Salve, sto attraversando un periodo “buio” nella relazione di convivenza con la mia compagna. Conv
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Salve, sto attraversando un periodo “buio” nella relazione di convivenza con la mia compagna.
Conviviamo da 13 anni, abbiamo un figlio di 6 anni ed abbiamo fatto i nostri sbagli e avuto i nostri alti e bassi nella relazione, ma recentemente la mia compagna mi ha comunicato di non essere felice ed avere dubbi sui sentimenti nei miei confronti.
Questo pare sia dovuto a tante piccole cose che nel tempo le hanno dato fastidio, non riesce ad essere se stessa per paura di non so cosa e ora è arrivata ad essere “piena” e forse anche un pochino chiusa in se stessa.
Per me è stato un fulmine a ciel sereno, arrivato cosi dal niente e invece a quanto pare è una situazione che si porta avanti da tempo, senza che io mi accorgessi di niente e senza che lei ne parlasse con me per cercare una soluzione. Ovviamente mi sento vuoto, sconfitto, ma anche speranzoso che la situazione possa risolversi positivamente per poter tornare ad essere la famiglia che eravamo, anzi forse anche migliore andando a correggere quelli aspetti che potrebbero aver portato a questa situazione.
La mia più grande paura è ovviamente la sofferenza che potrebbe avere il bimbo, ma anche il fatto di “buttar via” quello che è stato costruito con fatica e impegno in tutti questi anni.
Non credo di averle mai fatto mancare niente, anzi è sempre stata libera di fare le sue cose, anche se alcune mi creavano delle preoccupazioni/perplessità che non ho mai nascosto, ma lei spesso ignorato.
Io mi sono reso più che disponibile a cercare di trovare una soluzione, a lavorare su noi per cercare di migliorare sugli aspetti che hanno portato a questo e ho teso la mano, ma da parte sua non capisco se questa volontà ci sia o meno, come se fosse intrappolata in un limbo e non riesco a comprendere come sia possibile questa freddezza dopo 13 anni e una famiglia costruita.
Sto cominciando ad avere grandi dubbi, tipo che sia stata con me fino ad oggi, nonostante questo suo “disagio”, solo per comodità e per paura di non restare sola, visto che i genitori vivono in un altro stato e quindi di essere stato utilizzato e preso in giro.
Come dovrei comportarmi adesso? Potremmo provare ad intraprendere inizialmente un percorso di coppia insieme ed eventualmente, se reputato necessario, in seguito anche singolarmente per poter affrontare questa problematica che stiamo vivendo?
Grazie
Conviviamo da 13 anni, abbiamo un figlio di 6 anni ed abbiamo fatto i nostri sbagli e avuto i nostri alti e bassi nella relazione, ma recentemente la mia compagna mi ha comunicato di non essere felice ed avere dubbi sui sentimenti nei miei confronti.
Questo pare sia dovuto a tante piccole cose che nel tempo le hanno dato fastidio, non riesce ad essere se stessa per paura di non so cosa e ora è arrivata ad essere “piena” e forse anche un pochino chiusa in se stessa.
Per me è stato un fulmine a ciel sereno, arrivato cosi dal niente e invece a quanto pare è una situazione che si porta avanti da tempo, senza che io mi accorgessi di niente e senza che lei ne parlasse con me per cercare una soluzione. Ovviamente mi sento vuoto, sconfitto, ma anche speranzoso che la situazione possa risolversi positivamente per poter tornare ad essere la famiglia che eravamo, anzi forse anche migliore andando a correggere quelli aspetti che potrebbero aver portato a questa situazione.
La mia più grande paura è ovviamente la sofferenza che potrebbe avere il bimbo, ma anche il fatto di “buttar via” quello che è stato costruito con fatica e impegno in tutti questi anni.
Non credo di averle mai fatto mancare niente, anzi è sempre stata libera di fare le sue cose, anche se alcune mi creavano delle preoccupazioni/perplessità che non ho mai nascosto, ma lei spesso ignorato.
Io mi sono reso più che disponibile a cercare di trovare una soluzione, a lavorare su noi per cercare di migliorare sugli aspetti che hanno portato a questo e ho teso la mano, ma da parte sua non capisco se questa volontà ci sia o meno, come se fosse intrappolata in un limbo e non riesco a comprendere come sia possibile questa freddezza dopo 13 anni e una famiglia costruita.
Sto cominciando ad avere grandi dubbi, tipo che sia stata con me fino ad oggi, nonostante questo suo “disagio”, solo per comodità e per paura di non restare sola, visto che i genitori vivono in un altro stato e quindi di essere stato utilizzato e preso in giro.
Come dovrei comportarmi adesso? Potremmo provare ad intraprendere inizialmente un percorso di coppia insieme ed eventualmente, se reputato necessario, in seguito anche singolarmente per poter affrontare questa problematica che stiamo vivendo?
Grazie
Buongiorno,
nella sua situazione sicuramente sarebbe consigliabile intraprendere un percorso di coppia come primo step. In seguito, un percorso personale ed individuale può sempre aiutare per avere chiara la propria visione come individuo, all'interno della coppia e non.
Buona giornata!
nella sua situazione sicuramente sarebbe consigliabile intraprendere un percorso di coppia come primo step. In seguito, un percorso personale ed individuale può sempre aiutare per avere chiara la propria visione come individuo, all'interno della coppia e non.
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Buongiorno, grazie per ciò che ha condiviso. Avverto un senso di smarrimento e di dolore per la distanza che si è creata. Credo che sia importante per lei in questo momento condividere apertamente con la sua compagna il suo desiderio di intraprendere un percorso di coppia, per costruire un equilibrio nuovo e più autentico. Inoltre, sento che il carico emotivo, in questo periodo, è particolarmente pesante. Quindi, potrebbe essere importante valutare la possibilità di un suo percorso psicologico personale.
Resto disponibile per un consulto.
Dott.ssa Claudia Pica
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Dott.ssa Claudia Pica
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso una situazione così delicata e carica di emozioni.
Quello che sta vivendo è profondamente comprensibile: sentirsi spiazzati, vuoti e confusi quando il partner esprime dubbi dopo tanti anni insieme può essere molto doloroso, soprattutto quando per lei è arrivato come un “fulmine a ciel sereno”. Allo stesso tempo, emerge anche il suo desiderio di comprendere, di riparare e di proteggere ciò che avete կառուցito, inclusa la vostra famiglia.
Da ciò che racconta, sembra che la sua compagna abbia accumulato nel tempo vissuti e fatiche che non è riuscita a esprimere apertamente, arrivando oggi a un senso di saturazione emotiva. Questo, purtroppo, è più frequente di quanto si pensi: non sempre i segnali sono evidenti, e non sempre chi li vive riesce a comunicarli prima che diventino “troppo pieni”.
Il fatto che lei oggi sia disponibile a mettersi in discussione e a lavorare sulla relazione è un elemento molto importante. Tuttavia, una relazione si costruisce (e si ripara) in due: è fondamentale capire se anche la sua compagna, al di là della confusione che sta vivendo, sia disposta ad avvicinarsi a questo percorso.
Rispetto ai dubbi che sta iniziando ad avere (ad esempio l’idea di essere stato “utilizzato”), è comprensibile che emergano in un momento di incertezza e dolore, ma è importante trattarli con cautela: spesso, quando ci sentiamo feriti, la mente cerca spiegazioni che possano dare un senso immediato alla sofferenza, anche se non sempre corrispondono alla realtà.
La proposta che fa di intraprendere un percorso di coppia è assolutamente valida e, anzi, spesso rappresenta uno spazio protetto in cui entrambi i partner possono esprimersi, comprendersi e valutare insieme come proseguire, sia nella direzione di un riavvicinamento sia, eventualmente, in quella di una separazione più consapevole e rispettosa.
Parallelamente, anche uno spazio individuale può aiutarla a sostenere questo momento, a chiarire i suoi bisogni e a gestire le emozioni che sta attraversando.
Infine, rispetto a suo figlio: è naturale che la sua preoccupazione sia molto forte. I bambini soffrono soprattutto nei contesti di tensione non gestita o non spiegata; al contrario, possono essere tutelati quando gli adulti riescono, anche nella difficoltà, a mantenere un clima rispettoso e coerente.
Il punto, ora, non è avere subito tutte le risposte, ma creare le condizioni per poterle cercare insieme — se entrambi lo desiderate.
Resto a disposizione, anche per consulenze online, qualora voglia approfondire questo momento in modo più personale e guidato.
Un caro saluto,
Psicologa Alessia Mariosa
(ricevo anche online)
la ringrazio per aver condiviso una situazione così delicata e carica di emozioni.
Quello che sta vivendo è profondamente comprensibile: sentirsi spiazzati, vuoti e confusi quando il partner esprime dubbi dopo tanti anni insieme può essere molto doloroso, soprattutto quando per lei è arrivato come un “fulmine a ciel sereno”. Allo stesso tempo, emerge anche il suo desiderio di comprendere, di riparare e di proteggere ciò che avete կառուցito, inclusa la vostra famiglia.
Da ciò che racconta, sembra che la sua compagna abbia accumulato nel tempo vissuti e fatiche che non è riuscita a esprimere apertamente, arrivando oggi a un senso di saturazione emotiva. Questo, purtroppo, è più frequente di quanto si pensi: non sempre i segnali sono evidenti, e non sempre chi li vive riesce a comunicarli prima che diventino “troppo pieni”.
Il fatto che lei oggi sia disponibile a mettersi in discussione e a lavorare sulla relazione è un elemento molto importante. Tuttavia, una relazione si costruisce (e si ripara) in due: è fondamentale capire se anche la sua compagna, al di là della confusione che sta vivendo, sia disposta ad avvicinarsi a questo percorso.
