Se espongo questa domanda, è per capire: - In quale settore della psicologia devo cercare qualcuno

25 risposte
Se espongo questa domanda, è per capire:
- In quale settore della psicologia devo cercare qualcuno adatto al mio caso?
- se, tra di voi, vi fosse qualcuno con le competenze adatte, per svolgere un determinato percorso, che mi è stato consigliato di fare?
Faccio presente che, tale percorso, sono ormai, svariati anni, che sto cercando di farlo, ma che purtroppo, non ho potuto intraprendere, proprio per via del fatto, che non trovo mai nessuno, competente in questa cosa!

Partiamo dal fatto che, purtroppo io soffro di EPILESSIA. Esordita all' età di 18 mesi, e subendo un'evoluzione dal "PICCOLO MALE", al "GRANDE MALE".
Tale problematica, "probabilmente", mi ha causato dei problemi legati all'apprendimento (Ma secondo me (per come ho vissuto le cose di persona), vi è stato anche un aggravamento nel durante tutto il percorso scolastico "elementari - superiori"), precisamente a "memoria, attenzione, concentrazione, comprensione del testo e comprensione della parte orale". In particolare a livello mnemonico, dove che:
- vi sono settori, dove la memoria, non funziona per niente, facendomi dimenticare qualsiasi cosa, nel giro di brevissimo tempo. (E con "brevissimo tempo", intendo "anche SECONDI");
- vi sono altri settori, dove la memoria funziona perfettamente (per non dire in maniera geniale (e se ho usato il termine "GENIALE", è perché, nonostante i lati negativi dei problemi mnemonici, sempre a lato mnemonico, ne ho potuto sviluppare un talento), facendomi ricordare molte cose. Anche a lungo termine, a distanza di vari anni (E tale "talento", potrebbe essere visto anche come: una cosa "impossibile" ; "un controsenso..." ; "una finzione..." ; per non dire "una presa in giro...", ...dei problemi mnemonici).
(N.b. tenete molto bene in considerazione questi due punti appena citati, "di assenza della memoria e di presenza della memoria" perché più avanti vi rientrerò).

Nel 2004, a fine percorso scolastico, io cominciai a darmi da fare, per cercare di capire "la causa di queste problematiche; il perché di questo contrasto (assenza di memoria e presenza di memoria); se vi fosse possibilità di trovarvi "soluzione o rimedio", girando ogni settore (psicologia, psicoterapia, psichiatria neurologia, neuropsichiatra infantile logopedia...), ma inutilmente. E questo perché, o erano solo scaricabarili tra specialisti di diverso settore, ma con determinate competenze; oppure chi di competenza, si è, solo degnato, solo e soltanto, di eseguire i "test neuropsicologici".
Non per niente, ho una moltitudine di relazioni di questi test (Che se volete, sono disponibile ad inoltrare).
Test, che sono divenuti "inutili", perché ne ripetono sempre e solo le stesse cose.
Ma, nessuno si è degnato di fare qualcosa, per poter migliorare la mia situazione, legata ai problemi di apprendimento. Ne di mandarmi da qualcuno di competenza per il mio caso. Ne di indirizzarmi verso il settore più idoneo al mio caso.

Nel 2017, tramite richieste di docenti di un percorso scolastico che stavo facendo, sono stato valutato per la Dsa, di cui è stato rilasciato anche, certificato di appartenenza. Ed entrando nella Dsa, ho potuto usufruire di alcune "agevolazioni" ovvero, "registrazione lezioni, utilizzo dispositivi mobili per appunti e maggiore tempo nelle verifiche". Agevolazioni, che, applicate nel durante il percorso scolastico che vi era in ballo, proprio per i problemi di memoria (legati all' "assenza di memoria") si sono verificate inutili.

Nel 2021, eseguito aggiornamento alla Dsa.
Successivamente, chi ne ha fatto l'aggiornamento alla Dsa, mi ha consigliato di rivolgermi ad uno specialista, cosa che egli, ne ha dichiarato, la possibilità di "aggravamento dell'invalidità e di diritto alla Lg.104".
(Ma "aggravamento invalidità e Lg.104", non ancora "certificati e verbalizzati" da chi di competenza!).

Recentemente (qualche anno fa) parlando con un "logopedista dell'associazione Dsa", spiegatogli la mia situazione, e dei problemi legati alla memoria (presenza e assenza), mi ha detto "non è possibile che hai queste cose "di presenza e di assenza" della memoria. Nel tuo caso, dovrebbe essere fatta una valutazione "a livello globale", quindi "Dsa, Cdcd, Adhd, e di tutti i settori esistenti del campo mnemonico." (Cosa mai avvenuta, a parte la Dsa)

Nel 2015, un'altra specialista, che ne ha fatto solo i test neuropsicologici, mi aveva riferito "nel tuo caso, bisognerebbe fare, uno studio del caso, basato su "studio dei punti di forza e di debolezza", per poi fare un percorso riabilitativo, andando a lavorare sui punti di forza" (anche in questo caso, "cosa mai avvenuta").

Quindi, sostanzialmente, io sto cercando qualcuno che ne abbia le competenze in:
1. questo "studio del caso - (punti di forza e di debolezza)"
2. questo "percorso riabilitativo"
3. questa "valutazione globale" (Dsa, Cdcd, Adhd e di tutti i settori del campo mnemonico)

Quindi, esiste qualcuno con competenza in questi punti? in particolare nei punti 1 e 2?

P.s. Lasciate anche che dica alcune cose:

1.faccio anche presente che, grazie all'aiuto di qualcuno (che non vi c'entra nulla col settore medico), io sono riuscito a scoprire delle tecniche, delle strategie (diverse da quelle date della Dsa) che, si sono verificate di aiuto per il superamento di determinati percorsi svolti, anche se poi, ne dimentico le cose nell' immediato. Cosa che, senza l'utilizzo di queste tecniche, i percorsi che ho svolto, non li avrei di certo superati. E di questo posso darne "la certezza matematica"
(Fidatevi, perché prima della scoperta di queste tecniche, ho potuto fare parecchie cose, che poi non sono riuscito a portare a termine, a superare, o che comunque, non mi sono servite a niente)

2. Nonostante la scoperta di queste tecniche o strategie, io, le cose citate nei 3 punti sopra, voglio comunque farle ugualmente.
Motivo per cui ho esposto questa richiesta!
Altrettanto, chi mi dice, che per il mio caso, vi si possano applicare altre tecniche, o strategie, diverse da quelle scoperte? E che, tali tecniche "diverse", possano ritenersi anche "utili", anche in quei settori di "assenza di memoria"? Magari, anche, aiutandomi a "ricordare", anche quelle cose che prima non vi riuscivo?

