salve, sono francesco ed ho 23 anni. L'anno scorso mi sono trasferito a Lisbona, sperando in cambiam
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salve, sono francesco ed ho 23 anni. L'anno scorso mi sono trasferito a Lisbona, sperando in cambiamento di vita personale, dato che a casa ero chiuso, senza amici e in completa solitudine. Specialmente gli ultimi mesi mi avevano portato ad una depressione fortissima, non lavoravo, non facevo le cose basilari ed avevo ripreso 20 kg persi l anno prima con la dieta , cosa che pensavo risolvesse un problema che mi porto dietro da sempre ma che in realta non aveva dato modifiche emotive importanti. Arrivaato a lisbona ero carico, avevo ed ho imparato afare le cose piu stuide come le lavatrici e cucinare, ma rimangono e rimanevano sempre delle basi caratteriali come la tendenza ad isolarsi e la difficolta ad esprimere le emozioni soprattutto con le donne. Tutto sommato, ho degli amici, forse i primi della vita, anche perche io io i miei problemi me li curo da solo e cerco sempre di curare gli altri, ma con alcuni mi sono aperto anche se non del tutto. Ho imparato sicuramente delle lingue comde spagnolo e portoghese, e mi trovo bene a vivere qua, anche il fatto di lavorare in contesti internazionali mi fa ben , il fatto di essere indipendente al 100 percento mi piace, era una cosa che sognavo da sempre. Pero la cosa che mi fa soffrire e l amore; mi sono innamorato di una ragazza che cìha 6 anni in piu di me anche se all inizio eravamo sempre insieme, grande sintonia, io ero quasi stupito perche nonostante lei mi dicesse che stavo bene io dicevo ma una bella ragazza come fa a dirmi che le piaccio? Clamorosamente piglio coraggio e usciamo un paio di volte oltre a mangiare sempre a lavoro, pero alcune volte mi chiudo in me stesso per paura di innamorarmi troppo, per cose che non so. La coccolo, le cucino quello che vuole facendo finta di non sapere , ma io in realta ogni volta che apre bocca o che cammina attivo i radar. Ma alla fine , penso abbia scelto un altro, per colpa mia che mi sono chiuso a volte, an che se in fin dei conti abbiamo sempre riso e scherzato. Ci sarebbe molto da scrivere, la vera considerazione e che molto spesso sono solo, mi sento inadeguato, gente intorno che vuole solo festeggiare e scopare a destra e a manca mentre invece io no. Ci ho provato ad essere meno serio ma mi sento solo di perdere tempo e in questo caso anche una ragazza preziosa come lei. Non riesco a guardare nessun altra, e nonostante lei mi abbia detto che mi vede come un fratellino la porticina l ha sempre rimasta aperta, e io come un illuso ci sono cascato.
Ciao Francesco, grazie per quello che hai raccontato.
La prima cosa importante è riconoscere che il cambiamento che hai fatto non è affatto piccolo. Trasferirti da solo in un altro Paese, lavorare, diventare indipendente, costruire le prime amicizie, imparare lingue nuove. Tutto questo parla di risorse reali, nonostante la depressione che ti portavi dietro. Non sei “rimasto uguale”, anche se alcune parti di te sono ancora lì.
Quello che descrivi sull’amore sembra seguire una dinamica molto coerente con la tua storia: desiderio intenso di vicinanza e, allo stesso tempo, paura di perderti o di soffrire troppo. Quando ti senti visto e desiderato da lei, si accende qualcosa di nuovo e potente (“com’è possibile che piaccio a una ragazza così?”). Ma proprio lì entra anche la paura e chiuderti diventa un modo per proteggerti, non un disinteresse. Il punto è che dall’esterno questa chiusura può essere letta come distanza.
Il dolore che provi ora non è solo per lei, ma anche per ciò che rappresentava: la possibilità di essere scelto, di non sentirti inadeguato, di non essere solo “quello serio” mentre gli altri vivono tutto con leggerezza. È comprensibile che, in un contesto dove sembra contare solo divertirsi, tu ti senta fuori posto. Ma questo non è un difetto, è una struttura emotiva diversa, più profonda, più orientata al legame. Non tutti sono fatti per la superficialità, anche se a 23 anni sembra quasi “obbligatoria”.
Inoltre, sul “fratellino” e sulla porta lasciata socchiusa, non sei stato un illuso. Quando una persona manda segnali ambigui, è umano sperare. Forse anche lei ha sentito qualcosa, ma non abbastanza da rischiare. Questo non cancella ciò che c’è stato, né dice che tu “non sei abbastanza”.
Resta però una domanda centrale, che riguarda te più che lei: quanto ti permetti davvero di mostrarti quando tieni a qualcuno? E quanto il timore di soffrire ti porta a rinunciare prima, lasciando poi spazio al rimpianto?
Il lavoro vero, adesso, non è diventare più “leggero” o più simile agli altri, ma imparare a stare nella relazione senza sparire, anche con la paura addosso. E questo può essere difficile da fare da soli. Un percorso psicologico potrebbe aiutarti non per “aggiustarti”, ma per capire come funzionano i tuoi meccanismi affettivi e darti più libertà di scelta.
Non sei sbagliato Francesco. Sei in una fase in cui stai costruendo te stesso.
Resto a disposizione per ulteriori approfondimenti.
Un caro saluto, dott.ssa Martina Veracini
La prima cosa importante è riconoscere che il cambiamento che hai fatto non è affatto piccolo. Trasferirti da solo in un altro Paese, lavorare, diventare indipendente, costruire le prime amicizie, imparare lingue nuove. Tutto questo parla di risorse reali, nonostante la depressione che ti portavi dietro. Non sei “rimasto uguale”, anche se alcune parti di te sono ancora lì.
Quello che descrivi sull’amore sembra seguire una dinamica molto coerente con la tua storia: desiderio intenso di vicinanza e, allo stesso tempo, paura di perderti o di soffrire troppo. Quando ti senti visto e desiderato da lei, si accende qualcosa di nuovo e potente (“com’è possibile che piaccio a una ragazza così?”). Ma proprio lì entra anche la paura e chiuderti diventa un modo per proteggerti, non un disinteresse. Il punto è che dall’esterno questa chiusura può essere letta come distanza.
Il dolore che provi ora non è solo per lei, ma anche per ciò che rappresentava: la possibilità di essere scelto, di non sentirti inadeguato, di non essere solo “quello serio” mentre gli altri vivono tutto con leggerezza. È comprensibile che, in un contesto dove sembra contare solo divertirsi, tu ti senta fuori posto. Ma questo non è un difetto, è una struttura emotiva diversa, più profonda, più orientata al legame. Non tutti sono fatti per la superficialità, anche se a 23 anni sembra quasi “obbligatoria”.
Inoltre, sul “fratellino” e sulla porta lasciata socchiusa, non sei stato un illuso. Quando una persona manda segnali ambigui, è umano sperare. Forse anche lei ha sentito qualcosa, ma non abbastanza da rischiare. Questo non cancella ciò che c’è stato, né dice che tu “non sei abbastanza”.
Resta però una domanda centrale, che riguarda te più che lei: quanto ti permetti davvero di mostrarti quando tieni a qualcuno? E quanto il timore di soffrire ti porta a rinunciare prima, lasciando poi spazio al rimpianto?
Il lavoro vero, adesso, non è diventare più “leggero” o più simile agli altri, ma imparare a stare nella relazione senza sparire, anche con la paura addosso. E questo può essere difficile da fare da soli. Un percorso psicologico potrebbe aiutarti non per “aggiustarti”, ma per capire come funzionano i tuoi meccanismi affettivi e darti più libertà di scelta.
Non sei sbagliato Francesco. Sei in una fase in cui stai costruendo te stesso.
Resto a disposizione per ulteriori approfondimenti.
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Ciao Francesco, grazie per aver raccontato la tua storia con tanta sincerità.
Da quello che scrivi emerge una cosa importante: il trasferimento a Lisbona non è stato una fuga, ma un atto di crescita. Hai conquistato autonomia, imparato lingue, costruito relazioni, iniziato a prenderti cura di te. Questo è tutt’altro che poco, soprattutto considerando il periodo depressivo da cui partivi.
Quello che sembra farti soffrire oggi non è solo questa ragazza, ma un tema più profondo: il senso di inadeguatezza e la paura di non essere abbastanza, soprattutto quando qualcuno ti piace davvero. Quando dici “come fa una ragazza così a dirmi che le piaccio?” si sente quanto il tuo giudizio su di te sia ancora fragile.
Il fatto che tu a volte ti chiuda non è “colpa tua”: spesso è un meccanismo di protezione. Se mi chiudo, rischio meno. Se non mi espongo del tutto, soffro meno. Il problema è che così rischi anche di non vivere pienamente ciò che desideri.
Ti chiedo una cosa: quando lei ti ha detto che ti vede come un fratellino, hai sentito più dolore per lei o la conferma di quell’idea che forse non sei abbastanza?
Forse questa esperienza, più che una sconfitta, può diventare un punto di lavoro su come ti percepisci nelle relazioni. Perché il nodo centrale non sembra essere “diventare meno serio” o adeguarti a chi vuole solo divertirsi, ma sentirti degno di essere scelto.
Se vuoi, possiamo partire proprio da lì: da quando hai iniziato a sentirti “non abbastanza”?
Da quello che scrivi emerge una cosa importante: il trasferimento a Lisbona non è stato una fuga, ma un atto di crescita. Hai conquistato autonomia, imparato lingue, costruito relazioni, iniziato a prenderti cura di te. Questo è tutt’altro che poco, soprattutto considerando il periodo depressivo da cui partivi.
Quello che sembra farti soffrire oggi non è solo questa ragazza, ma un tema più profondo: il senso di inadeguatezza e la paura di non essere abbastanza, soprattutto quando qualcuno ti piace davvero. Quando dici “come fa una ragazza così a dirmi che le piaccio?” si sente quanto il tuo giudizio su di te sia ancora fragile.
Il fatto che tu a volte ti chiuda non è “colpa tua”: spesso è un meccanismo di protezione. Se mi chiudo, rischio meno. Se non mi espongo del tutto, soffro meno. Il problema è che così rischi anche di non vivere pienamente ciò che desideri.
Ti chiedo una cosa: quando lei ti ha detto che ti vede come un fratellino, hai sentito più dolore per lei o la conferma di quell’idea che forse non sei abbastanza?
