Sto molto molto male da ottobre. Ho preso un anticoncezionale che mi ha fatto male e mi ha generato

Sto molto molto male da ottobre. Ho preso un anticoncezionale che mi ha fatto male e mi ha generato ansia però da quel momento la mi a ansia mi ha portato a indagare su una questione lavorativa che stavo vivendo e purtroppo è venuto fuori che si è confermato il mio incubo peggiore. Ora sono letteralmente bloccata e non so più come ripartire con il lavoro. Dovrei entrare nel dettaglio per spiegarmi, ma è complesso. Per mesi sono stata così male da avere attacchi di ansia fortissimi e non poter mettere piede fuori casa, poi ho preso olanzapina e mi sono ripresa un po’ ma mi sono accorta che stavo ingrassando ( in realtà forse era la pillola) e ho interrotto subito. La pillola ha aggravato intanto la mia acne che è diventata così forte e violenta da non sapere dove mettere mano più. Anche lì ci sarebbe molto da dire. Sto consultando una psicologa per un servizio gratuito ma non lo aiuta: mi dice di farmi forza, che è questione di volontà, di truccarmi e mandare curriculum come se non lo facessi senza capire che questo non risolve il problema. Ora riesco a uscire, fingermi normale , ma dentro sto ancora male e l’ansia è fortissima ormai anche solo per scegliere un detergente che so che non mi curerà. Avrei bisogno di un bravo medico ma al momento non me lo posso permettere. Cosa devo fare per alleviare l’ansia? Non andrà via finché non risolvo il problema? L’anticoncezionale comunque non lo prendo più. Grazie per i vostri consigli.

33 risposte


Buonasera, potrebbe essere utile contattare il suo ginecologo per approfondire la situazione relativa alla pillola anticoncezionale e valutare insieme eventuali effetti collaterali. Sarà lo specialista a indicare se sia opportuno proseguire con la terapia, modificare il tipo di pillola, sospenderla o prendere in considerazione un metodo contraccettivo alternativo. Per quanto riguarda l’ansia, è importante affidarsi a un professionista che possa aiutarla a comprendere quali fattori alimentano questo stato di agitazione e malessere. L’ansia, infatti, rappresenta spesso un sintomo e non la causa del problema. Il percorso per affrontarla richiede tempo, costanza, pazienza e coraggio, senza la necessità di ottenere risultati immediati.

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Da quello che racconti, sembra che tu stia affrontando contemporaneamente più fonti di sofferenza: cambiamenti fisici, ansia intensa e una situazione lavorativa che ha confermato una paura per te molto importante. Una cosa che mi colpisce è che descrivi mesi in cui hai cercato di gestire una sofferenza enorme, eppure oggi riesci a uscire di casa e a portare avanti alcune attività. Questo mi fa pensare che il problema non sia la mancanza di forza di volontà. Spesso, quando una paura che ci accompagna da tempo trova una conferma nella realtà, l'ansia non dipende più soltanto dall'evento in sé. Può essere alimentata anche dal tentativo continuo di capire, controllare, trovare una soluzione definitiva o la certezza che non accadrà più nulla di negativo. Per questo motivo la domanda non sempre è "come faccio a eliminare l'ansia?", ma anche "cosa la mantiene accesa in questo momento?". Da ciò che scrivi emerge una sofferenza importante e merita di essere compresa nella sua complessità, senza ridurla a un semplice "fatti forza". A volte la sofferenza non diminuisce perché manca l'impegno, ma perché il problema richiede di essere osservato da una prospettiva diversa. Ti auguro di continuare a prenderti sul serio e di non minimizzare quello che stai vivendo.


Buongiorno, da ciò che descrive emerge una sofferenza intensa e prolungata che coinvolge diversi aspetti della sua vita: l’ansia, la salute fisica, il lavoro e il senso di blocco che sta sperimentando. Quando più fattori stressanti si sovrappongono, può accadere che l’organismo entri in uno stato di allerta costante, rendendo difficile prendere decisioni, tollerare l’incertezza e ritrovare fiducia nelle proprie risorse. È comprensibile che l’esperienza vissuta con il contraccettivo e le successive difficoltà lavorative abbiano rappresentato eventi particolarmente significativi. Tuttavia, quando l’ansia diventa così intensa da influenzare il funzionamento quotidiano, spesso non è mantenuta soltanto dal problema iniziale, ma anche dai meccanismi che si instaurano nel tempo: preoccupazioni continue, ipervigilanza verso il corpo, paura delle sensazioni fisiche e difficoltà a sentirsi nuovamente al sicuro. Frasi come “devo farmi forza” o “basta impegnarsi di più” raramente sono sufficienti quando la sofferenza è così elevata. In questi casi può essere utile un percorso psicologico strutturato e, se necessario, una valutazione specialistica che permetta di comprendere meglio il quadro clinico e individuare gli interventi più appropriati. L’ansia non necessariamente scomparirà solo quando il problema lavorativo sarà risolto. Spesso è possibile iniziare a stare meglio anche prima, imparando gradualmente a ridurre lo stato di allarme e a recuperare spazi di vita, autonomia e benessere. Se sente che il percorso attuale non sta rispondendo ai suoi bisogni, potrebbe essere utile confrontarsi con un altro professionista per una valutazione più approfondita. Nel frattempo, continui a prendersi cura di sé senza pretendere di “tornare come prima” immediatamente: il recupero può richiedere tempo, ma la sofferenza che descrive merita di essere accolta e trattata con la dovuta attenzione. Un caro saluto.


Buonasera, da quello che racconta sembra che negli ultimi mesi si siano sommati diversi eventi molto stressanti, ed è comprensibile sentirsi sopraffatta. L'ansia può diventare così intensa da influenzare il modo in cui affrontiamo anche le decisioni più piccole, ma questo non significa che resterà così per sempre. È importante sapere che non è necessario risolvere tutti i problemi prima che l'ansia diminuisca: spesso accade il contrario. Quando l'ansia si riduce, diventa più facile affrontare le difficoltà con lucidità. Se sente che il supporto che sta ricevendo non risponde ai suoi bisogni, provi a parlarne chiaramente con il professionista che la sta seguendo o, nel caso persista, si rivolga a qualcun altro che utilizzi un approccio differente dal primo, a volte aiuta. Con il trattamento adeguato è possibile stare meglio. Le auguro di trovare il supporto di cui ha bisogno. Dott.ssa Mara Di Clemente


Buon pomeriggio, comprendo che la sua situazione è delicata, nonostante ci siano dei passaggi saltati che possono essere solo intuiti. Chiede cosa fare per alleviare l'ansia, avendo già narrato una serie di tentativi di soluzione che non hanno funzionato o che sono rimasti un pò sospesi, come l'olanzapina che non sa se l'abbia fatta ingrassare oppure no. Chiede se risolvere il problema, immagino lavorativo, allevierà la sua ansia. E' davvero difficile darle una risposta non conoscendo i termini del problema. Alcuni aspetti probabilmente può capirli meglio lei, chiedendosi se la sua ansia è tutta collegata al problema che sta affrontando o se, per vari motivi, è così pervasiva da renderle difficile vivere questo momento con maggiore positività. Non so se sono stata utile, dato che non le ho dato risposte più nette. In ogni caso le auguro in bocca al lupo per la sua situazione. saluti, dott.ssa Rachele Petrini