3. Tempo fa, parlando con la mia assistente sociale, e citandole le mie problematiche "assenza di memoria e presenza di memoria", lei, è rimasta sbalordita della cosa dicendo "tu sei un caso che dovrebbe essere studiato. Ma non con i classici "test neuropsicologici" ma studiato "a lato pratico", facendoti provare determinate cose, per poi capire "quali sei portato e quali sei negato" " .
(sostanzialmente quello che è "lo studio del caso" (punti di forza e punti di debolezza), ma applicato a lato pratico).
Cosa che concordo molto pienamente!

Quindi...
...mi sembra di avere detto tutto.

...Resto a vostra disposizione, per qualsiasi dubbio o chiarimento.

... Spero, tramite voi, di riuscire a trovare qualcuno, competente con il mio caso.
Oppure di poter essere indirizzato nel settore con maggiore competenze per la mia situazione e le mie richieste.
Dott.ssa Luisa Zaccarelli
Psicoterapeuta, Psicologo
Modena
Buongiorno,
la sua richiesta è molto chiara e ben articolata, e descrive una situazione complessa che purtroppo capita spesso a persone con una storia neurologica importante come l’epilessia ad esordio precoce.

Provo a risponderle per punti, perché le sue domande sono legittime.

1. In quale settore cercare lo specialista
Nel suo caso non è sufficiente un singolo settore “classico”. È indicato un professionista o un’équipe con competenze in neuropsicologia clinica dell’adulto, neuropsicologia dell’apprendimento e riabilitazione neuropsicologica, con esperienza in condizioni neurologiche (come l’epilessia) e nei profili cognitivi disomogenei.

Non parliamo quindi solo di “fare test”, ma di un lavoro di integrazione clinica.

2. La presenza contemporanea di punti di forza e di deficit mnemonici
Quello che descrive (aree di memoria gravemente deficitarie accanto ad altre molto efficienti o addirittura superiori) non è affatto impossibile, né una contraddizione.
Al contrario, è un profilo ben noto in neuropsicologia, soprattutto in persone con:

storia neurologica precoce,

adattamenti cognitivi compensativi,

sviluppo selettivo di strategie e talenti specifici.

Il problema non è che “non esista”, ma che raramente viene davvero studiato in modo funzionale.

3. Valutazione globale e “studio del caso”
Ha perfettamente ragione quando parla di:

studio dei punti di forza e di debolezza,

valutazione funzionale e non solo testistica,

osservazione pratica delle modalità di apprendimento e di memoria.

Questo tipo di lavoro rientra in una valutazione neuropsicologica clinica avanzata, che può includere (quando indicato):

profilo DSA,

funzionamento attentivo ed esecutivo (incluso ADHD),

memoria nelle sue diverse componenti,

eventuali tratti di disturbi del neurosviluppo nell’adulto,

integrazione con la storia neurologica.

4. Percorso riabilitativo
Il percorso che lei cerca esiste, ma non è standardizzato.
Si tratta di una riabilitazione neuropsicologica personalizzata, costruita:

partendo dai punti di forza reali,

utilizzando strategie compensative avanzate,

lavorando sulla trasferibilità pratica (vita quotidiana, studio, lavoro),

senza l’illusione di “normalizzare” ciò che è strutturale, ma migliorando il funzionamento reale.

Le strategie che ha già scoperto da solo sono un dato clinico prezioso, non un’anomalia: indicano capacità di adattamento e apprendimento strategico.

5. Esistono professionisti con queste competenze?
Sì, esistono, ma sono pochi e spesso lavorano in modo specialistico su casi complessi come il suo. Non sempre coincidono con chi esegue solo test o solo certificazioni.

Se lo desidera, è possibile valutare un primo colloquio di orientamento, anche portando la documentazione già in suo possesso, per capire se e come impostare:

uno studio del caso,

una valutazione globale mirata,

un eventuale percorso riabilitativo realistico.

Rimango a disposizione per un’eventuale consulenza o per aiutarla a orientarsi verso il tipo di professionista più adatto al suo caso.

