Esperienze

Piacere, sono Marika Mangiaracina, psicologa clinica e lavoro sia con la persona, sia con la coppia. Mi trovo ad Uboldo, provincia di Varese, piccolo paese vicinissimo a Saronno. Lavoro anche online. 

Nel lavoro individuale accompagno persone che vivono ansia, stress, stress correlato al lavoro, difficoltà emotive, momenti di crisi o cambiamento, aiutandole a comprendere ciò che stanno attraversando e a trovare modalità più funzionali per affrontarlo.

Nel lavoro di coppia offro uno spazio di ascolto e confronto per migliorare la comunicazione, gestire i conflitti e comprendere le dinamiche relazionali, favorendo una relazione più consapevole e soddisfacente. 

Il mio approccio è empatico, non giudicante. 

Sono una psicologa clinica con un approccio centrato, anche, sulla MindfulEating,

un percorso che aiuta a migliorare il rapporto con il cibo, con il corpo, e con se stessi.

La Mindfuleating non è una dieta, ma un modo per ritrovare consapevolezza nell'alimentazione, ascoltando i propri segnali di fame e sazietà, riconoscendo le emozioni legate al cibo e riducendo i comportamenti automatici come restrizioni, senso di colpa e abbuffate.

Nel mio percorso accompagno la persona a:

  • sviluppare un rapporto sereno e rispettoso con il cibo;

  • aumentare la consapevolezza corporea ed emotiva;

  • ridurre il mangiare emotivo e lo stress legato all'alimentazione;

  • migliorare l'autostima.

Se ti ritrovi in difficolta' e vuoi approfondire la tua situazione insieme a me prenota la tua prima consulenza così insieme capiamo su cosa bisogna lavorare per raggiungere serenita' mentale e benessere. 

Non sei solo/a. 

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Aree di competenza principali:

  • Psicologia clinica
  • Psicologia nutrizionale

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Dott.ssa Marika Mangiaracina

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Puoi ritrovare la tua serenità davanti allo specchio lavorando non tanto sull'aspetto fisico, ma sulle emozioni circostanti.

RICEVO ONLINE E IN STUDIO (UBOLDO, VARESE).

A presto.

Dott.ssa Marika

PS: NON SEI SOLO/A.

07/05/2026

Prestazioni e prezzi

  • Colloquio psicologico

    60 €

  • Consulenza online

    55 €

  • Colloquio psicologico di coppia

    120 €

  • Primo colloquio psicologico

    60 €

  • Sostegno psicologico adolescenti

    70 €

Indirizzi (2)

Marika Mangiaracina
Studio Dr.ssa Marika Mangiaracina

Via A. dell' Acqua, 55c, Uboldo 21040

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Marika Mangiaracina

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19 recensioni

Più menzionato dai pazienti

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    Molta attenzione nell’ascolto e buona capacita di mettere a proprio agio la persona. Lo studio è molto accogliente

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    Dott.ssa Marika Mangiaracina

    Grazie mille E. per la recensione. Sono molto contenta che lo studio lo ha trovato molto accogliente e si è sentita a proprio agio. Per me, l’approccio empatico è essenziale nel mio lavoro e averlo trasmesso al primo incontro è ciò che volevo. Grazie ancora.


  • T

    Marika è eccezionale così con il sostegno e la sua sensibilità ti danno un motivo per credere in te stesso

    • Attenzione durante la visita
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    Dott.ssa Marika Mangiaracina

    Grazie mille Tiziano, abbiamo fatto un lavoro bellissimo insieme e sono felice che ad oggi ti sei ritrovato e credi più in te stesso. Buona vita e grazie per la fiducia.


  • R

    La dottoressa si è mostrata subito accogliente ed empatica. Mi sono sentito a mio agio e ciò mi ha permesso di lavorare su di me in maniera efficace.

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    Dott.ssa Marika Mangiaracina

    La ringrazio infinitamente Rosario per aver evidenziato la mia empatia. Il mio approccio è empatico e vedere che è riuscito a vederlo sin dal primo momento per me è gratificante. Grazie ancora.


