Buongiorno dottori, sono una ragazza di 24 anni, vi scrivo perché sono un po’ confusa riguardo al mi

11 risposte
Buongiorno dottori, sono una ragazza di 24 anni, vi scrivo perché sono un po’ confusa riguardo al mio orientamento sessuale e romantico, o meglio sull’etichetta da usare. So che l’etichetta non è obbligatoria, ma a me piace usarla anche solo nella mia testa perché sono una persona che categorizza le cose e vorrei almeno saper dare un nome a quello che provo. Praticamente, so di essere bisessuale da qualche anno, e credevo di esserlo anche romanticamente (biromantica), ma recentemente ho iniziato a pensare bene a se questo sia o meno la realtà, perché essenzialmente io mi sono sempre e solo innamorata di donne, ho sempre pensato che fosse perché gli uomini sono ancora immaturi alla mia età ma forse sto realizzando che emotivamente io non mi trovo proprio con gli uomini, e se questo fosse un segno che appunto io sia omoromantica piuttosto. Ho avuto tante celebrity crushes da adolescente sia per uomini che donne a livello estetico e ideale, ma il sentimento e la cotta romantica nasceva solo per le donne, non solo celebrità irraggiungibili ma pure ragazze vicine a me. Tutto quello che mi ha fatto credere di essere biromantica fino a ora era una cotta delle elementari per un mio compagnetto, era sincera, ma dopo quel caso non è più successo di provare sentimenti per un maschio, e soprattutto non è mai successo con un uomo fatto e finito, perché comunque eravamo bambini al tempo. Ho spesso avuto fantasie sessuali per uomini e donne in modo astratto, quindi nella mia testa, ma comunque so che non farei a prescindere nulla sessualmente senza un sentimento, nè con uomini nè con donne, però come ho detto il sentimento può nascere solo con delle donne; quando penso all’amore penso alle donne, e se mi immagino innamorata non riesco a immaginare di farlo verso un uomo proprio perché in amore sono una che cerca una grande connessione e questo lo vedo abbastanza impossibile per me con un uomo. Ne ho incontrati comunque molti anche abbastanza gentili e esteticamente belli, ragazzi che consideravo attraenti e idealmente il tipo ideale, ma non è mai scattato niente di lontanamente paragonabile a come mi sento quando mi piace una ragazza e non sono attivamente interessata a cercare un fidanzato mentre una fidanzata si, proprio perché preferisco il mondo femminile. Quando sono innamorata mi viene da prendermi cura dell’altra persona, e questo non riesco a sentirlo per i maschi, solo per le ragazze. A questo punto mi sono chiesta se io non sia essenzialmente lesbica. Ho utilizzato fino a ora bisessuale omoromantica, che probabilmente sulla carta è anche giusta, ma ho letto che la definizione di lesbica è “attrazione esclusiva o prevalente verso altre donne”, il che mi ha fatto pensare se non fossi categorizzabile anche io nella parola lesbica. Ho spesso visto ragazze lesbiche che non sentono proprio niente per gli uomini, nemmeno in modo astratto con fantasie, dire che una ragazza lesbica è una ragazza esclusivamente attratta da donne in ogni modo, e quindi non ho mai utilizzato quel termine per me pensando fosse errato e poco accurato e non mi sembrava giusto utilizzare la stessa parola per me, che comunque a volte sento attrazioni astratte per uomini mentre loro zero assoluto. Cosa ne pensate? Il termine lesbica è un termine che potrei utilizzare o in fondo è meglio bisessuale? Vi ringrazio per il tempo che mi dedicherete.
Dott.ssa Ilaria Redivo
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buon pomeriggio carissima,
grazie per aver condiviso con tanta sincerità una riflessione così personale. Dal modo in cui scrive emerge quanto abbia già dedicato tempo ad ascoltarsi e a cercare di comprendere ciò che prova, e questo è un aspetto importante. Da quello che racconta, sembra che la sua confusione non riguardi tanto ciò che sente, quanto piuttosto il trovare la parola che meglio rappresenti la sua esperienza. È comprensibile desiderare un'etichetta: per molte persone non è un semplice "nome", ma un modo per dare ordine ai propri vissuti e sentirsi maggiormente in sintonia con la propria identità. Allo stesso tempo, è utile ricordare che orientamento sessuale e orientamento romantico possono non coincidere perfettamente e che, per alcune persone, l'attrazione sessuale, quella romantica e quella affettiva si distribuiscono in modo diverso. Non c'è nulla di insolito in questo. Nel suo racconto emerge con chiarezza che le relazioni sentimentali, il desiderio di costruire un legame profondo e l'innamoramento sembrano orientarsi prevalentemente, se non esclusivamente, verso le donne. Allo stesso tempo, riferisce di poter sperimentare fantasie o attrazioni astratte anche nei confronti degli uomini. Questi aspetti non si escludono necessariamente a vicenda e non esiste un criterio universale che stabilisca quale etichetta sia "quella giusta". Le parole bisessuale omoromantica e lesbica sono entrambe utilizzate da persone che descrivono esperienze anche molto diverse tra loro. Alcune trovano che il termine lesbica rappresenti meglio il proprio modo di vivere l'amore e le relazioni; altre preferiscono definirsi bisessuali omoromantiche perché sentono che questa definizione descrive in modo più completo anche la dimensione dell'attrazione. Nessuna delle due scelte è più corretta dell'altra: ciò che conta è quale termine la fa sentire maggiormente rappresentata. Può anche darsi che oggi una definizione le sembri quella più adatta e che, con il tempo e le esperienze, senta il bisogno di modificarla. L'identità non è un esame da superare né una decisione irrevocabile: può evolvere insieme alla conoscenza di sé. Più che chiedersi quale etichetta "ha il diritto" di utilizzare, potrebbe essere utile domandarsi: "Quale parola racconta meglio, oggi, la mia esperienza e mi fa sentire autentica?". La risposta, in questo caso, non può arrivare dall'esterno, ma solo dal significato che quella parola ha per lei. Se sente che questa riflessione le sta creando molta confusione o desidera approfondirla in uno spazio protetto, un percorso psicologico può aiutarla a esplorare questi temi senza la pressione di dover trovare subito una risposta definitiva.
Se ne sente il desiderio, rimango a disposizione per un colloquio, così da approfondire insieme ciò che sta vivendo e aiutarla a fare maggiore chiarezza nel rispetto dei suoi tempi e della sua esperienza. Trova il mio profilo su Mio Dottore sono la Dott.ssa Ilaria Redivo Un caro saluto.

