Salve dottori, scrivo perché ho bisogno di qualche parola e consiglio da voi, sono una ragazza di 26

Salve dottori, scrivo perché ho bisogno di qualche parola e consiglio da voi, sono una ragazza di 26 anni, da circa inizio anno mi sono lasciata con una persona molto più grande di me (lui 50 anni), vari motivi mi hanno portata dopo 3 anni di relazione a chiudere, non riuscivamo a comunicare, nonostante io volessi discutere, avere un confronto, vedevo da parte sua comportamenti che a me facevano sentire non abbastanza, like ad altre ragazze con foto provocanti, qualche messaggio a qualcuna di queste sui social, nonostante io avessi chiesto più volte di evitare certe cose, ci sono sempre passata sopra anche con difficoltà, e avevo sempre la paura, alcune volte paranoie che poi trasmettevo a lui perché non mi dava rassicurazioni..purtroppo sono arrivata poi a decidere di lasciarci, ma purtroppo ancora oggi ci sentiamo e vediamo ancora, anche perché lui lavora da qualche mese dove sono io, sia per lavoro e sia per "avermi vicina", non sono mai riuscita del tutto a distaccarmi, nonostante io abbia iniziato e poi smesso un percorso psicologico, ho continuato, forse per dispiacere, a vederlo e sentirlo, a stargli vicino, ma ad oggi mi sento come se volessi conoscere altre persone, mi sono piaciuti e ho conosciuto dei ragazzi anche a lavoro, ma senza secondi fini, e so e vedo che a lui può dare fastidio, perché mi vede magari a lavoro scherzare con un collega, mi fa stare male questa situazione perché è come se non riuscissi a uscire da tutto questo, a sentirmi davvero libera, anche se pensandoci proverei dispiacere per lui..so che lui mi vuole bene e mi vuole ancora ma sembra come se mi volesse solo per altro, per intimità ecco..non so che fare, come comportarmi..

29 risposte


È del tutto normale sentirsi smarrite e provate di fronte a una situazione così complessa, ma ricordati che meriti di ritrovare la tua serenità e la tua libertà senza pesi sul cuore. Fai un bel respiro e datti il tempo di metabolizzare tutto con tanta gentilezza verso te stessa. Se in qualsiasi momento avessi voglia di riordinare i pensieri, sfogarti o approfondire insieme qualche punto, sappi che sono qui per te.

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Da ciò che racconta, sembra che la relazione sia finita sul piano formale, ma non su quello emotivo e pratico. Continuare a sentirvi, vedervi, lavorare insieme e mantenere una certa vicinanza può rendere molto difficile sentirsi davvero libera, soprattutto se prova dispiacere per lui o teme di ferirlo. Il suo senso di colpa è comprensibile, ma non dovrebbe diventare il motivo per restare dentro una dinamica che la fa stare male. Se lei desidera conoscere altre persone, capire cosa vuole e recuperare spazio personale, potrebbe essere necessario costruire confini più chiari: ridurre ambiguità, chiarire che tipo di rapporto può esserci oggi e proteggere il contesto lavorativo da dinamiche di coppia non risolte. Il fatto che lui soffra non significa che lei debba rinunciare alla propria libertà. Una consulenza psicologica, online o in presenza, potrebbe aiutarla a distinguere affetto, colpa, dipendenza emotiva e desiderio di autonomia, così da uscire gradualmente da questa confusione. un caro saluto. Dott. Giulio Blasilli


Buongiorno, dal suo racconto emerge che, pur essendo stata lei a prendere la decisione di interrompere la relazione, dal punto di vista emotivo la separazione non si è mai davvero compiuta. Il fatto di continuare a sentirvi e vedervi, unito alla presenza quotidiana sul luogo di lavoro, rende molto difficile creare quella distanza che spesso è necessaria per comprendere davvero ciò che si desidera e per dare spazio a una nuova fase della propria vita. Colpisce anche un altro aspetto: nella relazione lei descrive di aver espresso più volte i suoi bisogni, chiedendo rassicurazioni e un confronto su comportamenti che la facevano soffrire. Da quello che racconta, però, queste richieste sembrano essere rimaste in larga parte senza risposta, alimentando nel tempo insicurezza e dubbi. La scelta di interrompere la relazione, quindi, non appare impulsiva, ma come l'esito di una fatica protratta nel tempo. Oggi, però, sembra essersi aperto un passaggio nuovo. Lei racconta di accorgersi che le incuriosiscono altre persone, di stare bene nello scherzare con alcuni colleghi e di sentire il desiderio di conoscere nuove realtà. Questo non significa necessariamente cercare subito una nuova relazione, ma può rappresentare un naturale movimento di riapertura verso il mondo, verso esperienze e legami che non siano più organizzati intorno alla relazione precedente. Ciò che sembra trattenerla è soprattutto il dispiacere che prova nei confronti del suo ex compagno. È un sentimento comprensibile, ma è importante chiedersi se questo senso di responsabilità non stia finendo per limitare la sua possibilità di crescere e di esplorare liberamente ciò che desidera oggi. Prendersi cura della sofferenza dell'altro non può significare rinunciare, nel tempo, alla propria libertà di fare nuove esperienze. Forse il punto centrale non è decidere immediatamente cosa fare con lui, ma concedersi il diritto di investire maggiormente su di sé. A 26 anni è fisiologico attraversare una fase di esplorazione, conoscere persone nuove, capire cosa la fa sentire vista, rispettata e valorizzata all'interno di una relazione. Queste esperienze non rappresentano un tradimento nei confronti della storia che avete vissuto, ma una parte importante del suo percorso di crescita. A volte, per capire davvero cosa proviamo, non serve continuare a rimanere legati a ciò che conosciamo, ma concederci la possibilità di fare esperienza di altro. Solo sperimentando nuovi contesti, nuove relazioni e nuove parti di sé diventa possibile capire se ciò che ci trattiene è ancora un desiderio autentico o piuttosto la difficoltà a lasciare andare qualcosa che, pur essendo stato importante, oggi rischia di occupare uno spazio che potrebbe essere dedicato alla costruzione del suo futuro.


