Ultimamente ho un periodo davvero complicato che riguarda diverse problematiche. Ho sempre sofferto
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risposte
Ultimamente ho un periodo davvero complicato che riguarda diverse problematiche.
Ho sempre sofferto di ansia e attacchi di panico da quando sono piccolo perché ho avuto un'infanzia traumatica.
Solitamente questa ansia con attacchi di panico dura un periodo poi se ne va ma ora sono quasi due anni che mi trovo in questa situazione difficile anche se già mi ci sono trovato.
Ho diversi problemi nonostante ho terminato da poco gli studi ho l'ansia per il lavoro e futuro, sento che ormai non posso avere le cose che sognavo da bambino e sono diventato molto più sensibile ed empatico.
Ho difficoltà ad uscire di casa perché mi vengono attacchi di panico e ho paura di morire e che mi vengono delle malattie. Anche in passato mi succedeva.
ORA ho anche problemi con la mia sessualità dato che sono ipocondriaco e soffro anche di DOC magico infatti mi ritrovo a fare più volte le stesse azioni per paura che possa accadere qualcosa e questa cosa mi stanca tantissimo e mi stressa facendomi anche perdere tempo. Ho anche problemi con la mia sessualità dato che sono feticista dei piedi femminili in passato provavo piacere senza pensieri ma ora avendo più paura dei germi anche se sempre avuta, comincio ad avere paura anche di adorare i piedi di una donna.
Ho paura che si possano prendere delle infezioni polmonari annusandoli e avendo gia attacchi di panico questi sintomi potrebbero essere sovrapposti ad essi senza capire che tipo di problema si ha.
PER quanto riguarda la medicina non ho capito bene se ci sono reali rischi, c'è chi dice che può venire una piccola infezione alla bocca al massimo e che si cura facilmente e chi dice che qualche caso anche riguardo infezione polmonare lo ha trovato, ma altre due dottoresse mi hanno detto che non ci sono questo tipo di casi e quindi che non è così rischioso.
Io in passato l'ho fatto diverse volte e non ho mai avuto problemi, però che ne so se è come chi dice che fuma da anni e non ha niente, ma non si sa se poi puoi prendere qualcosa? Perciò ora neanche riesco più a godere della mia sessualità e mi rende molto triste anche perché forse avevo trovato una donna a cui piace provare queste pratiche e che mi darebbe anche amore.
Ma a parte questo l'unica è o eliminare il feticismo Se si può fare oppure fregarsene e rischiare di ammalarsi con anche l'ansia oppure diventare asessuale dato che a me eccita molto il Femdom e i piedi femminili odorosi e l'umiliazione e quindi non è che posso pensare soltanto al sesso tradizionale ma qua chiedo a voi se c'è un modo per eliminare le parafilie oppure vanno accettate.
Se avessi una partner li annuserei E adorerei tutti I giorni e questo mi spaventa perché penso che accumula batteri e funghi pericolosi.
Se faccio un incontro fetish e dopo penso se ho preso delle infezioni polmonari come posso godermi Questa adorazione per la donna se dopo mi viene un attacco di panico perché penso che ho problemi ai polmoni per colpa dei funghi?
Fatto sta che non riesco più a provare piacere e sono anche depresso e non so davvero come uscire da questo brutto periodo.
Sono arrivato anche a mettere a lavare più volte i piatti e bicchieri e se una forchetta sfiora il tavolo la metto a lavare per paura di prendere qualche malattia mortale.
NON so perché ma ho queste paure e non so cosa fare con la mia sessualità perché a me piace il Femdom ma se si può eliminare perché se no si rischiano malattie allora sarebbe la scelta da fare.
Attendo qualche vostra risposta e vi ringrazio molto per le risposte.
Ho sempre sofferto di ansia e attacchi di panico da quando sono piccolo perché ho avuto un'infanzia traumatica.
Solitamente questa ansia con attacchi di panico dura un periodo poi se ne va ma ora sono quasi due anni che mi trovo in questa situazione difficile anche se già mi ci sono trovato.
Ho diversi problemi nonostante ho terminato da poco gli studi ho l'ansia per il lavoro e futuro, sento che ormai non posso avere le cose che sognavo da bambino e sono diventato molto più sensibile ed empatico.
Ho difficoltà ad uscire di casa perché mi vengono attacchi di panico e ho paura di morire e che mi vengono delle malattie. Anche in passato mi succedeva.
ORA ho anche problemi con la mia sessualità dato che sono ipocondriaco e soffro anche di DOC magico infatti mi ritrovo a fare più volte le stesse azioni per paura che possa accadere qualcosa e questa cosa mi stanca tantissimo e mi stressa facendomi anche perdere tempo. Ho anche problemi con la mia sessualità dato che sono feticista dei piedi femminili in passato provavo piacere senza pensieri ma ora avendo più paura dei germi anche se sempre avuta, comincio ad avere paura anche di adorare i piedi di una donna.
Ho paura che si possano prendere delle infezioni polmonari annusandoli e avendo gia attacchi di panico questi sintomi potrebbero essere sovrapposti ad essi senza capire che tipo di problema si ha.
PER quanto riguarda la medicina non ho capito bene se ci sono reali rischi, c'è chi dice che può venire una piccola infezione alla bocca al massimo e che si cura facilmente e chi dice che qualche caso anche riguardo infezione polmonare lo ha trovato, ma altre due dottoresse mi hanno detto che non ci sono questo tipo di casi e quindi che non è così rischioso.
Io in passato l'ho fatto diverse volte e non ho mai avuto problemi, però che ne so se è come chi dice che fuma da anni e non ha niente, ma non si sa se poi puoi prendere qualcosa? Perciò ora neanche riesco più a godere della mia sessualità e mi rende molto triste anche perché forse avevo trovato una donna a cui piace provare queste pratiche e che mi darebbe anche amore.
Ma a parte questo l'unica è o eliminare il feticismo Se si può fare oppure fregarsene e rischiare di ammalarsi con anche l'ansia oppure diventare asessuale dato che a me eccita molto il Femdom e i piedi femminili odorosi e l'umiliazione e quindi non è che posso pensare soltanto al sesso tradizionale ma qua chiedo a voi se c'è un modo per eliminare le parafilie oppure vanno accettate.
Se avessi una partner li annuserei E adorerei tutti I giorni e questo mi spaventa perché penso che accumula batteri e funghi pericolosi.
Se faccio un incontro fetish e dopo penso se ho preso delle infezioni polmonari come posso godermi Questa adorazione per la donna se dopo mi viene un attacco di panico perché penso che ho problemi ai polmoni per colpa dei funghi?
Fatto sta che non riesco più a provare piacere e sono anche depresso e non so davvero come uscire da questo brutto periodo.
Sono arrivato anche a mettere a lavare più volte i piatti e bicchieri e se una forchetta sfiora il tavolo la metto a lavare per paura di prendere qualche malattia mortale.
NON so perché ma ho queste paure e non so cosa fare con la mia sessualità perché a me piace il Femdom ma se si può eliminare perché se no si rischiano malattie allora sarebbe la scelta da fare.
Attendo qualche vostra risposta e vi ringrazio molto per le risposte.
Gentile utente,
da quello che descrive sta vivendo una situazione molto faticosa, in cui ansia, attacchi di panico e pensieri ossessivi legati alla salute e alla contaminazione stanno prendendo molto spazio nella sua vita.
Le sue paure (anche rispetto alla sessualità) sembrano legate più a un funzionamento ansioso–ossessivo che a un rischio reale: il problema non è tanto ciò che potrebbe accadere, ma il circolo di pensieri e controlli che la mente mette in atto per proteggerla, finendo però per aumentare l’ansia e bloccare il piacere.
Le preferenze sessuali che descrive non sono di per sé qualcosa da eliminare; il disagio nasce dall’ansia e dai pensieri catastrofici associati.
Un percorso psicoterapeutico (ad esempio ACT ed EMDR) potrebbe aiutarla sia a gestire i pensieri e l’ansia, sia a elaborare le esperienze traumatiche che riporta. Con il giusto supporto è possibile stare meglio e tornare a vivere con maggiore serenità anche la sfera affettiva e sessuale.
Un caro saluto.
da quello che descrive sta vivendo una situazione molto faticosa, in cui ansia, attacchi di panico e pensieri ossessivi legati alla salute e alla contaminazione stanno prendendo molto spazio nella sua vita.