  • M

    La Dott.ssa Marika è stata gentilissima e dolcissima fin dall’inizio del mio percorso. Mi ha aiutato ad affrontare un periodo brutto della mia vita. È molto competente e preparata nel suo lavoro, però la cosa che mi è piaciuta di più è che è una persona speciale, empatica che ti fa sentire subito a proprio agio. Super consigliata

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    Dott.ssa Marika Mangiaracina

    Che belle parole! Sono davvero felice di aver reso il sul percorso speciale. La ringrazio per le competenze da lei individuate, ma il merito è stato anche suo. Sin da subito ha riposto fiducia e questo è stato ha reso il percorso efficace. Grazie ancora.


  • M

    Professionista empatica, preparata e sempre attenta.
    Grandi capacità comunicative e di attenzione alle esigenze esposte, centrando sempre il focus del problema, fornendo strumenti adeguati e proponendo valide e variegate soluzioni.

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    Dott.ssa Marika Mangiaracina

    Grazie mille, gentilissimo!


  • R

    Mi trovavo in un periodo della mia vita chiuso. E mi sentivo dentro una bolla , grazie all aiuto della dottoressa sono riuscita a superare questo limite e a migliorarmi ogni giorno di più .

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    Dott.ssa Marika Mangiaracina

    Grazie mille, gentilissima.


  • M

    Ottima esperienza, ha aiutato tanto la nostra coppia. Adesso stiamo bene. La consiglio vivamente!

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    Dott.ssa Marika Mangiaracina

    Grazie mille a voi per aver riposto fiducia nel percorso insieme.


  • F

    La sua capacità di ascolto senza giudizio, la creazione di un ambiente sicuro e l'efficacia nel fornire strumenti pratici per affrontare le difficoltà mi hanno aiutato molto in questo percorso. Le sarò per sempre grato dottoressa.

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    Dott.ssa Marika Mangiaracina

    Grazie mille Francesco, gentilissimo.


  • C

    Marika è la mia ancora in questa tempesta, mi prende per mano e mi accompagna con delicatezza dentro me stessa

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    Dott.ssa Marika Mangiaracina

    Gentilissima, la tua consapevolezza ti porterà dove vorrai. Piano piano.


  • C

    La Dottoressa è molto empatica è bravissima! Mi han fatto sentire subito a mio agio è soprattutto mi sta aiutando nel mio difficile percorso!

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    Dott.ssa Marika Mangiaracina

    Grazie mille Cinzia, il percorso come hai detto non è semplice…ma è la tua consapevolezza a renderlo ogni giorno profondo e vero. Riuscirai a risolvere quello che ti sta destabilizzando.


