Buongiorno, sono una studentessa di fisica a cui mancano 3 esami alla laurea. Sono ormai stanca ed è

30 risposte
Buongiorno, sono una studentessa di fisica a cui mancano 3 esami alla laurea. Sono ormai stanca ed è da mesi che vado avanti per inerzia. Studio tanto ma spesso mi distraggo e ho la mente annebbiata e la sensazione di non assimilare nulla. Ultimamente mi vengono degli attacchi d'ansia e nei mesi scorsi, a partire dall' estate ho avuto alcuni episodi di insonnia e alcuni di ipersonnia (svegliandomi tardi per i miei standard e dormendo ore). Sono già consapevole che a tutto questo quadro c'è una tendenza al perfezionismo che ho sempre avuto e non sono mai riuscita ad abbandonare totalmente. Sto valutando la possibilità di iscrivermi alla laurea magistrale ma al tempo stesso una parte del mio cervello mi frena facendomi credere che io non riesca a reggere un ritmo del genere. D'altra parte, ci terrei a proseguire i miei studi. A tutto questo si accompagna una relazione (ormai conclusa da mesi) con un mio collega che per molto tempo mi ha utilizzata per sfogare la sua rabbia e frustrazione relativa agli studi. Ho bisogno di ritrovare le mie forze e riuscire a concludere il mio percorso.
Dott.ssa Agustina Aguiar
Psicologo, Psicologo clinico
Montecchio Maggiore-Alte Ceccato
Buongiorno,
grazie per aver condiviso con tanta chiarezza e sincerità quello che stai attraversando. Da ciò che racconti emerge un periodo di grande stanchezza emotiva e mentale, che va avanti da tempo e che oggi si manifesta con difficoltà di concentrazione, ansia, alterazioni del sonno e un forte senso di fatica nel portare avanti gli studi.

È comprensibile sentirsi così quando si è molto vicini a un traguardo importante, soprattutto se accompagnato da una tendenza al perfezionismo e da un carico relazionale che, come descrivi, è stato per lungo tempo pesante e logorante. Il fatto che tu riesca comunque a riconoscere questi aspetti e a chiedere aiuto è un segnale di grande consapevolezza e di risorse ancora presenti, anche se ora ti sembrano lontane.

Il dubbio rispetto alla laurea magistrale e alla tua capacità di sostenere un certo ritmo è qualcosa che potresti esplorare, senza forzature, distinguendo ciò che nasce dalla stanchezza attuale da ciò che realmente senti per il tuo futuro. Allo stesso modo, lavorare sugli effetti che quella relazione ha avuto su di te potrebbe aiutarti a recuperare energie e confini personali.

Un percorso psicologico potrebbe offrirti uno spazio sicuro per rallentare, rimettere ordine e ritrovare gradualmente le tue forze, con l’obiettivo di accompagnarti a concludere questo passaggio importante nel modo più rispettoso possibile per te.

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Dott.ssa Oriella D'Amico
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Bologna
Buongiorno, comprendo sia la stanchezza lamentata che la manifestazione di una sintomatologia ansiosa di fronte alla situazione di stallo in cui si sta ritrovando da un pò. Il continuo pensare al futuro o agli errori del passato, tuttavia, alimentano il suo blocco e la fatica ad assimilare concetti durante lo studio, in quanto le porta via tanta energia. Ho seguito diversi studenti nella sua situazione e con il dovuto tempo ed un lavoro costante sui propri schemi disfunzionali siamo riusciti ad ottenere degli ottimi risultati; di conseguenza le consiglio di valutare un percorso si supporto psicologico in modo da favorire il superamento dall'empasse nel quale in questo momento si trova.
Spero di esserle stata d'aiuto. Resto a disposizione.
Saluti
Dott.ssa Oriella D'Amico
Dott.ssa Cecilia Calamita
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Cara utente,
la sua stanchezza e il sovraccarico prolungato sono comprensibili. I sintomi di ansia e annebbiamento che descrive sono segnali da ascoltare e non vanno demonizzati. La scelta della magistrale andrà valutata quando il livello di stress sarà più regolato. Concludere il percorso è certamente possibile, ma passando ad un ritmo sostenibile e meno colpevolizzante con se stessa. Un supporto psicologico mirato può aiutarla in questa fase di riassetto. Rimango a disposizione per lei!
Le auguro un buon proseguimento
Dott.ssa Cecilia Calamita
Dott.ssa Alessia Laurent
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, mi arriva molto la tua fatica leggendo le parole che hai scritto e mi viene da chiedermi se ogni tanto cerchi di alleggerirti e in che modo lo fai.
Se dormi troppo o troppo poco vuol dire che il tuo corpo ti manda segnali, è importante e protettivo ascoltarlo.
Penso che sia molto bello affrontare gli impegni universitari con determinazione e impegno, ma penso anche che a volte sia utile un po' di sana leggerezza.
Hai qualcuno con cui condividere la tua fatica?
Resto a disposizione e ti faccio un grande in bocca al lupo per il tuo percorso!
Dott.ssa Laurent Alessia
Dott.ssa Martina Rignanese
Psicologo, Psicologo clinico
Garbagnate Milanese
Buongiorno,
dalle sue parole emerge un quadro di forte affaticamento emotivo e mentale, frequente nelle fasi finali di un percorso universitario impegnativo. La stanchezza, la difficoltà di concentrazione, l’ansia e le alterazioni del sonno possono essere segnali di un sovraccarico prolungato, soprattutto quando si accompagna a tratti di perfezionismo e a esperienze relazionali stressanti.
Il dubbio rispetto alla prosecuzione degli studi sembra intrecciarsi più alla paura di non farcela che a una reale mancanza di motivazione. In questi momenti può essere utile fermarsi a dare senso a ciò che sta vivendo, distinguendo le proprie risorse dalle aspettative e dalle pressioni interiorizzate. Un supporto psicologico individuale può aiutarla a recuperare energie, riorientarsi e affrontare questa fase con maggiore chiarezza e sostenibilità. Potrebbe anche valutare di rivolgersi allo sportello di counseling per studenti, se la sua Università ne mette a disposizione uno.

