Scrivo perché sono arrivata a un punto della mia vita in cui a quasi 25 anni ho avuto solo relazioni
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Scrivo perché sono arrivata a un punto della mia vita in cui a quasi 25 anni ho avuto solo relazioni brevi e fallimentari a livello sentimentale, tanto da disperarmi se una semplice uscita conoscitiva con un ragazzo non va bene, reagisco quasi come se avessi chiuso una storia durata un anno, e reagisco così indistintamente a chi ho davanti, anche se la persona non mi soddisfa a pieno. Vorrei un vostro parere in merito, grazie a tutti...
Gentile utente,
la reazione intensa che descrive, anche di fronte a conoscenze molto brevi, può indicare una forte attivazione emotiva legata non tanto alla persona incontrata quanto al significato che Lei attribuisce alla relazione. Quando l’autostima o il senso di sicurezza nelle relazioni non sono pienamente consolidati, è possibile vivere ogni possibilità sentimentale come “decisiva”, e ogni interruzione come una perdita importante.
Questo può generare idealizzazioni, aspettative immediate e una sofferenza che non è proporzionata alla reale conoscenza della persona, ma a ciò che quella situazione rappresenta per Lei.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarLa a comprendere meglio i suoi bisogni affettivi, rafforzare le basi della sicurezza interiore e imparare a vivere gli inizi delle relazioni con maggiore calma, senza sentirsi travolta.
Resto a disposizione per approfondire.
Dott.ssa Sara Petroni
la reazione intensa che descrive, anche di fronte a conoscenze molto brevi, può indicare una forte attivazione emotiva legata non tanto alla persona incontrata quanto al significato che Lei attribuisce alla relazione. Quando l’autostima o il senso di sicurezza nelle relazioni non sono pienamente consolidati, è possibile vivere ogni possibilità sentimentale come “decisiva”, e ogni interruzione come una perdita importante.
Questo può generare idealizzazioni, aspettative immediate e una sofferenza che non è proporzionata alla reale conoscenza della persona, ma a ciò che quella situazione rappresenta per Lei.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarLa a comprendere meglio i suoi bisogni affettivi, rafforzare le basi della sicurezza interiore e imparare a vivere gli inizi delle relazioni con maggiore calma, senza sentirsi travolta.
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Gent.ma utente,
dalle sue parole si evince che sta assegnando molta importanza alla sfera sentimentale in questo periodo della sua vita. E' naturale che stia avvertendo frustrazione perché non accade ciò che la farebbe sentire soddisfatta in questo ambito. Sta concentrando molte risorse mentali ed emozionali sulla ricerca di qualcosa che, in realtà, dipende ben poco dal suo controllo e dalla sua volontà. Nel frattempo, toglie prezioso tempo a ricercare benessere e soddisfazione in altri ambiti della vita ugualmente importanti.
Per costruire un legame sentimentale profondo si devono allineare parecchie variabili. Il tempismo è una di queste variabili: spesso si incontrano persone che non sono nella nostra stessa traiettoria di vita, magari non hanno la stessa maturità, gli stessi interessi, non hanno avute esperienze simili alle nostre, oppure hanno dovuto affrontare traumi importanti. Altra variabile importante è che non tutti vogliono da un rapporto lo stesso livello di coinvolgimento e se una relazione è sbilanciata da una parte per impegno e motivazione, è destinata a spegnersi presto.
In amore non si devono avere aspettative. Le aspettative ci portano a ipotizzare ciò che pensa l'altra persona, o a farci pensare come dovrebbe comportarsi, cosa dovrebbe dire. Tutto questo crea più barriere che aperture, perché si teme di non essere in grado di gestire un rifiuto o un'opinione diversa dalla nostra e allora si preferisce non rischiare.
Sicuramente, avere qualche interesse in comune può aiutare a vivere le prime fasi di conoscenza con più leggerezza e meno stress: frequentare lo stesso corso di ballo, la stessa palestra, la stessa biblioteca. Si svolge un'attività piacevole di proprio interesse e si condividono emozioni positive con altre persone. Ma anche in questo caso, non si deve cade nella trappola di porsi obiettivi nel trovare una persona speciale.
Lavorare sulla propria autostima e conoscere le proprie priorità di benessere psicologico, aiuta a coltivare valori che possono guidarci in ogni circostanza, di fronte a ogni nuova conoscenza. Senza dipendere dall'opinione dell'altro, né dal suo giudizio. E senza essere costretti a esprimere un giudizio definitivo sull'altra persona, sulla base di una singola uscita o di una conversazione. Essere in armonia con sé stessi, consente di non temere il confronto e di dare il giusto beneficio del dubbio alle persone che si incontrano, per dar loro il tempo di manifestare, a loro volta, i valori e le qualità che li caratterizzano.
Insomma, ci sono molti pensieri che deve lasciar andare, soprattutto riguardo all'esito di una conoscenza o di un flirt. E valuti la possibilità di lavorare su queste reazioni emotive così forti che alimentano stress e ansia da frustrazione. Un percorso di crescita personale e gestione emotiva potrebbe aiutarla concretamente a modulare meglio queste risposte esagerate.
Resto a disposizione, Dott. Antonio Cortese
dalle sue parole si evince che sta assegnando molta importanza alla sfera sentimentale in questo periodo della sua vita. E' naturale che stia avvertendo frustrazione perché non accade ciò che la farebbe sentire soddisfatta in questo ambito. Sta concentrando molte risorse mentali ed emozionali sulla ricerca di qualcosa che, in realtà, dipende ben poco dal suo controllo e dalla sua volontà. Nel frattempo, toglie prezioso tempo a ricercare benessere e soddisfazione in altri ambiti della vita ugualmente importanti.
Per costruire un legame sentimentale profondo si devono allineare parecchie variabili. Il tempismo è una di queste variabili: spesso si incontrano persone che non sono nella nostra stessa traiettoria di vita, magari non hanno la stessa maturità, gli stessi interessi, non hanno avute esperienze simili alle nostre, oppure hanno dovuto affrontare traumi importanti. Altra variabile importante è che non tutti vogliono da un rapporto lo stesso livello di coinvolgimento e se una relazione è sbilanciata da una parte per impegno e motivazione, è destinata a spegnersi presto.
In amore non si devono avere aspettative. Le aspettative ci portano a ipotizzare ciò che pensa l'altra persona, o a farci pensare come dovrebbe comportarsi, cosa dovrebbe dire. Tutto questo crea più barriere che aperture, perché si teme di non essere in grado di gestire un rifiuto o un'opinione diversa dalla nostra e allora si preferisce non rischiare.
Sicuramente, avere qualche interesse in comune può aiutare a vivere le prime fasi di conoscenza con più leggerezza e meno stress: frequentare lo stesso corso di ballo, la stessa palestra, la stessa biblioteca. Si svolge un'attività piacevole di proprio interesse e si condividono emozioni positive con altre persone. Ma anche in questo caso, non si deve cade nella trappola di porsi obiettivi nel trovare una persona speciale.
