Buonasera,sono una donna di 29 anni. Vi scrivo perché mi capita di ritrovarmi in certi pensieri e v
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Buonasera,sono una donna di 29 anni.
Vi scrivo perché mi capita di ritrovarmi in certi pensieri e vorrei alleggerirmi. Non mi trovo nemmeno a parlarne con chi mi sta attorno perché saprei già che mi direbbero “Ancora ci pensi dopo tutto questo tempo”?.
Ho perso i rapporti con un mio amico da 4 anni appunto. Ma mi ritrovo ogni tanto a chiedermi perché lui non mi abbia mai più scritto. Eravamo sempre assieme,ci raccontavamo di tutto,scherzavamo di tutto,anche in maniera maliziosa che finiva sempre con delle risate. Siamo stati amici per 10 anni e prima che lui smettesse di parlarmi,siamo diventati ancora più legati. Poi è successo che mi innamoro di lui,gliene parlo ed essendo che per lui non era un problema,abbiamo continuato tranquillamente il rapporto. Mi ha sempre rispettata sotto questo aspetto del sentimento dicendomi anche che per quanto mi volesse bene,non avrebbe mai chiuso il rapporto. Non so esattamente cosa lui provasse per me. C’erano momenti o argomenti dove mi sembrava di essere di più. Una volta abbiamo anche immaginato come poteva essere fisicamente un nostro figlio… Dall’altro canto avevamo un rapporto in continuo conflitto e sempre burrascoso. E quando succedevano le liti,io mi sentivo completamente schiacciata da lui perché aveva sempre la risposta a tutto e io non sapevo come rispondere. Mi sono accorta di essere manipolata. Lui stesso mi ha confermato questa mia teoria. O meglio,ha confermato di esserlo,non di applicarlo su di me. Una sera,mentre scherzavamo come sempre,ha provato a baciarmi e distinto mi sono fatta indietro. Quel bacio io lo aspettavo da mesi. Glielo chiedevo sempre mentre gli facevo il solletico ma sapevo che non lo avrebbe mai fatto.Poi quella sera dal nulla,ci provò. Al mio indietreggiare vidi la sua l’espressione cambiare di botto e mi disse “Allora lo dici solo per scherzare,nel momento poi ti fai indietro”. A quel punto gli spiegai che non me lo aspettavo essendo che non era mai successo e quando gli dissi che volevo,a quel punto non volle più lui. Non so se è stata quella la goccia,ma da lì si è freddato tutto. Ho provato a chiedergli se il motivo fosse stata quella sera ma me lo negò. Mi disse che il suo distaccarsi era legato a fattori precedenti dove io avevo comportamenti pesanti riguardo le uscite ecc. L’uktima volta mi disse che per lui chiudere con me era stato come un divorzio,ma io non capii mai qiesta frase. Mi disse che dopo il suo netto dimagrimento lui voleva solo il meglio nella vita e che il mio rapporto non lo era in tutto. Che io non ne valevo la pena. Che ormai non gliene fregava più niente e si sforzava solo per me. E tante altre cose che mi hanno portata a piangere ogni sera per tre mesi… Da lì,negli anni ho provato a ricercarlo e ho ricevuto solo il suo blocco(sono bloccata ovunque). Anche io l’ho bloccato perché mi sono resa conto che non era un rapporto sano. Però mi chiedo perché non mi abbia più cercata. Né un come stai,nulla. Non so se aspetto “un riscatto”da parte mia per tutte le volte che l’ho cercato. Non mi capisco… Grazie in anticipo
Vi scrivo perché mi capita di ritrovarmi in certi pensieri e vorrei alleggerirmi. Non mi trovo nemmeno a parlarne con chi mi sta attorno perché saprei già che mi direbbero “Ancora ci pensi dopo tutto questo tempo”?.
Ho perso i rapporti con un mio amico da 4 anni appunto. Ma mi ritrovo ogni tanto a chiedermi perché lui non mi abbia mai più scritto. Eravamo sempre assieme,ci raccontavamo di tutto,scherzavamo di tutto,anche in maniera maliziosa che finiva sempre con delle risate. Siamo stati amici per 10 anni e prima che lui smettesse di parlarmi,siamo diventati ancora più legati. Poi è successo che mi innamoro di lui,gliene parlo ed essendo che per lui non era un problema,abbiamo continuato tranquillamente il rapporto. Mi ha sempre rispettata sotto questo aspetto del sentimento dicendomi anche che per quanto mi volesse bene,non avrebbe mai chiuso il rapporto. Non so esattamente cosa lui provasse per me. C’erano momenti o argomenti dove mi sembrava di essere di più. Una volta abbiamo anche immaginato come poteva essere fisicamente un nostro figlio… Dall’altro canto avevamo un rapporto in continuo conflitto e sempre burrascoso. E quando succedevano le liti,io mi sentivo completamente schiacciata da lui perché aveva sempre la risposta a tutto e io non sapevo come rispondere. Mi sono accorta di essere manipolata. Lui stesso mi ha confermato questa mia teoria. O meglio,ha confermato di esserlo,non di applicarlo su di me. Una sera,mentre scherzavamo come sempre,ha provato a baciarmi e distinto mi sono fatta indietro. Quel bacio io lo aspettavo da mesi. Glielo chiedevo sempre mentre gli facevo il solletico ma sapevo che non lo avrebbe mai fatto.Poi quella sera dal nulla,ci provò. Al mio indietreggiare vidi la sua l’espressione cambiare di botto e mi disse “Allora lo dici solo per scherzare,nel momento poi ti fai indietro”. A quel punto gli spiegai che non me lo aspettavo essendo che non era mai successo e quando gli dissi che volevo,a quel punto non volle più lui. Non so se è stata quella la goccia,ma da lì si è freddato tutto. Ho provato a chiedergli se il motivo fosse stata quella sera ma me lo negò. Mi disse che il suo distaccarsi era legato a fattori precedenti dove io avevo comportamenti pesanti riguardo le uscite ecc. L’uktima volta mi disse che per lui chiudere con me era stato come un divorzio,ma io non capii mai qiesta frase. Mi disse che dopo il suo netto dimagrimento lui voleva solo il meglio nella vita e che il mio rapporto non lo era in tutto. Che io non ne valevo la pena. Che ormai non gliene fregava più niente e si sforzava solo per me. E tante altre cose che mi hanno portata a piangere ogni sera per tre mesi… Da lì,negli anni ho provato a ricercarlo e ho ricevuto solo il suo blocco(sono bloccata ovunque). Anche io l’ho bloccato perché mi sono resa conto che non era un rapporto sano. Però mi chiedo perché non mi abbia più cercata. Né un come stai,nulla. Non so se aspetto “un riscatto”da parte mia per tutte le volte che l’ho cercato. Non mi capisco… Grazie in anticipo
Buonasera,
grazie per aver condiviso una storia così intensa e dolorosa. Il fatto che, a distanza di anni, questi pensieri tornino non significa che lei “sia rimasta ferma”, ma che quel legame è stato per lei molto significativo e non ha avuto una vera possibilità di chiusura emotiva.
