Salve, sono una ragazza di 21 anni, da più o meno 1 anno sto sviluppando una forte ipocondria, per l

Salve, sono una ragazza di 21 anni, da più o meno 1 anno sto sviluppando una forte ipocondria, per lo più in questo periodo sempre più forte, mi trovo a pensare sempre al peggio per tutto e non riesco più a vivermi al meglio la giornata. Sarà dovuto anche al fattore che in quest anno molto spesso sono andata in ospedale per alcuni controlli, ho avuto un po’ di problemi allo stomaco ma nulla di grave ma continuo a preoccuparmi per ogni minima cosa. Ogni minimo dolore o sensazione penso che sto per avere qualcosa di grave, inoltre immagino sempre scenari brutali di ogni situazione e non riesco più a fare nulla: un viaggio in macchina, in aereo, in treno, un uscita in un posto diverso dal solito, in un locale. Ho la costante paura e immaginazione che possa accedere qualcosa di brutto e non mi sento bene psicologicamente. Vorrei cercare di superare questa cosa anche perché io non ero così, al contrario, ero molto spensierata e non badavo molte a queste cose. Qualcuno mi dice che sia a causa della mia relazione, ma nel senso che adesso ho preoccupazioni del mio futuro essendo in una relazione stabile e quindi ho paura di non poterlo vivere. So solo che in quest’ultimo periodo penso a tantissime cose brutte al fattore della salute che possa succedermi qualcosa da un momento all altro, pura di soffrire fisicamente. Sto entrando in loop mentale che vorrei uscirne, sto diventando troppo sensibile psicologicamente e non sto più bene. Cosa posso fare?

48 risposte


Cara utente, quello che racconta potrebbe nascondere un malessere anche più profondo, che trova spazio nel sintomo associato all'ipocondria. Andrebbe esplorato e compreso, possibilmente attraverso un percorso psicoterapeutico. Resto a disposizione.

Dott.ssa Ilaria Misici

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psicoterapeuta

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Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità quello che sta vivendo. Immagino quanto possa essere faticoso e spaventoso a 21 anni ritrovarsi a pensare sempre al peggio, a non riuscire più a vivere la giornata con spensieratezza, e a sentire che ogni minimo dolore o sensazione diventa fonte di forte preoccupazione. Quello che descrive - la forte ipocondria che si è intensificata nell'ultimo anno, i pensieri ricorrenti di poter avere qualcosa di grave nonostante controlli ospedalieri rassicuranti per lo stomaco, l'immaginare scenari brutali prima di un viaggio in macchina, in aereo, in treno o di una semplice uscita, la paura di soffrire fisicamente e di non poter vivere il futuro, anche in relazione alla sua relazione stabile - è un vissuto molto comune in chi attraversa momenti di ansia intensa e angoscia per la salute. Non è una sua colpa, né un'esagerazione. Quando l'ansia si concentra sul corpo, è un segnale che chiede voce e spazio. A volte, dopo un periodo di controlli medici, anche se per problematiche non gravi, la mente può restare in allerta e iniziare a leggere ogni piccola sensazione come un possibile pericolo. Questo meccanismo può alimentare un loop mentale fatto di rimuginio, ipercontrollo del corpo e immaginazione di scenari catastrofici, che con il tempo può estendersi e portare a evitare situazioni quotidiane, fino a sfiorare vissuti simili ad attacchi di panico, stress continuo e momenti di umore più depresso. Non si tratta di convincersi con la sola logica che va tutto bene, ma di poter accogliere questa perturbazione in uno spazio sicuro e privo di giudizio. Un piccolo spunto, senza alcuna prescrizione, può essere provare a osservare il pensiero quando si presenta, dicendosi con gentilezza che è un pensiero legato all'ansia per la salute, non un fatto, e che merita ascolto piuttosto che una lotta immediata. Un percorso psicologico clinico potrebbe aiutarla a comprendere cosa questa ansia per la salute sta cercando di comunicarle, a trasformare questa fase delicata e trasformativa in un'occasione per esprimere più pienamente il suo Sé, il suo potenziale, per ritrovare fiducia nel suo corpo e nel suo futuro e per tornare ad abitare con maggiore serenità il presente, in un cammino di consapevolezza e crescita. Resto a sua disposizione, se lo desidera, anche per una consulenza online. Un cordiale saluto, Dott. Carlo Maria Romeo Flamini


Buongiorno, grazie per la tua condivisione, mi permetto di darti del tu per via della tua giovane età. Credo che sia importante esplorare questo sintomo e provare a dargli un significato alla luce della fase di vita che stai vivendo e della tua storia: conoscere il sintomo e dargli un significato, capire che cosa ti sta dicendo, aiuta a farlo diventare un alleato e a scioglierlo. è possibile che la tua relazione stabile possa avere delle influenze, ma credo che sia importante connettere il sintomo a tutta la tua storia relazionale e di vita, comprendendo anche le relazioni significative con la tua famiglia e le tue relazioni di riferimento. Credo che per fare questo ti possa essere utile cominciare un percorso di psicoterapia con un professionista o una professionista che possa ispirarti fiducia, e a cui poterti affidare. Se avessi altre domande o volessi approfondire la questione mi trovi a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti


Buongiorno, quello che racconta, la preoccupazione costante per la salute, l'anticipazione di scenari catastrofici, l' evitamento di situazioni quotidiane come viaggiare o uscire, può essere un'esperienza faticosa e invalidante protratta nel lungo periodo. E' anche vero che è una condizione che può rispondere bene ad un percorso di psicoterapia. Per questo le suggerirei di iniziare un percorso in modo da approfondire meglio il disagio di cui parla e definire insieme al/alla terapeuta le priorità e le modalità più adatte a lei. Le tecniche di respirazione o rilassamento possono aiutare a gestire il picco d'ansia nell'immediato, ma non sostituiscono un lavoro più in profondità sulle cause e sulla gestione dei propri pensieri. Grazie, un caro saluto, dott.ssa Francesca Mattevi


Ciao! Mi dispiace davvero molto per quello che stai attraversando; è assolutamente comprensibile che tu ti senta esausta. Quando il corpo e la mente entrano in un loop di allarme costante, anche le cose più semplici diventano un macigno, ma il fatto che tu ne sia consapevole e voglia riprenderti la tua spensieratezza è già un grandissimo primo passo. Ecco alcuni consigli pratici per iniziare a rompere questo circolo vizioso: Evita la ricerca di rassicurazioni e sintomi online: Monitorare continuamente il corpo o cercare diagnosi su internet non fa che alimentare l'ansia e confermare al cervello che c'è un pericolo imminente. Rivolgiti a un professionista (psicoterapeuta): Un percorso psicologico, ad esempio a indirizzo cognitivo-comportamentale, è lo strumento più efficace per imparare a gestire i pensieri catastrofici, desensibilizzare le paure legate alla salute e ritrovare serenità. Pratica tecniche di radicamento (grounding): Quando senti che l'immaginazione e la paura prendono il sopravvento, riporta l'attenzione al presente attraverso il respiro diaframmatico o concentrandoti sui cinque sensi (cosa vedi, tocchi, senti intorno a te). Ricomincia con piccoli passi graduati: Non isolarti. Torna a fare le attività che oggi ti spaventano partendo da situazioni brevi o vicine, per riabituare gradualmente la mente al fatto che sei al sicuro. Accogli le tue emozioni senza giudicarti: Aver avuto controlli medici e problemi di salute (anche se non gravi) ha sovraccaricato il tuo sistema di allarme. Sii paziente con te stessa: ci vuole tempo per riassestarsi. Un caro auguriodi cuore, fai un bel respiro e abbi fiducia: puoi assolutamente tornare a stare bene!


