Sto molto molto male da ottobre. Ho preso un anticoncezionale che mi ha fatto male e mi ha generato

22 risposte
Sto molto molto male da ottobre. Ho preso un anticoncezionale che mi ha fatto male e mi ha generato ansia però da quel momento la mi a ansia mi ha portato a indagare su una questione lavorativa che stavo vivendo e purtroppo è venuto fuori che si è confermato il mio incubo peggiore. Ora sono letteralmente bloccata e non so più come ripartire con il lavoro. Dovrei entrare nel dettaglio per spiegarmi, ma è complesso. Per mesi sono stata così male da avere attacchi di ansia fortissimi e non poter mettere piede fuori casa, poi ho preso olanzapina e mi sono ripresa un po’ ma mi sono accorta che stavo ingrassando ( in realtà forse era la pillola) e ho interrotto subito. La pillola ha aggravato intanto la mia acne che è diventata così forte e violenta da non sapere dove mettere mano più. Anche lì ci sarebbe molto da dire.
Sto consultando una psicologa per un servizio gratuito ma non lo aiuta: mi dice di farmi forza, che è questione di volontà, di truccarmi e mandare curriculum come se non lo facessi senza capire che questo non risolve il problema.
Ora riesco a uscire, fingermi normale , ma dentro sto ancora male e l’ansia è fortissima ormai anche solo per scegliere un detergente che so che non mi curerà. Avrei bisogno di un bravo medico ma al momento non me lo posso permettere.
Cosa devo fare per alleviare l’ansia? Non andrà via finché non risolvo il problema? L’anticoncezionale comunque non lo prendo più. Grazie per i vostri consigli.
Dott.ssa Anna Maria Annarummo
Psicologo, Psicologo clinico
Cetara
Buonasera, potrebbe essere utile contattare il suo ginecologo per approfondire la situazione relativa alla pillola anticoncezionale e valutare insieme eventuali effetti collaterali. Sarà lo specialista a indicare se sia opportuno proseguire con la terapia, modificare il tipo di pillola, sospenderla o prendere in considerazione un metodo contraccettivo alternativo.
Per quanto riguarda l’ansia, è importante affidarsi a un professionista che possa aiutarla a comprendere quali fattori alimentano questo stato di agitazione e malessere. L’ansia, infatti, rappresenta spesso un sintomo e non la causa del problema. Il percorso per affrontarla richiede tempo, costanza, pazienza e coraggio, senza la necessità di ottenere risultati immediati.

