Buonasera, Sono una ragazza di 30 anni con un lavoro stabile ma vivo ancora con i miei. Ho un fida

13 risposte
Buonasera,
Sono una ragazza di 30 anni con un lavoro stabile ma vivo ancora con i miei.
Ho un fidanzato di 32 anni da 3 anni parliamo di convivenza da sempre ma senza arrivare al sodo e questa cosa mi va stretta, in un ultima discussione mi sono sentita dire che chiedendolo faccio pressioni e questo mi ha messo molta tristezza.
La sua indecisione scaturisce dalla sua ansia lavorativa, sulla indecisione di che carriera lavorativa prendere, se fare un trasferimento oppure no. E io cosa dovrei fare aspettare la sua decisione ? Se decidesse tra un’anno o due ? Tra L altro se decidesse di trasferirsi io lo seguirei ma questo mi fa sembrare che solo io sono disposta a fare delle cose per lui.
Io sono triste: mie coetanee , conoscenti, parenti, colleghe hanno una vita mentre io sono ancora con mamma e papà , al massimo organizziamo viaggi e fine settimana.
Sento dentro di me crescere il desiderio di famiglia, unione e tanto altro che vedo ad oggi una cosa molto lontana.
Ho paura a riaffrontare l argomento data l’ultima volta.. come potrei fare ?
Dott.ssa Silvia Turini
Psicoterapeuta, Psicologo
Leno
Buonasera, da ciò che scrive emerge il suo desiderio di costruire una relazione basata su un impegno concreto e significativo come la scelta di convivere e costruire una nuova famiglia. Pare però, che il suo fidanzato attuale non abbia al momento lo stesso suo desiderio e questo comprensibilmente la destabilizza, la interroga sui suoi sentimenti e investimento nella relazione. Le si pone davanti un conflitto interno di non poca rilevanza, perché si tratta di scegliere fra le sue istanze interne e il confronto con quelle del suo partner che sono invece diverse. Ogni volta che ci troviamo in una situazione di conflitto, ci sentiamo persi ed è difficile trovare quale sia la scelta migliore, la strada giusta da percorrere. La inviterei a partire da ciò che al suo interno è già chiaro (i suoi desideri di indipendenza dalla famiglia d'origine, il desiderio di unione e famiglia, ...) per provare a comprendere se tutto questo può conciliarsi con la diversità e l'indecisione del suo fidanzato attuale, oppure no; se magari può provare a realizzare qualcosa di ciò che desidera in modo autonomo, ecc.. Può anche chiedere aiuto ad un professionista che la supporti in questa delicata e complessa fase di comprensione di sè e di ciò che la interroga e la scuote.

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Dott.ssa Paola di Tota
Psicoterapeuta, Psicologo
Brescia
Ho letto una volta una poesia cinese che recitava "aspetto ancora un po'"... se questo le può essere d'aiuto nel riflettere se ne valga la pena, se vuole fidarsi e affidare la propria felicità nelle mani altrui.
Dr. Riccardo Sirio
Psicologo, Psicologo clinico
Trofarello
Sento tristezza, senso di fermo e solitudine nel confronto con gli altri. Il tuo desiderio di convivenza non è una pressione, è un bisogno legittimo di andare avanti. Restare in attesa delle sue decisioni ti fa sentire in secondo piano, come se il tempo e i sacrifici fossero solo tuoi.
La paura di parlarne nasce dal timore di non essere accolta. Ma il tuo desiderio di unione è reale, sta crescendo, e ignorarlo per troppo tempo rischia di farti allontanare da te stessa. Chiedere chiarezza non è forzare: è prendersi cura della propria vita.
Dott.ssa Soraya Cibic
Psicoterapeuta, Psicologo
Padova
Buonasera,
dalle tue parole si sente una tristezza profonda e legittima, legata al desiderio di crescere, costruire e sentirti scelta dentro un progetto di coppia. Non c’è nulla di sbagliato in questo bisogno, non è una pressione, ma l’espressione di una fase evolutiva importante della tua vita.

È comprensibile che l’incertezza del tuo partner, legata al lavoro e alle sue ansie, ti metta in una posizione di attesa che pesa sempre di più. Quando l’attesa diventa fonte di sofferenza, è importante fermarsi e chiedersi non tanto quando l’altro deciderà, ma di cosa hai bisogno tu ora e per quanto tempo sei disposta a restare in questa sospensione.

Potresti provare ad affrontare l'argomento partendo dai tuoi vissuti, senza richieste o scadenze. Puoi raccontargli come ti senti, quanto questa situazione ti fa sentire sola e poco vista, senza concentrarti (per il momento) sulle decisioni pratiche, per arrivare ad una fase di problem solving condivisa riguardo a questo importante passo della vostra relazione.