Lavorare sulla propria autostima e conoscere le proprie priorità di benessere psicologico, aiuta a coltivare valori che possono guidarci in ogni circostanza, di fronte a ogni nuova conoscenza. Senza dipendere dall'opinione dell'altro, né dal suo giudizio. E senza essere costretti a esprimere un giudizio definitivo sull'altra persona, sulla base di una singola uscita o di una conversazione. Essere in armonia con sé stessi, consente di non temere il confronto e di dare il giusto beneficio del dubbio alle persone che si incontrano, per dar loro il tempo di manifestare, a loro volta, i valori e le qualità che li caratterizzano.
Insomma, ci sono molti pensieri che deve lasciar andare, soprattutto riguardo all'esito di una conoscenza o di un flirt. E valuti la possibilità di lavorare su queste reazioni emotive così forti che alimentano stress e ansia da frustrazione. Un percorso di crescita personale e gestione emotiva potrebbe aiutarla concretamente a modulare meglio queste risposte esagerate.
Resto a disposizione, Dott. Antonio Cortese
Buonasera, potrebbe essere utile fare dei colloqui psicologici per capire meglio perché in quel momento attribuisce tanto valore a un ragazzo o un’uscita anche se la persona non la soddisfa a pieno, non è la persona fisica ma è cosa rappresenta per lei quella persona o quell’uscita, il ruolo che ricompare in quel momento e perché ha tanto valore o importanza.
Resto disponibile per maggiori informazioni o per fissare un colloquio.
Grazie e buona giornata.
Dott.ssa Giulia Proietti
Resto disponibile per maggiori informazioni o per fissare un colloquio.
Grazie e buona giornata.
Dott.ssa Giulia Proietti
Salve,
le reazioni che emotive intense in seguito a conoscenze o brevi frequentazioni sicuramente indicano una forte sensibilità alla possibilità di un rifiuto o di una perdita.
Perché potrebbe essere molto utile un percorso psicologico? per comprendere meglio i meccanismi che si attivano, riconoscere i suoi bisogni affettivi sottostanti e poter sviluppare una modalità più funzionale per gestire le emozioni e le relazioni.
Un professionista può accompagnarla ad esplorare questi aspetti e a costruire una maggiore stabilità emotiva nella sfera sentimentale.
Grazie a lei per aver condiviso un pezzetto della sua storie e del suo sentire
le reazioni che emotive intense in seguito a conoscenze o brevi frequentazioni sicuramente indicano una forte sensibilità alla possibilità di un rifiuto o di una perdita.
Perché potrebbe essere molto utile un percorso psicologico? per comprendere meglio i meccanismi che si attivano, riconoscere i suoi bisogni affettivi sottostanti e poter sviluppare una modalità più funzionale per gestire le emozioni e le relazioni.
Un professionista può accompagnarla ad esplorare questi aspetti e a costruire una maggiore stabilità emotiva nella sfera sentimentale.
Grazie a lei per aver condiviso un pezzetto della sua storie e del suo sentire
Buongiorno. È normale avere delle aspettative e delle speranze quando si tratta di relazioni, ma è importante anche essere realisti e non mettere troppa pressione su ogni singola uscita o incontro.
Ricorda che hai 25 anni,
un'età giovane e che hai ancora molto tempo per esplorare e scoprire cosa vuoi veramente da una relazione. Non è raro avere delle relazioni brevi e fallimentari all'inizio, fa parte del processo di apprendimento e di crescita.
Il fatto che tu reagisca in modo eccessivo a ogni uscita conoscitiva potrebbe essere un segno che ti stai mettendo troppa pressione e che ti stai concentrando troppo sul risultato finale, invece di goderti il momento e la compagnia della persona che hai davanti.
Un consiglio che posso darti è di provare a rilassarti e a non prendere tutto così sul serio. Cerca di goderti le uscite e le conversazioni senza pensare troppo al futuro o a cosa potrebbe succedere. Fai domande, ascolta la persona e cerca di capire se c'è una vera connessione.
Inoltre, potrebbe essere utile riflettere su cosa ti spinge a reagire in questo modo. C'è qualcosa in particolare che ti fa sentire insicura o che ti fa pensare di non essere abbastanza? Parlare con un amico o un familiare di fiducia potrebbe aiutarti a capire meglio i tuoi sentimenti e a trovare un modo per gestire le tue emozioni. Potrebbe altresì essere utile fare una psicoterapia esplorativa per rendere maggiormente chiari quali sono le questioni sottese a quello che stai provan.
Cordiali saluti.
Ricorda che hai 25 anni,
un'età giovane e che hai ancora molto tempo per esplorare e scoprire cosa vuoi veramente da una relazione. Non è raro avere delle relazioni brevi e fallimentari all'inizio, fa parte del processo di apprendimento e di crescita.
Il fatto che tu reagisca in modo eccessivo a ogni uscita conoscitiva potrebbe essere un segno che ti stai mettendo troppa pressione e che ti stai concentrando troppo sul risultato finale, invece di goderti il momento e la compagnia della persona che hai davanti.
Un consiglio che posso darti è di provare a rilassarti e a non prendere tutto così sul serio. Cerca di goderti le uscite e le conversazioni senza pensare troppo al futuro o a cosa potrebbe succedere. Fai domande, ascolta la persona e cerca di capire se c'è una vera connessione.
Inoltre, potrebbe essere utile riflettere su cosa ti spinge a reagire in questo modo. C'è qualcosa in particolare che ti fa sentire insicura o che ti fa pensare di non essere abbastanza? Parlare con un amico o un familiare di fiducia potrebbe aiutarti a capire meglio i tuoi sentimenti e a trovare un modo per gestire le tue emozioni. Potrebbe altresì essere utile fare una psicoterapia esplorativa per rendere maggiormente chiari quali sono le questioni sottese a quello che stai provan.
Cordiali saluti.
Buon pomeriggio, innanzitutto, è ancora molto giovane, ha tempo di fare buone esperienze, non c'è da disperare. Le propongo una riflessione, da prendere in considerazione solo se ne sente una qualche risonanza: il forte desiderio può nascondere un altrettanto forte timore e il timore fa mettere distanza con l'altra persona (ci sarebbe da comprendere l'origine di questo timore), inoltre, una buona relazione con l'altro prevede una buona relazione con se stessi. Sarebbe importante partire da sé, concentrarsi su di sé, su quello che le piace, sulle sue amicizie, sul lavoro, sullo studio ecc. Un saluto, Ilaria Innocenti
Buonasera, credo che questa disperazione andrebbe approfondita. Se vuole possiamo sentirci per iniziare un percorso e capire cosa c'è che le impedisce di avere relazioni significative.
Salve,
è normale sentirsi travolti quando le relazioni passate non ci hanno dato sicurezza. A volte reagiamo in modo intenso anche a incontri brevi perché dentro di noi c’è tanta aspettativa e bisogno di connessione. Fermarti un momento a osservare le tue emozioni e capire i tuoi bisogni può aiutarti a reagire con più equilibrio. Se diventa troppo pesante, parlarne con uno psicologo può davvero aiutare.
Resto a disposizione per qualunque supporto in qualsiasi canale lei preferisce.
è normale sentirsi travolti quando le relazioni passate non ci hanno dato sicurezza. A volte reagiamo in modo intenso anche a incontri brevi perché dentro di noi c’è tanta aspettativa e bisogno di connessione. Fermarti un momento a osservare le tue emozioni e capire i tuoi bisogni può aiutarti a reagire con più equilibrio. Se diventa troppo pesante, parlarne con uno psicologo può davvero aiutare.
