Buongiorno dottori. In separazione cogniugale (voluta da un genitore, mentre l'altro ha sperato in u

12 risposte
Buongiorno dottori. In separazione cogniugale (voluta da un genitore, mentre l'altro ha sperato in una riconciliazione che non c'è stata), ipotizziamo per ragioni economiche di continuare a convivere (dobbiamo anche cambiare casa tra qualche mese). La seprazione non è formalizzata. La figlia (terza media) ha ormai intuito che amore è finito. Dobbiamo spiegare chiaramente? O non spieghiamo? E se poi la convivenza non funziona? Oppure proprio meglio dividerci? Grazie
Dott.ssa Francesca Giusti
Psicologo, Psicologo clinico
San Miniato Basso
Gentilissimo/a,
come possiamo "spiegare chiaramente" un momento di passaggio in cui l'orizzonte temporale è molto ristretto? Come "spiegare chiaramente" il caos e la confusione che un tale movimento esistenziale comporta?
Partirei dal riconoscerlo, e se ci si sente, condividerlo. Vi ritroverete accomunati dalla fatica dell'incertezza.
Un caro saluto,
Francesca Giusti

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Dott.ssa Laura Montanari
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buon pomeriggio,
quando si gestiscono situazioni di questo genere, è sicuramente fondamentale e prioritario salvaguardare il benessere della minore, oltre che quello dell’ecosistema familiare. Il fatto che voi notiate che vostra figlia abbia colto qualcosa è un dato non trascurabile che sicuramente lascia intendere che vi sia necessità di un approfondimento. Spesso “le cose non dette” sembrano sparire nell’aria, quasi ad essere irrilevanti, ma poi, nel lungo periodo, si ripresentano data la loro mancata risoluzione. In tal senso, è consigliabile spiegare e l’aspetto più importante, al di là del “cosa dire”, è il “come dirlo”: magari non sarà necessario dire tutto, allo stesso tempo sarà fondamentale chiarire questi messaggi chiave: la giovane non è responsabile di questa situazione e che è una questione che riguarda la coppia e, ovviamente anche la famiglia, ma, essendo voi gli adulti, sarà vostra responsabilità gestire la situazione nel modo migliore possibile; che resta invariato l’affetto e l’amore che come madre e padre provate nei suoi confronti.
In merito alla questione della convivenza, premesso che non può essere questo il setting di una valutazione accurata, possiamo ragionare su questi elementi. Da una parte è comprensibile, per motivi economici, la necessità di adottare questa soluzione. E’ altresì necessario valutare con attenzione una serie di variabili: quale potrebbe essere il clima dentro casa? Che effetti potrebbe avere questa convivenza? Sarebbe inoltre opportuno chiarirla sin da subito non come una possibilità di riconciliazione, ma come una necessità dettata da cause di altra natura (in modo tale che non si instaurino fantasie di ricongiungimento nella minore o che lei si senta in qualche modo responsabile della vostra ri-unione con pensieri tipo “vivono ancora insieme, magari se mi comporto così ci sono maggiori possibilità che ritornino insieme ecc” ).
Si dovrebbe dunque prediligere questa soluzione come temporanea e ben chiarificata con la consapevolezza che, lì dove si dovessero manifestare eccessivi conflitti o il clima in casa dovesse divenire insostenibile, potrebbe essere il caso di valutare altre opzioni.
Consapevole dei limiti di questo setting, mi auguro comunque di avervi offerto degli spunti su cui riflettere.
Un caro saluto,
Dottssa LM
Dott.ssa Ilaria Innocenti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Firenze
Buongiorno, vostra figlia ha 13 anni, probabilmente l'avrà già capito da sola, ma questo non è sufficiente, è necessario che voi due genitori, insieme, le parliate chiaramente mettendola a conoscenza della decisione che avete preso e delle ragioni della vostra decisione: ad esempio, se decidete di fare i separati in casa spiegatele che è per ragioni economiche e che la situazione è temporanea (se è tale) in attesa di trovare una soluzione di vera separazione domestica oppure che la situazione economica è tale che non vi potete permettere di pagare due case perciò resterete nella stessa ma dormirete in due letti separati... insomma, la verità, la vostra verità. E con verità non intendo di comunicare a vostra figlia i retroscena della vostra vita di coppia! Le potrete dire genericamente che non andate più d'accordo (non che un genitore voleva la riconciliazione e l'altro/a no) perciò avete deciso di separarvi, ma che entrambi amate vostra figlia, questo non cambia e non cambierà... Credo che una comunicazione sincera, anche se dura da accettare in un primo tempo, sia molto apprezzabile da una figlia. Mi concentrerei molto su questa comunicazione. In linea ideale, se due persone sono separate, sarebbe meglio, per loro in primis, stare in case separate visto che la convivenza probabilmente si velerebbe di un clima non positivo. Ma è anche vero che se le possibilità di vivere in case separate non ci sono, bisogna fare i conti con la realtà... l'importante è che la figlia sappia le ragioni delle scelte... un saluto, Ilaria Innocenti