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Dr. Roberto Lavorante
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Buonasera,
Dal suo messaggio emerge una riflessione molto attenta e consapevole su di sé, e mi sembra importante sottolineare che la sua confusione non riguarda tanto ciò che prova, quanto il desiderio di trovare una parola che rappresenti nel modo più fedele possibile la sua esperienza.
Da ciò che racconta, sembra esserci una distinzione abbastanza stabile tra la dimensione dell'attrazione sessuale e quella dell'attrazione romantica. Lei descrive fantasie sessuali che possono coinvolgere sia uomini sia donne, mentre sul piano affettivo e relazionale riferisce di essersi innamorata esclusivamente di donne e di immaginare il proprio futuro sentimentale con una donna. Questa differenza è un'esperienza che molte persone riportano e non è affatto insolita.
Dal punto di vista psicologico, tuttavia, credo sia utile non concentrarsi esclusivamente sulla correttezza dell'etichetta, ma anche sul significato che quella definizione assume per lei. Mi colpisce il fatto che senta il bisogno di trovare una categoria precisa non tanto per comunicarla agli altri, quanto per dare ordine alla sua esperienza interna. Questo può essere un modo del tutto legittimo di conoscersi, purché l'etichetta rimanga uno strumento e non diventi qualcosa entro cui sentirsi costretta a rientrare.
Per quanto riguarda il termine "lesbica", non esiste un'autorità che possa stabilire chi possa o non possa utilizzarlo. Nella realtà, le persone che si definiscono lesbiche possono vivere la propria esperienza in modi differenti: alcune riportano un'assenza totale di attrazione verso gli uomini, altre descrivono fantasie, curiosità o esperienze che non modificano il fatto che la loro vita affettiva e il loro orientamento siano rivolti alle donne. Allo stesso modo, anche la definizione di "bisessuale omoromantica" descrive efficacemente ciò che lei racconta. Nessuna delle due definizioni è, in senso assoluto, più giusta dell'altra.
Inoltre, l'identità non andrebbe considerata come qualcosa di statico da individuare una volta per tutte, ma come una costruzione che prende forma nel tempo attraverso le relazioni, le esperienze e il modo in cui attribuiamo significato a ciò che viviamo. È quindi possibile che oggi una parola la rappresenti maggiormente e che, nel corso della vita, questa percezione possa anche modificarsi senza che ciò renda meno autentica la sua esperienza.
Le suggerirei quindi di domandarsi non solo quale etichetta sia teoricamente più corretta, ma quale parola la faccia sentire maggiormente riconosciuta e in pace con se stessa. Se oggi il termine "lesbica" rispecchia il modo in cui vive l'amore e immagina le proprie relazioni, non c'è nulla che le impedisca di utilizzarlo. Se invece sente che "bisessuale omoromantica" descrive meglio la complessità della sua esperienza, anche questa è una definizione pienamente valida. L'aspetto più importante è che sia uno strumento che le permetta di comprendersi meglio, non una fonte di ulteriore dubbio o di autocritica.
Forse la sfida, più che trovare la definizione perfetta, è concedersi la possibilità che la propria identità possa essere anche sfumata e personale, senza che questo ne diminuisca la legittimità o il valore.
Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona serata.

