Domande del paziente (73)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Leone

    Gentile utente, buongiorno.
    La ringrazio per queste sue delicate condivisioni.
    Ciò che ha descritto, a mio avviso, sono questioni relazionali importanti e delicate, come la fiducia, che mi sembra, che... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Leone

    Gentile utente, buongiorno.
    La ringrazio della condivisione così intima e delicata.
    Mi spiace molto che questa relazione da lei descritta, vissuta come breve e molto intensa, le abbia lasciato la sensazione... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Leone

    Gentilissima, buongiorno.
    La ringrazio per queste condivisioni, così delicate, che quando vengono esternate le provocano un senso di vergogna. In un qualsiasi percorso di psicoterapia, questa emozione... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Leone

    Gentilissimo buongiorno.
    Con l’intento di esserle di aiuto, le faccio notare che molti miei colleghi le hanno consigliato di:
    -Affiancare un percorso di psicoterapia con l’uso degli psicofarmaci, per poter... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Leone

    Gentile utente, buongiorno.
    La sua riflessione in merito a questa ragazza tocca argomenti molto delicati, che meritano il giusto spazio: non farla sentire giudicata e aiutarla al meglio, nell’essere rispettoso... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Leone

    Gentilissimo buongiorno,
    ogni sua considerazione ed esigenza è qui la benvenuta.
    Mi spiace per la situazione relazionale, che si sta protraendo ormai da 5 mesi. Come lei ha detto, se ho ben capito, sta... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Leone

    Gentilissimo, buongiorno.
    La ringrazio per la condivisione.
    Avere obiettivi chiari per il futuro è già un ottimo punto di partenza che la porterà lontano, come ad esempio il voler smettere di usare il... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Leone

    Gentilissima, buongiorno.
    La ringrazio per la fiducia nel condividere queste esternazioni così delicate.
    Al di là delle questioni tra il suo partner e la sua ex moglie, mi sembra di capire che vi siano... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Leone

    Gentile utente, buongiorno.
    Le ricerche scientifiche mostrano che un percorso di psicoterapia, affiancato all'uso di psicofarmaci regolarmente prescritti, risulta notevolmente più efficace rispetto al... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Leone

    Gentile paziente, buona sera.
    grazie per aver condiviso con tanta sincerità la sua esperienza: immagino quanto debba essere faticoso gestire queste crisi di panico legate al mangiare, soprattutto dopo... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Leone

    Gentile utente, buonasera.

    La ringrazio per la dettagliata descrizione delle sue difficoltà.

    Con l'intento di esserle d'aiuto, le riassumo quello che tutti i miei colleghi hanno scritto, per adesso (ne... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Leone

    Gentile Utente, buongiorno.

    Comprendo quanto possa essere disorientante e faticoso convivere con questa sensazione di instabilità, specialmente quando sembra limitare la sua quotidianità.

    Come psicologo,... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Leone

    Gentile Matteo, buona sera.
    La ringrazio per aver condiviso questa dinamica relazionale, complessa, delicata, che le sta creando significative instabilità emotive.
    Ci sono numerosi punti di partenza su... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Leone

    Gentile utente, buonasera.
    La ringrazio per le sue condivisioni delicate. Mi dispiace molto per ciò che sta vivendo e che ha vissuto.
    Mi rendo conto che sta portando una sofferenza molto profonda, che... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Leone

    Gentilissimo, buongiorno.
    La ringrazio per condivisioni così delicate e di avermi incluso in questo suo periodo di sofferenza.
    La sua consapevolezza riguardo le sue difficoltà e i suoi bisogni sono un... Altro


    Buongiorno Dottori, racconto brevemente la mia ultima esperienza con una persona conosciuta da poco. Ci incontriamo, ci piacciamo, decidiamo che la nostra relazione debba essere solo di natura fisica. Ci vediamo, proviamo ad avere un rapporto ma durante quest'ultimo mi rendo conto di avere molto dolore ( è un qualcosa che mi capita quando mi sento tesa ma poi si risolve) per cui gli chiedo di fermarsi. Lui lo fa ma la reazione che ne segue è del tutto inaspettata: Si innervosisce, si arrabbia, mi dice che l'ho messo in una situazione di disagio e imbarazzo che non sa come gestire perchè essendo il nostro rapporto di natura sessuale,non avrebbe saputo cosa fare con una donna in casa tutta la serata ( cito testualmente). Inoltre mi dice che sono stata egoista e scorretta a non dichiarare prima di avere talvolta dei dolori nei rapporti, perche sapendolo, lui avrebbe potuto decidere se fosse il caso di vedersi o meno.. Decisamente agghiacciata, chiamo un taxi per andar via e nel mentre lui stava gia organizzando il resto della serata con un amico..mi chiede quando ci vuole perche il taxi arrivi, gli dico una decina di minuti.. mi chiede di dargli il telefono cosi che lui potesse controllare in quanto sarebbe arrivato. Ovviamente glielo nego e lui mi dice " me lo neghi perche secondo me non hai mai chiamato il taxi"... Vado via.. non mi sono mai sentita cosi umiliata, in imbarazzo e in preda alla vergogna in tutta la mia vita. Cosa può spingere una persona a comportarsi in questo modo? Grazie per i vostri pareri.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Leone