Cordiali saluti
Dott.ssa Arianna Moroni
Psicoterapeuta, Psicologo
Trieste
Buongiorno, ringrazio per essersi raccontata qui. Il senso di stanchezza, l’ansia, le difficoltà di concentrazione e le alterazioni del sonno che descrive sono aspetti tipici di un periodo di forte stress emotivo e mentale, legato spesse volte a carichi di studio elevati, perfezionismo e relazioni faticose. Un percorso di supporto psicologico può offrirle uno spazio sicuro e accogliente per ritrovare energie, rafforzare la fiducia nelle sue capacità, imparare a gestire l’ansia da prestazione e affrontare con maggiore serenità le scelte legate al futuro accademico. Cordiali saluti, AM
Dott.ssa Ylenia De Fusco
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno,
grazie per aver condiviso una situazione così carica di fatica e vissuti emotivi.

Da ciò che descrive emergono segnali che meritano attenzione: stanchezza persistente, difficoltà di concentrazione, ansia, alterazioni del sonno e senso di andare avanti “per inerzia” sono spesso indicatori di un sovraccarico psicofisico prolungato, molto frequente nei percorsi universitari impegnativi come il suo, soprattutto quando si accompagna a una forte tendenza al perfezionismo.

Il perfezionismo, se da un lato può sostenere l’impegno e l’eccellenza, dall’altro può diventare una fonte importante di pressione interna, rendendo difficile sentirsi “abbastanza” e portando a vivere ogni rallentamento come un fallimento. In questo senso, la sensazione di mente annebbiata e di non assimilare nulla non è necessariamente legata a una reale incapacità, ma può essere il segnale di una mente affaticata che avrebbe bisogno di recupero, più che di ulteriore sforzo.

Anche la relazione che descrive, emotivamente faticosa, può aver contribuito a consumare risorse preziose, rendendo ancora più difficile affrontare questo momento del percorso.

Rispetto alla magistrale, il conflitto che sente è comprensibile: prima di trarre conclusioni sulle sue capacità, potrebbe essere utile concentrarsi sul concludere questo percorso e prendersi cura del suo benessere, distinguendo ciò che appartiene alla stanchezza attuale da ciò che riguarda davvero le sue possibilità future.

Potrebbe essere utile concedersi uno spazio di supporto psicologico, come un luogo in cui prendersi cura di sé e delle difficoltà che sta attraversando, per ritrovare gradualmente fiducia e chiarezza e riscoprire, facendo tesoro, delle risorse che già possiede.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
da ciò che descrive emerge un quadro di stanchezza psicofisica prolungata, tipico di una fase di burnout da studio, in cui la mente continua a “fare”, ma senza più energie né reale senso di efficacia. La difficoltà di concentrazione, la sensazione di mente annebbiata, l’alternanza tra insonnia e ipersonnia e gli attacchi d’ansia sono segnali frequenti quando lo stress si cronicizza.

Il perfezionismo, soprattutto quando è rigido, può diventare un fattore che mantiene questo stato: spinge a pretendere molto da sé, rende difficile fermarsi e recuperare, e fa vivere ogni rallentamento come una conferma di “non farcela”. In questi momenti non è tanto la capacità reale a venire meno, quanto le risorse emotive.

Anche la relazione vissuta con il collega, in cui è stata esposta a rabbia e frustrazione altrui, può aver inciso sul suo equilibrio, aumentando il carico emotivo e intaccando l’autostima e la fiducia nelle proprie forze.

Il dubbio sulla laurea magistrale non va letto necessariamente come un limite personale, ma come un segnale importante: prima di decidere il “dopo”, è fondamentale prendersi cura del come sta ora, recuperando energie, chiarezza e un rapporto più sostenibile con lo studio e con se stessa.

Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio cosa sta alimentando questo blocco, lavorare sull’ansia e sul perfezionismo, rielaborare l’esperienza relazionale vissuta e ritrovare gradualmente motivazione e fiducia, così da concludere il percorso universitario con maggiore equilibrio.