Le sue paure (anche rispetto alla sessualità) sembrano legate più a un funzionamento ansioso–ossessivo che a un rischio reale: il problema non è tanto ciò che potrebbe accadere, ma il circolo di pensieri e controlli che la mente mette in atto per proteggerla, finendo però per aumentare l’ansia e bloccare il piacere.
Le preferenze sessuali che descrive non sono di per sé qualcosa da eliminare; il disagio nasce dall’ansia e dai pensieri catastrofici associati.
Un percorso psicoterapeutico (ad esempio ACT ed EMDR) potrebbe aiutarla sia a gestire i pensieri e l’ansia, sia a elaborare le esperienze traumatiche che riporta. Con il giusto supporto è possibile stare meglio e tornare a vivere con maggiore serenità anche la sfera affettiva e sessuale.
Un caro saluto.
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Buonasera, da quello che descrive, non si tratta di tanti problemi separati, ma di un’unica difficoltà che prende forme diverse: ansia, panico, pensieri ossessivi e dubbi sulla salute e sulla sessualità.
Il punto non è tanto il rischio reale di malattie, ma il rapporto con l’angoscia. Il dubbio ritorna anche quando ricevi rassicurazioni, e questo è tipico di un funzionamento ossessivo: si cerca certezza, ma la certezza non arriva mai.
Anche la tua sessualità non è “sbagliata” né da eliminare. Il problema è che oggi è entrata nello stesso circuito dell’ansia, e quindi invece di dare piacere genera paura.
Più che eliminare i sintomi o le fantasie, è importante capire cosa rappresentano per te e perché proprio ora tutto questo è diventato così intenso.
Un percorso psicologico può aiutarla a dare senso a ciò che stai vivendo e a ridurre questa angoscia, senza dover rinunciare a parti di te.
Il punto non è tanto il rischio reale di malattie, ma il rapporto con l’angoscia. Il dubbio ritorna anche quando ricevi rassicurazioni, e questo è tipico di un funzionamento ossessivo: si cerca certezza, ma la certezza non arriva mai.
Anche la tua sessualità non è “sbagliata” né da eliminare. Il problema è che oggi è entrata nello stesso circuito dell’ansia, e quindi invece di dare piacere genera paura.
Più che eliminare i sintomi o le fantasie, è importante capire cosa rappresentano per te e perché proprio ora tutto questo è diventato così intenso.
Un percorso psicologico può aiutarla a dare senso a ciò che stai vivendo e a ridurre questa angoscia, senza dover rinunciare a parti di te.
Buongiorno, grazie davvero per aver avuto il coraggio di raccontare tutto quello che sta vivendo, perché si sente chiaramente quanto questo periodo sia diventato pesante e quanto stia incidendo su più aspetti della Sua vita. Non è solo ansia: è come se negli ultimi anni si fosse accumulata una tensione continua che oggi coinvolge il corpo, i pensieri, le abitudini quotidiane e persino la sfera più intima e personale come la sessualità. È comprensibile che si senta stanco, confuso e anche un po’ scoraggiato, perché vivere con questa intensità di pensieri e paure logora profondamente.
Quello che descrive però ha un senso molto preciso e, soprattutto, non è qualcosa di “strano” o senza soluzione. Lei sta vivendo un quadro in cui ansia, attacchi di panico, ipocondria e pensieri ossessivi si intrecciano tra loro. Il meccanismo è sempre lo stesso: nasce un dubbio o una paura (ad esempio il timore di una malattia), questo genera ansia, l’ansia porta a controllare, evitare o ripetere azioni per sentirsi più sicuro, e quel sollievo momentaneo in realtà rinforza tutto il sistema, rendendo il dubbio ancora più forte la volta dopo. È per questo che oggi si ritrova a lavare più volte, a evitare, a non fidarsi più nemmeno delle sensazioni del suo corpo o del piacere. Non è debolezza, è un circolo che si è consolidato nel tempo.
Anche sulla sessualità è importante dirlo con grande chiarezza: ciò che le piace non è il problema e non è qualcosa da eliminare. Le preferenze che descrive fanno parte della variabilità umana. Il vero problema è che l’ansia si è “agganciata” proprio lì, trasformando qualcosa che prima era naturale e piacevole in una fonte di paura e controllo. Il dubbio sulle infezioni, il bisogno di avere certezze assolute, il pensiero “e se succede qualcosa?” sono esattamente la stessa dinamica che ritroviamo nel DOC e nell’ipocondria. Non è la realtà del rischio a guidarla, ma il bisogno di sicurezza totale, che purtroppo non può mai essere soddisfatto fino in fondo e quindi la tiene bloccato.
Il fatto che oggi non riesca più a provare piacere, che si senta depresso e senza via d’uscita, è la conseguenza naturale di questo stato mentale costante di allerta. Quando la mente è sempre impegnata a controllare, prevenire e difendersi, non resta spazio per la leggerezza, per il desiderio e per il futuro. Ma questo non significa che quella parte di Lei sia persa, significa solo che in questo momento è coperta da un livello troppo alto di ansia.
La cosa più importante che voglio lasciarle è questa: non deve scegliere tra rinunciare a ciò che è o vivere con questa sofferenza. Esiste una strada concreta per uscire da questo meccanismo, lavorando proprio sui pensieri ossessivi, sull’ansia e sui comportamenti che la mantengono. È un percorso che richiede un po’ di tempo e guida, ma è assolutamente possibile tornare a stare meglio, a sentirsi più libero e a vivere anche la propria sessualità senza questo peso costante.
Non affronti tutto questo da solo. Si percepisce quanto ne abbia bisogno e quanto sia arrivato a un punto di stanchezza. Se vuole, possiamo lavorare insieme in modo serio e mirato per aiutarla a uscire da questo circolo e farle ritrovare una stabilità e una serenità reale. Mi contatti, se vuole, e fissiamo un incontro: può essere davvero il primo passo per tornare a respirare.
Quello che descrive però ha un senso molto preciso e, soprattutto, non è qualcosa di “strano” o senza soluzione. Lei sta vivendo un quadro in cui ansia, attacchi di panico, ipocondria e pensieri ossessivi si intrecciano tra loro. Il meccanismo è sempre lo stesso: nasce un dubbio o una paura (ad esempio il timore di una malattia), questo genera ansia, l’ansia porta a controllare, evitare o ripetere azioni per sentirsi più sicuro, e quel sollievo momentaneo in realtà rinforza tutto il sistema, rendendo il dubbio ancora più forte la volta dopo. È per questo che oggi si ritrova a lavare più volte, a evitare, a non fidarsi più nemmeno delle sensazioni del suo corpo o del piacere. Non è debolezza, è un circolo che si è consolidato nel tempo.
Anche sulla sessualità è importante dirlo con grande chiarezza: ciò che le piace non è il problema e non è qualcosa da eliminare. Le preferenze che descrive fanno parte della variabilità umana. Il vero problema è che l’ansia si è “agganciata” proprio lì, trasformando qualcosa che prima era naturale e piacevole in una fonte di paura e controllo. Il dubbio sulle infezioni, il bisogno di avere certezze assolute, il pensiero “e se succede qualcosa?” sono esattamente la stessa dinamica che ritroviamo nel DOC e nell’ipocondria. Non è la realtà del rischio a guidarla, ma il bisogno di sicurezza totale, che purtroppo non può mai essere soddisfatto fino in fondo e quindi la tiene bloccato.
Il fatto che oggi non riesca più a provare piacere, che si senta depresso e senza via d’uscita, è la conseguenza naturale di questo stato mentale costante di allerta. Quando la mente è sempre impegnata a controllare, prevenire e difendersi, non resta spazio per la leggerezza, per il desiderio e per il futuro. Ma questo non significa che quella parte di Lei sia persa, significa solo che in questo momento è coperta da un livello troppo alto di ansia.
La cosa più importante che voglio lasciarle è questa: non deve scegliere tra rinunciare a ciò che è o vivere con questa sofferenza. Esiste una strada concreta per uscire da questo meccanismo, lavorando proprio sui pensieri ossessivi, sull’ansia e sui comportamenti che la mantengono. È un percorso che richiede un po’ di tempo e guida, ma è assolutamente possibile tornare a stare meglio, a sentirsi più libero e a vivere anche la propria sessualità senza questo peso costante.
