Buongiorno, sono un ragazzo di 18 anni con attrazioni omosessuali. Questa tendenza penso che derivi
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Buongiorno, sono un ragazzo di 18 anni con attrazioni omosessuali. Questa tendenza penso che derivi dal fatto che, sin da quando ero piccolo, mi sono sentito alienato dal mondo maschile, perché percepivo le donne come migliori rispetto ai maschi e per questo mi identificavo con figure femminili e da piccolo avevo anche il desiderio di essere donna. In adolescenza ho iniziato a guardare pornografia, inizialmente etero, ma ricercavo video in cui ci fossero uomini da un fisico particolarmente prestante e sono passato a video omosessuali. Ho cercato di smettere molte volte, ma ho trovato grande difficoltà e non sono mai riuscito a stare più di 25 giorni senza pornografia e masturbazione.
Io penso di guardare questo tipo di pornografia per soddisfare alcuni bisogni emotivi, come il desiderio di condivisione e di vulnerabilità con un altro maschio. Non avendo amicizie profonde e trovando molto difficile rapportarmi con altri maschi, penso che la pornografia rappresenti un modo in cui cerco, in modo illusorio, di soddisfare questo mio desiderio.
Inoltre, soprattutto in passato, idealizzavo il fisico maschile e desideravo anch'io un corpo simile a quello che vedevo in questi video.
Infine, penso di aver sviluppato un'ossessione a riguardo, perché ogni volta che guardo pornografia omosessuale, poi guardo contenuti etero e in alcuni casi ho anche cronometrato il tempo che impiegavo per eccitarmi in entrambi i casi.
Io sono cattolico e quindi so che la pornografia di ogni tipo, la masturbazione e l'omosessualità sono peccati gravi e vorrei vivere in perfetta castità e odio tantissimo il fatto di essere attratto da altri maschi. Vorrei essere normale, come gli altri.
Io penso di guardare questo tipo di pornografia per soddisfare alcuni bisogni emotivi, come il desiderio di condivisione e di vulnerabilità con un altro maschio. Non avendo amicizie profonde e trovando molto difficile rapportarmi con altri maschi, penso che la pornografia rappresenti un modo in cui cerco, in modo illusorio, di soddisfare questo mio desiderio.
Inoltre, soprattutto in passato, idealizzavo il fisico maschile e desideravo anch'io un corpo simile a quello che vedevo in questi video.
Infine, penso di aver sviluppato un'ossessione a riguardo, perché ogni volta che guardo pornografia omosessuale, poi guardo contenuti etero e in alcuni casi ho anche cronometrato il tempo che impiegavo per eccitarmi in entrambi i casi.
Io sono cattolico e quindi so che la pornografia di ogni tipo, la masturbazione e l'omosessualità sono peccati gravi e vorrei vivere in perfetta castità e odio tantissimo il fatto di essere attratto da altri maschi. Vorrei essere normale, come gli altri.
Capisco il disagio che descrive. È importante ricordare che l’orientamento sessuale non è una “colpa” o un peccato e non c’è nulla di “anormale” nell’essere attratti da persone dello stesso sesso. La difficoltà a gestire la pornografia può essere legata a bisogni emotivi e mancanza di relazioni profonde, e un percorso psicologico può aiutare a esplorare questi sentimenti, imparare a conoscere se stesso, accettare le proprie emozioni e sviluppare strategie per gestire impulsi e ossessioni senza sensi di colpa.
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Salve,
La sessualità rappresenta un percorso in cui si scopre il proprio corpo, ci si confronta e si desidera entrare in contatto. Lei sta esplorando tutto ciò, ha delle pulsioni e attrazioni consapevoli, ci sarà il momento in cui passerà dalla pornografia a vivere relazioni reali sarà come un banco di prova ulteriore. La felicità e soddisfazione è ciò che dovremmo raggiungere nella vita, non ritengo che Dio punisca questo desiderio. Le farebbe bene che fosse seguito da un/una collega proprio per essere ancora più sicuro delle scelte che potrà fare.
La sessualità rappresenta un percorso in cui si scopre il proprio corpo, ci si confronta e si desidera entrare in contatto. Lei sta esplorando tutto ciò, ha delle pulsioni e attrazioni consapevoli, ci sarà il momento in cui passerà dalla pornografia a vivere relazioni reali sarà come un banco di prova ulteriore. La felicità e soddisfazione è ciò che dovremmo raggiungere nella vita, non ritengo che Dio punisca questo desiderio. Le farebbe bene che fosse seguito da un/una collega proprio per essere ancora più sicuro delle scelte che potrà fare.
Caro ragazzo,
grazie per aver condiviso questo vissuto così importante, delicato e centrale per la tua vita!
Percepisco la fatica e il conflitto che vivi dentro nella costruzione e nella scoperta della tua identità, non solo nel tuo orientamento sessuale, ma anche relazionale, che va in contrasto con i tuoi valori e questo può generare un profondo senso interno di spaccatura.
Quello che ti suggerisco è di cominciare un percorso di psicoterapia che possa accompagnarti nella scoperta di te, nell'accettazione dei tuoi bisogni e desideri e nell'armonizzare tutto questo con i tuoi valori.
Ti auguro davvero tutto il meglio!
Dott. Domenico Samele
grazie per aver condiviso questo vissuto così importante, delicato e centrale per la tua vita!
Percepisco la fatica e il conflitto che vivi dentro nella costruzione e nella scoperta della tua identità, non solo nel tuo orientamento sessuale, ma anche relazionale, che va in contrasto con i tuoi valori e questo può generare un profondo senso interno di spaccatura.
Quello che ti suggerisco è di cominciare un percorso di psicoterapia che possa accompagnarti nella scoperta di te, nell'accettazione dei tuoi bisogni e desideri e nell'armonizzare tutto questo con i tuoi valori.
Ti auguro davvero tutto il meglio!
Dott. Domenico Samele
Lei ha scritto con così tanta sincerità. Quello che emerge dalle tue parole è un grande bisogno di essere capito, accolto e di trovare pace dentro di te. Prima di tutto vorrei dirle che non c’è nulla di “sbagliato” nel fatto che stia cercando di dare un senso a ciò che vivi. Sta facendo un lavoro profondo su di lei, e questo richiede coraggio, soprattutto alla sua età.
Colpisce tanto quanto lei ne abbia sofferto nel sentirsi diverso, escluso, poco in sintonia con il mondo maschile. Quando un bambino o un ragazzo non si sente riconosciuto o al sicuro in un gruppo, è naturale che cerchi altrove modelli, rifugi, identificazioni. Non perché ci sia qualcosa che non va in lui, ma perché sta cercando un luogo in cui sentirsi visto. Il desiderio di vicinanza, di condivisione emotiva e di vulnerabilità con un altro maschio che descrive non ha nulla di patologico: è un bisogno umano molto profondo, spesso poco incoraggiato tra i maschi.
La pornografia, da come la racconta, sembra essere diventata una sorta di “surrogato” emotivo: non solo eccitazione, ma anche immaginazione di contatto, riconoscimento, appartenenza. E quando un bisogno reale non trova spazio nella vita quotidiana, la mente cerca strade alternative, anche se poi lasciano vuoto, senso di colpa o confusione. Il fatto che lei abbia cercato di controllare, misurare, confrontare le reazioni del suo corpo fa pensare a una grande ansia di “capirti” e forse anche di rassicurarsi sul fatto di essere “a posto”. Ma più si cerca il controllo, più l’ossessione tende a stringere.
Rispetto alla sua fede sembra emergere un conflitto molto doloroso. Da una parte il suo desiderio sincero di vivere secondo i suoi valori, dall’altra parti che non ha scelto e che non riesce semplicemente a spegnere. Quando dice “odio tantissimo il fatto di essere attratto da altri maschi” e “vorrei essere normale”, lì si percepisce la sofferenza e durezza verso se stesso. Con molta delicatezza le dico che l’odio verso una parte di sé raramente porta pace o libertà. Spesso porta solo più solitudine.
Essere “normali” non significa essere tutti uguali o non avere conflitti. Significa essere umani, e lei lo è profondamente. Le attrazioni, i desideri, le fantasie non definiscono tutto di lei né il tuo valore come persona o come credente. E la castità, se mai sarà una strada, non può nascere dalla violenza interiore o dal disprezzo di sé, ma da un cammino di integrazione, di comprensione e di misericordia — prima di tutto verso lei stesso.
