Buongiorno, ho appena iniziato ad andare dallo psicologo per problemi relazionali, ma durante la pri
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Buongiorno, ho appena iniziato ad andare dallo psicologo per problemi relazionali, ma durante la prima seduta, appena ho detto che ho ansia o che mi sento fissato con una persona, mi è stato detto che allora devo andare dallo psichiatra a farmi prescrivere qualche farmaco...
Questa cosa mi lascia perplesso, perché se già dalla prima seduta mi sento dire che devo prendere farmaci, allora perché andare dallo psicologo? Io pensavo che queste tematiche si potessero affrontare anche dallo psicologo, non andare subito a prendere farmaci...
È la prima volta che mi rivolgo dallo psicologo e mi chiedo se sia normale questo approccio, come funziona esattamente la terapia?
Questa cosa mi lascia perplesso, perché se già dalla prima seduta mi sento dire che devo prendere farmaci, allora perché andare dallo psicologo? Io pensavo che queste tematiche si potessero affrontare anche dallo psicologo, non andare subito a prendere farmaci...
È la prima volta che mi rivolgo dallo psicologo e mi chiedo se sia normale questo approccio, come funziona esattamente la terapia?
Caro utente,
spesso psicologici e psichiatri collaborano nel percorso di cura per poter fare un lavoro a 360 gradi. Il farmaco non sostituisce la terapia, bensì può essere un alleato da utilizzare in nel momento in cui il sintomo (come può essere l'ansia e il pensiero ossessivo nel suo caso) diventi troppo presente. Detto ciò, è una sua decisione decidere se e come affrontare un percorso di benessere e quindi come è stata sua la decisione di andare dallo psicologo è sua anche la decisione di andare dallo psichiatra per la prescrizione di un farmaco. In ogni caso, questo argomento sarebbe utile ed interessante parlare anche direttamente con il suo psicologo per esporre le proprie riflessioni e anche perplessità e dare la possibilità al professionista di spiegare maggiormente il suo punto di vista rispetto a ciò.
Spero di essere stata d'aiuto
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
spesso psicologici e psichiatri collaborano nel percorso di cura per poter fare un lavoro a 360 gradi. Il farmaco non sostituisce la terapia, bensì può essere un alleato da utilizzare in nel momento in cui il sintomo (come può essere l'ansia e il pensiero ossessivo nel suo caso) diventi troppo presente. Detto ciò, è una sua decisione decidere se e come affrontare un percorso di benessere e quindi come è stata sua la decisione di andare dallo psicologo è sua anche la decisione di andare dallo psichiatra per la prescrizione di un farmaco. In ogni caso, questo argomento sarebbe utile ed interessante parlare anche direttamente con il suo psicologo per esporre le proprie riflessioni e anche perplessità e dare la possibilità al professionista di spiegare maggiormente il suo punto di vista rispetto a ciò.
Spero di essere stata d'aiuto
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
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Capisco quanto possa essere spiazzante sentirsi dire, già alla prima seduta, che potrebbe essere utile rivolgersi a uno psichiatra. Quando si inizia un percorso psicologico, ci si aspetta di affrontare le difficoltà attraverso il dialogo, senza pensare subito ai farmaci. È naturale chiedersi se questo approccio sia normale e cosa significhi per il percorso che immaginava.
In realtà, la proposta di una valutazione psichiatrica non esclude la terapia, ma può essere vista come un’opzione aggiuntiva. A volte, quando i sintomi di ansia o i pensieri diventano molto intensi, il professionista può ritenere che un supporto farmacologico aiuti a ridurre la sofferenza e a rendere più efficace il lavoro psicoterapeutico. Non è una regola, né un obbligo: è una possibilità che viene suggerita per facilitare il percorso, non per sostituirlo.
Può essere utile parlarne apertamente con il suo psicologo, chiedendo quali motivazioni lo hanno portato a questa indicazione e se ritiene che la terapia possa proseguire anche senza farmaci. Questo confronto le permetterà di capire meglio le ragioni e di valutare se questa strada è in linea con ciò che desidera. Non c’è una scelta giusta per tutti: c’è la possibilità di ascoltare le proprie esigenze e di decidere con calma, senza fretta e senza sentirsi vincolato.
Il fatto che lei si ponga queste domande è già un segnale importante: significa che vuole essere parte attiva del percorso. E questo è il punto di partenza migliore.
Salve, grazie per aver condiviso la sua situazione attuale. Iniziare un percorso di supporto psicologico ( online o in presenza) può davvero darle il supporto e il sostegno che cerca, imparando attraverso strategie a gestire ansia, e il suo stato attuale. Uno psicologo, creando già nella prima seduta un ambiente sicuro, di ascolto reale ed empatico, aiuta già il paziente, mettendolo a proprio agio, a parlare apertamente di goni tipo di problema o stato d'animo, per rassicurarlo e accompagnarlo nel percorso di guarigione e consapevolezza. Resto a sua disposizione.
gentilissimo, mi sembra strano che su due piedi un collega l'abbia indirizzata da uno psichiatra, forse ci potrebbero essere altre questioni che sono emerse ma non crede sia competenza di nessuno di esterno a quel colloquio potersi esprimere. Piuttosto credo sia importante sottolineare quanto la psicoterapia possa essere utile e significativa nell'affrontare delle tematiche scomode e insidiose che ciascuno porta con sè. un saluto
Salve, non conosco i motivi per cui le è stata consigliata una visita psichiatrica. Problemi relazionali onestamente è riduttivo: immagino ci saranno stati anche altri motivi?