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Da quello che racconti, sembra che tu stia affrontando contemporaneamente più fonti di sofferenza: cambiamenti fisici, ansia intensa e una situazione lavorativa che ha confermato una paura per te molto importante.
Una cosa che mi colpisce è che descrivi mesi in cui hai cercato di gestire una sofferenza enorme, eppure oggi riesci a uscire di casa e a portare avanti alcune attività. Questo mi fa pensare che il problema non sia la mancanza di forza di volontà.
Spesso, quando una paura che ci accompagna da tempo trova una conferma nella realtà, l'ansia non dipende più soltanto dall'evento in sé. Può essere alimentata anche dal tentativo continuo di capire, controllare, trovare una soluzione definitiva o la certezza che non accadrà più nulla di negativo.
Per questo motivo la domanda non sempre è "come faccio a eliminare l'ansia?", ma anche "cosa la mantiene accesa in questo momento?".
Da ciò che scrivi emerge una sofferenza importante e merita di essere compresa nella sua complessità, senza ridurla a un semplice "fatti forza". A volte la sofferenza non diminuisce perché manca l'impegno, ma perché il problema richiede di essere osservato da una prospettiva diversa.
Ti auguro di continuare a prenderti sul serio e di non minimizzare quello che stai vivendo.
Dott.ssa Sara Sanna
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Su planu
Buongiorno, da ciò che descrive emerge una sofferenza intensa e prolungata che coinvolge diversi aspetti della sua vita: l’ansia, la salute fisica, il lavoro e il senso di blocco che sta sperimentando. Quando più fattori stressanti si sovrappongono, può accadere che l’organismo entri in uno stato di allerta costante, rendendo difficile prendere decisioni, tollerare l’incertezza e ritrovare fiducia nelle proprie risorse.
È comprensibile che l’esperienza vissuta con il contraccettivo e le successive difficoltà lavorative abbiano rappresentato eventi particolarmente significativi. Tuttavia, quando l’ansia diventa così intensa da influenzare il funzionamento quotidiano, spesso non è mantenuta soltanto dal problema iniziale, ma anche dai meccanismi che si instaurano nel tempo: preoccupazioni continue, ipervigilanza verso il corpo, paura delle sensazioni fisiche e difficoltà a sentirsi nuovamente al sicuro.
Frasi come “devo farmi forza” o “basta impegnarsi di più” raramente sono sufficienti quando la sofferenza è così elevata. In questi casi può essere utile un percorso psicologico strutturato e, se necessario, una valutazione specialistica che permetta di comprendere meglio il quadro clinico e individuare gli interventi più appropriati.
L’ansia non necessariamente scomparirà solo quando il problema lavorativo sarà risolto. Spesso è possibile iniziare a stare meglio anche prima, imparando gradualmente a ridurre lo stato di allarme e a recuperare spazi di vita, autonomia e benessere.
Se sente che il percorso attuale non sta rispondendo ai suoi bisogni, potrebbe essere utile confrontarsi con un altro professionista per una valutazione più approfondita. Nel frattempo, continui a prendersi cura di sé senza pretendere di “tornare come prima” immediatamente: il recupero può richiedere tempo, ma la sofferenza che descrive merita di essere accolta e trattata con la dovuta attenzione.
Un caro saluto.
Dott.ssa Mara Di Clemente
Psicologo, Psicologo clinico
Guidonia Montecelio
Buonasera,
da quello che racconta sembra che negli ultimi mesi si siano sommati diversi eventi molto stressanti, ed è comprensibile sentirsi sopraffatta. L'ansia può diventare così intensa da influenzare il modo in cui affrontiamo anche le decisioni più piccole, ma questo non significa che resterà così per sempre. È importante sapere che non è necessario risolvere tutti i problemi prima che l'ansia diminuisca: spesso accade il contrario. Quando l'ansia si riduce, diventa più facile affrontare le difficoltà con lucidità.
Se sente che il supporto che sta ricevendo non risponde ai suoi bisogni, provi a parlarne chiaramente con il professionista che la sta seguendo o, nel caso persista, si rivolga a qualcun altro che utilizzi un approccio differente dal primo, a volte aiuta. Con il trattamento adeguato è possibile stare meglio. Le auguro di trovare il supporto di cui ha bisogno.
Dott.ssa Mara Di Clemente
Dott.ssa Rachele Petrini
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buon pomeriggio, comprendo che la sua situazione è delicata, nonostante ci siano dei passaggi saltati che possono essere solo intuiti. Chiede cosa fare per alleviare l'ansia, avendo già narrato una serie di tentativi di soluzione che non hanno funzionato o che sono rimasti un pò sospesi, come l'olanzapina che non sa se l'abbia fatta ingrassare oppure no. Chiede se risolvere il problema, immagino lavorativo, allevierà la sua ansia. E' davvero difficile darle una risposta non conoscendo i termini del problema. Alcuni aspetti probabilmente può capirli meglio lei, chiedendosi se la sua ansia è tutta collegata al problema che sta affrontando o se, per vari motivi, è così pervasiva da renderle difficile vivere questo momento con maggiore positività. Non so se sono stata utile, dato che non le ho dato risposte più nette. In ogni caso le auguro in bocca al lupo per la sua situazione. saluti, dott.ssa Rachele Petrini
Dott. Luca Vocino
Psicologo clinico, Psicologo
Trezzano Rosa
Buongiorno gentile Utente, dal suo racconto emerge una sofferenza molto intensa che dura ormai da diversi mesi e che sembra essersi sviluppata attraverso una combinazione di fattori fisici, emotivi e legati alla sua situazione lavorativa. Quando più eventi stressanti si accumulano nello stesso periodo, può diventare difficile distinguere dove finisca una causa e dove inizi l'altra, e la sensazione che ne deriva è spesso quella di essere rimasti intrappolati in un circolo da cui non si riesce a uscire.

Mi colpisce il fatto che lei descriva un prima e un dopo molto netti. Da un lato l'esperienza negativa con l'anticoncezionale, dall'altro la scoperta di una situazione lavorativa che ha confermato una paura molto profonda che già portava dentro di sé. Talvolta accade che un evento fisico o farmacologico possa aumentare la vulnerabilità emotiva e rendere più difficile gestire preoccupazioni che erano già presenti, ma che fino a quel momento erano rimaste maggiormente sotto controllo. Questo non significa necessariamente che tutto ciò che sta vivendo oggi sia ancora causato dall'anticoncezionale, quanto piuttosto che da quel momento in poi si sia attivato un sistema di allarme che ha continuato ad alimentarsi attraverso molteplici fattori.

Da ciò che racconta, l'ansia sembra aver assunto un ruolo molto invasivo nella sua vita. Non riguarda più soltanto il lavoro o la salute, ma si è estesa a numerosi aspetti della quotidianità, fino a coinvolgere decisioni apparentemente semplici, come la scelta di un detergente. Questo è un fenomeno che si osserva spesso quando l'ansia diventa cronica: la mente entra in una modalità di continua ricerca di soluzioni e rassicurazioni, ma ogni risposta trovata sembra durare pochissimo prima che emerga una nuova preoccupazione.

Comprendo anche la sua frustrazione rispetto al percorso che sta svolgendo. Naturalmente non posso sapere nel dettaglio cosa stia accadendo nella relazione con la professionista che la segue, ma dal suo racconto sembra che lei abbia bisogno soprattutto di sentirsi compresa nella complessità della sua esperienza. Quando una persona si sente dire semplicemente di "farsi forza" o di impegnarsi di più, può avere l'impressione che il proprio dolore venga ridotto a una questione di volontà, mentre ciò che sta vivendo appare molto più profondo e articolato.

Alla domanda se l'ansia scomparirà soltanto quando risolverà il problema, la risposta è spesso più sfumata. Certamente esistono situazioni reali che generano sofferenza e che meritano di essere affrontate. Tuttavia, quando l'ansia raggiunge livelli molto elevati, tende a sviluppare una vita propria. In altre parole, può continuare ad alimentarsi anche indipendentemente dal problema iniziale. È per questo che molte persone scoprono che, pur risolvendo una difficoltà concreta, la mente continua a restare in allerta e a spostare la preoccupazione su altri aspetti della vita.

