Ciao a tutti vorrei farvi una domanda. Da quattro mesi sono seguita da una psicologa e sto facendo u
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Ciao a tutti vorrei farvi una domanda. Da quattro mesi sono seguita da una psicologa e sto facendo una seduta ogni due settimane. Dall’ultima seduta fatta non riesco più a riprendere un appuntamento perché mi sento un po’ bloccata. Ho tanti pensieri per la testa ma non ho la volontà di volerne parlare con qualcuno; dall’altra parte però, vorrei anche proseguire il mio percorso iniziato ormai da quattro mesi e che vorrei portare a termine. Come posso affrontare questo mio blocco ? dovrei parlarne con la psicologa oppure concedermi del tempo?
Grazie mille in anticipo a tutti.
Grazie mille in anticipo a tutti.
Gentile utente,
quella che descrive è una situazione abbastanza comune tra chi ha iniziato un percorso psicologico. Dopo alcuni mesi di terapia può capitare di sentirsi bloccati, confusi o senza voglia di parlare. Senza voler entrare nel merito e avanzare ipotesi o interpretazioni del suo caso specifico posso dire che il presentarsi di fasi come quella in cui si trova lei non significa necessariamente che il percorso non stia funzionando; infatti a volte succede proprio per il motivo opposto, ovvero quando ci si sta avvicinando a temi più profondi o delicati.
Quello di parlarne direttamente con la sua psicologa potrebbe essere una possibilità; insieme potete cercare di comprendere quale sia il senso e il significato di questa fase di blocco e di scarsa voglia di esplicitare/raccontare tutti i pensieri che comunque la attraversano. Allo stesso tempo, se ne sente il bisogno può anche prendersi del tempo; il rischio in cui si può incorrere in questo caso è quello che ciò – il prendersi una pausa dalla terapia – si trasformi in una tendenza all’evitamento, la quale nel caso non sarebbe un fattore favorevole al proseguo del lavoro già iniziato.
Cordialmente,
dott. Stefano Previtali
quella che descrive è una situazione abbastanza comune tra chi ha iniziato un percorso psicologico. Dopo alcuni mesi di terapia può capitare di sentirsi bloccati, confusi o senza voglia di parlare. Senza voler entrare nel merito e avanzare ipotesi o interpretazioni del suo caso specifico posso dire che il presentarsi di fasi come quella in cui si trova lei non significa necessariamente che il percorso non stia funzionando; infatti a volte succede proprio per il motivo opposto, ovvero quando ci si sta avvicinando a temi più profondi o delicati.
Quello di parlarne direttamente con la sua psicologa potrebbe essere una possibilità; insieme potete cercare di comprendere quale sia il senso e il significato di questa fase di blocco e di scarsa voglia di esplicitare/raccontare tutti i pensieri che comunque la attraversano. Allo stesso tempo, se ne sente il bisogno può anche prendersi del tempo; il rischio in cui si può incorrere in questo caso è quello che ciò – il prendersi una pausa dalla terapia – si trasformi in una tendenza all’evitamento, la quale nel caso non sarebbe un fattore favorevole al proseguo del lavoro già iniziato.
Cordialmente,
dott. Stefano Previtali
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Buonasera,
può succedere che durante un percorso psicologico ad un certo punto ci si sente bloccati. Le consiglio di condividere questo con la Sua psicologa in modo tale da andare a comprendere cosa Le sta accadendo e i significati che stanno dietro questo Suo vissuto.
Restando a disposizione per ulteriori dubbi e/o chiarimenti,
Le porgo cordiali saluti,
Dr.ssa Ilenia Labranca - Psicologa Clinica e Forense
può succedere che durante un percorso psicologico ad un certo punto ci si sente bloccati. Le consiglio di condividere questo con la Sua psicologa in modo tale da andare a comprendere cosa Le sta accadendo e i significati che stanno dietro questo Suo vissuto.
Restando a disposizione per ulteriori dubbi e/o chiarimenti,
Le porgo cordiali saluti,
Dr.ssa Ilenia Labranca - Psicologa Clinica e Forense
È abbastanza comune che, nel percorso psicologico, possano emergere momenti di esitazione o di blocco rispetto alla possibilità di proseguire le sedute; anzi spesso questo accade proprio quando il lavoro svolto inizia a toccare aspetti più profondi o emotivamente significativi: si può verificare un' ambivalenza tra il desiderio di continuare a comprendere meglio se stessi e, allo stesso tempo, la fatica o la resistenza nel condividere certi pensieri o vissuti che si sente stanno per essere esplorati.
Il fatto che lei riconosca sia il blocco sia il desiderio di portare avanti il percorso è già un elemento importante, perché indica che una parte di lei attribuisce valore al lavoro intrapreso. Parlare con la psicologa del suo sentirsi bloccata, della mancanza di volontà nel raccontare ciò che ha in mente o delle eventuali emozioni legate all’ultimo incontro può offrire spunti molto significativi per comprendere meglio ciò che sta accadendo dentro di lei in questo momento.
Concedersi del tempo per riflettere può essere comprensibile, ma il rischio è che il blocco rimanga isolato e non possa essere esplorato. La relazione terapeutica, invece, è proprio il luogo in cui anche le difficoltà nel parlare, le esitazioni o i momenti di distanza possono essere accolti e compresi. Sarebbe quindi utile fissare un nuovo appuntamento, anche solo con l’obiettivo di condividere il fatto che al momento si sente bloccata: non è necessario arrivare in seduta con le idee chiare o con tutto ciò che si vorrebbe dire: partire proprio dal “non so bene cosa dire” o dal “mi sento bloccata” può diventare un punto di accesso prezioso per il lavoro terapeutico e per dare continuità al percorso che ha iniziato.
Resto a disposizione,
Saluti
Il fatto che lei riconosca sia il blocco sia il desiderio di portare avanti il percorso è già un elemento importante, perché indica che una parte di lei attribuisce valore al lavoro intrapreso. Parlare con la psicologa del suo sentirsi bloccata, della mancanza di volontà nel raccontare ciò che ha in mente o delle eventuali emozioni legate all’ultimo incontro può offrire spunti molto significativi per comprendere meglio ciò che sta accadendo dentro di lei in questo momento.
Concedersi del tempo per riflettere può essere comprensibile, ma il rischio è che il blocco rimanga isolato e non possa essere esplorato. La relazione terapeutica, invece, è proprio il luogo in cui anche le difficoltà nel parlare, le esitazioni o i momenti di distanza possono essere accolti e compresi. Sarebbe quindi utile fissare un nuovo appuntamento, anche solo con l’obiettivo di condividere il fatto che al momento si sente bloccata: non è necessario arrivare in seduta con le idee chiare o con tutto ciò che si vorrebbe dire: partire proprio dal “non so bene cosa dire” o dal “mi sento bloccata” può diventare un punto di accesso prezioso per il lavoro terapeutico e per dare continuità al percorso che ha iniziato.