Resto a disposizione per qualunque supporto in qualsiasi canale lei preferisce.
Gentile utente, grazie per aver condiviso la tua situazione. Capisco quanto tutto questo possa essere doloroso e confondente ma quello che descrivi è più comune di quanto pensi e non parla di debolezza ma di bisogni emotivi molto forti che al momento si attivano anche in situazioni piccole.
Il fatto che tu soffra allo stesso modo anche quando la persona non ti convince davvero suggerisce che la tua reazione non è legata alla perdita di quella persona, ma a ciò che quella situazione rappresenta: il timore di restare sola; il desiderio di essere finalmente scelta; la speranza che “questa volta vada bene”. Quando l’uscita non va come vorresti, è come se andasse in frantumi un’idea, non solo un incontro.
Le relazioni brevi, poi, non sono un “fallimento”. Spesso queste esperienze non decollano non perché tu hai qualcosa che non va, ma per altri motivi: non c’erano davvero i presupposti; eri emotivamente investita troppo presto; attiravi o accettavi persone non in linea con ciò che cerchi pur di provare a costruire qualcosa. Tutto questo, però, può diventare un ciclo difficile da interrompere. L’intensità della tua reazione fa pensare a un bisogno affettivo insoddisfatto. Quando il bisogno di sentirsi amati, visti o confermati dagli altri è molto forte, anche un piccolo segnale viene vissuto come una conferma di “non essere abbastanza” o “non farcela mai”. È un sistema emotivo che si attiva automaticamente, non è una scelta.
Non significa che hai un problema serio: significa che c’è qualcosa dentro di te che chiede attenzione e cura.
Un percorso psicologico potrebbe esserti molto utile non perché “sei fragile”, ma perché stai vivendo uno schema emotivo che si ripete e che probabilmente nasce da esperienze precedenti: relazioni familiari, vissuti di abbandono o delusione, o semplicemente mancanza di validazione emotiva in età più giovane.
Volevo poi dirti che non sei in ritardo rispetto a nulla. A 25 anni sei pienamente dentro la fase in cui si sta imparando a scegliere, a capire cosa si vuole e cosa no.
Molte persone costruiscono relazioni solide anche dopo i 30, proprio perché arrivano più consapevoli. Quindi non stai “fallendo”: stai imparando.
Spero di esserti stato d'aiuto. Resto a disposizione. Un caro saluto.
Dott. Stefano Recchia
Il fatto che tu soffra allo stesso modo anche quando la persona non ti convince davvero suggerisce che la tua reazione non è legata alla perdita di quella persona, ma a ciò che quella situazione rappresenta: il timore di restare sola; il desiderio di essere finalmente scelta; la speranza che “questa volta vada bene”. Quando l’uscita non va come vorresti, è come se andasse in frantumi un’idea, non solo un incontro.
Le relazioni brevi, poi, non sono un “fallimento”. Spesso queste esperienze non decollano non perché tu hai qualcosa che non va, ma per altri motivi: non c’erano davvero i presupposti; eri emotivamente investita troppo presto; attiravi o accettavi persone non in linea con ciò che cerchi pur di provare a costruire qualcosa. Tutto questo, però, può diventare un ciclo difficile da interrompere. L’intensità della tua reazione fa pensare a un bisogno affettivo insoddisfatto. Quando il bisogno di sentirsi amati, visti o confermati dagli altri è molto forte, anche un piccolo segnale viene vissuto come una conferma di “non essere abbastanza” o “non farcela mai”. È un sistema emotivo che si attiva automaticamente, non è una scelta.
Non significa che hai un problema serio: significa che c’è qualcosa dentro di te che chiede attenzione e cura.
Un percorso psicologico potrebbe esserti molto utile non perché “sei fragile”, ma perché stai vivendo uno schema emotivo che si ripete e che probabilmente nasce da esperienze precedenti: relazioni familiari, vissuti di abbandono o delusione, o semplicemente mancanza di validazione emotiva in età più giovane.
Volevo poi dirti che non sei in ritardo rispetto a nulla. A 25 anni sei pienamente dentro la fase in cui si sta imparando a scegliere, a capire cosa si vuole e cosa no.
Molte persone costruiscono relazioni solide anche dopo i 30, proprio perché arrivano più consapevoli. Quindi non stai “fallendo”: stai imparando.
Spero di esserti stato d'aiuto. Resto a disposizione. Un caro saluto.
Dott. Stefano Recchia
Sembra sia tanto pesante per lei tutto questo, come se vivesse questi incontri come una perdita. Non conosco lei e la sua storia, ma forse ha tanto bisogno di essere scelta, di sentirsi al sicuro. Forse di fronte a lei, in questi incontri, si presentano anche tante aspettative. Probabilmente potrebbe essere utile, insieme all’aiuto di un professionista, domandarsi cosa desidera davvero. Spero possa occuparsi di tutto questo e viversi gli incontri senza tutto questo peso che sembra portarsi
Gentile utente,
Ho letto con attenzione le Sue parole e mi colpisce la lucidità con cui descrive ciò che Le accade: si rende conto che la Sua reazione è sproporzionata rispetto all'evento reale, eppure il dolore che sente è fortissimo e invalidante.
Il fatto che Lei si disperi "indistintamente", anche per persone che magari non Le piacevano davvero, è il punto cruciale su cui riflettere. Questo ci dice che la ferita non riguarda l'altro (che in quel momento è quasi un estraneo), ma riguarda Lei e la Sua storia. È molto probabile che stia caricando questi primi incontri di un significato che va oltre la semplice conoscenza: non sta cercando solo un partner, ma forse una conferma del Suo valore o una rassicurazione sul fatto di "andare bene".
Quando l'uscita non va come sperato, non soffre per la perdita di quel ragazzo specifico, ma sente riaprirsi una ferita più antica legata al non sentirsi scelta o al timore della solitudine. Vive il rifiuto (o il fallimento dell'incontro) come una conferma di una presunta inadeguatezza, ed è questo pensiero profondo a generare una disperazione così intensa, simile a un lutto.
A 25 anni è in una fase preziosa per lavorare su questi aspetti: si tratta di spostare il focus dal "bisogno di essere scelta" al "piacere di scegliere", imparando a dare valore a se stessa indipendentemente dallo sguardo altrui.
Se volesse approfondire queste dinamiche per comprenderne l'origine e spezzare questo circolo vizioso, resto a Sua completa disposizione per un consulto, anche in modalità online.
Un caro saluto,
Dott.ssa Eleonora Scancamarra
Ho letto con attenzione le Sue parole e mi colpisce la lucidità con cui descrive ciò che Le accade: si rende conto che la Sua reazione è sproporzionata rispetto all'evento reale, eppure il dolore che sente è fortissimo e invalidante.
Il fatto che Lei si disperi "indistintamente", anche per persone che magari non Le piacevano davvero, è il punto cruciale su cui riflettere. Questo ci dice che la ferita non riguarda l'altro (che in quel momento è quasi un estraneo), ma riguarda Lei e la Sua storia. È molto probabile che stia caricando questi primi incontri di un significato che va oltre la semplice conoscenza: non sta cercando solo un partner, ma forse una conferma del Suo valore o una rassicurazione sul fatto di "andare bene".
