Buongiorno dottori, sono una ragazza di 24 anni, vi scrivo perché sono un po’ confusa riguardo al mi
Buongiorno dottori, sono una ragazza di 24 anni, vi scrivo perché sono un po’ confusa riguardo al mio orientamento sessuale e romantico, o meglio sull’etichetta da usare. So che l’etichetta non è obbligatoria, ma a me piace usarla anche solo nella mia testa perché sono una persona che categorizza le cose e vorrei almeno saper dare un nome a quello che provo. Praticamente, so di essere bisessuale da qualche anno, e credevo di esserlo anche romanticamente (biromantica), ma recentemente ho iniziato a pensare bene a se questo sia o meno la realtà, perché essenzialmente io mi sono sempre e solo innamorata di donne, ho sempre pensato che fosse perché gli uomini sono ancora immaturi alla mia età ma forse sto realizzando che emotivamente io non mi trovo proprio con gli uomini, e se questo fosse un segno che appunto io sia omoromantica piuttosto. Ho avuto tante celebrity crushes da adolescente sia per uomini che donne a livello estetico e ideale, ma il sentimento e la cotta romantica nasceva solo per le donne, non solo celebrità irraggiungibili ma pure ragazze vicine a me. Tutto quello che mi ha fatto credere di essere biromantica fino a ora era una cotta delle elementari per un mio compagnetto, era sincera, ma dopo quel caso non è più successo di provare sentimenti per un maschio, e soprattutto non è mai successo con un uomo fatto e finito, perché comunque eravamo bambini al tempo. Ho spesso avuto fantasie sessuali per uomini e donne in modo astratto, quindi nella mia testa, ma comunque so che non farei a prescindere nulla sessualmente senza un sentimento, nè con uomini nè con donne, però come ho detto il sentimento può nascere solo con delle donne; quando penso all’amore penso alle donne, e se mi immagino innamorata non riesco a immaginare di farlo verso un uomo proprio perché in amore sono una che cerca una grande connessione e questo lo vedo abbastanza impossibile per me con un uomo. Ne ho incontrati comunque molti anche abbastanza gentili e esteticamente belli, ragazzi che consideravo attraenti e idealmente il tipo ideale, ma non è mai scattato niente di lontanamente paragonabile a come mi sento quando mi piace una ragazza e non sono attivamente interessata a cercare un fidanzato mentre una fidanzata si, proprio perché preferisco il mondo femminile. Quando sono innamorata mi viene da prendermi cura dell’altra persona, e questo non riesco a sentirlo per i maschi, solo per le ragazze. A questo punto mi sono chiesta se io non sia essenzialmente lesbica. Ho utilizzato fino a ora bisessuale omoromantica, che probabilmente sulla carta è anche giusta, ma ho letto che la definizione di lesbica è “attrazione esclusiva o prevalente verso altre donne”, il che mi ha fatto pensare se non fossi categorizzabile anche io nella parola lesbica. Ho spesso visto ragazze lesbiche che non sentono proprio niente per gli uomini, nemmeno in modo astratto con fantasie, dire che una ragazza lesbica è una ragazza esclusivamente attratta da donne in ogni modo, e quindi non ho mai utilizzato quel termine per me pensando fosse errato e poco accurato e non mi sembrava giusto utilizzare la stessa parola per me, che comunque a volte sento attrazioni astratte per uomini mentre loro zero assoluto. Cosa ne pensate? Il termine lesbica è un termine che potrei utilizzare o in fondo è meglio bisessuale? Vi ringrazio per il tempo che mi dedicherete.
36 risposte
Buon pomeriggio carissima, grazie per aver condiviso con tanta sincerità una riflessione così personale. Dal modo in cui scrive emerge quanto abbia già dedicato tempo ad ascoltarsi e a cercare di comprendere ciò che prova, e questo è un aspetto importante. Da quello che racconta, sembra che la sua confusione non riguardi tanto ciò che sente, quanto piuttosto il trovare la parola che meglio rappresenti la sua esperienza. È comprensibile desiderare un'etichetta: per molte persone non è un semplice "nome", ma un modo per dare ordine ai propri vissuti e sentirsi maggiormente in sintonia con la propria identità. Allo stesso tempo, è utile ricordare che orientamento sessuale e orientamento romantico possono non coincidere perfettamente e che, per alcune persone, l'attrazione sessuale, quella romantica e quella affettiva si distribuiscono in modo diverso. Non c'è nulla di insolito in questo. Nel suo racconto emerge con chiarezza che le relazioni sentimentali, il desiderio di costruire un legame profondo e l'innamoramento sembrano orientarsi prevalentemente, se non esclusivamente, verso le donne. Allo stesso tempo, riferisce di poter sperimentare fantasie o attrazioni astratte anche nei confronti degli uomini. Questi aspetti non si escludono necessariamente a vicenda e non esiste un criterio universale che stabilisca quale etichetta sia "quella giusta". Le parole bisessuale omoromantica e lesbica sono entrambe utilizzate da persone che descrivono esperienze anche molto diverse tra loro. Alcune trovano che il termine lesbica rappresenti meglio il proprio modo di vivere l'amore e le relazioni; altre preferiscono definirsi bisessuali omoromantiche perché sentono che questa definizione descrive in modo più completo anche la dimensione dell'attrazione. Nessuna delle due scelte è più corretta dell'altra: ciò che conta è quale termine la fa sentire maggiormente rappresentata. Può anche darsi che oggi una definizione le sembri quella più adatta e che, con il tempo e le esperienze, senta il bisogno di modificarla. L'identità non è un esame da superare né una decisione irrevocabile: può evolvere insieme alla conoscenza di sé. Più che chiedersi quale etichetta "ha il diritto" di utilizzare, potrebbe essere utile domandarsi: "Quale parola racconta meglio, oggi, la mia esperienza e mi fa sentire autentica?". La risposta, in questo caso, non può arrivare dall'esterno, ma solo dal significato che quella parola ha per lei. Se sente che questa riflessione le sta creando molta confusione o desidera approfondirla in uno spazio protetto, un percorso psicologico può aiutarla a esplorare questi temi senza la pressione di dover trovare subito una risposta definitiva. Se ne sente il desiderio, rimango a disposizione per un colloquio, così da approfondire insieme ciò che sta vivendo e aiutarla a fare maggiore chiarezza nel rispetto dei suoi tempi e della sua esperienza. Trova il mio profilo su Mio Dottore sono la Dott.ssa Ilaria Redivo Un caro saluto.
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Buonasera, Dal suo messaggio emerge una riflessione molto attenta e consapevole su di sé, e mi sembra importante sottolineare che la sua confusione non riguarda tanto ciò che prova, quanto il desiderio di trovare una parola che rappresenti nel modo più fedele possibile la sua esperienza. Da ciò che racconta, sembra esserci una distinzione abbastanza stabile tra la dimensione dell'attrazione sessuale e quella dell'attrazione romantica. Lei descrive fantasie sessuali che possono coinvolgere sia uomini sia donne, mentre sul piano affettivo e relazionale riferisce di essersi innamorata esclusivamente di donne e di immaginare il proprio futuro sentimentale con una donna. Questa differenza è un'esperienza che molte persone riportano e non è affatto insolita. Dal punto di vista psicologico, tuttavia, credo sia utile non concentrarsi esclusivamente sulla correttezza dell'etichetta, ma anche sul significato che quella definizione assume per lei. Mi colpisce il fatto che senta il bisogno di trovare una categoria precisa non tanto per comunicarla agli altri, quanto per dare ordine alla sua esperienza interna. Questo può essere un modo del tutto legittimo di conoscersi, purché l'etichetta rimanga uno strumento e non diventi qualcosa entro cui sentirsi costretta a rientrare. Per quanto riguarda il termine "lesbica", non esiste un'autorità che possa stabilire chi possa o non possa utilizzarlo. Nella realtà, le persone che si definiscono lesbiche possono vivere la propria esperienza in modi differenti: alcune riportano un'assenza totale di attrazione verso gli uomini, altre descrivono fantasie, curiosità o esperienze che non modificano il fatto che la loro vita affettiva e il loro orientamento siano rivolti alle donne. Allo stesso modo, anche la definizione di "bisessuale omoromantica" descrive efficacemente ciò che lei racconta. Nessuna delle due definizioni è, in senso assoluto, più giusta dell'altra. Inoltre, l'identità non andrebbe considerata come qualcosa di statico da individuare una volta per tutte, ma come una costruzione che prende forma nel tempo attraverso le relazioni, le esperienze e il modo in cui attribuiamo significato a ciò che viviamo. È quindi possibile che oggi una parola la rappresenti maggiormente e che, nel corso della vita, questa percezione possa anche modificarsi senza che ciò renda meno autentica la sua esperienza. Le suggerirei quindi di domandarsi non solo quale etichetta sia teoricamente più corretta, ma quale parola la faccia sentire maggiormente riconosciuta e in pace con se stessa. Se oggi il termine "lesbica" rispecchia il modo in cui vive l'amore e immagina le proprie relazioni, non c'è nulla che le impedisca di utilizzarlo. Se invece sente che "bisessuale omoromantica" descrive meglio la complessità della sua esperienza, anche questa è una definizione pienamente valida. L'aspetto più importante è che sia uno strumento che le permetta di comprendersi meglio, non una fonte di ulteriore dubbio o di autocritica. Forse la sfida, più che trovare la definizione perfetta, è concedersi la possibilità che la propria identità possa essere anche sfumata e personale, senza che questo ne diminuisca la legittimità o il valore. Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona serata.