Resto a disposizione,
Saluti
Grazie per aver condiviso la sua esperienza. Momenti di blocco come quello che descrive possono capitare all’interno di un percorso psicologico e spesso raccontano qualcosa di importante del processo che si sta attraversando. Potrebbe essere utile parlarne proprio con la sua psicologa, così da comprendere insieme il significato di questo momento e come proseguire nel lavoro.
Un cordiale saluto, resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un cordiale saluto, resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Sono la Dottoressa Maria Cristina Giuliani, psicologa e sessuologa.
Sai questa cosa è molto comune nei percorsi psicologici e non significa affatto che la terapia non stia funzionando. Anzi, a volte il blocco arriva proprio quando si è iniziato a toccare qualcosa di emotivamente importante e una parte di sé sente il desiderio di andare avanti, mentre un’altra sente il bisogno di fermarsi, proteggersi o prendere distanza. Per questo motivo sì, parlarne con la psicologa è probabilmente la cosa più utile. Anche il blocco fa parte del percorso terapeutico e non è qualcosa da risolvere da sola prima di tornare in seduta. Portarlo dentro la relazione terapeutica può essere già un passaggio molto importante, perché spesso non è il contenuto in sé a dover essere affrontato subito, ma proprio la difficoltà a lasciarlo emergere. Concedersi un po’ di tempo può avere senso solo se è uno spazio consapevole, non se diventa un modo per allontanarsi dal disagio senza comprenderlo. Quando si rimanda troppo, il rischio è che il blocco si rinforzi e che la fatica di riprendere aumenti ancora di più. Quindi il consiglio che darei è questo. Non aspettare di sentirti pronta per tornare. Prova invece a contattare la tua psicologa proprio dicendole con sincerità che ti senti bloccata, confusa e senza voglia di parlare, ma che allo stesso tempo desideri continuare. È già un materiale terapeutico molto prezioso. A volte il primo passo non è sapere cosa dire, ma permettersi di dire che in questo momento non si riesce a dire.
Sai questa cosa è molto comune nei percorsi psicologici e non significa affatto che la terapia non stia funzionando. Anzi, a volte il blocco arriva proprio quando si è iniziato a toccare qualcosa di emotivamente importante e una parte di sé sente il desiderio di andare avanti, mentre un’altra sente il bisogno di fermarsi, proteggersi o prendere distanza. Per questo motivo sì, parlarne con la psicologa è probabilmente la cosa più utile. Anche il blocco fa parte del percorso terapeutico e non è qualcosa da risolvere da sola prima di tornare in seduta. Portarlo dentro la relazione terapeutica può essere già un passaggio molto importante, perché spesso non è il contenuto in sé a dover essere affrontato subito, ma proprio la difficoltà a lasciarlo emergere. Concedersi un po’ di tempo può avere senso solo se è uno spazio consapevole, non se diventa un modo per allontanarsi dal disagio senza comprenderlo. Quando si rimanda troppo, il rischio è che il blocco si rinforzi e che la fatica di riprendere aumenti ancora di più. Quindi il consiglio che darei è questo. Non aspettare di sentirti pronta per tornare. Prova invece a contattare la tua psicologa proprio dicendole con sincerità che ti senti bloccata, confusa e senza voglia di parlare, ma che allo stesso tempo desideri continuare. È già un materiale terapeutico molto prezioso. A volte il primo passo non è sapere cosa dire, ma permettersi di dire che in questo momento non si riesce a dire.
Grazie per aver condiviso questo momento di incertezza, già il fatto di averlo messo in parole è un piccolo passo importante. Quello che descrivi, voler continuare ma sentirsi bloccata, avere pensieri ma non la voglia di portarli fuori, è qualcosa di molto comune nei percorsi terapeutici, e ha un nome: si chiama resistenza, e non è un ostacolo al lavoro terapeutico, è il lavoro terapeutico. Spesso emerge proprio quando ci si avvicina a qualcosa di significativo. La mia risposta alla tua domanda è: parlane con la tua psicologa, e digli esattamente quello che hai scritto qui. Non devi arrivare alla seduta con le idee chiare o con le cose "già elaborate", puoi arrivare dicendo "mi sento bloccata e non so bene perché." È un punto di partenza perfettamente valido, anzi spesso è uno dei più fertili. Concedersi tempo, in questo caso, rischia di diventare un modo per rimandare qualcosa che fa un po' paura. E quattro mesi di percorso meritano di essere continuati, soprattutto nei momenti in cui è più difficile. Hai già fatto la cosa più difficile: iniziare. Riprendi l'appuntamento :)
Buonasera, grazie per aver condiviso una riflessione così sincera. Il momento che descrive è molto più comune di quanto si possa pensare all’interno di un percorso psicologico e non significa affatto che qualcosa stia andando storto. Anzi, spesso questi momenti di blocco compaiono proprio quando il lavoro interiore inizia a toccare aspetti importanti della propria esperienza. Quando si intraprende un percorso psicologico, soprattutto dopo alcuni mesi di lavoro, può capitare che emergano pensieri, emozioni o consapevolezze che non sono sempre facili da guardare da vicino. Una parte della persona può desiderare continuare il percorso, perché percepisce che sta succedendo qualcosa di significativo. Un’altra parte, allo stesso tempo, può provare una sorta di resistenza o di fatica ad affrontare certi contenuti. Questo conflitto interno può tradursi proprio nella sensazione di blocco che lei descrive. Dal punto di vista cognitivo comportamentale è interessante osservare come la mente, quando percepisce qualcosa come emotivamente impegnativo, possa attivare dei meccanismi di evitamento. L’evitamento non è necessariamente una scelta consapevole. A volte si manifesta proprio come una mancanza di volontà, come la sensazione di non avere energia o motivazione per parlare di ciò che si ha dentro. In realtà spesso è un modo con cui la mente cerca temporaneamente di proteggersi da qualcosa che percepisce come difficile. Allo stesso tempo nelle sue parole emerge un elemento molto importante. Lei sente anche il desiderio di continuare il percorso che ha iniziato. Questo significa che una parte di lei riconosce il valore di quello spazio e forse intuisce che proprio dentro quel blocco potrebbe esserci qualcosa di significativo da comprendere. In un percorso psicologico spesso non si lavora soltanto sui problemi che portano le persone a chiedere aiuto, ma anche su ciò che accade nella relazione terapeutica e sul modo in cui la persona vive il percorso stesso. Il blocco che sta sperimentando potrebbe diventare esso stesso un tema prezioso da portare in seduta. Parlare proprio della difficoltà a tornare, del fatto che ci sono molti pensieri ma poca voglia di condividerli, può aiutare a capire meglio cosa sta succedendo dentro di lei in questo momento. Dal punto di vista psicologico questi momenti possono rappresentare delle porte di accesso molto importanti per comprendere i propri schemi di funzionamento. A volte il modo in cui reagiamo nel percorso riflette modalità che utilizziamo anche nella vita quotidiana quando ci troviamo davanti a situazioni emotivamente intense o ambivalenti. Prendersi del tempo per ascoltarsi può essere utile, ma allo stesso tempo può essere altrettanto utile non rimanere soli con questo blocco. Condividerlo con la professionista che la sta seguendo potrebbe trasformarlo da ostacolo a opportunità di comprensione. Non è necessario arrivare in seduta con le idee chiare o con la sensazione di sapere esattamente cosa dire. Anche dire semplicemente di sentirsi bloccati può diventare l’inizio di un lavoro molto significativo. Un percorso psicologico, specialmente quando orientato in senso cognitivo comportamentale, aiuta proprio a esplorare questi momenti di stallo, a capire quali pensieri o timori possano esserci dietro e a trovare modi più funzionali per affrontarli. Spesso è proprio attraversando questi passaggi che il percorso acquista profondità e permette di conoscere meglio i propri meccanismi interiori. Il fatto che lei stia riflettendo su questo e stia cercando un modo per affrontarlo mostra già una grande consapevolezza. Con il giusto spazio di ascolto e di esplorazione questo blocco può diventare un passaggio importante del suo percorso di crescita personale. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno,
le consiglierei di parlarne con la collega che la sta accompagnando in questo percorso.
