Buongiorno, vi scrivo per chiedere un parere su quale approccio terapeutico sia più indicato per la

11 risposte
Buongiorno,
vi scrivo per chiedere un parere su quale approccio terapeutico sia più indicato per la mia situazione clinica. Ho 34 anni e da circa tre anni e mezzo, dopo essere fuggita da una relazione abusante, vivo in uno stato di "congelamento", con estrema fatica a progettare il mio futuro. Attualmente vivo nella città d'origine in una condizione di profonda solitudine, in cui il mio unico punto di riferimento affettivo è il mio cane.

Il quadro è precipitato un anno e mezzo fa a seguito di un lutto: da quel momento il trauma è esploso a livello fisico con gravi sintomi psicosomatici e infiammatori (flebite, reflusso, fascite e neuropatia al petto). Il mio vissuto è caratterizzato da traumi multipli e stratificati. Vengo da una famiglia disfunzionale, in cui ho ricoperto il ruolo di capro espiatorio. Ho subito anni di gaslighting estetico e psicologico, unito a un mix devastante fuori casa: bullismo femminile, sessualizzazione precoce e continui tradimenti relazionali/amicali. L'essere costantemente svalutata dall'interno (famiglia) e oggettificata/tradita dall'esterno mi ha portata a sviluppare un disturbo di dismorfismo corporeo e a distruggere la mia capacità di fidarmi degli altri. Nonostante riscontri esterni positivi, la mia percezione è distorta dalle proiezioni svalutanti subite.

Quasi quattro anni fa sono fuggita da una convivenza con un partner con tratti narcisistici maligni/paranoidi. Ho subito violenza psicologica e fisica (isolamento, controllo coercitivo, minacce). Mantengo un rigoroso No Contact. Ho sempre cercato di reagire attivamente studiando nelle metropoli dopo il bullismo o frequentando corsi manuali per ricostruirmi. Ma un'altra tempesta era sempre dietro l'angolo. Sono esausta, soffro di flash mentali intrusivi, pensieri disfattivi ricorrenti e una paralisi d'azione, nonostante abbia due lauree umanistiche con il massimo dei voti.
Ho alle spalle percorsi inadeguati che hanno ignorato la radice traumatica. Una terapeuta non ha riconosciuto le dinamiche manipolatorie narcisistiche; un'altra mi spingeva a ricontattare le ex bulle per un "confronto", per poi scoprire di recente gruppi segreti di derisione online risalenti all'epoca.

Ho un'altissima consapevolezza analitica. Sublimo il dolore attraverso la scrittura e la critica culturale, ma questa razionalizzazione agisce come uno scudo che impedisce l'elaborazione emotiva e corporea.

Vorrei sapere quale tipo di psicoterapia (es. EMDR, Terapia Sensomotoria, Somatica o altro) ritenete più adatta per una paziente con il mio livello di consapevolezza. Cerco un approccio che mi aiuti a sbloccare il sistema nervoso e a elaborare il trauma complesso senza ricadere in terapie puramente verbali che hanno già fallito. Vi ringrazio per l'attenzione.
Dott.ssa Chiara Tenconi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Rho
Buongiorno, dal racconto che fa emerge una storia molto complessa e dolorosa, caratterizzata da traumi relazionali ripetuti nel tempo, dinamiche familiari disfunzionali e un’esperienza di relazione abusante. È comprensibile che, dopo eventi così intensi e stratificati, il sistema mente-corpo possa entrare in una sorta di stato di congelamento (“freeze”), con difficoltà a progettare il futuro, sintomi fisici e sensazioni di blocco emotivo.
Quando il trauma è complesso e cumulativo, come nel suo caso, spesso gli approcci puramente verbali non sono sufficienti, perché molte delle memorie traumatiche restano immagazzinate anche a livello corporeo ed emotivo, non solo cognitivo.

Gli approcci che cita possono effettivamente essere indicati. In particolare, le terapie che oggi hanno maggiori evidenze nel trattamento del trauma complesso includono:

EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), riconosciuta dalle principali linee guida internazionali per il trattamento dei traumi. Permette di rielaborare le memorie traumatiche riducendone la carica emotiva e i flash intrusivi.

Terapie orientate al corpo, come la Terapia Sensomotoria o approcci somatici, che lavorano sulla regolazione del sistema nervoso e sulle risposte di congelamento, iperarousal o dissociazione.

Approcci integrati trauma-informed, che combinano lavoro sul trauma, stabilizzazione emotiva e ricostruzione del senso di sicurezza relazionale.

Nel trauma complesso, spesso il percorso procede in fasi:
1)Stabilizzazione e regolazione del sistema nervoso (riduzione del freeze, dei sintomi corporei e dell’iperattivazione).
2)Elaborazione delle memorie traumatiche.
3)Ricostruzione della fiducia e del senso di sé.