Credo che sarebbe davvero importante non affrontare tutto questo da solo. Un percorso con uno psicologo (meglio se formato e rispettoso sia della dimensione psicologica sia di quella spirituale) potrebbe aiutarla a esplorare questi temi senza giudizio, a distinguere ciò che è bisogno emotivo, ciò che è paura, ciò che è desiderio, e a costruire relazioni reali, non idealizzate, in cui sentirti meno solo. Anche un accompagnamento spirituale maturo, non colpevolizzante, potrebbe aiutarla a vivere la fede come uno spazio di cura e non di condanna.
Lei è solo un ragazzo che sta cercando di capire chi è, come tanti, ma con un peso interiore molto grande. E questo peso merita ascolto, rispetto e tempo.
La saluto.
Colpisce tanto quanto lei ne abbia sofferto nel sentirsi diverso, escluso, poco in sintonia con il mondo maschile. Quando un bambino o un ragazzo non si sente riconosciuto o al sicuro in un gruppo, è naturale che cerchi altrove modelli, rifugi, identificazioni. Non perché ci sia qualcosa che non va in lui, ma perché sta cercando un luogo in cui sentirsi visto. Il desiderio di vicinanza, di condivisione emotiva e di vulnerabilità con un altro maschio che descrive non ha nulla di patologico: è un bisogno umano molto profondo, spesso poco incoraggiato tra i maschi.
La pornografia, da come la racconta, sembra essere diventata una sorta di “surrogato” emotivo: non solo eccitazione, ma anche immaginazione di contatto, riconoscimento, appartenenza. E quando un bisogno reale non trova spazio nella vita quotidiana, la mente cerca strade alternative, anche se poi lasciano vuoto, senso di colpa o confusione. Il fatto che lei abbia cercato di controllare, misurare, confrontare le reazioni del suo corpo fa pensare a una grande ansia di “capirti” e forse anche di rassicurarsi sul fatto di essere “a posto”. Ma più si cerca il controllo, più l’ossessione tende a stringere.
Rispetto alla sua fede sembra emergere un conflitto molto doloroso. Da una parte il suo desiderio sincero di vivere secondo i suoi valori, dall’altra parti che non ha scelto e che non riesce semplicemente a spegnere. Quando dice “odio tantissimo il fatto di essere attratto da altri maschi” e “vorrei essere normale”, lì si percepisce la sofferenza e durezza verso se stesso. Con molta delicatezza le dico che l’odio verso una parte di sé raramente porta pace o libertà. Spesso porta solo più solitudine.
Essere “normali” non significa essere tutti uguali o non avere conflitti. Significa essere umani, e lei lo è profondamente. Le attrazioni, i desideri, le fantasie non definiscono tutto di lei né il tuo valore come persona o come credente. E la castità, se mai sarà una strada, non può nascere dalla violenza interiore o dal disprezzo di sé, ma da un cammino di integrazione, di comprensione e di misericordia — prima di tutto verso lei stesso.
Credo che sarebbe davvero importante non affrontare tutto questo da solo. Un percorso con uno psicologo (meglio se formato e rispettoso sia della dimensione psicologica sia di quella spirituale) potrebbe aiutarla a esplorare questi temi senza giudizio, a distinguere ciò che è bisogno emotivo, ciò che è paura, ciò che è desiderio, e a costruire relazioni reali, non idealizzate, in cui sentirti meno solo. Anche un accompagnamento spirituale maturo, non colpevolizzante, potrebbe aiutarla a vivere la fede come uno spazio di cura e non di condanna.
Lei è solo un ragazzo che sta cercando di capire chi è, come tanti, ma con un peso interiore molto grande. E questo peso merita ascolto, rispetto e tempo.
La saluto.
Buongiorno. A quanto mi sembra di capire, vive con forte senso di colpa sia le sue tendenze omosessuali, sia la masturbazione. Questo ci può orientare a comprendere il perché ne sia "ossessionato" (se davvero si parla di ossessione): immagini che qualcuno le dica di non mangiare cioccolato, e che lei si convinca che mangiare cioccolato sia sbagliato, ma il cioccolato le piace molto; sarebbe probabile che lei finisca per pensare spesso al cioccolato, o mangiarlo spesso, proprio perché cerca a tutti i costi di vietarselo. Cosa succederebbe se invece accettasse che, semplicemente, il cioccolato le piace e che va bene mangiarlo ogni tanto? Mi perdoni la semplice metafora. Comprendo che il suo credo la porta a pensare che quello che stia facendo sia sbagliato. Ma è interessante la frase in chiusura "voglio essere normale, come gli altri". Statisticamente sono molti i ragazzi che fanno uso di pornografia e masturbazione, e numerosi i ragazzi omosessuali, per cui a livello statistico possiamo considerare questi comportamenti "nella norma". Ma è come se lei desiderasse un ideale di sé diverso da quello che è il suo sé. L'invito è quello di interrogarsi, se lo vuole, su chi lei è, ricordando che quanto ha descritto è solo una parte di lei, una parte che forse non le piace, ma è solo una parte di tante altre parti che la compongono. Non è importante che le piaccia per forza. È importante che accetti che sta lì, assieme alle altre, e che non la rende sbagliato, ma pieno di sfaccettature, esattamente come gli altri.
Buongiorno, grazie per la fiducia e per la profondità con cui ha condiviso qualcosa di così intimo. Da ciò che scrive emerge molta sofferenza, confusione e un forte conflitto interiore tra ciò che sente e ciò che desidera essere: è comprensibile sentirsi stanchi e smarriti quando si vive tensione dentro di sé.
Più che “anormale”, sembra un ragazzo sensibile che sta cercando di dare un senso ai propri bisogni affettivi, alla solitudine e al desiderio di essere visto e accolto. Queste domande non definiscono il suo valore né la sua dignità, e meritano uno spazio di ascolto rispettoso, senza giudizio e senza forzature.
Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere meglio se stesso, a ridurre l’ossessione e il senso di colpa, e a trovare un modo più sereno di stare con ciò che vive. Se lo desidera, posso offrirle uno spazio protetto in cui lavorare insieme, con delicatezza e rispetto dei suoi tempi.
Un caro saluto
Dott.ssa Barcella
Più che “anormale”, sembra un ragazzo sensibile che sta cercando di dare un senso ai propri bisogni affettivi, alla solitudine e al desiderio di essere visto e accolto. Queste domande non definiscono il suo valore né la sua dignità, e meritano uno spazio di ascolto rispettoso, senza giudizio e senza forzature.
Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere meglio se stesso, a ridurre l’ossessione e il senso di colpa, e a trovare un modo più sereno di stare con ciò che vive. Se lo desidera, posso offrirle uno spazio protetto in cui lavorare insieme, con delicatezza e rispetto dei suoi tempi.
Un caro saluto
Dott.ssa Barcella
Ti ringrazio per la fiducia e per la profonda onestà con cui ti racconti.
Nelle tue parole percepisco un conflitto lacerante: da una parte un forte sistema di valori e il desiderio di appartenenza (la fede, la 'normalità'), dall’altra impulsi e bisogni che senti come alieni e che arrivi a dire di 'odiare'.
Non è utile guardare i comportamenti come 'giusti' o 'sbagliati', ma vanno considerati come dei tentativi creativi che il tuo organismo mette in atto per soddisfare dei bisogni rimasti inascoltati. Proviamo a guardare insieme cosa sta accadendo nel tuo 'qui ed ora':
1. La funzione della pornografia come 'ponte'
Tu stesso hai avuto un'intuizione molto acuta: la pornografia non è il problema, ma una 'soluzione sintomatica'. Se ti senti alienato dal mondo maschile e senti di non poter accedere alla vulnerabilità con i tuoi coetanei, l'eccitazione diventa l'unico modo per 'toccare' quel mondo da cui ti senti escluso. Non stai cercando solo un corpo, stai cercando connessione, riconoscimento e appartenenza. Il corpo maschile che idealizzi è forse la parte di te che senti di non poter abitare.
2. Il conflitto tra 'Io' e 'Ideale dell'Io'
L'odio che provi per la tua attrazione è una forma di violenza verso te stesso che genera ulteriore sofferenza. Quando cronometri il tempo di eccitazione, stai trattando il tuo corpo come un oggetto da testare in laboratorio, non come una parte vitale di te.
