Salve a tutti , ho avuto 2 mesi di ansia forte e pensieri ossessivi intrusivi , ho pratico psicotera

24 risposte
Salve a tutti , ho avuto 2 mesi di ansia forte e pensieri ossessivi intrusivi , ho pratico psicoterapia ed ho eseguito la pratica della ACT con meditazione , ad oggi non ho più questi pensieri sono distaccati di molto , la cosa che mi fa realmente paura che il giorno in cui mi è passato ciò , è stata una giornata di tremore
(( penso dovuto allo scarico del mio corpo di questa tensione )) adesso non ho più l’ansia e la forte angoscia alla bocca dello stomaco infatti le circostanze che mi creavano molta tensione nella vita quotidiana non mi scalfiscono minimamente, può essere perché stavo sempre in tensione anche prima di queste circostanze di ansia ?
La mia paura che mi perseguitava mi ossessionava era la paura della depressione
( ho avuto sempre una fobia su ciò )

Adesso mi sento rinato , tutta la tensione è sparita

E’ preoccupante ?

Ho solamente un vuoto nodo alla bocca dello stomaco

Ho paura che mi siano scomparsi anche i sentimenti , anche perché ho litigato con la mia ragazza pesantemente ma non mi ha completamente toccato dentro di nulla, prima mi causava nervosismo , rabbia, sfociavo malamente gridando
Adesso nulla

Anche la tensione nervosa persistente e’ scomparsa
( non ho mai usato farmaci )

Questo essere diverso mi fa paura

Grazie in anticipo a tutti
Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Salve, quella che descrive potrebbe essere definita come "fase di rimbalzo" in cui sostanzialmente attiviamo meccanismi opposti a quelli che ci hanno fatto soffrire.
Suggerirei di trattare l'argomento con il suo terapeuta in modo da farvi fronte in maniera efficace poiché potrebbe non rappresentare la guarigione o un punto di arrivo, bensì una fase di passaggio.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.

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Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Salve,
quello che descrive è qualcosa che capita più spesso di quanto si pensi. Dopo mesi di ansia forte e tensione continua, il corpo e la mente possono attraversare una fase di “scarico” quando finalmente l’allerta si abbassa. Tremori, senso di vuoto allo stomaco o una sensazione di cambiamento emotivo sono reazioni possibili e, nella maggior parte dei casi, non indicano nulla di pericoloso.
Il fatto che oggi stia molto meglio, che i pensieri si siano attenuati e che la tensione sia sparita, è un segnale che il lavoro fatto in psicoterapia e con la mindfulness ha avuto effetto. Quando si vive a lungo in ansia, è normale che il sistema emotivo abbia bisogno di un po’ di tempo per ritrovare il suo equilibrio naturale. A volte questo viene percepito come “strano” o “diverso”, ma spesso è semplicemente il corpo che si sta calmando.
Anche la paura di non sentire le emozioni come prima è comprensibile: quando prima erano molto forti o difficili da gestire, il loro abbassarsi può sembrare quasi un vuoto. Nella maggior parte dei casi si tratta di una fase temporanea, in cui l’organismo si sta riassestando dopo aver tolto quella tensione costante.
Da ciò che racconta non emerge nulla di allarmante, ma è importante condividere queste sensazioni con il suo terapeuta, che la conosce e potrà aiutarla a capire meglio il significato di questo cambiamento.
Mi fa piacere che oggi si senta “rinato”: è un segnale importante del percorso che sta facendo.
Resto a disposizione se ha bisogno di un confronto.
Un saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Dott.ssa Veronica Savio
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Medolla
Gentile utente,
quello che descrive non ha il suono di qualcosa di “pericoloso”, ma il passo silenzioso di un sistema che si sta riequilibrando dopo essere rimasto troppo a lungo in allarme.
Quando il corpo vive mesi di tensione, l’uscita da quello stato può sembrare strana: tremori, vuoto allo stomaco, una calma che spiazza. Non è vuoto, spesso è spazio. Uno spazio nuovo, ancora da abitare.
È comprensibile che le sembri di essere “diverso”: quando smettiamo di vivere costantemente in attivazione, il silenzio interno può far paura. Non è assenza di sentimenti, ma una fase di assestamento. Come un lago dopo una tempesta: non è morto, sta solo tornando limpido.
Il fatto che ora le situazioni non la travolgano più non è un segno di distacco patologico, ma di maggiore regolazione. Resta importante continuare a osservare questo cambiamento insieme a chi la sta seguendo, non per allarmarsi, ma per comprenderlo.
Non sembra l’inizio di qualcosa di brutto. Sembra piuttosto la fine di una lunga contrazione.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Salve — quello che descrive è abbastanza comune dopo un periodo lungo di ansia intensa: quando la tensione si scarica può succedere di sentirsi improvvisamente “vuoti”, distaccati o meno sensibili alle emozioni. Qualche punto utile da considerare:

il miglioramento dei pensieri ossessivi dopo ACT e meditazione è un ottimo segno: spesso le tecniche di accettazione e defusione riducono la carica emotiva delle idee intrusive.

