Salve dottori, scusate ma non riesco a togliermelo dalla testa e non riesco a farmene una ragione, s
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Salve dottori, scusate ma non riesco a togliermelo dalla testa e non riesco a farmene una ragione, sto insieme a una persona da due anni (lui 48, io 25), diciamo ho sempre avuto nei suoi confronti momenti di gelosia, legata ai social quindi a internet, perché lui dall'inizio che ci frequentavamo era successo avesse cercato cose su internet, poi mesi fa vedo che aveva scritto a una ragazza su social, poi comunque vedevo metteva mi piace a ragazze che mettono in bella vista tutto quindi, o che comunque seguiva ecc, e anche oggi vedo mette mi piace e segue una pagina/ragazza che si mette in mostra, con un grande seno, magari anche finto, io non ho un seno abbondante ma neanche piccolo, però so che lui ha questo piacere per il grande ecco..e non riesco mi da fastidio, non mi scende giù questo fatto di lui che mette mi piace, ma perche farlo? Perché non vedere ok e poi lasciare perdere e guardare altro, ma perche, so che non sono tutti cosi, e allora perche lui fa cosi nonostante mi dica tutte cose belle ecc e poi..non lo supero e questa è una cosa in piu oltre altre cose e altri fatti che mi fanno dire basta, perché non andiamo d'accordo piu o almeno non come prima, io non sopporto piu queste cose e mai volute in una relazione..cosa devo fare, non mi piace e non lo sopporto davvero..non trovo il senso..che faccio ?
Salve, mi dispiace per questa sua sensazione. Consideri che la gelosia è un'emozione, e come le altre emozioni, è lì per mandarci un messaggio. La gelosia è una paura di perdere l'affetto di quella persona, si attiva quando percepiamo una minaccia. Può essere connessa ad una scarsa fiducia nelle relazioni, magari da esperienze precedenti, o ad una bassa autostima. Non posso dirle io cosa fare, è importante che trovi la risposta che va bene per lei, la cosa importante credo sia mantenere una comunicazione aperta col suo compagno e capire insieme le "regole condivise" della vostra relazione, oltre a porre l'accento sui vostri momenti insieme. A presto
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Capisco quanto questo possa far star male e quanto il comportamento del tuo compagno ti sembri incomprensibile e umiliante. Invece di cercare di capire perché 'lui' fa così proviamo a spostare l'attenzione su di te.
Quello che accade (i suoi like) sta mettendo in discussione il modo in cui tu ti senti riconosciuta e valorizzata in questa relazione. Sembra che questa situazione ti stia dicendo qualcosa di importante su cosa per te è irrinunciabile per sentirti 'al sicuro' e rispettata con l'altro.
Invece di provare a 'fartela passare' o 'fartene una ragione' (cosa che al momento il tuo corpo e le tue emozioni rifiutano giustamente), potremmo chiederci: Quale parte di te viene ferita ogni volta che vedi quel like? E cosa ti impedisce, nonostante questo fastidio profondo, di agire coerentemente con ciò che senti di non poter più tollerare?
Si tratta di capire chi sei tu dentro questa sofferenza e quale direzione vuoi dare alla tua vita per non sentirti più così estranea a te stessa.
Non sei sbagliata, stai solo reagendo a una situazione che va contro i tuoi valori e i tuoi bisogni emotivi.
Quello che accade (i suoi like) sta mettendo in discussione il modo in cui tu ti senti riconosciuta e valorizzata in questa relazione. Sembra che questa situazione ti stia dicendo qualcosa di importante su cosa per te è irrinunciabile per sentirti 'al sicuro' e rispettata con l'altro.
Invece di provare a 'fartela passare' o 'fartene una ragione' (cosa che al momento il tuo corpo e le tue emozioni rifiutano giustamente), potremmo chiederci: Quale parte di te viene ferita ogni volta che vedi quel like? E cosa ti impedisce, nonostante questo fastidio profondo, di agire coerentemente con ciò che senti di non poter più tollerare?
Si tratta di capire chi sei tu dentro questa sofferenza e quale direzione vuoi dare alla tua vita per non sentirti più così estranea a te stessa.
Non sei sbagliata, stai solo reagendo a una situazione che va contro i tuoi valori e i tuoi bisogni emotivi.
Comprendo il tuo disagio e la fatica emotiva che stai vivendo. Da ciò che racconti emerge una sofferenza che non riguarda un singolo episodio, ma una serie di comportamenti che per te hanno un significato preciso e ti fanno sentire poco rispettata e non considerata nei tuoi bisogni emotivi. Le sensazioni che descrivi non indicano una tua mancanza, ma segnalano che qualcosa, per come è ora la relazione, non ti fa stare bene. Ascoltare questi segnali è importante per tutelare il tuo benessere emotivo. Se senti il bisogno di approfondire ciò che provi o di essere accompagnata nel fare maggiore chiarezza, resto disponibile ad ascoltarti e ad aiutarti a comprendere meglio cosa sia più giusto per te.
Da quello che scrive si sente quanto questa situazione la stia logorando: non è solo ciò che lui fa sui social, ma il significato che per lei assume, il senso di disagio che torna continuamente e che non riesce a placarsi. Quando qualcosa entra così in profondità, non è facile ignorarlo o “farsene una ragione”, e il fatto che oggi dica di non sopportarlo più parla di una stanchezza emotiva importante.