Buongiorno gentile Utente, dal suo racconto emerge una sofferenza molto intensa che dura ormai da diversi mesi e che sembra essersi sviluppata attraverso una combinazione di fattori fisici, emotivi e legati alla sua situazione lavorativa. Quando più eventi stressanti si accumulano nello stesso periodo, può diventare difficile distinguere dove finisca una causa e dove inizi l'altra, e la sensazione che ne deriva è spesso quella di essere rimasti intrappolati in un circolo da cui non si riesce a uscire. Mi colpisce il fatto che lei descriva un prima e un dopo molto netti. Da un lato l'esperienza negativa con l'anticoncezionale, dall'altro la scoperta di una situazione lavorativa che ha confermato una paura molto profonda che già portava dentro di sé. Talvolta accade che un evento fisico o farmacologico possa aumentare la vulnerabilità emotiva e rendere più difficile gestire preoccupazioni che erano già presenti, ma che fino a quel momento erano rimaste maggiormente sotto controllo. Questo non significa necessariamente che tutto ciò che sta vivendo oggi sia ancora causato dall'anticoncezionale, quanto piuttosto che da quel momento in poi si sia attivato un sistema di allarme che ha continuato ad alimentarsi attraverso molteplici fattori. Da ciò che racconta, l'ansia sembra aver assunto un ruolo molto invasivo nella sua vita. Non riguarda più soltanto il lavoro o la salute, ma si è estesa a numerosi aspetti della quotidianità, fino a coinvolgere decisioni apparentemente semplici, come la scelta di un detergente. Questo è un fenomeno che si osserva spesso quando l'ansia diventa cronica: la mente entra in una modalità di continua ricerca di soluzioni e rassicurazioni, ma ogni risposta trovata sembra durare pochissimo prima che emerga una nuova preoccupazione. Comprendo anche la sua frustrazione rispetto al percorso che sta svolgendo. Naturalmente non posso sapere nel dettaglio cosa stia accadendo nella relazione con la professionista che la segue, ma dal suo racconto sembra che lei abbia bisogno soprattutto di sentirsi compresa nella complessità della sua esperienza. Quando una persona si sente dire semplicemente di "farsi forza" o di impegnarsi di più, può avere l'impressione che il proprio dolore venga ridotto a una questione di volontà, mentre ciò che sta vivendo appare molto più profondo e articolato. Alla domanda se l'ansia scomparirà soltanto quando risolverà il problema, la risposta è spesso più sfumata. Certamente esistono situazioni reali che generano sofferenza e che meritano di essere affrontate. Tuttavia, quando l'ansia raggiunge livelli molto elevati, tende a sviluppare una vita propria. In altre parole, può continuare ad alimentarsi anche indipendentemente dal problema iniziale. È per questo che molte persone scoprono che, pur risolvendo una difficoltà concreta, la mente continua a restare in allerta e a spostare la preoccupazione su altri aspetti della vita. Mi sembra quindi importante lavorare su due piani differenti. Da una parte affrontare gradualmente le questioni concrete che la preoccupano, comprese quelle lavorative e mediche. Dall'altra intervenire direttamente sui meccanismi dell'ansia, che oggi sembrano contribuire in modo significativo al suo malessere. Non perché il problema non esista, ma perché il livello di allarme che sta vivendo rischia di renderlo ancora più difficile da affrontare. Considerando che ha già avuto attacchi d'ansia molto intensi, un'importante limitazione della vita quotidiana e una sofferenza persistente da diversi mesi, potrebbe essere utile valutare anche un confronto con uno specialista in ambito psichiatrico attraverso i servizi pubblici territoriali, qualora non fosse economicamente possibile accedere privatamente. In Italia esistono strutture del Servizio Sanitario Nazionale che possono offrire valutazioni psicologiche e psichiatriche a costi molto contenuti o gratuitamente, a seconda della situazione. Vorrei infine sottolineare un aspetto che emerge chiaramente dal suo messaggio: nonostante la fatica, lei continua a cercare aiuto, a informarsi, a uscire di casa e a confrontarsi con il problema. Questo mi fa pensare che, accanto alla parte esausta e scoraggiata, esista ancora una parte che sta cercando una strada per stare meglio. Ed è una risorsa importante, anche se in questo momento forse le sembra molto lontana. Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione, Dott. Luca Vocino

Dott. Luca Vocino

Dott. Luca Vocino

psicologo clinico

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Salve, da ciò che racconta sembra che l’anticoncezionale possa aver rappresentato un fattore scatenante, ma che poi si sia attivato un circolo molto forte tra ansia, difficoltà lavorative e preoccupazioni per il corpo e la salute. Quando l’ansia resta alta per tanto tempo, anche le scelte più piccole possono diventare pesanti e faticose. Il fatto che oggi riesca di nuovo a uscire di casa è comunque un segnale positivo, anche se dentro sente ancora molta sofferenza. Probabilmente non si tratta solo di “forza di volontà”, ma del bisogno di sentirsi realmente compresa e aiutata in modo adeguato. Se possibile, potrebbe valutare un supporto psicologico tramite servizi pubblici o consultori, così da non affrontare tutto da sola. L’ansia spesso diminuisce gradualmente quando la persona ritrova un senso di sicurezza e contenimento. Un caro saluto. Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.


La ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità quello che sta attraversando; capisco quanto tutto questo sia stato pesante e confuso per lei. Le propongo alcune prime indicazioni pratiche e compassionevoli: Prima cosa: la sua sofferenza è reale e ha senso, non è una mancanza di volontà. Minimizzare non aiuta; riconoscere il dolore è il primo passo. Ansia e sintomi fisici (acne, aumento di peso) possono essere collegati sia a farmaci sia alla reazione emotiva: è importante parlarne con un medico per valutare alternative farmacologiche in modo sicuro. Per l’ansia acuta: tecniche di grounding e respirazione (respirazione diaframmatica 4-4-6), e pratiche brevi di mindfulness quotidiana (5–10 minuti) possono ridurre l’intensità degli attacchi e aumentare la tolleranza delle emozioni. Per il lavoro: spezzetti il problema in passi piccoli e concreti (es. scrivere una breve frase che descriva la situazione; aggiornare un documento; inviare una mail) e lavori su credenze disfunzionali che bloccano l’azione (es. “se non faccio tutto perfettamente, non valgo”). Lavorando in terapia si può integrare: ristrutturazione cognitiva per i pensieri intrusivi, esposizione graduale alle situazioni temute, e mindfulness per la regolazione emotiva. Se al momento non può permettersi un medico privato, cerchi servizi pubblici, consultori, o sportelli di psicologia universitari; spesso esistono percorsi a basso costo o gratuiti. Come tanti altri psicologi e psicoterapeuti, la mia prima seduta è gratuita (anche online) e possiamo comprendere insieme, e in modo più dettagliato, di che tipo di percorso ha bisogno. Non c’è obbligo di un successivo appuntamento, né ad alcun altro impegno successivo. Rimango a disposizione e le auguro un sereno proseguimento di giornata.


Salve, quando si sentirà pronta e ne avrà la possibilità, suggerirei di cominciare un percorso di terapia con uno Psicoterapeuta Funzionale ad approccio Psico-corporeo integrato; questo poiché tale approccio, considerando la persona nella sua interezza e andando a lavorare su tutti i piani funzionali, ritengo sia il più indicato per affrontare problematiche strettamente connesse con manifestazioni fisiologiche e somatiche marcate come da sua descrizione. Saluti. Dr. Francesco Rossi.

