Ciao, sono una ragazza di 25 anni e vi scrivo perché in questo periodo, che ormai si protrae da un p

34 risposte
Ciao, sono una ragazza di 25 anni e vi scrivo perché in questo periodo, che ormai si protrae da un po' di mesi, mi ritrovo il weekend senza aver nulla da fare e questa cosa mi sta pesando davvero tanto.
Tutti attorno a me hanno un sacco di impegni, escono con grandi gruppi di amici, hanno grandi compagnie e fanno sempre qualcosa, si divertono.
Io so di avere i miei amici su cui contare quando ho bisogno, so di non essere una persona sola, ma poi durante il weekend mi ritrovo comunque senza piani e automaticamente mi viene da rivalutare tutto: perché mi ritrovo da sola il sabato sera? Cos'ho di sbagliato? O Cosa ho fatto di sbagliato per non essere invitata? Non sono abbastanza simpatica? Non piaccio alle persone? Non ho davvero tanti amici?
Questa situazione sta diventando tanto frustrante e non so come uscirne perché allo stesso tempo non voglio diventare pesante con i miei amici e autoinvitarmi se loro fanno qualcosa con le loro compagnie.
Persino mia mamma di 60 anni esce molto di piú di me, perció, vivendo con lei, spesso mi ritrovo proprio a casa da sola e questa cosa mi fa sentire ancora piú sbagliata.
Peró sento proprio di star sprecando il periodo che tutti descrivono come il piú bello della vita cosí, senza fare niente.
Inoltre i social sicuramente non aiutano mostrando tutte le cose belle che fanno le altre persone. Mi sento molto appiattita, ingrigita da questa situazione che mi provoca una vera e propria frustrazione che ho paura di riversare sugli altri diventando antipatica e scontrosa e oltre tutto inficia ancora di piú sulla mia giá bassa autostima che non so come aumentare...
Grazie per le vostre risposte
Dr. Michele Scala
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Padova
Sicuramente un percorso di psicoterapia breve le può essere utile.

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Gentile utente,
La noia e l'inerzia possono essere tanto minacciosi psicologicamente quanto lo stress. Se ne sta probabilmente accorgendo proprio in questo periodo. Emerge il bisogno di vitalità, di socializzazione e di ricercare una gratificazione nel tempo che passa: sono tutte priorità per il suo benessere e vanno sicuramente ascoltate e soddisfatte.
Ma è importante farlo con valore e non con superficialità o semplice spirito di emulazione.
Partiamo dal concetto di autostima che lei cita alla fine del messaggio. L'autostima non va costruita sul confronto con gli altri che (solo apparentemente) vivono le loro belle vite sui social. Né tantomeno va basata su quello che gli altri pensano o dicono di lei: uscire di più, essere con gli altri e fare le cose che fanno loro, non è un modo per credere di più in sé stessa e farsi benvolere, ma è un conformismo alquanto scialbo. Al contrario, l'autostima poggia sue pilastri: la gratitudine e l'orgoglio. Riconoscere, cioè, delle qualità in sé stessa che la fanno sentire fiera e che non cambierebbe con nessuno, quegli attributi o aspetti del suo carattere che la rendono unica e capace di migliorare la vita del mondo che la circonda. Non le serve altro, nessun giudizio e nessun confronto.
Per alzare il livello di autostima, il modo migliore è cominciare ad agire secondo valore: i valori sono le cose in cui crediamo, come vogliamo sentirci nel mondo: liberi, amorevoli, gentili, impegnati, utili, generosi, collaborativi, eccetera. Se le azioni sono guidate da questa bussola interiore ci sarà sempre soddisfazione e la reale convinzione di essere coerenti con la propria identità. Agire secondo valore significa assumere determinati atteggiamenti, prendere decisioni importanti e, se necessario, cambiare abitudini e modi di vedere le cose uscendo dalla propria zona di comfort.
In questo modo, può migliorare il modo in cui interpretiamo il presente, non più un tempo libero da riempire, ma un tempo di qualità di cui vale la pena approfittare.
Invece di auto-sabotarsi con domande inutili del tipo "non piaccio alle persone" o "non ho davvero tanti amici", provi a riflettere su ciò che le interessa veramente, su quali attività vuole investire tempo e risorse, con chi ama relazionarsi in modo significativo senza necessità di apparire o di emulare, bensì solamente di condividere.
Il sabato sera è solo un momento di una settimana che ha mille altre situazioni per essere a pieno sé stessa, trasparente e genuina, curiosa e attenta, talvolta coraggiosa e spregiudicata. Se lei proporrà sempre il suo lato valoriale, le altre persone non potranno non accorgersi di lei, ascoltarla e spingerla a partecipare. E se non lo faranno, non sarà quello l'ambiente ideale per esprimersi, l'attività e la compagnia giusta.
La soddisfazione di vita non è sicuramente timbrare il cartellino della presenza fuori da un bar o da una discoteca, e non è avere la pagina social strapiena di foto e storie.
Ci sono senza dubbio cose in cui lei è molto brava o preparata, oppure cose che vorrebbe imparare daccapo. Ci sono luoghi che la fanno sentire viva ed esperienze che esaltano le sue qualità umane. In questi luoghi e in queste attività troverà probabilmente persone vere, interessanti, impegnate.
Credo sia un momento di crisi che può essere molto importante per lei, per uno step di crescita personale che la porti a riconsiderare i giusti criteri per cercare soddisfazione ed equilibrio. Un viaggio alla scoperta di sé stessa, da affrontare con gli occhi di una bambina curiosa e con la consapevolezza di una donna che sa chi vuole essere nella vita.
Se desidera avere un supporto psicologico in questo tipo di percorso, sono a sua disposizione, anche online.
Le auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Ciao, quello che racconti è molto più comune di quanto sembri, anche se quando ci sei dentro dà la sensazione di essere “l’unica” a viverlo.

Il punto centrale non è davvero il weekend vuoto in sé, ma il significato che gli stai dando. Da una situazione concreta (“stasera non ho programmi”) passi subito a una lettura personale (“c’è qualcosa che non va in me”, “non piaccio abbastanza”, “sono sbagliata”). Questo passaggio è quello che crea la sofferenza più grande.

È importante dirlo chiaramente: il fatto che gli altri escano in gruppo o abbiano programmi non è una misura del tuo valore sociale o personale. Spesso le dinamiche di gruppo sono casuali, abitudinarie, o legate a contesti specifici. E i social, come hai già intuito, amplificano tutto mostrando solo i momenti “pieni”, mai i vuoti (che tutti hanno).