Cara ragazza, ti accolgo con molta calore e, prima di tutto, voglio sintonizzarmi sulla tua necessità: Mi sono perfezionato in sostegno psicologico LGBTQ+ e capisco perfettamente il tuo bisogno di un'etichetta. Spesso si sente dire che "le etichette non servono", ma per chi ha una mente che ama l'ordine, la chiarezza e la categorizzazione, trovare la parola giusta non è una gabbia, è una MAPPA. Significa "trovare casa", dare una forma a ciò che si sente dentro e smettere di sentirsi sospesi. La tua analisi è chiara e profonda e mostra una grande consapevolezza di te. Guardiamo insieme questa mappa utilizzando le “lenti” del mio approccio integrato per capire quale parola descrive meglio il tuo meraviglioso modo di amare. Quello che hai vissuto e descritto così bene fino ad oggi si basa su un modello scientifico chiamato Split-Attraction Model, che separa l'orientamento sessuale (da chi sei attratta fisicamente/astrattamente) da quello romantico (di chi ti innamori, con chi cerchi quella connessione profonda e quel desiderio di cura). Fino ad ora hai usato la formula bisessuale omoromantica. Sulla carta, come dicevi anche tu, è una descrizione millimetrica: Bisessuale: senti un'attrazione sessuale/estetica/astratta per più di un genere (uomini e donne). Omoromantica: la scintilla dell'innamoramento, del futuro, del "prendersi cura" e della connessione emotiva scatta esclusivamente verso il tuo stesso genere (le donne). Arriviamo al cuore del tuo dubbio: “…posso definirmi lesbica anche se ho fantasie astratte sugli uomini o celebrity crushes storiche?” La risposta è sì, assolutamente sì se senti che questa parola risuona con te. L'idea che una persona lesbica debba provare uno "zero assoluto" matematico verso il genere maschile in ogni millimetro della sua mente (fantasie, estetica, sogni) è una visione rigida che non corrisponde alla realtà clinica e umana. Nella comunità e nella psicologia contemporanea, l'orientamento si definisce in base all'attrazione prevalente, all'identità e alla realtà relazionale. Ci sono tre motivi fondamentali per cui il termine "Lesbica" è corretto e accurato per te: L'orientamento nei fatti (Dimensione Relazionale): Tu stessa hai scritto che non faresti mai nulla sessualmente senza un sentimento. Di conseguenza, poiché il sentimento lo provi solo per le donne, le tue relazioni reali, carnali, affettive e progettuali saranno esclusivamente con donne. Nella tua realtà di vita, il tuo orientamento è orientato alle donne. La fluidità delle fantasie: Le fantasie astratte o l'apprezzamento estetico (le celebrity crushes) sono spesso proiezioni ideali o esplorazioni della mente che non si traducono nel desiderio di una controparte reale. Moltissime donne che si identificano come lesbiche riconoscono l'estetica di un uomo o hanno fantasie astratte, senza che questo tolga un briciolo di verità alla loro identità. La definizione inclusiva: Come hai letto giustamente, "lesbica" descrive una donna che ha un'attrazione emotiva, romantica e/o sessuale esclusiva o prevalente verso altre donne. La tua preferenza per il mondo femminile, il fatto che tu cerchi attivamente una fidanzata e non un fidanzato, e che l'idea di un uomo non ti evochi il desiderio di cura, ti colloca pienamente in questa definizione. Quale etichetta scegliere, quindi? Immagina queste etichette come vestiti. Devono starti comodi! Non stai "rubando" il termine a nessuno, né sei "meno lesbica" di chi non ha fantasie astratte. La tua attrazione romantica ed emotiva è totale ed esclusiva verso le donne, e poiché per te il sesso è legato al cuore, la tua vita si direziona lì. Puoi anche decidere di usare "Bi-lesbica" o semplicemente scegliere la parola che, quando la pronunci nella tua testa, ti fa fare un sospiro di sollievo e ti fa dire: "Ecco, questa sono io". Ti offro la mia disponibilità se vorrai fissare un appuntamento e poter chiarire meglio tutta questa situazione che stai vivendo e iniziare un meraviglioso percorso di scoperta. Un caro e caloroso saluto. Vincenzo Lucifora P.S. Per aiutarti a fare ordine nella tua categorizzazione interna: se provi a visualizzarti in un futuro a medio termine, mentre entri in una stanza mano nella mano con la tua fidanzata, quale parola pronunciata nella tua mente ti fa sentire più fiera, integrata e sollevata? Dire a te stessa "Sono una ragazza bisessuale omoromantica" o sentirti semplicemente una "Donna lesbica"?
Buongiorno, da ciò che descrive emerge una buona consapevolezza del suo mondo affettivo e relazionale. Più che concentrarsi sulla ricerca dell'etichetta "perfetta", potrebbe essere utile riconoscere che orientamento sessuale e orientamento romantico non sempre coincidono e possono essere vissuti in modo sfumato. Nel suo racconto sembra esserci una chiara prevalenza dell'interesse romantico ed emotivo verso le donne, mentre l'attrazione verso gli uomini appare più limitata al piano ideale o fantasioso. Per questo motivo, definizioni come "bisessuale omoromantica" potrebbero descrivere adeguatamente la sua esperienza attuale, ma se il termine "lesbica" la rappresenta maggiormente nel modo in cui vive l'amore e le relazioni, non è necessariamente scorretto utilizzarlo. Le etichette possono essere strumenti utili per comprendersi meglio, ma non devono diventare una fonte di pressione: ciò che conta è il significato che hanno per lei e il benessere con cui vive la sua identità. Un caro saluto.
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso una riflessione così articolata. Dal suo messaggio emerge una buona consapevolezza di ciò che prova e del modo in cui vive le relazioni. Più che confusione, mi sembra che lei stia cercando di trovare la parola che descriva nel modo più fedele possibile la sua esperienza. Innanzitutto, è importante ricordare che "orientamento sessuale e orientamento romantico" non sempre coincidono. Per alcune persone attrazione sessuale e romantica sono dirette verso lo stesso genere; per altre possono seguire percorsi diversi. Quindi, sul piano teorico, definirsi bisessuale e omoromantica è una possibilità del tutto coerente con ciò che descrive. Detto questo, la sua esperienza merita qualche sfumatura in più. Da ciò che racconta emerge che, al di là delle fantasie o del riconoscimento dell'attrattiva estetica degli uomini, l'investimento affettivo, il desiderio di costruire un legame, l'innamoramento e l'immaginazione di un futuro di coppia sembrano rivolgersi stabilmente verso le donne. È un elemento molto significativo, perché spesso ciò che dà significato all'orientamento non è un singolo pensiero o una fantasia occasionale, ma il modo in cui una persona vive concretamente il desiderio, l'intimità e i legami. Mi colpisce anche un altro aspetto: lei non sembra chiedersi "chi mi attrae?", quanto piuttosto "con chi riesco davvero a immaginare una relazione profonda?". E la risposta che emerge spontaneamente è sempre la stessa: con una donna. Per quanto riguarda il termine "lesbica", non esiste un'autorità che stabilisca chi possa o non possa utilizzarlo. Le identità sessuali sono, prima di tutto, strumenti che servono alle persone per raccontare la propria esperienza. Inoltre, anche all'interno della comunità lesbica esistono vissuti molto diversi: ci sono donne che non provano alcuna attrazione verso gli uomini, altre che in passato hanno avuto relazioni con uomini, altre ancora che riferiscono fantasie, curiosità o attrazioni molto sporadiche. La realtà dell'esperienza umana è spesso più complessa delle definizioni. Per questo motivo, se oggi la parola "lesbica" le restituisce maggiormente il senso di ciò che vive e del modo in cui sperimenta l'amore, non sarebbe scorretto utilizzarla. Allo stesso tempo, se sente che la definizione "bisessuale omoromantica" descrive meglio la presenza di una certa attrazione sessuale, seppur astratta, anche verso gli uomini, questa rimane altrettanto valida. Le suggerirei, però, di non vivere questa scelta come un esame da superare o come una categoria dalla quale non si possa più uscire. Le etichette possono essere utili perché ci aiutano a comprenderci e a comunicarci agli altri, ma non devono trasformarsi in un vincolo. È possibile che nel tempo il modo in cui si definisce rimanga invariato oppure cambi, e nessuna delle due eventualità renderebbe meno autentica la sua esperienza. In fondo, ciò che emerge con maggiore chiarezza dal suo racconto non è tanto il nome da attribuire al suo orientamento, quanto il fatto che lei conosce piuttosto bene il modo in cui vive l'amore: sa che ha bisogno di una forte connessione emotiva e che, almeno fino a oggi, questa connessione è nata esclusivamente con altre donne. Questo è probabilmente l'aspetto più importante, indipendentemente dall'etichetta scelta. Le auguro di continuare a esplorare la sua identità con la stessa curiosità e rispetto che traspaiono dalle sue parole, ricordando che le definizioni servono a descrivere la persona, non a limitarla. Le mando un caloroso saluto. Dott. Michele Basigli Perugia