Questo 'monitoraggio' costante è un modo per cercare di controllare l'imprevedibile, ma finisce per bloccare la tua spontaneità e aumentare l'ossessione.
3. La fede e il senso di colpa
Il tuo essere cattolico è una parte importante della tua identità. Tuttavia, nella prospettiva della crescita personale, la castità o la virtù non possono nascere dall'odio verso di sé, ma solo da un'accettazione piena di ciò che si è. Se combatti contro una parte di te, quella parte diventerà sempre più forte e 'rumorosa' (sotto forma di impulsi compulsivi).
Cosa possiamo fare in un percorso terapeutico?
Sospendere il giudizio: Invece di chiederti se sei 'normale', potremmo iniziare a chiederci: 'Cosa mi succede quando mi sento vulnerabile davanti a un altro uomo?'. L'obiettivo non è cambiare il tuo orientamento, ma permetterti di stare nel mondo maschile senza sentirti un alieno.
Dall'osservazione all'esperienza: Invece di cronometrare i tuoi riflessi, lavoreremo per farti sentire il tuo corpo non come un nemico, ma come la tua casa. Quando senti il bisogno della pornografia, Cosa senti? C'è solitudine? C'è desiderio di essere abbracciato?
Integrare il maschile: Lavoreremo per costruire amicizie maschili autentiche dove la vulnerabilità sia permessa. Quando il tuo bisogno di calore e condivisione troverà uno spazio reale, la pornografia perderà gran parte del suo potere seduttivo.
Non sei 'rotto' e non c'è nulla da riparare con urgenza. C'è solo una parte di te che ha molta fame di contatto e che sta gridando nel modo che ha imparato.
Ti invito a guardare con tenerezza questa parte di te stesso e imparare che va bene così com'è."
Con affetto Denise
Nelle tue parole percepisco un conflitto lacerante: da una parte un forte sistema di valori e il desiderio di appartenenza (la fede, la 'normalità'), dall’altra impulsi e bisogni che senti come alieni e che arrivi a dire di 'odiare'.
Non è utile guardare i comportamenti come 'giusti' o 'sbagliati', ma vanno considerati come dei tentativi creativi che il tuo organismo mette in atto per soddisfare dei bisogni rimasti inascoltati. Proviamo a guardare insieme cosa sta accadendo nel tuo 'qui ed ora':
1. La funzione della pornografia come 'ponte'
Tu stesso hai avuto un'intuizione molto acuta: la pornografia non è il problema, ma una 'soluzione sintomatica'. Se ti senti alienato dal mondo maschile e senti di non poter accedere alla vulnerabilità con i tuoi coetanei, l'eccitazione diventa l'unico modo per 'toccare' quel mondo da cui ti senti escluso. Non stai cercando solo un corpo, stai cercando connessione, riconoscimento e appartenenza. Il corpo maschile che idealizzi è forse la parte di te che senti di non poter abitare.
2. Il conflitto tra 'Io' e 'Ideale dell'Io'
L'odio che provi per la tua attrazione è una forma di violenza verso te stesso che genera ulteriore sofferenza. Quando cronometri il tempo di eccitazione, stai trattando il tuo corpo come un oggetto da testare in laboratorio, non come una parte vitale di te.
Questo 'monitoraggio' costante è un modo per cercare di controllare l'imprevedibile, ma finisce per bloccare la tua spontaneità e aumentare l'ossessione.
3. La fede e il senso di colpa
Il tuo essere cattolico è una parte importante della tua identità. Tuttavia, nella prospettiva della crescita personale, la castità o la virtù non possono nascere dall'odio verso di sé, ma solo da un'accettazione piena di ciò che si è. Se combatti contro una parte di te, quella parte diventerà sempre più forte e 'rumorosa' (sotto forma di impulsi compulsivi).
Cosa possiamo fare in un percorso terapeutico?
Sospendere il giudizio: Invece di chiederti se sei 'normale', potremmo iniziare a chiederci: 'Cosa mi succede quando mi sento vulnerabile davanti a un altro uomo?'. L'obiettivo non è cambiare il tuo orientamento, ma permetterti di stare nel mondo maschile senza sentirti un alieno.
Dall'osservazione all'esperienza: Invece di cronometrare i tuoi riflessi, lavoreremo per farti sentire il tuo corpo non come un nemico, ma come la tua casa. Quando senti il bisogno della pornografia, Cosa senti? C'è solitudine? C'è desiderio di essere abbracciato?
Integrare il maschile: Lavoreremo per costruire amicizie maschili autentiche dove la vulnerabilità sia permessa. Quando il tuo bisogno di calore e condivisione troverà uno spazio reale, la pornografia perderà gran parte del suo potere seduttivo.
Non sei 'rotto' e non c'è nulla da riparare con urgenza. C'è solo una parte di te che ha molta fame di contatto e che sta gridando nel modo che ha imparato.
Ti invito a guardare con tenerezza questa parte di te stesso e imparare che va bene così com'è."
Con affetto Denise
Buongiorno, innanzitutto grazie per la condivisione, non deve essere stato facile per lei mettere per iscritto queste riflessioni. Dal suo messaggio emergono una grande sofferenza, confusione e senso di colpa. Infatti l’orientamento sessuale non è una scelta e non nasce dalla pornografia o da difficoltà relazionali! Questi aspetti possono influenzare il modo in cui i desideri vengono vissuti, non crearli. La pornografia in molti casi diventa uno strumento di regolazione emotiva, nel suo caso sembrerebbe rispetto al senso di solitudine, al bisogno di contatto e di sentirsi riconosciuto. Il conflitto più doloroso appare quello tra desideri e valori religiosi, che oggi alimenta vergogna e auto-rifiuto.
Mi sento di consigliarle vivamente un percorso psicologico, che potrebbe aiutarla a ridurre il rimuginio, comprendere meglio se stesso e trovare un equilibrio più rispettoso della sua persona, in tutte le sue sfaccettature.
Un saluto
Mi sento di consigliarle vivamente un percorso psicologico, che potrebbe aiutarla a ridurre il rimuginio, comprendere meglio se stesso e trovare un equilibrio più rispettoso della sua persona, in tutte le sue sfaccettature.
Un saluto
Ti ringrazio per la fiducia e per aver condiviso aspetti così delicati della tua esperienza.
È comprensibile che il conflitto tra i tuoi valori cristiani e ciò che vivi sul piano del desiderio e i comportamenti che descrivi possa generare una sofferenza intensa. Quando ciò che sentiamo entra in contrasto con ciò che per noi è importante, è naturale provare confusione e dolore. Proprio per questo può essere utile trovare un professionista con cui poterne parlare in modo più approfondito, in uno spazio protetto, senza giudizio.
È comprensibile che il conflitto tra i tuoi valori cristiani e ciò che vivi sul piano del desiderio e i comportamenti che descrivi possa generare una sofferenza intensa. Quando ciò che sentiamo entra in contrasto con ciò che per noi è importante, è naturale provare confusione e dolore. Proprio per questo può essere utile trovare un professionista con cui poterne parlare in modo più approfondito, in uno spazio protetto, senza giudizio.
Gentile utente,
la ringrazio per la profondità e l’onestà con cui ha condiviso aspetti così delicati della sua vita. Si percepisce quanto questa esperienza le provochi confusione, sofferenza e un forte conflitto interiore, soprattutto tra ciò che sente e ciò che desidererebbe essere in base ai suoi valori.
È importante chiarire alcuni punti fondamentali:
1. L’attrazione omosessuale non è una colpa, né una deviazione, e non è causata dalla pornografia, dall’identificazione con figure femminili o da “errori” personali. Non è qualcosa che si sceglie.
2. Il senso di estraneità verso il mondo maschile, il desiderio di vicinanza emotiva, di condivisione e vulnerabilità con altri uomini parlano di bisogni relazionali profondi, non di qualcosa di sbagliato.
3. La pornografia, come lei stesso intuisce, può diventare un tentativo illusorio di colmare vuoti emotivi e, quando entra in una dinamica ossessiva e di controllo, tende ad aumentare ansia, confusione e autosvalutazione, indipendentemente dall’orientamento.