Dr. Vincenzo Lucifora
Psicologo, Professional counselor
Torino
Cara ragazza,
ti accolgo con molta calore e, prima di tutto, voglio sintonizzarmi sulla tua necessità: Mi sono perfezionato in sostegno psicologico LGBTQ+ e capisco perfettamente il tuo bisogno di un'etichetta. 
Spesso si sente dire che "le etichette non servono", ma per chi ha una mente che ama l'ordine, la chiarezza e la categorizzazione, trovare la parola giusta non è una gabbia, è una MAPPA. Significa "trovare casa", dare una forma a ciò che si sente dentro e smettere di sentirsi sospesi.
La tua analisi è chiara e profonda e mostra una grande consapevolezza di te.
Guardiamo insieme questa mappa utilizzando le “lenti” del mio approccio integrato per capire quale parola descrive meglio il tuo meraviglioso modo di amare.
Quello che hai vissuto e descritto così bene fino ad oggi si basa su un modello scientifico chiamato Split-Attraction Model, che separa l'orientamento sessuale (da chi sei attratta fisicamente/astrattamente) da quello romantico (di chi ti innamori, con chi cerchi quella connessione profonda e quel desiderio di cura).
Fino ad ora hai usato la formula bisessuale omoromantica. Sulla carta, come dicevi anche tu, è una descrizione millimetrica:
Bisessuale: senti un'attrazione sessuale/estetica/astratta per più di un genere (uomini e donne).
Omoromantica: la scintilla dell'innamoramento, del futuro, del "prendersi cura" e della connessione emotiva scatta esclusivamente verso il tuo stesso genere (le donne).
Arriviamo al cuore del tuo dubbio: “…posso definirmi lesbica anche se ho fantasie astratte sugli uomini o celebrity crushes storiche?”
La risposta è sì, assolutamente sì se senti che questa parola risuona con te.
L'idea che una persona lesbica debba provare uno "zero assoluto" matematico verso il genere maschile in ogni millimetro della sua mente (fantasie, estetica, sogni) è una visione rigida che non corrisponde alla realtà clinica e umana. Nella comunità e nella psicologia contemporanea, l'orientamento si definisce in base all'attrazione prevalente, all'identità e alla realtà relazionale.
Ci sono tre motivi fondamentali per cui il termine "Lesbica" è corretto e accurato per te:
L'orientamento nei fatti (Dimensione Relazionale): Tu stessa hai scritto che non faresti mai nulla sessualmente senza un sentimento. Di conseguenza, poiché il sentimento lo provi solo per le donne, le tue relazioni reali, carnali, affettive e progettuali saranno esclusivamente con donne. Nella tua realtà di vita, il tuo orientamento è orientato alle donne.
La fluidità delle fantasie: Le fantasie astratte o l'apprezzamento estetico (le celebrity crushes) sono spesso proiezioni ideali o esplorazioni della mente che non si traducono nel desiderio di una controparte reale. Moltissime donne che si identificano come lesbiche riconoscono l'estetica di un uomo o hanno fantasie astratte, senza che questo tolga un briciolo di verità alla loro identità.
La definizione inclusiva: Come hai letto giustamente, "lesbica" descrive una donna che ha un'attrazione emotiva, romantica e/o sessuale esclusiva o prevalente verso altre donne. La tua preferenza per il mondo femminile, il fatto che tu cerchi attivamente una fidanzata e non un fidanzato, e che l'idea di un uomo non ti evochi il desiderio di cura, ti colloca pienamente in questa definizione.
Quale etichetta scegliere, quindi?
Immagina queste etichette come vestiti. Devono starti comodi!
Non stai "rubando" il termine a nessuno, né sei "meno lesbica" di chi non ha fantasie astratte. La tua attrazione romantica ed emotiva è totale ed esclusiva verso le donne, e poiché per te il sesso è legato al cuore, la tua vita si direziona lì.
Puoi anche decidere di usare "Bi-lesbica" o semplicemente scegliere la parola che, quando la pronunci nella tua testa, ti fa fare un sospiro di sollievo e ti fa dire: "Ecco, questa sono io".
Ti offro la mia disponibilità se vorrai fissare un appuntamento e poter chiarire meglio tutta questa situazione che stai vivendo e iniziare un meraviglioso percorso di scoperta. 