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Dott.ssa Flavia Aronica
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Lido Di Ostia
Buonasera,
il suo messaggio è molto articolato e restituisce chiaramente il lungo percorso di ricerca, spesso frustrante, che ha affrontato nel tentativo di comprendere e migliorare le difficoltà legate alla memoria e all’apprendimento. È comprensibile il desiderio di individuare finalmente un ambito di competenza e delle figure professionali in grado di offrire una valutazione e un accompagnamento realmente mirati.
Dal punto di vista psicologico, è importante chiarire innanzitutto che situazioni come la sua richiedono quasi sempre una valutazione ampia e integrata, che includa anche l’ambito neurologico e neuropsicologico, soprattutto in presenza di una storia di epilessia e di diagnosi o sospetti relativi a DSA, ADHD o altre condizioni. Questo tipo di inquadramento non può essere sostituito da una singola disciplina, ma necessita di una lettura multidimensionale.
Per quanto riguarda più specificamente l’ambito psicologico, va considerato che la memoria non è un sistema isolato, ma è strettamente connessa al funzionamento emotivo. Stati emotivi come ansia, stress cronico, vissuti traumatici o esperienze ripetute di fallimento e svalutazione possono influire in modo significativo sulle capacità di attenzione, concentrazione e rievocazione delle informazioni. In questi casi, non si tratta di una “assenza” di memoria in senso assoluto, ma di un funzionamento che può diventare discontinui o inefficiente in determinate condizioni interne.
Un percorso psicologico o psicoterapeutico potrebbe quindi avere senso non come alternativa agli altri ambiti di valutazione, ma come spazio di esplorazione complementare, utile a indagare se e in che modo alcune difficoltà mnemoniche siano legate a specifici stati emotivi, a situazioni percepite come particolarmente attivanti o a esperienze passate che continuano ad avere un impatto sul funzionamento attuale. È noto, ad esempio, che in condizioni di forte attivazione ansiosa o emotiva la memoria possa risultare temporaneamente deficitaria, mentre in altri contesti possa funzionare in modo più efficace.
Naturalmente, considerata la complessità della sua storia, qualsiasi ipotesi di lavoro dovrebbe inserirsi in un quadro valutativo più ampio, che difficilmente può essere definito in modo esaustivo attraverso uno scambio scritto. Il senso di un eventuale percorso psicologico sarebbe proprio quello di contribuire a comprendere meglio le interazioni tra aspetti cognitivi, emotivi e biografici, senza sostituirsi agli interventi di tipo medico o riabilitativo, ma dialogando con essi.
Spero che queste considerazioni possano offrirle qualche elemento di orientamento. Un caro saluto.
Dott.ssa Manuela Valentini
Psicologo, Psicologo clinico
Melfi
Buonasera,
la ringrazio per aver condiviso con tanta precisione la sua esperienza. Il suo messaggio è molto articolato e ampio, e ammetto che non mi è possibile coglierne ogni dettaglio.
Considerando il percorso che ha descritto e il fatto che un professionista le ha già proposto una valutazione più pratica e mirata, potrebbe essere utile affidarsi proprio a lui. È la figura che al momento conosce meglio la sua situazione e con cui lei stesso ha detto di trovarsi in accordo. Oppure potrebbe indicarle a chi rivolgersi.
Questo potrebbe rappresentare un passo concreto per ottenere finalmente un inquadramento più completo e pratico, con un percorso adeguato alle sue esigenze.
NB
Ogni percorso credo sia un passo verso la sua crescita, lo tenga come punto di forza.
Le auguro il meglio.
Dr.ssa Manuela Valentini
Dott. Umberto Valentino
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno! È una domanda molto articolata e complessa che non può essere liquidita con una semplice risposta per punti. In questa sede mi vorrei limitare a chiarire che alla luce della complessità presentata sarebbe opportuno visionare nel dettaglio la storia clinica per poter essere in grato di rispondere sopratutto alla domanda 2: ritengo impossibile stabilire un percorso di sostegno senza sapere cosa “sostenere”. Dunque la domanda a cui ho scelto di rispondere riguarda a chi rivolgersi per iniziare un percorso che possa sia descrivere il suo problema sia aiutarla a fronteggiarlo. È possibile che non ci sia un solo professionista in grado di esplorare al meglio tutte le ipotesi sul tavolo e di offrirle anche una “cura”. Per tale ragione sarebbe opportuno costruire una relazione di fiducia con un professionista che funga da collante con le diverse specializzazioni, vedendo questo lavoro di equipe non come un semplice “rimpallo” ma come un lavoro di team. Inoltre questo permetterebbe di avere un alleato nel percorso, riducendo il rumore di fondo delle tante opinioni fin qui raccolte.
Un caro saluto,
Umberto
Buongiorno,
dal suo messaggio emerge una fatica legata al sentirsi non compreso e non adeguatamente orientato nel tempo. È comprensibile che, dopo anni di valutazioni ripetute e risposte percepite come incomplete, si sia accumulata frustrazione e urgenza.
Le richieste che lei descrive (valutazione globale del funzionamento cognitivo, analisi dei punti di forza e di debolezza, costruzione di un percorso riabilitativo personalizzato) non rientrano in un percorso psicologico generico, ma nell’ambito della neuropsicologia clinica, possibilmente in équipe con neurologia.
La figura di riferimento è uno psicologo/neuropsicologo clinico, con esperienza in disturbi neurologici, epilessia e difficoltà di apprendimento in età adulta. È questa la competenza che può integrare i dati dei test con l’osservazione funzionale e tradurli in un progetto riabilitativo concreto, evitando ripetizioni inutili di valutazioni già svolte.
È importante anche chiarire che la presenza di aree di memoria molto fragili accanto ad altre più efficienti non è di per sé un controsenso, ma un profilo disomogeneo che richiede una lettura integrata, non una ricerca continua di etichette diagnostiche.
Infine, rispetto al tono di urgenza che emerge, può essere utile affiancare a questo lavoro anche uno spazio psicologico di supporto, non per “curare” la memoria, ma per contenere l’ansia e la frustrazione che inevitabilmente interferiscono con qualunque percorso di valutazione o riabilitazione.
Un caro saluto, PR
Dott.ssa Federica Ripamonti
Psicologo, Psicoterapeuta
Paderno Dugnano
Gent.mo Signore,
grazie per aver scritto con così tanta precisione e profondità.
Quello che descrive ha senso clinico, non è affatto “impossibile” né contraddittorio, e soprattutto non è un caso banale.
Esiste qualcuno con le competenze che lei cerca?
Sì, esiste.
Ma non è una singola figura “standard” e non lavora nei percorsi usuali DSA.
Quello che lei sta cercando, a mio avviso, rientra nell'ambito della Neuropsicologia Clinica Avanzata/Riabilitativa, con esperienza specifica in:
- epilessia (sviluppo e adulta)
- profili cognitivi disomogenei
- memoria dissociata (isole di funzionamento + deficit severi)
- progettazione individualizzata basata sui punti di forza
Non si tratta, chiaramente, di uno psicologo clinico “generico” o di uno psicoterapeuta e nemmeno di uno psichiatra.

Direi anche che ciò che lei scrive è clinicamente coerente:
Memoria “assente” in alcuni domini
Memoria “eccezionale” in altri
Dimenticanza in pochi secondi
Ricordi stabili a distanza di anni
Strategie compensative efficaci ma non generalizzabili
Questo quadro è tipico (non raro) in persone con epilessia a esordio precoce, riorganizzazione neurofunzionale, compensazioni atipiche, possibile coinvolgimento delle funzioni esecutive e della memoria di lavoro, non della memoria “in generale”.
Il problema NON è che “la memoria non funziona”: il problema è che funziona in modo selettivo e non convenzionale.
E i test standard non lo colgono, oppure lo descrivono ma non lo traducono in intervento.

Lei ha centrato perfettamente i TRE punti chiave:
1. Studio del caso basato su punti di forza e debolezza
Questo si chiama: PROFILO NEUROCOGNITIVO FUNZIONALE
NON è una batteria di test ripetuta nè una diagnosi etichettante. Quello che le è stato detto nel 2015 era giustissimo, il fatto che non sia mai stato fatto è purtroppo molto comune.
2. Percorso riabilitativo basato sui punti di forza
Questo si chiama: RIABILITAZIONE NEUROPSICOLOGICA PERSONALIZZATA
Non “potenzia la memoria” in astratto, aggira i deficit usando i canali forti, stabilizza strategie efficaci, crea sistemi esterni di memoria (non solo compensi DSA)
Aggiungo che le tecniche che lei ha scoperto da solo sono la prova che il suo cervello apprende, ma non secondo i canali standard.
3. Valutazione globale (DSA, ADHD, CDCD, memoria)
Non serve “fare tutte le diagnosi”. Serve una VALUTAZIONE INTEGRATA NEUROCOGNITIVA che includa:
-funzioni esecutive
-memoria di lavoro
-attenzione sostenuta e selettiva
-apprendimento implicito vs esplicito
-velocità di processamento
-canali sensoriali dominanti
-risposta a strategie (trial pratici)

Carissimo Signore, Lei non sta cercando una diagnosi in più. Sta cercando qualcuno che lavori davvero sul funzionamento reale. Ed è una richiesta legittima, fondata e clinicamente sensata. Serve uno studio di caso funzionale e sperimentale, non testistico.
E' evidente che tutto questo lavoro sia assolutamente fattibile, ma da un neuropsicologo clinico esperto, spesso in contesti ospedalieri o universitari.
Non leggo da dove scrive, ma la esorterei a ricercare una figura di questo tipo all'interno di un grande Polo Ospedaliero vicino alla sua città di residenza.
In bocca al lupo!

