Buonasera Cari Dottori, Vi scrivo per chiederVi pareri..sto seguendo un corso per la seconda volta p
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Buonasera Cari Dottori, Vi scrivo per chiederVi pareri..sto seguendo un corso per la seconda volta perché non mi sentivo pronta per l'esame..ma il professore quando fa domande riguardanti gli argomenti di lezione, le mie risposte seppur giuste è come se non andassero mai bene perché il professore dice "non sei stata precisa" oppure "non devi essere troppo precisa", altra volta "ho capito, ma quale è il perché?" . Ieri, ho sbagliato una risposta e lui ha detto"non dovete rispondere a caso " "voi non vi chiarite i dubbi"in realtà mi sono sentita offesa anche se ha parlato al plurale.. quando rispondo è perché ho delle conoscenze di altri esami , non parlo per aprire bocca ma non ho potuto difendermi, replicare, fargli capire che non è come pensa lui..non mi ha mai detto brava come mi è stato detto da alcuni altri docenti eppure l'anno scorso ad un convegno mi ha salutata dicendomi che avevo fatto bene a partecipare ..non capisco questo cambiamento di comportamento..mi sento svalutata..già di mio ho una bassa autostima, sono sensibile, introversa, timida ed il fatto di rispondere alle lezioni mi ha sempre aiutato, mi dà più forza, stimolo anche se prima di rispondere sento il cuore che batte, a volte tremo, imbarazzo..però con questo professore mi sembra di non essere compresa, a volte è come se io dicessi "A" e lui "B".. Grazie per i vostri consigli. Buona Serata.
Buonasera,
grazie per aver condiviso con tanta chiarezza ciò che stai vivendo.
Da quello che racconti, sembra che tu ti stia trovando in una situazione in cui, oltre alla difficoltà dell’esame, si attivano vissuti di svalutazione e di dubbio su di te, che toccano aspetti già sensibili come l’autostima e la timidezza. È comprensibile che questo ti faccia sentire ferita e confusa, soprattutto se in altri contesti hai ricevuto riconoscimenti diversi.
Mi colpisce però anche un aspetto importante: nonostante l’ansia, il batticuore e l’imbarazzo, tu continui a metterti in gioco, a rispondere, a partecipare. Questo parla di una risorsa significativa, di impegno e di desiderio di crescita, che meritano di essere riconosciuti.
A volte può accadere che lo stile comunicativo di un docente non si incontri con il nostro modo di apprendere o di esprimerci, generando incomprensioni come quelle che descrivi (“io dico A, lui capisce B”). Questo non definisce il tuo valore né le tue competenze, ma può attivare vissuti personali più profondi.
Potrebbe esserti utile, se ti senti di farlo, trovare uno spazio per chiarire con il professore, magari in un momento individuale, portando con calma il tuo punto di vista. Allo stesso tempo, può essere importante lavorare su ciò che questa esperienza muove dentro di te, per rafforzare la fiducia nelle tue capacità senza che dipenda esclusivamente dal feedback esterno.
Se senti che queste situazioni incidono molto sul tuo benessere, confrontarti con un professionista potrebbe aiutarti a dare senso a questi vissuti e a trovare modalità più serene per affrontarli.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
grazie per aver condiviso con tanta chiarezza ciò che stai vivendo.
Da quello che racconti, sembra che tu ti stia trovando in una situazione in cui, oltre alla difficoltà dell’esame, si attivano vissuti di svalutazione e di dubbio su di te, che toccano aspetti già sensibili come l’autostima e la timidezza. È comprensibile che questo ti faccia sentire ferita e confusa, soprattutto se in altri contesti hai ricevuto riconoscimenti diversi.
Mi colpisce però anche un aspetto importante: nonostante l’ansia, il batticuore e l’imbarazzo, tu continui a metterti in gioco, a rispondere, a partecipare. Questo parla di una risorsa significativa, di impegno e di desiderio di crescita, che meritano di essere riconosciuti.
A volte può accadere che lo stile comunicativo di un docente non si incontri con il nostro modo di apprendere o di esprimerci, generando incomprensioni come quelle che descrivi (“io dico A, lui capisce B”). Questo non definisce il tuo valore né le tue competenze, ma può attivare vissuti personali più profondi.
Potrebbe esserti utile, se ti senti di farlo, trovare uno spazio per chiarire con il professore, magari in un momento individuale, portando con calma il tuo punto di vista. Allo stesso tempo, può essere importante lavorare su ciò che questa esperienza muove dentro di te, per rafforzare la fiducia nelle tue capacità senza che dipenda esclusivamente dal feedback esterno.
Se senti che queste situazioni incidono molto sul tuo benessere, confrontarti con un professionista potrebbe aiutarti a dare senso a questi vissuti e a trovare modalità più serene per affrontarli.
Un caro saluto,
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Buonasera. Da come ne parla si sente quanto questa situazione la stia toccando sul personale, soprattutto perché lei già parte da una certa insicurezza e fa uno sforzo importante ogni volta che interviene. Il fatto che, nonostante l’ansia, trovi il coraggio di rispondere e mettersi in gioco è qualcosa di significativo, non scontato.
Il modo in cui il professore le risponde sembra poco sintonizzato sul piano emotivo: più che valorizzare, tende a correggere, e questo può far sentire facilmente “non abbastanza”, anche quando le risposte sono sostanzialmente corrette. In una persona sensibile e attenta come lei, questo tipo di feedback può essere vissuto come una svalutazione, anche se probabilmente non è nelle intenzioni del docente colpire lei personalmente.
La sensazione di “dire A e sentirsi rispondere B” può aumentare il senso di confusione e farle perdere sicurezza proprio nel momento in cui sta cercando di costruirla. È comprensibile quindi che si senta ferita e non compresa.
Più che un problema delle sue capacità, sembra esserci un incontro difficile tra il suo bisogno di sentirsi accolta e uno stile didattico che non offre questo tipo di riconoscimento.
Il modo in cui il professore le risponde sembra poco sintonizzato sul piano emotivo: più che valorizzare, tende a correggere, e questo può far sentire facilmente “non abbastanza”, anche quando le risposte sono sostanzialmente corrette. In una persona sensibile e attenta come lei, questo tipo di feedback può essere vissuto come una svalutazione, anche se probabilmente non è nelle intenzioni del docente colpire lei personalmente.
La sensazione di “dire A e sentirsi rispondere B” può aumentare il senso di confusione e farle perdere sicurezza proprio nel momento in cui sta cercando di costruirla. È comprensibile quindi che si senta ferita e non compresa.
Più che un problema delle sue capacità, sembra esserci un incontro difficile tra il suo bisogno di sentirsi accolta e uno stile didattico che non offre questo tipo di riconoscimento.
Buonasera. Sento quanto ti costi ogni parola pronunciata in aula: per una persona timida e sensibile, quel battito accelerato è il segno di un atto di vero **coraggio**. È comprensibile che, dopo tanto sforzo, le risposte del professore ti arrivino come schiaffi, ma proviamo a guardare la situazione da un'altra prospettiva per proteggere la tua autostima.
Prova a riflettere su queste cose:
- Il "metodo" non è un giudizio sulla persona: spesso i docenti non cercano solo la risposta esatta, ma il ragionamento che segue il loro schema mentale. Quando ti dice "troppo precisa" o "poco precisa", non sta bocciando la tua intelligenza, ma sta cercando di portarti sul suo binario didattico. È un problema di comunicazione tra "frequenze" diverse, non di tua incapacità.
