Buongiorno, Io sono una ragazza molto ansiosa. Ho sempre avuto paura dei giramenti legati all’ansia

23 risposte
Buongiorno,
Io sono una ragazza molto ansiosa. Ho sempre avuto paura dei giramenti legati all’ansia che però sono svaniti.
Soffro anche di emetofobia..sto affrontando un periodo di stress immenso causa trasloco, casa persa e scelta una seconda casa che non volevo, fuoco di sant Antonio il 2 dicembre poi ripreso il giorno di Natale..molto brutto..ho notato dal 25 dicembre di controllare troppo il mio stomaco. Avevo paura del virus tornato e delle medicine ( non sono amante delle medicine mi mandano in panico ) quindi ho caricato il mio corpo così tanto che sono arrivata ad ascoltare ogni singolo rumore nel mio stomaco..anon mangiare più per la paura del vomito..
Scrivo qui perché tutto questo non mi ha sorpresa..sono davvero ansiosa e abituata ahimè a tutto questo seppur nuovo..scrivo perché ho avuto un sintomo “orrendo”e strano..mi sono concentrata così tanto sul vomito che quando ora arrivo ad un ansia enorme sento disgusto..penso non sia nemmeno vero disgusto ma un disgusto mentale..mi succede spesso dentro casa..il disgusto per i mobili, la TV, la mia situazione..sento di non poterlo controllare e crollo in un panico enorme che mi porta alla sensazione di vomito imminente o conato..anche se fisicamente non ho nulla, ne salivazione eccessiva, ne sudore, nulla..mi accorgo che sto avendo paura della paura ma non so come uscirne. Mi sento molto delusa da me stessa ma allo stesso tempo sto iniziando a mangiare e guardare la paura..non so quanto possa cambiare o aiutare il tutto perché è facile dirlo quando non si è nel momento principale dove tutto accade.
Grazie a chi arriverà a leggere tutto e rispondere..
Dott.ssa Veronica Savio
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Medolla
Gentile utente,
quello che descrive non è strano né “orrendo”: è coerente con un sistema nervoso che da troppo tempo vive in allerta. Lei non è sbagliata, è stanca. Stanca di reggere stress importanti, perdite, cambiamenti non scelti, dolore fisico, paura. Quando tutto questo si accumula, il corpo e la mente cercano un punto su cui appoggiarsi, e spesso lo trovano proprio lì dove la paura è già conosciuta.
Il disgusto mentale che descrive non è un segnale che qualcosa non va in lei: è una forma che l’ansia prende quando diventa molto intensa. Non nasce dallo stomaco, ma dallo sguardo che l’ansia posa sul mondo. È come se, per un attimo, tutto diventasse “troppo”, estraneo, non digeribile. E allora il corpo reagisce con sensazioni che assomigliano al vomito, senza che ci siano i segni fisici reali. Questo è tipico della paura della paura: non è il sintomo in sé a spaventare, ma l’idea di perderne il controllo.
C’è però un passaggio molto importante in ciò che scrive:
lei sta ricominciando a mangiare, sta restando davanti alla paura, anche se trema. Questo non è poco. Non è retorica: è il movimento opposto all’evitamento, ed è l’unica strada che, nel tempo, permette all’ansia di ridimensionarsi.
Non si chieda ora di “controllare” o di “far passare” quei momenti. In quei picchi, l’obiettivo non è stare bene, ma non scappare da sé. Anche solo dirsi: “È paura, non pericolo. Posso restare.”
Il corpo impara lentamente, attraverso l’esperienza, non attraverso il ragionamento.
La delusione verso se stessa che sente è comprensibile, ma non è giusta: lei non sta fallendo, sta attraversando. E lo sta facendo con una consapevolezza che non è scontata.
Se può, si faccia accompagnare in questo percorso da un professionista: non perché lei non ce la faccia da sola, ma perché non è necessario farcela da soli. Alcune paure hanno bisogno di essere guardate in due, con qualcuno che sappia restare quando l’ansia urla.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio

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Salve, mi dispiace molto per il disagio che sta sperimentando.
Dopo periodi di forte stress e cambiamenti come un trasloco, perdita della casa, dolore fisico, fuoco di Sant’Antonio, il sistema nervoso potrebbe infatti restare in iperallerta e monitorare ogni sensazione tra cui quelle legate allo stomaco.
Il “disgusto” che descrive potrebbe essere una reazione emotiva e mentale, tipica della paura della paura: più cerchi di controllare il sintomo, più l’ansia lo amplifica fino a generare nausea, conati e panico.
Un percorso psicologico può aiutare a ridurre l’ipercontrollo, interrompere il circolo ansia–sintomo e recuperare fiducia nel tuo corpo.
Buone cose,
Dott. Tullio Marziani
Buongiorno,
dalla sua descrizione emerge consapevolezza dei meccanismi ansiosi che si attivano, soprattutto in un periodo di forte stress, e questo può essere un buon punto di partenza. La paura della paura e l’iperattenzione alle sensazioni corporee possono diventare molto invalidanti, anche in assenza di un reale malessere fisico.