Ad ogni modo, se dalla consulenza psichiatrica si evince una diagnosi di disturbo psicotico, allora in quel caso è ovviamente necessario seguire una terapia farmacologica.
Come mai non si fida della consulenza psicologica che ha fatto?
Ad ogni modo, se dalla consulenza psichiatrica si evince una diagnosi di disturbo psicotico, allora in quel caso è ovviamente necessario seguire una terapia farmacologica.
Come mai non si fida della consulenza psicologica che ha fatto?
Buonasera, capisco che lei sia perplesso e che non si aspettasse che, rivolgendosi a uno psicologo, le venisse consigliato di rivolgersi subito ad uno psichiatra per la prescrizione di farmaci. È importante però distinguere tra le figure che operano in questo settore in quanto lo psicologo e lo psicoterapeuta curano principalmente con il dialogo e con tecniche psicologiche, mentre lo psichiatra è un medico e può somministrare farmaci. È possibile che il suo psicologo, già da una prima anamnesi, abbia ritenuto la necessità di effettuare un intervento integrato, in quanto spesso l'approccio ideale per disturbi come l'ansia o le ossessioni è proprio questo: il farmaco attenua i sintomi più gravi, mentre lo psicologico lavora sulle cause. È insolito che ciò avvenga subito dalla prima seduta ma, probabilmente, il collega ha ritenuto che si dovesse intervenire prontamente. Il percorso terapeutico è in ogni caso un percorso che si basa sulla fiducia e sulla collaborazione e pertanto, se questa indicazione precoce le ha creato sfiducia, è fondamentale che lei lo comunichi al suo terapeuta in quanto lei ha il diritto di chiedere spiegazioni e di essere partecipe e condividere il progetto di percorso terapeutico.
Buongiorno,
la sua perplessità è comprensibile ed è legittima, soprattutto trattandosi della prima esperienza con uno psicologo.
In generale non è prassi comune che già alla prima seduta, sulla sola base della presenza di ansia o di pensieri focalizzati su una persona, venga suggerito un invio immediato allo psichiatra per una terapia farmacologica. Ansia e difficoltà relazionali rientrano pienamente nell’ambito della psicoterapia e vengono normalmente affrontate attraverso il lavoro psicologico.
Lo psicologo lavora tramite il colloquio e la relazione terapeutica; lo psichiatra è un medico e prescrive farmaci. Le due figure possono collaborare, ma l’invio allo psichiatra avviene di solito dopo una valutazione più approfondita, quando i sintomi sono particolarmente gravi o ostacolano il percorso terapeutico.
Una terapia, di norma, prevede inizialmente alcune sedute di valutazione, la definizione degli obiettivi e solo successivamente il lavoro terapeutico vero e proprio. I farmaci, quando necessari, rappresentano un supporto e non un passaggio obbligato iniziale.
È quindi legittimo che Lei si senta a disagio e sappia che può chiedere chiarimenti al professionista. La psicoterapia funziona solo se si sente ascoltato e rispettato nei Suoi tempi.
Il fatto di chiedere aiuto e di porsi queste domande è un segnale di consapevolezza, non di debolezza o patologia.
la sua perplessità è comprensibile ed è legittima, soprattutto trattandosi della prima esperienza con uno psicologo.
In generale non è prassi comune che già alla prima seduta, sulla sola base della presenza di ansia o di pensieri focalizzati su una persona, venga suggerito un invio immediato allo psichiatra per una terapia farmacologica. Ansia e difficoltà relazionali rientrano pienamente nell’ambito della psicoterapia e vengono normalmente affrontate attraverso il lavoro psicologico.
Lo psicologo lavora tramite il colloquio e la relazione terapeutica; lo psichiatra è un medico e prescrive farmaci. Le due figure possono collaborare, ma l’invio allo psichiatra avviene di solito dopo una valutazione più approfondita, quando i sintomi sono particolarmente gravi o ostacolano il percorso terapeutico.
Una terapia, di norma, prevede inizialmente alcune sedute di valutazione, la definizione degli obiettivi e solo successivamente il lavoro terapeutico vero e proprio. I farmaci, quando necessari, rappresentano un supporto e non un passaggio obbligato iniziale.
È quindi legittimo che Lei si senta a disagio e sappia che può chiedere chiarimenti al professionista. La psicoterapia funziona solo se si sente ascoltato e rispettato nei Suoi tempi.
Il fatto di chiedere aiuto e di porsi queste domande è un segnale di consapevolezza, non di debolezza o patologia.
Buongiorno,
il suo dubbio è comprensibile e condiviso da molte persone al primo approccio con la psicoterapia. In generale, ansia, difficoltà relazionali e pensieri ricorrenti possono essere affrontati attraverso un percorso psicologico, senza che ciò implichi automaticamente l’uso di farmaci.
Lo psicologo si occupa della comprensione e del trattamento del disagio emotivo e relazionale attraverso il colloquio e il lavoro terapeutico; lo psichiatra, invece, valuta se vi siano indicazioni per un supporto farmacologico. In alcuni casi può essere utile un lavoro integrato, ma questo non significa che la terapia psicologica perda di senso o di valore.
Detto questo, è importante che lei si senta ascoltato e rispettato nei suoi tempi: una prima seduta serve soprattutto a comprendere la situazione e a costruire un’alleanza terapeutica. Se l’approccio ricevuto le ha generato perplessità o disagio, è legittimo parlarne apertamente con il professionista o valutare un altro parere.
