Salve,cari medici. Mi sono interessata ad un uomo che ha dimostrato fin da subito il tipico pattern
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Salve,cari medici. Mi sono interessata ad un uomo che ha dimostrato fin da subito il tipico pattern di attaccamento evitante. Io da parte mia ho un profilo con tratti narcisistici,sono passionale inquieta molto intuitiva ed anche " bisognosa" . Cioè in pratica lui non si fa sentire ed io gli debba cavare le parole di bocca e ciò non mi appaga come donna mi frustra e mi confonde. Cosa debbo fare e quanto tempo dovrei aspettare per una valutazione abbastanza sicura della situazione e dunque della decisione da prendere? Grazie
Gentile Utente, Buongiorno,
da ciò che descrive emerge una dinamica relazionale che può effettivamente risultare molto frustrante e confondente, soprattutto quando i bisogni di vicinanza e conferma incontrano una modalità più distante e ritirata dell’altro.
È importante sottolineare che, al di là delle etichette (attaccamento evitante, tratti narcisistici), ciò che conta è come Lei si sente dentro questa relazione: non appagata, in attesa, costretta a “tirare fuori” l’altro. Questi segnali meritano ascolto.
Più che stabilire un tempo “giusto” da aspettare, può essere utile interrogarsi su quanto questa modalità sia sostenibile per Lei e su quali bisogni emotivi stiano rimanendo insoddisfatti. Spesso, in queste situazioni, la difficoltà non è solo capire l’altro, ma comprendere cosa spinge a restare in una relazione che genera sofferenza.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a fare chiarezza sui suoi bisogni affettivi, sui suoi schemi relazionali e su cosa desidera davvero da una relazione, così da poter prendere una decisione più consapevole e rispettosa di sé.
Cordiali Saluti
Dr.ssa Jessica Ceccherini
da ciò che descrive emerge una dinamica relazionale che può effettivamente risultare molto frustrante e confondente, soprattutto quando i bisogni di vicinanza e conferma incontrano una modalità più distante e ritirata dell’altro.
È importante sottolineare che, al di là delle etichette (attaccamento evitante, tratti narcisistici), ciò che conta è come Lei si sente dentro questa relazione: non appagata, in attesa, costretta a “tirare fuori” l’altro. Questi segnali meritano ascolto.
Più che stabilire un tempo “giusto” da aspettare, può essere utile interrogarsi su quanto questa modalità sia sostenibile per Lei e su quali bisogni emotivi stiano rimanendo insoddisfatti. Spesso, in queste situazioni, la difficoltà non è solo capire l’altro, ma comprendere cosa spinge a restare in una relazione che genera sofferenza.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a fare chiarezza sui suoi bisogni affettivi, sui suoi schemi relazionali e su cosa desidera davvero da una relazione, così da poter prendere una decisione più consapevole e rispettosa di sé.
Cordiali Saluti
Dr.ssa Jessica Ceccherini
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Cara signora,
sicuramente la relazione tra una persona evitante e una bisognosa risulta alquanto squilibrata e sfibrante e tende a creare un loop continuo disfunzionale: più lui scappa più lei lo cerca e più lei lo cerca più lui scappa.
Dovrebbe chiedersi quindi quanto è disponibile a rimanere in una storia che la sta mettendo così in difficoltà. Le consiglierei di intraprendere un percorso di terapia per andare a indagare se questo schema lo ritrova anche in altre situazioni relazionali del suo passato o nella famiglia di origine. Le auguro di ritrovare presto la sua serenità.
sicuramente la relazione tra una persona evitante e una bisognosa risulta alquanto squilibrata e sfibrante e tende a creare un loop continuo disfunzionale: più lui scappa più lei lo cerca e più lei lo cerca più lui scappa.
Dovrebbe chiedersi quindi quanto è disponibile a rimanere in una storia che la sta mettendo così in difficoltà. Le consiglierei di intraprendere un percorso di terapia per andare a indagare se questo schema lo ritrova anche in altre situazioni relazionali del suo passato o nella famiglia di origine. Le auguro di ritrovare presto la sua serenità.
Gentile utente, da una prospettiva clinica è utile spostare l’attenzione dal “profilo” dell’altro alla qualità della dinamica che si è instaurata. Quando l’interazione è caratterizzata da asimmetria di investimento, scarsità di comunicazione e attivazione costante dell’attesa, il rischio è che la relazione venga mantenuta più dalla tensione che da una reale reciprocità. Più che chiedersi quanto aspettare che l’altro cambi, può essere più funzionale interrogarsi su quanto questa modalità sia compatibile con i suoi bisogni affettivi e relazionali. Un tempo di osservazione limitato e intenzionale — alcune settimane, non mesi — è generalmente sufficiente per valutare se, a fronte di una posizione chiara e autentica da parte sua, vi sia una capacità di risposta e di incontro dall’altra parte. Se la dinamica resta invariata e continua a generare confusione e frustrazione, questo dato è già clinicamente significativo e può orientare una scelta di tutela di sé, senza ulteriori attese riparative. Un caro saluto
Gentile Signora, la chiarezza con cui definisce i vostri profili è un ottimo punto di partenza, ma sembra che questa consapevolezza 'tecnica' non la stia aiutando a stare meglio.
