buongiorno dottori, premetto sto con una persona piu grande di me, io 26 lui 48, non riesco a farmi
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buongiorno dottori, premetto sto con una persona piu grande di me, io 26 lui 48, non riesco a farmi andare bene che una persona possa seguire sui social, o guardare/mettere mi piace ecc altre ragazze, intendo però tutte quelle che mettono in mostra qualcosa, che possono anche fare certi contenuti ecc ecco..cioe anche in questi giorni ho visto che lui ha seguito e mette mi piace a una ragazza che fa certi contenuti, ma perché, qual è il senso..anche io posso guardare ma finisce li..perché lui deve anche seguire mettere mi piace, lui so che mi vuole, mi ama e tutto lo vedo e lo sento, e so anche che mi direbbe (come già successo) che vede ma non guarda, che non ci sono altri pensieri o secondi fini, ma non riesco a crederci, perché allora perché ti soffermi a mettere mi piace, io immagino la scena di una persona che guarda certe cose e si ferma nel farlo, forse sono io strana, forse la mia mente è in qualche modo strana e fa certi pensieri strani e ossessivi..però non riesco a farmelo andare bene o non pensarci, perché mi da fastidio anche se posso pensarci e dire si ok non è successo nulla e comunque può capitare perché altrimenti sarebbe vietarlo di fare qualcosa no? Però vorrei lasciarlo anche solo per una cosa cosi..perché? Cosa faccio? Cosa faccio per dirglielo senza sembrare una che lo controlla(perché comunque ho visto nel suo profilo quindi sembro una ossessiva..)non so che fare e come calmare questo..
Gli uomini sono molto più recettivi agli stimoli visivi rispetto a noi donne, quindi il suo impulso è più forte. Per iniziare, senza creare false interpretazioni di sé stessa come ossessiva o possessiva, ecc., capisca meglio cosa gli aumenta il desiderio, quali sono le sue fantasie e le cose che vorrebbe esplorare. La vostra relazione sta funzionando, però è chiaro che lui esplora, anche con la mente, alcune fantasie: forse parlare apertamente di queste vi aiuterebbe invece di litigare.
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Buongiorno, quello che descrivi è più comune di quanto pensi e non ti rende né strana né ossessiva. Stai esprimendo un disagio reale legato a insicurezza e bisogno di rassicurazione.
Il punto non è il like in sé, ma come questo comportamento ti fa sentire. Per alcune persone i social non hanno significato, per altre sì: entrambe le cose sono legittime. Anche la differenza d’età può accentuare il bisogno di confini chiari.
Puoi dirglielo senza accusare usando il “io”:
“Quando vedo queste cose mi sento insicura e sto male, anche se so che non c’è un tradimento”.
Se questo disagio persiste e ti porta a pensare di lasciarlo, è importante chiederti se questa relazione riesce davvero a farti sentire serena e al sicuro emotivamente. Questo merita ascolto, non colpa.
Il punto non è il like in sé, ma come questo comportamento ti fa sentire. Per alcune persone i social non hanno significato, per altre sì: entrambe le cose sono legittime. Anche la differenza d’età può accentuare il bisogno di confini chiari.
Puoi dirglielo senza accusare usando il “io”:
“Quando vedo queste cose mi sento insicura e sto male, anche se so che non c’è un tradimento”.
Se questo disagio persiste e ti porta a pensare di lasciarlo, è importante chiederti se questa relazione riesce davvero a farti sentire serena e al sicuro emotivamente. Questo merita ascolto, non colpa.
Dal punto di vista psicologico il disagio che lei descrive può essere compreso come il risultato di una forte attivazione emotiva legata alla paura di perdere il legame e al bisogno di sentirsi scelta e rassicurata in modo esclusivo, più che al comportamento in sé del suo partner. La differenza di età può accentuare insicurezze già presenti, portando la mente a confrontarsi continuamente con altre figure percepite come potenziali minacce, e i social network amplificano questo meccanismo perché rendono visibili gesti che un tempo sarebbero rimasti privati o fugaci. Il fatto che lei riconosca razionalmente che il suo compagno le dimostra affetto e coinvolgimento ma emotivamente non riesca a fidarsi delle sue spiegazioni indica una discrepanza tra ciò che sa e ciò che sente, discrepanza che spesso è alimentata da pensieri ripetitivi e immagini mentali intrusive che aumentano l’ansia e il senso di controllo. Non si tratta di essere strane o sbagliate, ma di una difficoltà a tollerare l’ambiguità e a regolare le emozioni quando viene percepita una minaccia al legame, e più si cerca di controllare o di trovare una spiegazione rassicurante, più il pensiero tende a fissarsi. Il desiderio di interrompere la relazione anche per un motivo che lei stessa percepisce come sproporzionato può essere letto come un tentativo di interrompere il dolore e l’angoscia più che come una reale mancanza di amore. Per quanto riguarda il confronto con lui, può essere utile spostare il focus dal suo comportamento al suo vissuto, esprimendo come lei si sente e cosa si attiva dentro di lei in quelle situazioni, senza accuse né giustificazioni, perché il tema centrale non è vietare o controllare ma capire se e come questo rapporto può offrirle un senso di sicurezza emotiva sufficiente. Parallelamente sarebbe importante lavorare su questi pensieri ossessivi e sulla gestione della gelosia in uno spazio psicologico dedicato, così da distinguere ciò che appartiene alle sue paure da ciò che realmente accade nella relazione e ritrovare maggiore calma e chiarezza nelle sue scelte.
Gentile utente,
Mi soffermerei sul significato che per lei ha il mettere mi piace sui social in generale. A volte attribuiamo significati diversi a queste cose ed è facile farsi prendere dai pensieri. Usa più volte l'espressione "farmelo andare bene", è importante non ignorare quando proviamo disagio o fastidio perchè indagando su quelle sensazioni possiamo scoprire cose su di noi che poi ci permettono di fare delle scelte consapevoli e che rispettino i nostri valori anche nella nostra vita e nelle nostre relazioni. Qualora avesse voglia di approfondire la questione sono disponibile.
Una buona giornata
Mi soffermerei sul significato che per lei ha il mettere mi piace sui social in generale. A volte attribuiamo significati diversi a queste cose ed è facile farsi prendere dai pensieri. Usa più volte l'espressione "farmelo andare bene", è importante non ignorare quando proviamo disagio o fastidio perchè indagando su quelle sensazioni possiamo scoprire cose su di noi che poi ci permettono di fare delle scelte consapevoli e che rispettino i nostri valori anche nella nostra vita e nelle nostre relazioni. Qualora avesse voglia di approfondire la questione sono disponibile.
Una buona giornata
Buongiorno e grazie per la sua condivisione. Vedo che ha molte domande e posso immaginare l'intrusività di certi pensieri che lei definisce correttamente "ossessivi". Il consiglio che le do è di approfondire quanto ci ha appena portato in una sede più opportuna, come per esempio un percorso di psicoterapia dove si può esplorare e cercare di comprendere cosa genera determinati pensieri o determinati schemi che si ripetono.
Rimango a disposizione per eventuali chiarimenti e nel mentre le auguro una buona giornata.
Cordialmente, dottor Moraschini.
Rimango a disposizione per eventuali chiarimenti e nel mentre le auguro una buona giornata.
Cordialmente, dottor Moraschini.
Gentile paziente,
quello che sta vivendo non è “stranezza” né follia, ma un conflitto interno molto comune quando si intrecciano gelosia, confronto e paura di perdere valore agli occhi dell’altro. Il fastidio che prova non nasce tanto dai social in sé, ma dal significato che lei attribuisce a quei gesti.
