Buongiorno, ho 27 anni e 3 mesi fa mi sono lasciato dopo 12 anni, di cui 9 a distanza. Il suo distac

30 risposte
Buongiorno, ho 27 anni e 3 mesi fa mi sono lasciato dopo 12 anni, di cui 9 a distanza. Il suo distacco è iniziato molti mesi prima e io ho tentato di dare sempre di piu per tenere tutto assieme mentre subivo ghosting, tradimento emotivo, ricatto emotivo, critiche sul mio aspetto fisico e infine voleva tenermi come paracadute emotivo mentre sperimentava altre relazioni. Questo periodo finale mi ha portato tanto giù e appena dopo la rottura sono stato molto male, ma adesso io non la voglio più, non voglio più quella relazione, non ho voglia di sentirla e non mi preoccupa sapere come sta o come sia la sua vita, rimane però lo strascico emotivo di tutto il dolore che ho tenuto dentro per mesi. Un mese fa ho conosciuto una ragazza e adesso abbiamo un appuntamento per conoscerci. Essendo la prima volta che affronto una rottura vorrei capire se sono pronto per questo passo, anche se so che questa nuova ragazza mi fa sentire bene e mi pace.
Dott.ssa Luana Piras
Psicologo, Psicologo clinico
Quartu Sant'Elena
Buongiorno,

da ciò che racconta emerge una relazione molto significativa, che ha accompagnato una parte importante della sua vita e che, soprattutto nella fase finale, sembra aver richiesto da parte sua un grande investimento emotivo per cercare di mantenere un legame che stava già cambiando.

Quando una relazione termina, non sempre il dolore coincide con il desiderio di tornare insieme. A volte si può essere convinti che quella relazione non sia più ciò che si desidera e, contemporaneamente, portare ancora con sé le ferite lasciate dalle dinamiche vissute: il senso di rifiuto, le critiche ricevute, la sensazione di non essere stati riconosciuti o valorizzati, la fatica di aver sostenuto da soli il rapporto.

Più che chiedersi se si è "pronti" in senso assoluto a conoscere un'altra persona, può essere utile domandarsi quale significato abbia per lei questo nuovo incontro. Sta cercando qualcuno che allevi il dolore della perdita o sente curiosità e disponibilità a costruire una conoscenza nuova, distinta dalla relazione precedente?

Dal suo racconto sembra che lei abbia già compiuto un importante passaggio: riconoscere di non desiderare più quel tipo di relazione. Questo non significa che tutto il dolore sia stato elaborato, ma che il processo di separazione è in corso.

Non esiste un tempo giusto uguale per tutti. L'incontro con una nuova persona non richiede necessariamente che ogni ferita sia completamente guarita; richiede piuttosto la capacità di accorgersi di ciò che si porta dentro e di non chiedere all'altro di risolverlo al posto nostro.

Si conceda quindi la possibilità di vivere questo appuntamento come un'occasione di conoscenza reciproca, senza attribuirgli il compito di confermare se è definitivamente "guarito" o meno. Le sue emozioni e il modo in cui si sentirà in questa nuova esperienza potranno offrirle indicazioni preziose sul punto del percorso in cui si trova oggi.

Un caro saluto.