Forse prendersi uno spazio di ascolto, come quello che può offrire un percorso psicologico, potrebbe aiutarla a capire meglio cosa sta vivendo e a ritrovare, passo dopo passo, la sua direzione.
Forse prendersi uno spazio di ascolto, come quello che può offrire un percorso psicologico, potrebbe aiutarla a capire meglio cosa sta vivendo e a ritrovare, passo dopo passo, la sua direzione.
Gentile,
da quello che racconta si percepisce una fatica emotiva profonda che non riguarda solo i social o i like, ma il modo in cui questi comportamenti la fanno sentire all’interno della relazione. Quando qualcosa si ripete nel tempo e continua a ferire, non è più un dettaglio superficiale, ma diventa un elemento che incrina la fiducia e il senso di sicurezza nel rapporto.
Il punto centrale non è stabilire se ciò che fa il suo partner sia “giusto o sbagliato in assoluto”, ma riconoscere che per lei non è accettabile e che questo limite sembra non essere rispettato nonostante lei lo abbia vissuto come importante. Inoltre, dal suo racconto emerge che questa è solo una delle tante cose che oggi la portano a sentire stanchezza, insofferenza e distanza emotiva, segnali che spesso indicano una relazione che non risponde più ai propri bisogni profondi. In questi casi, più che cercare di capire perché l’altro si comporti così, diventa fondamentale ascoltare ciò che sente lei e chiedersi se sta rimanendo in un rapporto che la fa stare bene o se sta cercando di adattarsi a qualcosa che le costa troppo. Non si tratta di sopportare o di forzarsi ad accettare ciò che la fa soffrire, ma di riconoscere con onestà i propri limiti e il valore che attribuisce al rispetto e alla serenità in una relazione.
Un confronto chiaro può aiutare, ma se sente di essere arrivata a un punto di non ritorno, fermarsi a riflettere su di sé e su ciò che desidera davvero è un passo importante, anche con l’aiuto di un professionista, per fare una scelta più consapevole e rispettosa di sé.
Resto a disposizione,
Dottoressa Gloria Giacomin
da quello che racconta si percepisce una fatica emotiva profonda che non riguarda solo i social o i like, ma il modo in cui questi comportamenti la fanno sentire all’interno della relazione. Quando qualcosa si ripete nel tempo e continua a ferire, non è più un dettaglio superficiale, ma diventa un elemento che incrina la fiducia e il senso di sicurezza nel rapporto.
Il punto centrale non è stabilire se ciò che fa il suo partner sia “giusto o sbagliato in assoluto”, ma riconoscere che per lei non è accettabile e che questo limite sembra non essere rispettato nonostante lei lo abbia vissuto come importante. Inoltre, dal suo racconto emerge che questa è solo una delle tante cose che oggi la portano a sentire stanchezza, insofferenza e distanza emotiva, segnali che spesso indicano una relazione che non risponde più ai propri bisogni profondi. In questi casi, più che cercare di capire perché l’altro si comporti così, diventa fondamentale ascoltare ciò che sente lei e chiedersi se sta rimanendo in un rapporto che la fa stare bene o se sta cercando di adattarsi a qualcosa che le costa troppo. Non si tratta di sopportare o di forzarsi ad accettare ciò che la fa soffrire, ma di riconoscere con onestà i propri limiti e il valore che attribuisce al rispetto e alla serenità in una relazione.
Un confronto chiaro può aiutare, ma se sente di essere arrivata a un punto di non ritorno, fermarsi a riflettere su di sé e su ciò che desidera davvero è un passo importante, anche con l’aiuto di un professionista, per fare una scelta più consapevole e rispettosa di sé.
Resto a disposizione,
Dottoressa Gloria Giacomin
Buonasera,
grazie per aver scritto e per aver condiviso con tanta chiarezza ciò che sta vivendo.
Da quello che racconta si coglie quanto questa situazione la interroghi e quanto faccia fatica a trovare un senso a certi comportamenti, nonostante i sentimenti che lui le esprime.
Al di là dei social e dei singoli episodi, mi sembra importante riportare l’attenzione su come lei vive tutto questo.
Quando qualcosa continua a non scendere, anche provando a razionalizzarla, spesso non è una questione di controllo o di insicurezza, ma di confini personali e di ciò che ognuno considera accettabile dentro una relazione.
È possibile che per lui certi gesti abbiano un significato diverso da quello che hanno per lei, ma questo non rende meno legittimo il suo sentire. In una relazione, soprattutto quando c’è una differenza di età e di vissuti, diventa fondamentale capire se ci si riesce ancora a incontrare su ciò che fa sentire entrambi rispettati.
Forse, più che cercare una spiegazione nei comportamenti di lui, può essere utile fermarsi su di sé e chiedersi cosa desidera oggi da una relazione e cosa non è più disposta a tollerare. Non per arrivare subito a una decisione, ma per rimettere al centro ciò che per lei è importante.
Prendersi uno spazio di riflessione personale, anche con un supporto professionale, può aiutarla a fare maggiore chiarezza e a capire quale direzione sente più giusta per sé, partendo dall’ascolto di sé stessa.
grazie per aver scritto e per aver condiviso con tanta chiarezza ciò che sta vivendo.
Da quello che racconta si coglie quanto questa situazione la interroghi e quanto faccia fatica a trovare un senso a certi comportamenti, nonostante i sentimenti che lui le esprime.
Al di là dei social e dei singoli episodi, mi sembra importante riportare l’attenzione su come lei vive tutto questo.