Buongiorno, grazie per aver condiviso il suo vissuto e la sua sofferenza. Vivere in stato di costante allerta per quello che succede dentro di noi e all'esterno consuma tantissime energie e ha un impatto importante sulla vita di tutti i giorni, come racconta anche lei rispetto alla difficoltà di compiere azioni che prima erano sua abitudine. Aver affrontato un periodo di controlli medici, anche se poi è andato tutto per il meglio, può sicuramente mettere in allarme, ma preciso che per i fattori di disagio psicologici difficilmente la causa è una soltanto. Quello che posso consigliarle è, visto che la situazione è così da un anno, di parlarne con un professionista, che saprà guidarla e aiutarla con quello che sta vivendo. Le auguro buona giornata.

Dott.ssa Sara Colautti

Dott.ssa Sara Colautti

psicologo

Cervignano del Friuli

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Buongiorno, mispiace molto, è proprio faticosa una quotidianità di questo tipo e omptendo la paura di "rovinare tutto" quanto si bello hai costruito. In questa situazione direi che sarebbe necessario iniziare quanto prima un percorso terapeutico, magari con la possibilità di lavorare con EMDR.


Salve, i sintomi che descrive sembrano essere il segnale di un disagio che merita attenzione, soprattutto perché stanno limitando sempre di più la sua quotidianità. Sarebbe quindi importante approfondirli all’interno di un percorso psicologico, che possa aiutarla sia a gestire e contenere questi pensieri e queste paure, sia a comprenderne le possibili cause e i meccanismi che continuano ad alimentarli. Un caro saluto, Dott.ssa Luisa Almerico

Dr. Luisa Almerico

Dr. Luisa Almerico

psicologo

Santa Maria Capua Vetere

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Buongiorno, grazie per aver condiviso il suo vissuto. Da quello che descrive, sembra che nell’ultimo periodo la preoccupazione per la salute e per la possibilità che possa accadere qualcosa di grave sia diventata sempre più presente, fino a limitare la Sua quotidianità e la possibilità di vivere serenamente situazioni che prima affrontava senza particolari timori. Quando si attraversa un periodo caratterizzato da controlli medici, sintomi fisici o preoccupazioni per la propria salute, può accadere di sviluppare una maggiore attenzione verso ogni sensazione del corpo. Il problema è che più si cerca di controllare, prevedere o escludere ogni possibile pericolo, più l’attenzione rimane concentrata sul rischio e l’ansia può aumentare, alimentando un vero e proprio circolo di preoccupazione. Il fatto che Lei riconosca di essere stata in passato più spensierata e che desideri tornare a vivere con maggiore serenità è già un elemento importante da cui partire. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere cosa abbia contribuito alla comparsa e al mantenimento di queste paure, a interrompere gradualmente i pensieri ripetitivi e a recuperare maggiore fiducia nella possibilità di affrontare l’incertezza senza doverla continuamente anticipare o controllare. Non è necessario aspettare che questa situazione diventi ancora più limitante: se sente che sta condizionando la Sua vita, potrebbe essere utile parlarne con uno psicologo e iniziare un percorso in cui poter lavorare concretamente su queste difficoltà. Resto a disposizione, un caro saluto Dott.ssa Elena Dati