Buongiorno, dalle sue parole emerge un forte senso di fatica emotiva. La sensazione è che una parte di lei abbia già riconosciuto i motivi per cui la relazione non la faceva stare bene, mentre un'altra parte faccia ancora molta difficoltà a lasciarla andare. Questa ambivalenza è spesso una delle condizioni più dolorose da vivere, perché porta a sentirsi bloccati tra ciò che si pensa sia giusto fare e ciò che si prova sul piano emotivo. Nel suo racconto colpisce un elemento importante. Lei descrive una relazione nella quale, più volte, ha espresso i propri bisogni, chiedendo rassicurazioni e maggiore rispetto rispetto a comportamenti che la facevano soffrire. Mi sembra che il problema non fosse tanto la presenza di un singolo episodio, quanto il fatto che lei si sia sentita ripetutamente non ascoltata e non sufficientemente considerata. Quando una persona si sente costretta a mettere da parte ciò che prova per mantenere la relazione, con il tempo può iniziare a dubitare anche della legittimità dei propri bisogni. La scelta di interrompere il rapporto, da quello che racconta, non sembra essere stata impulsiva, ma il risultato di un percorso nel quale ha provato più volte a trovare un dialogo che non riusciva a costruirsi. Questo rende comprensibile il fatto che oggi continui a provare affetto o dispiacere nei suoi confronti. Lasciare una persona non significa necessariamente smettere di volerle bene, e il dolore della separazione può convivere con la consapevolezza che quella relazione non fosse più soddisfacente. Allo stesso tempo, però, mi sembra che la situazione attuale rischi di mantenere aperta una ferita che avrebbe bisogno di tempo e spazio per cicatrizzarsi. Continuare a sentirsi, vedersi frequentemente e lavorare nello stesso ambiente rende molto difficile elaborare davvero la fine della relazione. È come se il legame non avesse mai avuto la possibilità di interrompersi realmente. Questo può spiegare perché lei si senta ancora legata, pur iniziando a desiderare di conoscere altre persone e di costruire una nuova fase della sua vita. Mi ha colpito anche quando scrive che si sente quasi in colpa all'idea di farlo soffrire. È un sentimento comprensibile, ma potrebbe essere utile chiedersi se, nel tentativo di proteggere lui dal dispiacere, non stia finendo per trascurare il proprio. A volte il senso di responsabilità verso le emozioni dell'altro diventa così forte da rendere molto difficile ascoltare i propri bisogni e prendere decisioni coerenti con essi. In una prospettiva cognitivo comportamentale sarebbe interessante esplorare proprio questi meccanismi. Ad esempio, comprendere che cosa la porta a sentirsi responsabile del suo benessere, quali pensieri emergono quando immagina di allontanarsi definitivamente e quali emozioni la spingono a mantenere un contatto che, almeno da ciò che racconta, sembra prolungare la sua sofferenza. Molto spesso non sono i fatti in sé a mantenerci bloccati, ma gli schemi con cui interpretiamo le relazioni, il senso di colpa, la paura di ferire o il timore di non riuscire a ricominciare. Il fatto che lei dica di voler conoscere altre persone e, soprattutto, di voler sentirsi finalmente libera, mi sembra un aspetto significativo. Non significa che debba prendere decisioni affrettate, ma forse indica che una parte di lei sta cercando di orientarsi verso una vita più coerente con ciò che desidera oggi. Dare ascolto a questa parte non vuol dire ignorare l'affetto che prova ancora, ma riconoscere che il voler bene a qualcuno non sempre è sufficiente perché una relazione sia davvero soddisfacente e rispettosa dei bisogni di entrambi. Dal momento che aveva già iniziato un percorso psicologico, potrebbe essere utile valutare di riprenderlo, possibilmente ad orientamento cognitivo comportamentale. Potrebbe offrirle uno spazio nel quale comprendere meglio gli schemi che la tengono ancora legata a questa relazione, il significato del senso di colpa che descrive e le difficoltà nel prendere una distanza emotiva. Non con l'obiettivo di dirle quale scelta fare, ma di aiutarla a comprendere più a fondo il suo modo di funzionare e a costruire decisioni sempre più in linea con ciò che sente e con il benessere che desidera per sé. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero


Buongiorno, da ciò che racconta emerge una situazione in cui il legame non si è realmente concluso, pur essendo terminata la relazione. Questo può rendere molto difficile elaborare la separazione e recuperare la propria libertà emotiva. Mi colpisce che lei descriva il desiderio di aprirsi a nuove conoscenze, ma allo stesso tempo si senta trattenuta dal senso di colpa e dal timore di far soffrire il suo ex partner. Prendersi cura del dolore dell'altro non può significare rimanere in una relazione che non la fa stare bene. Forse la domanda da porsi non è tanto "come posso non ferire lui?", ma "che cosa è davvero necessario perché io possa stare bene?". Se continua a frequentarlo e a mantenere un'intimità, è naturale che il distacco rimanga difficile per entrambi. Potrebbe essere utile riprendere un percorso psicoterapeutico, non perché ci sia qualcosa di "sbagliato", ma per comprendere cosa la trattiene in questo legame e aiutarla a costruire confini più chiari. A volte, per poter chiudere una relazione, è necessario concedersi anche una distanza concreta, oltre che emotiva. Le auguro di riuscire a dare ascolto ai suoi bisogni con la stessa attenzione che oggi dedica a quelli dell'altro.