Può capitare di sperimentare quanto descrive ed è molto utile portarlo in terapia affinché si possa proseguire a lavorare su di sè e su eventuali blocchi o resistenze che si stanno manifestando. Sono infatti una porta di accesso a vissuti inconsapevoli e profondi che sono di per sè materiale prezioso di lavoro psicologico.
Le auguro il meglio, un caro saluto.
Dott.ssa Giorgia Colombo
le consiglierei di parlarne con la collega che la sta accompagnando in questo percorso.
Può capitare di sperimentare quanto descrive ed è molto utile portarlo in terapia affinché si possa proseguire a lavorare su di sè e su eventuali blocchi o resistenze che si stanno manifestando. Sono infatti una porta di accesso a vissuti inconsapevoli e profondi che sono di per sè materiale prezioso di lavoro psicologico.
Le auguro il meglio, un caro saluto.
Dott.ssa Giorgia Colombo
Buongiorno Gentile utente,
quello che descrive capita piuttosto frequentemente durante un percorso psicologico, sia nelle fasi iniziali sia dopo alcuni mesi dall’inizio della terapia. Può succedere di sentirsi bloccati, confusi o di non avere molta voglia di parlare.
Proprio per questo potrebbe essere utile portare questi pensieri alla sua psicologa. Anche il fatto di sentirsi bloccata o di percepire una difficoltà nell’aprirsi su alcuni temi può diventare un importante punto di lavoro all’interno della terapia.
Condividere queste sensazioni può aiutare a comprendere meglio cosa sta accadendo in questo momento del suo percorso, quali siano le motivazioni di questo blocco e cosa sta emergendo nella relazione terapeutica. Spesso proprio questi momenti, se esplorati insieme al professionista, possono aprire a riflessioni e consapevolezze molto significative.
quello che descrive capita piuttosto frequentemente durante un percorso psicologico, sia nelle fasi iniziali sia dopo alcuni mesi dall’inizio della terapia. Può succedere di sentirsi bloccati, confusi o di non avere molta voglia di parlare.
Proprio per questo potrebbe essere utile portare questi pensieri alla sua psicologa. Anche il fatto di sentirsi bloccata o di percepire una difficoltà nell’aprirsi su alcuni temi può diventare un importante punto di lavoro all’interno della terapia.
Condividere queste sensazioni può aiutare a comprendere meglio cosa sta accadendo in questo momento del suo percorso, quali siano le motivazioni di questo blocco e cosa sta emergendo nella relazione terapeutica. Spesso proprio questi momenti, se esplorati insieme al professionista, possono aprire a riflessioni e consapevolezze molto significative.
Buongiorno,
da quel che leggo mi sembra di cogliere un'ambivalenza: da una parte non vuole parlare dei suoi blocchi; dall'altra vorrebbe proseguire il percorso che ha iniziato (percorso che- mi permetto di aggiungere - potrebbe essere funzionale proprio allo scioglimento dei blocchi stessi). L'ambivalenza, finchè non si scioglie, tende a innescare immobilismo, come se ci si sentisse un po' impantanati. In tal senso, l'azione e l'osservazione di ciò che succede dopo che ha agito, possono essere funzionali. Un passo potrebbe essere proprio quello di verbalizzare alla collega l'ambivalenza che prova specificando che da un lato si sente bloccata e dall'altro vorrebbe continuare. Da qui, potrà poi valutare cosa succede e vedere qual è l'opzione migliore per lei, anche - immagino - con il supporto della collega. Un caro saluto, Dottssa LM
da quel che leggo mi sembra di cogliere un'ambivalenza: da una parte non vuole parlare dei suoi blocchi; dall'altra vorrebbe proseguire il percorso che ha iniziato (percorso che- mi permetto di aggiungere - potrebbe essere funzionale proprio allo scioglimento dei blocchi stessi). L'ambivalenza, finchè non si scioglie, tende a innescare immobilismo, come se ci si sentisse un po' impantanati. In tal senso, l'azione e l'osservazione di ciò che succede dopo che ha agito, possono essere funzionali. Un passo potrebbe essere proprio quello di verbalizzare alla collega l'ambivalenza che prova specificando che da un lato si sente bloccata e dall'altro vorrebbe continuare. Da qui, potrà poi valutare cosa succede e vedere qual è l'opzione migliore per lei, anche - immagino - con il supporto della collega. Un caro saluto, Dottssa LM
Buongiorno,
durante un percorso psicologico può capitare di attraversare momenti di blocco o ambivalenza rispetto alla prosecuzione della terapia. Non è necessariamente un segnale negativo: a volte succede proprio quando stanno emergendo temi più delicati o emotivamente impegnativi.
Da quello che descrivi sembra esserci una sorta di doppia spinta: da una parte il desiderio di continuare il percorso, dall’altra una difficoltà o resistenza a parlare di ciò che stai vivendo. Anche questo è un vissuto piuttosto comune in terapia.
Spesso il passo più utile è proprio condividere questo blocco con la tua psicologa. Non è necessario arrivare in seduta con tutto chiaro o con le parole giuste: anche il sentirsi confusi o bloccati può diventare un importante punto di partenza per il lavoro terapeutico.
Se senti che il percorso è importante per te, potrebbe essere utile riprendere contatto con la tua terapeuta e parlarle apertamente di questa difficoltà, senza dover affrontare tutto da sola.
durante un percorso psicologico può capitare di attraversare momenti di blocco o ambivalenza rispetto alla prosecuzione della terapia. Non è necessariamente un segnale negativo: a volte succede proprio quando stanno emergendo temi più delicati o emotivamente impegnativi.
