Buongiorno Dottori, racconto brevemente la mia ultima esperienza con una persona conosciuta da poco.
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Buongiorno Dottori, racconto brevemente la mia ultima esperienza con una persona conosciuta da poco. Ci incontriamo, ci piacciamo, decidiamo che la nostra relazione debba essere solo di natura fisica. Ci vediamo, proviamo ad avere un rapporto ma durante quest'ultimo mi rendo conto di avere molto dolore ( è un qualcosa che mi capita quando mi sento tesa ma poi si risolve) per cui gli chiedo di fermarsi. Lui lo fa ma la reazione che ne segue è del tutto inaspettata: Si innervosisce, si arrabbia, mi dice che l'ho messo in una situazione di disagio e imbarazzo che non sa come gestire perchè essendo il nostro rapporto di natura sessuale,non avrebbe saputo cosa fare con una donna in casa tutta la serata ( cito testualmente). Inoltre mi dice che sono stata egoista e scorretta a non dichiarare prima di avere talvolta dei dolori nei rapporti, perche sapendolo, lui avrebbe potuto decidere se fosse il caso di vedersi o meno.. Decisamente agghiacciata, chiamo un taxi per andar via e nel mentre lui stava gia organizzando il resto della serata con un amico..mi chiede quando ci vuole perche il taxi arrivi, gli dico una decina di minuti.. mi chiede di dargli il telefono cosi che lui potesse controllare in quanto sarebbe arrivato. Ovviamente glielo nego e lui mi dice " me lo neghi perche secondo me non hai mai chiamato il taxi"... Vado via.. non mi sono mai sentita cosi umiliata, in imbarazzo e in preda alla vergogna in tutta la mia vita. Cosa può spingere una persona a comportarsi in questo modo? Grazie per i vostri pareri.
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso un'esperienza così dolorosa. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale ciò che descrive riguarda due aspetti distinti, utili da tenere separati. Il primo è la risposta dell'altra persona: un comportamento aggressivo e svalutante non è attribuibile a sue responsabilità. La vergogna e l'umiliazione che prova sono emozioni comprensibili, ma appartengono all'atteggiamento dell'altro, non a un suo errore. Il secondo aspetto è il dolore fisico nei rapporti, che spesso si attiva quando c'è tensione emotiva: un circolo mente-corpo in cui la paura aumenta il tono muscolare, il dolore alimenta la paura e si innesca evitamento. In ottica CBT si lavora sulla ristrutturazione dei pensieri autoaccusatori ("avrei dovuto dirlo prima"), su esposizione graduale e tecniche di rilassamento e mindful grounding; l'approccio ACT aiuta a coltivare autocompassione e confini coerenti con i propri valori. Un percorso con uno psicoterapeuta, eventualmente in sinergia con una valutazione ginecologica, può aiutarla a ricostruire fiducia. Il suo disagio non è un difetto, è un segnale da ascoltare.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
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Cara utente, non conosco la persona di cui parla per cui è difficile avanzare ipotesi. Quello che con abbastanza certezza possiamo dire è che quella sera lui si è sentito a disagio. Disagio perché non vuole/sa avere con una donna una relazione al di fuori del sesso? Disagio perchè non vuole avere una relazione con lei? La risposta a queste domande però conta poco. Ciò che davvero importa in questa situazione è il dolore fisico con cui il suo corpo le stava inviando un messaggio: non lo ignori, perchè il corpo parla più di quanto pensiamo e a volte arriva dove la consapevolezza è ancora lontana. E conta anche un altro aspetto fondamentale: come lei si è sentita quella sera. Cosa vuole da una relazione? Che uomo desidera accanto a lei? Se è qui a chiedere il parere degli esperti vuol dire che quell'evento l'ha colpita molto e potrà essere un grande spunto per la sua crescita emotiva: ne parli con qualcuno.
Dr.ssa Daniela Sapio, psicologa e psicoterapeuta
Dr.ssa Daniela Sapio, psicologa e psicoterapeuta
Buongiorno, mi spiace molto per la sua esperienza. Ha incontrato una persona priva di empatia ed egocentrata, in ascolto solo dei suoi bisogni. Si tenga alla larga e non dubiti di aver sbagliato qualcosa, anzi.
Buongiorno, la ringrazio per la sua domanda e mi dispiace molto per quello che ha dovuto passare.
Evidentemente questa persona si è trovata in una situazione nuova e inaspettata e ha reagito in maniera totalmente inefficace: invece di fermarsi e comprendere la situazione è "scappato" in un luogo sicuro cacciandola sostanzialmente da casa e organizzandosi con un amico, come se non fosse successo niente e cercando di riportare la situazione su binari più gestibili per lui.
Mi dispiace molto per l'imbarazzo e la vergogna provata ma spero si renda conto che la causa di tutto questo non è stata lei quanto l'incapacità di gestione della situazione e della propria emotività dell'altra parte coinvolta.
In ogni caso le consiglio di prendere appuntamento con un terapeuta qualora dovesse trovare difficile scrollarsi di dosso gli strascichi di questo episodio.
Le auguro una buona giornata
Evidentemente questa persona si è trovata in una situazione nuova e inaspettata e ha reagito in maniera totalmente inefficace: invece di fermarsi e comprendere la situazione è "scappato" in un luogo sicuro cacciandola sostanzialmente da casa e organizzandosi con un amico, come se non fosse successo niente e cercando di riportare la situazione su binari più gestibili per lui.
Mi dispiace molto per l'imbarazzo e la vergogna provata ma spero si renda conto che la causa di tutto questo non è stata lei quanto l'incapacità di gestione della situazione e della propria emotività dell'altra parte coinvolta.
In ogni caso le consiglio di prendere appuntamento con un terapeuta qualora dovesse trovare difficile scrollarsi di dosso gli strascichi di questo episodio.
Le auguro una buona giornata
Comprendo profondamente il senso di gelo e di umiliazione che ha provato di fronte a una reazione così priva di umanità. È doloroso quando un momento di vulnerabilità fisica, che richiederebbe accoglienza e ascolto, viene trasformato dall'altro in una sorta di "disservizio" contrattuale. Il dolore che Lei ha avvertito è un segnale prezioso del Suo corpo che, probabilmente cogliendo una tensione sottostante, Le ha chiesto di fermarsi per proteggersi; il fatto che questa richiesta sia stata accolta con rabbia e recriminazione è un segnale di allarme che non riguarda Lei, ma la totale incapacità dell'altro di abitare una dimensione relazionale.
In psicologia, comportamenti di questo tipo rivelano una visione dell'altro come "oggetto" funzionale al proprio piacere, privo di una propria soggettività e di bisogni emotivi. Quando Lei ha manifestato un limite, ha rotto l'illusione di controllo di questa persona, che non avendo strumenti per gestire l'imprevisto o l'intimità non sessualizzata, ha reagito con l'aggressività e la colpevolizzazione. Anche il tentativo di controllare il Suo telefono per verificare l'arrivo del taxi è un gesto di prevaricazione che serve a coprire la propria inadeguatezza attraverso il sospetto.
Non c'è nulla di cui Lei debba vergognarsi: ha avuto il coraggio di ascoltare il Suo corpo e di sottrarsi a una situazione che era diventata emotivamente violenta. Questa esperienza, per quanto amara, sottolinea quanto sia vitale che anche negli incontri nati con premesse di sola fisicità non venga mai meno il rispetto per l'integrità e il vissuto dell'altro, che rimane sempre il fondamento di ogni scambio umano.
Le auguro di poter presto trasformare questa ferita in una nuova consapevolezza della Sua forza nel sapersi tutelare.
Cordialmente,
Dott.ssa Giovanna Costanzo
In psicologia, comportamenti di questo tipo rivelano una visione dell'altro come "oggetto" funzionale al proprio piacere, privo di una propria soggettività e di bisogni emotivi. Quando Lei ha manifestato un limite, ha rotto l'illusione di controllo di questa persona, che non avendo strumenti per gestire l'imprevisto o l'intimità non sessualizzata, ha reagito con l'aggressività e la colpevolizzazione. Anche il tentativo di controllare il Suo telefono per verificare l'arrivo del taxi è un gesto di prevaricazione che serve a coprire la propria inadeguatezza attraverso il sospetto.