Per questo le consiglierei di approfondire la situazione con uno specialista, che possa accompagnarla in modo mirato in questo momento delicato.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
La ringrazio molto per la fiducia e per aver condiviso un vissuto così articolato e autentico. Da ciò che racconta emerge con chiarezza un quadro di affaticamento prolungato, non solo mentale ma anche fisico ed emotivo, che il corpo sta esprimendo attraverso segnali molto chiari: difficoltà di concentrazione, mente annebbiata, ansia, alterazioni del sonno (insonnia e ipersonnia), stanchezza cronica. Sono tutti indicatori di un sistema che sta chiedendo una pausa, una riorganizzazione, uno spazio di respiro.
È importante dirlo con chiarezza: non si tratta di “debolezza”, né di mancanza di capacità. Quello che descrive è la conseguenza di un andare avanti per inerzia, per dovere, per pressione interna, per aspettative elevate, senza più un reale spazio di recupero. E a lungo andare questo logora, anche le persone più competenti, motivate e strutturate.
La domanda che forse può iniziare a porsi, con gentilezza verso se stessa, è proprio quella che emerge implicitamente dal suo racconto: è davvero necessario andare per forza a questo ritmo? È davvero l’unica modalità possibile?
Se questo ritmo non è sostenibile, come appare evidente dai sintomi che descrive, allora non è una questione di forza di volontà, ma di strategie. Forse non serve spingere di più, ma cambiare direzione.
È significativo che lei abbia già consapevolezza di un aspetto del suo funzionamento: il perfezionismo. Questa è una base preziosa, ma, come giustamente emerge, la consapevolezza da sola spesso non basta: come trasformo questa consapevolezza in qualcosa di pratico, utile, concreto per il mio benessere? Come posso imparare modalità più flessibili di stare nello studio, nella performance, nell’errore, nel limite, nel ritmo personale? Perché non è la consapevolezza in sé che cambia la qualità della vita, ma l’acquisizione di strategie nuove di relazione ai propri pensieri, le proprie aspettative e i propri standard interni.
Rispetto alla magistrale, è comprensibile la paura di “non reggere il ritmo”. Ma è importante distinguere: non è detto che il problema sia la magistrale in sé potrebbe essere il modo in cui lei vive lo studio, la pressione interna, il livello di autoesigenza, il carico emotivo che accompagna il percorso. Lei non è costretta a vivere gli studi in questo modo. Questo vissuto oggi le appare insormontabile, ma non lo è: è un assetto che può essere modificato.
Anche la relazione che accenna, seppur con pochi dettagli, sembra essere un capitolo significativo: una relazione in cui lei è stata usata come contenitore di rabbia e frustrazione altrui lascia tracce emotive, anche quando finisce. Non è neutra dal punto di vista psicologico e merita spazio, elaborazione e comprensione, perché spesso questi vissuti continuano ad agire “in sottofondo” sulle energie e sulla motivazione.
In questo momento, più che “stringere i denti”, potrebbe essere davvero utile fermarsi in modo sano, non come resa ma come riorganizzazione. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a: lavorare sul perfezionismo in modo concreto e operativo, ridurre il rimuginio e l’autopressione, recuperare energie mentali ed emotive, costruire un rapporto più sostenibile con lo studio, integrare le esperienze relazionali vissute, ritrovare motivazione, senso e direzione
Il suo obiettivo — “ritrovare le forze e riuscire a concludere il mio percorso” — è profondamente sano e legittimo. E non richiede di annullarsi, ma di prendersi cura del modo in cui sta dentro le cose.
Rimango a disposizione. Quello che sta vivendo è comprensibile, umano, e soprattutto trasformabile. Non è obbligata a vivere il suo percorso universitario come una lotta continua. Ci sono modi diversi, più sostenibili e più rispettosi del suo funzionamento, per arrivare ai suoi obiettivi.
Dott.ssa Tonia Caturano
Psicoterapeuta, Sessuologo, Psicologo
Pioltello
Buongiorno,
la ringrazio per la fiducia con cui descrive una fase così fragile e, allo stesso tempo, così importante del suo percorso. Dalle sue parole emerge una grande lucidità: lei **sta funzionando**, ma a un costo molto alto. E il corpo e la mente stanno iniziando a presentarle il conto.

È comprensibile arrivare a questo punto stanca. Tre esami alla laurea non sono “pochi passi”: sono spesso i più pesanti, perché arrivano **quando le energie profonde sono già state spese**. L’andare avanti “per inerzia” è un meccanismo di sopravvivenza, non un fallimento. Il problema è che l’inerzia, se dura troppo, svuota il senso di ciò che si fa e genera proprio quello che lei descrive: mente annebbiata, difficoltà di concentrazione, sensazione di non trattenere nulla nonostante l’impegno.

Gli attacchi d’ansia, le oscillazioni del sonno, l’alternanza tra insonnia e ipersonnia sono segnali chiari di **un sistema sotto stress prolungato**. Non indicano debolezza, ma saturazione. È come se il suo organismo stesse cercando, a modo suo, di dirle: *“Così non posso andare avanti all’infinito.”*

Lei individua con molta precisione un nodo centrale: il perfezionismo. Non come tratto superficiale, ma come **struttura interna** che probabilmente l’ha aiutata a ottenere risultati, ma che ora rischia di diventare un fattore di blocco. Il perfezionismo, soprattutto in contesti altamente cognitivi come la fisica, spesso non permette pause vere: anche quando si studia, una parte della mente giudica, controlla, pretende. E questo consuma moltissimo.

Il dubbio sulla laurea magistrale è molto significativo. Non mi sembra nasca da una mancanza di desiderio, anzi: lei dice chiaramente che ci terrebbe a proseguire. Il freno sembra piuttosto legato alla paura di **non reggere ancora**, di rompersi del tutto. È una paura da ascoltare, non da scacciare. Ma attenzione: essere stanchi ora non significa essere incapaci in assoluto. Significa essere **esausti in questa fase**, con queste condizioni emotive.