C’è poi un altro aspetto molto importante: stai vivendo il tempo libero come qualcosa che “subisci”, non come qualcosa che puoi costruire. Rimani in attesa che arrivi un invito, e quando non arriva, scatta il confronto e il giudizio. Questo ti mette in una posizione passiva che alimenta frustrazione e senso di esclusione.

Non si tratta di diventare “pesante” o autoinvitarsi a caso, ma di iniziare a cambiare leggermente il ruolo che hai nelle relazioni. A volte basta anche proporre qualcosa tu, in modo semplice, senza caricarlo di significati (“se dico qualcosa penseranno male”). Le relazioni funzionano anche così, non solo per inviti ricevuti.

Allo stesso tempo, è fondamentale lavorare su quel dialogo interno molto critico che si attiva subito. Perché anche se iniziassi a uscire di più, se dentro resta quella voce che ti svaluta, la sensazione di “non essere abbastanza” tornerebbe comunque.

La frustrazione che senti non è un segnale che c’è qualcosa di sbagliato in te, ma che c’è un bisogno non soddisfatto: connessione, leggerezza, condivisione. Solo che in questo momento lo stai leggendo come un problema personale, invece che come qualcosa su cui puoi intervenire in modo più attivo e graduale.

Sono dinamiche che seguo spesso: senso di esclusione, confronto sociale, autostima che oscilla in base a quanto ci si sente “inclusi”. E lavorandoci nel modo giusto, cambiano davvero.

Se vuoi, puoi scrivermi in privato. Possiamo capire meglio cosa sta succedendo nelle tue relazioni e lavorare su come uscire da questo schema, così da vivere il tuo tempo (anche il weekend) in modo più leggero e meno giudicante verso te stessa.
Dott.ssa Beatrice Intorcia
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno,
dalle tue parole emerge un chiaro senso di appiattimento e vuoto, che continua in qualche modo a ripetersi e reiterarsi, malgrado tu voglia qualcosa di differente.

Leggendo ciò che scrivi mi sorgono alcune domande necessarie a comprendere meglio quel che dici: “Riscontri delle difficoltà a proporre di passare del tempo insieme ai tuoi amici? Perché non provi ad organizzarti durante la settimana delle attività per il weekend? Perché aspettare che siano i tuoi amici ad organizzare qualche attività, per poi trovarti nella situazione in cui ti senti «autoinvitata» piuttosto che essere propositiva e domandare cosa possiate fare insieme?”.

In questo momento descrivi un’esistenza bloccata, con pochi spazi in cui sperimentarsi e sentirsi; iniziare ad aprire a nuove possibilità ti può permettere di viverti ed emozionarti in modo differente, aiutandoti a comprendere dove tu sia stata bene e dove, nel caso, sia andata in maggior fatica.

Porti un tema che non è possibile esaurire in poche righe di risposta. Quel che sento di poterti consigliare è di rivolgerti ad un/una psicologo/a, portando questa situazione di sofferenza e frustrazione, dandoti il giusto spazio e tempo per poterne parlare.

Qualora avessi desiderio di approfondire quanto scritto rimango a disposizione, trovi i miei contatti sulla pagina.

- Dott.ssa Beatrice Intorcia
Dott. Sergio Borrelli
Psicologo, Psicologo clinico
Tradate
Buongiorno. Visto che ha amici, ha provato a sceglierne uno o una, un paio, invitando lei per prima qualcuno a condividere qualcosa con lei? Una passeggiata, cinema, una pizza? Io, che ho 60 anni come la sua mamma, e che penso che non si vive di social - per fortuna - penso che sia meglio farsi avanti piuttosto che aspettare...
Dott. Ferdinando Suvini
Psicologo, Psicoterapeuta
Firenze
Comprendo il suo stato d'animo, la situazione che descrive le provoca una sofferenza reale data dal vuoto dei fine settimana e dal confronto con gli altri che stanno alimentando un circolo vizioso di pensieri svalutanti.
Non trovo nulla di sbagliato in lei. Ciò che vede online è una selezione parziale e idealizzata della realtà, non la normalità quotidiana, avere pochi amici fidati è un valore, non un fallimento rispetto ai grandi gruppi.
Proporre un piano non significa "autoinvitarsi", ma manifestare un desiderio di vicinanza.
Proverei a riempire il fine settimana partendo da sé, coltivando passioni individuali o nuovi corsi, spostando il focus dall'approvazione esterna al suo benessere.
Il senso di appiattimento è un segnale d'allarme che la invita a prendersi cura di sé, forse anche attraverso un breve percorso di supporto psicologico.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Gentile utente,
nelle sue parole colpisce soprattutto la sofferenza che prova quando si ritrova senza programmi nel fine settimana e il modo in cui, in quei momenti, tende a mettere in discussione se stessa e il proprio valore.
Da ciò che scrive, però, emerge anche un dato importante: lei riconosce di avere amici, relazioni significative e persone su cui poter contare. Questo fa pensare che il problema non sia tanto l'assenza di legami, quanto il significato che attribuisce al fatto di trascorrere alcuni momenti da sola.
Quando arriva il weekend, sembra attivarsi rapidamente una serie di domande molto dolorose: "Cos'ho di sbagliato?", "Perché non mi invitano?", "Non piaccio abbastanza?". È comprensibile che, ripetendosi nel tempo, questi pensieri finiscano per alimentare frustrazione e insicurezza.
Le proporrei una riflessione: la sofferenza nasce più dal fatto di essere sola in quel momento oppure dall'idea che quella solitudine dica qualcosa di negativo sul suo valore come persona?
Spesso sono due esperienze molto diverse.
Inoltre, i social media tendono a rendere ancora più difficile questo confronto, perché mostrano soprattutto i momenti più piacevoli e socialmente gratificanti della vita degli altri, raramente la noia, la solitudine o i fine settimana trascorsi senza programmi.
Molte persone, anche se dall'esterno non sembra, attraversano periodi in cui il confronto con gli altri e la sensazione di essere "indietro" socialmente diventano molto dolorosi.
Può essere utile anche chiedersi se, oltre ad aspettare di essere invitata, esistano piccoli modi per assumere un ruolo più attivo nel proporre occasioni di incontro, senza viverlo come un peso o un'intrusione.
Cerchi, per quanto possibile, di non usare il numero di uscite o di impegni sociali come misura del suo valore personale. Avere un weekend tranquillo non significa essere meno interessante, meno amata o meno importante degli altri.
Un caro saluto.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Rendersi conto di una situazione e avere un'idea di cosa ci piace e cosa non ci piace è un ottimo punto di partenza!
Potremmo partire analizzando la situazione, per comprendere da vicino meglio quali incastri non stanno funzionando!
Dott.ssa Reka Tessuti
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Padova
Buongiorno, dal suo racconto emerge una sofferenza comprensibile e che sembra andare oltre al ritrovarsi senza programmi il fine settimana, ma sopratutto legata ai pensieri e ai dubbi che questa situazione sembra attivare sul proprio sé e sul proprio valore personale.
Quando questi dubbi diventano frequent e iniziano a influenzare l 'autostima e il benessere emotivo, può essere utile fermarsi a comprenderli più a fondo e comprendere il significato che questa situazione assume per lei.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a esplorare questi vissuti, a comprendere meglio le emozioni e i pensieri che li accompagnano e individuare modalità più funzionali per affrontarli.
Un caro saluto
Gentile Utente buonasera,
la ringrazio per aver condiviso con sincerità quello che sta vivendo — è normale sentirsi confusi e feriti quando la realtà sociale sembra restituire solitudine e confronto continuo.