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Buongiorno,
quello che descrive è un percorso emotivamente molto intenso. Una relazione durata 12 anni rappresenta una parte importante della propria vita e, quando termina, non si elabora soltanto la perdita della persona, ma anche quella delle abitudini, dei progetti, delle aspettative e dell'immagine del futuro che si era costruita insieme.
Dalle sue parole emerge un aspetto significativo: sembra che lei abbia già maturato una certa chiarezza rispetto alla relazione conclusa. Non parla di nostalgia o del desiderio di tornare con la sua ex compagna, ma del dolore lasciato da un lungo periodo in cui si è sentito trascurato, criticato e poco rispettato. È comprensibile che, anche se la relazione è finita, rimangano ferite emotive che richiedono tempo per essere elaborate.
Spesso si pensa che per iniziare a conoscere qualcuno di nuovo si debba essere completamente "guariti" dal passato. In realtà, le persone raramente arrivano a una nuova relazione prive di ferite o vissuti dolorosi. La domanda forse non è se abbia superato tutto, ma se sta cercando questa nuova conoscenza per costruire qualcosa di autentico oppure per riempire un vuoto o anestetizzare il dolore. Da ciò che racconta, sembra più la prima ipotesi.
Il fatto che questa ragazza le faccia stare bene, che la incuriosisca e che abbia piacere di conoscerla non significa tradire il passato o correre troppo. Significa concedersi la possibilità di tornare gradualmente a investire nella propria vita affettiva, senza pretendere da sé stesso certezze assolute.
Forse potrebbe essere utile vivere questo appuntamento per ciò che è: un'occasione per conoscere una persona, senza trasformarlo immediatamente in una prova che deve dirle se è pronto oppure no per una nuova relazione. A volte la risposta emerge proprio facendo esperienza, un passo alla volta.
Mi sembra inoltre importante riconoscere il lavoro che sta già facendo: ha saputo vedere aspetti della relazione che le hanno fatto male, ha riconosciuto ciò che non desidera più per sé e sta cercando di ascoltare i propri bisogni. Sono segnali di consapevolezza e crescita molto preziosi.
Se ha piacere, potrebbe essere utile approfondire questi vissuti e comprendere meglio come questa lunga relazione abbia influenzato il modo in cui oggi vive sé stesso e le relazioni. A volte parlare del dolore che resta, anche quando non si desidera più tornare indietro, aiuta a fare spazio a ciò che di nuovo può arrivare.
Dott.ssa Antonella Di Paolo
Psicologo, Psicologo clinico
Riccione
sicuramente,frequentare questa ragazza ti farà stare bene ,ma credo che sia ancora troppo presto ,emotivamente.Prenditi un po di tempo.
Dott.ssa Alice Alghisi
Psicologo, Psicologo clinico
Pompiano
Gentile utente, grazie per questa tua condivisione. Quando avviene la rottura di una relazione così lunga e carica di investimento emotivo è naturale che il dolore si faccia sentire anche dopo molto tempo: in questi casi si vive una sorta di lutto, con tutti i vissuti che ne conseguono. La cosa importante è concedere dignità a questo dolore, che porta con sè i riflessi del valore che la relazione passata ha avuto per te. Se ti concedi di viverlo e di attraversarlo riuscirai anche a superarlo. Per quanto riguarda i tuoi dubbi circa la possibilità di intraprendere nuove relazioni, non c'è modo migliore per conoscere se non agire: se hai conosciuto una persona che ti piace e ti fa star bene e se te la sei sentita di fissare un appuntamento con lei, hai già buoni indizi rispetto alla tua richiesta! Soltanto sperimentando potrai scoprire se gli strascichi della sofferenza che provi siano limitanti oppure gestibili. Ti auguro buona fortuna per questa tua nuova frequentazione!
Dr. Michele Scala
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Padova
Grazie per la sua domanda.
Per molte difficoltà di natura emotiva, psicologica e relazionale, così come per i momenti di particolare stress, i problemi di salute o i cambiamenti importanti della vita, un percorso psicologico può rappresentare un valido aiuto.
Nel mio lavoro utilizzo un approccio orientato alla terapia breve, che spesso consente di ottenere i primi miglioramenti già dopo pochi incontri. Successivamente, il percorso prosegue con l'obiettivo di consolidare i risultati raggiunti e favorire una risoluzione stabile del problema. Nella maggior parte dei casi, il trattamento richiede mediamente circa 10 sedute.
Le consulenze sono disponibili sia in presenza sia online, per garantire la massima flessibilità.
Per ricevere maggiori informazioni o prenotare un primo colloquio, può contattarmi anche tramite WhatsApp.
Sono inoltre disponibili pacchetti promozionali di 5 incontri, al costo di 75 euro a seduta anziché 97 euro.
Cordiali saluti,
Dott. Michele Scala
Psicologo Psicoterapeuta
Dott.ssa Oriana Gagliano
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Aci Catena
Buongiorno,da ciò che racconta, sembra che il dolore che sente oggi sia legato più alle ferite lasciate dagli ultimi mesi della relazione che alla separazione in sé. Il fatto che non desideri tornare con la sua ex partner e che non senta il bisogno di cercarla è un elemento significativo.
Non esiste un momento in cui ci si sente "pronti" al 100% dopo una relazione così lunga. Più che chiedersi se ha superato tutto, può osservare come si sente con questa nuova persona: se le suscita interesse, serenità e curiosità, senza essere un modo per colmare un vuoto, potrebbe essere il momento giusto per concedersi questa conoscenza. Si dia il permesso di procedere senza fretta e senza aspettative eccessive. Le ferite del passato possono essere ancora presenti, ma non necessariamente impediscono l'inizio di qualcosa di nuovo.
Un caro saluto
Dott.ssa Noemi Ricucci
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Da come scrivi, il punto non è se sei pronto o meno a conoscere un’altra persona, ma che stai usando la “prontezza” come criterio assoluto. Per mesi hai funzionato in modalità resistenza (tenere insieme una relazione sbilanciata), quindi il tuo sistema emotivo è ancora “in scarico”, non in blocco verso il nuovo.
Se aspetti di sentirti completamente libero dal dolore per iniziare a conoscere qualcuno, rischi di restare fermo più del necessario. Non usare il dolore che provi come prova del fatto che non sei pronto: a volte è semplicemente la cicatrice di qualcosa che hai già deciso di lasciarti alle spalle. La direzione utile non è eliminare quello che senti, ma evitare che il passato diventi il filtro con cui giudichi ogni nuova esperienza.
Dott.ssa Lucia Cialone
Psicologo, Psicologo clinico
Pescara
Buongiorno,

mi viene da farle una domanda con molta semplicità: pronto a cosa?

A volte, dopo una storia importante, ci convinciamo che prima di poterci riaprire all'amore dovremmo sentirci completamente guariti, senza più ferite, senza più dubbi, senza più tristezza. Ma la vita raramente funziona così.

Da quello che racconta, non sembra che lei sia ancora legato alla sua ex o che desideri tornare in quella relazione. Quello che sente è il peso di mesi difficili, in cui ha sofferto molto e ha cercato di tenere in piedi qualcosa che, nel frattempo, si stava già sgretolando. È normale che le ferite facciano ancora male ed è giusto che se ne prenda cura.
Ma una ferita che sta guarendo non le impedisce di vivere qualcosa di bello.