La terapia è un percorso che si costruisce insieme e dovrebbe farla sentire coinvolto, non etichettato o indirizzato frettolosamente. Affidarsi a un professionista con cui si sente a suo agio è un elemento fondamentale del lavoro terapeutico
il suo dubbio è comprensibile e condiviso da molte persone al primo approccio con la psicoterapia. In generale, ansia, difficoltà relazionali e pensieri ricorrenti possono essere affrontati attraverso un percorso psicologico, senza che ciò implichi automaticamente l’uso di farmaci.
Lo psicologo si occupa della comprensione e del trattamento del disagio emotivo e relazionale attraverso il colloquio e il lavoro terapeutico; lo psichiatra, invece, valuta se vi siano indicazioni per un supporto farmacologico. In alcuni casi può essere utile un lavoro integrato, ma questo non significa che la terapia psicologica perda di senso o di valore.
Detto questo, è importante che lei si senta ascoltato e rispettato nei suoi tempi: una prima seduta serve soprattutto a comprendere la situazione e a costruire un’alleanza terapeutica. Se l’approccio ricevuto le ha generato perplessità o disagio, è legittimo parlarne apertamente con il professionista o valutare un altro parere.
La terapia è un percorso che si costruisce insieme e dovrebbe farla sentire coinvolto, non etichettato o indirizzato frettolosamente. Affidarsi a un professionista con cui si sente a suo agio è un elemento fondamentale del lavoro terapeutico
Buonasera,
accolgo e condivido la sua perplessità, senza nulla togliere al mio collega mi sembra una scelta azzardata esporsi al primo colloquio decretando come soluzione la prescrizione di un farmaco. Queste scelte dipendono molto, oltre che dal professionista, dal tipo di approccio applicato nella terapia; io personalmente prima di arrivare a consigliare uno psicofarmaco tenterei altre soluzioni, per poi insieme condividere la possibilità nel caso in cui venga valutata come tale.
accolgo e condivido la sua perplessità, senza nulla togliere al mio collega mi sembra una scelta azzardata esporsi al primo colloquio decretando come soluzione la prescrizione di un farmaco. Queste scelte dipendono molto, oltre che dal professionista, dal tipo di approccio applicato nella terapia; io personalmente prima di arrivare a consigliare uno psicofarmaco tenterei altre soluzioni, per poi insieme condividere la possibilità nel caso in cui venga valutata come tale.
Buongiorno, capisco molto bene la sua perplessità e anche il senso di smarrimento che può aver provato. Rivolgersi per la prima volta a uno psicologo è spesso un passo delicato, carico di aspettative ma anche di timori, e sentirsi rimandati subito altrove può far nascere la sensazione di non essere stati ascoltati fino in fondo o di aver detto qualcosa di sbagliato. È una reazione comprensibile e legittima. Le difficoltà che descrive, come l’ansia o il sentirsi molto concentrato su una persona, sono vissuti comuni e profondamente umani. Molte persone si rivolgono allo psicologo proprio per comprendere questi stati interiori, dare loro un senso e trovare modi più sereni di gestirli nella vita quotidiana. Il percorso psicologico nasce per questo: per creare uno spazio di ascolto, riflessione e cambiamento, non per etichettare o indirizzare automaticamente verso altre strade dopo pochi minuti di colloquio. È importante sapere che non esiste un unico modo di lavorare e che ogni professionista ha il proprio stile. Detto questo, è altrettanto importante che lei si senta accolto, compreso e libero di fare domande. La terapia non è qualcosa che viene “imposta”, ma un cammino che si costruisce insieme, passo dopo passo, a partire dalla sua esperienza e dai suoi obiettivi. All’inizio è normale essere confusi su come funzioni, ma ciò che dovrebbe emergere gradualmente è un senso di fiducia e di alleanza, non di fretta o di giudizio. Se dentro di lei c’è la sensazione che le sue difficoltà possano essere affrontate parlando, comprendendo meglio cosa le succede e lavorando su come vive le relazioni, questa è una sensazione da ascoltare. Non c’è nulla di ingenuo o sbagliato in questo. Anzi, è spesso proprio il desiderio di capire se stessi che porta le persone a chiedere aiuto psicologico. Sentirsi dire subito che serve altro può interrompere questo processo prima ancora che abbia avuto modo di iniziare. Può essere utile, se se la sente, riportare apertamente allo psicologo ciò che ha provato dopo quella frase, spiegando che l’ha fatta sentire scoraggiato o confuso. Questo tipo di confronto, quando possibile, è già parte del lavoro. Se però dovesse rendersi conto che non riesce a sentirsi a suo agio o che non c’è spazio per le sue domande, sappia che è assolutamente legittimo cercare un altro professionista con cui sentirsi più in sintonia. Il percorso funziona solo se si sente visto e rispettato. La terapia non è una scorciatoia né una risposta standard. È un processo che richiede tempo, ascolto e collaborazione. Le sue domande sono appropriate e dimostrano attenzione verso se stesso. Si conceda il diritto di capire, di scegliere e di procedere con i suoi tempi. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno,
In generale, prima di ipotizzare un trattamento farmacologico, è buona prassi procedere con un approfondimento psicodiagnostico, utile a valutare se sia presente o meno un disturbo, a comprenderne la tipologia e la gravità, e a contestualizzare meglio i sintomi che la persona porta. Ansia, pensieri ricorrenti o difficoltà relazionali possono avere significati e intensità molto diverse e non sempre richiedono un intervento farmacologico.
Nella maggior parte dei casi, il primo passo è valutare un percorso psicoterapeutico o di supporto, che può già essere sufficiente per affrontare le difficoltà riportate. Solo qualora emerga una sofferenza clinicamente rilevante o un livello di sintomatologia tale da ostacolare il lavoro psicologico, può essere indicata un'integrazione con un trattamento farmacologico, che va sempre prescritto e monitorato da uno psichiatra.