Un elemento importante che lei stessa evidenzia è la forte capacità analitica. Questa può essere una grande risorsa, ma a volte diventa anche una modalità di protezione che mantiene il trauma su un piano cognitivo senza permettere una piena elaborazione emotiva. Per questo un approccio che integri mente, emozioni e corpo può essere particolarmente utile.

Il consiglio è quindi di cercare uno psicoterapeuta con formazione specifica nel trattamento del trauma complesso, possibilmente con competenze in EMDR e approcci somatici, in modo da costruire un percorso graduale e rispettoso dei tempi del suo sistema nervoso.

Nonostante la sofferenza che descrive, dal suo racconto emerge anche una grande capacità di resilienza, consapevolezza e ricerca attiva di cura: sono risorse molto importanti che possono diventare parte integrante del percorso terapeutico.

Un caro saluto.

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Dott.ssa Valentina Sciubba
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Nessuna terapia può prescindere anzitutto da una corretta diagnosi, ma talora si ricorre, come anche per la medicina, ad un criterio ex adiuvantibus, cioè in base a cio che "funziona" che a sua volta chiarisce la diagnosi stessa. Ritengo anche che si debba procedere dal problema più urgente o principale per poi affrontarne altri meno centrali. Detto ciò, da quanto dice sembrerebbe che un approccio che tenga maggiormente in considerazione i sintomi somatici sia da preferire. Potrebbe essere la Terapia Sensomotoria che tuttavia conosco sommariamente. Anche altri approcci tengono in considerazione il corpo, anche se non ne fanno il mezzo di azione principale, tra gli altri la Gestalt ed anche la Terapia Srategica Breve; l'importante mio avviso, come le dicevo, è trovare il problema a livello cognitivo-emotivo che sostiene i sintomi fisici e poi ovviamente applicare le strategie giuste per aiutare a risolverlo. Poiché il campo dei rapporti mente-corpo è quello che più mi interessa, le segnalo il sito a mio nome dove può trovare altre info sia sull'argomento sia sulla Terapia Breve Strategico-Gestaltica
Dott.ssa Teresa Colaiacovo
Psicologo, Sessuologo, Psicoterapeuta
Bologna
Gentile,
Al di là del paradigma teorico di riferimento… probabilmente la cura è nel rapporto stesso che instaura con il clinico… ogni trauma complesso ha bisogno di spazio per l’elaborazione oltre che di una conversione pratica e non solo descrittiva.
Resto a disposizione
Grazie per la condivisione
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
la sua descrizione è molto chiara e restituisce un quadro compatibile con un trauma complesso, in cui esperienze ripetute di svalutazione, abuso e perdita hanno inciso sia sul piano psicologico sia su quello corporeo. Il senso di “congelamento”, i flash intrusivi, la difficoltà a progettare e i sintomi psicosomatici sono risposte frequenti di un sistema nervoso che è rimasto a lungo in condizioni di minaccia.

Nel suo caso, la sola elaborazione cognitiva (che lei padroneggia molto bene) non è sufficiente: come ha già intuito, è importante lavorare anche a livello emotivo e somatico, cioè sulle tracce che il trauma ha lasciato nel corpo e nei sistemi di regolazione.

Quale approccio può essere indicato

Per situazioni come la sua, risultano particolarmente efficaci approcci integrati e trauma-focused, tra cui:

EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing)
È uno degli approcci più validati per il trattamento del trauma. Aiuta a rielaborare i ricordi traumatici “bloccati”, riducendo l’intensità emotiva e i sintomi intrusivi. Nel trauma complesso è fondamentale che venga utilizzato con una fase iniziale di stabilizzazione ben strutturata.

Terapia Sensomotoria o Somatica
Interviene direttamente sulle risposte corporee di difesa (come il “freeze”), aiutando a sciogliere gradualmente il blocco del sistema nervoso. Può essere molto utile nel suo caso, proprio per la forte componente fisica e psicosomatica.

Approcci basati sulla regolazione del sistema nervoso (es. mindfulness clinica, grounding, tecniche bottom-up)
Servono a costruire sicurezza interna e capacità di autoregolazione, prerequisiti fondamentali prima di entrare nel lavoro più profondo sul trauma.

Terapia cognitivo-comportamentale orientata al trauma (TF-CBT) integrata con elementi esperienziali
Può aiutare a lavorare sulle credenze profonde (es. svalutazione, sfiducia) senza rimanere solo sul piano razionale.

