Buongiorno, ho passato il peggior anno della mia vita. negli ultimi sei mesi ho perso entrambi i mie
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Buongiorno, ho passato il peggior anno della mia vita. negli ultimi sei mesi ho perso entrambi i miei genitori e nel mezzo mi ha lasciata il mio compagno, stavamo insieme da poco più di un anno. I miei genitori sono morti entrambi a seguito di lunghe malattie, nell'ultimo anno ho accudito mio padre con un tumore metastatico. il mio ex mi ha lasciata dopo un periodo di liti, in cui ci sono stati alcuni episodi di gelosia da parte mia (mai avuti prima). La mia autostima si era abbassata anche perchè nel mentre avevo avuto un fallimento lavorativo. Lui, oltre a delle cattiverie, mi ha detto che ho sabotato la storia per le liti e la mia tristezza. nell'ultima lite gli ho detto "non me ne frega di te", ma io ero solo sopraffatta dal dolore e non ce la facevo più, voolevo che mi stringesse più forte.
Buongiorno, la situazione che Lei ha vissuto in questo ultimo periodo meriterebbe un'attenzione e una cura ulteriore rispetto ad una semplice risposta via chat per non sembrare semplicistici e superficiali. Mi sento solo di rassicurarla sul fatto che sia naturale sentirsi abbattuti e insicuri nel momento in cui si interrompono dei legami importanti e significativi. La rassicurazione e la vicinanza emotiva di cui aveva bisogno è del tutto legittima ma a volte è difficile manifestarlo chiaramente.
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Sta attraversando un accumulo di perdite e dolore enorme. In queste condizioni è comprensibile sentirsi sopraffatti e reagire in modo diverso da come si farebbe normalmente. Non riduca tutto a una colpa o a un ‘sabotaggio’: prima di tutto c’è una sofferenza profonda che merita ascolto e cura.
Cara utente, hai vissuto nel giro di poco tempo parecchi lutti importanti che prevedono un'elaborazione che probabilmente ancora è in atto.
Probabilmente sei sopraffatta dal dolore e questo ha minato la tua relazione.
Quello di cui parli è un inevitabile senso di solitudine che in questi casi è fisiologico.
Cerca di trovare nella tua rete relazionale il sostegno di cui hai bisogno e non negare il tuo dolore, ma affrontalo tutto.
Probabilmente un percorso psicologico ti aiuterebbe a gestire questa fase e a rimettere ordine nella tua vita.
Un caro saluto.
Probabilmente sei sopraffatta dal dolore e questo ha minato la tua relazione.
Quello di cui parli è un inevitabile senso di solitudine che in questi casi è fisiologico.
Cerca di trovare nella tua rete relazionale il sostegno di cui hai bisogno e non negare il tuo dolore, ma affrontalo tutto.
Probabilmente un percorso psicologico ti aiuterebbe a gestire questa fase e a rimettere ordine nella tua vita.
Un caro saluto.
Salve ho letto le sue parole, sarebbe utile poter dare spazio agli eventi dolorosi così ravvicinati e così di impatto sul suo stato d'animo ma anche comprendere come tutto questo l'abbia portata allo stremo delle forze e cosa ha prodotto dei cambiamenti. Nella terapia Emdr si parla di "finestra di tolleranza" che rappresenta la capacità, molto personale, di reggere degli eventi e di elaborarli. Ma nel suo caso un carico eccessivo ha portato probabilmente ad uno stress estremo e dunque a sentire di non avere più le forze per affrontare nuovi eventi stressanti. Si può affrontare il dolore con un percorso di psicoterapia, costruendo anche dei piccoli obiettivi rivolti a riprendere sicurezza e benessere. Spero di esserle stata d'aiuto.
Buongiorno. Mi permetta, prima di ogni altra cosa, di accogliere il peso immenso che sta portando. Si trova immersa in quello che potremmo definire un "tempo di catastrofe", dove i legami fondanti della sua esistenza — quelli con le radici (i genitori) e quello con il progetto di futuro (il compagno) — si sono spezzati quasi simultaneamente. È profondamente comprensivo che Lei si senta sopraffatta; il dolore che descrive non è solo la somma di eventi avversi, ma un vero e proprio terremoto identitario che l'ha lasciata senza i consueti punti di riferimento.
In questa cornice di sofferenza, è fondamentale inquadrare ciò che è accaduto non come un suo fallimento personale o un "sabotaggio", ma come la risposta di un organismo psichico sottoposto a una pressione insostenibile. La scuola di Diego Napolitani ci insegna che l'identità è un processo relazionale: noi siamo fatti delle relazioni che abitiamo. Quando Lei ha accudito suo padre nella malattia, si è svuotata di energie per nutrire la vita dell'altro, e in quel vuoto è naturale che l'autostima vacilli e che emergano fragilità mai sentite prima, come quella gelosia che altro non era se non il timore disperato di perdere l'ultimo approdo rimasto mentre tutto il resto affondava.
Quell'urlo — "non me ne frega di te" — non era una verità affettiva, ma un paradosso relazionale: era il grido di chi, non potendo più reggere il peso della propria vulnerabilità, chiede paradossalmente di essere trattenuto con più forza proprio mentre respinge. È profondamente ingiusto che la sua tristezza e il suo dolore siano stati letti come colpe; il lutto e la fatica dell'accudimento non sono "errori" di percorso, ma momenti in cui la vita chiede spazio per essere pianti e onorati. Un compagno, in quella fase, avrebbe dovuto essere il "contenitore" capace di reggere l'urto delle sue liti e della sua disperazione, comprendendo che dietro l'aggressività si celava una richiesta d'aiuto.
La direzione che mi sento di indicarLe ora non è quella della ricerca di colpe nel codice del suo comportamento, ma quella della benevolenza verso se stessa. È necessario che Lei possa darsi il permesso di essere "interrotta", di non dover funzionare per forza, permettendo al dolore di fare il suo corso senza il peso aggiuntivo del giudizio. Ricucire il senso della propria identità dopo perdite così radicali richiede tempo e, spesso, uno spazio protetto dove poter narrare queste morti e questa separazione, non come fini a se stesse, ma come parti di una storia che, pur ferita, continua a scorrere. Si conceda il lusso della fragilità; è l'unico modo per tornare, un giorno, a sentire di nuovo la terra ferma sotto i piedi.
Cordialità
Dottssa Giovanna Costanzo.
