Buongiorno,sono la compagna di un uomo che soffre di disfunzione erettile. Non viviamo insieme,i no

25 risposte
Buongiorno,sono la compagna di un uomo che soffre di disfunzione erettile.
Non viviamo insieme,i nostri incontri non sono frequenti e non sono gratificanti dal punto di vista sessuale per entrambi.Nonostante io sia piu` che disponibile all'ascolto lui ha una grande reticenza a parlarne,ho provato con estrema delicatezza ad affrontare l'argomento ma ho immediatamente desistito data la sua chiusura.
Questo non fa che aumentare l'ansia e ha aperto altre crepe nel nostro rapporto,la comunicazione e` sempre piu` difficile con grande sofferenza di entrambi.Vorrei fargli sentire la mia vicinanza ma non so come fare.
Dott. Omar Vitali
Psicologo, Terapeuta, Professional counselor
Dalmine
Buongiorno. Comprendo profondamente la delicatezza della situazione e il senso di impotenza che puoi provare. Posso confermarti che la disfunzione erettile, quando non ha cause puramente organiche, si trasforma rapidamente in un "terzo incomodo" che blocca la comunicazione e crea tensioni emotive profonde.
In ottica bioenergetica, l'erezione è un fenomeno di espansione energetica verso l'esterno. Quando subentra l'ansia da prestazione o un blocco emotivo. La sua chiusura verbale è spesso una forma di "corazza" difensiva per proteggersi dal senso di fallimento e dalla ferita alla sua identità maschile.
Ecco alcuni suggerimenti per provare a sbloccare questa situazione con estrema dolcezza:
1. Sposta il focus dalla "prestazione" al "contatto"
Spesso l'uomo che soffre di questo disturbo vive l'incontro sessuale come un esame. Se percepisce che l'obiettivo finale è il rapporto completo, l'ansia aumenta.
Cosa fare: Proponi momenti di vicinanza corporea che non abbiano come fine il sesso. Massaggi, carezze, o semplicemente stare abbracciati respirando insieme. In bioenergetica, il respiro profondo aiuta a sciogliere le tensioni e a far circolare l'energia senza la pressione del "dover fare".
2. Cambia il canale comunicativo
Se la parola lo spaventa, usa la rassicurazione corporea. A volte un messaggio scritto (non durante l'incontro, ma in un momento neutro) può essere meno minaccioso di un confronto faccia a faccia.
Esempio di messaggio: "Sento che c'è un muro tra noi e questo mi dispiace perché mi manchi tu, non solo la nostra intimità. Voglio che tu sappia che per me sei importante a prescindere da tutto e che sono dalla tua parte, non per giudicarti ma per starti vicino."
3. Normalizza senza minimizzare
La chiusura nasce spesso dalla vergogna. Senza forzarlo a parlare, puoi far passare il concetto che il piacere e l'intimità di coppia hanno mille sfumature e che la qualità del vostro legame non dipende solo da un unico aspetto.
4. Suggerire un supporto professionale
Come figura professionale formata, so quanto sia importante distinguere tra cause psicologiche (ansia, stress, blocchi emotivi) e fisiche.
Potresti suggerirgli, con estrema calma, di fare un controllo medico (andrologico) per escludere cause fisiche. Questo a volte "toglie la colpa" alla persona, rendendo il problema qualcosa di trattabile e non un fallimento personale.
Un consiglio per te: Non dimenticare il tuo benessere. La sua chiusura non è un rifiuto verso di te, ma una lotta che sta portando avanti con se stesso.
Omar

