Buongiorno dottori ,ho 48 anni,volevo chiedere un parere riguardo a problemi che ho da novembre 2024

26 risposte
Buongiorno dottori ,ho 48 anni,volevo chiedere un parere riguardo a problemi che ho da novembre 2024.Ho iniziato con a dimenticare ogni tanto i nomi o comunque non mi arrivano nell immediato, inoltre ho sempre un po' di confusione,gli eventi mi sembrano sempre più lontani rispetto alla realtà,la memoria è peggiorata.Ho vissuto il 2024 con forte stress,e arrivo da 5 anni con problemi di insonnia ,ora migliorata con l assunzione di sertralina e olanzapina,A febbraio 2025 mi hanno fatto fare una risonanza e test neuropsicologici entrambi con esito negativo,a settembre ho rifatto i test neuropsicologici sempre con esito negativo e a febbraio 2026 ho effettuato una PET anche questa negativa.Mi sento la mente confusa.volevo chiedere un vostro parere,io ci penso tutti i giorni da mattina a sera,non so più cosa pensare.grazie a chiunque può aiutarmi
Dott.ssa Gabriella Castagnoli
Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Gli effetti di un prolungato periodo di stress possono essere molteplici. Potrebbe essere utile un percorso, anche utilizzando tecniche psicocorporee, indirizzato ad alleggerire il livello di stress nel contempo che se ne vadano a comprendere cause e strategie già utilizzate

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Buongiorno,
da quello che descrive, il dato più rilevante è che ha già effettuato diversi accertamenti approfonditi (risonanza, test neuropsicologici ripetuti, PET), tutti con esito negativo. Questo è un elemento importante perché indica che non emergono segni di un deterioramento cognitivo organico.

Le difficoltà che riferisce (nomi che non arrivano subito, sensazione di confusione, eventi percepiti come lontani) sono molto frequenti in condizioni di stress prolungato e insonnia, soprattutto quando queste si protraggono nel tempo.

C’è però un aspetto centrale nel suo racconto: il fatto che pensa a questo problema “dalla mattina alla sera”. Quando l’attenzione si concentra in modo continuo sulla memoria, si crea facilmente un effetto paradossale: più si cerca di controllare e verificare se “funziona”, più diventa difficile utilizzarla in modo fluido.

In queste condizioni, anche piccoli rallentamenti normali vengono percepiti come segnali di qualcosa di grave, aumentando la preoccupazione e alimentando il circolo.

Il fatto che continui a cercare un parere, nonostante gli accertamenti già fatti, fa pensare che il bisogno principale in questo momento non sia tanto capire cosa ha, ma riuscire a sentirsi rassicurato in modo stabile.

Il punto quindi non è aggiungere nuovi esami, ma lavorare su questo meccanismo di attenzione e controllo, che può mantenere la sensazione di “mente confusa” anche in assenza di un problema organico.

Un confronto nel percorso che ha già avviato può aiutarla proprio in questa direzione, cioè a ridurre il bisogno di monitorare continuamente il funzionamento mentale e a recuperare maggiore fiducia nelle sue capacità.
Un caro saluto.
Gentile Paziente,
la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità i suoi sintomi. Ci sono importanti punti posiviti che lei ha ottenuto, iniziamo da quelli:
-È positivo che abbia già escluso cause organiche con risonanza, test neuropsicologici (negativi a febbraio 2025 e settembre 2025) e PET (negativa a febbraio 2026): questo è un ottimo punto di partenza, frutto del suo impegno.

Dimenticanze occasionali sui nomi, confusione mentale e la sensazione che gli eventi sembrino lontani. Capisco quanto possa essere angosciante pensarci tutti i giorni, dalla mattina alla sera, soprattutto dopo un 2024 così stressante e con anni di insonnia (ora in miglioramento grazie a sertralina e olanzapina).

Sintomi come i suoi sono spesso legati a stress cronico e ruminazione. Lo stress "satura" la mente, riducendo la capacità di attenzione e memoria di lavoro (quella che usiamo per i nomi o dettagli immediati), creando quella confusione che descrive. È come se il cervello, sotto pressione, filtri la realtà in modo distante per proteggersi.
Le tecniche legate alla Mindfulness e alle tecniche attive sono molto efficaci, riducendo la ruminazione e non sono le uniche.