In questa cornice di sofferenza, è fondamentale inquadrare ciò che è accaduto non come un suo fallimento personale o un "sabotaggio", ma come la risposta di un organismo psichico sottoposto a una pressione insostenibile. La scuola di Diego Napolitani ci insegna che l'identità è un processo relazionale: noi siamo fatti delle relazioni che abitiamo. Quando Lei ha accudito suo padre nella malattia, si è svuotata di energie per nutrire la vita dell'altro, e in quel vuoto è naturale che l'autostima vacilli e che emergano fragilità mai sentite prima, come quella gelosia che altro non era se non il timore disperato di perdere l'ultimo approdo rimasto mentre tutto il resto affondava.
Quell'urlo — "non me ne frega di te" — non era una verità affettiva, ma un paradosso relazionale: era il grido di chi, non potendo più reggere il peso della propria vulnerabilità, chiede paradossalmente di essere trattenuto con più forza proprio mentre respinge. È profondamente ingiusto che la sua tristezza e il suo dolore siano stati letti come colpe; il lutto e la fatica dell'accudimento non sono "errori" di percorso, ma momenti in cui la vita chiede spazio per essere pianti e onorati. Un compagno, in quella fase, avrebbe dovuto essere il "contenitore" capace di reggere l'urto delle sue liti e della sua disperazione, comprendendo che dietro l'aggressività si celava una richiesta d'aiuto.
La direzione che mi sento di indicarLe ora non è quella della ricerca di colpe nel codice del suo comportamento, ma quella della benevolenza verso se stessa. È necessario che Lei possa darsi il permesso di essere "interrotta", di non dover funzionare per forza, permettendo al dolore di fare il suo corso senza il peso aggiuntivo del giudizio. Ricucire il senso della propria identità dopo perdite così radicali richiede tempo e, spesso, uno spazio protetto dove poter narrare queste morti e questa separazione, non come fini a se stesse, ma come parti di una storia che, pur ferita, continua a scorrere. Si conceda il lusso della fragilità; è l'unico modo per tornare, un giorno, a sentire di nuovo la terra ferma sotto i piedi.
Cordialità
Dottssa Giovanna Costanzo.
Buongiorno,
quello che descrive è un periodo estremamente difficile, segnato da più perdite importanti ravvicinate: la malattia e la scomparsa dei suoi genitori, il carico emotivo dell’assistenza e la fine della relazione affettiva, insieme anche a un momento di difficoltà lavorativa.
È comprensibile che una combinazione di questo tipo abbia un impatto molto forte sul suo equilibrio emotivo e sul modo in cui si sente nelle relazioni.
In situazioni di questo tipo può accadere che il dolore e il sovraccarico influenzino anche il modo di vivere i legami, con momenti di maggiore fragilità, bisogno di vicinanza o reazioni più intense rispetto al solito.
L’episodio che racconta nella lite sembra inserirsi in questo stato di grande fatica emotiva, in cui può diventare difficile esprimere in modo chiaro ciò di cui si ha bisogno nel momento stesso in cui lo si sta vivendo.
In questa fase potrebbe essere importante non leggere ciò che è accaduto in modo isolato o colpevolizzante, ma dentro il contesto di dolore e stress che sta attraversando.
Un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla a elaborare queste perdite e a ritrovare gradualmente un maggiore equilibrio emotivo.
Un caro saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
quello che descrive è un periodo estremamente difficile, segnato da più perdite importanti ravvicinate: la malattia e la scomparsa dei suoi genitori, il carico emotivo dell’assistenza e la fine della relazione affettiva, insieme anche a un momento di difficoltà lavorativa.
È comprensibile che una combinazione di questo tipo abbia un impatto molto forte sul suo equilibrio emotivo e sul modo in cui si sente nelle relazioni.
In situazioni di questo tipo può accadere che il dolore e il sovraccarico influenzino anche il modo di vivere i legami, con momenti di maggiore fragilità, bisogno di vicinanza o reazioni più intense rispetto al solito.
L’episodio che racconta nella lite sembra inserirsi in questo stato di grande fatica emotiva, in cui può diventare difficile esprimere in modo chiaro ciò di cui si ha bisogno nel momento stesso in cui lo si sta vivendo.
In questa fase potrebbe essere importante non leggere ciò che è accaduto in modo isolato o colpevolizzante, ma dentro il contesto di dolore e stress che sta attraversando.
Un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla a elaborare queste perdite e a ritrovare gradualmente un maggiore equilibrio emotivo.
Un caro saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Buongiorno,
quello che descrive è un carico emotivo enorme, probabilmente uno dei più difficili che una persona possa attraversare in così poco tempo. Ha vissuto lutti molto importanti, l’assistenza prolungata a un genitore gravemente malato, un fallimento lavorativo e anche la fine di una relazione affettiva significativa. Tutto questo può mettere profondamente alla prova l’equilibrio emotivo, l’autostima e il modo di stare nelle relazioni.
Le reazioni che racconta — tristezza intensa, maggiore sensibilità, bisogno di rassicurazione, episodi di gelosia, conflitti più frequenti — non fanno pensare a “cattiveria” o a una volontà di sabotare il rapporto, ma piuttosto a uno stato di forte sofferenza e sovraccarico emotivo. Quando si vive un dolore così grande, spesso si diventa più vulnerabili, più bisognosi di vicinanza e più spaventati dall’idea di perdere anche le persone amate.
Anche la frase che riferisce (“non me ne frega di te”) sembra più l’espressione di una persona esausta e sopraffatta che non di un reale disinteresse. A volte, quando ci si sente molto fragili, si comunica il dolore in modo impulsivo o contraddittorio, sperando inconsciamente di essere accolti, rassicurati o “visti” dall’altro. Lei stessa dice una cosa molto importante: “volevo che mi stringesse più forte”. Questo fa comprendere quanto avesse bisogno di sostegno emotivo in quel momento.
Inoltre, chi attraversa lutti multipli e un lungo periodo di accudimento può andare incontro a un forte esaurimento psicologico. Spesso ci si sente svuotati, meno sicuri di sé, più irritabili o emotivamente instabili. Non significa essere “sbagliati”, ma essere stati messi a dura prova da eventi molto pesanti.
È importante però non colpevolizzarsi eccessivamente per la fine della relazione. In una coppia le dinamiche sono sempre reciproche: il suo dolore può avere inciso sul rapporto, ma anche il modo in cui il partner ha reagito alla sua sofferenza ha avuto un peso. In momenti così delicati, avere accanto una persona capace di comprendere e sostenere emotivamente fa molta differenza.
