce spontaneamente, spesso va costruita con intenzionalità: tempo protetto, rituali di coppia, gioco, novità, linguaggio erotico condiviso, riduzione della pressione prestazionale.
L’idea di “non ferirlo” è comprensibile e insieme rischia di farle portare tutto da sola. Restare in silenzio per proteggere l’altro finisce spesso per erodere il legame. Esiste un modo di parlarne che non distrugge, e che anzi può aprire a una maggiore intimità.
Il punto non è necessariamente scegliere tra amore ed erotismo come se fossero incompatibili. Può essere utile capire se, con lavoro e verità, possono trovare un modo più adulto di stare insieme che includa anche la sua parte viva, esplorativa, desiderante.
Un caro saluto,
Gabriele
quello che descrive appare come un conflitto interno reale tra due bisogni legittimi. Da una parte cerca sicurezza, cura, affidabilità, un legame in cui sentirsi vista e protetta. Dall’altra avverte una spinta verso erotismo, esplorazione, immaginario sessuale, intensità. Quando questi due poli sembrano incompatibili, nasce la spaccatura che sente.
In molte relazioni l’attrazione non è un dato fisso, è un equilibrio che cambia con il tempo, con lo stress, con i ruoli e con l’immagine che ognuno costruisce dell’altro. Nel suo caso, alcuni elementi che lei definisce “difetti” (altezza, esilità, stile) sembrano toccare un’idea molto potente di maschile e di desiderabilità. Non è solo estetica: è anche simbolo, identità, sguardo degli altri, sentirsi “con il mio uomo”. Se questo nodo non viene riconosciuto, rischia di tornare sotto forma di pensieri ripetitivi e rabbia.
Allo stesso tempo lei nota un fatto importante: la sessualità funziona soprattutto quando c’è connessione emotiva profonda e quando la quotidianità non interferisce. Questo indica che il problema forse non è “lui non mi basta”, quanto il modo in cui la coppia riesce (o fatica) a proteggere spazio, energia e gioco erotico dentro una vita stanca. In molte coppie, a 27 e 29 anni, il desiderio si indebolisce quando tutto diventa prestazione, routine, fatica e assenza di tempo di qualità.
Prima di pensare a soluzioni drastiche o a scenari “altrove”, può essere utile fare tre cose. La prima è distinguere desiderio e azione: desiderare, fantasticare, interrogarsi sulla monogamia è umano e non equivale a dover agire subito. La seconda è chiedersi che cosa significa per lei “erotismo”: è frequenza, intensità, varietà, sentirsi desiderata, sentirsi scelta, sentirsi libera. Dare un nome a questo bisogno aiuta a capire se può essere coltivato nella coppia. La terza è portare il tema in modo maturo nella relazione, senza colpevolizzare: non “tu non sei abbastanza”, bensì “mi accorgo che ho un bisogno erotico che vorrei nutrire di più con te”.
Se la comunicazione su sesso e desiderio è difficile, una terapia di coppia o una consulenza sessuologica può essere molto utile. Non perché la vostra relazione sia “malata”, bensì perché state incontrando un tema comune: integrare sicurezza e desiderio. Non sempre la passione cresce spontaneamente, spesso va costruita con intenzionalità: tempo protetto, rituali di coppia, gioco, novità, linguaggio erotico condiviso, riduzione della pressione prestazionale.
L’idea di “non ferirlo” è comprensibile e insieme rischia di farle portare tutto da sola. Restare in silenzio per proteggere l’altro finisce spesso per erodere il legame. Esiste un modo di parlarne che non distrugge, e che anzi può aprire a una maggiore intimità.
Il punto non è necessariamente scegliere tra amore ed erotismo come se fossero incompatibili. Può essere utile capire se, con lavoro e verità, possono trovare un modo più adulto di stare insieme che includa anche la sua parte viva, esplorativa, desiderante.
Un caro saluto,
Gabriele
Buonasera,
quello che descrive non è affatto raro né “sbagliato”: è il vissuto complesso di una persona che si trova a fare i conti con bisogni diversi, legittimi, che sembrano andare in direzioni opposte.