Le scrivo come psicologo con competenze in mindfulness e nelle problematiche relazionali. Le propongo alcune tappe pratiche che potremo percorrere per iniziare a gestire questa sofferenza:

Normalizzare e distinguere fatti da pensieri. Quando si trova sola al sabato, prenda nota dell’evento oggettivo (es. “oggi non ho un invito”) separandolo dalle interpretazioni automatiche (“non piaccio”, “sono sbagliata”). Le interpretazioni alimentano ansia e bassa autostima; esaminarle le permette di valutarle con più distanza.

Sfidare i pensieri disfunzionali. Metta alla prova le credenze con domande semplici: quali prove ho a favore o contro questo pensiero? Ci sono spiegazioni alternative (orari diversi, gruppi consolidati, semplici dimenticanze)? Questo è un principio centrale per ridurre l’intensità delle emozioni negative.

Azioni concrete per il weekend. Programmi piccoli obiettivi graduali: 1) un’attività che piaccia (caffè con un amico, passeggiata, corso breve); 2) proporre un’idea specifica a un’amica (data, ora, luogo) invece di aspettare l’invito; 3) partecipare a eventi o gruppi con interessi comuni (laboratori, volontariato, corsi) dove incontrare persone in contesti meno “performativi”. Azioni concrete riducono il rimuginio e aumentano le opportunità relazionali.

Gestire i social. Limiti temporali e “dieta digitale” nei giorni critici possono ridurre il confronto. Ricordi che i feed mostrano momenti selezionati, non la realtà completa.

Pratiche di mindfulness per ridurre l’iper-rumore interno: per creare distanza dai pensieri autocritici e a riportare l’attenzione al momento presente, diminuendo l’impulso a rimuginare.

Lavorare sull’autostima relazionale. Identifichi almeno tre qualità o piccoli successi personali (empatia, lealtà, interessi), e le annoti regolarmente. Il rinforzo delle risorse personali, unito alle esperienze sociali graduali, favorisce una valutazione più realistica di sé.

Comunicazione con gli amici. È lecito esprimere il desiderio di vedersi in modo non accusatorio: frasi come “mi farebbe piacere passare del tempo insieme questo sabato, ti va?” sono chiare e rispettose. Spesso gli altri non si accorgono di essere esclusivi; proporre è un atto di proattività, non di invadenza.

Se lo desidera, possiamo lavorare insieme su questi passaggi che le ho elencato.

Come tanti altri psicologi e psicoterapeuti, la mia prima seduta è gratuita (anche online) e possiamo comprendere insieme, e in modo più dettagliato, di che tipo di percorso ha bisogno. Non c’è obbligo di un successivo appuntamento, né ad alcun altro impegno successivo.
Rimango a disposizione e le auguro un sereno proseguimento di giornata.
Dott. Gioele Di Rosa
Psicologo, Psicologo clinico
Catania
Ciao, capisco bene come ti senti. Questa situazione la puoi risolvere.
A mio parere autoinvitarsi non è la cosa migliore da fare ma puoi sicuramente allargare la tua cerchia di amici conoscendo nuove persone.
Per non sprecare questo bel periodo potresti darti da fare cercando di mettere da parte i social e uscire di casa.
Immagino che hai degli interessi o comunque qualcosa che ti piace fare, bene! Esci e vai a fare quella cosa che ti piace tanto! sono sicuro che incontrerai persone con cui potrai condividere questi interessi e confrontarti.
Impara ad ascoltare gli altri piuttosto che dare importanza alla tua opinione.
Dott.ssa Alice Missiroli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Non conoscendola non posso dare una risposta a suoi perché. Mi dispiace per come si sente, deve essere in questa situazione e non sapere come muoversi.
Certo, anche se sa di avere degli amici su cui contare è del tutto comprensibile il senso di solitudine. In generale si può dire che nessuno di noi abbia qualcosa di così sbagliato da meritare di rimanere soli, forse sono alcuni atteggiamenti con cui ci precludiamo la possibilità di fare qualcosa, o dovremmo esplorare più ambienti.
Vorrei poterla aiutare di più, ma mi mancano alcuni pezzi della sua storia. Se volesse uno spazio in cui portare questi argomenti e costruire dei nuovi modi per uscire di più, valuti la possibilità di farsi una chiacchierata in sostegno psicologico. Resto a disposizione.
Buona serata
Dott.ssa Emanuela Trichilo
Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Buonasera, quello che descrive sembra legato a un forte confronto con gli altri e al significato che attribuisce ai momenti di solitudine, più che a una reale mancanza di relazioni o di vita sociale.
Quando il confronto diventa molto presente, può incidere sull’autostima e portare a vivere con frustrazione situazioni che in realtà sono abbastanza comuni e variabili nella vita di ciascuno.
Se questa condizione tende a ripetersi e a pesare sull’umore, può essere utile un percorso psicologico per lavorare sui meccanismi di confronto e sul modo in cui si valuta sé stessi.
Un caro saluto.
Dott.ssa Gaia Evangelisti
Psicologo, Psicologo clinico
Genzano di Roma
Salve,
la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità quello che sta vivendo. Le emozioni che descrive — il senso di esclusione, il confronto con gli altri, la paura di “sprecare” questa fase della vita — possono essere molto dolorose, soprattutto quando sembrano ripetersi nel tempo.