Dr. Francesco Rossi

Dr. Francesco Rossi

psicologo

Ozzano dell'Emilia

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Buongiorno, dalle sue parole emerge una sofferenza molto intensa e, soprattutto, una sensazione di intrappolamento che sembra accompagnarla ormai da molti mesi. Leggendo il suo racconto si percepisce chiaramente che non sta affrontando soltanto un problema specifico, ma una serie di eventi che si sono concatenati nel tempo e che hanno progressivamente consumato le sue risorse emotive. Mi colpisce il fatto che lei individui un momento preciso in cui tutto sembra essere cambiato. A volte accade che un evento, fisico o emotivo, rappresenti una sorta di punto di svolta. Non necessariamente perché sia l'unica causa di ciò che stiamo vivendo, ma perché diventa il momento a partire dal quale iniziamo a osservare noi stessi, il nostro corpo e la nostra vita con occhi diversi. Nel suo racconto sembra che da quel periodo in poi si siano intrecciati diversi elementi: il malessere fisico, l'ansia, le preoccupazioni legate al lavoro, la questione dell'acne, la sensazione di aver perso il controllo e la paura di non riuscire più a tornare come prima. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, spesso si osserva come l'ansia non rimanga confinata a un solo problema. Quando raggiunge livelli elevati tende ad allargare il proprio raggio d'azione. Inizia magari da una situazione specifica, ma progressivamente porta la persona a monitorare continuamente ciò che sente, ciò che pensa, ciò che potrebbe andare storto. Così anche decisioni apparentemente semplici possono trasformarsi in fonti di enorme tensione. Quando scrive che l'ansia arriva persino alla scelta di un detergente, non sta descrivendo una debolezza personale. Sta descrivendo il modo in cui una mente sovraccarica cerca disperatamente una soluzione a una sofferenza che percepisce come urgente. Un altro aspetto importante è che lei sembra essersi trovata di fronte a una conferma dolorosa riguardo alla situazione lavorativa. Non entra nel dettaglio, ma emerge chiaramente che quella scoperta ha avuto un impatto molto forte. In questi casi l'ansia non riguarda soltanto il presente, ma anche il significato che attribuiamo a ciò che è accaduto. Spesso il dolore nasce non solo dall'evento in sé, ma dalle conclusioni che iniziamo a trarre su noi stessi, sul futuro e sulle nostre possibilità di uscirne. Per questo motivo credo che sia importante fare una distinzione. Lei chiede se l'ansia andrà via soltanto quando il problema sarà risolto. La risposta, nella maggior parte dei casi, è più complessa. Certamente le difficoltà concrete hanno un peso e nessuno può ignorarlo. Tuttavia spesso accade che l'ansia inizi a vivere di vita propria. Anche quando il problema reale esiste, la mente può entrare in una modalità di allarme continuo che mantiene la sofferenza molto oltre la situazione iniziale. Da ciò che racconta, sembra che oggi non sia soltanto il problema lavorativo a farla soffrire. C'è anche una continua lotta interiore contro l'ansia stessa, contro le sensazioni fisiche, contro l'incertezza e contro il timore che nulla possa migliorare. E questa battaglia quotidiana finisce inevitabilmente per consumare molte energie. Mi dispiace leggere che l'aiuto che sta ricevendo non la faccia sentire realmente compresa. Quando una persona si trova in una condizione di forte sofferenza, sentirsi dire semplicemente di avere più forza di volontà può risultare frustrante. Non perché la volontà non sia importante, ma perché spesso il problema non è la mancanza di impegno. Lei sta già combattendo da mesi. Sta già uscendo di casa, affrontando situazioni difficili e cercando soluzioni. Non sembra affatto una persona che si è arresa. Forse, più che spingersi continuamente a fare di più, potrebbe essere utile comprendere meglio cosa mantiene attivo questo stato di allarme e quali meccanismi si sono instaurati negli ultimi mesi. Spesso dietro un'ansia così persistente ci sono modalità di pensiero, interpretazioni e strategie di gestione che inizialmente sembrano proteggerci ma che finiscono per alimentare il problema. Proprio per questo motivo credo che un percorso psicologico strutturato, possibilmente ad orientamento cognitivo comportamentale, potrebbe aiutarla non tanto a "farsi forza", quanto a comprendere cosa stia accadendo dentro di lei, perché l'ansia abbia assunto questo ruolo così centrale e quali siano i meccanismi che oggi la tengono bloccata. Comprendere il funzionamento del problema è spesso il primo passo per iniziare a ridurne il potere. Nel frattempo, cerchi di ricordare un aspetto importante. Il fatto che oggi stia male non significa che questa condizione rappresenti la sua nuova normalità. Lei stessa racconta di essere passata da una fase in cui non riusciva nemmeno a uscire di casa a una situazione in cui riesce nuovamente ad affrontare il mondo esterno. Questo non cancella la sofferenza che prova, ma mostra che il suo stato non è immobile e che dentro di lei esistono ancora risorse che, probabilmente, in questo momento fatica a riconoscere. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero


Buongiorno, mi spiace molto per i vissuti che sta attraversando, come ben dice ci sono molti aspetti che vanno approfonditi per chiarire meglio la sua condizione, in quanto il sintomo non si presenta mai come un elemento isolato, ma come parte e frutto della persona e del contesto in cui vive ed ha vissuto. Credo che la pillola in sé non causi ansia, tuttavia sembra che la sua ansia abbia a che fare con il rapporto con il suo corpo, e con le relazioni. Le suggerisco di approfondire la questione medica, e quando potrà, di intraprendere un percorso psicologico che le dia gli strumenti per conoscersi meglio e gestire le sue preoccupazioni. Non ci sono formule magiche per far passare l'ansia, ma un lavoro costante su di sé. Ne parli con la sua psicologa esprimendo le sue perplessità e se non trova riscontri è un suo diritto cambiare professionista.


Salve,ti direi una cosa importante: l'ansia non è necessariamente ancora presente perché non hai abbastanza forza di volontà. Da quello che descrivi, sembra che il tuo cervello abbia imparato a vivere in modalità "pericolo". All'inizio c'era un problema concreto; poi l'ansia è diventata così intensa che ha iniziato ad agganciarsi a molti altri aspetti della vita: il lavoro, la pelle, il peso, le scelte quotidiane, persino l'acquisto di un detergente. Quando succede questo, il problema non è più soltanto il problema originario. È anche il fatto che il sistema di allarme interno è rimasto acceso troppo a lungo. Per questo motivo, alla tua domanda: "L'ansia non andrà via finché non risolvo il problema?" La mia risposta sarebbe: non necessariamente. Certo, se esiste una situazione lavorativa dolorosa o irrisolta, quella continua a pesare. Però l'intensità dell'ansia che descrivi probabilmente non dipende solo da quello. Altrimenti non avresti ansia anche davanti a decisioni molto piccole o a questioni che razionalmente sai non essere la causa principale della tua sofferenza. Un'altra cosa che noto nel tuo racconto è questa: sembri molto impegnata a trovare la soluzione definitiva ("il medico giusto", "il prodotto giusto", "la cura giusta", "la soluzione lavorativa giusta"). Quando si è stati per mesi in uno stato di forte ansia, è normale cercare disperatamente qualcosa che faccia sparire il dolore. Ma spesso questo mantiene il circolo dell'ansia: ogni scelta diventa importantissima e quindi spaventosa. In questo momento forse il tuo obiettivo non dovrebbe essere: "Come faccio a smettere di stare male?" Ma: "Come faccio a ridurre il livello di allarme del mio sistema nervoso oggi, anche se il problema non è ancora risolto?" Sono due domande molto diverse. Alcune cose che potrebbero aiutarti: Ridurre il tempo dedicato alle ricerche compulsive su sintomi, pelle, farmaci o possibili soluzioni. Riprendere gradualmente attività che ti facevano sentire una persona e non soltanto una persona ansiosa. Accettare che alcune decisioni possano essere "sufficientemente buone" invece che perfette. Imparare tecniche specifiche per l'ansia (non semplicemente "fatti forza"), come esposizione graduale, gestione della rimuginazione, regolazione fisiologica dell'attivazione.La cosa che mi colpisce di più nel tuo messaggio, comunque, è che nonostante tutto: hai smesso il farmaco che ritenevi problematico; hai cercato una psicologa; riesci di nuovo a uscire di casa; continui a cercare lavoro. Questo non è il comportamento di una persona che si è arresa. È il comportamento di una persona esausta che sta ancora cercando una via d'uscita. Se ti va, puoi spiegarmi meglio la questione lavorativa che definisci "il mio incubo peggiore". Ho l'impressione che lì ci sia un pezzo molto importante della sofferenza che stai vivendo, e capire quel contesto potrebbe aiutarmi a risponderti in modo più utile e concreto. Resto a disposizione Cordiali Saluti

Dott.ssa Oxana Panetta

Dott.ssa Oxana Panetta

psicologo

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Salve, mi dispiace molto per il momento di forte sofferenza che sta attraversando. Da quello che racconta sembra che si siano intrecciati diversi aspetti: gli effetti fisici ed emotivi legati ai farmaci, un evento lavorativo vissuto come una conferma delle sue paure e un aumento progressivo dell’ansia che ha finito per limitare molto la sua quotidianità. Quando qualcosa mette in crisi il senso di sicurezza che abbiamo costruito, può generare un forte bisogno di controllo e di ricerca di soluzioni immediate, ma questo spesso rischia di alimentare ulteriormente l’ansia. Per quanto riguarda il percorso che sta svolgendo, anche se può sembrarle poco sufficiente in questo momento, potrebbe comunque rappresentare una base da cui partire. La gestione dell’ansia richiede spesso tempo e un lavoro graduale, costruendo strumenti che permettano di affrontare i momenti più difficili. Partire dalle risorse che oggi ha a disposizione può essere un primo passo importante, per poi valutare eventualmente un percorso più strutturato quando sarà possibile. Le auguro di riuscire a ritrovare gradualmente maggiore serenità.