Da ciò che racconta emerge un rapporto profondo, ambiguo e sbilanciato: una forte intimità emotiva, confini poco chiari, momenti di complicità alternati a conflitti, dinamiche di potere e di svalutazione che nel tempo l’hanno fatta sentire schiacciata, confusa e ferita. Quando una relazione – anche se definita “amicizia” – diventa così totalizzante, è normale che lasci tracce profonde.
Il suo interrogarsi sul perché lui non l’abbia più cercata è comprensibile: spesso non si cerca davvero l’altra persona, ma un riconoscimento, una riparazione, una conferma del proprio valore dopo essere state svalutate. Il silenzio e il blocco totale, inoltre, impediscono l’elaborazione e tengono aperte le domande. Questo non parla di un suo limite, ma del bisogno umano di dare senso a ciò che è stato.
È importante anche riconoscere che, nonostante l’affetto, lei stessa ha visto come quel rapporto non fosse sano per lei. Il fatto che abbia scelto di bloccarlo è un segnale di consapevolezza e tutela, anche se emotivamente faticoso.
Per comprendere meglio cosa oggi la lega ancora a questa storia, cosa rappresenta per lei l’idea di un “riscatto” e per poter finalmente elaborare il dolore, sarebbe molto utile approfondire questi vissuti con uno specialista. Un percorso psicologico può aiutarla a rimettere ordine, a rafforzare il suo senso di valore e a chiudere davvero, dentro di sé, un capitolo che è rimasto sospeso.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
grazie per aver condiviso una storia così intensa e dolorosa. Il fatto che, a distanza di anni, questi pensieri tornino non significa che lei “sia rimasta ferma”, ma che quel legame è stato per lei molto significativo e non ha avuto una vera possibilità di chiusura emotiva.
Da ciò che racconta emerge un rapporto profondo, ambiguo e sbilanciato: una forte intimità emotiva, confini poco chiari, momenti di complicità alternati a conflitti, dinamiche di potere e di svalutazione che nel tempo l’hanno fatta sentire schiacciata, confusa e ferita. Quando una relazione – anche se definita “amicizia” – diventa così totalizzante, è normale che lasci tracce profonde.
Il suo interrogarsi sul perché lui non l’abbia più cercata è comprensibile: spesso non si cerca davvero l’altra persona, ma un riconoscimento, una riparazione, una conferma del proprio valore dopo essere state svalutate. Il silenzio e il blocco totale, inoltre, impediscono l’elaborazione e tengono aperte le domande. Questo non parla di un suo limite, ma del bisogno umano di dare senso a ciò che è stato.
È importante anche riconoscere che, nonostante l’affetto, lei stessa ha visto come quel rapporto non fosse sano per lei. Il fatto che abbia scelto di bloccarlo è un segnale di consapevolezza e tutela, anche se emotivamente faticoso.
Per comprendere meglio cosa oggi la lega ancora a questa storia, cosa rappresenta per lei l’idea di un “riscatto” e per poter finalmente elaborare il dolore, sarebbe molto utile approfondire questi vissuti con uno specialista. Un percorso psicologico può aiutarla a rimettere ordine, a rafforzare il suo senso di valore e a chiudere davvero, dentro di sé, un capitolo che è rimasto sospeso.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
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Buonasera,
in relazioni emotivamente molto intense può accadere che, anche a distanza di tempo, restino domande aperte. Non sempre però è possibile ottenere risposte dall’altra persona, soprattutto quando ha scelto di interrompere il rapporto e di non mantenere contatti.
Il silenzio dell’altro, per quanto doloroso, non è necessariamente una spiegazione su di lei o sul valore del legame, ma spesso rappresenta un modo, più o meno funzionale, di chiudere per chi lo mette in atto.
In questi casi, più che comprendere le motivazioni dell’altro, può essere utile chiedersi che cosa quella mancanza di risposta riattivi dentro di sé e di cosa si avrebbe bisogno oggi per sentirsi più in pace con quanto accaduto.
Un caro saluto, PR
in relazioni emotivamente molto intense può accadere che, anche a distanza di tempo, restino domande aperte. Non sempre però è possibile ottenere risposte dall’altra persona, soprattutto quando ha scelto di interrompere il rapporto e di non mantenere contatti.
Il silenzio dell’altro, per quanto doloroso, non è necessariamente una spiegazione su di lei o sul valore del legame, ma spesso rappresenta un modo, più o meno funzionale, di chiudere per chi lo mette in atto.
In questi casi, più che comprendere le motivazioni dell’altro, può essere utile chiedersi che cosa quella mancanza di risposta riattivi dentro di sé e di cosa si avrebbe bisogno oggi per sentirsi più in pace con quanto accaduto.