Non c'è nulla di cui Lei debba vergognarsi: ha avuto il coraggio di ascoltare il Suo corpo e di sottrarsi a una situazione che era diventata emotivamente violenta. Questa esperienza, per quanto amara, sottolinea quanto sia vitale che anche negli incontri nati con premesse di sola fisicità non venga mai meno il rispetto per l'integrità e il vissuto dell'altro, che rimane sempre il fondamento di ogni scambio umano.
Le auguro di poter presto trasformare questa ferita in una nuova consapevolezza della Sua forza nel sapersi tutelare.
Cordialmente,
Dott.ssa Giovanna Costanzo
Gentile, la ringrazio per aver condiviso questo momento di fragilità. Le dico subito che il senso di vergogna e umiliazione che prova è comprensibile, ma è importante che lei non se ne faccia carico: quel peso non le appartiene. Quello che è accaduto non mette minimamente in discussione il suo valore come donna o come persona. Nella vita capita di incontrare chi non ha la sensibilità o la capacità emotiva di accogliere la vulnerabilità dell’altro, specialmente quando emerge un limite fisico. Il dolore che ha provato è stato semplicemente il modo in cui il suo corpo le ha chiesto di fermarsi e di ascoltarsi; averlo assecondato non è stato un errore o una mancanza di correttezza verso l'altro, ma un atto di rispetto verso se stessa. Purtroppo, la reazione che ha ricevuto parla molto della povertà di empatia di chi aveva di fronte e nulla della sua persona. È stato un incontro tra il suo bisogno di ascolto e una rigidità che non ha saputo lasciare spazio all'umanità. Sentirsi umiliata è la naturale risposta a un comportamento che ha ignorato la sua integrità, ma la prego di non lasciare che questa esperienza la faccia sentire 'sbagliata'.
Lei ha fatto la cosa giusta: ha ascoltato un segnale, ha chiesto rispetto e, quando non lo ha ricevuto, ha scelto di andare via. Si conceda ora di tornare a respirare con calma e di guardarsi con dolcezza. A volte queste esperienze, pur essendo molto amare, servono a ricordarci quanto sia prezioso il nostro diritto di dire di no e quanto sia fondamentale circondarsi di persone capaci di vera accoglienza.
Un caro saluto e resti in ascolto di se stessa, con la serenità di chi non ha nulla di cui rimproverarsi.
Lei ha fatto la cosa giusta: ha ascoltato un segnale, ha chiesto rispetto e, quando non lo ha ricevuto, ha scelto di andare via. Si conceda ora di tornare a respirare con calma e di guardarsi con dolcezza. A volte queste esperienze, pur essendo molto amare, servono a ricordarci quanto sia prezioso il nostro diritto di dire di no e quanto sia fondamentale circondarsi di persone capaci di vera accoglienza.
Un caro saluto e resti in ascolto di se stessa, con la serenità di chi non ha nulla di cui rimproverarsi.
Buongiorno,
mi spiace molto per la situazione che hai vissuto.
Purtroppo ci sono persone che non hanno una grande delicatezza nel rapportarsi con gli altri.
Magari per lui era solo una relazione fisica senza coinvolgimento emotivo e laddove è mancata questa, si è posto nel modo più sbagliato possibile.
Sappi però che tu non hai fatto nulla di male, hai esternato un dolore fisico e ti aspettavi comprensione purtroppo non tutte le persone hanno lo stesso rispetto, empatia e delicatezza.
mi spiace molto per la situazione che hai vissuto.
Purtroppo ci sono persone che non hanno una grande delicatezza nel rapportarsi con gli altri.
Magari per lui era solo una relazione fisica senza coinvolgimento emotivo e laddove è mancata questa, si è posto nel modo più sbagliato possibile.
Sappi però che tu non hai fatto nulla di male, hai esternato un dolore fisico e ti aspettavi comprensione purtroppo non tutte le persone hanno lo stesso rispetto, empatia e delicatezza.
Buongiorno,
quello che descrive è un episodio decisamente spiacevole, e ciò che ha provato è assolutamente legittimo e comprensibile, soprattutto quando ci si trova esposti a una risposta così brusca e svalutante in un contesto intimo. In una situazione come questa è fondamentale riportare l’attenzione su due pilastri centrali di qualsiasi interazione, sessuale e non: il consenso e il rispetto. Il consenso non è un accordo dato una volta per tutte, né qualcosa che vincola a portare a termine un rapporto iniziato. È un processo continuo, che può essere modificato o ritirato in qualsiasi momento, per qualunque ragione e senza necessità di preavviso, sia per un dolore fisico sia per un cambiamento nello stato emotivo. Interrompere un rapporto perché si prova dolore rappresenta un atto di ascolto e tutela di sé, non una mancanza nei confronti dell’altro. Qualsiasi reazione che metta in discussione questo diritto rimanda a una scarsa comprensione dei confini personali e della reciprocità. Il rispetto, strettamente connesso al consenso, riguarda la capacità di riconoscere l’altro come persona e non come mezzo per un proprio bisogno. Anche all’interno di una relazione dichiaratamente “solo fisica”, il rispetto non viene meno: implica saper accogliere un imprevisto, modulare le proprie aspettative e gestire la frustrazione senza colpevolizzare o umiliare l’altro. La reazione descritta, al contrario, sembra indicare una difficoltà a mantenere questo livello minimo di considerazione, trasformando una situazione intima in un’esperienza svalutante. Piuttosto che tollerare l’imprevisto e ricalibrarsi, ha attribuito a lei la responsabilità del proprio stato emotivo, utilizzando modalità accusatorie e poco empatiche.
A partire da quanto accaduto, potrebbe esserle utile prendersi un momento per rielaborare l’esperienza, distinguendo ciò che appartiene all’altro da ciò che riguarda lei. Il modo in cui questa persona ha reagito parla delle sue difficoltà nella gestione delle emozioni e dei limiti, non di lei, che ha esercitato un suo diritto nel momento in cui ha scelto di interrompere il rapporto. Se c’è un aspetto di questa esperienza che può trasformarsi in risorsa, è stata proprio la sua capacità di riconoscere il disagio e proteggersi, fino alla decisione di allontanarsi da una situazione che stava diventando poco rispettosa. Questo rappresenta un indicatore importante di consapevolezza e tutela di sé. Allo stesso tempo, può essere uno spunto per chiarire ancora di più con se stessa quali sono i suoi confini, anche all’interno di relazioni leggere o esclusivamente fisiche. Il consenso, il rispetto e la sicurezza emotiva sono elementi che meritano spazio in qualsiasi tipo di incontro. Se sente che l’episodio ha lasciato in lei un segno particolarmente intenso, potrebbe esserle utile dare spazio a queste emozioni, eventualmente anche in un contesto di ascolto più approfondito.
quello che descrive è un episodio decisamente spiacevole, e ciò che ha provato è assolutamente legittimo e comprensibile, soprattutto quando ci si trova esposti a una risposta così brusca e svalutante in un contesto intimo. In una situazione come questa è fondamentale riportare l’attenzione su due pilastri centrali di qualsiasi interazione, sessuale e non: il consenso e il rispetto. Il consenso non è un accordo dato una volta per tutte, né qualcosa che vincola a portare a termine un rapporto iniziato. È un processo continuo, che può essere modificato o ritirato in qualsiasi momento, per qualunque ragione e senza necessità di preavviso, sia per un dolore fisico sia per un cambiamento nello stato emotivo. Interrompere un rapporto perché si prova dolore rappresenta un atto di ascolto e tutela di sé, non una mancanza nei confronti dell’altro. Qualsiasi reazione che metta in discussione questo diritto rimanda a una scarsa comprensione dei confini personali e della reciprocità. Il rispetto, strettamente connesso al consenso, riguarda la capacità di riconoscere l’altro come persona e non come mezzo per un proprio bisogno. Anche all’interno di una relazione dichiaratamente “solo fisica”, il rispetto non viene meno: implica saper accogliere un imprevisto, modulare le proprie aspettative e gestire la frustrazione senza colpevolizzare o umiliare l’altro. La reazione descritta, al contrario, sembra indicare una difficoltà a mantenere questo livello minimo di considerazione, trasformando una situazione intima in un’esperienza svalutante. Piuttosto che tollerare l’imprevisto e ricalibrarsi, ha attribuito a lei la responsabilità del proprio stato emotivo, utilizzando modalità accusatorie e poco empatiche.