Per affrontare tutto questo in modo graduale e strutturato, un percorso psicologico (anche integrato ad approcci Mindfulness, guidati da professionisti) può aiutarla a comprendere e modificare queste dinamiche, accompagnandola passo dopo passo. Chiedere un supporto professionale è un atto di cura verso se stessa.
Dott. Giovanni D'Anzieri
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentile ragazza,
da ciò che racconta emerge un quadro di ansia molto intensa ma coerente, che non indica nulla di “strano” o di pericoloso: indica piuttosto un organismo che, dopo un accumulo prolungato di stress e di eventi difficili, è entrato in una modalità di iper-controllo e di iper-protezione.
Trasloco forzato, perdita della casa desiderata, dolore fisico importante come il fuoco di Sant’Antonio, paura dei farmaci, emetofobia già presente: sono tutti fattori che hanno caricato il suo sistema nervoso oltre una soglia di tolleranza. Quando questo accade, il corpo non riesce più a distinguere tra ciò che è realmente minaccioso e ciò che non lo è, e inizia a monitorare se stesso in modo continuo.
Ciò che descrive non è una malattia nuova, ma un collasso temporaneo del campo interocettivo: il corpo viene ascoltato troppo, con troppa attenzione, e ogni minima sensazione diventa un segnale d’allarme. Lo stomaco, che normalmente lavora in silenzio, diventa il centro della scena perché è il luogo simbolico della sua paura principale. Più lo controlla, più il campo si restringe; più il campo si restringe, più le sensazioni diventano invasive.
Il “disgusto” che sente non è un disgusto reale, né fisico. È un disgusto emotivo-mentale, un segnale di saturazione affettiva. Quando il campo è troppo carico, l’organismo cerca una via di fuga rapida e primitiva: allontanare, respingere, ritrarsi. Per questo il disgusto può rivolgersi non solo al corpo, ma anche agli oggetti, alla casa, all’ambiente. Non è follia, non è perdita di controllo: è una reazione difensiva estrema di un sistema stanco. Il fatto che non compaiano segni fisici tipici del vomito (salivazione, sudorazione, nausea organica) è un elemento molto importante: indica che il corpo non sta vomitando, ma che la mente sta interpretando l’ansia come “vomito imminente”. È la paura della paura che prende il comando, come lei stessa ha intuito. In questo senso, non sta fallendo e non sta “deludendo se stessa”. Sta facendo qualcosa di molto difficile: sta iniziando a non fuggire più automaticamente. Mangiare nonostante la paura, osservare ciò che accade senza scappare subito, sono segnali che il campo, anche se instabile, sta cercando una nuova organizzazione.
È vero: è facile dirlo quando non si è nel momento acuto. Ma è altrettanto vero che ogni volta che resta presente anche solo pochi secondi in più, il suo organismo impara qualcosa di nuovo. Non serve forzarsi né “convincersi”: serve ridurre il controllo, non aumentarlo.
Quello che la aiuterebbe davvero è un percorso psicologico mirato all’ansia e alle fobie, che lavori sul corpo, sul respiro, sull’attenzione e non solo sul pensiero. Non perché lei sia fragile, ma perché il suo sistema nervoso ha bisogno di imparare di nuovo a sentirsi al sicuro senza sorvegliarsi continuamente.
Quello che prova è comprensibile, reversibile e trattabile.
Non è il suo corpo che la sta tradendo: è il suo corpo che sta chiedendo tregua.
E da qui, con il giusto accompagnamento, si può davvero uscire.
Dott. Giuseppe Zucaro
Psicologo, Psicologo clinico
Corato
Capisco che stai attraversando un periodo davvero difficile e complesso, con molte sfide da affrontare. L'ansia, specialmente combinata con il trauma fisico e emotivo, può manifestarsi in modi che sembrano fuori controllo, come la sensazione di disgusto e il continuo monitoraggio del tuo corpo. Questi sintomi possono essere molto intensi e spaventosi, ma è importante riconoscere che l'ansia è un fenomeno naturale che il corpo usa per proteggersi da ciò che percepisce come minaccia, anche se in alcuni casi le minacce sono legate più a pensieri che a situazioni reali.
Il fatto che tu stia cercando di affrontare il tuo disagio, anche se è difficile, è un passo positivo. Mangiare e guardare la paura, come dici, è un modo per iniziare a riconoscere che i tuoi pensieri, per quanto forti, non devono determinare le tue azioni. Questo tipo di consapevolezza è fondamentale nel processo di recupero.
Tuttavia, considerando l’intensità di ciò che stai vivendo, ti consiglio di parlare con un professionista che possa aiutarti a gestire e affrontare meglio l'ansia e la fobia. Potremmo organizzare un incontro, anche online, per esplorare meglio questi temi e lavorare insieme su strategie per ridurre il panico e ricostruire il tuo equilibrio.
 Gabriele Lungarella
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente,
quello che mi viene in mente leggendo il tuo messaggio è che quando ci troviamo sotto pressione per un lungo tempo (soprattutto se siamo già predisposti all’ansia) il corpo e la mente iniziano a reagire in modi che sembrano inspiegabili e che in realtà hanno una loro logica profonda. Il “disgusto mentale” che descrivi, il bisogno di controllare lo stomaco, la paura di sentire il vomito anche se non c’è un reale malessere fisico, sono tutte manifestazioni della paura, una dinamica molto comune nei disturbi d’ansia e nelle fobie specifiche come l’emetofobia. Il corpo è sano, la mente è in allerta continua. È come se si creasse un cortocircuito tra pensiero, emozione e sensazione.
Non sei “sbagliata” e non stai regredendo: stai cercando in modo faticoso, ma coraggioso, di fronteggiare qualcosa che ha senso solo se lo guardiamo nella tua storia.
Il disgusto che descrivi (per gli oggetti, gli ambienti, per te stessa) può essere una forma di difesa dalla sensazione di essere fuori controllo, un modo del tuo sistema nervoso per proteggersi da un senso di pericolo indefinito.
Il fatto che tu stia già cercando di mangiare, di guardare la paura, di scrivere qui e raccontarti con consapevolezza, sono tutti segnali importanti: significa che dentro di te c’è anche una forza che cerca di rimettere ordine. E questa parte andrebbe sostenuta, accompagnata.
Un percorso psicoterapeutico potrebbe aiutarti a trovare uno spazio sicuro in cui esplorare tutto questo, senza giudizio, costruendo strumenti più solidi per affrontare questi stati. L’obiettivo non è “non avere più paura” ma poterci stare dentro in modo diverso, senza che ti travolga.
Con affetto e stima per il tuo coraggio nel portare tutto questo alla luce.
Un caro saluto,
Gabriele
Dr. Raffaello Pinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Vergato
Buongiorno,
quello che descrive è molto coerente con un quadro ansioso importante, aggravato da un periodo di forte stress e da una fobia specifica come l’emetofobia.