Da un lato lei racconta una relazione affettiva solida, sicura, basata su fiducia, rispetto, cura reciproca e progettualità. Dall’altro emerge una parte di sé più pulsionale, erotica, curiosa, che teme di non trovare sufficiente spazio e riconoscimento all’interno di questo legame. Questa “spaccatura interna” non parla tanto di un errore nella scelta del partner, quanto di un conflitto tra dimensioni diverse della stessa persona: il bisogno di sicurezza e il bisogno di desiderio, il legame e l’esplorazione, la stabilità e la vitalità.
È importante sottolineare che il desiderio erotico non risponde alle stesse logiche dell’amore, dell’affidabilità o della stima. Spesso è influenzato da fattori simbolici, immaginari, culturali e personali (come le rappresentazioni interiori di mascolinità, attrazione, ruolo di genere), che non sempre coincidono con ciò che “sappiamo” essere buono per noi. Il fatto che alcuni aspetti fisici del partner tornino con insistenza nei suoi pensieri può essere letto non solo come un giudizio su di lui, ma come un segnale di qualcosa che in lei chiede ascolto.
Allo stesso tempo, è comprensibile la rabbia che prova: quando una relazione è sana e nutriente sul piano emotivo, il timore di “non sentire abbastanza” sul piano erotico può generare confusione, senso di colpa e paura di perdere qualcosa di prezioso. Non si tratta necessariamente di scegliere chi lasciare o cosa sacrificare, ma di interrogarsi più a fondo su che significato ha per lei il desiderio, cosa rappresenta l’erotismo “altrove”, e se questo bisogno riguarda davvero la relazione o piuttosto una fase evolutiva, una ricerca identitaria, una richiesta di maggiore vitalità nella sua vita complessiva.
Le domande sulla monogamia, sulla paura di ferire l’altro e sul futuro indicano un buon livello di consapevolezza e responsabilità affettiva. Tuttavia, decisioni così delicate difficilmente possono essere prese solo “di testa” o sull’onda dell’ansia di sbagliare.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a esplorare questa ambivalenza senza doverla risolvere subito, a dare voce a quella parte che oggi sente “zitta”, e a comprendere se e come le diverse dimensioni di sé possano trovare una forma di integrazione. Non per dirle cosa fare, ma per aiutarla a capire chi è oggi, cosa desidera davvero e quale prezzo è disposta – o non disposta – a pagare nelle sue scelte relazionali.
Resto dell’idea che quando un conflitto interno viene ascoltato e compreso, le decisioni diventano più chiare e meno guidate dalla paura.
Un saluto.
Fabio
quello che descrive non è affatto raro né “sbagliato”: è il vissuto complesso di una persona che si trova a fare i conti con bisogni diversi, legittimi, che sembrano andare in direzioni opposte.
Da un lato lei racconta una relazione affettiva solida, sicura, basata su fiducia, rispetto, cura reciproca e progettualità. Dall’altro emerge una parte di sé più pulsionale, erotica, curiosa, che teme di non trovare sufficiente spazio e riconoscimento all’interno di questo legame. Questa “spaccatura interna” non parla tanto di un errore nella scelta del partner, quanto di un conflitto tra dimensioni diverse della stessa persona: il bisogno di sicurezza e il bisogno di desiderio, il legame e l’esplorazione, la stabilità e la vitalità.
È importante sottolineare che il desiderio erotico non risponde alle stesse logiche dell’amore, dell’affidabilità o della stima. Spesso è influenzato da fattori simbolici, immaginari, culturali e personali (come le rappresentazioni interiori di mascolinità, attrazione, ruolo di genere), che non sempre coincidono con ciò che “sappiamo” essere buono per noi. Il fatto che alcuni aspetti fisici del partner tornino con insistenza nei suoi pensieri può essere letto non solo come un giudizio su di lui, ma come un segnale di qualcosa che in lei chiede ascolto.
Allo stesso tempo, è comprensibile la rabbia che prova: quando una relazione è sana e nutriente sul piano emotivo, il timore di “non sentire abbastanza” sul piano erotico può generare confusione, senso di colpa e paura di perdere qualcosa di prezioso. Non si tratta necessariamente di scegliere chi lasciare o cosa sacrificare, ma di interrogarsi più a fondo su che significato ha per lei il desiderio, cosa rappresenta l’erotismo “altrove”, e se questo bisogno riguarda davvero la relazione o piuttosto una fase evolutiva, una ricerca identitaria, una richiesta di maggiore vitalità nella sua vita complessiva.
