Domande del paziente (120)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, comprendo quanto questa situazione La faccia sentire agitata, confusa e in lotta con se stessa. Da un lato riconosce l’affetto e la presenza del Suo partner, dall’altro ciò che accade sui social... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
Comprendo quanto questa situazione Le abbia creato confusione e fatica emotiva. Quando una relazione è caratterizzata da continui avvicinamenti e allontanamenti, da messaggi contrastanti e...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
Comprendo quanto questo periodo sia doloroso per Lei. Dal Suo racconto emerge una sofferenza intensa, che va avanti da mesi e che non trova pace perché ciò che ha vissuto con questa persona...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, La ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza e onestà ciò che sta vivendo. Si sente quanto questa situazione Le abbia attivato dolore, confusione e un forte senso di inadeguatezza, proprio... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
Dalle sue parole emerge una profonda fatica, che coinvolge sia il corpo sia la mente, e la sensazione di essere ferma in una fase della vita molto diversa da come era abituata a sentirsi.
I...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la situazione che descrivete è delicata e comprensibilmente carica di emozioni, soprattutto perché coinvolge una figlia in un’età già di per sé complessa come la preadolescenza.
Il fatto che...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Signora,
la ringrazio per aver scritto con tanta sincerità. Dai suoi racconti emerge un legame molto intenso, durato molti anni, che non è stato solo un’amicizia ma qualcosa di emotivamente profondo...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
capisco quanto questa situazione la stia facendo soffrire e quanto sia faticoso convivere con pensieri che tornano continuamente. Il suo disagio non nasce da una “semplice gelosia”, ma da comportamenti...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la ringrazio per la fiducia e per la profondità con cui ha condiviso un momento così delicato della sua vita. La perdita della compagna e, a distanza di pochi giorni, quella di suo padre rappresentano...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, grazie per la fiducia e per la profondità con cui ha condiviso qualcosa di così intimo. Da ciò che scrive emerge molta sofferenza, confusione e un forte conflitto interiore tra ciò che sente... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
Capisco quanto questo vissuto sia intenso e quanto il silenzio della Sua terapeuta possa averLe provocato dolore e smarrimento. Quello che descrive non è raro in terapia: quando una relazione...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
Capisco quanto questa situazione possa essere per Lei fonte di sofferenza e confusione. È comprensibile sentirsi ferita quando, da un lato, il Suo partner Le esprime amore e, dall’altro, emergono...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
comprendo la sua sofferenza e il senso di impotenza che può nascere quando, nonostante la disponibilità e la delicatezza, l’altro si chiude e la comunicazione diventa difficile. La disfunzione...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza ciò che sta vivendo. Da quello che descrive emerge una stanchezza profonda, alimentata da un forte senso di responsabilità, dal perfezionismo...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che sta vivendo è un momento molto doloroso e destabilizzante. Una separazione improvvisa, soprattutto dopo tanti anni di relazione e di convivenza, può lasciare un senso di vuoto, shock...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, grazie per aver condiviso quello che sta provando.
I sogni, soprattutto quelli in cui succedono cose che spaventano come perdere i denti o vedere sangue, non sono previsioni del futuro. Non...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno Francesco,
la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità la sua storia e i suoi vissuti. Dalle sue parole emerge quanta fatica abbia attraversato negli ultimi anni, ma anche quanta determinazione...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
quello che sta vivendo è più comune di quanto si pensi durante un percorso psicologico. A volte, quando si iniziano a toccare temi più profondi o quando emergono molti pensieri ed emozioni insieme,...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
da quello che racconta sembra che la masturbazione sia diventata negli anni una modalità che il suo corpo e la sua mente hanno imparato a usare per gestire stress, noia, rabbia o tensione. È qualcosa...