Da quello che descrivi sembra esserci una sorta di doppia spinta: da una parte il desiderio di continuare il percorso, dall’altra una difficoltà o resistenza a parlare di ciò che stai vivendo. Anche questo è un vissuto piuttosto comune in terapia.
Spesso il passo più utile è proprio condividere questo blocco con la tua psicologa. Non è necessario arrivare in seduta con tutto chiaro o con le parole giuste: anche il sentirsi confusi o bloccati può diventare un importante punto di partenza per il lavoro terapeutico.
Se senti che il percorso è importante per te, potrebbe essere utile riprendere contatto con la tua terapeuta e parlarle apertamente di questa difficoltà, senza dover affrontare tutto da sola.
Gentile Utente, grazie per aver condiviso la sua preoccupazione.
Da quanto racconta, sembra che stia attraversando una fase nuova e diversa rispetto al percorso di psicoterapia che sta seguendo. Mi chiedo se, prima di questa occasione, ci siano stati altri momenti simili, sia in senso generale, sia in relazione specifica al rapporto con la sua terapeuta. E' possibile che nell'ultima seduta si sia smosso qualcosa di profondo a livello emotivo, aspetti che possono generare un bisogno di allontanamento piuttosto che di vicinanza. Sarebbe importante e potenzialmente trasofmrativo concedersi di affrontare ciò che sta vivendo anche all'interno dello spazio terapeutico con la sua psicologa, pur rimanendo in ascolto delle proprie difficoltà. Lo spazio della collega è, immagino, un luogo in cui può sentirsi libero di esplorare i propri vissuti in un ambiente protetto e non giudicante. Quando si sentirà pronto, osservare insieme a lei le emozioni legate a questo blocco potrà rappresentare un momento di condivisione significativo ed evolutivo per il suo percorso terapeutico.
Un caro saluto,
Dott. Alessandro Rigutti
Da quanto racconta, sembra che stia attraversando una fase nuova e diversa rispetto al percorso di psicoterapia che sta seguendo. Mi chiedo se, prima di questa occasione, ci siano stati altri momenti simili, sia in senso generale, sia in relazione specifica al rapporto con la sua terapeuta. E' possibile che nell'ultima seduta si sia smosso qualcosa di profondo a livello emotivo, aspetti che possono generare un bisogno di allontanamento piuttosto che di vicinanza. Sarebbe importante e potenzialmente trasofmrativo concedersi di affrontare ciò che sta vivendo anche all'interno dello spazio terapeutico con la sua psicologa, pur rimanendo in ascolto delle proprie difficoltà. Lo spazio della collega è, immagino, un luogo in cui può sentirsi libero di esplorare i propri vissuti in un ambiente protetto e non giudicante. Quando si sentirà pronto, osservare insieme a lei le emozioni legate a questo blocco potrà rappresentare un momento di condivisione significativo ed evolutivo per il suo percorso terapeutico.
Un caro saluto,
Dott. Alessandro Rigutti
Buongiorno. Sarebbe utile parlarne con la psicologa che la segue per comprendere meglio la natura del suo blocco. E' possibile che con la psicoterapia abbiate toccato delle "aree sensibili" delle sue problematiche rispetto alle quali ci possono essere ancora molte difese e che non sia ancora il momento appropriato affrontare. I blocchi possono essere molto utili nel lavoro terapeutico sia per il paziente stesso, sia per il terapeuta.
Buongiorno,
quello che descrivi è un passaggio piuttosto comune nei percorsi terapeutici. A volte, quando si iniziano a toccare parti più profonde di sé, può emergere una sorta di blocco: da una parte il desiderio di continuare, dall’altra la fatica o la resistenza a parlare.
Questo non significa che la terapia non stia funzionando, anzi spesso è proprio un segnale che qualcosa di importante si sta muovendo dentro di te. Per questo il passo più utile non è fermarsi in silenzio, ma portare proprio questo blocco in seduta. Parlare della difficoltà a tornare, dei pensieri che hai e della mancanza di volontà di condividere può diventare parte del lavoro terapeutico.
Concederti un po’ di tempo può avere senso, ma evitare completamente l’incontro rischia di mantenere il blocco. A volte basta anche solo riprendere la seduta dicendo: “In questo periodo mi sento bloccata e non so bene cosa dire”. Da lì spesso il dialogo riparte. La terapia non richiede di arrivare sempre pronti o con le idee chiare: anche le esitazioni e i silenzi fanno parte del percorso.
quello che descrivi è un passaggio piuttosto comune nei percorsi terapeutici. A volte, quando si iniziano a toccare parti più profonde di sé, può emergere una sorta di blocco: da una parte il desiderio di continuare, dall’altra la fatica o la resistenza a parlare.
Questo non significa che la terapia non stia funzionando, anzi spesso è proprio un segnale che qualcosa di importante si sta muovendo dentro di te. Per questo il passo più utile non è fermarsi in silenzio, ma portare proprio questo blocco in seduta. Parlare della difficoltà a tornare, dei pensieri che hai e della mancanza di volontà di condividere può diventare parte del lavoro terapeutico.
Concederti un po’ di tempo può avere senso, ma evitare completamente l’incontro rischia di mantenere il blocco. A volte basta anche solo riprendere la seduta dicendo: “In questo periodo mi sento bloccata e non so bene cosa dire”. Da lì spesso il dialogo riparte. La terapia non richiede di arrivare sempre pronti o con le idee chiare: anche le esitazioni e i silenzi fanno parte del percorso.
Salve, quello che descrive è un’esperienza piuttosto comune nei percorsi psicologici. A volte, proprio quando iniziano a emergere pensieri o emozioni importanti, può comparire una sorta di blocco o di esitazione nel tornare in seduta. Non è necessariamente un segnale negativo: spesso fa parte del processo.
Potrebbe essere utile portare proprio questo in seduta. Anche dire alla sua psicologa che si sente bloccata, che ha molti pensieri ma poca voglia di parlarne, è già materiale prezioso su cui lavorare insieme. La terapia è anche lo spazio in cui poter condividere le difficoltà nel proseguire il percorso.
Allo stesso tempo può concedersi un atteggiamento gentile verso se stessa: non deve “forzarsi” a essere pronta, ma può fare un piccolo passo, ad esempio fissare l’appuntamento e vedere cosa emerge quando si troverà lì.
A volte il blocco non è qualcosa da superare prima della seduta, ma qualcosa che può essere compreso proprio dentro la relazione terapeutica.
Un caro saluto.
Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Potrebbe essere utile portare proprio questo in seduta. Anche dire alla sua psicologa che si sente bloccata, che ha molti pensieri ma poca voglia di parlarne, è già materiale prezioso su cui lavorare insieme. La terapia è anche lo spazio in cui poter condividere le difficoltà nel proseguire il percorso.
Allo stesso tempo può concedersi un atteggiamento gentile verso se stessa: non deve “forzarsi” a essere pronta, ma può fare un piccolo passo, ad esempio fissare l’appuntamento e vedere cosa emerge quando si troverà lì.
