Domande del paziente (55)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gent.ma,
quello che sta vivendo non è un errore né un segnale che “c’è qualcosa di sbagliato” in lei: è un momento naturale di ridefinizione interna, qualcosa che accade quando l’identità affettiva e l’identità...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gent.ma Victoria,
si trova in una situazione che ha generato in lei un forte scossone emotivo, e non potrebbe essere altrimenti. L’esperienza che ha vissuto non riguarda soltanto ciò che è accaduto quella...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gent.mo Matteo,
si trova in una dinamica relazionale che non nasce oggi, ma che si è costruita lentamente negli anni. Da una parte ci sono i suoi sentimenti, profondi e autentici, che la spingono verso...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che descrive può comprensibilmente spaventare, soprattutto perché avviene dopo un periodo di forte sofferenza e in modo piuttosto netto. È importante però chiarire alcuni punti per darle...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la sua perplessità è comprensibile, soprattutto se si tratta del primo contatto con uno psicologo.
È importante chiarire un punto di base: ansia, vissuti di fissazione o difficoltà relazionali...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
da quanto descrivete emerge una situazione molto faticosa, che comprensibilmente vi lascia stanchi, delusi e disorientati. È importante dirlo con chiarezza: il vostro disagio è legittimo e...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gent.ma, grazie per la chiarezza con cui descrive il suo vissuto.
Quello che racconta non indica un difetto, né una mancanza personale. Descrive piuttosto un tratto di personalità: una modalità più riservata,...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gent.ma,
quello che descrive non è un comportamento casuale né semplicemente “strano”: è una dinamica relazionale coerente, anche se molto faticosa da subire. Il punto centrale non è tanto capire che etichetta...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile ragazza,
quello che sta vivendo non è tanto un errore quanto un conflitto interno tra parti diverse di sé. Da un lato c’è la relazione attuale, che le offre presenza e stabilità; dall’altro c’è...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentili genitori,
il fatto che vostro figlio abbia scelto di intraprendere una psicoterapia è già un segnale di maturità e di desiderio di prendersi cura di sé. Nelle prime fasi del percorso è frequente...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Da quanto descrive emerge una dinamica relazionale ciclica, caratterizzata da fasi di intensa vicinanza seguite da bruschi allontanamenti, svalutazione e triangolazioni. Questo tipo di andamento non dipende... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile ragazza,
da ciò che racconta emerge un quadro di ansia molto intensa ma coerente, che non indica nulla di “strano” o di pericoloso: indica piuttosto un organismo che, dopo un accumulo prolungato...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile ragazza,
quello che sta vivendo non parla di egoismo né di mancanza di empatia, ma di un meccanismo interno molto preciso che si attiva in lei proprio nei momenti in cui entra in contatto con il...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
La ringrazio per aver esposto la Sua situazione in modo così dettagliato: dal Suo racconto emerge non solo una difficoltà cognitiva, ma soprattutto un percorso lungo e frustrante, caratterizzato...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile ragazza, quello che senti è comprensibile: non stai chiedendo ‘troppo’, stai ascoltando un bisogno che in te sta diventando più chiaro e maturo.
Il punto non è forzare una decisione, ma riconoscere...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao, grazie per esserti raccontato così bene: quello che descrivi è più comune di quanto pensi, e il fatto che tu lo stia osservando a 18 anni è già un segnale di grande consapevolezza.