Buongiorno, quello che descrive sembra essere diventato molto faticoso, soprattutto perché non riguarda più soltanto la paura di avere qualche problema di salute, ma sta progressivamente restringendo anche la sua libertà. Viaggiare, prendere un aereo o un treno, andare in un posto diverso dal solito o semplicemente percepire una sensazione insolita nel corpo sembrano trasformarsi rapidamente in occasioni nelle quali la mente anticipa scenari molto negativi. È comprensibile che, vivendo così per diversi mesi, possa sentirsi stanca e desiderare di tornare alla spensieratezza che ricorda di avere avuto in passato. Dal suo racconto emerge un meccanismo che, in una prospettiva cognitivo comportamentale, sarebbe molto importante comprendere. Probabilmente una sensazione fisica inizialmente neutra, per esempio un dolore allo stomaco, una fitta o una variazione del battito, viene interpretata immediatamente come possibile segnale che qualcosa di grave stia per accadere. Questa interpretazione aumenta la paura e, quando la paura cresce, aumenta anche l'attenzione verso il corpo. A quel punto si iniziano a percepire molte più sensazioni, proprio perché si stanno cercando continuamente segnali di pericolo. Si può così creare un circolo molto logorante. Compare una sensazione, nasce un pensiero catastrofico, aumenta l'ansia, il corpo reagisce e quelle nuove sensazioni sembrano confermare che il timore iniziale fosse fondato. Non significa che lei si stia inventando ciò che sente. Le sensazioni sono reali, ma può diventare molto difficile valutarle con equilibrio quando la mente è continuamente orientata verso la possibilità peggiore. Anche il fatto che durante quest'ultimo anno abbia effettuato diversi controlli può aver contribuito a rendere la salute un argomento sempre più centrale nei suoi pensieri. Una volta che la mente ha imparato a considerare il corpo come qualcosa da monitorare continuamente, può iniziare a controllare ogni minimo cambiamento e a chiedersi se questa volta ci sia davvero qualcosa che non va. Il problema è che nessun controllo riesce a fornire una sicurezza definitiva, perché dopo una rassicurazione può comparire una nuova sensazione e con essa una nuova domanda. Lo stesso meccanismo sembra essersi allargato ad altri ambiti. Se immagina un viaggio in macchina, per esempio, la mente non si limita a considerare ciò che realisticamente potrebbe accadere, ma costruisce rapidamente lo scenario peggiore. Più questi scenari vengono presi sul serio, più può nascere il desiderio di evitare viaggi, luoghi nuovi o situazioni nelle quali teme di non poter controllare ciò che accade. Nell'immediato evitare può far sentire meglio, ma nel tempo rischia di rafforzare l'idea che quelle situazioni siano realmente pericolose e che lei non sarebbe in grado di affrontarle. Per questo sarebbe importante cercare di non organizzare progressivamente la propria vita intorno alla paura. Se rinunciasse sempre alle situazioni che la preoccupano, potrebbe ritrovarsi con uno spazio di libertà sempre più piccolo. La strada, invece, è imparare gradualmente a tollerare una parte dell'incertezza e a distinguere il fatto che qualcosa sia possibile dal fatto che sia anche probabile. Può iniziare osservando come funziona il suo pensiero nei momenti di maggiore ansia. Quando compare una paura, potrebbe provare a domandarsi: "Che cosa sto realmente osservando e che cosa invece sto immaginando?". Per esempio, "ho un lieve dolore allo stomaco" è un dato. "Sta per succedermi qualcosa di grave" è invece una previsione. Questa distinzione non serve a convincersi che non succederà mai nulla, perché nessuno può avere una certezza assoluta, ma a evitare che ogni possibilità venga immediatamente trattata come una realtà imminente. È altrettanto importante fare attenzione alla ricerca continua di rassicurazioni. Chiedere agli altri se secondo loro va tutto bene, cercare continuamente spiegazioni o ripercorrere mentalmente ogni sensazione può dare sollievo per alcuni minuti, ma spesso il dubbio torna. In questo modo la mente impara che, per sentirsi al sicuro, deve ottenere continuamente nuove conferme. La sicurezza diventa così sempre più fragile invece che più solida. Per quanto riguarda l'ipotesi che tutto questo possa dipendere dalla sua relazione, non è possibile stabilirlo da poche righe. Potrebbe certamente essere interessante esplorare se il fatto di avere oggi un legame importante e dei progetti futuri abbia aumentato la paura di perdere ciò che sta costruendo. A volte, quando qualcosa acquista molto valore, può aumentare anche la paura che venga improvvisamente portato via. Tuttavia sarebbe probabilmente troppo semplice attribuire tutto il suo malessere alla relazione. Mi sembra più utile comprendere come si sia modificato il suo modo di percepire il rischio durante quest'ultimo anno. Lei stessa dice di essere stata in passato molto più spensierata. Questo significa che qualcosa nel suo modo di interpretare sensazioni e possibilità è cambiato e merita di essere esplorato con attenzione, senza limitarsi a dirsi di smettere di pensarci. Considerando che ormai queste paure interferiscono con le sue giornate, con gli spostamenti, con le uscite e con la possibilità di godersi ciò che fa, potrebbe essere davvero utile iniziare un percorso psicologico, possibilmente ad orientamento cognitivo comportamentale. Non tanto per ricevere continue rassicurazioni sul fatto che non le accadrà nulla, quanto per comprendere gli schemi che alimentano la paura, il bisogno di controllo e la tendenza a immaginare continuamente il peggio. Un percorso potrebbe aiutarla anche a recuperare gradualmente quelle attività che oggi sente minacciate dall'ansia e a costruire una fiducia diversa, non fondata sull'idea di poter prevedere e prevenire qualsiasi evento negativo, ma sulla consapevolezza di poter affrontare l'incertezza senza esserne continuamente dominata. Non è possibile promettere che questi pensieri scompaiano rapidamente, soprattutto perché ormai sono presenti da diverso tempo. Tuttavia, il fatto che lei riconosca chiaramente il cambiamento e desideri interrompere questo circolo è un punto importante da cui partire. Credo che non dovrebbe aspettare che la sua vita si restringa ulteriormente prima di concedersi uno spazio professionale nel quale comprendere ciò che sta accadendo. L'obiettivo non dovrebbe essere tornare a non preoccuparsi mai più della salute o del futuro, ma riuscire a preoccuparsene in modo proporzionato, senza che ogni sensazione, ogni viaggio o ogni progetto diventino automaticamente il punto di partenza per uno scenario catastrofico. Recuperare questa libertà psicologica potrebbe permetterle, gradualmente, di tornare a investire energie nella vita che oggi sente di non riuscire più a vivere pienamente. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero


Buongiorno, quello che descrive è un quadro clinicamente riconoscibile e, soprattutto, trattabile. Da un messaggio non si può formulare una diagnosi, ma il funzionamento che racconta — attenzione costante alle sensazioni del corpo, interpretazione catastrofica di ogni segnale, scenari peggiori che si impongono da soli, rinuncia progressiva a viaggi e luoghi nuovi — corrisponde a meccanismi molto studiati, che ruotano attorno all'ansia per la salute e all'ansia anticipatoria. Il circolo che mantiene il problema è quasi sempre questo: una sensazione corporea ambigua (una fitta, un crampo, un battito accelerato) viene interpretata come segnale di qualcosa di grave; l'ansia che ne deriva attiva il sistema nervoso e produce altri sintomi fisici reali, tensione, nausea, tachicardia, disturbi gastrici; l'attenzione si concentra sul corpo e, quando si cerca un segnale, lo si trova sempre; a quel punto intervengono controlli medici, richieste di rassicurazione, ricerche online ed evitamenti, che danno sollievo immediato ma mantengono il problema nel lungo periodo. Quest'ultimo è il punto decisivo, e spiega perché gli esami negativi tranquillizzano solo per poco. Ogni volta che si rinuncia a un viaggio o a un posto nuovo, il cervello registra un pericolo scampato e la paura si consolida invece di ridursi. Un anno di accertamenti e di disturbi allo stomaco può aver semplicemente addestrato il sistema d'allarme a sorvegliare il corpo: è un apprendimento, non un difetto di carattere, e come tale si può modificare. Vale la pena aggiungere che quadri simili in superficie possono avere motori diversi — talvolta ciò che si teme è un malore proprio, talvolta un evento esterno — e questa distinzione, che si chiarisce in un colloquio, cambia il tipo di intervento. Alcune indicazioni generali, valide in attesa di una valutazione: concordare con il medico di base controlli programmati a scadenza fissa anziché decisi dall'ansia; ridurre le richieste di rassicurazione e le ricerche online; smettere di monitorare attivamente il corpo; evitare che la lista delle situazioni evitate continui ad allargarsi. Aiutano anche sonno regolare, attività fisica aerobica e una riduzione della caffeina, che peggiora tachicardia e sintomi gastrici. La terapia cognitivo-comportamentale è il trattamento di prima linea per questo tipo di difficoltà, con percorsi in genere brevi e focalizzati. Le consiglio di rivolgersi a uno psicoterapeuta con questa formazione: il fatto che riconosca il meccanismo e voglia uscirne è già il punto da cui si parte. Un cordiale saluto.


