Sono una giovane professionista di 30 anni e lo scorso agosto, inaspettatamente, ho conosciuto un uo
21
risposte
Sono una giovane professionista di 30 anni e lo scorso agosto, inaspettatamente, ho conosciuto un uomo di 20 anni più grande di me. Tra noi è nata subito una sintonia rara, un’amicizia profonda che ci ha resi in poco tempo, l'uno il punto di riferimento dell'altra. Lui è un uomo molto realizzato sul lavoro ma è legato a una compagna che vede principalmente nei weekend e per le vacanze. Da agosto siamo usciti spesso e abbiamo passato quasi ogni sera al telefono a parlare per ore (e già riuscire a parlare con qualcuno ogni giorno senza annoiarsi mai è tutto dire) condividevamo tutto, dai consigli sulla giornata ai pensieri più intimi, alle cavolate da bar, oltre ai molteplici messaggi durante la giornata, in attesa della nostra consueta telefonata. Lui stesso mi diceva spesso di non aver mai provato un attaccamento così profondo per qualcuno. Poi, verso novembre, a questo legame già solido si è aggiunto l’aspetto affettivo e sessuale: è stata la ciliegina sulla torta. Ci siamo voluti tantissimo, anche se entrambi avevamo timore di andare oltre per via dell'età e della sua situazione, ma anche quel nuovo terreno è diventato uno spazio di comunicazione bellissimo e appagante. Con il tempo, però, l’ambivalenza ha iniziato a farci soffrire. Io ero l'ultima persona che sentiva e vedeva il venerdì sera e la prima che cercava la domenica appena essersi liberato dalla compagna; ci cercavamo ormai in tempo reale appena succedeva qualcosa di rilevante per l'altro; spesso mi chiedeva anche consigli lavorativi o di avere un supporto morale per cose di lavoro che faceva fatica a gestire, faceva 100 km di strada solo per vedermi a cena, spesso mi faceva regali, ma tutto questo non bastava a sciogliere il nodo. Dieci giorni fa, inaspettatamente, ha deciso di chiudere con me. Mi ha detto che questa situazione lo logora e lo fa sentire deluso da se stesso. Pur ammettendo che il rapporto con la sua compagna è incrinato e che io l'ho destabilizzato, dice di non sentirsi abbastanza innamorato da giustificare una separazione, perché a lei, comunque, vuole bene, e che vista la nostra importante differenza non ritiene sia giusto per me intraprendere una relazione con un uomo tanto più grande e che questa relazione non crede possa evolvere ulteriormente. La verità è che io non gli ho mai chiesto di lasciarla; so come vanno queste cose e una scelta del genere deve partire da lui. Mi sarebbe solo piaciuto trovarci in una situazione di parità, entrambi single, per scoprire dove ci avrebbe portato la vita. Per la prima volta mi sono sentita vista e apprezzata per ciò che sono davvero: il nostro rapporto, pur nei suoi limiti, era vero. E ritengo anche di essere una persona equilibrata da non fare tanto le pazzie a cuor leggero. Ora a dire il vero mi sento un po' spaesata e piena di domande. Sento di aver perso prima di tutto un amico, una persona per cui avrei rischiato volentieri, fregandomene delle etichette sociali, solo per vedere fin dove saremmo arrivati insieme. (scusate, ma il dono della sintesi, non è il mio forte). Mi date un parere su questa situazione? Grazie.
Gentilissima,
Comprendo profondamente il senso di vuoto e lo spaesamento che sta vivendo in questo momento.
Perdere improvvisamente una persona che ha rappresentato contemporaneamente un partner intimo, un confidente e un punto di riferimento quotidiano genera un dolore del tutto paragonabile a un vero e proprio lutto emotivo.
Voglio offrirle una possibile lettura della dinamica che ha vissuto, per aiutarla a fare chiarezza senza filtri.
Lei ha investito enormi energie in un legame che era, probabilmente, strutturalmente asimmetrico fin dal principio.
Molto probabilmente, quest' uomo ha trovato in lei uno spazio di compensazione ideale: un rifugio emotivo dove ricevere validazione, supporto psicologico e affetto vitale, mantenendo però intatte le fondamenta e le sicurezze della sua relazione primaria.
La sua decisione di chiudere il rapporto, giustificandosi con il senso di colpa, la differenza d'età e il non essere "abbastanza innamorato" per separarsi, rappresenta la più classica delle "ritirate difensive".
Nel momento in cui il livello di intimità e di dipendenza affettiva ha superato la sua personale soglia di sicurezza, minacciando di richiedere una reale coerenza e una presa di responsabilità, lui ha scelto di fare un passo indietro per proteggere il suo status quo.
Il fatto che lei non gli abbia mai chiesto esplicitamente di lasciare la compagna non cambia la realtà dei fatti: un legame diventato così totalizzante richiedeva inevitabilmente un'evoluzione strutturale che lui non era pronto, né disposto, a sostenere.
Per quanto questa rottura le provochi oggi una sofferenza acuta e un fisiologico rimpianto per ciò che "sarebbe potuto essere" in condizioni di parità, da un punto di vista clinico essa rappresenta potenzialmente la sua salvezza.
Questo taglio netto, seppur doloroso, la tutela dal rischio gravissimo di rimanere incastrata per anni in una dinamica logorante di perenne attesa, fisiologicamente destinata a relegarla nel ruolo di "scelta comprimaria" nei ritagli di tempo altrui.
È fondamentale che lei utilizzi questa esperienza per riconoscere la sua spiccata capacità di costruire legami profondi e autentici, ma per imparare a riservare questo enorme potenziale emotivo esclusivamente a chi possiede la reale disponibilità materiale e psicologica per accoglierlo.
Spero di averle offerto uno spunto di riflessione utile per iniziare a elaborare l'accaduto.
Resto a disposizione per eventuali necessità, le faccio i migliori auguri per tutto.
Cari saluti.
Comprendo profondamente il senso di vuoto e lo spaesamento che sta vivendo in questo momento.
Perdere improvvisamente una persona che ha rappresentato contemporaneamente un partner intimo, un confidente e un punto di riferimento quotidiano genera un dolore del tutto paragonabile a un vero e proprio lutto emotivo.
Voglio offrirle una possibile lettura della dinamica che ha vissuto, per aiutarla a fare chiarezza senza filtri.
Lei ha investito enormi energie in un legame che era, probabilmente, strutturalmente asimmetrico fin dal principio.
Molto probabilmente, quest' uomo ha trovato in lei uno spazio di compensazione ideale: un rifugio emotivo dove ricevere validazione, supporto psicologico e affetto vitale, mantenendo però intatte le fondamenta e le sicurezze della sua relazione primaria.
La sua decisione di chiudere il rapporto, giustificandosi con il senso di colpa, la differenza d'età e il non essere "abbastanza innamorato" per separarsi, rappresenta la più classica delle "ritirate difensive".