Dal suo racconto però emerge anche qualcosa di importante: lei riconosce di avere legami significativi e persone su cui poter contare. Questo spesso viene messo in ombra dal confronto con ciò che vediamo fuori o sui social, che tendono a mostrarci solo i momenti più pieni e felici degli altri, facendoci sentire indietro o “sbagliati”.

Il fatto di avere weekend vuoti non definisce il suo valore, né dice qualcosa sulla sua simpatia o sulla sua capacità di essere amata. A volte questi momenti toccano aspetti più profondi dell’autostima e del bisogno di sentirsi scelti, inclusi, riconosciuti.

Forse potrebbe essere utile iniziare a guardare questa sofferenza non come un difetto da nascondere, ma come un segnale importante da ascoltare con maggiore gentilezza verso se stessa.

Un caro saluto.

Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Dott.ssa Mirea Micciché
Psicologo clinico, Psicologo
Palermo
Gentile ragazza,
dalle sue parole emerge una sofferenza che appare molto comprensibile. Ciò che sembra farla stare male non è soltanto il ritrovarsi senza programmi nel weekend, ma anche le domande e i dubbi che questa situazione suscita rispetto a se stessa.
Quando si trova a casa il sabato sera, sembra infatti attivarsi una serie di pensieri molto critici: "Cos'ho di sbagliato?", "Perché non vengo invitata?", "Non sono abbastanza simpatica o interessante?". È come se l'assenza di impegni diventasse una conferma delle sue insicurezze e un motivo per mettere in discussione il proprio valore.
Tuttavia, lei stessa riconosce di avere amici su cui poter contare e di non considerarsi una persona sola. Questo elemento suggerisce che la sofferenza potrebbe non dipendere soltanto dalla quantità di occasioni sociali, ma anche da come queste vengono vissute e interpretate. Spesso tendiamo a confrontarci con ciò che osserviamo nelle vite degli altri, immaginando che tutti abbiano sempre compagnie numerose, programmi entusiasmanti e relazioni appaganti. I social network possono amplificare questa percezione, mostrandoci soprattutto i momenti più belli e condivisibili della vita altrui, ma raramente la quotidianità nella sua complessità. Mi colpisce anche la sua paura di "sprecare il periodo più bello della vita". Quando ci convinciamo che esista un modo giusto di vivere una certa età, ogni esperienza che si discosta da quell'ideale rischia di farci sentire in ritardo, inadeguati o sbagliati. E così la mancanza di programmi nel fine settimana può trasformarsi in una fonte di frustrazione e di sofferenza ben più ampia.
Potrebbe essere utile chiedersi se il dolore che prova derivi esclusivamente dall'avere poco da fare nel weekend oppure dalla sensazione di non essere abbastanza per gli altri. Distinguere questi due aspetti può rappresentare un primo passo importante per comprendere meglio ciò che sta vivendo.
Dal momento che riferisce che questa situazione va avanti da diversi mesi, influisce sul suo umore e sembra alimentare una bassa autostima già presente, potrebbe essere prezioso concedersi uno spazio di ascolto psicologico in cui approfondire questi vissuti. Un percorso può aiutare a comprendere meglio le proprie fragilità e risorse, favorendo una visione di sé più equilibrata e meno dipendente dal confronto con gli altri.

Le auguro di poter guardare a se stessa con maggiore gentilezza: il valore di una persona non si misura dal numero di inviti ricevuti o da quanto è piena la sua agenda nel fine settimana.

Un caro saluto.
Dott.ssa Mita Piamonte
Psicologo, Psicologo clinico
San Lazzaro di Savena
Ciao, dalle tue parole emerge molta sofferenza, ma anche una consapevolezza importante: riconosci di avere persone a cui vuoi bene e che ti vogliono bene. Questo suggerisce che il problema non sia tanto l'assenza di relazioni, quanto il significato che stai attribuendo a certi momenti di solitudine.

Quando ci confrontiamo continuamente con ciò che fanno gli altri, soprattutto attraverso i social, rischiamo di osservare solo una vetrina selezionata della loro vita e di usarla come metro per giudicare la nostra. È facile allora arrivare a conclusioni molto dure verso se stessi: "c'è qualcosa che non va in me", "non sono abbastanza interessante", "non piaccio agli altri". Tuttavia, il fatto di non avere programmi ogni fine settimana non dimostra affatto che tu abbia meno valore o meno amici.

Mi sembra che la sofferenza maggiore nasca dal collegare il "non avere piani" al "non essere abbastanza". Sono due aspetti molto diversi. Una serata libera può dipendere da mille fattori organizzativi e dalle diverse fasi della vita delle persone, ma quando l'autostima è fragile tende a trasformarsi rapidamente in una conferma delle proprie insicurezze.

Un'altra riflessione riguarda l'idea che questi anni debbano necessariamente essere "i più belli della vita". È una convinzione molto diffusa, ma spesso genera più pressione che benessere. Non esiste un'età giusta per divertirsi, fare esperienze significative o costruire nuove amicizie. Ogni persona ha tempi e percorsi diversi.

Potrebbe esserti utile provare a spostare l'attenzione da ciò che non accade a ciò che desidereresti costruire per te stessa: ci sono attività, corsi, gruppi o interessi che ti incuriosiscono e che potresti coltivare indipendentemente dalla disponibilità degli altri? A volte i contesti condivisi permettono di creare nuove conoscenze e, soprattutto, di sperimentare un senso di soddisfazione che non dipende esclusivamente dall'essere invitati.

Se questa situazione sta incidendo in modo significativo sul tuo umore e sulla tua autostima da diversi mesi, potrebbe essere utile anche confrontarti con uno psicologo, per comprendere meglio i pensieri e le convinzioni che si attivano quando ti trovi sola e per rafforzare un'immagine di te meno dipendente dal confronto con gli altri.