Un aspetto fondamentale: la fase di stabilizzazione

Nel trauma complesso non si lavora subito sui ricordi traumatici. È essenziale una prima fase in cui si costruiscono:

senso di sicurezza (interna ed esterna)

regolazione emotiva e corporea

risorse personali

Saltare questa fase (come talvolta accade) può portare a esperienze terapeutiche invalidanti o addirittura ri-traumatizzanti.

Sulla sua “alta consapevolezza”

La sua capacità analitica è una risorsa importante, ma può diventare – come ha già osservato – una forma di protezione che tiene a distanza il vissuto emotivo. Un buon percorso non la “toglierà”, ma la integrerà con un lavoro più esperienziale, aiutandola a sentire in sicurezza, non solo a comprendere.

Attenzione alla relazione terapeutica

Dalla sua esperienza emerge quanto sia cruciale trovare un professionista:

formato specificamente sul trauma complesso

capace di riconoscere dinamiche abusanti (come gaslighting e violenza psicologica)

che non proponga interventi potenzialmente invalidanti o prematuri (come confronti non protetti)

La qualità della relazione terapeutica, in questi casi, è parte stessa della cura.

In sintesi, un percorso che integri EMDR e approcci somatici, con una solida base di stabilizzazione, appare particolarmente indicato per il suo quadro.

Resta comunque fondamentale una valutazione clinica diretta, per costruire un intervento realmente su misura: le consiglio quindi di approfondire con uno specialista esperto in trauma.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott. Giancarlo Caselli
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno, il quadro che presenta è molto complesso e per questo ritengo che un approccio olistico che consideri l'individuo nella sua totalità (mente-spirito-corpo) possa essere il più adeguato. Occorre quindi partire da una terapia psicoanalitica che aiuti l'elaborazione dei traumi per poi utilizzare delle pratiche meditative unite a stimolazioni sensoriali al fine di recuperare quell'integrazione che in questo momento pare essere mancante. Grazie per la precisa descrizione della sua situazione e per la consapevolezza dimostrata. Giancarlo Caselli
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buongiorno,
ti ringrazio per aver condiviso con tanta lucidità e coraggio una storia così complessa e dolorosa. Da quello che descrivi emergono esperienze traumatiche ripetute e profonde, i cui effetti oggi si manifestano sia sul piano emotivo che corporeo: quel senso di “congelamento”, la fatica a progettare, i sintomi fisici e i pensieri intrusivi sono risposte comprensibili del tuo sistema nervoso, non segnali di debolezza.

Rispetto alla tua domanda: più che un singolo “modello” terapeutico, ciò che fa davvero la differenza è un approccio trauma-informed, capace di integrare mente e corpo e di procedere con gradualità e sicurezza. In questi casi, percorsi che includono strumenti come EMDR, approcci sensomotori o somatici possono essere molto utili, soprattutto se inseriti all’interno di una relazione terapeutica solida, attenta alla regolazione del sistema nervoso e al rispetto dei tuoi tempi.

Un aspetto importante, da quello che racconti, è proprio evitare interventi che possano riattivare o invalidare la tua esperienza (come ti è purtroppo già accaduto), e lavorare invece su:

stabilizzazione e senso di sicurezza interna

riconnessione con il corpo in modo graduale

elaborazione dei traumi senza forzature

ricostruzione della fiducia (in te stessa e, nel tempo, anche negli altri)

La tua consapevolezza è una risorsa preziosa, ma come hai intuito può anche diventare una forma di protezione che tiene a distanza il vissuto emotivo: un buon percorso ti aiuterà proprio a integrare queste parti, senza dover rinunciare alla tua capacità di comprendere.

Se senti che le terapie puramente verbali non sono state sufficienti, ha senso orientarti verso un lavoro più integrato e corporeo. Allo stesso tempo, ti direi di dare molta importanza anche a come ti senti nella relazione con il/la terapeuta: sentirti vista, creduta e al sicuro è già di per sé parte della cura.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Dott.ssa Filomena Anna Ascente
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Padova
Buongiorno,
quello che descrive è coerente con un quadro di trauma complesso, in cui esperienze ripetute di svalutazione, abuso e perdita hanno inciso sia sul piano psicologico sia su quello corporeo. Il vissuto di “congelamento”, i sintomi fisici e la difficoltà a progettare sono elementi frequenti quando il sistema nervoso rimane in uno stato di difesa prolungato.

Considerata anche l’elevata consapevolezza che riporta, può essere indicato un approccio che non si basi solo sulla parola ma integri il lavoro bottom-up, cioè corporeo e neurofisiologico. In questa direzione, modelli come EMDR, Terapia Sensomotoria o approcci somatici possono essere utili per elaborare le memorie traumatiche e favorire una graduale riattivazione del sistema nervoso, senza forzare tempi o contenuti.