Gentile Utente, quello che descrive sembra essere diventato un vero e proprio circolo dell'ansia: una sensazione fisica viene interpretata come un possibile pericolo, nasce la paura, aumenta l'attenzione verso il corpo e questo, a sua volta, produce nuove sensazioni da controllare. Così la mente finisce per vivere continuamente in allerta. Il fatto che tutto sia iniziato dopo un periodo caratterizzato da controlli e preoccupazioni per la salute è significativo. Quando ci abituiamo a cercare il pericolo, anche ciò che prima era normale può iniziare a sembrarci una minaccia. Non significa però che lei sia diventata "troppo sensibile" o che non tornerà più ad essere la ragazza spensierata di prima. L'ansia può restringere il mondo, ma quel mondo può tornare ad allargarsi. Le consiglierei innanzitutto di continuare a rivolgersi al medico per gli eventuali sintomi fisici nuovi o persistenti, evitando però di trasformare ogni sensazione in una nuova ricerca di rassicurazioni. Parallelamente, credo sarebbe molto utile intraprendere un percorso di psicoterapia, lavorando proprio sull'ansia per la salute, sui pensieri catastrofici e sulle condotte di controllo ed evitamento. L'obiettivo non sarà convincersi che "non succederà mai nulla", perché nessuno può avere questa certezza. Sarà imparare a vivere anche senza quella certezza, senza permettere alla paura di decidere dove andare, cosa fare o quanto godersi la propria vita. Forse, più che chiedersi continuamente "E se succedesse qualcosa?", il percorso potrebbe aiutarla a tornare a chiedersi "E se invece oggi provassi semplicemente a vivere?" Rimango a disposizione per eventuali chiarimenti. Dott.ssa Veronica Savio


Gent.ma utente, dal suo racconto si evince un quadro evidente di ansia non gestita correttamente. Il connotato più importante sembra essere quello legato alla sua salute, ma l'ansia si sta generalizzando ad altri contesti, come il viaggiare, il frequentare ambienti sociali e la situazione relazionale. Il consiglio che posso darle è di chiedere un supporto psicologico per affrontare questo periodo con gli strumenti giusti e imparare gradualmente a comprendere i meccanismi della sua ansia, fino a gestirne le conseguenze in modo che non siano così invalidanti per la sua vita. Non si tratta, infatti, di eliminare l'ansia (lottare contro l'ansia è spesso inutile, frustrante e alimenta ulteriore disagio), ma di diventare flessibili psicologicamente per poterla tollerare e limitarne gli effetti. L'ansia per la salute è una forma comune e diffusa. Ha un valore protettivo ma è un'esagerazione della mente rispetto alla normale preoccupazione per lo stare bene. Ogni sintomo viene interpretato come qualcosa di grave, ogni fastidio diventa un probabile pericolo. Non è raro che compaiano stati di panico associati a fenomeni percepiti più intensamente. Più che indagare i motivi che potrebbero aver scatenato questo tipo di malessere, è importante affrontare la quotidianità e mettere in campo strategie comportamentali e psicologiche efficaci nel presente, che diano una capacità reale di resilienza rispetto al carico ansiogeno. Come si sta accorgendo, l'ansia agisce subdolamente sulla sensibilità verso l'ambiente esterno, rendendoci più irritabili, inclini a reazioni impulsive come piangere o arrabbiarsi, e può indurci a comportamenti di controllo eccessivo, come limitare le interazioni sociali, un'igiene eccessiva o l'uso indiscriminato di farmaci. Oppure, una ricerca ossessiva di conferme su internet o su siti di intelligenza artificiale. I percorsi psicologici per il trattamento dell'ansia sono efficaci e sono la soluzione migliore a lungo termine perché consentono di acquisire strategie che si stabilizzano e rimangono a disposizione anche per il futuro, creando quella saggezza interiore che nessun farmaco o ricerca di conforto possono garantire. Se lo desidero posso darle maggiori informazioni su un percorso di questo tipo, anche tramite consulenza online. Le auguro il meglio. Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese


Salve, da quello che racconta sembra che la preoccupazione per la salute sia diventata progressivamente un pensiero dominante, fino a limitare la sua possibilità di vivere con serenità esperienze quotidiane. Dopo un periodo caratterizzato da controlli e problemi fisici è comprensibile che possa essersi sviluppata una maggiore attenzione alle sensazioni del corpo, ma quando ogni sintomo viene interpretato come un possibile pericolo si può entrare in un vero e proprio circolo dell'ansia. Più cerca rassicurazioni o controlla ciò che sente, più la sua mente può imparare a considerare quelle sensazioni come minacciose. Questo non significa che i suoi sintomi siano immaginari, ma che il modo in cui vengono interpretati può amplificarne la paura. Non credo sia necessario stabilire da sola se tutto dipenda dalla relazione o da un'unica causa. Sarebbe invece utile rivolgersi a uno psicologo, soprattutto perché questa paura sta già condizionando viaggi, uscite e quotidianità. Un percorso può aiutarla a interrompere il loop mentale, lavorare sulle interpretazioni catastrofiche e recuperare gradualmente quella libertà che sente di aver perso. Il fatto che lei ricordi di essere stata una persona più serena è importante: significa che questo modo di vivere la realtà non definisce chi è e può essere modificato. Un caro saluto. Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.


Salve, l'ipotesi relata ad una corrispondenza fra il vissuto di stabilità della relazione affettiva che sta vivendo e l'insorgenza dell'ipocondria che descrive, non solo è possibile ma anche altamente probabile in ambito clinico. E' paradossale ma spesso l'ansia per la salute esplode non quando le cose vanno male ma quando iniziano ad andare bene. Nel momento in cui una persona con un fondo di vulnerabilità trova una felicità appagante ed una stabilità, la mente può percepire questo valore come qualche cosa di molto prezioso quindi estremamente fragile.. La percezione di avere qualche cosa di molto prezioso rende la persona fortemente ansiosa all'idea di perderlo ed il mondo diventa un luogo pericoloso. Come dire "Se mi ammalassi e morissi, perderei tutto questo". L'ipocondria ed il loop di controllo diventano cosi' un tentativo (disfunzionale) di proteggere la propria felicità, cercando di prevenirne la perdita attraverso un iter di iper- vigilanza su ogni segnale anche minimo del corpo .di controllo disfunzionale Infine, data la sua giovane età 8 21 anni) vi è anche la possibilità che in questa prima relazione stabile e felice, lei possa avere timori di non saperla gestirla oggi e nel futuro. può provare insicurezze a vari livelli ( identità, responsabilità ed esposizione emotiva) che nel loro insieme contribuiscono a quell'ansia di fondo che va poi ad alimentare l'iper controllo. La cosa positiva è che l'ipocondria, anche in forma acuta e strutturata, in una persona così giovane, risponde molto bene al trattamento psicoterapeutico, specialmente attraverso percorsi mirati ad interrompere i loop di controllo ed a tollerare l'incertezza, permettendole il pieno recupero della propria libertà emotiva e relazionale