Per lei seguire e mettere “mi piace” a certi contenuti equivale a un atto di interesse attivo, a una scelta, a un soffermarsi. Non è solo guardare qualcosa che passa davanti agli occhi, ma è come se dicesse “ti vedo, ti scelgo, mi esponi qualcosa che mi attrae”. È comprensibile che questo la faccia sentire messa in discussione, soprattutto se quelle ragazze rappresentano un ideale fisico o sessuale che lei teme di dover “competere”.
Il fatto che lui le dica di amarla e che lei lo senta presente non annulla automaticamente questo disagio. Le due cose possono coesistere: lui può essere coinvolto nella relazione e allo stesso tempo vivere i social in modo più leggero o disinvolto, senza attribuire lo stesso peso simbolico che attribuisce lei. Qui non c’è una verità assoluta, ma due modalità molto diverse di dare significato agli stessi comportamenti.
La differenza d’età può amplificare tutto questo. A volte chi è più grande ha un rapporto con i social più superficiale, meno riflessivo, mentre chi è più giovane tende a viverli come una vetrina relazionale, carica di significati. Questo non rende lei “ossessiva”, ma più sensibile a ciò che può minare la sicurezza del legame.
Il punto importante è che il suo disagio non va minimizzato né trasformato in controllo. Non si tratta di dirgli cosa può o non può fare, ma di parlare di come lei si sente. Può dirglielo così, senza accuse:
“Non ti sto controllando e non voglio limitarti, ma quando vedo certi like mi sento a disagio e mi parte l’ansia. Non è razionale, ma mi fa stare male e vorrei che lo sapessi.”
In questo modo parla di sé, non di lui.
Se però dentro di lei sente che questo tema diventa costante, intrusivo, che le rovina le giornate e la porta a pensare di lasciarlo solo per calmare l’ansia, allora è utile chiedersi se non stia usando l’idea della rottura come strategia per spegnere un’angoscia più profonda. Non sempre il problema è l’altro: a volte è la paura di non essere abbastanza, di non essere scelta, di essere sostituibile.
Un lavoro su questi pensieri può aiutarla a distinguere ciò che è un reale limite per lei da ciò che è un timore che nasce dentro. Così potrà capire se questa relazione è incompatibile con i suoi bisogni o se è l’ansia a prendere il comando.
Un caro saluto
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologa clinica e giuridica
Psicodiagnosta clinica e forense
Coordinatore genitoriale
Se desidera lavorare su gelosia, pensieri ossessivi e sicurezza emotiva nella coppia, può prenotare una visita.
quello che sta vivendo non è “stranezza” né follia, ma un conflitto interno molto comune quando si intrecciano gelosia, confronto e paura di perdere valore agli occhi dell’altro. Il fastidio che prova non nasce tanto dai social in sé, ma dal significato che lei attribuisce a quei gesti.
Per lei seguire e mettere “mi piace” a certi contenuti equivale a un atto di interesse attivo, a una scelta, a un soffermarsi. Non è solo guardare qualcosa che passa davanti agli occhi, ma è come se dicesse “ti vedo, ti scelgo, mi esponi qualcosa che mi attrae”. È comprensibile che questo la faccia sentire messa in discussione, soprattutto se quelle ragazze rappresentano un ideale fisico o sessuale che lei teme di dover “competere”.
Il fatto che lui le dica di amarla e che lei lo senta presente non annulla automaticamente questo disagio. Le due cose possono coesistere: lui può essere coinvolto nella relazione e allo stesso tempo vivere i social in modo più leggero o disinvolto, senza attribuire lo stesso peso simbolico che attribuisce lei. Qui non c’è una verità assoluta, ma due modalità molto diverse di dare significato agli stessi comportamenti.
La differenza d’età può amplificare tutto questo. A volte chi è più grande ha un rapporto con i social più superficiale, meno riflessivo, mentre chi è più giovane tende a viverli come una vetrina relazionale, carica di significati. Questo non rende lei “ossessiva”, ma più sensibile a ciò che può minare la sicurezza del legame.
Il punto importante è che il suo disagio non va minimizzato né trasformato in controllo. Non si tratta di dirgli cosa può o non può fare, ma di parlare di come lei si sente. Può dirglielo così, senza accuse:
“Non ti sto controllando e non voglio limitarti, ma quando vedo certi like mi sento a disagio e mi parte l’ansia. Non è razionale, ma mi fa stare male e vorrei che lo sapessi.”
In questo modo parla di sé, non di lui.
Se però dentro di lei sente che questo tema diventa costante, intrusivo, che le rovina le giornate e la porta a pensare di lasciarlo solo per calmare l’ansia, allora è utile chiedersi se non stia usando l’idea della rottura come strategia per spegnere un’angoscia più profonda. Non sempre il problema è l’altro: a volte è la paura di non essere abbastanza, di non essere scelta, di essere sostituibile.
Un lavoro su questi pensieri può aiutarla a distinguere ciò che è un reale limite per lei da ciò che è un timore che nasce dentro. Così potrà capire se questa relazione è incompatibile con i suoi bisogni o se è l’ansia a prendere il comando.
Un caro saluto
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologa clinica e giuridica
Psicodiagnosta clinica e forense
Coordinatore genitoriale
Se desidera lavorare su gelosia, pensieri ossessivi e sicurezza emotiva nella coppia, può prenotare una visita.
Buongiorno,
partiamo dal presupposto che non abbiamo un comportamento giusto e uno sbagliato, ma che in un certa maniera un comportamento possa nuocere involontariamente e senza malizia un altra persona . Le chiedo cosa cambierebbe per lei se lui si limitasse solo a guardare senza mettere un mi piace, sarebbe lo stesso inaccettabile in quanto sta guardando contenuti di altre donne o sarebbe più accettabile?
Si sente tradita quando mette un mi piace ? e se si come mai sente che la sta tradendo? cosa sente dentro di lei tutte le volte che vede un mi piace ad un altra donna?
Una volta che si è risposta , provi a far capire a lui come si sente quando vede un mi piace senza accusarlo di nulla. Deve esprimere solo come si sente lei senza incolparlo di niente.
partiamo dal presupposto che non abbiamo un comportamento giusto e uno sbagliato, ma che in un certa maniera un comportamento possa nuocere involontariamente e senza malizia un altra persona . Le chiedo cosa cambierebbe per lei se lui si limitasse solo a guardare senza mettere un mi piace, sarebbe lo stesso inaccettabile in quanto sta guardando contenuti di altre donne o sarebbe più accettabile?
Si sente tradita quando mette un mi piace ? e se si come mai sente che la sta tradendo? cosa sente dentro di lei tutte le volte che vede un mi piace ad un altra donna?
Una volta che si è risposta , provi a far capire a lui come si sente quando vede un mi piace senza accusarlo di nulla. Deve esprimere solo come si sente lei senza incolparlo di niente.
Buongiorno,
quello che descrivi è un sentimento molto comune nelle relazioni: provare disagio o gelosia rispetto al comportamento del partner sui social, soprattutto quando si tratta di interazioni con altre persone che mostrano contenuti provocanti o espliciti. Non significa che tu sia “strana” o che i tuoi pensieri siano ossessivi in senso patologico, ma che il tuo cervello percepisce una possibile minaccia alla relazione o al senso di sicurezza emotiva che hai con lui.