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Risposte ai pazienti

ha risposto a 40 domande da parte di pazienti di MioDottore

Buongiorno, sono una ragazza di 28 anni e mi ritrovo ad avere problemi in tutte le relazioni sentimentali in cui mi trovo. Soffro di ansia sociale e non sono mai stata ricambiata dai ragazzi che mi piacevano, mentre ho sempre rifiutato chi ha tentato di approcciarsi a me per i motivi più vari (troppo bello/brutto/poco intelligente/troppo popolare). Ricordo che alle scuole medie per la prima volta un ragazzo che mi piaceva da tanto tempo mi scrisse il classico bigliettino: "Ti vuoi mettere con me?" e io ero super felice ma allo stesso tempo terrorizzata, dopo qualche giorno risposi che non lo sapevo e lui mi disse che quel biglietto era uno scherzo, era solo una scommessa con un suo amico. I primi anni delle superiori mi contattò un ragazzo della mia stessa scuola, abbiamo parlato per un po' e io mi sono affezionata molto, quando mi ha chiesto di uscire ho provato uno stato di forte ansia anticipatoria e le prime volte che ci vedevamo non riuscivo neanche a parlare per la forte ansia che provavo. Siamo usciti tante volte e io ero molto affezionata, ci abbracciavamo spesso ma ero frenata dal fatto che non fosse abbastanza carino e mi vergognavo anche un po' a stare insieme a lui, invece guardando le foto dei suoi amici ho avuto un amore platonico durato diversi anni per uno di loro, con cui non sono mai riuscita a parlare. Successivamente verso i 16 anni mi chiede di uscire uno dei ragazzi più belli della scuola, io ovviamente ero terrorizzata ma le mie amiche hanno insistito affinché ci uscissi, così ho accettato, abbiamo passato una serata insieme nella sua macchina, lui mi ha portato in un posto isolato, ho dato il mio primo bacio, lui voleva avere un rapporto ed era molto insistente ma io rifiutavo perché sarebbe stata la prima mia volta e non volevo che avvenisse in quel modo. Nonostante questo lui mi toccava anche se cercavo di allontanarlo, una volta tornata a casa lui è sparito, io ovviamente chiedevo spiegazioni e lui ha iniziato ad insultarmi per il fatto che si era sentito rifiutato e che lo avevo respinto. Sono stata malissimo per un lungo periodo dopo questo evento, credo di aver sperimentato per la prima volta depressione e pensieri suicida. Ho contattato uno psicologo e uno psichiatra che mi hanno prescritto la paroxetina. Dopo questo evento ho approcciato fisicamente con vari ragazzi solo quando a qualche festa ero ubriaca, dopo non li cercavo più o li allontanavano perché non riuscivo a gestire la situazione e sapevo che ragazzi erano e che mi avrebbero fatto soffrire. A 18 anni sono stata fidanzata per la prima volta per due anni con un ragazzo conosciuto tramite amici in comune, lui ha tentato l' approccio ma all'inizio lo rifiutavo perché non mi piaceva per niente fisicamente (quando lo vedevo anni prima pensavo che fosse veramente brutto) ma era un bravissimo ragazzo, molto dolce e presente, le mie amiche insistevano affinché ci mettessimo insieme e alla fine ho iniziato a provare attrazione nei suoi confronti. Ma ricordo che la prima volta che ci siamo baciati provavo repulsione, mi vergognavo di farmi vedere in giro con lui. Ho saputo che una mia compagna di classe aveva commentato "Io con uno così brutto non riuscirei neanche a parlarci", questo mi ha ferito molto. Non sono mai riuscita ad avere un rapporto completo con lui perché avevo troppa vergogna e paura dell' intimità. Alla fine nonostante gli volessi molto bene l'ho lasciato perché avevo troppi pensieri intrusivi sul suo aspetto fisico, sul fatto che a volte provavo attrazione ma molto più spesso repulsione nei suoi confronti nonostante una forte connessione emotiva. Sono stata sola per due anni dopo questa relazione, non provando attrazione e interesse verso nessuno, fino a quando a 22 anni ho iniziato a lavorare ed ho conosciuto un mio collega di 10 anni più grande che all'epoca era fidanzato. Ho provato attrazione verso questo ragazzo e per la prima volta ho fatto io il primo passo nei confronti di qualcuno, gli scrivevo per delle scuse di lavoro, poi abbiamo iniziato a parlare di interessi in comune come la musica. Ero terrorizzata di finire come nella precedente relazione ma mi ripetevo che mi piaceva ed era carino. Così ci siamo dichiarati e la prima serata passata insieme ho provato una forte chimica nei suoi confronti, abbiamo parlato fino alle 4 di mattina, lui ha trovato il coraggio di lasciare la sua fidanzata e abbiamo iniziato a frequentarci. Il secondo giorno che ci siamo visti però già sono iniziati i pensieri intrusivi nei suoi confronti, non mi piaceva il modo in cui si vestiva, non mi piaceva il suo viso senza barba e provavo repulsione e desiderio di fuggire. Ma mi ripetevo "Prova ad andare avanti, non devi mica starci per sempre". Con lui ho avuto le prime vere esperienze intime. Così questa relazione va avanti da 5 anni dove ci sono momenti in cui penso sia l' uomo più bello del mondo e altri in cui provo repulsione per il suo aspetto e vorrei fuggire (quando provo repulsione mi vergogno anche di farmi vedere in sua compagnia dalle persone che conosco, quando lo vedo bello invece vorrei che tutti ci vedessero insieme). La situazione è peggiorata quando all' inizio di quest' anno ho interrotto la paroxetina. Le ansie nei suoi confronti si sono estese oltre all'aspetto fisico, a volte non mi piace il suo odore, ho ossessioni sul suo livello di pulizia personale e sul livello di pulizia della sua casa, ho paura che sia una persona sporca e il pensiero di stare con una persona poco pulita mi terrorizza, appena sento un cattivo odore provenire dal suo corpo provo repulsione e vorrei scappare. Anche a livello caratteriale, quando fa un pensieri che non condivido inizio a pensare che è una persona stupida e superficiale e che non posso stare con una persona così. Ultimamente ogni suo gesto e comportamento o modo di apparire mi crea ansia e rabbia. Sono devastata, vorrei scappare ma quando lo faccio sto con la speranza che lui mi cerchi, ho il terrore di lasciarlo perché fondamentalmente da quando stiamo insieme la mia vita e il mio umore erano migliorati, questa relazione mi ha aiutato a staccarmi dalla mia famiglia di origine disfunzionale, con una madre iper ansiosa e iper controllante e un padre infantile e assente. Ho appena iniziato un nuovo percorso di psicoterapia e sono terrorizzata dal fatto di dover scoprire che il mio ragazzo non è la persona adatta a me e che tutti questi pensieri siano la manifestazione che non l'ho mai amato veramente o che l'amore è finito. Scusate per la lunghezza.