Buongiorno, mi sembra da quello che dici, che tu sia entrata in uno stato ansioso ossessivo, che dimostra la presenza di tante paure che stanno facendo capolino in questo momento della vita. Mi chiederei come stai vivendo il rapporto con i tuoi genitori, o con un genitore in particolare, forse la mamma? Data la tua età ci dovrebbe essere una fase di distacco dal genitore. Questo lo dico per la tua evidente paura di sentirti meno protetta in generale. Quello che ti suggerisco è di rivolgerti ad un approccio psicologico, e con l'aiuto di un professionista affrontare questa fase ansiosa e conquistare una maggiore crescita emotiva. Auguri, doc Vittorio C. (Calderara)

Dr. Vittorio Cameriero

Dr. Vittorio Cameriero

psicologo

Calderara di Reno

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Quello che descrive è molto comprensibile e, soprattutto, non significa che lei sia diventata improvvisamente una persona fragile o “troppo sensibile”. Mi capita spesso di incontrare persone che, dopo un periodo caratterizzato da controlli medici, sintomi fisici o qualche problema di salute, iniziano gradualmente a prestare un’attenzione sempre maggiore al proprio corpo. All’inizio può sembrare una semplice prudenza, poi però la mente comincia a controllare ogni sensazione, a interpretarla nel modo più grave possibile e a cercare continuamente rassicurazioni. Ed è proprio così che può instaurarsi un vero e proprio circolo dell’ansia per la salute. Una sensazione fisica, magari assolutamente innocua, viene percepita, la mente la interpreta come possibile segnale di qualcosa di grave, arriva la paura, aumenta l’attenzione sul corpo e, proprio perché si è più attenti, si percepiscono ancora più sensazioni. A quel punto queste nuove sensazioni sembrano confermare il timore iniziale e il ciclo ricomincia. Non è quindi necessario che ci sia realmente qualcosa di grave perché il suo cervello continui a produrre allarmi. Anche il fatto che lei abbia iniziato a evitare viaggi, aerei, treni, locali o luoghi diversi dal solito è un elemento importante. L'evitamento dà un sollievo immediato, perché non affrontando la situazione la paura diminuisce temporaneamente, ma involontariamente insegna alla mente che quella situazione era davvero pericolosa. Così, la volta successiva, sarà ancora più difficile affrontarla. Mi sembra molto significativo anche quello che dice alla fine: “io non ero così”. Questo è importante perché significa che non stiamo parlando necessariamente di una caratteristica immutabile della sua personalità. Lei ha conosciuto una versione di sé più libera e spontanea e oggi sta attraversando un periodo nel quale il suo sistema di allarme sembra essersi sensibilizzato. Questo può cambiare. Non darei per scontato, invece, che tutto dipenda dalla sua relazione o dalla paura di non poter vivere il futuro con il suo compagno. Potrebbe certamente esserci una componente legata al futuro, alle responsabilità o alla paura di perdere ciò che oggi considera importante, ma non è necessario trovare una singola causa per spiegare tutto. A volte diversi fattori si sommano e fanno aumentare progressivamente il bisogno di controllo. La cosa sulla quale lavorerei maggiormente è proprio quel “loop mentale” che descrive. La soluzione non consiste nel convincersi ogni volta che non si ha nulla, perché domani potrebbe comparire un'altra sensazione e lei avrebbe nuovamente bisogno di una rassicurazione. L'obiettivo è imparare gradualmente a tollerare l'incertezza senza trasformare ogni sensazione in un'indagine e ogni pensiero catastrofico in una previsione. Potrebbe essere molto utile un percorso psicologico mirato all'ansia per la salute e ai pensieri catastrofici. Non perché lei sia “malata di mente”, ma perché sta perdendo una quantità importante di libertà e di qualità della vita per qualcosa che ormai sembra occupare una parte enorme delle sue giornate. E prima si interrompe questo meccanismo, più è facile recuperare la spontaneità che ricorda di avere avuto. Le lascerei anche una domanda: quando arriva il pensiero “potrebbe succedermi qualcosa di terribile”, lei sta davvero cercando una risposta oppure sta cercando la certezza assoluta che non accadrà mai nulla? Perché la seconda certezza, purtroppo, nessuno può averla. Imparare a vivere bene nonostante una piccola quota di incertezza è probabilmente la strada che può restituirle quella libertà che oggi sente di aver perso. Non deve rassegnarsi a vivere così. Il fatto che si sia accorta del meccanismo e che desideri uscirne è già un ottimo punto di partenza.


Gentile Signora, quanto descrive è coerente con un quadro ansioso a componente ipocondriaca, in cui pensieri catastrofici e comportamenti di rassicurazione, come controlli e visite ripetute, mantengono e amplificano la paura. In ottica cognitivo-comportamentale, il percorso prevede ristrutturazione dei pensieri automatici, esposizione graduale alle situazioni evitate e riduzione dei comportamenti protettivi. Le suggerisco di rivolgersi a uno psicoterapeuta ad orientamento CBT per una valutazione mirata e un intervento personalizzato. Un caro saluto, Dr. Vittorio Penzo


Cara Anonima ciò a cui accenna si chiama disturbo d'ansia da malattia e è qualcosa che si è sviluppato probabilmente a seguito dei diversi controllo medici a cui è stata sottoposta nell'ultimo periodo. La sua attenzione ha probabilmente iniziato a monitorare ogni sensazione corporea creando un circolo che si autoalimenta: più controlli, più attenzione al corpo, più sensazioni normali vengono interpretate come minacce, più ansia, più bisogno di controllare. Nel frattempo se le arrivano pensieri su potenziali disturbi o malattie, provi a osservarli con un "sto avendo un pensiero ansioso" invece che "sta per succedere qualcosa di grave" e li lasci andare così come sono venuti. Nel tempo questa modalità dovrebbe aiutarla a ridurre l'ansia. Cerchi inoltre, per quanto possibile, di esporsi a piccoli eventi che la spaventano perchè più li evita e più diventa poi difficile affrontare la situazione. Affiancherei un percorso di terapia a quanto già sopra esposto. Le auguro il meglio!


Salve, da quanto descrive credo sarebbe opportuno cominciare quanto prima un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta Funzionale che possa aiutarla a comprendere meglio la sua situazione attuale, ciò che ha contribuito a crearla e che la accompagni nel trovare strategie per assorbirla e gestirla al meglio prima che possa ulteriormente peggiorare. Saluti. Dr. Francesco Rossi.