Le domande sulla monogamia, sulla paura di ferire l’altro e sul futuro indicano un buon livello di consapevolezza e responsabilità affettiva. Tuttavia, decisioni così delicate difficilmente possono essere prese solo “di testa” o sull’onda dell’ansia di sbagliare.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a esplorare questa ambivalenza senza doverla risolvere subito, a dare voce a quella parte che oggi sente “zitta”, e a comprendere se e come le diverse dimensioni di sé possano trovare una forma di integrazione. Non per dirle cosa fare, ma per aiutarla a capire chi è oggi, cosa desidera davvero e quale prezzo è disposta – o non disposta – a pagare nelle sue scelte relazionali.
Resto dell’idea che quando un conflitto interno viene ascoltato e compreso, le decisioni diventano più chiare e meno guidate dalla paura.
Un saluto.
Fabio
La “spaccatura interna” che descrivi è molto comprensibile e, soprattutto, non è rara. Da un lato stai vivendo una relazione che ha basi solide: fiducia, sicurezza emotiva, rispetto, progettualità. Dall’altro emerge una parte di te legata al desiderio, all’erotismo, all’immaginario corporeo e simbolico di ciò che per te rappresenta il “sentirti donna con un uomo”. Queste due dimensioni non sono sbagliate né incompatibili in sé, ma richiedono di essere ascoltate senza che una venga sistematicamente silenziata dall’altra.
È importante distinguere alcuni piani. L’attrazione fisica e l’erotismo non sono solo “superficiali”: parlano di bisogni profondi, di identità, di vitalità, di come ciascuno di noi vive il proprio corpo e il proprio desiderio. Allo stesso tempo, anche la sicurezza, la fiducia e la possibilità di costruire sono bisogni altrettanto fondamentali. Il conflitto che vivi non è quindi tra “giusto e sbagliato”, ma tra parti di te che chiedono entrambe spazio.
Il fatto che la tua sessualità con lui funzioni soprattutto quando c’è una forte connessione emotiva suggerisce che per te eros ed emozione siano strettamente intrecciati. Quando la quotidianità, la stanchezza o i ruoli prendono il sopravvento, il desiderio può affievolirsi e lasciare spazio a fantasie di altrove, che spesso non parlano tanto di “un altro uomo”, quanto di una parte di sé che chiede più energia, gioco, libertà, espressione.
Le domande sulla monogamia, sul desiderio di esplorazione e sulla paura di ferirlo sono segnali di una riflessione profonda, non di superficialità. Tuttavia, scelte come “tenere per sé l’emotività e cercare l’erotismo altrove” non sono solo concettuali: hanno implicazioni emotive, relazionali ed etiche che vanno comprese a fondo, soprattutto se il partner ha un orientamento chiaramente monogamo.
Più che chiederti se lasciarlo o restare, potrebbe essere utile chiederti: che spazio ha oggi la mia sessualità? che cosa rappresenta per me l’uomo accanto a cui sto? quali aspettative, anche inconsapevoli, sto proiettando su di lui? E soprattutto: questa spaccatura riguarda davvero lui, o una fase di vita, di crescita e di ridefinizione di te stessa?
Sono domande complesse, che difficilmente trovano risposte chiare e serene restando da sole nella propria testa. Per questo è fortemente consigliabile approfondire questi temi con uno specialista, in uno spazio protetto, che ti permetta di integrare le diverse parti di te e fare chiarezza senza colpa né auto-giudizio.
Un caro saluto
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
È importante distinguere alcuni piani. L’attrazione fisica e l’erotismo non sono solo “superficiali”: parlano di bisogni profondi, di identità, di vitalità, di come ciascuno di noi vive il proprio corpo e il proprio desiderio. Allo stesso tempo, anche la sicurezza, la fiducia e la possibilità di costruire sono bisogni altrettanto fondamentali. Il conflitto che vivi non è quindi tra “giusto e sbagliato”, ma tra parti di te che chiedono entrambe spazio.