Da come lo spieghi,...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, grazie per aver condiviso una storia così dolorosa. Dopo 7 anni di relazione, è normale che una separazione venga vissuta come un vero “crollo”: non sta esagerando, sta attraversando un lutto... Altro
Buongiorno, sono una ragazza di 28 anni e mi ritrovo ad avere problemi in tutte le relazioni sentimentali in cui mi trovo. Soffro di ansia sociale e non sono mai stata ricambiata dai ragazzi che mi piacevano, mentre ho sempre rifiutato chi ha tentato di approcciarsi a me per i motivi più vari (troppo bello/brutto/poco intelligente/troppo popolare). Ricordo che alle scuole medie per la prima volta un ragazzo che mi piaceva da tanto tempo mi scrisse il classico bigliettino: "Ti vuoi mettere con me?" e io ero super felice ma allo stesso tempo terrorizzata, dopo qualche giorno risposi che non lo sapevo e lui mi disse che quel biglietto era uno scherzo, era solo una scommessa con un suo amico. I primi anni delle superiori mi contattò un ragazzo della mia stessa scuola, abbiamo parlato per un po' e io mi sono affezionata molto, quando mi ha chiesto di uscire ho provato uno stato di forte ansia anticipatoria e le prime volte che ci vedevamo non riuscivo neanche a parlare per la forte ansia che provavo. Siamo usciti tante volte e io ero molto affezionata, ci abbracciavamo spesso ma ero frenata dal fatto che non fosse abbastanza carino e mi vergognavo anche un po' a stare insieme a lui, invece guardando le foto dei suoi amici ho avuto un amore platonico durato diversi anni per uno di loro, con cui non sono mai riuscita a parlare. Successivamente verso i 16 anni mi chiede di uscire uno dei ragazzi più belli della scuola, io ovviamente ero terrorizzata ma le mie amiche hanno insistito affinché ci uscissi, così ho accettato, abbiamo passato una serata insieme nella sua macchina, lui mi ha portato in un posto isolato, ho dato il mio primo bacio, lui voleva avere un rapporto ed era molto insistente ma io rifiutavo perché sarebbe stata la prima mia volta e non volevo che avvenisse in quel modo. Nonostante questo lui mi toccava anche se cercavo di allontanarlo, una volta tornata a casa lui è sparito, io ovviamente chiedevo spiegazioni e lui ha iniziato ad insultarmi per il fatto che si era sentito rifiutato e che lo avevo respinto. Sono stata malissimo per un lungo periodo dopo questo evento, credo di aver sperimentato per la prima volta depressione e pensieri suicida. Ho contattato uno psicologo e uno psichiatra che mi hanno prescritto la paroxetina. Dopo questo evento ho approcciato fisicamente con vari ragazzi solo quando a qualche festa ero ubriaca, dopo non li cercavo più o li allontanavano perché non riuscivo a gestire la situazione e sapevo che ragazzi erano e che mi avrebbero fatto soffrire. A 18 anni sono stata fidanzata per la prima volta per due anni con un ragazzo conosciuto tramite amici in comune, lui ha tentato l' approccio ma all'inizio lo rifiutavo perché non mi piaceva per niente fisicamente (quando lo vedevo anni prima pensavo che fosse veramente brutto) ma era un bravissimo ragazzo, molto dolce e presente, le mie amiche insistevano affinché ci mettessimo insieme e alla fine ho iniziato a provare attrazione nei suoi confronti. Ma ricordo che la prima volta che ci siamo baciati provavo repulsione, mi vergognavo di farmi vedere in giro con lui. Ho saputo che una mia compagna di classe aveva commentato "Io con uno così brutto non riuscirei neanche a parlarci", questo mi ha ferito molto. Non sono mai riuscita ad avere un rapporto completo con lui perché avevo troppa vergogna e paura dell' intimità. Alla fine nonostante gli volessi molto bene l'ho lasciato perché avevo troppi pensieri intrusivi sul suo aspetto fisico, sul fatto che a volte provavo attrazione ma molto più spesso repulsione nei suoi confronti nonostante una forte connessione emotiva. Sono stata sola per due anni dopo questa relazione, non provando attrazione e interesse verso nessuno, fino a quando a 22 anni ho iniziato a lavorare ed ho conosciuto un mio collega di 10 anni più grande che all'epoca era fidanzato. Ho provato attrazione verso questo ragazzo e per la prima volta ho fatto io il primo passo nei confronti di qualcuno, gli scrivevo per delle scuse di lavoro, poi abbiamo iniziato a parlare di interessi in comune come la musica. Ero terrorizzata di finire come nella precedente relazione ma mi ripetevo che mi piaceva ed era carino. Così ci siamo dichiarati