Buonasera a novembre la mia compagna mi ha lasciato e 13 gg dopo e' mancato mio padre.Sto passando u

22 risposte
Buonasera a novembre la mia compagna mi ha lasciato e 13 gg dopo e' mancato mio padre.Sto passando un periodo di forte dolore,sofferenza sia fisico che mentale, ma questo "periodo traumatico" mi e' servito anche nei momenti di lucidità per fare una profonda introspezione interiore, per capire i miei difetti, uno su tutti la mia bassa autostima (paura bloccante delle nuove esperienze e ambienti lavorativi, scappare dai problemi anziché affrontarli non sentendosi all'altezza di superarli, non sopportare le critiche pensando che gli altri ce l'abbiano con me che mi provoca rotture nelle amicizie e mi fa rifugiare nei social, andare in ansia se le cose non vanno come avevo pianificato, il non fatto di non avere nessun amico...la mia immaturità rispetto alla mia età...e l'acquisto compulsivo).Credo sia arrivato il momento di chiedere un supporto psicologico...la mia vita non può continuare ad essere rovinata dal mio bambino interiore che ancora sente le prese in giro dei suoi compagni di scuola e non puo' a 47 anni cercare di coprirsi con la coperta dei suoi genitori iperprotettivi...come da bambino e ancora da ragazzo...(ho rimosso alcuni blocchi mentali ed anche a carattere sessuale, voglio parlare e cercare la fonte dei miei problemi alla radice).
Gent.mo utente,
a volte nei momenti di maggiore difficoltà e sofferenza, si riesce a guardarsi dentro con maggiore profondità e si identificano alcuni bisogni insoddisfatti o delle priorità mai realmente valorizzate.
Lei ha già fatto un passo rilevante, quello di comprendere la possibilità di essere supportato nella sua naturale ricerca di benessere psicologico. Ed è lo scoglio più ostico da superare per la gran parte delle persone. Il passo successivo sarà iniziare un percorso di riscoperta di sé stesso, di crescita personale, di miglioramento della sua qualità di vita interiore e, di conseguenza, anche nel rapporto con il mondo esterno.
Sarà a lei a condizionare l'esito di questo percorso con le sue motivazioni al cambiamento, ma anche con la capacità di sospendere il giudizio su sé stesso che appare così severo, e la capacità di accettare la sua fragilità per poterla trasformare in robustezza. Come lei afferma, potrebbe essere importante capire l'origine del suo disagio e dei suoi blocchi, ma sarà altrettanto fondamentale costruire un buon vissuto del presente, generando un atteggiamento positivo e costruttivo verso la vita, intingendo la mente nelle emozioni positive e raggiungendo un livello di soddisfazione quotidiano. Solo in questo modo, avrà la giusta serenità e consapevolezza per affrontare e sconfiggere i suoi demoni interiori.
Se desidera ricevere informazioni su questo tipo di percorso, sono a disposizione, anche tramite consulenza online.
Le auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese

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Dott.ssa Valentina Iampietro
Psicologo, Psicologo clinico
San Bartolomeo in Galdo
Buonasera, da ciò che racconta emerge un periodo di grande fatica e difficoltà che le hanno portato molto stress, ciò nonostante appare già focalizzato su alcuni punti da cui partire per la sua richiesta di aiuto. Io mi occupo di supporto psicologico in età adulta, lavoro prevalentemente online, se vorrà, sono a sua disposizione per un primo colloquio.
Dott.ssa Gemma Santuccio
Psicologo, Psicologo clinico
Siracusa
Buonasera, eventi sicuramente impattanti sul piano di realtà quelli che descrive accaduti negli ultimi mesi; chiedere aiuto è sicuramente un significativo punto di inizio e di assunzione di responsabilità.
Dott.ssa Rachele Petrini
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Ciao, ho letto il tuo racconto e la tua richiesta di aiuto. Mi sembra che tu sia intenzionato ad avviare un percorso di maggiore introspezione, in tal caso, se vuoi puoi contattarmi ai riferimenti che trovi su questo sito. Dott.ssa Rachele Petrini
Dott. Daniele Migliore
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentilissimo, grazie per aver condiviso la sua preoccupazione.
Si tratta sicuramente di un periodo molto intenso ed anche molto doloroso, segnato da due perdite ravvicinate che hanno inevitabilmente scosso i suoi equilibri.
Trovo importante riconoscere che il dolore che sta attraversando non è solo “attuale” ma ha radici più profonde. Il fatto che lei riesca oggi a nominare questi aspetti, senza idealizzarli né negarli, indica una fase di maggiore consapevolezza e lucidità.
L'idea di intraprendere un percorso psicologico è un segno di grande cura nei suoi confronti: la terapia potrebbe offrirle uno spazio sicuro in cui elaborare il lutto, comprendere meglio il funzionamento di quelle parti più fragili che definisce “bambino interiore” e costruire modalità più mature e stabili per stare nelle relazioni, con se stesso e con gli altri. Non si tratta di cancellare il passato, ma di integrarlo al suo presente in un modo che possa ottenere la serenità che desidera e merita.
Le auguro il meglio,