A volte il blocco non è qualcosa da superare prima della seduta, ma qualcosa che può essere compreso proprio dentro la relazione terapeutica.
Un caro saluto.
Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Gentile Utente,
quello che descrive è un momento che può capitare più spesso di quanto si pensi all’interno di un percorso psicologico. A volte, proprio quando il lavoro terapeutico inizia a toccare aspetti più profondi o emotivamente delicati, può emergere una sorta di blocco: da una parte il desiderio di continuare, dall’altra una resistenza a tornare in seduta o a parlare di ciò che si sta muovendo dentro.
Questa ambivalenza (voler proseguire ma allo stesso tempo sentire una difficoltà a esporsi) non è necessariamente un segnale negativo. In molti casi fa parte del processo stesso della terapia. La mente, quando percepisce che si stanno avvicinando temi sensibili o cambiamenti importanti, può attivare una forma di protezione che porta a rimandare, a evitare o a sentirsi “bloccati”.
Proprio per questo motivo, spesso il blocco stesso diventa un materiale molto prezioso da portare in seduta. Parlare con la sua psicologa del fatto che sente questa difficoltà, del non sentirsi pronta o del non avere voglia di raccontare certi pensieri, può aprire uno spazio di comprensione molto utile. Non è necessario arrivare con qualcosa di “ordinato” o già chiaro, anche il non sapere cosa dire o il sentirsi in stallo può essere parte del lavoro terapeutico.
Concedersi un po’ di tempo per ascoltarsi può essere comprensibile, ma se dentro di lei sente anche il desiderio di continuare il percorso, potrebbe essere utile provare a fissare comunque un appuntamento e condividere proprio questa sensazione di blocco. Spesso, quando viene nominato, il peso di quel blocco inizia già a trasformarsi.
Il fatto che dopo quattro mesi senta il desiderio di portare avanti il percorso è un segnale importante della sua motivazione e della cura che sta mettendo verso se stessa.
Resto disponibile,
Un caro saluto, dott.ssa Martina Veracini
Psicologa
(Empoli & Online)
quello che descrive è un momento che può capitare più spesso di quanto si pensi all’interno di un percorso psicologico. A volte, proprio quando il lavoro terapeutico inizia a toccare aspetti più profondi o emotivamente delicati, può emergere una sorta di blocco: da una parte il desiderio di continuare, dall’altra una resistenza a tornare in seduta o a parlare di ciò che si sta muovendo dentro.
Questa ambivalenza (voler proseguire ma allo stesso tempo sentire una difficoltà a esporsi) non è necessariamente un segnale negativo. In molti casi fa parte del processo stesso della terapia. La mente, quando percepisce che si stanno avvicinando temi sensibili o cambiamenti importanti, può attivare una forma di protezione che porta a rimandare, a evitare o a sentirsi “bloccati”.
Proprio per questo motivo, spesso il blocco stesso diventa un materiale molto prezioso da portare in seduta. Parlare con la sua psicologa del fatto che sente questa difficoltà, del non sentirsi pronta o del non avere voglia di raccontare certi pensieri, può aprire uno spazio di comprensione molto utile. Non è necessario arrivare con qualcosa di “ordinato” o già chiaro, anche il non sapere cosa dire o il sentirsi in stallo può essere parte del lavoro terapeutico.
Concedersi un po’ di tempo per ascoltarsi può essere comprensibile, ma se dentro di lei sente anche il desiderio di continuare il percorso, potrebbe essere utile provare a fissare comunque un appuntamento e condividere proprio questa sensazione di blocco. Spesso, quando viene nominato, il peso di quel blocco inizia già a trasformarsi.
Il fatto che dopo quattro mesi senta il desiderio di portare avanti il percorso è un segnale importante della sua motivazione e della cura che sta mettendo verso se stessa.
Resto disponibile,
Un caro saluto, dott.ssa Martina Veracini
Psicologa
(Empoli & Online)
Buongiorno gentile utente e grazie per la Sua condivisione.
Sì, penso proprio sarebbe utile poter Portare questo suo blocco in seduta, e parlare anche di questi dubbi con la Sua psicologa. D'altronde sa, la terapia funziona proprio così, ne potete fare qualcosa insieme.
Cordialmente
Sì, penso proprio sarebbe utile poter Portare questo suo blocco in seduta, e parlare anche di questi dubbi con la Sua psicologa. D'altronde sa, la terapia funziona proprio così, ne potete fare qualcosa insieme.
Cordialmente
Salve,
quello che sta vivendo è più comune di quanto si pensi durante un percorso psicologico. A volte, quando si iniziano a toccare temi più profondi o quando emergono molti pensieri ed emozioni insieme, può comparire proprio una sensazione di blocco o di poca voglia di parlare. Non significa che il percorso non stia funzionando, anzi spesso è parte del processo.
Il mio suggerimento è proprio quello di portare questo blocco in seduta e parlarne con la sua psicologa. Anche dire semplicemente “mi sento bloccata e non so bene cosa dire” può essere un punto di partenza molto utile. La terapia è proprio lo spazio in cui poter condividere anche queste difficoltà.
Allo stesso tempo può essere utile ascoltarsi: se sente di aver bisogno di qualche giorno per mettere ordine nei pensieri può prenderselo, ma senza rinunciare al percorso che sente comunque importante per lei.
Resto a disposizione,
Un caro saluto
Dott.ssa Barcella
quello che sta vivendo è più comune di quanto si pensi durante un percorso psicologico. A volte, quando si iniziano a toccare temi più profondi o quando emergono molti pensieri ed emozioni insieme, può comparire proprio una sensazione di blocco o di poca voglia di parlare. Non significa che il percorso non stia funzionando, anzi spesso è parte del processo.
Il mio suggerimento è proprio quello di portare questo blocco in seduta e parlarne con la sua psicologa. Anche dire semplicemente “mi sento bloccata e non so bene cosa dire” può essere un punto di partenza molto utile. La terapia è proprio lo spazio in cui poter condividere anche queste difficoltà.
Allo stesso tempo può essere utile ascoltarsi: se sente di aver bisogno di qualche giorno per mettere ordine nei pensieri può prenderselo, ma senza rinunciare al percorso che sente comunque importante per lei.
Resto a disposizione,
Un caro saluto
Dott.ssa Barcella
Gentilissima, grazie per la condivisione innanzitutto. Comprendo quello che ci riporti, e può capitare, anche più volte, durante il percorso terapeutico. Potrebbe essere importante condividere questa fatica con la professionista che ti segue, in modo da esplorare insieme le eventuali fatiche e motivazioni sottostanti.
Un caro saluto
AV
Un caro saluto
AV
Ciao,
quello che descrivi è molto comune: spesso il “blocco” arriva proprio quando il percorso sta iniziando a toccare qualcosa di più delicato, oppure quando sei stanca e la mente vorrebbe solo smettere di sentire. Non significa che la terapia non stia funzionando, anzi a volte è un segnale che si è arrivati vicino a un punto importante.