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Salve, vi scrivo per avere una consulenza riguardo una situazione lavorativa in cui mi trovo. Per contesto, lavoro nell’azienda attuale da più di 7 anni in cui progressivamente mi sono affermata, o così pensavo, nei vari ambiti di competenza sempre con impegno e forte dedizione. Il clima aziendale è sempre stato subdolamente tossico, principalmente a causa di una collega che ha reso e continua a rendere il posto un inferno per chiunque si “metta contro” di lei o delle sue idee. Questo ha portato a diversi scontri con diverse personalità nell’azienda che a volte si sono risolte semplicemente con il passare del tempo, e altre volte hanno portato proprio alle dimissioni di alcuni. Io stessa in prima persona ho subito più volte le sue “paturnie” perché caratterialmente sono una persona che preferisce il confronto piuttosto alla falsità e quando alcune cose che mi ha fatto non mi sono state bene ho sempre preferito parlarne direttamente (prese in giro tramite i vari social, turni cambiati per palese ripicca…). Quando ho poi affrontato la persona il più delle volte la situazione si distendeva per passare alla prossima vittima. Per arrivare alla situazione attuale, nell’ultimo periodo c’è stato parecchio stress in tutto l’ambiente anche dovuto all’arrivo imminente di un controllo dai piani alti della sede, che ha portato ad uno “scontro” tra me e il mio datore di lavoro. Da parte sua c’è stata una forte aggressione verbale, con toni di voce fortemente alterati, colpi dati alle ringhiere…, aggressione questa dovuta a detta sua ad una “evidente necessità di essere più aggressivo per poter essere ascoltato visto il forte menefreghismo”. Da parte mia una risposta di difesa in cui appunto affermavo che non capivo il tono dell’attacco e soprattutto le accuse, essendo sempre stata come dicevo fortemente dedita a questo posto di lavoro spesso anche sacrificando molto del mio tempo libero o addirittura presentandomi anche in condizioni di salute fortemente precarie. La discussione non si è conclusa in alcun modo perché alla sua frustrazione sul “perché se parlo con le altre stanno zitte e dicono di sì, quando invece parlo con te hai sempre da rispondermi?” Io non sapevo che risposta dare. Non nego però che questa discussione mi ha lasciato fortemente turbata in primo luogo per la violenza dell’attacco, e poi per l’estraneità dalle accuse che mi rivolgeva. (Solo dopo scoprirò che la discussione che lui faceva non era indirizzata a me!) In ogni caso per giorni io mi sono trovata fortemente destabilizzata da questo episodio aspettandomi che comunque avvenisse un chiarimento una volta che il nervoso del momento fosse passato. Questo non è avvenuto e mi ha lasciato per giorni a pezzi, giorni in cui mi recavo a lavoro senza essere salutata lasciata sola ed esclusa da qualsiasi cosa. Mi sono trovata a non riuscire più a dormire per pensare a come avrei potuto affrontare la situazione, a cosa potevo aver sbagliato, a non mangiare per la sensazione di nausea costante. La cosa che mi ha turbato più di tutte poi è stata la mancanza di empatia da tutto lo staff di colleghe, che mi hanno esclusa da tutto e a malapena mi rivolgevano parola. Questo ha portato alla mia necessità di riaffrontare il mio datore di lavoro per avere un chiarimento, per capire come poter risolvere la situazione. Non è stato facile perché lui ha cercato di evitare il confronto dicendomi anche che lui non aveva niente di cui parlare perché non c’era nessuna situazione. Una volta che sono riuscita ad instaurare un dialogo civile ho cercato di spiegare le mie ragioni della risposta e cercando di capire le sue ragioni per una reazione così aggressiva (qui scoprivo che la sua era una discussione mirata a tutti non solo a me). Più ho provato a spiegargli che secondo me un attacco così aggressivo non poteva portare a nulla di buono più ricevevo risposte fredde e dure. Purtroppo