Il dolore che emerge con forza nelle sue parole non è tanto “chi è”, ma l’odio verso se stesso e il tentativo continuo di controllarsi, misurarsi, verificarsi. Questo meccanismo rischia di alimentare ulteriormente l’ossessione e la sofferenza.
Rispetto alla sua fede: molte persone credenti vivono un conflitto simile. È possibile lavorare, in un contesto psicoterapeutico serio e rispettoso, per integrare identità, affettività e spiritualità, senza forzature né percorsi di “correzione”, che non sono scientificamente fondati e possono essere molto dannosi.
Un percorso di psicoterapia potrebbe aiutarla a:
- ridurre il senso di vergogna e colpa,
- comprendere meglio i suoi bisogni emotivi e relazionali,
- uscire dal circolo ossessivo legato alla pornografia,
- costruire un rapporto più compassionevole e realistico con se stesso.
Non c’è nulla di “anormale” in lei. C’è un ragazzo giovane che sta cercando di capirsi in un momento complesso della crescita. Questo, di per sé, è profondamente umano.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
la ringrazio per la profondità e l’onestà con cui ha condiviso aspetti così delicati della sua vita. Si percepisce quanto questa esperienza le provochi confusione, sofferenza e un forte conflitto interiore, soprattutto tra ciò che sente e ciò che desidererebbe essere in base ai suoi valori.
È importante chiarire alcuni punti fondamentali:
1. L’attrazione omosessuale non è una colpa, né una deviazione, e non è causata dalla pornografia, dall’identificazione con figure femminili o da “errori” personali. Non è qualcosa che si sceglie.
2. Il senso di estraneità verso il mondo maschile, il desiderio di vicinanza emotiva, di condivisione e vulnerabilità con altri uomini parlano di bisogni relazionali profondi, non di qualcosa di sbagliato.
3. La pornografia, come lei stesso intuisce, può diventare un tentativo illusorio di colmare vuoti emotivi e, quando entra in una dinamica ossessiva e di controllo, tende ad aumentare ansia, confusione e autosvalutazione, indipendentemente dall’orientamento.
Il dolore che emerge con forza nelle sue parole non è tanto “chi è”, ma l’odio verso se stesso e il tentativo continuo di controllarsi, misurarsi, verificarsi. Questo meccanismo rischia di alimentare ulteriormente l’ossessione e la sofferenza.
Rispetto alla sua fede: molte persone credenti vivono un conflitto simile. È possibile lavorare, in un contesto psicoterapeutico serio e rispettoso, per integrare identità, affettività e spiritualità, senza forzature né percorsi di “correzione”, che non sono scientificamente fondati e possono essere molto dannosi.
Un percorso di psicoterapia potrebbe aiutarla a:
- ridurre il senso di vergogna e colpa,
- comprendere meglio i suoi bisogni emotivi e relazionali,
- uscire dal circolo ossessivo legato alla pornografia,
- costruire un rapporto più compassionevole e realistico con se stesso.
Non c’è nulla di “anormale” in lei. C’è un ragazzo giovane che sta cercando di capirsi in un momento complesso della crescita. Questo, di per sé, è profondamente umano.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
Buongiorno. ti ringrazio per questa condivisione che immagino non sia stata semplice. L'orientamento sessuale è una parte di di noi che non possiamo scegliere, che in qualche modo nasce e cresce con noi. Questa parte può non essere facile da accettare, soprattutto qualora aspetti culturali contribuiscano a farci sentire sbagliati. Come professionista mi sento di normalizzare come ti senti e i tuoi impulsi omosessuali, che sono da considerare come una legittima espressione della tua sessualità, non meno importante rispetto a chi si definisce eterosessuale. Negare questi impulsi sarebbe come negare una parte importante di sè, e questo può portare a grande sofferenza e ha un impedimento nel vivere la sfera più intima in maniera positiva. Capisco che il credo religioso ti porti a considerare l'omosessualità come un peccato, ma questo è molto dibattuto anche all'interno della stessa Chiesa e non tutti i religiosi la pensano allo stesso modo. Questo può aiutarti a considerare l'omosessualità come non sbagliata di per sé, ma oggetto di interpretazioni e letture diverse, ognuno sceglie la propria. Scegli tu che chiave di lettura utilizzare per vivere te e la tua sessualità al meglio, sapendo che è una parte che, per quanto cercherai di tenere lontana, tornerà invece più forte e insistente perché fa parte dell'esistenza umana. Se hai bisogno di altri confronti rimango disponibile, ma intanto ti auguro di trovare il modo di accettare te stesso e il tuo modo di esprimerti unico e importante. Dott.ssa Anna Tosi
Gentile utente,
ti ringrazio per il coraggio e la profondità con cui ti sei raccontato. Dal modo in cui scrivi emerge chiaramente quanto tu stia soffrendo e quanto tu stia cercando, con grande serietà e onestà, di dare un senso a ciò che vivi. Questo è già un segnale importante di consapevolezza e maturità, soprattutto alla tua età.
Vorrei partire da un punto fondamentale: non c’è nulla di “sbagliato” o di “anormale” in te come persona. La sofferenza che descrivi non nasce da una “devianza”, ma da un conflitto profondo tra bisogni emotivi, storia personale, valori religiosi e tentativi di controllo di qualcosa che, più viene combattuto con odio verso se stessi, più tende a irrigidirsi.
Dal tuo racconto emerge chiaramente che le attrazioni e l’uso della pornografia non sono solo (e forse non principalmente) una questione sessuale, ma sembrano intrecciarsi a bisogni relazionali molto profondi: il desiderio di vicinanza, di riconoscimento, di sentirti visto e accolto da un altro maschio, in uno spazio di vulnerabilità e sicurezza. In un’ottica sistemico-relazionale, questo è un punto centrale: spesso ciò che il sintomo “mostra” non è ciò che realmente “chiede”.
La difficoltà nel sentirti parte del mondo maschile, l’identificazione precoce con figure femminili, l’idealizzazione del corpo maschile e il confronto ossessivo non parlano di una colpa, ma di un’identità in costruzione che ha cercato appigli dove poteva. La pornografia, in questo senso, può diventare una risposta illusoria ma potente a bisogni relazionali rimasti insoddisfatti, soprattutto quando mancano legami maschili reali, profondi e non giudicanti.
È molto importante anche ciò che descrivi rispetto al controllo, al cronometrarti, al verificare “cosa funziona di più”. Questo meccanismo è tipico dei processi ossessivi: più cerchi una certezza assoluta su chi sei e su cosa provi, più la mente entra in un circolo vizioso di controllo e dubbio. Non è una prova della tua “vera natura”, ma un segnale di ansia e di rigidità interna.
Rispetto alla tua fede: il conflitto che vivi è reale e va rispettato. Tuttavia, dal punto di vista psicologico, odiare una parte di sé non porta alla castità né alla libertà, ma aumenta la frammentazione interna. La crescita – anche spirituale – passa più spesso dall’integrazione e dalla comprensione che dalla repressione violenta. La castità, se scelta, non può essere costruita sull’autodisprezzo, ma su una relazione più compassionevole e matura con se stessi.
Dire “vorrei essere normale” è una frase che sento spesso in chi soffre molto. In realtà, ciò che desideri non è essere “come gli altri”, ma stare in pace con te stesso, smettere di sentirti diviso, colpevole e sbagliato. E questo è un obiettivo profondamente umano.
Un percorso psicoterapeutico potrebbe aiutarti a:
• esplorare in modo sicuro e non giudicante la tua storia relazionale e affettiva;
• comprendere il significato profondo delle tue attrazioni e dei tuoi comportamenti, senza ridurli a etichette;
• lavorare sul senso di appartenenza al mondo maschile e sulla costruzione dell’identità;
• ridurre il funzionamento ossessivo e il bisogno di controllo;
• trovare un modo più autentico e meno violento di tenere insieme la tua dimensione psicologica e quella spirituale.
Non sei solo, e non sei rotto. Stai attraversando una fase complessa della crescita, in cui molte parti di te chiedono ascolto. E quando una parte viene finalmente ascoltata, spesso smette di urlare attraverso il sintomo.
Ti auguro di poterti concedere, passo dopo passo, uno sguardo su di te più gentile e più vero.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
ti ringrazio per il coraggio e la profondità con cui ti sei raccontato. Dal modo in cui scrivi emerge chiaramente quanto tu stia soffrendo e quanto tu stia cercando, con grande serietà e onestà, di dare un senso a ciò che vivi. Questo è già un segnale importante di consapevolezza e maturità, soprattutto alla tua età.