Nel momento in cui il livello di intimità e di dipendenza affettiva ha superato la sua personale soglia di sicurezza, minacciando di richiedere una reale coerenza e una presa di responsabilità, lui ha scelto di fare un passo indietro per proteggere il suo status quo.
Il fatto che lei non gli abbia mai chiesto esplicitamente di lasciare la compagna non cambia la realtà dei fatti: un legame diventato così totalizzante richiedeva inevitabilmente un'evoluzione strutturale che lui non era pronto, né disposto, a sostenere.
Per quanto questa rottura le provochi oggi una sofferenza acuta e un fisiologico rimpianto per ciò che "sarebbe potuto essere" in condizioni di parità, da un punto di vista clinico essa rappresenta potenzialmente la sua salvezza.
Questo taglio netto, seppur doloroso, la tutela dal rischio gravissimo di rimanere incastrata per anni in una dinamica logorante di perenne attesa, fisiologicamente destinata a relegarla nel ruolo di "scelta comprimaria" nei ritagli di tempo altrui.
È fondamentale che lei utilizzi questa esperienza per riconoscere la sua spiccata capacità di costruire legami profondi e autentici, ma per imparare a riservare questo enorme potenziale emotivo esclusivamente a chi possiede la reale disponibilità materiale e psicologica per accoglierlo.
Spero di averle offerto uno spunto di riflessione utile per iniziare a elaborare l'accaduto.
Resto a disposizione per eventuali necessità, le faccio i migliori auguri per tutto.
Cari saluti.
Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online
Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.
Mostra risultati Come funziona?
Gent.ma, mi dispiace leggere la tua amarezza e il tuo sconforto, perché sicuramente hai dato fiducia, amore e rispetto a quest'uomo, ma lui non l'ha dato a te. Probabilmente ha sempre saputo che prima o poi avrebbe chiuso la relazione con te perché già impegnato per la vita con un'altra donna. Hai fatto bene a vivere i tuoi sentimenti, però ora è tempo di lasciare andare e ricominciare da te, dalla donna che sei e che meriti un uomo che ti rispetti veramente.
Buone cose.
Dott.ssa Emanuela Chiodi
Buone cose.
Dott.ssa Emanuela Chiodi
Gentile utente,
dal suo racconto emerge un legame molto intenso, profondo e autentico, costruito nel tempo su più livelli: complicità mentale, vicinanza emotiva, condivisione quotidiana, sostegno reciproco e anche intimità affettiva e sessuale. Non si tratta semplicemente di una “storia parallela”, ma di una relazione che per entrambi sembra aver assunto un valore significativo e trasformativo. È comprensibile quindi che oggi lei si senta spaesata, perché non sta elaborando soltanto la fine di un rapporto sentimentale, ma anche la perdita di una presenza quotidiana, di un riferimento emotivo e di una connessione che le dava senso, ascolto e riconoscimento.
Nel suo racconto colpisce molto il fatto che lei si sia sentita “vista” davvero. Questo è un elemento psicologicamente molto potente: quando incontriamo qualcuno con cui ci sentiamo accolti, compresi e valorizzati in modo profondo, il legame tende a diventare rapidamente centrale nella nostra vita affettiva. Non è debolezza né ingenuità: è un bisogno umano fondamentale.
Allo stesso tempo, però, emerge anche una forte ambivalenza da parte di quest’uomo. Da un lato il coinvolgimento appare evidente: la ricerca costante del contatto, il bisogno di condivisione continua, il sostegno reciproco, i gesti concreti, il desiderio di esserci. Dall’altro lato, però, lui sembra non essere riuscito — o non aver voluto — trasformare questo sentimento in una scelta chiara. E spesso è proprio qui che nasce la sofferenza maggiore: quando ciò che si vive emotivamente è molto intenso, ma non trova una collocazione definita nella realtà.
È possibile che lui abbia vissuto questo rapporto come qualcosa di autentico ma allo stesso tempo destabilizzante, entrando in conflitto con l’immagine di sé, con il senso di responsabilità verso la compagna o con la paura delle conseguenze di un cambiamento radicale. La differenza d’età, che lui cita, potrebbe essere una motivazione reale, ma anche un modo per razionalizzare una difficoltà più profonda nel compiere una scelta.
Lei scrive una frase molto importante: “non gli ho mai chiesto di lasciarla”. Questo mostra lucidità e maturità emotiva. Tuttavia, anche senza richieste esplicite, quando un rapporto assume l’intensità che descrive, è naturale che dentro di sé nasca il desiderio di una reciprocità piena, di una situazione “alla pari”, libera da limiti e ambiguità. Non è una pretesa e non significa fare “pazzie”: significa desiderare coerenza tra ciò che si prova e ciò che si può vivere concretamente.
In questo momento probabilmente il dolore nasce anche dal fatto che la chiusura è arrivata in modo improvviso e unilaterale, lasciandola con molte domande aperte. Quando una relazione è così fusionale e presente nella quotidianità, il vuoto che segue può essere molto destabilizzante, quasi come una sorta di “disorientamento emotivo”. È normale sentire nostalgia, confusione, tristezza e persino fatica a ritrovare i propri ritmi.
Cerchi però di non svalutare ciò che ha vissuto solo perché non si è trasformato in una relazione ufficiale. Un legame può essere vero anche se incompleto o irrealizzabile. La verità emotiva di quello che avete condiviso non viene cancellata dalla fine del rapporto. Allo stesso tempo, però, è importante riconoscere che l’intensità di un sentimento non sempre coincide con la capacità concreta di costruire un progetto di vita.
Adesso forse la domanda più utile non è soltanto “cosa provava lui?”, ma anche: “di cosa ho bisogno io per stare bene in una relazione?”. Perché meritare di sentirsi vista e amata non dovrebbe implicare dover restare in una posizione sospesa o parziale.
Vista la profondità emotiva di questa esperienza e il disorientamento che sta vivendo, potrebbe esserle molto utile approfondire questi vissuti con uno specialista, per comprendere meglio ciò che questa relazione ha rappresentato per lei e affrontare in modo più consapevole il dolore della perdita e i bisogni affettivi che questa esperienza ha portato alla luce.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
dal suo racconto emerge un legame molto intenso, profondo e autentico, costruito nel tempo su più livelli: complicità mentale, vicinanza emotiva, condivisione quotidiana, sostegno reciproco e anche intimità affettiva e sessuale. Non si tratta semplicemente di una “storia parallela”, ma di una relazione che per entrambi sembra aver assunto un valore significativo e trasformativo. È comprensibile quindi che oggi lei si senta spaesata, perché non sta elaborando soltanto la fine di un rapporto sentimentale, ma anche la perdita di una presenza quotidiana, di un riferimento emotivo e di una connessione che le dava senso, ascolto e riconoscimento.
Nel suo racconto colpisce molto il fatto che lei si sia sentita “vista” davvero. Questo è un elemento psicologicamente molto potente: quando incontriamo qualcuno con cui ci sentiamo accolti, compresi e valorizzati in modo profondo, il legame tende a diventare rapidamente centrale nella nostra vita affettiva. Non è debolezza né ingenuità: è un bisogno umano fondamentale.