Rispetto ai dubbi che sta iniziando ad avere (ad esempio l’idea di essere stato “utilizzato”), è comprensibile che emergano in un momento di incertezza e dolore, ma è importante trattarli con cautela: spesso, quando ci sentiamo feriti, la mente cerca spiegazioni che possano dare un senso immediato alla sofferenza, anche se non sempre corrispondono alla realtà.
La proposta che fa di intraprendere un percorso di coppia è assolutamente valida e, anzi, spesso rappresenta uno spazio protetto in cui entrambi i partner possono esprimersi, comprendersi e valutare insieme come proseguire, sia nella direzione di un riavvicinamento sia, eventualmente, in quella di una separazione più consapevole e rispettosa.
Parallelamente, anche uno spazio individuale può aiutarla a sostenere questo momento, a chiarire i suoi bisogni e a gestire le emozioni che sta attraversando.
Infine, rispetto a suo figlio: è naturale che la sua preoccupazione sia molto forte. I bambini soffrono soprattutto nei contesti di tensione non gestita o non spiegata; al contrario, possono essere tutelati quando gli adulti riescono, anche nella difficoltà, a mantenere un clima rispettoso e coerente.
Il punto, ora, non è avere subito tutte le risposte, ma creare le condizioni per poterle cercare insieme — se entrambi lo desiderate.
Resto a disposizione, anche per consulenze online, qualora voglia approfondire questo momento in modo più personale e guidato.
Un caro saluto,
Psicologa Alessia Mariosa
(ricevo anche online)
La ringrazio per aver condiviso una situazione così delicata e carica di significato. Da come descrive ciò che sta vivendo, emerge tutta la fatica, il senso di smarrimento e anche il desiderio sincero di comprendere e recuperare la relazione. È importante dirle che quello che sta accadendo, per quanto doloroso, è più frequente di quanto si pensi nelle relazioni lunghe: spesso il “fulmine a ciel sereno” per uno dei due è in realtà l’esito di vissuti rimasti in silenzio nell’altro.
Il fatto che la sua compagna oggi si senta “piena” e forse chiusa, e che lei si senta spiazzato e ferito, racconta di una distanza che si è costruita nel tempo senza trovare uno spazio di espressione autentica. Non è necessariamente segno che “tutto è finito”, ma piuttosto che qualcosa nella relazione chiede di essere visto, ascoltato e rinegoziato.
Comprendo anche i suoi dubbi e i pensieri legati all’idea di essere stato “usato”: quando manca chiarezza e si riceve freddezza, la mente cerca spiegazioni per proteggersi dal dolore. Tuttavia, spesso queste ipotesi rischiano di allontanare ulteriormente dal contatto reale con l’altro e con ciò che sta accadendo nel presente.
Quello che può fare ora non è tanto trovare subito risposte definitive, ma creare le condizioni perché possano emergere. In questo senso, la sua disponibilità a lavorare sulla relazione è un elemento molto importante.
Un percorso di coppia può essere uno spazio protetto in cui:
dare voce a ciò che è rimasto inespresso da entrambe le parti
comprendere i bisogni emotivi profondi che stanno emergendo ora
trasformare questo momento critico in un’opportunità di evoluzione della relazione, qualunque direzione prenderà
Se necessario, il lavoro può essere affiancato anche da momenti individuali, proprio per aiutare ciascuno a chiarire i propri vissuti e ritrovare una posizione più consapevole dentro la relazione.
Il fatto che lei oggi si stia ponendo queste domande è già un primo passo importante: indica presenza, responsabilità e desiderio di comprendere, che sono basi fondamentali su cui si può lavorare.
Se lo desidera, possiamo fissare un primo incontro (anche online) per approfondire meglio la vostra situazione e capire insieme come impostare un eventuale percorso, rispettando i tempi e le disponibilità di entrambi.
Resto a disposizione, un caro saluto.
Il fatto che la sua compagna oggi si senta “piena” e forse chiusa, e che lei si senta spiazzato e ferito, racconta di una distanza che si è costruita nel tempo senza trovare uno spazio di espressione autentica. Non è necessariamente segno che “tutto è finito”, ma piuttosto che qualcosa nella relazione chiede di essere visto, ascoltato e rinegoziato.
Comprendo anche i suoi dubbi e i pensieri legati all’idea di essere stato “usato”: quando manca chiarezza e si riceve freddezza, la mente cerca spiegazioni per proteggersi dal dolore. Tuttavia, spesso queste ipotesi rischiano di allontanare ulteriormente dal contatto reale con l’altro e con ciò che sta accadendo nel presente.
Quello che può fare ora non è tanto trovare subito risposte definitive, ma creare le condizioni perché possano emergere. In questo senso, la sua disponibilità a lavorare sulla relazione è un elemento molto importante.
Un percorso di coppia può essere uno spazio protetto in cui:
dare voce a ciò che è rimasto inespresso da entrambe le parti
comprendere i bisogni emotivi profondi che stanno emergendo ora
trasformare questo momento critico in un’opportunità di evoluzione della relazione, qualunque direzione prenderà
Se necessario, il lavoro può essere affiancato anche da momenti individuali, proprio per aiutare ciascuno a chiarire i propri vissuti e ritrovare una posizione più consapevole dentro la relazione.
Il fatto che lei oggi si stia ponendo queste domande è già un primo passo importante: indica presenza, responsabilità e desiderio di comprendere, che sono basi fondamentali su cui si può lavorare.
Se lo desidera, possiamo fissare un primo incontro (anche online) per approfondire meglio la vostra situazione e capire insieme come impostare un eventuale percorso, rispettando i tempi e le disponibilità di entrambi.
Resto a disposizione, un caro saluto.
Buonasera, mi sembra che lei abbia già individuato una possibilità di affrontare questa problematica che riporta legata alla sua coppia e alla sua famiglia. Potrebbe essere per voi un'ottima chance di mettere sul piatto quello che negli anni ha logorato la relazione, portandovi oggi ad affrontare un periodo di crisi. Sicuramente intraprendere un percorso di coppia non è una scelta semplice dal punto di vista emotivo, ma d'altronde non lo è nemmeno perdurare in questo stato di tristezza e tensione fra le mura di casa. Vi auguro di poter affrontare i nodi del vostro rapporto e trovare una risoluzione, in qualsiasi direzione. Un saluto
Gentilissimo,
non è facile vivere un momento così disorientante, ma il fatto che lei si stia ponendo delle domande e stia cercando di comprendere come poter risolvere indica una grande risorsa per la coppia.
La sensazione di aver vissuto due rapporti diversi è dovuto al fatto che lei abbia vissuto questa comunicazione come qualcosa di inaspettato mentre la sua compagna sembra vivere da molto tempo una situazione di difficoltà. Questo può creare confusione per entrambi e il timore di dover mettere in dubbio molti aspetti che prima erano certi.
In questa fase, potrebbe essere più utile mantenere una posizione aperta e curiosa rispetto all’esperienza dell’altro, anche se faticosa.
L'idea di un possibile percorso di coppia è sicuramente pertinente: potrebbe aiutare entrambi a comprendere in maniera più approfondite le dinamiche che hanno causato questa sofferenza ed eventualmente riuscire e valutare insieme se e come proseguire. Percorsi individuali possono affiancarsi per sostenere l’elaborazione personale, tenete a mente anche questa possibilità.
Auguro ad entrambi il meglio,
Dott. Daniele Migliore
non è facile vivere un momento così disorientante, ma il fatto che lei si stia ponendo delle domande e stia cercando di comprendere come poter risolvere indica una grande risorsa per la coppia.
La sensazione di aver vissuto due rapporti diversi è dovuto al fatto che lei abbia vissuto questa comunicazione come qualcosa di inaspettato mentre la sua compagna sembra vivere da molto tempo una situazione di difficoltà. Questo può creare confusione per entrambi e il timore di dover mettere in dubbio molti aspetti che prima erano certi.
In questa fase, potrebbe essere più utile mantenere una posizione aperta e curiosa rispetto all’esperienza dell’altro, anche se faticosa.
L'idea di un possibile percorso di coppia è sicuramente pertinente: potrebbe aiutare entrambi a comprendere in maniera più approfondite le dinamiche che hanno causato questa sofferenza ed eventualmente riuscire e valutare insieme se e come proseguire. Percorsi individuali possono affiancarsi per sostenere l’elaborazione personale, tenete a mente anche questa possibilità.
Auguro ad entrambi il meglio,
Dott. Daniele Migliore
Buonasera,
da ciò che racconti si sente quanto questa situazione ti abbia colto di sorpresa e quanto dolore, smarrimento e paura stia portando con sé. Dopo tanti anni insieme e con una famiglia costruita, è comprensibile sentirsi vuoti, confusi e allo stesso tempo aggrappati alla speranza di poter ritrovare un equilibrio.
Nelle relazioni lunghe può capitare che alcuni vissuti, piccoli disagi o bisogni non espressi si accumulino nel tempo e vengano comunicati solo quando diventano molto pesanti. Questo non significa necessariamente che tutto ciò che avete costruito sia stato falso o “per comodità”, ma piuttosto che qualcosa nella relazione, nel tempo, ha smesso di trovare uno spazio di ascolto reciproco.
In un momento come questo, spesso il primo passo utile è provare a creare uno spazio di dialogo più sicuro e guidato. Un percorso di terapia di coppia può essere un’opportunità preziosa proprio per questo: aiutare entrambi a dare voce ai vissuti, comprendere meglio cosa sta accadendo e capire se e come ricostruire un equilibrio nella relazione. A volte, accanto al lavoro di coppia, può essere utile anche uno spazio individuale per elaborare le proprie emozioni e ritrovare maggiore chiarezza.