Non sta “impazzendo” né le sta succedendo qualcosa di strano: quando l’ansia diventa molto intensa, l’attenzione si fissa sul corpo e sulle sensazioni interne, che vengono amplificate e interpretate come pericolose. Il disgusto che descrive non è fisico, ma emotivo-mentale: è una reazione dell’ansia, non un segnale reale di vomito imminente. È quello che spesso chiamo paura della paura: più cerca di controllare o prevenire la sensazione, più questa prende spazio.

Il fatto che non ci siano segni fisici reali (salivazione, nausea vera, sudorazione) va proprio in questa direzione. Il panico nasce dal significato che la mente attribuisce a ciò che sente, non da un problema organico.

Il punto importante è questo: l’evitamento (non mangiare, controllarsi continuamente) mantiene il problema. Il fatto che lei stia iniziando, anche con fatica, a mangiare e a “guardare la paura” è già un passaggio terapeutico corretto, anche se nel momento acuto sembra impossibile.

In questi casi è molto utile un percorso psicologico mirato sull’ansia e sull’emetofobia, per imparare a interrompere il circolo controllo → paura → panico. Non perché lei non sia forte, ma perché da soli è davvero difficile uscirne.

Non si giudichi: sta reagendo a un sovraccarico importante. Con il giusto aiuto, queste sensazioni possono ridursi in modo significativo.