    Gentile Utente,
    grazie per aver raccontato con tanta sincerità questa esperienza. Dal modo in cui descrivi la situazione, quello che hai vissuto è qualcosa di profondamente doloroso e non è colpa tua ed è importante che tu stia cercando di capire, anche per poterti maggiormente proteggere.
    Cosa può aver spinto il suo comportamento:
    -spesso persone che reagiscono con rabbia, accusa o umiliazione quando un rapporto sessuale viene interrotto stanno difendendo in qualche modo una parte di sé fragile.
    Possono vivere il rifiuto o il “no” non come un limite, che può proteggere il corpo altrui, bensì come un fallimento personale, una minaccia al proprio orgoglio o al proprio controllo;
    in una relazione dichiarata “solo fisica”, restano comunque molte emozioni da rispettare (aspettative, desiderio di non perdere il controllo della situazione, paura di sentirsi “presi in giro” o usati);
    quando qualcosa non va come previsto, la rabbia diventa un modo per invertire i ruoli: passare “dalla parte della vittima” e mettere te sul banco degli imputati, invece che riconoscere la propria difficoltà a gestire la frustrazione o il disagio. Per quel che mi è sembrato di capire dal tuo racconto, inoltre, la sua rabbia è mutata in aggressività, visto che è sfociata in atteggiamenti che ti hanno danneggiato.
    Queste difese non sono relazionalmente sane, nel senso che non permettono di creare una relazione nutriente e protettiva ma: una difesa mista a irritabilità, la colpa e la messa in discussione della tua veridicità suggerisce difficoltà a tollerare vulnerabilità, limiti e frustrazione.
    Su quello che hai provato tu:
    Quello che hai vissuto – vergogna, umiliazione, imbarazzo, senso di “essere stata messa in mezzo” – è una reazione molto frequente quando una persona si sente sminuita o non rispettata nel momento in cui è più esposta, cioè nell’intimità fisica .
    La tua decisione di fermarti e di chiamare un taxi è stata un atto di cura verso te stessa, quindi ti faccio i miei complimenti. Hai riconosciuto la tua soglia di dolore (anche emotivo) e hai scelto la protezione, non la sottomissione.
    Come guardare a questa esperienza?
    Puoi riconoscere il malessere che hai provato senza colpevolizzarti: non è “egoismo” proteggere il proprio corpo e il proprio benessere, anche in una relazione “solo fisica”.
    Questo episodio può essere utile per capire quali persone puoi scegliere per la tua intimità: che tipo di rispetto, ascolto e capacità di gestire la frustrazione ti aspetti da chi condivide con te un momento così delicato.
    Se noti che il pensiero di quell’episodio continua a tornarti in mente, ti fa sentire a disagio o ti porta a dubitare di te stessa, può essere utile parlarne con uno psicologo o sessuologo, perché così eviti di interiorizzare il messaggio che “fermarsi è un errore” o che “bisogna sopportare per non deludere”.
    Se un’altra persona reagisce con rabbia, accusa e umiliazione al tuo “no”, è un limite suo, non un difetto tuo.
    Come tanti altri psicologi e psicoterapeuti, la mia prima seduta è gratuita (anche online) e possiamo comprendere insieme di che tipo di percorso hai bisogno, non sei obbligata a un successivo appuntamento.
    Ti auguro di usare questo episodio per alzare la soglia del rispetto che ti chiedi dalle persone con cui condividi la tua intimità, e non come una prova che “non sei abbastanza” o “non sai gestire il sesso”.

    Rimango a disposizione e ti auguro il meglio in ogni sua forma.


