Buongiorno dottori. In separazione cogniugale (voluta da un genitore, mentre l'altro ha sperato in u

24 risposte
Buongiorno dottori. In separazione cogniugale (voluta da un genitore, mentre l'altro ha sperato in una riconciliazione che non c'è stata), ipotizziamo per ragioni economiche di continuare a convivere (dobbiamo anche cambiare casa tra qualche mese). La seprazione non è formalizzata. La figlia (terza media) ha ormai intuito che amore è finito. Dobbiamo spiegare chiaramente? O non spieghiamo? E se poi la convivenza non funziona? Oppure proprio meglio dividerci? Grazie
Dott.ssa Francesca Giusti
Psicologo, Psicologo clinico
San Miniato Basso
Gentilissimo/a,
come possiamo "spiegare chiaramente" un momento di passaggio in cui l'orizzonte temporale è molto ristretto? Come "spiegare chiaramente" il caos e la confusione che un tale movimento esistenziale comporta?
Partirei dal riconoscerlo, e se ci si sente, condividerlo. Vi ritroverete accomunati dalla fatica dell'incertezza.
Un caro saluto,
Francesca Giusti

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Dott.ssa Laura Montanari
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buon pomeriggio,
quando si gestiscono situazioni di questo genere, è sicuramente fondamentale e prioritario salvaguardare il benessere della minore, oltre che quello dell’ecosistema familiare. Il fatto che voi notiate che vostra figlia abbia colto qualcosa è un dato non trascurabile che sicuramente lascia intendere che vi sia necessità di un approfondimento. Spesso “le cose non dette” sembrano sparire nell’aria, quasi ad essere irrilevanti, ma poi, nel lungo periodo, si ripresentano data la loro mancata risoluzione. In tal senso, è consigliabile spiegare e l’aspetto più importante, al di là del “cosa dire”, è il “come dirlo”: magari non sarà necessario dire tutto, allo stesso tempo sarà fondamentale chiarire questi messaggi chiave: la giovane non è responsabile di questa situazione e che è una questione che riguarda la coppia e, ovviamente anche la famiglia, ma, essendo voi gli adulti, sarà vostra responsabilità gestire la situazione nel modo migliore possibile; che resta invariato l’affetto e l’amore che come madre e padre provate nei suoi confronti.
In merito alla questione della convivenza, premesso che non può essere questo il setting di una valutazione accurata, possiamo ragionare su questi elementi. Da una parte è comprensibile, per motivi economici, la necessità di adottare questa soluzione. E’ altresì necessario valutare con attenzione una serie di variabili: quale potrebbe essere il clima dentro casa? Che effetti potrebbe avere questa convivenza? Sarebbe inoltre opportuno chiarirla sin da subito non come una possibilità di riconciliazione, ma come una necessità dettata da cause di altra natura (in modo tale che non si instaurino fantasie di ricongiungimento nella minore o che lei si senta in qualche modo responsabile della vostra ri-unione con pensieri tipo “vivono ancora insieme, magari se mi comporto così ci sono maggiori possibilità che ritornino insieme ecc” ).
Si dovrebbe dunque prediligere questa soluzione come temporanea e ben chiarificata con la consapevolezza che, lì dove si dovessero manifestare eccessivi conflitti o il clima in casa dovesse divenire insostenibile, potrebbe essere il caso di valutare altre opzioni.
Consapevole dei limiti di questo setting, mi auguro comunque di avervi offerto degli spunti su cui riflettere.
Un caro saluto,
Dottssa LM
Dott.ssa Ilaria Innocenti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Firenze
Buongiorno, vostra figlia ha 13 anni, probabilmente l'avrà già capito da sola, ma questo non è sufficiente, è necessario che voi due genitori, insieme, le parliate chiaramente mettendola a conoscenza della decisione che avete preso e delle ragioni della vostra decisione: ad esempio, se decidete di fare i separati in casa spiegatele che è per ragioni economiche e che la situazione è temporanea (se è tale) in attesa di trovare una soluzione di vera separazione domestica oppure che la situazione economica è tale che non vi potete permettere di pagare due case perciò resterete nella stessa ma dormirete in due letti separati... insomma, la verità, la vostra verità. E con verità non intendo di comunicare a vostra figlia i retroscena della vostra vita di coppia! Le potrete dire genericamente che non andate più d'accordo (non che un genitore voleva la riconciliazione e l'altro/a no) perciò avete deciso di separarvi, ma che entrambi amate vostra figlia, questo non cambia e non cambierà... Credo che una comunicazione sincera, anche se dura da accettare in un primo tempo, sia molto apprezzabile da una figlia. Mi concentrerei molto su questa comunicazione. In linea ideale, se due persone sono separate, sarebbe meglio, per loro in primis, stare in case separate visto che la convivenza probabilmente si velerebbe di un clima non positivo. Ma è anche vero che se le possibilità di vivere in case separate non ci sono, bisogna fare i conti con la realtà... l'importante è che la figlia sappia le ragioni delle scelte... un saluto, Ilaria Innocenti