È importante distinguere tra ciò che realmente accade e le interpretazioni che ne diamo: seguire o mettere “mi piace” a qualcuno non implica necessariamente interesse sessuale o sentimentale, ma spesso può avere motivazioni sociali, di curiosità o abitudinarie. Questo non toglie che il tuo disagio sia reale e legittimo.
Per gestire la situazione, può essere utile:
Riconoscere i tuoi sentimenti senza giudicarli: accettare che provi fastidio è il primo passo per non sentirti “sbagliata”.
Dialogare in modo chiaro e calmo: invece di accusare, puoi esprimere come ti senti, ad esempio dicendo “Quando vedo che metti mi piace a certe ragazze, mi sento a disagio, vorrei parlarne insieme”. In questo modo comunichi il tuo stato emotivo senza controllare il partner.
Mettere dei limiti chiari per te stessa: capire quali comportamenti sei disposta a tollerare e quali ti creano troppo disagio può aiutarti a prendere decisioni coerenti con i tuoi valori.
Gestire i pensieri intrusivi: tecniche di mindfulness o strategie di ristrutturazione cognitiva possono aiutarti a ridurre la ruminazione e l’ansia legata a questi eventi.
Se senti che questo disagio influenza molto la tua serenità o la relazione, parlarne con uno specialista può aiutarti a comprendere meglio le tue emozioni, i tuoi limiti e a trovare strategie concrete per affrontare la situazione senza sensi di colpa o conflitti inutili.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
quello che descrivi è un sentimento molto comune nelle relazioni: provare disagio o gelosia rispetto al comportamento del partner sui social, soprattutto quando si tratta di interazioni con altre persone che mostrano contenuti provocanti o espliciti. Non significa che tu sia “strana” o che i tuoi pensieri siano ossessivi in senso patologico, ma che il tuo cervello percepisce una possibile minaccia alla relazione o al senso di sicurezza emotiva che hai con lui.
È importante distinguere tra ciò che realmente accade e le interpretazioni che ne diamo: seguire o mettere “mi piace” a qualcuno non implica necessariamente interesse sessuale o sentimentale, ma spesso può avere motivazioni sociali, di curiosità o abitudinarie. Questo non toglie che il tuo disagio sia reale e legittimo.
Per gestire la situazione, può essere utile:
Riconoscere i tuoi sentimenti senza giudicarli: accettare che provi fastidio è il primo passo per non sentirti “sbagliata”.
Dialogare in modo chiaro e calmo: invece di accusare, puoi esprimere come ti senti, ad esempio dicendo “Quando vedo che metti mi piace a certe ragazze, mi sento a disagio, vorrei parlarne insieme”. In questo modo comunichi il tuo stato emotivo senza controllare il partner.
Mettere dei limiti chiari per te stessa: capire quali comportamenti sei disposta a tollerare e quali ti creano troppo disagio può aiutarti a prendere decisioni coerenti con i tuoi valori.
Gestire i pensieri intrusivi: tecniche di mindfulness o strategie di ristrutturazione cognitiva possono aiutarti a ridurre la ruminazione e l’ansia legata a questi eventi.
Se senti che questo disagio influenza molto la tua serenità o la relazione, parlarne con uno specialista può aiutarti a comprendere meglio le tue emozioni, i tuoi limiti e a trovare strategie concrete per affrontare la situazione senza sensi di colpa o conflitti inutili.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno, per comprendere e gestire al meglio le sue dinamiche relazionali le suggerirei di intraprendere un percorso psicologico. Se avesse bisogno sono a sua disposizione in presenza o online, per una terapia di tipo relazionale integrata, con il supporto di varie tecniche personalizzate in base al paziente, ai suoi bisogni ed obiettivi con evidenza scientifica. Dott.ssa Susanna Scainelli
Quale significato assume per te il comportamento del tuo partner?. Concentrati inoltre sul dato di realtà, cosa sta realmente accadendo? il like lasciato sui social è una minaccia reale per il nostro rapporto o forse sono io a percepirla come tale perché mina le mie insicurezze. Provare frustrazione o rabbia per situazioni di questo tipo non è una colpa, ma è importante dare voce a queste emozioni in modo da riconoscerle e validarle per il significato che hanno per te.
Gentile utente,
grazie per aver condiviso con tanta sincerità ciò che sta vivendo. Quello che descrive non è “strano” né patologico in sé. È l’espressione di una attivazione emotiva intensa che si colloca all’incrocio tra confini di coppia, sicurezza affettiva e significati attribuiti ai comportamenti dell’altro.
Dal punto di vista sistemico-relazionale, il punto centrale non è il like in sé, ma il significato che quel gesto assume per lei dentro la relazione.
1. Il comportamento dell’altro non è mai neutro, ma neppure univoco
Per alcune persone, seguire o mettere “mi piace” a certi contenuti è un atto automatico, poco mentalizzato, quasi “socialmente anestetizzato”.
Per altre – come nel suo caso – quel gesto diventa un segnale relazionale, che attiva domande profonde:
• Sono scelta?
• Sono sufficiente?
• Quanto spazio occupo nel suo desiderio?
• Quali sono i confini della nostra intimità?
In altre parole, lei non reagisce al comportamento, ma alla rappresentazione interna che costruisce a partire da quel comportamento.
2. La differenza d’età come amplificatore sistemico
La differenza generazionale (26–48 anni) non è un problema di per sé, ma può accentuare asimmetrie di vissuto:
• lui può avere un rapporto più disincantato e meno emotivamente coinvolto con i social;
• lei può trovarsi più esposta sul piano identitario e del confronto.
Questo non significa che uno dei due abbia torto, ma che state parlando linguaggi emotivi diversi.
3. Controllo o bisogno di rassicurazione?
Lei teme di apparire “ossessiva” o “controllante”, ma clinicamente è importante distinguere:
• controllo → tentativo di limitare l’altro;
• richiesta di rassicurazione → tentativo di proteggere il legame.
Nel suo racconto emerge molto più la seconda dimensione.
La sua mente non è “malata”: sta cercando coerenza tra ciò che sente dire (“ti amo”) e ciò che vede fare.
4. Il punto critico: tenere tutto dentro
Il vero rischio non è dirglielo, ma non dirglielo nel modo giusto o, peggio, non dirglielo affatto, accumulando frustrazione fino al desiderio di rompere per “una cosa così”.
Quando un dettaglio diventa così ingombrante, significa che sta rappresentando qualcosa di più grande.
5. Come dirglielo senza entrare nella dinamica controllo–difesa
La chiave sistemica è parlare di sé, non dell’altro.
Non:
“Perché segui certe ragazze?”
“Perché metti mi piace?”
Ma:
“Mi sono accorta che quando vedo quei like mi sento messa in discussione, anche se razionalmente so che non stai facendo nulla di concreto. Non voglio controllarti, ma ho bisogno di capire se possiamo trovare un modo che tuteli di più il mio sentirmi sicura nella relazione.”
Questo sposta la conversazione:
• dalla colpa → al significato;
• dal controllo → al bisogno;
• dal conflitto → alla negoziazione dei confini.
6. La domanda più importante (per lei)
Più che chiedersi “perché lui lo fa?”, potrebbe essere utile chiedersi:
“Che cosa attiva in me questa situazione? Quale paura, quale ferita, quale bisogno di conferma?”
Perché se la risposta resta solo esterna, la calma non arriva.
In sintesi clinica
Non è una questione di like.
È una questione di sicurezza affettiva, confini condivisi e linguaggi emotivi differenti.
E non si risolve vietando o sopportando, ma rendendo esplicito ciò che oggi resta implicito.