Forse questa esperienza, più che una sconfitta, può diventare un punto di lavoro su come ti percepisci nelle relazioni. Perché il nodo centrale non sembra essere “diventare meno serio” o adeguarti a chi vuole solo divertirsi, ma sentirti degno di essere scelto.
Se vuoi, possiamo partire proprio da lì: da quando hai iniziato a sentirti “non abbastanza”?
Francesco ha già fatto passi enormi: autonomia, lingue, amicizie. Non è fallimento, è crescita reale. Il nodo non è Lisbona o la ragazza, ma la paura di esporsi quando qualcosa conta davvero. Sentirsi “inadeguato” non è colpa sua: è un meccanismo antico che si attiva soprattutto nell’ amore. Il suo valore è la profondità, non le relazioni superficiali. La domanda importante è: come restare aperto anche quando si ha paura. A volte chiudere una porta è il primo passo per riaprirsi davvero.
Gentile Francesco,
dal tuo racconto emerge con chiarezza uno sforzo importante di crescita personale e di autonomia, che rappresenta una risorsa significativa. Accanto a questi progressi, tuttavia, sembra persistere una sofferenza legata all’area affettiva, caratterizzata da insicurezza, paura del coinvolgimento emotivo e tendenza a chiudersi proprio quando la relazione diventa più significativa.
La delusione vissuta con questa ragazza appare quindi meno legata all’episodio specifico e più a un vissuto stabile di inadeguatezza e di timore di non essere “abbastanza”.
Un percorso personale con uno psicologo/a potrebbe aiutarti a comprendere meglio queste dinamiche, a rafforzare l’autostima e a costruire modalità relazionali più serene e coerenti con i tuoi bisogni affettivi.
Ti auguro di poter continuare il tuo percorso di cambiamento con maggiore fiducia in te stesso.
Un caro saluto.
dal tuo racconto emerge con chiarezza uno sforzo importante di crescita personale e di autonomia, che rappresenta una risorsa significativa. Accanto a questi progressi, tuttavia, sembra persistere una sofferenza legata all’area affettiva, caratterizzata da insicurezza, paura del coinvolgimento emotivo e tendenza a chiudersi proprio quando la relazione diventa più significativa.
La delusione vissuta con questa ragazza appare quindi meno legata all’episodio specifico e più a un vissuto stabile di inadeguatezza e di timore di non essere “abbastanza”.
Un percorso personale con uno psicologo/a potrebbe aiutarti a comprendere meglio queste dinamiche, a rafforzare l’autostima e a costruire modalità relazionali più serene e coerenti con i tuoi bisogni affettivi.
Ti auguro di poter continuare il tuo percorso di cambiamento con maggiore fiducia in te stesso.
Un caro saluto.
Gentile Francesco,
ti ringrazio per aver condiviso una parte del tuo vissuto e le emozioni che vivi attualmente.
Mi verrebbe da chiederti cosa vedi in questa ragazza di diverso da attirarti ma allo stesso tempo farti temere un eccessiva vicinanza?
Non è mai semplice capire gli altri e spesso è necessario chiedere al prossimo come si sente o condividere i propri pensieri, proprio per rendersi più leggibili e anche un più compresi. Di conseguenza, meno soli.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa Chiara Roselletti.
ti ringrazio per aver condiviso una parte del tuo vissuto e le emozioni che vivi attualmente.
Mi verrebbe da chiederti cosa vedi in questa ragazza di diverso da attirarti ma allo stesso tempo farti temere un eccessiva vicinanza?
Non è mai semplice capire gli altri e spesso è necessario chiedere al prossimo come si sente o condividere i propri pensieri, proprio per rendersi più leggibili e anche un più compresi. Di conseguenza, meno soli.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa Chiara Roselletti.
Gentilissimo Francesco,
hai fatto un cambiamento enorme andando a Lisbona. Sei passato da una fase di chiusura e depressione a una vita autonoma, con lavoro, lingue nuove, amici. Questo dice che dentro di te c’è tanta forza, anche se ora non la senti.
Quello che ti fa soffrire non è solo questa ragazza. È il modo in cui ti senti quando ti piace qualcuno: come se dovessi essere “abbastanza”, come se fosse strano che una bella ragazza possa sceglierti. Lì c’è la ferita vera. Non è questione di essere troppo serio o troppo chiuso; è insicurezza e paura di non valere.
Il fatto che lei ti veda come un fratellino probabilmente è un limite reale, non qualcosa che puoi cambiare con più sforzo o più attenzioni. E continuare ad aggrapparti alla “porticina aperta” rischia solo di farti restare fermo.
Tu non sei sbagliato perché non vuoi vivere relazioni superficiali: sei solo più profondo di quello che ti circonda. Però devi smettere di pensare che l’amore sia la prova del tuo valore.
Il "lavoro vero" ora non è conquistarla. È costruire un’immagine di te che non dipenda dallo sguardo di una donna. Quando quella base diventa più solida, anche l’amore arriva in modo diverso.
Credo che un percorso di psicoterapia potrebbe aiutarti, non perché “sei grave”, ma perché sei in una fase di crescita importante e potresti trarne molto beneficio.
Da quello che racconti emergono tre temi chiari:
- periodi depressivi e isolamento
- autostima fragile (soprattutto nelle relazioni)
- difficoltà ad esprimere emozioni e paura di non essere abbastanza
Un percorso psicologico può aiutarti a lavorare proprio su queste basi, non solo sulla delusione amorosa attuale.
Un'ultima riflessione: tu sei già capace di cambiamento (lo dimostra il trasferimento, le lingue, l’indipendenza). La terapia non serve a “ripararti”, ma a consolidare questa crescita e a non tornare nei periodi di chiusura profonda.
In bocca al lupo!
dott.ssa Federica Ripamonti
hai fatto un cambiamento enorme andando a Lisbona. Sei passato da una fase di chiusura e depressione a una vita autonoma, con lavoro, lingue nuove, amici. Questo dice che dentro di te c’è tanta forza, anche se ora non la senti.
Quello che ti fa soffrire non è solo questa ragazza. È il modo in cui ti senti quando ti piace qualcuno: come se dovessi essere “abbastanza”, come se fosse strano che una bella ragazza possa sceglierti. Lì c’è la ferita vera. Non è questione di essere troppo serio o troppo chiuso; è insicurezza e paura di non valere.
Il fatto che lei ti veda come un fratellino probabilmente è un limite reale, non qualcosa che puoi cambiare con più sforzo o più attenzioni. E continuare ad aggrapparti alla “porticina aperta” rischia solo di farti restare fermo.
Tu non sei sbagliato perché non vuoi vivere relazioni superficiali: sei solo più profondo di quello che ti circonda. Però devi smettere di pensare che l’amore sia la prova del tuo valore.
Il "lavoro vero" ora non è conquistarla. È costruire un’immagine di te che non dipenda dallo sguardo di una donna. Quando quella base diventa più solida, anche l’amore arriva in modo diverso.
Credo che un percorso di psicoterapia potrebbe aiutarti, non perché “sei grave”, ma perché sei in una fase di crescita importante e potresti trarne molto beneficio.
Da quello che racconti emergono tre temi chiari:
- periodi depressivi e isolamento
- autostima fragile (soprattutto nelle relazioni)
- difficoltà ad esprimere emozioni e paura di non essere abbastanza
Un percorso psicologico può aiutarti a lavorare proprio su queste basi, non solo sulla delusione amorosa attuale.
Un'ultima riflessione: tu sei già capace di cambiamento (lo dimostra il trasferimento, le lingue, l’indipendenza). La terapia non serve a “ripararti”, ma a consolidare questa crescita e a non tornare nei periodi di chiusura profonda.
In bocca al lupo!
dott.ssa Federica Ripamonti
Buonasera Francesco, ltu parli delle tue difficoltà con molta sincerità in queste righe e mi sembra anche importante puntualizzare che hai avuto coraggio a viaggiare a Lisbona, lavorare lì e imparare nuove cose e anche cotruirti dei rapporti di amicizia. Certo con l'amore non è così immediato e facile e con questa ragazza ho l'impressione che tu stia vivendo un primo coinvolgimento importante. Posso dirti che comunque è importante che tu abbia iniziato questo rapporto anche se difficile, senti tristezza ma comunque sei piaciuto e questo può dare sicurezza per altri rapporti. Se hai bisogno posso essere a disposizione anche online. Saluti Dario Martelli
Ciao Francesco, dalle tue parole si percepisce che sei un ragazzo molto sensibile e dai sani principi. Ognuno di noi possiede un potenziale che va attivato, attraverso esercizi e azioni concrete che fanno in modo si che il valore sia percepito dal mondo esterno. Hai bisogno di fare un lavoro sulla tua autostima e imparare ad interpretare i feedback delle ragazze, mettendo in pratica strategie capaci di farti raggiungere i tuoi obiettivi senza snaturalizzarti. Se ti va, possiamo parlarne quando vuoi.
Il tuo racconto non parla di fallimento, ma di crescita enorme. Un anno fa eri chiuso, depresso, isolato; oggi vivi all’estero, lavori in contesti internazionali, parli più lingue, sei indipendente. Questo non è poco, è un cambiamento strutturale della tua identità.
Il punto doloroso è l’amore. Quando ti sei sentito visto da lei, qualcosa dentro di te ha tremato: “Com’è possibile che una ragazza così possa scegliere me?”. Questa frase è la chiave. Non è lei il centro del problema, ma la tua ferita di inadeguatezza. Quando inizi a piacere davvero a qualcuno, scatta la paura: se mi espongo troppo e poi mi rifiuta, confermo di non valere. Allora ti chiudi un po’, ti proteggi. Lei che ti dice “ti vedo come un fratellino” fa male, certo. Ma non è una sentenza sul tuo valore. È un incastro mancato, non un giudizio su chi sei. Il fatto che tu non riesca a guardare altre ragazze non è romanticismo puro: è anche la tendenza a idealizzare chi ti fa sentire speciale.
Ti senti solo perché non ti riconosci nella superficialità che ti circonda. Ma questo non è un difetto: è coerenza con la tua profondità emotiva. Il lavoro ora non è diventare “meno serio”, ma diventare più sicuro di te. Non devi piacere per forza a lei; devi arrivare al punto in cui se piaci è un valore aggiunto, non una prova che vali.