Se però il dialogo resta difficile o carico di paure e ansie, un percorso di psicoterapia individuale o di coppia può aiutare a fare chiarezza sui bisogni di entrambi e sulla direzione della relazione. In terapia coppia potreste lavorare sulla comunicazione efficace, cha supporti la risoluzione dei problemi e la condivisione emotiva per arrivare alla possibilità di pensare il vostro futuro senza ansie, nello spazio sicuro della terapia. Il tuo desiderio di unione e progettualità è sano e merita ascolto, prima di tutto da parte tua, per cui la terapia individuale potrebbe aiutarti a capire cosa è importante per te e come poterlo comunicare efficacemente per essere ascoltata, valorizzata e vivere la vita compatibilmente con i tuoi bisogni e desideri.
Buonasera,
la difficoltà che descrive sembrerebbe non riguarda solo la convivenza in sé, ma il modo in cui i vostri tempi di vita e i vostri bisogni stanno procedendo in direzioni diverse. Il suo desiderio di progettualità, autonomia e famiglia è coerente con la fase evolutiva che sta attraversando; l’indecisione del suo partner sembra invece legata a una fase di incertezza personale e lavorativa che rende difficile assumere impegni percepiti come definitivi. Quando la sua richiesta di chiarezza viene vissuta come “pressione”, si crea una dinamica in cui lei esprime un bisogno legittimo e lui risponde con il rinvio per gestire la propria ansia. Nel tempo, questo può portare a uno squilibrio: una persona che aspetta e si adatta, e l’altra che rimanda le scelte. Aspettare una decisione futura ha senso solo se l’attesa è condivisa, definita e riconosciuta. In caso contrario, il rischio è che lei resti sospesa, rinviando i propri bisogni in funzione delle difficoltà dell’altro. Per riaprire il dialogo, può essere utile spostare il focus dal “quando andremo a convivere” al “come stiamo vivendo questa fase della relazione”. Esprimere ciò che questa situazione le provoca emotivamente, senza accusare, permette di capire se esiste una direzione comune, anche con tempi diversi. Il punto centrale non è forzare una decisione, ma verificare se il progetto di coppia è realmente condiviso o se, oggi, il peso dell’attesa ricade solo su di lei.
Le auguro di poter trovare, attraverso il dialogo e l’ascolto reciproco, maggiore chiarezza e serenità nel suo percorso, restando in contatto con i suoi bisogni e con ciò che per lei è davvero importante.
Cordiali saluti
Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Salve, l'argomento è sicuramente da affrontare poiché altrimenti rischia di delegare al suo fidanzato tutto il potere decisionale sia del vostro presente che del vostro futuro mentre, invece, per poter funzionare in modo appagante e reggere anche nel lungo periodo, un rapporto dovrebbe basarsi su scelte condivise, obiettivi comuni e una progressione soddisfacente per entrambi, non una attesa nel timore di avanzare lecite richieste per scongiurare un litigio.
Pertanto, le suggerirei in primis di cominciare un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta per capire bene di cosa sente il bisogno lei e cosa desidera, poi affrontare a idee chiare la discussione con il suo fidanzato conscia di cosa può accettare e per quanto tempo e cosa no.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buonasera, da quello che racconta si sente chiaramente una fatica emotiva profonda, fatta di attesa, confronto continuo con gli altri e di un desiderio di vita che sente crescere mentre la realtà sembra rimanere ferma. La sua tristezza è comprensibile e legittima. Non sta chiedendo qualcosa di eccessivo o immaturo, sta dando voce a un bisogno naturale di passaggio, di costruzione, di autonomia e di progettualità condivisa. Vivendo ancora con i suoi genitori, mentre intorno a lei vede coetanee che convivono, costruiscono una famiglia o semplicemente abitano una vita più autonoma, è normale che si attivi un senso di confronto e di frustrazione. Questo non significa che lei stia sbagliando qualcosa o che sia in ritardo, ma indica che il suo bisogno attuale è diverso da quello che era qualche anno fa. Lei oggi sente che restare in questa sospensione le va stretta, e questo è un segnale importante da ascoltare. Il punto centrale non sembra essere solo la convivenza in sé, ma il fatto di sentirsi sola nel desiderio di fare un passo avanti. Quando lei prova a parlare di futuro e riceve come risposta che sta facendo pressioni, è naturale che questo la faccia sentire triste, forse anche colpevole per aver espresso ciò che sente. In realtà, chiedere chiarezza non è fare pressione. Diventa pressione solo quando una richiesta viene fatta senza ascoltare l’altro. Da quello che scrive, invece, lei ascolta molto, forse anche troppo, mettendo i bisogni del suo compagno davanti ai suoi. Il suo fidanzato sembra attraversare una fase di incertezza legata al lavoro e alle scelte di carriera. È comprensibile che l’ansia per il futuro professionale renda difficile prendere decisioni importanti. Tuttavia, il rischio è che questa indecisione diventi una sorta di parcheggio emotivo, dove il tempo passa ma nulla si muove davvero. Ed è qui che lei si sente bloccata, come se la sua vita fosse in attesa della decisione di un altro. La domanda che lei si pone, cioè se deve aspettare e per quanto, è molto onesta. Non esiste una risposta giusta in assoluto, ma esiste una risposta che deve tener conto anche di lei. Aspettare ha senso solo se c’è una direzione condivisa, anche se i tempi non sono definiti. Quando invece non c’è una visione comune, l’attesa rischia di trasformarsi in rinuncia a se stessi. Il fatto che lei sarebbe disposta a seguirlo in un eventuale trasferimento, mentre sente che dall’altra parte questa disponibilità non è reciproca, alimenta un senso di squilibrio. È come se lei stesse già facendo spazio nella sua vita per lui, mentre lui fatica a fare spazio per la coppia. Questo non significa che lui non tenga a lei, ma indica che in questo momento siete forse in due fasi diverse del percorso. La paura di riaffrontare l’argomento nasce dal timore di essere di nuovo respinta o etichettata come quella che chiede troppo. Può essere utile provare a spostare il focus della conversazione. Non tanto su cosa lui dovrebbe fare, ma su come lei sta. Parlare di sé, delle emozioni che prova, del senso di immobilità, del desiderio di costruire qualcosa insieme, senza porre ultimatum ma nemmeno minimizzando ciò che sente. Non per convincerlo, ma per essere autentica. Una relazione cresce quando entrambi possono portare i propri bisogni senza paura. Se questo spazio non c’è, o se ogni tentativo di confronto genera chiusura, è importante chiedersi se questa relazione, così com’è oggi, riesce ancora a nutrirla. Non perché lei non ami il suo compagno, ma perché l’amore da solo non basta se uno dei due sente di dover continuamente rimandare se stesso. Lei non sta chiedendo troppo. Sta chiedendo di vivere una vita che sente sua. Questo desiderio merita rispetto, prima di tutto da parte sua. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buonasera,
quello che racconta è una situazione molto comprensibile e, soprattutto, legittima dal punto di vista emotivo. A 30 anni, con una stabilità personale e lavorativa, è naturale sentire il desiderio di costruire una vita propria, di fare passi concreti verso una convivenza, una famiglia, un progetto condiviso. Il fatto che questo desiderio non trovi spazio nella relazione può generare tristezza, frustrazione e un senso di “essere rimasta indietro” rispetto agli altri, ma è importante ricordare che i tempi della vita non sono una gara e non definiscono il valore di una persona.

