Salve , sono Matteo ho 32 , da quasi 6 mesi sono in no-contact con una ragazza molto più grande di m

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Salve , sono Matteo ho 32 , da quasi 6 mesi sono in no-contact con una ragazza molto più grande di me perché io provo dei sentimenti per lei e lei dice di no .
Durante questi mesi ha sempre chiamato , usato scuse assurde , arrivata a chiamare tipo 30 volte in una sera lasciando messaggi in segreteria molto provocanti dal lato emotivo.
Dopo circa 2/3 mesi ha richiamato una sera io mi sentivo nelle condizioni di affrontarla una volta per tutte e ho risposto, siamo stati 2 ore al telefono a dirci sempre le solite cose , io che volevo di più dell amicizia, lei che mi ripeteva come sempre che non può darmi di più dell amicizia, e non accetta di chiederla perché la abbandono, che facciamo tutti così, io le ho risposto che amche se trovo un altra ragazza questa cosa finisce non posso vedere lei tutto il giorno tutti i giorni se c é anche un altra persona , e lei sempre a manipolare dicendo che allora non è amicizia che voglio solo portarla a letto come tutti , peccato che sono 9 anni ormai che ci conosciamo se non provassi dei sentimenti per lei neanche ci parlerei ancora ma questo non lo capisce. La telefonata è finita con lei che scoppia in lacrime non riusciva più a parlare e mi butta giù il telefono.
Io preoccupato vado da lei un paio d ore dopo mi accoglie tutta sorridente e contenta siamo stati qualche ora a parlare, di tutto tranne che di noi, a un certo punto me ne vado con lei che mi inizia dire vedi che stiamo bene insieme? Io sono stata bene tu sei stato bene ? Io le dico di no che abbiamo già parlato al telefono e che sono andato li perché stavo male sapendo che quello che le avevo detto l aveva ferita perché le voglio bene e me ne vado .
Da li ogni settimana mandava un messaggio o chiamava io non ho risposto a nulla, finché qualche mese dopo ci incontriamo per caso dove andavamo a passeggiare , mi aggredisce subito chiedendomi dov era il mio rispetto nei suoi confronti già che mi aveva chiamato e mandato messaggi più volte , scoppia a piangere e se ne va .
Io continuo il mio giro al ritorno la vedo che mi aspetta alle panchine vicino alle auto... abbiamo parlato un pó lei tutta agitata sorridente io tranquillo finché non inizia a dirmi se ogni tanto mi può chiamare ecc ecc che stiamo bene insieme di non buttare tutto, io no no no e no , poi l ho accompagnata verso casa mi ha detto tante altre cose per farmi venire i sensi di colpa e poi ci siamo salutati .
Neamche il tempo di tornare a casa e mi manda un messaggio dicendomi che è stata felicissima di vedermi che è stata bene mi ha ringraziato per la chiacchierata.
Da li ogni settimana o chiamava o mandava messaggi fino a un mese fà e con una scusa palese doveva ridarmi una cosa mia dicendomi che non dovevamo vederci per forza che me la lasciava da qualche parte bastava accordarsi e mi chiedeva se aveva altro di mio così me lo ridava. Io non ho risposto mai fino a una sera che mi chiama sul tardi io pensando fosse successo qualcosa rispondo, era preoccupata per me perché non mi vedeva più in giro per il paese ,perché non le rispondevo, e poi mi rifà tutto il discorso del ridarmi le cose specificando di nuovo che non doveva vederci di persona , che da parte mia non è mai stato un problema e non capisco perché ha detto cosi , ha insistito tantissimo voleva che ci vedessimo il giorno dopo io ho continuato a dirle di no che poteva buttare tutto che quella settimana ero via e non potevo che avremo fatto un altra volta . Mezz'ora al telefono perche lei non voleva , era molto strana al telefono era molto giù non l avevo mai sentita così, le ho chiesto più volte se c era altro e se stava bene e poi ci siamo salutati e basta. Da quel giorno non l ho più sentita è passato un mese.
Io i primi mesi di no-contact stavo bene poi ho iniziato a stare male a pensarla spesso ultimamente la sogno molto non so più cosa fare ho come questa sensazione di averla trascurata o di non aver capito qualcosa in tutto ciò e trovo assurdo che senza provare sentimenti per me arrivi a fare tutto ciò
Grazie per il vostro tempo
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Salve Matteo,
quello che descrive non è solo una situazione “confusa”, è una dinamica emotiva molto intensa che negli anni si è strutturata tra voi due. E la cosa più importante da capire è questa: non è tanto lei il problema, ma l’effetto che questa relazione ha su di lei.
Da una parte c’è qualcosa di molto chiaro: lei le ha sempre detto che non può darle ciò che lei desidera. Dall’altra, però, il suo comportamento è l’opposto: la cerca, la provoca emotivamente, la trattiene, la fa sentire importante e poi si ritrae. Questo crea un legame potentissimo, perché alterna vicinanza e distanza, presenza e rifiuto. È uno dei meccanismi più forti in assoluto a livello psicologico.
Il fatto che lei dopo mesi di no-contact abbia iniziato a stare male, a pensarla, a sognarla, non significa che ha sbagliato qualcosa o che “doveva fare diversamente”. Significa che si è sganciato da una dinamica che, nel bene e nel male, la teneva agganciato emotivamente da anni.
E qui arriva il punto più delicato: quella sensazione che descrive, di averla trascurata, di non aver capito qualcosa, non nasce da un errore reale… nasce dal tipo di legame che si è creato tra voi. È come se una parte di lei fosse stata “allenata” a sentirsi responsabile delle sue emozioni.
Lei è stato molto lucido nel dire no, nel mettere dei limiti, nel non cedere. Ma questo ha un prezzo emotivo, soprattutto quando dall’altra parte c’è qualcuno che continua a riattivarla con comportamenti ambivalenti.
La domanda che le farei non è “cosa devo fare con lei?”, ma: perché, nonostante tutto questo, una parte di lei resta così agganciata? Perché dopo 9 anni questo legame ha ancora questo potere?
Non è debolezza. È qualcosa di più profondo, che ha a che fare con il modo in cui si attacca alle persone, con ciò che cerca in una relazione e con quello che questa persona, nel tempo, ha rappresentato per lei.
Se non si entra davvero in questo punto, il rischio è che anche se questa storia finisce del tutto… qualcosa di simile si ripresenti in altre forme.
Lei ha già fatto una cosa che molti non riescono a fare: ha messo un limite. Adesso però si trova nella fase più difficile, quella in cui fuori c’è silenzio… ma dentro il legame è ancora attivo.
Questo è esattamente il momento in cui si può fare un lavoro che cambia davvero le cose. Non per “dimenticarla”, ma per capire perché questa storia è stata così intensa e perché lascia ancora questo vuoto e questi dubbi.
Se sente che da solo continua a girare negli stessi pensieri, questo è il tipo di situazione in cui un percorso mirato fa una differenza enorme. Non è una chiacchierata generica: è entrare dentro questo meccanismo e scioglierlo, in modo che lei possa davvero liberarsi da questa presa e tornare a vivere relazioni più stabili e chiare.