Quando qualcosa continua a non scendere, anche provando a razionalizzarla, spesso non è una questione di controllo o di insicurezza, ma di confini personali e di ciò che ognuno considera accettabile dentro una relazione.
È possibile che per lui certi gesti abbiano un significato diverso da quello che hanno per lei, ma questo non rende meno legittimo il suo sentire. In una relazione, soprattutto quando c’è una differenza di età e di vissuti, diventa fondamentale capire se ci si riesce ancora a incontrare su ciò che fa sentire entrambi rispettati.
Forse, più che cercare una spiegazione nei comportamenti di lui, può essere utile fermarsi su di sé e chiedersi cosa desidera oggi da una relazione e cosa non è più disposta a tollerare. Non per arrivare subito a una decisione, ma per rimettere al centro ciò che per lei è importante.
Prendersi uno spazio di riflessione personale, anche con un supporto professionale, può aiutarla a fare maggiore chiarezza e a capire quale direzione sente più giusta per sé, partendo dall’ascolto di sé stessa.
Gentile Signora,
da quello che racconta emerge una sofferenza che va oltre il singolo “mi piace” sui social. La gelosia e il fastidio che prova sembrano essersi costruiti nel tempo, a partire da episodi che hanno minato la fiducia e che oggi continuano ad attivare insicurezza, confronto e dolore. In questi casi non è tanto il gesto in sé a far stare male, quanto il significato che assume all’interno della relazione.
È comprensibile che Lei si senta ferita e svalutata se percepisce una distanza tra ciò che il suo partner le dice e alcuni suoi comportamenti. Quando queste sensazioni diventano persistenti e non trovano uno spazio di ascolto o di chiarimento, finiscono per accumularsi e rendere la relazione sempre più faticosa da sostenere.
Un punto importante riguarda i suoi bisogni e i suoi limiti: Lei scrive chiaramente che questo tipo di atteggiamenti non li ha mai voluti in una relazione e che oggi non li tollera più. Questo è un elemento da prendere sul serio. Non si tratta di stabilire se lui “sbaglia” o meno, ma di chiedersi se ciò che sta vivendo è compatibile con ciò che Lei desidera e con il rispetto che sente di meritare.
Prima di prendere decisioni definitive, potrebbe essere utile fermarsi a riflettere su alcune domande:
– questa relazione, così com’è oggi, mi fa stare più bene o più male?
– mi sento ascoltata e rassicurata quando esprimo il mio disagio?
– sto cercando di adattarmi a qualcosa che va contro i miei valori?
Un percorso psicologico potrebbe aiutarLa a chiarire questi aspetti, a comprendere meglio l’origine della sua gelosia e a distinguere ciò che è legato alle sue insicurezze da ciò che invece riguarda dinamiche relazionali che non la fanno sentire rispettata. A volte il lavoro non è “imparare a sopportare”, ma capire se una relazione può davvero offrire lo spazio emotivo di cui si ha bisogno.
Cordiali saluti
Dr.ssa Jessica Ceccherini
da quello che racconta emerge una sofferenza che va oltre il singolo “mi piace” sui social. La gelosia e il fastidio che prova sembrano essersi costruiti nel tempo, a partire da episodi che hanno minato la fiducia e che oggi continuano ad attivare insicurezza, confronto e dolore. In questi casi non è tanto il gesto in sé a far stare male, quanto il significato che assume all’interno della relazione.
È comprensibile che Lei si senta ferita e svalutata se percepisce una distanza tra ciò che il suo partner le dice e alcuni suoi comportamenti. Quando queste sensazioni diventano persistenti e non trovano uno spazio di ascolto o di chiarimento, finiscono per accumularsi e rendere la relazione sempre più faticosa da sostenere.
Un punto importante riguarda i suoi bisogni e i suoi limiti: Lei scrive chiaramente che questo tipo di atteggiamenti non li ha mai voluti in una relazione e che oggi non li tollera più. Questo è un elemento da prendere sul serio. Non si tratta di stabilire se lui “sbaglia” o meno, ma di chiedersi se ciò che sta vivendo è compatibile con ciò che Lei desidera e con il rispetto che sente di meritare.
Prima di prendere decisioni definitive, potrebbe essere utile fermarsi a riflettere su alcune domande:
– questa relazione, così com’è oggi, mi fa stare più bene o più male?
– mi sento ascoltata e rassicurata quando esprimo il mio disagio?
– sto cercando di adattarmi a qualcosa che va contro i miei valori?
Un percorso psicologico potrebbe aiutarLa a chiarire questi aspetti, a comprendere meglio l’origine della sua gelosia e a distinguere ciò che è legato alle sue insicurezze da ciò che invece riguarda dinamiche relazionali che non la fanno sentire rispettata. A volte il lavoro non è “imparare a sopportare”, ma capire se una relazione può davvero offrire lo spazio emotivo di cui si ha bisogno.
Cordiali saluti
Dr.ssa Jessica Ceccherini
Gentile utente,
quello che descrive merita di essere preso molto sul serio, perché il disagio che prova è reale e legittimo, non “esagerato” né “immotivato”, come spesso purtroppo ci si sente dire in situazioni simili.
Provo ad aiutarla a fare un po’ di chiarezza.