Un caro saluto
Dott. Raffaello Pinelli – Psicologo clinico
Dott.ssa Carmen Coppola
Psicologo, Psicologo clinico
Sesto San Giovanni
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza e profondità ciò che sta vivendo. Dal suo racconto emerge un periodo di forte sovraccarico emotivo e fisico, caratterizzato da eventi stressanti ravvicinati che possono aver messo il suo sistema nervoso in uno stato di allerta prolungata.
Le sensazioni che descrive (iper-attenzione al corpo, focalizzazione sullo stomaco, paura del vomito, disgusto “mentale”, aumento dell’ansia negli ambienti domestici) sono reazioni frequenti nei quadri ansiosi, soprattutto quando è presente una paura specifica come l’emetofobia. In questi casi, l’ansia tende ad amplificare la percezione delle sensazioni interne, rendendole più intense e difficili da tollerare, pur in assenza di segnali fisici oggettivi.
È molto importante sottolineare un aspetto positivo che emerge dal suo messaggio: la consapevolezza. Il fatto che lei riconosca di stare “avendo paura della paura” e che stia provando gradualmente a mangiare nonostante il timore, indica una buona capacità di osservazione di sé e una risorsa su cui poter lavorare.
In momenti di forte attivazione ansiosa, può essere utile:

-ridurre il monitoraggio continuo delle sensazioni corporee

-riportare l’attenzione all’ambiente esterno (ad esempio attraverso il contatto con oggetti, suoni, immagini)

-ricordare che le sensazioni legate all’ansia, per quanto spiacevoli, non sono pericolose

Data la complessità e l’intensità del disagio che descrive, le consiglierei di valutare un percorso di supporto psicologico continuativo, preferibilmente con un professionista esperto in disturbi d’ansia e fobie specifiche, così da poter affrontare questi meccanismi in modo graduale e strutturato.

Resto a disposizione per eventuali chiarimenti e la ringrazio ancora per la fiducia nel raccontare la sua esperienza.

Un cordiale saluto,
Dott.ssa Carmen Coppola - Psicologa a Milano, Sesto S.G, Online.
Dott.ssa Cecilia Scipioni
Psicologo, Neuropsicologo
Casalgrande
Salve,
da ciò che descrive emerge un quadro di ansia molto intensa, comprensibile se si considera l’accumulo di eventi stressanti e destabilizzanti che ha attraversato in un arco di tempo ristretto. Trasloco non desiderato, perdita di una casa, dolore fisico importante come il fuoco di Sant’Antonio e la sua ricomparsa, uniti a una vulnerabilità ansiosa già nota e all’emetofobia, costituiscono un terreno in cui il sistema di allerta può restare costantemente acceso. In questo senso non c’è nulla di “sbagliato” in Lei: il suo organismo sta facendo esattamente ciò per cui è programmato, cioè cercare di proteggerla, anche se lo fa in modo eccessivo e faticoso.

Il sintomo che definisce “orrendo” e strano, quel disgusto improvviso e mentale, è molto coerente con l’ansia fobica e con la paura della paura. Quando l’attenzione viene iper-focalizzata sul corpo, in particolare su stomaco e nausea, il cervello può produrre sensazioni percettive e emotive molto forti senza che vi sia un correlato fisico reale. Il disgusto che descrive non è tanto legato agli oggetti o all’ambiente, quanto allo stato interno di allarme e alla sensazione di perdita di controllo. È come se la mente dicesse “non ce la faccio più”, e lo traducesse in un’esperienza sensoriale intensa che assomiglia al vomito imminente, pur in assenza dei segni fisiologici tipici.

Il fatto che Lei riconosca di avere paura della paura è un passaggio importante. L’ansia in questi casi non è alimentata tanto dal vomito in sé, quanto dal tentativo continuo di monitorare, controllare, evitare e prevenire. Più controlla lo stomaco, più il cervello interpreta che ci sia un pericolo reale, e più amplifica le sensazioni. La delusione verso se stessa è comprensibile, ma rischia di diventare un ulteriore carburante per l’ansia. In realtà sta già facendo qualcosa di molto significativo: sta riprendendo a mangiare e sta iniziando a guardare la paura invece di scappare. Questo non elimina subito il panico, ed è normale che nei momenti acuti sembri impossibile applicare qualsiasi ragionamento, ma è esattamente la direzione che permette al sistema nervoso di disattivarsi nel tempo.