Salve, la ringrazio per aver condiviso una riflessione così articolata e personale. Dalle sue parole emerge un aspetto che ritengo importante sottolineare: non mi sembra che lei sia confusa rispetto a ciò che prova, quanto piuttosto rispetto a quale parola descriva meglio ciò che sente. È una differenza significativa, perché racconta di avere una buona consapevolezza del suo mondo emotivo e affettivo e sta cercando semplicemente un modo coerente per rappresentarlo. Da quello che descrive, sembra che nel tempo abbia osservato con attenzione le sue esperienze, distinguendo l'attrazione estetica, quella sessuale, quella romantica e il desiderio di costruire una relazione. Questo è un livello di riflessione che molte persone raggiungono gradualmente e che può richiedere tempo. Non sempre tutte queste dimensioni coincidono perfettamente e proprio per questo può nascere il dubbio su quale definizione utilizzare. Dal punto di vista psicologico, tuttavia, credo sia importante ricordare che le etichette hanno una funzione descrittiva e non prescrittiva. Servono a dare un nome a un'esperienza, non a stabilire come una persona debba sentirsi. Per questo motivo non esiste un esame o un criterio assoluto che possa stabilire quale termine sia "quello giusto". Conta molto di più il significato che quella definizione assume per lei e quanto riesca a rappresentare autenticamente il suo vissuto. Lei racconta che le relazioni romantiche, il desiderio di costruire un legame profondo, l'immaginarsi innamorata e il prendersi cura dell'altra persona sono esperienze che, almeno fino a questo momento della sua vita, sono nate esclusivamente nei confronti di donne. Allo stesso tempo descrive la presenza di fantasie o attrazioni astratte nei confronti degli uomini, pur senza che queste si traducano nel desiderio di vivere una relazione sentimentale. Sono sfumature che possono certamente coesistere e che molte persone scoprono nel corso della propria esperienza. Credo che il punto centrale non sia tanto stabilire se lei "possa" utilizzare un termine piuttosto che un altro, quanto concedersi la possibilità di osservare il suo vissuto senza sentirsi obbligata a trovare una risposta definitiva oggi. L'orientamento non è qualcosa che si sceglie a tavolino e, per alcune persone, nemmeno qualcosa che si definisce una volta per tutte. Per altre, invece, una determinata definizione diventa chiarissima e stabile nel tempo. Entrambe le possibilità sono legittime. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, inoltre, sarebbe interessante osservare anche il bisogno di trovare la definizione più precisa possibile. Lei stessa racconta di essere una persona che tende a categorizzare le cose. Questa caratteristica può essere una risorsa perché aiuta a mettere ordine, ma in alcuni momenti può anche trasformarsi nella ricerca di una certezza assoluta che, soprattutto quando si parla di identità e vissuti personali, non sempre è possibile raggiungere. A volte il desiderio di trovare la parola perfetta rischia di diventare più impegnativo dell'ascolto delle emozioni che quella parola dovrebbe semplicemente descrivere. Se dovesse accorgersi che questa ricerca della definizione corretta continua a generare dubbi, rimuginio o fatica, potrebbe essere utile affrontarla all'interno di un percorso psicologico. Un percorso cognitivo comportamentale non avrebbe l'obiettivo di dirle quale etichetta usare, ma potrebbe aiutarla a comprendere meglio il suo modo di funzionare, il rapporto che ha con il bisogno di definire con precisione la propria esperienza e a vivere con maggiore serenità ciò che sente, indipendentemente dal nome che deciderà di attribuirgli. In fondo, la definizione migliore sarà probabilmente quella che, in questo momento della sua vita, le permetterà di riconoscersi con autenticità, sapendo che, se un domani la sua esperienza dovesse arricchirsi o cambiare, non ci sarebbe nulla di sbagliato nel riconsiderarla. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno, Partirei da alcune premesse importanti, che esporrò per punti. 1) Lei dice di essere consapevole di avere il diritto di non categorizzarsi e, anche, di farlo ugualmente: sa di godere del diritto di autodeterminarsi. La volontà di trovare un'etichetta per inquadrare la propria identità sessuale in un modo che sia per sé soddisfacente e autentico è una spinta che condividono molte persone (presumo che anche lei parta da questa esigenza). A ciò andrebbe tuttavia aggiunto un dettaglio fondamentale: le etichette sono costruite a livello socio-culturale. Esse sono state elaborate (e negoziate) tra esseri umani per dare una descrizione sufficientemente accurata a parti della nostra identità sessuale, ma soprattutto, dando per scontato che tali categorie identitarie colgano un aspetto oggettivo. In realtà, l’identità sessuale ha una componente soggettiva molto forte: è lei che come persona prova un certo tipo di attrazione, mentre le altre persone possono solo inferirla sulla base di ciò che vedono (i comportamenti sessuali) e di ciò che lei riporta. L’etichetta può anche essere una “teoria imperfetta”, ovvero cogliere molti aspetti della sua identità sessuale, ma potrebbe non coglierli tutti. 2) Si tende a vedere l'orientamento sessuale come un aspetto monolitico che resta tale per sempre, quando invece può anche essere più flessibile nel corso della vita. Può provare di base una forte attrazione per le donne e aver provato più o meno occasionalmente attrazione sessuale e/o romantica per uomini. 3) La bisessualità è una categoria ombrello e uno spettro: essere bisessuale non significa provare un'attrazione 50-50 per uomini e donne. Molte persone bisessuali hanno forti preferenze verso uno o l'altro genere e ne sono pienamente consapevoli. Dopotutto, anche il frequentarsi solo con donne per tutta la vita non toglie legittimità al suo orientamento sessuale: il comportamento sessuale/romantico non coincide per forza con l'orientamento. Ci sono anche donne che scelgono di definirsi lesbiche pur provando un certo grado di attrazione sessuale/romantica verso gli uomini ed è loro diritto farlo. C’è anche chi è indotto a farlo in virtù del pregiudizio bifobico (più correttamente “bi-negativo”) che porta a invalidare l’esperienza bisessuale e intendere la persona bisessuale come “confusa”. Partendo da queste considerazioni, ha diritto a definire i propri orientamenti sessuale e romantico come preferisce. Se ritiene che, in questo momento della sua vita, un’etichetta tra "lesbica”, “bisessuale biromantica” e "bisessuale omoromantica" costituisca l'opzione migliore per lei, è giusto che la adotti. Sempre in virtù del suo diritto di autodeterminarsi, può anche scegliere di cambiarla col tempo. Può anche darsi che non esista un’etichetta giusta per lei, che riesca a cogliere esattamente la sua identità sessuale. Inoltre, se questo discorso la impegna particolarmente, può provare a fare un passo indietro e cercare di interrogarsi sul perché sia così importante per lei trovare un’etichetta precisa. Spero di aver fornito degli spunti utili e chiari. Buona giornata.
Buongiorno, il suo è stato un percorso interiore profondo e studiato, ma come ha detto lei perchè etichettarsi? se lei sente di provare amore per le donne non è necessario definirsi l'amore non ha direzione nè orientamento. Le auguro il meglio Dott.ssa Sara Rocco
A mio parere forse nel suo caso sarebbe preferibile adottare la definizione di “bisessuale” perché è vero che non ha mai sentito per gli uomini lo stesso coinvolgimento emotivo ma non escluderei che lei possa conoscere uomini che abbiano una sensibilità più sviluppata in direzione del “femminile”. Quelli con cui si è relazionata finora non esauriscono il campo del possibile per cui mi manterrei in una categoria più ampia, ovvero quella bisessuale Il tempo e le esperienze le chiariranno ulteriormente le idee in merito Le scrivo questo facendomi quasi violenza perché dal canto mio sono poco propensa a pensare ed esprimermi per categorie, ma visto che a lei questo sta molto a cuore le ho dato la mia modesta visione Secondo la mia esperienza ci si innamora ed eventualmente si ama la persona che in quella stagione di vita ci fa sentire più di quanto non saremmo stando da soli
Gentile utente, il desiderio di individuare un termine specifico in cui riconoscersi risponde alla necessità di strutturare e fare chiarezza intorno alla propria identità affettiva e relazionale. È comune che la ricerca di una definizione sollevi dubbi e il timore di non utilizzare una categorizzazione accurata. La sua descrizione evidenzia una distinzione netta tra la dimensione delle fantasie astratte, o dei vissuti d'infanzia, e l'effettivo orientamento del desiderio, della cura e della progettualità romantica, stabilmente rivolto verso il mondo femminile. L'orientamento non è inteso come un costrutto rigidamente schematico; di conseguenza, la presenza di spinte ideali o teoriche non invalida la realtà delle sue inclinazioni affettive e delle sue scelte relazionali quotidiane. Le definizioni identitarie fungono da strumenti di autoconsapevolezza e non da vincoli normativi. La scelta del termine che ritiene più rappresentativo rientra pertanto nella sua esclusiva autonomia e deve basarsi su ciò che favorisce il suo benessere e la sua stabilità emotiva. Qualora questo processo di auto-esplorazione dovesse generare uno stato di affaticamento o persistente incertezza, un percorso di consultazione psicologica potrà offrirle il contesto neutrale e protetto, idoneo a elaborare questi vissuti secondo i suoi tempi. Cordialmente, Dott.ssa Melinda Romano - Psicologa.