Da una prospettiva mindfulness la invito a lasciare per un momento la domanda "Sono pronto?" e a sostituirla con una più gentile: "Come sto, qui ed ora?"

Quando pensa a questa ragazza, cosa sente? Curiosità? Un sorriso che arriva spontaneo? Voglia di conoscerla? Un po' di emozione? Se c'è questo, forse ha già tutto quello che serve per fare il prossimo piccolo passo.

Non deve decidere oggi se sarà la persona della sua vita. Non deve dimostrare nulla a nessuno. Ha semplicemente un appuntamento con una ragazza che le piace.

Provi allora a vivere questa esperienza per quello che è, senza correre troppo avanti con la mente. Dopo una delusione importante, la mente tende naturalmente a fare ciò che sa fare meglio: analizzare, prevedere, mettere in guardia. Ma i pensieri sono solo pensieri, non la ricostruzione fedele della realtà!

Piuttosto, provi a rimanere in contatto con ciò che accade nel momento presente. Ascolti il suo corpo, le sue emozioni, le sensazioni che emergono quando è con questa ragazza. Si sente a suo agio? Curioso? Sereno? Coinvolto? Spesso queste esperienze dirette ci raccontano molto più di quanto possano fare le infinite analisi mentali.
Si ricordi che i sensi non mentono mai, la mente "mente" spesso.
Cerchi di ricordare che questa nuova conoscenza non ha il compito di assomigliare al passato né di ripararlo. È una storia diversa, con una persona diversa, e contiene possibilità che oggi non può ancora neanche immaginare. A volte le esperienze più belle e significative non arrivano quando ci sentiamo completamente al sicuro, ma quando, pur portando con noi dubbi e ferite, scegliamo comunque di aprirci alla vita e a ciò che il presente ha da offrirci.

E se ogni tanto dovesse affacciarsi la paura, non la prenda come un segnale che non è pronto. Spesso è semplicemente il prezzo da pagare quando si torna ad aprire il cuore dopo essere stati feriti.

Perciò vada a questo appuntamento con leggerezza. Cerchi di esserci davvero: un sorriso alla volta, una conversazione alla volta, un momento alla volta. Lasciando che questa nuova persona sia semplicemente sé stessa, senza il peso dei confronti con il passato.

Ha 27 anni, una vita davanti e una nuova pagina che sta iniziando a scriversi. Non deve sapere come andrà a finire per godersi il primo capitolo.

Si conceda di viverlo fino in fondo.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Gentile utente,
da quello che racconta emerge un aspetto importante: il distacco dalla relazione sembra essere iniziato molto prima della rottura ufficiale. Quando per mesi si affrontano sofferenza, delusioni e tentativi continui di tenere insieme il rapporto, una parte dell'elaborazione avviene spesso già durante la relazione.
È comprensibile che oggi rimangano ancora dolore, rabbia o tristezza per ciò che ha vissuto, soprattutto considerando le esperienze che descrive. Questo però non significa necessariamente che non sia pronto a conoscere una nuova persona.
Più che chiedersi se è "guarito del tutto", potrebbe essere utile domandarsi con quale atteggiamento si sta avvicinando a questa nuova conoscenza. Se prevalgono curiosità, interesse e desiderio di conoscere l'altra persona per ciò che è, allora può concedersi di vivere questa esperienza senza pretendere di avere già tutte le risposte.
Essere pronti non significa non soffrire più per il passato, ma riuscire a investire nel presente senza chiedere a una nuova relazione di riparare la precedente.
Si dia il permesso di vivere questo appuntamento come un incontro, non come una prova da superare o una decisione da prendere.
Un caro saluto.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Buonasera, a volte più che chiedersi se si è pronti per "il passo" è importante intanto mettere in moto le gambe, fare un po' di stretching e poi provare a farlo, ascoltandosi e "stando" sulle emozioni.
Buongiorno e grazie per aver condiviso la sua storia con chiarezza: quello che descrive (ghosting, tradimento emotivo, ricatti e critiche ripetute) sono esperienze relazionali che lasciano segni profondi e possono influire su come ci si sente e su come si entra in nuove relazioni.

Le accenno brevemente, quello che possiamo fare insieme:

Valutare se permangono convinzioni disfunzionali (colpa, vergogna, paura di fidarsi) che possono influenzare il suo comportamento nelle relazioni.

Lavorare con tecniche attive per rielaborare il dolore trattenuto, riconoscere segnali emotivi e ridurre sintomi di ansia o umore basso.

Pratiche di mindfulness per aumentare la consapevolezza delle emozioni nel presente, così da prendere decisioni più calme e sicure.

Esplorare i criteri che la aiutino a capire se è pronto per una nuova relazione: limiti personali, bisogni non risolti, e segnali di attrazione sana versus ricerca di rassicurazione.

Se vuole, nella prima seduta gratuita (anche online) faremo una valutazione più precisa del suo stato emotivo e delle priorità terapeutiche; così potremo decidere insieme il percorso più utile per lei.

Come tanti altri psicologi e psicoterapeuti, la mia prima seduta è gratuita (anche online) e possiamo comprendere insieme, e in modo più dettagliato, di che tipo di percorso ha bisogno. Non c’è obbligo di un successivo appuntamento, né ad alcun altro impegno successivo.