Un caro e caloroso saluto. 

Vincenzo Lucifora

P.S.
Per aiutarti a fare ordine nella tua categorizzazione interna: se provi a visualizzarti in un futuro a medio termine, mentre entri in una stanza mano nella mano con la tua fidanzata, quale parola pronunciata nella tua mente ti fa sentire più fiera, integrata e sollevata? Dire a te stessa "Sono una ragazza bisessuale omoromantica" o sentirti semplicemente una "Donna lesbica"?
Dott.ssa Giuseppina Carotenuto
Psicologo, Psicologo clinico
Boscoreale
Buongiorno,

da ciò che descrive emerge una buona consapevolezza del suo mondo affettivo e relazionale. Più che concentrarsi sulla ricerca dell'etichetta "perfetta", potrebbe essere utile riconoscere che orientamento sessuale e orientamento romantico non sempre coincidono e possono essere vissuti in modo sfumato.

Nel suo racconto sembra esserci una chiara prevalenza dell'interesse romantico ed emotivo verso le donne, mentre l'attrazione verso gli uomini appare più limitata al piano ideale o fantasioso. Per questo motivo, definizioni come "bisessuale omoromantica" potrebbero descrivere adeguatamente la sua esperienza attuale, ma se il termine "lesbica" la rappresenta maggiormente nel modo in cui vive l'amore e le relazioni, non è necessariamente scorretto utilizzarlo.

Le etichette possono essere strumenti utili per comprendersi meglio, ma non devono diventare una fonte di pressione: ciò che conta è il significato che hanno per lei e il benessere con cui vive la sua identità.

Un caro saluto.
Dott. Michele Basigli
Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso una riflessione così articolata. Dal suo messaggio emerge una buona consapevolezza di ciò che prova e del modo in cui vive le relazioni.
Più che confusione, mi sembra che lei stia cercando di trovare la parola che descriva nel modo più fedele possibile la sua esperienza.

Innanzitutto, è importante ricordare che "orientamento sessuale e orientamento romantico" non sempre coincidono. Per alcune persone attrazione sessuale e romantica sono dirette verso lo stesso genere; per altre possono seguire percorsi diversi. Quindi, sul piano teorico, definirsi bisessuale e omoromantica è una possibilità del tutto coerente con ciò che descrive.