Ti faccio una domanda importante: quando lei ti guarda e ti dice che stai bene, cosa senti davvero? Gioia o incredulità? Forse il passo successivo non è conquistare lei, ma lavorare su quella voce interna che ancora si sente “non abbastanza”. Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a sciogliere proprio quel nodo. Perché il problema non è che ami troppo. È che quando ami, temi di non meritare di essere scelto.
Il punto doloroso è l’amore. Quando ti sei sentito visto da lei, qualcosa dentro di te ha tremato: “Com’è possibile che una ragazza così possa scegliere me?”. Questa frase è la chiave. Non è lei il centro del problema, ma la tua ferita di inadeguatezza. Quando inizi a piacere davvero a qualcuno, scatta la paura: se mi espongo troppo e poi mi rifiuta, confermo di non valere. Allora ti chiudi un po’, ti proteggi. Lei che ti dice “ti vedo come un fratellino” fa male, certo. Ma non è una sentenza sul tuo valore. È un incastro mancato, non un giudizio su chi sei. Il fatto che tu non riesca a guardare altre ragazze non è romanticismo puro: è anche la tendenza a idealizzare chi ti fa sentire speciale.
Ti senti solo perché non ti riconosci nella superficialità che ti circonda. Ma questo non è un difetto: è coerenza con la tua profondità emotiva. Il lavoro ora non è diventare “meno serio”, ma diventare più sicuro di te. Non devi piacere per forza a lei; devi arrivare al punto in cui se piaci è un valore aggiunto, non una prova che vali.
Ti faccio una domanda importante: quando lei ti guarda e ti dice che stai bene, cosa senti davvero? Gioia o incredulità? Forse il passo successivo non è conquistare lei, ma lavorare su quella voce interna che ancora si sente “non abbastanza”. Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a sciogliere proprio quel nodo. Perché il problema non è che ami troppo. È che quando ami, temi di non meritare di essere scelto.
Salve Francesco, dalle sue parole emerge un percorso molto intenso e coraggioso. Trasferirsi in un altro Paese, costruirsi un’indipendenza, imparare nuove lingue, iniziare a creare amicizie e imparare a gestire la quotidianità sono passaggi importanti che spesso richiedono molta forza e determinazione. Si percepisce chiaramente quanto questo cambiamento sia stato per lei un tentativo di prendersi cura di sé e di uscire da una fase di grande sofferenza e isolamento, e questo merita di essere riconosciuto. Allo stesso tempo, è comprensibile che, quando alcune difficoltà personali accompagnano una persona da molto tempo, il cambiamento esterno non basti a modificare automaticamente il modo in cui ci si percepisce o si vivono le relazioni. Lei descrive una tendenza a isolarsi, una fatica nell’esprimere le emozioni e una sensazione di inadeguatezza che sembrano riattivarsi soprattutto quando entra in gioco il coinvolgimento affettivo. Questo è qualcosa che accade spesso quando il desiderio di essere visti e accettati si intreccia con la paura di esporsi troppo e di poter essere feriti. Nel racconto della ragazza si sente quanto lei si sia lasciato coinvolgere emotivamente e quanto abbia investito in quel legame, anche attraverso gesti di cura e attenzione. Quando però si vive una forte attrazione e contemporaneamente si teme di perdere l’altra persona o di non essere abbastanza, può accadere di alternare momenti di grande vicinanza ad altri di chiusura. Questo non nasce da mancanza di interesse ma spesso da un tentativo di proteggersi da emozioni percepite come troppo intense o rischiose. È possibile che questa oscillazione abbia creato una comunicazione meno chiara dei suoi sentimenti, lasciando spazio a interpretazioni diverse da parte dell’altra persona. Il fatto che lei si senta diverso rispetto al contesto sociale che la circonda, in cui percepisce relazioni più superficiali o orientate al divertimento, può aumentare il senso di solitudine e la sensazione di non trovare persone con cui condividere la stessa profondità emotiva. Non tutti però vivono le relazioni nello stesso modo e il desiderio di costruire legami più significativi non rappresenta un limite ma una caratteristica personale che può portare verso relazioni più autentiche, anche se talvolta richiede più tempo per trovare persone compatibili. Può essere utile soffermarsi su un aspetto importante che emerge dal suo racconto, cioè la tendenza a prendersi cura degli altri più facilmente rispetto al permettere agli altri di vedere le sue fragilità. Quando si è molto attenti ai bisogni altrui e meno abituati a condividere i propri, si rischia di sentirsi soli anche all’interno di relazioni che potrebbero diventare più profonde. Imparare gradualmente a mostrarsi per come ci si sente davvero, con le proprie paure e insicurezze, può aiutare a costruire legami più equilibrati e a ridurre quel senso di distanza emotiva. Riguardo alla ragazza, è comprensibile la difficoltà a lasciar andare un legame che ha rappresentato qualcosa di importante e che ha fatto intravedere la possibilità di essere scelto e apprezzato. Allo stesso tempo, quando una relazione rimane in una posizione ambigua, può mantenere viva la speranza ma anche prolungare la sofferenza. A volte diventa utile chiedersi se quella porta socchiusa permetta davvero di costruire qualcosa oppure se rischi di mantenere bloccati in un’attesa che impedisce di aprirsi ad altre possibilità. Il fatto che lei oggi riesca a riconoscere questi vissuti e a parlarne indica una buona capacità di osservare se stesso e di interrogarsi sul proprio modo di stare nelle relazioni. Questo rappresenta una risorsa importante che può aiutarla a comprendere meglio i suoi bisogni affettivi e a costruire relazioni in cui sentirsi più libero di esprimersi e meno costretto a proteggersi attraverso la chiusura. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno Francesco, la ringrazio per aver condiviso la sua storia. Dalle sue parole si percepisce quanta strada abbia fatto in questi anni e quanta fatica emotiva ci sia dietro ogni conquista.
Partirei da un punto importante, lei non è lo stesso ragazzo di un anno fa. Si è trasferito a Lisbona da solo, ha imparato a vivere in autonomia, a lavorare in contesti nuovi, a parlare nuove lingue e a costruire delle prime vere amicizie. Per una persona che si descriveva isolata, depressa questo è un cambiamento enorme. Non è un dettaglio, ma il segnale di una crescita reale. Eppure come spesso accade il cambiamento esterno non cancella automaticamente le ferite interne.
Il nodo cruciale, di cui sembra aver pres consapevolezza, è quel senso di inadeguatezza che l’accompagna con la conseguente sensazione di non sentirsi abbastanza, soprattutto con il mondo femminile.
Quando racconta di questa ragazza si stupisce che lei possa piacere ad una ragazza così. Forse non è l’amore in sé che la spaventa, ma l’idea di non meritare quell’amore.
E qui accade qualcosa di molto umano: quando il coinvolgimento aumenta, lei si chiude. Non per freddezza, ma per proteggersi. Ritraendosi crea distanza e prova a controllare l’intensità.
Questo non è un difetto, ma un meccanismo di difesa. Il fatto che Lei la osservi, la ascolti, cucini per lei, attivi i “radar” ogni volta che parla… racconta una capacità affettiva profonda. Lei non è superficiale. Non è fatto per il “festeggiare e scopare a destra e a manca”, come scrive. E non c’è nulla di sbagliato in questo. Semplicemente ha un funzionamento emotivo più intenso, più selettivo.
Il problema è che oggi vive in un contesto sociale dove sembra che il valore si misuri sulla leggerezza, sull’esteriorità, sulla disinvoltura. Ma Lei non è così. E forzarsi ad esserlo La fa sentire ancora più solo.
La frase che colpisce di più è: “Molto spesso sono solo, mi sento inadeguato.”
La solitudine che descrive non è mancanza di persone intorno. È mancanza di riconoscimento profondo. È sentirsi diversi, fuori ritmo rispetto agli altri.
Riguardo alla frase “ti vedo come un fratellino” sembra voler esprimere un limite reale. Il fatto che lei veda una porticina aperta può essere legato alla speranza, ma rimanere in quella posizione sospesa rischia di tenerla agganciato ad un’illusione che la consuma.
La domanda che le fare è “Perchè il suo valore sembra dipendere così tanto dallo sguardo di una donne che la scelga?”
Finchè sentirà quell’inadeguatezza ogni relazione partirà in salita.
Lei ha dimostrato un coraggio enorme in tutti i cambiamenti che ha fatto in un anno. Ed il passo successivo è lavorare sulla convinzione profonda di non essere abbastanza.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla molto. Non Perchè è “rotto”, ma Perchè sta diventando adulto emotivamente e questo passaggio può beneficiare di un accompagnamento.
Le lascio una riflessione “se questa ragazza non tornasse, il dolore sarebbe per la perdita di lei o per la conferma della paura di non essere scelto?
Cordiali saluti
Partirei da un punto importante, lei non è lo stesso ragazzo di un anno fa. Si è trasferito a Lisbona da solo, ha imparato a vivere in autonomia, a lavorare in contesti nuovi, a parlare nuove lingue e a costruire delle prime vere amicizie. Per una persona che si descriveva isolata, depressa questo è un cambiamento enorme. Non è un dettaglio, ma il segnale di una crescita reale. Eppure come spesso accade il cambiamento esterno non cancella automaticamente le ferite interne.
Il nodo cruciale, di cui sembra aver pres consapevolezza, è quel senso di inadeguatezza che l’accompagna con la conseguente sensazione di non sentirsi abbastanza, soprattutto con il mondo femminile.
Quando racconta di questa ragazza si stupisce che lei possa piacere ad una ragazza così. Forse non è l’amore in sé che la spaventa, ma l’idea di non meritare quell’amore.
E qui accade qualcosa di molto umano: quando il coinvolgimento aumenta, lei si chiude. Non per freddezza, ma per proteggersi. Ritraendosi crea distanza e prova a controllare l’intensità.
Questo non è un difetto, ma un meccanismo di difesa. Il fatto che Lei la osservi, la ascolti, cucini per lei, attivi i “radar” ogni volta che parla… racconta una capacità affettiva profonda. Lei non è superficiale. Non è fatto per il “festeggiare e scopare a destra e a manca”, come scrive. E non c’è nulla di sbagliato in questo. Semplicemente ha un funzionamento emotivo più intenso, più selettivo.