Come tanti altri psicologi e psicoterapeuti, la mia prima seduta è gratuita (anche online) e possiamo comprendere insieme di che tipo di percorso ha bisogno, non è obbligato a un successivo appuntamento. La durata è di 50 minuti.
Rimango a disposizione e le auguro un sereno proseguimento di giornata.
Salve, se i vari esami specifici che ha effettuato e i test che le hanno somministrato non hanno evidenziato nulla di significativo, potrebbe trattarsi di una problematica prettamente di tipo psicologico. Però sarebbe bene approfondire con un professionista, perché da un solo messaggio di testo purtroppo non si può avere un quadro completo della sua situazione.
Sarebbe bene approfondire la tipologia di test somministrati e condurre un'anamnesi dettagliata.
Capisco che questa situazione le provochi molto disagio, motivo per cui il mio consiglio è di contattare un professionista e attivare un percorso.
Ad ogni modo, mi può scrivere per eventuali domande.
Un saluto.
Dott.ssa Alessia Tringali
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Catania
Buongiorno,

da ciò che descrive emerge una preoccupazione molto intensa e costante per il funzionamento della sua mente, accompagnata da sintomi soggettivi di confusione, difficoltà nel recupero dei nomi e una sensazione di “lontananza” dagli eventi. Allo stesso tempo, ha effettuato nel tempo approfondimenti importanti (risonanza, test neuropsicologici ripetuti e PET) tutti con esito negativo: questo è un dato clinico molto rilevante, perché indica che non ci sono evidenze di un deterioramento cognitivo di tipo organico.

Quando gli esami risultano nella norma ma la percezione di difficoltà cognitive persiste, è utile considerare altri fattori che possono incidere in modo significativo sul funzionamento mentale. Nel suo racconto ce ne sono alcuni centrali:

un periodo prolungato di stress importante
una storia di insonnia durata anni
una forte attenzione e preoccupazione quotidiana rivolta alla memoria (“ci penso tutti i giorni da mattina a sera”)

Stress e insonnia, soprattutto se protratti nel tempo, possono influire su attenzione, concentrazione e capacità di recupero delle informazioni (come i nomi), dando proprio la sensazione di “mente annebbiata”. Inoltre, quando si inizia a monitorarsi costantemente, si crea un circolo in cui ogni piccola difficoltà viene amplificata, aumentando l’ansia e peggiorando ulteriormente la performance cognitiva.

Anche alcuni farmaci, come la sertralina e l’olanzapina, pur essendo utili per stabilizzare l’umore e il sonno, possono talvolta contribuire a una sensazione soggettiva di rallentamento o minore lucidità: questo non significa che vadano sospesi, ma che eventualmente il loro effetto può essere valutato insieme allo specialista che li ha prescritti.

Un punto importante è che la sensazione di avere “la mente confusa” non coincide necessariamente con un reale deterioramento delle capacità cognitive: i test che ha eseguito servono proprio a distinguere questi due livelli, e nel suo caso sono risultati rassicuranti.

In una situazione come la sua, un percorso psicoterapeutico può essere utile per:

lavorare sulla preoccupazione costante legata alla memoria
interrompere il circolo di auto-monitoraggio e ansia
comprendere meglio come stress e vissuti emotivi incidono sulla sua esperienza mentale
recuperare un senso di fiducia nelle proprie capacità cognitive

Se i sintomi dovessero modificarsi o peggiorare in modo significativo, può essere utile anche mantenere un contatto con lo specialista per un monitoraggio nel tempo, ma al momento gli elementi che riporta non indicano necessariamente una patologia neurodegenerativa.