Buongiorno, dal tuo racconto emerge una riflessione molto approfondita e, soprattutto, una buona consapevolezza di ciò che provi. La tua domanda, in fondo, non è tanto "chi sono?", quanto "qual è la parola che descrive meglio la mia esperienza?". La prima cosa che vorrei dirti è che non esiste un'autorità clinica che stabilisca quale etichetta una persona debba usare. Le etichette relative all'orientamento sessuale sono strumenti per descrivere la propria esperienza, non diagnosi. Da quello che descrivi, sembrano esserci alcuni elementi piuttosto stabili: riferisci di aver sviluppato innamoramenti e legami romantici solo verso donne; quando immagini una relazione affettiva significativa, la immagini con una donna; senti che il desiderio di prenderti cura di una partner e costruire una connessione profonda nasce solo nei confronti delle donne; gli uomini possono risultarti attraenti sul piano estetico e, talvolta, possono comparire nelle tue fantasie sessuali, ma questo non si traduce in un reale desiderio di vivere una relazione con loro. Questa descrizione è certamente compatibile con ciò che molte persone definiscono "bisessuale omoromantica": una persona che può sperimentare una certa attrazione sessuale verso più generi, ma prova attrazione romantica esclusivamente verso le donne. Detto questo, hai citato una definizione di "lesbica" come attrazione "esclusiva o prevalente" verso le donne. In effetti, nell'uso contemporaneo il termine viene vissuto in modi diversi. Alcune donne lo utilizzano solo quando non sperimentano alcuna attrazione verso gli uomini; altre lo usano anche quando esiste una minima o occasionale attrazione, purché la loro vita affettiva e il loro orientamento siano chiaramente rivolti verso le donne. Non c'è quindi una definizione unica e universalmente condivisa che stabilisca chi "può" o "non può" usare quel termine. È anche per questo che potresti trovare opinioni molto diverse all'interno della stessa comunità LGBTQIA+. Vorrei anche soffermarmi su un aspetto che mi sembra importante. Tu descrivi le fantasie sugli uomini come astratte, mentre le donne sono quelle verso cui si sviluppano il coinvolgimento emotivo, il desiderio di costruire una relazione e l'innamoramento. Questo suggerisce che, per te, il piano romantico abbia un peso molto maggiore rispetto a quello puramente fantasioso. Le fantasie, da sole, non definiscono necessariamente l'orientamento: molte persone riferiscono fantasie che non corrispondono ai desideri relazionali che vivono nella realtà. Per questo motivo, se oggi la definizione di bisessuale omoromantica ti sembra quella che descrive meglio la tua esperienza, è assolutamente legittimo usarla. Se invece senti che la parola lesbica rappresenta meglio il modo in cui vivi concretamente l'amore e le relazioni, è comprensibile che tu senta il desiderio di adottarla. Nessuna delle due scelte è "clinicamente più corretta": dipende da quale termine ti fa sentire più rappresentata. Infine, vorrei sottolineare una cosa che mi sembra significativa: nel tuo messaggio non percepisco tanto confusione sui tuoi sentimenti, quanto il desiderio di trovare una parola che li descriva con precisione. È una differenza importante. Tu sembri piuttosto chiara su ciò che provi; il dubbio riguarda il linguaggio, non necessariamente il tuo orientamento.
Buongiorno, da quello che racconta emerge una riflessione molto approfondita e consapevole su di sé. È comprensibile desiderare un termine che rappresenti al meglio la propria esperienza: per alcune persone le etichette non sono importanti, mentre per altre possono essere uno strumento utile per dare ordine e significato a ciò che provano. Nel suo racconto si nota una possibile distinzione tra attrazione sessuale e attrazione romantica, che non sempre coincidono. Lei descrive di poter sperimentare fantasie o un'attrazione sessuale anche verso gli uomini, ma riferisce che il coinvolgimento affettivo, il desiderio di costruire una relazione, l'innamoramento e il senso di connessione si sono manifestati esclusivamente nei confronti delle donne. Questa è un'esperienza che molte persone riportano e che rientra nella normale variabilità della sessualità umana. Per questo motivo, la definizione di bisessuale omoromantica appare coerente con quanto descrive, proprio perché distingue i due aspetti dell'attrazione. Allo stesso tempo, è vero che oggi il termine lesbica viene utilizzato da alcune donne in senso più ampio per indicare che il proprio interesse relazionale e affettivo è rivolto alle donne, anche se la propria esperienza rispetto all'attrazione sessuale può essere più sfumata o complessa. Altre persone, invece, preferiscono riservare questo termine a chi sperimenta un'attrazione esclusiva verso le donne sotto ogni aspetto. Non esiste una definizione universalmente accettata che stabilisca chi "possa" o "non possa" utilizzare un'etichetta: il significato di questi termini è anche influenzato dall'esperienza personale e dal contesto sociale. L'aspetto che mi sembra più significativo del suo messaggio è che, indipendentemente dalle fantasie astratte, quando parla di amore, progettualità, desiderio di condividere la vita e prendersi cura di qualcuno, il suo pensiero va spontaneamente alle donne. Questo è un elemento importante della sua esperienza e merita di essere ascoltato senza il timore di dover trovare subito una definizione perfetta. Le etichette, inoltre, non sono necessariamente immutabili: possono cambiare nel tempo se cambia la consapevolezza di sé. Non significa essere confusi, ma riconoscere che la conoscenza della propria identità è un percorso. Il consiglio è quindi di scegliere il termine con cui, in questo momento della sua vita, si sente più rappresentata, senza sentirsi vincolata a dover trovare una definizione definitiva o "scientificamente perfetta". Se oggi sente che "bisessuale omoromantica" descrive meglio la sua esperienza, è una definizione valida. Se invece si riconosce maggiormente nella parola "lesbica" perché rappresenta il suo vissuto relazionale e affettivo, non è necessariamente un utilizzo improprio. Se questa riflessione continua a generarle dubbi o sente il bisogno di comprendere più a fondo la sua identità affettiva e sessuale, può essere utile approfondire questi aspetti insieme a uno psicologo o psicoterapeuta, in uno spazio privo di giudizio, dove esplorare serenamente ciò che prova. Un cordiale saluto, Dottoressa Silvia Parisi Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buonasera, nel tuo racconto, c'è un bisogno profondo di avere risposte precise, in grado di contenere la confusione che a volte provi quando cerchi di darti un'etichetta, o meglio, di identificarti con una "categoria" e non sai ancora darti risposte definitive. Magari non è ancora arrivato quel momento o non arriverà mai. Accogli le tue sensazioni/emozioni, vivi le tue esperienze e trova conferma attraverso le scelte che farai. Concediti di esplorare questa dimensione senza l'urgenza di definirti. E datti tutto il tempo per consolidare la tua identità. Un saluto affettuoso
Ciao, grazie per aver condiviso una riflessione così articolata. Da quello che racconti, mi sembra che tu abbia già una buona consapevolezza di come vivi l'attrazione romantica e quella sessuale. Più che una difficoltà a capire cosa provi, sembra esserci il desiderio di trovare la definizione che descriva tutto in modo perfetto. Le etichette possono essere utili: aiutano molte persone a sentirsi comprese, a trovare una comunità o semplicemente a dare un nome alla propria esperienza. Tuttavia, nessuna etichetta riesce a rappresentare ogni sfumatura della vita affettiva di una persona. Nel tuo racconto emerge con chiarezza che, sul piano romantico, le donne occupano uno spazio molto diverso rispetto agli uomini. È un'esperienza che descrivi con continuità e convinzione. Allo stesso tempo racconti anche di fantasie astratte verso gli uomini, pur senza desiderare una relazione affettiva con loro. Queste due dimensioni non sono necessariamente in contraddizione. Più che chiederti quale sia la parola "più corretta", potrebbe essere utile domandarti: cosa cambierebbe, concretamente, nella tua vita se scegliessi di definirti lesbica piuttosto che bisessuale? Ti aiuterebbe a vivere le tue relazioni con maggiore serenità oppure ti darebbe soprattutto la sensazione di aver finalmente eliminato un dubbio? Le identità non sono un esame da superare né una categoria da meritare. Sono strumenti che dovrebbero aiutare a descrivere la propria esperienza, non diventare un criterio con cui giudicare se stessi. Se oggi l'etichetta "bisessuale omoromantica" descrive bene ciò che vivi, puoi continuare a usarla. Se, nel tempo, sentirai che "lesbica" rappresenta meglio la tua esperienza, potrai scegliere anche quella. Nessuna delle due decisioni richiede di dimostrare qualcosa o di raggiungere una certezza assoluta.