Adesso la priorità dovrebbe essere prendersi cura di sé e del dolore che sta vivendo, senza giudicarsi con durezza. Ha affrontato perdite molto importanti e probabilmente non ha ancora avuto uno spazio vero per elaborarle.
Per questo motivo, sarebbe consigliabile approfondire quanto sta vivendo con uno specialista, così da poter elaborare i lutti, recuperare autostima e comprendere meglio anche le dinamiche relazionali emerse in questo periodo così difficile.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
quello che descrive è un carico emotivo enorme, probabilmente uno dei più difficili che una persona possa attraversare in così poco tempo. Ha vissuto lutti molto importanti, l’assistenza prolungata a un genitore gravemente malato, un fallimento lavorativo e anche la fine di una relazione affettiva significativa. Tutto questo può mettere profondamente alla prova l’equilibrio emotivo, l’autostima e il modo di stare nelle relazioni.
Le reazioni che racconta — tristezza intensa, maggiore sensibilità, bisogno di rassicurazione, episodi di gelosia, conflitti più frequenti — non fanno pensare a “cattiveria” o a una volontà di sabotare il rapporto, ma piuttosto a uno stato di forte sofferenza e sovraccarico emotivo. Quando si vive un dolore così grande, spesso si diventa più vulnerabili, più bisognosi di vicinanza e più spaventati dall’idea di perdere anche le persone amate.
Anche la frase che riferisce (“non me ne frega di te”) sembra più l’espressione di una persona esausta e sopraffatta che non di un reale disinteresse. A volte, quando ci si sente molto fragili, si comunica il dolore in modo impulsivo o contraddittorio, sperando inconsciamente di essere accolti, rassicurati o “visti” dall’altro. Lei stessa dice una cosa molto importante: “volevo che mi stringesse più forte”. Questo fa comprendere quanto avesse bisogno di sostegno emotivo in quel momento.
Inoltre, chi attraversa lutti multipli e un lungo periodo di accudimento può andare incontro a un forte esaurimento psicologico. Spesso ci si sente svuotati, meno sicuri di sé, più irritabili o emotivamente instabili. Non significa essere “sbagliati”, ma essere stati messi a dura prova da eventi molto pesanti.
È importante però non colpevolizzarsi eccessivamente per la fine della relazione. In una coppia le dinamiche sono sempre reciproche: il suo dolore può avere inciso sul rapporto, ma anche il modo in cui il partner ha reagito alla sua sofferenza ha avuto un peso. In momenti così delicati, avere accanto una persona capace di comprendere e sostenere emotivamente fa molta differenza.
Adesso la priorità dovrebbe essere prendersi cura di sé e del dolore che sta vivendo, senza giudicarsi con durezza. Ha affrontato perdite molto importanti e probabilmente non ha ancora avuto uno spazio vero per elaborarle.
Per questo motivo, sarebbe consigliabile approfondire quanto sta vivendo con uno specialista, così da poter elaborare i lutti, recuperare autostima e comprendere meglio anche le dinamiche relazionali emerse in questo periodo così difficile.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno,
quello che hai attraversato è enorme. In pochi mesi hai vissuto perdite molto profonde, prolungate, logoranti emotivamente e fisicamente. Accudire un genitore gravemente malato, vedere entrambi i tuoi genitori morire, e nel mezzo perdere anche la relazione affettiva che avevi… è qualcosa che può mettere in crisi qualunque equilibrio.
Per questo mi colpisce il modo in cui stai guardando te stessa: come se le tue reazioni fossero la prova di aver “rovinato” la relazione. Ma forse vale la pena fermarsi un attimo e considerare il contesto umano in cui quelle reazioni sono nate.
Tu non eri semplicemente “gelosa” o “triste”. Eri una persona immersa in un dolore enorme, probabilmente stanca, svuotata, spaventata, bisognosa di vicinanza e contenimento. In stati così intensi può succedere che il bisogno dell’altro diventi più urgente, più sensibile ai segnali di distanza, più vulnerabile.
Quando dici: “volevo che mi stringesse più forte”, lì c’è qualcosa di molto chiaro. La frase “non me ne frega di te” sembra quasi il contrario di ciò che sentivi davvero. Più che indifferenza, sembra disperazione, un tentativo estremo di essere raggiunta.
Questo non significa che nella relazione non ci fossero difficoltà reali o dinamiche problematiche. Ma forse è importante non leggere tutto solo attraverso la lente della colpa.
Mi colpisce anche che lui ti abbia detto che hai sabotato la storia con la tua tristezza. È una frase molto pesante da ricevere, soprattutto in un momento in cui stavi vivendo lutti così grandi. E forse rischia di farti sentire che il tuo dolore sia stato “troppo”, “sbagliato”, qualcosa che ha allontanato chi amavi.
Ma il dolore non è un difetto morale.
A volte le relazioni, soprattutto quelle relativamente giovani, non riescono a reggere un impatto così forte. Non necessariamente perché qualcuno non abbia amato abbastanza, ma perché certe esperienze chiedono una profondità e una capacità di stare accanto alla sofferenza che non tutti riescono a sostenere.
Ora però forse il punto più delicato è un altro: tu sei ancora dentro una fase di lutto molto viva. E in momenti così la mente tende facilmente a cercare spiegazioni, responsabilità, errori da correggere, quasi per dare ordine al caos. Ma non tutto quello che è successo può essere ridotto a “ho sbagliato io”.
Mi sembra che tu abbia bisogno prima di tutto di uno spazio in cui il tuo dolore possa esistere senza essere subito trasformato in colpa.
quello che hai attraversato è enorme. In pochi mesi hai vissuto perdite molto profonde, prolungate, logoranti emotivamente e fisicamente. Accudire un genitore gravemente malato, vedere entrambi i tuoi genitori morire, e nel mezzo perdere anche la relazione affettiva che avevi… è qualcosa che può mettere in crisi qualunque equilibrio.
Per questo mi colpisce il modo in cui stai guardando te stessa: come se le tue reazioni fossero la prova di aver “rovinato” la relazione. Ma forse vale la pena fermarsi un attimo e considerare il contesto umano in cui quelle reazioni sono nate.