A partire da quanto accaduto, potrebbe esserle utile prendersi un momento per rielaborare l’esperienza, distinguendo ciò che appartiene all’altro da ciò che riguarda lei. Il modo in cui questa persona ha reagito parla delle sue difficoltà nella gestione delle emozioni e dei limiti, non di lei, che ha esercitato un suo diritto nel momento in cui ha scelto di interrompere il rapporto. Se c’è un aspetto di questa esperienza che può trasformarsi in risorsa, è stata proprio la sua capacità di riconoscere il disagio e proteggersi, fino alla decisione di allontanarsi da una situazione che stava diventando poco rispettosa. Questo rappresenta un indicatore importante di consapevolezza e tutela di sé. Allo stesso tempo, può essere uno spunto per chiarire ancora di più con se stessa quali sono i suoi confini, anche all’interno di relazioni leggere o esclusivamente fisiche. Il consenso, il rispetto e la sicurezza emotiva sono elementi che meritano spazio in qualsiasi tipo di incontro. Se sente che l’episodio ha lasciato in lei un segno particolarmente intenso, potrebbe esserle utile dare spazio a queste emozioni, eventualmente anche in un contesto di ascolto più approfondito.
Buongiorno, mi dispiace per l’esperienza che ha vissuto, da come la descrive è stata davvero spiacevole e destabilizzante. Il comportamento del ragazzo che ha descritto non è giustificato dal contesto. Lei ha ascoltato il suo corpo e chiesto di interrompere, è suo dovere e rientra nel consenso, che può essere ritirato. Alla sua domanda "cosa può spingere una persona a comportarsi in questo modo?" , le possibili spiegazioni sono molteplici (difficoltà a tollerare il rifiuto, immaturità emotiva) ma l'aspetto centrale è ciò che è riuscita a fare lei: ha riconosciuto il disagio, posto un limite, è andata via da una situazione poco rispettosa. Comprendo il suo senso di umiliazione ma è la risposta di fronte al comportamento di qualcuno che tratta in modo svalutante.
Salve, non deve sentirsi lei in imbarazzo! Sicuramente non sapeva a priori di riscontrare nuovamente questo dolore durante un rapporto.
Quando si è "tesi" il nostro corpo reagisce e ci parla ancor prima che noi capiamo cosa voglia dire, ecco credo che il suo corpo abbia fatto proprio questo in quel momento.
Comprendo che per lei sia stata un'esperienza traumatica sia durante che dopo.
Posso parlare solo di lei e di quanto da lei espresso, non posso permettermi di parlare della persona in questione e sinceramente mi interessa ciò che preme sapere è come sta lei adesso e come sta vivendo quando successo. Ha delle ripercussioni?
Mi faccia sapere, un saluto.
Quando si è "tesi" il nostro corpo reagisce e ci parla ancor prima che noi capiamo cosa voglia dire, ecco credo che il suo corpo abbia fatto proprio questo in quel momento.
Comprendo che per lei sia stata un'esperienza traumatica sia durante che dopo.
Posso parlare solo di lei e di quanto da lei espresso, non posso permettermi di parlare della persona in questione e sinceramente mi interessa ciò che preme sapere è come sta lei adesso e come sta vivendo quando successo. Ha delle ripercussioni?
Mi faccia sapere, un saluto.
Buonasera,
quello che descrive è stato un episodio molto spiacevole e comprensibilmente umiliante, ma è importante chiarire subito un punto: non c’è nulla di scorretto o egoista nel fermarsi durante un rapporto se si prova dolore. Anzi, è un atto di rispetto verso se stessa.
La reazione di questa persona, invece, appare problematica per diversi motivi. Più che cercare una spiegazione “profonda” o giustificata, è utile leggere ciò che è accaduto per quello che è:
ha reagito con rabbia a un suo limite legittimo
ha spostato la responsabilità su di lei, accusandola di aver creato disagio
ha mostrato scarsa capacità di gestire una situazione imprevista
ha avuto un atteggiamento svalutante e poco rispettoso (anche nel modo in cui ha gestito la sua uscita da casa)
Questi comportamenti parlano di una difficoltà da parte sua nel tollerare la frustrazione, nel considerare l’altro come persona (e non solo nel ruolo “previsto”) e nel gestire le emozioni in modo maturo.
Alla sua domanda: “cosa può spingere una persona a comportarsi così?”
Possibili fattori possono essere immaturità emotiva, una visione molto centrata su di sé e sulle proprie aspettative, oppure un’idea rigida della situazione (“ci vediamo solo per sesso, quindi deve andare in un certo modo”). Ma, al di là delle ipotesi, ciò che conta davvero è che ha reagito in modo poco empatico e poco rispettoso.
Un aspetto importante riguarda anche come si è sentita lei: vergogna, imbarazzo, umiliazione. Queste emozioni, in situazioni del genere, spesso nascono perché qualcuno ci fa sentire “sbagliati”. Ma in questo caso è utile fare un passaggio: il suo corpo ha avuto una reazione, lei ha comunicato un limite, lui non l’ha accolto. La responsabilità del clima creatosi non è sua.
Può essere utile anche tenere a mente che il dolore nei rapporti, quando legato a tensione o ansia, è qualcosa di tutt’altro che raro e può essere affrontato con serenità in un contesto rispettoso. Qui è mancato proprio quel contesto.
Più che interrogarsi su di lui, forse la domanda utile è: che tipo di persona voglio accanto, anche in una relazione leggera? Perché anche nelle relazioni “solo fisiche”, il rispetto e la capacità di stare nell’imprevisto fanno la differenza.
Se desidera, può prenotare una prima consulenza attraverso il mio profilo oppure contattarmi: trova il mio recapito sempre nel mio profilo.
quello che descrive è stato un episodio molto spiacevole e comprensibilmente umiliante, ma è importante chiarire subito un punto: non c’è nulla di scorretto o egoista nel fermarsi durante un rapporto se si prova dolore. Anzi, è un atto di rispetto verso se stessa.
La reazione di questa persona, invece, appare problematica per diversi motivi. Più che cercare una spiegazione “profonda” o giustificata, è utile leggere ciò che è accaduto per quello che è:
ha reagito con rabbia a un suo limite legittimo
ha spostato la responsabilità su di lei, accusandola di aver creato disagio
ha mostrato scarsa capacità di gestire una situazione imprevista
ha avuto un atteggiamento svalutante e poco rispettoso (anche nel modo in cui ha gestito la sua uscita da casa)
Questi comportamenti parlano di una difficoltà da parte sua nel tollerare la frustrazione, nel considerare l’altro come persona (e non solo nel ruolo “previsto”) e nel gestire le emozioni in modo maturo.
Alla sua domanda: “cosa può spingere una persona a comportarsi così?”
Possibili fattori possono essere immaturità emotiva, una visione molto centrata su di sé e sulle proprie aspettative, oppure un’idea rigida della situazione (“ci vediamo solo per sesso, quindi deve andare in un certo modo”). Ma, al di là delle ipotesi, ciò che conta davvero è che ha reagito in modo poco empatico e poco rispettoso.