Lei descrive una dinamica di inseguimento e fuga: più lei sente il bisogno di 'cavargli le parole di bocca' per nutrire la sua passionalità, più lui, probabilmente per paura dell'invasione, fa un passo indietro.
Questo incastro non è solo frustrante, è un corto circuito emotivo.
Ecco alcuni spunti fenomenologici per lei:
Osservi il suo 'bisogno': Quando lui non si fa sentire, cosa accade nel suo corpo? Quell'inquietudine che prova è un segnale. Invece di proiettarla su di lui cercando di cambiarlo, provi a 'stare' con quel vuoto. Cosa le sta dicendo di lei quel silenzio?
La trappola della valutazione: Lei chiede quanto tempo aspettare per una decisione.
In realtà, la decisione non dipende da una 'scadenza', ma dalla sua soglia di tolleranza. Se oggi il modo di esserci di quest'uomo la confonde e non l'appaga, questa è già la sua realtà.
Aspettare che lui cambi natura è spesso un'illusione che alimenta il tratto narcisistico di voler 'vincere' una sfida impossibile.
Sposti il focus: Invece di chiedersi 'quando lui cambierà?', provi a chiedersi: 'Perché scelgo un partner che non risponde ai miei bisogni?'.
Spesso ci sentiamo attratti da chi non c'è perché quel rifiuto è un terreno che conosciamo bene, anche se ci fa soffrire.
La decisione sicura non arriverà da un comportamento di lui, ma dal momento in cui lei deciderà che il suo benessere vale più del tentativo di 'conquistare' un evitante.
Ne parli nel suo spazio terapeutico, concentrandosi non su 'cosa fa lui', ma su cosa sente lei in questo 'qui e ora' fatto di attese."
Spero che questa risposta possa aiutarla a riportare l'attenzione su Lei stessa.
Con affetto Denise
Lei descrive una dinamica di inseguimento e fuga: più lei sente il bisogno di 'cavargli le parole di bocca' per nutrire la sua passionalità, più lui, probabilmente per paura dell'invasione, fa un passo indietro.
Questo incastro non è solo frustrante, è un corto circuito emotivo.
Ecco alcuni spunti fenomenologici per lei:
Osservi il suo 'bisogno': Quando lui non si fa sentire, cosa accade nel suo corpo? Quell'inquietudine che prova è un segnale. Invece di proiettarla su di lui cercando di cambiarlo, provi a 'stare' con quel vuoto. Cosa le sta dicendo di lei quel silenzio?
La trappola della valutazione: Lei chiede quanto tempo aspettare per una decisione.
In realtà, la decisione non dipende da una 'scadenza', ma dalla sua soglia di tolleranza. Se oggi il modo di esserci di quest'uomo la confonde e non l'appaga, questa è già la sua realtà.
Aspettare che lui cambi natura è spesso un'illusione che alimenta il tratto narcisistico di voler 'vincere' una sfida impossibile.
Sposti il focus: Invece di chiedersi 'quando lui cambierà?', provi a chiedersi: 'Perché scelgo un partner che non risponde ai miei bisogni?'.
Spesso ci sentiamo attratti da chi non c'è perché quel rifiuto è un terreno che conosciamo bene, anche se ci fa soffrire.
La decisione sicura non arriverà da un comportamento di lui, ma dal momento in cui lei deciderà che il suo benessere vale più del tentativo di 'conquistare' un evitante.
Ne parli nel suo spazio terapeutico, concentrandosi non su 'cosa fa lui', ma su cosa sente lei in questo 'qui e ora' fatto di attese."
Spero che questa risposta possa aiutarla a riportare l'attenzione su Lei stessa.
Con affetto Denise
Gentilissima,
la situazione è complessa, nel senso che più lei chiede, cerca contatto e conferme, più lui tende a trincerarsi, a chiudersi; di conseguenza lei sperimenta un’intensa angoscia, legata a un bisogno relazionale che “urla” soddisfazione nell’assenza di un reale incontro.
Per non alimentare questa dinamica di inseguimento–ritiro, potrebbe essere utile considerare che sia necessario favorire, dell'uomo che ha scelto, un progressivo potenziamento della fiducia nei suoi confronti. Se si presenterà l’occasione, potrà poi attivare un confronto aperto in cui, da una posizione Adulta, espliciterà i propri bisogni reali e la difficoltà che incontra nel vivere la sua assenza e indisponibilità emotiva, cercandone il relativo significato.
Ciò che è fondamentale è la pazienza e il rispetto, dei tempi di quest'uomo che probabilmente sarà solo spaventato. SALUTI
la situazione è complessa, nel senso che più lei chiede, cerca contatto e conferme, più lui tende a trincerarsi, a chiudersi; di conseguenza lei sperimenta un’intensa angoscia, legata a un bisogno relazionale che “urla” soddisfazione nell’assenza di un reale incontro.
Per non alimentare questa dinamica di inseguimento–ritiro, potrebbe essere utile considerare che sia necessario favorire, dell'uomo che ha scelto, un progressivo potenziamento della fiducia nei suoi confronti. Se si presenterà l’occasione, potrà poi attivare un confronto aperto in cui, da una posizione Adulta, espliciterà i propri bisogni reali e la difficoltà che incontra nel vivere la sua assenza e indisponibilità emotiva, cercandone il relativo significato.