Dott. Daniele Migliore
Dott.ssa Giada Di Egidio
Psicologo, Psicologo clinico
Corropoli
Buonasera, leggendo le sue parole, la prima cosa che sento il bisogno di fare è accogliere il peso enorme di questo momento. Perdere la propria compagna e, a soli tredici giorni di distanza, il proprio padre, significa trovarsi improvvisamente senza i due pilastri, quello del presente e quello delle origini, che sostengono l'architettura della nostra vita. Spesso il trauma rompe le nostre solite difese e, per quanto faccia male, ci permette di vedere finalmente cosa c'è sotto. Lei ha già iniziato a "rimuovere i blocchi", ma fare questo da soli può essere spaventoso e faticoso, come cercare di ristrutturare le fondamenta di una casa mentre ci si abita dentro durante una tempesta. Il suo desiderio di "andare alla radice" suggerisce che è pronto a smettere di nascondersi per iniziare a esistere davvero, fuori dall'ombra dei genitori e dal timore del giudizio altrui. Potrebbe essere fecondo trasformare queste sue intuizioni in un percorso di elaborazione concreto, per permettere a quell'adulto che ha già iniziato a parlare dentro di lei di prendere finalmente il timone.
Il rifugio nel virtuale e l'acquisto compulsivo spesso sono tentativi di "riempire" un vuoto relazionale o di sedare un'ansia che nasce dal sentirsi non visti o giudicati dagli altri. Quel "bambino" che ancora sente le voci dei compagni di scuola non sta solo ricordando, sta rivivendo nel presente un'esperienza di inadeguatezza che la porta a difendersi ancor prima di essere attaccato. Lo scappare dai problemi è il modo in cui quel bambino ha imparato a proteggersi quando sentiva di non avere gli strumenti per l'autonomia.
Buonasera, grazie per aver condiviso tutto questo.

Dalle sue parole si sente un dolore profondo, reso ancora più pesante dal fatto che due perdite così importanti siano arrivate una dopo l’altra. È come se questo tempo difficile avesse tolto alcune certezze, lasciandola più esposta, ma anche più in contatto con parti di sé che da anni chiedevano attenzione. Non è solo sofferenza: c’è anche un grande sforzo di comprensione, il tentativo di dare un senso a ciò che le accade.

Colpisce la delicatezza con cui parla di sé e di quel “bambino” che sembra ancora farsi sentire, soprattutto nei momenti di fragilità. Alcune ferite del passato, quando non trovano uno spazio in cui essere accolte, tendono a ripresentarsi, magari proprio quando la vita ci mette alla prova. Questo non dice qualcosa di sbagliato in lei, ma di qualcosa che è rimasto inascoltato.