Il fatto che tu stia cercando di capire come muoverti e sia disponibile a metterti in gioco è già un segnale importante di attenzione verso la relazione e verso la tua famiglia. Qualunque direzione prenderà questo momento, affrontarlo con consapevolezza e supporto può aiutarti a non rimanere solo dentro questo peso.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
da ciò che racconti si sente quanto questa situazione ti abbia colto di sorpresa e quanto dolore, smarrimento e paura stia portando con sé. Dopo tanti anni insieme e con una famiglia costruita, è comprensibile sentirsi vuoti, confusi e allo stesso tempo aggrappati alla speranza di poter ritrovare un equilibrio.
Nelle relazioni lunghe può capitare che alcuni vissuti, piccoli disagi o bisogni non espressi si accumulino nel tempo e vengano comunicati solo quando diventano molto pesanti. Questo non significa necessariamente che tutto ciò che avete costruito sia stato falso o “per comodità”, ma piuttosto che qualcosa nella relazione, nel tempo, ha smesso di trovare uno spazio di ascolto reciproco.
In un momento come questo, spesso il primo passo utile è provare a creare uno spazio di dialogo più sicuro e guidato. Un percorso di terapia di coppia può essere un’opportunità preziosa proprio per questo: aiutare entrambi a dare voce ai vissuti, comprendere meglio cosa sta accadendo e capire se e come ricostruire un equilibrio nella relazione. A volte, accanto al lavoro di coppia, può essere utile anche uno spazio individuale per elaborare le proprie emozioni e ritrovare maggiore chiarezza.
Il fatto che tu stia cercando di capire come muoverti e sia disponibile a metterti in gioco è già un segnale importante di attenzione verso la relazione e verso la tua famiglia. Qualunque direzione prenderà questo momento, affrontarlo con consapevolezza e supporto può aiutarti a non rimanere solo dentro questo peso.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
La scelta di un percorso di coppia, a mio avviso, se la sua compagna è d'accordo, è la migliore che possiate fare. Molto spesso accade che dubbi ed incertezze, vengano messi da parte attribuendo il loro evidenziarsi a periodi di stanchezza e stress, la routine quotidiana e le presenza di un bambino possono farci rimandare l'affrontare quello che all'inizio puo' sembrare una delusione o una sfiducia nel partner ma il rimandare crea accumuli tensivi che non trovano facilmente sbocco e che si tramutano in confusione e profondo disagio. Affrontare un percorso di coppia, non vi garantisce di risolvere le vostre problematiche ma sicuramente vi permette di fare chiarezza su quello che vi accade e quindi di fare scelte consapevoli per il futuro vostro e del vostro bambino.
Salve,
si sente quanto questa situazione provochi in lei smarrimento e dolore, soprattutto perchè arriva come un fatto inaspettato, dopo tanti anni insieme. E' comprensibile sentirsi svuotati e disorientati. Accanto alla sofferenza, lei mostra disponibilità a mettersi in gioco, questo è un elemento importante in quanto indica quanto questo legame ha per lei valore. Un percorso di coppia può essere utile se siete entrambi favorevoli, diversamente anche uno spazio individuale potrebbe aiutarla a ritrovare un pò di stabilità emotiva e serenità.
In bocca al lupo, un cordiale saluto.
si sente quanto questa situazione provochi in lei smarrimento e dolore, soprattutto perchè arriva come un fatto inaspettato, dopo tanti anni insieme. E' comprensibile sentirsi svuotati e disorientati. Accanto alla sofferenza, lei mostra disponibilità a mettersi in gioco, questo è un elemento importante in quanto indica quanto questo legame ha per lei valore. Un percorso di coppia può essere utile se siete entrambi favorevoli, diversamente anche uno spazio individuale potrebbe aiutarla a ritrovare un pò di stabilità emotiva e serenità.
In bocca al lupo, un cordiale saluto.
Buongiorno,
da quanto descrive emerge chiaramente quanto questa situazione stia pesando emotivamente: è comprensibile sentirsi vuoti, scoraggiati e al tempo stesso speranzosi di poter ritrovare un equilibrio nella relazione e nella famiglia. Dopo 13 anni insieme e un figlio in comune, è naturale interrogarsi sul senso di questo cambiamento, sulle motivazioni dell’altra persona e sul proprio ruolo nella dinamica di coppia. Tuttavia, è importante ricordare che non possiamo controllare i sentimenti o i tempi dell’altro; ciò su cui possiamo agire è la nostra disponibilità al dialogo, la capacità di ascoltare e comunicare in modo chiaro e rispettoso, e la consapevolezza dei propri bisogni e limiti.
La difficoltà che descrive sembra riguardare soprattutto la percezione di distanza e di insoddisfazione nella relazione. Spesso, in relazioni di lunga durata, possono accumularsi piccoli disagi e incomprensioni che non vengono espressi fino a raggiungere un punto di saturazione. La sua reazione di sorpresa è comprensibile, ma non significa necessariamente che la relazione non abbia avuto valore o sincerità fino ad oggi; può essere piuttosto un segnale di quanto sia importante comunicare e confrontarsi in modo aperto, prima che i sentimenti si cristallizzino in distanza emotiva.
Un percorso di coppia può rappresentare uno spazio protetto per esplorare insieme queste dinamiche, capire le difficoltà reciproche e valutare possibili cambiamenti, senza che nessuno si senta giudicato o sotto accusa. Percorsi individuali, se intrapresi, possono supportare ciascuno di voi nell’elaborazione delle proprie emozioni, nella gestione dei dubbi e delle ansie, e nel chiarire valori, bisogni e priorità personali.
La preoccupazione per il bambino è naturale e importante: un clima relazionale più consapevole e comunicativo, anche in un momento di difficoltà, contribuisce a ridurre eventuali ripercussioni emotive su di lui e a proteggere la relazione genitore-figlio. Procedere con gradualità, rispetto reciproco e chiarezza sulle proprie aspettative può aiutare a prendere decisioni più consapevoli per il futuro della relazione e della famiglia.
In definitiva, è comprensibile provare dubbi, paura e incertezza in un momento così delicato; allo stesso tempo, questi sentimenti possono diventare punti di partenza per riflettere su ciò che ciascuno desidera realmente e su come sia possibile affrontare insieme le difficoltà, mantenendo attenzione e cura verso tutti i membri della famiglia.
Cordiali saluti.
da quanto descrive emerge chiaramente quanto questa situazione stia pesando emotivamente: è comprensibile sentirsi vuoti, scoraggiati e al tempo stesso speranzosi di poter ritrovare un equilibrio nella relazione e nella famiglia. Dopo 13 anni insieme e un figlio in comune, è naturale interrogarsi sul senso di questo cambiamento, sulle motivazioni dell’altra persona e sul proprio ruolo nella dinamica di coppia. Tuttavia, è importante ricordare che non possiamo controllare i sentimenti o i tempi dell’altro; ciò su cui possiamo agire è la nostra disponibilità al dialogo, la capacità di ascoltare e comunicare in modo chiaro e rispettoso, e la consapevolezza dei propri bisogni e limiti.
La difficoltà che descrive sembra riguardare soprattutto la percezione di distanza e di insoddisfazione nella relazione. Spesso, in relazioni di lunga durata, possono accumularsi piccoli disagi e incomprensioni che non vengono espressi fino a raggiungere un punto di saturazione. La sua reazione di sorpresa è comprensibile, ma non significa necessariamente che la relazione non abbia avuto valore o sincerità fino ad oggi; può essere piuttosto un segnale di quanto sia importante comunicare e confrontarsi in modo aperto, prima che i sentimenti si cristallizzino in distanza emotiva.
Un percorso di coppia può rappresentare uno spazio protetto per esplorare insieme queste dinamiche, capire le difficoltà reciproche e valutare possibili cambiamenti, senza che nessuno si senta giudicato o sotto accusa. Percorsi individuali, se intrapresi, possono supportare ciascuno di voi nell’elaborazione delle proprie emozioni, nella gestione dei dubbi e delle ansie, e nel chiarire valori, bisogni e priorità personali.
La preoccupazione per il bambino è naturale e importante: un clima relazionale più consapevole e comunicativo, anche in un momento di difficoltà, contribuisce a ridurre eventuali ripercussioni emotive su di lui e a proteggere la relazione genitore-figlio. Procedere con gradualità, rispetto reciproco e chiarezza sulle proprie aspettative può aiutare a prendere decisioni più consapevoli per il futuro della relazione e della famiglia.
In definitiva, è comprensibile provare dubbi, paura e incertezza in un momento così delicato; allo stesso tempo, questi sentimenti possono diventare punti di partenza per riflettere su ciò che ciascuno desidera realmente e su come sia possibile affrontare insieme le difficoltà, mantenendo attenzione e cura verso tutti i membri della famiglia.
Cordiali saluti.
Buonasera utente, grazie per essersi aperto con noi di Mio Dottore.
Da quanto scrive traspare tutta la Sua confusione, ma anche la confusione di lei.
Quando si è "pieni", come la Sua compagna ha detto di sentirsi, la soluzione più immediata che la mente trova è staccarsi da tutto, niente escluso. Questa stanchezza potrebbe dunque essere una perdita di sentimento, come lei ha dichiarato, o uno stato di logoramento legato ai non detti.
Se la volontà esiste (e mi sembra di capire dal Suo messaggio che c'è), può proporre alla Sua compagna un percorso di coppia. Farvi affiancare da uno psicologo può certamente aiutarvi a comprendere che direzione sta prendendo la vostra vita insieme.