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Dott.ssa Sveva Nonni
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Gentile utente, la sua sofferenza è comprensibile e il suo desiderio di stare vicino al suo compagno è già un segnale importante di cura.
La disfunzione erettile, per molti uomini, non riguarda solo il corpo ma tocca profondamente l’identità, l’autostima e il timore di deludere l’altro. La chiusura che lei incontra può essere letta non come mancanza di fiducia o di amore, ma come una modalità difensiva per proteggersi da vergogna, paura o senso di fallimento. Questo però, come giustamente nota, finisce per alimentare distanza e incomprensione nella coppia. A volte è utile esprimere ciò che lei prova, parlando del bisogno di vicinanza emotiva senza focalizzarsi subito sulla sessualità. Questo può ridurre la pressione e favorire un dialogo più sicuro.
Allo stesso tempo è importante che anche lei non resti sola con la sua ansia e la sua frustrazione. Chiedersi di “tenere duro” senza poter esprimere i propri bisogni rischia di aumentare il peso emotivo che porta. Un supporto esterno, come un percorso psicologico individuale o di coppia, potrebbe offrire uno spazio protetto in cui dare voce a entrambi, con l’aiuto di un professionista che possa mediare e normalizzare le difficoltà legate alla sessualità. Spero possiate trovare la soluzione a questa difficile sfida, un caro saluto
Gentile utente,
comprendo la sua sofferenza. La disfunzione erettile è un problema molto comune ma risolvibile, da valutare attentamente all’interno di un’ottica biopsicosociale. Per questo potrebbe essere utile un check-up medico da un andrologo e un colloquio con uno specialista, ad esempio un sessuologo.
Un caro saluto, Dott.ssa Daniela Maura.
Dott.ssa Chiara Avelli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, la situazione che descrive è comprensibilmente dolorosa e delicata. La disfunzione erettile, soprattutto quando vissuta come una minaccia alla propria identità maschile, può generare vergogna, senso di fallimento e forte ansia, portando alcune persone a chiudersi e ad evitare il confronto. Il fatto che lei desideri essergli vicina è un elemento molto importante, ma è altrettanto fondamentale rispettare i suoi tempi: insistere, anche con le migliori intenzioni, può aumentare il vissuto di pressione. Può essere utile comunicare il suo sostegno non tanto cercando soluzioni o spiegazioni, quanto esprimendo come si sente lei, ad esempio dicendo che tiene alla relazione e che è disponibile ad affrontare insieme le difficoltà, senza giudizio. Parallelamente, sarebbe importante che il suo compagno potesse valutare un supporto professionale, medico e/o psicologico, per comprendere l’origine del problema e ridurre l’ansia che lo alimenta. Anche un percorso di coppia potrebbe offrire uno spazio protetto per migliorare la comunicazione e la complicità, andando oltre la prestazione sessuale. Prendersi cura del legame, prima ancora del sintomo, è spesso il primo passo. Dott.ssa Chiara Avelli
Dott.ssa Donatella Costanzo
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno,
la situazione che descrive è comprensibilmente dolorosa e carica di frustrazione. La disfunzione erettile spesso è accompagnata da vergogna, paura di deludere e forte ansia, che possono portare alla chiusura e al silenzio. Il fatto che lei stia cercando di mostrarsi disponibile e rispettosa è già un segnale importante di vicinanza.
In questi casi può essere utile spostare l’attenzione dal “problema sessuale” alla relazione, comunicando i suoi vissuti emotivi (ad esempio la preoccupazione, il desiderio di sentirsi più vicini) senza insistere su soluzioni immediate. A volte, sapere che l’altro resta presente anche senza forzare il dialogo può ridurre la pressione e favorire, nel tempo, un’apertura. Tuttavia, quando la difficoltà inizia a compromettere la comunicazione e il benessere di entrambi, un supporto professionale può aiutare molto, sia individualmente sia come coppia.