Quando l'uscita non va come sperato, non soffre per la perdita di quel ragazzo specifico, ma sente riaprirsi una ferita più antica legata al non sentirsi scelta o al timore della solitudine. Vive il rifiuto (o il fallimento dell'incontro) come una conferma di una presunta inadeguatezza, ed è questo pensiero profondo a generare una disperazione così intensa, simile a un lutto.
A 25 anni è in una fase preziosa per lavorare su questi aspetti: si tratta di spostare il focus dal "bisogno di essere scelta" al "piacere di scegliere", imparando a dare valore a se stessa indipendentemente dallo sguardo altrui.
Se volesse approfondire queste dinamiche per comprenderne l'origine e spezzare questo circolo vizioso, resto a Sua completa disposizione per un consulto, anche in modalità online.
Un caro saluto,
Dott.ssa Eleonora Scancamarra
Gentile,
Da ciò che descrive sembra che non siano tanto le singole conoscenze a farla stare male, quanto il significato che Lei attribuisce alla relazione e all’idea di “non riuscire”. È come se ogni volta che qualcosa non funziona, invece di leggerlo come una normale incompatibilità tra due persone, Lei lo vivesse come una conferma di un fallimento personale o della paura di rimanere sola. Questo spiega perché le sue reazioni emotive risultano così intense, anche quando la persona che aveva di fronte non la convinceva davvero.
Spesso questi vissuti nascono da bisogni affettivi molto forti, da una sensibilità elevata e dalla tendenza a investire emotivamente in anticipo, quasi nella speranza di “trovare finalmente qualcosa che funzioni”. Ma questo meccanismo rischia di farla soffrire due volte: prima nell’attesa, poi nella delusione.
Il punto da cui partire, più che chiedersi “perché ogni relazione finisce”, potrebbe essere osservare cosa accade dentro di Lei quando inizia a conoscere qualcuno: quali sono le paure che si attivano, quali aspettative entrano in gioco, quali significati attribuisce alla relazione prima ancora che possa davvero svilupparsi. L’obiettivo sarebbe imparare a conoscere l’altro senza sovraccaricare l’inizio di aspettative o timori, e senza mettere la sua autostima nelle mani dell’esito di un incontro.
Con un percorso mirato potrebbe lavorare proprio su questi schemi interni, così da vivere le nuove conoscenze in modo più equilibrato, senza che ogni uscita determini il suo valore personale.
Resto a disposizione
Dott.ssa Gloria Giacomin
Da ciò che descrive sembra che non siano tanto le singole conoscenze a farla stare male, quanto il significato che Lei attribuisce alla relazione e all’idea di “non riuscire”. È come se ogni volta che qualcosa non funziona, invece di leggerlo come una normale incompatibilità tra due persone, Lei lo vivesse come una conferma di un fallimento personale o della paura di rimanere sola. Questo spiega perché le sue reazioni emotive risultano così intense, anche quando la persona che aveva di fronte non la convinceva davvero.
Spesso questi vissuti nascono da bisogni affettivi molto forti, da una sensibilità elevata e dalla tendenza a investire emotivamente in anticipo, quasi nella speranza di “trovare finalmente qualcosa che funzioni”. Ma questo meccanismo rischia di farla soffrire due volte: prima nell’attesa, poi nella delusione.
Il punto da cui partire, più che chiedersi “perché ogni relazione finisce”, potrebbe essere osservare cosa accade dentro di Lei quando inizia a conoscere qualcuno: quali sono le paure che si attivano, quali aspettative entrano in gioco, quali significati attribuisce alla relazione prima ancora che possa davvero svilupparsi. L’obiettivo sarebbe imparare a conoscere l’altro senza sovraccaricare l’inizio di aspettative o timori, e senza mettere la sua autostima nelle mani dell’esito di un incontro.
Con un percorso mirato potrebbe lavorare proprio su questi schemi interni, così da vivere le nuove conoscenze in modo più equilibrato, senza che ogni uscita determini il suo valore personale.
Resto a disposizione
Dott.ssa Gloria Giacomin
Gentilissima, capisco quanto possa essere difficile sentirsi travolta da emozioni così intense, quasi come se ogni incontro fosse già una storia compiuta. A volte queste reazioni non parlano tanto del ragazzo che si ha davanti, quanto di un bisogno più profondo di sentirsi vista, scelta, riconosciuta. È come nelle tele di Chagall, dove le figure sembrano sospese nel vuoto; cercano un appiglio, più che un vero volto.
Non c’è nulla di “sbagliato” in quello che prova; semmai è un segnale prezioso di una sensibilità che merita cura. Potrebbe essere utile esplorare da dove nasce questa paura del vuoto relazionale, e come imparare a distinguere il desiderio autentico dall’urgenza di colmare una mancanza. Se lo desidera, possiamo approfondire insieme con calma.
Un caro saluto, Dott. Fabio Di Guglielmo
Non c’è nulla di “sbagliato” in quello che prova; semmai è un segnale prezioso di una sensibilità che merita cura. Potrebbe essere utile esplorare da dove nasce questa paura del vuoto relazionale, e come imparare a distinguere il desiderio autentico dall’urgenza di colmare una mancanza. Se lo desidera, possiamo approfondire insieme con calma.
Un caro saluto, Dott. Fabio Di Guglielmo
Ciao,
il fatto che tu reagisca allo stesso modo indipendentemente da chi incontri è un segnale importante: potrebbe non riguardare le relazioni, ma la tua esperienza interna.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarti molto a vivere le conoscenze con più serenità. Se vuoi, possiamo iniziare a parlarne insieme e capire come lavorarci.
il fatto che tu reagisca allo stesso modo indipendentemente da chi incontri è un segnale importante: potrebbe non riguardare le relazioni, ma la tua esperienza interna.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarti molto a vivere le conoscenze con più serenità. Se vuoi, possiamo iniziare a parlarne insieme e capire come lavorarci.
Da quello che descrivi, sembra che tu stia vivendo una forte difficoltà a regolare le emozioni legate all’attaccamento e alla delusione affettiva. Reagire in modo intenso a relazioni brevi o uscite conoscitive può indicare una sensibilità emotiva elevata, ma anche schemi di pensiero che amplificano il rifiuto percepito o la paura di non essere accettata. Non significa che ci sia qualcosa “di sbagliato” in te: è una difficoltà comune che può essere affrontata con strumenti psicologici mirati, come la terapia cognitivo-comportamentale o la psicoterapia focalizzata sulle relazioni e l’autostima. Lavorare su strategie per gestire l’ansia emotiva, la frustrazione e le aspettative verso se stessi e gli altri può aiutarti a vivere le relazioni con più serenità e consapevolezza.
Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso qualcosa di così personale. Ciò che descrive può essere davvero faticoso da gestire, soprattutto quando ogni nuova conoscenza sembra avere un “peso emotivo” più grande di quanto razionalmente vorrebbe attribuirle.
Spesso reazioni così intense non dipendono tanto dalla persona che si ha davanti, quanto da ciò che quella situazione attiva dentro di noi: aspettative, timori di rimanere soli, il desiderio di sentirsi scelti o confermati, vissuti legati al proprio valore personale. Quando questi aspetti restano sullo sfondo, può accadere che anche un semplice incontro venga vissuto come l’inizio o la fine di qualcosa di molto più importante, e che una delusione assuma il tono di una vera e propria perdita.
Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere meglio cosa scateni queste reazioni, da dove arrivino e come costruire un modo più sereno e stabile di vivere le relazioni e l’attesa di una relazione. Non si tratta di “avere qualcosa che non va”, ma di imparare ad ascoltarsi in profondità e a dare un posto chiaro ai propri bisogni affettivi.
Se desidera approfondire, sarò lieto di accompagnarla in questo lavoro.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Spesso reazioni così intense non dipendono tanto dalla persona che si ha davanti, quanto da ciò che quella situazione attiva dentro di noi: aspettative, timori di rimanere soli, il desiderio di sentirsi scelti o confermati, vissuti legati al proprio valore personale. Quando questi aspetti restano sullo sfondo, può accadere che anche un semplice incontro venga vissuto come l’inizio o la fine di qualcosa di molto più importante, e che una delusione assuma il tono di una vera e propria perdita.
Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere meglio cosa scateni queste reazioni, da dove arrivino e come costruire un modo più sereno e stabile di vivere le relazioni e l’attesa di una relazione. Non si tratta di “avere qualcosa che non va”, ma di imparare ad ascoltarsi in profondità e a dare un posto chiaro ai propri bisogni affettivi.
Se desidera approfondire, sarò lieto di accompagnarla in questo lavoro.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Buonasera, la sofferenza che prova dopo ogni incontro non parla tanto del ragazzo che ha davanti, quanto del posto che la relazione occupa per lei. È come se ogni volta mettesse in gioco qualcosa di molto più grande della semplice conoscenza: il bisogno di essere scelta, riconosciuta, confermata.
Per questo, anche un’uscita andata male diventa la fine di una “storia”: non per ciò che è accaduto, ma per ciò che lei vi proietta.
Il lavoro terapeutico può aiutarla proprio qui: capire da dove nasce questa attesa così intensa e perché il desiderio dell’altro pesa più del suo.
Quando si chiarisce questo punto, la relazione smette di essere un luogo di perdita e può diventare un incontro più libero.
Per questo, anche un’uscita andata male diventa la fine di una “storia”: non per ciò che è accaduto, ma per ciò che lei vi proietta.
Il lavoro terapeutico può aiutarla proprio qui: capire da dove nasce questa attesa così intensa e perché il desiderio dell’altro pesa più del suo.
Quando si chiarisce questo punto, la relazione smette di essere un luogo di perdita e può diventare un incontro più libero.
Buonasera,
sono Psicologa Psicoterapeuta sistemico relazionale, esperta in relazioni disfunzionali e dipendenza affettiva. Ha mai pensato di intraprendere un percorso di psicoterapia per indagare il suo vissuto?
Rimango a disposizione.
sono Psicologa Psicoterapeuta sistemico relazionale, esperta in relazioni disfunzionali e dipendenza affettiva. Ha mai pensato di intraprendere un percorso di psicoterapia per indagare il suo vissuto?
Rimango a disposizione.
Buongiorno,
capisco quanto possa essere faticoso vivere ogni nuova conoscenza come se fosse già una relazione importante. A volte non è il ragazzo in sé a farci stare male, ma il significato che attribuiamo all’inizio o alla fine di una possibile storia: paura di restare soli, bisogno di conferme, aspettative alte su di sé o sul futuro. È questo che rende la delusione così intensa, anche quando l’incontro è breve.
Per comprendere cosa accade davvero sarebbe utile capire come vive questi momenti: cosa pensa, cosa teme, quali emozioni si attivano e quali comportamenti la fanno stare peggio. Da qui si può lavorare in modo mirato per ridurre la pressione emotiva e vivere le nuove conoscenze con maggiore leggerezza.
Se desidera approfondire questi aspetti e trovare strategie efficaci per ritrovare equilibrio nelle relazioni, mi contatti: possiamo lavorarci insieme in modo concreto e in tempi brevi.
Un caro saluto,
Melania Monaco
capisco quanto possa essere faticoso vivere ogni nuova conoscenza come se fosse già una relazione importante. A volte non è il ragazzo in sé a farci stare male, ma il significato che attribuiamo all’inizio o alla fine di una possibile storia: paura di restare soli, bisogno di conferme, aspettative alte su di sé o sul futuro. È questo che rende la delusione così intensa, anche quando l’incontro è breve.
Per comprendere cosa accade davvero sarebbe utile capire come vive questi momenti: cosa pensa, cosa teme, quali emozioni si attivano e quali comportamenti la fanno stare peggio. Da qui si può lavorare in modo mirato per ridurre la pressione emotiva e vivere le nuove conoscenze con maggiore leggerezza.
Se desidera approfondire questi aspetti e trovare strategie efficaci per ritrovare equilibrio nelle relazioni, mi contatti: possiamo lavorarci insieme in modo concreto e in tempi brevi.
Un caro saluto,
Melania Monaco
Gentile Utente, buongiorno. Sono molto dispiaciuta per i vissuti di cui parla nel messaggio e posso comprendere la fatica di cui scrive. La prima riflessione che vorrei condividere con lei riguarda il fatto che nella relazione di coppia si è in due a partecipare, ognuno con le proprie attese, speranze, e con i possibili timori provenienti dalle nostre precedenti relazioni ed esperienze. Se le precedenti esperienze non sono andate come volevamo, a volte tendiamo a tenerci l'impatto faticoso che ci hanno lasciato, attribuendoci colpe che magari non abbiamo e vedendo ogni situazione che ci si prospetta davanti in modo condizionato dai nostri pregressi e da questo sentire. Sarebbe importante cercare di cogliere come si sente relativamente alle relazioni precedenti, cosa le hanno lasciato ad oggi. In seguito, le chiederei di approfondire perchè di fronte ad un allontanamento da parte di una persona ancora poco conosciuta, il momento del distacco rappresenta per lei un momento investito della difficoltà di cui parla. Potrebbe pensare di dedicarsi uno spazio e intraprendere un percorso psicologico per approfondire come si sente e quali pensieri accompagnano questi vissuti. Questa potrebbe essere un'occasione preziosa per conoscersi un po' di più e identificare strategie a suo vantaggio. Resto a disposizione. Un caro saluto, Dott.ssa Letizia Turchetto
Buongiorno, le consiglio di rivolgersi ad un professionista per approfondire le dinamiche di queste relazioni ed i suoi vissuti profondi. È possibile che la sua sofferenza sia legata ad un'angoscia di abbandono e ad una fragilità rispetto ad un senso di sicurezza interno. Se questo fosse il caso, è una problematica relativa a quella che viene definita l'area dell'attaccamento, che riguarda la capacità di rassicurarsi autonomamente e sentirsi stabili anche in situazioni di pericolo e di perdita. Potrebbe anche essere una tematica legata all'autostima, ovvero la percezione del senso del valore personale. Tali problematiche sono legate alla qualità delle esperienze precoci e profonde, è possibile lavorarvi con un professionista, ed è consigliabile un approccio relazionale. Spero che con le mie riflessioni abbia suscitato curiosità rispetto ai propri vissuti interni e portato speranza per una possibile evoluzione. Un caro saluto, dott.ssa Caterina Falessi
Buongiorno,
grazie per la condivisione, un elemento principale da dover considerare in queste situazioni è comprendere se ci sono degli schemi ricorrenti e delle situazioni sulle quali possiamo agire in prima persona; riflettere sul tema della responsabilità e del senso di errore.