Non sei "sbagliata" perché alcuni weekend li trascorri da sola. La domanda importante, forse, non è quante uscite fai, ma quanto il tuo valore personale stia diventando dipendente da questo parametro.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Salve, leggendo le sue parole emerge una sofferenza che credo molte persone possano comprendere, ma che spesso viene sottovalutata. Quando ci si ritrova a vivere ripetutamente i fine settimana senza programmi, mentre si ha la percezione che tutti gli altri siano costantemente circondati da amici, eventi e occasioni sociali, è facile che il problema smetta di essere soltanto la noia o il tempo libero e diventi qualcosa di molto più profondo. Mi colpisce infatti che lei non descriva tanto la mancanza di attività in sé, quanto ciò che questa situazione le fa pensare su se stessa. Ogni sabato sera senza programmi sembra trasformarsi in una sorta di prova che la sua mente utilizza per mettere in discussione il suo valore personale. Da una situazione concreta e circoscritta, il pensiero sembra rapidamente spostarsi verso conclusioni molto più ampie: "cosa c'è di sbagliato in me?", "non sono abbastanza interessante?", "non piaccio agli altri?", "non ho abbastanza amici?". È proprio questo passaggio che spesso genera la sofferenza maggiore. Da una prospettiva cognitivo comportamentale, infatti, gli eventi che viviamo influenzano il nostro stato emotivo soprattutto attraverso il significato che attribuiamo loro. Due persone possono trascorrere lo stesso sabato sera da sole e viverlo in modo completamente diverso. Una può considerarlo un momento di riposo o di libertà, mentre un'altra può interpretarlo come la conferma di essere poco importante per gli altri. È comprensibile che nel secondo caso emergano tristezza, frustrazione, senso di esclusione e un progressivo abbassamento dell'autostima. Un altro aspetto che sembra avere un peso rilevante è il confronto continuo. Oggi i social network ci espongono costantemente alle immagini più piacevoli e gratificanti della vita altrui. Finisce così che il nostro sabato sera reale venga confrontato con una selezione accurata dei momenti migliori degli altri. Questo confronto raramente è equo e spesso porta a sentirsi in difetto, anche quando la realtà è molto più sfumata di quanto appaia. Mi sembra inoltre importante sottolineare un elemento che rischia di passare inosservato. Lei scrive di avere amici su cui può contare e di sapere di non essere sola. Questa affermazione ha un valore significativo. Tuttavia sembra che, nei momenti di maggiore vulnerabilità, questa consapevolezza venga temporaneamente oscurata dal dolore e lasci spazio all'idea di essere esclusa o meno importante degli altri. È come se la sua mente, davanti a un weekend vuoto, dimenticasse tutte le prove che raccontano una storia diversa. Quello che descrive assomiglia a un circolo che tende ad autoalimentarsi. Più ci si sente esclusi, più si osservano gli altri. Più si osservano gli altri, più si notano le occasioni sociali che sembrano mancare. Più si percepisce questa distanza, più cresce la sensazione di essere sbagliati. E più ci si sente sbagliati, più diventa difficile muoversi spontaneamente verso nuove opportunità relazionali. Credo che sarebbe utile provare a spostare gradualmente l'attenzione da una domanda come "perché gli altri fanno più cose di me?" a una domanda diversa: "quali significati sto attribuendo a questa situazione?". Spesso la sofferenza non nasce soltanto dalla realtà che stiamo vivendo, ma dal modo in cui quella realtà entra in contatto con alcune convinzioni profonde sul nostro valore, sulla nostra desiderabilità e sul nostro posto nelle relazioni. Proprio per questo motivo penso che un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio prezioso per comprendere meglio questi meccanismi. Non tanto per insegnarle come riempire i fine settimana, quanto per aiutarla a comprendere perché determinati momenti attivino dubbi così dolorosi su se stessa e perché il confronto con gli altri finisca per incidere così profondamente sulla sua autostima. Spesso dietro queste esperienze vi sono schemi di funzionamento che si costruiscono nel tempo e che meritano di essere conosciuti e compresi con maggiore profondità. Dal suo racconto emerge una ragazza che desidera relazioni autentiche, appartenenza e condivisione. Sono bisogni umani profondamente legittimi. Il fatto che oggi stia soffrendo per questa situazione non significa che ci sia qualcosa di sbagliato in lei. Potrebbe invece essere un'occasione importante per comprendere meglio il rapporto che ha con se stessa, con il giudizio degli altri e con il proprio senso di valore personale. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, le consiglio un percorso psicologico che la sostenga in questo difficile momento della sua vita. Cordiali saluti.
Ciao. Innanzitutto ti ringrazio per aver condiviso questo vissuto così intimo e doloroso. Voglio dirti una cosa importante fin da subito: non c'è assolutamente nulla di sbagliato in te.
Leggendo le tue parole si percepiscono la frustrazione, la nebbia e quel senso di "ingrigimento" di cui parli. È una sensazione dolorosa, ma è anche un segnale che il suo mondo interno le sta inviando: c'è un profondo desiderio di connessione, vitalità e condivisione che in questo momento non sta trovando spazio.
Proviamo a fare un passo indietro insieme e a guardare questa situazione da una prospettiva diversa, esplorando tre nodi centrali del tuo racconto.

La trappola del confronto (e l'illusione dei social)
Dici che tutti a 25 anni si divertono in grandi compagnie, che persino tua mamma esce più di te, e che i social mostrano vite scintillanti. Questo crea un corto circuito automatico nella tua mente: “Se gli altri fanno questo e io no, allora io sono sbagliata/non abbastanza simpatica”. Questa si chiama distorsione cognitiva del confronto. I social network sono un catalizzatore di "momenti clou" filtrati, non della realtà quotidiana. Inoltre, i grandi gruppi di amici spesso offrono dinamiche superficiali, non vera intimità. Confrontare il tuo "dietro le quinte" (il sabato sera a casa) con il "palcoscenico" degli altri (la foto di gruppo su Instagram) è profondamente ingiusto verso te stessa.

La paura del rifiuto e il mito dell'“autoinvito”
Hai scritto una frase chiave: "So di avere amici su cui contare... ma non voglio diventare pesante e autoinvitarmi". C'è un blocco invisibile che ti impedisce di fare il primo passo. Spesso diamo per scontato che se gli altri non ci cercano, allora non ci vogliono. Ma la verità è che a 25 anni le persone sono spesso assorbite dalle proprie routine, stanche, o semplicemente disorganizzate.
Proporre un piano o chiedere "Cosa fate di bello questo weekend? Posso unirmi?" non ti rende "pesante". Dimostra invece interesse. I veri amici di solito accolgono con gioia l'iniziativa, perché solleva anche loro dal compito di dover sempre organizzare.