Dr. Francesco Rossi

Dr. Francesco Rossi

psicologo

Ozzano dell'Emilia

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Salve , capisco quanto possa essere stancante vivere con la sensazione che possa sempre accadere qualcosa di brutto. Quando l'ansia per la salute prende spazio, la mente entra facilmente in un circolo di pensieri, controlli e bisogno di rassicurazioni che, invece di tranquillizzarci, finiscono per alimentare ancora di piu'l'allarme. Uscirne è possibile, ma non cercando di ottenere la certezza che " non succederà nulla". Il lavoro consiste nell'imparare a riconoscere l'ansia, tollerare l'incertezza e smettere gradualmente di darle tutto questo potere. Un percorso psicologico può essere un aiuto importante per farlo. Dott.ssa Torre Giuseppina


Salve, sono la Dott.ssa Rita White. Da ciò che racconta, sembra che la paura per la salute stia occupando sempre più spazio, fino a limitarla in attività che prima viveva con maggiore serenità. Quando si presta continuamente attenzione alle sensazioni del corpo e si immaginano scenari negativi, può crearsi un circolo in cui la paura aumenta ulteriormente l’attenzione verso ogni piccolo sintomo. Questo non significa ignorare eventuali sintomi fisici nuovi o persistenti, che è sempre corretto riferire al proprio medico. Parallelamente, un percorso psicologico può aiutarla a comprendere cosa mantiene questa preoccupazione, ridurre progressivamente controlli e pensieri catastrofici e tornare a vivere con maggiore libertà le situazioni che oggi tende ad evitare. Considerato quanto questa difficoltà sta incidendo sulla sua quotidianità, chiedere un supporto può essere un passo molto utile.


La tendenza a immaginare sempre gli scenari peggiori, la preoccupazione costante per la salute, la difficoltà a vivere situazioni ordinarie senza che la mente vada al peggio, è qualcosa che può diventare davvero limitante quando si intensifica nel tempo come, da quanto racconta, sta accadendo a Lei. Il fatto che si ricordi di essere stata diversa, più spensierata, sembra parlare del fatto che c'è una consapevolezza chiara di quanto questo stia pesando sulla sua qualità di vita, ed immagino che rendersi conto del cambiamento ma non riuscire a fermarlo da sola sia molto frustrante. Quello che descrive, l'ipocondria e la catastrofizzazione, spesso sono pattern che tendono ad autoalimentarsi: più si cerca di controllare il pensiero, più il pensiero torna. Non è una questione di forza di volontà, ma è un meccanismo su cui si può lavorare con gli strumenti giusti. Un percorso psicologico in questo senso potrebbe aiutarLa a uscire da questo loop, con più efficacia di quanto solitamente si riesca a fare da soli.


Buongiorno, quello che descrive sembra essere diventato molto pervasivo: non riguarda più soltanto la paura di avere una malattia, ma sta progressivamente condizionando le sue giornate, gli spostamenti, le esperienze e persino la possibilità di immaginare serenamente il futuro. Quando siamo molto concentrati sulle sensazioni corporee, anche un piccolo dolore può diventare il punto di partenza di pensieri catastrofici. Cercare continuamente rassicurazioni, controllarsi o evitare situazioni che fanno paura può dare sollievo nell’immediato, ma nel tempo rischia di alimentare ulteriormente il circolo dell’ansia. Dal momento che lei stessa riconosce un cambiamento importante rispetto a come viveva prima, le consiglierei di rivolgersi a uno psicologo per comprendere cosa abbia contribuito a rendere così centrale la paura della malattia e lavorare gradualmente sui meccanismi che oggi la mantengono. È una difficoltà sulla quale è assolutamente possibile lavorare. Un caro saluto.

Dott.ssa Alessia Bertolotti

Dott.ssa Alessia Bertolotti

psicologo

Gravellona Lomellina

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La Terapia Strategica Breve ha un protocollo di cura specifico per l'ipocondria che funziona molto bene, ma sembra che alle paure per la salute se ne aggiungono altre relative agli spostamenti con un'ansia perciò più estesa. I disturbi d'ansia rispondono molto bene ad un approccio strategico breve-gestaltico di cui può trovare info sul sito a mio nome. Le consiglio in ogni caso di consultare uno psicologo psicoterapeuta per agire alle radici e sui sintomi dell'ansia, di modo che esca fuori da questo loop.


Buona sera. Quello che descrive sembra un circolo in cui la paura ha progressivamente ristretto il suo spazio di libertà: prima la salute, poi i viaggi, i luoghi nuovi, fino alla sensazione che qualcosa di brutto possa accadere in qualsiasi momento. Non direi che sta diventando “troppo sensibile”. Piuttosto, sembra che il suo sistema di allarme sia diventato così vigile da interpretare ogni sensazione fisica e ogni situazione non controllabile come una possibile minaccia. E più cerca rassicurazioni o evita ciò che teme, più quel sistema può imparare che c'era davvero qualcosa da cui proteggersi. È interessante anche che tutto questo sia comparso proprio in una fase in cui, come racconta, il futuro ha cominciato ad avere un significato diverso. Non darei per scontato che dipenda dalla relazione, ma in psicoterapia esplorerei certamente perché il bisogno di proteggere la propria vita sia diventato così urgente proprio adesso. Visto quanto sta già condizionando la sua quotidianità, le consiglierei di non aspettare che passi da solo: un percorso psicoterapeutico può aiutarla a interrompere questo circuito e, soprattutto, a comprenderne il significato. L'obiettivo non è tornare a essere la ragazza che “non ci pensava”, ma ritrovare la possibilità di vivere anche sapendo che non tutto può essere controllato. Un caro saluto

Dott.ssa Michelina Silvestri

Dott.ssa Michelina Silvestri

psicoterapeuta

San Nicola la Strada

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Buonasera, da ciò che descrive sembra che la preoccupazione per la salute e la paura che possa accadere qualcosa di grave siano diventate progressivamente pervasive, fino a condizionare diverse aree della sua quotidianità. È comprensibile che, dopo un periodo caratterizzato da diversi controlli medici e da alcuni disturbi fisici, possa essere aumentata la sua attenzione verso il corpo e verso eventuali segnali di pericolo. Tuttavia, la complessità di ciò che racconta non può essere chiarita né compresa adeguatamente attraverso una risposta online, e sarebbe riduttivo ricondurla semplicemente a “ipocondria” o alla sua relazione di coppia. Le suggerirei quindi di rivolgersi a uno psicologo/psicoterapeuta, così da poter ricostruire insieme quando sono comparse queste preoccupazioni, cosa le mantiene e quanto incidono oggi sul suo funzionamento. Un percorso potrebbe aiutarla a comprendere meglio il circolo tra sensazioni corporee, pensieri catastrofici, paura e comportamenti di controllo o di evitamento, e soprattutto a recuperare progressivamente la libertà di fare ciò che oggi sente di non riuscire più a fare.