il tremore che ha vissuto può essere una reazione fisica di scarico del sistema nervoso dopo uno stato prolungato di allerta: non è raro.

il senso di “vuoto” o la ridotta reattività emotiva possono essere temporanei — sono modi in cui il corpo/mente si riprendono dopo lo stress. Alcune persone sperimentano anche una temporanea attenuazione dei sentimenti (soprattutto se erano pervase da tensione e ipervigilanza prima).

tuttavia è importante osservare due aspetti: 1) se compare una tristezza profonda, perdita duratura di piacere nelle attività, pensieri di autolesionarsi o peggioramento del funzionamento quotidiano — in questo caso è necessario contattare subito un professionista; 2) se il “distacco” persiste molte settimane e le relazioni o il lavoro ne soffrono, può essere utile una rivalutazione clinica.

Cosa può fare ora (misure pratiche, semplici):

continuare la pratica di mindfulness/ACT che le ha già fatto bene; brevi esercizi di grounding (respirazione lenta, piedi per terra, descrivere 5 oggetti intorno a sé) aiutano a ricontattare le sensazioni.

riprendere gradualmente attività ricreative e sociali anche se non “sentite” come prima — spesso il coinvolgimento comportamentale favorisce il ritorno delle emozioni.

mantenere sonno regolare, movimento fisico e routine; annotare su un diario i cambiamenti emotivi per monitorare l’evoluzione.

se la preoccupazione resta alta o il distacco continua, valutare un colloquio di approfondimento (psicoterapia di follow-up o, se necessario, valutazione psichiatrica per escludere altre cause).

In sintesi: il cambiamento che descrive può essere una fase di recupero dopo ansia intensa e non necessariamente un segno di qualcosa di grave, ma è importante monitorare i sintomi nel tempo e approfondire con uno specialista se il distacco o il vuoto persistono o peggiorano.

Consiglio di approfondire con uno specialista per una valutazione personalizzata.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Biuongiorno, sono una trainer mindfulness certificata, direi che può stare tranquillo e continui a fare meditazione.
Dott.ssa Eleonora Fiorini
Psicologo clinico, Psicologo
Terracina
Buonasera, mi colpisce come di questo miglioramento lei ne sia spaventato tanto quanto il malessere che ha affrontato. Si può pensare che forse prima di abituarsi ad un modo nuovo di stare ci vuole un po', c'è bisogno di conoscersi nuovamente e magari di porsi nuove domande per capire se le vecchie modalità siamo pronti ad abbandonarle. Oggi che non c'è più un incendio da spegnere può prendersi il tempo per capire cosa copriva quell'incendio.
Dott.ssa Valeria Mazzoli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Salve, quello che descrive è una reazione molto comune dopo un periodo lungo di ansia intensa. Quando il corpo resta per mesi in tensione costante, l’allerta diventa talmente abituale che, quando finalmente si abbassa, ci si può sentire “strani”, svuotati o diversi dal solito. Il tremore che ha avuto quel giorno è probabilmente stato uno scarico fisiologico della tensione accumulata.

Il fatto che oggi non la toccano più le situazioni che prima la mettevano in crisi non è un segnale negativo: è il suo sistema nervoso che sta uscendo dallo stato di iperattivazione. Dopo tanta ansia, è normale che la calma sembri quasi “sospetta”. Anche il timore di non sentire le emozioni come prima è frequente: non significa che le ha perse, ma solo che sta vivendo una fase di riduzione dell’arousal. Le emozioni torneranno più gradualmente e in modo più equilibrato.

La sua paura della depressione probabilmente ha amplificato il bisogno di controllare ogni sensazione interna, ma da quello che racconta non ci sono segnali depressivi, solo gli effetti del suo sistema nervoso che si sta riequilibrando dopo mesi di sovraccarico.

Per qualsiasi ulteriore confronto può contattarmi,
Un caro saluto

Dott.ssa Valeria Mazzoli
Buonasera, e grazie per aver condiviso così apertamente la sua esperienza. È comprensibile che un cambiamento così radicale nella percezione delle emozioni e nella tensione corporea possa generare paura: quando ci abituiamo a vivere costantemente in uno stato di ansia e agitazione, il passaggio a una condizione di calma può sorprendere e farci dubitare di noi stessi o dei nostri sentimenti.