Un aspetto importante riguarda anche come si è sentita lei: vergogna, imbarazzo, umiliazione. Queste emozioni, in situazioni del genere, spesso nascono perché qualcuno ci fa sentire “sbagliati”. Ma in questo caso è utile fare un passaggio: il suo corpo ha avuto una reazione, lei ha comunicato un limite, lui non l’ha accolto. La responsabilità del clima creatosi non è sua.
Può essere utile anche tenere a mente che il dolore nei rapporti, quando legato a tensione o ansia, è qualcosa di tutt’altro che raro e può essere affrontato con serenità in un contesto rispettoso. Qui è mancato proprio quel contesto.
Più che interrogarsi su di lui, forse la domanda utile è: che tipo di persona voglio accanto, anche in una relazione leggera? Perché anche nelle relazioni “solo fisiche”, il rispetto e la capacità di stare nell’imprevisto fanno la differenza.
Se desidera, può prenotare una prima consulenza attraverso il mio profilo oppure contattarmi: trova il mio recapito sempre nel mio profilo.
Quello che descrivi è un’esperienza emotivamente molto intensa e, comprensibilmente, dolorosa da rielaborare.
Provo a rispondere distinguendo alcuni livelli.
1. Il tuo comportamento nella situazione
Tu hai fatto una cosa fondamentale: hai ascoltato il tuo corpo e ti sei fermata quando hai sentito dolore. Questo è un punto centrale nella salute sessuale e relazionale: il consenso non è solo “dire sì”, ma può e deve essere ritirato in qualsiasi momento. Il dolore, tra l’altro, merita sempre attenzione e non va mai ignorato o forzato.
2. La reazione dell’altro
La sua risposta appare problematica su più livelli:
mancanza di rispetto del tuo limite (la tua interruzione del rapporto)
spostamento della responsabilità su di te (“sei stata egoista”, “avresti dovuto dirlo prima”)
svalutazione e accusa in un momento di vulnerabilità
controllo e sospetto (es. dubitare del taxi, richiesta del telefono)
Questi elementi possono rientrare in dinamiche di scarsa regolazione emotiva, immaturità relazionale o bisogno di controllo. In alcuni casi possono assumere anche la forma di comportamenti manipolativi o di “ribaltamento della colpa”, dove l’altro viene fatto sentire responsabile di ciò che ha invece legittimamente espresso o scelto.
3. La tua reazione emotiva
Sentirti umiliata, in imbarazzo e in preda alla vergogna è una risposta molto comune quando:
il proprio limite non viene rispettato
si viene accusati mentre si è in una posizione vulnerabile
si sperimenta un’invalidazione emotiva improvvisa
È importante però sottolineare un punto: non hai fatto nulla di sbagliato nel fermarti.
4. Il nodo del “dolore nei rapporti”
Hai accennato a un dolore che si presenta in alcune condizioni. Questo è un aspetto che merita attenzione clinica, non giudizio. Può essere legato a fattori fisici, muscolari, emotivi o di tensione. Il fatto che tu lo riconosca è già un elemento di consapevolezza importante.
5. “Che mi succede?”
Da ciò che scrivi, non emerge qualcosa “che non va in te”, ma piuttosto:
una situazione relazionale poco rispettosa dei tuoi confini
una forte attivazione emotiva legata a vergogna e vulnerabilità
una possibile riattivazione del tema del giudizio e della colpa
La “presenza costante nella tua vita” che citi potrebbe indicare che l’episodio ha lasciato una traccia emotiva significativa, che tende a ripresentarsi nei pensieri o nelle emozioni.
In sintesi
Il punto centrale non è trovare una giustificazione al suo comportamento, ma osservare l’effetto che ha avuto su di te e cosa ti ha fatto sentire: non rispettata, colpevolizzata e messa in discussione proprio mentre stavi esprimendo un limite legittimo.
Quando esperienze di questo tipo lasciano confusione, vergogna o rimuginio persistente, è utile non affrontarle da soli.
È consigliabile approfondire con uno specialista, sia per comprendere meglio la dinamica vissuta, sia per lavorare sulla gestione del dolore nei rapporti e sulle ricadute emotive di episodi di questo tipo.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Provo a rispondere distinguendo alcuni livelli.
1. Il tuo comportamento nella situazione
Tu hai fatto una cosa fondamentale: hai ascoltato il tuo corpo e ti sei fermata quando hai sentito dolore. Questo è un punto centrale nella salute sessuale e relazionale: il consenso non è solo “dire sì”, ma può e deve essere ritirato in qualsiasi momento. Il dolore, tra l’altro, merita sempre attenzione e non va mai ignorato o forzato.
2. La reazione dell’altro
La sua risposta appare problematica su più livelli:
mancanza di rispetto del tuo limite (la tua interruzione del rapporto)
spostamento della responsabilità su di te (“sei stata egoista”, “avresti dovuto dirlo prima”)
svalutazione e accusa in un momento di vulnerabilità
controllo e sospetto (es. dubitare del taxi, richiesta del telefono)
Questi elementi possono rientrare in dinamiche di scarsa regolazione emotiva, immaturità relazionale o bisogno di controllo. In alcuni casi possono assumere anche la forma di comportamenti manipolativi o di “ribaltamento della colpa”, dove l’altro viene fatto sentire responsabile di ciò che ha invece legittimamente espresso o scelto.
3. La tua reazione emotiva
Sentirti umiliata, in imbarazzo e in preda alla vergogna è una risposta molto comune quando:
il proprio limite non viene rispettato
si viene accusati mentre si è in una posizione vulnerabile
si sperimenta un’invalidazione emotiva improvvisa
È importante però sottolineare un punto: non hai fatto nulla di sbagliato nel fermarti.
4. Il nodo del “dolore nei rapporti”
Hai accennato a un dolore che si presenta in alcune condizioni. Questo è un aspetto che merita attenzione clinica, non giudizio. Può essere legato a fattori fisici, muscolari, emotivi o di tensione. Il fatto che tu lo riconosca è già un elemento di consapevolezza importante.
5. “Che mi succede?”
Da ciò che scrivi, non emerge qualcosa “che non va in te”, ma piuttosto:
una situazione relazionale poco rispettosa dei tuoi confini
una forte attivazione emotiva legata a vergogna e vulnerabilità
una possibile riattivazione del tema del giudizio e della colpa
La “presenza costante nella tua vita” che citi potrebbe indicare che l’episodio ha lasciato una traccia emotiva significativa, che tende a ripresentarsi nei pensieri o nelle emozioni.
In sintesi
Il punto centrale non è trovare una giustificazione al suo comportamento, ma osservare l’effetto che ha avuto su di te e cosa ti ha fatto sentire: non rispettata, colpevolizzata e messa in discussione proprio mentre stavi esprimendo un limite legittimo.
Quando esperienze di questo tipo lasciano confusione, vergogna o rimuginio persistente, è utile non affrontarle da soli.
È consigliabile approfondire con uno specialista, sia per comprendere meglio la dinamica vissuta, sia per lavorare sulla gestione del dolore nei rapporti e sulle ricadute emotive di episodi di questo tipo.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Gent.ma Paziente,
quello che ha vissuto è stato chiaramente un episodio di mancanza di rispetto! Il punto centrale non è il dolore durante il rapporto — che è già di per sé un segnale da ascoltare con calma e senza colpa — ma la reazione dell’altra persona.
Quando lei ha chiesto di fermarsi, ha fatto una cosa normale e legittima: ha ascoltato il suo corpo e ha messo un limite. In una situazione sana, l’altra persona può restare dispiaciuta o frustrata, ma dovrebbe rispettarlo senza trasformarlo in un’accusa.
Qui invece lui ha reagito con rabbia, colpevolizzazione e sfiducia (“sei egoista”, “non hai chiamato il taxi”, richiesta del telefono). Questo non parla di lei, ma di un suo modo di gestire il rifiuto e la frustrazione: sembra una persona che fatica a tollerare un “no” e che scarica sull’altro la propria tensione.