Detto questo, la sua esperienza merita qualche sfumatura in più. Da ciò che racconta emerge che, al di là delle fantasie o del riconoscimento dell'attrattiva estetica degli uomini, l'investimento affettivo, il desiderio di costruire un legame, l'innamoramento e l'immaginazione di un futuro di coppia sembrano rivolgersi stabilmente verso le donne. È un elemento molto significativo, perché spesso ciò che dà significato all'orientamento non è un singolo pensiero o una fantasia occasionale, ma il modo in cui una persona vive concretamente il desiderio, l'intimità e i legami.

Mi colpisce anche un altro aspetto: lei non sembra chiedersi "chi mi attrae?", quanto piuttosto "con chi riesco davvero a immaginare una relazione profonda?". E la risposta che emerge spontaneamente è sempre la stessa: con una donna.

Per quanto riguarda il termine "lesbica", non esiste un'autorità che stabilisca chi possa o non possa utilizzarlo. Le identità sessuali sono, prima di tutto, strumenti che servono alle persone per raccontare la propria esperienza. Inoltre, anche all'interno della comunità lesbica esistono vissuti molto diversi: ci sono donne che non provano alcuna attrazione verso gli uomini, altre che in passato hanno avuto relazioni con uomini, altre ancora che riferiscono fantasie, curiosità o attrazioni molto sporadiche. La realtà dell'esperienza umana è spesso più complessa delle definizioni.

Per questo motivo, se oggi la parola "lesbica" le restituisce maggiormente il senso di ciò che vive e del modo in cui sperimenta l'amore, non sarebbe scorretto utilizzarla. Allo stesso tempo, se sente che la definizione "bisessuale omoromantica" descrive meglio la presenza di una certa attrazione sessuale, seppur astratta, anche verso gli uomini, questa rimane altrettanto valida.

Le suggerirei, però, di non vivere questa scelta come un esame da superare o come una categoria dalla quale non si possa più uscire. Le etichette possono essere utili perché ci aiutano a comprenderci e a comunicarci agli altri, ma non devono trasformarsi in un vincolo. È possibile che nel tempo il modo in cui si definisce rimanga invariato oppure cambi, e nessuna delle due eventualità renderebbe meno autentica la sua esperienza.

In fondo, ciò che emerge con maggiore chiarezza dal suo racconto non è tanto il nome da attribuire al suo orientamento, quanto il fatto che lei conosce piuttosto bene il modo in cui vive l'amore: sa che ha bisogno di una forte connessione emotiva e che, almeno fino a oggi, questa connessione è nata esclusivamente con altre donne. Questo è probabilmente l'aspetto più importante, indipendentemente dall'etichetta scelta.