Il problema è che oggi vive in un contesto sociale dove sembra che il valore si misuri sulla leggerezza, sull’esteriorità, sulla disinvoltura. Ma Lei non è così. E forzarsi ad esserlo La fa sentire ancora più solo.
La frase che colpisce di più è: “Molto spesso sono solo, mi sento inadeguato.”
La solitudine che descrive non è mancanza di persone intorno. È mancanza di riconoscimento profondo. È sentirsi diversi, fuori ritmo rispetto agli altri.
Riguardo alla frase “ti vedo come un fratellino” sembra voler esprimere un limite reale. Il fatto che lei veda una porticina aperta può essere legato alla speranza, ma rimanere in quella posizione sospesa rischia di tenerla agganciato ad un’illusione che la consuma.
La domanda che le fare è “Perchè il suo valore sembra dipendere così tanto dallo sguardo di una donne che la scelga?”
Finchè sentirà quell’inadeguatezza ogni relazione partirà in salita.
Lei ha dimostrato un coraggio enorme in tutti i cambiamenti che ha fatto in un anno. Ed il passo successivo è lavorare sulla convinzione profonda di non essere abbastanza.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla molto. Non Perchè è “rotto”, ma Perchè sta diventando adulto emotivamente e questo passaggio può beneficiare di un accompagnamento.
Le lascio una riflessione “se questa ragazza non tornasse, il dolore sarebbe per la perdita di lei o per la conferma della paura di non essere scelto?
Cordiali saluti
Ciao Francesco.
Che bel passaggio che hai fatto da casa "familiare" ad una casa all'estero.
Con tutte le possibilità che hai ora di rapporto, credo sia facile essere un pò spaventati e che l'amore sia la parte più importante è vero.
Ma non solo quella.
Andare a capire come mai ti chiudi così, è la chiave per aprirti ai nuovi rapporti.
Un caro saluto
Lavinia
Che bel passaggio che hai fatto da casa "familiare" ad una casa all'estero.
Con tutte le possibilità che hai ora di rapporto, credo sia facile essere un pò spaventati e che l'amore sia la parte più importante è vero.
Ma non solo quella.
Andare a capire come mai ti chiudi così, è la chiave per aprirti ai nuovi rapporti.
Un caro saluto
Lavinia
Caro Francesco,
ti ringrazio per aver condiviso una parte così delicata della tua esperienza.
Dal tuo racconto emerge un anno molto intenso: un trasferimento importante, la conquista dell’indipendenza, nuove competenze e nuove amicizie. Sono cambiamenti significativi, che parlano di risorse e di una reale capacità di metterti in gioco, anche in presenza di fragilità importanti.
È da sottolineare la consapevolezza con cui descrivi i tuoi vissuti: la tendenza a isolarti, la difficoltà a esprimere le emozioni, la paura di lasciarti andare, il senso di inadeguatezza.
Hai già fatto un passo importante scrivendo e raccontandoti. Se lo desideri, potremmo utilizzare uno spazio di consulenza online per approfondire insieme questi aspetti: lavorare sulle dinamiche relazionali, sul senso di inadeguatezza e sulla paura di esporti emotivamente. Un percorso potrebbe aiutarti non solo a gestire questa situazione specifica, ma anche a comprendere meglio alcuni schemi che sembrano ripresentarsi nel tempo.
Resto a disposizione qualora sentissi che questo possa essere il momento giusto per iniziare un lavoro su di te.
Un saluto.
ti ringrazio per aver condiviso una parte così delicata della tua esperienza.
Dal tuo racconto emerge un anno molto intenso: un trasferimento importante, la conquista dell’indipendenza, nuove competenze e nuove amicizie. Sono cambiamenti significativi, che parlano di risorse e di una reale capacità di metterti in gioco, anche in presenza di fragilità importanti.
È da sottolineare la consapevolezza con cui descrivi i tuoi vissuti: la tendenza a isolarti, la difficoltà a esprimere le emozioni, la paura di lasciarti andare, il senso di inadeguatezza.
Hai già fatto un passo importante scrivendo e raccontandoti. Se lo desideri, potremmo utilizzare uno spazio di consulenza online per approfondire insieme questi aspetti: lavorare sulle dinamiche relazionali, sul senso di inadeguatezza e sulla paura di esporti emotivamente. Un percorso potrebbe aiutarti non solo a gestire questa situazione specifica, ma anche a comprendere meglio alcuni schemi che sembrano ripresentarsi nel tempo.
Resto a disposizione qualora sentissi che questo possa essere il momento giusto per iniziare un lavoro su di te.
Un saluto.
Buongiorno Francesco,
la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità la sua storia e i suoi vissuti. Dalle sue parole emerge quanta fatica abbia attraversato negli ultimi anni, ma anche quanta determinazione e quante risorse personali abbia messo in campo: trasferirsi in un altro Paese, imparare una nuova lingua, costruire relazioni e diventare indipendente sono passi molto importanti, che raccontano una parte di lei capace di cambiamento e di impegno.
È comprensibile che, nonostante questi progressi, alcune sensazioni di solitudine, inadeguatezza e difficoltà nell’esprimere le emozioni continuino a farsi sentire, soprattutto nelle relazioni affettive. L’amore e il bisogno di essere visti e scelti sono aspetti profondi e delicati, e le delusioni in questo ambito possono toccare corde molto sensibili, specie quando si porta dentro una storia di isolamento o di bassa autostima.
Non c’è nulla di sbagliato nel suo modo di essere o nel desiderio di costruire legami più autentici e profondi, diversi da quelli che percepisce attorno a sé. Spesso questi vissuti hanno radici più profonde e meritano uno spazio sicuro in cui essere compresi, senza giudizio.
Se lo desidera, sono disponibile ad intraprendere insieme a lei un percorso psicologico, in cui poter esplorare con calma queste difficoltà, lavorare sull’autostima, sull’espressione delle emozioni e sulle relazioni, così da aiutarla a costruire un equilibrio più sereno e soddisfacente.
Resto a disposizione per qualsiasi domanda o per fissare un primo colloquio conoscitivo.
Un caro saluto.
Dott.ssa Barcella
la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità la sua storia e i suoi vissuti. Dalle sue parole emerge quanta fatica abbia attraversato negli ultimi anni, ma anche quanta determinazione e quante risorse personali abbia messo in campo: trasferirsi in un altro Paese, imparare una nuova lingua, costruire relazioni e diventare indipendente sono passi molto importanti, che raccontano una parte di lei capace di cambiamento e di impegno.
È comprensibile che, nonostante questi progressi, alcune sensazioni di solitudine, inadeguatezza e difficoltà nell’esprimere le emozioni continuino a farsi sentire, soprattutto nelle relazioni affettive. L’amore e il bisogno di essere visti e scelti sono aspetti profondi e delicati, e le delusioni in questo ambito possono toccare corde molto sensibili, specie quando si porta dentro una storia di isolamento o di bassa autostima.
Non c’è nulla di sbagliato nel suo modo di essere o nel desiderio di costruire legami più autentici e profondi, diversi da quelli che percepisce attorno a sé. Spesso questi vissuti hanno radici più profonde e meritano uno spazio sicuro in cui essere compresi, senza giudizio.
Se lo desidera, sono disponibile ad intraprendere insieme a lei un percorso psicologico, in cui poter esplorare con calma queste difficoltà, lavorare sull’autostima, sull’espressione delle emozioni e sulle relazioni, così da aiutarla a costruire un equilibrio più sereno e soddisfacente.
Resto a disposizione per qualsiasi domanda o per fissare un primo colloquio conoscitivo.
Un caro saluto.
Dott.ssa Barcella
Ciao Francesco,
quello che racconti parla di un grande cambiamento esterno, ma anche di una fatica interiore che sembra accompagnarti da tempo.
Hai fatto passi importanti: ti sei trasferito, sei diventato autonomo, hai costruito amicizie. Questo dimostra che hai risorse e capacità. Allo stesso tempo però emergono sentimenti di inadeguatezza, paura di non essere abbastanza e la tendenza a chiuderti proprio quando qualcuno diventa importante per te.
A volte chi ha vissuto periodi di solitudine o depressione sviluppa una sorta di protezione: quando l’emozione è forte, scatta la difesa per paura di soffrire. Non è debolezza, è un meccanismo che andrebbe compreso.
Potrebbe esserti utile intraprendere un percorso psicologico per esplorare da dove nasce questa insicurezza e imparare a vivere le relazioni con più serenità. Non devi affrontare tutto da solo.
Un caro saluto
quello che racconti parla di un grande cambiamento esterno, ma anche di una fatica interiore che sembra accompagnarti da tempo.
Hai fatto passi importanti: ti sei trasferito, sei diventato autonomo, hai costruito amicizie. Questo dimostra che hai risorse e capacità. Allo stesso tempo però emergono sentimenti di inadeguatezza, paura di non essere abbastanza e la tendenza a chiuderti proprio quando qualcuno diventa importante per te.
A volte chi ha vissuto periodi di solitudine o depressione sviluppa una sorta di protezione: quando l’emozione è forte, scatta la difesa per paura di soffrire. Non è debolezza, è un meccanismo che andrebbe compreso.
Potrebbe esserti utile intraprendere un percorso psicologico per esplorare da dove nasce questa insicurezza e imparare a vivere le relazioni con più serenità. Non devi affrontare tutto da solo.
Un caro saluto
buongiorno ammiro la Sua capacità di curare la propria indipendenza essendo così giovane! Molti non arrivano mai a sviluppare la capacità di prendersi cura della propria quotidianità. Ciò dovrebbe incrementare la Sua autostima, ma come Lei afferma, mi sembra che non si senta quasi mai adeguato nelle relazioni, certamente di meno in quelle con le donne. Riscontro inoltre nelle Sue parole una profonda paura di mostrare la propria autenticità, quasi che gli altri possano rifiutare il Suo modo di essere riservato e serio. Certamente si coglie nelle Sue parole la paura di amare e di affidarsi a qualcuno che ci contraccambia. Sono in gioco molte emozioni nella difficoltà relazionale che Lei segnala e penso che potrebbe esserLe utile un percorso di psicoterapia per chiarire meglio le difficoltà che sta incontrando. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Ciao Francesco, grazie per aver raccontato la tua storia con tanta lucidità. Si sente quanta strada hai fatto in poco tempo: trasferirti in un altro Paese, diventare indipendente, imparare lingue nuove, costruire le prime amicizie… sono passi enormi, soprattutto partendo da un periodo di solitudine e depressione così pesante. È importante dirlo chiaramente: quello che hai fatto non è affatto poco, anzi racconta di una grande capacità di reagire e di prenderti cura della tua vita.