Buongiorno, sono la dott.ssa Marika e dal suo racconto emerge una grande sofferenza, ma anche una notevole capacità di osservarsi e di cercare aiuto. Quello che descrive non sembra riducibile semplicemente al fatto che il suo compagno “non sia quello giusto”. Colpisce invece un funzionamento relazionale caratterizzato da forte ansia, paura del rifiuto e dell’intimità, oscillazioni tra idealizzazione e repulsione, bisogno di approvazione esterna e pensieri intrusivi molto intensi riguardo all’aspetto fisico, alla pulizia e al valore dell’altro.

Le esperienze che racconta — l’umiliazione subita da ragazzina, l’episodio con il ragazzo insistente e svalutante, la vergogna legata al giudizio degli altri, il clima familiare ansioso e poco contenitivo — possono avere contribuito a creare un’associazione tra vicinanza affettiva, ansia e pericolo emotivo. In molte persone questo porta a desiderare profondamente l’amore ma, quando il legame diventa reale e concreto, a sperimentare improvvisamente disgusto, dubbi, irritazione o impulso alla fuga.

I pensieri che descrive sembrano avere anche caratteristiche ossessive: attenzione continua ai difetti del partner, controllo delle proprie sensazioni (“lo amo davvero?”, “mi piace abbastanza?”, “è abbastanza pulito/carino/intelligente?”), bisogno di certezza assoluta sul sentimento e forte disagio quando questa certezza manca. Quando l’ansia aumenta, la mente tende a concentrarsi sempre di più sui particolari negativi del partner fino a farli sembrare intollerabili. Questo però non significa automaticamente che il sentimento sia falso o che la relazione sia necessariamente sbagliata.

Anche il peggioramento dopo la sospensione della paroxetina è un elemento importante da considerare con lo specialista che la segue, senza modificare autonomamente la terapia.

Il fatto più positivo del suo messaggio è che ha già iniziato una psicoterapia. Credo sia la strada corretta: non per decidere rapidamente se lasciare o meno il suo compagno, ma per comprendere più a fondo il suo funzionamento emotivo, il rapporto con l’intimità, la paura del giudizio, il bisogno di controllo e l’origine di questi pensieri intrusivi. In questo momento prendere decisioni drastiche basandosi solo sull’ansia rischierebbe di aumentare la confusione.

Cerchi quindi di non trasformare la terapia in una “sentenza” sul fatto che il suo ragazzo sia giusto o sbagliato per lei. Il lavoro più importante sarà capire cosa accade dentro di lei quando entra in una relazione affettiva stabile e significativa.

Un caro saluto.