Nel vostro rapporto sembra esserci una forte asimmetria: lei è pronta a fare scelte, anche importanti, mentre il suo partner appare bloccato dalle proprie ansie lavorative e decisionali. L’ansia può effettivamente paralizzare e rendere difficile impegnarsi, ma questo non significa che i suoi bisogni debbano essere messi da parte. Chiedere chiarezza non è fare pressioni: è esprimere ciò di cui si ha bisogno. Se però l’altro vive ogni richiesta come una minaccia, il rischio è che lei finisca per adattarsi, aspettare, rimandare, mettendo se stessa in secondo piano.

La domanda “devo aspettare?” è centrale. Più che aspettare una sua decisione futura, forse è utile chiedersi: io cosa desidero per me, e quanto tempo sono disposta a rimanere in una situazione che non mi fa stare bene? Seguirlo in un eventuale trasferimento senza che ci sia una reale reciprocità può alimentare la sensazione di sacrificio unilaterale che già oggi la fa soffrire.

Per riaprire l’argomento potrebbe provare a spostare il focus dal “quando andiamo a convivere” al “come sto io dentro questa situazione”. Parlare in prima persona, dei suoi sentimenti e dei suoi bisogni, senza accuse, ma con chiarezza: non per forzarlo a decidere, bensì per capire se i vostri tempi e i vostri progetti sono davvero compatibili. Anche il silenzio, però, è una risposta, e va ascoltata.