Se vuole, possiamo lavorarci insieme. Perché da come scrive, qui non c’è solo una storia complicata: c’è qualcosa di importante che merita di essere capito fino in fondo, e che può cambiare davvero il modo in cui vive i legami.

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Dott.ssa Maria Teresa Romeo
Psicologo clinico, Psicologo
Cagliari
Salve Matteo, dalle sue parole si sente quanto questa situazione sia stata intensa e anche molto confusiva per lei. Da una parte c’è un sentimento chiaro, il suo, e il desiderio di qualcosa di più; dall’altra una persona che a parole le dice di non poterle dare questo, ma nei comportamenti continua a cercarla, a trattenerla, a non lasciarla andare davvero.

È comprensibile che questo la tenga agganciato e che oggi, con il silenzio, emergano dubbi e sensi di colpa, come se si stesse chiedendo se ha fatto la cosa giusta o se le è sfuggito qualcosa. In realtà, da quello che racconta, lei è stato coerente con ciò che provava e con ciò di cui aveva bisogno.

Il punto forse non è capire perché lei si comporti così, ma riconoscere che questo tipo di dinamica la fa stare male e la mette in una posizione ambigua, dove lei resta coinvolto senza ricevere ciò che desidera.

Il no-contact, per quanto doloroso, sembra essere stato un modo per proteggersi. I pensieri e i sogni che tornano non significano per forza che abbia sbagliato, ma che il legame è stato importante.

Più che tornare indietro, potrebbe chiedersi: questa relazione, così com’è, mi fa stare bene davvero?
Un caro saluto.
Dott.ssa Marianna Galli
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Salve Matteo.
Quello che descrive è una situazione emotivamente molto logorante, e si capisce perché dopo mesi stia iniziando a stare male.
Quello che emerge è una dinamica relazionale in cui lei ha cercato di porre un confine chiaro — il no-contact — ma ogni volta che lei si è rifatta viva, qualcosa l'ha riportato in contatto: la preoccupazione, il senso di colpa, i sentimenti. E questo ciclo, nel tempo, consuma.
La sensazione di "averla trascurata o non aver capito qualcosa" è comprensibile, ma vale la pena osservarla con attenzione: spesso è proprio il meccanismo che tiene agganciati in queste dinamiche. Non tutto ciò che non si capisce è una responsabilità nostra.
Il fatto che la sogni, che ci pensi spesso, dice che dentro di lei c'è ancora molto da elaborare — non solo lei come persona, ma anche il significato che questa relazione ha avuto in questi 9 anni.
Un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla a fare chiarezza su cosa sta cercando davvero, e a ritrovare una direzione che sia sua — non in risposta a lei, ma per sé stesso.
Dott. Vito Scavone
Psicologo clinico, Sessuologo, Psicologo
Messina
Buongiorno Matteo. Da ciò che descrive emerge una dinamica relazionale molto chiara: lei ha espresso più volte un bisogno (una relazione), mentre questa persona le ha sempre detto di non poterle offrire altro che un’amicizia. Parallelamente, però, mette in atto comportamenti che riattivano continuamente il contatto emotivo, creando confusione e mantenendo il legame attivo.