Il peso delle aspettative: "Gli anni migliori della vita"
La narrazione sociale secondo cui i vent'anni devono essere un carnevale continuo di feste e uscite è un'enorme fonte di ansia. Questo "dover essere" ti schiaccia. I vent'anni sono in realtà un periodo di grande transizione, spesso instabile, faticoso e pieno di solitudine per moltissimi tuoi coetanei. Non stai sprecando nulla; stai solo attraversando una fase di stallo.
Per attuare dei cambiamenti non servono grandi stravolgimenti; inizia con piccoli passi strategicamente studiati che ti permettono di cambiare prospettiva:
-fai un “detox” dai social nel weekend: se non vedi cosa fanno gli altri, il senso di frustrazione legato al confronto si ridurrà automaticamente;
-prendi l'iniziativa, anche in piccolo, proponendo una passeggiata o un aperitivo;
-coltiva il "tempo con te stessa" sfruttando il weekend come tempo da dedicare ad un hobby che ti faccia stare bene e farne un momento volutamente solo tuo.
Ricorda che la tua autostima non è fissa: aumenta ogni volta che fai una piccola azione coraggiosa per te stessa, come chiedere di uscire o fare qualcosa che ti fa stare bene da sola. Sei una ragazza riflessiva e sensibile, e questa è una risorsa, non un limite.
Se senti che questo blocco è troppo pesante da scardinare da sola e continua ad alimentare questa spirale di scontrosetta e bassa autostima, valutare qualche seduta di supporto psicologico potrebbe aiutarti tantissimo a ritrovare la tua bussola e la tua sicurezza.
Spero di esserti stata d’aiuto. Buona giornata
Dott. Giuseppe Zucaro
Psicologo, Psicologo clinico
Corato
Grazie per aver condiviso parte del tuo vissuto. Quello che emerge è un senso di solitudine e di inadeguatezza molto profonda, che purtroppo innesca un circolo vizioso: il weekend vuoto si trasforma in un momento di severo giudizio verso te stessa, dove inizi a farti domande dolorose su quanto vali, sulla tua simpatia e sulla tua capacità di stare con gli altri.
È comprensibile sentirsi "ingrigite" e frustrate, specialmente quando il confronto con l'esterno – amplificato dai social e persino dalla vita attiva di tua mamma – ti rimanda l'idea di essere l'unica a "fallire" in quello che tutti definiscono come il periodo più bello della vita. La verità è che il valore dei tuoi vent'anni non si misura dal numero di eventi a cui partecipi il sabato sera, ma quando ci si trova dentro a questi pensieri è difficilissimo vederlo, e l'ansia di diventare pesante o sgradevole rischia solo di farti isolare ancora di più.
Questa frustrazione e la bassa autostima che ne deriva sono nodi importanti che meritano di essere ascoltati e sciolti, per aiutarti a ritrovare una tua dimensione di benessere che non dipenda dal riflesso degli impegni altrui.
Intraprendere un percorso personalizzato può essere il primo passo concreto per fare spazio a nuove possibilità e ricostruire la tua sicurezza.
Se hai voglia di parlarne e di affrontare insieme questo momento di stallo, ti invito a fissare un primo colloquio privato in studio o online.
Gentile utente, leggendo il suo messaggio mi sono chiesta quale sarebbe per lei una risposta soddisfacente. Le chiedo questo perché, al di là della difficoltà concreta che descrive nel trovare occasioni per uscire durante il weekend, mi ha colpito soprattutto un altro aspetto.
Mi sembra infatti che il problema non sia soltanto il ritrovarsi senza programmi il sabato sera, ma il significato che questa situazione assume ai suoi occhi. Da una circostanza che potrebbe dipendere da molti fattori ("questo weekend non ho piani"), sembra arrivare rapidamente a conclusioni su se stessa ("non sono abbastanza simpatica?", "non piaccio alle persone?", "ho qualcosa di sbagliato?").
Mi domanderei quindi da dove nasca questo collegamento tra l'essere sola in alcuni momenti e il sentirsi in qualche modo meno valida o meno degna di essere scelta dagli altri. È qualcosa che riconosce anche in altri ambiti della sua vita o riguarda soprattutto le relazioni amicali?
Credo che questa possa essere uno spunto di riflessione importante. Potrebbe essere utile osservare quanto questa sofferenza stia incidendo sul suo benessere quotidiano, sulla sua autostima e sul modo in cui vive le relazioni.
Se desidera approfondire questi aspetti o confrontarsi in uno spazio dedicato, può prenotare un colloquio conoscitivo: sarò disponibile ad ascoltarla e ad aiutarla a comprendere meglio ciò che sta vivendo.
Dott. Dario Martelli
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Buongiorno, sicuramente le relazioni sono importanti nella vita di una persona e rispecchiano alcune volte come ci consideriamo, come pensiamo di essere. Si avvertono il suo desiderio di aprirsi e le sue domande. Potrebbe essere utile una consultazione psicologica per entrare più in profondità nei suoi dubbi e aiutarla a trovare un senso. Se ritiene sono disponibile anche online. Buona Giornata. Dario Martelli
Dott.ssa Nicole Nanni
Psicologo, Psicologo clinico
Cagliari
Salve, dalle sue parole emerge soprattutto un senso di esclusione e il timore che avere pochi programmi nel weekend significhi avere qualcosa di sbagliato. In realtà, avere una vita sociale diversa da quella che vede intorno a sé non significa essere meno interessante o meno importante.
Il rischio è che ogni sabato senza programmi diventi una conferma delle sue insicurezze, alimentando frustrazione e tristezza. Più che chiedersi perché gli altri non la invitino, potrebbe essere utile provare a dialogare con i suoi amici ed esprimere ciò che sente.
Inoltre, lavorare sull'autostima significa anche imparare a non misurare il proprio valore in base al numero di uscite o di persone che si hanno attorno. Se questa sofferenza persiste, potrebbe essere utile approfondirla in un percorso psicologico. Un caro saluto
Capisco quanto questa situazione possa essere frustrante. Tuttavia, il fatto di ritrovarti senza programmi nel weekend non significa che ci sia qualcosa di sbagliato in te o che tu non sia apprezzata dagli altri. Spesso, quando ci sentiamo soli, tendiamo a interpretare l'assenza di inviti come una conferma delle nostre insicurezze, soprattutto se l'autostima è già fragile.
Dal tuo racconto emerge che hai amici su cui puoi contare: questo è un elemento importante che merita di essere riconosciuto. Il problema sembra essere più la distanza tra la vita sociale che desidereresti avere e quella che stai vivendo in questo momento.
Anche i social possono alimentare il confronto, facendoci credere che tutti gli altri siano sempre circondati da persone e impegnati in attività divertenti, quando in realtà mostrano solo una parte della loro vita.
Più che chiederti cosa ci sia di sbagliato in te, potrebbe essere utile chiederti quali piccoli passi puoi fare per costruire occasioni nuove: proporre un'uscita, coltivare un interesse o frequentare nuovi contesti. La tua situazione attuale non definisce il tuo valore come persona.
Buongiorno, il peso che descrive è comprensibile: non è solo “non avere programmi”, ma il significato che quel sabato sera vuoto finisce per prendere. Da semplice momento libero diventa una specie di prova: “se sono a casa, allora valgo meno, non piaccio, non sono scelta”.