Quello che descrive sembra il segno di un legame emotivo che, pur essendo terminato, continua a renderle difficile scegliere ciò che desidera davvero e vivere con serenità. Un percorso con uno psicologo potrebbe aiutarla a elaborare la separazione, riconoscere i suoi bisogni e costruire confini che la facciano sentire finalmente libera.


Gentilissima buongiorno, la ringrazio per avermi scritto con tanta sincerità. Da ciò che racconta, sembra che lei stia vivendo un legame ancora molto attivo sul piano emotivo, ma che allo stesso tempo le crea sofferenza, confusione e poca libertà personale. In questi casi reputo importante lavorare sulla consapevolezza di confini chiari, bisogni affettivi, senso di colpa e modalità di relazione, per capire cosa la fa stare bene davvero. È comprensibile che lei provi dispiacere per lui, ma questo non deve impedirle di tutelare sé stessa e il suo benessere. In un percorso insieme possiamo lavorare sulle relazioni e con l'utilizzo delle pratiche di mindfulness per aiutarla a gestire pensieri, ansia e ambivalenza, e per accompagnarla a fare scelte più serene e coerenti con ciò che desidera. Come tanti altri psicologi e psicoterapeuti, la mia prima seduta è gratuita (anche online) e possiamo comprendere insieme, e in modo più dettagliato, di che tipo di percorso ha bisogno. Non c’è obbligo di un successivo appuntamento, né ad alcun altro impegno successivo. Rimango a disposizione e le auguro un sereno proseguimento di giornata.


Buongiorno, la situazione che descrive è complessa e credo che meriti di essere affrontata con la delicatezza che richiede. Dalle sue parole emerge un aspetto importante: la relazione si è conclusa perché c'erano dinamiche che la facevano stare male e che, nonostante i suoi tentativi di parlarne, non hanno trovato un reale cambiamento. La decisione di lasciarsi non è stata impulsiva, ma il risultato di un percorso di riflessione. Oggi, però, sembra che entrambi vi troviate in una sorta di "limbo". Continuate a frequentarvi e a cercarvi, probabilmente anche per proteggervi dal dolore della separazione. È comprensibile: interrompere un legame significativo può essere molto doloroso. Tuttavia, questo spazio intermedio rischia di impedire a entrambi di elaborare davvero la fine della relazione. Dalle sue parole mi colpisce soprattutto un elemento: lei sente nascere il desiderio di aprirsi a nuove conoscenze, ma al tempo stesso si blocca per il timore di far soffrire lui. In altre parole, sembra che sia soprattutto lei a rinunciare alla possibilità di andare avanti, mentre continua a portare sulle proprie spalle anche il peso delle emozioni dell'altro. È importante ricordare che provare dispiacere per una persona non significa dover rinunciare alla propria libertà o restare in una relazione che non risponde più ai propri bisogni. Il senso di responsabilità verso l'altro non dovrebbe trasformarsi nella rinuncia ai propri desideri e al proprio progetto di vita. Proprio perché le dinamiche che descrive appaiono disfunzionali e sembrano mantenervi entrambi bloccati, ritengo che questa situazione possa essere compresa e affrontata in modo più approfondito all'interno di un percorso psicologico. La terapia può aiutarla a distinguere ciò che nasce dall'affetto e ciò che, invece, nasce dal senso di colpa, permettendole di fare scelte più libere e coerenti con ciò che desidera davvero per il suo futuro. Le auguro di riuscire a concedersi il diritto di ascoltare i propri bisogni con la stessa attenzione che oggi riserva a quelli dell'altro.


Buongiorno, grazie per aver condiviso la sua esperienza. Da ciò che racconta emerge quanto questa relazione sia stata importante per lei, ma anche quanto abbia portato sofferenza e fatica emotiva. Sembra esserci una parte di lei che riconosce i motivi che l’hanno portata a chiudere: il bisogno di sentirsi ascoltata, rassicurata e rispettata nei suoi bisogni. Allo stesso tempo, emerge molto il suo desiderio di non ferire l’altra persona e la difficoltà nel prendere una vera distanza. Dopo una separazione può capitare di rimanere in una situazione “a metà”, in cui il legame affettivo continua ma diventa difficile ascoltare pienamente ciò che si desidera per sé. Prendersi cura del dolore dell’altro è comprensibile, ma è importante chiedersi anche: quanto spazio c’è oggi per il suo benessere, la sua libertà e i suoi bisogni? Il desiderio di conoscere nuove persone non significa cancellare ciò che avete vissuto, ma può rappresentare il bisogno di ritrovare parti di sé e costruire uno spazio personale al di fuori della relazione. Potrebbe essere utile esplorare cosa rende così difficile il distacco: è soprattutto l’affetto, il senso di colpa, la paura di farlo soffrire o la speranza che qualcosa possa cambiare? Sono a disposizione se desidera approfondire.