Nel frattempo non si scoraggi. La botta è stata forte, e il dolore può portare pensieri poco piacevoli (tipo che lei è rimasta solo per comodità). L'amore arriva, va via, ritorna, si estingue; e non sempre c'è una sola ragione.
Da quanto scrive traspare tutta la Sua confusione, ma anche la confusione di lei.
Quando si è "pieni", come la Sua compagna ha detto di sentirsi, la soluzione più immediata che la mente trova è staccarsi da tutto, niente escluso. Questa stanchezza potrebbe dunque essere una perdita di sentimento, come lei ha dichiarato, o uno stato di logoramento legato ai non detti.
Se la volontà esiste (e mi sembra di capire dal Suo messaggio che c'è), può proporre alla Sua compagna un percorso di coppia. Farvi affiancare da uno psicologo può certamente aiutarvi a comprendere che direzione sta prendendo la vostra vita insieme.
Nel frattempo non si scoraggi. La botta è stata forte, e il dolore può portare pensieri poco piacevoli (tipo che lei è rimasta solo per comodità). L'amore arriva, va via, ritorna, si estingue; e non sempre c'è una sola ragione.
Gentilissimo, sono la psicologa Marika e da ciò che descrive emerge un momento di grande dolore, ma anche di forte attivazione emotiva e desiderio di comprendere e “riparare”. È importante riconoscere questo aspetto: la sua disponibilità a mettersi in discussione e a lavorare sulla relazione è una risorsa preziosa.
Quello che sta vivendo è spesso molto destabilizzante: quando uno dei partner esprime un malessere che si è costruito nel tempo senza essere condiviso, l’altro può sentirsi spiazzato, escluso e persino tradito nella fiducia (“perché non me ne sono accorto?”, “perché non me lo ha detto prima?”). Le sue reazioni – senso di vuoto, paura, ma anche speranza – sono comprensibili e umanamente coerenti.
Allo stesso tempo, è utile provare a leggere anche il vissuto della sua compagna non come un attacco o un inganno, ma come il possibile esito di difficoltà nel comunicare bisogni, paure o insoddisfazioni. Alcune persone, per timore del conflitto o per difficoltà a riconoscere ciò che provano, tendono ad accumulare nel tempo piccoli disagi fino a sentirsi “piene”, come lei stessa ha detto.
Rispetto ai dubbi che sta sviluppando (ad esempio l’idea di essere stato “usato”), è importante trattarli con cautela: in momenti di forte incertezza emotiva la mente cerca spiegazioni nette, ma spesso queste ipotesi rischiano di aumentare la distanza e la sofferenza, senza necessariamente essere aderenti alla realtà.
Venendo alla sua domanda su come comportarsi, le propongo alcuni punti di lavoro in chiave terapeutica:
1. Creare uno spazio di dialogo sicuro:
Più che cercare subito soluzioni, può essere utile aprire uno spazio in cui entrambi possiate parlare senza sentirvi giudicati o messi sotto pressione. Ad esempio, provando a comunicare ciò che sente (“mi sono sentito spiazzato e triste”) piuttosto che chiedere spiegazioni o rassicurazioni immediate.
2. Accogliere l’incertezza senza forzarla:
La sua compagna sembra essere in una fase di ambivalenza (“limbo”). Forzarla a prendere una posizione rischia di irrigidire ancora di più la situazione. A volte è necessario tollerare temporaneamente questa incertezza per permettere all’altro di chiarirsi.
3. Distinguere tra responsabilità e colpa:
In una relazione lunga, le dinamiche si costruiscono insieme. Più che cercare “chi ha sbagliato”, può essere utile chiedersi: “quali dinamiche abbiamo creato nel tempo che oggi non funzionano più?”
4. Considerare seriamente un percorso di coppia:
Sì, la terapia di coppia è assolutamente indicata in situazioni come questa. Può offrire uno spazio mediato in cui:
* dare voce ai vissuti di entrambi
* comprendere i bisogni non espressi
* ricostruire modalità comunicative più efficaci
Eventualmente, come giustamente intuisce, un percorso individuale può affiancarsi per lavorare sui vissuti personali.
5. Tenere presente il benessere di suo figlio, ma senza usarlo come unica guida:
Il desiderio di proteggere vostro figlio è molto importante. Tuttavia, i bambini stanno meglio in contesti emotivamente autentici: non necessariamente in famiglie “intatte”, ma in relazioni (anche separate) in cui gli adulti sono consapevoli e rispettosi.
In sintesi, la situazione che descrive non è necessariamente la fine della relazione, ma è chiaramente un punto di crisi che richiede un cambiamento. Le crisi, se affrontate, possono diventare momenti di trasformazione profonda della coppia.
Il passo che ha già fatto – fermarsi, chiedere aiuto e interrogarsi – è un segnale importante. Ora il lavoro sarà capire se questo percorso può essere condiviso anche dalla sua compagna.
Rimango a sua disposizione.
Dott.ssa Marika
Quello che sta vivendo è spesso molto destabilizzante: quando uno dei partner esprime un malessere che si è costruito nel tempo senza essere condiviso, l’altro può sentirsi spiazzato, escluso e persino tradito nella fiducia (“perché non me ne sono accorto?”, “perché non me lo ha detto prima?”). Le sue reazioni – senso di vuoto, paura, ma anche speranza – sono comprensibili e umanamente coerenti.
Allo stesso tempo, è utile provare a leggere anche il vissuto della sua compagna non come un attacco o un inganno, ma come il possibile esito di difficoltà nel comunicare bisogni, paure o insoddisfazioni. Alcune persone, per timore del conflitto o per difficoltà a riconoscere ciò che provano, tendono ad accumulare nel tempo piccoli disagi fino a sentirsi “piene”, come lei stessa ha detto.
Rispetto ai dubbi che sta sviluppando (ad esempio l’idea di essere stato “usato”), è importante trattarli con cautela: in momenti di forte incertezza emotiva la mente cerca spiegazioni nette, ma spesso queste ipotesi rischiano di aumentare la distanza e la sofferenza, senza necessariamente essere aderenti alla realtà.
Venendo alla sua domanda su come comportarsi, le propongo alcuni punti di lavoro in chiave terapeutica:
1. Creare uno spazio di dialogo sicuro:
Più che cercare subito soluzioni, può essere utile aprire uno spazio in cui entrambi possiate parlare senza sentirvi giudicati o messi sotto pressione. Ad esempio, provando a comunicare ciò che sente (“mi sono sentito spiazzato e triste”) piuttosto che chiedere spiegazioni o rassicurazioni immediate.
2. Accogliere l’incertezza senza forzarla:
La sua compagna sembra essere in una fase di ambivalenza (“limbo”). Forzarla a prendere una posizione rischia di irrigidire ancora di più la situazione. A volte è necessario tollerare temporaneamente questa incertezza per permettere all’altro di chiarirsi.
3. Distinguere tra responsabilità e colpa:
In una relazione lunga, le dinamiche si costruiscono insieme. Più che cercare “chi ha sbagliato”, può essere utile chiedersi: “quali dinamiche abbiamo creato nel tempo che oggi non funzionano più?”
4. Considerare seriamente un percorso di coppia:
Sì, la terapia di coppia è assolutamente indicata in situazioni come questa. Può offrire uno spazio mediato in cui:
* dare voce ai vissuti di entrambi
* comprendere i bisogni non espressi
* ricostruire modalità comunicative più efficaci
Eventualmente, come giustamente intuisce, un percorso individuale può affiancarsi per lavorare sui vissuti personali.
5. Tenere presente il benessere di suo figlio, ma senza usarlo come unica guida:
Il desiderio di proteggere vostro figlio è molto importante. Tuttavia, i bambini stanno meglio in contesti emotivamente autentici: non necessariamente in famiglie “intatte”, ma in relazioni (anche separate) in cui gli adulti sono consapevoli e rispettosi.
In sintesi, la situazione che descrive non è necessariamente la fine della relazione, ma è chiaramente un punto di crisi che richiede un cambiamento. Le crisi, se affrontate, possono diventare momenti di trasformazione profonda della coppia.
Il passo che ha già fatto – fermarsi, chiedere aiuto e interrogarsi – è un segnale importante. Ora il lavoro sarà capire se questo percorso può essere condiviso anche dalla sua compagna.
Rimango a sua disposizione.
Dott.ssa Marika
Buongiorno, comprendo profondamente quanto stia vivendo in questo momento, e quanto sia dolorosa e destabilizzante una situazione in cui, dopo tanti anni e con un legame così importante come quello familiare, si percepisce una distanza emotiva così marcata. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, ciò che spesso accade in contesti di convivenza e relazioni lunghe è che si instaurano schemi di comunicazione e di interpretazione reciproca che, nel tempo, possono consolidarsi senza che ce ne accorgiamo, e che talvolta impediscono di percepire o di esprimere pienamente i propri bisogni. Questi schemi possono generare pensieri automatici come “sono stato tradito”, “lei mi ignora” o “forse mi ha sempre sopportato solo per comodità”, che a loro volta amplificano emozioni di dolore, ansia e sfiducia. Un primo passo importante potrebbe essere proprio iniziare a osservare questi pensieri e le emozioni che ne derivano, senza giudicarli come “giusti” o “sbagliati”, ma come segnali che indicano quali aree della relazione stanno creando disagio. Un percorso di supporto psicologico, anche insieme come coppia, può aiutare a chiarire questi schemi di funzionamento reciproco, a comunicare in modo più efficace i propri bisogni e a costruire strategie concrete per affrontare i momenti di conflitto o incomprensione. In questo senso, la terapia cognitivo-comportamentale non si limita a discutere i problemi, ma fornisce strumenti pratici per modulare i pensieri disfunzionali e le reazioni emotive, permettendo di agire in modo più consapevole e meno impulsivo, e di ridurre l’ansia legata a interpretazioni negative o paure di abbandono. Affrontare la situazione anche con un percorso individuale, eventualmente in parallelo a quello di coppia, può poi offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni, i timori più profondi e le paure legate alla perdita o alla delusione, senza sentirsi giudicati. Questo tipo di approccio permette di aumentare la consapevolezza di sé e delle proprie reazioni, riducendo la tendenza a interpretare automaticamente i comportamenti dell’altro come minacce o rifiuti personali, e aprendosi a modalità più efficaci di dialogo e vicinanza. In sintesi, intraprendere un percorso strutturato può aiutarvi non solo a chiarire i sentimenti e le intenzioni reciproche, ma anche a costruire strategie concrete per rafforzare il legame e proteggere il benessere di tutti, incluso quello del vostro bambino, riducendo le incomprensioni e le ansie quotidiane. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Grazie per aver condiviso una situazione così delicata con chiarezza e onestà. Si percepisce tanto dolore ma anche una genuina volontà di capire e lavorarci.