Allo stesso tempo, quello che descrivi sull’amore tocca un punto molto profondo. Quando per anni ci si è sentiti soli o inadeguati, il desiderio di essere scelti diventa potentissimo, ma insieme arriva anche la paura: paura di esporsi, di perdere, di non essere abbastanza. È come se una parte di te desiderasse avvicinarsi tantissimo e un’altra tirasse il freno per proteggerti. Questo può portare proprio a quei momenti in cui ti chiudi, anche se dentro senti molto.
Il fatto che tu ti sia innamorato e che questa situazione ti faccia soffrire non significa che sei “illuso” o che hai sbagliato qualcosa di fondamentale. Significa che stai imparando a stare in relazione, e quando si inizia davvero a farlo è normale sentirsi vulnerabili e confusi. Anche il tuo stupore quando lei ti diceva che le piacevi dice molto: sembra esserci ancora una parte di te che fatica a credere di poter essere desiderato, nonostante le prove concrete.
C’è poi un altro aspetto importante che emerge: ti senti diverso dal contesto intorno a te, come se gli altri vivessero le relazioni in modo più leggero mentre tu le vivi in modo più profondo. Non è un difetto, è semplicemente il tuo modo di sentire. Il problema nasce quando questa differenza diventa motivo di confronto e ti fa sentire fuori posto o “troppo”.
Quando dici che spesso ti senti solo e inadeguato, sembra che il punto non sia solo questa ragazza, ma qualcosa di più antico che si riattiva nelle relazioni: il timore di non essere scelto davvero o di non valere abbastanza. E queste sensazioni possono essere molto convincenti, anche quando la realtà racconta che sei una persona capace di costruire legami e cambiamenti importanti.
Forse la domanda più utile in questo momento non è se hai perso lei o se potevi fare diversamente, ma: come vorresti sentirti in una relazione?
Più sicuro? Più libero di mostrarti? Più convinto del tuo valore?
Capire questo aiuta a spostare l’attenzione dal rimpianto alla direzione in cui vuoi crescere emotivamente.
Allo stesso tempo, quello che descrivi sull’amore tocca un punto molto profondo. Quando per anni ci si è sentiti soli o inadeguati, il desiderio di essere scelti diventa potentissimo, ma insieme arriva anche la paura: paura di esporsi, di perdere, di non essere abbastanza. È come se una parte di te desiderasse avvicinarsi tantissimo e un’altra tirasse il freno per proteggerti. Questo può portare proprio a quei momenti in cui ti chiudi, anche se dentro senti molto.
Il fatto che tu ti sia innamorato e che questa situazione ti faccia soffrire non significa che sei “illuso” o che hai sbagliato qualcosa di fondamentale. Significa che stai imparando a stare in relazione, e quando si inizia davvero a farlo è normale sentirsi vulnerabili e confusi. Anche il tuo stupore quando lei ti diceva che le piacevi dice molto: sembra esserci ancora una parte di te che fatica a credere di poter essere desiderato, nonostante le prove concrete.
C’è poi un altro aspetto importante che emerge: ti senti diverso dal contesto intorno a te, come se gli altri vivessero le relazioni in modo più leggero mentre tu le vivi in modo più profondo. Non è un difetto, è semplicemente il tuo modo di sentire. Il problema nasce quando questa differenza diventa motivo di confronto e ti fa sentire fuori posto o “troppo”.
Quando dici che spesso ti senti solo e inadeguato, sembra che il punto non sia solo questa ragazza, ma qualcosa di più antico che si riattiva nelle relazioni: il timore di non essere scelto davvero o di non valere abbastanza. E queste sensazioni possono essere molto convincenti, anche quando la realtà racconta che sei una persona capace di costruire legami e cambiamenti importanti.
Forse la domanda più utile in questo momento non è se hai perso lei o se potevi fare diversamente, ma: come vorresti sentirti in una relazione?
Più sicuro? Più libero di mostrarti? Più convinto del tuo valore?
Capire questo aiuta a spostare l’attenzione dal rimpianto alla direzione in cui vuoi crescere emotivamente.
Francesco, il trasferimento a Lisbona non è stato un fallimento. È stato un passaggio evolutivo importante. Sei passato da isolamento, inattività e depressione marcata a indipendenza, lavoro stabile, nuove lingue, prime amicizie reali. Questo è un cambiamento strutturale, non superficiale. Il fatto che alcune difficoltà interne siano rimaste non invalida ciò che hai costruito.
Il nodo centrale che emerge non è “lei”, ma il tuo senso di inadeguatezza affettiva. Quando una ragazza che ti piace ti mostra interesse, la tua prima reazione è incredulità: “come fa a piacergli uno come me?”. Questo indica un’autostima fragile sul piano relazionale. Di conseguenza si attiva un meccanismo difensivo: ti chiudi per paura di investire troppo, di dipendere, di soffrire. È una strategia di autoprotezione. Il problema è che, proteggendoti, riduci anche la possibilità che l’altro ti veda pienamente.
Il fatto che lei ti abbia detto che ti vede come un fratellino è un segnale chiaro. Quando una persona usa quella definizione, nella maggior parte dei casi sta delimitando il campo romantico. La “porticina aperta” che percepisci potrebbe essere più una tua speranza che un dato concreto. Qui è importante distinguere tra realtà e desiderio.
C’è un altro elemento: ti senti fuori posto in un contesto dove gli altri vivono relazioni leggere e sessualizzate, mentre tu cerchi profondità. Questo non è un difetto. È una preferenza relazionale. Tuttavia, quando ti percepisci diverso, torni alla narrativa di essere “quello sbagliato”.
Il punto clinico rilevante è la solitudine interna. Anche con amici e indipendenza, dentro rimane una sensazione di non essere abbastanza. Questo probabilmente precede Lisbona e precede lei.
Ti faccio una sintesi operativa:
– Non hai perso lei “perché ti sei chiuso”: se l’interesse fosse stato fortemente reciproco, qualche chiusura non avrebbe determinato l’esito.
– La tua sofferenza attuale riattiva il vecchio schema: “non sono abbastanza, devo meritarmi l’amore”.
– Stai idealizzando lei anche perché rappresenta una validazione che desideri profondamente.
Dato il passato di depressione significativa e aumento di peso associato a ritiro, sarebbe utile un percorso psicoterapeutico stabile, non solo per l’episodio sentimentale, ma per lavorare su autostima, attaccamento e regolazione emotiva nelle relazioni. Vivendo all’estero puoi cercare terapeuti italiani online oppure professionisti locali.
La domanda chiave ora non è “come la riconquisto?”, ma: come costruisco una sicurezza affettiva che non dipenda dallo sguardo di una persona specifica?
Se lo desideri, puoi contattarmi per approfondire in modo strutturato questi schemi e lavorare sulla parte di te che si sente inadeguata e sola, anche quando oggettivamente sta facendo progressi importanti.
Il nodo centrale che emerge non è “lei”, ma il tuo senso di inadeguatezza affettiva. Quando una ragazza che ti piace ti mostra interesse, la tua prima reazione è incredulità: “come fa a piacergli uno come me?”. Questo indica un’autostima fragile sul piano relazionale. Di conseguenza si attiva un meccanismo difensivo: ti chiudi per paura di investire troppo, di dipendere, di soffrire. È una strategia di autoprotezione. Il problema è che, proteggendoti, riduci anche la possibilità che l’altro ti veda pienamente.
Il fatto che lei ti abbia detto che ti vede come un fratellino è un segnale chiaro. Quando una persona usa quella definizione, nella maggior parte dei casi sta delimitando il campo romantico. La “porticina aperta” che percepisci potrebbe essere più una tua speranza che un dato concreto. Qui è importante distinguere tra realtà e desiderio.
C’è un altro elemento: ti senti fuori posto in un contesto dove gli altri vivono relazioni leggere e sessualizzate, mentre tu cerchi profondità. Questo non è un difetto. È una preferenza relazionale. Tuttavia, quando ti percepisci diverso, torni alla narrativa di essere “quello sbagliato”.
Il punto clinico rilevante è la solitudine interna. Anche con amici e indipendenza, dentro rimane una sensazione di non essere abbastanza. Questo probabilmente precede Lisbona e precede lei.
Ti faccio una sintesi operativa:
– Non hai perso lei “perché ti sei chiuso”: se l’interesse fosse stato fortemente reciproco, qualche chiusura non avrebbe determinato l’esito.
– La tua sofferenza attuale riattiva il vecchio schema: “non sono abbastanza, devo meritarmi l’amore”.
– Stai idealizzando lei anche perché rappresenta una validazione che desideri profondamente.
Dato il passato di depressione significativa e aumento di peso associato a ritiro, sarebbe utile un percorso psicoterapeutico stabile, non solo per l’episodio sentimentale, ma per lavorare su autostima, attaccamento e regolazione emotiva nelle relazioni. Vivendo all’estero puoi cercare terapeuti italiani online oppure professionisti locali.
La domanda chiave ora non è “come la riconquisto?”, ma: come costruisco una sicurezza affettiva che non dipenda dallo sguardo di una persona specifica?
Se lo desideri, puoi contattarmi per approfondire in modo strutturato questi schemi e lavorare sulla parte di te che si sente inadeguata e sola, anche quando oggettivamente sta facendo progressi importanti.
Buongiorno Francesco, dal suo racconto emerge con chiarezza un tema centrale: l’autostima relazionale.
Le faccio un esempio: quando questa ragazza le diceva che le piaceva, la sua prima reazione non è stata gioia, ma incredulità: “Come può piacere uno come me a una bella ragazza?”. È un pensiero molto significativo, perché sembra indicare che dentro di lei ci sia ancora una parte che fatica a sentirsi “abbastanza”.
Allo stesso tempo, è importante che lei riconosca ciò che ha fatto. A soli 23 anni ha lasciato il suo Paese ed è andato a vivere a Lisbona per cercare un cambiamento. È passato da una fase di ritiro, depressione, aumento di peso e isolamento a una condizione di autonomia: lavora, parla nuove lingue, ha costruito le prime amicizie significative della sua vita. Questo non è un dettaglio, è un cambiamento strutturale nella sua identità. Non è un passaggio evolutivo che tutti riescono a compiere, e credo sia importante che inizi a riconoscerselo.