salve, coniglio una psicoterapia


capisco quanto possa essere pesante e stancante trovarsi in questo limbo. È del tutto naturale sentirsi bloccata: da una parte c'è il affetto, il dispiacere e l'abitudine verso una persona che ha fatto parte della tua vita per tre anni, dall'altra c'è il tuo legittimo bisogno di leggerezza, di attenzione autentica e di sentirti libera di guardare avanti. Sei stata molto brava a riconoscere ciò che non andava e a prendere a suo tempo la scelta di chiudere. Il fatto che oggi tu provi interesse nel conoscere altre persone o nel ridere con un collega indica chiaramente che una parte di te è pronta a rinascere e a vivere relazioni più eque e rassicuranti. Il senso di colpa per la sua gelosia o per il suo dispiacere, pur dimostrando la tua grande empatia, rischia di farti rimanere incastrata in una dinamica che ti toglie serenità e che sembra soddisfare solo i suoi bisogni, non i tuoi. Per iniziare a sciogliere questo nodo e riprendere in mano la tua libertà, puoi fare qualche piccolo passo pratico: Metti al centro i tuoi confini: Ricordati che non sei responsabile delle sue reazioni emotive o della sua gelosia, specialmente ora che la relazione è finita e vi trovate in un contesto lavorativo. Spostare il focus su ciò che fa star bene te è un tuo diritto, non una colpa. Definisci uno spazio puramente professionale: Poiché lavorate insieme, prova a circoscrivere i contatti alle sole necessità lavorative. Ridurre gradualmente le conversazioni private o i momenti di intimità ti aiuterà a creare quel distacco emotivo che finora è mancato. Ascolta i tuoi desideri senza giudicarti: Sentire la voglia di conoscere altre persone è un segnale di salute e di apertura verso il futuro. Accoglilo senza permettere che il timore di ferire lui freni la tua crescita personale. Uscire da queste dinamiche richiede tempo e delicatezza verso se stesse, un passo alla volta.


Buongiorno, da quello che racconta, sembra che una parte di lei abbia già compreso che la relazione non rispondeva ai suoi bisogni, mentre un'altra fatichi a lasciarla andare per il legame affettivo e per il dispiacere che prova nei confronti del suo ex. È una situazione che può generare molta confusione e senso di colpa. Le chiederei di provare a spostare l'attenzione da ciò che potrebbe provare lui a ciò di cui ha bisogno lei oggi. Una relazione dovrebbe farci sentire ascoltati, rispettati e liberi di esprimerci, non costantemente in dubbio sul nostro valore. Il fatto che continuiate a vedervi e sentirvi, anche per motivi lavorativi, può rendere più difficile elaborare la fine della relazione. Riprendere un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere cosa la trattiene ancora e a ritrovare la libertà di scegliere ciò che è meglio per sé, senza che siano il senso di colpa o la paura a guidare le sue decisioni. Le auguro di poter ritrovare serenità e chiarezza.


Salve, da quello che racconta sembra che una parte di lei abbia scelto di chiudere la relazione, mentre un'altra sia rimasta ancora molto legata al rapporto e al senso di responsabilità verso il suo ex. Questo può rendere difficile sentirsi davvero libera di guardare avanti. Il dispiacere che potrebbe provare nel vederlo stare male non significa necessariamente che debba continuare a rinunciare ai suoi bisogni. Anche il fatto che vi vediate e sentiate ancora, soprattutto lavorando nello stesso luogo, può mantenere aperto un legame che rende più difficile elaborare la separazione. Forse può partire da una domanda semplice: se non dovesse preoccuparsi di ferire lui, che cosa sceglierebbe per sé? Conoscere nuove persone non significa necessariamente iniziare subito una nuova relazione: può semplicemente concedersi la possibilità di tornare a scegliere liberamente. Potrebbe esserle utile riprendere un percorso psicologico, non perché ci sia qualcosa di sbagliato in lei, ma per comprendere meglio questo legame e costruire gradualmente dei confini che le permettano di sentirsi nuovamente libera. Un caro saluto. Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.


Buongiorno, dal suo racconto emerge una grande ambivalenza, che spesso accompagna la fine di relazioni importanti. Da una parte riconosce con lucidità i motivi che l'hanno portata a chiudere: la difficoltà di comunicare, il sentirsi poco considerata, la fatica di convivere con comportamenti che minavano la fiducia e la serenità della coppia. Dall'altra, però, è come se una parte di lei facesse ancora fatica a lasciarlo andare, soprattutto perché continua a sentirsi responsabile del suo benessere. Mi ha colpito una frase: "non riesco a sentirmi davvero libera, anche se pensandoci proverei dispiacere per lui." È possibile che oggi il nodo non sia tanto capire se prova ancora amore, quanto riuscire a distinguere l'affetto dal senso di responsabilità. Sono due esperienze molto diverse, ma quando si è stati a lungo in una relazione possono facilmente confondersi. Lei racconta anche un aspetto importante: nonostante la separazione, il rapporto non si è mai realmente interrotto. Continuate a sentirvi, a vedervi e ora condividete anche il contesto lavorativo. Questo rende molto difficile elaborare la fine della relazione, perché ogni incontro riattiva il legame e mantiene viva una vicinanza che non permette né a lei né a lui di ridefinire i propri spazi. Mi sembra significativo anche ciò che dice rispetto ai colleghi. Il fatto che inizi a interessarsi o semplicemente a conoscere altre persone non parla necessariamente del desiderio di iniziare subito una nuova relazione. Potrebbe rappresentare, invece, il bisogno di tornare a sentirsi libera di essere sé stessa, di relazionarsi senza il timore di ferire qualcuno o di dover continuamente rendere conto delle proprie scelte. Quando scrive che ha l'impressione che lui la voglia soprattutto per l'intimità, mi sembra che riaffiori quella sensazione di non sentirsi pienamente vista e riconosciuta che era già presente durante la relazione. È una riflessione che merita attenzione, perché forse racconta uno dei motivi per cui, pur provando affetto, aveva sentito il bisogno di interrompere il rapporto. Forse la domanda oggi non è tanto "come posso non farlo soffrire?", ma "quanto spazio sto concedendo ai miei bisogni?". Perché dal suo messaggio emerge che, per molto tempo, ha cercato di comprendere lui, di rassicurarlo, di passare sopra a situazioni che la facevano soffrire. Oggi, invece, sembra esserci una parte di lei che chiede finalmente di essere ascoltata. Credo che il dispiacere per lui sia umano e comprensibile. Ma provare dispiacere non significa che sia necessario restare in una relazione o continuare ad alimentare un legame che non le permette di andare avanti. A volte voler bene a una persona e scegliere di prendere le distanze possono coesistere. Anzi, in alcune situazioni è proprio la distanza a permettere a entrambi di capire davvero cosa rappresenta quel rapporto e di ritrovare un equilibrio più autentico.