Buongiorno, leggendo le sue parole ho avuto l’impressione che dentro di sé abbia già molte risposte. Più che una confusione sul suo orientamento, mi sembra che stia cercando di capire quale parola descriva meglio un’esperienza che negli anni è stata abbastanza costante: l’innamoramento, il desiderio di costruire un legame profondo e la ricerca di una connessione emotiva sembrano rivolgersi soprattutto alle donne. Detto questo, non credo che esista una definizione che qualcuno dall’esterno possa attribuirle con certezza. Le etichette hanno valore quando aiutano a comprendersi meglio, non quando diventano una fonte di pressione. Da ciò che racconta, la sua riflessione appare coerente e merita di essere ascoltata senza la pretesa di arrivare subito a una risposta definitiva. Può concedersi il tempo di capire quale termine la faccia sentire più rappresentata, senza sentirsi obbligata a dimostrare nulla. Credo che la domanda più utile non sia “quale definizione ho il diritto di usare?”, ma “in quale definizione mi riconosco davvero oggi?”. Concedersi di esplorarlo senza giudizio è spesso il modo migliore per fare chiarezza. Un caro saluto, Dott. Emanuele De Giorgi
Salve, da ciò che racconta sembra che lei abbia già una buona consapevolezza del suo mondo affettivo e relazionale, e che il dubbio riguardi soprattutto il bisogno di trovare una definizione che senta davvero aderente alla sua esperienza. Mi sembra importante sottolineare che orientamento romantico, affettivo e sessuale non sempre coincidono perfettamente, e molte persone vivono sfumature simili a quelle che descrive lei. Dal suo racconto emerge con chiarezza che l’investimento emotivo, il desiderio di relazione profonda e l’innamoramento sembrano orientarsi principalmente verso le donne, mentre verso gli uomini percepisce più un’attrazione astratta, estetica o fantasmatica, ma non un reale coinvolgimento romantico. Per questo motivo è comprensibile che la definizione “bisessuale omoromantica” le sia sembrata rappresentativa fino ad ora. Allo stesso tempo, se il termine “lesbica” oggi le risuona maggiormente sul piano identitario e affettivo, non significa necessariamente che lo stia usando in modo “sbagliato”. Le identità sessuali e romantiche non sono sempre categorie rigide o matematiche, ma strumenti che le persone usano per descrivere la propria esperienza soggettiva. Credo che il punto centrale non sia trovare l’etichetta “perfetta” o incontestabile, ma capire quale definizione la faccia sentire più autentica e meno in conflitto con ciò che prova realmente nelle relazioni e nell’immaginarsi il futuro affettivo. Un caro saluto. Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Gentile ragazza di 24 anni, posso comprendere questo suo estremo bisogno di capire chi è, che lei identifica con la sua necessità di categorizzare. La sua identità, che comprende anche questo bisogno sicuramente, non riguarda le etichette che può apporre su di sé e riguarda invece i suoi sentimenti, i suoi pensieri, le sue azioni e il suo background. Che lei sia una persona capace di innamorarsi è già un punto importante, parta da qui e, se crede, inizi un percorso con un professionista capace di accompagnarla in questa esplorazione. Le auguro di comprendere chi è e sappia che questo è un processo che dura una vita intera. dott.ssa Manuela Di Vito
Buongiorno, grazie per aver condiviso una riflessione così personale. Da quello che descrive, sembra che la sua esperienza romantica sia stata rivolta in modo costante verso le donne, mentre l'attrazione verso gli uomini appare più astratta o prevalentemente sul piano della fantasia. Per questo motivo, definirsi bisessuale omoromantica è certamente una descrizione coerente. Allo stesso tempo, se sente che la parola lesbica rappresenta meglio il modo in cui vive concretamente l'amore, le relazioni e il desiderio di costruire un legame, è altrettanto legittimo utilizzarla: non esiste un'unica definizione valida per tutte le persone. Le etichette sono strumenti per descrivere la propria esperienza, non regole a cui adattarsi. Non è necessario che ogni aspetto della sua attrazione rientri perfettamente in una categoria. Si conceda la libertà di usare il termine che, in questo momento della sua vita, la fa sentire più rappresentata, sapendo che, se la sua percezione dovesse evolvere, potrà sempre ridefinirsi. Un caro saluto
Buongiorno, la sua riflessione è molto più lucida e centrata di quanto forse lei stessa percepisca, e mi permetto di dirle subito una cosa rassicurante: non c’è nulla di “strano”, incoerente o sbagliato in ciò che sta vivendo. Anzi, è un processo piuttosto comune nelle persone che hanno una buona consapevolezza emotiva e cercano di capirsi davvero, non fermandosi a definizioni superficiali. Lei sta facendo una distinzione molto importante, che spesso crea proprio questo tipo di dubbi: quella tra attrazione sessuale e attrazione romantica. Da quello che racconta, emerge in modo abbastanza chiaro che il suo mondo affettivo, profondo, quello dell’innamoramento, della connessione e del prendersi cura, è orientato verso le donne. Questo è il dato più significativo, perché è quello che struttura poi le relazioni reali, quelle che si vivono nel quotidiano. Il fatto che lei possa avere fantasie o attrazioni più astratte anche verso uomini non invalida questo aspetto. La mente può muoversi su piani diversi rispetto all’emotività profonda. Non tutto ciò che è pensato o immaginato corrisponde a qualcosa che si desidera davvero vivere nella realtà relazionale. Capisco molto bene il suo bisogno di trovare un’etichetta precisa, perché per alcune persone nominare le cose aiuta a sentirle più ordinate, più comprensibili. Però qui è importante non cadere in una trappola sottile: quella di pensare che debba esistere una definizione perfetta e “pura” al 100%. Le categorie che esistono servono a orientarsi, ma non sempre riescono a contenere tutta la complessità dell’esperienza individuale. Venendo alla sua domanda: sì, il termine “lesbica” potrebbe descrivere il suo vissuto, soprattutto se lei sente che la sua dimensione affettiva e relazionale è rivolta alle donne. Molte persone utilizzano quel termine anche in presenza di minime o occasionali fantasie astratte verso l’altro sesso, perché ciò che conta è dove si orienta il desiderio reale, quello che si traduce in legame. Allo stesso tempo, “bisessuale omoromantica” è una definizione più tecnica e precisa, che descrive bene la distinzione che lei ha fatto. Non è “meno corretta”, è semplicemente più specifica. La vera domanda però, se posso permettermi, non è tanto “qual è l’etichetta giusta?”, ma “in quale definizione mi sento più rappresentata, più in pace, meno in dubbio?”. Perché l’etichetta dovrebbe aiutarla a sentirsi più chiara, non più confusa o sotto esame. Le aggiungo un ultimo aspetto importante: il fatto che lei si interroghi così tanto sulla “legittimità” di usare una parola (come lesbica) mi fa pensare che ci sia anche una parte di lei che teme di non avere “diritto” a definirsi in un certo modo. Questo è un tema che spesso emerge e che merita di essere esplorato con calma, perché ha a che fare con il riconoscimento di sé, non solo con l’orientamento. Nel mio lavoro mi capita molto spesso di accompagnare persone in percorsi simili al suo, dove non si tratta di “decidere cosa si è”, ma di comprendere davvero come funzionano le proprie emozioni, il proprio desiderio e il proprio modo di legarsi. E quando questo diventa chiaro, l’etichetta smette di essere un problema e diventa solo una conseguenza naturale. Se sente che questa confusione le crea un po’ di fatica interna, possiamo approfondire insieme in un percorso online, con uno spazio in cui mettere ordine senza forzature. È un lavoro delicato ma molto chiarificante, e l’ho già visto portare molte persone a sentirsi finalmente allineate con ciò che provano.