Dott.ssa Chiara Venitucci
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, la situazione che descrivete è complessa e comprensibilmente carica di emozioni contrastanti. Quando una separazione coniugale viene vissuta in modo asimmetrico dai due genitori, con uno che spera ancora in una riconciliazione e l’altro che ha già preso una decisione, il rischio principale è che questa distanza emotiva si rifletta sul clima familiare, anche se non apertamente dichiarata. Una figlia di terza media, come nel vostro caso, è già pienamente in grado di percepire che il legame di coppia si è modificato in modo profondo. Spesso i ragazzi colgono segnali che gli adulti credono di nascondere e, in assenza di parole chiare, tendono a costruire spiegazioni proprie, che possono generare ansia, senso di colpa o confusione. Per questo motivo, il silenzio o il “non dire nulla” raramente è una forma di protezione. Al contrario, una comunicazione semplice e sincera, adeguata all’età, permette alla ragazza di sentirsi riconosciuta e rispettata, senza essere coinvolta nei dettagli della crisi di coppia. Spiegare che l’amore tra i genitori è cambiato, ma che il legame genitoriale resta solido e invariato, aiuta a separare il piano della coppia da quello della famiglia, che per un figlio è un passaggio fondamentale. La scelta di continuare a convivere per ragioni economiche o organizzative può essere comprensibile e, in alcuni casi, anche funzionale nel breve periodo, soprattutto in vista di un imminente cambio di casa. Tuttavia, questa soluzione è sostenibile solo se il clima emotivo rimane sufficientemente sereno e coerente. Quando la convivenza diventa carica di tensioni, ambiguità o speranze non condivise, rischia di trasmettere alla figlia un messaggio confuso e di prolungare una situazione di incertezza emotiva che può risultare più faticosa di una separazione chiara. Nel caso in cui la convivenza non funzioni o diventi fonte di conflitto, è importante considerare che i figli soffrono molto più per i conflitti protratti e non nominati che per una separazione esplicita e gestita con rispetto. Una separazione abitativa ben spiegata, pur dolorosa, può offrire maggiore stabilità e prevedibilità, elementi fondamentali soprattutto in una fase evolutiva delicata come la preadolescenza. In definitiva, ciò che davvero tutela una figlia non è il mantenimento formale di una unità familiare, ma la qualità del clima emotivo in cui vive. Coerenza, chiarezza, assenza di alleanze o contrapposizioni e la possibilità di fare domande trovando adulti disponibili ad ascoltare sono i veri fattori protettivi. Se sentite che la situazione vi supera o che il dialogo è difficile, un supporto psicologico genitoriale o familiare può essere uno spazio utile per aiutarvi a trovare le parole giuste e a fare scelte che tengano conto del benessere di tutti, a partire da quello di vostra figlia. Un saluto, Dottoressa Chiara Venitucci.
Dott.ssa Stefania Militello
Psicologo, Psicologo clinico
Sassari
Gentili Utenti,
è importante offrire a vostra figlia una spiegazione chiara, semplice e adeguata alla sua età, evitando silenzi o ambiguità che potrebbero generare confusione e insicurezza. La trasparenza, accompagnata da un messaggio rassicurante sulla continuità dell’affetto genitoriale, favorisce un migliore adattamento emotivo.
La convivenza post-separazione può funzionare solo se il clima è sereno e collaborativo; in caso contrario, una separazione abitativa può risultare più tutelante per il benessere della figlia. Valutare un percorso di supporto psicologico familiare o genitoriale può aiutarvi a gestire questo passaggio in modo più consapevole. Un caro saluto.
Dott.ssa Roberta Bianco
Psicologo, Psicologo clinico
Mugnano di Napoli
Buon pomeriggio,
Immagino sia sicuramente una situazione complessa da gestire. Tuttavia, fare chiarezza con vostra figlia, in merito a ciò che sta accadendo alla relazione dei suoi genitori, potrebbe aiutarla a sentirsi presa in considerazione da voi genitori e ad essere meno confusa circa le dinamiche che vengono a crearsi in casa. In merito alla decisione se convivere o meno, le consiglio di intraprendere un percorso di psicoterapia familiare, dove potrete esplorare insieme le motivazioni alla base dei vostri dubbi.
Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti.