Vorrei partire da un punto fondamentale: non c’è nulla di “sbagliato” o di “anormale” in te come persona. La sofferenza che descrivi non nasce da una “devianza”, ma da un conflitto profondo tra bisogni emotivi, storia personale, valori religiosi e tentativi di controllo di qualcosa che, più viene combattuto con odio verso se stessi, più tende a irrigidirsi.
Dal tuo racconto emerge chiaramente che le attrazioni e l’uso della pornografia non sono solo (e forse non principalmente) una questione sessuale, ma sembrano intrecciarsi a bisogni relazionali molto profondi: il desiderio di vicinanza, di riconoscimento, di sentirti visto e accolto da un altro maschio, in uno spazio di vulnerabilità e sicurezza. In un’ottica sistemico-relazionale, questo è un punto centrale: spesso ciò che il sintomo “mostra” non è ciò che realmente “chiede”.
La difficoltà nel sentirti parte del mondo maschile, l’identificazione precoce con figure femminili, l’idealizzazione del corpo maschile e il confronto ossessivo non parlano di una colpa, ma di un’identità in costruzione che ha cercato appigli dove poteva. La pornografia, in questo senso, può diventare una risposta illusoria ma potente a bisogni relazionali rimasti insoddisfatti, soprattutto quando mancano legami maschili reali, profondi e non giudicanti.
È molto importante anche ciò che descrivi rispetto al controllo, al cronometrarti, al verificare “cosa funziona di più”. Questo meccanismo è tipico dei processi ossessivi: più cerchi una certezza assoluta su chi sei e su cosa provi, più la mente entra in un circolo vizioso di controllo e dubbio. Non è una prova della tua “vera natura”, ma un segnale di ansia e di rigidità interna.
Rispetto alla tua fede: il conflitto che vivi è reale e va rispettato. Tuttavia, dal punto di vista psicologico, odiare una parte di sé non porta alla castità né alla libertà, ma aumenta la frammentazione interna. La crescita – anche spirituale – passa più spesso dall’integrazione e dalla comprensione che dalla repressione violenta. La castità, se scelta, non può essere costruita sull’autodisprezzo, ma su una relazione più compassionevole e matura con se stessi.
Dire “vorrei essere normale” è una frase che sento spesso in chi soffre molto. In realtà, ciò che desideri non è essere “come gli altri”, ma stare in pace con te stesso, smettere di sentirti diviso, colpevole e sbagliato. E questo è un obiettivo profondamente umano.
Un percorso psicoterapeutico potrebbe aiutarti a:
• esplorare in modo sicuro e non giudicante la tua storia relazionale e affettiva;
• comprendere il significato profondo delle tue attrazioni e dei tuoi comportamenti, senza ridurli a etichette;
• lavorare sul senso di appartenenza al mondo maschile e sulla costruzione dell’identità;
• ridurre il funzionamento ossessivo e il bisogno di controllo;
• trovare un modo più autentico e meno violento di tenere insieme la tua dimensione psicologica e quella spirituale.
Non sei solo, e non sei rotto. Stai attraversando una fase complessa della crescita, in cui molte parti di te chiedono ascolto. E quando una parte viene finalmente ascoltata, spesso smette di urlare attraverso il sintomo.
Ti auguro di poterti concedere, passo dopo passo, uno sguardo su di te più gentile e più vero.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Buongiorno,
Intanto ti ringrazio di aver condiviso la tua situazione che, mi rendo conto, non è affatto semplice. La convivenza tra i nostri desideri, le inclinazioni e le proprie convinzioni religiose è una materia molto complessa e difficile da sviscerare in un contesto semplice come la risposta ad una singola domanda, quindi ti invito a scegliere qualcuno con cui parlarne (se ritieni, penso di poterti aiutare a riguardo).
Una cosa che mi preme dirti però è che quel che tu definisci "normale", come opposto a "strano" o "differente" non dovrebbe angustiarti, perché la normalità in quel senso non esiste. Le proprie inclinazioni sessuali, o di identità di genere, sono fattori personali e, pertanto, sono cose che riguardano solo te e, al massimo, il tuo personale rapporto con la religione. Non devi "odiare" ciò che sei, anche perché in ottica religiosa, c'è un motivo se sei così.
Spero che le mie parole possano aiutarti.
Intanto ti ringrazio di aver condiviso la tua situazione che, mi rendo conto, non è affatto semplice. La convivenza tra i nostri desideri, le inclinazioni e le proprie convinzioni religiose è una materia molto complessa e difficile da sviscerare in un contesto semplice come la risposta ad una singola domanda, quindi ti invito a scegliere qualcuno con cui parlarne (se ritieni, penso di poterti aiutare a riguardo).
Una cosa che mi preme dirti però è che quel che tu definisci "normale", come opposto a "strano" o "differente" non dovrebbe angustiarti, perché la normalità in quel senso non esiste. Le proprie inclinazioni sessuali, o di identità di genere, sono fattori personali e, pertanto, sono cose che riguardano solo te e, al massimo, il tuo personale rapporto con la religione. Non devi "odiare" ciò che sei, anche perché in ottica religiosa, c'è un motivo se sei così.
Spero che le mie parole possano aiutarti.
Carissimo, mi sento di suggerirle la possibilità di intraprendere un percorso di psicoterapia finalizzato ad avere maggiore consapevolezza di sé, dei propri desideri e del significato di alcuni comportamenti (mi riferisco in particolare alla pornografia nella misura in cui diventa ossessiva e sembra la risposta ad un vuoto). Cercherei di spostarmi dal piano della colpa per muovere verso quello della comprensione. Resto a disposizione per qualsiasi cosa, anche da remoto, qualora lei lo desiderasse. Cordiali saluti. Dottor Massimo Montanaro.
Caro ragazzo, buongiorno. Ti ringrazio davvero per aver scritto con tanta sincerità. Quello che porti è delicato e capisco quanto possa essere fonte di confusione, vergogna e sofferenza, soprattutto alla tua età e dentro un sistema di valori religiosi per te importante. Queste emozioni mi arrivano bene. Voglio dirti subito una cosa fondamentale: non c’è nulla di “sbagliato” o di patologico in ciò che descrivi, anche se oggi lo vivi con molta angoscia. Prima di tutto: l’orientamento sessuale non nasce dalla pornografia, né dal fatto di essersi sentiti più vicini alle figure femminili o distanti dal mondo maschile. Molti bambini e ragazzi attraversano fasi di identificazione, curiosità, idealizzazione, senza che questo determini o “costruisca” un orientamento. L’attrazione per persone dello stesso sesso non è il risultato di un errore, di una mancanza o di un fallimento personale, è una dimensione della sessualità che emerge spontaneamente in una parte delle persone. Per quanto riguarda la pornografia è vero quello che intuisci: spesso non viene usata solo per eccitazione, ma per regolare emozioni come solitudine, bisogno di contatto, desiderio di essere visti, ammirazione, vulnerabilità. Questo vale per moltissime persone, indipendentemente dall’orientamento. Il fatto che tu abbia sviluppato comportamenti di controllo, confronto, cronometraggio dell’eccitazione è un segnale di ansia e di ossessività, non una “prova” su chi sei o su cosa dovresti essere.
Mi sembra importante poi normalizzare un altro aspetto: a 18 anni la sessualità è ancora in formazione, è fluida, esplorativa, spesso confusa. Fantasie, immagini, curiosità non definiscono automaticamente un’identità né un destino. Cercare di “misurarsi” continuamente, per capire se sei “etero abbastanza” o “omosessuale”, tende però ad alimentare l’ossessione e il malessere.