Non affronti tutto questo da solo. Si percepisce quanto ne abbia bisogno e quanto sia arrivato a un punto di stanchezza. Se vuole, possiamo lavorare insieme in modo serio e mirato per aiutarla a uscire da questo circolo e farle ritrovare una stabilità e una serenità reale. Mi contatti, se vuole, e fissiamo un incontro: può essere davvero il primo passo per tornare a respirare.
Buongiorno, quello che descrive è un momento molto complesso e faticoso, e dalle sue parole emerge chiaramente quanto stia cercando di capire e gestire qualcosa che la mette sotto pressione su più fronti contemporaneamente. L’ansia, gli attacchi di panico, le paure legate alla salute e i dubbi sulla sessualità si stanno intrecciando tra loro creando una sensazione di blocco e di perdita di controllo che può diventare davvero pesante da sostenere nel tempo. Partirei da un aspetto importante, perché può aiutarla a mettere ordine. Le sue paure non sono casuali né isolate, ma sembrano seguire uno stesso meccanismo. Quando compare un dubbio o una sensazione, la mente prova a darle una spiegazione e tende a scegliere quella più minacciosa, come la possibilità di una malattia o di un pericolo grave. Questo pensiero genera ansia, e l’ansia a sua volta aumenta l’attenzione sul corpo e sui possibili segnali, amplificando le sensazioni fisiche. A quel punto la mente interpreta queste sensazioni come una conferma del pericolo e il circolo si rinforza. Lo stesso schema si vede anche nei comportamenti ripetitivi che descrive, come lavare più volte o evitare certe situazioni, che inizialmente servono a ridurre l’ansia ma nel lungo periodo la mantengono e la rendono sempre più forte. Per quanto riguarda la sessualità, è comprensibile che in questo momento sia diventata un terreno di forte conflitto. Da una parte c’è un desiderio autentico, che in passato viveva con naturalezza e piacere, dall’altra la paura che quel comportamento possa essere pericoloso. Questo non significa che ci sia qualcosa di sbagliato in ciò che le piace, ma che l’ansia si è inserita anche in quell’area, trasformando qualcosa di piacevole in qualcosa di minaccioso. Quando la mente entra in questa modalità, tende a cercare certezze assolute sul rischio, ma purtroppo questo tipo di certezza non esiste mai del tutto, e più la si cerca più il dubbio cresce. Anche il pensiero di dover eliminare completamente una parte della propria sessualità nasce probabilmente dal tentativo di ridurre l’ansia evitando ciò che la attiva. Tuttavia, questo tipo di soluzione spesso non porta a un reale benessere, perché l’ansia tende a spostarsi su altri contenuti mantenendo lo stesso funzionamento. Il punto centrale non è tanto ciò che le piace o non le piace, ma il modo in cui la sua mente sta gestendo il dubbio, il rischio e l’incertezza. È molto importante sottolineare che il fatto che lei abbia già vissuto queste dinamiche in passato e che riconosca alcuni meccanismi è un elemento prezioso, perché significa che non si tratta di qualcosa di fisso o immutabile. Allo stesso tempo, il fatto che questa fase duri da più tempo e coinvolga più ambiti suggerisce che potrebbe essere utile affrontarla in modo più strutturato, non solo cercando di gestire i singoli sintomi ma comprendendo a fondo come funziona questo sistema interno. Un percorso potrebbe aiutarla proprio in questo, cioè a riconoscere i pensieri che alimentano l’ansia, a modificare gradualmente le risposte comportamentali che la mantengono e a recuperare un rapporto più sereno sia con il proprio corpo sia con la propria sessualità. Questo non significa forzarsi o cambiare ciò che è, ma imparare a non essere guidato dalla paura in modo così pervasivo. La stanchezza che descrive è molto comprensibile, perché vivere in uno stato continuo di allerta e controllo consuma molte energie. Il fatto che lei ne parli e cerchi di capire è già un primo passo importante verso un cambiamento possibile. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Grazie per aver condiviso una situazione così articolata con grande onestà. Quello che descrivi ha una logica clinica precisa che vale la pena chiarire.
Ansia, panico e ipocondria si alimentano a vicenda attraverso un meccanismo ben noto: il corpo produce sensazioni fisiche reali (tachicardia, fiato corto), la mente le interpreta come pericolo imminente, e questo aumenta ulteriormente l'ansia in un circolo vizioso. Il fatto che duri da quasi due anni suggerisce che il ciclo si sia consolidato e che evitare situazioni (uscire, vivere la sessualità) stia mantenendo il problema anziché risolverlo.
Il DOC magico che descrivi — ripetere azioni per scongiurare eventi — è una compulsione che a breve termine riduce l'ansia ma a lungo termine la rinforza. La terapia CBT con tecnica ERP (Esposizione con Prevenzione della Risposta) è il trattamento di elezione con ottimi risultati.
Riguardo alla sessualità: le parafilie come il feticismo non si "eliminano" né è necessario farlo — non sono un disturbo se non causano sofferenza. Il problema qui non è il feticismo in sé, ma l'ansia da contaminazione che si è sovrapposta ad esso, impedendoti di viverlo. Il bersaglio terapeutico è l'ansia, non la sessualità.
Il passo concreto è iniziare un percorso psicoterapeutico CBT focalizzato su DOC e ipocondria. Questi due elementi, se trattati, alleggeriscono anche il resto — panico, evitamento, umore.
Non sei in un vicolo cieco: la situazione che descrivi risponde bene al trattamento.
Grazie, Dr. Vittorio Penzo.
Ansia, panico e ipocondria si alimentano a vicenda attraverso un meccanismo ben noto: il corpo produce sensazioni fisiche reali (tachicardia, fiato corto), la mente le interpreta come pericolo imminente, e questo aumenta ulteriormente l'ansia in un circolo vizioso. Il fatto che duri da quasi due anni suggerisce che il ciclo si sia consolidato e che evitare situazioni (uscire, vivere la sessualità) stia mantenendo il problema anziché risolverlo.
Il DOC magico che descrivi — ripetere azioni per scongiurare eventi — è una compulsione che a breve termine riduce l'ansia ma a lungo termine la rinforza. La terapia CBT con tecnica ERP (Esposizione con Prevenzione della Risposta) è il trattamento di elezione con ottimi risultati.
Riguardo alla sessualità: le parafilie come il feticismo non si "eliminano" né è necessario farlo — non sono un disturbo se non causano sofferenza. Il problema qui non è il feticismo in sé, ma l'ansia da contaminazione che si è sovrapposta ad esso, impedendoti di viverlo. Il bersaglio terapeutico è l'ansia, non la sessualità.
Il passo concreto è iniziare un percorso psicoterapeutico CBT focalizzato su DOC e ipocondria. Questi due elementi, se trattati, alleggeriscono anche il resto — panico, evitamento, umore.
Non sei in un vicolo cieco: la situazione che descrivi risponde bene al trattamento.
Grazie, Dr. Vittorio Penzo.
Ciao. Leggendo il tuo sfogo si sente quanto tu sia esausto: è come se la tua mente fosse diventata un tribunale che controlla ogni tuo respiro, ogni gesto in cucina e persino i tuoi desideri più intimi.
Quello che stai vivendo non è una serie di "malattie" separate, ma un unico modo di sentirti in pericolo nel mondo. Quando il mondo fuori sembra incerto (il futuro, il lavoro, il distacco dagli studi), la tua mente cerca di riprendere il controllo creando delle regole ferree (il DOC) e trasformando il piacere in una minaccia.
Ecco una riflessione per te, per provare a rimettere un po' di ordine in questo caos:
Il tuo DOC magico e l'ipocondria sono "fratelli": entrambi nascono dal bisogno di proteggerti da qualcosa di terribile che senti nell'aria. Lavare i piatti mille volte o aver paura di un'infezione polmonare attraverso i piedi sono tentativi (estenuanti) di tenere lontana la morte o la malattia. Il punto non è se i batteri esistano o meno (esistono ovunque), ma il fatto che tu abbia perso la fiducia nel tuo corpo. Hai iniziato a vedere il tuo corpo come qualcosa di fragile che può rompersi al minimo contatto, invece che come un organismo capace di vivere e difendersi.
Sulla questione del feticismo e dei rischi: la medicina ti dice che i rischi reali sono minimi o inesistenti per quel tipo di pratiche, ma il problema è che il DOC non si accontenta mai delle rassicurazioni mediche. Se anche 100 medici ti dicessero che è sicuro, la tua mente troverebbe quel "centunesimo" caso raro per farti venire il panico.
