Buongiorno, in certi periodi dell'anno (come in questo momento) è come se la mia mente fosse annebbi
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Buongiorno, in certi periodi dell'anno (come in questo momento) è come se la mia mente fosse annebbiata. L'ultimo episodio risale a metà febbraio 2025 e questo malessere come arriva, va via spontaneamente solo dopo alcune settimane. Avete presente lo stordimento che si vive appena alzati o quando si prende un'influenza? Ecco una cosa di questo tipo. La condizione è un po' invalidante perchè non ho la lucidità per compiere cose anche abbastanza semplici e alcune volte sono costretto a dover rimandare anche impegni importanti perchè "non ci sono con la testa". Questa sensazione mi mette di cattivo umore e sembra di non essere presente. In condizioni normali il nostro cervello lavora tanto e si pensa. Nel mio caso è in una specie di stand-by. Il sonno è regolare, salvo alcuni risvegli notturni che ho anche in condizioni normali però una volta che mi corico, mi addormento subito come se avessi assunto dei medicinali allo scopo ma così non è e fatico ad alzarmi. Per il mangiare tutto ok, anche qui nessun problema. Il fatto strano è che in certi momenti e (a caso) riacquisto un po' di lucidità a tarda notte per poi riperdere tutto dopo il riposo notturno. Da quanto vi ho esposto, di cosa si può trattare e qual è la figura più indicata tra psicologo e psichiatra per ricevere una corretta diagnosi ed eventuale terapia? Grazie mille.
Buona sera, gentile utente, capisco perfettamente la sua descrizione, da ciò che indica potrebbe trattarsi di "nebbia mentale". La sensazione di "mente annebbiata" o "testa confusa" è un sintomo molto frustrante e invalidante, noto in inglese come "Brain Fog" o "nebbia cognitiva". È importante sottolineare che non è una diagnosi medica in sé, ma piuttosto un insieme di sintomi che indicano un affaticamento del sistema nervoso centrale o un'alterazione delle funzioni cognitive.
le dico brevemnete di cosa si può trattare
I sintomi che lei descrive (difficoltà di lucidità, stordimento, lentezza nel pensiero, sensazione di "stand-by" mentale, peggioramento dopo il riposo notturno e lucidità fugace a tarda notte) sono molto classici della nebbia mentale.
Le cause del Brain Fog possono essere molteplici e spesso interconnesse, e possono variare da fattori fisici a quelli psicologici:
Fattori Fisici e Organici:
Squilibri ormonali o metabolici
Carenze nutrizionali
Infiammazione sistemica o intestinale (Disbiosi): L'asse intestino-cervello è molto studiato; un intestino infiammato può produrre metaboliti che influenzano negativamente la funzione cerebrale (neuroinfiammazione).
Infezioni: La nebbia cognitiva è un sintomo comune e persistente, ad esempio, nel Long COVID o dopo altre infezioni virali.
Disturbi del sonno: Nonostante lei dorma regolarmente, il fatto di addormentarsi subito e far fatica ad alzarsi può indicare una qualità del sonno non ottimale o una potenziale ipersonnia.
Fattori Psicologici e di Stile di Vita:
Stress cronico e Ansia: Lo stress esaurisce i neurotrasmettitori e può innescare uno stato di confusione mentale.
Depressione: I disturbi dell'umore spesso si manifestano con difficoltà di concentrazione e rallentamento del pensiero.
Fattori stagionali: Il manifestarsi in periodi specifici (come Febbraio e ora) può suggerire un legame con fattori stagionali o con l'andamento di una condizione sottostante.
lei chiede quale figura professionale consultare?
Data la natura eterogenea delle possibili cause, e il fatto che i suoi sintomi sono invalidanti e periodici, il percorso più indicato per una corretta diagnosi è di tipo multidisciplinare, ma la prima figura da consultare è il Medico Curante , fondamentale per:
Escludere le cause fisiche più comuni: Richiedere un inquadramento iniziale con esami del sangue (es. tiroide, glicemia, carenze vitaminiche/nutrizionali, infiammazione), poi magari uno psicologo intanto per indicare l'aspetto psicologico connaturato con le nebbia mentale. Se crede e vuole affidarsi a me, possiamo parlarne eventuelmente, anche on line, qualora fosse distante.
le auguro di risolvere la sua condizione
cari saluti dott.ssa giusi vicino
le dico brevemnete di cosa si può trattare
I sintomi che lei descrive (difficoltà di lucidità, stordimento, lentezza nel pensiero, sensazione di "stand-by" mentale, peggioramento dopo il riposo notturno e lucidità fugace a tarda notte) sono molto classici della nebbia mentale.
Le cause del Brain Fog possono essere molteplici e spesso interconnesse, e possono variare da fattori fisici a quelli psicologici:
Fattori Fisici e Organici:
Squilibri ormonali o metabolici
Carenze nutrizionali
Infiammazione sistemica o intestinale (Disbiosi): L'asse intestino-cervello è molto studiato; un intestino infiammato può produrre metaboliti che influenzano negativamente la funzione cerebrale (neuroinfiammazione).
Infezioni: La nebbia cognitiva è un sintomo comune e persistente, ad esempio, nel Long COVID o dopo altre infezioni virali.
Disturbi del sonno: Nonostante lei dorma regolarmente, il fatto di addormentarsi subito e far fatica ad alzarsi può indicare una qualità del sonno non ottimale o una potenziale ipersonnia.
Fattori Psicologici e di Stile di Vita:
Stress cronico e Ansia: Lo stress esaurisce i neurotrasmettitori e può innescare uno stato di confusione mentale.
Depressione: I disturbi dell'umore spesso si manifestano con difficoltà di concentrazione e rallentamento del pensiero.
Fattori stagionali: Il manifestarsi in periodi specifici (come Febbraio e ora) può suggerire un legame con fattori stagionali o con l'andamento di una condizione sottostante.
lei chiede quale figura professionale consultare?
Data la natura eterogenea delle possibili cause, e il fatto che i suoi sintomi sono invalidanti e periodici, il percorso più indicato per una corretta diagnosi è di tipo multidisciplinare, ma la prima figura da consultare è il Medico Curante , fondamentale per:
Escludere le cause fisiche più comuni: Richiedere un inquadramento iniziale con esami del sangue (es. tiroide, glicemia, carenze vitaminiche/nutrizionali, infiammazione), poi magari uno psicologo intanto per indicare l'aspetto psicologico connaturato con le nebbia mentale. Se crede e vuole affidarsi a me, possiamo parlarne eventuelmente, anche on line, qualora fosse distante.