Vista la complessità emotiva che emerge e la sofferenza che sta vivendo, credo sia consigliabile approfondire questi temi con uno specialista, per aiutarla a fare chiarezza su di sé, sui propri desideri e sui confini da mettere nella relazione.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Antonella Abate
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera,
dalle sue parole emerge una tristezza comprensibile e un forte desiderio di costruire qualcosa di più stabile. Non sta “facendo pressioni”: sta esprimendo un bisogno legittimo, coerente con la sua età e con il percorso di coppia. L’indecisione del suo partner, legata alle sue difficoltà lavorative, è reale, ma non può mettere in sospeso indefinitamente anche la sua vita.
È importante che lei trovi uno spazio per dire come si sente, usando un linguaggio centrato su di sé (“io sento”, “io ho bisogno”) più che sulle sue mancanze. Se il dialogo resta bloccato o genera solo paura e frustrazione, un percorso psicologico, individuale o di coppia, potrebbe aiutarla a chiarire i suoi bisogni e a capire se questa relazione può davvero andare nella direzione che desidera.
Buongiorno, è normale sentirsi frustrati quando i tempi del partner non coincidono con i propri bisogni.
Imparare accettare la propria ansia e la tristezza sono il primo passo per poterli poi gestire.
Non è sicuramente una colpa desiderare una famiglia e per questo è importante riuscire a parlarne apertamente con il partner per rendersi conto se tempi di lui sono compatibili con i suoi.
A volte piccoli passi come pianificare concretamente matrimonio ed eventuale trasferimento possono ridurre incertezza e ansia.
Se invece si rende conto che anche questo passo non porta a ciò che vuole, potrebbe considerare una consulenza psicologica che la può aiutare a migliorare la capacità di prendere decisioni coerenti con i suoi bisogni.
La saluto
Dott.ssa Ilaria Innocenti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Firenze
Buonasera, mi dispiace per la sua situazione. Se sente un divario eccessivo nella coppia credo sia necessario prima di tutto chiarirsi con se stessa (fino a che punto sono autenticamente disposta ad aspettare o a rinunciare senza risentimento?) e poi chiarire la sua posizione con lui e ascoltare anche la sua posizione. La condivisione è fondamentale e prendere decisioni insieme è fondamentale. Un saluto, Ilaria Innocenti
Dott.ssa Silvana Grilli
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buonasera,
capisco bene la tristezza e la frustrazione che sta vivendo. Trovarsi in una fase di attesa indefinita, quando dentro di sé sente crescere il desiderio di costruire qualcosa di più stabile, può essere davvero logorante.

Il confronto con coetanee e conoscenti che sembrano avere percorsi diversi può amplificare il senso di disagio e la sensazione di essere “indietro”. È naturale guardarsi intorno e confrontarsi, ma questo rischia anche di allontanarla da ciò che sente davvero, dai suoi tempi e dai suoi bisogni autentici. Ogni persona ha un percorso unico, e ciò che è giusto o possibile per altri non necessariamente lo è per lei.

Dopo tre anni di relazione è comprensibile e legittimo desiderare di fare passi avanti. Dal suo racconto sembra emergere una discrepanza tra il suo bisogno di progettualità — come una convivenza o un progetto condiviso — e il momento di vita del suo partner, ancora centrato su decisioni personali e lavorative. A volte può accadere che due persone, pur volendosi bene, si trovino in fasi diverse, con tempi e priorità che non coincidono, e questo può generare una sofferenza profonda in chi resta in attesa.

Se questa situazione continua a pesare sul suo benessere, potrebbe essere utile avere uno spazio di ascolto in cui poter dare senso a ciò che sta vivendo. Un percorso psicologico può accompagnarla nell’esplorare i suoi desideri, i suoi tempi e i suoi bisogni, aiutandola a comprendere meglio cosa questa fase le sta chiedendo.

Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
Dott.ssa Romina Abatecola
Psicologo, Psicologo clinico
Fondi
Salve,
è importante in questi casi trovare uno spazio di dialogo, che non debba per forza essere una richiesta di presa di responsabilità da parte del suo fidanzato ma un modo per aprirsi, fargli capire come lei si sente, cosa prova, quali sono le sue paure e preoccupazioni a breve e lungo termine. Uno spazio che allo stesso tempo permetterà al suo fidanzato di fare altrettanto.
Ritengo opportuno, che lei dia a se stessa un tempo "X" oltre il quale non ritiene di voler andare. Arriverà il momento opportuno per condividere questa scelta con il suo fidanzato.
I rapporti di coppia sono incontri nei quali ognuno dà e riceve, offre e rinuncia a qualcosa di sè ma è importante chiarire con sè stessi e l'altro quali siano i punti fermi a cui non si è disposti a rinunciare.

Saluti
Dott.ssa Abatecola Romina

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