Il pensiero di un supporto psicologico sembra nascere da qui: dal bisogno di uno spazio in cui poter mettere parole a questa sofferenza, senza fretta e senza giudizio. In un percorso così, spesso, ognuno può ritrovare gradualmente il proprio modo di stare nella vita e di orientarsi, partendo proprio da ciò che oggi fa più male.
Dott.ssa Marianna Rudino
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bra
Buonasera, credo che un supporto psicologico le sarebbe molto d'aiuto per comprendere meglio come gestire la bassa autostima e imparare ad affrontare le difficoltà della vita. Questo percorso credo che sarà molto utile per capire meglio l'origine dei suoi "blocchi" ed imparare a volersi più bene, ascoltandosi e imparando a trovare strategie anzichè continuare a scappare davanti alle difficoltà.
Dott.ssa Silvana Grilli
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buonasera,
quello che racconta restituisce un dolore molto intenso, ma anche lucidità e capacità di ascolto di sé. Affrontare nello stesso arco di tempo la fine di una relazione importante e la perdita di un genitore è un carico emotivo enorme, che può generare sofferenza profonda sia sul piano psicologico che fisico. È comprensibile che questo periodo venga vissuto come traumatico.

Allo stesso tempo, dalle sue parole emerge come questa crisi abbia aperto uno spazio di riflessione autentica: sta riuscendo a collegare il dolore attuale a temi più antichi, come la bassa autostima, la paura del giudizio, l’evitamento delle difficoltà, il bisogno di protezione e le ferite legate alle esperienze infantili.

La decisione di chiedere un supporto psicologico appare molto centrata. Un percorso terapeutico può offrirle uno spazio sicuro per elaborare il lutto, lavorare sull’autostima e andare alla radice dei blocchi che sente di portare con sé da tempo, senza giudizio e senza forzature. Non si tratta di “aggiustare” qualcosa che non va, ma di integrare parti della sua storia che finora hanno pesato più del necessario.

Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
Dott.ssa Gloria Giacomin
Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Gentile,
quello che sta vivendo è un momento di dolore molto intenso, segnato da due perdite importanti avvenute in un tempo ravvicinato, e il fatto che lei riesca comunque a osservarsi con lucidità e onestà è già un segnale di grande consapevolezza. Quando eventi così forti colpiscono, è naturale che vecchie ferite riemergano e che fragilità presenti da tempo diventino più evidenti, soprattutto se legate all’autostima, alla paura del giudizio e al senso di non sentirsi mai abbastanza. Non si tratta di immaturità, ma di schemi interiori appresi molto presto che hanno avuto una funzione di protezione e che oggi non sono più utili. Il “bambino interiore” di cui parla non è un limite, ma una parte di sé che ha bisogno di essere ascoltata, compresa e accompagnata in modo diverso rispetto al passato, senza più rifugiarsi nell’evitamento, nei social o in comportamenti compensatori.
Il desiderio di andare alla radice, di dare un senso a ciò che prova e di affrontare anche aspetti delicati della sua storia personale è un passo importante e coraggioso, soprattutto in un momento così complesso.
Chiedere un supporto psicologico non è un segno di debolezza, ma una scelta di responsabilità verso se stesso e verso la possibilità di costruire una vita più coerente con ciò che sente e con l’età che ha oggi. Un percorso può aiutarla a elaborare il lutto, a rafforzare l’autostima e a sviluppare strumenti più funzionali per affrontare le difficoltà, senza rimanere intrappolato in schemi che non le appartengono più.