Ciò che è fondamentale è la pazienza e il rispetto, dei tempi di quest'uomo che probabilmente sarà solo spaventato. SALUTI
Quello che lei evidenzia sono due modalità di relazione che si attraggono ma che generano pure tanta frustrazione. Lei più energica e vitale, bisognosa di scambio e conferme lui distante e poco comunicativo. Quando lui è silente ciò che si attiva in lei è il dubbio sul suo valore, si sente non vista. Può essere utile esprimere ciò che le manca e osservare la sua risposta, spesso sono più i fatti delle parole ad esprimere la reale disponibilità. L' obiettivo principale è il suo benessere: una sana relazione non dovrebbe farla sentire continuamente in difetto o in attesa di essere vista. La questione non è quanto tempo aspettare ma valutare se l'attesa di questo cambiamento le genera ansia insicurezza e senso di svalutazione, la relazione all'inizio può essere incerta ma non essere una costante alla sua disistima.
Gentile Signora,
da quanto descrive emerge una dinamica relazionale sbilanciata, in cui un possibile stile evitante da parte di lui si intreccia con Suoi bisogni affettivi più intensi. Questo tipo di incastro tende a generare frustrazione, insicurezza e confusione, come sta già sperimentando.
Più che “aspettare”, è utile osservare se nel tempo (4–6 settimane) vi siano segnali concreti e coerenti di coinvolgimento: iniziativa, continuità, disponibilità emotiva. In assenza di cambiamenti, la situazione va considerata per ciò che è, non per ciò che potrebbe diventare. Restare in un legame che non risponde ai Suoi bisogni rischia di rinforzare il disagio.
Per comprendere meglio la dinamica e valutare quale scelta sia più tutelante per Lei, La invito a fissare un colloquio con me.
da quanto descrive emerge una dinamica relazionale sbilanciata, in cui un possibile stile evitante da parte di lui si intreccia con Suoi bisogni affettivi più intensi. Questo tipo di incastro tende a generare frustrazione, insicurezza e confusione, come sta già sperimentando.
Più che “aspettare”, è utile osservare se nel tempo (4–6 settimane) vi siano segnali concreti e coerenti di coinvolgimento: iniziativa, continuità, disponibilità emotiva. In assenza di cambiamenti, la situazione va considerata per ciò che è, non per ciò che potrebbe diventare. Restare in un legame che non risponde ai Suoi bisogni rischia di rinforzare il disagio.
Per comprendere meglio la dinamica e valutare quale scelta sia più tutelante per Lei, La invito a fissare un colloquio con me.
Mi sembra che tu abbia già la situazione abbastanza chiara. Il problema è accettare che quello che vedi non è quello che avevi sperato. Per cui , prima che le cose possa andare avanti con frustrazioni e cose simili credo sia opportuno che tu lavori un po su di te per vedere di avere dei legami più sani lavorando sui tuoi processi interni !!
Gentilissima, in questa sua breve descrizione mi sembra in realtà che ci siano già tutti gli elementi per poter prendere una decisione: è cosciente del fatto di essere una donna "bisognosa" e di avere dall'altra parte una persona evitante che la frustra molto oltre a non appagarla, elementi già di per sè significativi. Al netto del fatto che non si può mai essere abbastanza sicuri di una scelta dal momento che implica sempre una quota di rischio, da quel poco che scrive, fantastico che forse potrebbe essere questo il reale problema: separarsi e fare il lutto di tale relazione.
Salve, la dinamica che descrive richiama un incontro tra due modalità relazionali che spesso si attivano in modo complementare, da una parte il bisogno di vicinanza, conferme e intensità emotiva, dall’altra una tendenza alla distanza e all’autonomia.
Il punto non è etichettare lei o lui, ma osservare il ciclo che si crea tra voi, ovvero, più lei cerca contatto per sentirsi rassicurata, più lui si ritira e in lei cresce frustrazione e bisogno. Questo circolo rischia di diventare logorante se non viene riconosciuto e nominato.
Non esiste un tempo “standard” per valutare una relazione, ma può essere utile osservare alcuni segnali nel medio periodo, la disponibilità reciproca a parlare dei bisogni, la capacità di trovare compromessi e il grado di benessere che la relazione le restituisce. Una relazione non dovrebbe farla sentire costantemente in carenza o in attesa.
Più che aspettare passivamente, può essere importante utilizzare questo tempo per chiarire a se stessa cosa desidera in una relazione e quali confini sente necessari per il suo equilibrio emotivo. Un percorso di psicoterapia focalizzato sulle dinamiche relazionali e la gestione dell'ansia relazionale, può aiutarla a comprendere meglio i suoi bisogni affettivi e a scegliere in modo più consapevole come muoversi in questa situazione.
Un cordiale saluto.
Il punto non è etichettare lei o lui, ma osservare il ciclo che si crea tra voi, ovvero, più lei cerca contatto per sentirsi rassicurata, più lui si ritira e in lei cresce frustrazione e bisogno. Questo circolo rischia di diventare logorante se non viene riconosciuto e nominato.