Rimango a disposizione e le auguro un sereno proseguimento di giornata.
Dott. Gioele Di Rosa
Psicologo, Psicologo clinico
Catania
Buonasera, capisco come ti senti, innanzitutto mi fa piacere che senti di non volere più quella relazione che sicuramente non era l'ideale per essere felice.
Capisco lo strascico emotivo ed è più che normale, adesso hai bisogno di rielaborare la relazione e confrontarti con un professionista per capire se sei realmente pronto.
Dott.ssa Alice Missiroli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Salve, mi dispiace moltissimo per quello che ha passato, lo strascico emotivo ha perfettamente senso, come i dubbi che le stanno venendo in questo momento.
Il consiglio che mi sento di darle è di aspettare i suoi tempi e ascoltare molto come si sente, soprattutto nel corpo. Alle volte la mente e il corpo percepiscono cose diverse, sopratutto nella relazione con l'altro. La consapevolezza sul corpo può dare indizi preziosi su come ci sentiamo.
Se però volesse affrontare gli strascichi emotivi della rottura, parlarne e tirare fuori qualcosa in più, pensi se fare una chiacchierata con uno specialista, per un po' di sostegno in più.
Grazie per la sua domanda, buona fortuna con l'appuntamento.
Dott.ssa Gaia Evangelisti
Psicologo, Psicologo clinico
Genzano di Roma
Salve,
quello che descrive lascia intuire quanto sia stato pesante e doloroso il finale della sua relazione. Per molto tempo ha cercato di tenere insieme qualcosa che, da come racconta, la stava facendo soffrire profondamente e consumando emotivamente. È comprensibile che oggi senta ancora addosso le conseguenze di quei mesi, anche se razionalmente sente di non voler più quella relazione.

Essere “pronti” dopo una rottura non significa aver cancellato ogni dolore o non avere più ferite aperte. Spesso significa piuttosto riuscire a distinguere il passato dal presente e avvicinarsi a una nuova persona senza usarla solo per riempire un vuoto o anestetizzare la sofferenza. Dal modo in cui ne parla, sembra che lei stia già facendo questa differenza con una certa lucidità.

Può concedersi di vivere questo appuntamento senza dover decidere subito se sia “troppo presto” o se questa persona debba avere un ruolo preciso nella sua vita. Potrebbe essere semplicemente un’occasione per stare bene, riscoprirsi e capire come si sente nel contatto con qualcuno di nuovo.

Il fatto che questa ragazza le faccia stare bene non cancella il dolore passato, ma non significa nemmeno che lei non possa iniziare ad aprirsi nuovamente.

Un caro saluto.

Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Dr. Vincenzo Lucifora
Psicologo, Professional counselor
Torino
Caro ragazzo,
innanzitutto voglio rimandarti una cosa fondamentale che forse, nel caos di questi mesi, non sei riuscito a vedere: sei stato incredibilmente forte. Uscire da una relazione durata 12 anni – che ha coperto tutta la tua giovinezza – in cui negli ultimi tempi hai subito dinamiche pesantissime come ghosting, ricatti emotivi, svalutazioni fisiche e tentativi di manipolazione, è una vera e propria impresa di sopravvivenza emotiva.
Il fatto che oggi tu possa dire con fermezza "non la voglio più, non voglio quella relazione e non mi interessa la sua vita" è un traguardo straordinario. Significa che il tuo nucleo sano ha reagito, ha riconosciuto il tossico e ha tagliato i ponti.
Tuttavia, la tua domanda è legittima e saggia: sono pronto per questo passo, visto che c'è ancora lo strascico di quel dolore? Esploriamo cosa sta succedendo nel tuo mondo interno attraverso il mio approccio integrato per poter avere dei punti di riferimento.

1) Quando una relazione finisce, attraversiamo un processo di lutto. Nel tuo caso, questo processo è iniziato molto prima della rottura ufficiale: mentre tu tentavi di salvare il salvabile, stavi già, inconsciamente, elaborando la fine del rapporto. Ecco perché oggi non provi più nostalgia per la tua ex. Quella "figura" si è chiusa.
Ciò che è rimasto aperto, e che tu chiami giustamente strascico emotivo, non è l'amore per lei, ma la ferita del valore personale. Il ghosting, il tradimento emotivo e le critiche sul corpo feriscono profondamente la nostra autostima.
Questo dolore non svanisce in tre mesi; ha bisogno di tempo per essere integrato.
Il fatto che tu abbia ancora questo strascico non significa che tu non possa conoscere nuove persone. Significa semplicemente che sei un essere umano che sta guarendo da una ferita, non una macchina che si resetta con un tasto.

2) Sentirsi parzialmente in dubbio o chiedersi "sono pronto?" è il modo in cui la tua biologia ti protegge. Ti sta dicendo: «Ok, questa persona ci piace e ci fa stare bene, ma andiamo con i piedi di piombo. Ricordati di proteggere il tuo spazio e di non farti schiacciare di nuovo».
Ascolta questa prudenza, ma non trasformarla in un blocco.