Dott.ssa Maria Teresa Romeo
Psicologo clinico, Psicologo
Cagliari
Buonasera, grazie per aver condiviso una storia così articolata. Da quello che descrive, il suo bisogno non è tanto di ulteriori test, quanto di un inquadramento globale e integrato del funzionamento cognitivo, che tenga insieme epilessia, profilo di apprendimento, punti di forza e fragilità.
In casi come il suo, la figura più indicata è uno psicologo/neuropsicologo con esperienza in riabilitazione neuropsicologica dell’adulto, possibilmente all’interno di un’équipe multidisciplinare. Il lavoro non dovrebbe fermarsi alla valutazione, ma tradursi in uno studio del caso e in un percorso riabilitativo personalizzato, pratico e funzionale, che valorizzi le risorse già presenti e costruisca strategie mirate anche nelle aree più fragili.
Il fatto che lei abbia già individuato strategie efficaci è un elemento molto importante e indica che un lavoro mirato può essere utile. Le auguro di trovare un professionista che sappia davvero accompagnarla in questo percorso. Un caro saluto.
Dr. Ivano Ancora
Psicoterapeuta, Psicologo
Torino
Buongiorno.
Volevo solo sapere se fra tutti gli esami cui si è sottoposto ci fosse anche un Risonanza Magnetica Funzionale.
Sarebbe utile per verificare la localizzazione di eventuali aree cerebrali danneggiate.
Cordiali saluti.
Dott.ssa Cecilia Calamita
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Gentile utente,
mi dispiace molto per la trafila infinita che ha dovuto fare e che non ha portato ad una soluzione nell'immediato. E' comprensibile e legittimo sentirsi frustrati o soli in questa situazione. Lo specialista adatto per lei è il neuropsicologo. Non posso vedere da dove mi scrive in quanto la domanda per noi dottori è anonima. Le consiglierei di rivolgersi ad un centro di Neuropsicologia nella sua città. Resto a disposizione e spero possa trovare l'aiuto di cui ha bisogno. Le auguro un buon proseguimento.

Dott.ssa Cecilia Calamita
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, la ringrazio per aver esposto la sua storia con tanta precisione e coinvolgimento. Dalle sue parole emerge chiaramente non solo la complessità della situazione, ma anche la fatica accumulata in anni di tentativi, valutazioni ripetute, attese disattese e soprattutto la sensazione profonda di non essere mai stato davvero preso in carico come persona, ma solo “misurato” attraverso strumenti che non hanno prodotto alcun cambiamento concreto nella sua vita. È importante dirlo subito con chiarezza: quello che lei descrive non è affatto assurdo, né contraddittorio, né inventato. Il fatto che alcune funzioni mnemoniche siano estremamente fragili e altre invece sorprendentemente solide o addirittura brillanti non è una presa in giro della realtà, ma una condizione che può esistere e che ha bisogno di essere compresa nel suo funzionamento, non semplicemente etichettata. Il problema che lei ha incontrato, purtroppo molto spesso, è che molti professionisti si fermano alla fotografia del funzionamento e non passano mai al film, cioè a capire come quella persona vive, apprende, compensa, fallisce e riesce nella vita reale. Lei non sta cercando una nuova etichetta, né l’ennesimo test che confermi ciò che già sa. Sta cercando qualcuno che faccia esattamente quello che lei ha descritto con grande lucidità: uno studio del funzionamento complessivo, che tenga insieme limiti e risorse, e che parta dai punti di forza per costruire strategie realmente utilizzabili nella quotidianità. Questo è un obiettivo assolutamente sensato e legittimo. Per rispondere alla sua domanda in modo chiaro, il settore a cui guardare non è una singola “branca” rigida, ma una competenza integrata. La figura che può avvicinarsi di più a ciò che lei cerca è uno psicologo con formazione specifica nell’area neuropsicologica e dell’apprendimento in età adulta, che non si limiti alla valutazione, ma che lavori anche sul piano pratico e riabilitativo. Non parliamo di riabilitazione nel senso meccanico del termine, ma di un percorso che aiuti a capire come lei apprende, dove la memoria si inceppa e dove invece funziona, e come usare ciò che funziona per sostenere ciò che oggi cede. La valutazione globale di cui parla non ha senso se resta un elenco di sigle. Ha senso solo se serve a rispondere a domande concrete come: in quali contesti la memoria collassa e in quali regge, che tipo di materiale viene trattenuto e quale no, che ruolo hanno l’attenzione, l’interesse, la struttura dell’informazione, il carico emotivo. Questo tipo di lavoro non può essere fatto solo con test standardizzati, ma deve essere accompagnato da osservazione, sperimentazione, prove pratiche, errori e aggiustamenti. Esattamente come lei e la sua assistente sociale avete intuito. Il fatto che lei abbia già scoperto autonomamente strategie efficaci è un elemento di enorme valore. Non è un dettaglio secondario, è la dimostrazione che il suo sistema cognitivo non è “rotto”, ma funziona in modo atipico. Quelle strategie non sono una toppa, sono una prova concreta che esistono canali di apprendimento accessibili, anche se diversi da quelli tradizionali. Un professionista competente dovrebbe partire proprio da lì, non ignorarle o sostituirle, ma comprenderle, raffinarle e integrarle. Lei chiede se possano esistere altre strategie utili anche nei settori di assenza di memoria. La risposta è sì, ma non in modo standardizzato o valido per chiunque. Ed è proprio per questo che lo studio del caso è fondamentale. Non esiste una tecnica universale che “fa ricordare”, esiste un lavoro personalizzato che costruisce agganci, supporti, modalità di accesso all’informazione compatibili con il suo funzionamento. Senza questo lavoro su misura, qualsiasi intervento rischia di essere inefficace e frustrante, come purtroppo lei ha già sperimentato. Il suo desiderio di essere finalmente visto come un caso complesso ma comprensibile, e non come una somma di deficit, è assolutamente legittimo. Lei non sta chiedendo miracoli, sta chiedendo competenza, tempo e ascolto. E questo dovrebbe essere il minimo. Capisco la stanchezza, la rabbia e anche la diffidenza che possono essersi accumulate dopo tanti anni di porte chiuse o mezze risposte. Ma il fatto che lei continui a cercare, a interrogarsi, a sperimentare, dice molto sulla sua capacità di resilienza e sulla volontà di non arrendersi a una narrazione riduttiva di sé. Spero che queste riflessioni possano aiutarla a orientarsi con maggiore chiarezza e a riconoscere che la richiesta che porta non è eccessiva, né irrealistica. È semplicemente una richiesta di lavoro serio, integrato e umano. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Gentile utente di mio dottore,