Resto a disposizione,
Dottoressa Gloria Giacomin
Dott.ssa Simona Santoni
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buonasera, La ringrazio per aver condiviso in modo così approfondito e autentico ciò che sta attraversando. La perdita di Suo padre, avvenuta a così breve distanza dalla fine della relazione, rappresenta un evento altamente stressante e doloroso e il fatto che Lei ne avverta le ripercussioni sia sul piano emotivo sia su quello fisico è comprensibile.
Colgo nel Suo messaggio non solo la sofferenza ma anche una significativa capacità di riflessione e di consapevolezza rispetto ad alcuni schemi che sente ripetersi nella Sua vita (autostima, gestione delle critiche, evitamento, relazioni, acquisti compulsivi, vissuti legati alla storia personale). Questo è spesso un punto di partenza importante per un lavoro psicologico.
Un percorso di supporto può offrire uno spazio protetto per elaborare il lutto, comprendere più a fondo le radici di queste difficoltà e lavorare in modo graduale su modalità più funzionali di stare con se stesso e con gli altri, senza giudizio e senza forzature.
La saluto cordialmente.
Dott.ssa Simona Santoni
Psicologa
Dott.ssa Caterina Lo Bianco
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Gentile utente,
la ringrazio per aver condiviso con tanta lucidità e profondità un momento così delicato della sua vita. La fine di una relazione significativa e la perdita di un genitore in un tempo così ravvicinato rappresentano due eventi potenzialmente traumatici che, insieme, possono scuotere in modo profondo l’equilibrio emotivo, corporeo e identitario di una persona. Il dolore fisico e mentale che descrive è una risposta umana, comprensibile, a un sovraccarico emotivo importante.
Colpisce molto, però, la qualità della sua riflessione: nel mezzo della sofferenza sta emergendo una parte di lei capace di osservare, collegare, dare senso. Questa capacità di introspezione non è affatto scontata e rappresenta già una risorsa fondamentale su cui poter lavorare in terapia.
Le difficoltà che descrive – bassa autostima, paura delle nuove esperienze, evitamento, ipersensibilità alla critica, ansia da controllo, ritiro sociale, acquisti compulsivi – non parlano di “immaturità”, ma di strategie di adattamento apprese nel tempo per proteggersi da un senso profondo di inadeguatezza e di dolore. Strategie che probabilmente hanno avuto una funzione in passato, ma che oggi non le permettono più di vivere in modo pieno e soddisfacente.
Dal punto di vista sistemico-relazionale, ciò che emerge con chiarezza è il dialogo ancora molto vivo tra il “bambino interiore” ferito – segnato dalle prese in giro, dal sentirsi non visto o non adeguato – e il contesto familiare iperprotettivo, che da un lato ha offerto sicurezza, ma dall’altro può aver reso più difficile la costruzione di una fiducia autonoma in sé stesso. Non si tratta di colpe, ma di dinamiche relazionali che hanno contribuito a modellare il modo in cui oggi lei si percepisce e si muove nel mondo.
Il fatto che oggi, a 47 anni, senta il bisogno di “togliere quella coperta” e di andare alla radice delle sue difficoltà – anche rispetto alla sfera affettiva e sessuale – è un segnale molto chiaro di desiderio di cambiamento e di crescita. La terapia può diventare uno spazio sicuro in cui dare parola a queste parti, rielaborare i lutti, riconoscere i bisogni emotivi rimasti inascoltati e costruire nuove modalità di stare nelle relazioni, con sé stesso e con gli altri.
Chiedere un supporto psicologico non è un segno di debolezza, ma un atto di responsabilità e di cura verso di sé. In un percorso terapeutico potrà non solo comprendere “da dove viene” il suo malessere, ma soprattutto sperimentare, passo dopo passo, nuove possibilità di scelta, di autonomia e di fiducia nelle proprie risorse.
Se lo desidera, resto a disposizione per eventuali approfondimenti, con rispetto dei suoi tempi e con uno sguardo attento alle relazioni che hanno segnato – e che possono ancora trasformare – la sua storia.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Dott.ssa Elisa Rizzotti
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Pordenone
gentile, capisco profondamente la sofferenza che sta attraversando e la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità la sua esperienza. Le perdite e le difficoltà che descrive richiedono un grande coraggio per essere affrontate, e il fatto che senta ora il bisogno di cercare supporto psicologico è già un passo molto importante verso il cambiamento e la comprensione di sé. Un percorso terapeutico può dare spazio e significato a questo dolore, esplorare le radici delle sue insicurezze e costruire, passo dopo passo, un equilibrio più sereno e autentico. Dott.ssa Rizzotti
Salve, emerge dai suoi vissuti fisici ed emotivi un profondo malessere ma, anche il forte desiderio di cambiamento. Come lei dice, ritengo che possa esserle utile la figura di uno psicologo con cui parlare e poter comprendere con più chiarezza le dinamiche di quanto lei esprime, per poter meglio attingere e far fruttare le risorse che, comunque mostra di possedere. Le auguro in futuro di stare meglio.
Dott.ssa Federica Trobbiani
Psicologo clinico, Psicologo
Albano Laziale
Gentile Paziente Anonimo,
Immagino che per lei sia stato un periodo davvero difficile, dovendo affrontare, di fatto, due grandi perdite. È molto apprezzabile il fatto che abbia sfruttato questo momento per trovare la forza di interrogarsi e, soprattutto, la volontà di voler intraprendere un percorso psicologico. Questa scelta le permetterà di trovare delle risposte e, da queste, nuove risorse. Un percorso psicologico le offrità infatti uno spazio di ascolto empatico in cui rileggere la propria storia e trovare le risposte che necessita.
Se vorrà, non esiti a contattarmi per il supporto che sta cercando.