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cari saluti dott.ssa giusi vicino
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Gentile utente, grazie per aver condiviso la sua situazione.
Quello che descrive richiama stati in cui la mente sembra allontanarsi leggermente dalle cose, come se la chiarezza abituale si attutisse. Alcune persone raccontano una sensazione simile a un velo, altre la descrivono come un momento di distacco o come se l’ambiente fosse meno nitido del solito. In alcuni casi può avvicinarsi a fenomeni di derealizzazione o a un annebbiamento legato alla fatica mentale accumulata, ma per comprenderne la natura serve osservare con cura come nasce, quanto dura e in quali momenti si presenta.
Il fatto che questi episodi vadano e vengano, e che lei percepisca sprazzi di lucidità improvvisi, suggerisce un funzionamento oscillante della mente che attraversa periodi di maggiore vulnerabilità. Non indica automaticamente una condizione grave, ma è importante non trascurarlo, perché quando questi vissuti si ripetono possono influire sul modo in cui ci si sente presenti nella propria vita quotidiana.
Ritengo fondamentale che lei possa approfondire questo quadro, per capire se questi episodi rappresentino una forma di distacco psicologico, un modo in cui il suo mondo interno sta reagendo a un periodo di pressione o qualcosa che necessita di una valutazione più precisa. Un primo colloquio psicologico le permetterà di dare un nome a ciò che sente e capire se coinvolgere anche uno psichiatra per una diagnosi più dettagliata.
Prenoti un primo colloquio gratuito per esplorare i suoi vissuti, ricevere un primo parere professionale e valutare i passi successivi.
Per ogni eventuale approfondimento sono a sua disposizione, anche online.
Un caro saluto,
Dott. Mauro Terracciano.
Quello che descrive richiama stati in cui la mente sembra allontanarsi leggermente dalle cose, come se la chiarezza abituale si attutisse. Alcune persone raccontano una sensazione simile a un velo, altre la descrivono come un momento di distacco o come se l’ambiente fosse meno nitido del solito. In alcuni casi può avvicinarsi a fenomeni di derealizzazione o a un annebbiamento legato alla fatica mentale accumulata, ma per comprenderne la natura serve osservare con cura come nasce, quanto dura e in quali momenti si presenta.
Il fatto che questi episodi vadano e vengano, e che lei percepisca sprazzi di lucidità improvvisi, suggerisce un funzionamento oscillante della mente che attraversa periodi di maggiore vulnerabilità. Non indica automaticamente una condizione grave, ma è importante non trascurarlo, perché quando questi vissuti si ripetono possono influire sul modo in cui ci si sente presenti nella propria vita quotidiana.
Ritengo fondamentale che lei possa approfondire questo quadro, per capire se questi episodi rappresentino una forma di distacco psicologico, un modo in cui il suo mondo interno sta reagendo a un periodo di pressione o qualcosa che necessita di una valutazione più precisa. Un primo colloquio psicologico le permetterà di dare un nome a ciò che sente e capire se coinvolgere anche uno psichiatra per una diagnosi più dettagliata.
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Un caro saluto,
Dott. Mauro Terracciano.
Buongiorno, quello che descrive sembra essere per lei una condizione davvero faticosa, soprattutto perché arriva a ondate, senza preavviso, e finisce per interferire con la sua lucidità, il suo umore e la sua capacità di portare avanti la vita quotidiana. Si percepisce quanto questa sensazione di testa annebbiata la disorienti, quasi come se per periodi non riuscisse a sentirsi pienamente presente dentro le sue giornate. Quando racconta che a volte deve rimandare impegni proprio perché “non c’è con la testa”, emerge quanto questo la faccia sentire limitato e forse anche un po’ preoccupato. Esperienze come quella che descrive possono avere molte possibili origini, e non sempre sono riconducibili a una singola causa. A volte possono comparire nei periodi di stress prolungato, oppure quando si accumula tensione senza accorgersene. In altri casi entrano in gioco fattori fisici o emotivi. La sensazione di essere in stand-by, di funzionare come rallentati, può diventare molto pesante soprattutto quando si alternano momenti in cui tutto sembra tornare nitido per poi svanire nuovamente senza logica apparente. Non c’è nulla di “strano” in ciò che riferisce, ma capisco quanto sia frustrante non riuscire a trovare un filo che colleghi questi episodi. È del tutto legittimo chiedersi a chi rivolgersi. Quando il disagio ha componenti che toccano sia la sfera fisica sia quella psicologica, spesso la cosa più utile è affiancare due figure complementari. Uno specialista in psicologia può aiutarla a esplorare se ci sono aspetti emotivi, abitudini di vita o stati di tensione che possono contribuire a questi episodi. Uno psichiatra, invece, è la figura che può distinguere eventuali condizioni che rientrano più nell’ambito medico e valutare, se necessario, un percorso terapeutico adatto. Non è obbligatorio iniziare da una figura precisa, ma è importante che si senta accolto e ascoltato nel suo insieme, senza ridurre la sua esperienza a un’unica ipotesi. Quello che però può già fare ora è riconoscere che il malessere che prova merita attenzione e che non è tenuto ad affrontarlo da solo. Può osservare se questi episodi arrivano in momenti dell’anno più stressanti, se coincidono con periodi in cui si sente più sotto pressione o più stanco emotivamente. Anche piccoli cambiamenti nel ritmo del sonno e nell’energia possono dare segnali preziosi su come funziona il suo corpo nei periodi in cui “si spegne”. La cosa importante è non ignorare ciò che sente. Rivolgersi a un professionista è una scelta di cura, non un’allarmarsi. Le permetterà di avere uno spazio in cui capire meglio cosa accade e ricevere indicazioni basate sulla sua storia personale. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno,
da come descrive la situazione, immagino quanto questo stato di annebbiamento possa essere faticoso e destabilizzante. Non sentirsi lucidi, avere la sensazione di essere “in stand-by”, dover rimandare impegni, sono condizioni che impattano sul benessere emotivo e sulla qualità della vita, ed è comprensibile che tutto questo generi irritazione e un certo smarrimento.
I sintomi che riporta possono avere origini diverse, perciò in questi casi può essere utile effettuare un consulto psicologico per esplorare il periodo che sta vivendo, la sua storia e il contesto in cui questi episodi si manifestano.
Allo stesso tempo, se i sintomi dovessero ripresentarsi con questa intensità o frequenza, può essere indicato anche un confronto con uno psichiatra, che ha la possibilità di fare una diagnosi medica completa ed eventualmente valutare aspetti organici e terapeutici.