Il fatto che fosse un rapporto “solo fisico” non toglie nulla al rispetto reciproco. Anche in incontri occasionali, il consenso e il rispetto dei limiti restano fondamentali. Il dolore che lei ha avuto è una ragione sufficiente per fermarsi, sempre.
È comprensibile che lei si sia sentita umiliata: non perché abbia fatto qualcosa di sbagliato, ma perché ha ricevuto una risposta svalutante in un momento di vulnerabilità.
In sintesi: non è un comportamento che dipende da lei o dal suo modo di porsi, ma da come lui ha gestito una situazione che non controllava. E questo, più che spiegarsi, è un segnale importante su che tipo di persona mediocre si ha davanti.
Le consiglierei vivamente di non rivedere mai più quest'uomo!
dott.ssa Federica Ripamonti
quello che ha vissuto è stato chiaramente un episodio di mancanza di rispetto! Il punto centrale non è il dolore durante il rapporto — che è già di per sé un segnale da ascoltare con calma e senza colpa — ma la reazione dell’altra persona.
Quando lei ha chiesto di fermarsi, ha fatto una cosa normale e legittima: ha ascoltato il suo corpo e ha messo un limite. In una situazione sana, l’altra persona può restare dispiaciuta o frustrata, ma dovrebbe rispettarlo senza trasformarlo in un’accusa.
Qui invece lui ha reagito con rabbia, colpevolizzazione e sfiducia (“sei egoista”, “non hai chiamato il taxi”, richiesta del telefono). Questo non parla di lei, ma di un suo modo di gestire il rifiuto e la frustrazione: sembra una persona che fatica a tollerare un “no” e che scarica sull’altro la propria tensione.
Il fatto che fosse un rapporto “solo fisico” non toglie nulla al rispetto reciproco. Anche in incontri occasionali, il consenso e il rispetto dei limiti restano fondamentali. Il dolore che lei ha avuto è una ragione sufficiente per fermarsi, sempre.
È comprensibile che lei si sia sentita umiliata: non perché abbia fatto qualcosa di sbagliato, ma perché ha ricevuto una risposta svalutante in un momento di vulnerabilità.
In sintesi: non è un comportamento che dipende da lei o dal suo modo di porsi, ma da come lui ha gestito una situazione che non controllava. E questo, più che spiegarsi, è un segnale importante su che tipo di persona mediocre si ha davanti.
Le consiglierei vivamente di non rivedere mai più quest'uomo!
dott.ssa Federica Ripamonti
Buongiorno, quello che racconta è un’esperienza molto forte, e le emozioni che descrive, umiliazione, imbarazzo, vergogna, sono assolutamente comprensibili alla luce di ciò che è accaduto. Si è trovata in una situazione di vulnerabilità, ha espresso un limite legato al suo corpo e al suo benessere, e la risposta ricevuta è stata brusca, svalutante e poco rispettosa. Questo tipo di reazione può lasciare un segno proprio perché arriva in un momento in cui ci si espone e ci si affida all’altro. Quando ci si chiede cosa possa spingere una persona a comportarsi in quel modo, spesso si cerca una spiegazione che renda l’episodio più comprensibile o meno assurdo. In realtà, senza entrare nel merito dell’altra persona, può essere utile osservare che alcune reazioni nascono da una difficoltà a gestire imprevisti, frustrazione o emozioni come il disagio e l’imbarazzo. Invece di tollerare quella sensazione, alcune persone tendono a spostarla sull’altro, attribuendo colpe o responsabilità, come se questo potesse ridurre il proprio disagio interno. Tuttavia, è importante non perdere di vista un punto centrale: lei ha fatto qualcosa di corretto e sano, cioè fermarsi quando sentiva dolore. Questo è un confine fondamentale, e il fatto che sia stato messo in discussione o criticato può facilmente attivare pensieri come “ho sbagliato qualcosa” o “avrei dovuto dirlo prima”. In una prospettiva cognitivo comportamentale, questi pensieri meritano attenzione, perché rischiano di spostare su di lei una responsabilità che non le appartiene. Il modo in cui l’altra persona ha reagito non definisce il suo valore, né la correttezza del suo comportamento. Piuttosto, racconta qualcosa del modo in cui quella persona gestisce le relazioni e le situazioni che non vanno secondo le aspettative. E questo può diventare un elemento importante per lei, non tanto per capire lui, ma per comprendere cosa desidera e cosa non è disposta ad accettare nei rapporti. Il fatto che si sia sentita così male può anche essere legato al significato che ha dato all’accaduto. Quando episodi di questo tipo si collegano a pensieri più profondi su di sé, come il timore di essere sbagliata, di non essere adeguata o di aver fatto qualcosa di inaccettabile, l’impatto emotivo aumenta molto. Per questo motivo, diventa importante lavorare non solo sull’evento in sé, ma su come viene interpretato e su cosa attiva dentro di lei. Un percorso di supporto potrebbe aiutarla proprio in questo, a rielaborare quanto accaduto senza rimanere intrappolata nella vergogna o nel dubbio, e a rafforzare la capacità di riconoscere e mantenere i propri confini senza sentirsi in colpa. Un lavoro in ottica cognitivo comportamentale può essere particolarmente utile per comprendere questi meccanismi e per costruire un modo più solido e rispettoso di stare nelle relazioni. Ciò che è successo è stato spiacevole, ma può anche diventare un punto da cui partire per conoscersi meglio e proteggersi di più in futuro. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Grazie la condivisione. Da ciò che racconti emerge quanto tu ti sia trovata in una situazione spiacevole e ingiusta, soprattutto dopo aver espresso un tuo limite fisico in modo chiaro e rispettoso. È comprensibile che tu ti sia sentita umiliata e messa in discussione, perché la reazione dell’altra persona non ha tenuto conto né del tuo benessere né del rispetto reciproco che dovrebbe essere alla base di qualsiasi incontro, anche quando nasce con un’intesa esclusivamente fisica. A volte, quando qualcuno reagisce con rabbia o accuse di fronte a un confine legittimo, questo parla più delle sue difficoltà nel gestire frustrazione e imprevisti che del valore della persona che ha davanti. Se senti il bisogno di approfondire ciò che questa esperienza ha smosso dentro di te o desideri uno spazio in cui rimettere ordine nelle emozioni che ne sono seguite, possiamo parlarne insieme.
Quello che racconta è un’esperienza molto spiacevole e comprensibilmente umiliante. È importante però fare subito una distinzione chiara: non è tanto utile concentrarsi sul perché questa persona si sia comportata in questo modo, quanto riconoscere che ciò che è accaduto non è responsabilità sua.
Lei ha fatto qualcosa di assolutamente legittimo: ha ascoltato il suo corpo e ha chiesto di fermarsi. Questo è un diritto fondamentale in qualsiasi tipo di relazione, anche quando è dichiaratamente solo fisica. Non esiste alcun obbligo di “portare a termine” un rapporto, né tantomeno di prevedere o giustificare eventuali difficoltà.
La reazione di questa persona, rabbia, accuse, svalutazione, parla del suo modo di gestire frustrazione e controllo, non di un suo errore. Anzi, il fatto che lei abbia scelto di andare via tutela molto chiaramente il suo benessere e i suoi confini.
Piuttosto che chiedersi cosa lo abbia spinto a reagire così, può essere più utile restare su di sé: riconoscere che ha rispettato i propri limiti e che merita relazioni, di qualsiasi natura, in cui questo venga accolto, non messo in discussione.
Lei ha fatto qualcosa di assolutamente legittimo: ha ascoltato il suo corpo e ha chiesto di fermarsi. Questo è un diritto fondamentale in qualsiasi tipo di relazione, anche quando è dichiaratamente solo fisica. Non esiste alcun obbligo di “portare a termine” un rapporto, né tantomeno di prevedere o giustificare eventuali difficoltà.
La reazione di questa persona, rabbia, accuse, svalutazione, parla del suo modo di gestire frustrazione e controllo, non di un suo errore. Anzi, il fatto che lei abbia scelto di andare via tutela molto chiaramente il suo benessere e i suoi confini.