Le parafilie (come il feticismo o il Femdom) non sono malattie da "eliminare": sono parte del tuo modo di provare eccitazione. Cercare di cancellarle sarebbe come cercare di cambiare il colore dei tuoi occhi; finiresti solo per sentirti più depresso e "asessuale" per forza, spegnendo una parte vitale di te. La soluzione non è smettere di desiderare i piedi o l'umiliazione, ma curare l'ansia che si è "appiccicata" a questi desideri.
Come uscire da questo braccio di ferro?
Attualmente la tua sessualità è diventata un campo di battaglia tra il tuo desiderio e la tua paura. Se incontri una donna che condivide i tuoi gusti e ti dà amore, questa è una risorsa enorme, non un pericolo. Il "rischio" di ammalarsi fa parte della vita stessa (anche maneggiare i soldi o toccare una maniglia ha dei rischi), ma tu ora lo vedi ingigantito perché sei in un periodo di forte fragilità emotiva.
Non lottare contro il feticismo: Accettalo come una parte di te che merita di essere vissuta. Il problema non sono i piedi, è il dubbio ossessivo.
Tratta il DOC, non il contenuto: Che si tratti della forchetta che tocca il tavolo o del dubbio sui polmoni, il meccanismo è lo stesso. Hai bisogno di un supporto (terapia cognitivo-comportamentale o simili) che ti aiuti a "stare nel dubbio" senza dover lavare tutto o rinunciare al sesso.
Sei in una fase di transizione post-studi, un momento tipicamente ansiogeno. Gran parte di questa paura dei germi è energia ansiosa che non sa dove andare perché il futuro ti spaventa.
Non devi scegliere tra "diventare asessuale" o "morire di infezione". C'è una terza via: tornare a fidarti del fatto che il tuo corpo è fatto per provare piacere e che la vita, con i suoi piccoli rischi, merita di essere morsa, non solo lavata e disinfettata.
Hai mai notato se, nei momenti in cui sei davvero coinvolto emotivamente o distratto da qualcosa che ti appassiona, queste paure dei germi si fanno un po' più silenziose?
Quello che stai vivendo non è una serie di "malattie" separate, ma un unico modo di sentirti in pericolo nel mondo. Quando il mondo fuori sembra incerto (il futuro, il lavoro, il distacco dagli studi), la tua mente cerca di riprendere il controllo creando delle regole ferree (il DOC) e trasformando il piacere in una minaccia.
Ecco una riflessione per te, per provare a rimettere un po' di ordine in questo caos:
Il tuo DOC magico e l'ipocondria sono "fratelli": entrambi nascono dal bisogno di proteggerti da qualcosa di terribile che senti nell'aria. Lavare i piatti mille volte o aver paura di un'infezione polmonare attraverso i piedi sono tentativi (estenuanti) di tenere lontana la morte o la malattia. Il punto non è se i batteri esistano o meno (esistono ovunque), ma il fatto che tu abbia perso la fiducia nel tuo corpo. Hai iniziato a vedere il tuo corpo come qualcosa di fragile che può rompersi al minimo contatto, invece che come un organismo capace di vivere e difendersi.
Sulla questione del feticismo e dei rischi: la medicina ti dice che i rischi reali sono minimi o inesistenti per quel tipo di pratiche, ma il problema è che il DOC non si accontenta mai delle rassicurazioni mediche. Se anche 100 medici ti dicessero che è sicuro, la tua mente troverebbe quel "centunesimo" caso raro per farti venire il panico.
Le parafilie (come il feticismo o il Femdom) non sono malattie da "eliminare": sono parte del tuo modo di provare eccitazione. Cercare di cancellarle sarebbe come cercare di cambiare il colore dei tuoi occhi; finiresti solo per sentirti più depresso e "asessuale" per forza, spegnendo una parte vitale di te. La soluzione non è smettere di desiderare i piedi o l'umiliazione, ma curare l'ansia che si è "appiccicata" a questi desideri.
Come uscire da questo braccio di ferro?
Attualmente la tua sessualità è diventata un campo di battaglia tra il tuo desiderio e la tua paura. Se incontri una donna che condivide i tuoi gusti e ti dà amore, questa è una risorsa enorme, non un pericolo. Il "rischio" di ammalarsi fa parte della vita stessa (anche maneggiare i soldi o toccare una maniglia ha dei rischi), ma tu ora lo vedi ingigantito perché sei in un periodo di forte fragilità emotiva.
Non lottare contro il feticismo: Accettalo come una parte di te che merita di essere vissuta. Il problema non sono i piedi, è il dubbio ossessivo.
Tratta il DOC, non il contenuto: Che si tratti della forchetta che tocca il tavolo o del dubbio sui polmoni, il meccanismo è lo stesso. Hai bisogno di un supporto (terapia cognitivo-comportamentale o simili) che ti aiuti a "stare nel dubbio" senza dover lavare tutto o rinunciare al sesso.
Sei in una fase di transizione post-studi, un momento tipicamente ansiogeno. Gran parte di questa paura dei germi è energia ansiosa che non sa dove andare perché il futuro ti spaventa.
Non devi scegliere tra "diventare asessuale" o "morire di infezione". C'è una terza via: tornare a fidarti del fatto che il tuo corpo è fatto per provare piacere e che la vita, con i suoi piccoli rischi, merita di essere morsa, non solo lavata e disinfettata.
Hai mai notato se, nei momenti in cui sei davvero coinvolto emotivamente o distratto da qualcosa che ti appassiona, queste paure dei germi si fanno un po' più silenziose?
Buongiorno,
Le consiglio di intraprendere un percorso psicologico con un professionista di modo da indagare meglio quello che ha descritto.
Le auguro il suo meglio.
LM
Le consiglio di intraprendere un percorso psicologico con un professionista di modo da indagare meglio quello che ha descritto.
Le auguro il suo meglio.
LM
Gentile utente, mi dispiace tanto per la situazione che ha descritto. Le consiglio di intraprendere un percorso di supporto psicologico per apprendere strategie utili per migliorare la sua qualità di vita.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Gentilissimo, da ciò che scrivi arriva chiaramente un grande malessere, e mi dispiace che tu stia attraversando una situazione così faticosa. Le difficoltà che descrivi sembrano molteplici e complesse, ed è comprensibile sentirsi sopraffatti. Proprio per questo, è importante fare attenzione alle autodiagnosi: quando si soffre, si cerca giustamente di dare un nome a ciò che si prova, ma senza un inquadramento clinico accurato si rischia di confondersi o di spaventarsi ulteriormente. Rivolgersi a un professionista può aiutarti a comprendere meglio cosa sta succedendo, in modo più preciso e sicuro. Un aspetto molto positivo che emerge dal tuo messaggio è la tua motivazione a stare meglio: questo è un punto di partenza fondamentale, anche quando il quadro appare complesso. Le domande che poni sono importanti, tuttavia meritano uno spazio più adeguato di quello che può offrire una piattaforma online. Un percorso terapeutico potrebbe aiutarti ad affrontare queste difficoltà in modo strutturato, a sviluppare strumenti per gestirle e a riconoscere anche le tue risorse personali. Ti auguro di poterti dare questa possibilità di cura e di trovare un supporto che ti accompagni in questo percorso. Resto a disposizione, dott.ssa Arianna Savastio
La situazione che sta attraversando, e che ormai vive da anni, è davvero complessa, oltre che faticosa. Le sue preoccupazioni rispetto ad essa sono più che legittime. Ciononostante è ammirevole la sua consapevolezza rispetto al suo vissuto. Una tale lucidità non è un punto di partenza, ma già un punto intermedio del processo.
Ansia, attacchi di panico, pensieri ipocondriaci e comportamenti ossessivi non sono semplicemente “paure esagerate”, ma esperienze molto intense che possono arrivare a limitare profondamente la libertà personale e il benessere.
C’è un aspetto importante che emerge dal suo racconto: molti dei sintomi sembrano attivarsi proprio nei momenti in cui si avvicina a qualcosa che per lei è significativo, piacevole o importante per il suo futuro (come il lavoro, le relazioni o la sessualità). Questo è un meccanismo piuttosto tipico nei disturbi d’ansia e nel disturbo ossessivo-compulsivo: ciò che ha valore emotivo tende anche a diventare terreno fertile per dubbi, paure e bisogno di controllo.