le problematiche di memoria e apprendimento sono affrontate da un'équipe multidisciplinare che include neurologi, neuropsicologi, psichiatri e logopedisti, che lavorano insieme per diagnosticare, valutare e fornire percorsi riabilitativi e di sostegno, utilizzando test specifici per analizzare le funzioni cognitive.
Lei non dovrebbe semplicemente affidarsi ad uno solo specialista ma molto probabilmente ad un centro multidisciplinare che si occupa di memoria e disturbi cognitivi. Valuti la possibilità di trovarne uno presso la sua zona di competenza, una presa in carico globale potrà sicuramente esserle maggiormente di aiuto rispetto ad un supporto di tipo parziale.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott.ssa Donatella Costanzo
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Salve,
comprendo la sua frustrazione e il senso di stallo dopo tanti anni di ricerche senza risposte operative.
Per quanto descrive, la figura più indicata è uno psicologo neuropsicologo clinico, preferibilmente inserito in un’équipe multidisciplinare (neurologo, neuropsicologo, logopedista), con competenze in valutazione neuropsicologica globale e riabilitazione cognitiva personalizzata, basata sui punti di forza e di debolezza.
Questo tipo di professionista può occuparsi sia dello studio approfondito del funzionamento cognitivo sia della costruzione di un percorso riabilitativo mirato e pratico.
Il suo desiderio di andare oltre i soli test è legittimo e clinicamente sensato. La invito a cercare esplicitamente centri o specialisti che lavorino in neuropsicologia dell’adulto e riabilitazione cognitiva.
Un cordiale saluto.
Dott.ssa Laura Lanocita
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, cerco di risponderLe in modo più diretto e aderente a ciò che chiede, senza entrare in ambiti che non Le sono stati utili finora. Dal Suo racconto emerge chiaramente che il problema non è la mancanza di valutazioni, né l’assenza di diagnosi. Al contrario, Lei ne ha avute molte, forse troppe, e tutte hanno finito per dirLe sempre la stessa cosa senza produrre un vero cambiamento nella Sua vita. Questo accade perché i test misurano delle funzioni, ma non dicono nulla su come una persona vive quelle funzioni, su come le utilizza, le aggira, le compensa o ne soffre. Lei stesso lo dimostra quando parla della coesistenza di vuoti di memoria e di capacità mnemoniche molto sviluppate. Questo non è un errore del sistema, né un paradosso da correggere, ma una modalità singolare di funzionamento. Un lavoro basato solo su test e protocolli tende a livellare queste differenze, mentre Lei ha bisogno di uno spazio in cui venga presa sul serio la Sua risposta personale, non confrontata con una norma astratta. Per questo un percorso centrato sull’ascolto del soggetto, più che sulla misurazione delle prestazioni, può essere adatto al Suo caso. Non perché prometta di “riparare” la memoria, ma perché permette di capire come Lei si organizza, dove funziona, dove inciampa, e soprattutto che uso fa di ciò che ha scoperto da solo nel tempo. Il valore sta proprio nel non partire da ciò che manca, ma da come Lei risponde a ciò che manca. È lì che si costruisce qualcosa di realmente spendibile. In questo tipo di lavoro non si accumulano etichette né si rincorre una valutazione globale ideale, ma si dà spazio alla singolarità del funzionamento, senza forzarLa dentro categorie che finora Le hanno restituito solo frustrazione.
Se lo desidera, può contattarmi per trovare uno spazio di ascolto profondo e non giudicante, in cui orientarsi meglio e dare dignità a ciò che Lei già sa di sé, senza ridurlo a un punteggio o a un deficit.
Un cordiale saluto,
dottoressa Laura Lanocita.
Dott. Giovanni D'Anzieri
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buonasera,
La ringrazio per aver esposto la Sua situazione in modo così dettagliato: dal Suo racconto emerge non solo una difficoltà cognitiva, ma soprattutto un percorso lungo e frustrante, caratterizzato da molte valutazioni e da pochi interventi realmente orientati al miglioramento del funzionamento quotidiano.
Da quanto descrive, non sembra trattarsi di un problema di “memoria in generale”, bensì di un funzionamento neurocognitivo molto disomogeneo, con ambiti di marcata difficoltà e altri di buona o ottima efficienza. Questo tipo di profilo, specie in presenza di una storia di epilessia ad esordio precoce, non è né raro né contraddittorio, ma richiede una lettura clinica globale e non riducibile ai soli test standardizzati.
Il tipo di lavoro che appare indicato nel Suo caso non è l’ennesima ripetizione di valutazioni fini a sé stesse, ma uno studio del funzionamento psiconeurosistemico, basato sull’analisi dei punti di forza e di debolezza reali, sull’osservazione pratica delle modalità di apprendimento e sull’integrazione delle strategie che Lei stesso ha già sperimentato con beneficio.
Un eventuale percorso avrebbe quindi come obiettivo non tanto l’attribuzione di nuove etichette diagnostiche, quanto la costruzione di modalità di funzionamento più stabili ed efficaci nella vita concreta.
Prima di poter valutare in modo serio se e come impostare un simile percorso, sarebbe però importante prendere visione della documentazione neuropsicologica e clinica già prodotta, così da evitare inutili ripetizioni e partire da quanto è stato effettivamente già esplorato.
Qualora lo desideri, può quindi inoltrarmi le relazioni in Suo possesso: sulla base di esse sarà possibile capire se vi siano le condizioni per un lavoro mirato e coerente con le Sue richieste, oppure se sia più opportuno indirizzarLa verso uno specifico ambito di competenza.
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti.
Dott. Marco Scaramuzzino
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Quello che descrivi (memoria molto ‘a interruttore’, con aree in cui funziona benissimo e altre in cui ‘salta’ anche in pochi secondi) è un motivo valido per chiedere una valutazione neuropsicologica finalizzata alla vita quotidiana, non solo una batteria ripetuta di test., tenga presente che la valutazione neuropsicologica ben fatta, specie nel privato, fa focus non tanto sull’iter puramente diagnostico, ma anche nel processo clinico di accompagnamento della problematica.
Tenga presente che il suo caso mi pare decisamente complesso, nel senso etimologico del termine, tante cosa sono legate assieme e non si può valutare in modo accurato così leggendo alcune righe via web, prenda con le dovute cautele quel che sto dicendo.

In epilessia i disturbi cognitivi soggettivi sono frequenti e una quota rilevante di persone mostra performance più basse ai test oggettivi, quindi la tua richiesta non è ‘strana’ in sé.
Ha senso cercare un neuropsicologo che faccia: profilo con punti di forza/debolezza; restituzione chiara, collegata a storia epilettica, farmaci e contesto; un progetto di gestione della problematica neuro cognitiva come oramai fa da tempo con obiettivi misurabili e verifica nel tempo.
Sulla riabilitazione cognitiva in epilessia: esistono programmi psicologico comportamentali orientati a memoria/attenzione/autoregolazione e qualità di vita, ma la letteratura segnala ancora una base di evidenze non ampissima (è un campo in crescita, con studi controllati in corso).

Per trovare la persona giusta, più che cercare ‘DSA vs ADHD vs altro’ come etichette, prova a chiedere esplicitamente una presa in carico in un servizio/centro che lavori con epilessia e funzioni cognitive, e domanda se offrono anche trattamento/riabilitazione oltre alla valutazione.”
Resta comunque un opzione valida trovare uno psicoterapeuta con competenze nella trattazione dei casi complessi con componente neuropsicologica ed impostare un lavoro multilivello non solo sulle difficoltà neurocognitive e strettamente patologiche ma proprio a livello di esperienza di vita per valutare tutto nel suo complesso. L’essere umano, ed anche il suo caso ovviamente per quanto complesso è SEMPRE da inserire nel mondo e nel suo contesto di vita, non solo come insieme di sintomi clinici.