Sei pronto?
Sì, sei pronto a conoscere qualcuno, che è l'unica cosa che ti viene chiesta adesso. Non devi sposarti, non devi iniziare una convivenza domani, devi solo fare un incontro guidato dalla curiosità e dal piacere.
Ecco tre bussole pratiche per vivere questo passo con serenità:
Vivi il "Qui e Ora" (Gestalt): All'appuntamento, sforzati di rimanere focalizzato su quello che accade al tavolo. Guarda gli occhi di questa ragazza, ascolta la sua voce, assapora il cibo. Se la mente torna ai mesi scorsi o ai paragoni, riportala gentilmente al presente. Quello che hai davanti è una pagina bianca, il passato non è nella stanza.
Sii onesto sui tuoi tempi (Approccio Funzionale): Non c'è bisogno di nascondere la tua vulnerabilità. Se il discorso cade sulle relazioni passate, puoi dire con grande maturità: «Esco da una storia molto lunga finita tre mesi fa. Sono totalmente oltre quella relazione, ma sto ancora smaltendo la stanchezza di come è finita. Per questo mi fa davvero piacere essere qui e andare con calma».
Questo ti toglierà l'ansia da prestazione e mostrerà a lei una bellissima trasparenza.
Permettiti di ricevere la bellezza che questa nuova conoscenza ti sta offrendo. Te la sei meritata dopo tanta tempesta.
Vai a quell'appuntamento non per dimostrare di essere "guarito", ma per il puro e semplice gusto di stare bene.
Se vorrai, io sarò disponibile per accompagnarti nell’elaborazione di quelle ferite che ancora si fanno sentire. 

Un caro e caloroso augurio per il tuo appuntamento.

Vincenzo Lucifora
Dott.ssa Cinzia Iurato
Psicologo, Psicoterapeuta
Bergamo
Buongiorno, sono Cinzia Iurato, psicoterapeuta di BG e Viareggio. Da quello che leggo posso ipotizzare che quello che hai vissuto ricorda forme di violenza psicologica, nelle quali vivevi in uno stato di allerta per il tuo valore minacciato "voleva tenermi come paracadute emotivo mentre sperimentava". Quello che chiami strascico è sicuramente la fase di rielaborazione di quanto accaduto, datti modo e tempo di sentire queste emozioni e comincia col chiederti che ruolo ha questa nuova ragazza nella tua mente. Partendo dal presupposto che la psiche umana è complessa, permettiti di avere uno spazio che rielabora e uno che si lascia emozionare e sentire "bene".
Dott. Ferdinando Suvini
Psicologo, Psicoterapeuta
Firenze
Buongiorno, credo sia del tutto comprensibile avvertire ancora quello strascico: lei ha vissuto un lungo periodo di svalutazione e stress emotivo, che richiede tempo per essere metabolizzato. Il fatto che non desideri più il passato dimostra una grande lucidità e una sana spinta verso il recupero della sua serenità, dato che non esiste un semaforo verde che indichi quando si è "pronti". Spesso lo si capisce solo provando e questo appuntamento non deve essere l'inizio di una nuova storia, ma una occasione per viversi il presente e sperimentare che si può stare bene con qualcuno senza dinamiche tossiche.
Si conceda il permesso di andare a questo incontro con leggerezza, senza aspettative e ascoltando i suoi tempi interni.
Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Salve, da quanto descrive, sarebbe opportuno affrontare tutto il dolore, la delusione e la frustrazione provata, magari accompagnato da uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta in un percorso psicologico che la aiuti a "riassorbire" nel minor tempo possibile queste fatiche; ciò non toglie che la sua vita è bene che proceda e se, senza affrettare i tempi, si sente di allacciare nuove relazioni è giusto che lo faccia.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, dalle sue parole emerge una situazione molto delicata e, allo stesso tempo, una grande capacità di riflessione su ciò che ha vissuto. Dodici anni di relazione rappresentano una parte importante della vita di una persona, soprattutto quando attraversano fasi evolutive così significative come l'adolescenza e l'ingresso nell'età adulta. Per questo motivo è comprensibile che, anche a distanza di alcuni mesi dalla separazione, lei senta ancora delle conseguenze emotive. Leggendo il suo racconto, colpisce una distinzione molto importante che sembra aver già iniziato a fare. Da una parte c'è la relazione che si è conclusa e la persona che ne faceva parte. Dall'altra c'è il dolore accumulato nel periodo finale. Sono due aspetti che spesso vengono confusi, ma non necessariamente coincidono. Lei descrive chiaramente di non desiderare più quella relazione, di non sentire il bisogno di riallacciare i contatti e di non essere interessato a ciò che accade nella vita della sua ex partner. Questo è un elemento significativo. Ciò che sembra ancora presente è piuttosto la ferita lasciata da mesi nei quali ha cercato di mantenere in piedi qualcosa che progressivamente stava sfuggendo al suo controllo. Quando una persona investe sempre più energie nel tentativo di salvare una relazione e contemporaneamente si sente ignorata, svalutata, criticata o messa in secondo piano, il dolore non deriva soltanto dalla rottura finale. Spesso deriva anche dal senso di impotenza, dalla fatica sostenuta per mesi e dalle ferite all'autostima che possono accumularsi nel tempo. Da una prospettiva cognitivo comportamentale, è importante ricordare che non esiste un tempo prestabilito che stabilisca quando una persona sia pronta a conoscere qualcuno di nuovo. Molte persone pensano che per essere davvero pronti sia necessario aver eliminato completamente ogni emozione negativa legata alla relazione precedente. In realtà non funziona sempre così. Talvolta si può aver elaborato sufficientemente la fine di una storia pur conservando tristezza, rabbia, delusione o amarezza per ciò che si è vissuto. Forse la domanda non è tanto "sono completamente guarito da questa esperienza?", quanto piuttosto "sto cercando questa nuova persona per costruire qualcosa di nuovo oppure per riempire il vuoto lasciato dalla relazione precedente?". Dal suo racconto emerge maggiormente la prima possibilità. Lei non parla della nuova ragazza come di una soluzione al dolore o come di qualcuno che debba salvarla dalla sofferenza. Parla di una persona che le piace, che la fa stare bene e con cui desidera semplicemente conoscersi. Questo è un segnale che merita attenzione. Spesso chi ha vissuto una relazione molto lunga teme che avvicinarsi a qualcuno significhi automaticamente impegnarsi in una nuova storia importante. In realtà un appuntamento è semplicemente un'occasione per conoscere una persona. Non è una promessa, non è una scelta definitiva e non è un tradimento del proprio passato. È un'esperienza che può aiutarla a capire meglio come si sente oggi, dopo ciò che ha attraversato. Mi sembra anche importante sottolineare che il fatto di sentire ancora uno strascico emotivo non rappresenta necessariamente un ostacolo. Sarebbe quasi sorprendente il contrario. Lei ha investito dodici anni della sua vita in questa relazione e ha affrontato mesi molto dolorosi prima della conclusione. È naturale che alcune emozioni siano ancora presenti. La vera differenza sta nel modo in cui queste emozioni influenzano il presente. Da ciò che racconta, non sembrano impedirle di guardare avanti, ma piuttosto ricordarle che ha attraversato un periodo difficile. Probabilmente questa nuova conoscenza potrebbe diventare anche un'occasione per osservare come si muove oggi nelle relazioni, quali timori porta con sé, quali aspettative ha sviluppato e quali ferite sono ancora sensibili. A volte una relazione che finisce lascia delle convinzioni profonde su se stessi, sul proprio valore o sul modo in cui gli altri ci vedono. Comprendere questi aspetti può essere molto utile per evitare che il passato continui a influenzare il presente senza che ce ne accorgiamo. Per questo motivo potrebbe essere prezioso concedersi uno spazio di riflessione più approfondito attraverso un percorso psicologico. Non perché lei sembri incapace di andare avanti, ma perché esperienze come quella che descrive spesso lasciano tracce che meritano di essere comprese. Un percorso può aiutare a dare un significato a ciò che è accaduto, a comprendere i meccanismi che l'hanno portata a sopportare determinate dinamiche per così tanto tempo e a rafforzare la fiducia nelle proprie capacità relazionali future. Nel frattempo, credo che possa concedersi il diritto di vivere questo appuntamento senza pretendere da sé una risposta definitiva sulla propria prontezza. Talvolta la chiarezza non arriva prima dell'esperienza, ma proprio attraverso l'esperienza. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, le consiglio un percorso di supporto psicologico che l'auti a capire cosa realmente vuole. Cordiali saluti.
Dott.ssa Elena Sonsino
Psicologo clinico, Psicologo
Milano
Ciao caro, non ci sono regole già scritte su come affrontare una rottura. Se senti che uscire con questa nuova ragazza ti fa stare bene e in pace fallo.
Buongiorno,