In genere, più che scegliere tra “parlarne” o “sparire”, la via più utile è portare il blocco dentro la terapia. Non devi arrivare con un discorso pronto: può bastare dire (anche in modo semplice) “mi sto bloccando, faccio fatica a fissare l’appuntamento, ho tanti pensieri ma non ho voglia di parlarne”. Questo diventa già materiale di lavoro, perché spesso il tema non è “cosa devo raccontare”, ma cosa succede dentro di te quando ti avvicini a quello spazio (paura di essere giudicata, fatica a sentire, vergogna, timore di peggiorare, bisogno di controllo, ecc.).
Concederti tempo può avere senso se è un tempo che ti aiuta a riorientarti; però quando senti che è più un evitamento (“non ho la volontà”, “rimando”), rischia di alimentare ansia e senso di colpa e di rendere più difficile ripartire. Per questo, se hai il desiderio di continuare, spesso aiuta fare un passo minimo: scrivere un messaggio alla psicologa per fissare e magari dirle già che ti senti bloccata. Non è una “brutta notizia” per lei: è una parte normale del processo.
Quindi sì, parlarne con la psicologa è probabilmente la scelta più efficace, proprio perché non devi superare il blocco da sola prima di tornare. A volte il percorso va avanti esattamente così: non con grandi rivelazioni, ma imparando a restare in contatto anche quando viene voglia di chiudersi.
Un caro saluto,
Dott. Valerio Romano
quello che descrivi è molto comune: spesso il “blocco” arriva proprio quando il percorso sta iniziando a toccare qualcosa di più delicato, oppure quando sei stanca e la mente vorrebbe solo smettere di sentire. Non significa che la terapia non stia funzionando, anzi a volte è un segnale che si è arrivati vicino a un punto importante.
In genere, più che scegliere tra “parlarne” o “sparire”, la via più utile è portare il blocco dentro la terapia. Non devi arrivare con un discorso pronto: può bastare dire (anche in modo semplice) “mi sto bloccando, faccio fatica a fissare l’appuntamento, ho tanti pensieri ma non ho voglia di parlarne”. Questo diventa già materiale di lavoro, perché spesso il tema non è “cosa devo raccontare”, ma cosa succede dentro di te quando ti avvicini a quello spazio (paura di essere giudicata, fatica a sentire, vergogna, timore di peggiorare, bisogno di controllo, ecc.).
Concederti tempo può avere senso se è un tempo che ti aiuta a riorientarti; però quando senti che è più un evitamento (“non ho la volontà”, “rimando”), rischia di alimentare ansia e senso di colpa e di rendere più difficile ripartire. Per questo, se hai il desiderio di continuare, spesso aiuta fare un passo minimo: scrivere un messaggio alla psicologa per fissare e magari dirle già che ti senti bloccata. Non è una “brutta notizia” per lei: è una parte normale del processo.
Quindi sì, parlarne con la psicologa è probabilmente la scelta più efficace, proprio perché non devi superare il blocco da sola prima di tornare. A volte il percorso va avanti esattamente così: non con grandi rivelazioni, ma imparando a restare in contatto anche quando viene voglia di chiudersi.
Un caro saluto,
Dott. Valerio Romano
Buongiorno! Questo blocco può essere indice di tante cose, avere le più svariate motivazioni. Il mio consiglio è di parlarne in seduta con la tua psicologa che sicuramente saprà come aiutarti. Non avere paura di offenderla, è lì per questo. In caso potrete trovare una soluzione alternativa al vostro percorso insieme. Il percorso psicologico è fatto anche di questo, confronto aperto e possibilità.
Un caro saluto.
Un caro saluto.
Buon pomeriggio i suoi dubbi si inseriscono perfettamente nel processo terapeutico che è fatto di momenti di incontro, rotture, riparazioni e di stasi. Sente che questo blocco possa essere correlato a qualcosa che è emerso durante le ultime sedute? qualche sua sensazione? qualcosa riguardo ad un atteggiamento del suo terapeuta?
In ogni caso anche se può sembrarle complicato le consiglio di parlarne con la sua terapeuta, anche se non riesce a trovare le parole giuste cerchi di esprimerlo a suo modo. Potrebbe anche iniziare la seduta semplicemente esponendo questo problema e dicendo che si sente bloccata e che non sa se proseguire il percorso o prendersi del tempo. Già solo questo permetterebbe sia a lei che alla sua terapeuta di orientarsi nel vostro lavoro clinico.
Immagini di andare da un ortopedico e non dire per tutta la visita che sente dolore ad un piede, questo potrebbe allungare i tempi per trovare del sollievo e un intervento terapeutico adeguato. Chiaramente non le dico questo per farla sentire in dovere di dire tutto anche perchè la relazione che si instaura con un terapeuta è molto diversa per tante variabili da quella che può emergere da una singola visita medica e capisco bene che, anche per abitudini sociali, spesso parlare di blocchi emotivi risulta più complicato di parlare dei dolori fisici.
Consideri però che Lei sta investendo tempo e denaro in questo percorso quindi è utile poter lavorare anche con le emozioni che possono stare dietro questo blocco; è suo diritto anche andare in terapia, dire di avere un blocco e poi stare in silenzio aspettando un supporto. Chiaramente dipende dal tipo di approccio però ha iniziato un percorso da non molto tempo quindi è anche comprensibile che ancora ci siano dubbi o anche poca fiducia nel terapeuta o nel percorso.
Se sente che il blocco possa dipendere anche dalla poca sintonia creata con la terapeuta può valutare di cercare altri professionisti ma prima di farlo le consiglio di prendersi almeno alcune sedute per poter parlare di questo. È del tutto naturale avere dei momenti di "impasse" ma è proprio attraversarli insieme ad un terapeuta che sentiamo vicino che spesso ci porta i maggiori benefici e cambiamenti personali.
In tutto questo se sente di voler sospendere o prendersi del tempo lo faccia, ma comunque le consiglierei di parlarne almeno un'ultima volta con la sua psicologa anche per darvi la possibilità di mettere intanto un punto sul vostro lavoro fatto fino ad ora.
Le auguro un grande in bocca a lupo per il suo percorso.
Un saluto, Dott Alex Pagano.
In ogni caso anche se può sembrarle complicato le consiglio di parlarne con la sua terapeuta, anche se non riesce a trovare le parole giuste cerchi di esprimerlo a suo modo. Potrebbe anche iniziare la seduta semplicemente esponendo questo problema e dicendo che si sente bloccata e che non sa se proseguire il percorso o prendersi del tempo. Già solo questo permetterebbe sia a lei che alla sua terapeuta di orientarsi nel vostro lavoro clinico.