Rispetto alla fede, capisco quanto il conflitto sia forte. Ma ti invito a fare attenzione a una cosa: odiare una parte di te non ti porterà alla pace, né spirituale né psicologica. Anche all’interno di un percorso religioso, il lavoro non è schiacciare o cancellare ciò che senti, ma imparare a conoscerlo, comprenderlo e integrarlo in modo non distruttivo. La castità, se vissuta come repressione violenta e auto disprezzo, diventa solo fonte di colpa e sofferenza. Dire “vorrei essere normale come gli altri” fa capire quanto ti senti solo. Ma la normalità non è l’assenza di conflitti interiori ma avere uno spazio in cui poterli guardare senza paura. Per questo, più che cercare di “smettere” a tutti i costi o di combattere le attrazioni, potrebbe esserti davvero utile un percorso terapeutico in cui:
esplorare il tuo rapporto con il corpo e con il maschile; lavorare sul senso di solitudine e sul bisogno di legami profondi; ridurre il peso dell’ossessione e della colpa; costruire un rapporto più gentile e realistico con la tua sessualità. Se lo desideri, posso accompagnarti in questo percorso, anche online, in uno spazio sicuro, rispettoso della tua sensibilità e dei tuoi valori, senza giudizio e senza forzarti in nessuna direzione.
Nel frattempo ti ricordo che non sei rotto, non sei sbagliato e non sei solo.
Ti auguro una buona serata, dott.ssa Arianna Broglia
Mi sembra importante poi normalizzare un altro aspetto: a 18 anni la sessualità è ancora in formazione, è fluida, esplorativa, spesso confusa. Fantasie, immagini, curiosità non definiscono automaticamente un’identità né un destino. Cercare di “misurarsi” continuamente, per capire se sei “etero abbastanza” o “omosessuale”, tende però ad alimentare l’ossessione e il malessere.
Rispetto alla fede, capisco quanto il conflitto sia forte. Ma ti invito a fare attenzione a una cosa: odiare una parte di te non ti porterà alla pace, né spirituale né psicologica. Anche all’interno di un percorso religioso, il lavoro non è schiacciare o cancellare ciò che senti, ma imparare a conoscerlo, comprenderlo e integrarlo in modo non distruttivo. La castità, se vissuta come repressione violenta e auto disprezzo, diventa solo fonte di colpa e sofferenza. Dire “vorrei essere normale come gli altri” fa capire quanto ti senti solo. Ma la normalità non è l’assenza di conflitti interiori ma avere uno spazio in cui poterli guardare senza paura. Per questo, più che cercare di “smettere” a tutti i costi o di combattere le attrazioni, potrebbe esserti davvero utile un percorso terapeutico in cui:
esplorare il tuo rapporto con il corpo e con il maschile; lavorare sul senso di solitudine e sul bisogno di legami profondi; ridurre il peso dell’ossessione e della colpa; costruire un rapporto più gentile e realistico con la tua sessualità. Se lo desideri, posso accompagnarti in questo percorso, anche online, in uno spazio sicuro, rispettoso della tua sensibilità e dei tuoi valori, senza giudizio e senza forzarti in nessuna direzione.
Nel frattempo ti ricordo che non sei rotto, non sei sbagliato e non sei solo.
Ti auguro una buona serata, dott.ssa Arianna Broglia
Buongiorno, la ringrazio per la fiducia e per la profondità con cui ha raccontato il suo vissuto. Dalle sue parole emerge una grande sofferenza, ma anche una notevole capacità di riflessione e di ascolto di sé, che a 18 anni non è affatto scontata. Sta cercando di capire chi è, cosa desidera e come conciliare tutto questo con i suoi valori, e questo conflitto interno può diventare molto doloroso. È importante partire da un punto fondamentale: le attrazioni che una persona sperimenta non sono una colpa né una scelta deliberata. Non nascono perché “si è sbagliati” o perché si è fatto qualcosa di storto. Molte persone, soprattutto durante l’adolescenza e la prima età adulta, attraversano fasi di forte confusione identitaria, in cui il bisogno di appartenenza, di riconoscimento e di vicinanza emotiva si mescola all’eccitazione e alla scoperta del corpo. Il fatto che lei colleghi le sue attrazioni al sentirsi distante dal mondo maschile e al desiderio di relazione, condivisione e vulnerabilità è una lettura molto matura e sensata, non qualcosa di patologico. La pornografia, in questo contesto, sembra avere assunto una funzione che va oltre il semplice piacere fisico. Diventa uno spazio illusorio in cui cercare ciò che nella vita reale oggi le manca: sentirsi visto, accolto, in sintonia con un altro uomo, senza il rischio del rifiuto o del giudizio. Questo non dice nulla di “sbagliato” su di lei, ma racconta un bisogno emotivo legittimo che sta cercando una via di espressione. Quando poi subentra il controllo ossessivo, il confronto tra stimoli diversi, il cronometrare le reazioni, è come se la mente cercasse disperatamente una certezza che la rassicuri, ma finisse per aumentare ancora di più l’ansia e il dubbio. Il desiderio di essere “normale” e l’odio verso una parte di sé sono comprensibili se vissuti dentro un sistema di valori che sente molto importante. Tuttavia, quando una parte di sé viene combattuta con durezza, il rischio è che il conflitto interno si intensifichi anziché risolversi. Vivere la castità, se è una scelta autentica e sentita, non può basarsi sull’autodisprezzo o sulla repressione rabbiosa, ma su un percorso di conoscenza, rispetto e integrazione della propria esperienza interiore. Altrimenti diventa una lotta continua che logora e fa sentire sempre in colpa. Lei non è rotto, non è anomalo, non è meno degno degli altri. È un ragazzo che sta cercando di capire chi è, in un momento della vita in cui queste domande sono naturali e spesso dolorose. Lavorare sul ridurre l’isolamento emotivo, sul costruire relazioni autentiche, sul dare un nome ai propri bisogni senza giudicarli è spesso molto più utile che concentrarsi esclusivamente sull’eliminazione di certi comportamenti. Quando i bisogni trovano spazio in modo più sano e reale, alcune compulsioni tendono a perdere forza. Affrontare tutto questo da solo è molto faticoso. Un percorso di ascolto e confronto, in un contesto non giudicante, può aiutarla a fare chiarezza senza forzarla a diventare qualcun altro, ma accompagnandola a diventare più in pace con sé stesso e con le sue scelte. La sofferenza che prova merita rispetto e attenzione, non condanna. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Quello che descrivi è un vissuto di grande sofferenza e conflitto interiore, e merita ascolto senza giudizio. È importante chiarire che le attrazioni non sono scelte volontarie né “colpe”, e non si spiegano in modo lineare con l’infanzia o con la pornografia. Il disagio che senti oggi sembra derivare soprattutto dal tentativo di controllare, misurare e combattere i tuoi pensieri e impulsi, che finisce per renderli ancora più centrali e ossessivi. Anche la pornografia, più che una causa, può diventare una strategia disfunzionale per gestire solitudine, bisogno di contatto e di riconoscimento. Un percorso psicologico può aiutarti a distinguere ciò che è orientamento, ciò che è bisogno emotivo e ciò che è ossessione, restituendoti libertà interiore e serenità, senza forzature né lotte contro te stesso. La “normalità” non nasce dal cancellarsi, ma dal conoscersi e trovare un equilibrio possibile e sostenibile.
Il bisogno di vicinanza, relazioni ed intimità è più che normale. A 18 anni, poi, è ancora più normale che si cerchi la soddisfazione di questi bisogni attraverso canali sessuali.
Il fatto che le esperienze della tua vita ti abbiano portato a preferire il sesso femminile (come identificazione) e il corpo maschile (come gusto) non è una malattia o un fatto brutto, è solo uno dei tanti modi in cui la vita può andare: non stai facendo del male a nessuno.
Il fatto che la masturbazione e l'omosessualità siano peccati gravi, e che la vita in perfetta castità sia migliore, sono convinzioni culturali: sono cioè cose che hai imparato stando in un certo ambiente. Se fossi nato in un ambiente non cattolico, ad esempio, tutto ciò non ti sarebbe sembrato così peccaminoso.
Credo che il tuo attaccamento alla pornografia possa essere problematico solo nella misura in cui diventa un sostituto delle relazioni reali, ma che ci riferiamo a ragazze formose o uomini muscolosi non fa differenza. Si può essere normali, come gli altri, e avere attrazioni omosessuali. Le due cose non sono incompatibili.
Un abbraccio.
Il fatto che le esperienze della tua vita ti abbiano portato a preferire il sesso femminile (come identificazione) e il corpo maschile (come gusto) non è una malattia o un fatto brutto, è solo uno dei tanti modi in cui la vita può andare: non stai facendo del male a nessuno.
Il fatto che la masturbazione e l'omosessualità siano peccati gravi, e che la vita in perfetta castità sia migliore, sono convinzioni culturali: sono cioè cose che hai imparato stando in un certo ambiente. Se fossi nato in un ambiente non cattolico, ad esempio, tutto ciò non ti sarebbe sembrato così peccaminoso.