Rimango a disposizione per qualsiasi approfondimento.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
grazie per aver condiviso con tanta sincerità ciò che sta vivendo. Quello che descrive non è “strano” né patologico in sé. È l’espressione di una attivazione emotiva intensa che si colloca all’incrocio tra confini di coppia, sicurezza affettiva e significati attribuiti ai comportamenti dell’altro.
Dal punto di vista sistemico-relazionale, il punto centrale non è il like in sé, ma il significato che quel gesto assume per lei dentro la relazione.
1. Il comportamento dell’altro non è mai neutro, ma neppure univoco
Per alcune persone, seguire o mettere “mi piace” a certi contenuti è un atto automatico, poco mentalizzato, quasi “socialmente anestetizzato”.
Per altre – come nel suo caso – quel gesto diventa un segnale relazionale, che attiva domande profonde:
• Sono scelta?
• Sono sufficiente?
• Quanto spazio occupo nel suo desiderio?
• Quali sono i confini della nostra intimità?
In altre parole, lei non reagisce al comportamento, ma alla rappresentazione interna che costruisce a partire da quel comportamento.
2. La differenza d’età come amplificatore sistemico
La differenza generazionale (26–48 anni) non è un problema di per sé, ma può accentuare asimmetrie di vissuto:
• lui può avere un rapporto più disincantato e meno emotivamente coinvolto con i social;
• lei può trovarsi più esposta sul piano identitario e del confronto.
Questo non significa che uno dei due abbia torto, ma che state parlando linguaggi emotivi diversi.
3. Controllo o bisogno di rassicurazione?
Lei teme di apparire “ossessiva” o “controllante”, ma clinicamente è importante distinguere:
• controllo → tentativo di limitare l’altro;
• richiesta di rassicurazione → tentativo di proteggere il legame.
Nel suo racconto emerge molto più la seconda dimensione.
La sua mente non è “malata”: sta cercando coerenza tra ciò che sente dire (“ti amo”) e ciò che vede fare.
4. Il punto critico: tenere tutto dentro
Il vero rischio non è dirglielo, ma non dirglielo nel modo giusto o, peggio, non dirglielo affatto, accumulando frustrazione fino al desiderio di rompere per “una cosa così”.
Quando un dettaglio diventa così ingombrante, significa che sta rappresentando qualcosa di più grande.
5. Come dirglielo senza entrare nella dinamica controllo–difesa
La chiave sistemica è parlare di sé, non dell’altro.
Non:
“Perché segui certe ragazze?”
“Perché metti mi piace?”
Ma:
“Mi sono accorta che quando vedo quei like mi sento messa in discussione, anche se razionalmente so che non stai facendo nulla di concreto. Non voglio controllarti, ma ho bisogno di capire se possiamo trovare un modo che tuteli di più il mio sentirmi sicura nella relazione.”
Questo sposta la conversazione:
• dalla colpa → al significato;
• dal controllo → al bisogno;
• dal conflitto → alla negoziazione dei confini.
6. La domanda più importante (per lei)
Più che chiedersi “perché lui lo fa?”, potrebbe essere utile chiedersi:
“Che cosa attiva in me questa situazione? Quale paura, quale ferita, quale bisogno di conferma?”
Perché se la risposta resta solo esterna, la calma non arriva.
In sintesi clinica
Non è una questione di like.
È una questione di sicurezza affettiva, confini condivisi e linguaggi emotivi differenti.
E non si risolve vietando o sopportando, ma rendendo esplicito ciò che oggi resta implicito.
Rimango a disposizione per qualsiasi approfondimento.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
In una relazione è importante costruire insieme un patto, fatto di regole condivise e di rispetto reciproco. Ogni rapporto ha i suoi confini: ciò che per una persona è neutro, per l’altra può essere fonte di disagio, insicurezza o dolore e quando qualcosa dell’altro non fa stare bene, la strada non è il silenzio né il controllo, ma parlarne apertamente. Dire: “Questa cosa per me è difficile” è legittimo. Così come è legittimo ascoltare.
Se, ad esempio, per uno dei due il fatto di mettere like ad altre donne crea malessere, questo va affrontato nel dialogo. Non si tratta di avere ragione o torto, ma di capire se l’altro è disposto ad andare incontro a un’esigenza emotiva del partner. Una relazione sana non è assenza di limiti, ma accordo sui limiti. Se dopo averne parlato l’altro non è disposto a tenere conto di ciò che per te è importante, allora la domanda diventa: quanto questo rapporto riesce davvero a rispettarti? E forse quello potrebbe essere il momento di iniziare un tuo percorso psicologico per capire perche' resti in una relazione in cui non ti senti rispettata.
Se, ad esempio, per uno dei due il fatto di mettere like ad altre donne crea malessere, questo va affrontato nel dialogo. Non si tratta di avere ragione o torto, ma di capire se l’altro è disposto ad andare incontro a un’esigenza emotiva del partner. Una relazione sana non è assenza di limiti, ma accordo sui limiti. Se dopo averne parlato l’altro non è disposto a tenere conto di ciò che per te è importante, allora la domanda diventa: quanto questo rapporto riesce davvero a rispettarti? E forse quello potrebbe essere il momento di iniziare un tuo percorso psicologico per capire perche' resti in una relazione in cui non ti senti rispettata.
Gentile,
da un punto di vista psicologico ,il comportamento che descrive può risultare comprensibilmente doloroso, soprattutto quando viene percepito come poco rispettoso dei propri confini emotivi. Allo stesso tempo , sarebbe importante ascoltare ciò che questa situazione attiva dentro di lei e come incide sul suo benessere emotivo. Il fatto che lei provi, disagio rabbia o fatica ad "accettare" questa dinamica non la rende controllante o ossessiva , ma segnala che qualcosa per il suo benessere non è tollerabile. Più che chiedersi se sia "giusto o sbagliato" provare ciò che prova può essere utile interrogarsi su cosa lei desidera e di cosa ha bisogno all'interno di una relazione per sentirsi serena e rispettata.
Una riflessione psicologica individuale potrebbe aiutarla a comprendere meglio le proprie reazioni emotive e i propri confini relazionali.
Resto a disposizione.
Dott.ssa Consuelo Cozzolino - psicologa clinica
da un punto di vista psicologico ,il comportamento che descrive può risultare comprensibilmente doloroso, soprattutto quando viene percepito come poco rispettoso dei propri confini emotivi. Allo stesso tempo , sarebbe importante ascoltare ciò che questa situazione attiva dentro di lei e come incide sul suo benessere emotivo. Il fatto che lei provi, disagio rabbia o fatica ad "accettare" questa dinamica non la rende controllante o ossessiva , ma segnala che qualcosa per il suo benessere non è tollerabile. Più che chiedersi se sia "giusto o sbagliato" provare ciò che prova può essere utile interrogarsi su cosa lei desidera e di cosa ha bisogno all'interno di una relazione per sentirsi serena e rispettata.
Una riflessione psicologica individuale potrebbe aiutarla a comprendere meglio le proprie reazioni emotive e i propri confini relazionali.
Resto a disposizione.
Dott.ssa Consuelo Cozzolino - psicologa clinica
La situazione che Lei descrive merita di essere presa sul serio, non perché riguardi i social in sé, ma per ciò che tocca in modo insistente dentro di Lei. Lei dà per scontato che il problema sia il gesto del Suo compagno, il seguire, il mettere un mi piace, il soffermarsi su certe immagini. Ma se ci fermiamo lì rischiamo di perdere il punto centrale.