Quello che descrive è clinicamente riconoscibile: un partner che ha accumulato insoddisfazione in silenzio fino al punto di saturazione, mentre l'altro non percepiva segnali. Non è necessariamente malafede, spesso è un pattern comunicativo che si consolida nel tempo, dove uno tende a non esprimere i bisogni e l'altro non ha strumenti per leggerli.
Riguardo ai dubbi che stai sviluppando, "sono stato usato", "era solo comodità", è importante riconoscerli come pensieri comprensibili in un momento di dolore acuto, ma non necessariamente accurati. Interpretare 13 anni di relazione attraverso il filtro di questa crisi porta quasi sempre a letture distorte. Questo non significa che tutto vada bene, ma che vale la pena non decidere adesso cosa è stato realmente.
Sul percorso di coppia: sì, è la scelta più sensata in questa fase, a condizione che entrambi ci entrino con una minima apertura. La terapia di coppia non serve a convincere l'altro a restare, serve a creare uno spazio strutturato dove entrambi possano dire cose che nella vita quotidiana non riescono a dirsi, e capire insieme se c'è ancora qualcosa su cui lavorare.
Un punto concreto: il fatto che lei sia in un "limbo" non è necessariamente chiusura definitiva, può essere disorientamento. Ma ha bisogno di spazio per chiarirsi, non di pressione. La disponibilità che hai mostrato è giusta, adesso il passo successivo è proporre concretamente un percorso di coppia, senza aspettarsi che sia lei a farlo.
Il figlio è una preoccupazione legittima, ma i bambini soffrono più dal conflitto cronico che da una separazione gestita bene, tenerlo a mente aiuta a fare scelte più lucide in entrambe le direzioni.
Un caro saluto, Dr. Vittorio Penzo.
Quello che descrive è clinicamente riconoscibile: un partner che ha accumulato insoddisfazione in silenzio fino al punto di saturazione, mentre l'altro non percepiva segnali. Non è necessariamente malafede, spesso è un pattern comunicativo che si consolida nel tempo, dove uno tende a non esprimere i bisogni e l'altro non ha strumenti per leggerli.
Riguardo ai dubbi che stai sviluppando, "sono stato usato", "era solo comodità", è importante riconoscerli come pensieri comprensibili in un momento di dolore acuto, ma non necessariamente accurati. Interpretare 13 anni di relazione attraverso il filtro di questa crisi porta quasi sempre a letture distorte. Questo non significa che tutto vada bene, ma che vale la pena non decidere adesso cosa è stato realmente.
Sul percorso di coppia: sì, è la scelta più sensata in questa fase, a condizione che entrambi ci entrino con una minima apertura. La terapia di coppia non serve a convincere l'altro a restare, serve a creare uno spazio strutturato dove entrambi possano dire cose che nella vita quotidiana non riescono a dirsi, e capire insieme se c'è ancora qualcosa su cui lavorare.
Un punto concreto: il fatto che lei sia in un "limbo" non è necessariamente chiusura definitiva, può essere disorientamento. Ma ha bisogno di spazio per chiarirsi, non di pressione. La disponibilità che hai mostrato è giusta, adesso il passo successivo è proporre concretamente un percorso di coppia, senza aspettarsi che sia lei a farlo.
Il figlio è una preoccupazione legittima, ma i bambini soffrono più dal conflitto cronico che da una separazione gestita bene, tenerlo a mente aiuta a fare scelte più lucide in entrambe le direzioni.
Un caro saluto, Dr. Vittorio Penzo.
Sta vivendo una situazione molto dolorosa e comprensibilmente destabilizzante.
Al di là dei dubbi, il punto centrale è questo: in questo momento la sua compagna non è certa della relazione.
Per questo, più che convincerla, è importante capire se c’è una reale disponibilità da parte sua a lavorarci.
Un percorso di coppia può essere molto utile, ma solo se entrambi lo desiderate.
Nel frattempo, può aiutarla anche uno spazio individuale per gestire questo momento e chiarire cosa vuole lei, al di là della paura di perdere la famiglia.
La direzione non è “salvare a tutti i costi”, ma capire se esistono le condizioni per ricostruire qualcosa di condiviso.
Al di là dei dubbi, il punto centrale è questo: in questo momento la sua compagna non è certa della relazione.
Per questo, più che convincerla, è importante capire se c’è una reale disponibilità da parte sua a lavorarci.
Un percorso di coppia può essere molto utile, ma solo se entrambi lo desiderate.
Nel frattempo, può aiutarla anche uno spazio individuale per gestire questo momento e chiarire cosa vuole lei, al di là della paura di perdere la famiglia.
La direzione non è “salvare a tutti i costi”, ma capire se esistono le condizioni per ricostruire qualcosa di condiviso.
Gentile utente,
Quello che descrive come un "fulmine a ciel sereno" è spesso l'esisto di lunghi silenzi che, nel tempo, hanno creato un distacco emotivo profondo.
In situazioni di stallo come la vostra, la terapia di coppia è lo strumento più indicato: Non serve convincere l'altro a "restare" ma a creare uno spazio protetto dove comprendere cosa si è rotto e se ci sono le basi per ricostruire un nuovo equilibrio.
Il fatto che lei sia già orientato a lavorare su di sè e sulla coppia è un ottimo punto di partenza. Resto a vostra disposizione per un primo colloquio conoscitivo utile a valutare insieme il più adatto.
Quello che descrive come un "fulmine a ciel sereno" è spesso l'esisto di lunghi silenzi che, nel tempo, hanno creato un distacco emotivo profondo.
In situazioni di stallo come la vostra, la terapia di coppia è lo strumento più indicato: Non serve convincere l'altro a "restare" ma a creare uno spazio protetto dove comprendere cosa si è rotto e se ci sono le basi per ricostruire un nuovo equilibrio.
Il fatto che lei sia già orientato a lavorare su di sè e sulla coppia è un ottimo punto di partenza. Resto a vostra disposizione per un primo colloquio conoscitivo utile a valutare insieme il più adatto.
Buon pomeriggio.
Comprendo profondamente quanto possa essere faticoso e scoraggiante trovarsi in un momento di stallo, dove le parole sembrano non bastare più o, peggio, diventano fonte di ulteriore distanza. È del tutto naturale sentirsi smarriti quando le dinamiche che un tempo funzionavano improvvisamente si incrinano, lasciando spazio a un senso di solitudine anche stando insieme.
Spesso, all'interno di una coppia, ci si ritrova incastrati in schemi comunicativi che si ripetono in modo automatico, portando a un senso di frustrazione che sembra senza via d'uscita. In questi casi, il valore di un intervento esterno risiede nella capacità di illuminare quelle zone d'ombra che, dall'interno, sono difficili da scorgere. Iniziare a osservare la propria relazione da una prospettiva differente permette di trasformare il dolore del conflitto in una comprensione più matura di sé e dell'altro.
Attraverso un confronto mirato, è possibile tradurre le incomprensioni in un linguaggio nuovo, capace di riaprire canali che sembravano chiusi per sempre. Aprirsi a questa possibilità significa darsi l'occasione di riscrivere la propria storia, trasformando la crisi in un punto di partenza per una connessione più autentica e consapevole. Quando i soliti tentativi smettono di funzionare, esplorare nuove strade insieme diventa il modo più efficace per ritrovare l'armonia perduta.
Comprendo profondamente quanto possa essere faticoso e scoraggiante trovarsi in un momento di stallo, dove le parole sembrano non bastare più o, peggio, diventano fonte di ulteriore distanza. È del tutto naturale sentirsi smarriti quando le dinamiche che un tempo funzionavano improvvisamente si incrinano, lasciando spazio a un senso di solitudine anche stando insieme.
Spesso, all'interno di una coppia, ci si ritrova incastrati in schemi comunicativi che si ripetono in modo automatico, portando a un senso di frustrazione che sembra senza via d'uscita. In questi casi, il valore di un intervento esterno risiede nella capacità di illuminare quelle zone d'ombra che, dall'interno, sono difficili da scorgere. Iniziare a osservare la propria relazione da una prospettiva differente permette di trasformare il dolore del conflitto in una comprensione più matura di sé e dell'altro.
Attraverso un confronto mirato, è possibile tradurre le incomprensioni in un linguaggio nuovo, capace di riaprire canali che sembravano chiusi per sempre. Aprirsi a questa possibilità significa darsi l'occasione di riscrivere la propria storia, trasformando la crisi in un punto di partenza per una connessione più autentica e consapevole. Quando i soliti tentativi smettono di funzionare, esplorare nuove strade insieme diventa il modo più efficace per ritrovare l'armonia perduta.