Psicologo e psichiatra hanno ruoli diversi ma complementari, non si escludono a vicenda. La terapia psicologica non perde di senso in presenza di farmaci, né i farmaci sono automaticamente necessari quando c’è ansia o sofferenza emotiva.
Se questo primo approccio non l’ha fatta sentire compresa o adeguatamente valutata, è legittimo portare il dubbio al professionista o, se necessario, chiedere un secondo parere.
Un caro saluto,
Dott. Alessandro Ocera
In generale, prima di ipotizzare un trattamento farmacologico, è buona prassi procedere con un approfondimento psicodiagnostico, utile a valutare se sia presente o meno un disturbo, a comprenderne la tipologia e la gravità, e a contestualizzare meglio i sintomi che la persona porta. Ansia, pensieri ricorrenti o difficoltà relazionali possono avere significati e intensità molto diverse e non sempre richiedono un intervento farmacologico.
Nella maggior parte dei casi, il primo passo è valutare un percorso psicoterapeutico o di supporto, che può già essere sufficiente per affrontare le difficoltà riportate. Solo qualora emerga una sofferenza clinicamente rilevante o un livello di sintomatologia tale da ostacolare il lavoro psicologico, può essere indicata un'integrazione con un trattamento farmacologico, che va sempre prescritto e monitorato da uno psichiatra.
Psicologo e psichiatra hanno ruoli diversi ma complementari, non si escludono a vicenda. La terapia psicologica non perde di senso in presenza di farmaci, né i farmaci sono automaticamente necessari quando c’è ansia o sofferenza emotiva.
Se questo primo approccio non l’ha fatta sentire compresa o adeguatamente valutata, è legittimo portare il dubbio al professionista o, se necessario, chiedere un secondo parere.
Un caro saluto,
Dott. Alessandro Ocera
Buongiorno,
è comprensibile sentirsi perplessi di fronte a un consiglio immediato di ricorrere ai farmaci, soprattutto durante la prima seduta. Lo psicologo è formato per affrontare problematiche emotive e relazionali, come ansia o difficoltà legate a fissazioni su altre persone, utilizzando strumenti psicoterapeutici senza ricorrere necessariamente a farmaci.
In alcuni casi, tuttavia, può capitare che lo psicologo valuti che la presenza di un disturbo più intenso o sintomi che compromettono significativamente il funzionamento quotidiano richieda anche il parere di uno psichiatra, che è l’unico professionista autorizzato a prescrivere farmaci. Questo non significa che la psicoterapia non sia utile: anzi, spesso la combinazione di terapia e, se necessario, trattamento farmacologico può essere la strategia più efficace.
La terapia psicologica, in generale, mira a comprendere i propri schemi di pensiero, emozioni e comportamenti, a sviluppare strumenti di gestione dei sintomi e a migliorare le relazioni. Il percorso è personalizzato e si costruisce gradualmente, sulla base del dialogo e della fiducia tra paziente e psicologo.
Per capire qual è l’approccio più adatto al tuo caso specifico, è sempre consigliabile approfondire con uno specialista.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
è comprensibile sentirsi perplessi di fronte a un consiglio immediato di ricorrere ai farmaci, soprattutto durante la prima seduta. Lo psicologo è formato per affrontare problematiche emotive e relazionali, come ansia o difficoltà legate a fissazioni su altre persone, utilizzando strumenti psicoterapeutici senza ricorrere necessariamente a farmaci.
In alcuni casi, tuttavia, può capitare che lo psicologo valuti che la presenza di un disturbo più intenso o sintomi che compromettono significativamente il funzionamento quotidiano richieda anche il parere di uno psichiatra, che è l’unico professionista autorizzato a prescrivere farmaci. Questo non significa che la psicoterapia non sia utile: anzi, spesso la combinazione di terapia e, se necessario, trattamento farmacologico può essere la strategia più efficace.
La terapia psicologica, in generale, mira a comprendere i propri schemi di pensiero, emozioni e comportamenti, a sviluppare strumenti di gestione dei sintomi e a migliorare le relazioni. Il percorso è personalizzato e si costruisce gradualmente, sulla base del dialogo e della fiducia tra paziente e psicologo.
Per capire qual è l’approccio più adatto al tuo caso specifico, è sempre consigliabile approfondire con uno specialista.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno, capisco perfettamente, e non giudico affatto il collega. Posso invece spiegare il contesto: alcuni psicologi, soprattutto se percepiscono ansia intensa, pensieri ossessivi o sintomi che sembrano molto invalidanti, possono suggerire di valutare anche un consulto psichiatrico, non per giudicare la persona, ma semplicemente per capire se un supporto farmacologico possa aiutare a gestire meglio i sintomi durante la terapia.
Questo non significa che la psicoterapia non sia utile o che il farmaco sia obbligatorio: il percorso psicologico resta valido e può essere efficace anche senza farmaci. In pratica, il collega probabilmente voleva solo indicare una possibilità aggiuntiva di supporto, ma il Suo dubbio è legittimo: la psicoterapia può e deve partire senza prescrizione di farmaci, soprattutto per ansia e difficoltà relazionali.
Questo non significa che la psicoterapia non sia utile o che il farmaco sia obbligatorio: il percorso psicologico resta valido e può essere efficace anche senza farmaci. In pratica, il collega probabilmente voleva solo indicare una possibilità aggiuntiva di supporto, ma il Suo dubbio è legittimo: la psicoterapia può e deve partire senza prescrizione di farmaci, soprattutto per ansia e difficoltà relazionali.