- La trappola della personalizzazione (che è una comune distorsione cognitiva): quando parla al plurale ("non rispondete a caso"), sta scaricando la sua frustrazione sulla classe. Tu, essendo sensibile, senti quel commento come un attacco diretto. Prova a visualizzare quelle parole come pioggia: cadono su tutti, non lasciarle entrare "sotto la pelle".
- Il valore del tuo impegno: il fatto che tu stia frequentando per la seconda volta e che continui a intervenire nonostante l'ansia dimostra una resilienza enorme. Il "brava" che cerchi è già dentro di te, in quella forza che ti spinge a non arrenderti.
- Il passato non è cancellato: se al convegno ti ha apprezzata, significa che stima il tuo interesse. Il suo attuale modo di fare, forse più brusco, potrebbe dipendere dalla sua stanchezza o da un approccio accademico rigido, non da un cambiamento di opinione su di te.
Un consiglio, la prossima volta che ti senti svalutata, fai un respiro profondo e ricorda a te stessa: "Io conosco la mia preparazione. Il suo modo di rispondere parla di lui e del suo metodo, non del mio valore."
Non lasciare che il suo stile comunicativo spenga il tuo stimolo a partecipare.
Continua a parlare, non per compiacere lui, ma per onorare il tuo percorso. Buona serata.
Prova a riflettere su queste cose:
- Il "metodo" non è un giudizio sulla persona: spesso i docenti non cercano solo la risposta esatta, ma il ragionamento che segue il loro schema mentale. Quando ti dice "troppo precisa" o "poco precisa", non sta bocciando la tua intelligenza, ma sta cercando di portarti sul suo binario didattico. È un problema di comunicazione tra "frequenze" diverse, non di tua incapacità.
- La trappola della personalizzazione (che è una comune distorsione cognitiva): quando parla al plurale ("non rispondete a caso"), sta scaricando la sua frustrazione sulla classe. Tu, essendo sensibile, senti quel commento come un attacco diretto. Prova a visualizzare quelle parole come pioggia: cadono su tutti, non lasciarle entrare "sotto la pelle".
- Il valore del tuo impegno: il fatto che tu stia frequentando per la seconda volta e che continui a intervenire nonostante l'ansia dimostra una resilienza enorme. Il "brava" che cerchi è già dentro di te, in quella forza che ti spinge a non arrenderti.
- Il passato non è cancellato: se al convegno ti ha apprezzata, significa che stima il tuo interesse. Il suo attuale modo di fare, forse più brusco, potrebbe dipendere dalla sua stanchezza o da un approccio accademico rigido, non da un cambiamento di opinione su di te.
Un consiglio, la prossima volta che ti senti svalutata, fai un respiro profondo e ricorda a te stessa: "Io conosco la mia preparazione. Il suo modo di rispondere parla di lui e del suo metodo, non del mio valore."
Non lasciare che il suo stile comunicativo spenga il tuo stimolo a partecipare.
Continua a parlare, non per compiacere lui, ma per onorare il tuo percorso. Buona serata.
Salve, da quanto descrive, il problema non credo sia relativo a quello specifico professore, semplicemente con quella persona vengono attivate in lei in maniera più intensa alcune dinamiche inter e intra-personali che però appartengono al suo personale modo di approcciarsi e rispondere alla realtà.
Il rispondere alle domande è bene che la aiuti a sentirsi più sicura, se però quando non ottiene il feedback sperato questo la mette a disagio significa che delega, almeno in parte, una quota del suo benessere a qualcun altro che non sia lei stessa.
Pertanto ritengo che sarebbe opportuno cominciare un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta che possa aiutarla a comprendere e gestire in modo più soddisfacente e salutare questi suoi "funzionamenti" (che peraltro appartengono a molte altre persone, quindi mi sento anche di rassicurarla sul fatto che non c'è nulla di particolarmente preoccupante).
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Il rispondere alle domande è bene che la aiuti a sentirsi più sicura, se però quando non ottiene il feedback sperato questo la mette a disagio significa che delega, almeno in parte, una quota del suo benessere a qualcun altro che non sia lei stessa.
Pertanto ritengo che sarebbe opportuno cominciare un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta che possa aiutarla a comprendere e gestire in modo più soddisfacente e salutare questi suoi "funzionamenti" (che peraltro appartengono a molte altre persone, quindi mi sento anche di rassicurarla sul fatto che non c'è nulla di particolarmente preoccupante).
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Buongiorno, da ciò che descrivi emergono diversi livelli di esperienza che è importante distinguere, perché ognuno merita uno sguardo specifico.
Da un lato c’è il comportamento del professore, che appare poco prevedibile nel tipo di feedback, a volte ti viene richiesto di essere più precisa, altre meno, altre ancora di esplicitare il “perché”. Questo tipo di comunicazione può risultare confondente e generare un senso di inadeguatezza anche quando le risposte sono corrette. Non è necessariamente un cambiamento nei tuoi confronti, alcuni docenti utilizzano uno stile didattico più “sfidante”, volto a stimolare il ragionamento piuttosto che confermare la correttezza formale della risposta. Tuttavia, questo non toglie che il modo in cui viene comunicato possa avere un impatto emotivo significativo.
Dall’altro lato c’è la tua esperienza interna, che è molto chiara: ti esponi nonostante ansia, attivazione fisiologica (cuore che batte, tremore), e questo è già un comportamento di grande valore. Il fatto che questa esposizione sia stata finora rinforzata positivamente da altri docenti ha contribuito a sostenere la tua autostima. Incontrare invece un contesto meno validante può riattivare vissuti di svalutazione e dubbi su di te.
È comprensibile che tu ti sia sentita offesa anche se il commento era al plurale perchè quando abbiamo una sensibilità al giudizio e una base di autostima più fragile, tendiamo a personalizzare maggiormente i feedback negativi.
Ti suggerirei di provare a leggere il feedback non come un giudizio globale su di te, ma come un’indicazione su come il docente si aspetta le risposte.
Se senti che il contesto lo permette, potresti chiedere in modo assertivo: “Professore potrebbe indicarmi se preferisce una risposta più sintetica o più argomentata?”. Questo ti aiuterebbe a uscire dall’ambiguità.
Inoltre osserva cosa ti dici dopo questi episodi (es. “non vado mai bene”, “non sono capace”). Questi pensieri, più che il feedback in sé, tendono ad amplificare il vissuto di svalutazione.
Poi, il fatto che lo stesso professore in un altro contesto ti abbia dato un riscontro positivo suggerisce che la sua percezione di te non è rigidamente negativa. È più probabile che ciò che cambia sia il contesto (lezione vs convegno) e il suo stile comunicativo in aula.
Se questa situazione dovesse continuare a incidere sul tuo benessere o sulla tua partecipazione, potrebbe essere utile portarla anche in uno spazio di elaborazione personale, per lavorare in modo più approfondito sui temi dell’autostima e della gestione del giudizio.
Resto a disposizione.
Un caro saluto
Da un lato c’è il comportamento del professore, che appare poco prevedibile nel tipo di feedback, a volte ti viene richiesto di essere più precisa, altre meno, altre ancora di esplicitare il “perché”. Questo tipo di comunicazione può risultare confondente e generare un senso di inadeguatezza anche quando le risposte sono corrette. Non è necessariamente un cambiamento nei tuoi confronti, alcuni docenti utilizzano uno stile didattico più “sfidante”, volto a stimolare il ragionamento piuttosto che confermare la correttezza formale della risposta. Tuttavia, questo non toglie che il modo in cui viene comunicato possa avere un impatto emotivo significativo.