Da ciò che descrive emerge una sofferenza intensa e prolungata, che negli ultimi mesi ha coinvolto diversi aspetti della sua vita. È comprensibile che, dopo aver attraversato attacchi d’ansia così forti e una serie di difficoltà percepite come concatenate tra loro, oggi si senta stanca, scoraggiata e senza una direzione chiara. Mi colpisce in particolare la sensazione di non sentirsi compresa quando prova a spiegare quanto il problema stia incidendo sulla sua quotidianità. Quando si sta molto male, sentirsi dire semplicemente di "farsi forza" può lasciare la percezione che la profondità della propria sofferenza non venga colta fino in fondo. Rispetto alla sua domanda, non è detto che l’ansia possa diminuire solo quando il problema che la preoccupa sarà completamente risolto. Spesso la sofferenza è legata non solo alla situazione in sé, ma anche al modo in cui ci si ritrova a convivere con l’incertezza, la paura e il senso di blocco che quella situazione genera. Proprio per questo, anche quando le difficoltà concrete sono ancora presenti, è possibile lavorare per ridurre l’impatto dell’ansia e recuperare gradualmente spazi di benessere e di funzionamento nella vita quotidiana. Considerata l’intensità e la durata dei sintomi che descrive, ritengo comunque importante che possa confrontarsi con professionisti qualificati, così da ricevere una valutazione approfondita e un supporto adeguato alla complessità della situazione. Ilenia Ceravolo, Psicologa


Buongiorno, le informazioni a mia disposizione sono poche per poter comprendere appieno una situazione sicuramente molto complessa. Da quanto leggo emergono però una profonda sofferenza e un senso di confusione che probabilmente derivano dall'intrecciarsi di diversi fattori che, nel tempo, hanno alimentato e amplificato il suo stato d'ansia, fino al punto che oggi sembra sentirsi quasi inghiottita da esso. Da quanto scrive, non mi sembra che le manchino la volontà o l'impegno. Ha cercato il supporto di una professionista e continua a sforzarsi di portare avanti la sua vita nonostante la sofferenza. Forse, però, proprio l'affannarsi nel tentativo costante di trovare una soluzione immediata rischia di alimentare ulteriore fatica e stress. Con questo non intendo incoraggiarla a ignorare il problema, ma piuttosto a considerare la possibilità di osservarlo da una prospettiva diversa: meno immersa e più osservativa. Per esempio, invece di concentrarsi esclusivamente sulla domanda "come ne esco?", potrebbe chiedersi: "cosa sto sentendo nel mio corpo?", "quali emozioni sto provando?", "quando mi capita di sentirmi così?". Domande di questo tipo non permettono di risolvere immediatamente una situazione, ma possono aiutare a diventarne più consapevoli e a comprenderla meglio, cosa che spesso rappresenta il primo passo per gestirla. Alla sua domanda se l'ansia andrà via quando il problema sarà risolto, non è possibile dare una risposta certa. Posso però dirle che l'ansia, per quanto dolorosa e faticosa, è anche un segnale che ci comunica che qualcosa sta richiedendo attenzione. Comprendere cosa stia cercando di dirci non è semplice ed è un percorso che richiede tempo, ma che non deve necessariamente affrontare da sola. In questo senso, il fatto che lei abbia deciso di rivolgersi a una psicologa mi sembra un passo importante nella direzione della consapevolezza e della ricerca di un supporto per affrontare ciò che sta vivendo. Quando si intraprende un percorso psicologico, però, non conta solo il lavoro che si svolge sui propri vissuti, ma anche il modo in cui ci si sente all'interno della relazione con il/la professionista. Non mi permetterei mai di mettere in discussione il lavoro di una collega, ma la invito a riflettere sul fatto che ogni professionista ha il proprio modo di lavorare e che una parte importante del percorso riguarda anche il sentirsi compresi e accolti all'interno della relazione terapeutica. Potrebbe quindi essere utile parlare apertamente con la sua psicologa delle difficoltà che sta vivendo e di come si sente rispetto al percorso che sta svolgendo. Anche questi aspetti, infatti, possono diventare parte del lavoro terapeutico e offrire spunti utili per comprendere meglio i suoi bisogni in questo momento. Un caro saluto.


Dal suo racconto si percepisce quanto questo periodo sia stato pesante, e la domanda che si pone ("l'ansia andrà via solo quando risolvo il problema?") è una di quelle che molte persone si fanno, e che merita una risposta onesta. L'ansia, soprattutto quando è stata molto intensa e prolungata, a volte tende a prendere una vita propria: anche quando la situazione esterna migliora, il corpo e la mente possono continuare a restare in uno stato di allerta, quasi come se il sistema di allarme facesse fatica a spegnersi da solo. Questo non significa che non migliorerà, ma che limitarsi ad aspettare che "tutto si risolva" per stare meglio potrebbe non essere sufficiente: spesso è necessario lavorare sull'ansia in parallelo, indipendentemente da quello che succede fuori. Capisco che il costo di un professionista privato sia un ostacolo reale, pertanto potrebbe valere la pena esplorare percorsi pubblici gratuiti o a basso costo oltre a quelli che sta già frequentando: i consultori, i centri di salute mentale presenti in ogni ASL, e in alcuni casi anche servizi universitari o del terzo settore, perché quello che sta vivendo merita un supporto solido e continuativo.


Buongiorno, come ha scritto anche lei ci sarebbe bisogno di entrare maggiormente nel dettaglio per poterla aiutare. Capisco che la situazione sia piena di sofferenza e ansia e che lei si senta bloccata, penso che sia importante che lei trovi l'aiuto psicologico di cui ha bisogno, ci sono anche i consultori e il servizio pubblico (quasi gratuiti). Rimango a disposizione Dott. Federico Bartoli


Buongiorno, In una situazione del genere è comprensibile sentirsi sopraffatta. Questo accade spesso quando l'ansia non è più legata solo al problema iniziale, ma diventa un meccanismo che si autoalimenta e si estende a molti aspetti della vita quotidiana. Alla sua domanda: l'ansia andrà via solo quando risolverò il problema? Non necessariamente. Certamente affrontare la questione lavorativa potrà aiutarla, ma spesso l'ansia persiste anche quando il problema esterno viene risolto, oppure diminuisce già prima che la situazione si sistemi del tutto. Questo perché l'ansia non dipende solo dagli eventi, ma anche dal livello di tensione e di allerta che il nostro organismo ha accumulato nel tempo. Se sente che il supporto che sta ricevendo non è sufficiente, potrebbe essere utile valutare una consulenza presso i servizi territoriali di salute mentale, che può avere costi molto contenuti o essere accessibile tramite il SSN, perché la sofferenza che descrive sembra andare oltre ciò che può essere gestito semplicemente sforzandosi di reagire. Nel frattempo, cerchi di non trasformare ogni scelta quotidiana in una prova da superare. Quando l'ansia è molto alta, anche decisioni semplici, come scegliere un detergente, possono diventare cariche di aspettative e paure. Non è un segno di debolezza: è il modo in cui una mente molto affaticata cerca di ritrovare controllo. Un caro saluto :)