Allo stesso tempo, però, emerge anche una forte ambivalenza da parte di quest’uomo. Da un lato il coinvolgimento appare evidente: la ricerca costante del contatto, il bisogno di condivisione continua, il sostegno reciproco, i gesti concreti, il desiderio di esserci. Dall’altro lato, però, lui sembra non essere riuscito — o non aver voluto — trasformare questo sentimento in una scelta chiara. E spesso è proprio qui che nasce la sofferenza maggiore: quando ciò che si vive emotivamente è molto intenso, ma non trova una collocazione definita nella realtà.
È possibile che lui abbia vissuto questo rapporto come qualcosa di autentico ma allo stesso tempo destabilizzante, entrando in conflitto con l’immagine di sé, con il senso di responsabilità verso la compagna o con la paura delle conseguenze di un cambiamento radicale. La differenza d’età, che lui cita, potrebbe essere una motivazione reale, ma anche un modo per razionalizzare una difficoltà più profonda nel compiere una scelta.
Lei scrive una frase molto importante: “non gli ho mai chiesto di lasciarla”. Questo mostra lucidità e maturità emotiva. Tuttavia, anche senza richieste esplicite, quando un rapporto assume l’intensità che descrive, è naturale che dentro di sé nasca il desiderio di una reciprocità piena, di una situazione “alla pari”, libera da limiti e ambiguità. Non è una pretesa e non significa fare “pazzie”: significa desiderare coerenza tra ciò che si prova e ciò che si può vivere concretamente.
In questo momento probabilmente il dolore nasce anche dal fatto che la chiusura è arrivata in modo improvviso e unilaterale, lasciandola con molte domande aperte. Quando una relazione è così fusionale e presente nella quotidianità, il vuoto che segue può essere molto destabilizzante, quasi come una sorta di “disorientamento emotivo”. È normale sentire nostalgia, confusione, tristezza e persino fatica a ritrovare i propri ritmi.
Cerchi però di non svalutare ciò che ha vissuto solo perché non si è trasformato in una relazione ufficiale. Un legame può essere vero anche se incompleto o irrealizzabile. La verità emotiva di quello che avete condiviso non viene cancellata dalla fine del rapporto. Allo stesso tempo, però, è importante riconoscere che l’intensità di un sentimento non sempre coincide con la capacità concreta di costruire un progetto di vita.
Adesso forse la domanda più utile non è soltanto “cosa provava lui?”, ma anche: “di cosa ho bisogno io per stare bene in una relazione?”. Perché meritare di sentirsi vista e amata non dovrebbe implicare dover restare in una posizione sospesa o parziale.
Vista la profondità emotiva di questa esperienza e il disorientamento che sta vivendo, potrebbe esserle molto utile approfondire questi vissuti con uno specialista, per comprendere meglio ciò che questa relazione ha rappresentato per lei e affrontare in modo più consapevole il dolore della perdita e i bisogni affettivi che questa esperienza ha portato alla luce.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Gentile professionista, il parere dal punto di vista Strategico è che Lei è caduta nella "trappola della complementarità": è diventata la sua complice ideale, fornendogli tutto ciò che gli mancava (sostegno, sesso, brio) senza che lui dovesse pagare il prezzo di una scelta. Lui ha deciso di chiudere non perché non ci fosse sentimento, ma perché la situazione era diventata psicologicamente insostenibile: il "troppo" benessere con Lei rendeva intollerabile il "vuoto" con la compagna, costringendolo a guardarsi allo specchio e a non piacersi. La sua giustificazione sull'età e sul "non abbastanza innamorato" è un tentativo razionale per sedare un conflitto emotivo atroce: preferisce amputare il legame con Lei per tornare in un equilibrio grigio ma sicuro. In questo momento, la Sua miglior risorsa è il silenzio assoluto: non chieda spiegazioni, poiché cercarle non farebbe che alimentare la sua colpa e allontanarlo ulteriormente. Se questo legame è stato davvero "vero" come Lei sente, solo la mancanza totale della sua "isola felice" potrà metterlo di fronte alla reale entità del suo vuoto.
A disposizione
Cordiali saluti, dr. Germi
A disposizione
Cordiali saluti, dr. Germi
Da quello che racconta non emerge l’immagine di una persona “impulsiva” o poco lucida, ma al contrario quella di una donna che ha vissuto un legame molto intenso cercando di restare il più possibile equilibrata dentro una situazione inevitabilmente complessa. E, per fortuna, dice di non avere il dono della sintesi: spesso chi sente tanto ha bisogno anche di raccontare tanto. In un mondo dove si comunica sempre meno in profondità, il fatto che lei riesca a mettere in parole emozioni, dubbi e sfumature così precise è qualcosa di prezioso.
Quello che descrive sembra essere stato un rapporto autentico, nonostante i limiti e le contraddizioni. Proprio per questo oggi il dolore non riguarda solo la fine di una dimensione affettiva, ma anche la perdita di uno spazio di condivisione quotidiana molto significativo. È comprensibile sentirsi spaesati quando viene meno una presenza che era diventata così centrale.
A volte non è necessario “stare malissimo” per rivolgersi a uno psicoterapeuta. Ci si può anche concedere uno spazio semplicemente perché si sente il bisogno di dare voce a ciò che si sta vivendo, capire meglio cosa questa esperienza ha rappresentato e attraversare questo momento senza doverlo contenere da soli.
Salvatore De Luca
Quello che descrive sembra essere stato un rapporto autentico, nonostante i limiti e le contraddizioni. Proprio per questo oggi il dolore non riguarda solo la fine di una dimensione affettiva, ma anche la perdita di uno spazio di condivisione quotidiana molto significativo. È comprensibile sentirsi spaesati quando viene meno una presenza che era diventata così centrale.
A volte non è necessario “stare malissimo” per rivolgersi a uno psicoterapeuta. Ci si può anche concedere uno spazio semplicemente perché si sente il bisogno di dare voce a ciò che si sta vivendo, capire meglio cosa questa esperienza ha rappresentato e attraversare questo momento senza doverlo contenere da soli.
Salvatore De Luca
Comprendo profondamente il senso di spaesamento che descrive; trovarsi improvvisamente privati di un legame che nutriva non solo il corpo, ma soprattutto il pensiero e la quotidianità, lascia un vuoto che somiglia a un’interruzione di corrente in una stanza dove, fino a un momento prima, tutto era vivido e visibile. Il Suo racconto restituisce la preziosità di un incontro che, al di là dell'esito, Le ha permesso di sentirsi "vista", un’esperienza che nella costruzione dell’identità ha un valore fondante e trasformativo.