Per affrontare tutti questi aspetti, e molti altri, potrebbe essere utile intraprendere un percorso di tipo psicologico.
Resto a disposizione, anche in modalità online.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Angelica Venanzetti
grazie per la condivisione, un elemento principale da dover considerare in queste situazioni è comprendere se ci sono degli schemi ricorrenti e delle situazioni sulle quali possiamo agire in prima persona; riflettere sul tema della responsabilità e del senso di errore.
Per affrontare tutti questi aspetti, e molti altri, potrebbe essere utile intraprendere un percorso di tipo psicologico.
Resto a disposizione, anche in modalità online.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Angelica Venanzetti
Gentile paziente,
la reazione che descrive non dipende dalla durata o dalla qualità della conoscenza, ma da ciò che rappresenta per lei l’idea di essere scelta e di costruire una relazione. Ogni volta che una conoscenza si interrompe, non sta perdendo davvero quella persona, ma sta riattivando una ferita più profonda: la paura di non essere abbastanza, di restare sola, di non riuscire mai a costruire un legame stabile.
Per questo il dolore è così intenso anche dopo un incontro breve. Non sta soffrendo per il ragazzo che ha di fronte, ma per tutto ciò che quella situazione simbolicamente tocca dentro di lei. È come se ogni fallimento confermasse una ferita antica, e la mente reagisce con un’intensità maggiore di quella che la realtà richiederebbe.
Queste dinamiche sono molto comuni nelle persone con un forte bisogno di conferma affettiva, con una storia relazionale fragile o con una bassa percezione del proprio valore. Si può lavorare su questo, e con i giusti strumenti è possibile imparare a vivere gli incontri in modo più sereno, senza viverli come prove da superare o come giudizi sul proprio valore.Un percorso psicologico può aiutarla a capire da dove nasce questa sensibilità, a rafforzare la sicurezza interiore e a costruire relazioni più stabili e meno dolorose.
Un caro saluto,
Dott.ssa Alina Mustatea, Psicologa clinica e giuridica, Psicodiagnosta clinica e forense, Coordinatore genitoriale
Se desidera approfondire, può prenotare una visita.
la reazione che descrive non dipende dalla durata o dalla qualità della conoscenza, ma da ciò che rappresenta per lei l’idea di essere scelta e di costruire una relazione. Ogni volta che una conoscenza si interrompe, non sta perdendo davvero quella persona, ma sta riattivando una ferita più profonda: la paura di non essere abbastanza, di restare sola, di non riuscire mai a costruire un legame stabile.
Per questo il dolore è così intenso anche dopo un incontro breve. Non sta soffrendo per il ragazzo che ha di fronte, ma per tutto ciò che quella situazione simbolicamente tocca dentro di lei. È come se ogni fallimento confermasse una ferita antica, e la mente reagisce con un’intensità maggiore di quella che la realtà richiederebbe.
Queste dinamiche sono molto comuni nelle persone con un forte bisogno di conferma affettiva, con una storia relazionale fragile o con una bassa percezione del proprio valore. Si può lavorare su questo, e con i giusti strumenti è possibile imparare a vivere gli incontri in modo più sereno, senza viverli come prove da superare o come giudizi sul proprio valore.Un percorso psicologico può aiutarla a capire da dove nasce questa sensibilità, a rafforzare la sicurezza interiore e a costruire relazioni più stabili e meno dolorose.
Un caro saluto,
Dott.ssa Alina Mustatea, Psicologa clinica e giuridica, Psicodiagnosta clinica e forense, Coordinatore genitoriale
Se desidera approfondire, può prenotare una visita.
Probabilmente il desiderio/bisogno di avere una relazione positiva è così forte da darle una sensazione di disperazione qualora un'uscita non va come si aspetta, riattivando il senso di fallimento che mi sembra associa alla dinamica sentimentale. Se ha la possibilità di intraprendere un lavoro psicologico, sarebbe importante approfondire questo suo bisogno. Cordialmente, Dott.ssa Bonomi
Buonasera, innanzitutto vorrei ringraziare per la fiducia con cui ha condiviso un punto così sentito della sua vita. La sua domanda è molto importante e rivela un profondo desiderio di comprendere meglio sé stessa e il suo modo di relazionarsi. La reazione successiva a queste situazioni sembra suggerire che l'uscita o la breve relazione non sono importanti in sé, ma importante è quello che attivano, cioè un significato emotivo preesistente. Lei sta cercando un equilibro ma invece di focalizzarsi sul “perché” finiscono, vorrei domandarle: ”cosa mantiene in vita questo modello di reazione?”
Spero di averle dato più punti di riflessione, per approfondire mi può contattare quando ne sente il bisogno. Saluti,
Dott.ssa Martina Prelati
Spero di averle dato più punti di riflessione, per approfondire mi può contattare quando ne sente il bisogno. Saluti,
Dott.ssa Martina Prelati
buonasera,
grazie per aver condiviso il suo stato d'animo.
La domanda che dovrebbe porsi è: perchè tendo a reagire in questo modo indipendentemente da chi ho davanti?
Spesso ci ostiniamo a voler così tanto qualcosa da perdere di vista il vero obiettivo; non esiste un'età limite entro quale trovare l'amore della vita, esiste però il tempo in cui si inizia ad amare anzitutto sè stessi con la consapevolezza che non possiamo costringerci a farci piacere chiunque solo perchè "deve andare bene".
grazie per aver condiviso il suo stato d'animo.
La domanda che dovrebbe porsi è: perchè tendo a reagire in questo modo indipendentemente da chi ho davanti?
Spesso ci ostiniamo a voler così tanto qualcosa da perdere di vista il vero obiettivo; non esiste un'età limite entro quale trovare l'amore della vita, esiste però il tempo in cui si inizia ad amare anzitutto sè stessi con la consapevolezza che non possiamo costringerci a farci piacere chiunque solo perchè "deve andare bene".
Buongiorno, per prima cosa le direi che è ancora molto giovane e ha tanto tempo davanti per costruire relazioni significative.
Non tutto è già scritto, anzi…
Probabilmente sarebbe utile lavorare su temi quali le aspettative su di sé e sugli altri, la fiducia, la sua concezione dell’amore, solo per citare alcuni aspetti che si possono esplorare in una buona psicoterapia.
Non tutto è già scritto, anzi…
Probabilmente sarebbe utile lavorare su temi quali le aspettative su di sé e sugli altri, la fiducia, la sua concezione dell’amore, solo per citare alcuni aspetti che si possono esplorare in una buona psicoterapia.