Un caro saluto, PR
Quello che lei descrive è un legame emotivamente molto intenso, ma anche sbilanciato, in cui il confine tra vicinanza e sofferenza si è fatto nel tempo più confuso. Quando una relazione di qualsiasi genere alterna momenti di grande intimità a rifiuto è normale restare agganciati a domande senza risposta e continuare a cercare un senso. Il fatto che lui non la cerchi più non è una misura del valore ma può indicare un suo modo di chiudersi per evitare confronti e responsabilità. Spesso il silenzio è una forma di difesa. Dal punto di vista pratico può essere utile spostare l'attenzione lentamente dalla domanda "perché non mi cerca?" alla domanda "che effetto ha avuto su di me questo rapporto e perché continuo a restare legate a qualcuno che non c'è" Finchè lei rimane agganciata ad una persona assente, il dolore rimane attivo.La possibilità di stare meglio inizia quando si smette di chiedere spiegazioni e si inizia a rispondere alla domanda giusta. Cosa ha lasciato dentro di me? Lei merita un legame che non la faccia sentire in sospeso.
Buonasera, mi dispiace per questa situazione. Mi sembra che ci sia stata molta confusione e ambiguità e la nostra mente ha bisogno di chiarezza. Non so quale parte di sè ancora resta ancorata e cosa ha significato per lei questo essere stata bloccata, rifiutata, Come si vede lei. Forse potrebbe portare questo suo disagio in uno spazio dedicato a lei con un professionista che possa aiutarla ad approfondire e sciogliere quel nodo. A presto
Buonasera, da ciò che descrive questo rapporto era molto importante per lei e contemporaneamente vi è stata una presa di coscienza che non fosse una "relazione" sana. Le domande che sorgono sono legittime, tuttavia sono rivolte verso la dimensione e il campo dell'altro, aree su cui non si ha la possibilità di indagare o agire....l'unico e prezioso struemento che si ha è iniziare ad "arare" il proprio territorio
Da ciò che racconta emerge un legame affettivo intenso e complesso, la cui chiusura improvvisa e svalutante può lasciare domande e vissuti emotivi che riemergono anche a distanza di tempo. È comprensibile che il bisogno di dare un senso a quanto accaduto sia ancora presente. Se lo desidera, resto a disposizione per offrirle uno spazio di ascolto e di riflessione, che possa aiutarla a comprendere meglio ciò che ha vissuto e a prendersi cura delle emozioni che ancora la attraversano.
Ciao, ho letto quello che hai scritto. Questa persona per te ha rappresentato tanto, nel bene e nel male. Però alla fine tu scrivi "non mi capisco". Chissà se si potrebbe partire proprio da questo. Se vuoi i miei contatti sono sul mio profilo in questa applicazione. un saluto, Dott.ssa Rachele Petrini
Gentile,
da quello che racconta emerge una sofferenza che ha radici profonde e che non riguarda solo la fine di un rapporto, ma il modo in cui ha vissuto una relazione complessa, intensa e spesso conflittuale. È naturale interrogarsi su ciò che è accaduto e cercare risposte, soprattutto quando un legame durato tanto tempo si interrompe senza spiegazioni chiare e lascia un senso di vuoto e confusione.
Dal suo racconto emerge che, pur essendoci stati momenti di complicità e affetto, la relazione aveva dinamiche difficili: conflitti frequenti, sensazioni di manipolazione e momenti in cui i confini personali non erano rispettati. Tutto questo può lasciare ferite emotive profonde e una costante ricerca di chiarimento o di “risarcimento” da parte dell’altro, anche a distanza di anni. È importante riconoscere che il fatto che lui non l’abbia cercata non significa che lei non valga o che ciò che ha provato non fosse reale, ma semplicemente che la sua scelta di chiudere il contatto riflette i suoi bisogni e limiti personali, non il valore della sua persona.
La confusione e il senso di colpa che descrive sono normali dopo esperienze intense e legami ambivalenti, e trovare uno spazio dove elaborare questi sentimenti, come può essere un percorso psicologico, può aiutare a chiarire ciò che sente, a interrompere il continuo rimuginare e a ritrovare equilibrio e serenità.
Resto a disposizione,
Dottoressa Gloria Giacomin
da quello che racconta emerge una sofferenza che ha radici profonde e che non riguarda solo la fine di un rapporto, ma il modo in cui ha vissuto una relazione complessa, intensa e spesso conflittuale. È naturale interrogarsi su ciò che è accaduto e cercare risposte, soprattutto quando un legame durato tanto tempo si interrompe senza spiegazioni chiare e lascia un senso di vuoto e confusione.
Dal suo racconto emerge che, pur essendoci stati momenti di complicità e affetto, la relazione aveva dinamiche difficili: conflitti frequenti, sensazioni di manipolazione e momenti in cui i confini personali non erano rispettati. Tutto questo può lasciare ferite emotive profonde e una costante ricerca di chiarimento o di “risarcimento” da parte dell’altro, anche a distanza di anni. È importante riconoscere che il fatto che lui non l’abbia cercata non significa che lei non valga o che ciò che ha provato non fosse reale, ma semplicemente che la sua scelta di chiudere il contatto riflette i suoi bisogni e limiti personali, non il valore della sua persona.
La confusione e il senso di colpa che descrive sono normali dopo esperienze intense e legami ambivalenti, e trovare uno spazio dove elaborare questi sentimenti, come può essere un percorso psicologico, può aiutare a chiarire ciò che sente, a interrompere il continuo rimuginare e a ritrovare equilibrio e serenità.