Buongiorno, da quello che racconta emerge una situazione emotivamente molto complessa: da una parte sembra esserci ancora un legame importante con questa persona, dall’altra sembra esserci anche una parte di lei che sta cercando di riprendere il proprio spazio e la propria libertà. Mi colpisce un passaggio: racconta di aver più volte espresso dei bisogni (come sentirsi rassicurata, rispettata e considerata nella relazione), ma di essersi spesso trovata a mettere da parte il suo disagio e a “passarci sopra”. Questo può essere molto faticoso, perché nel tempo può portare a dubitare delle proprie emozioni e dei propri bisogni. Anche il fatto che continuiate a vedervi e sentirvi sembra rendere più difficile elaborare la separazione: è come se una parte della relazione fosse ancora presente, mentre un’altra parte di lei sta cercando di andare avanti e aprirsi a nuove possibilità. Forse il punto non è chiedersi soltanto “come faccio a non farlo soffrire?”, ma anche provare a chiedersi: “Che cosa serve a me oggi per stare bene e ritrovare il mio equilibrio?” È comprensibile provare dispiacere per una persona a cui si è voluto bene, ma il senso di colpa non dovrebbe diventare il motivo per cui si rimane in una situazione che non sente più propria. Potrebbe essere utile iniziare a riflettere sui confini che desidera mettere oggi: quale tipo di rapporto è realmente possibile tra voi? Cosa la aiuta a sentirsi libera di scegliere senza sentirsi responsabile delle emozioni dell’altro? Il fatto che abbia già iniziato un percorso psicologico può essere una risorsa importante per comprendere meglio questi aspetti e accompagnarla nel processo di separazione emotiva, che spesso richiede tempo anche quando la decisione di chiudere è stata presa. Un caro saluto, Dott.ssa Cinzia Pirrotta


Se qualcuno le dicesse esattamente cosa fare, lei lo farebbe? Permetterebbe ad un estraneo di decidere della sua vita? Non so se cerca davvero una risposta o sta cercando la forza per mettere in atto ciò che sa essere giusto o ancora rassicurazione sul fatto che qualsiasi cosa deciderà andrà bene. A me viene solo una domanda da farle: perché ha interrotto il percorso psicologico?


C'è un po' di "normale" confusione in ciò che descrivi. Contattami e insieme metteremo un po' di ordine. Dott. Agostino Marotti - psicologo e coach di formazione breve strategica (Perugia)


Gentile utente, ciò che descrive suggerisce un legame ambivalente, in cui pensieri automatici di colpa e paura la mantengono ancorata al passato. In ottica cognitivo-comportamentale, potrebbe essere utile un lavoro di auto-monitoraggio dei pensieri intrusivi, riconoscendo distorsioni cognitive come la colpevolizzazione e il pensiero dicotomico. Definire, insieme a un professionista, obiettivi comportamentali graduali di distacco e riscoperta di sé favorisce una maggiore libertà emotiva. Un caro saluto, Dr. Vittorio Penzo


Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità una storia così complessa e dolorosa. Immagino quanto possa essere faticoso trovarsi a 26 anni in questa condizione di sospensione, dopo tre anni di relazione con una persona più grande, e sentire al tempo stesso il desiderio di essere libera e il dispiacere che la trattiene. Quello che descrive - il non sentirsi abbastanza di fronte a like e messaggi ad altre ragazze, la paura e le paranoie che poi sentiva il bisogno di trasmettere per cercare rassicurazioni, la difficoltà a comunicare nonostante il suo desiderio di confronto, e oggi il sentirsi in colpa e bloccata tra il voler conoscere altre persone e il timore di far soffrire - è un vissuto molto comune in chi attraversa una separazione difficile e che può facilmente accompagnarsi a stati di ansia, angoscia, stress e a momenti di umore più depresso. Non è una sua fragilità, né una colpa. A volte, quando una relazione ha rappresentato a lungo un punto di riferimento, anche se con dinamiche che ferivano l'autostima, può accadere che la mente e il corpo restino legati per abitudine, per senso di responsabilità o per paura del vuoto, anche quando razionalmente si è scelta un'altra strada. Il fatto di rivedersi sul lavoro, poi, può rendere ancora più difficile ritrovare un proprio spazio. Non si tratta di stabilire subito cosa fare, ma di poter accogliere questa perturbazione in uno spazio sicuro e privo di giudizio. Un piccolo spunto, senza alcuna prescrizione, può essere provare a chiedersi, quando avverte quel senso di colpa, cosa sta cercando di proteggere in quel momento e cosa, invece, vorrebbe proteggere di sé e del suo desiderio di libertà. Un percorso psicologico clinico potrebbe aiutarla a trasformare questa fase delicata e trasformativa in un'occasione per esprimere più pienamente il suo Sé, il suo potenziale, per dare voce ai suoi bisogni affettivi e relazionali e per ritrovare fiducia nelle sue scelte, in un cammino di consapevolezza e crescita. Resto a sua disposizione, se lo desidera, anche per una consulenza online. Un cordiale saluto, Dott. Carlo Maria Romeo Flamini


Buongiorno, dalle sue parole emerge quanto questa relazione continui ad avere un forte impatto emotivo su di lei, nonostante la separazione. Quando il legame con una persona rimane così intenso, spesso non è solo la difficoltà di lasciarla andare, ma anche il bisogno di comprendere cosa ci tenga ancora emotivamente legati. Il fatto che continui a sentirlo e a frequentarlo rende probabilmente più difficile elaborare la perdita e ritrovare serenità. Credo che riprendere un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio i suoi bisogni affettivi, i meccanismi che la mantengono in questa situazione e a ritrovare gradualmente uno spazio di libertà nelle sue scelte. Le auguro di prendersi cura di sé con la stessa attenzione che ha dedicato a questa relazione.