Caro Utente, certamente l'idea di poter intraprendere un percorso condiviso per lavorare sulla comprensione delle vostre fatiche di coppia pare un'ottima idea! Il presupposto a mio avviso fondamentale è che entrambi siate disposti a mettervi in gioco e a scoprire le vostre vulnerabilità, per arrivare a comprendere reciprocamente qual è l'origine di questo punto di rottura, che appare più grave dei precedenti citati.
Il fatto che per lei sia stato inaspettato e che per la sua compagna sembra essere il culmine di mesi di difficoltà, può suggerire una fatica comunicativa di coppia che forse può essere facilitata da un contesto di terapia e da un supporto di un professionista!
Un saluto
Il fatto che per lei sia stato inaspettato e che per la sua compagna sembra essere il culmine di mesi di difficoltà, può suggerire una fatica comunicativa di coppia che forse può essere facilitata da un contesto di terapia e da un supporto di un professionista!
Un saluto
Buongiorno, la ringrazio per la condivisione di questo vissuto tanto delicato e che merita ascolto. Il senso di smarrimento che descrive è comprensibile, soprattutto perché per lei questa comunicazione è arrivata in modo improvviso, mentre per la sua compagna sembra essere l’esito di un malessere più lungo e silenzioso.
Questo è un aspetto importante: nelle relazioni di lunga durata può accadere che uno dei due partner accumuli nel tempo vissuti di insoddisfazione o fatica senza riuscire a comunicarli apertamente, fino ad arrivare a un punto in cui va a saturare. Quando questo emerge, spesso l’altro si trova spiazzato, con la sensazione che “sia successo all’improvviso”, mentre in realtà si tratta di un processo graduale che è rimasto in parte "invisibile"...
È importante anche fare attenzione a una possibile lettura che lei stesso introduce, cioè l’idea di essere stato “usato” o che la sua compagna sia rimasta per comodità: al momento questa è un’ipotesi, comprensibile alla luce della ferita che sta vivendo e, forse, è proprio questa ferita a "parlare", ma non necessariamente corrisponde alla realtà dei fatti. In questo momento il rischio è quello di riempire i vuoti di comprensione con interpretazioni che potrebbero alimentare la distanza, anziché favorire un confronto.
Un altro elemento che merita attenzione è la sua posizione attuale: da quello che descrive, lei è molto orientato a “riparare”, a trovare soluzioni e a recuperare la relazione. Questo è un aspetto importante, ma è necessario che ci sia una disponibilità anche da parte della sua compagna. Forzare un percorso o cercare di “convincere” l’altro rischia di irrigidire ulteriormente la situazione.
Può essere più utile, in questa fase, creare uno spazio di dialogo in cui lei possa comprendere meglio cosa sta vivendo la sua compagna oggi, senza andare subito nella direzione del “risolvere”, ma cercando di ascoltare e dare senso a ciò che è emerso.
Rispetto alla sua domanda, un percorso di coppia può essere sicuramente una risorsa preziosa, proprio perché offre uno spazio protetto in cui entrambi possiate esprimervi e comprendere se esiste una base condivisa da cui ripartire. Eventualmente, percorsi individuali possono affiancare questo lavoro, aiutando ciascuno a chiarire i propri vissuti e bisogni.
Percepisco tanto la preoccupazione per vostro figlio, i bambini risentono tanto della qualità del clima emotivo tra i genitori: muoversi per creare maggiore chiarezza rispetto alla relazione tra voi genitori, è già un modo per proteggerlo.
Un caro saluto,
Dottoressa Simona Santoni - Psicologa
Questo è un aspetto importante: nelle relazioni di lunga durata può accadere che uno dei due partner accumuli nel tempo vissuti di insoddisfazione o fatica senza riuscire a comunicarli apertamente, fino ad arrivare a un punto in cui va a saturare. Quando questo emerge, spesso l’altro si trova spiazzato, con la sensazione che “sia successo all’improvviso”, mentre in realtà si tratta di un processo graduale che è rimasto in parte "invisibile"...
È importante anche fare attenzione a una possibile lettura che lei stesso introduce, cioè l’idea di essere stato “usato” o che la sua compagna sia rimasta per comodità: al momento questa è un’ipotesi, comprensibile alla luce della ferita che sta vivendo e, forse, è proprio questa ferita a "parlare", ma non necessariamente corrisponde alla realtà dei fatti. In questo momento il rischio è quello di riempire i vuoti di comprensione con interpretazioni che potrebbero alimentare la distanza, anziché favorire un confronto.
Un altro elemento che merita attenzione è la sua posizione attuale: da quello che descrive, lei è molto orientato a “riparare”, a trovare soluzioni e a recuperare la relazione. Questo è un aspetto importante, ma è necessario che ci sia una disponibilità anche da parte della sua compagna. Forzare un percorso o cercare di “convincere” l’altro rischia di irrigidire ulteriormente la situazione.
Può essere più utile, in questa fase, creare uno spazio di dialogo in cui lei possa comprendere meglio cosa sta vivendo la sua compagna oggi, senza andare subito nella direzione del “risolvere”, ma cercando di ascoltare e dare senso a ciò che è emerso.
Rispetto alla sua domanda, un percorso di coppia può essere sicuramente una risorsa preziosa, proprio perché offre uno spazio protetto in cui entrambi possiate esprimervi e comprendere se esiste una base condivisa da cui ripartire. Eventualmente, percorsi individuali possono affiancare questo lavoro, aiutando ciascuno a chiarire i propri vissuti e bisogni.
Percepisco tanto la preoccupazione per vostro figlio, i bambini risentono tanto della qualità del clima emotivo tra i genitori: muoversi per creare maggiore chiarezza rispetto alla relazione tra voi genitori, è già un modo per proteggerlo.
Un caro saluto,
Dottoressa Simona Santoni - Psicologa
Buongiorno,
quello che sta vivendo è un momento molto doloroso e destabilizzante, e il modo in cui lo descrive rende bene l’impatto che ha avuto su di lei: un senso di vuoto, di smarrimento, ma anche il bisogno forte di capire e “riparare”. Quando una comunicazione del genere arriva all’improvviso, spesso si ha proprio la sensazione di essere stati esclusi da qualcosa che in realtà stava già accadendo da tempo dentro l’altro.
È importante però soffermarsi su un punto: il fatto che per lei sia stato un fulmine a ciel sereno non significa che non ci fossero segnali, ma probabilmente che questi segnali non sono stati espressi in modo diretto o non sono stati colti fino in fondo. Questo non è necessariamente una colpa sua, ma è una dinamica molto frequente nelle relazioni lunghe: uno dei due accumula nel tempo, fatica a comunicare davvero, e arriva a un punto di saturazione in cui ciò che sente esce tutto insieme, spesso sotto forma di chiusura o distacco.
Quando la sua compagna dice di non riuscire a essere sé stessa e di sentirsi “piena”, sta parlando di qualcosa di interno a lei, non solo di ciò che è accaduto tra voi. Ed è proprio per questo che la sua attuale freddezza può sembrare incomprensibile: non è necessariamente mancanza di affetto, ma può essere una forma di difesa, di confusione o anche di bisogno di prendere distanza per capire cosa prova davvero.
Capisco molto bene anche i pensieri che stanno emergendo in lei, come il dubbio di essere stato usato o che lei sia rimasta per comodità. Sono pensieri molto comuni in queste fasi, ma vanno maneggiati con cautela: nascono dal dolore e dal senso di rifiuto, più che da dati certi. Dopo 13 anni, una convivenza e un figlio, è molto riduttivo leggere tutto come “una scelta di comodo”. Le relazioni sono molto più complesse, e spesso le crisi non cancellano ciò che c’è stato, ma ne mettono in luce le fragilità.
In questo momento la cosa più importante non è convincerla o “fare di più”, ma creare uno spazio in cui sia possibile un dialogo autentico, senza pressione. Il rischio, quando si ha paura di perdere l’altro, è quello di stringere troppo, di voler chiarire tutto subito, mentre lei sembra trovarsi in una fase in cui ha bisogno di capire sé stessa.
La proposta di un percorso di coppia è assolutamente sensata e spesso molto utile in situazioni come questa, perché permette di dare voce a entrambe le parti con la guida di un professionista, evitando che il confronto diventi uno scontro o che resti bloccato nel silenzio. Tuttavia, è importante che ci sia una disponibilità minima anche da parte sua: non può essere efficace se è vissuto come un obbligo.
Parallelamente, potrebbe essere molto utile anche per lei avere uno spazio individuale, non tanto per “aggiustare la relazione”, ma per reggere meglio questo momento, gestire i pensieri e le emozioni e non farsi travolgere da ipotesi che rischiano di aumentare la sofferenza.
Rispetto a suo figlio, la sua preoccupazione è comprensibile e importante, ma ciò che più lo tutela non è tanto evitare a tutti i costi una crisi, quanto il modo in cui voi adulti la gestite. Un clima di tensione silenziosa o distanza non detta può essere percepito tanto quanto una separazione gestita in modo consapevole.
In sintesi, lei in questo momento sta facendo qualcosa di molto importante: si sta mettendo in gioco e mostrando disponibilità. Il passo successivo è riuscire a stare in questa fase senza forzare tempi o risposte, cercando di aprire uno spazio di confronto e valutando insieme, se possibile, un percorso di coppia.