Cordiali saluti,
Dott.ssa Roberta Bianco
Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Salve, al netto delle difficoltà oggettive, la chiarezza, con il maggior tatto possibile ovviamente, è la strada da prediligere.
Stare assieme se non ci sono più i presupposti per essere una coppia significa condannarsi a una "sopravvivenza" che non ha nulla a che vedere con il vivere pienamente.
Inoltre ciò potrebbe lanciare a vostra figlia il messaggio che va bene ed è normale essere infelici e/o accontentarsi (cosa che mi sentirei di evitare).
Tenga presente che ogni "non detto" viene interpretato dagli altri, quindi, quasi sempre frainteso, ciò tendenzialmente genera incomprensioni e conflitti sempre crescenti, perciò di base è meglio una dura verità espressa con tatto e accuratezza rispetto ad un silenzio di tomba pesante come una condanna e che mette ansia.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Dott.ssa Laura Bergamini
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, intanto grazie per aver condiviso questo momento difficile.
Sua figlia ha un'età sufficientemente grande per comprendere e venire a conoscenza di ciò che sta avvenendo tra i suoi genitori e all'interno delle mura di casa. Può essere che si sia già accorta di un qualcosa "che non va" tra mamma e papà poichè spesso i figli, anche se non parlano, sono molto bravi ad osservare come lei afferma dicendo "ormai ha intuito".
Di conseguenza, parlare con lei della situazione potrebbe essere utile.
Se non se la sente di farlo autonomamente, può chiedere aiuto e supporto ad un professionista.
Rimango a disposzione
Dott.ssa Bergamini Laura
Dott.ssa Laura Raco
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, ovviamente la soluzione migliore è quella di trovare una sistemazione separata. E lo è sia per voi che per vostra figlia. Sul dare spiegazioni, sicuramente vostra figlia ha il diritto di sapere cosa sta succedendo, ed essere rassicurata del fatto che entrambi continuerete ad occuparvi di lei e non cambieranno le cose dal punto di vista affettivo. Eviterei invece di dare grosse spiegazioni sulle ragioni sentimentali che vi hanno portato alla separazione, quello riguarda la coppia, non è utile coinvolgerla in questo discorso a meno che non chieda lei qualche informazioni o la vediate apprensiva, ma anche lì mi limiterei a rassicurarla del fatto che i sentimenti possono finire, ma non cambia l’aspetto della genitorialità.
Dott.ssa Gloria Giacomin
Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Gentile utente,
in situazioni di separazione convivente, soprattutto quando ci sono figli adolescenti, è importante trovare un equilibrio tra chiarezza e protezione emotiva. I ragazzi di terza media percepiscono spesso i segnali di tensione o cambiamento, quindi ignorare completamente la situazione può creare confusione, ansia o sensi di colpa.
È consigliabile spiegare in modo semplice e chiaro che mamma e papà non vivono più come coppia, che l’amore tra voi è cambiato, ma che entrambi continuerete a volerle bene e a supportarla. La comunicazione dovrebbe essere calma, concordata tra i genitori e senza attribuire colpe, rassicurando la figlia che continuerà ad avere un ruolo centrale nelle vostre vite.
Per quanto riguarda la convivenza temporanea per ragioni economiche, può essere fattibile solo se entrambi riuscite a gestire la distanza emotiva e a stabilire confini chiari; in caso contrario, mantenere uno spazio separato fin da subito potrebbe ridurre tensioni, litigi o ansia per la figlia. L’importante è tutelare sempre il suo benessere emotivo e stabilire regole condivise per la quotidianità durante la convivenza.