Spero di esserle stato d’aiuto,
Dott. Marco Scaramuzzino
Dott.ssa Maria Pandolfo
Psicologo, Psicologo clinico
Pisa
Buongiorno, ho letto con estrema attenzione il tuo racconto e comprendo profondamente il senso di frustrazione che provi dopo anni di 'scaricabarile' istituzionale. Il tuo caso non è affatto un controsenso: la coesistenza di aree di memoria 'geniale' e aree di oblio immediato è una caratteristica che riscontro spesso in quadri complessi dove l'epilessia e i disturbi dell'apprendimento si intrecciano.

Rispondo ai tuoi punti tecnici con la doppia lente di Psicologa Clinica ed Esperta in Età Evolutiva e DSA, ma anche come professionista DSA io stessa, cosa che mi permette di capire 'dal di dentro' cosa significhi avere un funzionamento divergente.

Studio del caso (punti di forza e debolezza): È esattamente ciò che manca nel tuo percorso. I test neuropsicologici fotografano il 'limite', ma non dicono nulla su come superarlo. Nel mio metodo, parto proprio dai tuoi talenti (la tua memoria a lungo termine) per costruire dei 'ponti' cognitivi che vadano a sostenere le aree fragili. Non si tratta di riparare ciò che non funziona, ma di potenziare ciò che è straordinario per compensare il resto.

Percorso riabilitativo e strategie: Hai già scoperto autonomamente che esistono strategie diverse da quelle standard della DSA. Questo accade perché il tuo cervello ha una plasticità particolare. Il lavoro che cerchi esiste e si basa sulla riprogrammazione dei vissuti e sull'uso di strumenti compensativi personalizzati (non solo tempo in più, ma strategie di associazione visiva e dinamica mentale) che si adattano al tuo specifico modo di ricordare.

Valutazione globale: Un approccio che integri DSA, ADHD e funzioni esecutive (memoria e attenzione) è indispensabile. Spesso, dietro quella che sembra 'assenza di memoria', c'è un problema di 'filtro' attentivo che può essere migliorato.

Il fatto che tu sia arrivato a 24 anni con questa grinta e avendo trovato da solo delle strategie indica una resilienza fuori dal comune. Non sei un 'caso da studiare' in senso astratto, ma una persona che ha bisogno di un Mentor clinico che sappia integrare la diagnosi con la vita pratica, la scuola e il lavoro.

Nella mia attività quotidiana mi occupo proprio di questo: trasformare la fragilità in eccellenza, lavorando sul campo (inclusione, Legge 104, supporto alle famiglie) e nella clinica per ridare fiducia e strumenti concreti.

Un caro saluto,

Dott.ssa Maria Pandolfo Psicologa Clinica, Esperta in DSA e Inclusione Scolastica
Dott.ssa Nunzia Sasso
Psicologo, Psicologo clinico
Taranto
Salve, sono la dottoressa Nunzia Sasso, psicologa.
Comprendo profondamente il suo senso di frustrazione. È evidente che la sua storia clinica non sia solo una questione di diagnosi su carta, ma un vissuto complesso in cui l'epilessia ha modellato il suo funzionamento cerebrale in modo non convenzionale. Quello che lei vive come un contrasto tra genialità e vuoto immediato è un fenomeno noto come funzionamento cognitivo a macchia di leopardo, frequente quando una patologia neurologica interviene nelle fasi cruciali dello sviluppo.
Lei ha finora incontrato professionisti che si sono limitati alla fase di testing, la fotografia del problema, ma ciò che le serve è la Riabilitazione Neuropsicologica. Il settore specifico è quello della Neuropsicologia Clinica, preferibilmente con specializzazione in Epilessia e disturbi cognitivi dell'adulto. Non deve cercare un generico psicologo, ma un esperto in Neuro-riabilitazione.
In merito allo studio dei punti di forza e debolezza, questo è il cuore della valutazione neuropsicologica funzionale. Non serve a dare un punteggio, ma a capire come il suo cervello aggira l'ostacolo. Il suo talento mnemonico è la chiave: significa che alcune vie neurali sono iper-sviluppate e possono essere usate come ponti per sostenere le aree fragili. Il percorso riabilitativo che cerca esiste ed è possibile; si basa sull'apprendimento di strategie di compenso esterne e interne. Quello che lei ha già scoperto da solo è la prova che il suo cervello è plastico e risponde agli stimoli corretti. Per una valutazione globale, deve rivolgersi a un'équipe multidisciplinare presso un centro specializzato in Epilessia, un Policlinico Universitario o un IRCCS, dove collaborano neurologi e neuropsicologi.
Il fatto che lei dimentichi in pochi secondi ma ricordi perfettamente a lungo termine suggerisce una fragilità nella Memoria di Lavoro a fronte di una Memoria Semantica preservata. La sua assistente sociale ha intuito bene: il test standard non basta perché misura la prestazione, mentre lei ha bisogno di una valutazione ecologica, ovvero osservare come lei usa le sue strategie nella vita quotidiana.
Le consiglio di cercare strutture che si occupano di Riabilitazione Cognitiva Acquisita, specificando che non vuole una nuova diagnosi, ma un Progetto Riabilitativo Individualizzato. Le confermo che la sua sensazione di poter fare di più con le tecniche giuste è scientificamente fondata.
Dott.ssa Elina Zarcone
Psicologo, Psicologo clinico
Agrigento
Cosa cerca nello specifico?
Dott.ssa Cecilia Scipioni
Psicologo, Neuropsicologo
Casalgrande
Salve,

ho letto con molta attenzione il suo messaggio e, prima di tutto, voglio riconoscere la lucidità, la tenacia e la competenza con cui Lei ha osservato e raccontato la propria storia. Quello che descrive non è affatto “impossibile” né un controsenso: il funzionamento a isole della memoria, con aree di grave fragilità e altre di sorprendente forza, è un quadro che in neuropsicologia clinica conosciamo bene, soprattutto in presenza di epilessia a esordio precoce e di un percorso scolastico che si è svolto sotto carico neurologico e farmacologico.

Vengo alle sue domande in modo diretto. Il settore corretto non è la psicoterapia in senso stretto, né la sola psicologia clinica, e nemmeno una valutazione DSA isolata. Il suo caso rientra pienamente nell’ambito della neuropsicologia clinica dell’adulto, con competenze specifiche in neurologia funzionale, disturbi dell’apprendimento in età adulta e riabilitazione cognitiva. In particolare, serve una figura che non si limiti a somministrare test, ma che sappia fare integrazione clinica, cioè leggere i risultati alla luce della storia neurologica, dell’epilessia, dell’evoluzione nel tempo e dell’esperienza pratica di vita e di apprendimento.