Tu non eri semplicemente “gelosa” o “triste”. Eri una persona immersa in un dolore enorme, probabilmente stanca, svuotata, spaventata, bisognosa di vicinanza e contenimento. In stati così intensi può succedere che il bisogno dell’altro diventi più urgente, più sensibile ai segnali di distanza, più vulnerabile.
Quando dici: “volevo che mi stringesse più forte”, lì c’è qualcosa di molto chiaro. La frase “non me ne frega di te” sembra quasi il contrario di ciò che sentivi davvero. Più che indifferenza, sembra disperazione, un tentativo estremo di essere raggiunta.
Questo non significa che nella relazione non ci fossero difficoltà reali o dinamiche problematiche. Ma forse è importante non leggere tutto solo attraverso la lente della colpa.
Mi colpisce anche che lui ti abbia detto che hai sabotato la storia con la tua tristezza. È una frase molto pesante da ricevere, soprattutto in un momento in cui stavi vivendo lutti così grandi. E forse rischia di farti sentire che il tuo dolore sia stato “troppo”, “sbagliato”, qualcosa che ha allontanato chi amavi.
Ma il dolore non è un difetto morale.
A volte le relazioni, soprattutto quelle relativamente giovani, non riescono a reggere un impatto così forte. Non necessariamente perché qualcuno non abbia amato abbastanza, ma perché certe esperienze chiedono una profondità e una capacità di stare accanto alla sofferenza che non tutti riescono a sostenere.
Ora però forse il punto più delicato è un altro: tu sei ancora dentro una fase di lutto molto viva. E in momenti così la mente tende facilmente a cercare spiegazioni, responsabilità, errori da correggere, quasi per dare ordine al caos. Ma non tutto quello che è successo può essere ridotto a “ho sbagliato io”.
Mi sembra che tu abbia bisogno prima di tutto di uno spazio in cui il tuo dolore possa esistere senza essere subito trasformato in colpa.
Buongiorno, quello che descrive è un anno estremamente doloroso, prima ancora di qualsiasi riflessione, merita di essere riconosciuto nella sua difficoltà. Ha vissuto due lutti importanti, si è presa cura di suo padre durante la malattia, ha attraversato un momento di fragilità lavorativa e, nello stesso tempo, anche una rottura affettiva. È comprensibile che tutto questo insieme abbia generato un livello di sofferenza molto intenso. In situazioni di questo tipo può accadere che il dolore diventi così grande da uscire in modi che poi non ci rappresentano del tutto, parole dette nella rabbia o nella disperazione, reazioni più intense, bisogno di essere rassicurati o trattenuti. Il fatto che lei oggi possa rileggere quella frase con dolore e significati diversi è già indicativo della complessità di ciò che stava vivendo in quel momento. Quella frase potrebbe rappresentare l’espressione di un sovraccarico emotivo, di un bisogno di contatto e di vicinanza che in quel momento non riusciva a trovare altre vie per essere espresso. È anche comprensibile che la sua risposta possa averla fatta sentire non vista nella sua sofferenza, soprattutto in un periodo in cui stava già reggendo molto da sola. Quando si accumulano perdite e fatica, il bisogno principale diventa spesso quello di sentirsi compresi. Un percorso di psicoterapia può offrirle uno spazio stabile e sicuro in cui poter esplorare e comprendere ciò che sta attraversando, dare significato alle sue reazioni emotive e favorire gradualmente il recupero di un maggiore equilibrio interiore, nel rispetto dei suoi tempi e della sua personale storia di vita.
Le auguro di poter star meglio e ritrovare la serenità.
Psicologa Psicoterapeuta Caterina Loiacono
Le auguro di poter star meglio e ritrovare la serenità.
Psicologa Psicoterapeuta Caterina Loiacono
Gentile utente, le esprimo innanzitutto la mia vicinanza per il carico emotivo immenso che sta affrontando. È del tutto naturale che la sua autostima e la sua stabilità emotiva siano state messe a dura prova da una serie di lutti traumatici e fallimenti concomitanti.
Ciò che il suo ex partner definisce "sabotaggio" o "tristezza eccessiva" è, in realtà, una fisiologica reazione da stress acuto e sovraccarico. In momenti di tale fragilità, è comune manifestare paure o reazioni verbali impulsive. Un percorso di psicoterapia potrebbe aiutarla a elaborare questi lutti e a distinguere le sue reali responsabilità da quelle che le sono state attribuite, permettendole di ricostruire il suo valore personale.
Un caro saluto
Ciò che il suo ex partner definisce "sabotaggio" o "tristezza eccessiva" è, in realtà, una fisiologica reazione da stress acuto e sovraccarico. In momenti di tale fragilità, è comune manifestare paure o reazioni verbali impulsive. Un percorso di psicoterapia potrebbe aiutarla a elaborare questi lutti e a distinguere le sue reali responsabilità da quelle che le sono state attribuite, permettendole di ricostruire il suo valore personale.
Un caro saluto
Gli eventi dolorosi che lei ha dovuto affrontare nell'ultimo anno non rappresentano il classico caso di un disturbo d'ansia. In circostanze così particolari l'ansia può certamente affiorare ma non è il quadro sintomatico predominante. Nel suo caso ci sono una serie di eventi che meriterebbero di essere analizzati uno alla volta per comprendere in che misura hanno avuto un impatto sulla sua condizione. Il fatto di per sé dice poco. Per comprenderlo a fondo è necessaria la narrazione del fatto. Ognuno degli eventi che lei descrive ha avuto un particolare riflesso dentro di lei e quel riflesso è la parte più importante che la invito a valutare. Si conceda anche del tempo per riordinare una vita emotiva così duramente colpita.
Buongiorno. L'aiuto psicologico per l'elaborazione del lutto è essenziale quando il dolore diventa persistente ed interferisce con la vita quotidiana , offrendo strumenti per gestire emozioni intense e ricostruire equilibrio . Credo che per superare questo momento , le potrebbe essere di aiuto consultare uno specialista psicologo
Le perdite delle persone a noi più care possono lasciare in noi un forte senso di vuoto e di dolore. Talvolta l'assenza può diventare insopportabile. Magari cerchiamo di colmarla con la presenza di un'altra persona, ma mettiamo solo una fragile pezza sul nostro dolore che l'altro non potrà mai risolvere. Anzi, se perdiamo l'altro, il dolore non potrà che ritornare, magari più forte di prima. Per uscire da queste perdite, allora, è necessario rientrarci, rielaborare le relazioni e gli affetti che vi hanno legato, cercando anche di capire se nel tempo non si siano anche sviluppate delle relazioni di dipendenza che poi presentano il conto emotivo nel momento della separazione. In questo percorso psicoterapico sarebbe anche opportuno scoprire le risorse personali che possano consentirle di poter contare innanzitutto su sé stessa, in maniera autonoma, affinché la relazione con l'altro possa essere vissuta con più leggerezza e serenità.
gentilissima, grazie per la condivisione innanzitutto. Posso solo immaginare il dolore che ha provato in questo anno davvero terribile e complesso. Credo che, date le sofferenze che riporta, intraprendere un percorso di terapia potrebbe aiutarla ad esplorare e provare a comprendere quello che accade dentro di lei, individuando insieme allo specialista strategie funzionali per affrontare il tutto.