Il punto però è che un weekend senza inviti non misura il suo valore. Misura, semmai, quanto in questo momento la sua vita sociale ha bisogno di essere riorganizzata, non giudicata. Se resta ad aspettare che siano gli altri a chiamarla, ogni silenzio rischia di sembrare un rifiuto. Ma proporsi non significa essere pesante: significa esistere anche lei dentro i legami.

Un piccolo passo concreto potrebbe essere questo: entro metà settimana scelga lei una proposta semplice, leggera, non drammatica: un caffè, una passeggiata, un cinema, un aperitivo. Non “mi portate con voi?”, ma “io pensavo di fare questa cosa, ti va di venire?”. È diverso: non chiede un posto nella vita degli altri, crea un piccolo spazio.

E se nessuno può, non trasformi quel no in una sentenza. Prepari comunque un programma minimo per sé, anche semplice. L’obiettivo non è avere subito grandi compagnie, ma smettere di lasciare che il sabato sera decida chi è.

Anche i social, nei momenti di fragilità, possono diventare una lente deformante: mostrano la festa degli altri proprio quando lei sta cercando prove contro di sé.

Se questa sensazione di vuoto e svalutazione continua a pesare, può essere utile parlarne in uno spazio psicologico, anche online, per lavorare non solo sull’autostima, ma sul modo in cui si avvicina agli altri senza sentirsi di troppo.

Un caro saluto.
Dott. Daniele Migliore
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Salve,
da quello che racconta sembra che l'aspetto che le causi più sofferenza non è tanto la solitudine in sé ma come lei si relaziona ad essa: dunque il sabato sera senza impegni diventa la prova per cui lei è "sbagliata" o non desiderata.
Il confronto continuo con gli altri inevitabilmente porta a dei paragoni e questi possono essere dolorosi se le aspettative che abbiamo su noi stessi vengono costantemente disattese.
Lei riporta di avere amici e relazioni significative, una risorsa importante, dunque forse bisognerebbe domandarsi perché il non avere programmi o impegni per il fine settimana diventi un'occasione per giudicare sé stessa.
Prenda in considerazione la possibilità di iniziare un percorso psicologico che la aiuti a esplorare proprio questo aspetto e a costruire un senso di valore meno dipendente dal confronto con gli altri.
Le auguro il meglio,