Non esiste un tempo “standard” per valutare una relazione, ma può essere utile osservare alcuni segnali nel medio periodo, la disponibilità reciproca a parlare dei bisogni, la capacità di trovare compromessi e il grado di benessere che la relazione le restituisce. Una relazione non dovrebbe farla sentire costantemente in carenza o in attesa.
Più che aspettare passivamente, può essere importante utilizzare questo tempo per chiarire a se stessa cosa desidera in una relazione e quali confini sente necessari per il suo equilibrio emotivo. Un percorso di psicoterapia focalizzato sulle dinamiche relazionali e la gestione dell'ansia relazionale, può aiutarla a comprendere meglio i suoi bisogni affettivi e a scegliere in modo più consapevole come muoversi in questa situazione.
Un cordiale saluto.
Gentile utente, al di là delle etichette (attaccamento evitante, tratti narcisistici), ciò che descrive è una dinamica molto chiara: lei rincorre, lui si ritrae. Se per ottenere attenzione deve “cavare le parole” e questo la fa sentire frustrata, poco appagata e confusa, è già un elemento importante di valutazione.
Non esiste un tempo giusto da aspettare in astratto. Può essere più utile chiedersi: ha espresso in modo chiaro ciò che desidera? Dopo averlo fatto, vede un cambiamento concreto o lo schema resta invariato?
Se riconosce che questa dinamica si ripete nella sua storia affettiva, potrebbe essere utile approfondirla in uno spazio personale di riflessione o psicoterapia, non tanto per “sistemare” lui, ma per comprendere meglio i suoi bisogni relazionali e tutelarli. Un caro saluto, Dott.ssa Sara Magliocca
Non esiste un tempo giusto da aspettare in astratto. Può essere più utile chiedersi: ha espresso in modo chiaro ciò che desidera? Dopo averlo fatto, vede un cambiamento concreto o lo schema resta invariato?
Se riconosce che questa dinamica si ripete nella sua storia affettiva, potrebbe essere utile approfondirla in uno spazio personale di riflessione o psicoterapia, non tanto per “sistemare” lui, ma per comprendere meglio i suoi bisogni relazionali e tutelarli. Un caro saluto, Dott.ssa Sara Magliocca
Quello che descrive non è tanto un problema “di tempo”, quanto di incastro relazionale.
Un funzionamento evitante tende a mantenere distanza e controllo, mentre una modalità più bisognosa e passionale cerca contatto, reciprocità e conferme. In questi incontri non è raro che la frustrazione aumenti rapidamente, perché ciascuno attiva nell’altro proprio ciò che teme. Più che aspettare che lui cambi spontaneamente, può essere utile osservare come si sente lei nella relazione così com’è, al di là delle spiegazioni che prova a darsi. Se il bisogno di “tirare fuori le parole” è già fonte di confusione e svalutazione, è un segnale clinicamente rilevante. Una valutazione sufficientemente affidabile spesso non richiede molto tempo: alcune settimane di interazioni coerenti sono in genere più indicative di mesi di attesa speranzosa. La domanda centrale non è se lui possa diventare diverso, ma se questo tipo di legame è compatibile con i suoi bisogni affettivi senza farla stare peggio.
A volte la scelta più sana non riguarda l’altro, ma il rispetto di sé o, meglio, la cura di sè
Un funzionamento evitante tende a mantenere distanza e controllo, mentre una modalità più bisognosa e passionale cerca contatto, reciprocità e conferme. In questi incontri non è raro che la frustrazione aumenti rapidamente, perché ciascuno attiva nell’altro proprio ciò che teme. Più che aspettare che lui cambi spontaneamente, può essere utile osservare come si sente lei nella relazione così com’è, al di là delle spiegazioni che prova a darsi. Se il bisogno di “tirare fuori le parole” è già fonte di confusione e svalutazione, è un segnale clinicamente rilevante. Una valutazione sufficientemente affidabile spesso non richiede molto tempo: alcune settimane di interazioni coerenti sono in genere più indicative di mesi di attesa speranzosa. La domanda centrale non è se lui possa diventare diverso, ma se questo tipo di legame è compatibile con i suoi bisogni affettivi senza farla stare peggio.
A volte la scelta più sana non riguarda l’altro, ma il rispetto di sé o, meglio, la cura di sè
Buongiorno,
da ciò che descrive sembra che tra voi si stia attivando una dinamica relazionale che può generare frustrazione e confusione, soprattutto quando i bisogni affettivi e le modalità di vicinanza risultano differenti. Più che concentrarsi su etichette o definizioni rigide, può essere utile osservare come questa relazione la fa sentire, quanto ciò che vive è in linea con i suoi bisogni emotivi e quale spazio di reciprocità percepisce.
Non esiste un tempo “giusto” universalmente valido per una valutazione: può darsi il tempo necessario per comprendere, attraverso i comportamenti concreti e la comunicazione, se vi è disponibilità al dialogo e alla costruzione di un rapporto più soddisfacente. Parallelamente, può essere importante ascoltare i propri vissuti di frustrazione e chiedersi quali limiti desidera porre per tutelare il proprio benessere.