Resto a disposizione!
cordiali saluti
AV
Resto a disposizione!
cordiali saluti
AV
Buongiorno, nell’ultimo anno ha affrontato perdite e carichi emotivi estremamente intensi: la malattia e la perdita di entrambi i suoi genitori, il ruolo di cura verso suo padre, un fallimento lavorativo e anche la fine di una relazione affettiva. In condizioni di sofferenza così profonde può accadere di sentirsi più fragili, più bisognosi di conferme, più sensibili alla paura di essere abbandonati o non compresi. Le reazioni emotive che descrive, comprese la gelosia, le liti o alcune parole dette in momenti di forte dolore, non definiscono il suo valore come persona né significano aver “rovinato tutto”. Spesso, quando si è sopraffatti emotivamente, si esprimono rabbia e chiusura proprio nel momento in cui si avrebbe più bisogno di vicinanza e sostegno. È importante che ora possa concedersi uno spazio di ascolto e cura per elaborare lutti così significativi e tutto il peso emotivo accumulato, senza colpevolizzarsi continuamente. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a ricostruire gradualmente il senso di sé, l’autostima e la possibilità di stare nelle relazioni senza sentirsi schiacciata dal dolore o provare un'ansia invalidante.
Un caro saluto.
Un caro saluto.
Buongiorno,
credo abbia riportato il messaggio due volte. Le è stato già dato riscontro nel precedente.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
credo abbia riportato il messaggio due volte. Le è stato già dato riscontro nel precedente.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Buongiorno,
mi dispiace molto per il periodo così doloroso che stai vivendo. In pochi mesi hai affrontato perdite e carichi emotivi enormi, ed è comprensibile sentirsi sopraffatti e più fragili anche nelle relazioni.
Le parole o le reazioni avute in quei momenti non definiscono il tuo valore personale. Se lo desideri, possiamo intraprendere un percorso per dare spazio e significato a ciò che hai vissuto, ritrovando gradualmente equilibrio e stabilità.
Resto a disposizione anche in videoconferenza. Un caro saluto
Mariella Bellotto
mi dispiace molto per il periodo così doloroso che stai vivendo. In pochi mesi hai affrontato perdite e carichi emotivi enormi, ed è comprensibile sentirsi sopraffatti e più fragili anche nelle relazioni.
Le parole o le reazioni avute in quei momenti non definiscono il tuo valore personale. Se lo desideri, possiamo intraprendere un percorso per dare spazio e significato a ciò che hai vissuto, ritrovando gradualmente equilibrio e stabilità.
Resto a disposizione anche in videoconferenza. Un caro saluto
Mariella Bellotto
Buongiorno,
da ciò che racconta emerge una successione di eventi estremamente intensi e dolorosi in un periodo di tempo molto breve: la malattia e la perdita di entrambi i suoi genitori, il carico emotivo dell’accudimento, la fine della relazione e anche il fallimento lavorativo. È comprensibile che un sovraccarico di questo tipo possa averla portata a sentirsi sopraffatta e meno lucida nella gestione delle emozioni e dei rapporti.
A volte, quando il dolore diventa troppo grande, i nostri comportamenti e le nostre parole finiscono per esprimere il disagio in modo confuso, allontanando proprio le persone da cui avremmo bisogno di sentirci accolti e stretti più forte. Questo però non significa essere “sbagliati”, ma trovarsi in una condizione di forte sofferenza emotiva.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla ad elaborare questi lutti, comprendere meglio ciò che sta vivendo e ritrovare uno spazio più sicuro dentro di sé. Se lo desidera, può prenotare un colloquio con me così da approfondire insieme la situazione che sta attraversando.
da ciò che racconta emerge una successione di eventi estremamente intensi e dolorosi in un periodo di tempo molto breve: la malattia e la perdita di entrambi i suoi genitori, il carico emotivo dell’accudimento, la fine della relazione e anche il fallimento lavorativo. È comprensibile che un sovraccarico di questo tipo possa averla portata a sentirsi sopraffatta e meno lucida nella gestione delle emozioni e dei rapporti.
A volte, quando il dolore diventa troppo grande, i nostri comportamenti e le nostre parole finiscono per esprimere il disagio in modo confuso, allontanando proprio le persone da cui avremmo bisogno di sentirci accolti e stretti più forte. Questo però non significa essere “sbagliati”, ma trovarsi in una condizione di forte sofferenza emotiva.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla ad elaborare questi lutti, comprendere meglio ciò che sta vivendo e ritrovare uno spazio più sicuro dentro di sé. Se lo desidera, può prenotare un colloquio con me così da approfondire insieme la situazione che sta attraversando.
Buongiorno, mi dispiace per il periodo che stai passando e ti ringrazio per aver condiviso la tua sofferenza. A volte scrivere ci aiuta ad elaborare, a far uscire le nostre emozioni. Come ti senti adesso?
Quando la vita ci mette davanti delle situazioni così difficili, come affrontare il lutto dei propri genitori, il nostro sistema nervoso si sovraccarica e cominciamo a mettere in atto strategie (automatiche e inconsapevoli) di protezione, talvolta antiche, che agli occhi degli altri possono apparire come "esagerate". Tra queste ci può essere ansia, gelosia, tristezza e a volte anche rabbia. In realtà, dietro a tutto questo c'è solo una grande paura e bisogno di essere rassicurate, ma non è facile esserne consapevoli e trovare il modo di esprimersi. Non è colpa tua se non sei riuscita a chiedere quell'abbraccio, ma puoi comunque cominciare a prenderti cura di te ora.
Una psicoterapia integrata, che tengo conto di queste reazioni automatiche attraverso un lavoro non solo mentale ma anche corporeo, può essere il modo migliore per tornare a sentirsi sicure.