Se lo desidera, può scrivermi indicando la zona in cui abitate, così da poterle suggerire un professionista qualificato nelle vostre vicinanze.
Un cordiale saluto e le auguro il meglio.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, la situazione che descrive è comprensibilmente dolorosa e carica di tensione emotiva. Quando la sessualità diventa un terreno fragile, soprattutto in una relazione in cui ci si vede poco e si ha poco spazio per costruire continuità, è facile che si crei un circolo di silenzi, ansia e distanza che finisce per far soffrire entrambi. Lei appare molto attenta, rispettosa e desiderosa di non ferirlo, e questo è un aspetto importante che merita di essere riconosciuto. La difficoltà principale che emerge dalle sue parole non riguarda solo l’aspetto sessuale, ma il peso emotivo che questo problema sta assumendo nella relazione. Per molti uomini, la disfunzione erettile non è vissuta come un semplice problema del corpo, ma come qualcosa che tocca profondamente l’identità, il valore personale e la sensazione di essere all’altezza. Quando questo accade, parlare diventa difficile, non per mancanza di fiducia verso il partner, ma per vergogna, paura di deludere o timore di essere giudicati, anche quando dall’altra parte c’è comprensione. Il suo tentativo di affrontare l’argomento con delicatezza è stato un gesto di vicinanza, non un errore. Il fatto che lui si sia chiuso non significa che lei abbia sbagliato, ma che probabilmente per lui quel tema è ancora troppo carico di emozioni difficili da tollerare. In queste situazioni, l’insistenza diretta sul problema rischia di aumentare l’ansia e il senso di pressione, anche se l’intenzione è opposta. Fargli sentire la sua vicinanza, in questo momento, potrebbe non passare tanto dal parlare esplicitamente della difficoltà, quanto dal rassicurarlo sul legame. Spesso è utile spostare l’attenzione dal risultato sessuale alla relazione nel suo insieme, comunicando che la sua presenza non è legata alla performance, che il valore che lei gli attribuisce non dipende da ciò che accade o non accade a livello fisico. Questo messaggio, se trasmesso con coerenza nel tempo, può lentamente ridurre la tensione che lui sente addosso. Allo stesso tempo, è importante non mettere completamente da parte il suo vissuto. Lei parla di incontri non gratificanti e di una sofferenza che cresce, ed è fondamentale che anche questo trovi spazio. A volte può essere più facile condividere come ci si sente, usando parole che parlano di sé, piuttosto che del problema in sé. Dire che questa situazione la fa sentire distante, confusa o triste, senza accusare né chiedere soluzioni immediate, può aprire uno spiraglio di comunicazione meno minaccioso. È normale che, in assenza di dialogo, l’ansia aumenti e la relazione inizi a mostrare altre crepe. Proprio per questo diventa importante chiedersi fino a che punto lei riesce a sostenere questa attesa e questo silenzio senza trascurare i suoi bisogni emotivi. La vicinanza non significa annullarsi o mettere tutto in pausa, ma cercare un equilibrio tra rispetto dei tempi dell’altro e rispetto di se stessi. Il fatto che lei stia cercando un modo per non farlo sentire solo, pur essendo a sua volta in difficoltà, parla della sua capacità di cura e di ascolto. Qualunque direzione prenderà questo rapporto, è importante che lei non perda di vista il diritto a una relazione in cui sentirsi vista, desiderata e parte di uno scambio, non solo di un’attesa silenziosa. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
la situazione che descrive è purtroppo molto frequente e comprensibilmente dolorosa per entrambi. La disfunzione erettile non è solo un tema “fisico”, ma coinvolge profondamente l’identità, l’autostima e il vissuto emotivo dell’uomo. Vergogna, paura di deludere, senso di fallimento e ansia da prestazione possono portare a chiusura, evitamento e difficoltà di comunicazione, anche quando la partner è disponibile e accogliente.