La questione non è cosa lui guarda, ma cosa quel gesto produce in Lei.
Uno sguardo esterno potrebbe osservare che Lei non dubita dell’amore del Suo compagno, lo dice chiaramente, eppure qualcosa si accende come un allarme che non si spegne. Questo indica che non siamo sul piano del tradimento reale, ma su quello di una ferita più sottile, legata al sentirsi messa in discussione come oggetto privilegiato del desiderio dell’altro. Lei si chiede se sia “strana” o “ossessiva”, ma questa è una scorciatoia che rischia di colpevolizzarla. Piuttosto, conviene interrogare perché per Lei non basta sapere che lui La ama, perché lo sguardo dell’altro, anche quando sembra non avere conseguenze concrete, diventa così difficile da tollerare. La differenza di età qui non è un dettaglio neutro. Un uomo più grande, con una storia e un rapporto consolidato con il mondo, può incarnare per Lei una figura che sembra più autonoma, meno dipendente dallo sguardo dell’altro, e questo può accentuare il Suo bisogno di una conferma esclusiva.
Non è questione di vietare o controllare, e infatti Lei stessa sente che non sarebbe la strada giusta.
Il punto è che Lei sta cercando di calmare qualcosa che non si calma con la ragione. Immaginare la scena, fissarsi sul gesto del mi piace, sono modi in cui la mente tenta di dare una forma a un’angoscia che resta senza parole. Direglielo “bene” non significa trovare la frase giusta per non sembrare ossessiva, ma interrogarsi su cosa vuole davvero dire a lui. Non “smetti di fare questa cosa”, ma “questa cosa mi tocca qui”, senza trasformare il Suo disagio in un’accusa o in una richiesta di garanzia totale. Nel mio modo di lavorare si presta molta attenzione a questi punti di attrito, perché spesso indicano qualcosa di molto personale nel modo di stare in una relazione, nel rapporto con lo sguardo, con la rivalità, con il sentirsi scelti. È un lavoro che non punta a spegnere il sintomo in fretta, ma a comprenderne la funzione, così che non sia più lui a governare le Sue decisioni, come l’idea di lasciare una persona che ama solo per placare un’inquietudine.
Se lo desidera, può contattarmi per trovare uno spazio di ascolto profondo e rispettoso, dove poter mettere ordine in questi pensieri senza giudicarsi e senza doverli giustificare.
La saluto cordialmente dottoressa Laura Lanocita
La questione non è cosa lui guarda, ma cosa quel gesto produce in Lei.
Uno sguardo esterno potrebbe osservare che Lei non dubita dell’amore del Suo compagno, lo dice chiaramente, eppure qualcosa si accende come un allarme che non si spegne. Questo indica che non siamo sul piano del tradimento reale, ma su quello di una ferita più sottile, legata al sentirsi messa in discussione come oggetto privilegiato del desiderio dell’altro. Lei si chiede se sia “strana” o “ossessiva”, ma questa è una scorciatoia che rischia di colpevolizzarla. Piuttosto, conviene interrogare perché per Lei non basta sapere che lui La ama, perché lo sguardo dell’altro, anche quando sembra non avere conseguenze concrete, diventa così difficile da tollerare. La differenza di età qui non è un dettaglio neutro. Un uomo più grande, con una storia e un rapporto consolidato con il mondo, può incarnare per Lei una figura che sembra più autonoma, meno dipendente dallo sguardo dell’altro, e questo può accentuare il Suo bisogno di una conferma esclusiva.
Non è questione di vietare o controllare, e infatti Lei stessa sente che non sarebbe la strada giusta.
Il punto è che Lei sta cercando di calmare qualcosa che non si calma con la ragione. Immaginare la scena, fissarsi sul gesto del mi piace, sono modi in cui la mente tenta di dare una forma a un’angoscia che resta senza parole. Direglielo “bene” non significa trovare la frase giusta per non sembrare ossessiva, ma interrogarsi su cosa vuole davvero dire a lui. Non “smetti di fare questa cosa”, ma “questa cosa mi tocca qui”, senza trasformare il Suo disagio in un’accusa o in una richiesta di garanzia totale. Nel mio modo di lavorare si presta molta attenzione a questi punti di attrito, perché spesso indicano qualcosa di molto personale nel modo di stare in una relazione, nel rapporto con lo sguardo, con la rivalità, con il sentirsi scelti. È un lavoro che non punta a spegnere il sintomo in fretta, ma a comprenderne la funzione, così che non sia più lui a governare le Sue decisioni, come l’idea di lasciare una persona che ama solo per placare un’inquietudine.
Se lo desidera, può contattarmi per trovare uno spazio di ascolto profondo e rispettoso, dove poter mettere ordine in questi pensieri senza giudicarsi e senza doverli giustificare.
La saluto cordialmente dottoressa Laura Lanocita
Buongiorno,
da quello che scrive emerge molta lucidità, ma anche una grande fatica emotiva. Non c’è nulla di “strano” o patologico in ciò che prova: sta cercando di tenere insieme amore, fiducia e sicurezza affettiva in una relazione che, per età, storia ed esperienze diverse, può attivare sensibilità particolari.
Il punto centrale non è tanto ciò che il suo compagno fa sui social, quanto l’effetto che questo ha su di lei. Il disagio, i pensieri che tornano, le immagini mentali, il bisogno di controllare e allo stesso tempo il senso di colpa per farlo, sono segnali di una tensione interna che chiede attenzione. Non parlano di mancanza d’amore da parte sua, né necessariamente di mancanza di rispetto da parte di lui, ma di un tema profondo legato alla fiducia, al confronto e al sentirsi scelta.
È comprensibile che lei si senta divisa: da un lato sa razionalmente che “non sta succedendo nulla”, dall’altro il corpo e la mente reagiscono come se qualcosa la mettesse in allarme. Quando questo accade, non è utile forzarsi a “farselo andare bene”, perché così facendo l’ansia tende ad aumentare e i pensieri diventano più insistenti.
Parlarne con lui può essere possibile, ma non sul piano del controllo o dell’accusa. Piuttosto, sul piano di ciò che lei prova: non “tu fai”, ma “io mi sento”. Dire che alcune dinamiche la fanno stare male non significa vietare o imporre, ma provare a costruire un dialogo autentico sui confini emotivi di entrambi.
Allo stesso tempo, è importante interrogarsi su ciò che questa situazione sta toccando dentro di lei: la paura di non essere abbastanza, di essere sostituibile, di perdere il legame. Sono temi delicati, che meritano uno spazio di ascolto e comprensione, senza giudizio.
Se sente che questi pensieri stanno diventando troppo presenti, ossessivi o difficili da gestire da sola, un percorso di supporto psicologico può aiutarla a calmare l’ansia, distinguere ciò che appartiene alla relazione da ciò che appartiene alla sua storia personale e ritrovare maggiore sicurezza emotiva. A volte non serve “decidere subito cosa fare”, ma prima capire cosa sta succedendo dentro di sé. E da lì, le scelte diventano più chiare e meno dolorose.
da quello che scrive emerge molta lucidità, ma anche una grande fatica emotiva. Non c’è nulla di “strano” o patologico in ciò che prova: sta cercando di tenere insieme amore, fiducia e sicurezza affettiva in una relazione che, per età, storia ed esperienze diverse, può attivare sensibilità particolari.