la fine di una relazione così lunga e significativa rappresenta spesso un'esperienza molto intensa, soprattutto quando è stata preceduta da mesi di sofferenza, incertezza e tentativi di mantenere vivo un legame che sentiva progressivamente allontanarsi. Da ciò che racconta, sembra che abbia attraversato situazioni emotivamente impegnative e che abbia sostenuto per molto tempo un carico di dolore e fatica relazionale.
Mi colpisce come riesca a distinguere due aspetti importanti: da una parte la consapevolezza di non desiderare più quella relazione e di non sentire il bisogno di tornare indietro, dall'altra il riconoscimento delle ferite emotive che quell'esperienza ha lasciato. Questi due elementi possono coesistere: si può aver accettato la fine di una relazione e, allo stesso tempo, avere ancora bisogno di elaborare ciò che si è vissuto.
Rispetto all'incontro con questa nuova ragazza, forse la domanda non è tanto se sia completamente "pronto", quanto se si senta disponibile a conoscere una persona nuova senza la necessità di sostituire la relazione precedente o di colmare un vuoto. Dal suo racconto emerge che questa conoscenza suscita interesse e sensazioni positive, e questo potrebbe essere un elemento da ascoltare con attenzione, senza sentirsi obbligato a sapere già dove porterà.
Potrebbe provare a vivere questo appuntamento come un'occasione per conoscersi reciprocamente, lasciandosi il tempo di osservare ciò che prova, senza aspettative eccessive né verso se stesso né verso l'altra persona.

Un caro saluto.
Buongiorno, dopo una relazione di dodici anni e una chiusura così dolorosa, è comprensibile chiedersi se sia troppo presto per conoscere una nuova persona. Da ciò che scrive, però, emerge una distinzione importante: lei non sembra voler tornare nella relazione precedente, ma porta ancora addosso lo strascico emotivo di ciò che ha subito e trattenuto per mesi.

A volte pensiamo di poterci concedere qualcosa di nuovo solo quando il dolore è sparito del tutto. Ma non sempre funziona così. Il punto non è essere “guariti al cento per cento” prima di un appuntamento; il punto è capire con che posizione ci va.