Dott.ssa Chiara Venitucci
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, la situazione che descrivete è complessa e comprensibilmente carica di emozioni contrastanti. Quando una separazione coniugale viene vissuta in modo asimmetrico dai due genitori, con uno che spera ancora in una riconciliazione e l’altro che ha già preso una decisione, il rischio principale è che questa distanza emotiva si rifletta sul clima familiare, anche se non apertamente dichiarata. Una figlia di terza media, come nel vostro caso, è già pienamente in grado di percepire che il legame di coppia si è modificato in modo profondo. Spesso i ragazzi colgono segnali che gli adulti credono di nascondere e, in assenza di parole chiare, tendono a costruire spiegazioni proprie, che possono generare ansia, senso di colpa o confusione. Per questo motivo, il silenzio o il “non dire nulla” raramente è una forma di protezione. Al contrario, una comunicazione semplice e sincera, adeguata all’età, permette alla ragazza di sentirsi riconosciuta e rispettata, senza essere coinvolta nei dettagli della crisi di coppia. Spiegare che l’amore tra i genitori è cambiato, ma che il legame genitoriale resta solido e invariato, aiuta a separare il piano della coppia da quello della famiglia, che per un figlio è un passaggio fondamentale. La scelta di continuare a convivere per ragioni economiche o organizzative può essere comprensibile e, in alcuni casi, anche funzionale nel breve periodo, soprattutto in vista di un imminente cambio di casa. Tuttavia, questa soluzione è sostenibile solo se il clima emotivo rimane sufficientemente sereno e coerente. Quando la convivenza diventa carica di tensioni, ambiguità o speranze non condivise, rischia di trasmettere alla figlia un messaggio confuso e di prolungare una situazione di incertezza emotiva che può risultare più faticosa di una separazione chiara. Nel caso in cui la convivenza non funzioni o diventi fonte di conflitto, è importante considerare che i figli soffrono molto più per i conflitti protratti e non nominati che per una separazione esplicita e gestita con rispetto. Una separazione abitativa ben spiegata, pur dolorosa, può offrire maggiore stabilità e prevedibilità, elementi fondamentali soprattutto in una fase evolutiva delicata come la preadolescenza. In definitiva, ciò che davvero tutela una figlia non è il mantenimento formale di una unità familiare, ma la qualità del clima emotivo in cui vive. Coerenza, chiarezza, assenza di alleanze o contrapposizioni e la possibilità di fare domande trovando adulti disponibili ad ascoltare sono i veri fattori protettivi. Se sentite che la situazione vi supera o che il dialogo è difficile, un supporto psicologico genitoriale o familiare può essere uno spazio utile per aiutarvi a trovare le parole giuste e a fare scelte che tengano conto del benessere di tutti, a partire da quello di vostra figlia. Un saluto, Dottoressa Chiara Venitucci.
Dott.ssa Stefania Militello
Psicologo, Psicologo clinico
Sassari
Gentili Utenti,
è importante offrire a vostra figlia una spiegazione chiara, semplice e adeguata alla sua età, evitando silenzi o ambiguità che potrebbero generare confusione e insicurezza. La trasparenza, accompagnata da un messaggio rassicurante sulla continuità dell’affetto genitoriale, favorisce un migliore adattamento emotivo.
La convivenza post-separazione può funzionare solo se il clima è sereno e collaborativo; in caso contrario, una separazione abitativa può risultare più tutelante per il benessere della figlia. Valutare un percorso di supporto psicologico familiare o genitoriale può aiutarvi a gestire questo passaggio in modo più consapevole. Un caro saluto.
Dott.ssa Roberta Bianco
Psicologo, Psicologo clinico
Mugnano di Napoli
Buon pomeriggio,
Immagino sia sicuramente una situazione complessa da gestire. Tuttavia, fare chiarezza con vostra figlia, in merito a ciò che sta accadendo alla relazione dei suoi genitori, potrebbe aiutarla a sentirsi presa in considerazione da voi genitori e ad essere meno confusa circa le dinamiche che vengono a crearsi in casa. In merito alla decisione se convivere o meno, le consiglio di intraprendere un percorso di psicoterapia familiare, dove potrete esplorare insieme le motivazioni alla base dei vostri dubbi.
Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti.