Il punto centrale non è tanto ciò che il suo compagno fa sui social, quanto l’effetto che questo ha su di lei. Il disagio, i pensieri che tornano, le immagini mentali, il bisogno di controllare e allo stesso tempo il senso di colpa per farlo, sono segnali di una tensione interna che chiede attenzione. Non parlano di mancanza d’amore da parte sua, né necessariamente di mancanza di rispetto da parte di lui, ma di un tema profondo legato alla fiducia, al confronto e al sentirsi scelta.
È comprensibile che lei si senta divisa: da un lato sa razionalmente che “non sta succedendo nulla”, dall’altro il corpo e la mente reagiscono come se qualcosa la mettesse in allarme. Quando questo accade, non è utile forzarsi a “farselo andare bene”, perché così facendo l’ansia tende ad aumentare e i pensieri diventano più insistenti.
Parlarne con lui può essere possibile, ma non sul piano del controllo o dell’accusa. Piuttosto, sul piano di ciò che lei prova: non “tu fai”, ma “io mi sento”. Dire che alcune dinamiche la fanno stare male non significa vietare o imporre, ma provare a costruire un dialogo autentico sui confini emotivi di entrambi.
Allo stesso tempo, è importante interrogarsi su ciò che questa situazione sta toccando dentro di lei: la paura di non essere abbastanza, di essere sostituibile, di perdere il legame. Sono temi delicati, che meritano uno spazio di ascolto e comprensione, senza giudizio.
Se sente che questi pensieri stanno diventando troppo presenti, ossessivi o difficili da gestire da sola, un percorso di supporto psicologico può aiutarla a calmare l’ansia, distinguere ciò che appartiene alla relazione da ciò che appartiene alla sua storia personale e ritrovare maggiore sicurezza emotiva. A volte non serve “decidere subito cosa fare”, ma prima capire cosa sta succedendo dentro di sé. E da lì, le scelte diventano più chiare e meno dolorose.
Buongiorno, il punto non è davvero cosa fa lui sui social, ma cosa questo tocca in lei. Quelle immagini e quei “mi piace” non parlano tanto di un tradimento reale, quanto del fatto che il desiderio dell’altro non è tutto per lei. E questo è ciò che fa angoscia.
In poche parole, il desiderio dell’altro non è mai completamente controllabile. Quando lei vede quei like, emerge una domanda profonda:
“Sono io abbastanza? Sono davvero l’oggetto del suo desiderio?”
Non è ossessività: è angoscia di non essere l’unica, di non coincidere totalmente con ciò che l’altro desidera.
Il problema è che tenta di risolvere questa angoscia controllando il comportamento dell’altro (guardare, seguire, mettere like), ma così l’angoscia non si placa, anzi aumenta. Perché nessuna rassicurazione esterna può colmare quella mancanza.
Lasciarlo “per una cosa così” non riguarda i social: riguarda il fatto che oggi questa relazione la mette continuamente davanti a una ferita aperta.
E dirglielo non serve se resta sul piano del controllo (“non farlo più”), ma può avere senso se parla di sé:
“Quando vedo queste cose mi sento messa da parte, mi fa stare male, mi sento insicura.”
La domanda centrale però non è cosa deve fare lui, ma: quanto questa relazione riesce a reggere la sua angoscia senza farla sentire sbagliata o in difetto.
Se sente che per stare con lui deve lottare continuamente contro questi pensieri, forse vale la pena interrogarsi non sui social, ma su che posto occupa lei in questo legame.
Un caro saluto.
In poche parole, il desiderio dell’altro non è mai completamente controllabile. Quando lei vede quei like, emerge una domanda profonda:
“Sono io abbastanza? Sono davvero l’oggetto del suo desiderio?”
Non è ossessività: è angoscia di non essere l’unica, di non coincidere totalmente con ciò che l’altro desidera.
Il problema è che tenta di risolvere questa angoscia controllando il comportamento dell’altro (guardare, seguire, mettere like), ma così l’angoscia non si placa, anzi aumenta. Perché nessuna rassicurazione esterna può colmare quella mancanza.
Lasciarlo “per una cosa così” non riguarda i social: riguarda il fatto che oggi questa relazione la mette continuamente davanti a una ferita aperta.
E dirglielo non serve se resta sul piano del controllo (“non farlo più”), ma può avere senso se parla di sé:
“Quando vedo queste cose mi sento messa da parte, mi fa stare male, mi sento insicura.”
La domanda centrale però non è cosa deve fare lui, ma: quanto questa relazione riesce a reggere la sua angoscia senza farla sentire sbagliata o in difetto.
Se sente che per stare con lui deve lottare continuamente contro questi pensieri, forse vale la pena interrogarsi non sui social, ma su che posto occupa lei in questo legame.
Un caro saluto.
Gentile utente buongiorno,
La ringrazio per la fiducia nel essersi confidata. Le questioni che ha riportato sembrano molto delicate e importanti, visto che ha descritto una situazione che la pone da una parte tra i pensieri ossessivi ed emozioni di dispiacere e dall'altra il dubbio se lasciare il partner. All'interno di un colloquio conoscitivo si potrebbe esplorare anche se ci sono altre tematiche all'interno del suo rapporto che la rendono insicura della relazione oppure se ci sono delle tematiche valoriali importanti non ancora esplorate adeguatamente, che vengono sollecitate quando il suo partner mette un mi piace ad altre donne, creando una minaccia al legame. Dinamica molto comune nelle coppie iscritte sui social.
I pensieri ossessivi che lei descrive, potrebbero essere delle sue tematiche personali o valori che ancora non ha compreso chiaramente e che la sua mente sta cercando di far emergere, per aumentarne la comprensione e il rispetto di esse oppure anche delle questioni relazionali con il partner. Con le tecniche attive si può far emergere in modo molto efficace tutto questo, aiutandola anche in un processo di autonomia nel comprendere le sue emozioni.
La ringrazio per la fiducia nel essersi confidata. Le questioni che ha riportato sembrano molto delicate e importanti, visto che ha descritto una situazione che la pone da una parte tra i pensieri ossessivi ed emozioni di dispiacere e dall'altra il dubbio se lasciare il partner. All'interno di un colloquio conoscitivo si potrebbe esplorare anche se ci sono altre tematiche all'interno del suo rapporto che la rendono insicura della relazione oppure se ci sono delle tematiche valoriali importanti non ancora esplorate adeguatamente, che vengono sollecitate quando il suo partner mette un mi piace ad altre donne, creando una minaccia al legame. Dinamica molto comune nelle coppie iscritte sui social.
I pensieri ossessivi che lei descrive, potrebbero essere delle sue tematiche personali o valori che ancora non ha compreso chiaramente e che la sua mente sta cercando di far emergere, per aumentarne la comprensione e il rispetto di esse oppure anche delle questioni relazionali con il partner. Con le tecniche attive si può far emergere in modo molto efficace tutto questo, aiutandola anche in un processo di autonomia nel comprendere le sue emozioni.
Buongiorno, comprendo quanto questa situazione La faccia sentire agitata, confusa e in lotta con se stessa. Da un lato riconosce l’affetto e la presenza del Suo partner, dall’altro ciò che accade sui social Le attiva pensieri, immagini e un fastidio difficile da contenere. È comprensibile che questo contrasto generi molta tensione interna.
Spesso non è tanto il gesto in sé, quanto il significato che assume: il timore di non sentirsi abbastanza scelta, il confronto con altre figure, la paura di perdere un’esclusività emotiva. I social, in questo senso, amplificano vissuti che toccano la sicurezza personale e il bisogno di sentirsi al centro per l’altro. Questo non La rende “strana”, ma sensibile a un tema per Lei importante.