Dott.ssa Chiara Mariotti

Dott.ssa Chiara Mariotti

psicologo

Ponte San Giovanni

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Quello che sta vivendo è molto più comprensibile di quanto in questo momento le sembri. C’è stato un evento iniziale che ha “acceso” il sistema — l’anticoncezionale, gli effetti sul corpo, l’ansia — e da lì si è innescato un circolo in cui mente e corpo hanno iniziato ad amplificarsi a vicenda, fino ad arrivare a una sensazione di blocco totale. Quando poi si aggiunge una conferma reale su un piano importante come quello lavorativo, l’equilibrio salta del tutto, ed è lì che l’ansia smette di essere solo una reazione e diventa qualcosa che invade ogni scelta, anche le più piccole. Il fatto che lei oggi riesca comunque a uscire e “funzionare” all’esterno non significa che stia bene, ma dimostra che una parte di lei sta già tenendo, anche se con grande fatica. Il problema è che si sta chiedendo di risolvere tutto insieme: lavoro, corpo, acne, scelte, futuro. In queste condizioni il cervello va in sovraccarico e ogni decisione diventa fonte di ansia, anche scegliere un detergente, come dice lei. Le dico però una cosa importante: no, l’ansia non sparirà solo quando avrà risolto tutto il resto. Questo è uno dei meccanismi che la sta mantenendo bloccata. L’ansia va abbassata prima, altrimenti non le permette proprio di muoversi per risolvere il resto. E questo non si fa con la sola “forza di volontà”, perché se bastasse quella lei ne sarebbe già uscita da mesi. Da come descrive la situazione, c’è bisogno di un lavoro fatto bene, che tenga insieme sia la parte emotiva sia quella più concreta e decisionale. Non è una questione di “truccarsi e mandare curriculum”, perché qui c’è un sistema che si è inceppato e che va rimesso in ordine gradualmente, con un metodo. Io lavoro quotidianamente con persone che arrivano esattamente in questo stato: bloccate, sovraccariche, con ansia alta e la sensazione di non sapere più da dove ripartire. Ed è una condizione da cui si esce, ma non da soli e non a tentativi. Capisco anche la difficoltà economica che ha espresso, ma proprio per questo le direi di non continuare a restare in una situazione che non la sta aiutando davvero. Se vuole, può scrivermi in privato: possiamo capire insieme la sua situazione e trovare un modo per iniziare un percorso che sia sostenibile per lei e che le dia strumenti concreti, non solo indicazioni generiche. In questo momento ha bisogno di essere guidata passo passo, non di “farcela da sola”.


Gentile utente, Vivere una situazione in cui gli effetti collaterali di un trattamento e una problematica cutanea si intrecciano a una forte criticità sul lavoro rappresenta una condizione di stress notevole. È comprensibile che in questo momento si senta bloccata e che l'ansia abbia raggiunto livelli invalidanti; quando si affrontano contemporaneamente difficoltà personali e professionali, la fatica nel ripartire è legata alla complessità della situazione, non a una mancanza di volontà. ​Per affrontare questo momento e ridurre l'intensità dell'ansia, può essere utile focalizzarsi su alcuni passaggi concreti: Il primo aspetto riguarda la gestione dell'ansia indipendentemente dalla risoluzione del problema lavorativo. Spesso si pensa che l'ansia svanirà solo quando tutto sarà risolto sul lavoro, ma in realtà è necessario fare il percorso inverso: abbassare il livello di tensione emotiva è il prerequisito indispensabile per ritrovare la lucidità necessaria a sbloccare la situazione professionale. ​Il secondo passaggio interessa l'opportunità di affiancare al percorso di ascolto che sta già seguendo un approfondimento medico mirato. Diventa prioritario fare riferimento anche al medico che le ha prescritto inizialmente il farmaco. In alternativa, attraverso il canale del Servizio Sanitario Nazionale, il medico curante potrà inoltre indirizzarla verso una visita medica specialistica negli ambulatori territoriali, fondamentale per valutare una terapia corretta, sicura e sostenibile economicamente. Infine, per agire direttamente sulle cause ormonali che hanno scatenato questa situazione, è importante pianificare una visita ginecologica ed eventualmente dermatologica nel sistema pubblico. Il medico di base potrà attivare le relative impegnative, consentendole di confrontarsi con lo specialista ginecologo per analizzare il quadro clinico post-anticoncezionale, valutare una corretta modulazione ormonale e affrontare in modo mirato anche la problematica legata all'acne. Affidarsi ai canali della medicina specialistica territoriale permetterà di intervenire in modo integrato, creando le condizioni di stabilità necessarie per poter riprendere in mano, con i giusti tempi, la progettualità lavorativa. Cordialmente. Dott.ssa Melinda Romano - Psicologa.


Buonasera, dalle sue parole emerge una sofferenza molto intensa che dura ormai da diversi mesi. Sembra che si siano intrecciati più fattori contemporaneamente: gli effetti fisici che ha associato all'anticoncezionale, una situazione lavorativa molto dolorosa e un livello di ansia che, progressivamente, ha finito per occupare sempre più spazio nella sua vita. La sensazione che l'ansia non passerà finché non risolverà il problema lavorativo è comprensibile, ma spesso le cose sono più complesse. Esistono problemi reali che fanno soffrire, ma quando l'ansia raggiunge livelli molto elevati tende ad amplificare ogni difficoltà, rendendo più difficile affrontarla e trovare soluzioni. È come se il sistema nervoso rimanesse costantemente in allerta, anche quando si cerca di andare avanti. Mi colpisce il fatto che oggi riesca a uscire e a svolgere alcune attività che mesi fa erano impossibili. Questo suggerisce che, nonostante il dolore che prova, qualcosa si è già mosso e che non è rimasta bloccata nello stesso punto. Allo stesso tempo, è evidente che il malessere è ancora molto presente e che sentirsi dire semplicemente di "farsi forza" non le è sufficiente, perché quando l'ansia è così intensa la volontà da sola raramente basta. L'attenzione che oggi dedica a molti aspetti della quotidianità, come la scelta di un detergente o la ricerca della soluzione giusta, potrebbe essere il segnale di una mente che sta cercando disperatamente di ritrovare controllo e sicurezza. Tuttavia, più si cerca la certezza assoluta, più spesso l'ansia continua ad alimentarsi. Considerato il livello di sofferenza che descrive e il fatto che in passato abbia avuto attacchi d'ansia molto invalidanti, credo sarebbe importante valutare anche un confronto con uno psichiatra attraverso il servizio pubblico, se al momento il privato non è sostenibile economicamente. Parallelamente, un percorso psicologico strutturato può aiutarla ad affrontare non solo i sintomi, ma anche il significato che questa crisi ha assunto nella sua vita. Non penso che lei abbia bisogno di essere più forte. Mi sembra piuttosto che abbia bisogno di essere sostenuta in modo adeguato. Se sente che il percorso attuale non sta rispondendo ai suoi bisogni, è legittimo cercare un aiuto diverso o un professionista con cui si senta maggiormente compresa. La sua sofferenza è reale, ma il fatto che oggi riesca a fare cose che qualche mese fa erano impossibili indica che il cambiamento è possibile. Non deve affrontare tutto da sola.

Dott.ssa Chiara Parodi

Dott.ssa Chiara Parodi

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Buongiorno, da ciò che racconta, l'ansia sembra essersi intensificata in un periodo caratterizzato da diversi eventi difficili e stressanti. Quello che descrive potrebbe essere scaturito dall'intreccio tra la difficile esperienza vissuta con l'anticoncezionale e le preoccupazioni legate alla situazione lavorativa, che hanno avuto un impatto importante sul suo benessere. Quando l'ansia diventa così intensa, può accadere che finisca per estendersi a molti aspetti della quotidianità, portando a sentirsi bloccati, in costante allerta e con la sensazione di non riuscire a trovare una soluzione che faccia stare meglio. Mi colpisce anche il fatto che non si senta compresa dalla professionista che la sta seguendo. Potrebbe essere importante portare all'interno dei colloqui sia la sensazione di sentirsi ancora molto bloccata, sia il vissuto di non sentirsi accolta o capita nelle sue difficoltà. Anche questi aspetti fanno parte del percorso e meritano di trovare uno spazio di confronto. Rispetto ai farmaci, è importante ricordare che il loro scopo non è necessariamente quello di eliminare il problema alla radice, ma, quando indicati, possono aiutare a ridurre l'intensità della sofferenza e dei sintomi, creando le condizioni per affrontare con maggiore serenità il lavoro psicologico. Se dovesse emergere la necessità di un supporto farmacologico in questa fase, è una valutazione che potrà fare insieme ai professionisti che la stanno seguendo. Resto a disposizione, un caro saluto. Dott.ssa Elena Dati