Carissima, come prima cosa devi verificare le motivazioni con le quali lui pensa ancora a te e ti frequenta. IL vostro rapporto ha senso, da come capisco solamente se lui ti ama sinceramente. Dovresti poi, pretendere che lui ti rispetti non frequentando neanche virtualmente altre persone. Prova a dargli fiducia se lui ti dimostra di volerti bene. Forse ha bisogno di un po' di tempo per capire cosa vuole veramente. Ti ringrazio della tua domanda Rimango a tua disposizione per ulteriori chiarimenti DottGabriele Lenti Psicoterapeuta Genova


Buongiorno, molto probabilmente non si sente libera perché anche lei non è riuscita a lasciar andare via definitivamente questa persona. Inizi un lavoro su di sé che possa aiutarla ad elaborare la fine di questa storia; col tempo potrà tornare a fare ciò che la fa stare meglio. Cordiali saluti Dott. Diego Ferrara


Buongiorno, da ciò che racconta sembra che la relazione sia terminata formalmente, ma non ancora emotivamente e concretamente. Continuare a vedervi e sentirvi, soprattutto se permane anche un’intimità, può rendere molto difficile costruire quella distanza necessaria per capire cosa desidera davvero. Mi sembra importante una frase che utilizza: dice di continuare forse “per dispiacere” a stargli vicino. Voler bene a una persona non significa necessariamente dover continuare a occupare il ruolo che avevamo nella sua vita, soprattutto quando questo ci impedisce di sentirci liberi. Il fatto che provi curiosità verso altre persone non significa che non abbia voluto bene al suo ex, né che debba immediatamente iniziare un’altra relazione. Potrebbe semplicemente indicare che una parte di lei desidera andare avanti. Forse, più che chiedersi come comportarsi per non farlo soffrire, potrebbe iniziare a domandarsi quale distanza le servirebbe per capire cosa vuole lei, senza continuare a sentirsi responsabile delle sue reazioni. Un caro saluto.

Dott.ssa Alessia Bertolotti

Dott.ssa Alessia Bertolotti

psicologo clinico

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È comprensibile che lei si senta ancora “legata” a questa relazione: chiudere un rapporto non significa automaticamente riuscire a prendere le distanze sul piano emotivo. Sembra esserci una parte di lei che desidera sentirsi libera e aprirsi a nuove possibilità, e un’altra che teme di ferire o deludere lui. In una prospettiva cognitivo-costruttivista, potrebbe essere utile chiedersi non tanto “cosa dovrei fare per non farlo stare male?”, ma “che cosa accade dentro di me quando scelgo per me stessa?”. Anche il senso di colpa e il bisogno di rassicurarlo possono diventare elementi da comprendere, anziché motivi per rinunciare ai propri confini. Riprendere un percorso psicologico potrebbe aiutarla proprio a costruire una distanza che non sia una fuga, ma una scelta consapevole e coerente con ciò che oggi sente di volere per sé.


Quello che descrivi, cioè la fatica a staccarti del tutto anche dopo aver deciso di chiudere, nonostante segnali che ti fanno stare male, è comune quando la fine di una relazione non è "pulita": lui resta fisicamente vicino per lavoro, e questo mantiene aperta una porta che il tuo bisogno di chiarezza vorrebbe chiudere. Il fatto che tu stia iniziando a interessarti ad altre persone è un segnale sano di movimento in avanti; il fastidio che lui mostra in quei momenti non è un tuo problema da gestire. Potrebbe aiutarti riprendere un percorso psicologico mirato proprio a consolidare questo distacco, visto che da sola fatichi a reggerlo nonostante la decisione presa.