Mi sembra quindi importante lavorare su due piani differenti. Da una parte affrontare gradualmente le questioni concrete che la preoccupano, comprese quelle lavorative e mediche. Dall'altra intervenire direttamente sui meccanismi dell'ansia, che oggi sembrano contribuire in modo significativo al suo malessere. Non perché il problema non esista, ma perché il livello di allarme che sta vivendo rischia di renderlo ancora più difficile da affrontare.

Considerando che ha già avuto attacchi d'ansia molto intensi, un'importante limitazione della vita quotidiana e una sofferenza persistente da diversi mesi, potrebbe essere utile valutare anche un confronto con uno specialista in ambito psichiatrico attraverso i servizi pubblici territoriali, qualora non fosse economicamente possibile accedere privatamente. In Italia esistono strutture del Servizio Sanitario Nazionale che possono offrire valutazioni psicologiche e psichiatriche a costi molto contenuti o gratuitamente, a seconda della situazione.

Vorrei infine sottolineare un aspetto che emerge chiaramente dal suo messaggio: nonostante la fatica, lei continua a cercare aiuto, a informarsi, a uscire di casa e a confrontarsi con il problema. Questo mi fa pensare che, accanto alla parte esausta e scoraggiata, esista ancora una parte che sta cercando una strada per stare meglio. Ed è una risorsa importante, anche se in questo momento forse le sembra molto lontana.

Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,

Dott. Luca Vocino
Dott.ssa Gaia Evangelisti
Psicologo, Psicologo clinico
Genzano di Roma
Salve, da ciò che racconta sembra che l’anticoncezionale possa aver rappresentato un fattore scatenante, ma che poi si sia attivato un circolo molto forte tra ansia, difficoltà lavorative e preoccupazioni per il corpo e la salute. Quando l’ansia resta alta per tanto tempo, anche le scelte più piccole possono diventare pesanti e faticose.

Il fatto che oggi riesca di nuovo a uscire di casa è comunque un segnale positivo, anche se dentro sente ancora molta sofferenza. Probabilmente non si tratta solo di “forza di volontà”, ma del bisogno di sentirsi realmente compresa e aiutata in modo adeguato.

Se possibile, potrebbe valutare un supporto psicologico tramite servizi pubblici o consultori, così da non affrontare tutto da sola. L’ansia spesso diminuisce gradualmente quando la persona ritrova un senso di sicurezza e contenimento.

Un caro saluto.

Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
La ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità quello che sta attraversando; capisco quanto tutto questo sia stato pesante e confuso per lei.

Le propongo alcune prime indicazioni pratiche e compassionevoli:

Prima cosa: la sua sofferenza è reale e ha senso, non è una mancanza di volontà. Minimizzare non aiuta; riconoscere il dolore è il primo passo.

Ansia e sintomi fisici (acne, aumento di peso) possono essere collegati sia a farmaci sia alla reazione emotiva: è importante parlarne con un medico per valutare alternative farmacologiche in modo sicuro.

Per l’ansia acuta: tecniche di grounding e respirazione (respirazione diaframmatica 4-4-6), e pratiche brevi di mindfulness quotidiana (5–10 minuti) possono ridurre l’intensità degli attacchi e aumentare la tolleranza delle emozioni.

Per il lavoro: spezzetti il problema in passi piccoli e concreti (es. scrivere una breve frase che descriva la situazione; aggiornare un documento; inviare una mail) e lavori su credenze disfunzionali che bloccano l’azione (es. “se non faccio tutto perfettamente, non valgo”).
Lavorando in terapia si può integrare: ristrutturazione cognitiva per i pensieri intrusivi, esposizione graduale alle situazioni temute, e mindfulness per la regolazione emotiva.
Se al momento non può permettersi un medico privato, cerchi servizi pubblici, consultori, o sportelli di psicologia universitari; spesso esistono percorsi a basso costo o gratuiti.