Credo che il tuo attaccamento alla pornografia possa essere problematico solo nella misura in cui diventa un sostituto delle relazioni reali, ma che ci riferiamo a ragazze formose o uomini muscolosi non fa differenza. Si può essere normali, come gli altri, e avere attrazioni omosessuali. Le due cose non sono incompatibili.
Un abbraccio.
Gentilissimo, grazie per questa sua preziosa condivisione. Sta affrontando un conflitto interno profondo, per questo le vorrei riconoscere che è stato molto coraggioso da parte sua parlarne.
Prima di tutto è importante sapere che le attrazioni sessuali e l'identità di genere possono essere aspetti complessi e variabili da persona a persona. Non esiste una "normalità" in senso universale; ognuno vive la propria identità in un modo unico e personale. E' naturale, quindi, esplorare e cercare di capire le proprie emozioni e le proprie attrazioni, specialmente in un periodo come l'adolescenza. Riguardo alla pornografia, come vede può fungere da rifugio per esplorare desideri e bisogni emotivi, ma può anche portare a conflitti e frustrazioni. E' positivo che sia consapevole dell'uso che ne fa e dell'impatto che ha su di lei. Potrebbe essere utile esplorare queste emozioni in un contesto protetto come una psicoterapia, in modo che possa lavorare più in profondità sui suoi vissuti e si possa sentire più sostenuto nel capire meglio i suoi desideri e nello sviluppare relazioni più autentiche e significative.
Per quanto riguarda le convinzioni religiose, invece, credo possa essere utile riflettere su come si allineino con la sua esperienza personale. La fede è certamente qualcosa che può offrire conforto e guida, ma è anche importante trovare un equilibrio fra le proprie credenze e ciò che si desidera.
Ricordi che non è solo in questa esperienza e che ci sono persone pronte ad ascoltarla e a supportarla. Un caro saluto
Dott. Alessandro Rigutti
Prima di tutto è importante sapere che le attrazioni sessuali e l'identità di genere possono essere aspetti complessi e variabili da persona a persona. Non esiste una "normalità" in senso universale; ognuno vive la propria identità in un modo unico e personale. E' naturale, quindi, esplorare e cercare di capire le proprie emozioni e le proprie attrazioni, specialmente in un periodo come l'adolescenza. Riguardo alla pornografia, come vede può fungere da rifugio per esplorare desideri e bisogni emotivi, ma può anche portare a conflitti e frustrazioni. E' positivo che sia consapevole dell'uso che ne fa e dell'impatto che ha su di lei. Potrebbe essere utile esplorare queste emozioni in un contesto protetto come una psicoterapia, in modo che possa lavorare più in profondità sui suoi vissuti e si possa sentire più sostenuto nel capire meglio i suoi desideri e nello sviluppare relazioni più autentiche e significative.
Per quanto riguarda le convinzioni religiose, invece, credo possa essere utile riflettere su come si allineino con la sua esperienza personale. La fede è certamente qualcosa che può offrire conforto e guida, ma è anche importante trovare un equilibrio fra le proprie credenze e ciò che si desidera.
Ricordi che non è solo in questa esperienza e che ci sono persone pronte ad ascoltarla e a supportarla. Un caro saluto
Dott. Alessandro Rigutti
Buonasera, mi dispiace che si percepisce in un modo così negativo. Da quello che menziona ha avuto un'infanzia difficile e sarebbe importante approfondire ed elaborare eventuali esperienze negative con il supporto di uno psicologo. Vi è da fare un percorso di conoscenza ed accettazione di sé stessi, districandosi nella confusione di come si pensa che si è o si dovrebbe essere. Attualmente si ritiene che l'omosessualità sia in gran parte genetica e che quindi l'orientamento sessuale sia dato da una pulsione naturale, che prescinde dalle esperienze. Tuttavia l'ambiente e le nostre esperienze hanno un impatto importante sulla personalità ed il nostro modo di vivere la sessualità. A seguito di esperienze relazionali deprivanti e/o difficili, l'individuo può esprimere attraverso la sessualità (e quindi le fantasie erotiche, l'utilizzo di pornografia, la masturbazione compulsiva) delle esigenze e richieste affettive, che corrispondo alle vie del desiderio. Ognuno ha un rapporto con la propria sessualità, purtroppo spesso legato a sentimenti di vergogna, ancora più "castranti" e danneggianti visto che si tratta di un'espressione spontanea della propria personalità, su cui l'individuo non ha controllo. Uno psicologo potrà guidarla in un percorso di conoscenza di sé stessi, delle proprie ombre, degli aspetti che odia, esplorando le radici della sua vergogna. Un caro saluto, dott.ssa Caterina Falessi
Gentile utente, grazie per aver condiviso la sua preoccupazione.
Provare attrazioni omosessuali, guardare pornografia e masturbarsi sono esperienze umane comuni, specialmente durante l'adolescenza. L'orientamento sessuale è complesso e fluido ed è giusto che lei voglia approfondire questa parte di sé.
Da quello che racconta sembrano essere presenti molti conflitti che sta cercando di comprendere e risolvere autonomamente ma questo spesso porta all'aumento di ansie e preoccupazioni.
Le consiglierei di prendere in considerazione la possibilità di iniziare un percorso terapeutico con un professionista che la aiuti a comprendere meglio sé stesso e vivere in armonia con i suoi valori e la sua identità e soprattutto con la serenità che merita.
Le auguro il meglio,
Dott. Daniele Migliore
Provare attrazioni omosessuali, guardare pornografia e masturbarsi sono esperienze umane comuni, specialmente durante l'adolescenza. L'orientamento sessuale è complesso e fluido ed è giusto che lei voglia approfondire questa parte di sé.
Da quello che racconta sembrano essere presenti molti conflitti che sta cercando di comprendere e risolvere autonomamente ma questo spesso porta all'aumento di ansie e preoccupazioni.
Le consiglierei di prendere in considerazione la possibilità di iniziare un percorso terapeutico con un professionista che la aiuti a comprendere meglio sé stesso e vivere in armonia con i suoi valori e la sua identità e soprattutto con la serenità che merita.
Le auguro il meglio,
Dott. Daniele Migliore
Buongiorno,
quanto riporti mostra una complessità emotiva significativa, che include l’identità sessuale, il rapporto con il corpo, le fantasie sessuali, il bisogno di vicinanza emotiva e il conflitto con le tue convinzioni religiose. È importante sottolineare che l’attrazione verso persone dello stesso sesso non è un “peccato” né una deviazione: fa parte della normale varietà dell’esperienza umana. I desideri e le fantasie sessuali non definiscono il valore o la moralità di una persona, anche se possono generare disagio quando entrano in conflitto con le proprie convinzioni o aspettative personali.
Il tuo uso della pornografia sembra rispondere a bisogni emotivi di connessione, vulnerabilità e idealizzazione corporea. Il fatto di avere difficoltà a interrompere questo comportamento, pur volendo farlo, può indicare un meccanismo di coping che non riesce a soddisfare completamente i tuoi bisogni affettivi e relazionali. Questo non significa che tu sia “anormale”, ma che ci sono aspetti emotivi e relazionali su cui potresti lavorare per sentirti più equilibrato.
Anche il senso di colpa legato alla religione può aumentare ansia, frustrazione e insoddisfazione rispetto a te stesso, rendendo più difficile accettare le tue emozioni e desideri. Un percorso con uno psicoterapeuta esperto può aiutarti a esplorare questi sentimenti senza giudizio, capire meglio i tuoi bisogni, sviluppare strategie per gestire comportamenti che senti problematici e costruire un rapporto più sereno con la tua identità e la tua sessualità.
In sintesi, quanto descrivi è complesso ma comprensibile: ciò che stai vivendo merita di essere affrontato con supporto professionale per aiutarti a trovare un equilibrio tra desideri, emozioni e convinzioni personali.
È quindi consigliabile approfondire quanto riportato con uno specialista.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
quanto riporti mostra una complessità emotiva significativa, che include l’identità sessuale, il rapporto con il corpo, le fantasie sessuali, il bisogno di vicinanza emotiva e il conflitto con le tue convinzioni religiose. È importante sottolineare che l’attrazione verso persone dello stesso sesso non è un “peccato” né una deviazione: fa parte della normale varietà dell’esperienza umana. I desideri e le fantasie sessuali non definiscono il valore o la moralità di una persona, anche se possono generare disagio quando entrano in conflitto con le proprie convinzioni o aspettative personali.