Buongiorno, grazie per aver condiviso una riflessione così personale. Si percepisce che ci hai pensato molto e capisco il desiderio di trovare una parola che descriva ciò che vivi. Le etichette non sono indispensabili, ma per alcune persone possono essere uno strumento utile per fare ordine dentro di sé. Leggendo quello che racconti, mi ha colpito soprattutto una cosa: quando parli di amore, di innamoramento e di relazioni, parli sempre di donne. Descrivi il desiderio di costruire un legame, di prenderti cura dell'altra persona e di immaginare un futuro insieme. Degli uomini, invece, racconti di averne conosciuti alcuni che trovavi belli o interessanti, ma dici anche che quel coinvolgimento emotivo non è mai nato. Credo che questo sia l'aspetto più significativo del tuo racconto. Le fantasie, l'apprezzamento estetico o la curiosità non sempre coincidono con il modo in cui viviamo davvero l'attrazione o l'innamoramento. Per questo motivo non è detto che il fatto di avere, a volte, fantasie astratte sugli uomini definisca necessariamente il tuo orientamento. La definizione di bisessuale omoromantica potrebbe descrivere bene ciò che racconti. È anche comprensibile, però, che tu ti stia chiedendo se il termine lesbica possa rappresentarti meglio, visto che il tuo interesse affettivo e relazionale sembra rivolgersi alle donne. Su questo punto è difficile dare una risposta valida per tutti. Ci sono persone che usano il termine lesbica solo quando sentono un'attrazione esclusiva verso le donne, sia romantica sia sessuale; altre lo utilizzano anche quando la propria esperienza è più sfumata e ciò che conta maggiormente è la direzione dell'innamoramento e delle relazioni. Più che chiederti quale sia l'etichetta "giusta", forse può essere utile domandarti quale parola ti fa sentire maggiormente rappresentata. Le etichette servono a descrivere la nostra esperienza, non a costringerla dentro una definizione perfetta. Un caro saluto.
Buongiorno gentile Utente, dal suo racconto emerge una riflessione molto approfondita e consapevole sul proprio modo di vivere l'affettività e la sessualità. Mi sembra importante dirle, prima di tutto, che non c'è nulla di insolito nel mettere in discussione nel tempo il modo in cui ci si definisce. L'orientamento sessuale e quello romantico possono essere vissuti con maggiore chiarezza da alcune persone e in modo più sfumato o articolato da altre, e questo non rende la loro esperienza meno autentica. Lei descrive con molta precisione una differenza che oggi viene riconosciuta anche in ambito psicologico e sessuologico: quella tra attrazione sessuale e attrazione romantica. Non sempre queste due dimensioni coincidono perfettamente. Ci sono persone che sperimentano un orientamento sessuale e uno romantico sovrapponibili, mentre altre vivono configurazioni differenti. Per questo motivo, il fatto che lei possa sperimentare fantasie o una certa attrazione sessuale anche verso gli uomini, ma che l'innamoramento, il desiderio di costruire un legame affettivo e la ricerca di intimità emotiva siano rivolti esclusivamente o quasi esclusivamente verso le donne, è una possibilità assolutamente compatibile con ciò che sappiamo sulla variabilità dell'esperienza umana. Mi sembra anche significativo il modo in cui descrive il sentimento amoroso. Quando parla dell'innamoramento, della cura, del desiderio di costruire una relazione e della connessione profonda, le immagini che le vengono spontaneamente sono sempre legate a una donna. Questo è probabilmente l'elemento che oggi le suscita maggiori interrogativi, più ancora delle fantasie sessuali. Per quanto riguarda l'etichetta, credo sia importante ricordare che il suo scopo dovrebbe essere quello di aiutarla a descrivere la propria esperienza, non di costringerla dentro una definizione perfetta. Le categorie sono strumenti utili per orientarsi, ma la realtà delle persone è spesso più sfumata delle definizioni. Dal punto di vista descrittivo, la definizione di "bisessuale omoromantica" appare coerente con quanto racconta: lei riferisce una certa attrazione sessuale, almeno sul piano delle fantasie, anche verso gli uomini, mentre sul piano romantico e relazionale si riconosce esclusivamente nelle donne. È quindi una definizione che sembra rappresentare abbastanza fedelmente la sua esperienza attuale. Allo stesso tempo, comprendo il motivo per cui si interroga sul termine "lesbica". Nella vita reale molte persone utilizzano questa parola per descrivere una prevalente o esclusiva attrazione affettiva e relazionale verso altre donne, e non tutte vivono la sessualità nello stesso identico modo. Esistono infatti donne che si definiscono lesbiche pur riferendo, nel corso della vita, fantasie, curiosità o occasionali forme di attrazione verso uomini, senza che questo modifichi il nucleo della loro identità relazionale e affettiva. Altre, invece, preferiscono mantenere una definizione come "bisessuale omoromantica" proprio perché sentono che descrive meglio la complessità della loro esperienza. Non credo quindi che esista una risposta oggettivamente giusta o sbagliata. Più che chiedersi quale etichetta sia "permessa", potrebbe essere utile domandarsi quale parola la fa sentire maggiormente rappresentata, senza il timore di dover soddisfare una definizione perfetta o di dover corrispondere all'esperienza di tutte le altre persone che utilizzano quel termine. Vorrei anche sottolineare un altro aspetto che emerge dal suo messaggio: lei sembra molto orientata a comprendersi, più che a cercare una definizione da mostrare agli altri. Questo mi sembra un atteggiamento sano. Le etichette possono essere utili quando aiutano a fare chiarezza dentro di sé, ma possono diventare fonte di ansia quando si cerca di adattare la propria esperienza a categorie troppo rigide. È possibile che, con il tempo e con le esperienze che vivrà, la definizione che oggi sente più vicina rimanga la stessa oppure cambi. Nessuna delle due possibilità renderebbe meno autentico ciò che prova oggi. Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione, Dott. Luca Vocino
La ringrazio per aver condiviso una riflessione così personale e articolata. La questione delle etichette può avere un valore importante, soprattutto quando aiuta a dare ordine a ciò che si sente, ma è utile ricordare che non sempre l’esperienza affettiva e sessuale entra in categorie rigide. Da ciò che descrive, sembra esserci una distinzione tra attrazione sessuale, attrazione romantica, fantasie astratte e desiderio concreto di relazione: sono piani diversi, che possono anche non coincidere perfettamente. Se lei sente attrazione sessuale anche verso uomini, ma il coinvolgimento romantico, affettivo e progettuale nasce solo verso donne, termini come “bisessuale omoromantica” possono descrivere bene questa complessità. Allo stesso tempo, se nella sua esperienza concreta l’amore e il desiderio relazionale sono rivolti prevalentemente o esclusivamente alle donne, anche il termine “lesbica” potrebbe essere percepito come vicino alla sua identità, se per lei risulta autentico. Non esiste un “tribunale dell’etichetta”: la parola più utile è quella che la aiuta a riconoscersi senza forzarsi. Se questa ricerca dovesse diventare fonte di ansia, confusione o autocritica, una consulenza psicologica online o in presenza potrebbe aiutarla a esplorare questi aspetti con maggiore serenità. un caro saluto. Dott. Giulio Blasilli
Come mai è così importante per lei essere "etichettata"? Mi contatti e ne parliamo. Dott. Agostino Marotti - psicologo e coach di formazione breve strategica (Perugia)
Buongiorno, grazie per aver condiviso con chiarezza e sincerità i suoi pensieri: quello che descrive è un processo molto comune e comprensibile quando si cerca un’etichetta che rispecchi la propria esperienza interiore. Da un punto di vista psicologico le etichette servono soprattutto a darle senso e a orientare la sua identità sociale; non esiste una regola fissa: può scegliere il termine che più si avvicina alla sua esperienza attuale e cambiarlo in futuro se necessario. Dalla sua descrizione emerge una distinzione chiara tra attrazione sessuale (talvolta presente verso uomini in forma astratta) e attrazione romantica/affettiva (che lei vive quasi esclusivamente verso donne). Per molte persone questa differenza porta a usare definizioni come omoromantica, lesbica, o bisessuale con specificatori (es. “bisessuale romanticamente omoromantica”); altre scelgono “lesbica” se si riconoscono principalmente in un’attrazione verso donne, anche se a volte hanno fantasie occasionali verso uomini. Mi permetto di suggerire due passi pratici: 1) provi temporaneamente a usare l’etichetta che le sembra più confortevole nel quotidiano e osservi come influisce sul suo benessere e sulle relazioni; 2) se desidera esplorare in modo strutturato i suoi vissuti e i pensieri legati all’identità sessuale e romantica (ansie, conflitti interiori, aspettative sociali), può essere utile un percorso. Come tanti altri psicologi e psicoterapeuti, la mia prima seduta è gratuita (anche online) e possiamo comprendere insieme, e in modo più dettagliato, di che tipo di percorso ha bisogno. Non c’è obbligo di un successivo appuntamento, né ad alcun altro impegno successivo. Rimango a disposizione e le auguro un sereno proseguimento di giornata.