Piuttosto che chiedersi cosa lo abbia spinto a reagire così, può essere più utile restare su di sé: riconoscere che ha rispettato i propri limiti e che merita relazioni, di qualsiasi natura, in cui questo venga accolto, non messo in discussione.
Buonasera. Da ciò che racconta, la reazione di questa persona appare poco rispettosa e scarsamente empatica. Il fatto che Lei abbia espresso un dolore e chiesto di fermarsi avrebbe richiesto ascolto, comprensione e rispetto, non rabbia, colpevolizzazione o umiliazione. Più che interrogarsi su cosa lo abbia spinto a comportarsi così, può essere importante riconoscere che ciò che ha vissuto è stato svalutante e che il disagio che prova è comprensibile. Se questa situazione dovesse pesarLe o destabilizzarLa, può valutare un supporto psicologico, con me o con il professionista che ritiene più adatto a Lei.
Le auguro una buona serata.
Le auguro una buona serata.
Cara utente, prima di tutto desidero dirle che mi dispiace sinceramente per le sensazioni negative che ha vissuto, soprattutto in un momento così delicato e vulnerabile come quello che descrive. È importante riconoscere la grande consapevolezza e il rispetto per sé stessa che ha dimostrato: essere così attenta ai propri bisogni e alle proprie sensazioni corporee è un segnale di cura e di ascolto interiore. Interrompere quel rapporto è stato un modo per proteggersi, e questo ha un valore significativo.
Può accadere che, di fronte a situazioni che generano disagio o imbarazzo, le nostre reazioni siano influenzate dalla rabbia. Questo sentimento, infatti, spesso ci aiuta a sentirci più forti e può funzionare come una sorta di difesa rispetto alla vulnerabilità.
In questa prospettiva, la reazione del ragazzo potrebbe essere stata guidata proprio da questo meccanismo: allontanarsi rapidamente da una situazione percepita come scomoda o imbarazzante. La sua richiesta di fermarsi, in un momento in cui forse lui era concentrato principalmente sulla performance, può aver rappresentato per lui una fonte di disagio. La rabbia, in questo senso, potrebbe aver agito come uno “scudo”, impedendogli di entrare in contatto sia con le proprie emozioni sia con le sue.
Detto questo, mi preme aggiungere che ognuno di noi (purtroppo e per fortuna) è responsabile solo delle proprie azioni, e credo che lei si sia dimostrata molto lucida e attenta a proteggere sé stessa e il suo benessere, e alla fine è l'unica cosa davvero importante!
Può accadere che, di fronte a situazioni che generano disagio o imbarazzo, le nostre reazioni siano influenzate dalla rabbia. Questo sentimento, infatti, spesso ci aiuta a sentirci più forti e può funzionare come una sorta di difesa rispetto alla vulnerabilità.
In questa prospettiva, la reazione del ragazzo potrebbe essere stata guidata proprio da questo meccanismo: allontanarsi rapidamente da una situazione percepita come scomoda o imbarazzante. La sua richiesta di fermarsi, in un momento in cui forse lui era concentrato principalmente sulla performance, può aver rappresentato per lui una fonte di disagio. La rabbia, in questo senso, potrebbe aver agito come uno “scudo”, impedendogli di entrare in contatto sia con le proprie emozioni sia con le sue.
Detto questo, mi preme aggiungere che ognuno di noi (purtroppo e per fortuna) è responsabile solo delle proprie azioni, e credo che lei si sia dimostrata molto lucida e attenta a proteggere sé stessa e il suo benessere, e alla fine è l'unica cosa davvero importante!
Buongiorno,
da quello che racconti è comprensibile che tu ti sia sentita umiliata e a disagio: quando una persona chiede di interrompere un rapporto perché prova dolore, questo dovrebbe essere accolto con rispetto e attenzione, non con rabbia o colpevolizzazione.
Il fatto che tu abbia chiesto di fermarti è un segnale di ascolto di te stessa e del tuo corpo, ed è del tutto legittimo. La reazione che descrivi da parte sua – irritazione, accuse, svalutazione e sospetto nei tuoi confronti – non riguarda tanto ciò che hai fatto tu, quanto piuttosto le sue difficoltà nel gestire la frustrazione, l’imprevisto e il rispetto dei confini dell’altro.
In alcuni casi, comportamenti di questo tipo possono essere legati a scarsa maturità emotiva, aspettative rigide sulla sessualità “a prestazione” o difficoltà nel riconoscere che l’altro non è a disposizione dei propri bisogni. Tuttavia, al di là delle motivazioni, resta un punto centrale: il rispetto del consenso e del benessere dell’altra persona è imprescindibile.
È comprensibile che l’esperienza ti abbia lasciata con sensazioni intense di vergogna o confusione, ma ciò che hai fatto – fermarti e prenderti cura di te – è un comportamento sano. La modalità con cui lui ha reagito non rappresenta una tua responsabilità.
Se dovesse capitarti di nuovo di sentirti in situazioni in cui il tuo limite non viene rispettato o viene messo in discussione, può essere utile prestare attenzione proprio a questi segnali precoci nella relazione, perché sono indicativi di come l’altro gestisce il rispetto reciproco. Un caro saluto
da quello che racconti è comprensibile che tu ti sia sentita umiliata e a disagio: quando una persona chiede di interrompere un rapporto perché prova dolore, questo dovrebbe essere accolto con rispetto e attenzione, non con rabbia o colpevolizzazione.
Il fatto che tu abbia chiesto di fermarti è un segnale di ascolto di te stessa e del tuo corpo, ed è del tutto legittimo. La reazione che descrivi da parte sua – irritazione, accuse, svalutazione e sospetto nei tuoi confronti – non riguarda tanto ciò che hai fatto tu, quanto piuttosto le sue difficoltà nel gestire la frustrazione, l’imprevisto e il rispetto dei confini dell’altro.
In alcuni casi, comportamenti di questo tipo possono essere legati a scarsa maturità emotiva, aspettative rigide sulla sessualità “a prestazione” o difficoltà nel riconoscere che l’altro non è a disposizione dei propri bisogni. Tuttavia, al di là delle motivazioni, resta un punto centrale: il rispetto del consenso e del benessere dell’altra persona è imprescindibile.
È comprensibile che l’esperienza ti abbia lasciata con sensazioni intense di vergogna o confusione, ma ciò che hai fatto – fermarti e prenderti cura di te – è un comportamento sano. La modalità con cui lui ha reagito non rappresenta una tua responsabilità.
Se dovesse capitarti di nuovo di sentirti in situazioni in cui il tuo limite non viene rispettato o viene messo in discussione, può essere utile prestare attenzione proprio a questi segnali precoci nella relazione, perché sono indicativi di come l’altro gestisce il rispetto reciproco. Un caro saluto
Quello che descrivi è un’esperienza molto impattante, e le emozioni che riporti, umiliazione, vergogna, disagio, sono del tutto comprensibili.
È importante chiarire che fermarsi durante un rapporto perché si prova dolore è un tuo diritto. Non è un comportamento scorretto né egoista, ma un atto di rispetto verso te stessa. La reazione che hai ricevuto, invece, appare centrata esclusivamente sul disagio di lui, con una scarsa capacità di considerare il tuo stato fisico ed emotivo.
Comportamenti di questo tipo possono essere legati a diversi fattori, ma al di là delle possibili spiegazioni, ciò che conta è che non c’è stata una risposta rispettosa né contenitiva. Anzi, alcuni passaggi che descrivi (accuse, svalutazione, controllo) indicano una modalità relazionale poco sicura.
Il fatto che tu ti sia allontanata è stato un segnale di tutela importante.
Un aspetto su cui può essere utile soffermarsi non è tanto “perché lui si è comportato così”, quanto:
Cosa ha attivato in te questa esperienza (senso di vergogna, messa in discussione di te stessa);
Come mai, di fronte a un comportamento inappropriato, il vissuto tende a rivolgersi contro di te invece che rimanere focalizzato su ciò che è accaduto.