Cordiali saluti,
Dott.ssa Roberta Bianco
Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Salve, al netto delle difficoltà oggettive, la chiarezza, con il maggior tatto possibile ovviamente, è la strada da prediligere.
Stare assieme se non ci sono più i presupposti per essere una coppia significa condannarsi a una "sopravvivenza" che non ha nulla a che vedere con il vivere pienamente.
Inoltre ciò potrebbe lanciare a vostra figlia il messaggio che va bene ed è normale essere infelici e/o accontentarsi (cosa che mi sentirei di evitare).
Tenga presente che ogni "non detto" viene interpretato dagli altri, quindi, quasi sempre frainteso, ciò tendenzialmente genera incomprensioni e conflitti sempre crescenti, perciò di base è meglio una dura verità espressa con tatto e accuratezza rispetto ad un silenzio di tomba pesante come una condanna e che mette ansia.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Dott.ssa Laura Bergamini
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, intanto grazie per aver condiviso questo momento difficile.
Sua figlia ha un'età sufficientemente grande per comprendere e venire a conoscenza di ciò che sta avvenendo tra i suoi genitori e all'interno delle mura di casa. Può essere che si sia già accorta di un qualcosa "che non va" tra mamma e papà poichè spesso i figli, anche se non parlano, sono molto bravi ad osservare come lei afferma dicendo "ormai ha intuito".
Di conseguenza, parlare con lei della situazione potrebbe essere utile.
Se non se la sente di farlo autonomamente, può chiedere aiuto e supporto ad un professionista.
Rimango a disposzione
Dott.ssa Bergamini Laura
Dott.ssa Laura Raco
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, ovviamente la soluzione migliore è quella di trovare una sistemazione separata. E lo è sia per voi che per vostra figlia. Sul dare spiegazioni, sicuramente vostra figlia ha il diritto di sapere cosa sta succedendo, ed essere rassicurata del fatto che entrambi continuerete ad occuparvi di lei e non cambieranno le cose dal punto di vista affettivo. Eviterei invece di dare grosse spiegazioni sulle ragioni sentimentali che vi hanno portato alla separazione, quello riguarda la coppia, non è utile coinvolgerla in questo discorso a meno che non chieda lei qualche informazioni o la vediate apprensiva, ma anche lì mi limiterei a rassicurarla del fatto che i sentimenti possono finire, ma non cambia l’aspetto della genitorialità.
Dott.ssa Gloria Giacomin
Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Gentile utente,
in situazioni di separazione convivente, soprattutto quando ci sono figli adolescenti, è importante trovare un equilibrio tra chiarezza e protezione emotiva. I ragazzi di terza media percepiscono spesso i segnali di tensione o cambiamento, quindi ignorare completamente la situazione può creare confusione, ansia o sensi di colpa.
È consigliabile spiegare in modo semplice e chiaro che mamma e papà non vivono più come coppia, che l’amore tra voi è cambiato, ma che entrambi continuerete a volerle bene e a supportarla. La comunicazione dovrebbe essere calma, concordata tra i genitori e senza attribuire colpe, rassicurando la figlia che continuerà ad avere un ruolo centrale nelle vostre vite.
Per quanto riguarda la convivenza temporanea per ragioni economiche, può essere fattibile solo se entrambi riuscite a gestire la distanza emotiva e a stabilire confini chiari; in caso contrario, mantenere uno spazio separato fin da subito potrebbe ridurre tensioni, litigi o ansia per la figlia. L’importante è tutelare sempre il suo benessere emotivo e stabilire regole condivise per la quotidianità durante la convivenza.

Cordialmente,
Dott.ssa Gloria Giacomin
Dott.ssa Cecilia Calamita
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno,
mi dispiace per la situazione. I bambini/ ragazzi percepiscono la conflittualità anche attraverso canali non verbali: vostra figlia si sarà sicuramente fatta un'idea della situazione dunque. E' importante spiegarle la situazione e renderla partecipe, rassicurandola che il vostro amore per lei continua e che resterete una famiglia. Resto a disposizione
Dott.ssa Susanna Brandolini
Psicologo, Psicologo clinico
Treviso
Buongiorno,
i figli percepiscono chiaramente, alle volte più dei genitori, le dinamiche all'interno del nucleo familiare e vengono obbligatoriamente coinvolti emotivamente dal clima. Il limbo o la non chiarezza è probabilmente un fattore che porta incertezza, insicurezza e squilibrio. Inoltre la ragazza ha un'età che le consente di capire determinati funzionamenti. La chiarezza di ciò che sta accadendo è la cosa più rassicurante in questa fase, ponendo al centro in maniera contenitiva e rassicurante la certezza del rapporto saldo che rimane tra lei e i genitori.

Un caro saluto,
Dott.ssa Susanna Brandolini

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