Questo tipo di alternanza — avvicinamento, intensità emotiva, richieste di presenza, seguite dal rifiuto di una relazione — può generare un forte coinvolgimento e rendere difficile prendere distanza, anche quando razionalmente la situazione è chiara. Il fatto che lei, nel tempo, abbia mantenuto il no-contact indica che ha riconosciuto un limite importante per il suo benessere.

La sensazione di aver “trascurato qualcosa” o di non aver capito fino in fondo è comprensibile, ma spesso nasce proprio da questa ambivalenza dell’altro, più che da qualcosa che lei non ha fatto. I comportamenti di questa persona non sono necessariamente indicativi di un sentimento amoroso, ma possono riflettere bisogni emotivi, difficoltà a tollerare la distanza o a lasciare andare il legame.

Il punto centrale non è tanto comprendere cosa prova lei per lei, quanto riconoscere cosa questa relazione attiva in lei e quanto è sostenibile restarci dentro senza che le faccia stare male.
Gentile Matteo, buona sera.
La ringrazio per aver condiviso questa dinamica relazionale, complessa, delicata, che le sta creando significative instabilità emotive.
Ci sono numerosi punti di partenza su cui è possibile lavorare e il merito è suo: riesce già a osservare le dinamiche succedutesi, i bisogni e le intenzioni di questa persona che ha frequentato.
Attraverso l’utilizzo di tecniche attive potrà esplorare i suoi sentimenti e bisogni relazionali. Ad esempio, per comprendere cosa la sta facendo stare male, nonostante abbia preso delle decisioni che, mi sembrano ragionate e che rispettino i suoi valori.
Attraverso la Mindfulness potremo utilizzare delle tecniche meditative per affrontare in modo più efficace i picchi emotivi che la fanno stare così male e che le creano dei dubbi sulle sue decisioni.
Rimango a disposizione, anche per un colloquio esplorativo gratuito, per comprendere meglio questa situazione delicata e complessa. Le auguro il meglio.
Dott.ssa Paola Mazzoni
Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Quello che lei descrive è una dinamica emotiva molto coinvolgente ma anche confusiva. Da una parte Lei prova dei sentimenti chiari e desidera una relazione, dall'altra questa ragazza dichiara di volere solo amicizia, ma nei fatti non accetta la distanza, cerca lei in modo insistente, si mostra fragile accusa e poi cambia atteggiamento quando ottiene la sua vicinanza. Questo tipo di comportamento ambivalente può creare in forte "aggancio" emotivo: lei Mattero si sente responsabile dello stato d'animo di questa ragazza, prova senso di colpa e finisce per riavvicinarsi anche se questo la fa stare male e mantiene viva una situazione che non può evolvere come vorrebbe.
Il fatto che continui a pensarla e sognarla è una conseguenza naturale di questa intensità emotiva, non un segnale che la relazione sia possibile o sana.
Il focus centrale è che i vostri bisogni non coincidono: lei vuole di più, la ragazza no ma non vuole lasciarla andare. In queste condizioni, mantenere il contatto rischia solo di prolungare la sua sofferenza. Per questo il no-contact che aveva scelto è una forma di tutela, non di abbandono. E' importante che mantenga confini chiari e coerenti, anche se questo può far emergere sensi di colpa o preoccupazione. Il benessere emotivo dell'altra persona non può dipendere da lei Matteo.
Una relazione sana si basa su reciprocità, chiarezza e rispetto degli spazi. Se questi elementi mancano , proteggersi non è egoismo ma una scelta necessaria.
Un caro saluto
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Salve Matteo,
la situazione che descrive è emotivamente molto intensa e anche piuttosto confusiva, ed è comprensibile che dopo mesi si ritrovi con dubbi, senso di colpa e pensieri ricorrenti.

Da quello che racconta emergono alcuni aspetti importanti:

1. Una forte ambivalenza da parte sua
Questa donna sembra cercarla in modo insistente, anche con modalità emotivamente coinvolgenti (telefonate ripetute, pianto, messaggi), ma allo stesso tempo ribadisce chiaramente di non voler una relazione sentimentale. Questo crea una dinamica in cui lei la tiene vicino, ma senza darle ciò di cui lei ha bisogno.