Il suo desiderio di fargli sentire vicinanza è molto importante. Spesso può essere utile spostare il focus dal “problema sessuale” al “noi”: esprimere come lei si sente (preoccupata, vicina, desiderosa di capirlo) senza cercare soluzioni immediate o insistere sul sintomo. A volte messaggi semplici come “sono qui, non devi affrontare questa cosa da solo” possono essere più tollerabili di un confronto diretto sulla sessualità, soprattutto in una fase in cui lui è molto fragile.

Detto questo, quando la difficoltà inizia a generare ansia, distanza emotiva e altre crepe nella relazione, è un segnale importante da non sottovalutare. La disfunzione erettile può avere cause organiche, psicologiche o miste, e spesso il lavoro più efficace è integrato. Un supporto specialistico può aiutare lui a sentirsi meno giudicato e più compreso, e la coppia a ritrovare una comunicazione più sicura e meno carica di tensione.

Per questo è consigliabile approfondire la situazione con uno specialista, meglio se esperto in sessuologia, che possa accompagnare questo percorso con delicatezza e competenza.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa – Psicoterapeuta – Sessuologa
Dott.ssa Annalisa Pazzola
Psicologo, Psicologo clinico
Cagliari
Gentilissima, capisco bene quanto possa essere doloroso e frustrante per lei la situazione con iol ssui compagno. Percepire la distanza nonostante l’affetto e la disponibilità che sembra presente dalle sue parole. In questi momenti può essere utile spostare l’attenzione sul legame emotivo più che fisico, far sentire che la sua vicinanza non dipende dalla sua prestazione, ma dal desiderio di condividere intimità. Evitare di forzare il dialogo è utile, a volte basta la presenza e l'accoglienza di ciò che lui è in grado di dire, per far capire che c’è spazio per parlarne, quando lui sarà pronto. Occorre avere pazienza reciproca. Indubbiamente potrebbe consigliare al suo compagno di avvicinarsi ad uno specialista in modo da approfondodire la sua difficoltà, che potrebbe essere di natura psicologica, nel caso della coppia ci sono inevitabilmente delle ripercussioni che adrebbero indagate. Le auguro buona fortuna.
Saluti, la dott.ssa Pazzola Annalisa
Buongiorno, la disfunzione erettile può avere cause mediche, in questo caso è importante incoraggiarlo con tempi e modalità rispettose, a rivolgersi ad un andrologo o un urologo.
E' importante valutare cause organiche vascolari, ormonali, neurologiche.
Dal punto di vista psicologico è frequente che molti uomini presentino un senso di fallimento, vergogna e soprattutto paura di deludere il partner.
La difficoltà che state vivendo è molto comune, penso sia utile un percorso integrato, affiancando ad una valutazione medica un supporto psicologico, necessari per ridurre l'ansia, migliorare la comunicazione e ritrovare una maggiore intimità, non centrata solo alla prestazione.
Può cercare di parlare al compagno esprimendo ciò che sente evitando di focalizzarsi esclusivamente alla prestazione sessuale.
La saluto
Gentile utente, mi dispiace molto per la situazione che sta vivendo. La comunicazione all'interno di una relazione è fondamentale, inoltre dato che l'argomento per il suo partner sarà delicato sarebbe opportuno evitare di colpevolizzare o attribuire responsabilità: la colpa non è di nessuno. La DE può avere diverse cause, sia fisiche (problemi cardiovascolari, diabete, squilibri ormonali, effetti collaterali di farmaci) che psicologiche (stress, ansia da prestazione, depressione, problemi relazionali). Si potrebbe consigliare di consultare uno specialista per comprendere la natura di tale disagio.
Dott. Gabriele Caputi
Psicologo, Psicologo clinico, Terapeuta
Roma
Buonasera, la sua sofferenza è comprensibile. La disfunzione erettile non riguarda solo la sfera sessuale, ma può incidere profondamente sull’autostima, sull’ansia e sulla comunicazione di coppia. La chiusura del suo partner potrebbe essere legata alla vergogna o al timore di sentirsi giudicato, più che a una mancanza di fiducia nei suoi confronti. Per fargli sentire la sua vicinanza, può essere utile spostare l’attenzione dalla “prestazione” al legame emotivo, esprimendo ciò che prova lei (vicinanza, affetto, desiderio di comprensione) senza forzarlo a parlare del problema se non si sente pronto. Anche il rispetto dei suoi tempi può ridurre la pressione e l’ansia. Se la comunicazione continua a essere difficile e la sofferenza aumenta per entrambi, un supporto psicologico eventualmente in integrazione con una valutazione medica potrebbe aiutare a riaprire il dialogo e a tutelare il benessere della relazione.
Rimango a disposizione, anche online.
Cordialmente, Dott. Gabriele Caputi
Dott.ssa Silvana Grilli
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buonasera,
comprendo la difficoltà e la delicatezza della situazione che state vivendo. La disfunzione erettile può generare sofferenza in entrambi i partner e, soprattutto quando è accompagnata da difficoltà comunicative, può aprire distanze importanti all’interno della relazione.
La reticenza nel parlare di queste difficoltà è molto comune. La disfunzione erettile tocca spesso aspetti profondi legati all’identità, al senso di adeguatezza e alla vulnerabilità. Il silenzio potrebbe rappresentare, per il suo partner, un modo di proteggersi da emozioni difficili da gestire, come la vergogna o il senso di fallimento, più che un rifiuto della sua vicinanza.
È comprensibile che lei si senta impotente e frustrata. Cercare di stare vicino a qualcuno che si chiude può generare un forte senso di esclusione e solitudine. In questa fase sembra che entrambi stiate soffrendo, ma che la difficoltà sia proprio trovare uno spazio comune in cui condividere il dolore, restando invece ciascuno isolato nel proprio vissuto.
Per alcune coppie è più facile affrontare questi temi con l’aiuto di un professionista. Se lo ritenete possibile, valutare un percorso di coppia con un terapeuta o un sessuologo può offrire uno spazio protetto in cui parlare insieme di ciò che sta accadendo. La disfunzione erettile ha spesso componenti sia fisiche sia psicologiche e, nella maggior parte dei casi, è trattabile. Un percorso adeguato può aiutare a riaprire il dialogo e a riscoprire forme di intimità che in questo momento sembrano bloccate.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
Dott.ssa Ylenia De Fusco
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Salve, prima di risponderle vorrei ringraziarla per aver condiviso una difficoltà così intima e delicata, immagino non sia stato facile.
Rispetto a tale situazione, penso sia comprensibile quanto questa sia fonte di sofferenza per entrambi: la disfunzione erettile non riguarda solo la sfera fisica, ma tocca profondamente l’identità, l’autostima e la qualità della relazione, rendendo spesso difficile parlarne senza attivare vergogna, ansia o senso di inadeguatezza.

