Via Vittorio Amedeo II 21, Torino 10121
PER CONTATTARMI E PRENDERE UN APPUNTAMENTO:
mail: psy.arianna.bellero@gmail.com
15/03/2026
Torino 2 indirizzi
Sono una Psicologa clinica (Ordine degli Psicologi e delle Psicologhe del Piemonte n. 11786) e Psicoterapeuta in formazione ad orientamento sistemico-relazionale.
L'approccio sistemico-relazionale pone al centro le relazioni, i contesti di vita e le risorse della persona. Le difficoltà non appaiono dunque come elementi isolati, ma si sviluppano in una cornice più ampia, costruita sui legami interpersonali, sulle esperienze e sui significati personali. Questa cornice può essere compresa più in profondità attraverso un percorso condiviso e trasformata nel tempo.
Nel mio lavoro offro sostegno psicologico ad adulti, giovani adulti e adolescenti, oltre a percorsi dedicati alle coppie e alla genitorialità.
Accompagno individui, coppie e genitori che stanno attraversando momenti di difficoltà personale o relazionale, oppure fasi di cambiamento. Promuovo uno spazio di ascolto accogliente e rispettoso in cui sentirsi compresi, significare le proprie esperienze, ed esplorare nuove prospettive e strumenti utili per affrontare le fatiche.
Ricevo a Torino, a Moncalieri e online.
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15/03/2026
6 recensioni
Nuovo profilo su MioDottore
I pazienti hanno appena iniziato a rilasciare recensioni.
È la prima volta che intraprendo un percorso psicologico e avevo qualche timore, ma con la Dottoressa mi sto trovando davvero a mio agio e riesco ad aprirmi anche su temi più delicati. La ringrazio
Dott.ssa Arianna Bellero
Gentile D., la ringrazio per questo rimando positivo! Sono contenta che si sia trovato a suo agio e che possa trarre beneficio da questo percorso condiviso. Un caro saluto
Dottoressa giovane, ti fa sentire subito a proprio agio, mi sto trovando molto bene.
Dott.ssa Arianna Bellero
Gentile Elena, la ringrazio per questo positivo riscontro, che è per me essenziale!
Il piacere di intraprendere questo percorso insieme è reciproco. Un caro saluto
La Dott.ssa Bellero si è mostrata fin da subito accogliente e in grado di farmi sentire a mio agio. Durante il mio percorso è sempre stata professionale e delicata, mostrandosi attenta e aperta alle tematiche portate, senza farmi sentire giudicata. Sono molto soddisfatta del lavoro svolto fin ora e dell’impegno e della cura che mette nel suo lavoro
Dott.ssa Arianna Bellero
La ringrazio davvero per questo stimolante e positivo riscontro! Anche per me è un piacere intraprendere questo percorso insieme. Un caro saluto
Abbiamo intrapreso qualche mese fa un percorso di sostegno alla genitorialità con la dottoressa che si è dimostrata da subito molto disponibile e devo dire che con le sue parole ci ha aiutato a comprendere meglio le nostre difficoltà da genitori di un figlio adolescente e per questo La ringraziamo.
Dott.ssa Arianna Bellero
Vi ringrazio molto per questo piacevole riscontro, è stato per me un piacere lavorare con voi!
Un caro saluto
Ho intrapreso un percorso con la dott.ssa Bellero perché avevo bisogno di supporto in un momento di difficoltà legato all’università. Seduta dopo seduta ho trovato un reale beneficio: mi sono sentita più supportata e con strumenti concreti per affrontare le difficoltà.
Dott.ssa Arianna Bellero
Gentile Serena, sono lieta che questo nostro percorso insieme la stia guidando verso un maggiore beneficio! Questo suo positivo riscontro è per me fondamentale.
Un caro saluto
Ho iniziato la mia terapia con la dottoressa Arianna e devo dire che mi sto trovando davvero molto bene, sicuramente ho trovato uno spazio accogliente e non giudicante. La dottoressa da subito è riuscita a farmi sentire a mio agio e mi sono sentita ascoltata davvero.