Un caro saluto,
Dott.ssa Federica Trobbiani
Dott.ssa Alessandra Barcella
Psicologo, Psicologo clinico
Gorlago
Buongiorno,
la ringrazio per la fiducia e per la profondità con cui ha condiviso un momento così delicato della sua vita. La perdita della compagna e, a distanza di pochi giorni, quella di suo padre rappresentano due eventi traumatici molto forti, e il dolore che descrive – fisico e mentale – è una reazione umana e comprensibile a un carico emotivo così intenso.

Colpisce però anche la sua lucidità: nel mezzo della sofferenza è riuscito a fermarsi, guardarsi dentro e riconoscere dinamiche che da tempo la fanno stare male. Questo non è affatto scontato. La bassa autostima, la paura del giudizio, l’evitamento, l’ansia, il rifugio nei social o negli acquisti compulsivi non sono “difetti”, ma strategie apprese nel tempo per proteggersi da ferite antiche. Quel “bambino interiore” di cui parla non è un nemico da combattere, ma una parte che ha sofferto e che ora chiede ascolto e cura.

Il fatto che oggi, a 47 anni, senta il bisogno di smettere di nascondersi sotto quella “coperta” e di andare alla radice dei suoi blocchi è un segnale importante di maturità emotiva, non il contrario. Chiedere un supporto psicologico non significa essere deboli, ma prendersi finalmente sul serio e concedersi la possibilità di vivere in modo più libero e autentico.

Se lo desidera, un percorso terapeutico può aiutarla ad attraversare il lutto, a lavorare sull’autostima, sulle ferite del passato e su quei meccanismi che oggi non le servono più. Io resto disponibile ad accompagnarla in questo processo, con rispetto dei suoi tempi e senza giudizio. Non è troppo tardi per stare meglio.

Un caro saluto
Dott.ssa Barcella
innanzitutto la ringrazio per aver condiviso con così tanta onestà e apertura un momento della sua vita così delicato e complesso. Mi permetta di accogliere il dolore che sta attraversando: la perdita di una compagna e, a pochi giorni di distanza, la scomparsa del padre rappresentano un doppio lutto che metterebbe alla prova chiunque, creando un carico emotivo e fisico estremamente oneroso.
è però straordinario osservare come, in questo "periodo traumatico", lei sia riuscito a trovare momenti di lucidità per avviare una profonda introspezione.
Ecco alcuni punti chiave che emergono dalle sue parole e che meritano di essere approfonditi in un percorso terapeutico:
° "il Bambino Interiore" e la Protezione: lei cita la percezione di sentirsi ancora "coperto" da genitori iperprotettivi e ferito da compagni di scuola. Questo indica che probabilmente una parte di lei è rimasta "congelata" a difesa di vecchi traumi. Superare questa fase non significa negare quel bambino, ma imparare a diventarne il "genitore adulto" di cui ha bisogno oggi.
° L'evitamento come Difesa: la tendenza a scappare dai problem, a rifugiarsi nei social o negli acquisiti compulsivi sono meccanismi di difesa comuni per gestire un'ansia che appare intollerabile. Riconoscerli come tali e non come semplici difetti, è essenziale per disinnescarli.
##La ricerca delle Radici: il suo desiderio di andare alla fonte dei problemi , inclusi i blocchi a carattere sessuale e relazionale, indica che è pronto per un lavoro trasformativo e non solo superficiale.
Le auguro di trovare presto la guida adatta per questo viaggio di rinascita.
Dott. Giuseppe Mirabella
Psicologo, Psicologo clinico
Modica
Buonasera, Sta attraversando eventi molto impegnativi e il fatto che riesca a osservarsi con questa lucidità è già un segnale importante. Riconoscere i propri schemi e sentire il bisogno di un supporto psicologico è un atto di responsabilità verso se stesso. Un percorso può aiutarla a dare senso a queste ferite, anche antiche, e a lavorare in profondità sulle loro radici. Dr. Giuseppe Mirabella
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buonasera,
la ringrazio per aver condiviso una parte così delicata e dolorosa della sua storia. La fine di una relazione affettiva importante e, a brevissima distanza, la perdita di un genitore rappresentano due eventi altamente stressanti e potenzialmente traumatici. È comprensibile che il suo corpo e la sua mente stiano manifestando sofferenza sia a livello emotivo sia fisico.