Se questa situazione le genera disagio o dubbi ricorrenti, un confronto con un professionista può aiutarla ad approfondire le dinamiche relazionali e i suoi bisogni affettivi, favorendo scelte più consapevoli.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
da ciò che descrive sembra che tra voi si stia attivando una dinamica relazionale che può generare frustrazione e confusione, soprattutto quando i bisogni affettivi e le modalità di vicinanza risultano differenti. Più che concentrarsi su etichette o definizioni rigide, può essere utile osservare come questa relazione la fa sentire, quanto ciò che vive è in linea con i suoi bisogni emotivi e quale spazio di reciprocità percepisce.
Non esiste un tempo “giusto” universalmente valido per una valutazione: può darsi il tempo necessario per comprendere, attraverso i comportamenti concreti e la comunicazione, se vi è disponibilità al dialogo e alla costruzione di un rapporto più soddisfacente. Parallelamente, può essere importante ascoltare i propri vissuti di frustrazione e chiedersi quali limiti desidera porre per tutelare il proprio benessere.
Se questa situazione le genera disagio o dubbi ricorrenti, un confronto con un professionista può aiutarla ad approfondire le dinamiche relazionali e i suoi bisogni affettivi, favorendo scelte più consapevoli.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
Gentilissima,
se attende una decisione da parte Nostra, è messa piuttosto male...
Le decisioni nella vita sono quanto di più NOSTRO ci possa essere.
Nascono dal Nostro Amor Proprio e dall'essere la persona più importante per Noi Stessi.
La nostra cultura (ovvero la cultura di chi intende manipolarci) usa l'etichetta di "Egoismo". A ben rifletterci l'Egoista è colui che sarebbe disposto a manipolare ed utilizzare l'Altro per i propri interessi (il più delle volte di natura inconscia.
Amare Noi Stessi ci permette sentirci liberi, responsabili del nostro benessere e di quello delle persone che amiamo (senza secondi fini).
La psicoterapia è anche un percorso di ricongiungimento con il nostro Vero Sé.
Cordiali Saluti.
se attende una decisione da parte Nostra, è messa piuttosto male...
Le decisioni nella vita sono quanto di più NOSTRO ci possa essere.
Nascono dal Nostro Amor Proprio e dall'essere la persona più importante per Noi Stessi.
La nostra cultura (ovvero la cultura di chi intende manipolarci) usa l'etichetta di "Egoismo". A ben rifletterci l'Egoista è colui che sarebbe disposto a manipolare ed utilizzare l'Altro per i propri interessi (il più delle volte di natura inconscia.
Amare Noi Stessi ci permette sentirci liberi, responsabili del nostro benessere e di quello delle persone che amiamo (senza secondi fini).
La psicoterapia è anche un percorso di ricongiungimento con il nostro Vero Sé.
Cordiali Saluti.
Gentile Signora,
da ciò che racconta emerge una dinamica che la sta facendo soffrire tenendola in uno stato di allerta dall'inizio di questa sua frequentazione.
Quando in una relazione una persona sente di dover “cavare le parole di bocca” all’altra, spesso si attiva un senso di insicurezza: ci si chiede se si è desiderate abbastanza, se si sta chiedendo troppo, se si sta sbagliando qualcosa. Questo può generare confusione, perché una parte di lei probabilmente è attratta dal mistero e dalla distanza di quest’uomo, mentre un’altra parte soffre per la mancanza di reciprocità.
La questione non è tanto stabilire quanto tempo aspettare, ma osservare la qualità dell’esperienza che sta vivendo nel suo presente. Una relazione, fin dalle fasi iniziali dovrebbe generare curiosità, piacere, un minimo di naturalezza nello scambio, se invece prevalgono frustrazione, senso di vuoto e attesa, è importante dare significato a quello che lei sta sentendo e prendersene cura fin da subito.
Può essere utile comunicare con chiarezza, senza accuse, i suoi bisogni e quindi ciò che per lei è importante: ad esempio, dire che ha bisogno di una comunicazione più spontanea e chiedere (al suo partner) se questo rientra nel suo modo di vivere una relazione. La risposta — non solo a parole ma nei fatti — le darà indicazioni preziose.
Non è necessario attendere settimane o mesi se il disagio è già evidente.
Una domanda a mio avviso importante, tuttavia, è questa: questa relazione la fa sentire scelta e valorizzata, oppure la fa sentire costantemente in attesa di una conferma? La risposta emotiva che emerge dentro di lei è un indicatore utile per comprendere ciò di cui può avere bisogno.
Se desidera, possiamo approfondire insieme cosa la trattiene e cosa la spaventa di più: perdere quest’uomo o restare in una relazione che la lascia insoddisfatta.
Le mando un caro saluto, Dott. Claudio Mazzella
da ciò che racconta emerge una dinamica che la sta facendo soffrire tenendola in uno stato di allerta dall'inizio di questa sua frequentazione.
Quando in una relazione una persona sente di dover “cavare le parole di bocca” all’altra, spesso si attiva un senso di insicurezza: ci si chiede se si è desiderate abbastanza, se si sta chiedendo troppo, se si sta sbagliando qualcosa. Questo può generare confusione, perché una parte di lei probabilmente è attratta dal mistero e dalla distanza di quest’uomo, mentre un’altra parte soffre per la mancanza di reciprocità.