Lei non sta soffrendo solo per dei “like”. Sta soffrendo perché, nel tempo, si è incrinato un senso di sicurezza emotiva nella relazione. I comportamenti che descrive (ricerche online, messaggi ad altre donne, like ripetuti a profili sessualizzati) non sono episodi isolati: sono esperienze che, sommate, hanno alimentato in lei sfiducia, confronto, insicurezza e rabbia.
È importante dirlo con chiarezza:
la gelosia non nasce dal nulla, ma spesso è la risposta a segnali che per chi li riceve sono vissuti come minacciosi o svalutanti.
Un punto centrale è questo:
non è tanto cosa lui guarda, ma il significato che quei gesti assumono per lei. Per lei quei like non sono “innocui”: comunicano disattenzione, mancanza di rispetto dei suoi confini, e la fanno sentire “meno” o sostituibile. Questo non riguarda il suo corpo o il suo valore, ma il fatto che i suoi bisogni relazionali non vengono riconosciuti.
In una relazione sana:
• i confini vengono negoziati,
• il disagio dell’altro viene ascoltato,
• non si chiede all’altro di “abituarsi” a qualcosa che lo ferisce.
Lei sembra aver già fatto un passaggio molto importante: ha ascoltato sé stessa. Sta dicendo chiaramente:
“Queste cose io non le voglio in una relazione. Non le sopporto.”
E questo non è un difetto, è un’informazione preziosa su di lei.
Dal punto di vista sistemico-relazionale, quando una coppia entra in una spirale ripetuta (lei si sente ferita → lui minimizza o continua → lei accumula rabbia → il legame si logora), il problema non è più il singolo comportamento, ma l’incastro relazionale che si è creato. Se questo incastro non cambia, il malessere tende ad aumentare, non a diminuire.
Le domande davvero utili ora non sono:
• “Perché lui fa così?”
ma:
• “Questa relazione, così com’è oggi, mi fa stare bene?”
• “Mi sento rispettata nei miei limiti?”
• “Posso essere me stessa senza dover ingoiare continuamente qualcosa che mi fa male?”
Se sente che ha già provato a spiegarsi, a chiedere, a tollerare, e oggi prevalgono stanchezza, irritazione e perdita di fiducia, allora fermarsi e riflettere non è una sconfitta, ma un atto di cura verso sé stessa.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla molto a:
• distinguere ciò che è suo da ciò che è dell’altro,
• rafforzare la fiducia in ciò che sente,
• capire che tipo di relazione desidera davvero e se questa può ancora risponderle.
Merita una relazione in cui non debba “farsi andare giù” continuamente qualcosa.
I suoi sentimenti hanno senso. E ascoltarli è il primo passo per non perdersi.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
quello che descrive merita di essere preso molto sul serio, perché il disagio che prova è reale e legittimo, non “esagerato” né “immotivato”, come spesso purtroppo ci si sente dire in situazioni simili.
Provo ad aiutarla a fare un po’ di chiarezza.
Lei non sta soffrendo solo per dei “like”. Sta soffrendo perché, nel tempo, si è incrinato un senso di sicurezza emotiva nella relazione. I comportamenti che descrive (ricerche online, messaggi ad altre donne, like ripetuti a profili sessualizzati) non sono episodi isolati: sono esperienze che, sommate, hanno alimentato in lei sfiducia, confronto, insicurezza e rabbia.
È importante dirlo con chiarezza:
la gelosia non nasce dal nulla, ma spesso è la risposta a segnali che per chi li riceve sono vissuti come minacciosi o svalutanti.
Un punto centrale è questo:
non è tanto cosa lui guarda, ma il significato che quei gesti assumono per lei. Per lei quei like non sono “innocui”: comunicano disattenzione, mancanza di rispetto dei suoi confini, e la fanno sentire “meno” o sostituibile. Questo non riguarda il suo corpo o il suo valore, ma il fatto che i suoi bisogni relazionali non vengono riconosciuti.
In una relazione sana:
• i confini vengono negoziati,
• il disagio dell’altro viene ascoltato,
• non si chiede all’altro di “abituarsi” a qualcosa che lo ferisce.
Lei sembra aver già fatto un passaggio molto importante: ha ascoltato sé stessa. Sta dicendo chiaramente:
“Queste cose io non le voglio in una relazione. Non le sopporto.”
E questo non è un difetto, è un’informazione preziosa su di lei.
Dal punto di vista sistemico-relazionale, quando una coppia entra in una spirale ripetuta (lei si sente ferita → lui minimizza o continua → lei accumula rabbia → il legame si logora), il problema non è più il singolo comportamento, ma l’incastro relazionale che si è creato. Se questo incastro non cambia, il malessere tende ad aumentare, non a diminuire.
Le domande davvero utili ora non sono:
• “Perché lui fa così?”
ma:
• “Questa relazione, così com’è oggi, mi fa stare bene?”
• “Mi sento rispettata nei miei limiti?”
• “Posso essere me stessa senza dover ingoiare continuamente qualcosa che mi fa male?”
Se sente che ha già provato a spiegarsi, a chiedere, a tollerare, e oggi prevalgono stanchezza, irritazione e perdita di fiducia, allora fermarsi e riflettere non è una sconfitta, ma un atto di cura verso sé stessa.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla molto a:
• distinguere ciò che è suo da ciò che è dell’altro,
• rafforzare la fiducia in ciò che sente,
• capire che tipo di relazione desidera davvero e se questa può ancora risponderle.
Merita una relazione in cui non debba “farsi andare giù” continuamente qualcosa.