Colpisce però un aspetto molto importante del suo messaggio: la capacità di fermarsi, osservare sé stesso e dare un significato a ciò che sta vivendo. Il lavoro di introspezione che descrive – il riconoscimento della bassa autostima, delle paure bloccanti, dell’ipersensibilità al giudizio, delle difficoltà relazionali, dell’ansia di controllo e dei comportamenti compulsivi – è già un primo passo fondamentale verso il cambiamento. Spesso queste modalità affondano le radici in esperienze precoci, come dinamiche di derisione, esclusione o iperprotezione, che possono ostacolare lo sviluppo di un senso di sicurezza personale e di autonomia emotiva.

Quando parla di “bambino interiore”, sta utilizzando un’immagine molto efficace: parti di noi rimaste ferite possono continuare a influenzare le scelte adulte, soprattutto nei momenti di stress o perdita. Il fatto che lei senta il bisogno di andare “alla radice” dei suoi blocchi, anche sul piano affettivo e sessuale, indica una motivazione autentica e matura a prendersi cura di sé.

Alla luce di quanto racconta, la scelta di intraprendere un percorso di supporto psicologico appare non solo opportuna, ma profondamente rispettosa verso sé stesso. Un lavoro con uno specialista può aiutarla a elaborare il lutto, rafforzare l’autostima, comprendere le origini di questi schemi e costruire modalità più funzionali e consapevoli di stare in relazione con sé e con gli altri.

Resto dell’idea che approfondire la sua situazione con uno psicologo o psicoterapeuta possa rappresentare un passaggio importante per trasformare questo momento di crisi in un’occasione di crescita e riorientamento della sua vita.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Simona Giulivi
Psicologo, Psicologo clinico, Professional counselor
Roma
Gentilissimo,
quello che sta attraversando è un vero e proprio terremoto interiore: la perdita della compagna e, a soli pochi giorni di distanza, la morte di un genitore rappresentano due lutti molto complessi da elaborare.
È fondamentale però mettere in luce come in questo momento di estrema fragilità, lei sia riuscito a trovare una lucidità così profonda e la voglia di aprirsi a se stesso, in modo diverso.
La sua decisione di cercare un supporto psicologico è la scelta migliore che possa fare per se stesso perché potrà avere la possibilità, non solo di elaborare a attraversare queste sofferenze e queste perdite che ha vissuto, ma anche la possibilità di conoscersi meglio e di andare a lavorare su quelle parti di sé che possono emergere in modo più consapevole e maturo.
Un caro saluto
Dott.ssa Simona Giulivi
Dott.ssa Martina Marrone
Psicologo, Psicologo clinico
Piacenza
Salve, innanzitutto grazie per la sua condivisione. Il fatto che rifletta su di sé è un passo molto significativo e quello che descrive sembra far emergere una sofferenza molto profonda: la separazione, il lutto di suo padre, l'acquisto compulsivo...dare valore a quello che sta provando attraverso un percorso psicologico potrebbe aiutarla a conoscersi meglio, in quanto lavorare da soli su temi così complessi può essere molto difficile. Le auguro un imbocca a lupo.
Salve, è arrivato ad una svolta importante della sua vita, "chiedere aiuto". Questo le fa vanto e soprattutto la mette adesso in una condizione di avanzamento e consapevolezza di voler finalmente cambiare le cose. E' molto importante il lavoro introspettivo che ha fatto su sè stesso, anche se mirato solo al riconoscimento dei suoi difetti. Da adesso, con il supporto dello psicologo che sceglierà per accompagnarla in questo percorso, dovrà partire dal riconoscimento delle risorse, che io percepisco veramente forti, proprio sulla base di quanto ha scritto. Sono certa che riuscirà a fare un'importante lavoro su sè stesso e che tutto questo le comporterà un giovamento significativo. Buon percorso

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