Se ti va, dai un'occhiata al mio profilo, ricevo a Padova e online.
In bocca al lupo!
Quando la vita ci mette davanti delle situazioni così difficili, come affrontare il lutto dei propri genitori, il nostro sistema nervoso si sovraccarica e cominciamo a mettere in atto strategie (automatiche e inconsapevoli) di protezione, talvolta antiche, che agli occhi degli altri possono apparire come "esagerate". Tra queste ci può essere ansia, gelosia, tristezza e a volte anche rabbia. In realtà, dietro a tutto questo c'è solo una grande paura e bisogno di essere rassicurate, ma non è facile esserne consapevoli e trovare il modo di esprimersi. Non è colpa tua se non sei riuscita a chiedere quell'abbraccio, ma puoi comunque cominciare a prenderti cura di te ora.
Una psicoterapia integrata, che tengo conto di queste reazioni automatiche attraverso un lavoro non solo mentale ma anche corporeo, può essere il modo migliore per tornare a sentirsi sicure.
Se ti va, dai un'occhiata al mio profilo, ricevo a Padova e online.
In bocca al lupo!
Buona sera, se riesci ti consiglio di avviare quanto prima un percorso di sostegno psicologico, in presenza se preferisci oppure anche online, dove poter elaborare tutti questi eventi traumatici di cui sei stata vittima in questo periodo della tua vita. Se hai bisogno di indicazioni e spiegazioni non esitare a scrivermi in privato. Dott.ssa Letizia Muzi
Buongiorno,
quello che descrive non è semplicemente “un brutto periodo”: è un concentrato molto intenso di lutti, separazioni, fatica psichica e perdita di punti di riferimento. In pochi mesi lei ha perso entrambi i genitori, ha attraversato l’esperienza dell’accudimento di un padre gravemente malato, ha vissuto una rottura affettiva e anche una ferita sul piano lavorativo. È comprensibile che, in una condizione simile, l’autostima, la fiducia e la capacità di sentirsi al sicuro nelle relazioni possano essere profondamente scosse.
Gli episodi di gelosia, le liti, o quella frase detta nell’ultima discussione — “non me ne frega di te” — non vanno letti soltanto come errori o come prove che lei abbia “sabotato” la relazione. A volte, quando il dolore è troppo, la richiesta d’amore può uscire in una forma opposta: si respinge proprio la persona da cui si vorrebbe essere trattenuti. È come se una parte di sé dicesse “vai via”, mentre un’altra, più profonda, chiedesse “non lasciarmi sola in tutto questo”.
Da un punto di vista psicoanalitico, sarebbe importante poter ascoltare non solo ciò che è accaduto, ma il modo in cui questi eventi hanno risuonato dentro di lei: il lutto per i genitori, il peso dell’accudimento, il senso di colpa, la rabbia, la paura dell’abbandono, la ferita narcisistica legata al lavoro e alla fine della relazione. Quando più perdite si concentrano nello stesso periodo, la psiche può trovarsi senza il tempo necessario per elaborarle una alla volta.
Un percorso terapeutico potrebbe aiutarla a distinguere ciò che appartiene al lutto, ciò che riguarda la relazione finita, e ciò che invece tocca aspetti più antichi del suo modo di amare, di chiedere aiuto e di sentirsi degna d’amore. Non per colpevolizzarla, ma per restituire un senso a ciò che oggi appare solo come confusione, dolore e rimpianto.
Credo che un primo colloquio potrebbe esserle utile per iniziare a mettere parole su quanto ha vissuto, senza ridurre tutto alla domanda “ho rovinato io la relazione?” Forse, prima ancora, c’è da ascoltare quanto sia stata sola mentre cercava di reggere troppe perdite insieme.
quello che descrive non è semplicemente “un brutto periodo”: è un concentrato molto intenso di lutti, separazioni, fatica psichica e perdita di punti di riferimento. In pochi mesi lei ha perso entrambi i genitori, ha attraversato l’esperienza dell’accudimento di un padre gravemente malato, ha vissuto una rottura affettiva e anche una ferita sul piano lavorativo. È comprensibile che, in una condizione simile, l’autostima, la fiducia e la capacità di sentirsi al sicuro nelle relazioni possano essere profondamente scosse.
Gli episodi di gelosia, le liti, o quella frase detta nell’ultima discussione — “non me ne frega di te” — non vanno letti soltanto come errori o come prove che lei abbia “sabotato” la relazione. A volte, quando il dolore è troppo, la richiesta d’amore può uscire in una forma opposta: si respinge proprio la persona da cui si vorrebbe essere trattenuti. È come se una parte di sé dicesse “vai via”, mentre un’altra, più profonda, chiedesse “non lasciarmi sola in tutto questo”.
Da un punto di vista psicoanalitico, sarebbe importante poter ascoltare non solo ciò che è accaduto, ma il modo in cui questi eventi hanno risuonato dentro di lei: il lutto per i genitori, il peso dell’accudimento, il senso di colpa, la rabbia, la paura dell’abbandono, la ferita narcisistica legata al lavoro e alla fine della relazione. Quando più perdite si concentrano nello stesso periodo, la psiche può trovarsi senza il tempo necessario per elaborarle una alla volta.
Un percorso terapeutico potrebbe aiutarla a distinguere ciò che appartiene al lutto, ciò che riguarda la relazione finita, e ciò che invece tocca aspetti più antichi del suo modo di amare, di chiedere aiuto e di sentirsi degna d’amore. Non per colpevolizzarla, ma per restituire un senso a ciò che oggi appare solo come confusione, dolore e rimpianto.
Credo che un primo colloquio potrebbe esserle utile per iniziare a mettere parole su quanto ha vissuto, senza ridurre tutto alla domanda “ho rovinato io la relazione?” Forse, prima ancora, c’è da ascoltare quanto sia stata sola mentre cercava di reggere troppe perdite insieme.
Hai attraversato perdite enormi in un tempo molto breve: il dolore, la stanchezza emotiva e la fragilità che descrivi sono profondamente umani. In condizioni così intense è facile che nelle relazioni emergano rabbia, paura di perdere l’altro e bisogno di essere rassicurati. Non trasformare il modo in cui hai reagito nel giudizio sul tuo valore. Prima di chiederti cosa hai “rovinato”, prova a riconoscere quanto peso stavi portando da sola.