C’è poi un elemento relazionale che pesa più di quanto forse lei stessa si conceda di riconoscere. La relazione con il collega, in cui è stata a lungo utilizzata come contenitore della rabbia e della frustrazione altrui, ha probabilmente eroso risorse fondamentali: sicurezza, fiducia, confini. Anche se conclusa, una relazione così lascia spesso una stanchezza silenziosa, una voce interna che dice *“devo reggere, devo assorbire, non devo crollare”*. E questo si riflette inevitabilmente nello studio.
Il punto, ora, non è “stringere i denti” ancora di più. È **ritrovare le sue forze senza colpevolizzarsi per averle perse**. Concludere il percorso non significa farlo in guerra contro se stessa, ma imparando – forse per la prima volta – a dosare, a proteggersi, a non chiedersi sempre il massimo possibile.
Se lo desidera, **la invito a un colloquio di sostegno**, uno spazio in cui poter lavorare su più livelli:
– comprendere cosa sta alimentando l’ansia e la stanchezza cognitiva
– ridimensionare il perfezionismo senza perdere qualità
– elaborare l’impatto della relazione passata
– e soprattutto costruire una visione realistica (non punitiva) del suo futuro accademico
Lei non è “inadatta” a un ritmo intenso: è una persona che ha dato molto a lungo senza sufficienti spazi di recupero. Ritrovare forza non significa diventare più dura, ma **più gentile e più lucida con se stessa**.
E da come scrive, questa capacità è già dentro di lei. Ora va solo rimessa al centro.
Buongiorno, bellissima richiesta. La, cito testuali parole, "parte del suo cervello che la frena facendola credere di non riuscire a reggere un ritmo del genere" potrebbe essere la voce dell'ansia e degli attacchi di cui ha fatto riferimento, la quale le apre scenari e possibilità che attivano e mantengono l'ansia stessa in quello che è un circolo vizioso. Un minimo di preoccupazione o ansia per la conclusione di un percorso e l'apertura di un altro sono normali, di fronte all'incertezza di quello che sarà è umano e quindi naturale provare ansia. Quando quest'ansia ci blocca e ci ostacola nel raggiungere i nostri obiettivi allora diventa un problema da affrontare per ridimensionarla. Questi attacchi quando nascono? Nota se ci sono dei momenti o delle attività specifiche dai quali poi nota di trovarsi in ansia? Certe situazioni o contesti, richiamano pensieri alla nostra mente e sono poi questi pensieri a creare, alimentare e mantenere l'ansia. Non possiamo impedirci di pensare, possiamo però scegliere se agganciarci a questi pensieri e seguirli, sapendo che ci causeranno ansia e agitazione, oppure guardarli passare come fossero nuvole nel cielo; prendere consapevolezza che ci sono anche queste nuvole, accettare che passino anche loro e lasciarle passare perchè non ci sono utili per raggiungere il nostro obiettivo, che nel Suo caso è concludere il Suo percorso.
Buongiorno, da quello che descrive emerge un quadro di forte stanchezza emotiva e mentale, più che di reale incapacità. Arrivare a tre esami dalla laurea dopo un percorso impegnativo come fisica, portandosi dietro perfezionismo, pressione interna e una relazione logorante, può portare ai sintomi che racconta: mente annebbiata, difficoltà di concentrazione, ansia, alterazioni del sonno. Sono segnali di sovraccarico, non di mancanza di valore o di risorse. Accanto a questo, sembra esserci anche una paura legata al “dopo”: concludere l’università significa esporsi a scelte, responsabilità e a un futuro meno strutturato, e questa incertezza può inconsciamente bloccare, rallentare o togliere energia proprio nella fase finale. A volte restare fermi, pur nella fatica, può sembrare meno spaventoso che andare avanti verso l’ignoto.
Il perfezionismo, soprattutto ora, rischia di amplificare tutto: alza l’asticella e non lascia spazio al recupero, alimentando la sensazione di non essere mai abbastanza. Anche la relazione con il collega sembra aver sottratto risorse emotive preziose in un momento in cui avrebbe avuto bisogno di sostegno. Il dubbio sulla magistrale non va letto come una rinuncia, ma come il bisogno di tempo e di ascolto di sé. Potrà valutare il futuro con più lucidità una volta recuperate le forze. Ora l’obiettivo è chiudere questo percorso, un passo alla volta, riducendo l’auto-pressione.
Può essere utile chiedersi non “se sono capace”, ma “di cosa ho bisogno adesso per arrivare in fondo”. Un supporto psicologico potrebbe aiutarla a lavorare su ansia, perfezionismo e paura del futuro, accompagnandola a ritrovare fiducia e continuità. Non è fragile: è stanca. E la stanchezza, se riconosciuta, può diventare il primo passo per ripartire.
Dott.ssa Teresa Luzzi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Un periodo prolungato di iper-attivazione, pressione interna e perfezionismo, può portare ad un'importante stanchezza psicofisica che ci spiega la sua sensazione di andare avanti per inerzia, mente annebbiata e difficoltà di concentrazione. I suoi sintomi sono riferibili ad un sistema che è stato a lungo sotto sforzo e che ora chiede una riorganizzazione. Il perfezionismo, quando diventa rigido, può diventare un fattore di blocco importante alimentando la sensazione di non farcela. Anche la relazione di cui ha parlato e per cui si è spesa può aver contribuito a un consumo emotivo ed energetico importante. Il fatto che guarda al futuro, alla possibilità non solo di concludere gli studi ma di proseguirli, ci dice che lei ha delle risorse a disposizione anche se in questo momento appaiono poco accessibili. Bisogna ripartire da qui.
Dott.ssa Giada Casumaro
Psicologo, Terapeuta, Professional counselor
Rovereto sulla Secchia
Buonasera, grazie per aver scritto i suoi dubbi. Penso che a volte ci sia bisogno di un po' di respiro, proprio perché pretendiamo molto da noi stessi e ci affatichiamo senza poi trovare le energie, anzi perderle. Serve spaizo e tempo vuoto per andare avanti.
Se ha necessità rimango a disposizione per aiutarla.
Dott.ssa Casumaro Giada
Dott. Matteo De Nicolò
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, la ringrazio per aver scritto e per aver raccontato con tanta lucidità ciò che sta attraversando. Da quello che descrive emerge un quadro di forte stanchezza mentale ed emotiva, come se negli ultimi mesi stesse andando avanti più per dovere che per energia reale. Quando si è vicini al traguardo, soprattutto dopo un percorso impegnativo come quello di fisica, può capitare di sentirsi “svuotati”, con la mente meno reattiva, più distratta e con la sensazione di non riuscire più ad assorbire come prima. Gli episodi di ansia, l’alternanza di insonnia e ipersonnia, insieme alla percezione di avere la testa annebbiata, possono essere segnali di un sovraccarico che si è accumulato nel tempo. Il perfezionismo, che lei riconosce come una caratteristica presente da sempre, spesso contribuisce a mantenere alta la pressione interna anche quando le risorse iniziano a diminuire, e può rendere ogni prova più pesante da sostenere. In questo contesto è comprensibile che l’idea della magistrale le provochi ambivalenza: da una parte il desiderio di proseguire un percorso a cui tiene, dall’altra la paura di non riuscire a reggere un ritmo simile. In momenti come questo non è necessario decidere tutto subito, ma può essere utile prima recuperare stabilità, energia e una maggiore fiducia nella propria capacità di affrontare lo studio senza sentirsi costantemente “in lotta”.
Anche l’esperienza relazionale che racconta, vissuta come logorante e sbilanciata, può aver lasciato una traccia emotiva importante, soprattutto se per lungo tempo ha dovuto contenere il peso della frustrazione e della rabbia di un’altra persona. Ritrovare le sue forze significa anche riconoscere ciò che l’ha consumata, oltre allo studio in sé.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a rimettere ordine in questi aspetti: gestire l’ansia, lavorare sul perfezionismo, recuperare energie e costruire un modo più sostenibile per arrivare alla conclusione degli ultimi esami. Resto a disposizione se desidera un confronto o un supporto in questa fase. Cordiali saluti, Matteo De Nicolò
Dott.ssa Annalisa Mazzoni
Psicologo, Psicologo clinico
Pistoia
Buon pomeriggio,
le difficoltà che descrive non parlano di una mancanza di capacità, ma del bisogno legittimo di fermarsi e prendersi cura di sé dopo un periodo di grande impegno e carico emotivo.