Salve, quello che descrive sembra essere diventato molto invasivo nella sua vita quotidiana, e capisco quanto possa essere destabilizzante passare da una condizione in cui si sentiva spontanea e spensierata a una situazione in cui il proprio corpo e la possibilità che accada qualcosa di grave sono diventati una fonte continua di preoccupazione. Il fatto che nell'ultimo anno abbia avuto alcuni problemi di salute e abbia dovuto recarsi più volte in ospedale per controlli può avere avuto un ruolo importante. Quando attraversiamo esperienze che ci fanno percepire il nostro corpo come fragile o imprevedibile, può aumentare la nostra attenzione verso ogni sensazione fisica. Da quel momento, un normale dolore, un battito più forte o una sensazione insolita possono essere interpretati come segnali di qualcosa di grave. Si può così creare un circolo vizioso: avverto una sensazione → la interpreto come pericolosa → mi spavento → aumento l'attenzione sul corpo → percepisco ancora più intensamente le sensazioni → mi convinco ulteriormente che ci sia qualcosa che non va. A questo si aggiunge ciò che descrive rispetto ai viaggi, ai locali, ai luoghi nuovi e alle situazioni quotidiane. Sembra che la paura non riguardi più soltanto la salute, ma anche la possibilità che accada qualcosa di incontrollabile. Quando questo meccanismo si amplia, si può cominciare a evitare situazioni che prima erano normali, nel tentativo di sentirsi più al sicuro. Il problema è che l'evitamento dà sollievo nell'immediato, ma tende a rafforzare nel tempo la convinzione che quelle situazioni siano realmente pericolose. Per questo motivo, più che cercare continuamente di rassicurarsi sul fatto che non succederà nulla, sarebbe importante lavorare sul rapporto che ha sviluppato con l'incertezza e con le sensazioni del proprio corpo. Le suggerirei innanzitutto di parlarne con uno psicologo o psicoterapeuta. Non perché ciò che sta vivendo significhi necessariamente avere un disturbo grave, ma perché il problema sta ormai limitando concretamente la sua vita e merita di essere affrontato. Un percorso psicologico, in particolare attraverso approcci che lavorano sull'ansia e sui pensieri catastrofici, può aiutarla a riconoscere questi meccanismi e a interrompere gradualmente il circolo di paura, controllo ed evitamento. Sarebbe inoltre utile osservare alcune abitudini: quanto spesso controlla il proprio corpo, cerca informazioni sui sintomi, chiede rassicurazioni alle persone vicine, ripensa agli eventuali segnali fisici o evita determinate situazioni per paura che possa accadere qualcosa. Questi comportamenti spesso nascono dal bisogno comprensibile di sentirsi al sicuro, ma possono diventare parte del problema. Per quanto riguarda la sua relazione, eviterei di attribuire automaticamente a quella la causa di ciò che sta vivendo. È possibile che una relazione importante e le riflessioni sul futuro abbiano aumentato alcune paure, ma non possiamo stabilirlo senza approfondire. Piuttosto che chiedersi “perché mi sta succedendo?”, può essere più utile iniziare a chiedersi “che cosa faccio quando arriva questa paura e che cosa la mantiene?”. Un aspetto che trovo particolarmente significativo è quando dice: “io non ero così”. È importante ricordarsi che il fatto di essere diventata più preoccupata non significa che questa sia diventata la sua nuova personalità. I meccanismi ansiosi possono essere appresi e, allo stesso modo, possono essere modificati. Non cerchi però di eliminare completamente ogni pensiero negativo. L'obiettivo non è arrivare a vivere con la certezza che non accadrà mai nulla di brutto ; una certezza che nessuno può avere, ma recuperare la capacità di dire: “Questo pensiero mi fa paura, ma non devo necessariamente credergli né organizzare la mia vita intorno ad esso”. Naturalmente, per i sintomi fisici nuovi, persistenti o significativi è corretto rivolgersi al medico e seguire le indicazioni ricevute. Una volta escluse o gestite le eventuali problematiche fisiche, però, sarebbe importante evitare che ogni nuova sensazione diventi automaticamente un'emergenza da verificare. Il fatto che lei si sia accorta del meccanismo e desideri uscirne è già un elemento positivo. Non deve aspettare di stare peggio per chiedere aiuto: proprio perché questa paura sta iniziando a impedirle di viaggiare, uscire e vivere serenamente, questo è un buon momento per affrontarla. Il suo obiettivo non dovrebbe essere tornare a essere la ragazza che “non pensava a nulla”, ma diventare una persona capace di percepire una sensazione, avere un pensiero di paura e continuare comunque a vivere la propria giornata senza sentirsi obbligata a controllare, evitare o prevedere continuamente ciò che potrebbe accadere. Le mando un caloroso saluto Dott. Michele Basigli Perugia


Buongiorno, in base a quanto scrive le sarebbe d'aiuto trovare un supporto per analizzare tutto quello che sente così da poter mettere un pò d'ordine nei suoi contesti di vita. Una volta che avrà fatto chiarezza si sentirà meno appesantita potendo affrontare così scelte sostenibili. Cordialità


Grazie per aver condiviso tutto questo: non è semplice parlare di paure così intense, e il fatto che tu lo stia facendo è già un passo importante. Quello che descrivi — la preoccupazione costante per la salute, l’attenzione ai segnali del corpo, la difficoltà a vivere con serenità situazioni quotidiane — è qualcosa che molte persone sperimentano nei periodi di maggiore stress o dopo esperienze mediche che hanno aumentato la sensibilità verso il proprio corpo. È comprensibile che, dopo diversi controlli e momenti di preoccupazione, tu abbia iniziato a interpretare ogni sensazione come un possibile segnale di pericolo. Non significa che tu “sia diventata così”, ma che stai attraversando un periodo in cui l’ansia ha preso più spazio, e questo può portare la mente a immaginare scenari negativi anche quando non ci sono elementi reali che li giustifichino. Possiamo lavorare insieme per aiutarti a uscire da questo loop: comprendere meglio cosa alimenta queste paure, imparare a distinguere i segnali reali da quelli generati dall’ansia, e costruire gradualmente una sensazione di sicurezza nelle situazioni che ora ti sembrano difficili. Non si tratta di eliminare le emozioni, ma di ritrovare un equilibrio che ti permetta di tornare a vivere le tue giornate con più serenità e fiducia. Il fatto che tu riconosca che “non eri così” è un elemento prezioso: significa che questa parte di te esiste ancora, e possiamo aiutarla a riemergere. Con un percorso mirato, è assolutamente possibile."