    Buongiorno dottori ,ho 48 anni,volevo chiedere un parere riguardo a problemi che ho da novembre 2024.Ho iniziato con a dimenticare ogni tanto i nomi o comunque non mi arrivano nell immediato, inoltre ho sempre un po' di confusione,gli eventi mi sembrano sempre più lontani rispetto alla realtà,la memoria è peggiorata.Ho vissuto il 2024 con forte stress,e arrivo da 5 anni con problemi di insonnia ,ora migliorata con l assunzione di sertralina e olanzapina,A febbraio 2025 mi hanno fatto fare una risonanza e test neuropsicologici entrambi con esito negativo,a settembre ho rifatto i test neuropsicologici sempre con esito negativo e a febbraio 2026 ho effettuato una PET anche questa negativa.Mi sento la mente confusa.volevo chiedere un vostro parere,io ci penso tutti i giorni da mattina a sera,non so più cosa pensare.grazie a chiunque può aiutarmi

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Leone

    Gentile Paziente,
    la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità i suoi sintomi. Ci sono importanti punti posiviti che lei ha ottenuto, iniziamo da quelli:
    -È positivo che abbia già escluso cause organiche con risonanza, test neuropsicologici (negativi a febbraio 2025 e settembre 2025) e PET (negativa a febbraio 2026): questo è un ottimo punto di partenza, frutto del suo impegno.

    Dimenticanze occasionali sui nomi, confusione mentale e la sensazione che gli eventi sembrino lontani. Capisco quanto possa essere angosciante pensarci tutti i giorni, dalla mattina alla sera, soprattutto dopo un 2024 così stressante e con anni di insonnia (ora in miglioramento grazie a sertralina e olanzapina).

    Sintomi come i suoi sono spesso legati a stress cronico e ruminazione. Lo stress "satura" la mente, riducendo la capacità di attenzione e memoria di lavoro (quella che usiamo per i nomi o dettagli immediati), creando quella confusione che descrive. È come se il cervello, sotto pressione, filtri la realtà in modo distante per proteggersi.
    Le tecniche legate alla Mindfulness e alle tecniche attive sono molto efficaci, riducendo la ruminazione e non sono le uniche.

    Come tanti altri psicologi e psicoterapeuti, la mia prima seduta è gratuita (anche online) e possiamo comprendere insieme di che tipo di percorso ha bisogno, non è obbligato a un successivo appuntamento. La durata è di 50 minuti.
    Rimango a disposizione e le auguro un sereno proseguimento di giornata.


    Buongiorno, mi hanno cambiato la cura due giorni fa perché non riesco a star al lavoro e sono sempre con ansia e attacchi. Mi ha aggiunto questo medicinale Pregabalin eg stada italia insieme a xanax e zarelis da prendere a colazione e dopo pranzo. La sera ho solo lo xanax .. Volevi chiedere se è normale aver giramenti di testa, sonnolenza e essere un po stordita ecc. Perché non ho mai preso il Pregabalin e con questa combinazione di medicinali mi farà effetto dopo quanto? E in piu volevo chiedere è meglio non fare neanche un aperitivo? Grazie Cordiali Salu

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Leone

    Buongiorno,
    grazie per le sue domande, che ci permettono di esserle vicino in questo momento così delicato.
    Vediamo un po’ punto per punto.
    Effetti del Pregabalin e della combinazione con Xanax:
    I sintomi che lei descrive (giramenti di testa, sonnolenza, sensazione di “stordimento”) sono effetti collaterali abbastanza comuni del Pregabalin, soprattutto quando il farmaco viene introdotto o la dose è stata aumentata.
    Spesso questi effetti sono più intensi nelle prime 1–2 settimane e poi si attenuano man mano che il corpo si abitua, ma in alcuni casi possono persistere e richiedere una rivalutazione del dosaggio con il medico curante o lo psichiatra.
    Anche l’associazione con lo Xanax e altri farmaci che agiscono sul sistema nervoso centrale può potenziare la sedazione, ridurre la reattività e la concentrazione.
    Per questo è importante segnalare al suo medico. Io consiglio anche di segnarsi l'intensità e frequenza di vertigini e sonnolenza;
    Ci possono essere eventuali difficoltà a guidare, lavorare o compiere le attività quotidiane;
    come anche peggioramento dell’umore o pensieri insoliti, che sono passeggeri, durano pochi giorni ma vanno riferiti immediatamente: impulsività, tristezza marcata, pensieri di far male a sé o ad altri, che vanno riportati immediatamente (pronto soccorso, medico curante o psichiatra).
    Il tempo in cui il Pregabalin inizia a fare effetto varia da persona a persona, ma in molti pazienti gli effetti benefici (riduzione dell’ansia e della tensione) si osservano di solito dopo qualche giorno fino a 1–2 settimane, con un consolidamento maggiore nelle 4–6 settimane successive, a seconda della patologia e della dose.
    Se dopo 2–3 settimane di terapia stabile lei non nota alcun miglioramento, sarebbe utile riparlare col suo medico o psichiatra, per valutare se regolare la dose o rivedere il piano terapeutico.
    Aperitivo e farmaci:
    Dal punto di vista psicofarmacologico, è consigliato evitare l’alcol, soprattutto quando si assumono benzodiazepine (come lo Xanax appunto), specie come nel suo caso, se sono stati aggiunti altri farmaci sedativi come il Pregabalin.