Se episodi di questo tipo lasciano una traccia emotiva forte, uno spazio psicologico può aiutarti a rielaborarli e a rafforzare la percezione dei tuoi confini e del tuo valore nelle relazioni.
In sintesi: non hai fatto nulla di sbagliato. Hai incontrato una persona che, in quel momento, non è stata in grado di gestire la situazione con rispetto e sensibilità.
È importante chiarire che fermarsi durante un rapporto perché si prova dolore è un tuo diritto. Non è un comportamento scorretto né egoista, ma un atto di rispetto verso te stessa. La reazione che hai ricevuto, invece, appare centrata esclusivamente sul disagio di lui, con una scarsa capacità di considerare il tuo stato fisico ed emotivo.
Comportamenti di questo tipo possono essere legati a diversi fattori, ma al di là delle possibili spiegazioni, ciò che conta è che non c’è stata una risposta rispettosa né contenitiva. Anzi, alcuni passaggi che descrivi (accuse, svalutazione, controllo) indicano una modalità relazionale poco sicura.
Il fatto che tu ti sia allontanata è stato un segnale di tutela importante.
Un aspetto su cui può essere utile soffermarsi non è tanto “perché lui si è comportato così”, quanto:
Cosa ha attivato in te questa esperienza (senso di vergogna, messa in discussione di te stessa);
Come mai, di fronte a un comportamento inappropriato, il vissuto tende a rivolgersi contro di te invece che rimanere focalizzato su ciò che è accaduto.
Se episodi di questo tipo lasciano una traccia emotiva forte, uno spazio psicologico può aiutarti a rielaborarli e a rafforzare la percezione dei tuoi confini e del tuo valore nelle relazioni.
In sintesi: non hai fatto nulla di sbagliato. Hai incontrato una persona che, in quel momento, non è stata in grado di gestire la situazione con rispetto e sensibilità.
Buongiorno,
quello che descrive può lasciare molto scossi, soprattutto per il modo in cui è stata trattata più che per l’episodio in sé.
È importante chiarire un punto: anche all’interno di una relazione esclusivamente fisica, il rispetto, l’ascolto e il consenso restano fondamentali. Il fatto che lei abbia provato dolore e abbia chiesto di fermarsi è del tutto legittimo e non richiede giustificazioni preventive.
La reazione che ha ricevuto, invece, sembra più legata alla difficoltà dell’altra persona nel gestire un imprevisto e una frustrazione. In quel momento il rapporto non è andato come previsto, e lui sembra aver risposto con irritazione, spostando su di lei la responsabilità del proprio disagio.
Il punto quindi non è tanto “perché è successo”, ma cosa questo episodio mostra del suo modo di relazionarsi: quando qualcosa esce dallo schema che si è costruito, fatica a tollerarlo e tende a reagire in modo svalutante e controllante.
È comprensibile che lei si sia sentita umiliata e confusa, perché si è trovata in una situazione in cui non è stato riconosciuto un suo limite legittimo.
Più che cercare una spiegazione che lo giustifichi, può essere utile leggere questo episodio come un indicatore di compatibilità relazionale: anche nei rapporti più semplici, il modo in cui l’altro gestisce il limite e l’imprevisto dice molto di come potrebbe comportarsi in situazioni più complesse.
Un caro saluto.
quello che descrive può lasciare molto scossi, soprattutto per il modo in cui è stata trattata più che per l’episodio in sé.
È importante chiarire un punto: anche all’interno di una relazione esclusivamente fisica, il rispetto, l’ascolto e il consenso restano fondamentali. Il fatto che lei abbia provato dolore e abbia chiesto di fermarsi è del tutto legittimo e non richiede giustificazioni preventive.
La reazione che ha ricevuto, invece, sembra più legata alla difficoltà dell’altra persona nel gestire un imprevisto e una frustrazione. In quel momento il rapporto non è andato come previsto, e lui sembra aver risposto con irritazione, spostando su di lei la responsabilità del proprio disagio.
Il punto quindi non è tanto “perché è successo”, ma cosa questo episodio mostra del suo modo di relazionarsi: quando qualcosa esce dallo schema che si è costruito, fatica a tollerarlo e tende a reagire in modo svalutante e controllante.
È comprensibile che lei si sia sentita umiliata e confusa, perché si è trovata in una situazione in cui non è stato riconosciuto un suo limite legittimo.
Più che cercare una spiegazione che lo giustifichi, può essere utile leggere questo episodio come un indicatore di compatibilità relazionale: anche nei rapporti più semplici, il modo in cui l’altro gestisce il limite e l’imprevisto dice molto di come potrebbe comportarsi in situazioni più complesse.
Un caro saluto.
Buonasera,
quanto racconta è un vissuto molto forte e immagino non debba essere stato facile gestirlo.
Ognuno ha il suo modo di interfacciarsi con la realtà e con gli altri e noi non sappiamo la storia di vita di questa persona. Nel caso specifico voi avete condiviso una sfera dell'esistenza chiamata intimità, ed è normale sentirsi vulnerabili e soprattutto umiliati quando l'altra persona non ci fa sentire accolti.
Se vuole sono a disposizione per eventuali colloqui al fine di approfondire quanto successo dentro di lei quella sera, e creare insieme degli strumenti per fare in modo di essere noi stessi ad accogliere i nostri stessi bisogni e convivere con l'umiliazione e il dolore di un rifiuto.
Buona serata.
quanto racconta è un vissuto molto forte e immagino non debba essere stato facile gestirlo.
Ognuno ha il suo modo di interfacciarsi con la realtà e con gli altri e noi non sappiamo la storia di vita di questa persona. Nel caso specifico voi avete condiviso una sfera dell'esistenza chiamata intimità, ed è normale sentirsi vulnerabili e soprattutto umiliati quando l'altra persona non ci fa sentire accolti.
Se vuole sono a disposizione per eventuali colloqui al fine di approfondire quanto successo dentro di lei quella sera, e creare insieme degli strumenti per fare in modo di essere noi stessi ad accogliere i nostri stessi bisogni e convivere con l'umiliazione e il dolore di un rifiuto.
Buona serata.
Gentile Utente,
grazie per aver raccontato con tanta sincerità questa esperienza. Dal modo in cui descrivi la situazione, quello che hai vissuto è qualcosa di profondamente doloroso e non è colpa tua ed è importante che tu stia cercando di capire, anche per poterti maggiormente proteggere.
Cosa può aver spinto il suo comportamento:
-spesso persone che reagiscono con rabbia, accusa o umiliazione quando un rapporto sessuale viene interrotto stanno difendendo in qualche modo una parte di sé fragile.
Possono vivere il rifiuto o il “no” non come un limite, che può proteggere il corpo altrui, bensì come un fallimento personale, una minaccia al proprio orgoglio o al proprio controllo;
in una relazione dichiarata “solo fisica”, restano comunque molte emozioni da rispettare (aspettative, desiderio di non perdere il controllo della situazione, paura di sentirsi “presi in giro” o usati);
quando qualcosa non va come previsto, la rabbia diventa un modo per invertire i ruoli: passare “dalla parte della vittima” e mettere te sul banco degli imputati, invece che riconoscere la propria difficoltà a gestire la frustrazione o il disagio. Per quel che mi è sembrato di capire dal tuo racconto, inoltre, la sua rabbia è mutata in aggressività, visto che è sfociata in atteggiamenti che ti hanno danneggiato.
Queste difese non sono relazionalmente sane, nel senso che non permettono di creare una relazione nutriente e protettiva ma: una difesa mista a irritabilità, la colpa e la messa in discussione della tua veridicità suggerisce difficoltà a tollerare vulnerabilità, limiti e frustrazione.
Su quello che hai provato tu:
Quello che hai vissuto – vergogna, umiliazione, imbarazzo, senso di “essere stata messa in mezzo” – è una reazione molto frequente quando una persona si sente sminuita o non rispettata nel momento in cui è più esposta, cioè nell’intimità fisica .