In una prospettiva gruppale e relazionale, come quella suggerita da Diego Napolitani, noi non siamo entità isolate, ma processi che si definiscono nello specchio dell’altro. Questo uomo è stato per Lei un "punto di riferimento" che ha attivato nuove parti della Sua identità professionale e personale, mentre Lei, per lui, ha rappresentato probabilmente un’irruzione di vitalità e di autenticità in una struttura di vita ormai cristallizzata e, forse, un po' spenta. Tuttavia, il legame che descrive sembra essersi scontrato con quella che potremmo definire la "matrice" di responsabilità e i condizionamenti interni di lui: il suo sentirsi "deluso da se stesso" indica un conflitto tra il desiderio di abitare questo nuovo spazio relazionale con Lei e il peso delle lealtà precedenti, della propria immagine sociale e, non ultima, della paura di rimettersi in gioco a un’età diversa.
La chiusura improvvisa, motivata con l’argomento dell’età e della mancanza di un "innamoramento sufficiente", appare spesso come una difesa necessaria per chi non riesce a reggere l’ambivalenza. Dicendo che "non è giusto per Lei", lui sembra assumere una posizione paternalistica che, di fatto, sottrae a Lei il diritto di scegliere cosa sia giusto per la Sua vita, proteggendo al contempo se stesso dal rischio di un cambiamento radicale. È doloroso, ma accade frequentemente che, di fronte alla possibilità di una "parità" reale e di una scelta di campo, emerga il timore di perdere quelle sicurezze, seppur incrinate, che la routine garantisce.
Il fatto che Lei senta di aver perso prima di tutto un amico è la testimonianza della qualità del vostro legame. Quel "parlare per ore senza annoiarsi" è la prova che tra voi si era creata una circolarità di pensiero che andava oltre la semplice attrazione. Eppure, proprio questa profondità è ciò che ha reso la situazione insostenibile per lui: l'intimità spaventa più del sesso, perché mette in discussione l'identità che ci siamo costruiti nel tempo.
La direzione su cui lavorare non riguarda la ricerca di una colpa o di un errore, ma l'onorare ciò che questo incontro Le ha rivelato di Se stessa. Lei ha scoperto di poter essere apprezzata per la Sua intelligenza, per i Suoi consigli, per la Sua capacità di ascolto e per la Sua sensualità, in un modo integrato. Questo è un patrimonio che rimane a Lei, indipendentemente dalla presenza di lui. Il dolore che prova è il segno di un lutto per una potenzialità non espressa, ma la consapevolezza di poter vivere un legame così "vero" è la base da cui ripartire per non accontentarsi, in futuro, di rapporti che non la vedano nella sua interezza.
Si permetta di abitare questo silenzio senza cercare risposte immediate che lui, in questo momento, non sembra in grado di darLe. La verità del vostro rapporto, come Lei stessa la definisce, non viene cancellata dalla sua fuga, ma rimane come una traccia importante della Sua capacità di amare e di rischiare.
Cordialità,
Dottssa Giovanna Costanzo.
In una prospettiva gruppale e relazionale, come quella suggerita da Diego Napolitani, noi non siamo entità isolate, ma processi che si definiscono nello specchio dell’altro. Questo uomo è stato per Lei un "punto di riferimento" che ha attivato nuove parti della Sua identità professionale e personale, mentre Lei, per lui, ha rappresentato probabilmente un’irruzione di vitalità e di autenticità in una struttura di vita ormai cristallizzata e, forse, un po' spenta. Tuttavia, il legame che descrive sembra essersi scontrato con quella che potremmo definire la "matrice" di responsabilità e i condizionamenti interni di lui: il suo sentirsi "deluso da se stesso" indica un conflitto tra il desiderio di abitare questo nuovo spazio relazionale con Lei e il peso delle lealtà precedenti, della propria immagine sociale e, non ultima, della paura di rimettersi in gioco a un’età diversa.
La chiusura improvvisa, motivata con l’argomento dell’età e della mancanza di un "innamoramento sufficiente", appare spesso come una difesa necessaria per chi non riesce a reggere l’ambivalenza. Dicendo che "non è giusto per Lei", lui sembra assumere una posizione paternalistica che, di fatto, sottrae a Lei il diritto di scegliere cosa sia giusto per la Sua vita, proteggendo al contempo se stesso dal rischio di un cambiamento radicale. È doloroso, ma accade frequentemente che, di fronte alla possibilità di una "parità" reale e di una scelta di campo, emerga il timore di perdere quelle sicurezze, seppur incrinate, che la routine garantisce.
Il fatto che Lei senta di aver perso prima di tutto un amico è la testimonianza della qualità del vostro legame. Quel "parlare per ore senza annoiarsi" è la prova che tra voi si era creata una circolarità di pensiero che andava oltre la semplice attrazione. Eppure, proprio questa profondità è ciò che ha reso la situazione insostenibile per lui: l'intimità spaventa più del sesso, perché mette in discussione l'identità che ci siamo costruiti nel tempo.
La direzione su cui lavorare non riguarda la ricerca di una colpa o di un errore, ma l'onorare ciò che questo incontro Le ha rivelato di Se stessa. Lei ha scoperto di poter essere apprezzata per la Sua intelligenza, per i Suoi consigli, per la Sua capacità di ascolto e per la Sua sensualità, in un modo integrato. Questo è un patrimonio che rimane a Lei, indipendentemente dalla presenza di lui. Il dolore che prova è il segno di un lutto per una potenzialità non espressa, ma la consapevolezza di poter vivere un legame così "vero" è la base da cui ripartire per non accontentarsi, in futuro, di rapporti che non la vedano nella sua interezza.
Si permetta di abitare questo silenzio senza cercare risposte immediate che lui, in questo momento, non sembra in grado di darLe. La verità del vostro rapporto, come Lei stessa la definisce, non viene cancellata dalla sua fuga, ma rimane come una traccia importante della Sua capacità di amare e di rischiare.
Cordialità,
Dottssa Giovanna Costanzo.
Buona sera, più che un parere sull situazione ( complessa da quello che leggo), sarebbe utile approfondire cosa ha attivato in te quest' uomo. Quali parti di te ? .
Molto probabilmente avrà a che fare con il tuo stile di attaccamento e la tua storia.
Rimango disponibile per un approfondimento.
Buona serata
Molto probabilmente avrà a che fare con il tuo stile di attaccamento e la tua storia.
Rimango disponibile per un approfondimento.
Buona serata
Buongiorno, La sua analisi è molto chiara e denota una notevole maturità emotiva.
Descrive è il dolore per la perdita di una connessione autentica e profonda, che va ben oltre la dinamica del "tradimento" o della differenza d'età. Il fatto che lui abbia scelto di chiudere non invalida la verità di ciò che avete vissuta. Mette in luce anche la sua difficoltà di integrare questo nuovo benessere nella sua realtà di vita. Lui ha scelto di proteggere la propria stabilità (e l'immagine di sé) a discapito della felicità che provava con lei.
È comprensibile che lei si senta spaesata: ha perso non solo un amante, ma il suo principale confidente. Pensa che questo distacco netto, molto doloroso, sia necessario per lei per elaborare il lutto di questa "amicizia speciale" o spera ancora in un suo ritorno?