Se vuole, possiamo anche ragionare su come proporlo a lei nel modo più efficace possibile, così da aumentare le possibilità che venga accolto senza essere vissuto come una pressione.
quello che sta vivendo è un momento molto doloroso e destabilizzante, e il modo in cui lo descrive rende bene l’impatto che ha avuto su di lei: un senso di vuoto, di smarrimento, ma anche il bisogno forte di capire e “riparare”. Quando una comunicazione del genere arriva all’improvviso, spesso si ha proprio la sensazione di essere stati esclusi da qualcosa che in realtà stava già accadendo da tempo dentro l’altro.
È importante però soffermarsi su un punto: il fatto che per lei sia stato un fulmine a ciel sereno non significa che non ci fossero segnali, ma probabilmente che questi segnali non sono stati espressi in modo diretto o non sono stati colti fino in fondo. Questo non è necessariamente una colpa sua, ma è una dinamica molto frequente nelle relazioni lunghe: uno dei due accumula nel tempo, fatica a comunicare davvero, e arriva a un punto di saturazione in cui ciò che sente esce tutto insieme, spesso sotto forma di chiusura o distacco.
Quando la sua compagna dice di non riuscire a essere sé stessa e di sentirsi “piena”, sta parlando di qualcosa di interno a lei, non solo di ciò che è accaduto tra voi. Ed è proprio per questo che la sua attuale freddezza può sembrare incomprensibile: non è necessariamente mancanza di affetto, ma può essere una forma di difesa, di confusione o anche di bisogno di prendere distanza per capire cosa prova davvero.
Capisco molto bene anche i pensieri che stanno emergendo in lei, come il dubbio di essere stato usato o che lei sia rimasta per comodità. Sono pensieri molto comuni in queste fasi, ma vanno maneggiati con cautela: nascono dal dolore e dal senso di rifiuto, più che da dati certi. Dopo 13 anni, una convivenza e un figlio, è molto riduttivo leggere tutto come “una scelta di comodo”. Le relazioni sono molto più complesse, e spesso le crisi non cancellano ciò che c’è stato, ma ne mettono in luce le fragilità.
In questo momento la cosa più importante non è convincerla o “fare di più”, ma creare uno spazio in cui sia possibile un dialogo autentico, senza pressione. Il rischio, quando si ha paura di perdere l’altro, è quello di stringere troppo, di voler chiarire tutto subito, mentre lei sembra trovarsi in una fase in cui ha bisogno di capire sé stessa.
La proposta di un percorso di coppia è assolutamente sensata e spesso molto utile in situazioni come questa, perché permette di dare voce a entrambe le parti con la guida di un professionista, evitando che il confronto diventi uno scontro o che resti bloccato nel silenzio. Tuttavia, è importante che ci sia una disponibilità minima anche da parte sua: non può essere efficace se è vissuto come un obbligo.
Parallelamente, potrebbe essere molto utile anche per lei avere uno spazio individuale, non tanto per “aggiustare la relazione”, ma per reggere meglio questo momento, gestire i pensieri e le emozioni e non farsi travolgere da ipotesi che rischiano di aumentare la sofferenza.
Rispetto a suo figlio, la sua preoccupazione è comprensibile e importante, ma ciò che più lo tutela non è tanto evitare a tutti i costi una crisi, quanto il modo in cui voi adulti la gestite. Un clima di tensione silenziosa o distanza non detta può essere percepito tanto quanto una separazione gestita in modo consapevole.
In sintesi, lei in questo momento sta facendo qualcosa di molto importante: si sta mettendo in gioco e mostrando disponibilità. Il passo successivo è riuscire a stare in questa fase senza forzare tempi o risposte, cercando di aprire uno spazio di confronto e valutando insieme, se possibile, un percorso di coppia.
Se vuole, possiamo anche ragionare su come proporlo a lei nel modo più efficace possibile, così da aumentare le possibilità che venga accolto senza essere vissuto come una pressione.
Buongiorno, da ciò che descrive emerge una crisi di coppia importante, ma anche la presenza di una volontà da parte Sua di comprendere e provare a recuperare la relazione. Quando, dopo molti anni insieme, uno dei due arriva a sentirsi “pieno”, distante o confuso nei sentimenti, un percorso di coppia può essere uno spazio utile per riaprire il dialogo e capire se vi siano ancora margini di lavoro comune. Il punto, in questa fase, non sembra essere convincere la Sua compagna, ma capire se ci sia una disponibilità reciproca a mettersi in gioco. Se questa disponibilità esiste, iniziare con una terapia di coppia può essere una scelta sensata; in un secondo momento, se necessario, il professionista potrà suggerire anche uno spazio individuale per uno o per entrambi. Il supporto psicologico può aiutare proprio a comprendere meglio emozioni, pensieri e modalità relazionali che stanno creando sofferenza.
Le auguro una buona giornata.
Le auguro una buona giornata.
accolgo il tuo senso di smarrimento. Quello che descrivi è un dolore profondo: sentirsi improvvisamente "estranei" dopo 13 anni di costruzione comune è un trauma emotivo che scuote le fondamenta della propria identità.
In un'ottica sistemica, quello che stai vivendo non è un "fulmine a ciel sereno" in senso assoluto, ma l'esplosione di un silenzio prolungato. Spesso, in una coppia, uno dei due partner accumula micro-fratture per anni senza comunicarle, finché il "sistema" non regge più e crolla. Lei si sente "piena" e tu ti senti "svuotato": sono due facce della stessa crisi comunicativa.
Ecco alcune riflessioni per aiutarti a navigare in questo "limbo":
Il "Limbo" come fase di passaggio: La freddezza che percepisci non è necessariamente mancanza di amore, ma spesso è distacco protettivo. Lei si è chiusa perché non sa come gestire il peso dei suoi dubbi senza ferirti ulteriormente o senza sentirsi in colpa. Il suo "non essere se stessa" indica che nel vostro incastro di coppia si era creato un copione che non le permetteva più di respirare.
La paura per il bimbo e il "buttar via": È naturale temere per un figlio di 6 anni, ma ricorda che i bambini soffrono più per un conflitto sotterraneo e una freddezza costante che per una crisi affrontata con maturità. Trasformare la vostra relazione non significa "buttare via" 13 anni, ma onorarli cercando una verità che faccia stare bene tutti.
Il dubbio dell'essere "usato": È un pensiero che l'ego produce per difendersi dal dolore del rifiuto. Tuttavia, è difficile che una persona resti 13 anni e costruisca una famiglia solo per comodità. È più probabile che il legame fosse autentico, ma che nel tempo si sia logorato sotto il peso di bisogni non espressi.
Cosa fare nel concreto?
Il mio consiglio è di non forzare lei a darti risposte che in questo momento non ha (la confusione è reale). Invece, ti invito caldamente a proporle un percorso di terapia di coppia.
La terapia sistemica di coppia è lo spazio protetto ideale per:
Tradurre i silenzi: Capire cosa sono quelle "tante piccole cose" che l'hanno allontanata.
Uscire dalla dinamica "io offro tutto e tendo la mano / lei è fredda e chiusa".
Tutelare il figlio: Decidere insieme come gestire questa fase affinché il bambino non diventi il parafulmine delle vostre tensioni.
Iniziare insieme è fondamentale perché il problema è nella relazione, non in uno di voi due singolarmente. Se poi emergeranno nodi personali, i percorsi individuali saranno un passo successivo naturale.
In un'ottica sistemica, quello che stai vivendo non è un "fulmine a ciel sereno" in senso assoluto, ma l'esplosione di un silenzio prolungato. Spesso, in una coppia, uno dei due partner accumula micro-fratture per anni senza comunicarle, finché il "sistema" non regge più e crolla. Lei si sente "piena" e tu ti senti "svuotato": sono due facce della stessa crisi comunicativa.
Ecco alcune riflessioni per aiutarti a navigare in questo "limbo":
Il "Limbo" come fase di passaggio: La freddezza che percepisci non è necessariamente mancanza di amore, ma spesso è distacco protettivo. Lei si è chiusa perché non sa come gestire il peso dei suoi dubbi senza ferirti ulteriormente o senza sentirsi in colpa. Il suo "non essere se stessa" indica che nel vostro incastro di coppia si era creato un copione che non le permetteva più di respirare.
La paura per il bimbo e il "buttar via": È naturale temere per un figlio di 6 anni, ma ricorda che i bambini soffrono più per un conflitto sotterraneo e una freddezza costante che per una crisi affrontata con maturità. Trasformare la vostra relazione non significa "buttare via" 13 anni, ma onorarli cercando una verità che faccia stare bene tutti.
Il dubbio dell'essere "usato": È un pensiero che l'ego produce per difendersi dal dolore del rifiuto. Tuttavia, è difficile che una persona resti 13 anni e costruisca una famiglia solo per comodità. È più probabile che il legame fosse autentico, ma che nel tempo si sia logorato sotto il peso di bisogni non espressi.
Cosa fare nel concreto?
Il mio consiglio è di non forzare lei a darti risposte che in questo momento non ha (la confusione è reale). Invece, ti invito caldamente a proporle un percorso di terapia di coppia.
La terapia sistemica di coppia è lo spazio protetto ideale per:
Tradurre i silenzi: Capire cosa sono quelle "tante piccole cose" che l'hanno allontanata.
Uscire dalla dinamica "io offro tutto e tendo la mano / lei è fredda e chiusa".
Tutelare il figlio: Decidere insieme come gestire questa fase affinché il bambino non diventi il parafulmine delle vostre tensioni.
Iniziare insieme è fondamentale perché il problema è nella relazione, non in uno di voi due singolarmente. Se poi emergeranno nodi personali, i percorsi individuali saranno un passo successivo naturale.