Nel suo caso, ad esempio, il piacere legato alla sessualità viene “interrotto” da pensieri legati al rischio, alla contaminazione e alla malattia. Non è la pratica in sé il problema, ma il significato che la mente, attraverso l’ansia e il DOC, le attribuisce (“potrei ammalarmi”, “potrei non accorgermene”, “potrebbe succedere qualcosa di grave”). Questo porta ad un circolo vizioso: più cerchi certezza e sicurezza assoluta, più il dubbio cresce.
È importante chiarire anche un punto: le parafilie, quando sono consensuali e non dannose, non sono qualcosa da “eliminare” forzatamente. Il tentativo di sopprimerle spesso aumenta il conflitto interno e il senso di disagio. Il nodo centrale qui non è ciò che le piace, ma il modo in cui l’ansia e i pensieri ossessivi interferiscono con la sua capacità di viverlo serenamente.
Allo stesso modo, i comportamenti che descrive (lavare ripetutamente, evitare contaminazioni, controllare) sono strategie che nel breve termine danno sollievo, ma nel lungo termine mantengono e rinforzano il problema.
Il mio consiglio è di portare in terapia questi temi, cercando di sviscerarli, con l'obiettivo non di dover rinunciare a qualcosa che le piace o a quello che "sognava da bambino". Lo scopo potrebbe essere capire come mai il suo corpo e la sua mente reagiscono in questo modo. Il più delle volte il sintomo parla di un passato, che come lei stesso dice è stato "traumatico", provare a dargli ascolto, legittimarlo e risignificarlo potrebbe essere davvero un punto di svolta.
Ansia, attacchi di panico, pensieri ipocondriaci e comportamenti ossessivi non sono semplicemente “paure esagerate”, ma esperienze molto intense che possono arrivare a limitare profondamente la libertà personale e il benessere.
C’è un aspetto importante che emerge dal suo racconto: molti dei sintomi sembrano attivarsi proprio nei momenti in cui si avvicina a qualcosa che per lei è significativo, piacevole o importante per il suo futuro (come il lavoro, le relazioni o la sessualità). Questo è un meccanismo piuttosto tipico nei disturbi d’ansia e nel disturbo ossessivo-compulsivo: ciò che ha valore emotivo tende anche a diventare terreno fertile per dubbi, paure e bisogno di controllo.
Nel suo caso, ad esempio, il piacere legato alla sessualità viene “interrotto” da pensieri legati al rischio, alla contaminazione e alla malattia. Non è la pratica in sé il problema, ma il significato che la mente, attraverso l’ansia e il DOC, le attribuisce (“potrei ammalarmi”, “potrei non accorgermene”, “potrebbe succedere qualcosa di grave”). Questo porta ad un circolo vizioso: più cerchi certezza e sicurezza assoluta, più il dubbio cresce.
È importante chiarire anche un punto: le parafilie, quando sono consensuali e non dannose, non sono qualcosa da “eliminare” forzatamente. Il tentativo di sopprimerle spesso aumenta il conflitto interno e il senso di disagio. Il nodo centrale qui non è ciò che le piace, ma il modo in cui l’ansia e i pensieri ossessivi interferiscono con la sua capacità di viverlo serenamente.
Allo stesso modo, i comportamenti che descrive (lavare ripetutamente, evitare contaminazioni, controllare) sono strategie che nel breve termine danno sollievo, ma nel lungo termine mantengono e rinforzano il problema.
Il mio consiglio è di portare in terapia questi temi, cercando di sviscerarli, con l'obiettivo non di dover rinunciare a qualcosa che le piace o a quello che "sognava da bambino". Lo scopo potrebbe essere capire come mai il suo corpo e la sua mente reagiscono in questo modo. Il più delle volte il sintomo parla di un passato, che come lei stesso dice è stato "traumatico", provare a dargli ascolto, legittimarlo e risignificarlo potrebbe essere davvero un punto di svolta.
Salve,
Se mettiamo insieme tutto quello che racconti, si vede una trama unica, non tanti problemi separati. L’ansia, il panico, l’ipocondria, i rituali, fino alla sessualità: sono modi diversi in cui la tua angoscia prende forma.
Questa angoscia, che dici essere presente fin da piccolo e legata anche a un’infanzia traumatica, non resta mai “pura”: ha bisogno di attaccarsi a qualcosa. A volte è il corpo e la paura di morire, altre volte i germi, altre ancora i gesti da ripetere per sentirti al sicuro. Ora è arrivata anche nella sessualità, che prima era un luogo di piacere e oggi è diventata un luogo di dubbio e paura.
Il punto importante è questo: il feticismo, il Femdom, ciò che ti eccita, non è un errore da correggere. Non è qualcosa di patologico in sé. È una forma del tuo desiderio, come ognuno ha la sua. Il problema nasce quando l’angoscia invade anche lì e trasforma il desiderio in qualcosa di pericoloso, contaminato, rischioso. Non stai soffrendo perché ti piacciono certe cose, ma perché non riesci più a viverle senza che intervenga la paura.Lo stesso vale per i germi: puoi cercare tutte le risposte mediche possibili, ma non sarà mai sufficiente. Perché il meccanismo che ti muove non cerca davvero una risposta definitiva produce continuamente nuovi dubbi. Anche se qualcuno ti dicesse “è sicuro al 100%”, dopo poco emergerebbe un’altra possibilità, un altro rischio. È così che funziona il DOC: non ti protegge, ti intrappola.
Anche i rituali ,lavare più volte, evitare, controllare, ti danno un sollievo momentaneo, ma in realtà mantengono viva l’angoscia. È come se cercassi di spegnerla, ma allo stesso tempo la alimentassi.
Per questo la scelta che senti :“devo eliminare il feticismo o rischiare di ammalarmi”, è una falsa alternativa. È costruita dall’angoscia stessa. Non è lì che si gioca davvero la questione.
Il punto non è togliere pezzi di te, né diventare “asessuale”, né trovare la certezza assoluta che non succederà nulla. Il punto è capire cosa, nella tua storia, rende il desiderio così facilmente invaso dalla paura e perché hai così bisogno di controllare tutto per sentirti al sicuro.
Qui entra il lavoro terapeutico: non tanto per darti rassicurazioni, ma per aiutarti a stare dentro queste dinamiche senza dover scappare continuamente , né attraverso i rituali, né evitando le relazioni, né rinunciando al piacere.
In sintesi:
non hai un problema “con la sessualità” o “con i germi”.
Hai un’angoscia profonda che si sposta su questi oggetti.
Ed è su quella che vale la pena lavorare, con continuità, senza cambiare continuamente direzione. Io sono qui.
Se mettiamo insieme tutto quello che racconti, si vede una trama unica, non tanti problemi separati. L’ansia, il panico, l’ipocondria, i rituali, fino alla sessualità: sono modi diversi in cui la tua angoscia prende forma.
Questa angoscia, che dici essere presente fin da piccolo e legata anche a un’infanzia traumatica, non resta mai “pura”: ha bisogno di attaccarsi a qualcosa. A volte è il corpo e la paura di morire, altre volte i germi, altre ancora i gesti da ripetere per sentirti al sicuro. Ora è arrivata anche nella sessualità, che prima era un luogo di piacere e oggi è diventata un luogo di dubbio e paura.
Il punto importante è questo: il feticismo, il Femdom, ciò che ti eccita, non è un errore da correggere. Non è qualcosa di patologico in sé. È una forma del tuo desiderio, come ognuno ha la sua. Il problema nasce quando l’angoscia invade anche lì e trasforma il desiderio in qualcosa di pericoloso, contaminato, rischioso. Non stai soffrendo perché ti piacciono certe cose, ma perché non riesci più a viverle senza che intervenga la paura.Lo stesso vale per i germi: puoi cercare tutte le risposte mediche possibili, ma non sarà mai sufficiente. Perché il meccanismo che ti muove non cerca davvero una risposta definitiva produce continuamente nuovi dubbi. Anche se qualcuno ti dicesse “è sicuro al 100%”, dopo poco emergerebbe un’altra possibilità, un altro rischio. È così che funziona il DOC: non ti protegge, ti intrappola.