Salve,
è del tutto naturale sentirsi disorientati: ogni psicologo ha il proprio metodo e alcuni preferiscono affiancare subito un supporto medico per gestire i sintomi più acuti. Questo non esclude però l'importanza di un buon percorso. Se questo approccio non le risuona, potrebbe valutare altri modelli terapeutici più focalizzati sull'ascolto e sulla parola. Trovare il professionista con cui sentirsi davvero a suo agio è il primo passo fondamentale per il suo percorso.
Saluti
è del tutto naturale sentirsi disorientati: ogni psicologo ha il proprio metodo e alcuni preferiscono affiancare subito un supporto medico per gestire i sintomi più acuti. Questo non esclude però l'importanza di un buon percorso. Se questo approccio non le risuona, potrebbe valutare altri modelli terapeutici più focalizzati sull'ascolto e sulla parola. Trovare il professionista con cui sentirsi davvero a suo agio è il primo passo fondamentale per il suo percorso.
Saluti
Buongiorno,
la sua perplessità è comprensibile, soprattutto se si tratta del primo contatto con uno psicologo.
È importante chiarire un punto di base: ansia, vissuti di fissazione o difficoltà relazionali rientrano pienamente tra i motivi per cui ci si rivolge a uno psicologo. Non implicano automaticamente la necessità di una terapia farmacologica.
Detto questo, senza entrare nel merito del lavoro del collega (che può aver valutato aspetti specifici della sua situazione), esistono approcci clinici differenti.
Nel mio modo di lavorare, la prima fase del percorso psicologico è dedicata a comprendere il significato dell’ansia, il contesto in cui nasce, le dinamiche emotive e relazionali che la alimentano, e il modo in cui la persona la vive e la gestisce.
L’ansia non è solo un “sintomo da spegnere”, ma spesso un segnale: indica che qualcosa, a livello emotivo o relazionale, chiede di essere compreso. Questo lavoro di esplorazione è specifico della psicoterapia e non viene sostituito dai farmaci.
Il coinvolgimento dello psichiatra può essere utile o necessario in alcuni casi, ad esempio quando l’ansia è molto intensa o invalidante, ma non è una tappa obbligata né automatica, soprattutto all’inizio di un percorso.
Una terapia psicologica funziona attraverso: ascolto e comprensione della storia personale, esplorazione delle emozioni e dei legami, costruzione graduale di nuovi modi di affrontare ciò che oggi crea sofferenza.
È legittimo che lei si chieda se l’approccio incontrato sia quello giusto per lei. La relazione terapeutica si basa anche sulla possibilità di sentirsi ascoltati e compresi.
Se lo desidera, può valutare un primo colloquio conoscitivo per esplorare insieme la sua esperienza e capire quale tipo di percorso possa essere più adatto a lei, senza partire da soluzioni preconfezionate.
Un caro saluto.
la sua perplessità è comprensibile, soprattutto se si tratta del primo contatto con uno psicologo.
È importante chiarire un punto di base: ansia, vissuti di fissazione o difficoltà relazionali rientrano pienamente tra i motivi per cui ci si rivolge a uno psicologo. Non implicano automaticamente la necessità di una terapia farmacologica.
Detto questo, senza entrare nel merito del lavoro del collega (che può aver valutato aspetti specifici della sua situazione), esistono approcci clinici differenti.
Nel mio modo di lavorare, la prima fase del percorso psicologico è dedicata a comprendere il significato dell’ansia, il contesto in cui nasce, le dinamiche emotive e relazionali che la alimentano, e il modo in cui la persona la vive e la gestisce.
L’ansia non è solo un “sintomo da spegnere”, ma spesso un segnale: indica che qualcosa, a livello emotivo o relazionale, chiede di essere compreso. Questo lavoro di esplorazione è specifico della psicoterapia e non viene sostituito dai farmaci.
Il coinvolgimento dello psichiatra può essere utile o necessario in alcuni casi, ad esempio quando l’ansia è molto intensa o invalidante, ma non è una tappa obbligata né automatica, soprattutto all’inizio di un percorso.
Una terapia psicologica funziona attraverso: ascolto e comprensione della storia personale, esplorazione delle emozioni e dei legami, costruzione graduale di nuovi modi di affrontare ciò che oggi crea sofferenza.
È legittimo che lei si chieda se l’approccio incontrato sia quello giusto per lei. La relazione terapeutica si basa anche sulla possibilità di sentirsi ascoltati e compresi.
Se lo desidera, può valutare un primo colloquio conoscitivo per esplorare insieme la sua esperienza e capire quale tipo di percorso possa essere più adatto a lei, senza partire da soluzioni preconfezionate.
Un caro saluto.
Gentile utente,
la sua perplessità è comprensibile e merita di essere accolta con attenzione.
È importante chiarire un punto fondamentale: ansia, pensieri ricorrenti, vissuti di fissazione o difficoltà relazionali sono pienamente ambiti di lavoro psicologico. Moltissime persone iniziano un percorso di psicoterapia proprio per questi motivi, e nella maggior parte dei casi la terapia è il primo e principale strumento di cura.
Detto questo, va anche considerato che psicologo e psichiatra non svolgono ruoli in contrapposizione, ma complementari. Talvolta, già dai primi colloqui, il professionista può ipotizzare che alcuni sintomi siano particolarmente intensi o interferiscano molto con la qualità della vita, e per questo può aprire la possibilità di una valutazione psichiatrica, non come scorciatoia né come etichetta, ma come opzione clinica. Una valutazione non equivale automaticamente a una prescrizione, né tantomeno annulla il valore del lavoro psicologico.