Resto a disposizione,
Dottoressa Gloria Giacomin
Buonasera, grazie per aver scritto e per aver raccontato una storia così complessa e carica di significato. È comprensibile che, anche a distanza di anni, certi pensieri tornino: dieci anni di legame non si cancellano semplicemente perché una relazione si interrompe, soprattutto quando è stata intensa, ambigua e per certi versi irrisolta. Quello che descrive non sembra tanto il desiderio di tornare in contatto con lui, quanto il bisogno di dare un senso a ciò che è successo e a come lei si è sentita dentro quel rapporto. Quando una relazione si chiude senza una vera spiegazione condivisa, è normale che restino domande sospese, non per mancanza di lucidità, ma perché una parte di noi cerca ancora una narrazione che renda tutto più comprensibile. Il fatto che lui non l’abbia più cercata può avere molte spiegazioni, ma nessuna di queste le restituirà davvero ciò che sta cercando. Spesso ciò che manca non è l’altra persona, ma un riconoscimento, una conferma del proprio valore, o la possibilità di sentire che ciò che si è vissuto non è stato inutile o sbilanciato solo da una parte. In questo senso, il “perché non mi ha più scritto” sembra parlare più di lei che di lui, del bisogno di chiudere davvero, dentro di sé, un legame che è stato anche doloroso. Ha già fatto un passo importante riconoscendo che non si trattava di un rapporto sano. Ora forse il lavoro è spostare lo sguardo ancora di più su di sé: su cosa l’ha tenuta legata così a lungo, su cosa cercava in quella relazione, su cosa oggi sente ancora aperto. Non per giudicarsi, ma per capirsi. A volte il vero “riscatto” non arriva dall’altro, ma dal riuscire a dare noi stessi un significato nuovo a ciò che abbiamo vissuto, senza aspettare che sia chi ci ha ferito a farlo. Se sente che questi pensieri tornano con forza, prendersi uno spazio di confronto personale può aiutarla a sciogliere ciò che è rimasto in sospeso e a lasciare andare non la storia, ma il peso che ancora porta con sé.
Buonasera, non deve essere stato facile non avere risposte chiare o comunque non aver più avuto un confronto risolutivo. La questione è sicuramente complicata e non basteranno poche parole ma spesso le persone per orgoglio o per non essere ulteriormente ferite ergono un muro e mettono distanze con le persone a cui tengono.
La mia è una semplice ipotesi dedotta dalle pochissime informazioni però la valuterei come possibile.
D'altra parte è probabile che non sapremo mai la verità e continuare a pensarci non risolverà la cosa. Ovviamente il lasciare andare e chiudere è un percorso e non una facile scelta razionale perché include tempo, impegno e relazione.
Se hai voglia io sono disponibile per un confronto e a sciogliere quello che per ora è fisso.
Cordialmente,
Dott.ssa Casumaro Giada
La mia è una semplice ipotesi dedotta dalle pochissime informazioni però la valuterei come possibile.
D'altra parte è probabile che non sapremo mai la verità e continuare a pensarci non risolverà la cosa. Ovviamente il lasciare andare e chiudere è un percorso e non una facile scelta razionale perché include tempo, impegno e relazione.
Se hai voglia io sono disponibile per un confronto e a sciogliere quello che per ora è fisso.
Cordialmente,
Dott.ssa Casumaro Giada
Buonasera, La ringrazio per aver scritto in modo così sincero e dettagliato la sua storia. Dal Suo racconto emerge un legame molto significativo, durato a lungo e caratterizzato da forte intensità, ambivalenze, conflitti e momenti di confusione. A partire da ciò, è comprensibile che, anche a distanza di anni, alcuni pensieri e interrogativi tornino a farsi sentire: spesso questo può accadere quando una relazione si interrompe senza una chiusura chiara e quanto vissuto torna a farsi spazio dentro di noi...
Il dolore che descrive sembra riguardare non solo la perdita di questa persona ma anche i vissuti di svalutazione e silenzi improvvisi sperimentati all’interno del vostro rapporto. In situazioni di questo tipo si può tendere a rimanere agganciati al “perché”, nel tentativo di dare un senso a ciò che è rimasto in sospeso.
Alcune domande che mi vengono in mente riguardano, ad esempio: come si è sentita all’interno di questo legame? Che cosa questa relazione ha smosso dentro di lei? Come ha influito sul modo in cui si sente nelle relazioni con gli altri?
Un percorso psicologico può aiutarLa a dare significato a tali dinamiche, a elaborare l’esperienza vissuta e a ritrovare una maggiore chiarezza e stabilità rispetto ai propri bisogni, senza dover forzare risposte o tempi.
La saluto cordialmente,
Dott.ssa Simona Santoni
Psicologa
Il dolore che descrive sembra riguardare non solo la perdita di questa persona ma anche i vissuti di svalutazione e silenzi improvvisi sperimentati all’interno del vostro rapporto. In situazioni di questo tipo si può tendere a rimanere agganciati al “perché”, nel tentativo di dare un senso a ciò che è rimasto in sospeso.
Alcune domande che mi vengono in mente riguardano, ad esempio: come si è sentita all’interno di questo legame? Che cosa questa relazione ha smosso dentro di lei? Come ha influito sul modo in cui si sente nelle relazioni con gli altri?
Un percorso psicologico può aiutarLa a dare significato a tali dinamiche, a elaborare l’esperienza vissuta e a ritrovare una maggiore chiarezza e stabilità rispetto ai propri bisogni, senza dover forzare risposte o tempi.
La saluto cordialmente,
Dott.ssa Simona Santoni
Psicologa
Gentile utente,
la ringrazio per aver condiviso una storia così intima e complessa. Si sente chiaramente quanto questo legame abbia inciso in profondità nella sua vita emotiva, e vorrei dirle subito una cosa importante: il fatto che lei ci pensi ancora non è un segno di debolezza né di “attaccamento patologico”, ma il naturale esito di un legame lungo, intenso e carico di ambivalenze.