Buongiorno,
capisco quanto questa situazione La stia scuotendo: quando l’altro parla di dubbi dopo tanti anni, l’impatto è spesso quello di un “fulmine a ciel sereno”, con un senso di vuoto e di smarrimento molto forte. Allo stesso tempo, dalle parole della sua compagna emerge qualcosa di diverso: non un cambiamento improvviso, ma un accumulo silenzioso, fatto di cose non dette e probabilmente anche di parti di sé che lei ha sentito di non poter esprimere fino in fondo.
Questo scarto tra ciò che Lei ha percepito (“andava tutto, con alti e bassi normali”) e ciò che lei sta dicendo ora (“sono piena, non sono felice”) è uno dei punti più delicati. Non significa che Lei non abbia dato o che abbia “sbagliato tutto”, ma che nella relazione si è creata, nel tempo, una distanza emotiva che non è stata condivisa mentre cresceva. Quando questo accade, chi la vive da dentro può arrivare a una chiusura che all’esterno appare come freddezza, ma che in realtà è spesso stanchezza, difesa, o confusione.
È comprensibile che Lei cerchi una spiegazione e che compaiano pensieri molto dolorosi, come l’idea di essere stato usato o che lei sia rimasta “per comodità”. Sono tentativi della mente di dare un senso a qualcosa che al momento è difficile da afferrare. Però rischiano anche di irrigidire la posizione tra voi, perché trasformano una crisi complessa in una colpa unilaterale.
In questo momento, più che convincerla o “recuperare subito”, può essere più utile provare a spostarsi su un ascolto reale di ciò che lei sta dicendo, anche se è faticoso. Quando una persona arriva a dire di non essere felice, spesso ha bisogno prima di tutto di sentire che quello spazio può esistere, senza essere subito corretto o risolto. Paradossalmente, è proprio questo tipo di ascolto che può riaprire un minimo di contatto.
Allo stesso tempo, è importante che Lei non resti in una posizione sospesa e passiva. Può esprimere in modo chiaro e calmo il suo desiderio di lavorare sulla relazione, ma anche il bisogno di capire se da parte sua c’è una disponibilità, anche minima, a mettersi in gioco. Non serve una risposta definitiva subito, ma un orientamento sì.
L’idea di un percorso di coppia è assolutamente sensata in questa fase. Può offrire uno spazio protetto in cui entrambi possiate dare parola a ciò che è rimasto implicito per anni, con qualcuno che aiuti a tradurre e contenere. E, se necessario, affiancare anche uno spazio individuale può essere altrettanto utile, perché questa crisi tocca inevitabilmente anche aspetti personali profondi, non solo relazionali.
Riguardo a suo figlio, la cosa più protettiva non è tanto evitare a tutti i costi una crisi, ma cercare di gestirla in modo il più possibile chiaro e non distruttivo. I bambini soffrono molto di più il clima di tensione silenziosa e distante che non un cambiamento accompagnato da adulti che restano presenti e coerenti.
Quello che sta vivendo è un passaggio difficile, ma non necessariamente già definito. In questa fase iniziale, più che trovare subito una soluzione, è fondamentale creare le condizioni per capire se e come potete ancora incontrarvi.
Rimango a disposizione in caso necessiti di un approfondimento o per capire insieme come poterLa aiutare.
Un caro saluto,
Dott.ssa Susanna Brandolini
capisco quanto questa situazione La stia scuotendo: quando l’altro parla di dubbi dopo tanti anni, l’impatto è spesso quello di un “fulmine a ciel sereno”, con un senso di vuoto e di smarrimento molto forte. Allo stesso tempo, dalle parole della sua compagna emerge qualcosa di diverso: non un cambiamento improvviso, ma un accumulo silenzioso, fatto di cose non dette e probabilmente anche di parti di sé che lei ha sentito di non poter esprimere fino in fondo.
Questo scarto tra ciò che Lei ha percepito (“andava tutto, con alti e bassi normali”) e ciò che lei sta dicendo ora (“sono piena, non sono felice”) è uno dei punti più delicati. Non significa che Lei non abbia dato o che abbia “sbagliato tutto”, ma che nella relazione si è creata, nel tempo, una distanza emotiva che non è stata condivisa mentre cresceva. Quando questo accade, chi la vive da dentro può arrivare a una chiusura che all’esterno appare come freddezza, ma che in realtà è spesso stanchezza, difesa, o confusione.
È comprensibile che Lei cerchi una spiegazione e che compaiano pensieri molto dolorosi, come l’idea di essere stato usato o che lei sia rimasta “per comodità”. Sono tentativi della mente di dare un senso a qualcosa che al momento è difficile da afferrare. Però rischiano anche di irrigidire la posizione tra voi, perché trasformano una crisi complessa in una colpa unilaterale.
In questo momento, più che convincerla o “recuperare subito”, può essere più utile provare a spostarsi su un ascolto reale di ciò che lei sta dicendo, anche se è faticoso. Quando una persona arriva a dire di non essere felice, spesso ha bisogno prima di tutto di sentire che quello spazio può esistere, senza essere subito corretto o risolto. Paradossalmente, è proprio questo tipo di ascolto che può riaprire un minimo di contatto.
Allo stesso tempo, è importante che Lei non resti in una posizione sospesa e passiva. Può esprimere in modo chiaro e calmo il suo desiderio di lavorare sulla relazione, ma anche il bisogno di capire se da parte sua c’è una disponibilità, anche minima, a mettersi in gioco. Non serve una risposta definitiva subito, ma un orientamento sì.
L’idea di un percorso di coppia è assolutamente sensata in questa fase. Può offrire uno spazio protetto in cui entrambi possiate dare parola a ciò che è rimasto implicito per anni, con qualcuno che aiuti a tradurre e contenere. E, se necessario, affiancare anche uno spazio individuale può essere altrettanto utile, perché questa crisi tocca inevitabilmente anche aspetti personali profondi, non solo relazionali.
Riguardo a suo figlio, la cosa più protettiva non è tanto evitare a tutti i costi una crisi, ma cercare di gestirla in modo il più possibile chiaro e non distruttivo. I bambini soffrono molto di più il clima di tensione silenziosa e distante che non un cambiamento accompagnato da adulti che restano presenti e coerenti.
Quello che sta vivendo è un passaggio difficile, ma non necessariamente già definito. In questa fase iniziale, più che trovare subito una soluzione, è fondamentale creare le condizioni per capire se e come potete ancora incontrarvi.
Rimango a disposizione in caso necessiti di un approfondimento o per capire insieme come poterLa aiutare.
Un caro saluto,
Dott.ssa Susanna Brandolini
Gentile signore,
comprendo lo smarrimento e il dolore che sta vivendo in questo momento. Quello che descrive è una situazione che molte coppie attraversano: dinamiche che si accumulano nel tempo senza essere affrontate, fino a quando uno dei due partner arriva a un punto di rottura.
Intraprendere un percorso di terapia di coppia sarebbe davvero importante in questa fase. Uno spazio di questo tipo vi permetterebbe di comunicare in modo più efficace, di mettere sul tavolo le questioni che stanno emergendo ora e di analizzarle insieme con il supporto di un professionista. Spesso ciò che sembra "arrivato dal nulla" in realtà si è costruito lentamente, e in terapia di coppia è possibile ricostruire questi passaggi e comprendere cosa è accaduto nel vostro rapporto.
Non va trascurato nemmeno il benessere di vostro figlio, che a 6 anni percepisce le tensioni tra voi e può risentire delle dinamiche familiari, anche quando sembrano "invisibili" agli occhi degli adulti. Un percorso di coppia può aiutarvi anche a proteggerlo e a gestire la situazione in modo più consapevole.
In seguito, se necessario, potrete valutare insieme al terapeuta se sia utile affiancare anche percorsi individuali.
Le auguro di trovare il supporto di cui avete bisogno come coppia e come famiglia.
Un caro saluto, dott.ssa Martina Baiocchi
comprendo lo smarrimento e il dolore che sta vivendo in questo momento. Quello che descrive è una situazione che molte coppie attraversano: dinamiche che si accumulano nel tempo senza essere affrontate, fino a quando uno dei due partner arriva a un punto di rottura.
Intraprendere un percorso di terapia di coppia sarebbe davvero importante in questa fase. Uno spazio di questo tipo vi permetterebbe di comunicare in modo più efficace, di mettere sul tavolo le questioni che stanno emergendo ora e di analizzarle insieme con il supporto di un professionista. Spesso ciò che sembra "arrivato dal nulla" in realtà si è costruito lentamente, e in terapia di coppia è possibile ricostruire questi passaggi e comprendere cosa è accaduto nel vostro rapporto.
Non va trascurato nemmeno il benessere di vostro figlio, che a 6 anni percepisce le tensioni tra voi e può risentire delle dinamiche familiari, anche quando sembrano "invisibili" agli occhi degli adulti. Un percorso di coppia può aiutarvi anche a proteggerlo e a gestire la situazione in modo più consapevole.
In seguito, se necessario, potrete valutare insieme al terapeuta se sia utile affiancare anche percorsi individuali.
Le auguro di trovare il supporto di cui avete bisogno come coppia e come famiglia.
Un caro saluto, dott.ssa Martina Baiocchi
Buongiorno, comprendo la sensazione di disorientamento che sta vivendo in questo momento e il conseguente porsi molti interrogativi su se stesso e sulla vostra relazione, in aggiunta alle preoccupazioni riguardo la serenità di suo figlio, che contribuiscono a intensificare i suoi vissuti. Credo che intanto sarebbe utile intraprendere, per entrambi se la sua compagna è disposta, un percorso individuale con uno psicologo, grazie al quale riflettere su ciò che sta accadendo, lavorare su di sé in un proprio spazio e costruire nuove prospettive; in aggiunta a questo, se ne sentirete il bisogno e sarà un desiderio comune e condiviso, potreste certamente intraprendere anche un percorso di coppia.
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