Salve, la ringrazio per aver condiviso una parte così delicata della sua vita. Da quello che racconta emerge una grande sensibilità e un forte desiderio di costruire qualcosa di significativo sul piano affettivo. Quando però ogni tentativo si conclude rapidamente o non come si spererebbe, può diventare molto difficile tenere insieme la fiducia in sé stessa e la speranza che qualcosa di buono possa davvero arrivare. La sua reazione intensa, quasi come se ogni conoscenza che non decolla fosse una vera e propria separazione, non è affatto insolita. Quando il bisogno emotivo di creare un legame è profondo, anche un incontro breve può assumere un peso simbolico importante. Non è tanto la persona specifica a farla stare male, quanto ciò che quella situazione rappresenta per lei. Ogni volta sembra di perdere l'idea di una possibilità, di un futuro condiviso, e questo può far scattare emozioni più forti della relazione stessa. È un po' come se il suo cuore reagisse alla delusione, piccola o grande che sia, allo stesso modo, perché ciò che teme davvero è di rimanere senza un legame stabile. A volte, quando si vive questa forma di sofferenza, può esserci anche la sensazione di non essere mai abbastanza o di dover fare in fretta, come se il tempo stesse scappando via e ogni occasione non andata a buon fine confermasse un'idea negativa su di sé. Questo genera un circolo difficile, perché ogni incontro viene vissuto con molta aspettativa e molta pressione, e questo amplifica ancora di più l'impatto emotivo quando qualcosa non va come sperato. Non significa che ci sia qualcosa di sbagliato in lei o nel modo in cui sente. Anzi, il fatto che reagisca così racconta quanto per lei sia importante la dimensione affettiva, e quanto desideri una relazione che possa darle stabilità, reciprocità e serenità. Il punto non è smettere di desiderarla, ma alleggerire quel peso interno che fa sì che ogni conoscenza si trasformi in una prova da superare o in un giudizio sul proprio valore. Un percorso di ascolto e comprensione potrebbe aiutarla a dare un significato più chiaro a queste emozioni, a distinguere la persona che ha davanti dal timore più profondo di rimanere sola, e a costruire un modo più tranquillo di entrare in contatto con gli altri. Spesso, quando ci si libera un po’ da quella pressione interna, diventa più semplice vivere gli incontri per quello che sono davvero, senza che ogni delusione si trasformi in un crollo emotivo. Lei non è la somma delle sue relazioni brevi, né le sue esperienze passate definiscono ciò che potrà costruire in futuro. Ha già un punto di forza importante: la capacità di interrogarsi, di chiedere aiuto, di voler capire. È un primo passo molto significativo. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Cara utente,
quello che racconti non parla solo delle relazioni brevi che non sono andate come speravi: parla soprattutto di come ogni incontro diventa per te un investimento emotivo enorme, molto più grande del tempo effettivo passato con quella persona. E questo è un punto importante da accogliere, non da giudicare, perché se reagisci così intensamente ogni volta, un motivo c’è. Un motivo che merita attenzione.
A volte il dolore che arriva dopo una singola uscita non riguarda affatto il ragazzo in sé, ma “quel posto” che lui va a toccare dentro di te: il desiderio di sentirti finalmente scelta, finalmente stabile, finalmente con qualcuno che rimanga. E quando questo non accade, non è la perdita di quella singola persona a farti crollare… ma la sensazione che si ripeta qualcosa, che si riapra un varco già noto, come se ogni delusione confermasse una paura più grande, più antica, che non ha a che fare con loro ma con te.
È per questo che dici che reagisci allo stesso modo “a prescindere da chi ho davanti”: non è l’altro a determinare il tuo dolore, è il significato che l’evento assume nella tua storia emotiva. È come se ogni volta si riattivasse lo stesso nodo, la stessa ferita, la stessa idea che forse l’amore per te sarà sempre così: breve, instabile, non ricambiato come vorresti.
Non posso dire quale sia precisamente il punto che ti fa soffrire così, ma potrei proporti un’altra possibilità da tenere accanto ai tuoi pensieri: può darsi che non sia il bisogno del ragazzo che ti fa soffrire, ma la paura della solitudine, del vuoto tra un incontro e l’altro, dell’idea di non riuscire a costruire qualcosa di stabile. E quando una persona porta dentro una grande aspettativa affettiva, ogni minimo contatto può diventare automaticamente un appiglio, una speranza, una proiezione. Non è debolezza, è un modo di funzionare che spesso nasce dalla mancanza di esperienze affettive rassicuranti alle spalle.
A volte è proprio in queste reazioni “disproporzionate” che si intravede la parte più vulnerabile di una persona, quella che chiede di essere ascoltata più a fondo. Non per cambiare chi sei, ma per capire cosa succede dentro di te ogni volta che qualcuno si avvicina… e poi si allontana.
Un percorso psicologico — se un giorno ti sentissi pronta — potrebbe aiutarti non tanto a “trovare il ragazzo giusto”, ma a capire che cos’è che in te fa così male quando un incontro non diventa subito qualcosa di stabile.
È lì, in quel passaggio, che sembra esserci tutto il tuo dolore.
Con cura,
dott.ssa Raffaella Pia Testa
quello che racconti non parla solo delle relazioni brevi che non sono andate come speravi: parla soprattutto di come ogni incontro diventa per te un investimento emotivo enorme, molto più grande del tempo effettivo passato con quella persona. E questo è un punto importante da accogliere, non da giudicare, perché se reagisci così intensamente ogni volta, un motivo c’è. Un motivo che merita attenzione.
A volte il dolore che arriva dopo una singola uscita non riguarda affatto il ragazzo in sé, ma “quel posto” che lui va a toccare dentro di te: il desiderio di sentirti finalmente scelta, finalmente stabile, finalmente con qualcuno che rimanga. E quando questo non accade, non è la perdita di quella singola persona a farti crollare… ma la sensazione che si ripeta qualcosa, che si riapra un varco già noto, come se ogni delusione confermasse una paura più grande, più antica, che non ha a che fare con loro ma con te.
È per questo che dici che reagisci allo stesso modo “a prescindere da chi ho davanti”: non è l’altro a determinare il tuo dolore, è il significato che l’evento assume nella tua storia emotiva. È come se ogni volta si riattivasse lo stesso nodo, la stessa ferita, la stessa idea che forse l’amore per te sarà sempre così: breve, instabile, non ricambiato come vorresti.
Non posso dire quale sia precisamente il punto che ti fa soffrire così, ma potrei proporti un’altra possibilità da tenere accanto ai tuoi pensieri: può darsi che non sia il bisogno del ragazzo che ti fa soffrire, ma la paura della solitudine, del vuoto tra un incontro e l’altro, dell’idea di non riuscire a costruire qualcosa di stabile. E quando una persona porta dentro una grande aspettativa affettiva, ogni minimo contatto può diventare automaticamente un appiglio, una speranza, una proiezione. Non è debolezza, è un modo di funzionare che spesso nasce dalla mancanza di esperienze affettive rassicuranti alle spalle.
A volte è proprio in queste reazioni “disproporzionate” che si intravede la parte più vulnerabile di una persona, quella che chiede di essere ascoltata più a fondo. Non per cambiare chi sei, ma per capire cosa succede dentro di te ogni volta che qualcuno si avvicina… e poi si allontana.
Un percorso psicologico — se un giorno ti sentissi pronta — potrebbe aiutarti non tanto a “trovare il ragazzo giusto”, ma a capire che cos’è che in te fa così male quando un incontro non diventa subito qualcosa di stabile.
È lì, in quel passaggio, che sembra esserci tutto il tuo dolore.