Io partirei dal dare spazio a ciò che sta vivendo ora, cercando di comprendere meglio l’ansia, il perfezionismo, il peso della relazione passata e i dubbi legati alle scelte future. Non per “aggiustare qualcosa che non va”, ma per accompagnare e sostenere con maggiore consapevolezza una fase di passaggio delicata come quella che sta attraversando.

Un caro saluto.
Dott.ssa cristina manduca
Psicologo, Psicologo clinico
Catania
Da quello che descrive emerge un forte stato di stanchezza mentale ed emotiva, tipico di una fase di sovraccarico, più che di una reale incapacità. L’ansia, le difficoltà di concentrazione e le alterazioni del sonno sono segnali che indicano che sta chiedendo molto a te stessa da troppo tempo.
Il fatto che sia arrivata a tre esami dalla laurea mostra che le risorse ci sono. In questo momento è importante rallentare, ridefinire le priorità e prenderti cura del suo equilibrio, anche elaborando l’impatto della relazione passata.Un supporto psicologico potrebbe aiutarla a farlo in modo più sostenibile.
Buongiorno, da quello che racconta sembra che da mesi stia andando avanti con grande sforzo e sovraccarico da troppo tempo; causandole ansia, difficoltà di concentrazione e difficoltà legato al sonno. Il desiderio di continuare gli studi c’è, ma oggi è coperto dalla paura di non farcela e dalla fatica accumulata. Penso che in questo momento sia importante provare a fermarsi e capire cosa sta succedendo e come recuperare energie. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a fare chiarezza su questo periodo, per ripartire - eventualmente - con maggiore serenità ed equilibrio.
Un saluto
Dott.ssa Angela Schepis
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Buonasera, ho letto attentamente la sua richiesta, dalla quale emerge il bisogno di recuperare le sue energie. Finora ha dedicato tutta se stessa allo studio, raggiungendo standard elevati tendenti al perfezionismo. Credo che sia opportuno ascoltare il suo corpo e la sua mente che chiedono, a gran voce, un ritmo più lento per ritrovare l' equilibrio. Gli attacchi di ansia e gli episodi di insonnia e di ipersonnia raffigurano i segnali di una "disregolazione" dovute ad un sovraccarico cognitivo. Gli effetti manifesti sono dati dalla mancanza di concentrazione, dalla sensazione di non assimilare bene i concetti e dall'impotenza di non essere in grado di gestire la situazione. Un altro evento stressante è dato dalla fine della relazione che ha un'incidenza sulla sua emotività. Ciò la rende più fragile, anche se, il rapporto amoroso era su un piano asimmetrico. In merito alla possibilità di iscriversi alla magistrale, visto che ancora deve ultimare la triennale, Le suggerisco di considerare la scelta in un secondo momento, quando ha maggiore risorse e starà meglio. La pausa non è sinonimo di "perdita di tempo", ma è un prendersi cura di se stessi.
Dr. Rossella Di Domenico
Psicologo, Psicologo clinico
Portici
Ciao :) quello che descrivi è comprensibile e merita ascolto. Quando compaiono stanchezza, fatica mentale e ansia, spesso la mente sta segnalando un bisogno di rallentare e prendersi cura della propria parte emotiva, senza giudicarsi né forzarsi a “funzionare” a tutti i costi. Dalle tue parole emerge una buona consapevolezza di te stessa, che è una risorsa importante. Ciò che stai vivendo non ti definisce, ma racconta una necessità reale che merita spazio, rispetto e attenzione. Per andare avanti può essere utile non restare soli: esistono percorsi psicologici, in particolare di orientamento cognitivo-comportamentale, pensati per aiutare a ritrovare equilibrio, energia e fiducia, soprattutto nei momenti di sovraccarico legati allo studio, alle relazioni e alle scelte future. Ti auguro di riuscire a prenderti il tempo e il supporto di cui hai bisogno per raggiungere i tuoi obiettivi. Buona fortuna per i tuoi studi
Dott.ssa Marta Noschese
Psicologo clinico, Psicologo
Milano
Buongiorno,
da quanto descrive emerge un quadro di forte affaticamento psicofisico che non è raro nelle fasi finali di un percorso universitario impegnativo, soprattutto quando si è sempre sostenuto lo studio con standard elevati e una spinta personale alla perfezione. Arrivare a pochi esami dalla conclusione non significa necessariamente avere meno risorse; spesso, al contrario, indica che tali risorse sono state utilizzate a lungo senza un adeguato recupero.