Se desidera, può prenotare una prima consulenza attraverso il mio profilo oppure contattarmi: trova il mio recapito sempre nel mio profilo.
Dott.ssa Francesca Manzella
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Trieste
Salve, grazie per aver condiviso la sua situazione. Immagino la paura che lei prova nel non avere controllo sulla sua memoria o sulla percezione degli eventi, che lei riferisce di sentire come "lontani dalla realtà".
Le consiglio di parlarne con il suo medico di base ed effettuare approfondimenti medici, così da indagare ed eventualmente escludere cause fisiologiche. Lei ha già fatto alcuni test ed esami neurofisiologici con esiti negativi. Sarebbe utile per lei anche iniziare un percorso psicologico che possa supportarla nei momenti di stress e approfondire i vissuti relativi anche alla sua importante insonnia.
Le auguro di trovare l'equilibrio e la lucidità che desidera, accompagnato da un professionista.
Un caro saluto,
Dott.ssa Francesca Manzella Psicologa Psicoterapeuta
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
capisco quanto possa essere preoccupante e faticoso convivere con queste sensazioni, soprattutto quando diventano un pensiero costante durante la giornata.
Da ciò che descrive emergono alcuni elementi importanti. I disturbi di memoria (come difficoltà a recuperare i nomi), la sensazione di “mente confusa” e la percezione che gli eventi siano più lontani nel tempo possono essere molto spesso collegati a condizioni di stress prolungato, ansia e insonnia cronica. Lei stesso riporta un periodo di forte stress nel 2024 e diversi anni di sonno disturbato: questi fattori, soprattutto se protratti, possono incidere significativamente sulle funzioni cognitive, in particolare su attenzione, concentrazione e memoria.
Un aspetto rassicurante, che va sottolineato, è che gli accertamenti che ha effettuato (risonanza magnetica, test neuropsicologici ripetuti e PET) risultano tutti negativi. Questo dato è molto importante perché rende poco probabile la presenza di patologie neurologiche degenerative o strutturali.
Quello che spesso accade in situazioni simili è un circolo vizioso:


lo stress e la stanchezza mentale riducono l’efficienza cognitiva


le difficoltà di memoria vengono percepite con preoccupazione


il pensiero costante (“ci penso tutti i giorni da mattina a sera”) aumenta l’ansia


l’ansia peggiora ulteriormente concentrazione e memoria


Inoltre, alcuni farmaci psicotropi, pur essendo utili e talvolta necessari, possono dare come effetto collaterale una certa sensazione di rallentamento o “annebbiamento” mentale, che andrebbe eventualmente valutata con il medico curante o lo psichiatra.
La sensazione che gli eventi siano “lontani” o poco nitidi può anche rientrare in esperienze di derealizzazione o distacco, che spesso si associano a stati ansiosi o a periodi di sovraccarico emotivo.
Alla luce di tutto questo, il quadro che descrive appare più compatibile con una condizione funzionale legata a stress, ansia e storia di insonnia, piuttosto che con una patologia neurologica, anche considerando gli esami effettuati.
Detto ciò, il fatto che il pensiero sia diventato così pervasivo e fonte di preoccupazione merita attenzione: lavorare su questi aspetti può aiutarla a interrompere il circolo vizioso e recuperare una maggiore chiarezza mentale.
Per questo motivo le consiglio di approfondire con uno specialista, in particolare uno psicologo o psicoterapeuta, che possa aiutarla a:


gestire l’ansia legata ai sintomi


ridurre il rimuginio costante


migliorare le strategie attentive e di memoria


lavorare sul benessere generale e sul sonno


Resto a disposizione e le auguro di ritrovare presto maggiore serenità.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Angela Giannoni
Psicologo, Psicologo clinico
Fogliano Redipuglia
Buon giorno, comprendo la sua preoccupazione, ma i risultati di tutte le analisi effettuate non possono che tranquillizzare.
D’altro canto descrive insonnia e un forte stress, fattori che incidono sulla produzione di cortisolo, che influenza il sistema limbico, in particolare l’ippocampo, struttura cerebrale coinvolta nella funzione della memoria a lungo termine, nell’orientamento spaziale e nelle emozioni.
Lei riporta di sentire gli eventi lontani dalla realtà, questa sensazione è spesso associata a stati d’ansia e depressivi legati a fenomeni di derealizzazione. Questo è un meccanismo di difesa cerebrale che consiste nel creare una sorta di filtro fra sé e il mondo circostante.
La sua tendenza a pensare continuamente al problema non può che aumentare questi meccanismi creando un paradosso. Il controllo continuo sui processi mentali, sul fatto di riuscire o meno a ricordare un nome blocca il recupero delle informazioni e la sensazione di perdita di memoria aumenta, aumentando la paura e lo stress.
I farmaci che assume sono efficaci per l’umore e l’insonnia, ma in alcuni casi danno una leggera sensazione di ovattamento che potrebbe alimentare il senso di confusione.
La sua situazione non appare legata a un problema organico, ma a difficoltà e timori capaci di creare un circolo vizioso di allerta che non consente il recupero dei suoi funzionamenti.
Sarebbe utile un percorso psicologico che sappia accompagnarla in questo periodo di difficoltà, che possa sostenerla nella sua ricerca di una sicurezza e serenità, aiutandola a riconoscere le sue risorse e a trovare la strada per tornare a utilizzare tutte le abilità con rinnovata fiducia in se stesso.
Resto a disposizione per eventuali altre domande o richieste, anche via chat.
Un caro saluto
Buonasera, a volte, nel momento in cui approcciamo un problema con una strutturata e razionale ricerca di risposte, rischiamo di dimenticare che il nostro sistema psicofisico ha necessità di sviluppare conoscenza di ciò che ci accade e, in seguito, affinare eventuali strategie di adattamento o fronteggiamento. Se impegniamo il tempo nella ricerca di risposte razionali che possano fornirci un nesso-causa effetto rispetto al vissuto, dovremmo poi ricordare di dedicare attenzione anche al corpo e al nostro sistema emotivo, principali veicolatori di red flag, messaggi, indicatori del nostro sistema percettivo.
Credo che un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla a "riavvolgere il nastro" rispetto alle esperienze vissute, per coglierne il senso, il come sono state vissute, cosa ne è stato colto, eventuali messaggi pervenuti dal proprio sistema percettivo che potrebbero essere stati repressi o disconfermati. All'interno di un percorso di supporto psicologico, attraverso la narrazione, sovente emergono schemi percettivi legati a vissuti passati che abbiamo bisogno di attenzionare, aggiornare, ricalibrare. Attraverso l'elaborazione e l'ascolto delle nostre parti interiori, possiamo meglio comprendere il nostro funzionamento, trovando nuove strategie di coping che possano incidere positivamente sul nostro benessere psicofisico.