Il fatto che la tua sessualità con lui funzioni soprattutto quando c’è una forte connessione emotiva suggerisce che per te eros ed emozione siano strettamente intrecciati. Quando la quotidianità, la stanchezza o i ruoli prendono il sopravvento, il desiderio può affievolirsi e lasciare spazio a fantasie di altrove, che spesso non parlano tanto di “un altro uomo”, quanto di una parte di sé che chiede più energia, gioco, libertà, espressione.
Le domande sulla monogamia, sul desiderio di esplorazione e sulla paura di ferirlo sono segnali di una riflessione profonda, non di superficialità. Tuttavia, scelte come “tenere per sé l’emotività e cercare l’erotismo altrove” non sono solo concettuali: hanno implicazioni emotive, relazionali ed etiche che vanno comprese a fondo, soprattutto se il partner ha un orientamento chiaramente monogamo.
Più che chiederti se lasciarlo o restare, potrebbe essere utile chiederti: che spazio ha oggi la mia sessualità? che cosa rappresenta per me l’uomo accanto a cui sto? quali aspettative, anche inconsapevoli, sto proiettando su di lui? E soprattutto: questa spaccatura riguarda davvero lui, o una fase di vita, di crescita e di ridefinizione di te stessa?
Sono domande complesse, che difficilmente trovano risposte chiare e serene restando da sole nella propria testa. Per questo è fortemente consigliabile approfondire questi temi con uno specialista, in uno spazio protetto, che ti permetta di integrare le diverse parti di te e fare chiarezza senza colpa né auto-giudizio.
Un caro saluto
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno,
lei è portatrice di una istanza di coppia, ed è in un percorso di coppia che andrebbero affrontate le tematiche qui espresse. Ne parli anche col suo compagno, sarebbe una occasione di crescita per entrambi.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
lei è portatrice di una istanza di coppia, ed è in un percorso di coppia che andrebbero affrontate le tematiche qui espresse. Ne parli anche col suo compagno, sarebbe una occasione di crescita per entrambi.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Salve, l’incontro con l’altro spesso ci mette di fronte anche all’incontro con parti di noi stessi: i dubbi che emergono rispetto all’“adeguatezza” o alla “prestanza” dell’altro possono talvolta rimandare a un momento in cui aspetti di sé legati al sentirsi all’altezza, vitali e desideranti stanno chiedendo ascolto. Dare spazio a queste domande, anche - ma non solo - attarverso un percorso terapeutico, senza giudizio né decisioni affrettate, può diventare un’occasione preziosa di esplorazione interiore.
Leggendo quello che mi scrivi sento quanto questa spaccatura interna ti faccia davvero male, e anche quanta cura ci stai mettendo nel non banalizzare quello che provi. Da una parte riconosci chiaramente che con lui hai trovato qualcosa di molto prezioso: fiducia, sicurezza, una relazione empatica e “sana”, la sensazione di poterlo pensare come padre dei tuoi figli e come compagno di vita. Dall’altra parte, però, senti una zona di te – più corporea, erotica, esplorativa – che sembra non trovare davvero spazio, come se restasse zitta, compressa, e a volte si ribellasse facendosi sentire con forza.Mi colpisce come descrivi la questione fisica: non è solo un “non mi piace” superficiale, ma riguarda il modo in cui tu ti senti accanto a lui, nelle foto, nello sguardo degli altri, nel percepirlo o meno come “il mio uomo”. Allo stesso tempo riconosci la sua dolcezza, i tratti del viso che ti piacciono, la qualità romantica e sentimentale del vostro sesso quando c’è una forte connessione emotiva. È proprio questa ambivalenza che merita spazio: non sei né totalmente disinteressata né completamente soddisfatta, e abitare questa zona di mezzo è faticoso ma molto significativo.C’è anche un tema più grande, quasi esistenziale: avete 27 e 29 anni e ti sembra, a tratti, di vivere come “due vecchi”, stanchi, prosciugati dagli impegni. Dentro di te qualcosa reclama più vitalità, più passione, più gioco, più giovinezza. Questa parte si intreccia con i tuoi dubbi sulla monogamia, sul desiderio di esplorare, sul timore che lui, pur così importante affettivamente, non basti