Allo stesso tempo, si percepisce il rischio che questa fatica diventi qualcosa che La consuma e La porta a mettere in discussione se stessa e la relazione. Il punto non è stabilire chi abbia ragione, ma comprendere che cosa si muove dentro di Lei quando accade tutto questo, e come poterlo esprimere senza colpevolizzarsi o colpevolizzare.
Un percorso psicologico potrebbe offrirLe uno spazio accogliente per dare voce a queste emozioni, comprendere meglio i Suoi bisogni di sicurezza e lavorare su ciò che La aiuta a sentirsi più tranquilla e centrata, sia nella relazione che con se stessa.
Un caro saluto
Dott.ssa Barcella
Spesso non è tanto il gesto in sé, quanto il significato che assume: il timore di non sentirsi abbastanza scelta, il confronto con altre figure, la paura di perdere un’esclusività emotiva. I social, in questo senso, amplificano vissuti che toccano la sicurezza personale e il bisogno di sentirsi al centro per l’altro. Questo non La rende “strana”, ma sensibile a un tema per Lei importante.
Allo stesso tempo, si percepisce il rischio che questa fatica diventi qualcosa che La consuma e La porta a mettere in discussione se stessa e la relazione. Il punto non è stabilire chi abbia ragione, ma comprendere che cosa si muove dentro di Lei quando accade tutto questo, e come poterlo esprimere senza colpevolizzarsi o colpevolizzare.
Un percorso psicologico potrebbe offrirLe uno spazio accogliente per dare voce a queste emozioni, comprendere meglio i Suoi bisogni di sicurezza e lavorare su ciò che La aiuta a sentirsi più tranquilla e centrata, sia nella relazione che con se stessa.
Un caro saluto
Dott.ssa Barcella
Buonasera, capisco che la situazione le stia causando molta ansia. È normale sentirsi a disagio quando il partner interagisce con contenuti che ci fanno sentire insicuri. È naturale chiedersi perché il suo partner, pur amandola, si soffermi su questi contenuti.
Il problema sembra essere una differenza nelle percezioni di ciò che è rispettoso. Per lui, potrebbe non esserci alcun secondo fine, ma per lei questo comportamento crea insicurezza. È importante parlarne, esprimendo come si sente senza accusarlo.
Anche se è difficile, comunicare apertamente è fondamentale per capire i sentimenti di entrambi. Inoltre, riflettere su come gestire le sue ansie e insicurezze, magari con il supporto di uno psicologo, potrebbe aiutarla a sentirsi più serena nella relazione.
In sintesi, parlare dei suoi sentimenti in modo non accusatorio e lavorare sull'ansia potrebbe aiutare a superare questa difficoltà. Un caro saluto
Il problema sembra essere una differenza nelle percezioni di ciò che è rispettoso. Per lui, potrebbe non esserci alcun secondo fine, ma per lei questo comportamento crea insicurezza. È importante parlarne, esprimendo come si sente senza accusarlo.
Anche se è difficile, comunicare apertamente è fondamentale per capire i sentimenti di entrambi. Inoltre, riflettere su come gestire le sue ansie e insicurezze, magari con il supporto di uno psicologo, potrebbe aiutarla a sentirsi più serena nella relazione.
In sintesi, parlare dei suoi sentimenti in modo non accusatorio e lavorare sull'ansia potrebbe aiutare a superare questa difficoltà. Un caro saluto
Salve,
il suo un vissuto di gelosia e insicurezza può diventare molto doloroso, anche quando sente che il partner le vuole bene e le conferma il proprio affetto. Il disagio nasce dal sentirsi “messa a confronto” o dal percepire attenzioni rivolte ad altre persone, soprattutto quando questo riguarda contenuti che stimolano fantasie o curiosità sessuali. È comprensibile che, pur sapendo razionalmente che non ci sono secondi fini, il pensiero continui a ripresentarsi: la mente spesso si concentra su scenari che generano disagio e ansia.
Per affrontare questa situazione senza sentirsi ossessiva o controllante, può essere utile innanzitutto riconoscere a sé stessa i propri limiti e sensazioni, senza giudicarli. Una possibile strategia di comunicazione con il partner può essere parlare dei suoi vissuti in prima persona, senza accusarlo, per esempio dicendo “Mi sento a disagio quando vedo che metti mi piace a certe cose, mi genera ansia e non riesco a ignorarlo” invece di “Non devi fare questo”. In questo modo comunica i propri sentimenti senza colpevolizzarlo.
A livello personale, tecniche di mindfulness o strategie CBT per gestire i pensieri intrusivi possono aiutare a ridurre l’attenzione e la ruminazione su questi episodi, imparando a distinguere il pensiero dalla realtà e a non reagire automaticamente ad ogni stimolo emotivo. Il percorso di lavoro su insicurezza e gelosia può essere molto utile per sentirsi più serene in relazioni affettive, senza dover imporre limiti restrittivi al partner.
Saluti, resto a disposizione.
il suo un vissuto di gelosia e insicurezza può diventare molto doloroso, anche quando sente che il partner le vuole bene e le conferma il proprio affetto. Il disagio nasce dal sentirsi “messa a confronto” o dal percepire attenzioni rivolte ad altre persone, soprattutto quando questo riguarda contenuti che stimolano fantasie o curiosità sessuali. È comprensibile che, pur sapendo razionalmente che non ci sono secondi fini, il pensiero continui a ripresentarsi: la mente spesso si concentra su scenari che generano disagio e ansia.
Per affrontare questa situazione senza sentirsi ossessiva o controllante, può essere utile innanzitutto riconoscere a sé stessa i propri limiti e sensazioni, senza giudicarli. Una possibile strategia di comunicazione con il partner può essere parlare dei suoi vissuti in prima persona, senza accusarlo, per esempio dicendo “Mi sento a disagio quando vedo che metti mi piace a certe cose, mi genera ansia e non riesco a ignorarlo” invece di “Non devi fare questo”. In questo modo comunica i propri sentimenti senza colpevolizzarlo.
A livello personale, tecniche di mindfulness o strategie CBT per gestire i pensieri intrusivi possono aiutare a ridurre l’attenzione e la ruminazione su questi episodi, imparando a distinguere il pensiero dalla realtà e a non reagire automaticamente ad ogni stimolo emotivo. Il percorso di lavoro su insicurezza e gelosia può essere molto utile per sentirsi più serene in relazioni affettive, senza dover imporre limiti restrittivi al partner.
Saluti, resto a disposizione.
Buongiorno,
posso comprendere come tu ti sia sentita: è normale che una situazione di questo tipo generi frustrazione, insicurezza e una sensazione di ferita, soprattutto quando tocca temi delicati come il confronto, la fiducia e il sentirsi scelte. Le tue emozioni hanno senso e meritano ascolto.
Può essere importante parlarne con il tuo compagno, cercando di non concentrarti troppo su come dirlo, ma piuttosto su cosa vuoi trasmettere: come ti sei sentita tu e quale disagio questa situazione ti ha creato. Esprimere il tuo vissuto emotivo può aiutarlo a comprendere l’impatto che il suo comportamento ha avuto su di te.
A volte le persone agiscono in modo apparentemente innocente, senza rendersi conto di poter ferire l’altro. Per questo essere onesta e trasparente, senza paura, può aprire uno spazio di confronto autentico. Questa conversazione, se affrontata con apertura reciproca, potrebbe diventare un’occasione di maggiore vicinanza e di comprensione all’interno della relazione.