È altrettanto vero che il cambiamento esterno non risolve automaticamente le ferite interne. Lei stesso aveva già sperimentato che dimagrire non aveva modificato in modo profondo le sue emozioni. Allo stesso modo, il trasferimento non ha cancellato alcune caratteristiche più radicate, come la tendenza a chiudersi o la difficoltà a esprimere ciò che prova quando entra in gioco il coinvolgimento affettivo.
Forse la domanda da cui partire non è “Come faccio a non perderla?” ma: “Cosa succede dentro di me quando qualcuno mi piace davvero?”, oppure: “Quanto del mio valore personale dipende dall’essere scelto da lei?”.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a lavorare su questi schemi relazionali, il senso di inadeguatezza, la paura dell’abbandono, il bisogno di accudire per sentirsi amato e, soprattutto, a imparare a riconoscersi il suo valore.
Buona riflessione.
Le faccio un esempio: quando questa ragazza le diceva che le piaceva, la sua prima reazione non è stata gioia, ma incredulità: “Come può piacere uno come me a una bella ragazza?”. È un pensiero molto significativo, perché sembra indicare che dentro di lei ci sia ancora una parte che fatica a sentirsi “abbastanza”.
Allo stesso tempo, è importante che lei riconosca ciò che ha fatto. A soli 23 anni ha lasciato il suo Paese ed è andato a vivere a Lisbona per cercare un cambiamento. È passato da una fase di ritiro, depressione, aumento di peso e isolamento a una condizione di autonomia: lavora, parla nuove lingue, ha costruito le prime amicizie significative della sua vita. Questo non è un dettaglio, è un cambiamento strutturale nella sua identità. Non è un passaggio evolutivo che tutti riescono a compiere, e credo sia importante che inizi a riconoscerselo.
È altrettanto vero che il cambiamento esterno non risolve automaticamente le ferite interne. Lei stesso aveva già sperimentato che dimagrire non aveva modificato in modo profondo le sue emozioni. Allo stesso modo, il trasferimento non ha cancellato alcune caratteristiche più radicate, come la tendenza a chiudersi o la difficoltà a esprimere ciò che prova quando entra in gioco il coinvolgimento affettivo.
Forse la domanda da cui partire non è “Come faccio a non perderla?” ma: “Cosa succede dentro di me quando qualcuno mi piace davvero?”, oppure: “Quanto del mio valore personale dipende dall’essere scelto da lei?”.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a lavorare su questi schemi relazionali, il senso di inadeguatezza, la paura dell’abbandono, il bisogno di accudire per sentirsi amato e, soprattutto, a imparare a riconoscersi il suo valore.
Buona riflessione.
Gentile Francesco, grazie per aver condiviso la sua riflessione.
Immagino quanto possa essere complicato come periodo e quante domande rimangano senza risposta.
Il suo trasferimento a Lisbona ha portato con sé grandi cambiamenti, nuove amicizie, nuove capacità e anche l'indipendenza tanto desiderata.
Sembra però che rimangano comunque delle insicurezze che la portano a "chiudersi" con l'altro ed in particolare nei contesti romantici come protezione da eventuali ferite o delusioni. Il fatto che lei non si senta in linea con un'attitudine "meno seria" ha forse a che fare con un'intensità affettiva profonda, da vedere più come una risorsa invece che un difetto.
Sentirsi solo in mezzo agli altri indica che il bisogno non è di quantità di relazioni, ma di connessione autentica.
Forse potrebbe essere utile prendere in considerazione la possibilità di iniziare un percorso terapeutico che le consenta di accettarsi, riconquistando la sicurezza e serenità che merita e desidera.
Le auguro il meglio,
Dott. Daniele Migliore
Immagino quanto possa essere complicato come periodo e quante domande rimangano senza risposta.
Il suo trasferimento a Lisbona ha portato con sé grandi cambiamenti, nuove amicizie, nuove capacità e anche l'indipendenza tanto desiderata.
Sembra però che rimangano comunque delle insicurezze che la portano a "chiudersi" con l'altro ed in particolare nei contesti romantici come protezione da eventuali ferite o delusioni. Il fatto che lei non si senta in linea con un'attitudine "meno seria" ha forse a che fare con un'intensità affettiva profonda, da vedere più come una risorsa invece che un difetto.
Sentirsi solo in mezzo agli altri indica che il bisogno non è di quantità di relazioni, ma di connessione autentica.
Forse potrebbe essere utile prendere in considerazione la possibilità di iniziare un percorso terapeutico che le consenta di accettarsi, riconquistando la sicurezza e serenità che merita e desidera.
Le auguro il meglio,
Dott. Daniele Migliore
Francesco, dal suo racconto emerge una cosa importante: lei non è fermo, sta cambiando. È passato da una fase molto chiusa e depressiva a vivere all’estero, lavorare, crearsi amicizie, imparare lingue, diventare autonomo. Non è poco. Tuttavia spesso quando la vita migliora fuori, dentro restano ancora le vecchie convinzioni su di sé: “non valgo abbastanza”, “non posso piacere davvero”, “se mi espongo verrò rifiutato”. Con questa ragazza sembrano essersi attivate proprio queste credenze. Da una parte il desiderio, dall’altra la paura: si avvicina, poi si chiude, spera ma non si espone fino in fondo. Non è tanto che lei abbia “sbagliato qualcosa”, ma che ha protetto se stesso dal rischio… e così la relazione è rimasta in una zona ambigua dove l’altro, alla fine, ha scelto altrove. Il dolore che sente ora non riguarda solo lei, ma qualcosa di più profondo: il timore di non essere scelto davvero. Per questo non riesce a guardare altre ragazze, perché non sta perdendo solo una persona, sta toccando una ferita più antica legata all’autostima e all’idea di sé nelle relazioni.
Non deve diventare come gli altri né forzarsi a vivere rapporti superficiali: il suo modo di sentire è più profondo, ma proprio per questo ha bisogno di imparare a esporsi senza aspettare la certezza prima. L’amore richiede sempre un rischio, e lei finora ha cercato di viverlo restando al riparo Quello che le sta succedendo può diventare un passaggio importante: non la prova che “non funziona”, ma il punto in cui iniziare a lavorare su come si vede e su quanto si sente degno di essere scelto. Farlo da soli è difficile, perché si ricade negli stessi schemi; un percorso psicologico potrebbe aiutarla proprio a trasformare questa esperienza in qualcosa che non si ripeta sempre allo stesso modo.
Il fatto che oggi soffra significa anche che, per la prima volta, si è davvero avvicinato a qualcuno. E spesso è proprio da qui che iniziano i cambiamenti più profondi.
Non deve diventare come gli altri né forzarsi a vivere rapporti superficiali: il suo modo di sentire è più profondo, ma proprio per questo ha bisogno di imparare a esporsi senza aspettare la certezza prima. L’amore richiede sempre un rischio, e lei finora ha cercato di viverlo restando al riparo Quello che le sta succedendo può diventare un passaggio importante: non la prova che “non funziona”, ma il punto in cui iniziare a lavorare su come si vede e su quanto si sente degno di essere scelto. Farlo da soli è difficile, perché si ricade negli stessi schemi; un percorso psicologico potrebbe aiutarla proprio a trasformare questa esperienza in qualcosa che non si ripeta sempre allo stesso modo.
Il fatto che oggi soffra significa anche che, per la prima volta, si è davvero avvicinato a qualcuno. E spesso è proprio da qui che iniziano i cambiamenti più profondi.
Salve Francesco, dalle sue parole sembra emergere una forte capacità di mettersi in discussione ed auto osservarsi. Le dinamiche relazionali sono sempre bidirezionali, l'approccio psicoterapeutico sistemico relazionale, anche online, può permettere di esplorarle per capire quale incastro tra bisogni ci porta a stare o a non stare nelle relazioni con l'altro. Si conceda un aiuto!
Gentile Francesco, dal suo messaggio emerge con chiarezza quanto l’ultimo anno sia stato faticoso e significativo. Lei racconta un periodo precedente segnato da uno stato affettivo negativo e intenso, caratterizzato da un senso di isolamento, dalla perdita di energie e di motivazione, e descrive il trasferimento a Lisbona come un tentativo speranzoso di rimettere in moto la sua vita. È importante riconoscere che, nonostante la sofferenza, lei ha effettivamente costruito molte cose concrete: autonomia, lavoro, contesti internazionali, nuove competenze, qualche amicizia. Questi non sono dettagli “di contorno”, ma segnali di risorse reali e di una parte di lei che desidera (e riesce) a crescere e rialzarsi.
Allo stesso tempo, anche lei sembra accorgersi che cambiare scenario non basta a sciogliere alcuni nodi e alcune modalità di funzionamento più profonde: la tendenza a chiudersi, la sensazione ricorrente di solitudine, l’inadeguatezza, la difficoltà a esprimere ciò che prova, soprattutto nelle relazioni affettive. Quando parla dell’amore, il tono del suo racconto cambia: emerge un coinvolgimento intenso, come dice lei, con i “radar sempre accesi”, e insieme anche la paura di esporsi troppo, di dipendere, di perdere il controllo. Sono tutti movimenti degni di riflessione: desiderare vicinanza e, proprio quando la vicinanza diventa possibile, sentire il bisogno di ritirarsi per proteggersi rappresenta una dinamica che, molto probabilmente, nella sua storia personale ha avuto una risonanza e un significato. In una situazione del genere, non si tratta tanto di “aver sbagliato” qualcosa con questa ragazza, quanto di osservare un modo abituale con cui lei sperimenta di stare in relazione con l’altro: avvicinarsi, sentire molto, temere la propria intensità emotiva e, allora, chiudersi. Questo può generare fraintendimenti, lasciare l’altro incerto e, soprattutto, lasciare lei in balìa di speranza e rimpianto, con una quota di autocritica molto severa; ma, soprattutto, non le permette di vivere pienamente la reale dimensione sentimentale ed emotiva di un rapporto significativo.