Quello che descrive – la scomparsa dell’ansia intensa, la sensazione di vuoto o di “distacco” dai conflitti che prima la scuotevano – può essere semplicemente il segnale che il suo corpo e la sua mente stanno ritrovando equilibrio. La tensione accumulata, infatti, spesso modifica la percezione delle emozioni e amplifica le reazioni: quando questa tensione si scarica, può sembrare che tutto “si sia spento”, ma in realtà significa che le emozioni tornano a fluire in modo più naturale, senza essere sovrastate dall’ansia.

Il nodo allo stomaco che sente può essere un residuo di questa tensione passata, e la sensazione di distacco momentaneo dai conflitti non significa che i suoi sentimenti siano scomparsi: possono essersi semplicemente calmati e ora si manifestano in maniera meno intensa e meno automatica.

È normale provare un po’ di paura di fronte a questa nuova calma: il nostro cervello si abitua facilmente a stati emotivi costanti, anche se dolorosi. Con il tempo, imparerà a riconoscere e accogliere le emozioni in modo più equilibrato, senza essere travolto da esse. Rimango a disposizione, un saluto.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Salve, la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità ciò che sta vivendo. Quello che descrive è un percorso emotivo intenso, che l’ha attraversata profondamente e che ora la sta portando a fare i conti con sensazioni nuove, in parte liberatorie e in parte disorientanti. È assolutamente comprensibile che, dopo un periodo di ansia forte e di pensieri intrusivi, ritrovarsi improvvisamente senza quel carico di tensione possa farle paura. Quando ci si abitua a vivere in stato di allerta costante, anche il benessere può sembrare strano, quasi sospetto, come se mancasse qualcosa a cui eravamo inconsciamente aggrappati. Il fatto che i pensieri ossessivi si siano affievoliti e che molte situazioni della vita quotidiana non la turbino più come prima non è di per sé un segnale preoccupante. Il corpo e la mente, quando si è sotto pressione per tanto tempo, possono trattenere una quantità enorme di tensione che poi si scioglie all’improvviso, proprio come è successo a lei in quella giornata di tremore. In molti casi questo rilascio è una reazione naturale che segue a periodi prolungati di stress. La sensazione di rinascita che descrive, insieme alla diminuzione dell’ansia, può essere semplicemente un segno che qualcosa dentro di lei si è finalmente allentato dopo mesi in cui era rimasto contratto. Allo stesso tempo è normale sentirsi un po’ smarriti quando si sperimenta un cambiamento così rapido. La mente può interpretare questa calma come qualcosa di strano, soprattutto se per molto tempo si è convinti che la paura della depressione sia sempre dietro l’angolo. La sua preoccupazione nasce proprio da questo: l’idea che la serenità improvvisa sia un indizio negativo. In realtà potrebbe essere semplicemente una condizione nuova, non ancora familiare, e quindi vissuta con diffidenza. Per quanto riguarda la sensazione di avere meno reazioni emotive, anche questa può succedere dopo periodi molto intensi. Non significa automaticamente che i sentimenti siano scomparsi. Quando la mente si alleggerisce da una paura costante, può prendersi un momento di pausa, una specie di fase di assestamento in cui le emozioni sembrano più piatte. È come se il sistema emotivo avesse bisogno di riorganizzarsi dopo mesi in cui era sovraccarico. Questo non vuol dire che lei non provi più nulla, ma che forse si sta ancora abituando alla novità di non reagire in modo esplosivo come prima. A volte si confonde l’assenza di angoscia con l’assenza di emozioni, ma sono due cose molto diverse. Capisco che il litigio con la sua ragazza la abbia colpita proprio perché si aspettava di reagire come in passato. Ma il fatto che non sia successo non è necessariamente un segnale negativo. Potrebbe essere un momento transitorio, oppure una diversa modalità di risposta che sta emergendo dopo un periodo di intenso lavoro su di sé. Le emozioni non scompaiono da un giorno all'altro, a volte semplicemente si quietano per poi tornare a farsi sentire con più chiarezza quando la mente è meno invasa dalla paura. Quello che sta vivendo non ha nulla di strano o di misterioso. È un cambiamento, e come tutti i cambiamenti porta con sé sollievo e timore. La cosa importante è non interpretare automaticamente questa fase come un campanello d’allarme. Le dia il tempo di capirla, senza giudicarla e senza costringersi a tornare come prima. La stabilità emotiva, quando non si è abituati a provarla, può sembrare quasi un vuoto, ma spesso è solo calma. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott. Salvatore Augello
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Salve, la sua preoccupazione può essere fondata, quello che a lei sembra un miglioramento può essere anche frutto di un momento di grande distacco da sé e gli altri. Per questo è fondamentale veda un professionista cosi da comprendere in maniera adeguata il suo vissuto.
Cordiali saluti.
Dott.ssa Alexandra Benincasa
Psicoterapeuta, Psicologo
Grottaferrata
Leggendo le tue parole, quello che emerge non è solo la scomparsa dell’ansia o dei pensieri intrusivi, ma anche una tua preoccupazione profonda di “non riconoscerti” nel modo in cui oggi senti (o non senti) le emozioni. Per mesi sei stato in ipervigilanza, con il sistema nervoso in allerta: è comprensibile che ora tu percepisca una sorta di “vuoto” o “nodo” allo stomaco come se non riuscissi ancora a interpretare questo nuovo stato.
A volte, quando la tensione cala bruscamente, può emergere una sensazione di sospensione emotiva, come se il sistema interno dicesse:
“Mi sto riposando, non ho ancora ripreso pienamente il contatto con tutto il resto.”
Non è insolito dopo un periodo di forte ansia.
Mi colpisce anche la tua paura che questo cambiamento implichi la perdita dei sentimenti. In realtà potrebbe trattarsi di un momento transitorio: quando siamo stati a lungo in allarme, le emozioni più intense possono temporaneamente “spegnersi” per permettere al corpo di recuperare energia. È una risposta protettiva, non un segnale di vuoto interiore. Più che chiederti se “è preoccupante”, può essere utile osservare come si sta ridisegnando il tuo modo di sentire, cosa sta cercando di proteggere questo distacco e come vuoi reintrodurre gradualmente le emozioni nella tua vita in un modo che non ti sovrasti più.
Spero ti sia utile questo feedback. Buona giornata.
Dott.ssa Alexandra Benincasa