Quello che Lei cerca, e che è assolutamente legittimo, è uno studio del caso centrato sui profili di funzionamento, quindi sull’analisi fine dei punti di forza e dei punti di debolezza, non come etichette ma come leve operative. Questo tipo di lavoro esiste, ma purtroppo non è diffuso e richiede competenze specifiche: valutazione neuropsicologica estesa e ragionata, osservazione funzionale sul campo, e costruzione di un percorso riabilitativo personalizzato che parta proprio dai talenti cognitivi preservati o potenziati, come Lei ha già intuito e sperimentato autonomamente.

La “valutazione globale” di cui parla non significa accumulare altre diagnosi, ma integrare DSA, funzioni attentive, esecutive, mnestiche, linguaggio, apprendimento procedurale e impatto dell’epilessia e dei farmaci, in un’unica cornice clinica coerente. Questo è un lavoro tipicamente neuropsicologico, non logopedico né psicoterapeutico, anche se può dialogare con queste figure. Il fatto che Lei abbia già trovato strategie efficaci, al di fuori dei protocolli DSA classici, è un indicatore molto forte della presenza di risorse cognitive utilizzabili e raffinabili ulteriormente.

Per rispondere in modo onesto: sì, esistono professionisti con competenze nei punti che Lei indica, in particolare nello studio del caso e nella riabilitazione cognitiva basata sui punti di forza. Sono però pochi, spesso lavorano in modo specialistico e non sempre all’interno dei percorsi standard del servizio pubblico. Il tipo di intervento che avrebbe senso per Lei non è una psicoterapia, a meno che non emergano quadri emotivi gravi che richiedano quel tipo di presa in carico, ma un percorso neuropsicologico riabilitativo avanzato, centrato su sperimentazione pratica, strategie personalizzate, adattamento degli apprendimenti e trasferimento nella vita reale.

Il commento della sua assistente sociale è, dal punto di vista clinico, molto centrato: studiare il suo funzionamento “facendole provare” compiti, contesti e modalità diverse è esattamente ciò che distingue un vero lavoro neuropsicologico da una semplice batteria di test. È lì che spesso emergono competenze che i test standard non intercettano.

Capisco profondamente la frustrazione per anni di valutazioni ripetitive e sterili. Il suo caso non ha bisogno di essere nuovamente etichettato, ma finalmente compreso e utilizzato in modo funzionale. Se desidera, posso aiutarLa a chiarire meglio come riconoscere uno specialista realmente competente in questo ambito e quali domande porre già al primo contatto, così da evitare ulteriori esperienze deludenti.

Saluti e resto a disposizione.

Dott.ssa Monica Cecconi
Psicologo, Psicologo clinico, Professional counselor
Lido di Camaiore

La ringrazio per aver condiviso la sua storia con tanta precisione. È evidente quanto impegno e quanta energia lei abbia investito in questi anni per trovare una soluzione, e comprendo perfettamente la frustrazione nel sentirsi descrivere come un "caso interessante" senza però ricevere un aiuto concreto e pratico.
Dalla sua descrizione emerge una situazione complessa ma molto chiara nei bisogni. Il fatto che lei abbia già individuato dei "punti di forza" (quello che definisce il suo talento mnemonico) e delle strategie autonome è un segnale molto positivo: indica che il suo cervello è in grado di trovare strade alternative.
Per rispondere ai suoi punti e aiutarla a orientarsi, ecco la strada che le suggerisco di percorrere:
1. La figura professionale di riferimento
Per il suo caso specifico, sarebbe utile rivolgersi ad un Neuropsicologo clinico specializzato in Riabilitazione Cognitiva. Questa figura non si limita a fare i test (che lei giustamente considera ormai ripetitivi), ma utilizza i risultati per costruire un "allenamento" su misura.
2. Studio dei punti di forza e percorso riabilitativo
Quello che lei cerca (punti 1 e 2 della sua richiesta) si chiama Intervento di Compensazione Neuropsicologica.
• Invece di cercare di "riparare" la memoria che manca (l'assenza di memoria), il professionista lavora per potenziare la memoria che funziona (il suo talento) e usarla per aggirare gli ostacoli.
• Si lavora molto sul lato pratico: come gestire la giornata, come studiare o lavorare usando strumenti e strategie che sfruttino le sue capacità "geniali".
3. Valutazione Globale
Per ottenere una visione d'insieme che includa Epilessia, DSA e funzioni attentive, il consiglio è di rivolgersi a un Centro specializzato per l'Epilessia o a un'Unità di Neuropsicologia di secondo livello (spesso presenti all'interno di strutture ospedaliere universitarie). Questi centri hanno equipe multidisciplinari che possono fare quella "valutazione globale" che le è stata suggerita, evitando lo "scaricabarile" tra singoli professionisti.
Le suggerisco di contattare un centro di neuropsicologia specificando che:
• È già in possesso di diagnosi e test aggiornati (che fornirà subito).
• Non richiede una nuova diagnosi, ma un progetto di riabilitazione cognitiva ecologica (ovvero applicata alla vita reale).
• Desidera trasformare le sue strategie personali in un metodo scientifico e costante.
La sua capacità di non arrendersi è la sua risorsa più grande. Resto a disposizione se avesse bisogno di ulteriori chiarimenti per preparare la documentazione da presentare a questi specialisti.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa Monica Cecconi