Dott. Daniele Migliore
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Buonasera, credo che semplicemente dovrebbe ampliare la sua cerchia di amici. Se molto dei suoi sono accompagnati, è naturale che nei fine settimana li veda meno. Può provare ad organizzare qualcosa, anziché attendere che loro la invitino. Se invece sente che c'è qualcosa che la"blocca" in tal senso, la prospettiva della situazione cambia .
Cordiali saluti
Dottoressa Valeria Randisi
Buongiorno,
dal suo scritto mi risulta molto consapevole sulla sua situazione. I social come lei scrive sono sicuramente aggravanti, qualsiasi paragone che non sia alla sè stessa del passato lo è. Provi a pensare a cosa la fa stare bene, cosa le fa vibrare il cuore. Soltanto uscire con gli amici? Soltanto la festa? La festa prima o poi finisce, la quotidianità resta. Ottimo se lei ha già qualche amico stretto, basta e avanza. Un percorso di consapevolezza e di riscoperta delle sue potenzialità e delle sue risorse potrebbe aiutarla a stare meglio. Saluti
Leggendo le tue parole, mi ha colpito soprattutto una frase: "non voglio diventare pesante con i miei amici e autoinvitarmi". Mi chiedo se la sofferenza nasca solo dal ritrovarti senza programmi o anche dal timore di prendere iniziativa per paura di risultare invadente, indesiderata o di ricevere un rifiuto. Spesso, quando abbiamo paura di dare fastidio, finiamo per restare in attesa che siano gli altri a cercarci. Ma l'attesa, col tempo, può trasformarsi nella convinzione di non essere abbastanza importante per nessuno. Sarebbe interessante esplorare se nella tua vita questa sensazione di "occupare troppo spazio" o di dover chiedere poco agli altri compare anche in altri contesti e relazioni. A volte non è la mancanza di amici a far soffrire, ma la difficoltà a sentirsi legittimati a cercarli. È un tema delicato che merita di essere approfondito, perché dietro la frustrazione del weekend potrebbe esserci qualcosa di molto più profondo del semplice "non avere programmi".
Dott.ssa Simona Fresu
Psicologo clinico, Psicologo
Assemini
Gentile utente, grazie per aver condiviso la sua esperienza e i vissuti che la stanno portando a provare diverse emozioni. Sentirsi irrigiditi e bloccati il fine settimana, e pensare che il resto del mondo, compresa sua madre di età più grande, ma anche le persone sui social, si stiano divertendo o abbiano sempre qualcosa da fare, può portare ad un sentimento di isolamento e sfociare in dubbi rispetto al proprio valore. A tutto ciò si aggiunge anche il pensiero comune che i vent'anni debbano essere "il periodo più bello della vita". Tutto ciò alimenta la sensazione di solitudine, bloccandola nella paura di risultare pesante e portandola a non sentire i propri amici nel momento in cui sa che hanno organizzato qualcosa. Forse per paura di non essere accolta in quel programma? Mi colpisce come nel suo racconto specifichi di non essere sola, ma di avere amici su cui poter contare. Nonostante questo, sembra però scattare un qualcosa che sta diventando un po' automatico: l’assenza di piani per il fine settimana la porta a mettere in dubbio il proprio valore e anche il fatto che gli altri possano aver piacere nello stare con lei. Tutto ciò accade, anche perché sembra esserci una forte pressione esterna, alimentata dai social che apparentemente ci mostrano vite di persone che fanno un sacco di cose e che sembrano divertirsi. Ciò in realtà rappresenta solo una vetrina, una facciata di ciò che vogliono mostrare agli altri e non ciò che accade veramente nella vita di tutti i giorni, portandoci a pensare che il weekend debba per forza essere trascorso in compagnia. Quindi quando la realtà, che è molto più semplice di quanto appare nei social, non coincide con le aspettative, il rischio è quello di colpevolizzarsi e avere un impatto sull’autostima e sull'idea di sé. Questo la porta infatti ad avere dei dubbi come quello di risultare pesante nel momento in cui vorrebbe chiedere ai propri amici di poter partecipare ai loro piani, impedendole di fare il primo passo e mettersi in gioco. Questo potrebbe essere un interessante punto da approfondire e da cui partire per migliorare il proprio benessere. Un percorso psicologico potrebbe infatti essere utile per comprendere meglio come migliorare la propria autostima e gestire le emozioni che prova durante il fine settimana, per trovare modalità più in linea con i suoi desideri di passare il suo tempo e comunicare i suoi bisogni alla sua rete di amici, senza il timore di essere giudicata come pesante. Se sente il bisogno di esplorare questi vissuti, le lascio la mia disponibilità.
Le auguro di cuore di ritrovare serenità e di distaccarsi dalla pressione di dover vivere questi anni della propria vita come necessariamente i migliori. Mi sento di rassicurarla sul fatto che la vita riserva bellezza ad ogni età, bisogna essere disposti a vederla e coltivarla.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Simona Fresu
Psicologa - Specializzanda in Psicoterapia Sistemico-Relazionale
Dott.ssa FIlomena Guida
Psicologo
Castellammare di Stabia
Grazie per aver condiviso in modo così sincero quello che stai vivendo.
Quello che descrivi è un’esperienza molto più comune di quanto possa sembrare: periodi in cui la vita sociale appare più “vuota”, soprattutto nel weekend, possono attivare facilmente pensieri di confronto, autosvalutazione e senso di esclusione.
È importante distinguere però tra ciò che sta accadendo fuori (avere meno piani nel fine settimana) e ciò che questa situazione attiva dentro di te (pensieri come “non sono abbastanza”, “c’è qualcosa che non va in me”, “gli altri vivono meglio di me”).
Quando ci sentiamo soli o poco coinvolti, la mente tende spesso a dare una spiegazione personale e globale, mettendo in discussione il proprio valore. In realtà, la quantità di impegni sociali non è un indicatore affidabile della qualità delle relazioni né del proprio valore personale.
Inoltre, i social media possono amplificare questa percezione, mostrando soprattutto momenti di socialità intensa degli altri, che però rappresentano solo una parte della loro quotidianità.
Il fatto che tu abbia amici, che non ti percepisca come “sola”, ma che allo stesso tempo viva con sofferenza alcuni momenti del weekend, suggerisce che il tema centrale non sia la mancanza di relazioni, ma il significato che attribuisci a questi momenti di vuoto e il dialogo interno che ne deriva.
Può essere utile lavorare proprio su questo: da un lato sulla possibilità di costruire in modo più attivo spazi e occasioni che ti facciano stare bene (senza aspettare necessariamente l’invito degli altri), dall’altro sul modo in cui interpreti i momenti di solitudine, che non coincidono automaticamente con “essere sbagliata” o “non essere abbastanza”.
Anche il timore di diventare “pesante” o di autoinvitarti parla di un’attenzione molto forte al giudizio altrui, che può rendere più difficile esprimere bisogni e desideri in modo spontaneo.
Se questa situazione sta incidendo sull’autostima e sul tuo benessere emotivo, potrebbe essere utile uno spazio psicologico in cui esplorare questi pensieri, lavorare sul confronto sociale e rafforzare la percezione del proprio valore indipendentemente dalla quantità di attività sociali del momento.
Resto a disposizione.
Filomena Guida
Dott.ssa Giorgia Bonaccorsi
Psicologo, Psicologo clinico
Aci Bonaccorsi
Salve, dalle sue parole non emerge tanto una mancanza di amici, quanto una sofferenza legata al significato che attribuisce ai momenti in cui si ritrova senza programmi. Sembra che da un weekend libero lei arrivi facilmente a concludere che ci sia qualcosa di sbagliato in sé o che non piaccia abbastanza agli altri.
Il confronto con le vite altrui, soprattutto attraverso i social, può amplificare questi pensieri e alimentare un senso di esclusione che non sempre corrisponde alla realtà. Inoltre, quando ci si sente poco sicuri di sé, si tende ad aspettare che siano gli altri a coinvolgerci, interpretando la mancanza di inviti come una conferma dei propri timori. Recuperare invece una posizione più attiva, proponendo attività, coltivando interessi personali o frequentando nuovi contesti sociali, può aiutare a sentirsi meno dipendenti dalle iniziative altrui e più protagonisti della propria vita relazionale.
Considerando che riferisce anche una bassa autostima, potrebbe essere utile intraprendere un percorso psicologico per approfondire questi vissuti e rafforzare la fiducia nelle proprie risorse personali.
Dott.ssa Michela Massettini
Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Salve e grazie per aver condiviso una situazione che, per quanto possa far sentire "sbagliati", è in realtà più comune di quanto si pensi.

Dalle tue parole emerge molta sofferenza, ma anche un aspetto importante: non descrivi una vera assenza di relazioni, quanto piuttosto il dolore che nasce dal confronto tra la tua vita e quella che sembra avere chi ti circonda. Quando ci ritroviamo soli in alcuni momenti, soprattutto nel fine settimana, è facile iniziare a chiederci se ci sia qualcosa che non va in noi, trasformando una circostanza in un giudizio sul nostro valore personale.

Inoltre, i social network tendono a mostrare soprattutto i momenti più piacevoli e condivisibili della vita degli altri, alimentando la sensazione di essere gli unici a vivere determinate difficoltà.

Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a comprendere meglio cosa rappresenta per te questa solitudine, quali bisogni esprime e come si collega alla tua autostima e all'immagine che hai di te stessa. In un'ottica umanistico-esistenziale, infatti, ci si concentra anche sul dare significato all'esperienza che si sta vivendo e sul riscoprire le proprie risorse, i propri desideri e il proprio modo autentico di stare in relazione con gli altri.

Se lo desideri, è possibile affrontare questi temi anche attraverso colloqui online.
Un caro saluto.
Dott.ssa Michela Massettini - Psicologa
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,
potrebbe meglio esplorare il tema qui riportato all' interno di uno spazio di ascolto più ampio che solo una psicoterapia potrebbe fornirle. Consulti uno specialista, vedrà che col tempo potrebbe trovare le risposte che cerca.

Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara

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