Se incontra questa ragazza per non sentire il vuoto, per vendicarsi del passato o per farsi medicare da lei, allora sarebbe meglio rallentare. Se invece ci va con curiosità, rispetto, senza promettere più di ciò che sente e senza usarla come antidoto alla sua ex, può essere un passo sano.

Un criterio concreto potrebbe essere questo: non si chieda “sono pronto per una nuova relazione?”, ma “sono pronto per un incontro vero, leggero e onesto?”. Un appuntamento non deve decidere il futuro. Può semplicemente aiutarla a verificare se riesce a stare nel presente, senza portare l’altra persona nel tribunale della relazione precedente.

Il dolore residuo non significa necessariamente che lei sia ancora legato alla sua ex. A volte significa solo che una parte di lei sta ancora restituendo peso a ciò che ha sopportato troppo a lungo.

Se sente che quello strascico continua a condizionarla, parlarne in uno spazio psicologico, anche online, può aiutarla a non trasformare la nuova conoscenza in una cura, ma in una possibilità.

Un caro saluto.
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Quello che descrive è un passaggio molto importante e, allo stesso tempo, molto delicato: non tanto “sei pronto o non sei pronto”, ma “in che fase emotiva ti trovi rispetto a quello che hai vissuto”.

Dopo una relazione lunga e soprattutto intensa e sbilanciata come la tua (con distacco progressivo, ambivalenza, svalutazioni e instabilità emotiva), è del tutto normale che la rottura non si esaurisca nel momento in cui si chiude il rapporto. Spesso la mente “chiude la relazione”, ma il sistema emotivo resta ancora in fase di elaborazione di ciò che è successo.

Il fatto che tu dica chiaramente “non la voglio più, non mi interessa più la sua vita” è un segnale molto importante: indica che la parte di attaccamento attivo verso quella relazione si è già ridimensionata. Quello che resta, come giustamente noti, è lo strascico emotivo: cioè tutto ciò che hai trattenuto, sopportato e rielaborato solo in parte mentre eri ancora dentro la relazione.

Questo strascico non è un ostacolo automatico al fatto di conoscere qualcun altro. La domanda più utile non è “sono completamente guarito?”, ma “riesco a vivere questa nuova conoscenza senza usarla per anestetizzare il passato o senza confrontarla continuamente con ciò che ho vissuto prima?”.

Se questa nuova ragazza ti fa stare bene, ti incuriosisce e ti piace conoscerla, questo è già un elemento positivo e sano. Non è necessario arrivare a una “tabula rasa emotiva” prima di rimettersi in gioco. Quello che fa davvero la differenza è la qualità con cui ti presenti: quanto sei presente, quanto riesci a essere autentico, e quanto il passato rimane sullo sfondo senza guidare le tue reazioni.

Un altro punto importante è questo: dopo relazioni lunghe e dolorose, è normale avere una fase di sensibilità emotiva residua. A volte si è più attenti, più cauti, oppure si tende a “sentire tutto di più”. Questo non significa non essere pronti, significa essere in una fase di transizione.

Più che chiederti se sei pronto in senso assoluto, può esserti utile osservare due cose pratiche:
se quando sei con questa persona riesci a stare nel presente senza essere invaso dal passato
e se questa conoscenza nasce da curiosità e piacere, oppure dal bisogno di riempire un vuoto o dimostrare qualcosa a te stesso

Nel primo caso, sei in una direzione sana. Nel secondo, è utile andarci con più gradualità.

Da quello che scrivi, sembra che tu abbia già fatto un lavoro importante di distacco dalla relazione precedente, e questo è un segnale positivo. Il fatto che tu ti ponga la domanda non è un dubbio “negativo”, ma una forma di consapevolezza.