Gentile utente,
Da ciò che racconta non emerge qualcosa di allarmante, ma piuttosto un importante cambiamento dopo un lungo periodo di forte tensione.
Quando si vive per mesi (o anni) in uno stato di ansia costante, il corpo e la mente si abituano a essere sempre “in allerta”. Quando questa attivazione finalmente si abbassa, potrebbe comparire una sensazione di vuoto, di distacco emotivo o di “stranezza”, che spesso spaventa. In realtà, è spesso il segnale che il sistema nervoso sta rallentando e trovando un nuovo equilibrio.
Anche il fatto di reagire meno intensamente alle situazioni o ai conflitti può sembrare preoccupante, soprattutto se prima le emozioni erano molto forti. Questo non significa che i sentimenti siano scomparsi, ma che non stanno più passando attraverso l’ansia e la tensione.
È molto importante che lei stia già facendo psicoterapia, potrebbe portare apertamente queste sensazioni nel lavoro con il/la suo/a terapeuta, così da dare loro spazio e significato nel tempo.
Il cambiamento, anche quando è positivo, può fare paura. Si conceda il tempo di abituarsi a questo nuovo modo di stare.
Un caro saluto,
Dott. Alessandro Ocera
Dott.ssa Ilaria De Pretto
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Salve,
da ciò che descrive, il quadro è coerente con una riduzione importante dell’ansia, non con una depressione.
Quando l’ansia cala dopo essere stata intensa e prolungata, il corpo può “scaricare” la tensione (tremori, stanchezza, senso di vuoto). È una reazione frequente e non pericolosa.
Il fatto che gli stimoli che prima la attivavano ora non la colpiscano più può dipendere dal fatto che viveva in uno stato di iperattivazione costante, anche prima della fase acuta. Tornare a un livello più regolato può essere percepito come “strano” o “piatto”.
La riduzione delle reazioni emotive forti (rabbia, nervosismo) non indica perdita dei sentimenti, ma una minore risposta impulsiva legata all’ansia. Nella depressione, invece, compaiono tristezza persistente, perdita di energia, autosvalutazione e senso di vuoto costante: elementi che lei non descrive.
Il “nodo allo stomaco” residuo è un sintomo somatico comune dopo periodi ansiosi e tende a ridursi col tempo.
In sintesi: ciò che sta vivendo non è preoccupante, ma una fase di assestamento dopo un forte stress. Continui il percorso terapeutico e dia tempo al corpo e alla mente di stabilizzarsi.
Salve, da ciò che descrive non emergono segnali preoccupanti, ma piuttosto gli effetti di un’importante regolazione del sistema nervoso dopo un periodo prolungato di iperattivazione ansiosa.
Per mesi il suo organismo è stato in uno stato di allarme costante: ansia intensa, pensieri ossessivi intrusivi, tensione somatica continua. Quando un sistema resta a lungo in iperattivazione, il corpo e la mente si “abituano” a funzionare così, e quando finalmente la tensione si scioglie, il cambiamento può essere percepito come strano, irreale o persino spaventoso.
La giornata di tremori che descrive è compatibile con un rilascio fisiologico della tensione accumulata (quello che in clinica chiamiamo “scarico”): non è un segnale patologico, ma una risposta del corpo che torna gradualmente a uno stato di equilibrio. Il fatto che oggi le situazioni prima ansiogene non la attivino più suggerisce che il suo sistema nervoso non è più in modalità di minaccia continua.
Il “vuoto” o il nodo alla bocca dello stomaco, così come la sensazione di essere emotivamente più piatto, non indicano una depressione, soprattutto in assenza di tristezza profonda, disperazione, perdita di senso o rallentamento marcato. Più frequentemente, dopo una fase di ansia intensa, può comparire una fase di quiete emotiva: non assenza di sentimenti, ma una loro momentanea attenuazione mentre la mente si riassesta. Se ha dubbi, le consiglio di chiedere al suo psicoterapeuta, saprà sicuramente darle informazioni più accurate conoscendo già la sua storia di vita e clinica. La ringrazio per aver condiviso una sua preoccupazione con noi e le auguro buona serata.
Dr. Mauro Terracciano
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Gentile utente, grazie per aver condiviso la sua situazione.
Da ciò che descrive emerge un cambiamento netto rispetto a uno stato di tensione che durava da tempo. Quando per mesi la mente è stata impegnata a fronteggiare ansia, paure e pensieri ossessivi, la loro attenuazione improvvisa può essere vissuta non come sollievo, ma come qualcosa di estraneo. Il senso di vuoto e la riduzione delle reazioni emotive non indicano necessariamente una perdita dei sentimenti, ma una fase di assestamento dopo un periodo di forte sovraccarico.