La chiusura del suo compagno può essere dettata anche come un modo per proteggersi da emozioni difficili, più che come un segnale di scarso coinvolgimento o di distanza affettiva. Al tempo stesso, la sua disponibilità e il desiderio di mantenere il dialogo rappresentano una risorsa importante per il rapporto.

Può essere utile continuare a mostrarsi disponibile all’ascolto, scegliendo momenti non legati direttamente all’intimità fisica, e comunicando soprattutto i propri vissuti (ad esempio la preoccupazione, il dispiacere, il desiderio di sentirsi più vicini), più che focalizzarsi sul “problema” in sé. Anche piccoli messaggi di accoglienza, che non richiedano una risposta immediata o una soluzione, possono aiutare a ridurre la pressione che lui potrebbe percepire.

Allo stesso tempo, sarebbe molto importante considerare la possibilità di un controllo medico specialistico (ad esempio andrologico o urologico), per escludere o inquadrare eventuali cause biologiche. Qualora queste fossero assenti o non predominanti, il supporto di un/una sessuologo/a può rivelarsi particolarmente utile, poiché la disfunzione erettile ha spesso una componente psicologica e relazionale significativa, che può essere affrontata con buoni esiti all’interno di uno spazio competente e protetto.

Un caro saluto.
Dott. Valerio Romano
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Torino
Buongiorno,
capisco la tua fatica: quando la sessualità diventa terreno di ansia e silenzi, non riguarda più solo “la prestazione”, ma finisce per toccare la fiducia, la comunicazione e il senso di vicinanza nella coppia. Il fatto che tu voglia essergli accanto e che, allo stesso tempo, ti senta impotente di fronte alla sua chiusura è un vissuto molto comune in queste situazioni.
È importante ricordare che la disfunzione erettile, soprattutto quando si presenta in modo ricorrente, spesso porta con sé vergogna, paura di deludere, timore di essere giudicati o “meno uomini”. Per molte persone parlare del problema è vissuto come un’esposizione dolorosa: non perché non ci sia fiducia in te, ma perché il tema tocca direttamente l’autostima. Paradossalmente, più si evita di parlarne, più cresce l’ansia anticipatoria e più il problema tende a mantenersi.
Può essere utile, in questi casi, provare a spostare l’attenzione dalla “funzione” al “legame”: non tanto entrare subito nel dettaglio dell’erezione, quanto nominare ciò che sta succedendo tra voi. Ad esempio: “Mi importa di noi, mi dispiace vederti in difficoltà e mi dispiace anche che su questo ci stiamo allontanando. Vorrei che trovassimo un modo per sentirci più vicini, senza pressioni.” In questa cornice, il messaggio centrale non è “parliamone per risolverlo”, ma “non sei solo e non sei sotto esame”.
Un altro punto importante è che la sessualità non coincide solo con il rapporto penetrativo. Quando l’obiettivo diventa “riuscire”, spesso si perde tutto il resto (tenerezza, contatto, gioco, esplorazione), e la coppia finisce intrappolata in un clima di prova/valutazione. Rimettere al centro la possibilità di intimità senza prestazione può aiutare a ridurre la pressione e a ricostruire sicurezza, passo dopo passo.
Detto questo, accanto all’aspetto relazionale, vale anche la pena considerare quello medico: la disfunzione erettile può avere cause molto diverse (stress, ansia, fattori ormonali o vascolari, effetti di farmaci, ecc.). Un inquadramento con medico di base, andrologo o urologo può essere un passaggio importante, non perché “sia tutto fisico”, ma perché avere chiarezza riduce l’incertezza e spesso alleggerisce la vergogna (“non è colpa mia, è una cosa affrontabile”).

Se la comunicazione tra voi sta diventando sempre più difficile e dolorosa, un supporto psicologico — individuale per lui o di coppia, se ci fosse disponibilità — può offrire uno spazio protetto dove parlare di ciò che oggi sembra indicibile, senza colpevolizzazioni. A volte basta poco per trasformare un problema “segreto” in qualcosa che si può attraversare insieme.