I suoi sentimenti hanno senso. E ascoltarli è il primo passo per non perdersi.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Gentile utente grazie per aver condiviso la tua situazione. Capisco quanto ti stia pesando questa cosa. È una reazione emotiva coerente con i tuoi valori e con quello che tu desideri da una relazione. Quello che descrivi non è semplice gelosia. È sentirsi non scelta fino in fondo, sentirsi messa a confronto, sentire che l’altro non ti tutela emotivamente
Il punto non è che “guarda una ragazza” (cosa che può capitare a chiunque), ma perché farlo pubblicamente, ripetutamente, sapendo che a te fa stare male?
Quando una cosa viene detta, ridetta, e l’altra persona continua, il messaggio che arriva è: “So che ti ferisce, ma non è abbastanza importante da farmi fermare”.
Ed è questo che fa male.
La differenza d’età conta (più di quanto sembri). Te lo dico con delicatezza: 23 anni di differenza non sono neutri. Non per forza sono un problema in sé, ma qui sembrano esserci due cose: tu che cerchi rispetto, sicurezza, esclusività emotiva; lui che mantiene comportamenti da uomo non realmente centrato sulla coppia.
Restare in una dinamica che ti fa sentire insufficiente o costantemente in allerta rischia di logorarti.
La frase chiave è questa (e l’hai già detta tu): “Io non sopporto più queste cose e non le ho mai volute in una relazione”. Questa frase è già una risposta. Una relazione non dovrebbe essere: “resistere”, “ingoiare”, “sperare che cambi”. Se una cosa ti chiude lo stomaco, ti toglie serenità, ti fa dire “basta” dentro… va ascoltata.
Non ti dirò “lascialo” né “resta”, quella decisione è tua. Puoi, però, chiederti con onestà: se niente cambiasse, potrei vivere così altri 2–5 anni? Mi sento più tranquilla o più insicura da quando sto con lui? Mi sto riducendo per tenere in piedi la relazione?
Se le risposte vanno sempre nella stessa direzione, allora non è debolezza andarsene: è autotutela.
Spero di esserti stato d'aiuto. Resto a disposizione. Un caro saluto.
Dott. Stefano Recchia
Il punto non è che “guarda una ragazza” (cosa che può capitare a chiunque), ma perché farlo pubblicamente, ripetutamente, sapendo che a te fa stare male?
Quando una cosa viene detta, ridetta, e l’altra persona continua, il messaggio che arriva è: “So che ti ferisce, ma non è abbastanza importante da farmi fermare”.
Ed è questo che fa male.
La differenza d’età conta (più di quanto sembri). Te lo dico con delicatezza: 23 anni di differenza non sono neutri. Non per forza sono un problema in sé, ma qui sembrano esserci due cose: tu che cerchi rispetto, sicurezza, esclusività emotiva; lui che mantiene comportamenti da uomo non realmente centrato sulla coppia.
Restare in una dinamica che ti fa sentire insufficiente o costantemente in allerta rischia di logorarti.
La frase chiave è questa (e l’hai già detta tu): “Io non sopporto più queste cose e non le ho mai volute in una relazione”. Questa frase è già una risposta. Una relazione non dovrebbe essere: “resistere”, “ingoiare”, “sperare che cambi”. Se una cosa ti chiude lo stomaco, ti toglie serenità, ti fa dire “basta” dentro… va ascoltata.
Non ti dirò “lascialo” né “resta”, quella decisione è tua. Puoi, però, chiederti con onestà: se niente cambiasse, potrei vivere così altri 2–5 anni? Mi sento più tranquilla o più insicura da quando sto con lui? Mi sto riducendo per tenere in piedi la relazione?
Se le risposte vanno sempre nella stessa direzione, allora non è debolezza andarsene: è autotutela.
Spero di esserti stato d'aiuto. Resto a disposizione. Un caro saluto.
Dott. Stefano Recchia
La gelosia legata ai like e interazioni social del partner è comune nelle relazioni digitali, spesso amplificata da insicurezze personali come l'autostima corporea, ma può diventare problematica se ossessiva e non affrontata. In una coppia con notevole differenza d'età dinamiche di potere e abitudini online consolidate possono intensificarla, ma va capito le cause che sopratutto in te che sollevi questo problema,
La gelosia qui sembra radicata in pattern ripetuti (ricerche iniziali, messaggi passati, like a profili "in mostra"), che attivano paure di non essere "abbastanza" nonostante le parole rassicuranti del partner. Non è solo "cosa fa lui", ma il tuo vissuto: gelosia cronica indica bassa fiducia in sé e nella relazione, forse da esperienze passate o attaccamento ansioso. Lui potrebbe vedere i like come innocui (abitudine maschile comune online), ma il fastidio persiste perché erode fiducia accumulata.
Mi chiederei: "Cosa temo davvero? Tradimento o rifiuto? un percorso psicologico potrebbe aiutarti a trovare le risposte, saluti ELeonora Caciolli
La gelosia qui sembra radicata in pattern ripetuti (ricerche iniziali, messaggi passati, like a profili "in mostra"), che attivano paure di non essere "abbastanza" nonostante le parole rassicuranti del partner. Non è solo "cosa fa lui", ma il tuo vissuto: gelosia cronica indica bassa fiducia in sé e nella relazione, forse da esperienze passate o attaccamento ansioso. Lui potrebbe vedere i like come innocui (abitudine maschile comune online), ma il fastidio persiste perché erode fiducia accumulata.