Anche i rituali ,lavare più volte, evitare, controllare, ti danno un sollievo momentaneo, ma in realtà mantengono viva l’angoscia. È come se cercassi di spegnerla, ma allo stesso tempo la alimentassi.
Per questo la scelta che senti :“devo eliminare il feticismo o rischiare di ammalarmi”, è una falsa alternativa. È costruita dall’angoscia stessa. Non è lì che si gioca davvero la questione.
Il punto non è togliere pezzi di te, né diventare “asessuale”, né trovare la certezza assoluta che non succederà nulla. Il punto è capire cosa, nella tua storia, rende il desiderio così facilmente invaso dalla paura e perché hai così bisogno di controllare tutto per sentirti al sicuro.
Qui entra il lavoro terapeutico: non tanto per darti rassicurazioni, ma per aiutarti a stare dentro queste dinamiche senza dover scappare continuamente , né attraverso i rituali, né evitando le relazioni, né rinunciando al piacere.
In sintesi:
non hai un problema “con la sessualità” o “con i germi”.
Hai un’angoscia profonda che si sposta su questi oggetti.
Ed è su quella che vale la pena lavorare, con continuità, senza cambiare continuamente direzione. Io sono qui.
Buongiorno, le rispondo senza la pretesa di darle una soluzione, ma le riporto ciò che più mi ha colpito di quanto ha scritto. Racconta di aver sempre avuto questi problemi di ansia, panico e cita al riguardo un'infanzia traumatica. Sembra che nel tempo lei abbia portato o trascinato con sé tutti questi "carichi", che, da qualche anno sono diventati sempre più difficili da sostenere. Complici di questa situazione la paura per il futuro lavorativo, e forse, ancor più, il fatto di non poter più avere le cose che desiderava da bambino: lei ora non approfondisce questo aspetto, come lo vive oggi, però sembra essere importante se dice che la rende più sensibile.
Descrive, poi, come oggi vive le sue problematiche che hanno "invaso" anche la sfera dei suoi desideri sessuali mettendola davanti a un bivio, o da una parte o dall'altra, dato che non sembra aver avuto un riscontro medico sulla possibile trasmissione di germi e batteri che possa davvero rassicurarla.
Mi permetto di suggerirle, se non lo ha già fatto, di pensare a un aiuto da parte di un professionista clinico per capire se è lo spazio di cui può aver bisogno, per trovare un senso alla sua domanda: "NON so perchè ma ho queste paure". un saluto, dott.ssa Rachele Petrini
Descrive, poi, come oggi vive le sue problematiche che hanno "invaso" anche la sfera dei suoi desideri sessuali mettendola davanti a un bivio, o da una parte o dall'altra, dato che non sembra aver avuto un riscontro medico sulla possibile trasmissione di germi e batteri che possa davvero rassicurarla.
Mi permetto di suggerirle, se non lo ha già fatto, di pensare a un aiuto da parte di un professionista clinico per capire se è lo spazio di cui può aver bisogno, per trovare un senso alla sua domanda: "NON so perchè ma ho queste paure". un saluto, dott.ssa Rachele Petrini
Caro utente quello che descrivi è molto coerente con un’ansia intensa e un DOC che nel tempo si sono allargati a più aree della tua vita, fino a coinvolgere anche la sessualità, e questo può farti sentire bloccato e senza via d’uscita, ma non c’è nulla di “sbagliato” in te, è il tuo sistema di allarme che è diventato iperattivo e ti fa cercare sicurezza assoluta anche dove non è possibile trovarla, come nel rischio zero di malattie. Il punto importante è che il problema non è il tuo feticismo o il femdom, che fanno parte della variabilità normale della sessualità, ma i pensieri ossessivi e la paura che si attaccano a quelle pratiche e le trasformano in fonte di ansia, portandoti a evitare o a non riuscire più a provare piacere. Cercare di eliminare queste fantasie non è la soluzione, perché significherebbe combattere te stesso, mentre la strada più utile è lavorare sull’ansia e sul DOC così da recuperare libertà e serenità anche nella sessualità. In questo senso un percorso psicologico è davvero indicato, può aiutarti molto a scaricare la tensione dal corpo e a ridurre l’attivazione che alimenta panico e ossessioni, così da tornare gradualmente a vivere le esperienze senza quel livello costante di paura. Rimango a disposizione in caso di domande un caro saluto Dott.ssa Valentina Mestici
Buongiorno, lei si attende delle risposte ma si è dimenticato di scrivere la domanda. Penso che questo sia un punto di partenza da cui partire: quale potrebbe essere il suo bisogno in questo momento? he desiderio o prospettiva aveva mentre scriveva queste righe? Dal suo resoconto ho capito che la sua vita è stata molto difficile fin dall'infanzia e che è sempre stato accompagnato da questa ansia, che mi sembra si sia manifestata sotto varie forme, dal panico al DOC. In che modo si è preso cura o pensa di prendersi cura di quest'ansia?
Rimango a disposizione
Dott. Federico Bartoli
Rimango a disposizione
Dott. Federico Bartoli
Buongiorno,
da quello che descrive il punto centrale non è la sessualità, ma l’ansia e il funzionamento ossessivo che nel tempo si sono estesi a più ambiti: salute, comportamenti quotidiani, relazioni e ora anche al piacere sessuale.
Il meccanismo è sempre lo stesso:
- compare un dubbio (“e se mi ammalo?”),
-aumenta l’ansia,
-mette in atto suluzioni ricorrenti come controllo, evitameno o richiesta di rassicurazioni,
-il sollievo dura poco… e il dubbio ritorna più forte.
Non è quindi il contenuto (germi, infezioni, feticismo) il problema, ma come la mente gestisce il rischio e l’incertezza.
Anche rispetto alla sessualità: il feticismo in sé non è qualcosa da eliminare. È l’ansia che lo sta trasformando in fonte di paura, togliendole piacere.
La direzione di lavoro è quindi:
- lavorare sui comportamenti messi in atto,
- imparare a tollerare il dubbio,
-esporsi gradualmente alle situazioni.
Vista l’intensità e la durata, può essere utile un percorso mirato e pratico su questi meccanismi. Approcci brevi e focalizzati possono aiutare a intervenire proprio sul “come funziona” il problema, più che sul contenuto.
Non deve eliminare parti di sé per stare meglio, ma modificare il modo in cui l’ansia le sta condizionando.
Dott.ssa Monaco Melania
da quello che descrive il punto centrale non è la sessualità, ma l’ansia e il funzionamento ossessivo che nel tempo si sono estesi a più ambiti: salute, comportamenti quotidiani, relazioni e ora anche al piacere sessuale.
Il meccanismo è sempre lo stesso:
- compare un dubbio (“e se mi ammalo?”),
-aumenta l’ansia,
-mette in atto suluzioni ricorrenti come controllo, evitameno o richiesta di rassicurazioni,
-il sollievo dura poco… e il dubbio ritorna più forte.
Non è quindi il contenuto (germi, infezioni, feticismo) il problema, ma come la mente gestisce il rischio e l’incertezza.
Anche rispetto alla sessualità: il feticismo in sé non è qualcosa da eliminare. È l’ansia che lo sta trasformando in fonte di paura, togliendole piacere.
La direzione di lavoro è quindi:
- lavorare sui comportamenti messi in atto,
- imparare a tollerare il dubbio,
-esporsi gradualmente alle situazioni.
Vista l’intensità e la durata, può essere utile un percorso mirato e pratico su questi meccanismi. Approcci brevi e focalizzati possono aiutare a intervenire proprio sul “come funziona” il problema, più che sul contenuto.
Non deve eliminare parti di sé per stare meglio, ma modificare il modo in cui l’ansia le sta condizionando.
Dott.ssa Monaco Melania
Quello che descrivi è in intreccio di DOC, ipocondria, disturbo d'ansia e parafilia, tutti disturbi che richiedono tecniche specifiche per essere disinnescati correttamente.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a fermare i rituali ossessivi, ricalibrare la percezione del rischio e uscire dall'isolamento, in poche parole a riprendere in mano la tua vita.
Rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti.
Dott.ssa Anna Apicelli
Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a fermare i rituali ossessivi, ricalibrare la percezione del rischio e uscire dall'isolamento, in poche parole a riprendere in mano la tua vita.
Rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti.