2. I suoi bisogni sono chiari e legittimi
Lei è stato molto coerente: ha espresso più volte che desidera qualcosa di più di un’amicizia. Questo è un bisogno assolutamente valido. Il problema nasce quando si rimane in una relazione che non può soddisfare questo bisogno.

3. Il rischio di una dinamica manipolatoria (anche non consapevole)
Alcuni comportamenti che descrive — farla sentire in colpa, accusarla di volerla solo fisicamente, reagire con pianto o forte emotività quando lei prende distanza — possono indicare una modalità relazionale che tende a trattenere l’altro facendo leva sulle emozioni. Non è necessariamente qualcosa di “voluto”, ma può comunque avere un impatto molto forte su di lei.

4. Il no-contact che ha scelto ha un senso
La sua scelta di prendere distanza è coerente con ciò che prova: restare in contatto continuo con una persona per cui si hanno sentimenti non corrisposti spesso alimenta sofferenza e confusione. Il fatto che inizialmente stesse meglio lo conferma.

5. Il malessere attuale non significa che abbia sbagliato
Il fatto che ora la pensi, la sogni e abbia sensi di colpa è normale. Quando si interrompe un legame così lungo (9 anni) e intenso, è naturale attraversare una fase di “astinenza emotiva”. Questo non significa che abbia trascurato qualcosa o che ci sia “qualcosa da capire” che cambierebbe la situazione.

Piuttosto, sembra esserci una difficoltà ad accettare una realtà dolorosa: lei prova qualcosa che non è ricambiato nello stesso modo.

6. Una domanda importante da farsi
Più che cercare di capire lei, può essere utile chiedersi:
“Questa relazione, così com’è, mi fa stare bene oppure mi fa stare male?”
E dalle sue parole, la risposta sembra piuttosto chiara.

In sintesi, si trova in una relazione dove c’è coinvolgimento, ma non reciprocità sul piano affettivo, e questo inevitabilmente genera sofferenza e confusione. I suoi dubbi e il suo malessere sono comprensibili, ma non indicano necessariamente che abbia sbagliato qualcosa.

Proprio perché la situazione è complessa e coinvolge dinamiche emotive profonde, le consiglierei di approfondire questi aspetti con uno specialista, per aiutarla a fare chiarezza e tutelare il suo benessere emotivo.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno. Per gestire questa situazione è necessario prima di tutto iniziare a mettere in ordine i propri sentimenti. Non possiamo controllare ciò che fa il resto del mondo: quello che possiamo gestire è noi stessi.
Se necessitasse di un consulto, io ricevo anche online. Cordiali saluti,
Dott.ssa Martina Colle
Dott.ssa Francesca Casolari
Psicologo, Psicologo clinico
Modena
SALVE, le consiglio un percorso psicoterapeutico grazie
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno Matteo, grazie per aver raccontato con così tanta chiarezza una situazione che appare davvero intensa e anche molto faticosa da sostenere nel tempo. Si percepisce quanto lei abbia investito emotivamente in questo legame e quanto, allo stesso tempo, si trovi intrappolato in dinamiche che la confondono e la fanno stare male. Da quello che descrive, emerge una relazione in cui i bisogni sono profondamente diversi. Lei desidera un coinvolgimento affettivo chiaro e coerente, mentre dall’altra parte sembra esserci una richiesta di vicinanza che però non si traduce in un impegno sentimentale. Questo tipo di incongruenza può generare un forte disorientamento, perché i comportamenti dell’altra persona, come le chiamate insistenti, i messaggi emotivamente carichi o il cercarla nei momenti di distanza, possono far pensare a un interesse che però a parole viene negato. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, questo tipo di situazione tende ad attivare pensieri ricorrenti e difficili da gestire, come il dubbio di non aver capito qualcosa, il senso di colpa per essersi allontanato o l’idea che forse si sarebbe potuto fare diversamente. Questi pensieri, anche se comprensibili, rischiano di tenerla legato a una ricerca continua di significato che però non trova una risposta stabile, proprio perché la relazione stessa è ambivalente. Un elemento importante è che lei, a un certo punto, ha fatto una scelta chiara, cioè il no contact, per proteggersi da una situazione che non le faceva bene. Questa scelta non è stata casuale, ma probabilmente è nata dalla consapevolezza che rimanere in quel tipo di rapporto la esponeva a sofferenza. Il fatto che ora, a distanza di mesi, emergano nostalgia, sogni e dubbi non significa necessariamente che quella scelta fosse sbagliata, ma piuttosto che il legame emotivo non si è ancora del tutto sciolto. Quando si vive una relazione così altalenante, il cervello tende a restare agganciato proprio perché non c’è una chiusura netta. I momenti di vicinanza e quelli di distanza si alternano, creando una sorta di tensione continua che mantiene attivo il pensiero sull’altra persona. È per questo che può capitare di iniziare a stare peggio proprio dopo un periodo iniziale in cui sembrava andare meglio. Il senso di averla trascurata o di non aver capito qualcosa può essere visto come un tentativo della mente di rimettere ordine in una situazione che, in realtà, è stata poco lineare. Tuttavia, se si torna ai fatti, lei ha espresso in modo chiaro ciò che desiderava e ha mantenuto una posizione coerente nel tempo. Questo è un elemento importante, perché indica che ha cercato di rispettare i suoi bisogni, anche quando questo comportava una distanza. Può essere utile, in questo momento, spostare gradualmente l’attenzione da ciò che lei prova o non prova per lei, a ciò che questa relazione attiva dentro di lei. Quali emozioni, quali pensieri, quali bisogni emergono. Questo passaggio permette di uscire dalla logica del cercare una risposta dall’esterno e di iniziare a costruire una maggiore chiarezza interna. Un percorso di supporto potrebbe aiutarla proprio in questo, cioè a comprendere meglio perché un legame con queste caratteristiche abbia avuto un impatto così forte, quali dinamiche si sono attivate e come poter costruire relazioni future più allineate ai suoi bisogni affettivi. Non si tratta di dimenticare o cancellare ciò che c’è stato, ma di dargli un senso che le permetta di andare avanti con maggiore serenità. Il fatto che lei si stia interrogando e stia cercando di capire è già un segnale importante. Anche se ora prevale la confusione, questo può diventare un punto di partenza per conoscersi più a fondo e fare scelte più tutelanti per sé. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buongiorno Matteo,