e la prima serata passata insieme ho provato una forte chimica nei suoi confronti, abbiamo parlato fino alle 4 di mattina, lui ha trovato il coraggio di lasciare la sua fidanzata e abbiamo iniziato a frequentarci. Il secondo giorno che ci siamo visti però già sono iniziati i pensieri intrusivi nei suoi confronti, non mi piaceva il modo in cui si vestiva, non mi piaceva il suo viso senza barba e provavo repulsione e desiderio di fuggire. Ma mi ripetevo "Prova ad andare avanti, non devi mica starci per sempre". Con lui ho avuto le prime vere esperienze intime. Così questa relazione va avanti da 5 anni dove ci sono momenti in cui penso sia l' uomo più bello del mondo e altri in cui provo repulsione per il suo aspetto e vorrei fuggire (quando provo repulsione mi vergogno anche di farmi vedere in sua compagnia dalle persone che conosco, quando lo vedo bello invece vorrei che tutti ci vedessero insieme). La situazione è peggiorata quando all' inizio di quest' anno ho interrotto la paroxetina. Le ansie nei suoi confronti si sono estese oltre all'aspetto fisico, a volte non mi piace il suo odore, ho ossessioni sul suo livello di pulizia personale e sul livello di pulizia della sua casa, ho paura che sia una persona sporca e il pensiero di stare con una persona poco pulita mi terrorizza, appena sento un cattivo odore provenire dal suo corpo provo repulsione e vorrei scappare. Anche a livello caratteriale, quando fa un pensieri che non condivido inizio a pensare che è una persona stupida e superficiale e che non posso stare con una persona così. Ultimamente ogni suo gesto e comportamento o modo di apparire mi crea ansia e rabbia. Sono devastata, vorrei scappare ma quando lo faccio sto con la speranza che lui mi cerchi, ho il terrore di lasciarlo perché fondamentalmente da quando stiamo insieme la mia vita e il mio umore erano migliorati, questa relazione mi ha aiutato a staccarmi dalla mia famiglia di origine disfunzionale, con una madre iper ansiosa e iper controllante e un padre infantile e assente. Ho appena iniziato un nuovo percorso di psicoterapia e sono terrorizzata dal fatto di dover scoprire che il mio ragazzo non è la persona adatta a me e che tutti questi pensieri siano la manifestazione che non l'ho mai amato veramente o che l'amore è finito. Scusate per la lunghezza.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentilissima,
quello che descrive non va ridotto semplicemente alla domanda “lo amo o non lo amo?”. Nel suo racconto sembrano intrecciarsi ansia, paura dell’intimità, vergogna, pensieri intrusivi, oscillazioni tra attrazione e repulsione, bisogno di conferme e timore del rifiuto. Sono aspetti che meritano di essere compresi con attenzione, senza arrivare subito a conclusioni definitive sulla relazione.
Ha fatto bene a iniziare un percorso di psicoterapia. Le suggerirei di affidarsi a uno psicologo/psicoterapeuta che abbia esperienza nel disagio affettivo e relazionale, nei disturbi d’ansia e nei pensieri ossessivi in ambito sentimentale. L’obiettivo iniziale non dovrebbe essere “decidere subito se lasciarlo o restare”, ma capire cosa si attiva dentro di lei quando una relazione diventa reale, intima e stabile.
Il partner può avere certamente caratteristiche che le piacciono o non le piacciono, ma l’intensità della sua sofferenza, della repulsione e del bisogno di fuga fa pensare che il tema principale sia più profondo della sola compatibilità di coppia. È importante esplorarlo in un contesto sicuro, continuativo e competente.
Se dovessero tornare pensieri suicidari o la sensazione di non farcela, è fondamentale chiedere aiuto subito al medico, al pronto soccorso o ai servizi di emergenza. Per il resto, non si giudichi: il percorso appena iniziato può aiutarla molto a dare un senso a ciò che le accade.
Buongiorno sono passati quasi 7 mesi da mio intervento di isterectomia e tolto anche le tube… volevo sapere se è normale non sentire il desiderio e avere paura di avere rapporti? Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile signora,
dopo un intervento di isterectomia è possibile attraversare un periodo in cui il desiderio sessuale diminuisce o in cui compaia paura all’idea di riprendere i rapporti. Non è raro: il corpo ha subito un intervento importante e, anche quando la guarigione chirurgica procede bene, può restare una sorta di “timore interno” legato al dolore, alla ferita, alla paura che qualcosa possa non essere ancora a posto o al vissuto emotivo dell’intervento.