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, quello che descrive è comprensibilmente molto preoccupante, soprattutto perché riguarda aspetti come la memoria, la lucidità mentale e la percezione del tempo, che sono fondamentali per sentirsi “presenti” e in controllo. Quando iniziano a cambiare, è naturale che la mente si attivi continuamente nel tentativo di capire cosa stia succedendo, e questo porta a pensarci da mattina a sera, come racconta lei. Allo stesso tempo, ci sono alcuni elementi molto importanti nel suo racconto che meritano attenzione. Ha effettuato più valutazioni approfondite nel tempo, sia strumentali sia cognitive, tutte con esito negativo. Questo dato, sebbene non sempre rassicuri emotivamente come ci si aspetterebbe, è comunque un punto solido da cui partire. Significa che non emergono segnali di un deterioramento organico nelle funzioni cognitive. In un’ottica cognitivo comportamentale, è utile osservare come lo stress prolungato e l’insonnia possano avere un impatto significativo proprio sulle funzioni che descrive. Quando il cervello è stato per lungo tempo in uno stato di attivazione e affaticamento, può diventare meno efficiente nel richiamare informazioni rapidamente, più “lento” nell’elaborazione e più incline a quella sensazione di confusione o distacco che riferisce. Non si tratta di un danno, ma di un funzionamento temporaneamente alterato da un sovraccarico. C’è poi un altro aspetto molto rilevante. Il fatto che lei osservi costantemente la sua memoria e il suo funzionamento mentale, monitorando ogni piccolo episodio, può paradossalmente amplificare la percezione del problema. Quando la mente si focalizza in modo continuo su un aspetto, tende a notare sempre più segnali che lo confermano, creando una sorta di lente di ingrandimento. Ad esempio, dimenticare un nome può diventare un segnale allarmante invece che un evento comune, e questo genera ulteriore preoccupazione, che a sua volta peggiora la concentrazione e la memoria nel momento successivo. Si crea così un circolo in cui attenzione, ansia e percezione delle difficoltà si rinforzano a vicenda. La sensazione che gli eventi siano “più lontani” o quella sorta di confusione mentale possono essere anch’esse legate a questo stato di iperattivazione e affaticamento. Quando si è molto concentrati su ciò che non funziona, si perde in parte il contatto fluido con l’esperienza presente, e tutto può sembrare meno vivido o più distante. Il fatto che l’insonnia sia migliorata è un segnale positivo, perché il sonno ha un ruolo centrale nel recupero delle funzioni cognitive. Tuttavia, è possibile che il sistema sia ancora in una fase di riequilibrio, soprattutto dopo un periodo così lungo di difficoltà. In questo momento, più che cercare ulteriori conferme esterne, potrebbe essere utile lavorare proprio sul modo in cui sta vivendo e interpretando questi segnali. Comprendere come funziona questo circolo tra attenzione, pensiero e sintomo può aiutare a ridurre gradualmente l’impatto che ha sulla sua quotidianità. Un percorso di supporto in questa direzione potrebbe aiutarla a spostare il focus dal controllo continuo a una modalità più funzionale di gestione, permettendo al sistema di “decongestionarsi” e recuperare naturalezza. Il fatto che lei stia cercando risposte e si stia confrontando è già un passo importante. A volte la difficoltà non è tanto nel sintomo in sé, ma nel modo in cui la mente cerca di gestirlo e nel carico che questo genera nel tempo. Lavorare su questo può fare una grande differenza nel recuperare chiarezza e fiducia nelle proprie capacità. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dr. Vittorio Penzo
Psicologo, Psicologo clinico
Parma
Buongiorno, comprendo quanto questa situazione possa essere fonte di angoscia e smarrimento. Dal punto di vista clinico, è importante sottolineare che gli esami neurologici ripetutamente negativi (risonanza, test neuropsicologici, PET) sono un dato molto rassicurante: escludono cause organiche significative.