Dall’altro lato c’è la tua esperienza interna, che è molto chiara: ti esponi nonostante ansia, attivazione fisiologica (cuore che batte, tremore), e questo è già un comportamento di grande valore. Il fatto che questa esposizione sia stata finora rinforzata positivamente da altri docenti ha contribuito a sostenere la tua autostima. Incontrare invece un contesto meno validante può riattivare vissuti di svalutazione e dubbi su di te.
È comprensibile che tu ti sia sentita offesa anche se il commento era al plurale perchè quando abbiamo una sensibilità al giudizio e una base di autostima più fragile, tendiamo a personalizzare maggiormente i feedback negativi.
Ti suggerirei di provare a leggere il feedback non come un giudizio globale su di te, ma come un’indicazione su come il docente si aspetta le risposte.
Se senti che il contesto lo permette, potresti chiedere in modo assertivo: “Professore potrebbe indicarmi se preferisce una risposta più sintetica o più argomentata?”. Questo ti aiuterebbe a uscire dall’ambiguità.
Inoltre osserva cosa ti dici dopo questi episodi (es. “non vado mai bene”, “non sono capace”). Questi pensieri, più che il feedback in sé, tendono ad amplificare il vissuto di svalutazione.
Poi, il fatto che lo stesso professore in un altro contesto ti abbia dato un riscontro positivo suggerisce che la sua percezione di te non è rigidamente negativa. È più probabile che ciò che cambia sia il contesto (lezione vs convegno) e il suo stile comunicativo in aula.
Se questa situazione dovesse continuare a incidere sul tuo benessere o sulla tua partecipazione, potrebbe essere utile portarla anche in uno spazio di elaborazione personale, per lavorare in modo più approfondito sui temi dell’autostima e della gestione del giudizio.
Resto a disposizione.
Un caro saluto
Cara utente, da quanto scrive sembra sia molto frustrante per lei la comunicazione con questo professore. Sarebbe utile chiedersi come mai per lei sia così importante essere riconosciuta da questa figura. Le capita solo con lui o anche con altri?
E nelle sue relazioni, al di là del contesto universitario e del rapporto, per natura asimmetrico, tra professore e studente, come vive la comunicazione con l’altro?
E’ importante sentirsi riconosciuti, quanto riconoscersi.
Se le va di parlarne, mi contatti per un colloquio.
Un caro saluto
E nelle sue relazioni, al di là del contesto universitario e del rapporto, per natura asimmetrico, tra professore e studente, come vive la comunicazione con l’altro?
E’ importante sentirsi riconosciuti, quanto riconoscersi.
Se le va di parlarne, mi contatti per un colloquio.
Un caro saluto
Buonasera,
nel suo racconto non sembra essere in gioco soltanto la correttezza delle risposte, quanto piuttosto il rapporto con l’Altro a cui esse sono rivolte.
Bisogna porgersi una domanda: non tanto perché il professore si comporta così, ma che cosa rappresenta per lei questo Altro da cui attende un segno. Quando prende la parola in aula, che cosa è in gioco oltre al sapere?
Il disagio che descrive può indicare il punto in cui la sua parola resta legata alla risposta dell’Altro. L’esperienza con questo professore sembra mettere in evidenza proprio l’impossibilità di ottenere una garanzia definitiva dal sapere o dall’autorità.
Più che comprendere il cambiamento del professore, potrebbe essere interessante interrogare ciò che questa situazione fa emergere per lei: che cosa cerca quando parla e quale posto desidera occupare nel discorso.
Può continuare a lavorare a partire da questo. Un caro saluto
nel suo racconto non sembra essere in gioco soltanto la correttezza delle risposte, quanto piuttosto il rapporto con l’Altro a cui esse sono rivolte.
Bisogna porgersi una domanda: non tanto perché il professore si comporta così, ma che cosa rappresenta per lei questo Altro da cui attende un segno. Quando prende la parola in aula, che cosa è in gioco oltre al sapere?
Il disagio che descrive può indicare il punto in cui la sua parola resta legata alla risposta dell’Altro. L’esperienza con questo professore sembra mettere in evidenza proprio l’impossibilità di ottenere una garanzia definitiva dal sapere o dall’autorità.
Più che comprendere il cambiamento del professore, potrebbe essere interessante interrogare ciò che questa situazione fa emergere per lei: che cosa cerca quando parla e quale posto desidera occupare nel discorso.
Può continuare a lavorare a partire da questo. Un caro saluto
Se ogni osservazione viene sentita come una svalutazione, forse il punto non sarebbe chiedersi se lui ce l’abbia con te, ma provare a distinguere una correzione da un rifiuto. Non sempre coincidono.
Prova a chiederti: sto leggendo ciò che accade per come è, o per come temo che significhi su di me?
Perché se dentro si attiva subito “sono incapace”, “non sono abbastanza”, allora forse chi soffre è una parte più antica e vulnerabile, non la studentessa di oggi. E quella parte non andrebbe zittita. Andrebbe ascoltata.
Se questo tema del giudizio ti accompagna da tempo, e non riguarda solo questo professore, potrebbe anche essere qualcosa che varrebbe la pena approfondire con un professionista. Non perché ci sia “qualcosa che non va”, ma perché certe ferite, quando vengono comprese nella relazione giusta, potrebbero perdere molto del loro peso.
A volte non è il giudizio esterno a fare più male, ma il modo in cui risuona dentro. E anche questo si può trasformare.
Prova a chiederti: sto leggendo ciò che accade per come è, o per come temo che significhi su di me?
Perché se dentro si attiva subito “sono incapace”, “non sono abbastanza”, allora forse chi soffre è una parte più antica e vulnerabile, non la studentessa di oggi. E quella parte non andrebbe zittita. Andrebbe ascoltata.
Se questo tema del giudizio ti accompagna da tempo, e non riguarda solo questo professore, potrebbe anche essere qualcosa che varrebbe la pena approfondire con un professionista. Non perché ci sia “qualcosa che non va”, ma perché certe ferite, quando vengono comprese nella relazione giusta, potrebbero perdere molto del loro peso.
A volte non è il giudizio esterno a fare più male, ma il modo in cui risuona dentro. E anche questo si può trasformare.
Gentile utente,
quello che descrive è un’esperienza comprensibilmente faticosa, soprattutto quando ci si mette in gioco con impegno e si è sensibili al giudizio.
Da ciò che racconta emergono due aspetti:
Da una parte, il modo in cui il professore restituisce i feedback, che appare poco chiaro o incoerente (a volte “troppo precisa”, altre “non abbastanza”, oppure richieste non del tutto esplicitate). Questo può generare confusione e senso di svalutazione, indipendentemente dalla sua preparazione.
Dall’altra, l’impatto che queste situazioni hanno su di lei: ansia, imbarazzo, timore del giudizio. Il fatto che, nonostante questo, lei continui a intervenire è un segnale importante di risorse e capacità.
Può essere utile lavorare su due aspetti:
-distinguere il feedback esterno dal proprio valore personale
-comprendere cosa si attiva dentro di lei in quei momenti, per gestirlo con maggiore sicurezza
-provare, quando possibile, a chiedere chiarimenti in modo diretto su cosa viene richiesto, così da ridurre l’ambiguità.