Descrive è il dolore per la perdita di una connessione autentica e profonda, che va ben oltre la dinamica del "tradimento" o della differenza d'età. Il fatto che lui abbia scelto di chiudere non invalida la verità di ciò che avete vissuta. Mette in luce anche la sua difficoltà di integrare questo nuovo benessere nella sua realtà di vita. Lui ha scelto di proteggere la propria stabilità (e l'immagine di sé) a discapito della felicità che provava con lei.
È comprensibile che lei si senta spaesata: ha perso non solo un amante, ma il suo principale confidente. Pensa che questo distacco netto, molto doloroso, sia necessario per lei per elaborare il lutto di questa "amicizia speciale" o spera ancora in un suo ritorno?
Quello che avete vissuto sembra essere stato un legame molto profondo e autentico, ed è comprensibile che oggi lei si senta spaesata e ferita. Non ha perso solo una relazione, ma anche una persona che per lei era diventata un punto di riferimento emotivo importante.
Si dia tempo per elaborare questa perdita con gentilezza verso se stessa. Un percorso psicoterapeutico potrebbe aiutarla a dare senso a quello che sta vivendo e a stare un po' meglio.
Cordialmente
Dott.ssa Francesca Torretta
Si dia tempo per elaborare questa perdita con gentilezza verso se stessa. Un percorso psicoterapeutico potrebbe aiutarla a dare senso a quello che sta vivendo e a stare un po' meglio.
Cordialmente
Dott.ssa Francesca Torretta
Gentile utente,
da quello che racconta, il dolore che prova sembra legato non solo alla fine di una relazione affettiva, ma soprattutto alla perdita di un legame molto profondo, quotidiano e significativo.
Il fatto che lui abbia scelto di interrompere il rapporto non significa necessariamente che ciò che avete vissuto non fosse reale. A volte le persone si allontanano non perché non provino qualcosa, ma perché non riescono a sostenere la complessità emotiva di certe situazioni.
Mi colpisce molto una frase che ha scritto: “mi sono sentita vista e apprezzata per ciò che sono davvero”. Forse questo è il punto più importante da non perdere dentro il dolore attuale. Questa relazione, al di là di come sia finita, le ha fatto sperimentare una parte di sé viva, riconosciuta e profondamente in contatto con qualcuno.
Ora è comprensibile sentirsi spaesata e piena di domande. Più che cercare subito risposte definitive, può essere utile chiedersi cosa ha rappresentato per lei questo legame e cosa le manca davvero di quella relazione.
Il tempo e l’elaborazione emotiva aiuteranno a dare un significato più chiaro a ciò che sta vivendo oggi.
Un caro saluto.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
da quello che racconta, il dolore che prova sembra legato non solo alla fine di una relazione affettiva, ma soprattutto alla perdita di un legame molto profondo, quotidiano e significativo.
Il fatto che lui abbia scelto di interrompere il rapporto non significa necessariamente che ciò che avete vissuto non fosse reale. A volte le persone si allontanano non perché non provino qualcosa, ma perché non riescono a sostenere la complessità emotiva di certe situazioni.
Mi colpisce molto una frase che ha scritto: “mi sono sentita vista e apprezzata per ciò che sono davvero”. Forse questo è il punto più importante da non perdere dentro il dolore attuale. Questa relazione, al di là di come sia finita, le ha fatto sperimentare una parte di sé viva, riconosciuta e profondamente in contatto con qualcuno.
Ora è comprensibile sentirsi spaesata e piena di domande. Più che cercare subito risposte definitive, può essere utile chiedersi cosa ha rappresentato per lei questo legame e cosa le manca davvero di quella relazione.
Il tempo e l’elaborazione emotiva aiuteranno a dare un significato più chiaro a ciò che sta vivendo oggi.
Un caro saluto.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Salve,
la fine di questo rapporto la fare stare malissimo. Dice di sentirsi spaesata e piena di domande. Varrebbe la pena sviscerarle all'interno di uno spazio di ascolto più ampio che solo una psicoterapia può fornirle. Valuti la possibilità di elaborare il dolore di questa perdita con l aiuto di un terapista, chissà che il tempo non le porti le risposte che cerca.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
la fine di questo rapporto la fare stare malissimo. Dice di sentirsi spaesata e piena di domande. Varrebbe la pena sviscerarle all'interno di uno spazio di ascolto più ampio che solo una psicoterapia può fornirle. Valuti la possibilità di elaborare il dolore di questa perdita con l aiuto di un terapista, chissà che il tempo non le porti le risposte che cerca.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Salve, è difficile darle un parere. Soprattutto, i pareri li danno le amiche, i conoscenti seduti al bar, chi giudica. Da professionista, invece, un terapeuta prova a capire, ma soprattutto ad aiutare lei a capirsi. Per fare questo ovviamente ci vuole un incontro terapeutico (una seduta). In quel contesto, si può provare a rispondere ad alcune domande. Come mai sente di essere stata vista da un uomo che ha tenuto nascosta la relazione con lei (per ovvi motivi)? Lei come si sente adesso che quest'uomo invece ha troncato la relazione? E' la vita ad avervi separati, oppure è una decisione che ha preso lui? Nella difficoltà a rispondere a queste domande, può nascere l'opportunità della consapevolezza.
La aspetto per un incontro se desidera approfondire il suo dolore e provare a rispondere ad alcune delle domande che ha.
Un caro abbraccio
La aspetto per un incontro se desidera approfondire il suo dolore e provare a rispondere ad alcune delle domande che ha.
Un caro abbraccio
Questa relazione è stata molto intensa ma strutturalmente ambivalente: grande vicinanza emotiva e affettiva, dentro però una condizione non definita e sbilanciata.
La sua sofferenza oggi è coerente con una perdita reale, non solo della persona ma anche del “legame speciale” costruito.
È importante distinguere ciò che è stato autentico sul piano emotivo da ciò che, nei fatti, non aveva le condizioni per evolvere in una relazione stabile.
In questa fase il punto non è interpretare se lui fosse “abbastanza coinvolto”, ma accettare che ha fatto una scelta di contenimento del conflitto interno, non di investimento nella relazione.
La sua sofferenza oggi è coerente con una perdita reale, non solo della persona ma anche del “legame speciale” costruito.
È importante distinguere ciò che è stato autentico sul piano emotivo da ciò che, nei fatti, non aveva le condizioni per evolvere in una relazione stabile.
In questa fase il punto non è interpretare se lui fosse “abbastanza coinvolto”, ma accettare che ha fatto una scelta di contenimento del conflitto interno, non di investimento nella relazione.
Quello che descrivi ha il sapore di un legame molto intenso, profondo, e probabilmente raro proprio per il livello di riconoscimento reciproco che avete vissuto. Si sente che per te non è stata solo una storia “parallela” o una semplice attrazione: sembra piuttosto l’esperienza di esserti sentita finalmente vista, capita, pensata da qualcuno in modo molto vivo.