Un caro saluto,
Dott. Valerio Romano
Dott.ssa Shana Baratto
Psicologo, Psicologo clinico
Levico Terme
Gentile utente,
grazie per la sua intima condivisione; mi arriva il suo sconforto ed anche la fatica che la situazione comporta. Rispetto a quanto scritto, non sono chiari degli elementi che aiuterebbero a comprendere maggiormente la circostanza. Non ha precisato la sua età e quella del compagno, mancano delle informazioni rispetto alla vostra relazione (es. da quanto tempo state assieme? quali sono le vostre intenzionalità di coppia attuali?) ed anche informazioni rispetto al sintomo (ad es. ha sempre avuto questa disfunzione o è comparsa nel tempo?)... risulta quindi difficile esprimere un parere.
Mi verrebbe da porle delle domande: come si sente lei davanti a questa situazione? Quali pensieri le giungono e quali emozioni la attraversano in quei momenti?
La sessualità è sicuramente un aspetto fondamentale all'interno della vita di coppia; ma la modalità, i tempi e la quantità sono fattori assolutamente soggettivi. In questa situazione vi è un sintomo che all'interno della relazione la impedisce. La sessualità rimane una modalità per raggiungere un contatto con qualcuno; pertanto, attualmente tra voi, vi è una difficoltà nel raggiungervi, una difficoltà nel raggiungere un contatto pieno; difficoltà che si potrebbe presentare non solo sul piano sessuale, ma anche a livello relazionale.
Offrire la sua presenza ed una disponibilità all'ascolto, è già una vicinanza. Per prima cosa andrebbe esclusa la presenza di cause organiche. Successivamente, all'interno di un percorso di coppia, si potrebbe lavorare sugli aspetti che entrano in gioco nella vostra modalità di relazionarvi e di entrare in contatto tra di voi (non solo nella sessualità).
Rimango a disposizione, anche online.
Cordialmente,
dott.ssa Baratto
Psicologa Clinica - Psicodiagnosta - Psicoterapeuta della Gestalt in formazione
Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Salve, in questi casi potrebbe essere opportuno iniziare un percorso psicologico o una terapia di coppia che vi aiuti a comunicare in modo più funzionale al raggiungimento di un affiatamento e una intesa di relazionale a 360 gradi.
Suggerirei di rivolgersi ad uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta, meglio se formato ed esperto in Sessuologia.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Dott. GILBERTO FULVI
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno. Come immagino saprà, qualsiasi relazione di aiuto parte dal riconoscimento del proprio disagio, prima di tutto, e dalla voglia di ridurlo o eliminarlo. Le dico questo, non solo come base di qualsiasi possibile proposta di consulenza psicologica da poter fare al suo compagno ma anche come considerazione alla base del consiglio che sto per darle. Le propongo di cambiare il punto di vista da cui sta guardando il problema, spostando l'attenzione su di sé e sul suo problema. Come si sente lei in questa relazione? Com'è per lei non avere una vita sessuale gratificante? Come si sente quando avverte la chiusura del suo compagno rispetto a questi temi? Le faccio queste domande perché, per far sentire la vicinanza ad una persona, è importante mostrarsi per come si è e non solo essere in ascolto dell'altro. Quando l'altro si trova in difficoltà e percepisce tanta attenzione su di sé, potrebbe aumentare i suoi livelli di stress. In questi casi, anche se le intenzioni sono buone e amorevoli, l'altro potrebbe sentirsi i riflettori addosso in un momento di vergogna. Per questo le ho proposto questo cambio di prospettiva, perché quello che può fare è puntare i riflettori su di sé, dichiarare il suo stato d'animo, i suoi bisogni e i suoi desideri, rispetto a ciò che vorrebbe dalla coppia. In questa fase del rapporto credo che una possibile soluzione passi per un momento di maggiore intimità nella condivisione di emozioni e pensieri e non solo di corpi. Inizi dando il buon esempio, lui potrebbe seguirla. Solo dopo che avrà puntato i riflettori su di sé, mostrando all'altro come questa apertura, questa vulnerabilità, non sia pericolosa e possa essere condivisa, allora anche lui potrebbe farsi coraggio, prendere spunto da lei e aprirsi un po'. Questo è quello che sento di dirle attraverso un testo scritto. Mi piacerebbe poter approfondire questi argomenti con lei, sia per aiutarla a sbloccare questa situazione con il suo compagno sia perché penso che la sua percezione, di non saper cosa fare in questo caso, possa essere un segnale di una sua modalità relazionale insoddisfacente, che non le permette di entrare in intimità integrale con le persone e di darsi pienamente ciò di cui ha bisogno. Non escluda la possibilità di contattarmi anche per un breve consulto più approfondito. A volte si spende più per andare a cena che per permettersi di gustare meglio la vita.
Dott. Fabio Nenci
Psicologo clinico, Psicologo
San Maurizio Canavese
Buongiorno,
la disfunzione erettile può avere diverse cause. Prima di affrontare qualsiasi percorso di natura psicologica vanno ricercate possibili cause organiche , nella maggior parte delle volte sono sufficienti esami prescritti dal medico di base. Molte volte le difficoltà sono da ricercarsi nella sfera emotiva del paziente ma come dicevo prima, solo dopo aver escluso cause organiche o farmacologiche.
La sfera sessuale è importante nella relazione e la mancanza di intimità può generare distanze incolmabili è importante affrontare questa difficoltà con empatia senza addossare la colpe non sempre la compassione è positiva molte volte può alimentare il sintomo. Questa difficoltà coinvolge la coppia e non il singolo e va affrontata insieme.
Dott.ssa Valentina Vaglica
Psicologo clinico, Psicologo
Castel Gandolfo
Gentile signora,
Buongiorno, leggendo le sue parole si percepisce chiaramente il senso di isolamento che questa situazione sta creando. Credo che senta molto la sua mancanza quando non siete vicini e che ne sia molto innamorata. Perciò ipotizzo che l'aspettativa per il momento dell'incontro si carica di una pressione enorme. Quello che dovrebbe essere un piacere diventa un "appuntamento con la prestazione", dove lui probabilmente vive il timore del fallimento e lei l'ansia della chiusura.