Se sente che queste dinamiche incidono sulla sua autostima o sul modo in cui vive lo studio, un percorso con uno psicoterapeuta può aiutarla a lavorarci in modo più mirato e a rafforzare la fiducia in sé stessa.
Un saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
quello che descrive è un’esperienza comprensibilmente faticosa, soprattutto quando ci si mette in gioco con impegno e si è sensibili al giudizio.
Da ciò che racconta emergono due aspetti:
Da una parte, il modo in cui il professore restituisce i feedback, che appare poco chiaro o incoerente (a volte “troppo precisa”, altre “non abbastanza”, oppure richieste non del tutto esplicitate). Questo può generare confusione e senso di svalutazione, indipendentemente dalla sua preparazione.
Dall’altra, l’impatto che queste situazioni hanno su di lei: ansia, imbarazzo, timore del giudizio. Il fatto che, nonostante questo, lei continui a intervenire è un segnale importante di risorse e capacità.
Può essere utile lavorare su due aspetti:
-distinguere il feedback esterno dal proprio valore personale
-comprendere cosa si attiva dentro di lei in quei momenti, per gestirlo con maggiore sicurezza
-provare, quando possibile, a chiedere chiarimenti in modo diretto su cosa viene richiesto, così da ridurre l’ambiguità.
Se sente che queste dinamiche incidono sulla sua autostima o sul modo in cui vive lo studio, un percorso con uno psicoterapeuta può aiutarla a lavorarci in modo più mirato e a rafforzare la fiducia in sé stessa.
Un saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Buongiorno
mi sembra di cogliere nella Sua e mail un senso di bassa autostima personale e la necessità di essere sempre performativa e di aspettarsi riconoscimenti che non arrivano come Lei vorrebbe e che La fanno sentire frustrata e inadeguata. Sembra inoltre che Lei debba dimostrare a questo professore le proprie conoscenze, forse pure quando non ne ha voglia. Il fatto che il prof Le dica di rispondere in modo più preciso alle domande non vuol dire che consideri la Sua preparazione non all'altezza Le sue(quelle del prof) sono osservazioni di metodo che Lui è tenuto a fare. Tuttavia Lei si offende e non si sente accolta e stimata. Credo che sarebbe opportuno considerare che forse Lei proietta in questa persona delle aspettative di approvazione eccessive, forse quelle che non ci sono state in passato nella Sua famiglia. A questo riguardo potrebbe essere utile fare un percorso di psicoterapia individuale per comprendere le cause dei Suoi risentimenti più profondi. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
mi sembra di cogliere nella Sua e mail un senso di bassa autostima personale e la necessità di essere sempre performativa e di aspettarsi riconoscimenti che non arrivano come Lei vorrebbe e che La fanno sentire frustrata e inadeguata. Sembra inoltre che Lei debba dimostrare a questo professore le proprie conoscenze, forse pure quando non ne ha voglia. Il fatto che il prof Le dica di rispondere in modo più preciso alle domande non vuol dire che consideri la Sua preparazione non all'altezza Le sue(quelle del prof) sono osservazioni di metodo che Lui è tenuto a fare. Tuttavia Lei si offende e non si sente accolta e stimata. Credo che sarebbe opportuno considerare che forse Lei proietta in questa persona delle aspettative di approvazione eccessive, forse quelle che non ci sono state in passato nella Sua famiglia. A questo riguardo potrebbe essere utile fare un percorso di psicoterapia individuale per comprendere le cause dei Suoi risentimenti più profondi. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Ciao, la carriera universitaria è ricca di sfumature: le situazioni della vita universitaria sono varie ma soprattutto i professori sono diversi tra loro sia per metodologia d'esame sia per modi di fare. Tutti prima o poi abbiamo incontrato un professore che per una serie di motivazioni abbia deciso che in quel momento la risposta data all'esame non era esatta oppure che non fosse adeguata al 100%. L'unica cosa che si può fare in questi casi è rivolgersi individualmente a quel professore per capire come aggiustare il tiro rispetto al proprio metodo di studio indipendentemente da quante volte hai dovuto sostenere quell'esame o dalla media. Parlarci è il modo migliore per trovare un confronto. In bocca al lupo!
Buongiorno,
l'unico consiglio che mi sento di dare è di lavorare sulla sua autostima, che lei stessa dice essere bassa. Una volta rafforzata magari potrà parlare più liberamente con il docente e chiarire il suo punto di vista.
Cordiali saluti
l'unico consiglio che mi sento di dare è di lavorare sulla sua autostima, che lei stessa dice essere bassa. Una volta rafforzata magari potrà parlare più liberamente con il docente e chiarire il suo punto di vista.
Cordiali saluti
Buonasera, da quello che leggo mi pare tu sia una studentessa profondamente coinvolta nel proprio percorso formativo, che nonostante timidezza, sensibilità e una base di autostima fragile, sceglie comunque di esporsi, partecipare e mettersi alla prova. Questo è già, di per sé, un elemento significativo di risorsa personale.
La difficoltà principale sembra risiedere nel tipo di feedback ricevuto: osservazioni percepite come contraddittorie o poco chiare (“non sei stata precisa” e, al contrario, “non devi essere troppo precisa”) possono generare disorientamento e minare il senso di efficacia.
È comprensibile che un rimprovero espresso al plurale possa essere vissuto come personale, soprattutto in presenza di una particolare sensibilità al giudizio. Questo non indica una fragilità, ma una maggiore ricettività emotiva, che può diventare una risorsa se adeguatamente riconosciuta e gestita.
Un passaggio importante riguarda la distinzione tra il proprio valore e il riconoscimento esterno: il fatto che partecipi attivamente, colleghi conoscenze e ti esponga, indica competenze e motivazione, indipendentemente dal riscontro immediato ricevuto. In questo senso, il rischio è quello di attribuire un peso eccessivo al giudizio del singolo docente, perdendo di vista una valutazione più ampia e realistica di sé.
Dal punto di vista pratico, potrebbe essere utile promuovere una comunicazione più diretta e chiarificatrice, ad esempio chiedendo cosa, nello specifico, renda una risposta più adeguata o completa. Questo non rappresenta un atto difensivo, ma un tentativo di costruire un terreno di comprensione reciproca.
Infine, il cambiamento percepito nel comportamento del professore non necessariamente è riconducibile a fattori personali: può riflettere variabili legate al contesto, al ruolo o alle aspettative didattiche. Evitare interpretazioni esclusivamente auto-riferite può aiutare a contenere vissuti di svalutazione.
In conclusione, è importante che continui a riconoscere il proprio impegno e i propri progressi, coltivando al contempo contesti e relazioni in cui tu possa sentirti valorizzata e compresa.
La difficoltà principale sembra risiedere nel tipo di feedback ricevuto: osservazioni percepite come contraddittorie o poco chiare (“non sei stata precisa” e, al contrario, “non devi essere troppo precisa”) possono generare disorientamento e minare il senso di efficacia.
È comprensibile che un rimprovero espresso al plurale possa essere vissuto come personale, soprattutto in presenza di una particolare sensibilità al giudizio. Questo non indica una fragilità, ma una maggiore ricettività emotiva, che può diventare una risorsa se adeguatamente riconosciuta e gestita.
Un passaggio importante riguarda la distinzione tra il proprio valore e il riconoscimento esterno: il fatto che partecipi attivamente, colleghi conoscenze e ti esponga, indica competenze e motivazione, indipendentemente dal riscontro immediato ricevuto. In questo senso, il rischio è quello di attribuire un peso eccessivo al giudizio del singolo docente, perdendo di vista una valutazione più ampia e realistica di sé.