E credo che il dolore che senti adesso venga soprattutto da lì.
Mi colpisce molto il fatto che tu parli prima di tutto della perdita di un amico. Perché da come racconti il rapporto, la componente affettiva non sembra nata “sopra” un vuoto, ma sopra una connessione già molto nutriente: il cercarsi continuamente, il condividere ogni dettaglio, l’essere rifugio reciproco anche nelle fragilità quotidiane. Quando un legame si costruisce così, la componente sessuale spesso non è il centro, ma qualcosa che intensifica un’intimità già esistente.
Proprio per questo la chiusura può lasciare una sensazione quasi di amputazione.
Allo stesso tempo, però, dentro quello che lui ti ha detto sembra esserci una verità emotiva importante, anche se dolorosa. Non dà l’impressione di qualcuno che minimizza ciò che avete vissuto o che non ne riconosce il valore. Anzi, sembra una persona molto coinvolta e molto destabilizzata da ciò che è accaduto. Però sembra anche che, arrivato a un certo punto, abbia percepito un conflitto troppo grande tra ciò che provava con te e l’idea della vita che sente di poter sostenere.
Quando dice che non si sente “abbastanza innamorato da giustificare una separazione”, probabilmente non sta dicendo che non ti ama o che non sei stata importante. Potrebbe stare dicendo qualcosa di più complesso: che il sentimento, per quanto forte, non è riuscito a trasformarsi in una scelta di rottura radicale della sua vita attuale.
E questa è una differenza molto dolorosa da accettare, soprattutto quando il legame era così pieno.
Mi sembra anche che tu abbia avuto una posizione piuttosto lucida e non invasiva: non gli hai chiesto di lasciare la compagna, non hai cercato di forzare le cose. Però forse, proprio per questo, hai lasciato molto spazio alla speranza implicita che lui, prima o poi, scegliesse spontaneamente una direzione più definita.
E invece lui ha scelto di interrompere.
Non necessariamente perché quello che c’era non fosse reale, ma forse proprio perché lo era troppo, e non riusciva più a stare in quell’ambivalenza senza sentirsi spaccato.
Mi colpisce una cosa che dici: “avrei rischiato volentieri, fregandomene delle etichette sociali”. Sembra che tu fossi disposta ad andare verso qualcosa di vivo anche senza garanzie. Lui invece, almeno ora, sembra essersi fermato davanti alle conseguenze concrete di quel passo.
Questo però non rende falso ciò che avete vissuto.
Forse la domanda più difficile da attraversare adesso è questa:
riesci a dare valore a quel legame anche se non è diventato una relazione “scelta” fino in fondo?
Perché a volte il dolore più grande nasce proprio dal pensiero: “se era così vero, perché non è bastato?”.
Ma le relazioni non si interrompono solo quando manca il sentimento. A volte si interrompono perché una persona non riesce, o non vuole, riorganizzare la propria vita intorno a ciò che sente.
E questo parla di lui, non del tuo valore.
E credo che il dolore che senti adesso venga soprattutto da lì.
Mi colpisce molto il fatto che tu parli prima di tutto della perdita di un amico. Perché da come racconti il rapporto, la componente affettiva non sembra nata “sopra” un vuoto, ma sopra una connessione già molto nutriente: il cercarsi continuamente, il condividere ogni dettaglio, l’essere rifugio reciproco anche nelle fragilità quotidiane. Quando un legame si costruisce così, la componente sessuale spesso non è il centro, ma qualcosa che intensifica un’intimità già esistente.
Proprio per questo la chiusura può lasciare una sensazione quasi di amputazione.
Allo stesso tempo, però, dentro quello che lui ti ha detto sembra esserci una verità emotiva importante, anche se dolorosa. Non dà l’impressione di qualcuno che minimizza ciò che avete vissuto o che non ne riconosce il valore. Anzi, sembra una persona molto coinvolta e molto destabilizzata da ciò che è accaduto. Però sembra anche che, arrivato a un certo punto, abbia percepito un conflitto troppo grande tra ciò che provava con te e l’idea della vita che sente di poter sostenere.
Quando dice che non si sente “abbastanza innamorato da giustificare una separazione”, probabilmente non sta dicendo che non ti ama o che non sei stata importante. Potrebbe stare dicendo qualcosa di più complesso: che il sentimento, per quanto forte, non è riuscito a trasformarsi in una scelta di rottura radicale della sua vita attuale.
E questa è una differenza molto dolorosa da accettare, soprattutto quando il legame era così pieno.
Mi sembra anche che tu abbia avuto una posizione piuttosto lucida e non invasiva: non gli hai chiesto di lasciare la compagna, non hai cercato di forzare le cose. Però forse, proprio per questo, hai lasciato molto spazio alla speranza implicita che lui, prima o poi, scegliesse spontaneamente una direzione più definita.
E invece lui ha scelto di interrompere.
Non necessariamente perché quello che c’era non fosse reale, ma forse proprio perché lo era troppo, e non riusciva più a stare in quell’ambivalenza senza sentirsi spaccato.
Mi colpisce una cosa che dici: “avrei rischiato volentieri, fregandomene delle etichette sociali”. Sembra che tu fossi disposta ad andare verso qualcosa di vivo anche senza garanzie. Lui invece, almeno ora, sembra essersi fermato davanti alle conseguenze concrete di quel passo.
Questo però non rende falso ciò che avete vissuto.
Forse la domanda più difficile da attraversare adesso è questa:
riesci a dare valore a quel legame anche se non è diventato una relazione “scelta” fino in fondo?
Perché a volte il dolore più grande nasce proprio dal pensiero: “se era così vero, perché non è bastato?”.
Ma le relazioni non si interrompono solo quando manca il sentimento. A volte si interrompono perché una persona non riesce, o non vuole, riorganizzare la propria vita intorno a ciò che sente.
E questo parla di lui, non del tuo valore.
Salve ho letto le sue parole, provi ad accogliere questa confusione che prova in questo momento perché un momento critico può essere anche un inizio per trovare nuove risposte al suo dolore. Sarebbe utile poter intraprendere un percorso psicologico che possa aiutarla a prendere consapevolezza di schemi relazionali che portano sofferenza sia anche la possibilità di elaborare la separazione, per ricominciare a vedere un futuro. Spero di esserle stata d'aiuto.