    L’alcol infatti:
    aumenta la sedazione e la sonnolenza;
    può peggiorare vertigini, instabilità e difficoltà di concentrazione;
    aumenta il rischio di cadute, confusione e, in casi estremi, depressione respiratoria.
    Per questo motivo, in fase di avvio e di aggiustamento della terapia, è generalmente più prudente rinunciare anche all’alcol durante l’aperitivo, almeno finché gli effetti dei farmaci sono ancora instabili o molto evidenti. Una volta stabilizzata la terapia, può comunque discuterne con il suo medico, che potrà valutare caso per caso se è possibile un consumo molto moderato e occasionale.
    Come integrare psicologia e farmaci:
    Come tanti altri psicologi e psicoterapeuti, la mia prima seduta è gratuita (anche online) e possiamo comprendere insieme di che tipo di percorso ha bisogno, permettendole di organizzarsi al meglio per gestire le situazioni temute, valorizzando le sue risorse e le sue relazioni. Non è obbligato a proseguire il percorso, né ad alcun altro impegno successivo.
    Rimango a disposizione e le auguro un sereno proseguimento di giornata.


    Buonasera, scrivo per chiedervi se un episodio d'ansia forte della durata di 6 mesi circa vissuto oltre 10 anni fa possa avere generato dei danni, al punto di non riuscire più a studiare perché non riesco a ricordare. Mi rivolsi a uno specialista tempo fa che inizialmente credeva che fosse un episodio psicotico perché avevo dei pensieri di rovina e catastrofici per poi correggere la diagnosi dicendomi che era solo un episodio di ansia ed il disturbo ossessivo compulsivo. Assumo ancora oggi dei farmaci che però non interferiscono con la cognizione. Malgrado ciò io penso che sia stato quell'episodio vissuto molti anni fa a avermi rovinato dato che prima ero notevolmente più veloce nell'apprendimento scolastico ed universitario. É possibile che un episodio d'ansia forte durato circa 6 mesi possa avere cambiato qualcosa nella mia testa?
    Cordialmente,

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Leone

    Gentile utente, grazie per il messaggio.
    Potrebbe essere poco prudente affermare che sia tutto dovuto a quell’episodio di ansia. L’incapacità di studiare come un tempo, è dovuta a numerosi fattori.
    Per quanto riguarda un periodo di forte ansia, può capitare di avere la sensazione di uscirne danneggiati nelle capacità lavorative, relazionali o sportive. Se così fosse, con l’utilizzo delle tecniche attive potremmo lavorare su queste sensazioni.
    Nel caso dello studio invece, questa pratica, come tutte le attività, è necessario mantenerla in allenamento. Nel senso che se prima -quando la sua professione era quella di studente- si allenava ogni giorno a leggere e memorizzare nuove informazioni, è fisiologico che ora si percepisca come meno allenato. Quindi se è passato diverso tempo e lei non si sta esercitando più come prima, è fisiologico che lei si percepisca come meno allenato.
    Con l’utilizzo di tecniche di mindfulness possiamo osservare il suo grado di concentrazione e comprendere i punti in cui ha maggiore difficoltà.

    Come tanti altri psicologi e psicoterapeuti, la mia prima seduta è gratuita (anche online) e possiamo comprendere insieme di che tipo di percorso ha bisogno, non è obbligato a un successivo appuntamento, né ad alcun altro impegno successivo.
    Rimango a disposizione e le auguro un sereno proseguimento di giornata.