Quello che descrive non è stata “solo un’amicizia”. È stato un legame affettivo profondo, asimmetrico e conflittuale, durato dieci anni, in cui si sono intrecciati affetto, desiderio, idealizzazione, potere e dipendenza emotiva. Legami di questo tipo non si chiudono come una porta: lasciano tracce, domande aperte, ferite non simbolizzate.
Lei non sta chiedendosi semplicemente “perché non mi ha più scritto”.
La domanda più profonda sembra essere:
“Com’è possibile che io, che per lui sono stata così importante, sia diventata improvvisamente cancellabile?”
Alcuni punti chiave che meritano attenzione
1. Il potere relazionale
Lei descrive molto bene una dinamica in cui lui aveva spesso “la risposta giusta”, mentre lei si sentiva schiacciata, senza parole. Questo è un indicatore tipico di una relazione in cui il potere non è distribuito in modo equilibrato. Il fatto che lui stesso si sia definito “manipolatore” non è irrilevante, anche se ha cercato di dissociarlo da lei.
2. Il bacio e il ribaltamento
La scena del bacio è estremamente significativa dal punto di vista relazionale:
• per mesi il desiderio era espresso da lei e rifiutato da lui
• nel momento in cui lui prende l’iniziativa, lei si ritrae (non per mancanza di desiderio, ma per sorpresa e bisogno di sicurezza)
• immediatamente il copione si ribalta: lui si chiude, svaluta, si raffredda
Questo non parla di “una sua colpa”, ma di una dinamica di controllo del confine: finché il desiderio era sotto il suo controllo, il legame reggeva. Quando l’equilibrio si è incrinato, qualcosa si è rotto.
3. La chiusura come “divorzio”
La frase che lei non ha mai capito è in realtà molto rivelatrice. Per lui chiudere è stato come un divorzio perché quel rapporto aveva occupato uno spazio centrale, identitario, probabilmente più di quanto fosse disposto ad ammettere. Ma invece di elaborare una separazione, ha scelto una modalità drastica: taglio netto, blocco, svalutazione.
Questa è una modalità difensiva, non una misura del suo valore.
4. La svalutazione finale
Dirle che “non ne valeva la pena” e che lui voleva “solo il meglio” è una frase che ferisce perché trasforma un legame condiviso in un giudizio su di lei come persona. Ma questo tipo di svalutazione è spesso il modo con cui alcune persone si proteggono dal senso di colpa o dalla complessità emotiva.
Perché oggi lei si chiede ancora perché non l’abbia cercata?
Non perché lo voglia indietro.
Ma perché non c’è mai stato un riconoscimento.
Lei ha subito:
• una chiusura improvvisa
• una svalutazione
• un silenzio totale
E il silenzio, in psicologia, è una delle forme più dolorose di rottura, perché non consente una narrazione condivisa. Rimane un vuoto che la mente tenta di colmare.
Quello che lei chiama forse “riscatto” non è orgoglio ferito:
è il bisogno umano di sentirsi vista, riconosciuta, non cancellata.
Un ultimo punto importante
Il fatto che lei abbia scelto di bloccarlo, riconoscendo che non era un rapporto sano, parla di una crescita significativa. Ma crescere non significa non sentire più dolore: significa riuscire a stare nel dolore senza tradire sé stessi.
Se dovessi restituirle una chiave di lettura sistemico-relazionale, direi questo:
Lei non sta aspettando lui. Sta cercando di rimettere ordine dentro una storia che si è interrotta senza un senso condiviso.
Ed è un lavoro che, se fatto con uno spazio terapeutico adeguato, può trasformarsi non in una ferita che si riapre, ma in una esperienza integrata della sua storia affettiva.
Se lo desidera, un percorso potrebbe aiutarla a:
• comprendere perché è rimasta così a lungo in una relazione asimmetrica
• riconoscere i suoi bisogni affettivi profondi
• costruire legami futuri in cui il riconoscimento non sia mai messo in discussione
Lei non è “in ritardo”.
Sta semplicemente dando parola a qualcosa che per troppo tempo è rimasto in silenzio.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
la ringrazio per aver condiviso una storia così intima e complessa. Si sente chiaramente quanto questo legame abbia inciso in profondità nella sua vita emotiva, e vorrei dirle subito una cosa importante: il fatto che lei ci pensi ancora non è un segno di debolezza né di “attaccamento patologico”, ma il naturale esito di un legame lungo, intenso e carico di ambivalenze.
Quello che descrive non è stata “solo un’amicizia”. È stato un legame affettivo profondo, asimmetrico e conflittuale, durato dieci anni, in cui si sono intrecciati affetto, desiderio, idealizzazione, potere e dipendenza emotiva. Legami di questo tipo non si chiudono come una porta: lasciano tracce, domande aperte, ferite non simbolizzate.
Lei non sta chiedendosi semplicemente “perché non mi ha più scritto”.
La domanda più profonda sembra essere:
“Com’è possibile che io, che per lui sono stata così importante, sia diventata improvvisamente cancellabile?”
Alcuni punti chiave che meritano attenzione
1. Il potere relazionale
Lei descrive molto bene una dinamica in cui lui aveva spesso “la risposta giusta”, mentre lei si sentiva schiacciata, senza parole. Questo è un indicatore tipico di una relazione in cui il potere non è distribuito in modo equilibrato. Il fatto che lui stesso si sia definito “manipolatore” non è irrilevante, anche se ha cercato di dissociarlo da lei.
2. Il bacio e il ribaltamento
La scena del bacio è estremamente significativa dal punto di vista relazionale:
• per mesi il desiderio era espresso da lei e rifiutato da lui
• nel momento in cui lui prende l’iniziativa, lei si ritrae (non per mancanza di desiderio, ma per sorpresa e bisogno di sicurezza)
• immediatamente il copione si ribalta: lui si chiude, svaluta, si raffredda
Questo non parla di “una sua colpa”, ma di una dinamica di controllo del confine: finché il desiderio era sotto il suo controllo, il legame reggeva. Quando l’equilibrio si è incrinato, qualcosa si è rotto.