Dott.ssa Anna Apicelli
Buongiorno,
da ciò che descrive emerge un quadro complesso ma anche molto chiaro nella sua struttura: l’ansia (con attacchi di panico), l’ipocondria e i pensieri ossessivi di tipo “magico” stanno progressivamente ampliando il loro raggio d’azione, arrivando a coinvolgere sempre più ambiti della sua vita, compresa la sessualità.
Parto da un punto fondamentale: le sue difficoltà non sono causate dalla sua sessualità, ma dal funzionamento ansioso-ossessivo che tende a trasformare qualsiasi contenuto (anche neutro o piacevole) in una fonte di pericolo.
Ansia, DOC e paura delle malattie
Quello che descrive (controlli ripetuti, lavaggi, paura intensa di contaminazione, dubbi continui sulla salute) è molto coerente con un disturbo ossessivo-compulsivo a tema contaminazione/ipocondria.
In questi casi, il problema non è il rischio reale, ma la sovrastima del pericolo e l’intolleranza dell’incertezza.
Per essere chiari:
il contatto con il corpo umano (in contesti normali e igienicamente adeguati) non rappresenta un rischio significativo di infezioni polmonari
la sua mente però continua a generare il dubbio: “e se succedesse proprio a me?”
e da lì parte il circolo: paura → controllo → sollievo temporaneo → nuova paura
Sessualità e feticismo
Il feticismo (come l’interesse per i piedi o dinamiche come il femdom) non è di per sé patologico, né qualcosa che “va eliminato” se:
è vissuto tra adulti consenzienti
non causa danni
non è l’unica modalità possibile di vivere la sessualità (o comunque non crea sofferenza intrinseca)
Nel suo caso, la sofferenza non deriva dal feticismo, ma dall’ansia che lo invade:
prima era fonte di piacere
ora è diventato fonte di paura e dubbio
Quindi il problema non è “devo eliminare questa parte di me?”, ma piuttosto:
“come posso tornare a viverla senza che l’ansia la rovini?”
Le tre “soluzioni” che propone
Lei individua tre possibilità:
Eliminare il feticismo
Continuare ma con ansia
Rinunciare alla sessualità
Comprensibilmente sembrano le uniche strade, ma in realtà nascono tutte dalla stessa logica ansiosa (evitamento o controllo).
La quarta strada, quella realmente terapeutica, è:
lavorare sull’ansia e sul DOC, non sulla sessualità.
Un aspetto importante: l’evoluzione del problema
Il fatto che:
prima l’ansia fosse episodica
ora sia continua da due anni
coinvolga sempre più aree (uscire di casa, salute, oggetti, sessualità)
indica che il disturbo si è strutturato e mantenuto nel tempo, e difficilmente si risolve da solo.
Cosa può aiutarla concretamente
Un percorso psicoterapeutico (in particolare cognitivo-comportamentale, eventualmente con tecniche come l’ERP o EMDR per i vissuti traumatici) può aiutarla a:
ridurre gli attacchi di panico
lavorare sui pensieri catastrofici legati alla salute
interrompere i rituali compulsivi
recuperare una sessualità più libera e serena
integrare meglio anche la sua sensibilità ed emotività, che non sono un problema ma una risorsa
In alcuni casi può essere utile anche una valutazione psichiatrica di supporto.
In sintesi
non c’è evidenza che la pratica che teme comporti rischi gravi come quelli che immagina
il problema principale è il meccanismo ossessivo-ansioso, non il contenuto (sessualità)
eliminare o evitare non risolve, anzi rinforza il problema
è assolutamente possibile stare meglio e recuperare qualità di vita
Le consiglio vivamente di approfondire con uno specialista, così da poter costruire un percorso mirato e non affrontare tutto questo da solo.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
da ciò che descrive emerge un quadro complesso ma anche molto chiaro nella sua struttura: l’ansia (con attacchi di panico), l’ipocondria e i pensieri ossessivi di tipo “magico” stanno progressivamente ampliando il loro raggio d’azione, arrivando a coinvolgere sempre più ambiti della sua vita, compresa la sessualità.
Parto da un punto fondamentale: le sue difficoltà non sono causate dalla sua sessualità, ma dal funzionamento ansioso-ossessivo che tende a trasformare qualsiasi contenuto (anche neutro o piacevole) in una fonte di pericolo.
Ansia, DOC e paura delle malattie
Quello che descrive (controlli ripetuti, lavaggi, paura intensa di contaminazione, dubbi continui sulla salute) è molto coerente con un disturbo ossessivo-compulsivo a tema contaminazione/ipocondria.
In questi casi, il problema non è il rischio reale, ma la sovrastima del pericolo e l’intolleranza dell’incertezza.
Per essere chiari:
il contatto con il corpo umano (in contesti normali e igienicamente adeguati) non rappresenta un rischio significativo di infezioni polmonari
la sua mente però continua a generare il dubbio: “e se succedesse proprio a me?”
e da lì parte il circolo: paura → controllo → sollievo temporaneo → nuova paura
Sessualità e feticismo
Il feticismo (come l’interesse per i piedi o dinamiche come il femdom) non è di per sé patologico, né qualcosa che “va eliminato” se:
è vissuto tra adulti consenzienti
non causa danni
non è l’unica modalità possibile di vivere la sessualità (o comunque non crea sofferenza intrinseca)
Nel suo caso, la sofferenza non deriva dal feticismo, ma dall’ansia che lo invade:
prima era fonte di piacere
ora è diventato fonte di paura e dubbio
Quindi il problema non è “devo eliminare questa parte di me?”, ma piuttosto:
“come posso tornare a viverla senza che l’ansia la rovini?”
Le tre “soluzioni” che propone
Lei individua tre possibilità:
Eliminare il feticismo
Continuare ma con ansia
Rinunciare alla sessualità
Comprensibilmente sembrano le uniche strade, ma in realtà nascono tutte dalla stessa logica ansiosa (evitamento o controllo).
La quarta strada, quella realmente terapeutica, è:
lavorare sull’ansia e sul DOC, non sulla sessualità.
Un aspetto importante: l’evoluzione del problema
Il fatto che:
prima l’ansia fosse episodica
ora sia continua da due anni
coinvolga sempre più aree (uscire di casa, salute, oggetti, sessualità)
indica che il disturbo si è strutturato e mantenuto nel tempo, e difficilmente si risolve da solo.
Cosa può aiutarla concretamente
Un percorso psicoterapeutico (in particolare cognitivo-comportamentale, eventualmente con tecniche come l’ERP o EMDR per i vissuti traumatici) può aiutarla a:
ridurre gli attacchi di panico
lavorare sui pensieri catastrofici legati alla salute
interrompere i rituali compulsivi
recuperare una sessualità più libera e serena
integrare meglio anche la sua sensibilità ed emotività, che non sono un problema ma una risorsa
In alcuni casi può essere utile anche una valutazione psichiatrica di supporto.
In sintesi
non c’è evidenza che la pratica che teme comporti rischi gravi come quelli che immagina
il problema principale è il meccanismo ossessivo-ansioso, non il contenuto (sessualità)
eliminare o evitare non risolve, anzi rinforza il problema
è assolutamente possibile stare meglio e recuperare qualità di vita
Le consiglio vivamente di approfondire con uno specialista, così da poter costruire un percorso mirato e non affrontare tutto questo da solo.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Salve, grazie per la sua condivisione. Quello che descrive sembra essere davvero molto faticoso, e si sente quanto questo momento stia restringendo progressivamente il suo spazio di vita: non solo per l’ansia e gli attacchi di panico, ma perché anche ciò che prima era fonte di piacere e contatto (come la sessualità) sta diventando terreno di paura e controllo.
Provo a restituirle una lettura che tenga insieme i diversi pezzi, senza separarli troppo.
Da come racconta, sembra che nel tempo si sia strutturato un funzionamento in cui l’ansia non riguarda solo situazioni specifiche, ma tende a “spostarsi” e ad attaccarsi a vari ambiti della vita: la salute, il futuro, il corpo e le relazioni. In questo senso, il tema non è tanto il contenuto (i germi, le infezioni, i polmoni, il feticismo), ma il modo in cui la sua mente cerca continuamente di prevenire un pericolo percepito come imminente e grave.
Nelle forme "ossessive" che descrive (controlli, lavaggi, pensiero magico), sembra come se più cerca certezza e sicurezza assoluta, più aumenta il dubbio. E più aumenta il dubbio, più la soluzione diventa il controllo. Ma quel controllo, nel lungo periodo, alimenta il problema invece di risolverlo.