Dott.ssa Arianna Bellero
La ringrazio per il suo gentile e prezioso riscontro! Un caro saluto
ha risposto a 6 domande da parte di pazienti di MioDottore
Ciao,
scrivo perché ho bisogno di sfogarmi e magari ricevere qualche parere. Ho 27 anni (quasi 28) e mi sono laureata alla triennale circa 3 mesi e mezzo fa, con fatica. Per molti anni sono rimasta bloccata a tre esami dalla fine, che mi sembravano insormontabili e avevo perso completamente la motivazione. Eppure, alla fine, ce l’ho fatta.
Dopo la laurea ho avuto alti e bassi: momenti in cui il futuro mi sembrava roseo e pieno di opportunità, in cui mi sentivo molto vitale e momenti in cui mi sembrava impossibile trovare un lavoro e mi sentivo prosciugata. Ho mandato tanti CV ma ho ricevuto pochi riscontri, e mi sono scontrata con la realtà del lavoro e con una grande confusione su cosa voglio fare. Nel frattempo ho fatto una breve supplenza fuori regione. Poi sono tornata a casa… e da lì ho iniziato di nuovo a stare male. Ho la testa piena di pensieri, tutti confusi e in contraddizione tra loro.
Quando dovevo finire la triennale mi sentivo spenta, non pensavo nemmeno alla magistrale (anche se in verità ogni tanto ci fantasticavo), ero proprio stanca. E oggi mi ritrovo a sentirmi ancora molto insoddisfatta, a parlarmi in modo molto duro, a pensare sempre che avrei dovuto finire molto prima questo percorso. Che sono fuori tempo massimo.
Eppure, dentro di me, sono anche fiera di essere riuscita a laurearmi, anche se mi sembra che nessuno in famiglia abbia capito i sacrifici e le difficoltà che ho affrontato e che mi sembravano insormontabili. E questo è un altro tema caldo..
Ad oggi mi sento molto confusa: perché se ce l’ho fatta, mi sento comunque così triste? Perché mi sento sempre come se avessi un enorme peso addosso? A volte penso persino che stessi meglio tra tante virgolette quando studiavo.. forse perché pensavo che se fossi riuscita a laurearmi avrei cambiato vita.
Dopo quella supplenza, la scuola mi ha ricontattata più volte, ma inizialmente non avevo un posto dove stare (gli hotel costavano troppo). Quando finalmente ho trovato una stanza in casa condivisa, però, sono andata in crisi: non sapevo più se trasferirmi oppure no, perché nel frattempo avevo deciso di studiare seriamente per un concorso. All’inizio l’avevo preso alla leggera, poi ho iniziato a vederlo come una possibilità concreta, capendo anche la situazione lavorativa nel mio ambito..
Alla fine ho deciso di non trasferirmi e di dedicarmi allo studio per il concorso. Però da tempo ho questo pensiero fisso della magistrale. Devo farla o no? E se poi non sono all’altezza? E se torno nello stesso loop mentale di prima? E se la faccio solo per dimostrare qualcosa a me o agli altri? Per rivendicare la mia autostima e l'immagine minata che ho di me e se la faccio solo per zittire tutti i giudizi che ho ricevuto e che ancora ricevo?
La magistrale che sto considerando è in un’università privata dove studia anche una mia ex compagna della triennale. È molto diversa dalla triennale e dalla mia vecchia università. È molto più dinamica, con tanti lavori di gruppo e laboratori, molte prove intercorso e penso che potrebbe piacermi… forse potrebbe aiutarmi a ritrovare un po’ di motivazione e a riaccendere una scintilla..Ma allo stesso tempo mi vengono mille dubbi. Dovrei tornare nella stessa città della triennale, che da un lato mi ha dato tanto (le amicizie, l’esperienza da fuorisede), ma dall’altro mi riporta anche a momenti molto difficili e bui. Ho paura di rivivere quelle sensazioni, di trovarmi di nuovo punto e a capo.