Ritengo importante approfondire questo passaggio, perché quando un cambiamento viene vissuto con timore rischia di trasformarsi in una nuova fonte di fissazione. Se non viene compreso, può diventare altrettanto gravoso delle difficoltà affrontate in precedenza, alimentando sensazioni di fallimento e di insuccesso che rischiano di inficiare quanto già ottenuto e sarebbe un vero peccato. Agire ora permette di prevenire questa deriva e dare continuità al processo di recupero.

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Per ogni eventuale approfondimento sono a sua disposizione, anche online.

Un caro saluto,
Dott. Mauro Terracciano
Salve , molto interessante il suo racconto.
Allora …quello che descrive è un vissuto piuttosto comune dopo un periodo prolungato di ansia intensa e pensieri ossessivi infatti quando il sistema nervoso resta a lungo in iperattivazione, il corpo può “scaricare” improvvisamente la tensione e portare a una fase di calma emotiva, a volte percepita come vuoto o distacco.
Potrebbe semplicemente trattarsi di riequilibrio psicofisico dopo mesi di stress.

La psicoterapia e il lavoro con l’ACT possono aver favorito questo passaggio.
Ed inoltre è comprensibile che il cambiamento spaventi, soprattutto se in passato l’ansia era costante.
Le consiglierei di non abbandonare il percorso con il terapeuta infatti dare senso a queste sensazioni aiuta a consolidare il benessere e a ritrovare fiducia in ciò che sta vivendo.
Buone cose, dott. Marziani
Dott.ssa Ester Negrola
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso questo delicato momento di vita che sta attraversando. Da ciò che racconta, mi sento di dirle che è facile che accada proprio ciò che descrive a seguito di un periodo di forte ansia e un intenso lavoro psicoterapeutico, soprattutto con approcci come l’ACT. Ansia e pensieri ossessivi, infatti, per quanto dolorosi, nel tempo diventano una condizione conosciuta e prevedibile: quando si riducono in modo significativo, possono lasciare una sensazione di spaesamento, nel quale corpo e mente devono riassestarsi in una nuova modalità di funzionamento. Il tremore che descrive, accompagnato dal senso di vuoto o dal nodo allo stomaco, possono rappresentare uno scarico fisiologico di una tensione mantenuta a lungo, non necessariamente un segnale di qualcosa che non va. Anche la riduzione delle reazioni emotive intense (rabbia, nervosismo, esplosioni) mi fa più pensare all’effetto della diminuzione dell’iperattivazione ansiosa che prima governava le sue risposte. È normale che questo “essere diverso” la spaventi: il cambiamento, anche quando è adattivo, rompe gli equilibri a noi noti. Si dia tempo per integrare e conoscere queste nuove modalità relazionali ed emotive che sta apprendendo in terapia, per questo le suggerisci di condividere apertamente queste sensazioni e paure con il suo terapeuta, così da poterle comprendere e accompagnare nel processo di assestamento.
Un caro saluto, Dott.ssa Ester Negrola - Psicologa
La pratica ACT insegna l'accettazione e l'azione impegnata secondo i propri valori.
L'aspetto chiave dell'ACT è che attraverso metafore ed esercizi esperenziali va a lavorare sul processo sottostante i disturbi e sintomi.
Distaccarsi dai pensieri (defusione) è solo un elemento dell'hexaflex e questo mi sembra di capire lei abbia acquisito questa abilità. Penso possa essere utile proseguire il percorso per aumentare l'abilità di accettare l'incertezza (ora l'incertezza è relativa al suo modo di essere e di vivere le dinamiche attuali) e, stando nell'incertezza, impegnarsi per ciò che è veramente importante.