La questione non è tanto stabilire quanto tempo aspettare, ma osservare la qualità dell’esperienza che sta vivendo nel suo presente. Una relazione, fin dalle fasi iniziali dovrebbe generare curiosità, piacere, un minimo di naturalezza nello scambio, se invece prevalgono frustrazione, senso di vuoto e attesa, è importante dare significato a quello che lei sta sentendo e prendersene cura fin da subito.
Può essere utile comunicare con chiarezza, senza accuse, i suoi bisogni e quindi ciò che per lei è importante: ad esempio, dire che ha bisogno di una comunicazione più spontanea e chiedere (al suo partner) se questo rientra nel suo modo di vivere una relazione. La risposta — non solo a parole ma nei fatti — le darà indicazioni preziose.
Non è necessario attendere settimane o mesi se il disagio è già evidente.
Una domanda a mio avviso importante, tuttavia, è questa: questa relazione la fa sentire scelta e valorizzata, oppure la fa sentire costantemente in attesa di una conferma? La risposta emotiva che emerge dentro di lei è un indicatore utile per comprendere ciò di cui può avere bisogno.
Se desidera, possiamo approfondire insieme cosa la trattiene e cosa la spaventa di più: perdere quest’uomo o restare in una relazione che la lascia insoddisfatta.
Le mando un caro saluto, Dott. Claudio Mazzella
Buonasera,
si percepisce quanto questa relazione la muova dentro, tra desiderio e frustrazione. Il suo corpo e le sue emozioni sono costantemente sollecitati: il suo bisogno di vicinanza entra in tensione con il ritiro dell’altro, creando blocchi e agitazione.
Da un punto di vista biotransenergetico, più che aspettare un tempo preciso per decidere, è importante sentire nel corpo cosa accade: dove si blocca, dove si apre, cosa le dà energia e cosa la svuota. Il corpo spesso sa prima della mente se un legame è sostenibile o meno.
Se lo desidera, potremmo esplorare insieme questi segnali, passo passo, lavorando su respirazione, radicamento e consapevolezza corporea, per aiutarla a ritrovare equilibrio e chiarezza dentro di sé.
Un caro saluto.
Ubaldo
si percepisce quanto questa relazione la muova dentro, tra desiderio e frustrazione. Il suo corpo e le sue emozioni sono costantemente sollecitati: il suo bisogno di vicinanza entra in tensione con il ritiro dell’altro, creando blocchi e agitazione.
Da un punto di vista biotransenergetico, più che aspettare un tempo preciso per decidere, è importante sentire nel corpo cosa accade: dove si blocca, dove si apre, cosa le dà energia e cosa la svuota. Il corpo spesso sa prima della mente se un legame è sostenibile o meno.
Se lo desidera, potremmo esplorare insieme questi segnali, passo passo, lavorando su respirazione, radicamento e consapevolezza corporea, per aiutarla a ritrovare equilibrio e chiarezza dentro di sé.
Un caro saluto.
Ubaldo
Salve,
quello che descrive è un incastro relazionale piuttosto frequente: da una parte una persona con modalità evitanti (tendenza a mantenere distanza emotiva, difficoltà a esporsi, comunicazione scarna), dall’altra una persona più passionale, intensa, bisognosa di conferme e di scambio emotivo.
In queste dinamiche spesso si crea un “circuito”: più uno si ritrae, più l’altro rincorre; più l’altro rincorre, più il primo si chiude. Questo non significa che uno abbia torto e l’altro ragione, ma che i bisogni affettivi sono diversi e rischiano di alimentare frustrazione reciproca.
Lei scrive che questa modalità “non la appaga come donna” e la fa sentire frustrata e confusa. Questo è già un dato molto importante: al di là delle etichette (evitante, narcisistico, ecc.), la domanda centrale è se questa relazione la fa stare bene o la mette costantemente in una posizione di insicurezza e rincorsa.
Rispetto al “quanto aspettare”, non esiste un tempo oggettivo valido per tutti. Più che il tempo cronologico, conta l’osservazione di alcuni aspetti:
C’è un minimo di reciprocità e investimento da parte sua?
Quando lei esprime un bisogno, viene ascoltata o svalutata?
Nota piccoli segnali di apertura oppure una chiusura costante?
Questa relazione sta rafforzando la sua autostima o la sta erodendo?
Attendere può avere senso se nel frattempo c’è un dialogo autentico e un graduale avvicinamento. Se invece l’attesa è fatta di silenzi, ambiguità e senso di inadeguatezza, rischia di diventare una dinamica logorante.
Un passaggio fondamentale potrebbe essere comunicare in modo chiaro e diretto ciò di cui ha bisogno, senza accuse ma con autenticità. La risposta che riceverà (nei fatti più che nelle parole) sarà già un elemento molto indicativo.
Infine, al di là di questa relazione specifica, potrebbe essere utile esplorare in profondità il suo modo di vivere il legame, il bisogno di conferme e ciò che la porta a sentirsi attratta da profili emotivamente distanti. Comprendere questo può aiutarla a fare scelte più consapevoli e meno dettate dalla dinamica del momento.