Detto ciò, è altrettanto vero che la psicoterapia ha bisogno di tempo: le prime sedute servono a conoscersi, a comprendere la storia della persona, il contesto relazionale, il significato che i sintomi hanno nella sua vita. In un’ottica sistemico-relazionale, ad esempio, l’ansia non è solo qualcosa da “eliminare”, ma un segnale, una risposta che si inserisce nelle relazioni, nei legami, nei momenti di passaggio o di crisi. Il lavoro terapeutico consiste proprio nel dare senso a questi vissuti e nel costruire nuove modalità di stare nelle relazioni, dentro e fuori di sé.
Per questo motivo, è assolutamente legittimo che lei si chieda come funzionerà il percorso e che tipo di spazio avrà la terapia. La psicoterapia non è un atto passivo né una delega totale al professionista: è un lavoro condiviso. Se qualcosa l’ha fatta sentire confuso o poco compreso, può essere molto utile portare apertamente questo dubbio al suo psicologo, chiedendo chiarimenti sull’impostazione del trattamento, sugli obiettivi e sul ruolo (eventuale) di altre figure sanitarie.
In sintesi:
• sì, queste tematiche possono e spesso si affrontano in psicoterapia;
• un eventuale invio allo psichiatra non sminuisce il valore del percorso psicologico, né lo sostituisce;
• la cosa più importante è che lei possa sentirsi ascoltato, rispettato e parte attiva del processo.
Se questo spazio di dialogo e comprensione si costruisce, la terapia può diventare un luogo sicuro in cui dare senso a ciò che oggi la fa soffrire e trasformarlo in una risorsa di cambiamento.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
la sua perplessità è comprensibile e merita di essere accolta con attenzione.
È importante chiarire un punto fondamentale: ansia, pensieri ricorrenti, vissuti di fissazione o difficoltà relazionali sono pienamente ambiti di lavoro psicologico. Moltissime persone iniziano un percorso di psicoterapia proprio per questi motivi, e nella maggior parte dei casi la terapia è il primo e principale strumento di cura.
Detto questo, va anche considerato che psicologo e psichiatra non svolgono ruoli in contrapposizione, ma complementari. Talvolta, già dai primi colloqui, il professionista può ipotizzare che alcuni sintomi siano particolarmente intensi o interferiscano molto con la qualità della vita, e per questo può aprire la possibilità di una valutazione psichiatrica, non come scorciatoia né come etichetta, ma come opzione clinica. Una valutazione non equivale automaticamente a una prescrizione, né tantomeno annulla il valore del lavoro psicologico.
Detto ciò, è altrettanto vero che la psicoterapia ha bisogno di tempo: le prime sedute servono a conoscersi, a comprendere la storia della persona, il contesto relazionale, il significato che i sintomi hanno nella sua vita. In un’ottica sistemico-relazionale, ad esempio, l’ansia non è solo qualcosa da “eliminare”, ma un segnale, una risposta che si inserisce nelle relazioni, nei legami, nei momenti di passaggio o di crisi. Il lavoro terapeutico consiste proprio nel dare senso a questi vissuti e nel costruire nuove modalità di stare nelle relazioni, dentro e fuori di sé.
Per questo motivo, è assolutamente legittimo che lei si chieda come funzionerà il percorso e che tipo di spazio avrà la terapia. La psicoterapia non è un atto passivo né una delega totale al professionista: è un lavoro condiviso. Se qualcosa l’ha fatta sentire confuso o poco compreso, può essere molto utile portare apertamente questo dubbio al suo psicologo, chiedendo chiarimenti sull’impostazione del trattamento, sugli obiettivi e sul ruolo (eventuale) di altre figure sanitarie.
In sintesi:
• sì, queste tematiche possono e spesso si affrontano in psicoterapia;
• un eventuale invio allo psichiatra non sminuisce il valore del percorso psicologico, né lo sostituisce;
• la cosa più importante è che lei possa sentirsi ascoltato, rispettato e parte attiva del processo.
Se questo spazio di dialogo e comprensione si costruisce, la terapia può diventare un luogo sicuro in cui dare senso a ciò che oggi la fa soffrire e trasformarlo in una risorsa di cambiamento.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Buongiorno,
Comprendo la sua perplessità. Ansia e difficoltà relazionali sono temi che rientrano pienamente nel lavoro psicologico e non implicano automaticamente una terapia farmacologica. In genere la prima seduta serve a conoscersi e a comprendere la situazione; lo psichiatra e i farmaci possono essere un supporto in alcuni casi, ma non sostituiscono né escludono la psicoterapia. La prima esperienza in terapia è normale avere aspettative e anche dubbi su come “dovrebbe” funzionare il percorso; se si è sentito poco ascoltato o messo in difficoltà, è importante tenerne conto: il senso di fiducia e di alleanza è fondamentale in terapia, per cui ha il diritto di fare domande e di scegliere il professionista con cui si sente più a suo agio.
Sperando di essere stata esaustiva,
resto a disposizione.
Dott.ssa Virginia Vazzoler
Comprendo la sua perplessità. Ansia e difficoltà relazionali sono temi che rientrano pienamente nel lavoro psicologico e non implicano automaticamente una terapia farmacologica. In genere la prima seduta serve a conoscersi e a comprendere la situazione; lo psichiatra e i farmaci possono essere un supporto in alcuni casi, ma non sostituiscono né escludono la psicoterapia. La prima esperienza in terapia è normale avere aspettative e anche dubbi su come “dovrebbe” funzionare il percorso; se si è sentito poco ascoltato o messo in difficoltà, è importante tenerne conto: il senso di fiducia e di alleanza è fondamentale in terapia, per cui ha il diritto di fare domande e di scegliere il professionista con cui si sente più a suo agio.