La tua decisione di fermarti e di chiamare un taxi è stata un atto di cura verso te stessa, quindi ti faccio i miei complimenti. Hai riconosciuto la tua soglia di dolore (anche emotivo) e hai scelto la protezione, non la sottomissione.
Come guardare a questa esperienza?
Puoi riconoscere il malessere che hai provato senza colpevolizzarti: non è “egoismo” proteggere il proprio corpo e il proprio benessere, anche in una relazione “solo fisica”.
Questo episodio può essere utile per capire quali persone puoi scegliere per la tua intimità: che tipo di rispetto, ascolto e capacità di gestire la frustrazione ti aspetti da chi condivide con te un momento così delicato.
Se noti che il pensiero di quell’episodio continua a tornarti in mente, ti fa sentire a disagio o ti porta a dubitare di te stessa, può essere utile parlarne con uno psicologo o sessuologo, perché così eviti di interiorizzare il messaggio che “fermarsi è un errore” o che “bisogna sopportare per non deludere”.
Se un’altra persona reagisce con rabbia, accusa e umiliazione al tuo “no”, è un limite suo, non un difetto tuo.
Come tanti altri psicologi e psicoterapeuti, la mia prima seduta è gratuita (anche online) e possiamo comprendere insieme di che tipo di percorso hai bisogno, non sei obbligata a un successivo appuntamento.
Ti auguro di usare questo episodio per alzare la soglia del rispetto che ti chiedi dalle persone con cui condividi la tua intimità, e non come una prova che “non sei abbastanza” o “non sai gestire il sesso”.
Rimango a disposizione e ti auguro il meglio in ogni sua forma.
grazie per aver raccontato con tanta sincerità questa esperienza. Dal modo in cui descrivi la situazione, quello che hai vissuto è qualcosa di profondamente doloroso e non è colpa tua ed è importante che tu stia cercando di capire, anche per poterti maggiormente proteggere.
Cosa può aver spinto il suo comportamento:
-spesso persone che reagiscono con rabbia, accusa o umiliazione quando un rapporto sessuale viene interrotto stanno difendendo in qualche modo una parte di sé fragile.
Possono vivere il rifiuto o il “no” non come un limite, che può proteggere il corpo altrui, bensì come un fallimento personale, una minaccia al proprio orgoglio o al proprio controllo;
in una relazione dichiarata “solo fisica”, restano comunque molte emozioni da rispettare (aspettative, desiderio di non perdere il controllo della situazione, paura di sentirsi “presi in giro” o usati);
quando qualcosa non va come previsto, la rabbia diventa un modo per invertire i ruoli: passare “dalla parte della vittima” e mettere te sul banco degli imputati, invece che riconoscere la propria difficoltà a gestire la frustrazione o il disagio. Per quel che mi è sembrato di capire dal tuo racconto, inoltre, la sua rabbia è mutata in aggressività, visto che è sfociata in atteggiamenti che ti hanno danneggiato.
Queste difese non sono relazionalmente sane, nel senso che non permettono di creare una relazione nutriente e protettiva ma: una difesa mista a irritabilità, la colpa e la messa in discussione della tua veridicità suggerisce difficoltà a tollerare vulnerabilità, limiti e frustrazione.
Su quello che hai provato tu:
Quello che hai vissuto – vergogna, umiliazione, imbarazzo, senso di “essere stata messa in mezzo” – è una reazione molto frequente quando una persona si sente sminuita o non rispettata nel momento in cui è più esposta, cioè nell’intimità fisica .
La tua decisione di fermarti e di chiamare un taxi è stata un atto di cura verso te stessa, quindi ti faccio i miei complimenti. Hai riconosciuto la tua soglia di dolore (anche emotivo) e hai scelto la protezione, non la sottomissione.
Come guardare a questa esperienza?
Puoi riconoscere il malessere che hai provato senza colpevolizzarti: non è “egoismo” proteggere il proprio corpo e il proprio benessere, anche in una relazione “solo fisica”.
Questo episodio può essere utile per capire quali persone puoi scegliere per la tua intimità: che tipo di rispetto, ascolto e capacità di gestire la frustrazione ti aspetti da chi condivide con te un momento così delicato.
Se noti che il pensiero di quell’episodio continua a tornarti in mente, ti fa sentire a disagio o ti porta a dubitare di te stessa, può essere utile parlarne con uno psicologo o sessuologo, perché così eviti di interiorizzare il messaggio che “fermarsi è un errore” o che “bisogna sopportare per non deludere”.
Se un’altra persona reagisce con rabbia, accusa e umiliazione al tuo “no”, è un limite suo, non un difetto tuo.
Come tanti altri psicologi e psicoterapeuti, la mia prima seduta è gratuita (anche online) e possiamo comprendere insieme di che tipo di percorso hai bisogno, non sei obbligata a un successivo appuntamento.
Ti auguro di usare questo episodio per alzare la soglia del rispetto che ti chiedi dalle persone con cui condividi la tua intimità, e non come una prova che “non sei abbastanza” o “non sai gestire il sesso”.
Rimango a disposizione e ti auguro il meglio in ogni sua forma.
Buonasera,
più che cercare una spiegazione psicologica del comportamento dell’altro, può essere utile partire da ciò che l’episodio ha prodotto in lei: umiliazione, vergogna e un forte senso di esposizione.
Nel momento in cui lei si è fermata per un dolore fisico, ha introdotto un limite. La reazione che descrive sembra legata all’impossibilità, per l’altro, di tollerare questo limite all’interno di una situazione che aveva definito come “solo fisica”, cioè senza legami o implicazioni.
Quando qualcosa interrompe il copione atteso, in alcune persone può emergere difficoltà a gestire la frustrazione, che viene allora spostata sull’altro attraverso rabbia, colpa o accuse.
Ma la questione centrale, in una lettura clinica, non è tanto “perché lui si è comportato così”, quanto che effetto ha avuto su di lei e che posto occupa per lei il diritto di fermarsi quando qualcosa non va.
Da può lavorare.
più che cercare una spiegazione psicologica del comportamento dell’altro, può essere utile partire da ciò che l’episodio ha prodotto in lei: umiliazione, vergogna e un forte senso di esposizione.
Nel momento in cui lei si è fermata per un dolore fisico, ha introdotto un limite. La reazione che descrive sembra legata all’impossibilità, per l’altro, di tollerare questo limite all’interno di una situazione che aveva definito come “solo fisica”, cioè senza legami o implicazioni.
Quando qualcosa interrompe il copione atteso, in alcune persone può emergere difficoltà a gestire la frustrazione, che viene allora spostata sull’altro attraverso rabbia, colpa o accuse.
Ma la questione centrale, in una lettura clinica, non è tanto “perché lui si è comportato così”, quanto che effetto ha avuto su di lei e che posto occupa per lei il diritto di fermarsi quando qualcosa non va.
Da può lavorare.
Buongiorno, ho letto il suo racconto fino in fondo e mi ha colpito il fatto che lei si sia data il permesso, proprio nelle ultime righe, di parlare di come si è sentita in occasione di questo fatto. Capisco il suo stato d'animo, l'imbarazzo e la vergogna di cui parla. Deve essere stato un momento difficile da digerire e da codificare per lei. Penso che sia importante che lei si concentri su questo, sul suo vissuto e sul modo in cui questo episodio si inserisce nella sua vita relazionale, piuttosto che sul tentativo di identificare la motivazione alla base di questo comportamento. Le domande che mi verrebbe di farle sono: quando è successo questo fatto? Si sente ancora umiliata, si vergogna ancora di quello che è successo? Cosa è successo dopo, nei giorni successivi? Come ha gestito quello stato d'animo? Dato che ha scritto "la mia ultima esperienza", presumo che abbia avuto altre storie precedentemente... come le descriverebbe? Come sono state?
Rimango a disposizione
Dott. Federico Bartoli
Rimango a disposizione
Dott. Federico Bartoli
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