da quello che racconti emerge una situazione emotivamente molto intensa e, a tratti, confusa, in cui i tuoi bisogni e quelli di questa persona sembrano muoversi su piani diversi. Tu sei stato chiaro nel riconoscere i tuoi sentimenti e nel porre un limite rispetto a ciò che puoi e non puoi vivere: questo è un aspetto importante, che merita rispetto anche da parte tua verso te stesso.

Allo stesso tempo, il comportamento di lei – fatto di avvicinamenti, richieste, momenti di forte coinvolgimento emotivo e poi negazione di un legame più profondo – può generare facilmente dubbi, senso di colpa e disorientamento, come stai sperimentando. È comprensibile che tu ti chieda se hai trascurato qualcosa o se ci sia “altro” da capire: quando i segnali sono ambivalenti, la mente tende a cercare spiegazioni per dare coerenza a ciò che si prova.

Prova però a riportare l’attenzione su un punto centrale: al di là delle sue modalità, tu sai cosa desideri in una relazione e cosa ti fa stare bene oppure no. Restare in una dinamica che alimenta speranza da un lato e frustrazione dall’altro può essere molto faticoso e mantenere aperta una ferita emotiva.

Il fatto che ora tu la sogni e la pensi di più non significa necessariamente che tu abbia sbagliato, ma può indicare che la chiusura (o il distacco) sta ancora elaborando dentro di te un significato affettivo importante.

Se senti che questa situazione continua a occupare molto spazio nei tuoi pensieri o nelle tue emozioni, potrebbe essere utile approfondirla in un percorso psicologico, per aiutarti a fare chiarezza, dare un senso a ciò che hai vissuto e sostenerti nel mantenere scelte coerenti con il tuo benessere.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Dr. Federico Alunni
Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Buongiorno Matteo, da quello che racconta emerge una dinamica molto intensa, ma anche piuttosto chiara nella sua struttura: lei esprime un bisogno affettivo forte e definito (“voglio qualcosa di più”), mentre questa donna mantiene una posizione ambivalente, in cui rifiuta la relazione ma allo stesso tempo continua a cercarla, soprattutto quando percepisce distanza.
Più he cercare di capire cosa possa provare davvero lei, potremmo osservare come funzionate insieme. Sembra esserci una sorta di “danza”: quando lei si avvicina chiedendo di più, l’altra si ritrae; quando lei si allontana (no-contact), l’altra intensifica il contatto, anche in modo molto emotivo. Questo tipo di incastro relazionale spesso tiene entrambi agganciati, ma non permette un reale incontro sui bisogni.
Il punto centrale, però, non è decifrare lei, ma chiarire la sua posizione. Lei è stato molto coerente: ha detto più volte che un’amicizia così non le è possibile, e ha provato a proteggersi prendendo distanza. Il fatto che ora emergano dubbi, senso di colpa o nostalgia non significa necessariamente che abbia “sbagliato qualcosa”, ma che il legame è stato significativo e non si scioglie senza lasciare tracce.
Quella sensazione di “forse non ho capito qualcosa” è comprensibile, ma rischia di riportarla dentro una ricerca che la tiene legato a lei, invece che riportarla a sé stesso. Anche perché, nei fatti, lei ha capito qualcosa di importante: questa relazione, così com’è, la fa stare male.
Forse la domanda più utile, oggi, non è “cosa prova lei per me?”, ma: che tipo di relazione voglio io, e questa persona può darmela?
Restare su questo punto può aiutarla a non perdere di vista sé stesso dentro una dinamica che, per quanto intensa, sembra non riuscire a soddisfarla davvero.
Buongiorno Matteo, quello che racconta è una situazione emotivamente molto intensa e anche logorante, e si sente che Lei ha cercato più volte di gestirla con lucidità, anche se dentro di sé il legame con questa persona è ancora molto attivo.