Buona sera,
sicuramente è importante che dopo la valutazione ne segua un intervento, alle volte sono gli stessi specialisti o, in altre situazioni, sono diversi.
Io mi occupo di neuropsicologia, quindi DSA, ADHD e tutto ciò che riguarda le funzioni cognitive. Se dovesse essere interessata per approfondire potremmo fare una consulenza a riguardo, anche in modalità online, per valutare insieme il tipo di percorso che si andrebbe a strutturare.
Rimango a disposizione,
Cordiali saluti, Dott.ssa Angelica Venanzetti
Dott.ssa VIVIANA DI SOMMA
Psicologo, Psicologo clinico
Melito di Napoli
salve, ha provato a rivolgersi ad un neurologo? potrebbe fare una valutazione GOM, dove intervengono più specialisti per esaminare il suo caso. resto a disposizione. Saluti
Dott. GILBERTO FULVI
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Caro paziente anonimo, quello che mi arriva molto chiaramente dal tuo racconto è che non le manca una diagnosi, visto che ne ha avute anche tante finora, ma un lavoro sul funzionamento reale, concreto, quotidiano. Da quello che scrive, sembra aver già fatto ciò che, in genere, viene proposto: valutazioni neuropsicologiche ripetute, certificazioni (DSA) e inquadramenti nosografici. Quello che non è mai avvenuto, come giustamente sottolinea, è uno studio del caso vivo, basato su punti di forza e di debolezza osservati nell’azione, un percorso esperienziale, non solo valutativo e un lavoro che tenga insieme neurologia, apprendimento, identità, esperienza soggettiva.
Ed è qui che può entrare in modo sensato un approccio gestaltico.
Non parlo di Gestalt come “cura dell’epilessia” (che resta ambito medico), ma come metodologia di lavoro sul funzionamento della persona, fondata su alcuni principi chiave che rispondono esattamente ai nodi che lei descrive:
- La Gestalt lavora sul “come” funziono, non solo sul “quanto” performo. In questo caso, la presenza/assenza di memoria non viene trattata come un paradosso da negare, ma come un dato di esperienza con cui confrontarsi esplorando in quali condizioni emerge? con quali stimoli? con quale coinvolgimento corporeo, emotivo, motivazionale?
In questo modo lo studio dei punti di forza non è qualcosa di teorico, ma di esperienziale. Non si parte da test, ma da prove, tentativi nel tempo, azioni guidate.
È esattamente ciò che descrive la sua assistente sociale quando parla di “studiarti facendoti fare”. :
- La Gestalt intende la memoria come una dimensione non solo cognitiva ma anche procedurale, corporea, situazionale ed emotiva. Questo spiega perché alcune cose “restano” e altre svaniscono in pochi secondi: non è incoerenza, è diversità di canali di accesso.
In questo modo, le strategie che ha già scoperto non vengono sostituite, ma comprese e potenziate. Il fatto che lei abbia trovato strumenti efficaci fuori dal circuito sanitario è un’informazione preziosissima, non un’anomalia. In un lavoro gestaltico queste strategie diventano materiale di analisi e sviluppo, non un caso fortuito.
Per essere chiaro e corretto: un percorso come quello che lei descrive non sostituisce le valutazioni neurologiche o neuropsicologiche, ma può finalmente collegarle alla vita reale, trasformando i dati in funzionamento.
Se sta cercando qualcuno che non si limiti a testarla, non le dica che “non è possibile” ciò che vive, che lavori con lei sul campo, passo dopo passo, allora sì: un lavoro gestaltico, impostato come studio del caso e percorso di sviluppo delle risorse, è metodologicamente coerente con la sua richiesta di aiuto.
Se vuole, può prenotare un appuntamento con me per iniziare proprio da lì: mappare insieme quando la memoria c’è e come funziona, capire in che modo favorire gli apprendimenti e come costruire strumenti su misura per lei, non standard. Non perché lei sia “un caso impossibile” ma perché "un caso complesso" va incontrato, non incasellato.
Dott.ssa Veronica De Iuliis
Psicologo, Psicologo clinico
Lentate sul Seveso
Gentile utente,
grazie per aver condiviso in modo così dettagliato e partecipe la sua storia.

Da ciò che descrive, il settore più indicato non è un singolo ambito, ma un lavoro integrato e specialistico. In particolare, la figura di riferimento per i punti che lei cerca è uno psicologo/neuropsicologo clinico dell’età adulta, con esperienza in neurologia (epilessia) e riabilitazione neuropsicologica. È questa la competenza che consente:

una valutazione globale e funzionale, non solo testistica (DSA, ADHD, funzioni attentive, mnestiche, esecutive);

uno studio del profilo di funzionamento, basato su punti di forza e di debolezza reali, anche attraverso prove pratiche;

un percorso riabilitativo personalizzato, che lavori proprio sull’uso dei punti di forza per compensare le aree di fragilità, integrando strategie già efficaci per lei.

Quello che lei descrive (memoria disomogenea, con aree molto compromesse e altre molto performanti) non è impossibile né incoerente, soprattutto in quadri neurologici complessi come l’epilessia: semplicemente richiede competenze specifiche e tempo di lavoro clinico, non solo test.

Il suo intuito è corretto: non servono altri test ripetuti, ma un progetto riabilitativo costruito su di lei, in collaborazione – se possibile – con il neurologo curante.

Il mio consiglio è di cercare esplicitamente professionisti che si occupino di:
neuropsicologia clinica e riabilitazione cognitiva nell’adulto, indicando chiaramente la presenza di epilessia e il suo obiettivo (studio del caso + intervento).

Le auguro sinceramente di trovare finalmente uno spazio competente e rispettoso della complessità del suo funzionamento.
Un caro saluto e in bocca al lupo per il suo percorso.
Veronica De Iuliis
Dott.ssa Gloria Odogwu
Psicologo, Psicologo clinico
Caselle di Sommacampagna
Gentile utente,

dal suo racconto emerge con chiarezza una grande perseveranza nel cercare di comprendere la sua situazione e trovare una strada realmente utile. Non è raro che persone con una storia neurologica complessa, come l’epilessia a esordio precoce, sviluppino nel tempo profili cognitivi molto disomogenei: aree di funzionamento molto efficienti accanto ad altre in cui i processi di memoria, attenzione o apprendimento risultano più fragili. Questo tipo di funzionamento non è necessariamente un “controsenso”, ma può essere legato a come il cervello ha organizzato le sue risorse nel tempo.

La sensazione che descrive — settori in cui la memoria sembra quasi assente e altri in cui è molto efficace — è un quadro che in ambito clinico viene definito profilo neuropsicologico disomogeneo. In questi casi i soli test standardizzati spesso non bastano a restituire un quadro realmente utile sul piano pratico, soprattutto se non sono seguiti da un lavoro di analisi funzionale e da un percorso riabilitativo mirato.

Il tipo di percorso che lei descrive di cercare — uno studio del caso basato sui punti di forza e di debolezza seguito da un intervento riabilitativo personalizzato — rientra nell’ambito della neuropsicologia clinica e della riabilitazione cognitiva. È un settore specifico che si colloca tra neurologia, neuropsicologia e psicologia della riabilitazione.

Gli specialisti che solitamente si occupano di questo tipo di lavoro sono:

neuropsicologi clinici con esperienza in riabilitazione cognitiva

neurologi con competenze neuropsicologiche

centri di neuropsicologia della riabilitazione (spesso collegati a strutture ospedaliere o universitarie)

La differenza rispetto ai percorsi che ha già incontrato sta proprio nell’obiettivo: non limitarsi alla valutazione diagnostica tramite test, ma costruire un programma riabilitativo basato sulle strategie cognitive più efficaci per il singolo caso, lavorando proprio sulle risorse preservate per compensare le aree più fragili.

Il fatto che lei abbia già individuato alcune tecniche personali che le permettono di superare determinate difficoltà è un elemento molto importante. In riabilitazione cognitiva questo viene considerato un punto di partenza prezioso, perché indica che il cervello ha già sviluppato strategie compensative che possono essere studiate, rafforzate e sistematizzate.

In situazioni come la sua è spesso utile rivolgersi a centri di neuropsicologia della riabilitazione collegati a ospedali universitari o IRCCS neurologici, dove è più probabile trovare équipe multidisciplinari abituate a lavorare su casi complessi e su profili cognitivi atipici.

Se desidera, potrebbe essere utile indicare anche la sua area geografica: questo permetterebbe di orientarla più facilmente verso strutture o servizi che lavorano specificamente nella riabilitazione neuropsicologica.

Un cordiale saluto.

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