Immagini di andare da un ortopedico e non dire per tutta la visita che sente dolore ad un piede, questo potrebbe allungare i tempi per trovare del sollievo e un intervento terapeutico adeguato. Chiaramente non le dico questo per farla sentire in dovere di dire tutto anche perchè la relazione che si instaura con un terapeuta è molto diversa per tante variabili da quella che può emergere da una singola visita medica e capisco bene che, anche per abitudini sociali, spesso parlare di blocchi emotivi risulta più complicato di parlare dei dolori fisici.
Consideri però che Lei sta investendo tempo e denaro in questo percorso quindi è utile poter lavorare anche con le emozioni che possono stare dietro questo blocco; è suo diritto anche andare in terapia, dire di avere un blocco e poi stare in silenzio aspettando un supporto. Chiaramente dipende dal tipo di approccio però ha iniziato un percorso da non molto tempo quindi è anche comprensibile che ancora ci siano dubbi o anche poca fiducia nel terapeuta o nel percorso.
Se sente che il blocco possa dipendere anche dalla poca sintonia creata con la terapeuta può valutare di cercare altri professionisti ma prima di farlo le consiglio di prendersi almeno alcune sedute per poter parlare di questo. È del tutto naturale avere dei momenti di "impasse" ma è proprio attraversarli insieme ad un terapeuta che sentiamo vicino che spesso ci porta i maggiori benefici e cambiamenti personali.
In tutto questo se sente di voler sospendere o prendersi del tempo lo faccia, ma comunque le consiglierei di parlarne almeno un'ultima volta con la sua psicologa anche per darvi la possibilità di mettere intanto un punto sul vostro lavoro fatto fino ad ora.
Le auguro un grande in bocca a lupo per il suo percorso.
Un saluto, Dott Alex Pagano.
carissima, il fatto di sentire un blocco è assolutamente normale. Intraprendere un percorso psicoterapeutico è estremamente faticoso e ci possono essere dei momenti di resistenza. Concediti del tempo, lasciati guidare e, quando te la sentirai, ti consiglio di comunicarglielo. È la vostra relazione che farà la differenza e il campo tra voi dovrebbe sempre essere pulito e trasparente. Ti auguro un buon viaggio, un caro saluto, Dott.ssa Roberta Evangelista
Buon pomeriggio,
il blocco che descrive è un’esperienza piuttosto comune nei percorsi psicologici. Durante una terapia può capitare che emergano momenti di resistenza, stanchezza o difficoltà a tornare in seduta, soprattutto quando si stanno toccando temi emotivamente importanti.
Proprio per questo motivo può essere molto utile parlare apertamente di questo blocco con la sua psicologa. Anche la difficoltà a prendere appuntamento o la sensazione di non voler parlare sono informazioni preziose nel lavoro terapeutico e possono diventare parte integrante del percorso.
Concedersi del tempo può essere legittimo, ma se sente anche il desiderio di continuare il lavoro iniziato, portare in seduta proprio questo dubbio potrebbe aiutarla a comprendere meglio cosa sta succedendo dentro di sé.
Credo altresì che la frequenza delle sedute ogni due settimane possa costituire un elemento che faciliti il blocco. Quando vengono toccati dei temi delicati, far passare due settimane tra una seduta e l'altra, può paradossalmente contribuire ad un innalzamento delle difese rispetto al rientrare in contatto con certi contenuti. Il mio consiglio è di provare quantomeno a mantenere un ritmo settimanale, per dare una continuità diversa al lavoro con se stessa.
Un caro saluto
il blocco che descrive è un’esperienza piuttosto comune nei percorsi psicologici. Durante una terapia può capitare che emergano momenti di resistenza, stanchezza o difficoltà a tornare in seduta, soprattutto quando si stanno toccando temi emotivamente importanti.
Proprio per questo motivo può essere molto utile parlare apertamente di questo blocco con la sua psicologa. Anche la difficoltà a prendere appuntamento o la sensazione di non voler parlare sono informazioni preziose nel lavoro terapeutico e possono diventare parte integrante del percorso.
Concedersi del tempo può essere legittimo, ma se sente anche il desiderio di continuare il lavoro iniziato, portare in seduta proprio questo dubbio potrebbe aiutarla a comprendere meglio cosa sta succedendo dentro di sé.
Credo altresì che la frequenza delle sedute ogni due settimane possa costituire un elemento che faciliti il blocco. Quando vengono toccati dei temi delicati, far passare due settimane tra una seduta e l'altra, può paradossalmente contribuire ad un innalzamento delle difese rispetto al rientrare in contatto con certi contenuti. Il mio consiglio è di provare quantomeno a mantenere un ritmo settimanale, per dare una continuità diversa al lavoro con se stessa.
Un caro saluto
Salve,
grazie per la sua condivisione. Dalle sue parole comprendo che sta vivendo una sorta di conflitto che la porta a sperimentare sentimenti ambivalenti: da un lato afferma di voler proseguire e portare a termine il percorso iniziato ormai da quattro mesi; dall’altro lato dice di percepire una difficoltà, un blocco appunto, nell’andare avanti.
Una parte di lei sembra voler proseguire, mentre un’altra parte appare più esitante.
Questo vissuto è comprensibile. Durante un percorso psicologico può capitare di incontrare momenti di blocco o di resistenza. Molte persone attraversano fasi simili, e affrontarle può rappresentare un passaggio significativo del lavoro psicologico.
Potrebbe essere utile condividere questi vissuti con la professionista a cui si è affidata, ed è ciò che sento di consigliarle. Tutto ciò che ha scritto, infatti, può rappresentare materiale prezioso per il percorso che sta facendo. Anche il sentirsi bloccata e la mancanza di volontà di parlare dei molti pensieri che dice di avere potrebbero diventare un punto da cui ripartire nel lavoro in seduta.
A volte il percorso può riprendere proprio da lì.
Un cordiale saluto
Dott. Matteo D’Amore
grazie per la sua condivisione. Dalle sue parole comprendo che sta vivendo una sorta di conflitto che la porta a sperimentare sentimenti ambivalenti: da un lato afferma di voler proseguire e portare a termine il percorso iniziato ormai da quattro mesi; dall’altro lato dice di percepire una difficoltà, un blocco appunto, nell’andare avanti.
Una parte di lei sembra voler proseguire, mentre un’altra parte appare più esitante.
Questo vissuto è comprensibile. Durante un percorso psicologico può capitare di incontrare momenti di blocco o di resistenza. Molte persone attraversano fasi simili, e affrontarle può rappresentare un passaggio significativo del lavoro psicologico.
Potrebbe essere utile condividere questi vissuti con la professionista a cui si è affidata, ed è ciò che sento di consigliarle. Tutto ciò che ha scritto, infatti, può rappresentare materiale prezioso per il percorso che sta facendo. Anche il sentirsi bloccata e la mancanza di volontà di parlare dei molti pensieri che dice di avere potrebbero diventare un punto da cui ripartire nel lavoro in seduta.
A volte il percorso può riprendere proprio da lì.