Salve, Come anche lei ha già detto, non è necessario trovare un'etichetta in cui rispecchiarsi al 100%. Nonostante ciò, capisco perfettamente l'importanza di sentirsi parte di una comunità e riuscire a comunicare in modo semplice con gli altri. Quando parliamo di orientamenti sessuali minoritari, dobbiamo sempre tenere in considerazione due spinte che arrivano dalla società: quella eteronormativa (per cui l'attrazione per il genere opposto è vista come default) e quella monosessista (che vede l'attrazione per un solo genere come il default). Per questo motivo può essere difficile capire cosa sia "realmente" il nostro orientamento sessuale, e quanto del nostro pensiero sia influenzato dalla società. Forse potrebbe essere utile per lei esplorare questi temi, per potersi sentire libera di scegliere da sé quale possa essere il termine più esatto per lei. Sicuramente, non bisogna per forza innamorarsi di un uomo per definirsi "bisessuale", e non serve non aver mai pensato ad un uomo per definirsi "lesbica" se sa di non essere attratta da loro. Non siamo tutti uguali e non viviamo tutti allo stesso identico modo il nostro orientamento sessuale. Quello che posso consigliarle, se non sente il bisogno di esplorare questi temi con un* professionista, è di scegliere semplicemente il termine che sente più vicino a lei. Le etichette che usiamo, alla fine dei conti, ci servono per comunicare con gli altri: se ne sente il bisogno, scelga quello che crede rispecchi al meglio il suo modo di vivere la sessualità. E soprattutto: scegliere di usare un'etichetta oggi non significa assolutamente doverla usare per sempre! Con il tempo la consapevolezza della nostra identità può cambiare, è abbiamo sempre la possibilità di iniziare a definirci in un modo diverso. Le auguro il meglio. Un saluto, Dott. Andrea Rumore
Gentilissima, Capisco il suo desiderio di avere un linguaggio chiaro per descrivere ciò che prova: per alcune persone le etichette sono superflue, per altre – come nel suo caso – rappresentano uno strumento di orientamento interno, come una sorta di bussola, qualcosa che permetta di mettere ordine e dare senso all’esperienza emotiva. È un bisogno legittimo. Dal modo in cui racconta la sua storia emerge una riflessione profonda e accurata. Lei distingue con grande lucidità l’attrazione sessuale astratta, che può rivolgersi a uomini e donne, dall’attrazione romantica ed emotiva, che invece sembra nascere in modo costante e autentico solo verso le donne. Clinicamente, questa distinzione è molto rilevante: spesso ciò che definisce l’orientamento non è tanto la fantasia astratta, quanto la direzione dell’innamoramento, della cura, della progettualità affettiva. Provo quindi a suggerirle che, forse, la domanda più utile potrebbe essere: quale termine mi fa sentire più riconosciuta? Non quello più “corretto” sulla carta, ma quello che rispecchia la sua esperienza reale. Le etichette non servono a incasellare, ma a dare voce a ciò che già esiste. Se desidera approfondire ulteriormente queste sensazioni, esplorare la sua identità affettiva e comprendere meglio come si struttura la sua esperienza romantica, potrebbe essere utile intraprendere un percorso psicologico, che le permetta di dare spazio e continuità a questa ricerca di sé. Resto a completa disposizione e porgo i miei migliori saluti. Dottoressa Michelle Borrelli
Buonasera, più che la ricerca dell'etichetta "giusta", mi colpisce il desiderio di trovare una definizione che possa dire con certezza chi è. Tuttavia il desiderio non sempre si lascia racchiudere in una categoria. Dal suo racconto emerge con chiarezza che, nella sua esperienza, l'innamoramento e il desiderio di costruire un legame prendono forma soprattutto con le donne. Questo è un dato della sua storia, più che il risultato di una definizione teorica. Pertanto, non è tanto l'identità a orientare il desiderio, quanto il contrario: è il modo singolare in cui ciascuno desidera che dice qualcosa della propria soggettività. Per questo motivo, più che domandarsi quale etichetta sia quella "esatta", potrebbe essere utile interrogarsi su ciò che il suo desiderio le mostra, senza sentirsi obbligata a farlo coincidere perfettamente con una categoria. Le parole possono essere strumenti utili, ma non esauriscono mai la complessità di un soggetto. Può utilizzare il termine che oggi sente più vicino alla sua esperienza, sapendo che non sarà quell'etichetta a definire il suo desiderio. Un cordiale saluto.
Buonasera, dal suo racconto emerge che ha dedicato molto tempo ad osservare ciò che prova e che il suo desiderio di trovare un'etichetta non nasce tanto dal bisogno di "incasellarsi", quanto da quello di comprendersi meglio. È un'esigenza comprensibile. Tuttavia, leggendo il suo messaggio, mi colpisce come gran parte della sua attenzione sia orientata a trovare la definizione "più corretta", mentre forse la domanda più utile potrebbe essere "cosa significa per lei utilizzare una determinata etichetta piuttosto che un'altra? Cosa cambierebbe nella percezione di sé?" Le categorie come "bisessuale", "omoromantica" o "lesbica" possono essere strumenti utili per descrivere la propria esperienza ma non sempre riescono a rappresentare tutta la complessità della vita affettiva e sessuale di una persona. Inoltre, il modo in cui viviamo attrazione romantica e sessuale può diventare più chiaro con il tempo e con le esperienze. Dal suo racconto sembra che, ad oggi, le relazioni affettive e il coinvolgimento romantico siano rivolti prevalentemente alle donne. Questo è un dato della sua esperienza, indipendentemente dal termine che sceglierà di utilizzare. Se questa incertezza dovesse diventare fonte di disagio o sentirà il bisogno di approfondire questi aspetti in uno spazio protetto e privo di giudizio, un percorso psicologico può aiutarla a comprendere meglio il significato che queste esperienze hanno per lei, senza la necessità di trovare subito una risposta definitiva. Le auguro di continuare ad ascoltarsi.
Buongiorno, da ciò che racconta emerge un tentativo molto comprensibile: dare un nome preciso a qualcosa che sente già dentro di sé. L’etichetta, quando non diventa una gabbia, può aiutare a riconoscersi e a fare ordine. Lei sembra distinguere bene piani diversi: attrazione sessuale, fantasie astratte, innamoramento, desiderio di relazione e immaginario affettivo. Da come lo descrive, può esserci un’attrazione sessuale o fantastica anche verso uomini, ma il coinvolgimento romantico, la cura, il desiderio di coppia e l’idea di futuro sembrano rivolgersi alle donne. È proprio questa differenza che la porta a chiedersi se “bisessuale omoromantica” oppure “lesbica” la rappresenti meglio. Non esiste un tribunale delle etichette. “Bisessuale omoromantica” è una definizione più descrittiva: dice che può esserci attrazione sessuale per più generi, ma orientamento romantico verso le donne. “Lesbica”, invece, può essere vissuta da alcune persone come parola identitaria quando l’attrazione affettiva, relazionale e prevalente è verso altre donne. Il punto è che la parola deve aiutarla a sentirsi più vera, non più costretta. Il rischio, per una persona che tende a categorizzare molto, è cercare l’etichetta perfetta e poi controllare ogni fantasia per capire se la conferma o la smentisce. Ma una fantasia astratta verso un uomo non obbliga per forza a definirsi in un certo modo, così come il fatto di innamorarsi solo di donne è un dato importante da ascoltare. Una piccola indicazione concreta: per qualche settimana provi a non chiedersi “che cosa sono?”, ma a scrivere tre colonne: “chi mi attrae sessualmente”, “di chi mi innamoro”, “con chi desidero costruire intimità e futuro”. Alla fine osservi quale parola descrive meglio la sua esperienza, senza doverla dimostrare a nessuno. Le domande da chiarire sarebbero: * quando immagina una relazione reale e quotidiana, chi compare spontaneamente? * il termine “lesbica” le dà sollievo, paura o senso di riconoscimento? * la parola “bisessuale” la descrive davvero o la tiene legata a possibilità più teoriche che vissute? * sta cercando un’etichetta per capirsi meglio o per sentirsi finalmente autorizzata a essere ciò che sente? Può anche concedersi una formulazione provvisoria: “in questo momento mi riconosco soprattutto come lesbica” oppure “bisessuale omoromantica”. Non deve scegliere una parola definitiva per tutta la vita. Deve trovare una parola sufficientemente fedele a ciò che vive oggi. Un caro saluto.
Buongiorno, la sua riflessione mostra una buona capacità di ascoltarsi e di distinguere aspetti diversi dell’attrazione: sessuale, romantica, affettiva e ideale. Non sempre queste dimensioni coincidono perfettamente, e non sempre è semplice trovare un’etichetta che le rappresenti in modo completo. Da ciò che racconta, sembra che l’attrazione romantica e affettiva per lei sia rivolta prevalentemente, verso le donne, mentre verso gli uomini possano esserci fantasie o attrazioni più astratte. In questo senso, termini come “bisessuale omoromantica” possono descrivere bene la distinzione tra attrazione sessuale e romantica. Allo stesso tempo, se la parola “lesbica” la fa sentire più rappresentata nella sua esperienza affettiva, relazionale e identitaria, può essere una parola legittima da esplorare. Le etichette non devono essere gabbie né definizioni da meritare: servono, quando aiutano, a dare senso a ciò che si vive o a cercare di far comprendere meglio agli altri "come funzioniamo". Non è necessario trovare subito la formula perfetta o definitiva. Può concedersi il tempo di usare il termine che sente più vicino oggi, sapendo che potrà modificarlo se in futuro ne sentirà il bisogno. Più che chiedersi quale parola sia “corretta” in assoluto, potrebbe essere utile domandarsi: “Quale termine mi fa sentire più autentica, serena e compresa?”. Saluti.