Come tanti altri psicologi e psicoterapeuti, la mia prima seduta è gratuita (anche online) e possiamo comprendere insieme, e in modo più dettagliato, di che tipo di percorso ha bisogno. Non c’è obbligo di un successivo appuntamento, né ad alcun altro impegno successivo.
Rimango a disposizione e le auguro un sereno proseguimento di giornata.
Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Salve, quando si sentirà pronta e ne avrà la possibilità, suggerirei di cominciare un percorso di terapia con uno Psicoterapeuta Funzionale ad approccio Psico-corporeo integrato; questo poiché tale approccio, considerando la persona nella sua interezza e andando a lavorare su tutti i piani funzionali, ritengo sia il più indicato per affrontare problematiche strettamente connesse con manifestazioni fisiologiche e somatiche marcate come da sua descrizione.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, dalle sue parole emerge una sofferenza molto intensa e, soprattutto, una sensazione di intrappolamento che sembra accompagnarla ormai da molti mesi. Leggendo il suo racconto si percepisce chiaramente che non sta affrontando soltanto un problema specifico, ma una serie di eventi che si sono concatenati nel tempo e che hanno progressivamente consumato le sue risorse emotive. Mi colpisce il fatto che lei individui un momento preciso in cui tutto sembra essere cambiato. A volte accade che un evento, fisico o emotivo, rappresenti una sorta di punto di svolta. Non necessariamente perché sia l'unica causa di ciò che stiamo vivendo, ma perché diventa il momento a partire dal quale iniziamo a osservare noi stessi, il nostro corpo e la nostra vita con occhi diversi. Nel suo racconto sembra che da quel periodo in poi si siano intrecciati diversi elementi: il malessere fisico, l'ansia, le preoccupazioni legate al lavoro, la questione dell'acne, la sensazione di aver perso il controllo e la paura di non riuscire più a tornare come prima. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, spesso si osserva come l'ansia non rimanga confinata a un solo problema. Quando raggiunge livelli elevati tende ad allargare il proprio raggio d'azione. Inizia magari da una situazione specifica, ma progressivamente porta la persona a monitorare continuamente ciò che sente, ciò che pensa, ciò che potrebbe andare storto. Così anche decisioni apparentemente semplici possono trasformarsi in fonti di enorme tensione. Quando scrive che l'ansia arriva persino alla scelta di un detergente, non sta descrivendo una debolezza personale. Sta descrivendo il modo in cui una mente sovraccarica cerca disperatamente una soluzione a una sofferenza che percepisce come urgente. Un altro aspetto importante è che lei sembra essersi trovata di fronte a una conferma dolorosa riguardo alla situazione lavorativa. Non entra nel dettaglio, ma emerge chiaramente che quella scoperta ha avuto un impatto molto forte. In questi casi l'ansia non riguarda soltanto il presente, ma anche il significato che attribuiamo a ciò che è accaduto. Spesso il dolore nasce non solo dall'evento in sé, ma dalle conclusioni che iniziamo a trarre su noi stessi, sul futuro e sulle nostre possibilità di uscirne. Per questo motivo credo che sia importante fare una distinzione. Lei chiede se l'ansia andrà via soltanto quando il problema sarà risolto. La risposta, nella maggior parte dei casi, è più complessa. Certamente le difficoltà concrete hanno un peso e nessuno può ignorarlo. Tuttavia spesso accade che l'ansia inizi a vivere di vita propria. Anche quando il problema reale esiste, la mente può entrare in una modalità di allarme continuo che mantiene la sofferenza molto oltre la situazione iniziale. Da ciò che racconta, sembra che oggi non sia soltanto il problema lavorativo a farla soffrire. C'è anche una continua lotta interiore contro l'ansia stessa, contro le sensazioni fisiche, contro l'incertezza e contro il timore che nulla possa migliorare. E questa battaglia quotidiana finisce inevitabilmente per consumare molte energie. Mi dispiace leggere che l'aiuto che sta ricevendo non la faccia sentire realmente compresa. Quando una persona si trova in una condizione di forte sofferenza, sentirsi dire semplicemente di avere più forza di volontà può risultare frustrante. Non perché la volontà non sia importante, ma perché spesso il problema non è la mancanza di impegno. Lei sta già combattendo da mesi. Sta già uscendo di casa, affrontando situazioni difficili e cercando soluzioni. Non sembra affatto una persona che si è arresa. Forse, più che spingersi continuamente a fare di più, potrebbe essere utile comprendere meglio cosa mantiene attivo questo stato di allarme e quali meccanismi si sono instaurati negli ultimi mesi. Spesso dietro un'ansia così persistente ci sono modalità di pensiero, interpretazioni e strategie di gestione che inizialmente sembrano proteggerci ma che finiscono per alimentare il problema. Proprio per questo motivo credo che un percorso psicologico strutturato, possibilmente ad orientamento cognitivo comportamentale, potrebbe aiutarla non tanto a "farsi forza", quanto a comprendere cosa stia accadendo dentro di lei, perché l'ansia abbia assunto questo ruolo così centrale e quali siano i meccanismi che oggi la tengono bloccata. Comprendere il funzionamento del problema è spesso il primo passo per iniziare a ridurne il potere. Nel frattempo, cerchi di ricordare un aspetto importante. Il fatto che oggi stia male non significa che questa condizione rappresenti la sua nuova normalità. Lei stessa racconta di essere passata da una fase in cui non riusciva nemmeno a uscire di casa a una situazione in cui riesce nuovamente ad affrontare il mondo esterno. Questo non cancella la sofferenza che prova, ma mostra che il suo stato non è immobile e che dentro di lei esistono ancora risorse che, probabilmente, in questo momento fatica a riconoscere. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Paola Baldo
Psicologo, Psicologo clinico
Pozzonovo
Buongiorno, mi spiace molto per i vissuti che sta attraversando, come ben dice ci sono molti aspetti che vanno approfonditi per chiarire meglio la sua condizione, in quanto il sintomo non si presenta mai come un elemento isolato, ma come parte e frutto della persona e del contesto in cui vive ed ha vissuto.
Credo che la pillola in sé non causi ansia, tuttavia sembra che la sua ansia abbia a che fare con il rapporto con il suo corpo, e con le relazioni.
Le suggerisco di approfondire la questione medica, e quando potrà, di intraprendere un percorso psicologico che le dia gli strumenti per conoscersi meglio e gestire le sue preoccupazioni. Non ci sono formule magiche per far passare l'ansia, ma un lavoro costante su di sé. Ne parli con la sua psicologa esprimendo le sue perplessità e se non trova riscontri è un suo diritto cambiare professionista.
Dott.ssa Oxana Panetta
Psicologo
Laureana di Borrello
Salve,ti direi una cosa importante: l'ansia non è necessariamente ancora presente perché non hai abbastanza forza di volontà.
Da quello che descrivi, sembra che il tuo cervello abbia imparato a vivere in modalità "pericolo". All'inizio c'era un problema concreto; poi l'ansia è diventata così intensa che ha iniziato ad agganciarsi a molti altri aspetti della vita: il lavoro, la pelle, il peso, le scelte quotidiane, persino l'acquisto di un detergente.
Quando succede questo, il problema non è più soltanto il problema originario. È anche il fatto che il sistema di allarme interno è rimasto acceso troppo a lungo.
Per questo motivo, alla tua domanda:
"L'ansia non andrà via finché non risolvo il problema?"
La mia risposta sarebbe: non necessariamente.
Certo, se esiste una situazione lavorativa dolorosa o irrisolta, quella continua a pesare. Però l'intensità dell'ansia che descrivi probabilmente non dipende solo da quello. Altrimenti non avresti ansia anche davanti a decisioni molto piccole o a questioni che razionalmente sai non essere la causa principale della tua sofferenza.
Un'altra cosa che noto nel tuo racconto è questa: sembri molto impegnata a trovare la soluzione definitiva ("il medico giusto", "il prodotto giusto", "la cura giusta", "la soluzione lavorativa giusta"). Quando si è stati per mesi in uno stato di forte ansia, è normale cercare disperatamente qualcosa che faccia sparire il dolore. Ma spesso questo mantiene il circolo dell'ansia: ogni scelta diventa importantissima e quindi spaventosa.
In questo momento forse il tuo obiettivo non dovrebbe essere:
"Come faccio a smettere di stare male?"
Ma:
"Come faccio a ridurre il livello di allarme del mio sistema nervoso oggi, anche se il problema non è ancora risolto?"
Sono due domande molto diverse.
Alcune cose che potrebbero aiutarti:
Ridurre il tempo dedicato alle ricerche compulsive su sintomi, pelle, farmaci o possibili soluzioni.
Riprendere gradualmente attività che ti facevano sentire una persona e non soltanto una persona ansiosa.
Accettare che alcune decisioni possano essere "sufficientemente buone" invece che perfette.
Imparare tecniche specifiche per l'ansia (non semplicemente "fatti forza"), come esposizione graduale, gestione della rimuginazione, regolazione fisiologica dell'attivazione.La cosa che mi colpisce di più nel tuo messaggio, comunque, è che nonostante tutto:
hai smesso il farmaco che ritenevi problematico;
hai cercato una psicologa;
riesci di nuovo a uscire di casa;
continui a cercare lavoro.
Questo non è il comportamento di una persona che si è arresa. È il comportamento di una persona esausta che sta ancora cercando una via d'uscita.
Se ti va, puoi spiegarmi meglio la questione lavorativa che definisci "il mio incubo peggiore". Ho l'impressione che lì ci sia un pezzo molto importante della sofferenza che stai vivendo, e capire quel contesto potrebbe aiutarmi a risponderti in modo più utile e concreto.
Resto a disposizione
Cordiali Saluti
Dott. Flavio d'Assenza
Psicologo, Psicologo clinico
Prato
Salve,