Buongiorno, sono la dottoressa Nunzia Sasso, psicologa. Se le va, ne parliamo in privatò. Mi dispiace davvero molto per il dolore profondo e il senso di blocco che stai vivendo da tutti questi mesi. Sentirsi crollare il mondo addosso, specialmente quando la realtà conferma i propri incubi peggiori sul lavoro e il corpo sembra un labirinto tra ansia, farmaci e reazioni cutanee, è un'esperienza destabilizzante. L'ansia iniziale ti ha spinta a indagare sul lavoro, portando a galla una dura realtà. Quando un timore profondo si avvera, si subisce un vero e proprio shock emotivo. Il blocco che provi verso il lavoro è una reazione protettiva: la mente e il corpo associano quell'ambito a un forte pericolo e cercano di tenerti al sicuro bloccandoti. Il fatto che ora riesci a uscire e a "fingerti normale" dimostra che hai una grande forza interna, ma l'ansia resta altissima perché stai spendendo un'enorme quantità di energia per mantenere questa facciata, mentre dentro il conflitto e il dolore sono ancora aperti. A volte, all'interno di un percorso, può capita che non si crei la giusta alleanza terapeutica. L'alleanza tra professionista e paziente è la base fondamentale per sentirsi compresi, accolti e sicuri; quando questa sintonia manca o si incrina, i suggerimenti ricevuti possono risuonare distanti dai propri reali bisogni, lasciando un senso di solitudine e frustrazione. Rispondendo alla tua domanda sul legame tra l'ansia e la risoluzione del problema: l'ansia non andrà via necessariamente solo quando avrai risolto tutto. Non è legata esclusivamente alla presenza della situazione lavorativa o dell'acne in sé, ma a come il tuo sistema nervoso sta reagendo alla situazione. Anche se queste difficoltà richiedono tempo, è possibile imparare a calmare il corpo e a tollerare la situazione attuale, abbassando il volume dell'ansia prima ancora che tutto sia sistemato. Questo può darti la lucidità necessaria per agire in un secondo momento. Per alleviare l'ansia adesso, considerando le difficoltà economiche e la complessità del momento, si può lavorare sulla gestione dello stress e sulla cura di sé attraverso piccoli passi. Quando l'ansia per i grandi problemi è troppo alta e sembra fuori controllo, la mente tende a spostare l'attenzione e il bisogno di controllo su dettagli più piccoli e quotidiani, come la scelta del detergente perfetto. Riconoscere questo meccanismo aiuta a togliersi la pressione: nessun prodotto da solo risolverà l'intera situazione, quindi puoi concederti di sceglierne uno semplice e delicato, liberandoti dal peso di dover fare la scelta perfetta. Se senti che in questo momento non c'è una buona alleanza terapeutica con la professionista che ti segue, hai la possibilità di valutare altre strade. Oltre al servizio che stai utilizzando, esistono i Consultori Familiari o i Centri di Salute Mentale dell'ASL, dove l'accesso è gratuito o prevede un ticket minimo, offrendo la possibilità di incontrare un altro professionista con cui costruire una sintonia migliore. Poiché l'ansia si manifesta intensamente nel corpo, è utile calmarla partendo proprio dal piano fisico. Puoi provare la respirazione 4-7-8: inspira per 4 secondi, trattieni il respiro per 7 secondi ed espira lentamente dalla bocca per 8 secondi. Ripetere questo ciclo per qualche volta aiuta a inviare segnali di sicurezza al cervello. Anche il movimento leggero, come lo stretching o brevi camminate, aiuta a scaricare la tensione accumulata. Infine, prova a non forzare la ripartenza lavorativa immediata. Sei reduce da mesi di malessere intenso e pretendere di fare grandi passi ora rischia di aumentare il senso di blocco. Si può provare a scomporre la situazione: per i prossimi giorni l'obiettivo non deve essere trovare un impiego, ma solo dedicare pochissimi minuti a un'attività minima, come riordinare un file o leggere un testo di tuo interesse. Un piccolissimo passo alla volta, senza l'ansia del risultato. Il corpo e la mente hanno vissuto forti scossoni ed è normale che abbiano bisogno di tempo e di un clima di accoglienza per ritrovare stabilità. Un passo alla volta, esplorando i supporti accessibili sul territorio, è possibile ritrovare la propria serenità. Un caro saluto.


Quello che descrive non sembra una semplice “mancanza di volontà”: da mesi sta affrontando un forte stato di ansia, con attacchi di panico, difficoltà lavorative, preoccupazioni per la salute e un senso di blocco che può diventare molto invalidante. È comprensibile sentirsi sopraffatta. Spesso l’ansia nasce da un problema reale, ma poi continua ad alimentarsi da sola, rendendo tutto più difficile da gestire. Per questo non è necessario che il problema sia già risolto perché i sintomi possano diminuire. Un percorso di supporto psicologico mirato alla gestione dell’ansia, dei pensieri ossessivi, dell’insicurezza e del blocco lavorativo può aiutare concretamente a ritrovare lucidità e stabilità emotiva. Se sente che l’aiuto che sta ricevendo non la fa sentire compresa, può essere utile confrontarsi con un altro professionista. Merita uno spazio di ascolto in cui le sue difficoltà vengano accolte senza essere ridotte a “farsi forza”. Se desidera, può contattarmi: sarò disponibile ad ascoltare con attenzione la sua situazione e a valutare insieme quali passi concreti possano aiutarla a stare meglio. Cordiali saluti, Dott. De Giorgi Emanuele


La ringrazio per aver condiviso una situazione così complessa e dolorosa. Dalle sue parole emerge chiaramente quanto questi ultimi mesi siano stati faticosi e quanto lei stia sostenendo un carico emotivo molto elevato. Si è trovata a fronteggiare contemporaneamente sintomi fisici, cambiamenti legati alla terapia anticoncezionale, un'importante difficoltà lavorativa, episodi di ansia intensa e una profonda sensazione di blocco. È comprensibile che, dopo un periodo così lungo di sofferenza, possa sentirsi scoraggiata e senza punti di riferimento. Mi colpisce in particolare il fatto che lei descriva un peggioramento progressivo: da un evento iniziale che le ha generato molta preoccupazione, l'ansia sembra aver iniziato ad allargarsi ad ambiti sempre più numerosi della sua vita, fino a coinvolgere anche decisioni quotidiane apparentemente semplici. Questo è un fenomeno che osserviamo spesso nei disturbi d'ansia: quando il livello di allerta rimane elevato per molto tempo, la mente tende a cercare continuamente soluzioni, rassicurazioni o possibili minacce, ma finisce per sentirsi sempre più affaticata e intrappolata. Rispetto alla sua domanda, è importante sapere che non sempre l'ansia scompare solo quando il problema concreto viene risolto. Certamente esistono situazioni reali che alimentano il disagio, ma quando l'ansia diventa molto intensa e persistente può iniziare a mantenersi anche attraverso alcuni meccanismi psicologici autonomi, come l'ipercontrollo, la preoccupazione costante, la ricerca di certezze assolute o l'evitamento. Per questo motivo è possibile lavorare sulla riduzione dell'ansia anche quando le difficoltà esterne non sono ancora completamente risolte. Dal momento che descrive una sofferenza significativa, con una compromissione importante del funzionamento quotidiano e una storia recente di attacchi d'ansia molto intensi, potrebbe essere utile prendere in considerazione anche una valutazione psichiatrica. In alcuni casi la farmacoterapia, soprattutto quando associata a un percorso psicoterapeutico, può offrire un aiuto concreto nel ridurre il livello di attivazione ansiosa e permettere alla persona di beneficiare maggiormente del lavoro psicologico. Le evidenze scientifiche mostrano che, per alcune forme di ansia particolarmente invalidanti, l'integrazione tra terapia psicologica e terapia farmacologica può produrre ottimi risultati. Per quanto riguarda il percorso che sta svolgendo attualmente, se sente che non la sta aiutando o che non si sente compresa nelle sue difficoltà, credo sia importante portare apertamente queste riflessioni alla sua psicologa. La relazione terapeutica è uno strumento di lavoro e anche le difficoltà che emergono all'interno del percorso meritano di essere discusse. A volte un confronto sincero può aiutare a ridefinire gli obiettivi e le modalità di intervento; altre volte può portare a valutare insieme se sia opportuno un invio verso un servizio o un professionista più adatto alle esigenze del momento. In generale, l'approccio cognitivo-comportamentale (CBT) è tra quelli che hanno mostrato maggiore efficacia nel trattamento dei disturbi d'ansia. Tuttavia, è importante avere aspettative realistiche rispetto alla terapia: non si tratta di qualcosa che agisce esclusivamente durante l'ora settimanale di colloquio. La terapia è uno strumento che gradualmente si impara a utilizzare nella vita quotidiana, attraverso esercizi, osservazioni, strategie e nuove modalità di rapportarsi ai propri pensieri e alle proprie emozioni. Il cambiamento, quindi, non avviene soltanto nel setting terapeutico, ma soprattutto nel modo in cui ciò che si apprende viene poi sperimentato e praticato nella quotidianità. Vorrei infine sottolineare un aspetto che emerge dal suo racconto: nonostante la sofferenza che descrive, lei è riuscita a riprendere alcune attività, a uscire di casa e a cercare aiuto. Può sembrare poco rispetto a dove vorrebbe essere, ma in realtà indica che una parte di lei sta continuando a muoversi nella direzione della ripresa, anche quando la paura e la stanchezza sembrano avere il sopravvento. Le auguro di poter trovare un supporto adeguato alle sue necessità e resto a disposizione per eventuali ulteriori riflessioni.