Gentile utente, dalla sua riflessione emerge una grande attenzione nel comprendere se stessa e nel dare un significato autentico alle proprie esperienze. È importante ricordare che le etichette relative all’orientamento sessuale e romantico sono strumenti che possono aiutare a descriversi, ma non devono diventare gabbie rigide in cui sentirsi obbligati a rientrare perfettamente. Da ciò che racconta sembra esserci una differenza tra il tipo di attrazione che sperimenta verso gli uomini e quella che prova verso le donne: può essere utile osservare non solo l’attrazione fisica o la fantasia, ma anche il desiderio di costruire un legame emotivo, romantico e progettuale. È un po’ come scegliere una parola per descrivere un colore: due persone possono usare termini diversi per la stessa sfumatura, perché ciò che conta è quanto quella parola rappresenti la propria esperienza. Potrebbe sentirsi rappresentata dal termine bisessuale omoromantica, oppure dal termine lesbica se sente che descrive meglio la sua attrazione prevalente verso le donne; entrambe le possibilità possono essere valide. Non esiste un test esterno che possa stabilire quale definizione sia “giusta”: il significato più importante è quello che lei sente più vicino alla propria esperienza, senza la necessità di dimostrare di appartenere a una categoria in modo perfetto.
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso una riflessione così personale. Dal suo messaggio emerge una buona capacità di osservare ciò che prova e di distinguere aspetti diversi dell'attrazione, come quella romantica, quella sessuale e quella affettiva. Non è sempre semplice riuscire a fare queste distinzioni. Mi sembra importante sottolineare un aspetto: lei non appare confusa su ciò che sente, quanto piuttosto sul nome da dare a ciò che sente. Sono due questioni molto diverse. Dal suo racconto emerge che, fino a oggi, le esperienze di innamoramento e il desiderio di costruire una relazione affettiva si sono rivolti verso le donne. Allo stesso tempo descrive anche fantasie o attrazione nei confronti di alcuni uomini. Come integrare questi aspetti in un'unica definizione è una scelta personale, non qualcosa che può essere stabilito dall'esterno. Le etichette possono essere utili quando aiutano una persona a sentirsi compresa e rappresentata. Diventano meno utili quando generano la sensazione di dover rientrare perfettamente in una categoria o di dover dimostrare che la propria esperienza sia "abbastanza" coerente con una definizione. Le farei una domanda diversa da quella che si pone nel suo messaggio: che cosa cambierebbe, per lei, se oggi si definisse lesbica piuttosto che bisessuale? Cosa rappresenta emotivamente quella parola? Si sentirebbe più autentica, più compresa, più libera? Oppure teme di utilizzare un termine che potrebbe non descriverla completamente? Spesso la risposta a queste domande è più significativa dell'etichetta stessa. L'orientamento affettivo e sessuale è un'esperienza personale e, per alcune persone, può diventare più chiaro con il tempo e con le esperienze vissute. Non è necessario forzarsi a trovare subito una definizione definitiva se in questo momento sente che alcune sfumature meritano ancora di essere comprese. Se questa ricerca le crea molta confusione o sente il bisogno di approfondire il significato di ciò che prova, potrebbe essere utile dedicarsi uno spazio psicologico. In un percorso potremo esplorare insieme, senza giudizio e senza l'obiettivo di assegnare un'etichetta, il modo in cui vive l'affettività, l'innamoramento, il desiderio e il significato che attribuisce alla propria identità, così da arrivare a una definizione – o anche alla scelta di non utilizzarne una – che senta davvero sua. L'obiettivo non è trovare la parola "giusta", ma comprendere con maggiore serenità e autenticità chi è e cosa desidera nelle sue relazioni.
Ciao, credo che tu possa utilizzare il termine che senti meglio risuonare con le tue modalità di interesse romantico e/o sessuale. Nessuno ha il diritto di dirti se sei o meno lesbica, soprattutto considerando che ogni forma di sessualità non è assoluta ma rientra sempre in uno spettro. Comprendo che sia anche un desiderio tuo quello di capire e categorizzare le cose nella tua mente, ma forse questo potrebbe diventare un ostacolo al tuo bisogno di vivere emozioni/sensazioni autentiche, sebbene ritenute divergenti dal "tipico" concetto di omo/etero/bi-sessualità. Ti auguro di sentirti libera di vivere ed esplorare tutte le tue sensazioni senza dover per forza rientrare in una "definizione da dizionario", puoi semplicemente essere te stessa e amare/desiderare chi vuoi senza dover dare spiegazioni a nessuno
Buongiorno, le consiglio un percorso psicologico che l'auti a fare chiarezza in se stessa. Cordiali saluti.
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso una riflessione così personale e articolata. Dal suo racconto emerge soprattutto una grande attenzione nel cercare di comprendere se stessa e dare un significato alle proprie esperienze, più che una vera e propria necessità di trovare "la definizione perfetta". È vero che le etichette possono essere utili per alcune persone, perché aiutano a sentirsi riconosciute e a dare un senso alla propria esperienza. Allo stesso tempo, però, non sempre i vissuti affettivi e sessuali delle persone rientrano in categorie rigide e precise. La distinzione che lei fa tra attrazione sessuale e attrazione romantica è molto interessante. Una persona può provare attrazione sessuale verso più generi, ma vivere l'innamoramento, il desiderio di costruire una relazione o la connessione emotiva in modo più selettivo. Per questo motivo, il termine "bisessuale omoromantica" può effettivamente descrivere un'esperienza in cui l'attrazione sessuale non coincide completamente con quella romantica. Detto questo, anche il termine "lesbica" potrebbe essere vissuto da alcune persone in modo più ampio, soprattutto quando si parla di una prevalenza o di una centralità dell'attrazione verso le donne. Non esiste un'unica modalità universale di vivere l'identità lesbica o bisessuale: alcune persone scelgono un'etichetta basandosi soprattutto sull'attrazione che sperimentano nella vita reale, altre tengono conto anche delle fantasie, delle possibilità astratte o delle esperienze passate. Un elemento che potrebbe aiutarla nella riflessione è spostare l'attenzione dalla domanda "quale etichetta è tecnicamente corretta?" alla domanda "quale parola mi rappresenta e mi fa sentire a mio agio?". L'identità non è un esame da superare e non deve essere dimostrata attraverso un certo numero di esperienze o attraverso l'assenza totale di determinate attrazioni. Dal suo racconto sembra emergere con chiarezza che la dimensione romantica, emotiva e progettuale per lei è fortemente orientata verso le donne. Il fatto di poter riconoscere attrattiva estetica o fantasie verso uomini non invalida necessariamente il modo in cui vive il proprio orientamento. Allo stesso tempo, se il termine lesbica le risuona e descrive meglio il modo in cui vive i suoi legami e il suo desiderio di relazione, può essere una possibilità da esplorare. Può anche concedersi di non dover decidere una volta per tutte. Per molte persone l'identità viene compresa e definita nel tempo, attraverso l'ascolto di sé e delle proprie esperienze, più che attraverso una scelta immediata e definitiva. Resto disponibile per intraprendere insieme un percorso di supporto psicologico. Svolgo anche consulenze online. Dott.ssa Alessia Mariosa.
Buongiorno, grazie per aver descritto con tanta attenzione la Sua esperienza. Da quello che racconta, mi sembra che la difficoltà principale non sia tanto capire “che cosa è realmente” il Suo orientamento, quanto trovare un’etichetta sufficientemente precisa che riesca a contenere un’esperienza che, per Lei, non è completamente sovrapponibile alle definizioni più rigide. Bisessuale, biromantica, omoromantica, lesbica: sono tutte categorie che possono essere utilizzate in modi leggermente diversi dalle persone che le scelgono. In particolare, l’attrazione sessuale e quella romantica non necessariamente coincidono e possono essere vissute con intensità o modalità differenti. Il fatto che Lei possa provare attrazione o fantasie sessuali verso uomini non implica necessariamente che debba provare anche attrazione romantica verso di loro. Allo stesso tempo, non è necessario dimostrare di non aver mai provato assolutamente nulla per un uomo per potersi definire lesbica. Alcune persone utilizzano il termine in senso strettamente esclusivo, altre lo intendono come attrazione prevalentemente o sostanzialmente rivolta alle donne. Non esiste però un “test” esterno che stabilisca quale etichetta sia corretta per Lei. Forse può essere utile spostare leggermente la domanda da “Qual è l’etichetta oggettivamente giusta?” a “Quale parola descrive meglio la mia esperienza e mi fa sentire rappresentata?”. Può anche darsi che oggi preferisca definirsi bisessuale omoromantica e che in futuro scelga lesbica, oppure che continui a non sentirsi completamente rappresentata da una sola definizione. Non sarebbe una contraddizione né significherebbe essersi sbagliata in precedenza. Anche il fatto che Lei tenda a categorizzare le esperienze può rendere particolarmente difficile tollerare questa zona di sfumatura. In questo caso, più che cercare una certezza assoluta, potrebbe essere interessante imparare a lasciare che l'etichetta sia uno strumento per descriversi, anziché una risposta definitiva da trovare.
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