Sperando di essere stata esaustiva,
resto a disposizione.
Dott.ssa Virginia Vazzoler
Buongiorno,
grazie per la domanda. La prima situazione da considerare è il livello di gravità per cui si può effettivamente arrivare ad aver bisogno di farmaci ma innanzitutto la terapia farmacologica è spesso accompagnata da quella psicologica. Al di là di questo, una terapia psicologica può riguardare anche la situazione da lei descritta.
Resto a disposizione, anche in modalità online
Cordiali saluti,
Dott.ssa Angelica Venanzetti
grazie per la domanda. La prima situazione da considerare è il livello di gravità per cui si può effettivamente arrivare ad aver bisogno di farmaci ma innanzitutto la terapia farmacologica è spesso accompagnata da quella psicologica. Al di là di questo, una terapia psicologica può riguardare anche la situazione da lei descritta.
Resto a disposizione, anche in modalità online
Cordiali saluti,
Dott.ssa Angelica Venanzetti
Gentile utente,
la perplessità che descrive è comprensibile e, per molti versi, legittima. In genere, il primo spazio di lavoro psicologico serve proprio a comprendere meglio il significato dell’ansia, dei pensieri ricorrenti o delle difficoltà relazionali, e a valutare insieme come affrontarli. Queste tematiche rientrano pienamente nell’ambito della psicologia e non implicano automaticamente la necessità di una terapia farmacologica.
Può accadere che uno psicologo, già dai primi colloqui, ipotizzi l’utilità di un confronto con uno psichiatra quando ritiene che l’intensità dei sintomi possa rendere molto difficile il lavoro psicologico senza un supporto parallelo. Tuttavia, questo tipo di indicazione dovrebbe essere spiegata con chiarezza, contestualizzata e condivisa, non vissuta come una conclusione affrettata o come un “passaggio obbligato”. Se il messaggio arriva in modo brusco o non mediato, è naturale che faccia sentire poco ascoltati o addirittura messi da parte.
La psicoterapia non è incompatibile con i farmaci, ma non coincide nemmeno con essi. Molte persone affrontano ansia, ruminazioni o vissuti di fissazione relazionale attraverso un percorso psicologico senza assumere alcuna terapia farmacologica, soprattutto quando si tratta di comprendere dinamiche emotive, schemi relazionali e modalità di gestione delle emozioni. In altri casi, può essere utile un lavoro integrato, ma questo non toglie valore né senso alla terapia.
Il punto centrale è come Lei si è sentito in quella seduta. Se ha avuto la sensazione che la Sua esperienza sia stata ridotta a un’etichetta o liquidata troppo rapidamente, è importante ascoltare questo segnale. Un percorso terapeutico efficace si basa prima di tutto su un’alleanza e su un clima di fiducia; senza queste basi, è difficile lavorare in profondità.
Ha il diritto di fare domande, chiedere chiarimenti e, se necessario, valutare se quel professionista e quel modo di lavorare siano adatti a Lei. Rivolgersi per la prima volta a uno psicologo è già un passo importante, e merita uno spazio in cui sentirsi accolto, non scoraggiato.
la perplessità che descrive è comprensibile e, per molti versi, legittima. In genere, il primo spazio di lavoro psicologico serve proprio a comprendere meglio il significato dell’ansia, dei pensieri ricorrenti o delle difficoltà relazionali, e a valutare insieme come affrontarli. Queste tematiche rientrano pienamente nell’ambito della psicologia e non implicano automaticamente la necessità di una terapia farmacologica.
Può accadere che uno psicologo, già dai primi colloqui, ipotizzi l’utilità di un confronto con uno psichiatra quando ritiene che l’intensità dei sintomi possa rendere molto difficile il lavoro psicologico senza un supporto parallelo. Tuttavia, questo tipo di indicazione dovrebbe essere spiegata con chiarezza, contestualizzata e condivisa, non vissuta come una conclusione affrettata o come un “passaggio obbligato”. Se il messaggio arriva in modo brusco o non mediato, è naturale che faccia sentire poco ascoltati o addirittura messi da parte.
La psicoterapia non è incompatibile con i farmaci, ma non coincide nemmeno con essi. Molte persone affrontano ansia, ruminazioni o vissuti di fissazione relazionale attraverso un percorso psicologico senza assumere alcuna terapia farmacologica, soprattutto quando si tratta di comprendere dinamiche emotive, schemi relazionali e modalità di gestione delle emozioni. In altri casi, può essere utile un lavoro integrato, ma questo non toglie valore né senso alla terapia.
Il punto centrale è come Lei si è sentito in quella seduta. Se ha avuto la sensazione che la Sua esperienza sia stata ridotta a un’etichetta o liquidata troppo rapidamente, è importante ascoltare questo segnale. Un percorso terapeutico efficace si basa prima di tutto su un’alleanza e su un clima di fiducia; senza queste basi, è difficile lavorare in profondità.
Ha il diritto di fare domande, chiedere chiarimenti e, se necessario, valutare se quel professionista e quel modo di lavorare siano adatti a Lei. Rivolgersi per la prima volta a uno psicologo è già un passo importante, e merita uno spazio in cui sentirsi accolto, non scoraggiato.
È comprensibile sentirsi perplessi: ansia e difficoltà relazionali rientrano pienamente nel lavoro psicoterapeutico. Tuttavia un invio allo psichiatra può essere necessario in alcuni casi, ed è responsabilità dello psicoterapeuta valutarlo a seconda del singolo caso. Se non ti sei sentito ascoltato, è legittimo chiedere chiarimenti sul motivo dell'invio da parte del collega o valutare un altro professionista. La relazione terapeutica è centrale: deve farti sentire compreso, non etichettato.