Provo a restituirLe ciò che emerge, con calma.

Lei ha fatto qualcosa di molto chiaro: ha riconosciuto i Suoi sentimenti e ha messo un confine. Ha detto che per Lei un rapporto di sola amicizia non è possibile, perché c’è un coinvolgimento affettivo. Questo è un atto di grande onestà emotiva, prima di tutto verso se stesso.

Dall’altra parte, però, questa donna sembra muoversi in modo molto ambivalente. A parole Le dice che non prova gli stessi sentimenti e che non può offrirLe una relazione, ma nei comportamenti continua a cercarLa, in modo anche molto insistente e a tratti emotivamente intenso: chiamate ripetute, messaggi, momenti di forte coinvolgimento, lacrime, sensi di colpa. Questo crea un cortocircuito dentro di Lei, perché i segnali sono contraddittori.

È comprensibile allora che Lei si chieda: “com’è possibile che non provi nulla e si comporti così?”.
La risposta è che una persona può non voler (o non riuscire) a entrare in una relazione sentimentale, ma allo stesso tempo avere un forte bisogno emotivo dell’altro: di presenza, di attenzione, di conferma. Non sempre i due piani coincidono.

Il rischio, però, è che Lei finisca dentro una dinamica in cui:

* Lei prova un sentimento profondo e desidera qualcosa di più
* lei mantiene il legame, ma senza assumersi la responsabilità di una relazione
* e allo stesso tempo La fa sentire in colpa quando prova a proteggersi

Questo tipo di dinamica può essere molto coinvolgente ma anche molto destabilizzante, perché tiene accesa la speranza senza mai darle una forma concreta.

Il fatto che Lei, dopo mesi di no-contact, abbia iniziato a stare male, a pensarla, a sognarla, non significa che abbia sbagliato scelta. Significa che sta elaborando una separazione affettiva importante. Il no-contact spesso all’inizio dà sollievo perché interrompe lo stimolo continuo, ma poi lascia spazio al vuoto e al dolore, che sono parti naturali del distacco.

Quando dice di avere la sensazione di averla trascurata o di non aver capito qualcosa, lì si sente una sorta di senso di responsabilità emotiva verso di lei. Come se una parte di Lei pensasse: “forse dovevo fare di più, forse lei stava male davvero”.
Ma è importante distinguere: preoccuparsi per qualcuno è umano, ma non significa dover rinunciare ai propri bisogni profondi.

Lei non l’ha “abbandonata” nel senso emotivo del termine. Ha messo un limite a una relazione che, per come era strutturata, La faceva soffrire.

Il punto centrale, Matteo, è questo:
Lei desidera una relazione reciproca, chiara, dove il sentimento sia condiviso. Questa donna, almeno per ciò che dice e fa, non è in grado di offrirgliela, ma allo stesso tempo fatica a lasciarLa andare. E questo La tiene agganciato.

Il fatto che ora lei non si faccia più sentire da un mese può aver riattivato in Lei ancora di più il dubbio e la mancanza. È come se si fosse invertita la dinamica: prima era lei a cercare e Lei a tenere il confine, ora il silenzio lascia spazio ai Suoi pensieri.

Non c’è nulla di assurdo in quello che è successo. È una relazione che ha avuto una forte componente emotiva, ma non una direzione condivisa.

La domanda che può aiutarLa davvero non è tanto “cosa prova lei?”, ma:
**questa relazione, così com’è, fa bene a me?**

E da quello che racconta, la risposta sembra essere no, perché La mette in una posizione di attesa, di confusione e di dolore. Rimango a disposizione, un saluto!
Dott.ssa Serena Locritani
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno Matteo. Questa situazione che ha descritto sembra molto intricata e la sensazione è che lei faccia fatica a districarsi, come se fosse tra le sabbie mobili. Non posso indagare i comportamenti della sua amica, ma possiamo riflettere sui suoi: cosa pensa che sia la cosa che, più di tutte le altre, la trattiene lì? Questa relazione, sebbene a un certo livello vi faccia del bene, ad un altro più profondo vi ferisce e vi ingabbia, e non ho compreso bene se il suo desiderio sia restare lì dove si trova o uscirne. Sicuramente c'è ambivalenza, nelle dinamiche che si sono create. Mi chiedo quali margini ci siano per osservare dall'altro queste dinamiche e chiedersi come modificarle, e se questo sia possibile stando dentro o stando fuori.
Dott. Umberto Perrone
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Salve Matteo,