Per una valutazione più approfondita e personalizzata, le consiglio di confrontarsi direttamente con uno specialista.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
quello che descrive è un incastro relazionale piuttosto frequente: da una parte una persona con modalità evitanti (tendenza a mantenere distanza emotiva, difficoltà a esporsi, comunicazione scarna), dall’altra una persona più passionale, intensa, bisognosa di conferme e di scambio emotivo.
In queste dinamiche spesso si crea un “circuito”: più uno si ritrae, più l’altro rincorre; più l’altro rincorre, più il primo si chiude. Questo non significa che uno abbia torto e l’altro ragione, ma che i bisogni affettivi sono diversi e rischiano di alimentare frustrazione reciproca.
Lei scrive che questa modalità “non la appaga come donna” e la fa sentire frustrata e confusa. Questo è già un dato molto importante: al di là delle etichette (evitante, narcisistico, ecc.), la domanda centrale è se questa relazione la fa stare bene o la mette costantemente in una posizione di insicurezza e rincorsa.
Rispetto al “quanto aspettare”, non esiste un tempo oggettivo valido per tutti. Più che il tempo cronologico, conta l’osservazione di alcuni aspetti:
C’è un minimo di reciprocità e investimento da parte sua?
Quando lei esprime un bisogno, viene ascoltata o svalutata?
Nota piccoli segnali di apertura oppure una chiusura costante?
Questa relazione sta rafforzando la sua autostima o la sta erodendo?
Attendere può avere senso se nel frattempo c’è un dialogo autentico e un graduale avvicinamento. Se invece l’attesa è fatta di silenzi, ambiguità e senso di inadeguatezza, rischia di diventare una dinamica logorante.
Un passaggio fondamentale potrebbe essere comunicare in modo chiaro e diretto ciò di cui ha bisogno, senza accuse ma con autenticità. La risposta che riceverà (nei fatti più che nelle parole) sarà già un elemento molto indicativo.
Infine, al di là di questa relazione specifica, potrebbe essere utile esplorare in profondità il suo modo di vivere il legame, il bisogno di conferme e ciò che la porta a sentirsi attratta da profili emotivamente distanti. Comprendere questo può aiutarla a fare scelte più consapevoli e meno dettate dalla dinamica del momento.
Per una valutazione più approfondita e personalizzata, le consiglio di confrontarsi direttamente con uno specialista.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Salve, ti rispondo in modo diretto e umano.
Quello che descrivi è un **incastro molto tipico**: evitante + profilo più bisognoso/intenso.
Lui si ritrae → tu senti mancanza → aumenti l’intensità → lui si chiude di più.
Questo non significa che ci sia qualcosa di “sbagliato” in uno dei due, ma che il ritmo emotivo è diverso.
Tu dici una cosa molto chiara: *“Non mi appaga come donna, mi frustra e mi confonde.”*
Questa frase è già un indicatore importante. Il punto non è capire se lui è evitante al 70% o all’80%, ma chiederti: **come sto io dentro questa dinamica?**
Un uomo evitante, se lo è davvero, difficilmente cambia nel breve periodo. Può modulare, ma la struttura è quella. La domanda allora diventa: tu puoi tollerare un contatto intermittente, poco spontaneo, dove sei spesso tu a cercare?
Sul tempo: non esiste un numero magico, ma **2–3 mesi di osservazione coerente** (non di promesse, ma di comportamenti) sono già sufficienti per capire il pattern reale. Se dopo questo periodo ti senti ancora:
* in attesa
* in dubbio
* a “cavare parole”
* poco scelta
allora probabilmente non è una fase, è la dinamica.
Un ultimo punto delicato: quando dici di avere tratti narcisistici e di essere bisognosa, sento una forte intensità affettiva. A volte l’evitante attiva proprio questo: il desiderio di “conquistarlo”, di farti scegliere. Ma una relazione sana non dovrebbe farti sentire in competizione con il silenzio.
Non devi decidere ora. Osserva. Ma osserva soprattutto te stessa: la tua autostima cresce o si consuma?
Se vuoi, possiamo fare un piccolo approfondimento su cosa ti attrae di lui nonostante questa frustrazione. A volte lì c’è la chiave.
Quello che descrivi è un **incastro molto tipico**: evitante + profilo più bisognoso/intenso.
Lui si ritrae → tu senti mancanza → aumenti l’intensità → lui si chiude di più.
Questo non significa che ci sia qualcosa di “sbagliato” in uno dei due, ma che il ritmo emotivo è diverso.
Tu dici una cosa molto chiara: *“Non mi appaga come donna, mi frustra e mi confonde.”*
Questa frase è già un indicatore importante. Il punto non è capire se lui è evitante al 70% o all’80%, ma chiederti: **come sto io dentro questa dinamica?**
Un uomo evitante, se lo è davvero, difficilmente cambia nel breve periodo. Può modulare, ma la struttura è quella. La domanda allora diventa: tu puoi tollerare un contatto intermittente, poco spontaneo, dove sei spesso tu a cercare?