Sarebbe utile lavorare non per far sparire le sensazioni, ma ridurre la lotta contro di esse, aiutando il corpo a imparare che può tollerarle senza che accada nulla di catastrofico. Anche pratiche di mindfulness orientate al corpo, se guidate con gradualità, possono essere utili per spostare l’attenzione dal controllo alla presenza. Vista l’emetofobia e l’intensità del panico, un percorso mirato potrebbe aiutarLa a lavorare sulla paura anticipatoria, sull’iper-monitoraggio corporeo e sulla regolazione dell’ansia, restituendo progressivamente fiducia nelle sue sensazioni fisiche.
Saluti, resto a disposizione
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso in modo così sincero e dettagliato quello che sta vivendo. Da ciò che descrive emerge un quadro di ansia molto intensa, aggravata da una serie di eventi oggettivamente stressanti e traumatici (trasloco forzato, perdita della casa desiderata, dolore fisico e spavento legati al Fuoco di Sant’Antonio). In questi contesti il sistema nervoso può rimanere in uno stato di iperallerta, portando la mente e il corpo a “controllarsi” continuamente.

L’emetofobia e l’attenzione costante alle sensazioni corporee, in particolare allo stomaco, alimentano un circolo vizioso: più si osservano e si temono i segnali interni, più questi sembrano intensi e minacciosi. Il fatto di aver ridotto il cibo per paura del vomito è una conseguenza frequente di questo meccanismo, non un segno di debolezza.

Il disgusto improvviso che descrive non è raro nei disturbi d’ansia: spesso non è un disgusto “fisico”, ma una risposta emotiva e mentale legata alla saturazione emotiva, alla paura e al senso di rifiuto della situazione che si sta vivendo. In quei momenti l’ansia può attivare sensazioni simili alla nausea o al conato, anche in assenza di segnali corporei reali (salivazione, sudorazione, vomito). Questo conferma ciò che lei stessa intuisce: la paura della paura.

È importante sottolineare che il fatto che lei stia ricominciando a mangiare e cercando di “guardare la paura” è già un passo significativo. Tuttavia è vero: farlo da soli, nei momenti di picco ansioso, può essere estremamente difficile e frustrante.

Proprio per questo, il passo più utile ora è approfondire con uno specialista che possa aiutarla a comprendere e interrompere questi meccanismi, lavorando sull’ansia, sull’emetofobia e sulla regolazione delle sensazioni corporee ed emotive. Un percorso psicoterapeutico può offrire strumenti concreti e graduali, restituendole un senso di controllo e sicurezza.

Non è sbagliata, né “deludente”: sta reagendo a un sovraccarico emotivo molto forte. Chiedere aiuto è una forma di cura verso se stessi.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Joanna Magdalena Niemiec
Psicologo, Psicoterapeuta
San Nicola la Strada
Buongiorno,
quello che descrive è molto coerente con ansia elevata + emetofobia, riacutizzate da uno stress intenso e prolungato. Non c’è nulla di “strano” o pericoloso in ciò che sta vivendo.
Il disgusto che sente non è un segnale fisico reale, ma una reazione emotiva dell’ansia: quando la mente si concentra a lungo su vomito e controllo del corpo, può produrre sensazioni di nausea, conato e repulsione anche verso l’ambiente. È il classico meccanismo della paura della paura, che si autoalimenta.
Il fatto che non ci siano segni fisici (salivazione, sudorazione, vomito reale) è importante: indica che il corpo non sta vomitando, è l’ansia che simula la sensazione. Evitare il cibo e controllare continuamente lo stomaco, però, mantiene il circolo.
Sta già facendo qualcosa di molto utile: mangiare nonostante la paura e osservarla. Nel momento acuto non si cerca di farla sparire, ma di lasciarla passare senza reagire (niente controlli, niente fuga). L’ansia sale, ma poi scende.
Non è debolezza né delusione personale: è un sistema nervoso sovraccarico. Con un lavoro mirato sull’emetofobia e sull’esposizione graduale, se ne esce. Continui a chiedere aiuto e a non combattere le sensazioni: il corpo sa tornare a regolarsi.
Dott.ssa Anna Spanio
Psicologo, Psicologo clinico
Castelfranco Veneto
Buongiorno, mi dispiace per quello che stai vivendo, ma quello che descrivi sembra essere una risposta comprensibile a un accumulo enorme di stress, perdita di controllo e paura. Il tuo corpo non è malato e non sta per vomitare: è in allerta continua e ha scelto lo stomaco come punto su cui concentrare l’ansia. Il disgusto che senti non è fisico, ma mentale, è un rifiuto verso una situazione che ti fa sentire intrappolata. Il conato è un riflesso d’ansia, non un segnale reale del corpo. Ora non hai paura del vomito, ma della paura stessa. Non è un fallimento: è un meccanismo automatico. Il fatto che tu stia mangiando e osservando la paura, anche con difficoltà, è già un segno di forza. Non devi stare bene per essere al sicuro: puoi restare, respirare e lasciare che la sensazione passi senza combatterla. Sei stanca, non sbagliata. Ti consiglio di contattare un professionista per farti aiutare a passare questo momento! Buona fortuna
Dott. Daniele Migliore
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Grazie per aver condiviso la sua preoccupazione, immagino quanto sia difficile.
Da quello che descrive sembra che il suo corpo e la sua mente siano entrati in una modalità di allerta continua, dopo una serie di eventi molto stressanti e ravvicinati.
L'ansia che percepisce è spesso una risposta a un sovraccarico, a situazioni in cui ci si è sentiti senza controllo o senza un luogo sicuro. Il “disgusto” che descrive non sembra apparire come un sintomo fisico in senso stretto, ma più come un’esperienza emotiva intensa.
Una delle parti più difficili è il fatto che più tenta di monitorare e controllare ciò che accade nel corpo, più l’ansia trova spazio per amplificarsi. Questo non significa che stia sbagliando ma che sta cercando di proteggersi con gli strumenti che ha sempre usato, anche se forse ora non funzionano più come prima.
Un percorso terapeutico potrebbe aiutarla a dare un senso a questi vissuti e a ritrovare una fiducia più stabile nel suo corpo, che oggi sente come imprevedibile. Si conceda di pensare anche a questa possibilità.
Le auguro il meglio,