Mi colpisce anche un altro elemento: lei dice di “curarsi da solo” e di cercare spesso di prendersi cura degli altri. Questo aspetto, tuttavia, quando entrano in gioco determinati bisogni affettivi, può assumere altri significati e diventare un movimento difensivo rispetto all’aprirsi all’altro e all’entrare realmente in relazione, anche qui sullo sfondo della paura di “dipendere”. Tutto ciò può trasformarsi in solitudine, perché chiedere, mostrarsi fragile e desiderare apertamente espone al rischio di sentirsi rifiutati o non all’altezza.
Inoltre, per aiutarla davvero, le suggerirei di chiedersi che cosa l’ha portata a scrivere questo messaggio: scaricare il peso di questo momento, comprendere meglio la dinamica con questa ragazza e come uscirne, oppure lavorare più in profondità su solitudine, autostima e modalità relazionali. In ogni caso, visto l’intreccio tra un periodo passato caratterizzato da affetti negativi rilevanti, il senso di inadeguatezza e il dolore affettivo attuale, valutare un percorso psicologico avrebbe molto senso: le suggerisco di concepirlo come uno spazio stabile in cui mettere ordine, riconoscere i passaggi emotivi significativi di queste interazioni che la portano a chiudersi e dare un significato personale a questi movimenti, così da costruire un modo più autentico e pieno di vivere le sue relazioni
Allo stesso tempo, anche lei sembra accorgersi che cambiare scenario non basta a sciogliere alcuni nodi e alcune modalità di funzionamento più profonde: la tendenza a chiudersi, la sensazione ricorrente di solitudine, l’inadeguatezza, la difficoltà a esprimere ciò che prova, soprattutto nelle relazioni affettive. Quando parla dell’amore, il tono del suo racconto cambia: emerge un coinvolgimento intenso, come dice lei, con i “radar sempre accesi”, e insieme anche la paura di esporsi troppo, di dipendere, di perdere il controllo. Sono tutti movimenti degni di riflessione: desiderare vicinanza e, proprio quando la vicinanza diventa possibile, sentire il bisogno di ritirarsi per proteggersi rappresenta una dinamica che, molto probabilmente, nella sua storia personale ha avuto una risonanza e un significato. In una situazione del genere, non si tratta tanto di “aver sbagliato” qualcosa con questa ragazza, quanto di osservare un modo abituale con cui lei sperimenta di stare in relazione con l’altro: avvicinarsi, sentire molto, temere la propria intensità emotiva e, allora, chiudersi. Questo può generare fraintendimenti, lasciare l’altro incerto e, soprattutto, lasciare lei in balìa di speranza e rimpianto, con una quota di autocritica molto severa; ma, soprattutto, non le permette di vivere pienamente la reale dimensione sentimentale ed emotiva di un rapporto significativo.
Mi colpisce anche un altro elemento: lei dice di “curarsi da solo” e di cercare spesso di prendersi cura degli altri. Questo aspetto, tuttavia, quando entrano in gioco determinati bisogni affettivi, può assumere altri significati e diventare un movimento difensivo rispetto all’aprirsi all’altro e all’entrare realmente in relazione, anche qui sullo sfondo della paura di “dipendere”. Tutto ciò può trasformarsi in solitudine, perché chiedere, mostrarsi fragile e desiderare apertamente espone al rischio di sentirsi rifiutati o non all’altezza.
Inoltre, per aiutarla davvero, le suggerirei di chiedersi che cosa l’ha portata a scrivere questo messaggio: scaricare il peso di questo momento, comprendere meglio la dinamica con questa ragazza e come uscirne, oppure lavorare più in profondità su solitudine, autostima e modalità relazionali. In ogni caso, visto l’intreccio tra un periodo passato caratterizzato da affetti negativi rilevanti, il senso di inadeguatezza e il dolore affettivo attuale, valutare un percorso psicologico avrebbe molto senso: le suggerisco di concepirlo come uno spazio stabile in cui mettere ordine, riconoscere i passaggi emotivi significativi di queste interazioni che la portano a chiudersi e dare un significato personale a questi movimenti, così da costruire un modo più autentico e pieno di vivere le sue relazioni
Ciao Francesco,
leggendo le tue parole ho sentito tutta la fatica, ma anche la forza, che c’è stata nel tuo percorso. Trasferirti a Lisbona non è stato solo un cambio di città: è stato un atto di coraggio. Hai costruito autonomia, hai imparato a prenderti cura di te nelle cose quotidiane, hai creato relazioni e trovato uno spazio nel mondo che prima sentivi di non avere. Questo parla di una parte di te vitale e determinata.
Allo stesso tempo, mi sembra che tu stia scoprendo quanto certe dinamiche interiori non cambino automaticamente con il contesto. Quando per molto tempo ci si è sentiti soli, inadeguati o non visti, è naturale che, anche davanti a qualcosa di bello come un legame che nasce, possano attivarsi paure profonde: paura di non essere abbastanza, di perdere l’altro, o forse di esporsi troppo e rischiare di soffrire.
Mi colpisce quanto tu riesca a prenderti cura degli altri, quanto tu sia attento, presente, sensibile. Forse il punto ora è capire come iniziare a prenderti cura anche delle tue emozioni, senza doverle controllare o nascondere quando diventano intense.
leggendo le tue parole ho sentito tutta la fatica, ma anche la forza, che c’è stata nel tuo percorso. Trasferirti a Lisbona non è stato solo un cambio di città: è stato un atto di coraggio. Hai costruito autonomia, hai imparato a prenderti cura di te nelle cose quotidiane, hai creato relazioni e trovato uno spazio nel mondo che prima sentivi di non avere. Questo parla di una parte di te vitale e determinata.
Allo stesso tempo, mi sembra che tu stia scoprendo quanto certe dinamiche interiori non cambino automaticamente con il contesto. Quando per molto tempo ci si è sentiti soli, inadeguati o non visti, è naturale che, anche davanti a qualcosa di bello come un legame che nasce, possano attivarsi paure profonde: paura di non essere abbastanza, di perdere l’altro, o forse di esporsi troppo e rischiare di soffrire.
Mi colpisce quanto tu riesca a prenderti cura degli altri, quanto tu sia attento, presente, sensibile. Forse il punto ora è capire come iniziare a prenderti cura anche delle tue emozioni, senza doverle controllare o nascondere quando diventano intense.
Buona sera Francesco, cosa intende quando dice che si chiude in sé stesso per paura di innamorarsi troppo? Di cosa sente di aver paura?Paura di un potenziale rifiuto? Difficoltà a fidarsi?paura di non essere capiti?
Dal suo racconto emerge una grande capacità di rivoluzionare la sua vita, a soli 23 anni ha fatto un enorme cambiamento: ha imparato delle lingue nuove, ha cambiato città, ha raggiunto un'indipendenza economica, ha lavorato anche per migliorare la sua salute, ha frequentato nuove persone con cui ha iniziato pure a confidarsi leggermente e in più ha anche avuto una conoscenza con questa ragazza dove ha sperimentato complicità e sentimenti intensi. Perché pensa di essere meno "serio" possa aiutarla? Probabilmente per sperimentare la sessualità ha bisogno di una relazione stabile o di una ragazza che la prenda mentalmente.
Le consiglio di seguire quello che sente. Se ha voglia di festeggiare con amici lo faccia ma se sente che quel mondo non le appartiene non deve sentirsi in colpa per questo . Se ne ha voglia può essere sia il Francesco festaiolo sia il Francesco che ricerca diverse situazioni. Cosa le fa pensare che la sua "chiusura" abbia allontanato l' altra ragazza? É possibile ipotizzare che forse percepite la vostra relazione con occhi diversi ?
Capisco bene che probabilmente ora si sente crollare il mondo addosso e si sente ferito, e se non ha voglia di conoscere altre persone non deve farlo. Parlare delle sue emozioni e pensieri con qualcuno potrebbe risultare utile e darle un po' di sollievo. Ha avuto modo di farlo con i suoi amici?
Se invece sente il bisogno e la voglia di voler dare un forma alle sensazioni di inadeguatezza e solitudine potrebbe anche valutare di iniziare un percorso con qualche professionista che possa starle vicino in questo momento di particolare sofferenza.
Un saluto, Dott Alex Pagano.
Dal suo racconto emerge una grande capacità di rivoluzionare la sua vita, a soli 23 anni ha fatto un enorme cambiamento: ha imparato delle lingue nuove, ha cambiato città, ha raggiunto un'indipendenza economica, ha lavorato anche per migliorare la sua salute, ha frequentato nuove persone con cui ha iniziato pure a confidarsi leggermente e in più ha anche avuto una conoscenza con questa ragazza dove ha sperimentato complicità e sentimenti intensi. Perché pensa di essere meno "serio" possa aiutarla? Probabilmente per sperimentare la sessualità ha bisogno di una relazione stabile o di una ragazza che la prenda mentalmente.
Le consiglio di seguire quello che sente. Se ha voglia di festeggiare con amici lo faccia ma se sente che quel mondo non le appartiene non deve sentirsi in colpa per questo . Se ne ha voglia può essere sia il Francesco festaiolo sia il Francesco che ricerca diverse situazioni. Cosa le fa pensare che la sua "chiusura" abbia allontanato l' altra ragazza? É possibile ipotizzare che forse percepite la vostra relazione con occhi diversi ?
Capisco bene che probabilmente ora si sente crollare il mondo addosso e si sente ferito, e se non ha voglia di conoscere altre persone non deve farlo. Parlare delle sue emozioni e pensieri con qualcuno potrebbe risultare utile e darle un po' di sollievo. Ha avuto modo di farlo con i suoi amici?
Se invece sente il bisogno e la voglia di voler dare un forma alle sensazioni di inadeguatezza e solitudine potrebbe anche valutare di iniziare un percorso con qualche professionista che possa starle vicino in questo momento di particolare sofferenza.
Un saluto, Dott Alex Pagano.
Buonasera Francesco, trovo che la scelta del trasferimento sia stata molto coraggiosa e, da quello che descrive, le abbia insegnato molto e abbia posto le basi per il "cambiamento di vita personale" in cui sperava. Soffrire per amore non è una colpa, né succede solo alle persone "illuse". La invito a rivolgersi a un professionista, qualora sentisse che le difficoltà che incontra le impediscono di godere dell'indipendenza che ha conquistato (che non andrà comunque persa).
Buonasera Francesco, grazie per aver condiviso con tanta sincerità la tua storia.