Dal punto di vista pratico, potrebbe essere utile promuovere una comunicazione più diretta e chiarificatrice, ad esempio chiedendo cosa, nello specifico, renda una risposta più adeguata o completa. Questo non rappresenta un atto difensivo, ma un tentativo di costruire un terreno di comprensione reciproca.
Infine, il cambiamento percepito nel comportamento del professore non necessariamente è riconducibile a fattori personali: può riflettere variabili legate al contesto, al ruolo o alle aspettative didattiche. Evitare interpretazioni esclusivamente auto-riferite può aiutare a contenere vissuti di svalutazione.
In conclusione, è importante che continui a riconoscere il proprio impegno e i propri progressi, coltivando al contempo contesti e relazioni in cui tu possa sentirti valorizzata e compresa.
Buonasera,
da quello che descrive sembra che questa situazione tocchi un punto molto sensibile per lei, più che limitarsi al rapporto con il professore.
Quando ci si espone, soprattutto in contesti come l’università, è naturale sentire attivazione, ma nel suo caso ogni risposta sembra diventare anche una verifica del proprio valore. In questo modo, anche osservazioni che magari riguardano il modo di esporre un concetto rischiano di essere vissute come giudizi su di sé.
Il fatto che con altri docenti si sia sentita riconosciuta e che riesca comunque a intervenire, nonostante l’ansia, è un elemento importante: indica che le risorse ci sono, ma in questo specifico contesto qualcosa si attiva in modo più intenso.
A volte può essere utile provare a spostare leggermente la posizione: invece di cercare di “rispondere bene”, può aiutare usare le interazioni come occasione per capire meglio cosa il docente intende. Ad esempio, chiedere chiarimenti in modo diretto e semplice (“può spiegarmi cosa intende per più preciso?”) può ridurre il rischio di interpretazioni e darle una posizione più attiva.
Allo stesso tempo, potrebbe essere utile osservare cosa succede dentro di lei in quei momenti: più che correggere il professore, può fare la differenza lavorare su come quelle parole vengono lette e su quanto peso assumono.
Se le va, può approfondire questo aspetto anche in uno spazio dedicato, così da capire meglio come gestire queste situazioni senza che diventino ogni volta così faticose.
Un caro saluto.
da quello che descrive sembra che questa situazione tocchi un punto molto sensibile per lei, più che limitarsi al rapporto con il professore.
Quando ci si espone, soprattutto in contesti come l’università, è naturale sentire attivazione, ma nel suo caso ogni risposta sembra diventare anche una verifica del proprio valore. In questo modo, anche osservazioni che magari riguardano il modo di esporre un concetto rischiano di essere vissute come giudizi su di sé.
Il fatto che con altri docenti si sia sentita riconosciuta e che riesca comunque a intervenire, nonostante l’ansia, è un elemento importante: indica che le risorse ci sono, ma in questo specifico contesto qualcosa si attiva in modo più intenso.
A volte può essere utile provare a spostare leggermente la posizione: invece di cercare di “rispondere bene”, può aiutare usare le interazioni come occasione per capire meglio cosa il docente intende. Ad esempio, chiedere chiarimenti in modo diretto e semplice (“può spiegarmi cosa intende per più preciso?”) può ridurre il rischio di interpretazioni e darle una posizione più attiva.
Allo stesso tempo, potrebbe essere utile osservare cosa succede dentro di lei in quei momenti: più che correggere il professore, può fare la differenza lavorare su come quelle parole vengono lette e su quanto peso assumono.
Se le va, può approfondire questo aspetto anche in uno spazio dedicato, così da capire meglio come gestire queste situazioni senza che diventino ogni volta così faticose.
Un caro saluto.
Buongiorno,
ho letto attentamente la sua richiesta e la capisco molto bene.
Credo le possa essere utile iniziare un percorso di psicoterapia per entrare in contatto con le sue emozioni più profonde, lavorare sull'autostima in modo che possa gestire al meglio queste situazioni che la fano sentire svalutata
La ringrazio e resto a disposizione per chiarimenti
ho letto attentamente la sua richiesta e la capisco molto bene.
Credo le possa essere utile iniziare un percorso di psicoterapia per entrare in contatto con le sue emozioni più profonde, lavorare sull'autostima in modo che possa gestire al meglio queste situazioni che la fano sentire svalutata
La ringrazio e resto a disposizione per chiarimenti
Buongiorno, dal suo resoconto traspaiono la frustrazione e lo stress che sta sentendo in questo periodo. Quindi, se ho capito bene,lei sta frequentando per la seconda volta il corso ma non ha ancora sostenuto l'esame giusto? L'ha rimandata perchè non si sente sicura in base al modo in cui il professore risponde alle sue domande, presumo durante le lezioni. Hai notato che l'anno scorso ti ha dato una "carezza positiva" (il saluto al convegno) e ora ne senti la mancanza. Il fatto che tu cerchi il suo "brava" indica che stai dando a lui il potere di definire il tuo valore. Ricorda che il suo giudizio riguarda la tua performance in quel momento, non il tuo valore come persona. Non permettere al suo modo di fare (forse solo goffo o severo) di confermare il tuo copione di "persona non all'altezza". Tu non sei la tua ansia, né sei il giudizio di questo professore. Stai già facendo un atto di coraggio rispondendo nonostante il tremore: quella è la tua parte sana che vuole crescere. Fai fatica a riconoscerti da sola questo sforzo?
Ti risuona l'idea che tu stia cercando in questo professore una conferma che senti di non poterti dare da sola?
Rimango a disposizione
Dott. Federico Bartoli
Ti risuona l'idea che tu stia cercando in questo professore una conferma che senti di non poterti dare da sola?
Rimango a disposizione
Dott. Federico Bartoli
Buonasera e grazie per il suo messaggio. Quanto descrive è una sofferenza comprensibile, ma in ottica cognitivo-comportamentale può essere utile distinguere il comportamento del docente dal significato che lei vi attribuisce. Frasi come «non sei stata precisa» o critiche rivolte al gruppo classe possono essere lette automaticamente come «non valgo», «non sono accettata», «mi sta svalutando», attivando emozioni intense. Si tratta di tipiche distorsioni cognitive, personalizzazione, filtro mentale e lettura del pensiero, che alimentano frustrazione e calo di autostima. Un lavoro di TCC le permetterebbe di riconoscere questi pensieri automatici, metterli in discussione con domande socratiche e sostituirli con interpretazioni più equilibrate, considerando ad esempio lo stile didattico del professore o il contesto valutativo. In parallelo, training assertivo e role play possono aiutarla a esprimere le sue ragioni nei momenti opportuni, riducendo il senso di impotenza. In cornice ACT può essere utile chiarire i suoi valori rispetto allo studio, restando in contatto con essi anche quando emerge il vissuto di svalutazione. Le suggerisco un consulto con uno psicoterapeuta cognitivo-comportamentale per approfondire.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Buongiorno, da ciò che racconta emerge chiaramente quanto questa situazione la faccia sentire ferita e confusa. Lei si espone, nonostante l’ansia e la timidezza, e questo è tutt’altro che scontato; quando però le sue risposte vengono corrette in modo che le appare contraddittorio o poco chiaro, è comprensibile che possa sentirsi non capita e, ancora di più, svalutata.