3. La chiusura come “divorzio”
La frase che lei non ha mai capito è in realtà molto rivelatrice. Per lui chiudere è stato come un divorzio perché quel rapporto aveva occupato uno spazio centrale, identitario, probabilmente più di quanto fosse disposto ad ammettere. Ma invece di elaborare una separazione, ha scelto una modalità drastica: taglio netto, blocco, svalutazione.
Questa è una modalità difensiva, non una misura del suo valore.
4. La svalutazione finale
Dirle che “non ne valeva la pena” e che lui voleva “solo il meglio” è una frase che ferisce perché trasforma un legame condiviso in un giudizio su di lei come persona. Ma questo tipo di svalutazione è spesso il modo con cui alcune persone si proteggono dal senso di colpa o dalla complessità emotiva.
Perché oggi lei si chiede ancora perché non l’abbia cercata?
Non perché lo voglia indietro.
Ma perché non c’è mai stato un riconoscimento.
Lei ha subito:
• una chiusura improvvisa
• una svalutazione
• un silenzio totale
E il silenzio, in psicologia, è una delle forme più dolorose di rottura, perché non consente una narrazione condivisa. Rimane un vuoto che la mente tenta di colmare.
Quello che lei chiama forse “riscatto” non è orgoglio ferito:
è il bisogno umano di sentirsi vista, riconosciuta, non cancellata.
Un ultimo punto importante
Il fatto che lei abbia scelto di bloccarlo, riconoscendo che non era un rapporto sano, parla di una crescita significativa. Ma crescere non significa non sentire più dolore: significa riuscire a stare nel dolore senza tradire sé stessi.
Se dovessi restituirle una chiave di lettura sistemico-relazionale, direi questo:
Lei non sta aspettando lui. Sta cercando di rimettere ordine dentro una storia che si è interrotta senza un senso condiviso.
Ed è un lavoro che, se fatto con uno spazio terapeutico adeguato, può trasformarsi non in una ferita che si riapre, ma in una esperienza integrata della sua storia affettiva.
Se lo desidera, un percorso potrebbe aiutarla a:
• comprendere perché è rimasta così a lungo in una relazione asimmetrica
• riconoscere i suoi bisogni affettivi profondi
• costruire legami futuri in cui il riconoscimento non sia mai messo in discussione
Lei non è “in ritardo”.
Sta semplicemente dando parola a qualcosa che per troppo tempo è rimasto in silenzio.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Cara,
Dalle sue parole emerge quanto questo legame abbia inciso profondamente nella Sua vita. Dieci anni di vicinanza, di parole condivise, di ambiguità e intensità non svaniscono semplicemente perché il tempo passa. È comprensibile che certi pensieri tornino, soprattutto quando una chiusura è stata così netta e dolorosa, senza un vero spazio di spiegazione o riparazione.
Forse la domanda che torna non riguarda solo lui, ma ciò che quella relazione ha lasciato aperto dentro di Lei. Con delicatezza, un percorso psicologico può offrirle un luogo sicuro in cui posare queste domande, senza fretta né giudizio, aiutandola a fare pace con ciò che è stato e con ciò che ancora chiede ascolto
Dalle sue parole emerge quanto questo legame abbia inciso profondamente nella Sua vita. Dieci anni di vicinanza, di parole condivise, di ambiguità e intensità non svaniscono semplicemente perché il tempo passa. È comprensibile che certi pensieri tornino, soprattutto quando una chiusura è stata così netta e dolorosa, senza un vero spazio di spiegazione o riparazione.
Forse la domanda che torna non riguarda solo lui, ma ciò che quella relazione ha lasciato aperto dentro di Lei. Con delicatezza, un percorso psicologico può offrirle un luogo sicuro in cui posare queste domande, senza fretta né giudizio, aiutandola a fare pace con ciò che è stato e con ciò che ancora chiede ascolto
Gentile Signora,
la ringrazio per aver scritto con tanta sincerità. Dai suoi racconti emerge un legame molto intenso, durato molti anni, che non è stato solo un’amicizia ma qualcosa di emotivamente profondo e complesso. È comprensibile che, anche a distanza di tempo, certi pensieri tornino: non si sta parlando di “qualcosa di poco conto”, ma di una relazione significativa e di una chiusura che è avvenuta senza una vera elaborazione.
Il suo chiedersi perché lui non l’abbia più cercata non indica debolezza, ma il bisogno umano di dare un senso a un abbandono che è stato brusco e doloroso. Inoltre, da ciò che descrive, il rapporto aveva dinamiche sbilanciate, momenti di manipolazione e frasi molto svalutanti che hanno lasciato ferite profonde. Quando non arriva una spiegazione chiara o un riconoscimento del dolore causato, la mente tende a restare “agganciata”, come in attesa di una riparazione o di un riscatto.
Il fatto che oggi Lei riconosca che non fosse un rapporto sano è un segnale di grande consapevolezza. Allo stesso tempo, questo non cancella il legame affettivo né il bisogno di chiudere emotivamente quel capitolo. Non è detto che Lei stia aspettando lui, ma forse una conferma del proprio valore, messo in discussione da quelle parole e da quel silenzio.
Se sente che questi pensieri tornano e le appesantiscono, potrebbe essere utile prendersi uno spazio per sé, anche con un supporto psicologico, per elaborare davvero questa perdita e ricostruire un senso più saldo di sé, indipendente dallo sguardo di lui.
Resto a disposizione, se lo desidera, per accompagnarla in questo percorso di chiarificazione e cura. Non c’è nulla di sbagliato nel voler capire e alleggerirsi.