Resto a disposizione,
un caro saluto,
dott.ssa Elena Dati
da come descrive la situazione, immagino quanto questo stato di annebbiamento possa essere faticoso e destabilizzante. Non sentirsi lucidi, avere la sensazione di essere “in stand-by”, dover rimandare impegni, sono condizioni che impattano sul benessere emotivo e sulla qualità della vita, ed è comprensibile che tutto questo generi irritazione e un certo smarrimento.
I sintomi che riporta possono avere origini diverse, perciò in questi casi può essere utile effettuare un consulto psicologico per esplorare il periodo che sta vivendo, la sua storia e il contesto in cui questi episodi si manifestano.
Allo stesso tempo, se i sintomi dovessero ripresentarsi con questa intensità o frequenza, può essere indicato anche un confronto con uno psichiatra, che ha la possibilità di fare una diagnosi medica completa ed eventualmente valutare aspetti organici e terapeutici.
Resto a disposizione,
un caro saluto,
dott.ssa Elena Dati
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso con tanta precisione quello che sta vivendo. Le sensazioni che descrive – annebbiamento mentale, difficoltà di concentrazione, momenti di “stand-by” cognitivo e una fluttuazione della lucidità nell’arco della giornata – possono effettivamente risultare molto invalidanti, soprattutto quando interferiscono con le attività quotidiane e con la sensazione di “esserci” nel proprio vissuto.
Da una prospettiva psicologico-clinica, ciò che racconta può emergere in diversi contesti: momenti di forte sovraccarico emotivo o cognitivo, periodi di stress prolungato, alterazioni del ritmo sonno-veglia, oppure quadri ansiosi che si esprimono più sul piano somatico che su quello dei pensieri. A volte il corpo “spegne la luce” per proteggerci quando percepisce una fatica che non sempre è immediatamente evidente.
Allo stesso tempo, il fatto che l’annebbiamento sia ciclico, ritorni in determinati periodi dell’anno e abbia un impatto così significativo sulla funzionalità quotidiana merita un inquadramento attento e multidimensionale. Nel modello sistemico-relazionale consideriamo sempre come mente, corpo e contesto interagiscano: ciò che accade nel corpo può essere un modo con cui l’intero sistema segnala un sovraccarico, una fase di transizione o un bisogno di riassestamento.
Per orientarsi correttamente, le figure a cui fare riferimento sono due:
• Lo psicologo/psicoterapeuta può aiutarla a esplorare l’origine emotiva e relazionale di questi episodi, comprendere quali situazioni o periodi dell’anno li precedono, come il corpo sta rispondendo allo stress e costruire insieme strategie per ridurre l’impatto sulla sua vita quotidiana.
• Lo psichiatra è la figura più indicata per un inquadramento diagnostico quando il sintomo è così ricorrente e compromettente. Può escludere cause organiche, valutare il funzionamento neurobiologico e, se necessario, proporre un supporto farmacologico temporaneo.
Di solito, l’approccio più completo nasce dalla collaborazione: una valutazione psichiatrica e un percorso psicoterapeutico possono procedere insieme e offrire una visione integrata del problema.
Il fatto che questi episodi si risolvano spontaneamente e che lei percepisca comunque dei momenti di lucidità è un elemento positivo: indica che il sistema sta cercando un equilibrio, anche se in modo oscillante. Intervenire ora potrebbe aiutarla a capire cosa mantiene questa oscillazione e a prevenirla nelle stagioni successive.
Resto a disposizione per ogni approfondimento o dubbio. Per affrontare questa esperienza e trovare un nuovo senso di stabilità, passo dopo passo.
Resto a sua disposizione.
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
la ringrazio per aver condiviso con tanta precisione quello che sta vivendo. Le sensazioni che descrive – annebbiamento mentale, difficoltà di concentrazione, momenti di “stand-by” cognitivo e una fluttuazione della lucidità nell’arco della giornata – possono effettivamente risultare molto invalidanti, soprattutto quando interferiscono con le attività quotidiane e con la sensazione di “esserci” nel proprio vissuto.
Da una prospettiva psicologico-clinica, ciò che racconta può emergere in diversi contesti: momenti di forte sovraccarico emotivo o cognitivo, periodi di stress prolungato, alterazioni del ritmo sonno-veglia, oppure quadri ansiosi che si esprimono più sul piano somatico che su quello dei pensieri. A volte il corpo “spegne la luce” per proteggerci quando percepisce una fatica che non sempre è immediatamente evidente.
Allo stesso tempo, il fatto che l’annebbiamento sia ciclico, ritorni in determinati periodi dell’anno e abbia un impatto così significativo sulla funzionalità quotidiana merita un inquadramento attento e multidimensionale. Nel modello sistemico-relazionale consideriamo sempre come mente, corpo e contesto interagiscano: ciò che accade nel corpo può essere un modo con cui l’intero sistema segnala un sovraccarico, una fase di transizione o un bisogno di riassestamento.
Per orientarsi correttamente, le figure a cui fare riferimento sono due:
• Lo psicologo/psicoterapeuta può aiutarla a esplorare l’origine emotiva e relazionale di questi episodi, comprendere quali situazioni o periodi dell’anno li precedono, come il corpo sta rispondendo allo stress e costruire insieme strategie per ridurre l’impatto sulla sua vita quotidiana.
• Lo psichiatra è la figura più indicata per un inquadramento diagnostico quando il sintomo è così ricorrente e compromettente. Può escludere cause organiche, valutare il funzionamento neurobiologico e, se necessario, proporre un supporto farmacologico temporaneo.
Di solito, l’approccio più completo nasce dalla collaborazione: una valutazione psichiatrica e un percorso psicoterapeutico possono procedere insieme e offrire una visione integrata del problema.
Il fatto che questi episodi si risolvano spontaneamente e che lei percepisca comunque dei momenti di lucidità è un elemento positivo: indica che il sistema sta cercando un equilibrio, anche se in modo oscillante. Intervenire ora potrebbe aiutarla a capire cosa mantiene questa oscillazione e a prevenirla nelle stagioni successive.
Resto a disposizione per ogni approfondimento o dubbio. Per affrontare questa esperienza e trovare un nuovo senso di stabilità, passo dopo passo.
Resto a sua disposizione.