Sembra esserci, da parte del professore, una richiesta implicita di andare oltre la risposta “giusta” in senso nozionistico, cercando forse un ragionamento più personale o il “perché” delle cose. Tuttavia, il modo in cui Le viene restituito questo aspetto non sembra aiutarla a orientarsi, anzi rischia di aumentare il senso di incertezza, come se qualunque risposta non fosse mai del tutto adeguata.
Quello che colpisce è anche quanto il suo giudizio abbia un peso emotivo importante per Lei: quando una figura autorevole rimanda qualcosa di poco chiaro o critico, può facilmente riattivare vissuti di insicurezza e di “non essere abbastanza”. In questo senso, il dolore che prova va preso sul serio, perché non riguarda solo l’episodio in sé, ma qualcosa di più profondo nel modo in cui lei vive il giudizio e il riconoscimento.
Allo stesso tempo, il fatto che continui a intervenire, pur con il cuore che batte e il timore di sbagliare, parla di una parte di Lei che desidera mettersi in gioco e crescere. Questa è una risorsa preziosa, che merita di essere riconosciuta, indipendentemente dallo stile di quel singolo docente.
Se possibile, potrebbe esserle utile provare a chiedere in modo diretto cosa si aspetta nelle risposte, così da ridurre quel senso di incomprensione. Parallelamente, può essere importante iniziare a differenziare il valore che attribuisce a sé stessa dal rimando di una singola persona, per quanto significativa.
Se sente che queste situazioni La toccano spesso e con intensità, uno spazio di ascolto personale potrebbe aiutarLa a comprendere meglio questi vissuti e a sentirsi più solida di fronte al giudizio. Resto a sua disposizione.
Un caro saluto.
Sembra esserci, da parte del professore, una richiesta implicita di andare oltre la risposta “giusta” in senso nozionistico, cercando forse un ragionamento più personale o il “perché” delle cose. Tuttavia, il modo in cui Le viene restituito questo aspetto non sembra aiutarla a orientarsi, anzi rischia di aumentare il senso di incertezza, come se qualunque risposta non fosse mai del tutto adeguata.
Quello che colpisce è anche quanto il suo giudizio abbia un peso emotivo importante per Lei: quando una figura autorevole rimanda qualcosa di poco chiaro o critico, può facilmente riattivare vissuti di insicurezza e di “non essere abbastanza”. In questo senso, il dolore che prova va preso sul serio, perché non riguarda solo l’episodio in sé, ma qualcosa di più profondo nel modo in cui lei vive il giudizio e il riconoscimento.
Allo stesso tempo, il fatto che continui a intervenire, pur con il cuore che batte e il timore di sbagliare, parla di una parte di Lei che desidera mettersi in gioco e crescere. Questa è una risorsa preziosa, che merita di essere riconosciuta, indipendentemente dallo stile di quel singolo docente.
Se possibile, potrebbe esserle utile provare a chiedere in modo diretto cosa si aspetta nelle risposte, così da ridurre quel senso di incomprensione. Parallelamente, può essere importante iniziare a differenziare il valore che attribuisce a sé stessa dal rimando di una singola persona, per quanto significativa.
Se sente che queste situazioni La toccano spesso e con intensità, uno spazio di ascolto personale potrebbe aiutarLa a comprendere meglio questi vissuti e a sentirsi più solida di fronte al giudizio. Resto a sua disposizione.
Un caro saluto.
Buongiorno, sono la psicologa Nunzia Sasso.
Comprendo profondamente lo stato di disagio e di smarrimento che stai vivendo. Quando descrivi quel battito accelerato e il tremore prima di intervenire, ci stai parlando di un atto di vero coraggio: per una persona introversa e sensibile, esporsi in aula non è "solo rispondere", ma è un investimento emotivo massiccio. Sentire che questo sforzo non solo non viene riconosciuto, ma viene quasi invalidato, può generare una ferita narcisistica e un senso di svalutazione molto forte.
Proviamo ad analizzare la situazione attraverso una lente psicologica per restituirti un po’ di serenità.
Il comportamento del professore sembra oscillare in quella che chiamiamo comunicazione paradossale: chiederti di essere precisa e un attimo dopo dirti di non esserlo troppo crea un "doppio legame" che destabilizza. Questo non riflette necessariamente la tua preparazione, ma piuttosto uno stile didattico rigido o, talvolta, una modalità del docente di riaffermare il proprio ruolo attraverso una critica costante e contraddittoria.
Per chi ha una bassa autostima, il docente smette di essere solo un esaminatore e diventa un "Altro significativo" il cui feedback finisce per definire il valore della propria identità. Se lui non dice "brava", la tua mente traduce quel silenzio o quelle critiche in un fallimento personale. Tuttavia, è fondamentale ricordare che il fatto che altri docenti abbiano riconosciuto il tuo valore è la prova oggettiva della tua competenza. Il cambiamento di atteggiamento di questo professore potrebbe dipendere da fattori totalmente esterni a te, come lo stress o un suo modo peculiare di "provocare" gli studenti che nota essere più attivi per testarne la tenuta.
Il fatto che tu continui a rispondere nonostante la paura è un segno di enorme resilienza. Non permettere che i suoi commenti generali diventino la tua verità interiore. Lui vede solo un piccolo frammento della tua preparazione; tu conosci tutto il lavoro, la fatica e lo studio che ci sono dietro.
Ti suggerisco di provare a praticare un distacco emotivo: prova a vedere le sue critiche come "rumore di fondo" tecnico e non come attacchi alla tua persona. Se dice "non sei precisa", interpretalo come un'indicazione sul suo metodo specifico, non sulla tua intelligenza. Inoltre, quando senti il cuore battere forte, prova a concentrarti su una respirazione lenta: riprendere il controllo del corpo aiuta a sentirsi meno in balia del giudizio altrui.
Soprattutto, non aspettare il suo "brava" per sentirti valida. Alla fine di ogni lezione, riconosci a te stessa il merito di aver partecipato nonostante l'ansia. Quel riconoscimento deve partire prima di tutto da te. Non lasciare che la rigidità di un singolo interlocutore oscuri la tua luce. Il percorso universitario è anche una palestra per imparare a relazionarsi con figure autoritarie complesse senza permettere loro di demolire la tua autostima.
Ti auguro di ritrovare presto la fiducia che meriti.
Comprendo profondamente lo stato di disagio e di smarrimento che stai vivendo. Quando descrivi quel battito accelerato e il tremore prima di intervenire, ci stai parlando di un atto di vero coraggio: per una persona introversa e sensibile, esporsi in aula non è "solo rispondere", ma è un investimento emotivo massiccio. Sentire che questo sforzo non solo non viene riconosciuto, ma viene quasi invalidato, può generare una ferita narcisistica e un senso di svalutazione molto forte.
Proviamo ad analizzare la situazione attraverso una lente psicologica per restituirti un po’ di serenità.
Il comportamento del professore sembra oscillare in quella che chiamiamo comunicazione paradossale: chiederti di essere precisa e un attimo dopo dirti di non esserlo troppo crea un "doppio legame" che destabilizza. Questo non riflette necessariamente la tua preparazione, ma piuttosto uno stile didattico rigido o, talvolta, una modalità del docente di riaffermare il proprio ruolo attraverso una critica costante e contraddittoria.