Dott. Giuseppe Salciarini
Dott.ssa Tania Zedda
Psicologo, Psicologo clinico
Quartu Sant'Elena
Buongiorno, grazie davvero per esserti aperto e per aver raccontato con così tanta chiarezza quello che stai vivendo.
Da ciò che descrivi, la tua esperienza è molto compatibile con l’uscita da un periodo di forte iper-attivazione ansiosa. Quando il corpo e la mente restano a lungo in tensione, il momento in cui l’ansia si allenta può essere accompagnato da tremori, scarico fisico e, successivamente, da una sensazione di calma “insolita”, quasi estranea. Questo stato può essere facilmente interpretato come vuoto emotivo o perdita dei sentimenti, soprattutto se c’è una paura pregressa legata alla depressione.
Il fatto che oggi tu non sia più travolto dall’angoscia, che le situazioni prima attivanti non ti scalfiscano e che tu non abbia assunto farmaci, suggerisce più un riequilibrio del sistema nervoso che qualcosa di patologico. Anche il minor esplodere di rabbia o nervosismo può indicare che non sei più costantemente in allarme. Se questa nuova “versione di te” ti spaventa, è comprensibile: stai imparando a conoscerti fuori dall’ansia. Continuare il lavoro terapeutico può aiutarti a dare un senso più rassicurante a queste sensazioni e a distinguere la quiete dalla perdita.
Dott.ssa Chantal Danna
Psicologo, Psicologo clinico
Aosta
Buongiorno,
ciò che sta vivendo è il naturale passaggio da uno stato di emergenza psicologica ad una fase di profonda guarigione. I tremori sono stati lo sfogo fisico di mesi di tensione accumulata, una sorta di "reset" necessario affinché il suo corpo potesse finalmente rilassarsi.
Il senso di vuoto e l'apparente mancanza di emozioni non sono sintomi di una patologia, bensì il risultato di una temporanea stanchezza emotiva; il suo sistema nervoso è semplicemente esausto e ha bisogno di operare in modalità "risparmio energetico" per un po'. Anche la sua nuova reazione ai litigi, caratterizzata da una calma che quasi la spaventa, è la prova tangibile del successo della terapia: lei ha smesso di reagire d'impulso e ha imparato a non farsi più trascinare dalla rabbia o dall'ansia.La sua paura della depressione sta cercando di trasformare questa ritrovata serenità in un problema, ma la realtà è che lei è finalmente libero dal rumore costante dell'angoscia. Quello che percepisce come "essere diverso" è in verità la sua parte più equilibrata che riprende spazio.
Cordialmente
Dott.ssa Chantal Danna
Dott.ssa Caterina Lo Bianco
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Gentile Utente,
grazie per aver condiviso in modo così chiaro e profondo la sua esperienza. Provo a risponderle integrando una lettura clinica attenta e rassicurante.
Da ciò che descrive, il percorso che ha intrapreso — in particolare il lavoro in ottica ACT — sembra aver favorito un importante cambiamento nel modo in cui il suo sistema mente–corpo gestisce l’ansia. I due mesi di forte tensione, pensieri ossessivi e ipercontrollo emotivo hanno probabilmente mantenuto il suo organismo in uno stato di iperattivazione prolungata. In questo senso, la giornata di tremore che lei racconta può essere letta come una reazione fisiologica di scarico: quando una tensione intensa e cronica si allenta, il corpo “rilascia”, e questo può avvenire attraverso tremori, stanchezza, senso di vuoto o stranezza.
Il fatto che oggi le situazioni che prima la attivavano non la scalfiscano non è di per sé un segnale patologico. È possibile che lei fosse in uno stato di tensione di base già da tempo, e che l’ansia acuta abbia semplicemente reso visibile qualcosa che era presente da anni. Quando il sistema si riequilibra, la sensazione soggettiva può essere quella di essere “diversi”, quasi irriconoscibili a sé stessi. Questo spesso spaventa, soprattutto quando — come nel suo caso — esiste una fobia della depressione: ogni cambiamento emotivo viene immediatamente letto come un possibile segnale di allarme.
È importante però distinguere tra depressione e riduzione dell’iperreattività emotiva.
La depressione è caratterizzata da umore depresso persistente, perdita di interesse e piacere, senso di vuoto profondo, rallentamento, autosvalutazione. Lei invece descrive:
• assenza di ansia e angoscia,
• maggiore stabilità,
• sensazione di rinascita,
• fine delle esplosioni di rabbia e della tensione nervosa cronica.
Questo quadro è più compatibile con un passaggio da uno stato di iperattivazione emotiva a una fase di regolazione, non con un appiattimento depressivo.