Avrei voluto cambiare città, iniziare da zero in un posto nuovo, ma non ho trovato corsi che mi interessano altrove. In più mi sento in colpa verso i miei genitori, perché dovrebbero sostenere altre spese (temo la loro reazione e i loro giudizi), e mi pesa l’idea di arrivare a 30 anni e più ancora a studiare senza essere indipendente. Ho anche pensato a una telematica per poter lavorare, ma ho paura di non essere abbastanza stimolata e anche del giudizio degli altri.
Mi sento in ritardo su tutto: studio, lavoro, vita sociale… tutto.
Allo stesso tempo sento moltissimo l'esigenza di cambiare aria, vorrei anche iscrivermi al servizio civile all'estero (data la mia età sarebbe l'ultimo anno per parteciparvi) fare un'esperienza all'estero, dimenticare per quanto possibile questi anni così bui, conoscere una nuova cultura, una nuova lingua e lavorare nel sociale... Prendere una grande boccata d'aria..
Quindi nella mia testa ci sono: concorso, magistrale, servizio civile estero..tutte cose che cozzano tra loro....
Negli ultimi anni sono rimasta nel mio paesino molto piccolo, lavorando ogni tanto e studiando. Sono stati anni molto pesanti. Non avevo e non ho praticamente vita sociale, le poche amiche che avevo sono andate via, non ho una relazione, esco pochissimo e mi sento molto sola, soprattutto ora che ho finito di studiare. È come se non avessi seminato nulla... come se mi fossi chiusa completamente in me stessa, quasi come una punizione.
È come se avessi lottato e resistito così tanto in modalità sopravvivenza che adesso non riesco più a sopportare niente.
Sono una persona molto sensibile e abbastanza introversa e tutto questo lo sento ancora di più. Ho sempre di più la sensazione di spegnermi, come se mi mancassero le energie. Vorrei riprendere in mano la mia vita, ricostruirla, cambiarla, ma non so da dove iniziare né che direzione prendere. Vorrei riuscire a stare meglio e capire cosa fare. Vorrei sentire che questo dolore che mi porto dietro come una zavorra, prima o poi se ne andrà… o almeno diventerà più leggero...
Cara Utente, dalle tue parole, oltre allo smarrimento e alla sensazione di sfiducia verso la realtà che ti circonda, mi arriva anche una curiosità e una speranza per una versione di te stessa che ancora non conosci, ma che sembra tu voglia esplorare. Prova a seguire questa sensazione che arriva più dalla pancia che dai lunghi ragionamenti!
Se ti senti pronta inoltre, un primo passo per accettare le proprie fragilità, e ripartire da quelle per costruire qualcosa di nuovo, potrebbe essere iniziare un percorso che ti accompagni in questa fase di cambiamento. Un percorso psicologico potrebbe davvero aiutarti a capire se è arrivato il momento di intraprendere una scelta che ti faccia uscire da questa situazione di stallo e di sofferenza che descrivi, per dare a te stessa nuove possibilità di evoluzione!
Buongiorno Dottori,
Ho questa situazione in casa molto difficile.
Sono padre di una bambina di 3 anni e con la mia compagna stiamo cercando di crescerla al meglio.
Solo che ultimamente stanno apparendo delle dinamiche sempre più allarmanti che vengono da me sottolineate e che mi stanno portando a sentire il mio ruolo sempre più sottovalutato e dalla madre invece vengono sottovalutate.
La madre vuole il bene per nostra figlia, fa il massimo, è sempre presente, e per lei vuole sempre il meglio.
Questo vuol dire che decide in pratica quasi tutto quello che riguarda nostra figlia: quando dormire, quando mangiare, cosa mangiare, in quale quantità, dove andare, se dorme troppo o poco, quanta tv guardare, se una cosa va bene o va male, come vestirsi, ecc…
Io come padre mi sento marginale, ogni volta che provo ad entrare in questo circuito devo passare, involontariamente da parte sua ovviamente, da un filtro.