a nutrire questa dimensione più erotica e curiosa. È comprensibile che da qui nasca il pensiero di lasciarlo, e altrettanto comprensibile che subito dopo emerga l’idea che, se lo facessi, forse a un certo punto torneresti da lui. In ottica fenomenologica non si tratta di decidere in fretta quale di queste parti “abbia ragione”, ma di dare a entrambe pieno diritto di parola. Una domanda che potrebbe accompagnarti è: di cosa ha davvero bisogno, in profondità, la parte che sceglie lui e la sicurezza? E di cosa ha davvero bisogno, in profondità, la parte che chiede esplorazione ed erotismo? Non tanto in termini astratti (“voglio più sesso” / “voglio stabilità”), ma proprio nelle sensazioni, nelle immagini, nei desideri concreti che portano con sé. A volte, quando queste parti vengono ascoltate in modo più preciso, smettono di farsi guerra e iniziano a mostrarti meglio cosa ti serve per sentirti viva e intera. Può essere anche prezioso esplorare, con molta delicatezza, che significato hanno per te certe caratteristiche fisiche (le “spalle larghe”, la statura, l’energia più giovane): che cosa rappresentano rispetto al sentirti donna, desiderabile, contenuta, protetta. Non per convincerti che non dovrebbero contare, ma per capire che storia raccontano di te, della tua esperienza passata, dei modelli che porti dentro. Allo stesso modo, guardare più da vicino come e quando il tuo desiderio si accende con lui – soprattutto quando c’è quella connessione emotiva profonda che descrivi – può aiutarti a capire se esiste, tra voi, uno spazio ancora non esplorato per dare un po’ più di respiro all’erotismo senza tradire te stessa né ferirlo.Per ora non ti propongo una risposta del tipo “tienilo” o “lasciarlo”, perché andrebbe contro il movimento che tu stessa stai facendo: quello di prenderti sul serio, di non ridurre ciò che provi a un semplice “sono ingrata” o “sono superficiale”. Il passaggio che può essere più fecondo adesso è restare in ascolto di entrambe le parti, riconoscendo che parlano entrambe di te e dei tuoi bisogni, e magari farlo dentro uno spazio protetto – come un percorso terapeutico – in cui non devi decidere subito, ma puoi innanzitutto capire, sentire, nominare. Dalle scelte importanti, spesso, non si arriva per obbedienza a un dovere, ma perché a un certo punto qualcosa dentro di noi si allinea un po’ di più, e la direzione, pur con la sua fatica, diventa più chiara e più sostenibile per chi siamo davvero.
Buongiorno,
hai già tutte le risposte. Ora occorre che prendi distanza, vedi il quadro d'insieme rileggendo quanto hai scritto e decidi.
Un cordiale saluto
dott.ssa Marzia Sellini
hai già tutte le risposte. Ora occorre che prendi distanza, vedi il quadro d'insieme rileggendo quanto hai scritto e decidi.
Un cordiale saluto
dott.ssa Marzia Sellini
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità ciò che sta vivendo. Da quanto scrive, emerge chiaramente la complessità della sua esperienza: convivere con il desiderio di sicurezza, affetto e sostegno emotivo da un lato, e con bisogni erotici o di esplorazione dall’altro, può generare un conflitto interno significativo. Questo è perfettamente umano e non vi è nulla di “sbagliato” in ciò che sente.
Dalle sue parole traspare che il suo compagno le offre fiducia, stabilità e un legame emotivo profondo, mentre alcune sue esigenze sessuali non sembrano completamente soddisfatte, creando frustrazione e conflitto. È normale che queste tensioni riaffiorino, soprattutto quando il desiderio di esplorazione si confronta con il valore che attribuisce alla relazione.
Alcuni spunti che potrebbe considerare:
-Differenziare desideri e valori: riflettere su ciò che per lei è essenziale in una relazione duratura (fiducia, empatia, sicurezza) e ciò che rappresenta desiderio o piacere erotico momentaneo. Entrambi sono legittimi, ma operano su piani diversi.
-Dialogo aperto e rispettoso: parlare con il partner di ciò che la fa sentire più viva nella sfera sessuale, dei momenti in cui si sente connessa, senza necessariamente fare confronti con altre persone. La sessualità di coppia può evolvere, e talvolta piccoli cambiamenti o sperimentazioni possono fare una grande differenza.