questo muro mi ha fatto vacillare, tanto da farmi arrivare a chiedergli se veramente quindi non avevo nessun valore per quella azienda e se questo trattamento secondo lui era meritato. Da notare è che il primo scontro era stato in presenza della collega di cui parlavo all’inizio, mentre questo secondo incontro lei non era presente. Comunque dopo un po di conversazione ci siamo spiegati e anche lui ha ammesso lo stress e l’aggressività del suo atteggiamento. Per me questa seconda discussione era necessaria per un suo intervento nell’atteggiamento di tutto lo staff, affinché intervenisse perché io potessi trovare un ambiente lavorativo vivibile e non così provante come era stato fino a quel giorno. E da questa seconda discussione sono uscita lievemente positiva e lievemente rincuorata, anche dal fatto che mi ha detto “hai fatto bene a parlarne perché magari io ero ancora innervosito dalla situazione ma parlandone siamo tutti più tranquilli”. Dopo questo confronto io ho avuto i miei giorni di riposo e sono rientrata a lavoro il giorno prima dei controlli in cui ingenuamente, e nuovamente, mi sono trattenuta oltre orario cercando di mostrarmi più positiva anche con le colleghe. Il giorno dopo, giorno dei controlli, arrivo a lavoro e il clima era invece di nuovo di ferro. A malapena saluti, la collega aveva nuovamente stretto la morsa sulle altre tanto ad arrivare al fatto che durante l’ora di pranzo loro si sono prese da mangiare se lo sono divise tra di loro chiedendosi le une con le altre cosa volevano dandomi le spalle e ignorandomi e mangiando davanti a me come se non esistessi. La giornata è stata lunga ed infernale.. e da lì ho capito che non c’era soluzione. Avergli parlato non ha fatto che peggiorare ulteriormente la situazione e io ero ormai 15 giorni sull’orlo dell’esaurimento nervoso, 15 giorni senza mangiare quasi nulla e senza dormire piangendo ogni giorno per l’ansia di cosa mi avrebbe aspettato il giorno dopo. L’ultimo giorno mi sono dovuta recare dal dottore in preda al panico che mi ha dato delle gocce e mi ha consigliato del riposo perché non erano condizioni normali. Io non so più neanche se ho sbagliato o non ho sbagliato, ma mi è sembrato come se volessero eliminarmi per essere quella che risponde, e che tutto è andato giù molto rapidamente. Non mi sembra che ci sia una alternativa sé non andare via, perché arrivare a pensare a gesti estremi pur di non dover andare in quell’ambiente mi sembra assurdo! La mia problematica è una sola, ora sono in malattia e mi sto piano piano riprendendo, ma so già che rientrare lì dopo aver preso una malattia sarebbe un circolo infinito di ritorsioni. Allo stesso tempo però il mio compagno lavora lì con me, e non voglio denunciare per mobbing per evitare ritorsioni anche a lui.. cosa mi consigliate di fare? Io non so più dove sbattere la testa…
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità quello che sta vivendo. Dalle Sue parole emerge quanto questa situazione lavorativa La stia mettendo profondamente sotto pressione, sia emotivamente che fisicamente. Nessuno dovrebbe arrivare a stare così male per il proprio ambiente di lavoro.
Colpiscono molto il senso di isolamento, il continuo stato di allerta e la fatica che sta portando avanti da tempo, cercando comunque di mantenere dialogo, impegno e responsabilità. È comprensibile che, dopo episodi così intensi e ripetuti, oggi Lei si senta confusa, esausta e senza punti di riferimento.
In questo momento credo sia importante innanzitutto dare spazio e ascolto a ciò che sta provando, senza giudicarsi per essere arrivata a un limite. Non è necessario affrontare tutto da sola.
Se lo desidera, resto disponibile ad accompagnarLa in un percorso psicologico che possa aiutarLa a ritrovare maggiore lucidità, tutela emotiva e serenità nel comprendere come muoversi rispetto a questa situazione.
Un caro saluto
Dott.ssa Barcella
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