Le auguro di continuare a esplorare la sua identità con la stessa curiosità e rispetto che traspaiono dalle sue parole, ricordando che le definizioni servono a descrivere la persona, non a limitarla.
Le mando un caloroso saluto.
Dott. Michele Basigli Perugia
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Salve, la ringrazio per aver condiviso una riflessione così articolata e personale. Dalle sue parole emerge un aspetto che ritengo importante sottolineare: non mi sembra che lei sia confusa rispetto a ciò che prova, quanto piuttosto rispetto a quale parola descriva meglio ciò che sente. È una differenza significativa, perché racconta di avere una buona consapevolezza del suo mondo emotivo e affettivo e sta cercando semplicemente un modo coerente per rappresentarlo. Da quello che descrive, sembra che nel tempo abbia osservato con attenzione le sue esperienze, distinguendo l'attrazione estetica, quella sessuale, quella romantica e il desiderio di costruire una relazione. Questo è un livello di riflessione che molte persone raggiungono gradualmente e che può richiedere tempo. Non sempre tutte queste dimensioni coincidono perfettamente e proprio per questo può nascere il dubbio su quale definizione utilizzare. Dal punto di vista psicologico, tuttavia, credo sia importante ricordare che le etichette hanno una funzione descrittiva e non prescrittiva. Servono a dare un nome a un'esperienza, non a stabilire come una persona debba sentirsi. Per questo motivo non esiste un esame o un criterio assoluto che possa stabilire quale termine sia "quello giusto". Conta molto di più il significato che quella definizione assume per lei e quanto riesca a rappresentare autenticamente il suo vissuto. Lei racconta che le relazioni romantiche, il desiderio di costruire un legame profondo, l'immaginarsi innamorata e il prendersi cura dell'altra persona sono esperienze che, almeno fino a questo momento della sua vita, sono nate esclusivamente nei confronti di donne. Allo stesso tempo descrive la presenza di fantasie o attrazioni astratte nei confronti degli uomini, pur senza che queste si traducano nel desiderio di vivere una relazione sentimentale. Sono sfumature che possono certamente coesistere e che molte persone scoprono nel corso della propria esperienza. Credo che il punto centrale non sia tanto stabilire se lei "possa" utilizzare un termine piuttosto che un altro, quanto concedersi la possibilità di osservare il suo vissuto senza sentirsi obbligata a trovare una risposta definitiva oggi. L'orientamento non è qualcosa che si sceglie a tavolino e, per alcune persone, nemmeno qualcosa che si definisce una volta per tutte. Per altre, invece, una determinata definizione diventa chiarissima e stabile nel tempo. Entrambe le possibilità sono legittime. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, inoltre, sarebbe interessante osservare anche il bisogno di trovare la definizione più precisa possibile. Lei stessa racconta di essere una persona che tende a categorizzare le cose. Questa caratteristica può essere una risorsa perché aiuta a mettere ordine, ma in alcuni momenti può anche trasformarsi nella ricerca di una certezza assoluta che, soprattutto quando si parla di identità e vissuti personali, non sempre è possibile raggiungere. A volte il desiderio di trovare la parola perfetta rischia di diventare più impegnativo dell'ascolto delle emozioni che quella parola dovrebbe semplicemente descrivere. Se dovesse accorgersi che questa ricerca della definizione corretta continua a generare dubbi, rimuginio o fatica, potrebbe essere utile affrontarla all'interno di un percorso psicologico. Un percorso cognitivo comportamentale non avrebbe l'obiettivo di dirle quale etichetta usare, ma potrebbe aiutarla a comprendere meglio il suo modo di funzionare, il rapporto che ha con il bisogno di definire con precisione la propria esperienza e a vivere con maggiore serenità ciò che sente, indipendentemente dal nome che deciderà di attribuirgli. In fondo, la definizione migliore sarà probabilmente quella che, in questo momento della sua vita, le permetterà di riconoscersi con autenticità, sapendo che, se un domani la sua esperienza dovesse arricchirsi o cambiare, non ci sarebbe nulla di sbagliato nel riconsiderarla. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott. Tiziano Roberti
Psicologo
Cerro al Lambro
Buongiorno,

Partirei da alcune premesse importanti, che esporrò per punti.

1) Lei dice di essere consapevole di avere il diritto di non categorizzarsi e, anche, di farlo ugualmente: sa di godere del diritto di autodeterminarsi. La volontà di trovare un'etichetta per inquadrare la propria identità sessuale in un modo che sia per sé soddisfacente e autentico è una spinta che condividono molte persone (presumo che anche lei parta da questa esigenza). A ciò andrebbe tuttavia aggiunto un dettaglio fondamentale: le etichette sono costruite a livello socio-culturale. Esse sono state elaborate (e negoziate) tra esseri umani per dare una descrizione sufficientemente accurata a parti della nostra identità sessuale, ma soprattutto, dando per scontato che tali categorie identitarie colgano un aspetto oggettivo. In realtà, l’identità sessuale ha una componente soggettiva molto forte: è lei che come persona prova un certo tipo di attrazione, mentre le altre persone possono solo inferirla sulla base di ciò che vedono (i comportamenti sessuali) e di ciò che lei riporta. L’etichetta può anche essere una “teoria imperfetta”, ovvero cogliere molti aspetti della sua identità sessuale, ma potrebbe non coglierli tutti.