Cordialmente,
Dott.ssa Gloria Giacomin
Dott.ssa Cecilia Calamita
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno,
mi dispiace per la situazione. I bambini/ ragazzi percepiscono la conflittualità anche attraverso canali non verbali: vostra figlia si sarà sicuramente fatta un'idea della situazione dunque. E' importante spiegarle la situazione e renderla partecipe, rassicurandola che il vostro amore per lei continua e che resterete una famiglia. Resto a disposizione
Dott.ssa Susanna Brandolini
Psicologo, Psicologo clinico
Treviso
Buongiorno,
i figli percepiscono chiaramente, alle volte più dei genitori, le dinamiche all'interno del nucleo familiare e vengono obbligatoriamente coinvolti emotivamente dal clima. Il limbo o la non chiarezza è probabilmente un fattore che porta incertezza, insicurezza e squilibrio. Inoltre la ragazza ha un'età che le consente di capire determinati funzionamenti. La chiarezza di ciò che sta accadendo è la cosa più rassicurante in questa fase, ponendo al centro in maniera contenitiva e rassicurante la certezza del rapporto saldo che rimane tra lei e i genitori.

Un caro saluto,
Dott.ssa Susanna Brandolini
Dott.ssa Claudia Pica
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Buon pomeriggio,
la situazione che descrive è delicata e richiede una riflessione profonda, sia sul piano personale che genitoriale. Quando una separazione è vissuta in modo divergente e non condiviso, e la convivenza prosegue per necessità, è importante prendersi del tempo per comprendere cosa desiderate davvero come adulti, al di là delle esigenze pratiche.

Dal punto di vista della comunicazione con vostra figlia, che si trova in un’età delicata come la preadolescenza, la chiarezza emotiva e relazionale è fondamentale. I bambini e i ragazzi colgono molto più di quanto si dica esplicitamente, e spesso la mancanza di spiegazioni può alimentare fantasie, sensi di colpa o confusione.

Non serve raccontare ogni dettaglio, ma è utile trovare un modo sincero, ponderato e adatto alla sua età per darle un senso di stabilità e aiutarla a comprendere che, anche se la relazione tra i genitori cambia, il legame con lei resta solido e presente, anche nell'ottica della co-genitorialirà.

È importante anche che voi possiate riconnettervi con ciò che desiderate come persone e come genitori. Ponderare se la convivenza temporanea sia realmente sostenibile o se rischi di generare ulteriore tensione.