La ringrazio per aver condiviso una situazione così complessa e coinvolgente: dalle sue parole emerge quanto questo rapporto sia stato per Lei intenso, ambivalente e anche faticoso dal punto di vista emotivo.
In dinamiche di questo tipo è facile sentirsi confusi, combattuti e con sensi di colpa, anche quando si è cercato di mettere dei limiti; può essere utile fermarsi a comprendere meglio i propri bisogni e ciò che questa relazione ha rappresentato per Lei. Se e quando lo desidera, un percorso con un professionista può aiutarLa a fare chiarezza e a ritrovare maggiore serenità.

Dott. Umberto Perrone
Dott.ssa Marika Mangiaracina
Psicologo, Psicologo clinico
Uboldo
Ciao Matteo, provo a risponderti in modo diretto.
Mi presento, sono la psicologa Marika.
Quello che descrivi non è amore da parte sua, ma un forte bisogno emotivo di averti vicino senza assumersi una relazione. Ti cerca, ti provoca, ti fa sentire in colpa… ma quando si tratta di darti ciò che tu vuoi, si tira indietro. Questo crea un legame molto confusivo, quasi “a intermittenza”, che aggancia tanto.

Tu invece sei stato chiaro: vuoi qualcosa di più, e hai messo un limite.
**Il no-contact che stai facendo è coerente e sano.**

Il dubbio che ti viene ora (“l’ho trascurata?”, “non ho capito qualcosa?”) nasce più dalla distanza e dalla mancanza, non da un errore reale. Non stai ignorando qualcuno che ti ama: stai proteggendoti da una dinamica che ti fa stare male.

Il fatto che lei ora non si faccia sentire non significa che tu abbia sbagliato, ma che:

* o ha mollato la presa
* o sta aspettando che tu torni

In entrambi i casi, la sostanza non cambia: non può darti ciò che desideri.
La domanda giusta non è “perché lei si comporta così?”, ma:
→ *“questa relazione, così com’è, mi fa stare bene?”*

Da quello che racconti, no.

Capisco che ti manchi e che i sogni riattivino tutto, è normale. Ma tornare dentro questo schema probabilmente ti riporterebbe esattamente allo stesso punto.

Se vuoi una direzione chiara: continua il no-contact e resta fedele a ciò che senti. Non è freddezza, è rispetto verso te stesso.
Rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti.

Dott.ssa Marika
Dott.ssa Chiara Aprile
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Salve Matteo,
quello che descrive è un intreccio emotivo molto intenso, e il fatto che lei si ponga delle domande mostra una buona capacità di consapevolezza.

Da un punto di vista transpersonale, alcune relazioni non nascono per essere “lineari” o facilmente risolvibili, ma per attivare in noi dei processi profondi. Sono legami che potremmo definire karmici o evolutivi: creano forte connessione, ma anche confusione, attrazione e distanza allo stesso tempo.
Nel suo caso, emerge un punto molto chiaro: lei è stato coerente con ciò che sente.
Ha riconosciuto di provare qualcosa di più e ha posto un confine quando questo non poteva essere corrisposto.

Dall’altra parte, questa donna sembra muoversi in una dinamica ambivalente: la cerca, la coinvolge emotivamente, ma allo stesso tempo nega la possibilità di una relazione più profonda. Questo tipo di comportamento può generare un forte legame proprio perché alterna vicinanza e distanza, presenza e assenza — creando un “campo” emotivo molto attivante.
Il fatto che lei oggi stia peggio, che la sogni e che emergano sensi di colpa, non significa necessariamente che abbia sbagliato.
Spesso, quando interrompiamo un legame così intenso, ciò che arriva dopo è una sorta di onda di ritorno emotiva: la psiche prova a rielaborare ciò che è rimasto in sospeso.

La sensazione di “averla trascurata” o di “non aver capito qualcosa” può essere letta anche così: una parte di lei è ancora agganciata a quel campo relazionale e cerca un significato, una chiusura, o forse una possibilità diversa.

Ma è importante tornare a un dato concreto:
questa persona, nel tempo, le ha comunicato chiaramente di non volerle offrire ciò che lei desidera, pur mantenendo un legame molto coinvolgente.

In chiave evolutiva, allora, la domanda non è tanto: “perché lei si comporta così?”
ma piuttosto: “cosa attiva in me questo tipo di relazione?”, “perché una connessione non reciproca continua ad avere così tanto spazio dentro di me?”