Un cordiale saluto
Dott. Matteo D’Amore
Penso proprio tu debba parlarne con la psicologa, a tutti può capitare un momento di blocco e parlarne è utile per superarlo e riuscire a sbloccare il momento. A volte capita proprio perché si è arrivati ad una svolta ma se non lo si affronta non si può andare avanti.
Ciao!
Da psicologa, ti direi che quello che stai vivendo può succedere durante un percorso terapeutico. I momenti di blocco, di resistenza o di poca voglia di parlare capitano e non sono un segnale negativo: al contrario, possono diventare un punto di lavoro importante.
Proprio per questo motivo ti consiglierei di parlarne con la tua psicologa. Portare in seduta il fatto che ti senti bloccata, che hai tanti pensieri ma poca volontà di condividerli, può essere un’opportunità per esplorare e comprendere meglio questa parte di te.
Penso che in terapia non si debbano portare solo i contenuti “pronti” o facili da raccontare, ma anche le difficoltà che emergono nel percorso. Spesso è proprio lavorando su questi momenti che il processo terapeutico fa dei passi avanti.
Buon proseguimento!!
Da psicologa, ti direi che quello che stai vivendo può succedere durante un percorso terapeutico. I momenti di blocco, di resistenza o di poca voglia di parlare capitano e non sono un segnale negativo: al contrario, possono diventare un punto di lavoro importante.
Proprio per questo motivo ti consiglierei di parlarne con la tua psicologa. Portare in seduta il fatto che ti senti bloccata, che hai tanti pensieri ma poca volontà di condividerli, può essere un’opportunità per esplorare e comprendere meglio questa parte di te.
Penso che in terapia non si debbano portare solo i contenuti “pronti” o facili da raccontare, ma anche le difficoltà che emergono nel percorso. Spesso è proprio lavorando su questi momenti che il processo terapeutico fa dei passi avanti.
Buon proseguimento!!
Gentilissima, grazie per aver condiviso la sua preoccupazione.
Quello che racconta è molto comune, spesso durante i percorsi di terapia si sente il bisogno di rallentare e a volte anche di interrompere.
Può capitare che vengano affrontati argomenti che possono risuonare in noi in maniera molto dolorosa e dunque si preferisce evitare di approfondire. Di solito però sono proprio i temi più dolorosi che hanno maggiore potere trasformativo.
Non è detto che sia questo il caso ma sicuramente è importante interrogarsi sul perchè lei si senta bloccata.
Le consiglierei di parlarne con la sua psicologa in modo da affrontare insieme i dubbi e le preoccupazioni che lei ha tutto il diritto di avere. Si conceda di confrontarsi con lei e riuscire a trovare insieme una soluzione che le permetta di proseguire il suo percorso.
Le auguro il meglio,
Dott. Daniele Migliore
Quello che racconta è molto comune, spesso durante i percorsi di terapia si sente il bisogno di rallentare e a volte anche di interrompere.
Può capitare che vengano affrontati argomenti che possono risuonare in noi in maniera molto dolorosa e dunque si preferisce evitare di approfondire. Di solito però sono proprio i temi più dolorosi che hanno maggiore potere trasformativo.
Non è detto che sia questo il caso ma sicuramente è importante interrogarsi sul perchè lei si senta bloccata.
Le consiglierei di parlarne con la sua psicologa in modo da affrontare insieme i dubbi e le preoccupazioni che lei ha tutto il diritto di avere. Si conceda di confrontarsi con lei e riuscire a trovare insieme una soluzione che le permetta di proseguire il suo percorso.
Le auguro il meglio,
Dott. Daniele Migliore
Buonasera,
Può capitare durante un percorso di psicoterapia di vivere momenti di blocco, di fatica o di ambivalenza tra il desiderio di continuare e la difficoltà a parlare di ciò che si ha dentro.
Potrebbe essere per lei molto utile portare questi vissuti nello spazio terapeutico, per esplorarli insieme e comprendere meglio i meccanismi che si attivano ad un livello più profondo, per incrementare la consapevolezza. Spesso ciò che avviene nella stanza d'analisi e nella relazione con il terapeuta è lo specchio di qualcosa che accade o è accaduto anche fuori.
Resto a disposizione, un caro saluto
Può capitare durante un percorso di psicoterapia di vivere momenti di blocco, di fatica o di ambivalenza tra il desiderio di continuare e la difficoltà a parlare di ciò che si ha dentro.
Potrebbe essere per lei molto utile portare questi vissuti nello spazio terapeutico, per esplorarli insieme e comprendere meglio i meccanismi che si attivano ad un livello più profondo, per incrementare la consapevolezza. Spesso ciò che avviene nella stanza d'analisi e nella relazione con il terapeuta è lo specchio di qualcosa che accade o è accaduto anche fuori.
Resto a disposizione, un caro saluto
Buongiorno,
Ciò che descrive può essere davvero normale quando si affrontano problematiche importanti e si affronta un percorso psicologico. Sicuramente rappresenta un segnale positivo perché indice di un lavoro che sta andando in profondità che provoca proprio per questo resistenze inconsce inconsapevoli. Le consiglio di prendere appuntamento e parlarne serenamente con la sua psicologa che saprà spiegarle molto bene ciò che le accade e dopo si sentirà molto meglio. Inoltre queste fasi rappresentano un momento evolutivo della terapia e superarle insieme dà modo di rafforzare ancora di più l'alleanza terapeutica.
Saluti
Ciò che descrive può essere davvero normale quando si affrontano problematiche importanti e si affronta un percorso psicologico. Sicuramente rappresenta un segnale positivo perché indice di un lavoro che sta andando in profondità che provoca proprio per questo resistenze inconsce inconsapevoli. Le consiglio di prendere appuntamento e parlarne serenamente con la sua psicologa che saprà spiegarle molto bene ciò che le accade e dopo si sentirà molto meglio. Inoltre queste fasi rappresentano un momento evolutivo della terapia e superarle insieme dà modo di rafforzare ancora di più l'alleanza terapeutica.
Saluti
Gentilissima, mi sembra molto importante questa domanda che si pone. Credo che questo suo blocco e la difficoltà a riprendere con gli incontri potrebbero essere legati ad una resistenza nell'affrontare certe questioni oltre che forse ad intraprendere una relazione di tipo terapeutico. Sono cose che possono capitare però, proprio visti questi segnali ed il fatto che è riuscita a coglierli, credo sarebbe buono per lei insistere e cercare di parlarne con la psicologa che la sta seguendo; sarà sicuramente un ottimo spunto per lavorare su di sé e su quelle che potrebbero essere le fatiche sottostanti. Non so come siate abituate a lavorare tuttavia credo che avere uno spazio fisso e regolare, seppur ogni due settimane, sarebbe utile per aiutarla a mantenere l'impegno, senza dover prenotare ogni volta (se non ho capito male quello che ha scritto). Nella speranza che possa procedere con il suo percorso finché lo riterrà opportuno, le invio un cordiale saluto.
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