Per chi ha una bassa autostima, il docente smette di essere solo un esaminatore e diventa un "Altro significativo" il cui feedback finisce per definire il valore della propria identità. Se lui non dice "brava", la tua mente traduce quel silenzio o quelle critiche in un fallimento personale. Tuttavia, è fondamentale ricordare che il fatto che altri docenti abbiano riconosciuto il tuo valore è la prova oggettiva della tua competenza. Il cambiamento di atteggiamento di questo professore potrebbe dipendere da fattori totalmente esterni a te, come lo stress o un suo modo peculiare di "provocare" gli studenti che nota essere più attivi per testarne la tenuta.
Il fatto che tu continui a rispondere nonostante la paura è un segno di enorme resilienza. Non permettere che i suoi commenti generali diventino la tua verità interiore. Lui vede solo un piccolo frammento della tua preparazione; tu conosci tutto il lavoro, la fatica e lo studio che ci sono dietro.
Ti suggerisco di provare a praticare un distacco emotivo: prova a vedere le sue critiche come "rumore di fondo" tecnico e non come attacchi alla tua persona. Se dice "non sei precisa", interpretalo come un'indicazione sul suo metodo specifico, non sulla tua intelligenza. Inoltre, quando senti il cuore battere forte, prova a concentrarti su una respirazione lenta: riprendere il controllo del corpo aiuta a sentirsi meno in balia del giudizio altrui.
Soprattutto, non aspettare il suo "brava" per sentirti valida. Alla fine di ogni lezione, riconosci a te stessa il merito di aver partecipato nonostante l'ansia. Quel riconoscimento deve partire prima di tutto da te. Non lasciare che la rigidità di un singolo interlocutore oscuri la tua luce. Il percorso universitario è anche una palestra per imparare a relazionarsi con figure autoritarie complesse senza permettere loro di demolire la tua autostima.
Ti auguro di ritrovare presto la fiducia che meriti.
Buonasera,
la situazione che descrive può essere faticosa, soprattutto quando si è già sensibili al giudizio e si mette impegno nel partecipare. A volte alcuni docenti utilizzano modalità comunicative che possono risultare poco chiare o percepite come svalutanti, anche senza un’intenzione diretta in questo senso.
Potrebbe essere utile, se se la sente, chiedere un confronto diretto con il professore, per chiarire cosa si aspetta nelle risposte e quali aspetti ritiene importanti.
Allo stesso tempo, è importante riconoscere il valore del suo impegno e il fatto che, nonostante l’ansia e il disagio, continua a esporsi. Questa è una sua risorsa.
Se questa situazione le provoca un disagio, potrebbe essere utile parlarne anche in uno spazio di supporto, per trovare strategie utili a gestire queste dinamiche.
Un caro saluto
la situazione che descrive può essere faticosa, soprattutto quando si è già sensibili al giudizio e si mette impegno nel partecipare. A volte alcuni docenti utilizzano modalità comunicative che possono risultare poco chiare o percepite come svalutanti, anche senza un’intenzione diretta in questo senso.
Potrebbe essere utile, se se la sente, chiedere un confronto diretto con il professore, per chiarire cosa si aspetta nelle risposte e quali aspetti ritiene importanti.
Allo stesso tempo, è importante riconoscere il valore del suo impegno e il fatto che, nonostante l’ansia e il disagio, continua a esporsi. Questa è una sua risorsa.
Se questa situazione le provoca un disagio, potrebbe essere utile parlarne anche in uno spazio di supporto, per trovare strategie utili a gestire queste dinamiche.
Un caro saluto
Buongiorno, capisco quanto questa situazione possa farla sentire svalutata, soprattutto considerando l’impegno che sta mettendo e la sua sensibilità.
Da ciò che descrive, è possibile che il professore non stia mettendo in discussione le sue capacità, ma piuttosto il modo in cui struttura le risposte: a volte le viene chiesta più precisione, altre più sintesi o un ragionamento sul “perché”.
Il fatto che in passato abbia riconosciuto il suo impegno (come al convegno) fa pensare che non ci sia un giudizio negativo su di lei come persona, ma piuttosto uno stile comunicativo forse poco chiaro o poco sintonizzato con il suo.
Potrebbe esserle utile, se se la sente, chiedere un breve confronto diretto, ad esempio dopo lezione o a ricevimento, per capire meglio cosa si aspetta nelle risposte. Questo spesso aiuta a trasformare una sensazione di critica in indicazioni più concrete.
Allo stesso tempo, è importante non collegare automaticamente queste osservazioni al suo valore personale: il fatto che provi ansia, tremore o imbarazzo nel rispondere non significa che non sia capace, anzi, dimostra che si espone e partecipa nonostante la difficoltà.
Un caro saluto
Da ciò che descrive, è possibile che il professore non stia mettendo in discussione le sue capacità, ma piuttosto il modo in cui struttura le risposte: a volte le viene chiesta più precisione, altre più sintesi o un ragionamento sul “perché”.
Il fatto che in passato abbia riconosciuto il suo impegno (come al convegno) fa pensare che non ci sia un giudizio negativo su di lei come persona, ma piuttosto uno stile comunicativo forse poco chiaro o poco sintonizzato con il suo.
Potrebbe esserle utile, se se la sente, chiedere un breve confronto diretto, ad esempio dopo lezione o a ricevimento, per capire meglio cosa si aspetta nelle risposte. Questo spesso aiuta a trasformare una sensazione di critica in indicazioni più concrete.
Allo stesso tempo, è importante non collegare automaticamente queste osservazioni al suo valore personale: il fatto che provi ansia, tremore o imbarazzo nel rispondere non significa che non sia capace, anzi, dimostra che si espone e partecipa nonostante la difficoltà.
Un caro saluto
Buongiorno, la situazione che lei descrive sembra toccare più ambiti. Da una parte noto il modo in cui il professore restituisce il feedback e dall’altra il modo in cui lei vive questi feedback interiormente. E’ possibile che il docente stia cercando di stimolare un tipo di ragionamento più approfondito, chiedendo non solo una risposta corretta ma anche il “perché”, quindi tutto ciò che c’è dietro. Tuttavia, il suo stile comunicativo può risultare poco chiaro e poco contenitivo, soprattutto per chi come lei è già sensibile al giudizio. Il fatto che lei provi agitazione prima di intervenire, ma continui comunque a farlo, è un segnale importante che indica motivazione e impegno. Questo è un punto di forza! La sensazione di svalutazione che riporta potrebbe derivare da un incontro tra il suo bisogno di riconoscimento e uno stile didattico che offre più correzioni che rinforzi. Non è detto che il professore abbia cambiato opinione su di lei.. è più probabile invece che il contesto lo porti a essere più esigente o critico. Potrebbe esserle utile, se se la sente, chiedere un confronto diretto e sereno. Questo le permetterebbe di trasformare il disagio che prova in un’occasione di chiarimento. Inoltre mi sento di dirle che il valore del suo percorso non si definisce attraverso un singolo feedback di un docente. Continui a riconoscere i suoi progressi e il coraggio che lei usa nel mettersi in gioco.