Se vuoi, puoi scrivermi in privato. Possiamo lavorare insieme su come chiudere davvero l’elaborazione della relazione passata e su come vivere questo nuovo inizio in modo stabile, senza che il passato interferisca o pesi sulle tue scelte attuali.
La situazione andrebbe approfondita. Da quello che scrive sembrerebbe che il lutto sia stato superato, per quanto riguarda l'ultima parte e non avendo ulteriori elementi - che andrebbero indagati meglio in una seduta - l'unico modo per capire è lasciarsi andare alla guida emotiva. Dott. Agostino Marotti - psicologo e coach di formazione breve strategica (Perugia)
Dott.ssa Aurora Quaranta
Psicologo, Psicoterapeuta
Vimodrone
Mi dispiace molto per quello che stai vivendo , vluterei eventualmente un supporto per capire esattamente come stai e se sei pronto per metterti in gioco
Buongiorno,
purtroppo non esiste una risposta giusta o sbagliata alla sua domanda. Non c'è un momento preciso nel quale rimettersi in gioco per una nuova conoscenza. Sicuramente mi pare di capire che la sua vecchia relazione ha lasciato molte ferite che forse in tre mesi non si possono rimarginare. Tuttavia, se è proprio l'amore che rimargina le ferite, non vedo perchè lei non possa conoscere un'altra persona con cui si trova bene e con la quale potrebbe avviare una relazione più consapevole. Provi a chiedersi se è pronto a donarsi e quanto se le dinamiche della vecchia relazione potrebbero ripresentarsi o meno.
Da ciò che racconti non sento tanto la nostalgia della tua ex, quanto il peso delle ferite che hai portato da solo per molto tempo. Sono due cose diverse: una relazione può finire, ma il dolore accumulato spesso resta in sospeso e chiede di essere compreso.
Il fatto che questa nuova ragazza ti piaccia e ti faccia stare bene non significa necessariamente che tu stia "correndo troppo". La domanda interessante forse non è se sei pronto per una nuova persona, ma se hai avuto modo di elaborare davvero ciò che hai vissuto negli ultimi mesi. È un passaggio delicato e ricco di sfumature che merita uno spazio di ascolto più approfondito. A volte basta poco per capire se stiamo aprendo una nuova porta o se stiamo ancora cercando di chiudere quella precedente.
Dott.ssa Simona Fresu
Psicologo clinico, Psicologo
Assemini
Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso una situazione così importante e delicata della sua vita. Affrontare la prima rottura dopo dodici anni di relazione è un importante passaggio. Mi colpisce molto la lucidità nel comprendere cosa vuole ora: il fatto che lei oggi non voglia più l'ex partner e non provi il desiderio di cercarla è un grandissimo segnale di sganciamento emotivo e di mettersi al primo posto, soprattutto dopo aver subito dinamiche così dolorose e disfunzionali come la svalutazione e il ghosting. Mi pare di leggere tra le righe un sottile "ma sarò pronto?" che mostra un forte senso di voler entrare in contatto con se stessi e i propri bisogni e desideri.
Vorrei rassicurarla che essere pronti non significa non provare più dolore rispetto ad un'importante relazione che ha fatto parte della sua vita. Più che chiedersi se è pronto, la inviterei a chiedersi: "Mi va di conoscere questa persona e passarci del tempo?". Lo strascico emotivo di cui parla fa parte del naturale processo di chiusura di una relazione importante. È perfettamente possibile, e normale, provare ancora del dispiacere per come è finita la vecchia storia e, contemporaneamente, avere il desiderio di aprirsi a una nuova conoscenza che la fa stare bene e le piace. La inviterei a vedere questo appuntamento più come una possibilità che come un passo definitivo verso una nuova relazione. Con il tempo, e in base anche a come si sentirà durante questo incontro, se deciderà di darsi una possibilità, potrà capire meglio se questa persona può avere uno spazio nella sua vita. Se sente il bisogno di uno spazio tutto suo per esplorare questa transizione e farsi accompagnare in questo nuovo capitolo della sua vita, le lascio la mia disponibilità per dei colloqui insieme. Le auguro di cuore di viversi queste nuove opportunità con curiosità e leggerezza.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Simona Fresu
Psicologa - Specializzanda in Psicoterapia Sistemico-Relazionale
Dott.ssa Alessia Sasso
Psicologo clinico, Psicologo
Angri
Buongiorno,

quello che descrive è un’esperienza molto intensa e dolorosa. La fine di una relazione durata dodici anni, soprattutto quando è stata accompagnata da ghosting, tradimento emotivo, svalutazioni e ambivalenza, può lasciare ferite profonde che non si rimarginano nel momento in cui la relazione finisce.

Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, è utile distinguere tra due aspetti: la relazione che ha perso e l’impatto emotivo di ciò che ha vissuto negli ultimi mesi.

Da ciò che racconta, sembra che il legame affettivo con la sua ex partner si sia progressivamente indebolito e che oggi abbia una maggiore consapevolezza di non desiderare più quella relazione. Tuttavia, questo non significa che il dolore provato, la delusione, il senso di rifiuto o le ferite all’autostima siano già stati completamente elaborati.

La domanda “Sono pronto per conoscere un’altra persona?” potrebbe essere riformulata così: “Sto cercando questa nuova conoscenza per costruire qualcosa di nuovo o per allontanarmi dal dolore della relazione precedente?”

Non esiste un tempo giusto uguale per tutti. Essere pronti non significa aver smesso completamente di soffrire, ma riuscire a:

* pensare alla relazione conclusa senza desiderare di tornare indietro;
* riconoscere ciò che non ha funzionato, senza idealizzare il passato;
* tollerare i momenti di tristezza senza sentire il bisogno che qualcun altro li cancelli;
* vivere una nuova conoscenza come un’opportunità di scoperta, non come una soluzione alla sofferenza.

Dal suo racconto emergono alcuni segnali incoraggianti: non sente il bisogno di ricontattare la sua ex partner, non prova interesse per la sua vita attuale e riconosce chiaramente che non desidera più quella relazione.

Lo “strascico emotivo” che sente è comprensibile e non rappresenta necessariamente un ostacolo. Dopo una relazione così lunga, è normale portare con sé dubbi, paure e una maggiore sensibilità emotiva.

Può provare ad avvicinarsi a questo appuntamento con un obiettivo semplice: conoscere una persona, senza chiedersi fin da subito se sia la relazione giusta o se sia definitivamente guarito dal passato.

Si conceda il permesso di procedere con gradualità, osservando come si sente durante e dopo l’incontro. Le emozioni che emergeranno potranno darle informazioni preziose sui suoi bisogni attuali.

Essere pronti non significa non avere più ferite, ma non lasciare che siano le ferite a guidare ogni scelta.

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