-Accettare la complessità interna: non sempre è necessario trovare subito una “soluzione unica”. Può convivere con entrambe le parti di sé — il bisogno di stabilità e la curiosità erotica — osservandole senza sensi di colpa.
-Spazio personale e autonomia: coltivare interessi, progetti e desideri al di fuori della relazione può permetterle di sentirsi più completa senza dover cercare un’altra persona.
Non vi sono risposte semplici, ma la consapevolezza dei propri bisogni e valori è già un passo fondamentale per fare scelte coerenti con se stessa. Se questo conflitto dovesse generare ansia o sofferenza costante, il confronto con uno psicologo potrebbe aiutarla a esplorare strategie pratiche per integrare queste due dimensioni della sua vita senza ferire sé o il partner.
La sua capacità di riflettere con chiarezza su emozioni, desideri e valori è già un segnale di maturità e consapevolezza: le permette di agire in modo più coerente e autentico, passo dopo passo.
Un caro saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità ciò che sta vivendo. Da quanto scrive, emerge chiaramente la complessità della sua esperienza: convivere con il desiderio di sicurezza, affetto e sostegno emotivo da un lato, e con bisogni erotici o di esplorazione dall’altro, può generare un conflitto interno significativo. Questo è perfettamente umano e non vi è nulla di “sbagliato” in ciò che sente.
Dalle sue parole traspare che il suo compagno le offre fiducia, stabilità e un legame emotivo profondo, mentre alcune sue esigenze sessuali non sembrano completamente soddisfatte, creando frustrazione e conflitto. È normale che queste tensioni riaffiorino, soprattutto quando il desiderio di esplorazione si confronta con il valore che attribuisce alla relazione.
Alcuni spunti che potrebbe considerare:
-Differenziare desideri e valori: riflettere su ciò che per lei è essenziale in una relazione duratura (fiducia, empatia, sicurezza) e ciò che rappresenta desiderio o piacere erotico momentaneo. Entrambi sono legittimi, ma operano su piani diversi.
-Dialogo aperto e rispettoso: parlare con il partner di ciò che la fa sentire più viva nella sfera sessuale, dei momenti in cui si sente connessa, senza necessariamente fare confronti con altre persone. La sessualità di coppia può evolvere, e talvolta piccoli cambiamenti o sperimentazioni possono fare una grande differenza.
-Accettare la complessità interna: non sempre è necessario trovare subito una “soluzione unica”. Può convivere con entrambe le parti di sé — il bisogno di stabilità e la curiosità erotica — osservandole senza sensi di colpa.
-Spazio personale e autonomia: coltivare interessi, progetti e desideri al di fuori della relazione può permetterle di sentirsi più completa senza dover cercare un’altra persona.
Non vi sono risposte semplici, ma la consapevolezza dei propri bisogni e valori è già un passo fondamentale per fare scelte coerenti con se stessa. Se questo conflitto dovesse generare ansia o sofferenza costante, il confronto con uno psicologo potrebbe aiutarla a esplorare strategie pratiche per integrare queste due dimensioni della sua vita senza ferire sé o il partner.
La sua capacità di riflettere con chiarezza su emozioni, desideri e valori è già un segnale di maturità e consapevolezza: le permette di agire in modo più coerente e autentico, passo dopo passo.
Un caro saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Salve. Nei suoi interrogativi ci sono, a volte nascoste, e altre volte affioranti, tante domande esistenziali. Apparentemente si sta chiedendo se la persona che ha accanto sia quella giusta per Lei, ma profondamente si sta chiedendo ( mi sembra) ci convalidare se stessa, di capire cioè se il suo percorso esistenziale è completo o no, se è autentico o no, se dovrà ancora cercare e sperimentare prima di approdare ad una base sicura. In questo modo i dubbi relazionali si mischiano con quelli sul proprio Sé, creando un' amalgama difficile da decifrare. Io credo che potrebbe molto giovarle un consulto psicologico per dipanare questi dubbi e per vivere con più serenità il suo percorso personale e anche relazionale. Credo fermamente che la base sicura sia un approdo fondamentale che ognuno di noi deve raggiungere; una volta scoperto le sarà chiaro che non c'è nulla di esterno in questa base sicura, non sono persone, cose, lavoro, titoli, certificazioni; nulla può fornirci una base sicura. E' una dimensione interiore che si acquisisce e che si può raggiungere con il supporto e l'aiuto di altri. Ma una volta trovato il proprio centro è assolutamente tutto più chiaro, quale strada percorrere, con chi percorrerla e verso quale meta. Spero di non essere stato troppo criptico. Le auguro di ritrovarsi e godersi il viaggio.