In ottica di Analisi Transazionale, si potrebbe leggere una forte attivazione di stati dell’Io legati al Bambino ferito e a messaggi interiorizzati di svalutazione (Genitore Critico), con una parte adulta molto sviluppata sul piano cognitivo ma meno libera di operare a livello emotivo e corporeo. Il lavoro terapeutico, quindi, non è tanto aumentare la comprensione, già presente, quanto creare le condizioni per un’integrazione più profonda tra questi livelli.

Un elemento centrale sarà anche la qualità della relazione terapeutica: sentirsi riconosciuta e al sicuro è il prerequisito per qualunque tecnica. Può essere utile orientarsi verso professionisti con una formazione specifica sul trauma complesso e chiedere esplicitamente un approccio integrato.

L’obiettivo non è “forzarsi a uscire dal blocco”, ma permettere al sistema di ritrovare, gradualmente, condizioni di sicurezza in cui il movimento e il progetto possano riemergere.
Dott.ssa Silvia Galletta
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Reggio Emilia
Buongiorno, innanzitutto la ringrazio per aver condiviso parti così delicate della sua esperienza.
Dalle sue parole arriva chiaramente quanto abbia dovuto attraversare e quanta energia abbia impiegato, negli anni, per continuare a cercare modi per prendersi cura di sé nonostante tutto. Mi ha molto colpito il suo modo di non arrendersi, di non perdersi d’animo e di continuare a cercare un modo per stare meglio, questo racconta molto delle sue tante risorse e capacità. La descrizione del suo stato di “congelamento”, la fatica a immaginare il futuro e i sintomi corporei non sono un fallimento personale, ma una modalità profonda con cui il suo sistema nervoso prova ancora a proteggersi dopo esperienze relazionali molto dolorose. Sono d’accordo con lei sul fatto che quando la nostra mente ha già compreso molto, come sembra nel suo caso, spesso nel lavoro terapeutico non è utile aggiungere altre spiegazioni, ma creare uno spazio sicuro in cui mente, corpo ed emozioni possano lentamente sentirsi abbastanza al sicuro da sciogliere ciò che è rimasto bloccato. Nella sua richiesta ha già individuato la risposta, la letteratura clinica attuale suggerisce che situazioni traumatiche complesse beneficiano di approcci integrati e graduali. Percorsi orientati al trauma che integrano il lavoro corporeo ed emotivo (come EMDR, terapia sensomotoria, mindfulness, etc.) possono essere strumenti validi, soprattutto se affrontati con gradualità e grande attenzione alla stabilizzazione iniziale. Potrebbe essere utile nel suo caso un percorso che non si concentri ulteriormente sull’interpretazione, ma che favorisca esperienze emotive e corporee correttive, permettendo al sistema nervoso di uscire progressivamente dallo stato di immobilizzazione che sente in questo momento nella sua vita.
Dott.ssa Paola di Tota
Psicoterapeuta, Psicologo
Brescia
Bene, ha fatto esperienza di qualche metodo e vorrebbe un suggerimento . Penso che la psicoterapia psicodinamica sia la migliore per affrontare i traumi. Nel lungo periodo, perché sarebbe una pretesa risolvere tutto in qualche seduta. Ci sono voluti anni a costruire il suo disagio, per decostruirlo è necessario un percorso a lungo termine.
Salve, ho letto con attenzione la sintesi della Sua vita e mi dispiace moltissimo per la Sua sofferenza. ha una grande consapevolezza del suo aspetto psichico è questo è certamente un punto di forza. come aveva già intuito uno degli approcci che potrei suggerire è EMDR che potrebbe aiutarla lavorando sugli aspetti traumatici, penso che sia utile affiancare a questo percorso anche uno di tipo verbale che potrebbe dare voce al dolore che ancora l'attraversa. mi ha colpito molto una frase che ha scritto. " corsi manuali per ricostruirmi", ecco, provi a ripartire da questo concetto, provi a ricostruire se stessa. le auguro una buona vita
Dott.ssa Alessandra Marra
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buonasera. Considerata la sua "storia politraumatica" sono d'accordo con lei che non sia sufficiente una terapia solo verbale e che sia necessario un intervento specifico per affrontare "i residui traumatici" che spesso si esprimono con i pensieri intrusivi, le reazioni somatiche e/o comportamentali. Tante volte possiamo comprendere razionalmente la radice delle nostre problematiche ma non riuscire a modificarle (" il cervello lo sa ma il nostro corpo sente altro"). L'EMDR lavora in questa direzione ed è un approccio terapeutico complesso e integrato per la rielaborazione dei traumi. Anche la Terapia Senso-motoria è specifica ed è utilizzata nel trattamento dei traumi.

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