Per esempio se io devo uscire con nostra figlia da sola spesso sento dire “magari portala qui” oppure se devo giocare con lei “magari leggile questo libro” ecc…
Ho provato più di una volta a dire la mia o a sdrammatizzare o a mettere regole. Niente, spesso sono stato etichettato come quello che dice sempre No… oppure per Isterico perchè alla lunga mi sono arrabbiato che non venivo ascoltato e lei non mi appoggiava, ahimè davanti alla bambina. Una frustrazione molto pesante.
Lei è brava con nostra figlia, ma anche io só di esserlo, só che i miei consigli e le mie regole possono essere utili. Ma lavorando e dedicandomi a molte altre cose che non riguardano direttamente nostra figlia, lei passa più tempo con lei.
Ora siamo arrivati a nostra figlia che fa i capricci per ogni cosa, e se c’è la madre intorno corre da lei alla minima cosa, e soprattutto se la madre vuole provare a suddividere il compito con me (tipo vestirla) la bambina dice No e corre dalla madre, e lei per non sentirla piangere o fare veloce fa 3 cose contemporaneamente. Mentre io sto a guardare. Impotente.
Perchè se dico qualcosa mi ignora e si concentra 100% su nostra figlia, se mi arrabbio mi da dell’isterico, se mi lamento che voglio anche io fare io mio mi etichetta come Geloso.
La situazione è dificile da reggere.
Quando riesco a rimanere da solo con nostra figlia dopo poco lei torna ad ascoltarmi, a giocare con me, a divertirsi, a parlare e tutto il resto, appena torna la madre io passo in secondo piano. E qualsiasi compito che puó essere diviso in casa io non posso farlo.
Il problema è anche che quando la madre non ce la fa chiama me. Come ultima spiaggia. E passo sempre come poliziotto cattivo. E soprattuto mi sento come se lei schiacciasse un bottone e io dovessi essere sull’attenti a darle una mano perchè non ce la fa.
Mi sto spegnendo gradualmente.
Internamente sento tanto disagio.
Ho sempre desiderato una famiglia ma queste dinamiche mi stanno destabilizzando perchè sembra quasi che questo andrà sempre peggio.
Ad ogni minimo urlo della bambina la madre corre. Se siamo per strada e la madre entra in un negozio la bambina piange che deve andare con lei. E io che sono lì è come se non esistessi.
Mentre prima la tenevo con me, mi sentivo un po’ di ruolo…
Ora mi sento davvero come marginale.
Lei non lo vuole capire. Sottovaluta la mia frustrazione e risponde che le mie reazioni non le piacciono. Arrabbiarmi.
Ma sono esaurito da questa situazione.
La bambina piange e fa capricci praticamente SEMPRE, e lei corre disperata per tappare quel problema il prima possibile.
Quando io le dicevo No oppure le davo regole venivo etichettato dalla madre come un padre despota che non le faceva fare nulla.
Da quando mi sono arreso la situazione è peggiorata.
Lei non vuole capire che parlarle e cercare una soluzione assieme serve a tornare ad essere una squadra.
Sono davvero a pezzi…
Anche ora sento la bambina urlare e lei che cerca di calmarla in tutti i modi.
Só che se vado di la tanto sono tapezzeria. Perchè lei vuole solo la mamma e la mamma rimane passiva.
A volte ci sono momenti buoni… e vengo anche valutato ma sono rari…
Caro utente, leggendo le sue parole percepisco la sua volontà di ritornare al centro della vita familiare, così come è bene che sia anche per la sua bambina! La bambina certamente ha bisogno di più di una figura genitoriale di riferimento, ed entrambe queste figure è bene che appaiano ai suoi occhi come una squadra unita, collaborativa e cooperativa anche nei momenti di scontro e difficoltà, che si sa, sono parte del vissuto di tutte le squadre.
Il dialogo con la sua compagna in questo momento risulta essere fondamentale per riacquisire benessere, senso di auto-efficacia e validazione; se lei ritiene che da soli non riusciate ad arrivare ad un confronto costruttivo, in cui entrambe le parti si sentano davvero ascoltate e viste, può essere il momento di intraprendere insieme un percorso come coppia coniugale e genitoriale!
Vi auguro di ritrovare insieme un equilibrio familiare condiviso.
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