Dott. Daniele Migliore
Dott. Luca Rochdi
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentile utente, sicuramente i periodi stressanti posso essere fattori di rischio per disturbi psicopatologici o la loro accentuazione. Sicuramente in questo periodo, può esserle molto utile intraprendere un percorso di supporto psicologico. Spostare il focus dei pensieri su di lei, può essere utile.
Per le problematiche organiche, le consiglio di parlarne con il medico.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Buongiorno,
quello che descrivi, per quanto molto intenso, è coerente con un quadro di ansia elevata ed emetofobia, aggravato da un periodo di forte stress reale. Il tuo sistema di allarme è rimasto attivo troppo a lungo e ora reagisce a qualunque segnale interno.
Il controllo costante dello stomaco, la paura del vomito, il ridurre il cibo e persino il “disgusto” che senti non sono il problema, ma tentativi di protezione. Più controlli, però, più l’ansia aumenta e produce sensazioni che sembrano confermare la paura: è il classico circolo della paura della paura. Il disgusto che descrivi non è fisico, ma emotivo e mentale, una risposta di rifiuto verso una situazione che senti ingestibile.
Il fatto che tu stia ricominciando a mangiare e a osservare la paura è un segnale importante perché indica che una parte di te sta smettendo di fuggire. Serve tempo, pazienza e molta meno durezza verso te stessa. Questo tipo di ansia può migliorare, soprattutto con un supporto psicologico mirato.

Non sei fragile né deludente: sei sotto stress. E da qui si può lavorare.