Cordialmente
Dr. L.Vecchi
Cordialmente
Dr. L.Vecchi
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso la sua storia. Quello che porta è un bisogno importante che non va trascurato.
La sessualità in una coppia rappresenta un fattore fondamentale.
Cerco di risponderle partendo da alcuni punti.
Da un lato sembra che lei sia mossa da un vissuto ambivalente: è l’uomo della mia vita, ma non basta, c’è qualcosa che non va. Questo movimento le è noto? Lo ha sperimentato in altre relazioni precedenti? Se si questo dice qualcosa di lei, come se legarsi e fermarsi in una relazione le facesse perdere la possibilità di fare esperienze.
Secondo, la sessualità. Lei porta un bisogno di avere maggiore connessione, frequenza e di esplorare. Entrambi, per motivi legati a quotidianità, lavoro ecc.. state riducendo la sessualità. Questo è un tema da portare in coppia, perchè va capito il punto di vista di ognuno e, insieme, si possono trovare delle soluzioni che consentano ad entrambi di raggiungere un proprio equilibrio.
Terzo, il bisogno di esplorazione. Parto dall’esplorazione interna. Non mi è chiaro cosa manchi nell’espressione della sessualità o se il desiderio sia quello di esplorare modalità diverso, l’utilizzo di toys o altre pratiche. Se questo manca ed è un suo bisogno farebbe bene a parlarne, per capire il punto di vista dell’altro. Rispetto invece alla monogamia, comprendo quanto questo possa essere un tema delicato e dove ognuno ha una propria percezione delle relazioni e della sessualità. Se questo è importante per lei sarebbe un altro tema da affrontare, perchè altrimenti si trascinerebbe una questione e rimarrebbe in una relazione non soddisfatta. Parlarne può essere la chiave per trovare, come coppia delle possibili soluzioni, rispettando i bisogni di entrambi, o consentire a lei di giungere ad una conclusione rispetto a se questa relazione è quella che fa per lei oppure no.
Cordiali saluti
La sessualità in una coppia rappresenta un fattore fondamentale.
Cerco di risponderle partendo da alcuni punti.
Da un lato sembra che lei sia mossa da un vissuto ambivalente: è l’uomo della mia vita, ma non basta, c’è qualcosa che non va. Questo movimento le è noto? Lo ha sperimentato in altre relazioni precedenti? Se si questo dice qualcosa di lei, come se legarsi e fermarsi in una relazione le facesse perdere la possibilità di fare esperienze.
Secondo, la sessualità. Lei porta un bisogno di avere maggiore connessione, frequenza e di esplorare. Entrambi, per motivi legati a quotidianità, lavoro ecc.. state riducendo la sessualità. Questo è un tema da portare in coppia, perchè va capito il punto di vista di ognuno e, insieme, si possono trovare delle soluzioni che consentano ad entrambi di raggiungere un proprio equilibrio.
Terzo, il bisogno di esplorazione. Parto dall’esplorazione interna. Non mi è chiaro cosa manchi nell’espressione della sessualità o se il desiderio sia quello di esplorare modalità diverso, l’utilizzo di toys o altre pratiche. Se questo manca ed è un suo bisogno farebbe bene a parlarne, per capire il punto di vista dell’altro. Rispetto invece alla monogamia, comprendo quanto questo possa essere un tema delicato e dove ognuno ha una propria percezione delle relazioni e della sessualità. Se questo è importante per lei sarebbe un altro tema da affrontare, perchè altrimenti si trascinerebbe una questione e rimarrebbe in una relazione non soddisfatta. Parlarne può essere la chiave per trovare, come coppia delle possibili soluzioni, rispettando i bisogni di entrambi, o consentire a lei di giungere ad una conclusione rispetto a se questa relazione è quella che fa per lei oppure no.