Il “nodo alla bocca dello stomaco” e la sensazione di vuoto possono rappresentare una zona di assestamento: quando per molto tempo le emozioni sono state vissute in modo intenso e travolgente, la calma può essere inizialmente percepita come estranea, persino inquietante. Anche il fatto di non reagire come prima a un litigio importante non significa assenza di sentimenti, ma può indicare che il suo sistema non sta più rispondendo in modalità difensiva (attacco/fuga).
In ottica sistemico-relazionale, potremmo dire che lei sta sperimentando una nuova organizzazione emotiva e relazionale, e che il “vecchio modo di sentire” — fatto di tensione, rabbia, ipercontrollo — era diventato familiare, pur essendo faticoso. Quando cambia l’equilibrio interno, è normale provare spaesamento e paura.
Il punto centrale ora non è “tornare come prima”, ma dare senso a questo nuovo funzionamento, accompagnandolo e integrandolo, magari continuando il lavoro terapeutico per esplorare:
• il rapporto con le emozioni meno intense,
• il significato che attribuisce al vuoto,
• la paura della depressione come possibile “fantasma organizzatore” della sua esperienza.
In conclusione: da ciò che racconta non emergono elementi di preoccupazione clinica immediata, ma piuttosto i segni di un cambiamento profondo che ha bisogno di essere compreso e consolidato. La paura che prova è comprensibile, ma non è necessariamente un segnale che “qualcosa non va”: spesso è il prezzo iniziale della stabilità dopo una lunga tempesta.
Resto fiduciosa che, continuando il percorso, potrà abitare questa nuova fase con maggiore fiducia e continuità.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Dott. Giovanni D'Anzieri
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno,
quello che descrive può comprensibilmente spaventare, soprattutto perché avviene dopo un periodo di forte sofferenza e in modo piuttosto netto. È importante però chiarire alcuni punti per darle una cornice più affidabile.
Il fatto che l’ansia intensa e i pensieri ossessivi si siano ridotti non indica di per sé un cambiamento definitivo e stabile, né tanto meno qualcosa di patologico. Più spesso, in queste fasi, si osserva una riduzione della tensione emotiva di base che il corpo e la mente hanno sostenuto per lungo tempo. Il tremore che descrive può effettivamente essere letto come una risposta di “scarico” dopo un periodo di iperattivazione.
Detto questo, la sensazione di “vuoto”, il distacco emotivo, la ridotta reazione affettiva anche in situazioni che prima la coinvolgevano molto non vanno interpretati come una rinascita definitiva, ma come una fase di assestamento. A volte, quando una persona è stata a lungo in tensione o ipercontrollo emotivo, il sistema può passare temporaneamente a una sorta di “modalità di silenziamento”, che protegge ma non equivale ancora a un benessere profondo e integrato.
Il fatto che ora non provi più rabbia, nervosismo o reazioni intense non significa necessariamente che i sentimenti siano scomparsi. Più spesso indica che le modalità precedenti di risposta emotiva — probabilmente disfunzionali e reattive — si sono attenuate, ma le dinamiche sottostanti non sono ancora state pienamente elaborate.
In altre parole: ciò che prova non è di per sé preoccupante, ma non è nemmeno un punto di arrivo.
Il lavoro terapeutico serve proprio a comprendere da dove nasceva quella tensione costante e quali tratti emotivi o relazionali la mantenevano, e quindi come costruire una regolazione affettiva più stabile, non basata né sull’iperattivazione né sull’assenza di sentire.
La paura che lei descrive — quella della depressione — sembra essere un tema centrale e merita di essere esplorato con calma, senza interpretare ogni cambiamento come una minaccia.
Continui il percorso psicologico: è lì che questa fase può essere integrata, trasformandosi in un benessere più solido e non solo in una tregua dai sintomi.
Un caro saluto.
Dott.ssa Veronica Borgato
Psicologo, Psicologo clinico
Piove di Sacco
Buongiorno,
Quello che descrive può essere letto come un cambiamento nel funzionamento del suo sistema psicocorporeo dopo un lungo periodo di attivazione e tensione costante.
Quando una persona resta per molto tempo in uno stato di allarme (ansia, ipercontrollo, paura), il corpo e l’emotività possono “reggere” fino a quando, una volta che la tensione si abbassa, emergono sensazioni nuove e a volte spiazzanti: vuoto, quiete, distacco, riduzione della reattività emotiva.