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Salve, per una corretta diagnosi suggerirei di rivolgersi ad uno Psicologo Clinico che eventualmente, se dovesse rilevarne la necessità, la invierebbe da uno Psichiatra.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Salve, secondo quanto raccontato potrebbero essere episodi causati da Disturbo affettivo stagionale (SAD). In particolare potrebbe trattarsi della forma invernale (fine dell'autunno inizio dell'inverno) che si manifesta a causa della diminuzione delle ore di luce che può influire sulla produzione di serotonina da parte dell'organismo cosa che poi influenzerà il nostro umore.
a mio avviso la figura consigliata potrebbe essere quella dello psichiatra, questi di solito consigliano poi la terapia della luce meglio conosciuta come fototerapia.
a mio avviso la figura consigliata potrebbe essere quella dello psichiatra, questi di solito consigliano poi la terapia della luce meglio conosciuta come fototerapia.
Buongiorno, ormai piu di un secolo fa (125 anni circa) un noto studioso di fenomeni psichici comincio a ipotizzare l'esistenza di una parte della personalità a cui le persone non hanno accesso volontario e diretto. Una parte che pur essendo, apparentemente, inesistente, produce effetti nella vita della persona. Esistono tantissime cose di cui non siamo direttamente consapevoli, ma la cui esistenza la desumiamo dai loro effetti. Sembrerebbe poter essere il suo caso. Ora questa sua parrebbe essere una ottima occasione per cominciare ad approfondire un po' la conoscenza di queste parti che richiamano, in certi periodi dell'anno, la sua attenzione. Un sintomo è piu vantaggioso considerarlo come una occasione di conoscenza, piuttosto che qualcosa da cui fuggire o da neutralizzare. Se queste parole stuzzicano la sua curiosità vuol dire che l'inconscio ha risposto positivamente e il processo è già cominciato. I miei auguri
Buongiorno, mi dispiace per la situazione che sta vivendo. Le consiglio di rivolgersi in primis al suo medico di base per escludere cause organiche e poi, o in concomitanza, ad uno psicologo per comprendere meglio l'origine di questo malessere e poi assieme potete valutare se è necessario rivolgersi ad uno psichiatra. Buona giornata
Gentile utente, la ringrazio per aver descritto con tanta precisione ciò che sta vivendo. La sensazione di “mente annebbiata”, lo stordimento e i periodi in cui sembra di non riuscire a essere pienamente presenti possono essere molto faticosi e incidere sia sul tono dell’umore sia sulla capacità di affrontare le attività quotidiane.
È importante sapere che questi vissuti possono avere diverse origini: periodi di forte stress, cicli di stanchezza mentale, difficoltà legate al carico emotivo, momenti di sovraccarico cognitivo oppure fasi di particolare vulnerabilità psicologica. Il fatto che il fenomeno ritorni in certi periodi e che la lucidità vari nel corso della giornata è un elemento che merita attenzione, ma che può essere esplorato in modo approfondito all’interno di un percorso psicologico.
A chi rivolgersi?
In questi casi lo psicologo è la figura più indicata per aiutarla a comprendere che cosa sta accadendo, individuare eventuali fattori scatenanti e costruire insieme strategie per gestire meglio questi momenti. Un percorso può offrirle:
uno spazio sicuro per esplorare la sensazione di “stand-by”,
strumenti per migliorare la lucidità e ridurre lo stordimento,
un lavoro sullo stress, sui ritmi quotidiani e sulle emozioni collegate a questo stato,
una maggiore consapevolezza di come funziona il suo equilibrio psicologico nei vari periodi dell’anno.
Spesso, quando si dà un senso a ciò che si vive, parte del malessere si riduce già significativamente.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
È importante sapere che questi vissuti possono avere diverse origini: periodi di forte stress, cicli di stanchezza mentale, difficoltà legate al carico emotivo, momenti di sovraccarico cognitivo oppure fasi di particolare vulnerabilità psicologica. Il fatto che il fenomeno ritorni in certi periodi e che la lucidità vari nel corso della giornata è un elemento che merita attenzione, ma che può essere esplorato in modo approfondito all’interno di un percorso psicologico.
A chi rivolgersi?
In questi casi lo psicologo è la figura più indicata per aiutarla a comprendere che cosa sta accadendo, individuare eventuali fattori scatenanti e costruire insieme strategie per gestire meglio questi momenti. Un percorso può offrirle:
uno spazio sicuro per esplorare la sensazione di “stand-by”,
strumenti per migliorare la lucidità e ridurre lo stordimento,
un lavoro sullo stress, sui ritmi quotidiani e sulle emozioni collegate a questo stato,
una maggiore consapevolezza di come funziona il suo equilibrio psicologico nei vari periodi dell’anno.
Spesso, quando si dà un senso a ciò che si vive, parte del malessere si riduce già significativamente.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Buongiorno, in terapia si può cercare di approfondire quanto da Lei descritto per dare un senso a ciò che accade all'interno del contesto in cui è inserito, attraverso il racconto della sua storia di vita. Nel caso in cui dovessero emergere delle condizioni da attenzionare, l'introduzione della figura dello psichiatra può essere inserita.
Come psicoterapeuta resto a disposizione nel caso in cui avesse voglia di provare a iniziare questo percorso. La ringrazio, buona giornata.
Dott.ssa Virginia Vazzoler
Come psicoterapeuta resto a disposizione nel caso in cui avesse voglia di provare a iniziare questo percorso. La ringrazio, buona giornata.
Dott.ssa Virginia Vazzoler
Buongiorno,
Le sensazioni che descrive — annebbiamento mentale, difficoltà di concentrazione, stanchezza e variazioni della lucidità durante la giornata — possono essere molto fastidiose e incidere significativamente sulla qualità di vita.
Poiché questi sintomi possono avere origini diverse, non solo psicologiche ma anche fisiche (per esempio alterazioni del sonno, aspetti neurologici, condizioni metaboliche o carenze), il primo passo consigliato è effettuare un check medico. Un approfondimento con il medico di base o con uno specialista (ad esempio un neurologo o uno psichiatra) permette di escludere o confermare eventuali cause organiche.
Una volta chiarito l’aspetto medico, può essere molto utile anche una valutazione psicologica, per comprendere come fattori di stress, stanchezza emotiva o sovraccarico possano contribuire a questo stato di “stand-by” che descrive.
Le sensazioni che descrive — annebbiamento mentale, difficoltà di concentrazione, stanchezza e variazioni della lucidità durante la giornata — possono essere molto fastidiose e incidere significativamente sulla qualità di vita.
Poiché questi sintomi possono avere origini diverse, non solo psicologiche ma anche fisiche (per esempio alterazioni del sonno, aspetti neurologici, condizioni metaboliche o carenze), il primo passo consigliato è effettuare un check medico. Un approfondimento con il medico di base o con uno specialista (ad esempio un neurologo o uno psichiatra) permette di escludere o confermare eventuali cause organiche.