Per provare a ritrovare serenità, potrebbe essere utile spostare l'attenzione dalla performance alla relazione. Provi a proporgli di riscoprire il piacere del contatto fisico fine a se stesso (la vicinanza, le carezze, il calore dello stare insieme) senza che questo debba per forza portare all'atto sessuale in sè. Questo permette a lui di abbassare le difese e a voi due di tornare a respirare.

Non cerchi di forzare il discorso tecnico sul problema, ma gli racconti con dolcezza quanto le manchi la vostra complicità emotiva. Ricordi che non è un carico che deve portare da sola: riconoscere che questo è un momento di fragilità della coppia, e non una colpa di uno dei due, è il primo passo per affrontarlo. Se questa chiusura dovesse continuare a farvi soffrire e una volta appurato che non sussistono problematiche fisiologiche, un percorso insieme a un professionista potrebbe aiutarvi a trasformare questo silenzio in una nuova forma di ascolto, restituendo leggerezza al vostro tempo insieme.

Un caro saluto
Dott.ssa Valentina Vaglica
La ringrazio per aver condiviso una situazione così delicata e emotivamente complessa. È evidente quanto lei stia cercando di muoversi con rispetto, attenzione e sensibilità, e quanto questa chiusura la faccia sentire impotente, lontana e sempre più in difficoltà dentro la relazione. Le sue emozioni sono assolutamente comprensibili: sentirsi disponibili all’ascolto e non riuscire a raggiungere l’altro può essere molto frustrante e doloroso.
La disfunzione erettile, soprattutto per molti uomini, tocca profondamente il senso di identità, di virilità e di valore personale. Per questo motivo può essere accompagnata da vergogna, paura del giudizio, evitamento e chiusura comunicativa. La sua reticenza, per quanto faticosa da subire, potrebbe non essere un rifiuto di lei, ma una strategia per proteggersi da un vissuto di fragilità.
Essendo una difficoltà che coinvolge la coppia, le strade possibili sono diverse, e non necessariamente alternative tra loro:
* Un supporto individuale per lei, che potrebbe aiutarla a dare spazio e significato al suo vissuto emotivo, a comprendere come stare dentro questa relazione senza annullare i suoi bisogni e a trovare modalità comunicative che la tutelino, anche nel rispetto dei suoi limiti.
* Un supporto individuale per il suo compagno, sia sul piano medico (andrologico/urologico) sia psicologico o sessuologico, per comprendere l’origine della difficoltà e lavorare sugli aspetti emotivi e relazionali che spesso si intrecciano a quelli fisici.
* Un lavoro di coppia, che permetta di affrontare insieme la tematica in uno spazio protetto, mediato, in cui poter esplicitare non solo il problema sessuale, ma anche le paure, le frustrazioni, i vissuti di entrambi. Dare parola a ciò che oggi resta implicito può ridurre la distanza emotiva che si sta creando e, paradossalmente, rinforzare il legame.
Talvolta, far sentire la propria vicinanza non significa “trovare le parole giuste” sul problema, ma comunicare, lasciando all’altro il tempo e lo spazio per potersi aprire, senza forzature ma anche senza rinunciare completamente al dialogo.
Resto a disposizione. Vista la complessità della situazione e il mio background in ambito clinico e sessuologico. Un percorso - individuale o di coppia - potrebbe rappresentare un’occasione importante per comprendere cosa sta accadendo e valutare come prendersi cura del legame, senza che la sofferenza rimanga taciuta o ignorata.