Buongiorno, mi dispiace molto per le sue difficoltà e il suo dolore. Le consiglio di rivolgersi a un terapeuta cognitivo comportamentale che utilizzi l'emdr.
Gentile Utente,
mi dispiace molto per quello che sta attraversando. In pochi mesi ha vissuto perdite molto importanti, dopo un lungo periodo di cura e fatica emotiva, e anche la fine della relazione sembra essersi inserita in un momento di estrema vulnerabilità.
Da quello che racconta, più che “sabotaggio”, sembra che ci sia stata una forte sofferenza che in alcuni momenti è uscita attraverso rabbia, gelosia o frasi dette nel dolore. Questo non significa che non ci siano aspetti da comprendere, ma è importante farlo senza colpevolizzarsi ulteriormente.
Spero che riesca a ricavarsi uno spazio nel quale poter elaborare questi eventi, e ricostruire una sua dimensione stabile. Resto a disposizione, in caso avesse voglia di provare ad effettuare un primo colloquio conoscitivo. Le auguro una buona serata.
Cordiali Saluti,
Dott.ssa Francesca Proietti
mi dispiace molto per quello che sta attraversando. In pochi mesi ha vissuto perdite molto importanti, dopo un lungo periodo di cura e fatica emotiva, e anche la fine della relazione sembra essersi inserita in un momento di estrema vulnerabilità.
Da quello che racconta, più che “sabotaggio”, sembra che ci sia stata una forte sofferenza che in alcuni momenti è uscita attraverso rabbia, gelosia o frasi dette nel dolore. Questo non significa che non ci siano aspetti da comprendere, ma è importante farlo senza colpevolizzarsi ulteriormente.
Spero che riesca a ricavarsi uno spazio nel quale poter elaborare questi eventi, e ricostruire una sua dimensione stabile. Resto a disposizione, in caso avesse voglia di provare ad effettuare un primo colloquio conoscitivo. Le auguro una buona serata.
Cordiali Saluti,
Dott.ssa Francesca Proietti
Tante situazioni negative da cui riprendersi. A lei tutta la mia comprensione e solidarietà; non entri, innanzitutto, nel tunnel tossico degli psicofarmaci. Le consiglio, vivamente, la Psicoterapia EMDR. Si tratta di una cura d’avanguardia, originale, incisiva e validata da ricerche e pubblicazione; è adatta a tutte le età, a qualunque tipologia di sofferenza mentale in ogni contesto e associabile all'assunzione di Medicamenti Naturali (Fitoterapia, Omeopatia, Floriterapia di Bach, Nutraceutica e Pre-Probiotica)
Essa, infatti, avendo il pregio di agire sugli aspetti profondi e cruciali della persona, ottiene risultati salutari, straordinariamente positivi e duraturi, in tempi molto più brevi rispetto alle “psicoterapie tradizionali”. Cordiali saluti da Michele Iannelli, medico specialista in Psicologia Clinica, Psicoterapeuta EMDR, Omeopata.
Essa, infatti, avendo il pregio di agire sugli aspetti profondi e cruciali della persona, ottiene risultati salutari, straordinariamente positivi e duraturi, in tempi molto più brevi rispetto alle “psicoterapie tradizionali”. Cordiali saluti da Michele Iannelli, medico specialista in Psicologia Clinica, Psicoterapeuta EMDR, Omeopata.
Buongiorno,
la ringrazio per avere scritto e per aver condiviso qualcosa di così doloroso e delicato. Da quello che racconta, negli ultimi mesi ha attraversato perdite enormi, emotivamente molto pesanti: la malattia e la morte di entrambi i suoi genitori, il carico dell’assistenza a suo padre, una separazione affettiva e anche una ferita sul piano lavorativo. È comprensibile che tutto questo abbia avuto un impatto profondo su di lei, sul suo equilibrio emotivo e sul modo in cui si sentiva nelle relazioni.
Leggendo le sue parole, non vedo “cattiveria” o il desiderio di sabotare un rapporto, ma una persona molto sopraffatta dal dolore, dalla stanchezza e dal bisogno di sentirsi rassicurata e sostenuta in un momento estremamente difficile. A volte, quando si soffre molto, le emozioni possono uscire in modo confuso o intenso, soprattutto quando ci si sente soli o non compresi.
Credo che sia importante per lei trovare uno spazio in cui raccontare tutto questo senza sentirsi giudicata, ma ascoltata e aiutata a comprendere ciò che ha vissuto e ciò che sta vivendo adesso.
Un caro saluto.
la ringrazio per avere scritto e per aver condiviso qualcosa di così doloroso e delicato. Da quello che racconta, negli ultimi mesi ha attraversato perdite enormi, emotivamente molto pesanti: la malattia e la morte di entrambi i suoi genitori, il carico dell’assistenza a suo padre, una separazione affettiva e anche una ferita sul piano lavorativo. È comprensibile che tutto questo abbia avuto un impatto profondo su di lei, sul suo equilibrio emotivo e sul modo in cui si sentiva nelle relazioni.
Leggendo le sue parole, non vedo “cattiveria” o il desiderio di sabotare un rapporto, ma una persona molto sopraffatta dal dolore, dalla stanchezza e dal bisogno di sentirsi rassicurata e sostenuta in un momento estremamente difficile. A volte, quando si soffre molto, le emozioni possono uscire in modo confuso o intenso, soprattutto quando ci si sente soli o non compresi.
Credo che sia importante per lei trovare uno spazio in cui raccontare tutto questo senza sentirsi giudicata, ma ascoltata e aiutata a comprendere ciò che ha vissuto e ciò che sta vivendo adesso.
Un caro saluto.
Buongiorno,
leggendo le sue parole arriva tutta la profondità del dolore che ha attraversato. In un tempo molto breve si è trovata ad affrontare la malattia di suo padre, il ruolo di caregiver, la perdita di entrambi i suoi genitori, un fallimento lavorativo e, nel mezzo di tutto questo, anche la fine di una relazione affettiva importante.
Sono eventi che, ciascuno da solo, possono mettere a dura prova una persona. Affrontarli quasi contemporaneamente significa essere esposti a un carico emotivo enorme.
Mi colpisce il modo in cui oggi sembra guardare a se stessa attraverso le parole che il suo ex compagno le ha restituito: l'idea di aver "sabotato" la relazione, di essere stata troppo triste o troppo litigiosa. Eppure, da quello che racconta, vedo anche una donna che stava vivendo un periodo di sofferenza intensa, di lutti anticipati, di preoccupazione costante e di grande vulnerabilità.