Una volta chiarito l’aspetto medico, può essere molto utile anche una valutazione psicologica, per comprendere come fattori di stress, stanchezza emotiva o sovraccarico possano contribuire a questo stato di “stand-by” che descrive.
Buongiorno, quello che descrive – questo “annebbiamento” che va e viene, come se la mente si ritirasse – è un sintomo che merita attenzione; quando il pensiero sembra andare in “stand-by”, è come se qualcosa di lei si sottraesse alla richiesta di dover funzionare, di dover essere sempre presente.
Ma prima di interrogare il senso psicologico del sintomo, è necessario escludere le cause mediche: per questo il primo passo è una valutazione psichiatrica. Solo dopo, in un lavoro psicologico, si potrà capire che posto ha per lei questo “spegnimento”, cosa tenta di dire, cosa cerca di evitare o di proteggere.
Il sintomo non è un errore: è un messaggio. Va ascoltato, non giudicato.
Ma prima di interrogare il senso psicologico del sintomo, è necessario escludere le cause mediche: per questo il primo passo è una valutazione psichiatrica. Solo dopo, in un lavoro psicologico, si potrà capire che posto ha per lei questo “spegnimento”, cosa tenta di dire, cosa cerca di evitare o di proteggere.
Il sintomo non è un errore: è un messaggio. Va ascoltato, non giudicato.
Buongiorno,
il fatto che questa singolare situazione si presenti con una cadenza "regolare" dovrebbe escludere una sindrome su base neurologica.
Per come viene descritta, questa condizione mi farebbe venire in mente una blanda risposta di tipo dissociativo,
Questa tipologia di sintomi ha la funzione di attutire l'eventuale intensità (negativa) di determinate memorie di tipo traumatico.
Indipendentemente dalla diagnosi, sarebbe consigliabile un percorso psicoterapico finalizzato all'accesso e al trattamento mirato del/dei ricordi traumatici.
Cordiali saluti.
il fatto che questa singolare situazione si presenti con una cadenza "regolare" dovrebbe escludere una sindrome su base neurologica.
Per come viene descritta, questa condizione mi farebbe venire in mente una blanda risposta di tipo dissociativo,
Questa tipologia di sintomi ha la funzione di attutire l'eventuale intensità (negativa) di determinate memorie di tipo traumatico.
Indipendentemente dalla diagnosi, sarebbe consigliabile un percorso psicoterapico finalizzato all'accesso e al trattamento mirato del/dei ricordi traumatici.
Cordiali saluti.
Caro utente,
le consiglio di prendere appuntamento con uno psicoterapeuta per poter approfondire meglio la questione e capire piacenza nel dettaglio la problematica che racconta. Ci sono diverse cose da meglio comprendere prima di poter fare una diagnosi: con lo psicoterapeuta è quindi possibile iniziare a guardare il problema e conoscerlo così da avere un'indicazione più chiara ad esempio dell'utilità della figura dello psichiatra oppure no. Tra l'altro, spesso, psicologi e psichiatri lavorano in team con lo stesso scopo, ma un'azione condivisa su più fronti è più efficaci rispetto ad una cura singola.
Spero di essere stata utile
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
le consiglio di prendere appuntamento con uno psicoterapeuta per poter approfondire meglio la questione e capire piacenza nel dettaglio la problematica che racconta. Ci sono diverse cose da meglio comprendere prima di poter fare una diagnosi: con lo psicoterapeuta è quindi possibile iniziare a guardare il problema e conoscerlo così da avere un'indicazione più chiara ad esempio dell'utilità della figura dello psichiatra oppure no. Tra l'altro, spesso, psicologi e psichiatri lavorano in team con lo stesso scopo, ma un'azione condivisa su più fronti è più efficaci rispetto ad una cura singola.
Spero di essere stata utile
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
Salve, le consiglio di rivolgersi in primis ad uno psichiatra ma anche ad uno psicologo per un sostegno psicologico, posso comprendere quanto sia difficile questo momento ed è sempre meglio non affrontarlo da soli ma rivolgendosi sempre a professionisti. Le faccio i miei complimenti per aver chiesto aiuto e i miei migliori auguri per la sua vita
Saluti
Saluti
Buon giorno, la sua condizione può essere dovuta a diversi fattori tra cui lo stress. Ma non sarebbe professionale ne concesso fare una "diagnosi o no" basandosi su queste poche informazioni. Può rivolgersi ad uno psicologo clinico, che se lo riterrà opportuno le chiederà un parere anche dello psichiatra, neuropsicologo o altre figure utili.
Buongiorno, ció che descrive sembra un Disturbo depressivo stagionale (SAD). Entrambi, psicologo e psichiatra, sono abilitati a diagnosi di salute mentale. Mi contatti se vuole ricevere supporto nella gestione di questi sintomi. Cordiali saluti, Dott.ssa Mariateresa Volpe
L annebbiamento può essere una conseguenza dell ansia, dovrebbe provare a capire se i periodi in cui succede sono periodi in cui ha degli impegni o ha da affrontare determinate preoccupazioni legate alla quotidianità.
L ideale sarebbe nel suo caso né lo psicologo e né lo psichiatra. Bensì uno psicoterapeuta.
L ideale sarebbe nel suo caso né lo psicologo e né lo psichiatra. Bensì uno psicoterapeuta.
Salve, grazie per aver condiviso un suo problema. Se sente che questa sensazione, non le da tranquillità e interferisce con la sua quotidianità, può essere utile, iniziare un percorso ( online o in presenza) di supporto psicologico, per approfondire meglio emozioni e avere delle strategie pratiche per modificare i pensieri che le creano confusione. Resto a sua disposizione.
La ringrazio per aver descritto così chiaramente ciò che sta vivendo. La sensazione di “mente annebbiata”, lo stordimento, la difficoltà di concentrazione e l’altalena tra momenti di maggiore lucidità e altri di forte rallentamento possono essere davvero molto faticosi da sostenere, soprattutto quando si protraggono per settimane e interferiscono con le attività quotidiane.
È comprensibile che questo Le crei frustrazione e un senso di “assenza da sé”: quando il pensiero sembra in stand-by, ci si sente meno presenti, meno efficaci e spesso anche più vulnerabili emotivamente.
Tuttavia, i sintomi che descrive — soprattutto perché ricorrenti, prolungati nel tempo e con un impatto funzionale significativo — richiedono una valutazione professionale diretta. Possono avere origini diverse: psicologiche, stress-correlate, oppure legate a fattori biologici che un colloquio clinico e, se necessario, alcuni accertamenti possono chiarire.