mi dispiace molto per il momento di forte sofferenza che sta attraversando. Da quello che racconta sembra che si siano intrecciati diversi aspetti: gli effetti fisici ed emotivi legati ai farmaci, un evento lavorativo vissuto come una conferma delle sue paure e un aumento progressivo dell’ansia che ha finito per limitare molto la sua quotidianità.

Quando qualcosa mette in crisi il senso di sicurezza che abbiamo costruito, può generare un forte bisogno di controllo e di ricerca di soluzioni immediate, ma questo spesso rischia di alimentare ulteriormente l’ansia.

Per quanto riguarda il percorso che sta svolgendo, anche se può sembrarle poco sufficiente in questo momento, potrebbe comunque rappresentare una base da cui partire. La gestione dell’ansia richiede spesso tempo e un lavoro graduale, costruendo strumenti che permettano di affrontare i momenti più difficili.

Partire dalle risorse che oggi ha a disposizione può essere un primo passo importante, per poi valutare eventualmente un percorso più strutturato quando sarà possibile.

Le auguro di riuscire a ritrovare gradualmente maggiore serenità.
Dott.ssa Ilenia Ceravolo
Psicologo, Psicologo clinico
Locri
Da ciò che descrive emerge una sofferenza intensa e prolungata, che negli ultimi mesi ha coinvolto diversi aspetti della sua vita. È comprensibile che, dopo aver attraversato attacchi d’ansia così forti e una serie di difficoltà percepite come concatenate tra loro, oggi si senta stanca, scoraggiata e senza una direzione chiara.

Mi colpisce in particolare la sensazione di non sentirsi compresa quando prova a spiegare quanto il problema stia incidendo sulla sua quotidianità. Quando si sta molto male, sentirsi dire semplicemente di "farsi forza" può lasciare la percezione che la profondità della propria sofferenza non venga colta fino in fondo.