Cordiali saluti
È comprensibile che questo conflitto generi rabbia. La rabbia, in questi casi, non è un segnale di cattiveria o ingratitudine, ma spesso nasce quando due bisogni evolutivi entrano in collisione: il bisogno di attaccamento e continuità e quello di esplorazione e affermazione di sé. A 27 anni è normale che entrambe queste spinte siano attive e che non si lascino facilmente gerarchizzare. Il fatto che lei abbia già esplorato in passato non significa che oggi quel bisogno sia “sbagliato” o superato; allo stesso modo, il desiderio di stabilità non è una resa o un invecchiamento precoce.
Il punto centrale non sembra essere scegliere tra lui e “qualcun altro”, né tra monogamia e non monogamia come modelli astratti, ma capire che significato ha per lei il desiderio erotico e che funzione svolge nella sua vita. Quando la sessualità funziona solo in presenza di una profonda connessione emotiva, lei stessa nota quanto questo sia difficile da mantenere nella quotidianità. Questo può indicare che per lei il desiderio è molto sensibile al contesto, allo stress, alla stanchezza, e che non si accende facilmente in condizioni di routine. Non è una colpa né sua né del partner, ma una caratteristica che merita di essere compresa, prima ancora che “risolta”.
Il punto centrale non sembra essere scegliere tra lui e “qualcun altro”, né tra monogamia e non monogamia come modelli astratti, ma capire che significato ha per lei il desiderio erotico e che funzione svolge nella sua vita. Quando la sessualità funziona solo in presenza di una profonda connessione emotiva, lei stessa nota quanto questo sia difficile da mantenere nella quotidianità. Questo può indicare che per lei il desiderio è molto sensibile al contesto, allo stress, alla stanchezza, e che non si accende facilmente in condizioni di routine. Non è una colpa né sua né del partner, ma una caratteristica che merita di essere compresa, prima ancora che “risolta”.
Salve,
Quello che descrivi è un conflitto interno molto umano e comprensibile: da un lato c’è il desiderio di sicurezza, fiducia e connessione emotiva che trovi nel tuo partner, dall’altro emerge una parte di te che cerca erotismo, vitalità e possibilità di esplorazione. Non è incoerenza né superficialità: sono bisogni diversi, entrambi legittimi, che a volte entrano in tensione.
Spesso ciò che percepiamo come insoddisfazione nella relazione non riguarda il partner in sé, ma parti di noi che non hanno ancora trovato uno spazio di espressione — non solo sessuale o relazionale, ma anche creativo, emotivo o vitale. Queste dimensioni inascoltate tendono a cercare uscita proprio nella relazione, che diventa il luogo più vicino in cui emergono.
Il desiderio di esplorazione non significa automaticamente voler tradire o lasciare, ma indica che alcune parti di te chiedono attenzione e riconoscimento. Dare loro spazio può aiutarti a capire cosa è davvero negoziabile e cosa no, senza che la relazione diventi l’unico contenitore dei tuoi bisogni.
Un percorso di riflessione o psicoterapia individuale può offrire uno spazio sicuro per ascoltare questi conflitti, distinguere ciò che appartiene alla tua vita interiore da ciò che è legato alla coppia e capire come integrare i diversi desideri senza agire impulsivamente. Il fatto che tu stia riflettendo prima di fare scelte concrete è già un segno di grande consapevolezza e rispetto — verso te stessa e verso l’altro.
Se lo desideri sono a disposizione per accompagnarti in un percorso di esplorazione di te,sia online che in presenza.
Dott.ssa Paola Beninati
Buongiorno, è una situazione che si può verificare, certo sacrificare un proprio aspeeto importante come il modo di vivere la sessualità non è facile. L'unico consiglio che mi sento di darle è di provare a parlarne apertamente con lui e magari prendervi dei momenti in cui provare a raccontarvi le vostre fantasie segrete erotiche, forse anche lui ne ha. Può essere un modo per stimolare le vostre parti più trasgressive e vedere se per lei la situazione diventa più appagante. Se ha bisogno di un consulto sono a disposizione anche online. Buona Giornata! Dario Martelli
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