Gentile ragazza, da quello che racconta, sembra che la parte più difficile della separazione non sia stata tanto decidere di chiudere la relazione, quanto riuscire poi a prendere realmente le distanze. Lei ha scelto di interrompere una relazione nella quale sentiva di non riuscire a comunicare, di non ricevere le rassicurazioni di cui aveva bisogno e nella quale alcuni comportamenti del suo compagno finivano per alimentare insicurezza e sofferenza. Il fatto che oggi continuiate a sentirvi e a vedervi, anche per le circostanze lavorative, sembra però mantenere aperto un legame che rende difficile capire fino in fondo che cosa desidera lei. Mi sembra significativo anche ciò che dice quando scrive che vorrebbe conoscere altre persone, ma che si sente in colpa o prova dispiacere pensando a come questo potrebbe far stare lui. È importante ricordare che il dispiacere dell'altra persona non significa necessariamente che stiamo facendo qualcosa di sbagliato. Dopo una separazione è possibile voler bene a qualcuno e, contemporaneamente, riconoscere che quella relazione non è più ciò che desideriamo. Non è necessario stabilire se lui sia geloso, se la voglia ancora per amore oppure prevalentemente per l'intimità. La domanda forse più utile è un'altra: "che cosa succede a me quando continuo a frequentarlo? Mi sento più libera, serena e coerente con ciò che desidero, oppure rimango dentro dinamiche dalle quali avevo deciso di uscire?" Anche il fatto che lui lavori nello stesso luogo rende comprensibilmente più complicato il distacco. Non potendo necessariamente interrompere ogni contatto, potrebbe essere utile provare almeno a stabilire dei confini più chiari: mantenere i rapporti necessari sul lavoro e valutare se, al di fuori di quello, continuare a vedersi e avere rapporti intimi sia davvero ciò che desidera. Non deve necessariamente fare tutto in modo drastico o dall'oggi al domani. Può anche chiedersi che cosa sceglierebbe se non dovesse preoccuparsi di ferire o deludere lui. E, soprattutto, provare a distinguere il senso di colpa dal desiderio: restare accanto a una persona perché la si desidera è molto diverso dal restare perché si teme di farla soffrire allontanandosi. Visto che aveva già iniziato un percorso psicologico e poi lo ha interrotto, potrebbe essere utile valutare la possibilità di riprenderlo, non necessariamente perché ci sia qualcosa che non va in lei, ma per avere uno spazio in cui comprendere meglio questi legami, le sue insicurezze e la difficoltà a mettere dei confini. La sensazione di non essere ancora libera non significa che non riuscirà a esserlo. Probabilmente significa che, pur avendo preso una decisione, una parte di lei ha ancora bisogno di tempo e di uno spazio concreto per trasformarla in una vera separazione. Un caro saluto Dott. Michele Basigli Perugia


Gentile utente, da quello che racconta non mi sembra che il problema principale sia capire se prova ancora qualcosa per il suo ex, ma che lei si trovi ancora dentro una relazione che, pur essendo formalmente finita, non ha avuto una vera conclusione sul piano emotivo e concreto. È possibile voler bene a una persona, provare dispiacere nel vederla soffrire e, contemporaneamente, sapere che quella relazione non è più ciò che si desidera. Le due cose possono coesistere. Anzi, il fatto che lei senta il desiderio di conoscere altre persone e di sentirsi libera è un elemento importante da ascoltare. Un punto che mi sembra particolarmente significativo è quello che racconta riguardo ai comportamenti del suo ex: lei aveva espresso più volte il disagio rispetto ai like e ai messaggi con altre ragazze, cercando rassicurazioni, e nel tempo è finita per vivere molta insicurezza e controllo. Al di là di chi avesse ragione nelle singole situazioni, quella relazione sembra aver alimentato in lei la sensazione di non essere abbastanza e il bisogno di ricevere continuamente conferme. Continuare oggi a frequentarlo può mantenere proprio questo circuito. Inoltre, il fatto che lui lavori nello stesso luogo rende il distacco più difficile, ma non significa che lei debba continuare a mantenere una vicinanza personale. Potete essere colleghi senza essere ancora una coppia, senza vedervi fuori dal lavoro e senza condividere necessariamente la vostra vita sentimentale. E soprattutto: il fatto che a lui possa dare fastidio vederla scherzare con altri uomini non significa che lei stia facendo qualcosa di sbagliato. Dopo una separazione lei ha il diritto di conoscere persone, flirtare, uscire e costruire nuovi legami senza dover proteggere continuamente i sentimenti del suo ex. Capisco però il suo senso di colpa: probabilmente una parte di lei pensa “se mi allontano lo ferisco” e quindi finisce per sacrificare la propria libertà per evitare a lui un dolore. Ma una separazione comporta inevitabilmente che qualcuno soffra. Non può essere compito suo impedire all’altra persona di provare questa sofferenza, soprattutto se per farlo deve continuare a vivere in una situazione che non desidera. Mi soffermerei anche sulla frase “sembra come se mi volesse solo per altro, per intimità”. Non possiamo sapere con certezza cosa provi lui, ma lei può osservare concretamente che tipo di rapporto le propone oggi: c’è interesse per la sua persona, ascolto, progettualità e rispetto dei suoi confini oppure la vicinanza emerge soprattutto quando c’è possibilità di intimità? La risposta a questa domanda può aiutarla molto più del tentativo di interpretare le sue intenzioni. A questo punto potrebbe essere utile fare una scelta chiara, non necessariamente drastica o aggressiva: comunicargli che gli vuole bene, ma che per riuscire davvero ad andare avanti ha bisogno di interrompere la frequentazione personale e mantenere con lui, per quanto possibile, soltanto un rapporto professionale. Non è necessario accusarlo né convincerlo che sia una persona sbagliata. È sufficiente parlare di ciò che serve a lei. E probabilmente all’inizio farà male: potrebbe sentirsi in colpa, avere nostalgia, chiedersi se ha fatto la scelta giusta o avere l’impulso di tornare indietro. Questo non significherebbe che la decisione è sbagliata; significherebbe che sta interrompendo un legame a cui è ancora affettivamente legata. Infine, visto che aveva già iniziato un percorso psicologico e poi lo ha interrotto, valuterei seriamente la possibilità di riprenderlo, non necessariamente per “dimenticare” il suo ex, ma per lavorare proprio su quel senso di non essere abbastanza, sulla paura di perdere l’altro e sul senso di colpa che oggi sembra impedirle di sentirsi libera. La domanda forse non è “come faccio a non farlo stare male?”, ma “quanto della mia vita sono ancora disposta a mettere da parte per evitare che lui stia male?”. Da lì potrebbe iniziare un cambiamento importante.