Rimango a disposizione

Dott.ssa Marika

Dott.ssa Marika Mangiaracina

Ho sempre pensato di essere una persona equilibrata, pur con i normali alti e bassi.
Di recente, però, dopo una brutta litigata, il mio compagno mi ha confessato tutto il malessere che ha accumulato in questi anni a causa dei miei comportamenti.
Tutto è partito da una mia forte scenata di gelosia; una volta sfogata, mi sono resa conto che era del tutto infondata, ho capito l'errore e ho chiesto subito scusa. Ma ormai il danno era fatto.
Il problema è che mi vengono dei momenti, dal nulla, in cui il mio umore crolla drasticamente. In quei frangenti emerge il mio lato peggiore: rabbia, gelosia, rancore, antipatia.
Non sono una persona cattiva, anzi mi ritengo molto sensibile ed empatica, ma in quei minuti tutto il mio lato positivo svanisce.
La cosa assurda è che così come questo malessere arriva, altrettanto velocemente se ne va, e io torno la persona tranquilla di sempre, come se non fosse successo nulla.
​Il mio compagno mi ha fatto giustamente notare che per lui è devastante: si sente come su un campo minato, dove deve stare attento a dove cammina per non fare esplodere la miccia. Io non voglio assolutamente una relazione così, e non avevo idea di fargli così male.
​Ho deciso che voglio affrontare questa cosa e cercare aiuto per capire perché mi succede e imparare a gestire queste tempeste emotive.
A questo proposito, vorrei un consiglio: c'è una figura professionale specifica per questa cosa? Ed è meglio un percorso da sola, individuale, o devo coinvolgere anche il mio compagno, quindi fare terapia di coppia?
Grazie di cuore a chiunque vorrà rispondermi.

Piacere, sono la psicologa Marika e mi permetto di risponderle cercando di essere chiara e di aiuto.
Quello che descrive è molto più comune di quanto pensi, e il fatto che oggi riesca a guardarsi con lucidità e a voler capire cosa accade dentro di sé è già un passaggio molto importante. Dal suo racconto non emerge “cattiveria”, ma piuttosto una difficoltà nella regolazione emotiva in alcuni momenti di forte attivazione interna. Quando queste emozioni arrivano — rabbia, gelosia, rancore — sembrano prendere temporaneamente il controllo, facendole perdere quella capacità di valutare con equilibrio che invece sente di avere nella quotidianità.
Il suo compagno le ha restituito un vissuto doloroso, ma prezioso: sentirsi “su un campo minato” significa probabilmente vivere nell’incertezza di quando arriverà un’altra esplosione emotiva. Questo non vuol dire che la relazione sia compromessa, ma che la sofferenza accumulata merita attenzione e ascolto serio.
La figura professionale più indicata, in prima battuta, è uno psicologo o psicoterapeuta che lavori sui temi della gestione emotiva, delle relazioni affettive e delle dinamiche di attaccamento. Un percorso individuale sarebbe molto utile per capire meglio:
-cosa scatena questi crolli improvvisi dell’umore;
- se ci sono ferite emotive, paure di abbandono o insicurezze profonde che si attivano;
- come imparare a riconoscere i segnali prima che l’emozione esploda;
- come costruire strumenti concreti per gestire rabbia e gelosia senza distruggere il dialogo.
Il fatto che lei “torni normale” poco dopo non cancella l’impatto che quei momenti hanno sull’altro: questo è un aspetto importante da comprendere, non per colpevolizzarsi, ma per assumersi responsabilmente la cura della relazione.
La terapia di coppia potrebbe essere un secondo passaggio molto utile, soprattutto se il suo compagno si sente ormai ferito, spaventato o emotivamente stanco. La coppia, infatti, non ha bisogno solo di evitare i conflitti, ma di imparare a viverli in modo sicuro. Tuttavia, spesso è più efficace iniziare da un percorso individuale, così da comprendere meglio se stessa e arrivare poi eventualmente alla coppia con maggiore consapevolezza.
Le suggerisco di non aspettare che si ripetano altri episodi importanti prima di chiedere aiuto. Il fatto che lei oggi dica “non voglio essere così” è già un segnale di grande motivazione al cambiamento, e questo è uno degli elementi che più favoriscono un buon percorso terapeutico.
Si conceda la possibilità di approfondire ciò che prova senza giudicarsi solo attraverso i momenti peggiori. Le persone non sono le loro esplosioni emotive, ma diventano responsabili di ciò che scelgono di farne. E lei, oggi, sta scegliendo di affrontarle.
In quanto psicologa di coppia, rimango a disposizione per maggiori chiarimenti

Dott.ssa Marika

Dott.ssa Marika Mangiaracina
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