Mi chiederei: "Cosa temo davvero? Tradimento o rifiuto? un percorso psicologico potrebbe aiutarti a trovare le risposte, saluti ELeonora Caciolli
Gentile utente,
da ciò che scrive mi sembra che emerga una sofferenza legata non solo alla gelosia, ma soprattutto a una sensazione di mancanza di rispetto e di sicurezza nella relazione. Non è tanto il “mi piace” in sé, quanto ciò che per lei rappresenta: sentirsi messa a confronto, non scelta fino in fondo, non tutelata, non rispettata. Le chiedo: gliene ha parlato apertamente, come ha fatto qui?
È importante chiarire che il suo fastidio è legittimo poiché esistono limiti personali. Se questi comportamenti per lei sono difficili da tollerare e non fanno parte dell’idea di relazione che desidera, è legittimo ascoltare questo disagio.
Più che chiedersi perché lui lo faccia, potrebbe essere utile domandarsi: di cosa ho bisogno io per sentirmi serena e rispettata in una relazione? E questa relazione, oggi, riesce a offrirmelo? Cosa succede se gliene parlo?
Se sente che la rabbia e il malessere stanno aumentando, parlarne in uno spazio di ascolto dedicato può aiutarla a fare chiarezza e a prendere decisioni più in linea con se stessa. Resto a disposizione se lo desidera.
da ciò che scrive mi sembra che emerga una sofferenza legata non solo alla gelosia, ma soprattutto a una sensazione di mancanza di rispetto e di sicurezza nella relazione. Non è tanto il “mi piace” in sé, quanto ciò che per lei rappresenta: sentirsi messa a confronto, non scelta fino in fondo, non tutelata, non rispettata. Le chiedo: gliene ha parlato apertamente, come ha fatto qui?
È importante chiarire che il suo fastidio è legittimo poiché esistono limiti personali. Se questi comportamenti per lei sono difficili da tollerare e non fanno parte dell’idea di relazione che desidera, è legittimo ascoltare questo disagio.
Più che chiedersi perché lui lo faccia, potrebbe essere utile domandarsi: di cosa ho bisogno io per sentirmi serena e rispettata in una relazione? E questa relazione, oggi, riesce a offrirmelo? Cosa succede se gliene parlo?
Se sente che la rabbia e il malessere stanno aumentando, parlarne in uno spazio di ascolto dedicato può aiutarla a fare chiarezza e a prendere decisioni più in linea con se stessa. Resto a disposizione se lo desidera.
Buongiorno,
capisco quanto questa situazione la stia facendo soffrire e quanto sia faticoso convivere con pensieri che tornano continuamente. Il suo disagio non nasce da una “semplice gelosia”, ma da comportamenti ripetuti che per Lei hanno un significato importante e che vanno a toccare il bisogno di rispetto, sicurezza e serenità nella relazione.
Al di là di ciò che fanno “gli altri”, conta ciò che Lei sente: se queste dinamiche non le piacciono, non le fanno stare bene e si sommano ad altre difficoltà, è comprensibile che oggi si senta stanca e vicina al limite.
Può provare a chiedersi se, così com’è ora, questo rapporto rispecchia davvero ciò che desidera e di cui ha bisogno. Ascoltare il proprio malessere non è egoismo, ma cura di sé.
Se lo desidera, resto disponibile per un supporto e per aiutarla a fare maggiore chiarezza, con calma e senza giudizio.
Un caro saluto
Dott.ssa Barcella
capisco quanto questa situazione la stia facendo soffrire e quanto sia faticoso convivere con pensieri che tornano continuamente. Il suo disagio non nasce da una “semplice gelosia”, ma da comportamenti ripetuti che per Lei hanno un significato importante e che vanno a toccare il bisogno di rispetto, sicurezza e serenità nella relazione.
Al di là di ciò che fanno “gli altri”, conta ciò che Lei sente: se queste dinamiche non le piacciono, non le fanno stare bene e si sommano ad altre difficoltà, è comprensibile che oggi si senta stanca e vicina al limite.
Può provare a chiedersi se, così com’è ora, questo rapporto rispecchia davvero ciò che desidera e di cui ha bisogno. Ascoltare il proprio malessere non è egoismo, ma cura di sé.
Se lo desidera, resto disponibile per un supporto e per aiutarla a fare maggiore chiarezza, con calma e senza giudizio.
Un caro saluto
Dott.ssa Barcella
Gentile paziente,
quello che descrive non è solo gelosia “per i social”, ma un disagio più profondo che riguarda il senso di sicurezza nella relazione, il rispetto dei suoi confini e la sensazione di non sentirsi davvero scelta. È importante partire da questo punto, senza minimizzare ciò che prova.Lei racconta che questi comportamenti non sono episodici, ma presenti fin dall’inizio della relazione: ricerche online, messaggi ad altre donne, like e follow a profili che espongono il corpo in modo esplicito. Non si tratta quindi di un singolo episodio, ma di una modalità stabile. È comprensibile che, nel tempo, questo abbia eroso la fiducia e alimentato confronti sul piano fisico, facendola sentire inadeguata o non abbastanza desiderabile.Il punto centrale non è tanto chiedersi perché “gli uomini fanno così” o se sia normale guardare altre donne, ma chiedersi se questo tipo di comportamento è compatibile con ciò che lei desidera in una relazione. Da quello che scrive, per lei non lo è. Lei dice chiaramente che non lo sopporta, che non lo vuole, che non riesce a farlo rientrare nei suoi valori. Questo è un dato fondamentale.