Per una diagnosi corretta, la figura più indicata è lo psichiatra, perché ha la possibilità di integrare l’aspetto psicologico con quello medico.
Ciò non esclude un eventuale percorso psicologico: spesso le due figure lavorano insieme, e può essere molto utile affiancare alla valutazione psichiatrica un supporto psicologico che La aiuti a gestire il vissuto emotivo legato a questi periodi di “annebbiamento”.
Il primo passo, quindi, è rivolgersi a uno specialista che possa ascoltarLa di persona, valutare approfonditamente la situazione e guidarLa verso il trattamento più adeguato.
Prendersi cura di questi segnali è importante e rappresenta già un gesto significativo verso il Suo benessere. Rimango a disposizione, un saluto!
È comprensibile che questo Le crei frustrazione e un senso di “assenza da sé”: quando il pensiero sembra in stand-by, ci si sente meno presenti, meno efficaci e spesso anche più vulnerabili emotivamente.
Tuttavia, i sintomi che descrive — soprattutto perché ricorrenti, prolungati nel tempo e con un impatto funzionale significativo — richiedono una valutazione professionale diretta. Possono avere origini diverse: psicologiche, stress-correlate, oppure legate a fattori biologici che un colloquio clinico e, se necessario, alcuni accertamenti possono chiarire.
Per una diagnosi corretta, la figura più indicata è lo psichiatra, perché ha la possibilità di integrare l’aspetto psicologico con quello medico.
Ciò non esclude un eventuale percorso psicologico: spesso le due figure lavorano insieme, e può essere molto utile affiancare alla valutazione psichiatrica un supporto psicologico che La aiuti a gestire il vissuto emotivo legato a questi periodi di “annebbiamento”.
Il primo passo, quindi, è rivolgersi a uno specialista che possa ascoltarLa di persona, valutare approfonditamente la situazione e guidarLa verso il trattamento più adeguato.
Prendersi cura di questi segnali è importante e rappresenta già un gesto significativo verso il Suo benessere. Rimango a disposizione, un saluto!
Salve, il modo in cui descrive ciò che sta vivendo è molto chiaro: parla di una sensazione di “annebbiamento”, di rallentamento mentale, come se la Sua mente non riuscisse a mettersi pienamente a fuoco. Ciò che colpisce è che questi episodi sembrano avere un andamento ciclico, durano alcune settimane e poi si risolvono spontaneamente, per poi ripresentarsi.
Il fatto che Lei si senta “in stand-by”, che a volte debba rinunciare a impegni importanti perché non riesce ad avere lucidità, e che questo abbia ripercussioni sul tono dell’umore, merita attenzione e soprattutto uno spazio di ascolto specialistico. Non è qualcosa da trascurare.
Allo stesso tempo, è importante essere molto chiari: ciò che descrive *potrebbe* avere molte spiegazioni differenti — alcune psicologiche, altre fisiologiche — e nessuna valutazione seria può essere fatta senza un colloquio clinico diretto. Non è possibile, né corretto, darle una diagnosi a distanza.
Quello che però posso restituirLe è che fenomeni di annebbiamento mentale, stanchezza mentale marcata, alterazioni della lucidità nelle diverse ore del giorno, e la sensazione di “non essere presenti” possono avere origini molto diverse: stress prolungato, ansia, condizioni dell’umore, ma anche aspetti medici come carenze, disfunzioni ormonali, infezioni latenti, variazioni del ritmo sonno–veglia oppure cause neurologiche lievi ma da verificare. A volte ciò che appare “psicologico” è in realtà un corpo che sta cercando di segnalare qualcosa.
Ed è proprio per questo che il primo passo più prudente e utile è **escludere prima le cause mediche**.
La figura da consultare inizialmente è il **medico di base**, che può valutare la situazione globale e prescrivere eventuali esami del sangue o accertamenti per capire se c’è qualcosa a livello fisico che sta influenzando la Sua lucidità. Una volta escluse cause organiche, si può procedere con maggiore serenità nell’ambito psicologico o psichiatrico.
Per quanto riguarda la scelta tra psicologo e psichiatra, la direzione dipende da ciò che emergerà:
* **uno psichiatra** è la figura deputata alla diagnosi medica in ambito della salute mentale e può valutare se serva un supporto farmacologico;
* **uno psicologo o psicoterapeuta** potrà aiutarLa a comprendere come vive questi stati, come gestirli, come prevenirli e cosa significano nel Suo percorso di vita.
Molte persone si rivolgono prima allo psichiatra proprio quando i sintomi riguardano attenzione, lucidità, stanchezza mentale o cambiamenti nel ritmo del pensiero, perché permette di escludere rapidamente aspetti neurobiologici. Successivamente, il percorso psicologico può affiancare o completare quello medico.
Se lo desidera, sono disponibile anche per un colloquio conoscitivo: uno spazio tranquillo in cui esplorare insieme ciò che sta vivendo, senza giudizio, e capire quale direzione possa essere più adatta a Lei in questo momento delicato. Quando la mente manda segnali così forti, merita sempre ascolto e cura.
Resto a Sua disposizione.
Il fatto che Lei si senta “in stand-by”, che a volte debba rinunciare a impegni importanti perché non riesce ad avere lucidità, e che questo abbia ripercussioni sul tono dell’umore, merita attenzione e soprattutto uno spazio di ascolto specialistico. Non è qualcosa da trascurare.
Allo stesso tempo, è importante essere molto chiari: ciò che descrive *potrebbe* avere molte spiegazioni differenti — alcune psicologiche, altre fisiologiche — e nessuna valutazione seria può essere fatta senza un colloquio clinico diretto. Non è possibile, né corretto, darle una diagnosi a distanza.
Quello che però posso restituirLe è che fenomeni di annebbiamento mentale, stanchezza mentale marcata, alterazioni della lucidità nelle diverse ore del giorno, e la sensazione di “non essere presenti” possono avere origini molto diverse: stress prolungato, ansia, condizioni dell’umore, ma anche aspetti medici come carenze, disfunzioni ormonali, infezioni latenti, variazioni del ritmo sonno–veglia oppure cause neurologiche lievi ma da verificare. A volte ciò che appare “psicologico” è in realtà un corpo che sta cercando di segnalare qualcosa.
Ed è proprio per questo che il primo passo più prudente e utile è **escludere prima le cause mediche**.