2) Si tende a vedere l'orientamento sessuale come un aspetto monolitico che resta tale per sempre, quando invece può anche essere più flessibile nel corso della vita. Può provare di base una forte attrazione per le donne e aver provato più o meno occasionalmente attrazione sessuale e/o romantica per uomini.

3) La bisessualità è una categoria ombrello e uno spettro: essere bisessuale non significa provare un'attrazione 50-50 per uomini e donne. Molte persone bisessuali hanno forti preferenze verso uno o l'altro genere e ne sono pienamente consapevoli. Dopotutto, anche il frequentarsi solo con donne per tutta la vita non toglie legittimità al suo orientamento sessuale: il comportamento sessuale/romantico non coincide per forza con l'orientamento. Ci sono anche donne che scelgono di definirsi lesbiche pur provando un certo grado di attrazione sessuale/romantica verso gli uomini ed è loro diritto farlo. C’è anche chi è indotto a farlo in virtù del pregiudizio bifobico (più correttamente “bi-negativo”) che porta a invalidare l’esperienza bisessuale e intendere la persona bisessuale come “confusa”.

Partendo da queste considerazioni, ha diritto a definire i propri orientamenti sessuale e romantico come preferisce. Se ritiene che, in questo momento della sua vita, un’etichetta tra "lesbica”, “bisessuale biromantica” e "bisessuale omoromantica" costituisca l'opzione migliore per lei, è giusto che la adotti. Sempre in virtù del suo diritto di autodeterminarsi, può anche scegliere di cambiarla col tempo. Può anche darsi che non esista un’etichetta giusta per lei, che riesca a cogliere esattamente la sua identità sessuale.
Inoltre, se questo discorso la impegna particolarmente, può provare a fare un passo indietro e cercare di interrogarsi sul perché sia così importante per lei trovare un’etichetta precisa.

Spero di aver fornito degli spunti utili e chiari.