Rispetto alla sua domanda, non è detto che l’ansia possa diminuire solo quando il problema che la preoccupa sarà completamente risolto. Spesso la sofferenza è legata non solo alla situazione in sé, ma anche al modo in cui ci si ritrova a convivere con l’incertezza, la paura e il senso di blocco che quella situazione genera.

Proprio per questo, anche quando le difficoltà concrete sono ancora presenti, è possibile lavorare per ridurre l’impatto dell’ansia e recuperare gradualmente spazi di benessere e di funzionamento nella vita quotidiana.

Considerata l’intensità e la durata dei sintomi che descrive, ritengo comunque importante che possa confrontarsi con professionisti qualificati, così da ricevere una valutazione approfondita e un supporto adeguato alla complessità della situazione.

Ilenia Ceravolo, Psicologa
Dott.ssa Elena Doppio
Psicologo, Psicologo clinico
Cagliari
Buongiorno,
le informazioni a mia disposizione sono poche per poter comprendere appieno una situazione sicuramente molto complessa. Da quanto leggo emergono però una profonda sofferenza e un senso di confusione che probabilmente derivano dall'intrecciarsi di diversi fattori che, nel tempo, hanno alimentato e amplificato il suo stato d'ansia, fino al punto che oggi sembra sentirsi quasi inghiottita da esso.
Da quanto scrive, non mi sembra che le manchino la volontà o l'impegno. Ha cercato il supporto di una professionista e continua a sforzarsi di portare avanti la sua vita nonostante la sofferenza. Forse, però, proprio l'affannarsi nel tentativo costante di trovare una soluzione immediata rischia di alimentare ulteriore fatica e stress.
Con questo non intendo incoraggiarla a ignorare il problema, ma piuttosto a considerare la possibilità di osservarlo da una prospettiva diversa: meno immersa e più osservativa. Per esempio, invece di concentrarsi esclusivamente sulla domanda "come ne esco?", potrebbe chiedersi: "cosa sto sentendo nel mio corpo?", "quali emozioni sto provando?", "quando mi capita di sentirmi così?".
Domande di questo tipo non permettono di risolvere immediatamente una situazione, ma possono aiutare a diventarne più consapevoli e a comprenderla meglio, cosa che spesso rappresenta il primo passo per gestirla.
Alla sua domanda se l'ansia andrà via quando il problema sarà risolto, non è possibile dare una risposta certa. Posso però dirle che l'ansia, per quanto dolorosa e faticosa, è anche un segnale che ci comunica che qualcosa sta richiedendo attenzione. Comprendere cosa stia cercando di dirci non è semplice ed è un percorso che richiede tempo, ma che non deve necessariamente affrontare da sola.
In questo senso, il fatto che lei abbia deciso di rivolgersi a una psicologa mi sembra un passo importante nella direzione della consapevolezza e della ricerca di un supporto per affrontare ciò che sta vivendo.
Quando si intraprende un percorso psicologico, però, non conta solo il lavoro che si svolge sui propri vissuti, ma anche il modo in cui ci si sente all'interno della relazione con il/la professionista.
Non mi permetterei mai di mettere in discussione il lavoro di una collega, ma la invito a riflettere sul fatto che ogni professionista ha il proprio modo di lavorare e che una parte importante del percorso riguarda anche il sentirsi compresi e accolti all'interno della relazione terapeutica. Potrebbe quindi essere utile parlare apertamente con la sua psicologa delle difficoltà che sta vivendo e di come si sente rispetto al percorso che sta svolgendo. Anche questi aspetti, infatti, possono diventare parte del lavoro terapeutico e offrire spunti utili per comprendere meglio i suoi bisogni in questo momento.
Un caro saluto.
Dott.ssa Elena Trovatelli
Psicoterapeuta, Psicologo
Montecatini-Terme
Dal suo racconto si percepisce quanto questo periodo sia stato pesante, e la domanda che si pone ("l'ansia andrà via solo quando risolvo il problema?") è una di quelle che molte persone si fanno, e che merita una risposta onesta.
L'ansia, soprattutto quando è stata molto intensa e prolungata, a volte tende a prendere una vita propria: anche quando la situazione esterna migliora, il corpo e la mente possono continuare a restare in uno stato di allerta, quasi come se il sistema di allarme facesse fatica a spegnersi da solo. Questo non significa che non migliorerà, ma che limitarsi ad aspettare che "tutto si risolva" per stare meglio potrebbe non essere sufficiente: spesso è necessario lavorare sull'ansia in parallelo, indipendentemente da quello che succede fuori.

Capisco che il costo di un professionista privato sia un ostacolo reale, pertanto potrebbe valere la pena esplorare percorsi pubblici gratuiti o a basso costo oltre a quelli che sta già frequentando: i consultori, i centri di salute mentale presenti in ogni ASL, e in alcuni casi anche servizi universitari o del terzo settore, perché quello che sta vivendo merita un supporto solido e continuativo.
Dott. Federico Bartoli
Psicologo, Psicologo clinico
Prato
Buongiorno, come ha scritto anche lei ci sarebbe bisogno di entrare maggiormente nel dettaglio per poterla aiutare. Capisco che la situazione sia piena di sofferenza e ansia e che lei si senta bloccata, penso che sia importante che lei trovi l'aiuto psicologico di cui ha bisogno, ci sono anche i consultori e il servizio pubblico (quasi gratuiti).