A sette mesi dall’intervento, però, se questa paura è ancora molto presente o se il desiderio è completamente assente, può essere utile parlarne con il ginecologo o la ginecologa che l’ha seguita, per verificare che dal punto di vista fisico sia tutto ben guarito e che non ci siano fattori come secchezza vaginale, dolore, tensione del pavimento pelvico, cicatrici sensibili o altri fastidi che possano alimentare il blocco.
È importante sapere che l’asportazione dell’utero e delle tube non significa automaticamente perdita del desiderio. Se le ovaie sono state conservate, la produzione ormonale in genere continua; tuttavia il desiderio sessuale non dipende solo dagli ormoni, ma anche da sicurezza, serenità, percezione del proprio corpo, assenza di dolore e qualità della relazione.
Il mio consiglio è di non forzarsi. Si può ripartire gradualmente, con tempi rispettosi, intimità non necessariamente penetrativa, comunicazione con il partner e, se serve, l’aiuto di uno specialista in sessuologia, psicoterapia o riabilitazione del pavimento pelvico. La paura non va giudicata: va ascoltata e compresa.
Quindi sì, può essere una reazione comprensibile, ma se persiste o le crea sofferenza è giusto affrontarla, perché nella maggior parte dei casi si può migliorare molto con il supporto adeguato.
Salve, volevo chiedere un consiglio a voi dottori che siete sicuramente più esperti di me. Voglio iniziare un percorso di psicoterapia e per questo è da giorni che cerco di informarmi sui professionisti presenti nella mia zona o in zone comunque facilmente raggiungibili, cercando di capire dalle recensioni e dai loro profili chi possa essere più adatto a me e alle mie esigenze. Alcuni profili che ho trovato sono di psicologi che stanno finendo la scuola di psicoterapia, alcuni infatti si presentano come "psicologo e psicoterapeuta in formazione". Tra i vari profili, devo ammettere che mi hanno un po' convinta due in particolare che si definiscono in questo modo. Il problema però è che ho appunto il dubbio che, non essendo ancora psicoterapeuti a tutti gli effetti, non possano essere di aiuto per me. Secondo voi, fare delle sedute con psicologi specializzandi in psicoterapia può essere utile/andar bene oppure no? Voi cosa ne pensate? Perché sono davvero indecisa se provare lo stesso a fare delle sedute con professionisti ancora in formazione oppure lasciar perdere e cercare psicologi che siano psicoterapeuti già formati. Ringrazio in anticipo per le risposte!
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
sì, intraprendere un percorso con uno psicologo specializzando in psicoterapia può assolutamente essere utile, a patto che il professionista sia regolarmente abilitato come psicologo e lavori entro i limiti della propria competenza e formazione.
Il fatto che una persona sia “psicoterapeuta in formazione” non significa necessariamente che non possa essere d’aiuto. Significa che non ha ancora concluso il percorso di specializzazione, ma può comunque avere competenze cliniche, esperienza e supervisione formativa. Spesso, anzi, gli specializzandi lavorano con grande attenzione, proprio perché sono inseriti in un percorso di aggiornamento, confronto e supervisione.
Detto questo, nella scelta di un percorso psicologico o psicoterapeutico conta moltissimo come lei si sente nella relazione con il/la professionista. La prima seduta conoscitiva può essere molto importante proprio per capire se si sente accolta, compresa, rispettata e libera di esprimersi. Non è necessario avere subito certezze assolute: può provare uno o più colloqui e poi ascoltare la sua risposta interna.
Se dopo il primo incontro sente fiducia, chiarezza e una buona sintonia, può essere un buon segnale per proseguire. Se invece qualcosa non la convince, ha sempre la possibilità di cambiare professionista e orientarsi verso qualcuno che senta più adatto a lei.
Quindi non scarterei a priori uno psicologo specializzando in psicoterapia. Valuti la preparazione, la trasparenza, il modo in cui si presenta e soprattutto come si sente lei durante l’incontro. La qualità della relazione terapeutica è uno degli elementi centrali perché un percorso possa essere davvero utile.
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Ernia del disco lombare
Gentile paziente,
certamente un'ernia potrebbe essere la causa del suo…