Buongiorno,
da quello che racconta si sente quanto questa situazione sia diventata faticosa e dolorosa per entrambi. Il suo desiderio di stargli vicino è chiaro, così come la frustrazione che nasce dal non riuscire a parlarne e dal sentirsi sempre più distante da lui.
In momenti come questi è importante provare a non restare soli con la sofferenza e, se possibile, aprire uno spazio di confronto protetto. Una consulenza sessuologica di coppia potrebbe aiutarvi a parlare di ciò che sta succedendo, a ridurre l’ansia legata alla prestazione e a ritrovare una maggiore complicità, nel rispetto dei tempi di entrambi.
Un saluto.
Dott.ssa Alessandra Barcella
Psicologo, Psicologo clinico
Gorlago
Buonasera,
comprendo la sua sofferenza e il senso di impotenza che può nascere quando, nonostante la disponibilità e la delicatezza, l’altro si chiude e la comunicazione diventa difficile. La disfunzione erettile spesso porta con sé vergogna, ansia e silenzi che finiscono per pesare sulla relazione, anche quando c’è affetto e desiderio di vicinanza.

Se lo desidera, sono disponibile ad accoglierla per l’inizio di un percorso psicologico, uno spazio in cui poter dare voce alle sue emozioni, comprendere meglio la dinamica relazionale e trovare modalità più tutelanti per sé e per il rapporto.

Un caro saluto
Dott.ssa Barcella
Buona sera,
dal suo scritto traspare il momento di difficoltà che sta vivendo. Porta alla luce una questione delicata che dovrebbe essere affrontata dalla coppia, non solo lei. La delicatezza ed il rispetto dei tempi dell'altro costituiscono sicuramente un atto di cura e di premura; al contempo potrebbe essere utile anche proporre un percorso clinico a stampo sessuologico per l'uomo che frequenta. Dapprima, il partener che cita, potrebbe affrontare in autonomia il percorso (se preferisce mantenere uno spazio di riservatezza), in un secondo momento (o sin da subito, se anche la persona cui si riferisce lo ritiene opportuno) potrebbe entrare anche lei a far parte della progettualità clinica/terapeutica.
Affidarsi a degli specialisti, in questo modo, diventa un atto di cura per il rapporto, nonché un tentativo di indagare con professionalità la tematica della disfunzione erelttile.

Cordialmente,
dott.ssa Togni
Dott.ssa Ambra Tazioli
Psicologo, Psicologo clinico
Pavullo nel Frignano
Buonasera. La situazione che descrive è comune, dato che, spesso, la disfunzione erettile porta, in chi la vive, un senso di inadeguatezza, vergogna e disagio, che a loro volta rischiano di creare muri nei confronti del* partner.
Per riuscire a sviluppare una comunicazione adeguata, sarebbe utile ricorrere alla terapia di coppia, con particolare focus sulla sfera sessuale. Io consiglio la terapia mansionale integrata, che affianca compiti specifici ad una lettura di quelle che sono le dinamiche della coppia.
Dott.ssa Erica Farolfi
Psicologo, Psicologo clinico
Forlì
Buongiorno, immagino la difficoltà, evidentemente il suo compagno fa fatica ad aprirsi con lei su questo tema, ciò non vuol dire che la comunicazione non possa essere coltivata su altri. E' inoltre importante affrontare le proprie emozioni quindi potrebbe essere utile consigliargli un percorso e allo stesso tempo affrontare anche lei queste emozioni come impotenza, tristezza e frustrazione in un percorso psicologico. Immagino non sia facile vivere con un peso. Rimango a disposizione se vuole.

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