Un caro saluto
Dott.ssa Barcella
la ringrazio per aver scritto con tanta sincerità. Dai suoi racconti emerge un legame molto intenso, durato molti anni, che non è stato solo un’amicizia ma qualcosa di emotivamente profondo e complesso. È comprensibile che, anche a distanza di tempo, certi pensieri tornino: non si sta parlando di “qualcosa di poco conto”, ma di una relazione significativa e di una chiusura che è avvenuta senza una vera elaborazione.
Il suo chiedersi perché lui non l’abbia più cercata non indica debolezza, ma il bisogno umano di dare un senso a un abbandono che è stato brusco e doloroso. Inoltre, da ciò che descrive, il rapporto aveva dinamiche sbilanciate, momenti di manipolazione e frasi molto svalutanti che hanno lasciato ferite profonde. Quando non arriva una spiegazione chiara o un riconoscimento del dolore causato, la mente tende a restare “agganciata”, come in attesa di una riparazione o di un riscatto.
Il fatto che oggi Lei riconosca che non fosse un rapporto sano è un segnale di grande consapevolezza. Allo stesso tempo, questo non cancella il legame affettivo né il bisogno di chiudere emotivamente quel capitolo. Non è detto che Lei stia aspettando lui, ma forse una conferma del proprio valore, messo in discussione da quelle parole e da quel silenzio.
Se sente che questi pensieri tornano e le appesantiscono, potrebbe essere utile prendersi uno spazio per sé, anche con un supporto psicologico, per elaborare davvero questa perdita e ricostruire un senso più saldo di sé, indipendente dallo sguardo di lui.
Resto a disposizione, se lo desidera, per accompagnarla in questo percorso di chiarificazione e cura. Non c’è nulla di sbagliato nel voler capire e alleggerirsi.
Un caro saluto
Dott.ssa Barcella
Gentile paziente,quello che descrive è un legame molto profondo che non si è mai davvero chiuso sul piano emotivo, anche se è terminato nei fatti. Dopo dieci anni di amicizia intensa, confidenze, ambiguità affettiva e un coinvolgimento crescente, è naturale che una parte di lei continui a interrogarsi, anche a distanza di anni. Questo non significa essere “bloccata nel passato”, ma cercare un senso a una rottura che è avvenuta senza una vera elaborazione condivisa.
Dal suo racconto emerge una dinamica sbilanciata, in cui lui aveva spesso il controllo emotivo e comunicativo, e lei tendeva a sentirsi schiacciata, messa in dubbio, svalutata. Il tentativo di bacio e il suo improvviso ritiro successivo possono aver rappresentato per lui un punto di rottura rispetto all’equilibrio che aveva costruito: un equilibrio in cui poteva sentirsi desiderato senza mettersi davvero in gioco. Quando la situazione è diventata più reale e meno “gestibile”, la sua risposta è stata la chiusura netta.
Le frasi che le ha detto alla fine, soprattutto quelle svalutanti, hanno lasciato una ferita importante. È comprensibile che oggi lei si chieda perché non l’abbia mai più cercata: spesso il silenzio totale è una forma di difesa, non necessariamente un segno di indifferenza. Alcune persone, quando decidono di chiudere, lo fanno in modo radicale per non riattivare emozioni che non sanno gestire.
Il desiderio di un “riscatto” o di un segnale da parte sua non parla di debolezza, ma del bisogno di sentire che ciò che ha vissuto non è stato inutile o a senso unico. Tuttavia, continuare a cercare una risposta da lui rischia di tenerla legata a una dinamica che lei stessa riconosce come non sana.
Il lavoro ora non è capire perché lui non l’ha più cercata, ma cosa rappresenta ancora oggi per lei quel legame: forse il bisogno di essere scelta, riconosciuta, valorizzata. Un percorso psicologico può aiutarla a sciogliere questo nodo, a dare un significato a ciò che è stato senza restarne prigioniera, e a recuperare un senso di valore che non dipenda più dallo sguardo di quella persona.
Un caro saluto,
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologa clinica e giuridica
Psicodiagnosta clinica e forense
Coordinatore genitoriale
Se sente il bisogno di approfondire queste dinamiche e lavorare su ciò che questo legame ha lasciato dentro di lei, può prenotare una visita.
Dal suo racconto emerge una dinamica sbilanciata, in cui lui aveva spesso il controllo emotivo e comunicativo, e lei tendeva a sentirsi schiacciata, messa in dubbio, svalutata. Il tentativo di bacio e il suo improvviso ritiro successivo possono aver rappresentato per lui un punto di rottura rispetto all’equilibrio che aveva costruito: un equilibrio in cui poteva sentirsi desiderato senza mettersi davvero in gioco. Quando la situazione è diventata più reale e meno “gestibile”, la sua risposta è stata la chiusura netta.
Le frasi che le ha detto alla fine, soprattutto quelle svalutanti, hanno lasciato una ferita importante. È comprensibile che oggi lei si chieda perché non l’abbia mai più cercata: spesso il silenzio totale è una forma di difesa, non necessariamente un segno di indifferenza. Alcune persone, quando decidono di chiudere, lo fanno in modo radicale per non riattivare emozioni che non sanno gestire.
Il desiderio di un “riscatto” o di un segnale da parte sua non parla di debolezza, ma del bisogno di sentire che ciò che ha vissuto non è stato inutile o a senso unico. Tuttavia, continuare a cercare una risposta da lui rischia di tenerla legata a una dinamica che lei stessa riconosce come non sana.
Il lavoro ora non è capire perché lui non l’ha più cercata, ma cosa rappresenta ancora oggi per lei quel legame: forse il bisogno di essere scelta, riconosciuta, valorizzata. Un percorso psicologico può aiutarla a sciogliere questo nodo, a dare un significato a ciò che è stato senza restarne prigioniera, e a recuperare un senso di valore che non dipenda più dallo sguardo di quella persona.