I sintomi che descrive — difficoltà di memoria, confusione mentale, sensazione di distanza dalla realtà — sono frequentemente associati a stress cronico, insonnia prolungata e stati ansiosi-depressivi. In ottica cognitivo-comportamentale, vale la pena esplorare come il pensiero ruminativo ("ci penso tutti i giorni da mattina a sera") possa amplificare la percezione dei deficit cognitivi, creando un circolo vizioso: più si monitora ansiosamente la propria memoria, più l'attenzione diventa selettiva verso gli errori, aumentando il disagio.

Un percorso psicoterapeutico CBT o ACT potrebbe aiutarla a interrompere questo circolo, a gestire meglio lo stress e a migliorare la qualità del sonno residua. Le suggerirei di parlarne con il suo medico curante o di consultare uno psicologo clinico.

Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Dott.ssa Sara Paladino
Psicologo, Psicologo clinico
Fiumefreddo di Sicilia
Salve, vivere forti condizioni di stress purtroppo può avere degli effetti anche a livello psicologico, oltre che fisico per via dell' eccessiva produzione di cortisolo conseguente a uno stress che diventa cronico. In queste condizioni è come se la mente fosse così già tanto piena di pensieri e situazioni da gestire che, per focalizzarsi su tali aspetti, perde il focus sul resto, con conseguenti dimenticanze come quelle da lei descritte. Se appunto ha fatto tutti i vari esami e sono state escluse altre condizioni ti tipo neurologico, posso tranquillizzarla. Magari ha solo bisogno di affrontare questa condizione di stress o gli strascichi che questa ha lasciato, una volta che la mente si sarà liberata e che ritrova un maggiore equilibrio sarà piú semplice ritornare a concentrarsi sulle cose che prima ricordava.
La ringrazio per la condivisione e per qualsiasi cosa resto a disposizione.
Dott. Marco Daniele
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Buongiorno. I problemi di memoria sopraggiungono per diversi fattori che insieme producono un mix potente: 1) Sonno irregolare e comunque indotto artificialmente e non naturale, per questo incapace di innescare i meccanismi di rigenerazione e ossigenazione neurale; 2) Assunzione di sostanze che inibiscono lucidità e memoria; 3) Stress e stanchezza cognitiva e umorale. Rimedio: Percorso di auto regolazione di respiro, sonno, umore e riequilibrio delle funzioni cognitive, emotive e fisiologiche e diminuire, sino all'estinzione, l'assunzione di sostanze (tossiche).
Dott. Leonardo Iacovone
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, e grazie per aver scritto, posso immaginare quanto tutto ciò le stia pesando ogni giorno.
Prima di tutto, una cosa molto importante: ha effettuato una risonanza, test neuropsicologici ripetuti e una PET, tutti con esito negativo. Questo è un dato clinico solido e significativo, che esclude cause neurologiche organiche serie. Non sono esami banali, e il fatto che siano tutti negativi è una buona notizia oggettiva su cui può fare affidamento.
Detto questo, quello che sta vivendo, la confusione mentale, la difficoltà a trovare le parole, la memoria che sembra peggiorata, gli eventi che sembrano lontani, è reale e comprensibile. Ma alla luce degli esami negativi, la spiegazione più probabile va cercata altrove: cinque anni di insonnia, un 2024 vissuto sotto forte stress, e un'ansia costante che ormai occupa ogni ora della sua giornata, dalla mattina alla sera come lei stesso scrive, sono elementi che impattano in modo molto concreto sulle funzioni cognitive. La memoria, la concentrazione e la chiarezza mentale sono tra le prime vittime dello stress cronico e della privazione di sonno prolungata.
C'è poi un elemento che merita attenzione specifica: il fatto di pensarci tutti i giorni dalla mattina alla sera sta diventando esso stesso un problema, perché l'ipervigilanza sui propri processi cognitivi li peggiora ulteriormente. È un circolo vizioso molto simile a quello dell'ansia da salute.
La sertralina e l'olanzapina stanno aiutando il sonno, il che è positivo. Ma il peso emotivo e cognitivo di quello che sta vivendo merita anche un percorso psicologico dedicato.
La invito a contattarmi direttamente, possiamo parlare con calma e valutare insieme il supporto più adatto a lei.
Un saluto
Dott.ssa Chantal Danna
Psicologo, Psicologo clinico
Aosta
Buongiorno,
i suoi esami dicono che lei ha un cervello sano in un corpo molto stanco.
La confusione e il senso di distacco che prova non sono i segnali di un declino mentale, ma la conseguenza diretta di cinque anni di insonnia e di un carico di stress che ha superato il livello di guardia. È come se il suo sistema nervoso fosse andato in "protezione", creando quella nebbia cognitiva che le fa sentire gli eventi lontani o le rende difficile ricordare i nomi sul momento.
Il fatto che lei passi l'intera giornata a monitorare ogni minimo vuoto di memoria non fa che alimentare il problema, poiché l'ansia costante blocca i processi naturali del pensiero e la stanca ancora di più.
Quindi credo che la sua sia una profonda stanchezza mentale che ha bisogno di tempo, serenità e meno autocontrollo per risolversi.
Cordialmente
Dott.ssa Chantal Danna
Dott.ssa Francesca Cavara
Psicologo clinico, Psicologo
Este
Buongiorno,
i sintomi che descrive (difficoltà nel richiamare i nomi, sensazione di confusione mentale, percezione alterata del tempo e degli eventi) possono essere molto preoccupanti per chi li vive, soprattutto quando portano a pensarci in modo costante durante la giornata.
Dalla sua descrizione emerge però anche che sono già stati effettuati diversi accertamenti medici e neuropsicologici, tutti con esito negativo. Questo è un elemento importante, perché consente di escludere, con buona probabilità, una base organica dei disturbi.
In alcuni casi, condizioni di stress prolungato, insonnia e uno stato di forte preoccupazione possono incidere significativamente sulle capacità attentive e mnestiche, dando proprio la sensazione di “mente confusa” o meno efficiente. Inoltre, il fatto di monitorarsi continuamente e di pensarci “da mattina a sera” può contribuire a mantenere e amplificare queste difficoltà.
In situazioni come questa può essere utile un approfondimento psicologico, per comprendere meglio il ruolo dello stress e delle preoccupazioni, e per lavorare su strategie che aiutino a ridurre il senso di confusione e il rimuginio costante.
Se lo desidera, sono disponibile per colloqui anche online.