Il suo “no” è stato un atto di tutela verso se stesso. Un tentativo di uscire da una dinamica che rischiava di farla restare in una posizione di attesa e di non pieno riconoscimento.
Il fatto che ora lei non si faccia più sentire può avere molte spiegazioni (ritiro, reazione al limite che lei ha posto, difficoltà personali), ma non cambia il nodo centrale: i vostri bisogni relazionali non coincidono.
I sogni e i pensieri ricorrenti non sono necessariamente un segnale che “deve fare qualcosa”, ma possono essere un invito ad attraversare fino in fondo questa esperienza, integrando ciò che ha significato per lei.

Queste relazioni ci mettono davanti a un passaggio importante: scegliere tra l’intensità del legame e il rispetto profondo di sé.
Lei ha già fatto un movimento in questa direzione. Ora il lavoro è restare in quella scelta, anche quando emotivamente diventa più difficile.

Un caro saluto
Dott. Manuel Di Lorenzo
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile Matteo, la sua narrazione sembra interrogare il posto che lei si trova a occupare in questo gioco di presenze e assenze. Forse l'irrequietudine e il timore di aver trascurato qualcosa suggeriscono che il legame operi su una questione che il distanziamento fisico non è in grado di interessare. Si potrebbe tentare di comprendere cosa di questo rapporto, al di là della cronaca dei fatti, continui a interpellare il suo desiderio.
Resto a sua disposizione, in studio o online, per offrire a questo interrogativo uno spazio di parola adeguato.
Cordialmente,
MDL
Dott.ssa Maria Cristina Giuliani
Sessuologo, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, sono la dottoressa Maria Cristina Giuliani, psicologa sessuologa.
Da ciò che racconti emerge una dinamica molto ambivalente, in cui tu hai provato a mettere un confine chiaro per proteggerti, mentre dall’altra parte sembrano esserci stati continui riavvicinamenti, richieste, sensi di colpa e messaggi contrastanti. È comprensibile che tutto questo ti abbia lasciato confuso e ancora emotivamente agganciato. Il punto più importante, però, è che lei ti ha detto di non voler costruire con te una relazione diversa dall’amicizia. Quando alle parole si affiancano comportamenti che riattivano speranza, presenza e coinvolgimento, si può entrare in un legame molto faticoso, in cui non si riesce né a stare davvero vicini né a separarsi davvero. Questo spesso genera sofferenza, pensieri continui e la sensazione di non aver capito “cosa ci fosse davvero”.
Non è detto che tu abbia trascurato qualcosa. Più probabilmente sei rimasto dentro una relazione emotivamente poco chiara, che continua a riattivarti proprio perché non si chiude in modo netto. Il fatto che tu la sogni o la pensi spesso non significa necessariamente che dovresti tornare da lei, ma che il legame non è ancora stato elaborato del tutto.
In questi casi la domanda utile non è tanto “lei provava qualcosa?” ma “questa relazione, così com’è, mi fa bene oppure mi tiene bloccato?”. Se il contatto con lei ti riporta sempre nello stesso punto di confusione e dolore, mantenere il confine può essere una forma di tutela, non di freddezza. Potrebbe esserti utile lavorare proprio su questo senso di colpa e sull’ambivalenza che ti è rimasta dentro, per riuscire a distinguere l’affetto dal coinvolgimento che ti fa stare male. Quando un legame ci lascia sospesi così a lungo, uno spazio psicologico può aiutare molto a rimettere ordine e a ritrovare serenità.

Un caro saluto,
dottoressa Maria Cristina Giuliani.
Dott.ssa Gaia Evangelisti
Psicologo, Psicologo clinico
Genzano di Roma
Gentile Matteo, da ciò che racconta, sembra esserci tra voi una dinamica relazionale molto coinvolgente ma anche faticosa, in cui i bisogni sono diversi: lei desidera una relazione più definita e reciproca, mentre questa ragazza, pur cercando il contatto e la vicinanza, sembra non riuscire o non voler andare nella stessa direzione. Questo può generare confusione, speranza e allo stesso tempo frustrazione.

Il fatto che lei abbia scelto il no-contact appare come un tentativo di proteggersi, coerente con ciò che prova. I momenti in cui torna il dubbio (“forse l’ho trascurata”, “forse non ho capito”) sono comprensibili, soprattutto quando l’altra persona invia segnali ambivalenti e intensi.

Più che cercare di comprendere “perché lei faccia così”, può essere utile riportare l’attenzione su di sé: questa relazione, così com’è, le permette di stare bene? Risponde ai suoi bisogni affettivi? Oppure la espone continuamente a un’altalena emotiva?

Il fatto che continui a pensarla e a sognarla non significa necessariamente che debba tornare in quella dinamica, ma che il legame è stato significativo e ha lasciato un segno.

Può essere utile concedersi uno spazio per elaborare questa relazione e le emozioni che suscita, anche con un supporto professionale, così da poter scegliere in modo più consapevole ciò che è meglio per lei oggi.

Resto a disposizione se desidera approfondire.

Un caro saluto.

Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.

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