Quando una persona continua a fare qualcosa che sa ferire il partner, e lo giustifica con frasi rassicuranti ma senza modificare i comportamenti, si crea una dissonanza che logora. Le parole belle, se non sono accompagnate da atti coerenti, non riescono più a contenere il disagio. Ed è normale che a un certo punto il corpo e la mente dicano “basta”.
C’è anche un altro elemento da considerare: la differenza di età e di fase di vita. A 25 anni si è spesso in una fase di costruzione dell’identità affettiva, mentre a 48 anni molte modalità relazionali sono già strutturate. Questo non significa che lui sbagli o che lei sia esagerata, ma che forse avete aspettative e bisogni diversi rispetto alla coppia, alla fedeltà, ai confini digitali.
Lei non deve convincersi ad accettare qualcosa che la fa stare male solo per “non essere gelosa” o “non sembrare pesante”. Se una relazione richiede di anestetizzarecontinuamente ciò che si sente, a lungo andare diventa fonte di sofferenza.
Il consiglio è di fermarsi e ascoltarsi con onestà: questa relazione, così com’è oggi, la fa stare bene o la consuma? Se ha già provato a parlarne e nulla è cambiato, la domanda non è più cosa fare per sopportarlo, ma se vale la pena restare in una dinamica che non rispetta i suoi limiti.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a distinguere ciò che nasce da insicurezza personale da ciò che, invece, è una richiesta legittima di rispetto e coerenza. E a capire che scegliere sé stessa non significa essere sbagliata, ma prendersi cura del proprio benessere.
Un caro saluto,
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologa clinica e giuridica
Psicodiagnosta clinica e forense
Coordinatore genitoriale
Se desidera approfondire questi temi e capire come orientarsi nelle scelte relazionali, può prenotare una visita.
quello che descrive non è solo gelosia “per i social”, ma un disagio più profondo che riguarda il senso di sicurezza nella relazione, il rispetto dei suoi confini e la sensazione di non sentirsi davvero scelta. È importante partire da questo punto, senza minimizzare ciò che prova.Lei racconta che questi comportamenti non sono episodici, ma presenti fin dall’inizio della relazione: ricerche online, messaggi ad altre donne, like e follow a profili che espongono il corpo in modo esplicito. Non si tratta quindi di un singolo episodio, ma di una modalità stabile. È comprensibile che, nel tempo, questo abbia eroso la fiducia e alimentato confronti sul piano fisico, facendola sentire inadeguata o non abbastanza desiderabile.Il punto centrale non è tanto chiedersi perché “gli uomini fanno così” o se sia normale guardare altre donne, ma chiedersi se questo tipo di comportamento è compatibile con ciò che lei desidera in una relazione. Da quello che scrive, per lei non lo è. Lei dice chiaramente che non lo sopporta, che non lo vuole, che non riesce a farlo rientrare nei suoi valori. Questo è un dato fondamentale.
Quando una persona continua a fare qualcosa che sa ferire il partner, e lo giustifica con frasi rassicuranti ma senza modificare i comportamenti, si crea una dissonanza che logora. Le parole belle, se non sono accompagnate da atti coerenti, non riescono più a contenere il disagio. Ed è normale che a un certo punto il corpo e la mente dicano “basta”.
C’è anche un altro elemento da considerare: la differenza di età e di fase di vita. A 25 anni si è spesso in una fase di costruzione dell’identità affettiva, mentre a 48 anni molte modalità relazionali sono già strutturate. Questo non significa che lui sbagli o che lei sia esagerata, ma che forse avete aspettative e bisogni diversi rispetto alla coppia, alla fedeltà, ai confini digitali.
Lei non deve convincersi ad accettare qualcosa che la fa stare male solo per “non essere gelosa” o “non sembrare pesante”. Se una relazione richiede di anestetizzarecontinuamente ciò che si sente, a lungo andare diventa fonte di sofferenza.
Il consiglio è di fermarsi e ascoltarsi con onestà: questa relazione, così com’è oggi, la fa stare bene o la consuma? Se ha già provato a parlarne e nulla è cambiato, la domanda non è più cosa fare per sopportarlo, ma se vale la pena restare in una dinamica che non rispetta i suoi limiti.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a distinguere ciò che nasce da insicurezza personale da ciò che, invece, è una richiesta legittima di rispetto e coerenza. E a capire che scegliere sé stessa non significa essere sbagliata, ma prendersi cura del proprio benessere.
Un caro saluto,
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologa clinica e giuridica
Psicodiagnosta clinica e forense
Coordinatore genitoriale
Se desidera approfondire questi temi e capire come orientarsi nelle scelte relazionali, può prenotare una visita.
Buongiorno, ti suggerisco di essere molto chiara con il tuo compagno. Prova a dirgli come questa situazione ti fa sentire, ammettendo anche di sentire fastidio, insicurezza, disagio. E’ importante che ci sia una comunicazione sincera innanzitutto. Se è un buon partner, empatico e rassicurante, ti verrà incontro, e sapendo che questi gesti recano fastidio, smetterà. Ti suggerisco anche di lavorare sulla tua sicurezza, magari in un percorso di terapia.