Sul tempo: non esiste un numero magico, ma **2–3 mesi di osservazione coerente** (non di promesse, ma di comportamenti) sono già sufficienti per capire il pattern reale. Se dopo questo periodo ti senti ancora:
* in attesa
* in dubbio
* a “cavare parole”
* poco scelta
allora probabilmente non è una fase, è la dinamica.
Un ultimo punto delicato: quando dici di avere tratti narcisistici e di essere bisognosa, sento una forte intensità affettiva. A volte l’evitante attiva proprio questo: il desiderio di “conquistarlo”, di farti scegliere. Ma una relazione sana non dovrebbe farti sentire in competizione con il silenzio.
Non devi decidere ora. Osserva. Ma osserva soprattutto te stessa: la tua autostima cresce o si consuma?
Se vuoi, possiamo fare un piccolo approfondimento su cosa ti attrae di lui nonostante questa frustrazione. A volte lì c’è la chiave.
Buonasera, la situazione che sta descrivendo ha delle caratteristiche di tossicità alquanto elevate. La tendenza a pensare a cosa potrebbe fare e cosa prova lui la sta distogliendo da se stessa. Le suggerisco di iniziare a focalizzarsi maggiormente sulle proprie esigenze e bisogni, per fare chiarezza su ciò che veramente potrebbe soddisfarla in un rapporto sentimentale. Se tra qualche mese (3 - 5) la situazione non presenta cambiamenti, sarebbe probabilmente opportuno valutare la possibilità di interrompere la relazione e cercare di concentrarsi sul proprio benessere, in prospettiva di nutrire relazioni maggiormente appaganti. Un caro saluto, Dott.ssa Stefania Barsotti.
Salve, ti propongo la mia prospettiva.
Tu dici che lui è evitante, che non si fa sentire, che devi sempre essere tu a cercarlo e a “tirargli fuori” le parole. Questo ti frustra, ti fa sentire poco desiderata, poco scelta. Ed è comprensibile.
Ma la domanda importante non è solo cosa fa lui. È cosa succede dentro di te quando lui si sottrae.Spesso, quando incontriamo qualcuno che non si concede del tutto, si attiva qualcosa di molto potente: il bisogno di essere riconosciute, scelte, confermate. Il suo silenzio diventa una sfida. Il suo distacco accende il desiderio. Non perché sia sano, ma perché mette in gioco la nostra inquietudine, la nostra parte che vuole essere vista e rassicurata.Tu stessa ti definisci passionale e bisognosa. Con una persona presente e chiara, forse ti sentiresti più tranquilla… ma ti chiedo con onestà: ti sentiresti anche altrettanto coinvolta? A volte l’assenza dell’altro crea più tensione erotica e mentale della sua presenza. Sul piano pratico: non è una questione di “quanto tempo aspettare”. Se già ora la dinamica è che lui si sottrae e tu insegui, questa non è una fase iniziale che magicamente si ribalterà. Le persone, soprattutto nello stile di attaccamento, mostrano presto il loro modo di stare in relazione.
La vera valutazione da fare non è su di lui, ma su di te:
questa dinamica ti fa sentire desiderata e serena, oppure ti tiene in uno stato di tensione e insicurezza?
Se per sentirti viva hai bisogno di rincorrere, allora il problema non è il suo evitamento. È il tipo di amore che ti attira.
Non chiederti quanto aspettare. Chiediti: mi sento scelta o mi sento in gara per essere scelta?
Da lì la decisione diventa molto più chiara.
Tu dici che lui è evitante, che non si fa sentire, che devi sempre essere tu a cercarlo e a “tirargli fuori” le parole. Questo ti frustra, ti fa sentire poco desiderata, poco scelta. Ed è comprensibile.
Ma la domanda importante non è solo cosa fa lui. È cosa succede dentro di te quando lui si sottrae.Spesso, quando incontriamo qualcuno che non si concede del tutto, si attiva qualcosa di molto potente: il bisogno di essere riconosciute, scelte, confermate. Il suo silenzio diventa una sfida. Il suo distacco accende il desiderio. Non perché sia sano, ma perché mette in gioco la nostra inquietudine, la nostra parte che vuole essere vista e rassicurata.Tu stessa ti definisci passionale e bisognosa. Con una persona presente e chiara, forse ti sentiresti più tranquilla… ma ti chiedo con onestà: ti sentiresti anche altrettanto coinvolta? A volte l’assenza dell’altro crea più tensione erotica e mentale della sua presenza. Sul piano pratico: non è una questione di “quanto tempo aspettare”. Se già ora la dinamica è che lui si sottrae e tu insegui, questa non è una fase iniziale che magicamente si ribalterà. Le persone, soprattutto nello stile di attaccamento, mostrano presto il loro modo di stare in relazione.
La vera valutazione da fare non è su di lui, ma su di te:
questa dinamica ti fa sentire desiderata e serena, oppure ti tiene in uno stato di tensione e insicurezza?
Se per sentirti viva hai bisogno di rincorrere, allora il problema non è il suo evitamento. È il tipo di amore che ti attira.
Non chiederti quanto aspettare. Chiediti: mi sento scelta o mi sento in gara per essere scelta?
Da lì la decisione diventa molto più chiara.
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