La figura da consultare inizialmente è il **medico di base**, che può valutare la situazione globale e prescrivere eventuali esami del sangue o accertamenti per capire se c’è qualcosa a livello fisico che sta influenzando la Sua lucidità. Una volta escluse cause organiche, si può procedere con maggiore serenità nell’ambito psicologico o psichiatrico.
Per quanto riguarda la scelta tra psicologo e psichiatra, la direzione dipende da ciò che emergerà:
* **uno psichiatra** è la figura deputata alla diagnosi medica in ambito della salute mentale e può valutare se serva un supporto farmacologico;
* **uno psicologo o psicoterapeuta** potrà aiutarLa a comprendere come vive questi stati, come gestirli, come prevenirli e cosa significano nel Suo percorso di vita.
Molte persone si rivolgono prima allo psichiatra proprio quando i sintomi riguardano attenzione, lucidità, stanchezza mentale o cambiamenti nel ritmo del pensiero, perché permette di escludere rapidamente aspetti neurobiologici. Successivamente, il percorso psicologico può affiancare o completare quello medico.
Se lo desidera, sono disponibile anche per un colloquio conoscitivo: uno spazio tranquillo in cui esplorare insieme ciò che sta vivendo, senza giudizio, e capire quale direzione possa essere più adatta a Lei in questo momento delicato. Quando la mente manda segnali così forti, merita sempre ascolto e cura.
Resto a Sua disposizione.
Gentile utente,
i sintomi che descrive – periodi di annebbiamento mentale, sensazione di “stand-by”, difficoltà di concentrazione, stanchezza al risveglio e lucidità che ritorna in modo intermittente – non indicano necessariamente una patologia specifica, ma meritano attenzione perché stanno impattando sulla qualità della sua vita.
È importante sapere che condizioni come quelle che riporta possono avere origini diverse e intrecciate: biologiche, psicologiche, neuro-ormonali, legate allo stile di vita o a variazioni stagionali. Molte volte non c’è una sola causa, ma un insieme di fattori che in alcuni periodi si sommano e creano un “effetto nebbia”.
In una situazione come la sua, la cosa più utile è non ridurre subito tutto a un’unica spiegazione.
A volte fenomeni di questo tipo compaiono in relazione a: variazioni dei ritmi sonno-veglia, anche se si dorme “abbastanza”; fluttuazioni dello stress e dell’umore; carenze nutrizionali o squilibri metabolici (vitamina D, B12, ferro, glicemia, tiroidi); periodi di sovraccarico psicologico che l’organismo segnala tramite un rallentamento generale; condizioni ansiose o depressive a bassa intensità, che non sempre si riconoscono come tali.
Proprio perché il quadro ha elementi fisici, cognitivi ed emotivi, la figura più indicata non è “un aut aut”, ma un approccio integrato.
Un primo consulto psichiatrico o neurologico può aiutare a comprendere se ci sono componenti neurobiologiche, del tono dell’umore o dell’attenzione che richiedono una valutazione clinica.
Non è un passo “pesante”: è semplicemente un modo per avere una lettura più completa e professionale di ciò che sta accadendo.
Accanto a questo, può essere utile anche valutare alcuni aspetti nutrizionali o metabolici, perché carenze o squilibri non evidenti possono influire molto sulla lucidità mentale. Una consulenza con un medico nutrizionista o un dietologo può escludere facilmente questa parte o, se necessario, correggerla.
Lo psicologo, da parte sua, può aiutarla a osservare se nei periodi in cui “la mente si spegne” ci sono fattori emotivi, stressanti o relazionali che entrano in gioco: spesso il corpo mette in scena, tramite questo tipo di rallentamento, un bisogno di recupero o di protezione.
La domanda migliore non è “chi devo vedere?”, ma da dove cominciare. E la risposta, nel suo caso, è quella di cominciare da una valutazione medica (psichiatrica o neurologica), affiancata a controlli nutrizionali e metabolici, e da lì – se le cause organiche sono escluse – proseguire con un percorso psicologico mirato.
Quello che lei descrive è qualcosa che merita ascolto e un po’ di cura. Si dia il permesso di approfondire senza paura: potrebbe anche sperimentare che appena mette ordine tra i vari fattori, la sensazione di annebbiamento inizi a rientrare.
i sintomi che descrive – periodi di annebbiamento mentale, sensazione di “stand-by”, difficoltà di concentrazione, stanchezza al risveglio e lucidità che ritorna in modo intermittente – non indicano necessariamente una patologia specifica, ma meritano attenzione perché stanno impattando sulla qualità della sua vita.
È importante sapere che condizioni come quelle che riporta possono avere origini diverse e intrecciate: biologiche, psicologiche, neuro-ormonali, legate allo stile di vita o a variazioni stagionali. Molte volte non c’è una sola causa, ma un insieme di fattori che in alcuni periodi si sommano e creano un “effetto nebbia”.
In una situazione come la sua, la cosa più utile è non ridurre subito tutto a un’unica spiegazione.
A volte fenomeni di questo tipo compaiono in relazione a: variazioni dei ritmi sonno-veglia, anche se si dorme “abbastanza”; fluttuazioni dello stress e dell’umore; carenze nutrizionali o squilibri metabolici (vitamina D, B12, ferro, glicemia, tiroidi); periodi di sovraccarico psicologico che l’organismo segnala tramite un rallentamento generale; condizioni ansiose o depressive a bassa intensità, che non sempre si riconoscono come tali.
Proprio perché il quadro ha elementi fisici, cognitivi ed emotivi, la figura più indicata non è “un aut aut”, ma un approccio integrato.
Un primo consulto psichiatrico o neurologico può aiutare a comprendere se ci sono componenti neurobiologiche, del tono dell’umore o dell’attenzione che richiedono una valutazione clinica.
Non è un passo “pesante”: è semplicemente un modo per avere una lettura più completa e professionale di ciò che sta accadendo.
Accanto a questo, può essere utile anche valutare alcuni aspetti nutrizionali o metabolici, perché carenze o squilibri non evidenti possono influire molto sulla lucidità mentale. Una consulenza con un medico nutrizionista o un dietologo può escludere facilmente questa parte o, se necessario, correggerla.
Lo psicologo, da parte sua, può aiutarla a osservare se nei periodi in cui “la mente si spegne” ci sono fattori emotivi, stressanti o relazionali che entrano in gioco: spesso il corpo mette in scena, tramite questo tipo di rallentamento, un bisogno di recupero o di protezione.
La domanda migliore non è “chi devo vedere?”, ma da dove cominciare. E la risposta, nel suo caso, è quella di cominciare da una valutazione medica (psichiatrica o neurologica), affiancata a controlli nutrizionali e metabolici, e da lì – se le cause organiche sono escluse – proseguire con un percorso psicologico mirato.