Con affetto
Dott.ssa Bacchi
Dott.ssa Laura Elsa Varone
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
la ringrazio per aver descritto con tanta precisione ciò che sta attraversando. Dal suo racconto emerge un periodo caratterizzato da eventi per Lei stressanti molto ravvicinati e, sullo sfondo, una sensibilità già presente verso l’ansia e la paura del vomito. È del tutto comprensibile che il suo sistema emotivo abbia reagito intensificando l’attenzione verso il corpo e le sensazioni interne.
Quello che descrive — il monitoraggio costante dello stomaco, la paura del vomito, la difficoltà a mangiare, fino alla comparsa di un “disgusto mentale” verso oggetti o ambienti familiari — può essere letto come il risultato di un circolo ansioso molto attivo. Quando l’attenzione si concentra in modo rigido su una sensazione o su un tema temuto, la mente tende a interpretare ogni stimolo come potenzialmente minaccioso. Questo non significa che ci sia un reale pericolo, ma che il sistema di allarme è diventato ipersensibile.
Il disgusto che avverte non sembra collegato a un vero stimolo fisico, ma piuttosto a un’associazione appresa tra ansia, paura del vomito e contesto. In situazioni di forte attivazione emotiva, la mente può generare reazioni intense e insolite, che però hanno una loro logica interna: più si teme una sensazione, più quella sensazione tende a presentarsi o a essere percepita come imminente. Il fatto che non compaiano i segnali fisiologici tipici del vomito suggerisce che ciò che sente sia una risposta emotiva, non un sintomo corporeo reale.
Vorrei sottolineare un aspetto importante: non c’è nulla di sbagliato in lei. La delusione che prova verso se stessa nasce dal confronto tra ciò che vorrebbe sentire e ciò che sente davvero, ma non tiene conto del carico emotivo che ha sostenuto negli ultimi mesi. Le reazioni che descrive sono coerenti con lo stress accumulato e con la paura della paura, che tende a rinforzarsi quando ci si sente vulnerabili.
Il fatto che abbia già iniziato a mangiare di nuovo e che provi a osservare ciò che le accade è un segnale significativo. Significa che, nonostante la fatica, sta già mettendo in atto dei passi nella direzione della consapevolezza e della regolazione emotiva. Nei momenti di picco è normale che tutto sembri incontrollabile, ma questo non invalida i progressi che sta facendo. Un percorso con un professionista che conosca ciò di cui parla e che possa aiutarla ad esplorare e comprendere meglio i meccanismi sottostanti sicuramente le darebbe sollievo.
resto a disposizione,
saluti
Dott.ssa Silvia Visentin
Psicologo, Psicologo clinico
San Donà di Piave
Buongiorno da quello che scrive è evidente che non abbia passato un periodo facile soprattutto a causa dei cambiamenti di vita che ha dovuto affrontare. L’emetofobia è una paura che ha a che fare con il cibo e porta aspetti di ansia e di paura rispetto all’idea di poter poi stare male. Quello che sta vivendo ora è un momento dove l’ansia è molto intensa e lei è costantemente in allerta rispetto all’idea di poter star male tant’è che poi, come profezia che si autoavvera, ha dei conati di vomito. Quello che spesso si affronta durante la terapia sono il prendere in esame i pensieri e le situazioni che fungono da trigger dunque se sente che questa situazione sta diventando molto invalidante e pesante per lei puó chiedere un supporto psicologico e lavorare sui meccanismi che stanno dietro all’ansia e a questa fobia perché è possibile superarli. Capisco che non sia sempre facile, ma in questo momento sembra essere molto appesantita da questa situazione e, se lo ritiene necessario per lei, potrebbe prendersi cura di questi suoi aspetti. Una buona giornata
Dott.ssa Giulia Piccinini
Psicologo, Psicologo clinico
Padova
Gentilissima, grazie a lei per essersi rivolta a questo spazio. Riguardo alle emozioni che descrive, partendo dal disgusto, sembra che la sua attenzione sia focalizzata alle sensazioni corporee e tenere l'attenzione per più tempo su uno stesso punto altera le percezioni, oltre a rendere le informazioni più accessibili alla mente e quindi più gravi in termini di catastrofe temuta; lei parla di paura di vomitare ad esempio. Per quanto riguarda la sua "paura della paura", è comprensibile avere paura di essere spaventati perché questo comporta il sentirsi deboli e/o la necessità di chiedere aiuto. Tuttavia la paura è un emozione preziosa, così come l'ansia, da ascoltare in quanto ci da informazioni su di noi ad esempio provi a chiedersi PER ME COME MAI VOMITARE E' UN PROBLEMA, COSA MI SPAVENTA DI QUESTA REAZIONE CORPOREA? O ancora COME MAI NON MI PIACE ESSERE SPAVENTATA, COSA TEMO CHE ACCADA QUANDO SONO IN QUESTO STATO? Di per sé tutte le emozioni sono adattive e utili, ci segnalano i pericoli perché la nostra mente vuole metterci in salvo, importante è esplicitare quello che ci spaventa per notare se stiamo generalizzando una paura anche a situazioni in cui non c'è un consistente motivo di allarmarsi. In questi ultimi casi le consiglio di lavorare con il suo terapeuta per capire cosa rappresenta per lei una minaccia e come può affrontarla, riducendo le emozioni che la mettono in allarme, rimango a disposizione.