Dott.ssa Francesca Cavara
Dott. Giuseppe Zucaro
Psicologo, Psicologo clinico
Corato
Buongiorno, quello che emerge da quanto raccontato è che questo periodo sia stato carico di stress, preoccupazioni e sintomi che, comprensibilmente, ti stanno assorbendo molte energie. È naturale che, quando ci si sente confusi o quando la memoria sembra meno pronta, la mente inizi a interrogarsi continuamente su cosa stia accadendo, alimentando ancora di più il senso di allarme.
Il fatto che tutti gli accertamenti che hai svolto finora abbiano dato esito negativo è un elemento importante, dovrebbe farti riflettere sul come ti senti ad aver ricevuto queste risposte. A volte, dopo lunghi periodi di stress, insonnia o forte tensione emotiva, possono comparire sensazioni di confusione, difficoltà di concentrazione o percezione “ovattata” della realtà, e questo può diventare molto faticoso da gestire da soli.
Se senti che questo pensiero costante sta diventando un peso quotidiano o desideri uno spazio in cui rimettere ordine nelle sensazioni che descrivi, possiamo approfondirlo insieme. Uno spazio dedicato potrebbe aiutarti a comprendere meglio cosa sta succedendo e a ritrovare un po’ di respiro.
Dott.ssa Francesca De Luca
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buonasera,
capisco la sua preoccupazione, soprattutto perché i sintomi che descrive sono presenti da tempo e vissuti con molta attenzione quotidiana.
Un dato importante, però, è che gli accertamenti recenti effettuati risultano tutti negativi.
I sintomi che riferisce (difficoltà nel recupero dei nomi, senso di confusione, percezione “lontana” degli eventi) sono invece frequentemente associati a condizioni come stress prolungato, ansia e insonnia. Anche il fatto che il pensiero sia costantemente focalizzato su questi sintomi può amplificarli e mantenerli nel tempo.
In altre parole, più che un problema strutturale della memoria, potrebbe trattarsi di un funzionamento “affaticato” e sotto pressione.
Il fatto che gli esami siano nella norma è un elemento rassicurante da cui partire. Ora l’obiettivo può diventare uscire dal circolo vizioso della preoccupazione e del controllo.
Un caro saluto.
Buongiorno,
Comprendo la sua preoccupazione.
Ci sono alcuni elementi nel suo racconto che permettono di formulare delle ipotesi rassicuranti, pur senza banalizzare il disagio che sta vivendo.

Partirei da un dato importante: gli accertamenti neurologici e neuropsicologici ripetuti nel tempo (risonanza, test cognitivi, PET) con esito negativo indicano con buona affidabilità l’assenza di un processo neurodegenerativo in atto. Questo non significa che ciò che prova “non esista”, ma piuttosto che va compreso su un piano diverso da quello organico.

Nel suo caso emergono alcuni fattori centrali:

* una storia recente di stress intenso e prolungato
* un periodo significativo di insonnia cronica
* una condizione attuale in cui il pensiero è costantemente focalizzato sul sintomo (“ci penso tutti i giorni da mattina a sera”)
questi aspetti come elementi che incidono direttamente sulle funzioni cognitive superiori.

La memoria e l’attenzione, infatti, non sono sistemi isolati, ma profondamente influenzati dallo stato emotivo interno.

Quando una persona attraversa un periodo di sovraccarico psichico, si può osservare una sorta di “restrizione funzionale” delle capacità cognitive.
Un aspetto molto rilevante è il circolo che sembra essersi creato:
più lei osserva e monitora questi segnali, più aumenta lo stato di allerta interna, e questo a sua volta peggiora le prestazioni cognitive. È un meccanismo noto, in cui il sintomo viene amplificato dall’iperinvestimento attentivo e dalla preoccupazione costante.
Si può ipotizzare che questa focalizzazione sul funzionamento mentale rappresenti anche un tentativo di dare forma e controllo a un vissuto interno più diffuso di insicurezza o perdita di stabilità, probabilmente legato agli eventi stressanti vissuti nel 2024.
Il quadro che emerge è più compatibile con una condizione funzionale; quello che le suggerirei, da un punto di vista psicoterapeutico, è di considerare un percorso che non si concentri solo sul sintomo cognitivo, ma che esplori:

* il significato dello stress vissuto nell’ultimo periodo
* le modalità con cui gestisce il controllo e la preoccupazione
* il rapporto che sta sviluppando con questi sintomi (che sembra diventato molto invasivo)
Dott. Giulio Blasilli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera. Da ciò che racconta, il fatto che risonanza, test neuropsicologici ripetuti e PET siano risultati negativi è un elemento rassicurante e rende importante considerare anche quanto stress prolungato, insonnia, ansia e pensiero costante sul problema possano incidere sulla percezione di memoria e lucidità mentale. Anche alcuni farmaci possono talvolta associarsi a sonnolenza o sensazione di confusione, quindi questo aspetto andrebbe valutato con i medici che La seguono. Il fatto che Lei ci pensi da mattina a sera può inoltre alimentare un circolo in cui la preoccupazione aumenta ancora di più l’attenzione verso ogni minima dimenticanza. Proprio per questo, oltre ai controlli medici già eseguiti, potrebbe essere utile confrontarsi anche con lo specialista che La segue per rileggere insieme questi sintomi nel quadro complessivo, senza trascurare la componente emotiva. Se questa situazione dovesse pesarLe o destabilizzarLa, può valutare un supporto psicologico, con me o con il professionista che ritiene più adatto a Lei.
Le auguro una buona serata.
Dott.ssa Alice Missiroli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno. Alti livelli di stress e mancanza di sonno possono influire molto su memoria, attenzione e confusione, è possibile quindi che i risultati dei controlli diano esito negativo, ma lei continui ad avvertire confusione e fatica cognitiva.
Oltre ai farmaci, che hanno una buona efficacia sul sonno e sulla percezione dello stress, consideri la possibilità di un supporto psicologico, anche per i piccoli eventi che portano all'accumulo stress.
Grazie per la sua condivisione, buona giornata
Dott. Luca Mazzoleni
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno,
Le consiglio di intraprendere un percorso psicologico con un professionista per indagare meglio queste sue sensazione e provare a capirne di più.
Le auguro il suo meglio.

LM
Dott.ssa Nicole Nanni
Psicologo, Psicologo clinico
Cagliari
Buongiorno,
dal suo racconto si vede quanto questo periodo sia stato carico di stress e quanto la sua attenzione sia oggi molto focalizzata sui sintomi.
Gli esami tutti negativi sono un dato davvero rassicurante, indicano che le sue funzioni cognitive sono integre.
In un’ottica psicologica, quello che descrive può essere letto come l’effetto di un sistema “in allerta” (stress, insonnia, preoccupazioni).
Questo stato può dare confusione, vuoti di memoria e una sensazione di distanza dagli eventi, che a loro volta aumentano la preoccupazione, creando un circolo.
Può essere utile lavorare non tanto sul sintomo in sé, ma su come si inserisce nella sua quotidianità: quando aumenta, cosa lo accompagna, come cambia l’attenzione su di esso.
Un supporto psicologico può aiutarla a ridurre questa iper-attivazione.
Un caro saluto
Dott.ssa Erica Farolfi
Psicologo, Psicologo clinico
Forlì
Buongiorno, immagino che questa situazione di stress prolungato le crei ansia e non sappia come gestirla. Sicuramente l'insonnia non ha effetti benefici sul sistema nervoso e la gestione dello stress, è molto positivo che abbia trovato il modo di gestirlo diversamente e affrontarlo tuttavia può essere abbia dato degli effetti ancora da smaltire sull'organismo. Allo stesso modo la continua ricerca di una spiegazione e continui esami non fan altro che aumentare lo stress psicofisico. Oltre alla terapia psicofarmacologica ha pensato a un percorso psicologico per affrontare tutto cio?
Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Salve, al netto della negatività di tutti gli accertamenti già svolti, il quadro sintomatologico che descrive potrebbe essere dovuto ad alti livelli di ansia e/o distress, pertanto, sarebbe opportuno cominciare un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta che possa affiancarla nella comprensione delle cause e nella migliore gestione possibile di ciò che innescano in lei.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Buongiorno, dice di aver avuto un forte stress. Lo stress viene generato da carichi emotivi, di sforzo intenso sia fisico che mentale o da situazioni nuove/ cambiamenti e incide nelle nostre vite quotidiane creando delle a sua volta delle sfide. Sarebbe bello poter capire da dove proviene e come può lei farvi fronte. Sicuramente gli psicofarmaci l'hanno aiutata in questo, tenendo controllo alcuni processi cerebrali e gestendone altri. Ma le reazioni elettrolitiche non possono prendere il posto delle reazioni identitarie. Le dimenticanze fanno parte proprio di questo processo: la nostra mente mette da parte delle informazioni che ritiene secondarie per potersi dedicare meglio ad altre, è proprio il processo che garantisce l'adattamento all'ambiente. Le sarebbe utile una buona psicoterapia di supporto nella gestione dello stress e degli psicofarmaci. Spero sia stata utile. Un saluto!

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