Buonasera, quello che descrive restituisce l’immagine di un legame molto intenso e significativo, ed è comprensibile che oggi si senta spaesata e ferita. Quando una persona diventa così presente nella nostra quotidianità emotiva, condividendo pensieri, emozioni, momenti importanti e vulnerabilità, la sua assenza può lasciare un vuoto profondo. Nel suo racconto colpisce quanto questa relazione l’abbia fatta sentire vista, riconosciuta e accolta per ciò che è davvero. A volte alcuni incontri ci toccano così profondamente non solo per ciò che accade tra due persone, ma perché ci permettono di entrare in contatto con bisogni emotivi molto autentici, come il sentirsi compresi, scelti, pensati. Oggi il dolore non sembra riguardare soltanto la fine di una relazione affettiva, ma anche la perdita di una complicità, di un’abitudine emotiva e di uno spazio relazionale che per lei aveva assunto un significato molto importante. Forse in questo momento non è necessario trovare subito una spiegazione definitiva o capire cosa sarebbe potuto succedere, quanto piuttosto riconoscere che sta attraversando una perdita significativa e concedersi il tempo di elaborarla con gentilezza verso se stessa. Il valore di ciò che ha vissuto non dipende necessariamente dall’esito della relazione. Un percorso di psicoterapia può offrirle uno spazio stabile in cui dare senso a ciò che sta vivendo e rimettere gradualmente ordine dentro di sé, con tempi rispettosi della sua esperienza.
Cordiali saluti
Caterina Loiacono
Cordiali saluti
Caterina Loiacono
Buongiorno
per poterti dare qualche indicazione è necessario conoscersi un pò meglio perchè è importante comprendere il tipo di impatto che questa relazione (amicizia e sessuale, ma forse anche altro??) ha avuto su di te. Data la sua giovane età, le consiglieri un percorso di sostegno psicologico focalizzato ad analizzare questi aspetti così da poter uscire da questo impasse emotivo che sta vivendo. Può prendere in considerazione anche un percorso online maggiormente gestibile sia da un punto di vista organizzativo che economico. In attesa di un suo gentile riscontro, la saluto cordialmente. Dott.ssa Letizia Muzi
per poterti dare qualche indicazione è necessario conoscersi un pò meglio perchè è importante comprendere il tipo di impatto che questa relazione (amicizia e sessuale, ma forse anche altro??) ha avuto su di te. Data la sua giovane età, le consiglieri un percorso di sostegno psicologico focalizzato ad analizzare questi aspetti così da poter uscire da questo impasse emotivo che sta vivendo. Può prendere in considerazione anche un percorso online maggiormente gestibile sia da un punto di vista organizzativo che economico. In attesa di un suo gentile riscontro, la saluto cordialmente. Dott.ssa Letizia Muzi
Buonasera quello che descrive è una situazione che può accadere nelle relazioni di coppia, quando uno dei due partner ha già una relazione stabile. Da quello che racconta sembra che lei abbia fissuto questa relazione in maniera intima e profonda e forse è per questo che adesso si sente spaesata. Una relazione funziona anche se vengono discusse le regole di convivenza che ci legano, può essere che su questo tema non siate stati abbastanza espliciti?
Credo che la parte più interessante, a mio avviso, sia quella che non ha scritto nel testo, cioè quali domande ha nella mente adesso ("sono piena di domande"). Forse può partire da li.
Un saluto,
Antonio Pagni Fedi
Credo che la parte più interessante, a mio avviso, sia quella che non ha scritto nel testo, cioè quali domande ha nella mente adesso ("sono piena di domande"). Forse può partire da li.
Un saluto,
Antonio Pagni Fedi
Buonasera
Non e facile allontanarsi da un uomo quando siamo innamorati
Probabilmente lui non lo era.
E non sono i 20 anni di differenza
Frequenta altre persone, altri gruppi
E piano piano la ferita si rimargina.
Si faccia aiutare da uno psicoterapeuta
Per capirsi meglio.
Dottoressa Patrizia Carboni
Psicologa Psicoterapeuta
Roma
Non e facile allontanarsi da un uomo quando siamo innamorati
Probabilmente lui non lo era.
E non sono i 20 anni di differenza
Frequenta altre persone, altri gruppi
E piano piano la ferita si rimargina.
Si faccia aiutare da uno psicoterapeuta
Per capirsi meglio.
Dottoressa Patrizia Carboni
Psicologa Psicoterapeuta
Roma
Gent.ma Paziente,
da quello che racconta, il dolore che sta vivendo sembra nascere soprattutto dalla perdita di un legame emotivo molto profondo, prima ancora che dalla fine di una storia “definita”. Lei non ha perso soltanto un uomo con cui c’era attrazione: ha perso una presenza quotidiana, un punto di riferimento mentale ed emotivo, qualcuno con cui condivideva spontaneità, intimità, complicità e senso di riconoscimento reciproco. È normale sentirsi spaesata.
La cosa che colpisce nel suo racconto è che il vostro rapporto aveva molte caratteristiche di una relazione vera, anche se formalmente non lo era: continuità, centralità reciproca, supporto emotivo, desiderio, progettualità implicita. Per questo probabilmente la chiusura le appare così brusca e difficile da elaborare. Quando un legame occupa così tanto spazio nella vita quotidiana, il vuoto non dipende dalle “etichette”, ma dall’attaccamento reale che si è creato.
Lui, però, sembra essersi fermato davanti a un conflitto interno che non è riuscito o non ha voluto attraversare fino in fondo. Le sue motivazioni possono essere sincere tutte insieme: il senso di colpa verso la compagna, la paura del cambiamento, la differenza d’età, il timore di destabilizzare una vita costruita, e forse anche il fatto di non sentire un innamoramento tale da rompere definitivamente il suo equilibrio. Questo non rende falso ciò che c’è stato tra voi. A volte un sentimento è autentico ma non abbastanza forte, o non abbastanza libero, da tradursi in una scelta concreta.
E mi sembra importante sottolineare una cosa: dal modo in cui ne parla, lei non appare affatto una persona impulsiva o ingenua. Anzi, sembra aver mantenuto una notevole lucidità emotiva dentro una situazione complessa. Non gli ha chiesto ultimatum, non ha preteso promesse impossibili, non ha trasformato il rapporto in una battaglia. Ha semplicemente vissuto qualcosa che le ha fatto sentire vicinanza, comprensione e vitalità.
Probabilmente la parte più difficile ora è accettare che due cose possano coesistere: che il rapporto fosse vero e significativo, e che comunque lui abbia scelto di non costruirci sopra una vita. La mente spesso cerca una spiegazione unica — “allora non teneva davvero a me” oppure “ha sbagliato lui” — ma i legami umani sono più contraddittori di così.
Forse, nel tempo, la domanda più utile non sarà “perché non ha scelto me?”, ma “che cosa ho scoperto di me attraverso questo rapporto?”. Perché dal suo racconto emerge una cosa molto importante: lei è capace di creare un’intimità profonda, di lasciarsi vedere davvero e di amare senza cinismo. E per una persona che in passato ha sofferto molto sul piano della fiducia e della vicinanza emotiva, questo non è poco.
Un caro abbraccio,
dott.ssa Federica Ripamonti
da quello che racconta, il dolore che sta vivendo sembra nascere soprattutto dalla perdita di un legame emotivo molto profondo, prima ancora che dalla fine di una storia “definita”. Lei non ha perso soltanto un uomo con cui c’era attrazione: ha perso una presenza quotidiana, un punto di riferimento mentale ed emotivo, qualcuno con cui condivideva spontaneità, intimità, complicità e senso di riconoscimento reciproco. È normale sentirsi spaesata.