Rimango a disposizione
Dott. Federico Bartoli
Buongiorno,
In una situazione del genere è comprensibile sentirsi sopraffatta. Questo accade spesso quando l'ansia non è più legata solo al problema iniziale, ma diventa un meccanismo che si autoalimenta e si estende a molti aspetti della vita quotidiana.
Alla sua domanda: l'ansia andrà via solo quando risolverò il problema? Non necessariamente. Certamente affrontare la questione lavorativa potrà aiutarla, ma spesso l'ansia persiste anche quando il problema esterno viene risolto, oppure diminuisce già prima che la situazione si sistemi del tutto. Questo perché l'ansia non dipende solo dagli eventi, ma anche dal livello di tensione e di allerta che il nostro organismo ha accumulato nel tempo.
Se sente che il supporto che sta ricevendo non è sufficiente, potrebbe essere utile valutare una consulenza presso i servizi territoriali di salute mentale, che può avere costi molto contenuti o essere accessibile tramite il SSN, perché la sofferenza che descrive sembra andare oltre ciò che può essere gestito semplicemente sforzandosi di reagire.
Nel frattempo, cerchi di non trasformare ogni scelta quotidiana in una prova da superare. Quando l'ansia è molto alta, anche decisioni semplici, come scegliere un detergente, possono diventare cariche di aspettative e paure. Non è un segno di debolezza: è il modo in cui una mente molto affaticata cerca di ritrovare controllo.
Un caro saluto :)
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Quello che sta vivendo è molto più comprensibile di quanto in questo momento le sembri. C’è stato un evento iniziale che ha “acceso” il sistema — l’anticoncezionale, gli effetti sul corpo, l’ansia — e da lì si è innescato un circolo in cui mente e corpo hanno iniziato ad amplificarsi a vicenda, fino ad arrivare a una sensazione di blocco totale. Quando poi si aggiunge una conferma reale su un piano importante come quello lavorativo, l’equilibrio salta del tutto, ed è lì che l’ansia smette di essere solo una reazione e diventa qualcosa che invade ogni scelta, anche le più piccole.

Il fatto che lei oggi riesca comunque a uscire e “funzionare” all’esterno non significa che stia bene, ma dimostra che una parte di lei sta già tenendo, anche se con grande fatica. Il problema è che si sta chiedendo di risolvere tutto insieme: lavoro, corpo, acne, scelte, futuro. In queste condizioni il cervello va in sovraccarico e ogni decisione diventa fonte di ansia, anche scegliere un detergente, come dice lei.

Le dico però una cosa importante: no, l’ansia non sparirà solo quando avrà risolto tutto il resto. Questo è uno dei meccanismi che la sta mantenendo bloccata. L’ansia va abbassata prima, altrimenti non le permette proprio di muoversi per risolvere il resto. E questo non si fa con la sola “forza di volontà”, perché se bastasse quella lei ne sarebbe già uscita da mesi.

Da come descrive la situazione, c’è bisogno di un lavoro fatto bene, che tenga insieme sia la parte emotiva sia quella più concreta e decisionale. Non è una questione di “truccarsi e mandare curriculum”, perché qui c’è un sistema che si è inceppato e che va rimesso in ordine gradualmente, con un metodo.

Io lavoro quotidianamente con persone che arrivano esattamente in questo stato: bloccate, sovraccariche, con ansia alta e la sensazione di non sapere più da dove ripartire. Ed è una condizione da cui si esce, ma non da soli e non a tentativi.

Capisco anche la difficoltà economica che ha espresso, ma proprio per questo le direi di non continuare a restare in una situazione che non la sta aiutando davvero. Se vuole, può scrivermi in privato: possiamo capire insieme la sua situazione e trovare un modo per iniziare un percorso che sia sostenibile per lei e che le dia strumenti concreti, non solo indicazioni generiche. In questo momento ha bisogno di essere guidata passo passo, non di “farcela da sola”.
Gentile utente,
Vivere una situazione in cui gli effetti collaterali di un trattamento e una problematica cutanea si intrecciano a una forte criticità sul lavoro rappresenta una condizione di stress notevole. È comprensibile che in questo momento si senta bloccata e che l'ansia abbia raggiunto livelli invalidanti; quando si affrontano contemporaneamente difficoltà personali e professionali, la fatica nel ripartire è legata alla complessità della situazione, non a una mancanza di volontà.
​Per affrontare questo momento e ridurre l'intensità dell'ansia, può essere utile focalizzarsi su alcuni passaggi concreti:
Il primo aspetto riguarda la gestione dell'ansia indipendentemente dalla risoluzione del problema lavorativo. Spesso si pensa che l'ansia svanirà solo quando tutto sarà risolto sul lavoro, ma in realtà è necessario fare il percorso inverso: abbassare il livello di tensione emotiva è il prerequisito indispensabile per ritrovare la lucidità necessaria a sbloccare la situazione professionale.
​Il secondo passaggio interessa l'opportunità di affiancare al percorso di ascolto che sta già seguendo un approfondimento medico mirato. Diventa prioritario fare riferimento anche al medico che le ha prescritto inizialmente il farmaco. In alternativa, attraverso il canale del Servizio Sanitario Nazionale, il medico curante potrà inoltre indirizzarla verso una visita medica specialistica negli ambulatori territoriali, fondamentale per valutare una terapia corretta, sicura e sostenibile economicamente.
Infine, per agire direttamente sulle cause ormonali che hanno scatenato questa situazione, è importante pianificare una visita ginecologica ed eventualmente dermatologica nel sistema pubblico. Il medico di base potrà attivare le relative impegnative, consentendole di confrontarsi con lo specialista ginecologo per analizzare il quadro clinico post-anticoncezionale, valutare una corretta modulazione ormonale e affrontare in modo mirato anche la problematica legata all'acne.
Affidarsi ai canali della medicina specialistica territoriale permetterà di intervenire in modo integrato, creando le condizioni di stabilità necessarie per poter riprendere in mano, con i giusti tempi, la progettualità lavorativa.
Cordialmente.
Dott.ssa Melinda Romano - Psicologa.