    Gentili Dottori, vorrei chiedere un parere psicologico su una situazione familiare che mi sta causando molta ansia e confusione.

    Mio padre vuole donarmi una casa di famiglia, con l’idea che debba “restare in famiglia” e che io debba vivere vicino a mia sorella. Mia sorella stessa mi dice che non vorrebbe “estranei accanto” e che per lei è importante che io rimanga lì.

    Il problema è che mi sento profondamente combattuta. Razionalmente so che ricevere una casa è un enorme privilegio, soprattutto perché al momento non sono economicamente stabile, sto attraversando un periodo difficile e realisticamente oggi non posso permettermi di vivere altrove in modo indipendente. Quindi questa donazione mi darebbe concretamente un posto dove vivere e una sicurezza materiale importante che in questo momento non riuscirei ad avere da sola.

    Allo stesso tempo, però, emotivamente vivo questa situazione come una possibile perdita di libertà. Dopo una recente discussione con mia sorella, ho iniziato a stare molto male: nausea, mal di stomaco, pianto, una sensazione di soffocamento e pensieri come “la mia vita è rovinata” oppure “rimarrò intrappolata per sempre”.

    Mi sono resa conto di una cosa importante: se non ci fossero aspettative familiari legate a questa situazione e se avessi abbastanza indipendenza economica, probabilmente sceglierei di vivere altrove. La mia paura principale non è la casa in sé, ma l’idea di dover sopportare per anni dinamiche familiari emotivamente pesanti, sentendomi senza spazio personale e senza una reale possibilità di scegliere la mia vita.

    La pressione che sento è sia burocratica che emotiva.

    Burocratica perché mio padre mi dice che sarebbe molto difficile vendere la casa in futuro a causa di complicazioni burocratiche/legali.

    Emotiva perché vuole donarmi questa casa con l’aspettativa implicita che io non la venda mai a estranei e che la casa resti “all’interno della famiglia”. Anche mia sorella insiste molto sul fatto che non vuole estranei accanto.

    Nella mia famiglia, ogni volta che provo a esprimere bisogni o dubbi che escono dal “percorso” già deciso da loro, vengo spesso accusata di creare problemi, complicare la vita agli altri, essere egoista o destabilizzare la famiglia. Questo mi fa sentire estremamente in colpa anche solo per il fatto di desiderare autonomia.

    Sono anche terrorizzata dall’idea che accettare la casa significhi moralmente perdere il diritto di cambiare vita in futuro, anche se razionalmente so che le situazioni possono evolvere nel tempo.

    L’unica possibile via d’uscita che riesco a immaginare in questo momento sarebbe accettare la donazione, ma chiedere a mio padre di fare un accordo privato in cui si stabilisce che, se un giorno volessi trasferirmi altrove e lui volesse davvero che la casa restasse solo nella famiglia, allora la proprietà della casa potrebbe tornare a lui invece di essere venduta a estranei.

    Tuttavia, so già che anche solo proporre questa idea probabilmente porterebbe a discussioni e a una forte pressione emotiva da parte sua, ed è questo che mi paralizza.

    Vorrei capire:

    - Come posso costruire la sensazione che i miei bisogni siano legittimi quando la famiglia reagisce con senso di colpa o pressione;
    - Come prendere decisioni importanti nella mia vita senza sentirsi responsabili della felicità emotiva degli altri.

    Grazie a chi risponderà.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Leone

    Buongiorno e grazie per la condivisione così intima.
    La mia specializzazione riguarda le relazioni. In molti percorsi emergono tematiche legate alla famiglia ed è importante che venga considerata come un laboratorio di conflittualità in cui esercitarsi a esprimere i propri bisogni e a negoziarli con quelli altrui.
    A mio avviso, per ciò che ha descritto, le tecniche attive che utilizzo potranno aiutarla a chiarire meglio priorità e bisogni, comprendendo anche quali sono le soluzioni a lei più congeniali nel breve e nel lungo periodo. Le permetteranno inoltre di prepararsi e definire con maggiore chiarezza cosa desidera ottenere in una eventuale negoziazione nel breve e nel lungo periodo.
    Come tanti altri psicologi e psicoterapeuti, la mia prima seduta è gratuita (anche online) e possiamo comprendere insieme, e in modo più dettagliato, di che tipo di percorso ha bisogno. Non c’è obbligo di un successivo appuntamento, né ad alcun altro impegno successivo.
    Rimango a disposizione e le auguro un sereno proseguimento di giornata.


Domande più frequenti

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