Un caro saluto,
dott.ssa Claudia
Dott.ssa Francesca Casolari
Psicologo, Psicologo clinico
Modena
salve, sulla figlia sì bisogna spiegarlo ma attraverso una psicologo dell'età evolutiva, con vuoi psicologo della coppia grazie
 Gabriele Lungarella
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Gentili genitori,
la situazione sembra delicata e merita molta attenzione, soprattutto per la fase evolutiva sensibile (preadolescenza) di vostra figlia. Da ciò che scrive è probabile che vostra figlia abbia già colto che qualcosa è cambiato: i ragazzi, anche quando non ricevono spiegazioni esplicite, percepiscono il clima emotivo e spesso riempiono i silenzi con fantasie che possono essere più angoscianti della realtà.
In generale, è preferibile una comunicazione chiara, semplice e adeguata all’età, piuttosto che il non detto. Non è necessario entrare nei dettagli o attribuire colpe, può essere utile spiegare che l’amore di coppia è finito, mentre l’amore per lei resta intatto e invariato. Questo aiuta a darle un senso di stabilità e a ridurre il rischio che si senta responsabile o costretta a “schierarsi”.
Rispetto alla convivenza, non esiste una risposta valida per tutti. Può funzionare solo se tra voi adulti c’è un accordo chiaro, un clima sufficientemente collaborativo e la capacità di tenere i conflitti lontani dalla quotidianità della bambina. Se invece la convivenza diventa tesa, ambigua o fonte di continue frizioni, per un figlio può essere più faticosa di una separazione abitativa ben gestita.
Il punto centrale non è tanto “stare insieme o dividersi subito”, quanto garantire a vostra figlia coerenza, prevedibilità e sicurezza emotiva. Anche dire che state attraversando una fase di transizione, che alcune cose non sono ancora definite ma che vi state organizzando, può essere più contenitivo del silenzio.
In casi come questo, un confronto con un professionista (anche solo per qualche colloquio di supporto alla genitorialità) può aiutarvi a trovare le parole giuste e a fare scelte più consapevoli per il benessere di tutti.
Un caro saluto
Gabriele
Dott.ssa Paola Vitale
Psicologo, Psicologo clinico
Catania
Gentile utente,
la situazione che descrivete è delicata ma molto frequente.

Vostra figlia, essendo in terza media, ha già probabilmente compreso che il rapporto di coppia è cambiato. In questi casi, non spiegare nulla non protegge, ma può aumentare confusione, ansia e fantasie colpevolizzanti. È quindi consigliabile parlare con lei, in modo semplice e adeguato all’età, spiegando che l’amore di coppia è finito ma che entrambi restate genitori presenti e affidabili, e che non ha alcuna responsabilità rispetto a quanto sta accadendo.

La convivenza dopo una separazione può essere tollerabile solo se temporanea, con conflitto basso e ruoli molto chiari. Se invece uno dei due genitori spera ancora in una riconciliazione o se il clima emotivo è teso, la convivenza rischia di essere più dannosa che protettiva per la ragazza, perché crea ambiguità e insicurezza.

È importante anche dirle che questa è una fase di transizione e che, se la convivenza non dovesse funzionare, saranno gli adulti a trovare soluzioni, senza coinvolgerla nelle decisioni o nei conflitti.

In generale, per il benessere dei figli conta meno “stare sotto lo stesso tetto” e più la chiarezza, la coerenza e un clima emotivo sufficientemente sereno. A volte due case tranquille sono preferibili a una convivenza carica di tensione.

Se possibile, può essere utile un breve percorso di sostegno alla genitorialità, per aiutarvi a trovare parole condivise e a tutelare vostra figlia in questo passaggio complesso.

Un cordiale saluto.
Dott.ssa Noemi Forte
Psicologo, Psicologo clinico
Floridia
Buongiorno,
la situazione che descrivete appare delicata e carica di tensioni emotive, sia per voi come genitori sia per vostra figlia, che sembra già percepire il cambiamento in atto. Quando le dinamiche familiari sono in trasformazione, è comprensibile sentirsi incerti su cosa sia meglio fare o dire, soprattutto nel tentativo di proteggerla. In momenti come questi, può essere utile avere uno spazio di ascolto e riflessione, anche attraverso un percorso psicologico, per accompagnare e comprendere meglio i vissuti di ciascun membro della famiglia.
Dott.ssa Camilla Sabatini
Psicologo, Psicologo clinico
Trieste
Buongiorno, è importante che la ragazzina venga informata con parole chiare e semplici, permettendole di potervi porre eventuali dubbi. In particolare, è importante chiarirle che la relazione tra voi non cambia l'amore che provate per lei e che può capitare che non si vada più d'accordo. Riguardo la convivenza, è una decisione che spetta a voi, viste anche le delicate ragione economiche sottostanti.
Dott.ssa Elisa Fiora
Psicologo, Psicologo clinico
Busto Arsizio
Buongiorno,
possono essere situazioni delicate le separazioni soprattutto se nella famiglia è presente un figlio. Non c'è una risposta assoluta e vera per tutti i casi. E' necessario valutare più approfonditamente la situazione. Il consiglio è di rivolgervi anche per una breve consulenza ad uno psicologo che si occupi di supporto genitoriale.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
Dott.ssa Luisa Cirimbilli
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Salve,
le dinamiche di coppia sono molto delicate e, tra adulti, le scelte devono essere prese di comune accordo, per ciò che vi sembra più affine alle vostre esigenze, al di là del giusto o sbagliato oggettivo (che non esiste). Discorso diverso è relativo alla comunicazione della situazione al minore: i figli hanno bisogno di genitori affidabili e responsabili, hanno bisogno di verità e di rispetto e di capire che due persone che si amano non si comportano come vede comportare voi nel quotidiano. Quindi ok scegliere di convivere per bisogno ma altrettanto corretto dire la verità a vostra figlia e reggere il confronto, la reazione e anche eventuali emozioni negative, assicurando maturità, presenza e sincerità.
Saluti
Dott.ssa Alessandra Barcella
Psicologo, Psicologo clinico
Gorlago
Buongiorno,
la situazione che descrivete è delicata e comprensibilmente carica di emozioni, soprattutto perché coinvolge una figlia in un’età già di per sé complessa come la preadolescenza.