Salve, ci sono sicuramente molte problematiche che si possono affrontare senza farmaci con un percorso psicologico o di psicoterapia, a volte però è necessaria una terapia farmacologica per, ad esempio, stabilizzare l'umore e fare in modo che il percorso psicologico o la psicoterapia abbiano senso e funzionino.
I farmaci servono per stabilizzare e ridurre alcuni sintomi, non vanno demonizzati, è altrettanto vero però che da soli non sono sufficienti alla promozione di un cambiamento della persona, pertanto, il suo psicologo deve aver valutato che un sostegno farmacologico possa aiutare lei e il suo percorso psicologico stesso per stare meglio e più velocemente.
Delle sue perplessità però sarebbe opportuno che ne parlasse con il professionista a cui si è affidato in modo da chiarirsi meglio e comprendere cosa gli ha fatto suggerire tale strada da percorrere.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
I farmaci servono per stabilizzare e ridurre alcuni sintomi, non vanno demonizzati, è altrettanto vero però che da soli non sono sufficienti alla promozione di un cambiamento della persona, pertanto, il suo psicologo deve aver valutato che un sostegno farmacologico possa aiutare lei e il suo percorso psicologico stesso per stare meglio e più velocemente.
Delle sue perplessità però sarebbe opportuno che ne parlasse con il professionista a cui si è affidato in modo da chiarirsi meglio e comprendere cosa gli ha fatto suggerire tale strada da percorrere.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Buongiorno, la sua perplessità è comprensibile e, dal punto di vista clinico, è una domanda assolutamente legittima. In generale, ansia, difficoltà relazionali e pensieri focalizzati su una persona sono tematiche che rientrano pienamente nel lavoro psicologico e possono essere affrontate efficacemente in psicoterapia, senza che il ricorso ai farmaci sia automatico o necessario fin dall’inizio. Psicologo e psichiatra hanno ruoli diversi ma complementari: lo psicologo lavora sui significati, sulle emozioni, sui comportamenti e sulle dinamiche relazionali; lo psichiatra interviene prevalentemente sul piano farmacologico quando la sintomatologia è tale da richiederlo. L’invio allo psichiatra può essere appropriato in alcuni casi (ad esempio in presenza di sintomi molto intensi, invalidanti o che impediscono il lavoro psicoterapeutico), ma non dovrebbe essere dato per scontato alla prima seduta solo sulla base del fatto che una persona riferisce ansia. È possibile che il professionista abbia voluto esprimere una valutazione preliminare o proporre un’opzione integrata, ma è altrettanto importante che questo venga spiegato e condiviso, lasciando spazio ai suoi dubbi e alle sue aspettative. La terapia, soprattutto all’inizio, serve proprio a comprendere il problema, il suo funzionamento e quali strumenti siano più adatti, non a “medicalizzare” automaticamente il disagio. Se lei sente che l’approccio ricevuto non rispecchia ciò che cerca o la fa sentire poco compreso, è legittimo parlarne apertamente con lo psicologo o, se necessario, valutare un altro professionista. La relazione terapeutica si basa anche su fiducia, chiarezza e condivisione degli obiettivi, ed è importante che lei si senta parte attiva del percorso, non semplicemente indirizzato verso una soluzione già decisa. Dott.ssa Chiara Avelli.
Buonasera, in efetti, ci sono moltissime tecniche psicoterapiche (in particolare le tecniche CBt che utilizzo io), che aiutano molto sia con l'ansia che con le difficoltà interpersonali. Se l'ansia non é invalidante, allora sicuramente l'intervento di prima linea è la psicoterapia. Dot.ssa Volpe Mariateresa
Buongiorno, la tua perplessità è comprensibile. Ansia e difficoltà relazionali si affrontano molto spesso in terapia psicologica, e l’indicazione ai farmaci non è automatica né dovrebbe essere affrettata, soprattutto alla prima seduta. In genere lo psicologo valuta, ascolta e costruisce insieme a te un percorso; l’invio allo psichiatra può essere utile solo in alcuni casi, come supporto, non come sostituzione della terapia. Se ti sei sentito non ascoltato o etichettato troppo in fretta, è legittimo chiedere chiarimenti o anche valutare un altro professionista: la relazione terapeutica è centrale e deve farti sentire accolto e compreso.
Buonasera,
non tutti i disturbi legati all'ansia possono e devono essere trattati con la somministrazione di psicofarmaci; ora non so cosa sia emerso già dal primo colloquio per indurre il professionista a consigliarle di farsi seguire da uno psichiatra, ogni specialista ha approcci e idee differenti.
Una cosa che però deve tenere bene a mente è che in terapia si può "portare" quello che si sente il bisogno di far uscire fuori.
Se lei ha sentito il bisogno di parlare della sua condizione d'ansia ha fatto bene perchè si, anche le psicologo ha le competenze per trattarla e renderla funzionale.
non tutti i disturbi legati all'ansia possono e devono essere trattati con la somministrazione di psicofarmaci; ora non so cosa sia emerso già dal primo colloquio per indurre il professionista a consigliarle di farsi seguire da uno psichiatra, ogni specialista ha approcci e idee differenti.
Una cosa che però deve tenere bene a mente è che in terapia si può "portare" quello che si sente il bisogno di far uscire fuori.
Se lei ha sentito il bisogno di parlare della sua condizione d'ansia ha fatto bene perchè si, anche le psicologo ha le competenze per trattarla e renderla funzionale.
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