Gentile ragazza, leggendo la sua storia si percepisce con molta nitidezza la sensazione di soffocamento, la confusione e il forte senso di colpa che la tengono legata a un rapporto che lei stessa ha avuto la maturità e il coraggio di interrompere. Vivere una situazione di "libertà solo a metà" in cui la relazione è finita sulla carta ma continua nei fatti attraverso contatti, incontri e dinamiche lavorative condivise è un'esperienza emotivamente logorante che le sta impedendo di guardare al suo futuro con serenità. Comprendo la sua difficoltà e la fatica nel distaccarsi definitivamente. Le offro alcuni punti di riflessione per iniziare a leggere con maggiore chiarezza ciò che sta accadendo dentro di lei e nella dinamica con il suo ex partner. La trappola del senso di colpa e del "dispiacere": Lei scrive di continuare a vederlo "forse per dispiacere" e per la paura di farlo stare male. Questo è uno dei meccanismi più frequenti che impediscono la reale chiusura di una storia: scambiare l'empatia o il senso di colpa per un dovere di accudimento. Lei non è responsabile della felicità o della solitudine di un uomo adulto di 50 anni. Rimanere disponibile per non addolorare l'altro significa sacrificare la propria libertà e il proprio benessere sull'altare del senso di colpa. L'asimmetria di potere e il controllo a distanza: La differenza di età (26 anni lei, 50 lui), unita al fatto che lui abbia scelto di lavorare nel suo stesso ambiente "sia per lavoro che per averla vicina", crea una pressione ambientale e psicologica notevole. Il fatto che lui si infastidisca quando lei scherza con i colleghi e continui a cercarla prevalentemente per l'intimità dimostra una dinamica di possesso più che di rispetto. Lui sta ottenendo i benefici della relazione (vicinanza, intimità, controllo) senza dover offrire le rassicurazioni, la comunicazione e l'esclusività che lei chiedeva durante la storia. Il bisogno sano di novità e la paralisi emotiva: Il fatto che lei avverta il desiderio di conoscere altre persone e provi piacere nell'interagire con i colleghi è un segnale estremamente sano del suo sistema emotivo. La sua parte più vitale le sta dicendo che ha 26 anni e che ha diritto a leggerezza, complicità e nuove esperienze. Tuttavia, il legame residuo con il suo ex agisce come un freno a mano tirato, facendola sentire "in colpa" anche solo per il fatto di sorridere a un coetaneo. Indicazioni pratiche per proteggere la sua libertà: Tracciare un confine netto sul luogo di lavoro: Lavorare nello stesso ambiente richiede di stabilire una demarcazione chiara tra il piano professionale e quello personale. Può essere utile comunicargli con calma ma con estrema fermezza che sul posto di lavoro vi interfaccerete solo per questioni professionali e che le sue reazioni o gelosie verso i colleghi non sono più tollerabili né giustificate. Interrompere l'intimità e le uscite private: Continuando ad assecondare gli incontri e la dimensione intima, lei continua ad alimentare in lui l'illusione che lei sia ancora "sua" e impedisce a se stessa di elaborare la fine della storia. Dire di no all'intimità non è un atto di cattiveria, ma un atto di coerenza e di rispetto verso la scelta che ha fatto all'inizio dell'anno. Restituire all'altro la responsabilità della sua vita: Ogni volta che sente salire il "dispiacere" per lui, si ricordi che lui è una persona adulta con le sue risorse per gestire una rottura. Lei ha già provato per tre anni a costruire una comunicazione sana senza essere ascoltata; ora è il momento di mettere al centro se stessa e i suoi bisogni di ragazza di 26 anni. Uscire da un legame caratterizzato da senso di colpa, controllo e presenza costante sul lavoro richiede grande forza e una chiara mappa dei propri confini emotivi. Proprio per aiutarla a sciogliere questo nodo, superare la paura di far dispiacere all'altro e riappropriarsi del tutto della sua libertà affettiva e relazionale, le consiglio di prendere in considerazione la possibilità di riprendere un percorso di supporto psicologico. Sarei felice di offrirle la mia disponibilità per uno spazio d'ascolto protetto, sicuro e privo di qualsiasi giudizio, in cui accompagnarla a ritrovare la sua serenità e a vivere le sue nuove relazioni senza pesi o condizionamenti. Un caro saluto, Dott.ssa Antonella Guiducci Psicologa

Dott.ssa Antonella Guiducci

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psicoterapeuta

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Gentile Utente, leggendo le sue parole, ho la sensazione che, pur avendo trovato il coraggio di interrompere una relazione nella quale non si sentiva più serena, faccia ancora fatica a concedersi la libertà di andare avanti. Sembra che una parte di lei desideri conoscere nuove persone e aprirsi ad altre esperienze, mentre un'altra continui a preoccuparsi di quanto questo possa far soffrire il suo ex compagno. **Ma provare dispiacere per qualcuno non significa essere responsabili della sua felicità, né dover rinunciare alla propria.** Il fatto che lui le voglia ancora bene non cancella le ragioni che l'hanno portata a chiudere la relazione. E continuare a frequentarsi, soprattutto se tra voi rimane anche un'intimità fisica, potrebbe rendere più difficile per entrambi riconoscere che il rapporto è cambiato. Mi chiederei allora che cosa la trattenga davvero: il desiderio di stare ancora con lui oppure la difficoltà di accettare che una sua scelta possa provocargli dolore? Lavorare nello stesso ambiente rende certamente più complesso prendere le distanze, ma può comunque iniziare a definire confini più chiari, distinguendo ciò che riguarda il lavoro da ciò che appartiene alla vostra storia personale. Forse potrebbe esserle utile riprendere anche il percorso psicologico interrotto, per comprendere meglio quel senso di colpa che sembra accompagnare il suo desiderio di autonomia. **Può voler bene a una persona e scegliere di non condividere più la propria vita con lei. Non è necessario smettere di provare affetto per sentirsi libera di andare avanti.** Un cordiale saluto, Marica Romano Psicologa

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