Cara ragazza, porti in questo racconto tanti temi che andrebbero approfonditi ma certamente si sente la tua preoccupazione e anche il tuo desiderio di trovare una strada per stare meglio. Se attualmente hai una psicologa di riferimento parla con lei apertamente delle tue paure anche in merito al tuo essere scettica rispetto ai risultati del percorso di cura. E' molto importante comunicare anche le cose che non vanno perchè da li si può ripartire in modo diverso per trovare un' altra strada. Ci vuole tempo a volte per avere dei benefici ma solo un percorso con uno psicologo può aiutarti veramente insieme ad eventuali altri professionisti ( medico di base, un bravo ginecologo eventualmente anche uno psichiatra). Il percorso di cura è un processo che stai costruendo tu insieme a chi ti aiuta non fermarti proprio ora che hai iniziato. Chiedi senza timore. Se continuerai a cercare il tuo benessere lo troverai ...ci vuole tempo. Se le cose non dovessero migliorare chiedi alla tua psicologa di valutare con te un percorso alternativo. Lo psicologo ha il dovere deontologico di guidare il paziente verso il percorso più adatto. In bocca al lupo per tutto.


Gentilissima, nella sua domanda emergono varie tematiche, tutte degne di attenzione. L'ansia è un qualcosa che riguarda il futuro. Che cosa le dice quest'ansia? ha provato a soffermarsi e a cercare di capirne il significato? Il fatto che sia riuscita a uscire è già un buon inizio. Sembra che lei cerchi quasi un riscatto, ma l'ansia glielo impedisce. Per gestirla, può provare con delle tecniche di respirazione, ad esempio la respirazione quadrata (inspirazione, apnea a polmoni pieni, espirazione e apnea polmoni vuoti), mentre conta 5 secondi per ogni parte. In alternativa può utilizzare anche l'abbraccio a farfalla o l'immaginazione di un luogo per lei sicuro, in cui rifugiarsi quando l'ansia è molto elevata. Si immagini un luogo per lei bello e lo visualizzi, deve cercare di stare in questo posto e di immedesimarsi completamente, sentire gli odori, i suoni, le sensazioni corporee. All'inizio non sarà semplice, ma con l'allenamento e la costanza avrà dei miglioramenti. In ultimo, le consiglio di consultare un medico psichiatra per avere un supporto farmacologico, magari un farmaco da prendere soltanto al bisogno. Spero, nel mio piccolo, di essere stata utile. Rimango a disposizione. Dott.ssa Veronica Tameni


Dalle sue parole emerge una sofferenza intensa che dura ormai da diversi mesi e che ha avuto un impatto significativo sulla sua vita quotidiana. Indipendentemente da quale sia stato il fattore scatenante iniziale, oggi ciò che merita attenzione è il modo in cui questa sofferenza si è mantenuta nel tempo e continua a limitarla. L'ansia può talvolta nascere in seguito a un evento specifico, ma successivamente alimentarsi attraverso preoccupazioni continue, evitamenti e uno stato di costante allerta. Per questo motivo non è detto che scompaia automaticamente solo quando il problema che l'ha originata verrà risolto. Spesso è necessario intervenire anche sui meccanismi che la mantengono. Mi colpisce il fatto che lei riferisca di riuscire oggi a uscire e a svolgere alcune attività, pur sentendosi ancora molto in difficoltà. Questo suggerisce che, nonostante la sofferenza, una parte di lei sta già cercando di riprendere contatto con la quotidianità. È una risorsa importante, che merita di essere riconosciuta. Allo stesso tempo, se sente che il percorso psicologico attuale non risponde ai suoi bisogni, è legittimo parlarne apertamente con la professionista che la segue o valutare, se possibile, un diverso tipo di presa in carico. Sentirsi dire semplicemente di "farsi forza" può non essere sufficiente quando l'ansia è così intensa da condizionare ogni aspetto della vita. Considerando la durata e l'intensità dei sintomi, e il fatto che in passato abbia assunto una terapia farmacologica, ritengo opportuno anche un confronto con uno psichiatra, che possa rivalutare il quadro clinico e aiutarla a individuare l'intervento più adeguato. Se in questo momento le risorse economiche sono limitate, può rivolgersi al Centro di Salute Mentale (CSM) della sua ASL, dove è possibile accedere a visite psichiatriche e percorsi di cura attraverso il Servizio Sanitario Nazionale. Nel frattempo, provi a non misurare i suoi progressi in base all'assenza totale dell'ansia. L'obiettivo iniziale è ridurne gradualmente l'impatto sulla sua vita, non eliminarla da un giorno all'altro. Le auguro di trovare il supporto di cui ha bisogno. Con un inquadramento accurato e un percorso terapeutico adeguato, situazioni come quella che descrive possono migliorare in modo significativo. Un caro saluto. Filomena Guida

Dott.ssa FIlomena Guida

Dott.ssa FIlomena Guida

psicologo

Castellammare di Stabia

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Gentile utente, dalle sue parole emerge una sofferenza intensa, che sembra derivare dall'intreccio di più fattori: l'esperienza negativa con il contraccettivo, una situazione lavorativa che ha confermato una sua grande paura, i problemi dermatologici e un'ansia che, nel tempo, ha iniziato a occupare sempre più spazio nella sua quotidianità. Quando diverse difficoltà si sommano nello stesso periodo, è comprensibile sentirsi sopraffatti. È importante fare una precisazione: se il contraccettivo ha avuto effetti indesiderati, è possibile che abbia contribuito a un peggioramento del suo benessere in quel momento. Tuttavia, se l'ansia è proseguita e si è estesa a molti aspetti della vita anche dopo la sospensione, è probabile che oggi siano in gioco meccanismi psicologici che si sono mantenuti autonomamente e che meritano di essere affrontati con un trattamento mirato. Lei chiede se l'ansia andrà via solo quando risolverà il problema che l'ha fatta stare male. Non necessariamente. Certamente le difficoltà concrete influenzano il nostro stato emotivo, ma spesso accade anche il contrario: quando l'ansia diventa molto intensa, tende ad amplificare ogni problema, rende più difficile prendere decisioni, aumenta il bisogno di trovare continue rassicurazioni e porta a sentirsi senza via d'uscita. Ridurre l'ansia, quindi, non significa ignorare i problemi reali, ma recuperare le risorse necessarie per affrontarli con maggiore lucidità. Mi colpisce anche ciò che racconta del percorso psicologico. Sentirsi dire semplicemente di "farsi forza" o di "mandare curriculum" può farla sentire poco compresa se, dentro di sé, sta vivendo un livello di sofferenza molto più profondo. Una psicoterapia dovrebbe innanzitutto aiutare la persona a comprendere il funzionamento della propria ansia, individuare i fattori che la mantengono e costruire strategie concrete per affrontarla, non limitarsi a incoraggiarla ad avere più volontà. Poiché riferisce di avere difficoltà economiche, potrebbe informarsi presso il servizio di salute mentale della sua ASL o del territorio in cui vive. In molti casi è possibile accedere a valutazioni psicologiche e psichiatriche attraverso il servizio pubblico, con costi contenuti o senza costi aggiuntivi. Questo potrebbe permetterle di ricevere una presa in carico più strutturata e di valutare, insieme a uno specialista, se un eventuale supporto farmacologico possa essere utile in questa fase. Nel frattempo, cerchi di non misurare i suoi progressi solo in base alla scomparsa dell'ansia. Lei stessa racconta che alcuni mesi fa non riusciva nemmeno a uscire di casa, mentre oggi riesce a farlo. Questo non significa che stia bene, ma indica che qualcosa è già cambiato. È importante riconoscere anche questi piccoli passi, perché il recupero raramente avviene tutto insieme. Infine, vorrei invitarla a non affrontare contemporaneamente ogni problema come se dovesse risolverlo subito. Il lavoro, la pelle, l'ansia, il futuro: sono questioni tutte importanti, ma cercare di risolverle nello stesso momento può aumentare il senso di sopraffazione. Un percorso terapeutico può aiutarla anche a stabilire delle priorità, affrontando una difficoltà alla volta. Le auguro di trovare un sostegno che la faccia sentire davvero ascoltata e accompagnata. Anche se oggi le sembra difficile immaginarlo, dall'ansia intensa è possibile uscire, soprattutto quando si riceve un aiuto adeguato e calibrato sulla propria storia e sui propri bisogni. Le mando un caloroso saluto Dott. Michele Basigli Perugia