Quando siamo sopraffatti dal dolore, a volte le emozioni non riescono a trovare una forma chiara per essere espresse. Può accadere di reagire con rabbia, chiusura, richieste che sembrano contraddittorie o parole che non rappresentano davvero ciò che sentiamo. Lei stessa descrive molto bene questo aspetto quando dice: "volevo che mi stringesse più forte". Sembra esserci una distanza importante tra ciò che ha detto in quel momento e il bisogno profondo che stava vivendo.
Più che chiedersi se abbia sbagliato o meno, potrebbe essere utile domandarsi che cosa stava cercando di comunicare quella parte di sé così ferita, stanca e sola. Spesso dietro i conflitti non troviamo cattiveria o volontà di distruggere un legame, ma bisogni di vicinanza, protezione e comprensione che non riescono a essere espressi nel modo in cui avremmo desiderato.
Da ciò che scrive, ho l'impressione che in questo momento ci siano molte ferite aperte che meritano uno spazio di ascolto: il lutto per i suoi genitori, la fatica dell'accudimento, il senso di fallimento che ha vissuto sul piano lavorativo, la perdita della relazione e il modo in cui tutto questo ha influenzato l'immagine che ha di sé.
Credo che sarebbe importante non affrontare tutto questo da sola. Un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio sicuro in cui dare voce a questi vissuti, comprendere cosa è accaduto dentro di lei in quest'ultimo anno e ricostruire un rapporto più compassionevole con se stessa, al di là delle colpe e dei giudizi.
Se lo desidera, possiamo approfondire insieme la sua storia in un colloquio, partendo proprio da ciò che sente oggi più doloroso o difficile da comprendere.
Le auguro di potersi concedere la stessa comprensione che probabilmente offrirebbe a una persona cara che avesse vissuto tutto ciò che ha vissuto lei.
Un caro saluto.
Dott.ssa Tonia Caturano
Psicologa Psicoterapeuta
leggendo le sue parole arriva tutta la profondità del dolore che ha attraversato. In un tempo molto breve si è trovata ad affrontare la malattia di suo padre, il ruolo di caregiver, la perdita di entrambi i suoi genitori, un fallimento lavorativo e, nel mezzo di tutto questo, anche la fine di una relazione affettiva importante.
Sono eventi che, ciascuno da solo, possono mettere a dura prova una persona. Affrontarli quasi contemporaneamente significa essere esposti a un carico emotivo enorme.
Mi colpisce il modo in cui oggi sembra guardare a se stessa attraverso le parole che il suo ex compagno le ha restituito: l'idea di aver "sabotato" la relazione, di essere stata troppo triste o troppo litigiosa. Eppure, da quello che racconta, vedo anche una donna che stava vivendo un periodo di sofferenza intensa, di lutti anticipati, di preoccupazione costante e di grande vulnerabilità.
Quando siamo sopraffatti dal dolore, a volte le emozioni non riescono a trovare una forma chiara per essere espresse. Può accadere di reagire con rabbia, chiusura, richieste che sembrano contraddittorie o parole che non rappresentano davvero ciò che sentiamo. Lei stessa descrive molto bene questo aspetto quando dice: "volevo che mi stringesse più forte". Sembra esserci una distanza importante tra ciò che ha detto in quel momento e il bisogno profondo che stava vivendo.
Più che chiedersi se abbia sbagliato o meno, potrebbe essere utile domandarsi che cosa stava cercando di comunicare quella parte di sé così ferita, stanca e sola. Spesso dietro i conflitti non troviamo cattiveria o volontà di distruggere un legame, ma bisogni di vicinanza, protezione e comprensione che non riescono a essere espressi nel modo in cui avremmo desiderato.
Da ciò che scrive, ho l'impressione che in questo momento ci siano molte ferite aperte che meritano uno spazio di ascolto: il lutto per i suoi genitori, la fatica dell'accudimento, il senso di fallimento che ha vissuto sul piano lavorativo, la perdita della relazione e il modo in cui tutto questo ha influenzato l'immagine che ha di sé.
Credo che sarebbe importante non affrontare tutto questo da sola. Un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio sicuro in cui dare voce a questi vissuti, comprendere cosa è accaduto dentro di lei in quest'ultimo anno e ricostruire un rapporto più compassionevole con se stessa, al di là delle colpe e dei giudizi.
Se lo desidera, possiamo approfondire insieme la sua storia in un colloquio, partendo proprio da ciò che sente oggi più doloroso o difficile da comprendere.
Le auguro di potersi concedere la stessa comprensione che probabilmente offrirebbe a una persona cara che avesse vissuto tutto ciò che ha vissuto lei.
Un caro saluto.
Dott.ssa Tonia Caturano
Psicologa Psicoterapeuta
Buongiorno, dalle sue parole emerge una sofferenza enorme: in un tempo molto breve ha affrontato la malattia e la perdita di entrambi i suoi genitori, un fallimento lavorativo e la fine di una relazione affettiva importante. Sono eventi estremamente stressanti che possono mettere a dura prova anche le persone più forti.
È comprensibile che, in una condizione di dolore così intensa, possano emergere maggiore sensibilità, insicurezza, bisogno di vicinanza o momenti di rabbia. Questo non significa necessariamente aver "sabotato" una relazione. Quando si attraversa un lutto, spesso si ha bisogno di essere accolti e sostenuti, ma non sempre si riesce a esprimere questo bisogno nel modo desiderato.
Più che concentrarsi sulle responsabilità della fine della storia, credo sia importante dare spazio all'elaborazione delle numerose perdite che ha vissuto. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla ad attraversare questo momento così complesso e a ritrovare gradualmente equilibrio e fiducia in sé stessa.
Un cordiale saluto.
È comprensibile che, in una condizione di dolore così intensa, possano emergere maggiore sensibilità, insicurezza, bisogno di vicinanza o momenti di rabbia. Questo non significa necessariamente aver "sabotato" una relazione. Quando si attraversa un lutto, spesso si ha bisogno di essere accolti e sostenuti, ma non sempre si riesce a esprimere questo bisogno nel modo desiderato.
Più che concentrarsi sulle responsabilità della fine della storia, credo sia importante dare spazio all'elaborazione delle numerose perdite che ha vissuto. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla ad attraversare questo momento così complesso e a ritrovare gradualmente equilibrio e fiducia in sé stessa.
Un cordiale saluto.
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