Gentile utente,
da ciò che racconta emerge una sofferenza reale e comprensibile, che non va minimizzata. Il punto centrale non è tanto il “mi piace” in sé, quanto come questo comportamento la fa sentire e il significato che assume per lei all’interno della relazione.
Lei descrive una gelosia legata alla fiducia, alimentata da episodi ripetuti nel tempo: ricerche online, messaggi a un’altra ragazza, apprezzamenti pubblici verso profili che esibiscono il corpo. Quando questi comportamenti si ripetono, è normale che la mente non riesca a “lasciar perdere”, perché viene meno il senso di sicurezza emotiva. Il fatto che lui le dica “cose belle” non sempre basta a compensare azioni che, per lei, sono incoerenti e dolorose.
È importante chiarire un aspetto: ognuno ha il diritto di avere i propri limiti e valori in una relazione. Se per lei questo tipo di esposizione sui social non è accettabile, non è sbagliata né esagerata. Allo stesso tempo, lui potrebbe vivere i social in modo diverso. Il problema nasce quando queste differenze non vengono rispettate o negoziate, ma continuano a creare ferite.
Inoltre, va considerata la differenza d’età e di fase di vita: spesso comporta bisogni, aspettative e maturità emotiva differenti, che col tempo possono accentuare il distacco e il senso di “non andare più d’accordo come prima”, come lei stessa riferisce.
La domanda “perché lo fa?” è legittima, ma rischia di intrappolarla. Forse la domanda più utile è:
“Questa relazione, così com’è ora, mi fa stare bene e mi rispecchia?”
Se sente di essere arrivata al limite, se prova rabbia, disgusto o stanchezza emotiva, è un segnale da ascoltare. Non sempre si tratta di “sopportare di più”, ma di capire se c’è ancora uno spazio di cambiamento reciproco o se la relazione ha esaurito la sua funzione.
Vista la complessità emotiva della situazione, è consigliabile approfondire con uno specialista, per aiutarla a fare chiarezza sui suoi bisogni, rafforzare la sua autostima e prendere una decisione più consapevole, qualunque essa sia.
Un caro saluto
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa – Psicoterapeuta – Sessuologa
da ciò che racconta emerge una sofferenza reale e comprensibile, che non va minimizzata. Il punto centrale non è tanto il “mi piace” in sé, quanto come questo comportamento la fa sentire e il significato che assume per lei all’interno della relazione.
Lei descrive una gelosia legata alla fiducia, alimentata da episodi ripetuti nel tempo: ricerche online, messaggi a un’altra ragazza, apprezzamenti pubblici verso profili che esibiscono il corpo. Quando questi comportamenti si ripetono, è normale che la mente non riesca a “lasciar perdere”, perché viene meno il senso di sicurezza emotiva. Il fatto che lui le dica “cose belle” non sempre basta a compensare azioni che, per lei, sono incoerenti e dolorose.
È importante chiarire un aspetto: ognuno ha il diritto di avere i propri limiti e valori in una relazione. Se per lei questo tipo di esposizione sui social non è accettabile, non è sbagliata né esagerata. Allo stesso tempo, lui potrebbe vivere i social in modo diverso. Il problema nasce quando queste differenze non vengono rispettate o negoziate, ma continuano a creare ferite.
Inoltre, va considerata la differenza d’età e di fase di vita: spesso comporta bisogni, aspettative e maturità emotiva differenti, che col tempo possono accentuare il distacco e il senso di “non andare più d’accordo come prima”, come lei stessa riferisce.
La domanda “perché lo fa?” è legittima, ma rischia di intrappolarla. Forse la domanda più utile è:
“Questa relazione, così com’è ora, mi fa stare bene e mi rispecchia?”
Se sente di essere arrivata al limite, se prova rabbia, disgusto o stanchezza emotiva, è un segnale da ascoltare. Non sempre si tratta di “sopportare di più”, ma di capire se c’è ancora uno spazio di cambiamento reciproco o se la relazione ha esaurito la sua funzione.
Vista la complessità emotiva della situazione, è consigliabile approfondire con uno specialista, per aiutarla a fare chiarezza sui suoi bisogni, rafforzare la sua autostima e prendere una decisione più consapevole, qualunque essa sia.
Un caro saluto
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa – Psicoterapeuta – Sessuologa
Da come lo racconta, il problema non sono i social in sé, ma la ferita di fiducia che si riattiva ogni volta. Lei non è “troppo gelosa”: sta cercando rassicurazione in un rapporto che, per età, storia e comportamenti, oggi non gliela dà più. Lui può anche dire cose belle, ma i fatti vanno in un’altra direzione e il suo corpo questo lo sente prima della testa.
Strategicamente la domanda non è “perché lo fa”, ma quanto lei è disposta a tollerare qualcosa che la fa stare male. Se una relazione richiede di anestetizzarsi per andare avanti, non è crescita, è adattamento forzato. Qui non deve convincerlo a cambiare: deve ascoltare il segnale chiaro che sta emergendo in lei. A volte il passo più sano non è sopportare meglio, ma smettere di tradire se stessi.
Strategicamente la domanda non è “perché lo fa”, ma quanto lei è disposta a tollerare qualcosa che la fa stare male. Se una relazione richiede di anestetizzarsi per andare avanti, non è crescita, è adattamento forzato. Qui non deve convincerlo a cambiare: deve ascoltare il segnale chiaro che sta emergendo in lei. A volte il passo più sano non è sopportare meglio, ma smettere di tradire se stessi.
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