Il tuo uso della pornografia sembra rispondere a bisogni emotivi di connessione, vulnerabilità e idealizzazione corporea. Il fatto di avere difficoltà a interrompere questo comportamento, pur volendo farlo, può indicare un meccanismo di coping che non riesce a soddisfare completamente i tuoi bisogni affettivi e relazionali. Questo non significa che tu sia “anormale”, ma che ci sono aspetti emotivi e relazionali su cui potresti lavorare per sentirti più equilibrato.
Anche il senso di colpa legato alla religione può aumentare ansia, frustrazione e insoddisfazione rispetto a te stesso, rendendo più difficile accettare le tue emozioni e desideri. Un percorso con uno psicoterapeuta esperto può aiutarti a esplorare questi sentimenti senza giudizio, capire meglio i tuoi bisogni, sviluppare strategie per gestire comportamenti che senti problematici e costruire un rapporto più sereno con la tua identità e la tua sessualità.
In sintesi, quanto descrivi è complesso ma comprensibile: ciò che stai vivendo merita di essere affrontato con supporto professionale per aiutarti a trovare un equilibrio tra desideri, emozioni e convinzioni personali.
È quindi consigliabile approfondire quanto riportato con uno specialista.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno,
Dal modo in cui scrive emerge una grande capacità di riflessione, ma anche una sofferenza profonda, legata soprattutto al conflitto tra ciò che sente e ciò che pensa di dover essere.
Da una prospettiva sistemico-relazionale è importante partire da un punto fondamentale, ovvero che le attrazioni, i desideri e le fantasie non nascono mai da una singola causa né sono il risultato di un errore personale. Si costruiscono all’interno di una storia fatta di relazioni, identificazioni, legami affettivi e bisogni emotivi. Lei stesso coglie un aspetto molto rilevante quando collega l’uso della pornografia non solo alla sessualità, ma al desiderio di condivisione, vicinanza e vulnerabilità con un altro maschio, bisogni che sembrano non aver ancora trovato uno spazio reale in cui potersi esprimere.
La difficoltà nel sentirsi parte del mondo maschile, l’identificazione precoce con figure femminili e il senso di alienazione che descrive non vanno letti come prove che “qualcosa non va”, ma come tentativi comprensibili di trovare un luogo relazionale in cui sentirsi accolto e riconosciuto. In questo senso la pornografia può assumere una funzione compensativa e illusoria, non perché lei sia debole, ma perché in questa fase della vita molte relazioni significative sono ancora in costruzione.
Ciò che oggi sembra farla soffrire maggiormente non è soltanto l’attrazione in sé, ma il modo in cui si relaziona ad essa, ovvero il bisogno di controllarla, di misurarla, di confrontarla continuamente. Tutto questo parla di un conflitto interno molto intenso, in cui una parte di lei cerca di capire chi è, mentre un’altra la giudica e la condanna duramente. Quando un’esperienza viene vissuta come inaccettabile, spesso tende a ripresentarsi con maggiore forza, non perché sia sbagliata, ma perché chiede ascolto e significato.
È importante dirlo con chiarezza che l’attrazione omosessuale non è una patologia e non può essere eliminata con la forza, né attraverso il controllo né attraverso l’odio verso se stessi. Questo non significa sminuire o negare la sua fede, che rappresenta una parte importante della sua identità. Tuttavia, quando la fede diventa solo uno strumento di auto-condanna, rischia di trasformarsi in una fonte di sofferenza anziché di sostegno. Odiare una parte di sé difficilmente conduce alla pace interiore che lei desidera.
Quando scrive “vorrei essere normale”, sembra esprimere soprattutto un bisogno profondo di appartenenza, serenità e integrazione. Dal punto di vista psicologico, la normalità non coincide con l’assenza di conflitti, ma con la possibilità di abitare la propria complessità senza distruggersi. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla non a cambiare ciò che prova, ma a comprendere il significato relazionale dei suoi desideri, il ruolo che la pornografia ha assunto nella sua vita emotiva e il modo in cui la sua fede, la sua identità e i suoi bisogni possano dialogare senza escludersi a vicenda.
Lei non è sbagliato, non è solo e non è meno degli altri. Sta attraversando una fase difficile ma profondamente umana della crescita. Imparare a guardarsi con meno durezza può essere il primo passo verso quella pace che oggi sente lontana, ma che non è fuori dalla sua portata.
Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona giornata
Dal modo in cui scrive emerge una grande capacità di riflessione, ma anche una sofferenza profonda, legata soprattutto al conflitto tra ciò che sente e ciò che pensa di dover essere.
Da una prospettiva sistemico-relazionale è importante partire da un punto fondamentale, ovvero che le attrazioni, i desideri e le fantasie non nascono mai da una singola causa né sono il risultato di un errore personale. Si costruiscono all’interno di una storia fatta di relazioni, identificazioni, legami affettivi e bisogni emotivi. Lei stesso coglie un aspetto molto rilevante quando collega l’uso della pornografia non solo alla sessualità, ma al desiderio di condivisione, vicinanza e vulnerabilità con un altro maschio, bisogni che sembrano non aver ancora trovato uno spazio reale in cui potersi esprimere.
La difficoltà nel sentirsi parte del mondo maschile, l’identificazione precoce con figure femminili e il senso di alienazione che descrive non vanno letti come prove che “qualcosa non va”, ma come tentativi comprensibili di trovare un luogo relazionale in cui sentirsi accolto e riconosciuto. In questo senso la pornografia può assumere una funzione compensativa e illusoria, non perché lei sia debole, ma perché in questa fase della vita molte relazioni significative sono ancora in costruzione.
Ciò che oggi sembra farla soffrire maggiormente non è soltanto l’attrazione in sé, ma il modo in cui si relaziona ad essa, ovvero il bisogno di controllarla, di misurarla, di confrontarla continuamente. Tutto questo parla di un conflitto interno molto intenso, in cui una parte di lei cerca di capire chi è, mentre un’altra la giudica e la condanna duramente. Quando un’esperienza viene vissuta come inaccettabile, spesso tende a ripresentarsi con maggiore forza, non perché sia sbagliata, ma perché chiede ascolto e significato.
È importante dirlo con chiarezza che l’attrazione omosessuale non è una patologia e non può essere eliminata con la forza, né attraverso il controllo né attraverso l’odio verso se stessi. Questo non significa sminuire o negare la sua fede, che rappresenta una parte importante della sua identità. Tuttavia, quando la fede diventa solo uno strumento di auto-condanna, rischia di trasformarsi in una fonte di sofferenza anziché di sostegno. Odiare una parte di sé difficilmente conduce alla pace interiore che lei desidera.
Quando scrive “vorrei essere normale”, sembra esprimere soprattutto un bisogno profondo di appartenenza, serenità e integrazione. Dal punto di vista psicologico, la normalità non coincide con l’assenza di conflitti, ma con la possibilità di abitare la propria complessità senza distruggersi. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla non a cambiare ciò che prova, ma a comprendere il significato relazionale dei suoi desideri, il ruolo che la pornografia ha assunto nella sua vita emotiva e il modo in cui la sua fede, la sua identità e i suoi bisogni possano dialogare senza escludersi a vicenda.
Lei non è sbagliato, non è solo e non è meno degli altri. Sta attraversando una fase difficile ma profondamente umana della crescita. Imparare a guardarsi con meno durezza può essere il primo passo verso quella pace che oggi sente lontana, ma che non è fuori dalla sua portata.
Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona giornata
Sento di dirti che hai una buona consapevolezza di ciò che ti piace a livello di orientamento sessuale ed è una bella cosa. Il pensiero che ti fai rispetto all'associazione pornografia e regolazione delle emozioni è in parte vero, diversi studi mostrano come gli uomini adottino la strategia di visione dei porno per regolare le proprie emozioni, abbassare i propri livelli di ansia e sentirsi meglio con se stessi. Non c'è nulla di male in tutto ciò. Sul resto che hai detto mi piacerebbe approfondire e farti ulteriori domande. Contattami e sceglieremo il miglior percorso psicologico per te.
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