Dott.ssa Chiara Parodi
Psicologo, Psicologo clinico
Montechiarugolo
Buonasera,

dalle sue parole emerge una sofferenza molto intensa che dura ormai da diversi mesi. Sembra che si siano intrecciati più fattori contemporaneamente: gli effetti fisici che ha associato all'anticoncezionale, una situazione lavorativa molto dolorosa e un livello di ansia che, progressivamente, ha finito per occupare sempre più spazio nella sua vita.

La sensazione che l'ansia non passerà finché non risolverà il problema lavorativo è comprensibile, ma spesso le cose sono più complesse. Esistono problemi reali che fanno soffrire, ma quando l'ansia raggiunge livelli molto elevati tende ad amplificare ogni difficoltà, rendendo più difficile affrontarla e trovare soluzioni. È come se il sistema nervoso rimanesse costantemente in allerta, anche quando si cerca di andare avanti.

Mi colpisce il fatto che oggi riesca a uscire e a svolgere alcune attività che mesi fa erano impossibili. Questo suggerisce che, nonostante il dolore che prova, qualcosa si è già mosso e che non è rimasta bloccata nello stesso punto. Allo stesso tempo, è evidente che il malessere è ancora molto presente e che sentirsi dire semplicemente di "farsi forza" non le è sufficiente, perché quando l'ansia è così intensa la volontà da sola raramente basta.

L'attenzione che oggi dedica a molti aspetti della quotidianità, come la scelta di un detergente o la ricerca della soluzione giusta, potrebbe essere il segnale di una mente che sta cercando disperatamente di ritrovare controllo e sicurezza. Tuttavia, più si cerca la certezza assoluta, più spesso l'ansia continua ad alimentarsi.

Considerato il livello di sofferenza che descrive e il fatto che in passato abbia avuto attacchi d'ansia molto invalidanti, credo sarebbe importante valutare anche un confronto con uno psichiatra attraverso il servizio pubblico, se al momento il privato non è sostenibile economicamente. Parallelamente, un percorso psicologico strutturato può aiutarla ad affrontare non solo i sintomi, ma anche il significato che questa crisi ha assunto nella sua vita.

Non penso che lei abbia bisogno di essere più forte. Mi sembra piuttosto che abbia bisogno di essere sostenuta in modo adeguato. Se sente che il percorso attuale non sta rispondendo ai suoi bisogni, è legittimo cercare un aiuto diverso o un professionista con cui si senta maggiormente compresa.

La sua sofferenza è reale, ma il fatto che oggi riesca a fare cose che qualche mese fa erano impossibili indica che il cambiamento è possibile. Non deve affrontare tutto da sola.
Dott.ssa Elena Dati
Psicologo, Psicologo clinico
Crema
Buongiorno,
da ciò che racconta, l'ansia sembra essersi intensificata in un periodo caratterizzato da diversi eventi difficili e stressanti. Quello che descrive potrebbe essere scaturito dall'intreccio tra la difficile esperienza vissuta con l'anticoncezionale e le preoccupazioni legate alla situazione lavorativa, che hanno avuto un impatto importante sul suo benessere.
Quando l'ansia diventa così intensa, può accadere che finisca per estendersi a molti aspetti della quotidianità, portando a sentirsi bloccati, in costante allerta e con la sensazione di non riuscire a trovare una soluzione che faccia stare meglio.
Mi colpisce anche il fatto che non si senta compresa dalla professionista che la sta seguendo. Potrebbe essere importante portare all'interno dei colloqui sia la sensazione di sentirsi ancora molto bloccata, sia il vissuto di non sentirsi accolta o capita nelle sue difficoltà. Anche questi aspetti fanno parte del percorso e meritano di trovare uno spazio di confronto.
Rispetto ai farmaci, è importante ricordare che il loro scopo non è necessariamente quello di eliminare il problema alla radice, ma, quando indicati, possono aiutare a ridurre l'intensità della sofferenza e dei sintomi, creando le condizioni per affrontare con maggiore serenità il lavoro psicologico. Se dovesse emergere la necessità di un supporto farmacologico in questa fase, è una valutazione che potrà fare insieme ai professionisti che la stanno seguendo.
Resto a disposizione,
un caro saluto.
Dott.ssa Elena Dati

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