La sensazione di mente annebbiata, la difficoltà di concentrazione, le oscillazioni del sonno e gli attacchi d’ansia sono segnali tipici di uno stato di stress prolungato. Non indicano una perdita di capacità cognitive né una reale incapacità di “assimilare”, ma piuttosto un sistema che sta chiedendo una riorganizzazione. In questi stati, continuare a spingere solo sulla forza di volontà tende a peggiorare questo senso di inefficacia.

Il perfezionismo, che lei riconosce come tratto stabile, in momenti di stanchezza diventa spesso un fattore di blocco: alza ulteriormente le aspettative mentre le energie diminuiscono, alimentando il dubbio di non essere “abbastanza” per reggere i ritmi futuri. È comprensibile che l’idea della magistrale attivi timori, ma è importante distinguere ciò che oggi è frutto dello stress da una reale valutazione delle sue capacità.

Anche la relazione che descrive ha probabilmente inciso sul suo equilibrio emotivo: essere stata a lungo un contenitore della frustrazione altrui può aver contribuito a erodere energie e fiducia, proprio in una fase già delicata.

In questo momento la priorità sembra essere non tanto “decidere il futuro”, quanto recuperare un minimo di stabilità e di fiducia per concludere il percorso attuale. Un supporto psicologico potrebbe aiutarla a lavorare su questa spinta alla perfezione, sull’ansia e sulla gestione delle ultime tappe, permettendole di arrivare alla fine con maggiore lucidità. Le decisioni successive potranno essere prese con più chiarezza una volta uscita da questo stato di affaticamento.
Dott.ssa Alessandra Barcella
Psicologo, Psicologo clinico
Gorlago
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza ciò che sta vivendo. Da quello che descrive emerge una stanchezza profonda, alimentata da un forte senso di responsabilità, dal perfezionismo e da esperienze relazionali che l’hanno messa a dura prova. I sintomi che riporta — ansia, difficoltà di concentrazione, alterazioni del sonno — sono segnali importanti che meritano ascolto e cura, non giudizio.

Se lo desidera, sono disponibile ad accompagnarla nell’inizio di un percorso psicologico, uno spazio sicuro in cui fermarsi, comprendere meglio ciò che sta accadendo e ritrovare gradualmente le sue risorse per concludere il percorso universitario e fare scelte più serene per il futuro.