In una lettura funzionale, questo non è di per sé preoccupante, ma può rappresentare una fase di riorganizzazione dopo un periodo di forte sovraccarico. Il tremore che ha descritto può essere compatibile con uno scarico corporeo della tensione accumulata.
È importante distinguere tra “assenza di emozioni” e emozioni meno cariche, meno esplosive: quando il sistema non è più costantemente in allarme, le reazioni possono apparire più attenuate o diverse rispetto a prima.
Se questa sensazione di distacco o di “vuoto” dovesse persistere o diventare fonte di disagio, è utile continuare il percorso terapeutico, lavorando non solo sui pensieri ma anche sul corpo, sulle emozioni e sulla capacità di sentire in modo graduale e sicuro.
I cambiamenti dopo un lavoro su ansia e ossessività possono fare paura proprio perché sono nuovi: accompagnarli con un professionista aiuta a integrarli, invece di viverli come qualcosa da temere.
Grazie per la tua domanda, così intensa e sincera. Rispondo secondo la Psicologia del Secondo Cervello (SBP). Quello che descrivi è un passaggio molto comune nei percorsi che coinvolgono il Secondo Cervello: quando si attraversano periodi di intensa ansia, panico e pensieri ossessivi, spesso si accumulano tensioni emotive nella memoria emotiva viscerale, cioè nel “magazzino” delle emozioni non digerite.Queste tensioni, come descritto nella SBP, non scompaiono da sole: o si cristallizzano nel corpo e nella mente, oppure come nel tuo caso si liberano attraverso un processo di "scarico" psico-fisico, che può manifestarsi con tremori, pianto, o senso di stanchezza improvvisa.
La SBP spiega che il Secondo Cervello (sistema enterico) è:
-La centralina emotiva dell’individuo
-La sede della memoria emotiva
-Il luogo dove si stratificano i vissuti, anche dimenticati dalla mente logica
Durante l’ansia intensa, questo cervello si sovraccarica. Quando il carico raggiunge un limite, si attiva un processo di “scarico”, spesso improvviso ma necessario per riattivare l’equilibrio tra i due cervelli (testa e viscere). Questo non è un segnale preoccupante, ma un passaggio evolutivo.Il vuoto alla bocca dello stomaco che senti ora, il senso di distacco dai sentimenti, o la mancanza di reattività nelle relazioni, non indicano necessariamente un problema. Anzi:, può trattarsi di un “intervallo” tra una vecchia identità emotiva (piena di ansia e reazioni automatiche) e una nuova identità in costruzione. Questo stato è definito zona di “neutralità emozionale”. È come se, avendo tolto una corazza emotiva, ti trovassi in una fase intermedia, in cui il sistema ha bisogno di riposizionarsi, riscoprire il tuo “sentire” autentico, libero dalla reattività.
Le tue reazioni emotive precedenti ,come la rabbia o la tensione con la tua ragazza, erano probabilmente segnali di un sovraccarico della tua Matrix Emotiva, il tuo assetto psico-emotivo di base.Ora che quella carica è stata in parte scaricata, non è che non provi più emozioni, ma non sono più così contaminate da emozioni residue non digerite. In altre parole: Stai passando da una “reazione da sovraccarico” a una risposta più neutra, che in SBP è considerata una fase fisiologica del riequilibrio.
Tutto ciò non è preoccupante. Secondo i principi SBP, ciò che stai vivendo è un segnale che:
-Il Secondo Cervello sta rielaborando vissuti emotivi precedenti
-La tua memoria emotiva si è alleggerita e ti stai disidentificando da emozioni automatiche
-Sei in un momento di transizione: né bloccato, né pienamente “rinato”, ma in una fase in cui puoi ricostruire un nuovo modo di sentire e di agire
Ecco alcune indicazioni pratiche:
-Ascolta il “vuoto” senza giudicarlo. È spazio libero, non assenza patologica.
-Monitora il tuo corpo (Secondo Cervello): ogni sintomo sottile (come il nodo) può essere una voce emotiva da accogliere.
-Prosegui con un percorso che includa il decodificare la tua Matrix Emotiva: comprendere il tuo profilo emotivo ti aiuterà a dare un senso al cambiamento e a costruire nuove modalità relazionali.
-Evita di cercare di “tornare indietro” a come ti sentivi prima: quello era un assetto disfunzionale.
-Utilizza il Codice Emotivo per guidare le scelte di relazione, comunicazione, e autoregolazione.
Dr Armando Ingegnieri, psicologo e fondatore della Second Brain Psychology

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