Dentro questo quadro, la sessualità non è “il problema”, ma è diventata uno dei luoghi in cui l’ansia si è infilata. Il fatto che lei provi eccitazione per pratiche come il femdom o il feticismo dei piedi non è di per sé patologico: le parafilie, quando sono vissute in modo consensuale e non dannoso, fanno parte della variabilità della sessualità umana. Il punto è che ora queste stesse pratiche sono state colonizzate dalla paura, e quindi non riescono più a svolgere la loro funzione di piacere.
Il rischio, se segue la strada che sta immaginando (“eliminare”, “evitare”, “diventare asessuale”), è che il sistema si irrigidisca ancora di più. Perché l’evitamento dà un sollievo immediato, ma conferma implicitamente l’idea che quel pericolo sia reale e ingestibile.
C’è un passaggio importante nel suo racconto: in passato ha già vissuto periodi simili, che poi si sono attenuati. Questo dice che non è una condizione fissa, ma qualcosa che si organizza e si disorganizza nel tempo, spesso in relazione a fasi di vita (come quella attuale, legata al futuro, al lavoro, all’identità adulta).
Tutto ciò si potrebbe leggere anche come una tensione tra due movimenti: da una parte il desiderio di apertura (relazione, sessualità, futuro), dall’altra un bisogno molto forte di protezione e controllo, probabilmente radicato in esperienze precoci che hanno reso il mondo percepito come poco sicuro. Quando uno dei due poli diventa troppo dominante, l’altro si irrigidisce per compensare.
Non è quindi una questione di “scegliere” tra piacere e sicurezza, ma di lavorare su quel sistema che oggi le fa vivere ogni esperienza come potenzialmente pericolosa.
In alcuni casi può essere utile anche una valutazione psichiatrica di supporto, soprattutto quando l’ansia è così pervasiva e duratura.
Non è comunque necessario eliminare una parte di sé per stare meglio. Il lavoro è piuttosto permettere a quelle parti di esistere senza che vengano soffocate dalla paura.
Provo a restituirle una lettura che tenga insieme i diversi pezzi, senza separarli troppo.
Da come racconta, sembra che nel tempo si sia strutturato un funzionamento in cui l’ansia non riguarda solo situazioni specifiche, ma tende a “spostarsi” e ad attaccarsi a vari ambiti della vita: la salute, il futuro, il corpo e le relazioni. In questo senso, il tema non è tanto il contenuto (i germi, le infezioni, i polmoni, il feticismo), ma il modo in cui la sua mente cerca continuamente di prevenire un pericolo percepito come imminente e grave.
Nelle forme "ossessive" che descrive (controlli, lavaggi, pensiero magico), sembra come se più cerca certezza e sicurezza assoluta, più aumenta il dubbio. E più aumenta il dubbio, più la soluzione diventa il controllo. Ma quel controllo, nel lungo periodo, alimenta il problema invece di risolverlo.
Dentro questo quadro, la sessualità non è “il problema”, ma è diventata uno dei luoghi in cui l’ansia si è infilata. Il fatto che lei provi eccitazione per pratiche come il femdom o il feticismo dei piedi non è di per sé patologico: le parafilie, quando sono vissute in modo consensuale e non dannoso, fanno parte della variabilità della sessualità umana. Il punto è che ora queste stesse pratiche sono state colonizzate dalla paura, e quindi non riescono più a svolgere la loro funzione di piacere.
Il rischio, se segue la strada che sta immaginando (“eliminare”, “evitare”, “diventare asessuale”), è che il sistema si irrigidisca ancora di più. Perché l’evitamento dà un sollievo immediato, ma conferma implicitamente l’idea che quel pericolo sia reale e ingestibile.
C’è un passaggio importante nel suo racconto: in passato ha già vissuto periodi simili, che poi si sono attenuati. Questo dice che non è una condizione fissa, ma qualcosa che si organizza e si disorganizza nel tempo, spesso in relazione a fasi di vita (come quella attuale, legata al futuro, al lavoro, all’identità adulta).
Tutto ciò si potrebbe leggere anche come una tensione tra due movimenti: da una parte il desiderio di apertura (relazione, sessualità, futuro), dall’altra un bisogno molto forte di protezione e controllo, probabilmente radicato in esperienze precoci che hanno reso il mondo percepito come poco sicuro. Quando uno dei due poli diventa troppo dominante, l’altro si irrigidisce per compensare.
Non è quindi una questione di “scegliere” tra piacere e sicurezza, ma di lavorare su quel sistema che oggi le fa vivere ogni esperienza come potenzialmente pericolosa.
In alcuni casi può essere utile anche una valutazione psichiatrica di supporto, soprattutto quando l’ansia è così pervasiva e duratura.
Non è comunque necessario eliminare una parte di sé per stare meglio. Il lavoro è piuttosto permettere a quelle parti di esistere senza che vengano soffocate dalla paura.
Buongiorno,
Dal suo racconto emerge una sofferenza psicologica articolata, in cui ansia, panico, vissuti traumatici, pensieri ossessivi e conflitti legati alla sessualità sembrano intrecciarsi fino a compromettere il benessere emotivo e la qualità della vita.
La perdita di piacere e il senso di smarrimento che descrive indicano un carico interno significativo e prolungato.
Per comprendere e affrontare in modo adeguato questi vissuti complessi, è importante rivolgersi a uno psicologo o a uno psicoterapeuta.
Cordialmente,
Dottssa Elisa Fiora
Dal suo racconto emerge una sofferenza psicologica articolata, in cui ansia, panico, vissuti traumatici, pensieri ossessivi e conflitti legati alla sessualità sembrano intrecciarsi fino a compromettere il benessere emotivo e la qualità della vita.
La perdita di piacere e il senso di smarrimento che descrive indicano un carico interno significativo e prolungato.
Per comprendere e affrontare in modo adeguato questi vissuti complessi, è importante rivolgersi a uno psicologo o a uno psicoterapeuta.
Cordialmente,
Dottssa Elisa Fiora
Gentilissimo, buongiorno.
La ringrazio per condivisioni così delicate e di avermi incluso in questo suo periodo di sofferenza.
La sua consapevolezza riguardo le sue difficoltà e i suoi bisogni sono un ottimo punto di partenza. Grazie a queste sin da subito potremo fissare degli obiettivi raggiungibili nel breve e nel lungo periodo.
Insieme potremo esplorare i suoi bisogni relazionali con le tecniche attive, in modo tale che lei possa comprendere come relazionarsi con le persone senza esporsi a rischi di malattie, ansie e di DOC.
Inoltre, con le strategie di mindfulness legate alla riduzione dello stress, potremo lavorare proprio su come ridurle, nel momento in cui queste si presentino in modo troppo elevato. Questo le permetterà di percepire una sua maggiore efficacia davanti alle difficoltà e di riconoscere come in queste situazioni spiacevoli si celino dei suoi bisogni: che una volta capiti le permetteranno di tutelarsi al meglio.
Come tanti altri psicologi e psicoterapeuti la mia prima seduta è gratuita (anche on-line) e possiamo comprendere insieme di che tipo di percorso ha bisogno.
Rimango a disposizione e le auguro un sereno proseguimento di giornata.
La ringrazio per condivisioni così delicate e di avermi incluso in questo suo periodo di sofferenza.
La sua consapevolezza riguardo le sue difficoltà e i suoi bisogni sono un ottimo punto di partenza. Grazie a queste sin da subito potremo fissare degli obiettivi raggiungibili nel breve e nel lungo periodo.
Insieme potremo esplorare i suoi bisogni relazionali con le tecniche attive, in modo tale che lei possa comprendere come relazionarsi con le persone senza esporsi a rischi di malattie, ansie e di DOC.
Inoltre, con le strategie di mindfulness legate alla riduzione dello stress, potremo lavorare proprio su come ridurle, nel momento in cui queste si presentino in modo troppo elevato. Questo le permetterà di percepire una sua maggiore efficacia davanti alle difficoltà e di riconoscere come in queste situazioni spiacevoli si celino dei suoi bisogni: che una volta capiti le permetteranno di tutelarsi al meglio.
Come tanti altri psicologi e psicoterapeuti la mia prima seduta è gratuita (anche on-line) e possiamo comprendere insieme di che tipo di percorso ha bisogno.
Rimango a disposizione e le auguro un sereno proseguimento di giornata.
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