Il fatto che vostra figlia abbia intuito che l’amore tra voi come coppia sia finito è un elemento importante: spesso i ragazzi percepiscono i cambiamenti emotivi prima ancora che vengano spiegati a parole. In questi casi, il silenzio totale rischia di creare più confusione che protezione, perché lascia spazio a fantasie, sensi di colpa o interpretazioni personali.

Può essere utile darle una spiegazione chiara ma adeguata alla sua età, senza entrare nei dettagli della separazione né attribuire colpe. Un messaggio come: “Tra mamma e papà come coppia le cose non stanno funzionando, ma entrambi continueremo a volerle bene e a occuparci di lei” aiuta a darle punti fermi e sicurezza. La cosa più importante è rassicurarla sulla continuità del legame genitoriale.

Riguardo alla convivenza, è fondamentale chiedervi non solo se sia possibile dal punto di vista economico, ma se sia sostenibile emotivamente. Vivere insieme dopo una separazione non elaborata, soprattutto quando uno dei due sperava in una riconciliazione, può generare tensioni sottili ma costanti, che i figli percepiscono. In alcuni casi, una convivenza forzata può risultare più destabilizzante di una separazione abitativa chiara, anche se inizialmente più faticosa.

Non esiste una scelta “giusta” in assoluto, ma esiste la scelta meno dannosa per tutti, figlia compresa. Se la convivenza dovesse trasformarsi in un clima di freddezza, conflitto o ambiguità, allora separarsi negli spazi potrebbe essere una forma di tutela, non un fallimento.

Un supporto psicologico, anche solo per orientarvi come genitori, potrebbe aiutarvi a fare chiarezza, a comunicare in modo condiviso con vostra figlia e a valutare con maggiore lucidità le prossime decisioni. Se lo desiderate, resto a disposizione per accompagnarvi in questa riflessione.

Un caro saluto
Dott.ssa Barcella
Dott.ssa Claudia Sergi
Psicologo, Psicologo clinico
Parma
Buongiorno, grazie per avere condiviso la sua esperienza. Spesso non affrontare l’argomento non rende la situazione meno dolorosa. Al contrario, parlarne può aiutare la ragazza a confrontarsi con entrambi i genitori e a comprendere meglio ciò che sta accadendo, senza dover fare affidamento solo sulle proprie intuizioni. A questa età, infatti, potrebbe non avere ancora l’esperienza e gli strumenti emotivi necessari per dare un significato adeguato ai cambiamenti che percepisce.
Il “non detto” all’interno della famiglia può portare a vissuti di esclusione, a riempire i dubbi con fantasie spesso più angoscianti della realtà o ad attribuirsi colpe che non le appartengono. Per questo sarebbe opportuno parlarne in modo chiaro, utilizzando un linguaggio adatto alla sua età. Se possibile, è preferibile che il messaggio venga condiviso da entrambi i genitori, evitando attribuzioni di colpa e sottolineando ciò che non cambia e non cambierà nel legame genitoriale.
È importante anche riconoscere che questo è un momento di cambiamento per tutta la famiglia. La separazione riguarda la coppia, ma la famiglia, come sistema di legami, continuerà a esistere. Proprio perché si tratta di una fase nuova per tutti, è fondamentale includere tutti i “personaggi” coinvolti; ciascuno avrà il proprio vissuto emotivo, le proprie difficoltà e i propri tempi di adattamento, ma il senso di appartenenza familiare rimane.
Può essere utile il supporto di un professionista, che vi accompagni nell’affrontare questa fase e nella scelta delle parole e delle modalità comunicative più adeguate a vostra figlia.