Quello che lei descrive è qualcosa che merita ascolto e un po’ di cura. Si dia il permesso di approfondire senza paura: potrebbe anche sperimentare che appena mette ordine tra i vari fattori, la sensazione di annebbiamento inizi a rientrare.
Buongiorno,
grazie per aver condiviso in modo così dettagliato il suo vissuto.
Da quanto descrive, sembra che in certi periodi la concentrazione e la lucidità diminuiscano, ma senza una valutazione diretta è difficile comprenderne la causa esatta (e dunque anche a chi rivolgersi per un supporto). Il modo più efficace per affrontare questa difficoltà è contattare, appunto, un professionista, che potrà valutare la situazione in modo completo e proporre eventuali percorsi di supporto.
Può essere utile contattare contestualmente sia uno psicologo, per un supporto sul piano emotivo e cognitivo, sia uno psichiatra, per una valutazione medica approfondita e, se necessario, indicazioni farmacologiche.
Nel frattempo, può essere utile tenere un piccolo diario dei momenti in cui nota cali di lucidità e dei fattori collegati (sonno, alimentazione, stress), così da fornire informazioni precise ai professionisti.
grazie per aver condiviso in modo così dettagliato il suo vissuto.
Da quanto descrive, sembra che in certi periodi la concentrazione e la lucidità diminuiscano, ma senza una valutazione diretta è difficile comprenderne la causa esatta (e dunque anche a chi rivolgersi per un supporto). Il modo più efficace per affrontare questa difficoltà è contattare, appunto, un professionista, che potrà valutare la situazione in modo completo e proporre eventuali percorsi di supporto.
Può essere utile contattare contestualmente sia uno psicologo, per un supporto sul piano emotivo e cognitivo, sia uno psichiatra, per una valutazione medica approfondita e, se necessario, indicazioni farmacologiche.
Nel frattempo, può essere utile tenere un piccolo diario dei momenti in cui nota cali di lucidità e dei fattori collegati (sonno, alimentazione, stress), così da fornire informazioni precise ai professionisti.
Grazie per aver descritto così nel dettaglio ciò che sta accadendo. Quello che riporti può avere diverse possibili spiegazioni. In alcuni individui, soprattutto se sono particolarmente sensibili ai cambiamenti stagionali, si osservano variazioni del livello di energia, dell’attenzione e del tono dell’umore legate ai mutamenti di luce, temperatura e ritmo circadiano. Questa sensibilità, talvolta definita meteopatia o sensibilità stagionale, può effettivamente dare la sensazione di ‘mente annebbiata’ o rallentata.
Detto questo, i sintomi che descrivi possono sovrapporsi ad altre condizioni, sia psicologiche sia mediche, quindi è importante non attribuire tutto automaticamente alla stagionalità senza una valutazione accurata. La figura più indicata per ottenere una diagnosi differenziale completa è lo psichiatra, perché può integrare la valutazione psicologica con quella medica e, se necessario, proporre eventuali esami o terapie. Dal punto di vista psicologico, si può comunque lavorare per osservare meglio come si presentano questi episodi, quali fattori li precedono e quali strategie possono aiutarti a gestirli nel quotidiano.
Detto questo, i sintomi che descrivi possono sovrapporsi ad altre condizioni, sia psicologiche sia mediche, quindi è importante non attribuire tutto automaticamente alla stagionalità senza una valutazione accurata. La figura più indicata per ottenere una diagnosi differenziale completa è lo psichiatra, perché può integrare la valutazione psicologica con quella medica e, se necessario, proporre eventuali esami o terapie. Dal punto di vista psicologico, si può comunque lavorare per osservare meglio come si presentano questi episodi, quali fattori li precedono e quali strategie possono aiutarti a gestirli nel quotidiano.
Buongiorno,
quanto descrive potrebbe rientrare in diverse condizioni, sia di natura fisiologica che psicologica. La sensazione di “mente annebbiata” o di ridotta lucidità in certi periodi può essere legata a fattori come stanchezza cronica, alterazioni del ritmo circadiano, stress, variazioni stagionali dell’umore o della concentrazione, e talvolta anche a disturbi dell’attenzione o dell’umore più persistenti. Il fatto che la lucidità torni in momenti sporadici, come di notte, suggerisce un ritmo particolare del suo funzionamento cognitivo che meriterebbe un’osservazione attenta.
Poiché questi episodi sono ricorrenti e influenzano in maniera significativa le attività quotidiane, è importante non trascurarli. La figura più indicata per iniziare un percorso di valutazione è uno specialista in psicologia clinica o psicoterapia, che può aiutare a comprendere le cause cognitive, emotive e comportamentali di questo stato. In alcuni casi, qualora emergessero elementi di natura biologica o neurochimica più complessi, potrebbe essere utile anche il confronto con uno psichiatra.
In sintesi, il consiglio è approfondire la situazione con uno specialista, che potrà valutare correttamente il quadro clinico e proporre eventuali strategie o terapie mirate.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
quanto descrive potrebbe rientrare in diverse condizioni, sia di natura fisiologica che psicologica. La sensazione di “mente annebbiata” o di ridotta lucidità in certi periodi può essere legata a fattori come stanchezza cronica, alterazioni del ritmo circadiano, stress, variazioni stagionali dell’umore o della concentrazione, e talvolta anche a disturbi dell’attenzione o dell’umore più persistenti. Il fatto che la lucidità torni in momenti sporadici, come di notte, suggerisce un ritmo particolare del suo funzionamento cognitivo che meriterebbe un’osservazione attenta.
Poiché questi episodi sono ricorrenti e influenzano in maniera significativa le attività quotidiane, è importante non trascurarli. La figura più indicata per iniziare un percorso di valutazione è uno specialista in psicologia clinica o psicoterapia, che può aiutare a comprendere le cause cognitive, emotive e comportamentali di questo stato. In alcuni casi, qualora emergessero elementi di natura biologica o neurochimica più complessi, potrebbe essere utile anche il confronto con uno psichiatra.
In sintesi, il consiglio è approfondire la situazione con uno specialista, che potrà valutare correttamente il quadro clinico e proporre eventuali strategie o terapie mirate.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno. Innanzitutto la prima cosa da fare è escludere che vi sia un problema di ordine medico. Può consultare il medico che le consiglierà lo specialista più appropriato ad esempio un neurologo. Una volta esclusa questa eventualità potrebbe essere utile un consultare uno psicologo per capire se sotto questi sintomi vi sia una causa sottostante.
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