Un caro saluto,
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologa clinica e giuridica
Psicodiagnosta clinica e forense
Coordinatore genitoriale
Se sente il bisogno di approfondire queste dinamiche e lavorare su ciò che questo legame ha lasciato dentro di lei, può prenotare una visita.
Buongiorno gentile utente, grazie per esserti concessa di scrivere in questo forum. E' difficile spiegare la motivazione reale per cui una persona sceglie di allontanarsi. Da quanto hai scritto però sembra emergere una chiusura totale da parte sua, mentre da parte tua, nonostante siano passati degli anni ci pensi ancora, nonostante il rapporto l'hai descritto come non proprio sano. Negli anni hai provato comunque a cercarlo, ma senza i risultati che volevi. Come se il tempo si fosse fermato a quella relazione, mentre nella realtà lui è andato avanti. Le relazioni si formano perché le persone coinvolte vogliono crearle, ma se una parte in gioco si toglie la relazione finisce. Ti suggerirei di trovare uno psicologo, che ti permetta di rielaborare quell'amicizia, e ti permetta di andare verso altre opportunità e verso ciò che cerchi nel tuo profondo.
Con l'occasione ti mando un grande abbraccio, se vuoi mi rendo disponibile per l'inizio di un percorso. Dott. Omar Saggioro
Con l'occasione ti mando un grande abbraccio, se vuoi mi rendo disponibile per l'inizio di un percorso. Dott. Omar Saggioro
Carissima,
è comprensibile il desiderio di "alleggerirsi" rispetto ad un vissuto del genere: portare dentro di sé il peso di un legame interrotto bruscamente, carico di non detti e di dinamiche ambivalenti, è faticoso.
La sensazione è che ci sia una ferita aperta, e spesso, soprattutto quando si parla di vissuti legati alle relazioni e alle chiusure di relazioni significative, il tempo cronologico non coincide con il tempo emotivo. Quattro anni possono sembrare molti all'esterno ma per il nostro mondo interno, se una ferita non è stata elaborata con una spiegazione coerente, il dolore rimane "congelato". È come se non riuscisse a fare una chiusura emotiva e psicologica di questa storia che per lei ha significato molto. Lo spunto di riflessione è cercare di riflettere più su di sé che non su di lui e sui motivi per cui lui non la contatta più. Questa può essere una buona occasione per lei per capire qualcosa in più di sé stessa e sarebbe utile per lei esplorare, magari anche con un percorso psicologico, come mai quel tipo di dinamica così poco chiara sia stata così centrale nella tua vita per tutto questo tempo.
Un caro saluto
Dott.ssa Simona Giulivi
è comprensibile il desiderio di "alleggerirsi" rispetto ad un vissuto del genere: portare dentro di sé il peso di un legame interrotto bruscamente, carico di non detti e di dinamiche ambivalenti, è faticoso.
La sensazione è che ci sia una ferita aperta, e spesso, soprattutto quando si parla di vissuti legati alle relazioni e alle chiusure di relazioni significative, il tempo cronologico non coincide con il tempo emotivo. Quattro anni possono sembrare molti all'esterno ma per il nostro mondo interno, se una ferita non è stata elaborata con una spiegazione coerente, il dolore rimane "congelato". È come se non riuscisse a fare una chiusura emotiva e psicologica di questa storia che per lei ha significato molto. Lo spunto di riflessione è cercare di riflettere più su di sé che non su di lui e sui motivi per cui lui non la contatta più. Questa può essere una buona occasione per lei per capire qualcosa in più di sé stessa e sarebbe utile per lei esplorare, magari anche con un percorso psicologico, come mai quel tipo di dinamica così poco chiara sia stata così centrale nella tua vita per tutto questo tempo.
Un caro saluto
Dott.ssa Simona Giulivi
Buonasera, il fatto che, a distanza di anni, lei continui a interrogarsi su questo rapporto non indica una difficoltà a lasciar andare, ma la presenza di una ferita relazionale non elaborata. Dieci anni di legame intenso e ambiguo rendono naturale il bisogno di comprendere e trovare un senso alla chiusura.
Dal punto di vista psicologico, la relazione appare caratterizzata da forte coinvolgimento emotivo, confini poco chiari e dinamiche di potere sbilanciate, con elementi di manipolazione e svalutazione che hanno inciso sulla sua autostima. Il dolore che prova riguarda non solo la perdita di lui, ma anche la perdita di una parte di sé all’interno di quel legame.
Il fatto che lei continui a chiedersi perché non l’abbia più cercata sembra esprimere un bisogno di riconoscimento e riparazione, più che il desiderio di riprendere il rapporto. Il blocco reciproco ha interrotto una dinamica non sana, ma non ha coinciso con una vera chiusura emotiva.
Ciò che sente è comprensibile e legittimo. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a elaborare questa esperienza, a rielaborare il vissuto di svalutazione e a ritrovare un senso di valore personale indipendente da quella relazione. Se sente il bisogno, resto a disposizione.
Chiara Lisa Lovati
Dal punto di vista psicologico, la relazione appare caratterizzata da forte coinvolgimento emotivo, confini poco chiari e dinamiche di potere sbilanciate, con elementi di manipolazione e svalutazione che hanno inciso sulla sua autostima. Il dolore che prova riguarda non solo la perdita di lui, ma anche la perdita di una parte di sé all’interno di quel legame.
Il fatto che lei continui a chiedersi perché non l’abbia più cercata sembra esprimere un bisogno di riconoscimento e riparazione, più che il desiderio di riprendere il rapporto. Il blocco reciproco ha interrotto una dinamica non sana, ma non ha coinciso con una vera chiusura emotiva.
Ciò che sente è comprensibile e legittimo. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a elaborare questa esperienza, a rielaborare il vissuto di svalutazione e a ritrovare un senso di valore personale indipendente da quella relazione. Se sente il bisogno, resto a disposizione.
Chiara Lisa Lovati
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