Un caro saluto
Dott.ssa Barcella
Dott.ssa Silvana Grilli
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buonasera,
da ciò che racconta emerge un quadro di sfinimento profondo, non solo fisico ma anche mentale ed emotivo. La mente annebbiata, la difficoltà a concentrarsi nonostante lo studio, l’alternanza tra insonnia e ipersonnia e gli attacchi d’ansia sono segnali di un sistema che ha superato la soglia di tenuta. Andare avanti “per inerzia”, pur essendo vicina alla laurea, indica che le risorse si sono consumate e che il corpo sta chiedendo un rallentamento.
In questo contesto, il perfezionismo gioca un ruolo centrale. Non si tratta semplicemente di voler fare bene, ma di una spinta interna che non ammette pause, errori o limiti. Quando le energie sono basse, il perfezionismo diventa particolarmente dannoso: le richieste restano altissime mentre la capacità di sostenerle diminuisce, alimentando senso di fallimento, ansia e blocco.
Anche i dubbi rispetto alla magistrale vanno letti alla luce di questo sfinimento. La voce che le dice “non ce la farai” non è necessariamente una verità sulle sue capacità, ma può essere l’espressione della stanchezza attuale. Forse la domanda più utile, in questo momento, non è se riuscirà a reggere un nuovo impegno, ma cosa le serve ora per recuperare energie e poter poi scegliere con maggiore lucidità.
Accenna inoltre a una relazione conclusa, in cui ha a lungo assorbito rabbia e frustrazione. Relazioni di questo tipo consumano risorse emotive in modo continuo e profondo, e possono contribuire in maniera significativa a uno stato di sfinimento, anche quando non ce ne si rende pienamente conto.
Uscire da una condizione di sfinimento non significa semplicemente riposarsi. Significa interrogarsi su cosa l’ha portata fin qui: sulle radici del perfezionismo, sul rapporto con le aspettative (proprie e altrui), sul modo in cui tende a spingersi oltre i propri limiti. Un percorso psicologico può offrire uno spazio in cui rallentare senza sentirsi in colpa, lavorare sull’ansia e sul sonno, e iniziare a costruire una relazione più gentile con sé stessa, meno centrata sulla performance e più attenta ai suoi bisogni reali. Da lì sarà possibile recuperare chiarezza e prendere decisioni importanti con maggiore serenità.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
Salve gent.ma utente.
Dalle sue parole sembra emergere una situazione di stress cronico relativo allo studio e a fattori extra-accademici concomitanti. inoltre, la presenza dell'ansia e la sensazione costante di stanchezza possono far pensare a un'iniziale fase di burnout. Ciò spiega anche la mancanza di concentrazione e le difficoltà di memorizzazione.
Tre esami possono sembrare pochi ma potrebbero essere anche uno scoglio molto arduo da superare nelle sue attuali condizioni. La mente, infatti, spesso ignora i segnali che arrivano dall'organismo e continua a spingere verso gli obiettivi prefissati, quasi incondizionatamente. Lei stessa ha aggiunto una tendenza caratteriale al perfezionismo che la porta a cercare sempre il massimo risultato e a completare ogni compito con soddisfazione.
Il gap tra richiesta ambientale e risorse reali a disposizione rischia di essere troppo grande e lasciarla in uno stato di frustrazione.
I segnali sono chiari: lei ha bisogno di rallentare e di riprendere un livello di benessere personale accettabile, sia fisico che mentale. Questo non vuol dire abbandonare i suoi obiettivi e le normali attività. E' fondamentale, però, generare comportamenti e strategie incentrate sul rilassamento, sul self-care, sul piacere sensoriale. Sono tutte azioni che concretamente agiscono sui livelli di endorfine e dopamina essenziali per pareggiare l'eccesso di neurotrasmettitori e ormoni legati all'eccessivo stress, come adrenalina e cortisolo.
Valuti la possibilità di un supporto psicologico per affrontare questa fase difficile. Potrà accedere a strumenti per arginare lo stress, per gestire gli episodi di ansia e per trovare un metodo di studio adatto a queste circostanze.
Investire sul suo benessere psicologico significa investire sul suo presente, ma anche di acquisire saggezza in previsione degli impegni futuri e della realizzazione dei suoi ambiziosi obiettivi.
Rimango a disposizione per informazioni su un percorso psicologico adatto alle sue esigenze. Anche tramite consulenza online.
Le auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese
Dott. Daniele Migliore
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentilissima, grazie per aver condiviso la sua preoccupazione.
Da quello che descrive è chiaro quanto lei si senta stanca ed è dunque normale che teme di non riuscire a mantenere i ritmi attuali. Non solo dal punto di vista fisico ma anche emotivo.
La sensazione di “andare avanti per inerzia”, la mente annebbiata, le difficoltà di concentrazione e le oscillazioni del sonno le leggerei non tanto come mancanza di capacità, quanto come segnali di un sistema che è rimasto a lungo in uno stato di tensione e controllo.
La relazione con il collega, che lei descrive come emotivamente sbilanciata e faticosa, potrebbe aver contribuito ad amplificare questo logoramento, soprattutto se si è trovata a occupare una posizione di contenimento delle difficoltà altrui, a scapito dei propri bisogni.
Potrebbe essere utile prendere in considerazione l'inizio un percorso terapeutico, non tanto per decidere se iniziare la magistrale (che mi sembra essere il suo desiderio) quanto per mettere in contatto gli obbiettivi con i limiti, senza che questi vengano vissuti come un fallimento.
Ritrovare le forze, in questo momento, può significare anche concedersi di rallentare e di ripensare il proprio modo di stare nello studio e nelle relazioni, non per rinunciare a ciò che conta, ma per poterlo abitare in modo più sostenibile.
Le auguro tutto il meglio,