La cosa che colpisce nel suo racconto è che il vostro rapporto aveva molte caratteristiche di una relazione vera, anche se formalmente non lo era: continuità, centralità reciproca, supporto emotivo, desiderio, progettualità implicita. Per questo probabilmente la chiusura le appare così brusca e difficile da elaborare. Quando un legame occupa così tanto spazio nella vita quotidiana, il vuoto non dipende dalle “etichette”, ma dall’attaccamento reale che si è creato.
Lui, però, sembra essersi fermato davanti a un conflitto interno che non è riuscito o non ha voluto attraversare fino in fondo. Le sue motivazioni possono essere sincere tutte insieme: il senso di colpa verso la compagna, la paura del cambiamento, la differenza d’età, il timore di destabilizzare una vita costruita, e forse anche il fatto di non sentire un innamoramento tale da rompere definitivamente il suo equilibrio. Questo non rende falso ciò che c’è stato tra voi. A volte un sentimento è autentico ma non abbastanza forte, o non abbastanza libero, da tradursi in una scelta concreta.
E mi sembra importante sottolineare una cosa: dal modo in cui ne parla, lei non appare affatto una persona impulsiva o ingenua. Anzi, sembra aver mantenuto una notevole lucidità emotiva dentro una situazione complessa. Non gli ha chiesto ultimatum, non ha preteso promesse impossibili, non ha trasformato il rapporto in una battaglia. Ha semplicemente vissuto qualcosa che le ha fatto sentire vicinanza, comprensione e vitalità.
Probabilmente la parte più difficile ora è accettare che due cose possano coesistere: che il rapporto fosse vero e significativo, e che comunque lui abbia scelto di non costruirci sopra una vita. La mente spesso cerca una spiegazione unica — “allora non teneva davvero a me” oppure “ha sbagliato lui” — ma i legami umani sono più contraddittori di così.
Forse, nel tempo, la domanda più utile non sarà “perché non ha scelto me?”, ma “che cosa ho scoperto di me attraverso questo rapporto?”. Perché dal suo racconto emerge una cosa molto importante: lei è capace di creare un’intimità profonda, di lasciarsi vedere davvero e di amare senza cinismo. E per una persona che in passato ha sofferto molto sul piano della fiducia e della vicinanza emotiva, questo non è poco.
Un caro abbraccio,
dott.ssa Federica Ripamonti
Buongiorno gentile signora
Lei già sapeva che quest'uomo era impegnato. Ha sperato dentro di sé forse che egli lasciasse la sua compagna e che si mettesse definitivamente con Lei. purtroppo non è andata così, forse perchè quest'uomo non sa esattamente cosa vuole. Non mi sembra realmente che lui ami nè Lei, nè la sua compagna e che abbia cercato in una nuova relazione la possibilità di fuggire dalla propria realtà interna. Mi rendo conto che ora Lei deve affrontare la sofferenza ed il dolore di questa separazione, ma forte della Sua esperienza la prossima volta potrà riconoscere meglio i limiti di una relazione in cui si parte con situazioni di vita così diverse e asimmetriche. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Lei già sapeva che quest'uomo era impegnato. Ha sperato dentro di sé forse che egli lasciasse la sua compagna e che si mettesse definitivamente con Lei. purtroppo non è andata così, forse perchè quest'uomo non sa esattamente cosa vuole. Non mi sembra realmente che lui ami nè Lei, nè la sua compagna e che abbia cercato in una nuova relazione la possibilità di fuggire dalla propria realtà interna. Mi rendo conto che ora Lei deve affrontare la sofferenza ed il dolore di questa separazione, ma forte della Sua esperienza la prossima volta potrà riconoscere meglio i limiti di una relazione in cui si parte con situazioni di vita così diverse e asimmetriche. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Domande correlate
- Buonasera Avrei bisogno di un aiuto Sto avendo un rapporto amichevole con una ragazza, della quale sto iniziando ad avere un interesse e con xui c'è molto contatto fisico, ridiamo e scherziamo molto. Si lascia anche baciare sul collo ammettendo che i miei baci le piacciono anche se dopo poco…
- Buongiorno, mio marito, 66 anni, da agosto 2016 è seguito presso ambulatorio urologia per carcinoma vescicale Pta1, altamente recidivante. A seguito di innumerevoli turv, fino a luglio 2021 , quindi in tutto 8-9 per millimetriche recidive, 2-3 millimetri , con istologico sempre uguale, ha eseguito…
- Buonasera, mio marito di anni 45 ,diabetico tipo uno da più di vent'anni, da tre anni ha scoperto di avere 2/3 calcoli di massimo 5mm nella coliciste con bile denso. Il chirurgo vuole operarlo anche se è asintomatico. Di recente ha scoperto di avere una gastrite cronica. Mi chiedo perché operarlo…
- Salve dottori di tanto in tanto mi capita di farmi vari loop mentali anche se la cosa non mi impedisce di svolgere le mie attività quotidiane e comunque non mi toccano la mia serenità quindi dovrei farmi questi loop ? Anche se non mi piacciono più di tanto grazie per una vostra risposta
- Fatto tac responso calcolo renale sinistro di 14 mm diametro cosa fare
- Gentili Dott.sse e Dott.ri Mi chiamo Federica ed ho ventiquattro anni. Sebbene il mio quesito porterà apparirvi insolito, sarei entusiasta di ricevere un vostro parere autorevole : la vostra esperienza è fondamentale per me per inquadrare correttamente il boom dei programmi di cronaca nera…
- Io prendo eutirox alla mattina verso le 6. Al sabato sera mi piace bere a casa o a cena un po' di alcol. Non sono una persona dipendente da alcol. Quindi se si beve qualcosa alla sera non ci sono problemi? Grazie.
- Salve, ho questo problema da due anni circa... Ho riscontrato un forte blocco nella zona lombare nel novembre 2024 allenandomi in palestra sulla leg press a 45 gradi. Nella fase di discesa ho sentito un blocco muscolare nella zona lombare fortissimo. Da lì mi viene questo blocco nella zona lombare…
- Buongiorno, questa mattina ho fatto una frenulotomia in ospedale. Arrivato a casa ho guardato il risultato ed ho notato che il frenulo è stato correttamente tolto nella sua completezza tra la corona e il collo del glande, lasciando un segno a "Y" ma risulta invece semplicemente tagliato all'attaccatura…
- Buongiorno Dottore, scrivo perché ho notato delle perdite insolite durante l’ovulazione. Ho avuto muco cervicale filante tipo albume, ma associato a perdite di sangue: inizialmente leggere striature rosate/marroncine, poi oggi un episodio più abbondante con sangue rosso vivo mescolato al…
Stai ancora cercando una risposta? Poni un'altra domanda
Il tuo caso è simile? Questi specialisti possono aiutarti:
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.