Buongiorno, da ciò che racconta emerge una sofferenza importante, che non andrebbe liquidata con “si faccia forza”. Se per mesi ha avuto attacchi d’ansia molto forti, difficoltà a uscire di casa, blocco sul lavoro, preoccupazioni continue per l’acne e grande fatica anche nelle piccole decisioni quotidiane, il problema non è mancanza di volontà: è un livello di allarme interno che merita una presa in carico più adeguata. È possibile che l’episodio legato all’anticoncezionale sia stato il punto di partenza o il detonatore, ma poi l’ansia sembra essersi agganciata a più aree: salute, immagine, lavoro, futuro, soldi, possibilità di curarsi. Quando l’ansia entra in questo circuito, ogni problema sembra urgente e irrisolvibile; più si cerca la soluzione perfetta, più aumenta il blocco. Non posso dirle da qui se l’ansia andrà via solo quando avrà risolto il problema lavorativo o dermatologico. Però posso dirle che spesso accade anche il contrario: se si abbassa prima un po’ il livello di ansia, diventa più possibile affrontare i problemi concreti con lucidità. Quindi non aspetterei di “risolvere tutto” per iniziare a curare l’ansia. Una piccola indicazione concreta: scelga un solo problema per volta e un solo passo minimo al giorno. Non “sistemare lavoro, acne, ansia e futuro”, ma per esempio: oggi chiamo il medico di base; domani cerco il consultorio o il Centro di Salute Mentale della mia zona; dopodomani preparo una lista sintetica dei sintomi da portare alla visita. Quando l’ansia è alta, l’obiettivo non è decidere tutto, ma ridurre il caos. Per l’ansia nell’immediato può provare questo esercizio: si sieda, appoggi bene i piedi a terra, inspiri contando fino a 4 ed espiri contando fino a 6, per tre minuti. Poi scriva su un foglio: “qual è la prossima azione piccola e concreta?”. Non serve a far sparire tutto, ma a riportare il corpo e la mente fuori dall’emergenza continua. Le domande da chiarire sarebbero: * attualmente è seguita anche da un medico o da uno psichiatra, oltre che dalla psicologa? * gli attacchi d’ansia sono ancora presenti o ora prevale un’ansia continua? * ci sono pensieri di farsi del male o di non farcela più? * il problema lavorativo riguarda una scelta, un conflitto, un fallimento percepito o una paura concreta? * ha già provato a chiedere aiuto tramite medico di base, consultorio, servizio pubblico o Centro di Salute Mentale? Se non può permettersi visite private, il medico di base può essere il primo aggancio per orientarla verso servizi pubblici adeguati. E se dovessero tornare pensieri di farsi del male, o se l’ansia diventasse ingestibile, non resti sola: contatti subito una persona fidata, il medico, la guardia medica o il pronto soccorso. In questo momento la priorità non è “fingere di essere normale”, ma costruire una piccola rete di cura e ripartire da passi molto concreti. Quando l’ansia restringe tutto, anche un passo piccolo fatto nella direzione giusta è già una ripresa. Un caro saluto.

Dott. Roberto Barbieri

Dott. Roberto Barbieri

psicologo

Montecchio Precalcino

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Da ciò che racconta sembra che lei abbia attraversato un periodo in cui diversi fattori si sono sommati: un’esperienza fisica vissuta come negativa, un aumento dell’ansia, una situazione lavorativa fonte di preoccupazione e una forte attenzione ai cambiamenti del corpo. Quando più fonti di stress si sovrappongono, il sistema di allarme può rimanere acceso anche dopo che alcuni problemi sono stati affrontati. È come un allarme che continua a suonare anche quando la causa iniziale è stata rimossa: il rumore è reale, ma va rieducato il sistema a riconoscere la sicurezza. Non è sufficiente “farsi forza”, perché l’ansia intensa non è una questione di volontà. Potrebbe essere utile una valutazione con uno psicologo formato sui disturbi d’ansia e, se necessario, un confronto con uno psichiatra anche tramite servizi pubblici. Nel frattempo può lavorare su piccoli passi quotidiani, evitando di aspettare di sentirsi completamente tranquilla prima di agire: spesso la fiducia torna facendo esperienze graduali, non prima. Le suggerisco inoltre di confrontarsi con un medico per valutare gli effetti dei farmaci assunti e la situazione dermatologica, così da prendersi cura sia della componente fisica sia di quella emotiva.


Buonasera, grazie per aver condiviso ciò che sta vivendo. Dalle sue parole emerge una sofferenza intensa che, da diversi mesi, sembra coinvolgere molti aspetti della sua vita, rendendo difficile affrontare anche le attività quotidiane. Mi colpisce il fatto che, nonostante tutto, lei continui a cercare delle soluzioni e abbia trovato la forza di chiedere aiuto. Questo racconta una parte di lei che, pur nella fatica, desidera stare meglio. È comprensibile che, quando l'ansia diventa così intensa, possa influenzare il modo in cui si percepiscono anche altri problemi e rendere difficile capire da dove abbia avuto origine tutto questo. Allo stesso tempo, è importante ricordare che i sintomi che sta vivendo sono reali e meritano di essere accolti e compresi, senza ridurli a una semplice questione di "forza di volontà". Credo che, in questo momento, più che cercare di eliminare immediatamente l'ansia, possa essere utile costruire un percorso che le permetta di comprenderla e affrontarla gradualmente. Se sente che il supporto psicologico attuale non risponde ai suoi bisogni, potrebbe essere utile valutare, quando ne avrà la possibilità, un confronto con un altro professionista o con il suo medico curante, così da individuare il percorso più adatto alla sua situazione. Non pensi di dover affrontare tutto questo da sola: chiedere aiuto è un gesto di cura verso sé stessa. Un caro saluto.


Da quello che racconti sembra che tu stia portando avanti da mesi un carico molto pesante, in cui aspetti fisici, ansia e preoccupazioni lavorative si sono intrecciati tra loro. In un’ottica cognitivo-costruttivista, l’ansia non è un ostacolo da eliminare a tutti i costi, ma un segnale che indica quanto questa esperienza sia stata significativa e minacciosa per te. Spesso aspettare di “risolvere tutto” per stare meglio rischia di tenere l’ansia al centro della vita. Può essere utile un percorso che ti aiuti a ricostruire gradualmente sicurezza e possibilità di scelta, trovando un professionista con cui sentirti davvero ascoltata. Nel frattempo, anche piccoli passi quotidiani e una maggiore comprensione di ciò che stai vivendo possono essere parte della ripartenza.

Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.