Buonasera, la situazione che descrive è molto comprensibile e, soprattutto, è più comune di quanto spesso si pensi tra studenti che si impegnano molto e che tengono al proprio percorso. Dal suo racconto emerge una dinamica emotiva piuttosto intensa che si attiva proprio nel contesto in cui per lei sarebbe importante sentirsi competente, riconosciuta e “a posto” con le proprie risposte. In un’ottica cognitivo comportamentale, che guarda a come pensieri, emozioni e comportamenti si influenzano reciprocamente, quello che sembra accadere è che la relazione con questo docente stia diventando un contesto altamente attivante sul piano emotivo. Quando una figura percepita come autorevole dà feedback contraddittori o poco prevedibili, la mente tende spesso a cercare spiegazioni rapide e personali, arrivando facilmente a conclusioni che possono riguardare il proprio valore (“non sono abbastanza precisa”, “non sono capace”, “non vengo apprezzata”). Questo passaggio è molto umano, ma può amplificare il disagio interno, soprattutto quando è già presente una sensibilità alla valutazione e una certa insicurezza di base. Il fatto che lei riferisca di sentirsi agitata prima di rispondere, con il cuore che batte forte e un senso di imbarazzo, indica che non si tratta solo di un tema “accademico”, ma di una vera e propria attivazione ansiosa legata alla prestazione. In queste condizioni, anche risposte corrette possono essere percepite come “non sufficienti”, non tanto per il contenuto in sé, ma per lo stato emotivo con cui vengono vissute e per il modo in cui vengono poi rielaborate dopo. È anche importante notare come lei attribuisca grande valore ai segnali di approvazione esterna, come un “brava” o un riconoscimento esplicito. Quando questi segnali non arrivano o arrivano in modo incoerente, è naturale che si crei confusione e che aumenti la sensazione di svalutazione. In realtà, spesso figure docenti possono avere uno stile comunicativo molto diretto, focalizzato sull’accuratezza più che sull’incoraggiamento, e questo può essere vissuto in modo molto diverso a seconda della storia personale e del proprio modo di interpretare le valutazioni. Dal punto di vista del funzionamento psicologico, diventa centrale non solo ciò che il professore dice, ma il significato che lei attribuisce a ciò che dice. Ed è proprio lì che si possono innescare quei pensieri automatici che aumentano il senso di insicurezza e riducono la fiducia nelle proprie risposte, anche quando le competenze ci sono. Una cosa importante che vorrei sottolinearle con delicatezza è che il fatto di sentirsi “non compresa” o “svalutata” non è necessariamente la misura del suo valore reale o della sua preparazione, ma può essere il risultato dell’incontro tra uno stile comunicativo esterno e un momento interno di forte sensibilità alla valutazione. Questo non toglie nulla alla fatica che sta vivendo, ma può aiutare a rimettere un po’ di ordine tra ciò che accade fuori e ciò che si attiva dentro. In situazioni come questa, un lavoro psicologico mirato può essere molto utile proprio per imparare a riconoscere questi meccanismi mentre si attivano, ridurre l’impatto emotivo delle valutazioni esterne e rafforzare una percezione di sé più stabile e meno dipendente dal feedback immediato degli altri. Un percorso di tipo cognitivo comportamentale, in particolare, può aiutare a comprendere meglio questi schemi, a ridurre l’ansia da prestazione e a sviluppare modalità più efficaci di gestione del confronto con figure autorevoli, senza che questo diventi fonte di sofferenza costante. Non si tratta di “cambiare chi è”, ma di rendere più flessibile il modo in cui interpreta queste situazioni, così che possa continuare a utilizzare la sua sensibilità e il suo impegno senza che questi si trasformino in un peso. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buonasera,
da quello che scrive sembra che il professore abbia preso per Lei un peso molto forte, quasi come se ogni sua parola avesse il potere di definirLa o svalutarLa. Questo può far sentire invasi, confusi, come se non ci fosse più uno spazio proprio.
Provo a restituirLe un punto fermo: il professore non sa chi è Lei. Interroga, sollecita, a volte in modo anche brusco, ma non ha accesso al suo valore né lo determina.
Le sue reazioni (il batticuore, il bisogno di fare bene, il sentirsi colpita) parlano di quanto per Lei sia importante essere riconosciuta. Ma proprio qui serve una separazione: ciò che dice lui non coincide con ciò che Lei è.
Si può allora interrogare:
– Cosa succede quando dà così tanto peso alle sue parole?
– È possibile per Lei mantenere un suo punto, anche senza approvazione?
– Cosa vorrebbe che lui vedesse di Lei, che oggi sente non visto?
Non si tratta di difendersi o convincerlo, ma di non lasciare che occupi tutto lo spazio.
Cordialmente
Dott. Coccetta Pietro
da quello che scrive sembra che il professore abbia preso per Lei un peso molto forte, quasi come se ogni sua parola avesse il potere di definirLa o svalutarLa. Questo può far sentire invasi, confusi, come se non ci fosse più uno spazio proprio.
Provo a restituirLe un punto fermo: il professore non sa chi è Lei. Interroga, sollecita, a volte in modo anche brusco, ma non ha accesso al suo valore né lo determina.
Le sue reazioni (il batticuore, il bisogno di fare bene, il sentirsi colpita) parlano di quanto per Lei sia importante essere riconosciuta. Ma proprio qui serve una separazione: ciò che dice lui non coincide con ciò che Lei è.
Si può allora interrogare:
– Cosa succede quando dà così tanto peso alle sue parole?
– È possibile per Lei mantenere un suo punto, anche senza approvazione?
– Cosa vorrebbe che lui vedesse di Lei, che oggi sente non visto?
Non si tratta di difendersi o convincerlo, ma di non lasciare che occupi tutto lo spazio.
Cordialmente
Dott. Coccetta Pietro
Salve, da ciò che descrive sembra che questa situazione tocchi corde per lei già sensibili, soprattutto legate al sentirsi riconosciuta ed adeguata. È comprensibile che commenti percepiti come contraddittori o poco chiari possano generare confusione e farla sentire svalutata, anche quando non sono rivolti direttamente a lei come persona.
Potrebbe essere utile provare a spostare l’attenzione da un giudizio su di sé al funzionamento della relazione con questo docente: il suo stile comunicativo appare poco prevedibile e forse richiede un modo diverso di rispondere, più centrato sul ragionamento che sul contenuto in sé. In questo senso, le sue difficoltà non parlano necessariamente di una sua mancanza, ma di un incontro tra modalità diverse.
Se se la sente, potrebbe anche valutare la possibilità di chiedere un chiarimento diretto, magari in un momento individuale, esprimendo il suo desiderio di comprendere meglio cosa si aspetta da lei nelle risposte. Questo potrebbe aiutarla a uscire da quella sensazione di “non essere compresa” e darle maggiore orientamento.
Resta importante anche riconoscere le risorse che già mette in campo: il fatto che partecipi, nonostante l’ansia e il disagio, dice molto della sua motivazione e del suo impegno.
Un caro saluto.
Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Potrebbe essere utile provare a spostare l’attenzione da un giudizio su di sé al funzionamento della relazione con questo docente: il suo stile comunicativo appare poco prevedibile e forse richiede un modo diverso di rispondere, più centrato sul ragionamento che sul contenuto in sé. In questo senso, le sue difficoltà non parlano necessariamente di una sua mancanza, ma di un incontro tra modalità diverse.
Se se la sente, potrebbe anche valutare la possibilità di chiedere un chiarimento diretto, magari in un momento individuale, esprimendo il suo desiderio di comprendere meglio cosa si aspetta da lei nelle risposte. Questo potrebbe aiutarla a uscire da quella sensazione di “non essere compresa” e darle maggiore orientamento.
Resta importante anche riconoscere le risorse che già mette in campo: il fatto che partecipi, nonostante l’ansia e il disagio, dice molto della sua motivazione e del suo impegno.
Un caro saluto.
Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
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