Resto a disposizione, anche online.
Un caro saluto,
dott. Matteo Basso Bondini
posso comprendere come tu ti sia sentita: è normale che una situazione di questo tipo generi frustrazione, insicurezza e una sensazione di ferita, soprattutto quando tocca temi delicati come il confronto, la fiducia e il sentirsi scelte. Le tue emozioni hanno senso e meritano ascolto.
Può essere importante parlarne con il tuo compagno, cercando di non concentrarti troppo su come dirlo, ma piuttosto su cosa vuoi trasmettere: come ti sei sentita tu e quale disagio questa situazione ti ha creato. Esprimere il tuo vissuto emotivo può aiutarlo a comprendere l’impatto che il suo comportamento ha avuto su di te.
A volte le persone agiscono in modo apparentemente innocente, senza rendersi conto di poter ferire l’altro. Per questo essere onesta e trasparente, senza paura, può aprire uno spazio di confronto autentico. Questa conversazione, se affrontata con apertura reciproca, potrebbe diventare un’occasione di maggiore vicinanza e di comprensione all’interno della relazione.
Resto a disposizione, anche online.
Un caro saluto,
dott. Matteo Basso Bondini
Ciao, grazie per aver condiviso così apertamente i tuoi pensieri. Quello che stai vivendo è molto comune: molte persone si sentono a disagio o gelose quando il partner interagisce con contenuti o persone sui social, specialmente quando c’è una differenza d’età o quando i contenuti in questione mostrano sensualità o provocazione. Non significa che tu sia “strana” o “ossessiva”, significa che il tuo cervello sta reagendo a una percezione di minaccia al legame affettivo.
Per prima cosa, è importante chiarire le tue emozioni:
La gelosia e il fastidio che provi sono normali emozioni umane, non un segno di debolezza o follia.
La tua mente sta elaborando un conflitto tra ciò che sai razionalmente (lui ti ama, non ha secondi fini) e ciò che senti emotivamente (il “mettere mi piace” ti fa sentire insicura o poco considerata).
Se sei disposta a parlarne e cercare di risolvere questo, ti consiglio di esprimere come ti senti senza accusarlo o controllarlo, ad esempio:
“Vorrei parlarti di una cosa che mi fa sentire un po’ a disagio… è più un mio disagio che un tuo errore.”
“Quando vedo che metti mi piace a certe ragazze, mi sento insicura. So che non significa niente, ma vorrei condividere con te come mi fa sentire.”
Poi, se la situazione non migliora e per te questo è una cosa che ti fa stare male, puoi valutare di lasciarlo. Non devi accontentarti, quando il comportamento del partner ci ferisce è momento di parlarne, migliorare la comunicazione e costruire insieme un rapporto sano.
Per prima cosa, è importante chiarire le tue emozioni:
La gelosia e il fastidio che provi sono normali emozioni umane, non un segno di debolezza o follia.
La tua mente sta elaborando un conflitto tra ciò che sai razionalmente (lui ti ama, non ha secondi fini) e ciò che senti emotivamente (il “mettere mi piace” ti fa sentire insicura o poco considerata).
Se sei disposta a parlarne e cercare di risolvere questo, ti consiglio di esprimere come ti senti senza accusarlo o controllarlo, ad esempio:
“Vorrei parlarti di una cosa che mi fa sentire un po’ a disagio… è più un mio disagio che un tuo errore.”
“Quando vedo che metti mi piace a certe ragazze, mi sento insicura. So che non significa niente, ma vorrei condividere con te come mi fa sentire.”
Poi, se la situazione non migliora e per te questo è una cosa che ti fa stare male, puoi valutare di lasciarlo. Non devi accontentarti, quando il comportamento del partner ci ferisce è momento di parlarne, migliorare la comunicazione e costruire insieme un rapporto sano.
Buonasera,
in una relazione sentimentale ogni coppia, con l'instaurarsi della fiducia, dei propri ritmi e bisogni, col tempo, dà vita ad un certo equilibrio.
A prescindere da quella che sia l'età, tra i due individui, o i gusti e le necessità, questo equilibrio va definito, e con definito, intendo che è giusto che ognuno apporti alla relazione una certa dose di sé. Non è scontato, dunque, portare nella coppia i propri dubbi, le proprie incertezze o paure, in quanto, tutto ciò, contribuisce alla realizzazione del suddetto equilibrio, per cui, se si fa presente all'altro ciò che ci dà fastidio o ciò che ci spaventa, è molto più facile che l'altro possa comprendere e spiegare un proprio comportamento o decisione.
Se si rimane in silenzio o si presume che l'altro possa comprenderci autonomamente, non si fa altro che incorrere in problematiche legate a pensieri inespressi, reazioni disattese ed illusioni. È bene, quindi, stabilire quelli che, di comune accordo, possono essere i confini, ben tollerati da entrambi, oppure, imparare ad ascoltare l'opinione altrui, per comprendere il perché di tale atteggiamento, senza sovra o sottovalutarlo, e magari, accettarlo anche, a differenza di come inizialmente ci si sarebbe aspettati.
Un augurio a lei.
in una relazione sentimentale ogni coppia, con l'instaurarsi della fiducia, dei propri ritmi e bisogni, col tempo, dà vita ad un certo equilibrio.
A prescindere da quella che sia l'età, tra i due individui, o i gusti e le necessità, questo equilibrio va definito, e con definito, intendo che è giusto che ognuno apporti alla relazione una certa dose di sé. Non è scontato, dunque, portare nella coppia i propri dubbi, le proprie incertezze o paure, in quanto, tutto ciò, contribuisce alla realizzazione del suddetto equilibrio, per cui, se si fa presente all'altro ciò che ci dà fastidio o ciò che ci spaventa, è molto più facile che l'altro possa comprendere e spiegare un proprio comportamento o decisione.
Se si rimane in silenzio o si presume che l'altro possa comprenderci autonomamente, non si fa altro che incorrere in problematiche legate a pensieri inespressi, reazioni disattese ed illusioni. È bene, quindi, stabilire quelli che, di comune accordo, possono essere i confini, ben tollerati da entrambi, oppure, imparare ad ascoltare l'opinione altrui, per comprendere il perché di tale atteggiamento, senza sovra o sottovalutarlo, e magari, accettarlo anche, a differenza di come inizialmente ci si sarebbe aspettati.
Un augurio a lei.
Buongiorno,
è normale provare fastidio o gelosia quando il partner interagisce con altre persone sui social, soprattutto se si tratta di contenuti che percepisce come provocanti. Questi pensieri non indicano che ci sia qualcosa di “sbagliato” in lei, ma riflettono insicurezza e bisogno di chiarezza.
Può essere utile parlare apertamente con il partner, spiegando come si sente senza accusarlo, e riflettere su confini condivisi e fiducia reciproca. Se i pensieri diventano ossessivi o interferiscono con il benessere, un percorso di supporto psicologico può aiutare a gestire gelosia e ansia.
è normale provare fastidio o gelosia quando il partner interagisce con altre persone sui social, soprattutto se si tratta di contenuti che percepisce come provocanti. Questi pensieri non indicano che ci sia qualcosa di “sbagliato” in lei, ma riflettono insicurezza e bisogno di chiarezza.
Può essere utile parlare apertamente con il partner, spiegando come si sente senza accusarlo, e riflettere su confini condivisi e fiducia reciproca. Se i pensieri diventano ossessivi o interferiscono con il benessere, un percorso di supporto psicologico può aiutare a gestire gelosia e ansia.
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