Dal tuo racconto emerge un grande impegno nel provare a costruire una vita diversa per te, affrontando paure profonde e sperimentandoti in nuovi contesti.
Il trasferimento, le autonomie conquistate, le prime amicizie: sono passaggi importanti che parlano di risorse e desiderio di cambiamento, anche se alcune fatiche sembrano continuare ad accompagnarti, soprattutto nelle relazioni affettive.
Ciò che viviamo nel presente all’interno delle relazioni spesso si intreccia con modalità apprese nel tempo, che tornano a riproporsi proprio nei momenti in cui il legame diventa significativo. Non è raro che il desiderio di vicinanza conviva con il bisogno di proteggersi, generando chiusure che possono essere dolorose.
Un percorso di sostegno potrebbe offrirti uno spazio per comprendere meglio questi movimenti interiori e relazionali, dare senso a ciò che provi e costruire modalità di contatto con l’altro più libere e autentiche.
Se lo desideri, possiamo valutare insieme l’avvio di un percorso su questi aspetti, anche in modalità online.
Ti saluto cordialmente
Dott.ssa Mabel Morales
Dal tuo racconto emerge un grande impegno nel provare a costruire una vita diversa per te, affrontando paure profonde e sperimentandoti in nuovi contesti.
Il trasferimento, le autonomie conquistate, le prime amicizie: sono passaggi importanti che parlano di risorse e desiderio di cambiamento, anche se alcune fatiche sembrano continuare ad accompagnarti, soprattutto nelle relazioni affettive.
Ciò che viviamo nel presente all’interno delle relazioni spesso si intreccia con modalità apprese nel tempo, che tornano a riproporsi proprio nei momenti in cui il legame diventa significativo. Non è raro che il desiderio di vicinanza conviva con il bisogno di proteggersi, generando chiusure che possono essere dolorose.
Un percorso di sostegno potrebbe offrirti uno spazio per comprendere meglio questi movimenti interiori e relazionali, dare senso a ciò che provi e costruire modalità di contatto con l’altro più libere e autentiche.
Se lo desideri, possiamo valutare insieme l’avvio di un percorso su questi aspetti, anche in modalità online.
Ti saluto cordialmente
Dott.ssa Mabel Morales
Buonasera Francesco,
dal suo racconto emerge un aspetto molto importante: lei non è rimasto fermo. Si è trasferito in un altro Paese, ha costruito autonomia, ha imparato nuove lingue, ha creato amicizie partendo da una fase di depressione e isolamento profondo. Questo indica che dentro di lei esiste una forza significativa e una grande capacità di cambiamento.
Ciò che sembra non essersi ancora trasformato del tutto è l’immagine che ha di sé. Anche quando questa ragazza le mostrava interesse, dentro di lei si attivava incredulità, quasi come se non fosse possibile essere scelto. Quando una persona porta dentro una convinzione di inadeguatezza, spesso tende a chiudersi proprio nel momento in cui il legame potrebbe diventare più profondo, per paura di soffrire o di perdere troppo.
Il dolore nel sentirsi visto “come un fratellino” è comprensibile. Tuttavia, più che interrogarsi solo su ciò che è accaduto con lei, potrebbe essere utile chiedersi perché l’innamoramento diventa così totalizzante e perché sente di dover trattenere o controllare le emozioni. Quando descrive di “attivare i radar” a ogni suo movimento, si percepisce quanto investa e quanto rischi di perdere il suo equilibrio interno.
C’è un filo che collega la solitudine vissuta in passato, il rapporto con il corpo, la difficoltà ad esprimere le emozioni e questa sensazione di non essere abbastanza nelle relazioni. Non è un problema di città o di circostanza, ma un nodo più profondo legato all’autostima e al modo in cui vive l’attaccamento affettivo.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a lavorare su questa ferita di inadeguatezza, a rafforzare la fiducia nel suo valore e a vivere l’amore senza perdere il centro di sé. Non per cambiare la sua natura, ma per permetterle di sentirsi scelto senza dubitare di meritarlo.
dal suo racconto emerge un aspetto molto importante: lei non è rimasto fermo. Si è trasferito in un altro Paese, ha costruito autonomia, ha imparato nuove lingue, ha creato amicizie partendo da una fase di depressione e isolamento profondo. Questo indica che dentro di lei esiste una forza significativa e una grande capacità di cambiamento.
Ciò che sembra non essersi ancora trasformato del tutto è l’immagine che ha di sé. Anche quando questa ragazza le mostrava interesse, dentro di lei si attivava incredulità, quasi come se non fosse possibile essere scelto. Quando una persona porta dentro una convinzione di inadeguatezza, spesso tende a chiudersi proprio nel momento in cui il legame potrebbe diventare più profondo, per paura di soffrire o di perdere troppo.
Il dolore nel sentirsi visto “come un fratellino” è comprensibile. Tuttavia, più che interrogarsi solo su ciò che è accaduto con lei, potrebbe essere utile chiedersi perché l’innamoramento diventa così totalizzante e perché sente di dover trattenere o controllare le emozioni. Quando descrive di “attivare i radar” a ogni suo movimento, si percepisce quanto investa e quanto rischi di perdere il suo equilibrio interno.
C’è un filo che collega la solitudine vissuta in passato, il rapporto con il corpo, la difficoltà ad esprimere le emozioni e questa sensazione di non essere abbastanza nelle relazioni. Non è un problema di città o di circostanza, ma un nodo più profondo legato all’autostima e al modo in cui vive l’attaccamento affettivo.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a lavorare su questa ferita di inadeguatezza, a rafforzare la fiducia nel suo valore e a vivere l’amore senza perdere il centro di sé. Non per cambiare la sua natura, ma per permetterle di sentirsi scelto senza dubitare di meritarlo.
Caro Francesco,
grazie per aver condiviso in modo così autentico la tua storia. Dal tuo racconto emerge un percorso di grande coraggio: cambiare Paese, diventare indipendente, imparare nuove lingue e costruire le prime amicizie sono passi importanti e tutt’altro che scontati. Il trasferimento a Lisbona non ha “cancellato” le fragilità che già sentivi, ma ti ha messo nelle condizioni di conoscerti meglio: questo è già un segnale di crescita.
Quello che descrivi – la tendenza all’isolamento, la difficoltà a esprimere le emozioni, il sentirti inadeguato nelle relazioni affettive – è molto comune in chi ha attraversato periodi depressivi e di solitudine. Non si tratta di “difetti caratteriali”, ma di modalità di protezione: chiudersi serve spesso a non soffrire, ma alla lunga impedisce di vivere pienamente l’intimità. Il fatto che tu riesca a prenderti cura degli altri ma faccia fatica a mostrarti vulnerabile parla di una grande sensibilità, che però hai imparato a tenere sotto controllo per paura di essere rifiutato.
Rispetto alla ragazza di cui ti sei innamorato, è comprensibile provare dolore, delusione e anche senso di colpa. Le relazioni non dipendono mai da una sola persona: l’interesse può cambiare per molti motivi, e non tutto è sotto il nostro controllo. La dinamica che descrivi – avvicinarti molto e poi chiuderti per paura di “sentire troppo” – è tipica di chi desidera l’amore ma teme la dipendenza emotiva o l’abbandono. Questo crea confusione nell’altro e, soprattutto, ti fa vivere la relazione con ansia invece che con piacere.
Il sentirti “diverso” rispetto a un contesto sociale più superficiale non è un limite: significa che hai bisogni affettivi più profondi. Il punto non è forzarti a essere ciò che non sei, ma trovare spazi e persone compatibili con i tuoi valori. Allo stesso tempo, lavorare sull’autostima (l’idea di “non essere abbastanza”, di non meritare interesse) e sulla capacità di esprimere ciò che provi può aiutarti a vivere i legami con meno paura e più autenticità.
Hai già fatto molto da solo, ma non sei obbligato a farcela sempre in solitudine. Un percorso con uno specialista può aiutarti a comprendere meglio questi meccanismi, a elaborare il periodo depressivo passato e a costruire relazioni affettive più serene. È consigliabile approfondire con uno specialista.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
grazie per aver condiviso in modo così autentico la tua storia. Dal tuo racconto emerge un percorso di grande coraggio: cambiare Paese, diventare indipendente, imparare nuove lingue e costruire le prime amicizie sono passi importanti e tutt’altro che scontati. Il trasferimento a Lisbona non ha “cancellato” le fragilità che già sentivi, ma ti ha messo nelle condizioni di conoscerti meglio: questo è già un segnale di crescita.
Quello che descrivi – la tendenza all’isolamento, la difficoltà a esprimere le emozioni, il sentirti inadeguato nelle relazioni affettive – è molto comune in chi ha attraversato periodi depressivi e di solitudine. Non si tratta di “difetti caratteriali”, ma di modalità di protezione: chiudersi serve spesso a non soffrire, ma alla lunga impedisce di vivere pienamente l’intimità. Il fatto che tu riesca a prenderti cura degli altri ma faccia fatica a mostrarti vulnerabile parla di una grande sensibilità, che però hai imparato a tenere sotto controllo per paura di essere rifiutato.
Rispetto alla ragazza di cui ti sei innamorato, è comprensibile provare dolore, delusione e anche senso di colpa. Le relazioni non dipendono mai da una sola persona: l’interesse può cambiare per molti motivi, e non tutto è sotto il nostro controllo. La dinamica che descrivi – avvicinarti molto e poi chiuderti per paura di “sentire troppo” – è tipica di chi desidera l’amore ma teme la dipendenza emotiva o l’abbandono. Questo crea confusione nell’altro e, soprattutto, ti fa vivere la relazione con ansia invece che con piacere.
Il sentirti “diverso” rispetto a un contesto sociale più superficiale non è un limite: significa che hai bisogni affettivi più profondi. Il punto non è forzarti a essere ciò che non sei, ma trovare spazi e persone compatibili con i tuoi valori. Allo stesso tempo, lavorare sull’autostima (l’idea di “non essere abbastanza”, di non meritare interesse) e sulla capacità di esprimere ciò che provi può aiutarti a vivere i legami con meno paura e più autenticità.
Hai già fatto molto da solo, ma non sei obbligato a farcela sempre in solitudine. Un percorso con uno specialista può aiutarti a comprendere meglio questi meccanismi, a elaborare il periodo depressivo passato e a costruire relazioni affettive più serene. È consigliabile approfondire con uno specialista.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
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