Dott.ssa Giulia Piccinini
Buongiorno, dal suo messaggio si sente quanto questo periodo sia carico e quanto lei stia facendo il possibile per reggere.
Quando ansia e paura iniziano ad autoalimentarsi, un percorso psicologico può aiutare a ritrovare sicurezza e interrompere questo circolo.
In uno spazio protetto si può lavorare sul rapporto con le sensazioni corporee e con la paura, senza forzarle.
Non è una questione di forza o di delusione personale, ma di imparare nuovi modi di affrontare ciò che arriva.
Se lo desidera, iniziare un percorso può essere un primo passo concreto verso maggiore serenità. Un saluto, Dott.ssa Alessandra Corti
Dott.ssa Francesca Giusti
Psicologo, Psicologo clinico
San Miniato Basso
Gentilissima,
proverei a mettere mano su quel "disgusto mentale" che prova in questo momento della sua vita. Penso sia importante concedersi uno spazio in cui poter legittimare la fatica di questo periodo.
Un caro saluto,
Francesca Giusti
Dott.ssa Chiara Venitucci
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera e grazie per aver condiviso quanto sta vivendo. Traslochi forzati, cambiamenti non desiderati, problemi di salute e dolore corporeo sono tutti fattori che possono aumentare in modo significativo il livello di allerta dell’organismo. In queste condizioni è frequente che l’attenzione si concentri sul corpo, in particolare su quelle sensazioni che già in passato sono state fonte di paura, come lo stomaco o la nausea.
Il meccanismo che racconta, cioè il controllo costante delle sensazioni interne, la riduzione dell’alimentazione per paura di vomitare e la comparsa di un “disgusto mentale”, è tipico degli stati ansiosi legati alle fobie corporee. Non si tratta di un disgusto reale verso gli oggetti o l’ambiente, ma di una risposta emotiva legata all’ansia elevata e alla paura della paura stessa. Quando il sistema nervoso è molto attivato, può produrre sensazioni forti e difficili da interpretare, che vengono vissute come incontrollabili e spaventose, anche in assenza di segnali fisici oggettivi.
Il fatto che lei riconosca questo circolo e stia provando gradualmente a mangiare e a non evitare la paura è un segnale importante. Tuttavia, affrontare da sola un’ansia così elevata può risultare molto faticoso. In questi casi un supporto psicologico specifico per l’ansia e le fobie può aiutare a comprendere meglio ciò che sta accadendo, a ridurre l’ipercontrollo corporeo e a interrompere il circolo paura–sensazioni–panico.
Quando l’ansia diventa pervasiva e condiziona la quotidianità, chiedere un aiuto professionale non è un fallimento, ma un passo concreto per ritrovare maggiore stabilità e serenità. Un percorso mirato può aiutarla a recuperare fiducia nel proprio corpo e a gestire in modo più efficace questi momenti di forte attivazione emotiva. Un saluto, Dottoressa Chiara Venitucci.
Dott.ssa Giulia Antonacci
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, da ciò che descrive emerge un quadro di ansia molto intensa, alimentata da un periodo di forte stress e da una paura specifica già presente. Il controllo continuo del corpo e delle sensazioni, insieme alla “paura della paura”, può amplificare sintomi come disgusto, nausea e panico, anche in assenza di segnali fisici reali. In questi casi è utile non affrontare tutto da sola e valutare un percorso psicoterapeutico, che possa aiutarla a ridurre il controllo, gestire l'ansia e ritrovare maggiore fiducia nelle sue sensazioni. Non c’è nulla di cui deludersi: sta reagendo a un sovraccarico emotivo. Con un supporto adeguato è possibile stare meglio. Un caro saluto
Dott.ssa Laura Montanari
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno,
dalle sue parole immagino lo stress che ha sperimentato durante queste situazioni. Leggo che si definisce “ansiosa” quindi mi viene da supporre che questo carico su una persona con assetto ansioso di base possa aver appesantito la situazione. In tal senso, è verosimile pensare che tutto sia in linea con il funzionamento da lei descritto e non necessariamente che sia una degenerazione.
Quello che descrive rispetto alla sfera somatica può rientrare nel concetto di iper-monitoraggio, un meccanismo molto tipico nei disturbi d’ansia. Quando l’attenzione si concentra in modo costante su una funzione corporea, ogni minimo rumore o sensazione viene amplificato, interpretato come minaccioso e alimenta un circolo vizioso che funziona a grandi linee in questo modo: paura → iper-monitoraggio → aumento delle sensazioni spiacevoli → ulteriore paura.
Tutto questo è vorticoso e può far sentire disorientati e in difficoltà rispetto all’autoregolazione. Sentirsi così può di conseguenza comportare i vissuti di delusione, di insoddisfazione, di scarso senso di autoefficacia e dunque di autogiudizio verso se stessa. Questo assetto mentale rischia di amplificare ulteriormente il malessere e di generare un auto-affossamento. La inviterei ad assumere un atteggiamento più compassionevole e gentile verso di sè, un po’ come se dovesse accudire un bambino che si trova in difficoltà. Questo può permetterle di guardare alla problematica con uno sguardo diverso, più morbido, che agevola non solo il riassestamento, ma anche l’elaborazione e la risoluzione del problema. Tutto ciò non comporta, automaticamente, che l’ansia scomparirà, anzi. Comporta tuttavia l’attivazione di una serie di comportamenti più accoglienti che agevolano lucidità, autoregolazione, consapevolezza, che sono “ingredienti” di base per la risoluzione del problema.
Con l’augurio di esserle stata di supporto, le auguro una buona giornata.
Dottssa LM

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