Per quanto riguarda la convivenza da separati, in alcuni casi può risultare più dannosa di una separazione abitativa, ma non è una regola valida per tutti. Dipende da diversi fattori come, ad esempio, il livello di conflittualità, la chiarezza e la cooperazione nei ruoli genitoriali e l’accettazione, da parte di entrambi, della fine della relazione di coppia. In assenza di questi elementi, la convivenza rischia anche di alimentare speranze irrealistiche e di prolungare la sofferenza. La convivenza può eventualmente essere pensata come una soluzione temporanea e se questa modalità non dovesse funzionare sarà possibile rivedere le scelte e cambiare strada.
Cordialmente
Dott.ssa Donatella Costanzo
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Sicuramente entrambi insieme dovete parlare con vostra figlia, mantenere il segreto è la cosa peggiore perchè le cose anche se non vengono dette circolano comunque e poterne parlare insieme aiuta i figli a non affrontare la cosa in solitudine perchp i figli intuiscono e parlarne aiuta sicuramente. A vostra figlia o se avete altri figli dovete comunque comunicarla questa cosa. Quello che dovete dire è che voi due come coppia genitoriale per i vostri figli ci sarete sempre, come genitori insieme per i figli ci sarete sempre, come coppia invece potete sia litigare che decidere di separarvi e su questa cosa i vostri figli non devono entrare. I vostri figli devono capire che come coppia genitoriale siete indissolubili e garantite presenza genitoriale. Come coppia invece potete anche decidere di separarvi. Sicuramente se due genitori si separarano rimanere nella stessa casa non è la soluzione migliore perchè rischia di creare sia malintesi che false speranze nei figli mandandoli ancora in confusione e se per problemi economici siete costretti ad una convivenza fatevi aiutare da uno specializza nel gestire questa cosa. Quello che vi posso consigliare, andate se potete a fare terapia familiare perchè tutto questo che mi state descrivendo va elaborato in uno spazio comune in cui è possibile grazie all'intervento di una figura esterna (familiarista) verbalizzare le cose, decidere insieme. Considerate che per voi questo è un passaggio molto delicato e se vi fate aiutare potete affrontare la cosa nel migliore dei modi evitando di fare errori che poi creano tensioni familiari e sofferenza, in particolare ai figli. Gli psicoterapeuti familiaristi si occupano proprio di questo e possono aiutarvi, non affrontate la cosa da soli, fatevi aiutare
Dott. Fabio Nenci
Psicologo clinico, Psicologo
San Maurizio Canavese
Buongiorno,
la separazione è sempre un momento doloroso e particolare sia per la coppia che per i figli. Molte volte i figli rimangono intrappolati in situazioni coniugali irrisolte o non gestite , nella convinzione che il tempo possa migliorare le cose. Purtroppo nella maggior parte delle volte il tempo peggiora e complica le situazioni rimaste insolute. I figli vivono e respirano le vostre emozioni e molte volte diventano vittime di queste lacerazioni coniugali. Dalle poche righe di storia , sembra che sia per un coniuge una convivenza forzata e per l'altro invece sia un 'opportunità di recuperare qualcosa del rapporto. Apparentemente questa condizione potrebbe creare molta ambiguità all'interno della famiglia , soprattutto perché l'intento dei due coniugi non va nella stessa direzione . Tutto questo potrebbe generare una forte confusione .

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