Dott. Daniele Migliore
Dott.ssa Elisa Rizzotti
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Pordenone
Gentile, capisco quanto possa essere faticoso trovarsi in una fase in cui le energie sembrano venir meno proprio quando la meta si avvicina: ciò che descrive — la stanchezza, le difficoltà di concentrazione, le oscillazioni del sonno e l’ansia — raccontano un periodo di grande sovraccarico, in cui aspetti come il perfezionismo e le esperienze relazionali passate possono aver contribuito ad accentuare la fatica. È comprensibile sentirsi divisa tra il desiderio di proseguire e la paura di non riuscire a sostenere il ritmo: spesso, quando la mente è così impegnata a “tenere tutto insieme”, diventa difficile trovare spazio per sé. Forse potrebbe essere utile concedersi un luogo in cui fermarsi un momento, comprendere meglio come si è arrivata a questo punto e ritrovare un modo di affrontare il percorso che non passi solo attraverso la forza di volontà, ma anche attraverso una rinnovata cura di sé. Rimango a disposizione, dott.ssa Elisa Rizzotti
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, da quello che scrive emerge una grande stanchezza, non solo fisica ma soprattutto mentale ed emotiva, e il fatto che lei riesca a riconoscerla e a darle parola è già un segnale di lucidità e di forza, anche se in questo momento forse non lo percepisce così. Arrivare agli ultimi esami di un percorso impegnativo come fisica dopo anni di studio richiede un’enorme quantità di energie, e spesso proprio quando si è vicini al traguardo il corpo e la mente iniziano a rallentare, come se chiedessero il conto di tutto ciò che hanno tenuto insieme fino a quel momento. La sensazione di andare avanti per inerzia, di studiare tanto ma senza sentire di assimilare, di avere la mente annebbiata, è molto frequente in fasi di sovraccarico prolungato. Non è un segnale di incapacità né di perdita delle sue competenze, ma piuttosto il segnale di un sistema che è rimasto troppo a lungo in tensione. L’ansia che compare, insieme alle alterazioni del sonno, sembra inserirsi proprio in questo quadro di affaticamento e di pressione interna costante, in cui il bisogno di fare bene, di non sbagliare, di essere all’altezza non trova più spazi di recupero. Il perfezionismo che descrive non è solo una caratteristica del suo modo di studiare, ma spesso diventa una lente attraverso cui ci si giudica in modo molto severo. Quando questa parte prende troppo spazio, ogni difficoltà viene letta come una prova di inadeguatezza e ogni rallentamento come un fallimento. In realtà, ciò che sta vivendo sembra più una reazione comprensibile a un periodo lungo e impegnativo, piuttosto che un limite personale. Il fatto che lei abbia studiato fisica e sia arrivata a tre esami dalla laurea racconta già molto della sua capacità di reggere ritmi complessi, anche se ora questa fiducia vacilla. Il dubbio rispetto alla laurea magistrale va letto con attenzione, senza forzarlo ma neppure prendendolo come una verità assoluta. È possibile che una parte di lei desideri davvero continuare, mentre un’altra parte, stanca e provata, cerchi di proteggerla da un’ulteriore fatica. In momenti come questo, il rischio è quello di scambiare la stanchezza per un limite definitivo, quando invece potrebbe essere un segnale temporaneo legato a un accumulo di stress non elaborato. Non è necessario decidere tutto ora. A volte è più utile concentrarsi su un passo alla volta, restituendo prima di tutto un po’ di ossigeno alla mente. Anche la relazione che cita ha probabilmente lasciato un segno. Essere a lungo il contenitore della rabbia e della frustrazione di un’altra persona consuma risorse emotive importanti, spesso in modo silenzioso. È possibile che parte della fatica che sente oggi abbia a che fare anche con questo, con il peso di aver dovuto reggere non solo le sue difficoltà ma anche quelle di qualcun altro, in un momento già delicato della sua vita. Ritrovare le forze non significa sforzarsi di più, ma iniziare a cambiare il modo in cui si guarda a se stessa. In questa fase potrebbe esserle utile imparare a distinguere ciò che è davvero necessario da ciò che è spinto da aspettative rigide, concedendosi margini di imperfezione senza viverli come una minaccia. Concludere il percorso non richiede di essere al massimo della forma, ma di essere sufficientemente presente e gentile con se stessa da non aggiungere ulteriore pressione a quella che già c’è. Il fatto che lei desideri portare a termine gli studi e allo stesso tempo senta il bisogno di recuperare energia non è una contraddizione. È un equilibrio delicato, ma possibile, se si inizia ad ascoltare i segnali di stanchezza non come un ostacolo, ma come una richiesta legittima di cura e di riorientamento. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott. Marco Squarcini
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentilissima, da quello che descrive sembra che lei sia arrivata a una fase di profonda stanchezza, più che di perdita di capacità o di motivazione. Essere a pochi esami dalla laurea, dopo anni intensi, spesso coincide con un momento di svuotamento, si continua a studiare, ma con la mente affaticata, meno ricettiva e con il corpo che inizia a mandare segnali chiari di sovraccarico, come l’ansia e le difficoltà del sonno che racconta.
La laurea triennale, inoltre, è di per sé un momento di passaggio e cambiamento. Segna una fine, ma apre anche interrogativi sul dopo. È normale che in questa fase emergano ambivalenza, dubbi e paure rispetto al futuro, soprattutto quando una parte di lei desidera continuare e un’altra teme di non avere abbastanza energie.
La sensazione di “non assimilare” e la fatica a concentrarsi spesso compaiono quando la vita si è molto concentrata sugli obiettivi, lasciando poco spazio ad altre esperienze nutrienti come relazioni significative, creatività, interessi personali, esperienze che restituiscono vitalità. Anche la relazione che cita, in cui per lungo tempo ha assorbito rabbia e frustrazione altrui, può aver contribuito a consumare ulteriormente le sue risorse emotive.
Il dubbio sulla magistrale può allora essere letto non come un limite definitivo, ma come il segnale di una parte di lei che oggi chiede prima di tutto di ritrovare energia e senso, prima ancora di fare nuove scelte. Concludere questo percorso, recuperare forze e rimettere al centro ciò che per lei è vivo e significativo può essere il passaggio necessario per tornare a sentire lo studio come una scelta, e non come una prova da reggere. Un supporto psicologico può aiutarla ad attraversare questo momento di transizione, dando spazio all’ambivalenza senza esserne travolta. Ma soprattutto potrebbe aiutarla ad esplorare questa dinamica relazionale in cui lei sembra dare tantissimo per gli altri, mettere a disposizione le sue risorse e la sua mente (sia per il compagno che per l'università), senza però dar spazio e ascolto ad alcune sue esigenze fisiche e mentali.
Un caro saluto, Dott. Marco Squarcini
Buonasera, le consiglio un percorso di sostegno psicologico per affrontare al meglio questo periodo. Sembra avere un quadro chiaro e questo potrebbe facilitarla nell'esposizione al professionista che sceglierà. Le auguro buona fortuna.
Dott.ssa Virginia Vazzoler
Psicoterapeuta, Psicologo
Treviso
Buongiorno, quanto scritto non sembra essere collegato a una scarsa capacità, ma a una forte stanchezza: arrivare a pochi esami dalla laurea dopo anni di impegno, può attivare vissuti di stanchezza, ansia e confusione.
Gli episodi di ansia, le alterazioni del sonno e la difficoltà di concentrazione sono dei campanellini d'allarme che ci fanno capire che il nostro corpo è sotto pressione, connesso anche all'emotività toccata inoltre dalle modalità della relazione e dalla fine di essa. Un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutare a distinguere la stanchezza dal limite, a lavorare sul perfezionismo e sull’ansia da prestazione, e a recuperare energie per concludere il percorso, cercando di arrivare a una scelta autentica in vista dei progetti futuri. Importante è capire che non deve decidere tutto ora: ritrovare un certo equilibrio partendo dall'ascolto di sè è un primo passo importante.
Resto a disposizione,
la ringrazio.
Dott.ssa Virginia Vazzoler

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