Buona giornata.
Dott.ssa Sara Rocco
Psicologo, Psicologo clinico
Sassari
Buongiorno, il suo è stato un percorso interiore profondo e studiato, ma come ha detto lei perchè etichettarsi? se lei sente di provare amore per le donne non è necessario definirsi l'amore non ha direzione nè orientamento.
Le auguro il meglio
Dott.ssa Sara Rocco
Dott.ssa Daniela Pantaleo
Psicologo, Psicologo clinico
Ostuni
A mio parere forse nel suo caso sarebbe preferibile adottare la definizione di “bisessuale” perché è vero che non ha mai sentito per gli uomini lo stesso coinvolgimento emotivo ma non escluderei che lei possa conoscere uomini che abbiano una sensibilità più sviluppata in direzione del “femminile”.
Quelli con cui si è relazionata finora non esauriscono il campo del possibile per cui mi manterrei in una categoria più ampia, ovvero quella bisessuale
Il tempo e le esperienze le chiariranno ulteriormente le idee in merito
Le scrivo questo facendomi quasi violenza perché dal canto mio sono poco propensa a pensare ed esprimermi per categorie, ma visto che a lei questo sta molto a cuore le ho dato la mia modesta visione
Secondo la mia esperienza ci si innamora ed eventualmente si ama la persona che in quella stagione di vita ci fa sentire più di quanto non saremmo stando da soli
Gentile utente,
​il desiderio di individuare un termine specifico in cui riconoscersi risponde alla necessità di strutturare e fare chiarezza intorno alla propria identità affettiva e relazionale. È comune che la ricerca di una definizione sollevi dubbi e il timore di non utilizzare una categorizzazione accurata.
​La sua descrizione evidenzia una distinzione netta tra la dimensione delle fantasie astratte, o dei vissuti d'infanzia, e l'effettivo orientamento del desiderio, della cura e della progettualità romantica, stabilmente rivolto verso il mondo femminile. L'orientamento non è inteso come un costrutto rigidamente schematico; di conseguenza, la presenza di spinte ideali o teoriche non invalida la realtà delle sue inclinazioni affettive e delle sue scelte relazionali quotidiane.
Le definizioni identitarie fungono da strumenti di autoconsapevolezza e non da vincoli normativi. La scelta del termine che ritiene più rappresentativo rientra pertanto nella sua esclusiva autonomia e deve basarsi su ciò che favorisce il suo benessere e la sua stabilità emotiva. Qualora questo processo di auto-esplorazione dovesse generare uno stato di affaticamento o persistente incertezza, un percorso di consultazione psicologica potrà offrirle il contesto neutrale e protetto, idoneo a elaborare questi vissuti secondo i suoi tempi.
Cordialmente,
Dott.ssa Melinda Romano - Psicologa.
Dott. Natale Montalto
Psicologo, Sessuologo, Psicologo clinico
Verona
Buongiorno,
dal tuo racconto emerge una riflessione molto approfondita e, soprattutto, una buona consapevolezza di ciò che provi. La tua domanda, in fondo, non è tanto "chi sono?", quanto "qual è la parola che descrive meglio la mia esperienza?".
La prima cosa che vorrei dirti è che non esiste un'autorità clinica che stabilisca quale etichetta una persona debba usare. Le etichette relative all'orientamento sessuale sono strumenti per descrivere la propria esperienza, non diagnosi.
Da quello che descrivi, sembrano esserci alcuni elementi piuttosto stabili:
riferisci di aver sviluppato innamoramenti e legami romantici solo verso donne;
quando immagini una relazione affettiva significativa, la immagini con una donna;
senti che il desiderio di prenderti cura di una partner e costruire una connessione profonda nasce solo nei confronti delle donne;
gli uomini possono risultarti attraenti sul piano estetico e, talvolta, possono comparire nelle tue fantasie sessuali, ma questo non si traduce in un reale desiderio di vivere una relazione con loro.
Questa descrizione è certamente compatibile con ciò che molte persone definiscono "bisessuale omoromantica": una persona che può sperimentare una certa attrazione sessuale verso più generi, ma prova attrazione romantica esclusivamente verso le donne.
Detto questo, hai citato una definizione di "lesbica" come attrazione "esclusiva o prevalente" verso le donne. In effetti, nell'uso contemporaneo il termine viene vissuto in modi diversi. Alcune donne lo utilizzano solo quando non sperimentano alcuna attrazione verso gli uomini; altre lo usano anche quando esiste una minima o occasionale attrazione, purché la loro vita affettiva e il loro orientamento siano chiaramente rivolti verso le donne.
Non c'è quindi una definizione unica e universalmente condivisa che stabilisca chi "può" o "non può" usare quel termine. È anche per questo che potresti trovare opinioni molto diverse all'interno della stessa comunità LGBTQIA+.
Vorrei anche soffermarmi su un aspetto che mi sembra importante. Tu descrivi le fantasie sugli uomini come astratte, mentre le donne sono quelle verso cui si sviluppano il coinvolgimento emotivo, il desiderio di costruire una relazione e l'innamoramento. Questo suggerisce che, per te, il piano romantico abbia un peso molto maggiore rispetto a quello puramente fantasioso. Le fantasie, da sole, non definiscono necessariamente l'orientamento: molte persone riferiscono fantasie che non corrispondono ai desideri relazionali che vivono nella realtà.
Per questo motivo, se oggi la definizione di bisessuale omoromantica ti sembra quella che descrive meglio la tua esperienza, è assolutamente legittimo usarla. Se invece senti che la parola lesbica rappresenta meglio il modo in cui vivi concretamente l'amore e le relazioni, è comprensibile che tu senta il desiderio di adottarla. Nessuna delle due scelte è "clinicamente più corretta": dipende da quale termine ti fa sentire più rappresentata.
Infine, vorrei sottolineare una cosa che mi sembra significativa: nel tuo messaggio non percepisco tanto confusione sui tuoi sentimenti, quanto il desiderio di trovare una parola che li descriva con precisione. È una differenza importante. Tu sembri piuttosto chiara su ciò che provi; il dubbio riguarda il linguaggio, non necessariamente il tuo orientamento.

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