Con cura,
dott.ssa Raffaella Pia Testa
Ciao — grazie per aver condiviso qualcosa di così personale, ci vuole coraggio. Qui sotto trovi un quadro sintetico ma concreto di possibili spiegazioni e qualche strategia pratica che puoi provare subito. Ovviamente non è una diagnosi: è consigliabile approfondire con uno specialista.
Possibili meccanismi (non esaustivi)
Reazione intensa a piccole perdite o uscite che “non vanno bene”: può indicare una forte paura dell’abbandono o una difficoltà a tollerare l’incertezza nelle relazioni.
Pattern di relazioni brevi e insoddisfacenti: spesso dietro ci sono aspettative ideali (idealizzazione), bassa autostima, o una ricercata rapidità di legame che poi si rivela fragile.
Reagire ugualmente con chi “non ti soddisfa”: può essere una strategia difensiva (meglio chiudere in fretta che rischiare di essere ferita), oppure un segnale che la tua emotività prende il sopravvento rispetto a valutazioni più razionali.
Cose pratiche da provare subito
Fermati e osserva: prima di darti una reazione definitiva, prova a prenderti 24–48 ore per riflettere (anche solo mentalmente). Scrivi cosa è successo e cosa hai sentito.
Domande utili: “Questa reazione somiglia a qualcos’altro che ho provato in passato?”, “Sto valutando la persona per quello che è o per quello che temo di perdere?”.
Piccoli esperimenti: evita decisioni drastiche dopo la prima uscita; prova invece a programmare un secondo incontro solo per vedere come evolve senza aspettative di tipo “tutto o niente”.
Allenare la tolleranza all’incertezza: piccoli esercizi di esposizione (es. rimanere in contatto ma non affrettare l’etichetta) e pratiche di regolazione emotiva (respirazione, mindfulness breve).
Rafforza l’autostima: coltiva attività, amicizie e interessi che ti fanno sentire competente e completa anche fuori dalla relazione.
Quando rivolgersi a uno specialista
Se le reazioni ti provocano grande sofferenza, interferiscono con la vita quotidiana o si ripetono con lo stesso schema, vale la pena parlarne con una/uno psicologa/o. In terapia si esploreranno le radici del pattern (stili di attaccamento, esperienze passate, credenze su sé e gli altri) e si apprenderanno strumenti pratici per cambiare il modo di stare nelle relazioni. Approcci utili possono essere la terapia cognitivo-comportamentale, interventi focalizzati sulla regolazione emotiva e, se indicato, tecniche come EMDR o pratiche di Mindfulness.
Consiglio di approfondire con uno specialista.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Possibili meccanismi (non esaustivi)
Reazione intensa a piccole perdite o uscite che “non vanno bene”: può indicare una forte paura dell’abbandono o una difficoltà a tollerare l’incertezza nelle relazioni.
Pattern di relazioni brevi e insoddisfacenti: spesso dietro ci sono aspettative ideali (idealizzazione), bassa autostima, o una ricercata rapidità di legame che poi si rivela fragile.
Reagire ugualmente con chi “non ti soddisfa”: può essere una strategia difensiva (meglio chiudere in fretta che rischiare di essere ferita), oppure un segnale che la tua emotività prende il sopravvento rispetto a valutazioni più razionali.
Cose pratiche da provare subito
Fermati e osserva: prima di darti una reazione definitiva, prova a prenderti 24–48 ore per riflettere (anche solo mentalmente). Scrivi cosa è successo e cosa hai sentito.
Domande utili: “Questa reazione somiglia a qualcos’altro che ho provato in passato?”, “Sto valutando la persona per quello che è o per quello che temo di perdere?”.
Piccoli esperimenti: evita decisioni drastiche dopo la prima uscita; prova invece a programmare un secondo incontro solo per vedere come evolve senza aspettative di tipo “tutto o niente”.
Allenare la tolleranza all’incertezza: piccoli esercizi di esposizione (es. rimanere in contatto ma non affrettare l’etichetta) e pratiche di regolazione emotiva (respirazione, mindfulness breve).
Rafforza l’autostima: coltiva attività, amicizie e interessi che ti fanno sentire competente e completa anche fuori dalla relazione.
Quando rivolgersi a uno specialista
Se le reazioni ti provocano grande sofferenza, interferiscono con la vita quotidiana o si ripetono con lo stesso schema, vale la pena parlarne con una/uno psicologa/o. In terapia si esploreranno le radici del pattern (stili di attaccamento, esperienze passate, credenze su sé e gli altri) e si apprenderanno strumenti pratici per cambiare il modo di stare nelle relazioni. Approcci utili possono essere la terapia cognitivo-comportamentale, interventi focalizzati sulla regolazione emotiva e, se indicato, tecniche come EMDR o pratiche di Mindfulness.
Consiglio di approfondire con uno specialista.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno,
le difficoltà relazionali qui portate potrebbero meglio esser esplorate all'interno di uno spazio di ascolto più ampio che solo la psicoterapia potrebbe fornirle. Provi a parlarne con uno specialista, col tempo potrà trovare le risposte che cerca.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
le difficoltà relazionali qui portate potrebbero meglio esser esplorate all'interno di uno spazio di ascolto più ampio che solo la psicoterapia potrebbe fornirle. Provi a parlarne con uno specialista, col tempo potrà trovare le risposte che cerca.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Salve, grazie per questa condivisione. A quasi 25 anni (che è un’età giovanissima, anche se ora non ti sembra), quando hai avuto solo relazioni brevi o deludenti, può iniziare a formarsi una narrativa interna tipo:
“Forse c’è qualcosa che non va in me”
“Perché non riesco a costruire qualcosa di stabile?”
“Tutti sembrano andare avanti, io no”
Quindi quando un’uscita non va bene, non perdi solo quel ragazzo.
Perdi l’idea che “forse stavolta è la volta buona”.
Perdi un pezzo di speranza accumulata.
E il cervello reagisce come a una rottura vera, perché emotivamente avevi investito molto prima ancora che la relazione esistesse.
E il fatto che tu reagisca così anche se la persona non ti soddisfa pienamente è un dettaglio importantissimo. Può essere, che il dolore non sia per lui, ma per:
la paura di restare sola
il confronto con gli altri
il senso di “tempo che passa”
il bisogno di sentirti scelta.
Iniziare un percorso di supporto psicologico ( online o in presenza) può aiutare a far chiarezza avendo più consapevolezza di noi stessi, e di ogni emozione profonda sottostante. Resto a disposizione.
“Forse c’è qualcosa che non va in me”
“Perché non riesco a costruire qualcosa di stabile?”
“Tutti sembrano andare avanti, io no”
Quindi quando un’uscita non va bene, non perdi solo quel ragazzo.
Perdi l’idea che “forse stavolta è la volta buona”.
Perdi un pezzo di speranza accumulata.
E il cervello reagisce come a una rottura vera, perché emotivamente avevi investito molto prima ancora che la relazione esistesse.
E il fatto che tu reagisca così anche se la persona non ti soddisfa pienamente è un dettaglio importantissimo. Può essere, che il dolore non sia per lui, ma per:
la paura di restare sola
il confronto con gli altri
il senso di “tempo che passa”
il bisogno di sentirti scelta.
Iniziare un percorso di supporto psicologico ( online o in presenza) può aiutare a far chiarezza avendo più consapevolezza di noi stessi, e di ogni emozione profonda sottostante. Resto a disposizione.
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