Gentile Utente, La ringrazio per la fiducia e per aver condiviso una situazione così faticosa e impattante. Ritrovarsi a 21 anni a vivere con la costante sensazione che stia per accadere qualcosa di brutto, specialmente dopo essere stata una persona spensierata, può far sentire profondamente disorientati e vulnerabili. L'ipocondria e le fantasie catastrofiche che descrive non sono un segno di debolezza, ma il modo in cui la sua mente sta cercando di gestire un sovraccarico emotivo. I frequenti controlli medici e i problemi di stomaco riscontrati nell'ultimo anno sono stati un fattore scatenante importante: la sensazione di fragilità del corpo ha attivato un "radar d'allarme" iper-vigile. Il suo cervello, per cercare di proteggerla, monitora ogni minimo segnale fisico o potenziale pericolo (nei viaggi, nelle uscite, nella salute), generando quel continuo loop di scenari negativi che le impedisce di godersi il presente. Anche l'ipotesi legata alla sua relazione ha una chiave di lettura importante: quando iniziamo a costruire un futuro stabile e desiderabile con qualcuno, aumenta il valore che attribuiamo alla nostra vita e, paradossalmente, può crescere la paura di perderla o di soffrire. Per iniziare a interrompere questo circolo vizioso quotidiano, può provare ad applicare alcuni piccoli accorgimenti: Sospendere il controllo e la ricerca (Cybercondria): Eviti tassativamente di cercare sintomi o rassicurazioni su internet. La ricerca di informazioni placa l'ansia per pochi secondi, ma poi alimenta un nuovo ciclo di paranoie e paure. Rimandare l'attenzione al corpo: Quando sente un piccolo dolore e la mente inizia a immaginare lo scenario peggiore, provi a dirsi: "È il mio radar dell'ansia che si è attivato, non una minaccia reale". Non combatta il pensiero, ma provi a lasciarlo scorrere spostando l'attenzione su un'azione pratica nel momento presente. Circoscrivere la zona di comfort: Evitare viaggi o uscite per paura di stare male riduce l'ansia nell'immediato, ma a lungo termine rinforza la convinzione di essere in pericolo. Provi a concedersi piccole uscite o spostamenti brevi, accettando una quota minima di disagio senza rinunciare a vivere. Riconoscere di essere entrata in un loop e desiderare di ritrovare la propria serenità è il passo fondamentale per iniziare a stare meglio. Uscire da questo stato di iper-vigilanza da soli, tuttavia, può essere molto difficile. In un percorso psicologico è possibile disattivare la risposta d'allarme del corpo, comprendere le cause profonde che hanno alimentato questa sensazione di vulnerabilità e acquisire strumenti concreti per gestire i pensieri catastrofici, restituendole la spensieratezza e la libertà di progettare il suo futuro. Se desidera spezzare questo circolo e riprendere in mano la sua vita, sarò felice di accoglierla nel mio studio oppure online per un primo colloquio conoscitivo. Un caro saluto.


Buongiorno, comprendo il disagio relativo a tale vissuto. Tuttavia, non ci sono risposte univoche su come superarla, in quanto i motivi di questa sua situazione derivano da vissuti soggettivi che andrebbero esplorati nell'unicità della sua storia.. le consiglio per questo un percorso di psicoterapia (il mio consiglio è una psicoterapia ad indirizzo cognitivo-neuropsicologico). Buona giornata, cordiali saluti!


Buongiorno, potrebbe essere utile un lavoro psico-corporeo e l'approccio psicoterapeutico fornito dall'analisi bioenergetica che la aiuti ad affrontare e superare con un approccio integrato il disagio che sta sperimentando, così da restituirle una maggiore presenza, fiducia e stabilità emotiva.

Dr. Maria Tiziana Maricchiolo

Dr. Maria Tiziana Maricchiolo

psicologo

San Giovanni la Punta

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Mi dispiace per il vissuto che stai sperimentando. Da quello che racconti, sembra che la preoccupazione per la tua salute e la paura che possa accaderti qualcosa siano diventate presenti in diversi ambiti della tua vita, fino a rendere difficile vivere serenamente la quotidianità. Il fatto che tu riconosca che in passato eri una persona più spensierata e che oggi ti senti intrappolata in questo “loop mentale” è un elemento importante da cui partire. Sarebbe utile comprendere insieme cosa ha contribuito a questo cambiamento e cosa alimenta oggi il circolo dell’ansia e delle preoccupazioni. Il mio consiglio è quello di intraprendere un percorso di supporto psicologico che ti permetta di lavorare sulla gestione dell’ansia e delle preoccupazioni legate alla salute, imparando gradualmente a riconoscere e gestire i pensieri catastrofici e a tollerare maggiormente l’incertezza. L’obiettivo non è eliminare ogni preoccupazione, ma fare in modo che i pensieri e gli scenari negativi non finiscano per guidare le tue scelte e condizionare la tua quotidianità. Attraverso un percorso e piccoli passi, è possibile tornare progressivamente a sentirti più libera e a riprendere in mano le redini della tua vita.


L’ipocondria può essere definita oggi come una preoccupazione immotivata per le proprie condizioni di salute, accompagnata da disturbi fisici e stati di angoscia e depressione. L’intensità delle preoccupazioni per la salute è tale da impattare sulla vita quotidiana e si possono generare stress e ansia con impatto sul tono dell’umore. Le relazioni sociali e il lavoro possono essere influenzati negativamente dai timori di ammalarsi. Sarebbe opportuno un percorso di psicoterapia mirato ad un approfondimento dei cofattori e concause che hanno determinato la sintomatologia.


Buongiorno, da ciò che descrive sembra esserci una componente ansiosa importante, con una particolare attenzione e preoccupazione per la salute. Il fatto di aver avuto nell'ultimo anno alcuni problemi fisici e di aver effettuato diversi controlli può aver contribuito a rendere più costante l'attenzione verso il corpo e verso ogni sua possibile variazione. Quando questa preoccupazione porta a immaginare continuamente scenari negativi e inizia a limitare anche attività quotidiane, come viaggiare, uscire o frequentare luoghi diversi dal solito, è importante non sottovalutare il disagio. Non è detto che la sua relazione sia la causa di ciò che sta vivendo; può però essere utile approfondire se in questo periodo, insieme ai progetti per il futuro, siano aumentate anche paure, responsabilità o timori legati alla possibilità che qualcosa possa andare storto. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere cosa sta alimentando questa paura e, soprattutto, a interrompere gradualmente il circolo di pensieri e preoccupazioni che oggi sembra impedirle di vivere con serenità la sua quotidianità. Il fatto che lei dica “io non ero così” è significativo: non significa necessariamente che sia diventata una persona fragile, ma che probabilmente sta attraversando un periodo di particolare allerta che può essere affrontato e compreso con l'aiuto adeguato. Un caro saluto. Dott.ssa Cinzia Pirrotta


Salve, comprendo perfettamente il suo malessere. Il "loop mentale" che descrive è estremamente faticante. Convivere quotidianamente con l'ansia per la salute e con scenari catastrofici logora le energie psicologiche. Dalle sue parole emergono tre elementi chiave molto frequenti in situazioni come la sua: le frequenti visite in ospedale nell'ultimo anno, sebbene per problemi non gravi, hanno portato a focalizzare l'attenzione sul corpo. Questo crea uno stato di "iper-vigilanza". Ogni minimo segnale fisico viene interpretato dal cervello come un pericolo imminente. La paura di viaggiare o di uscire è una conseguenza diretta dell'ansia. Più si evitano le situazioni, più la mente si convince che quelle situazioni siano davvero pericolose, restringendo sempre di più il suo spazio di vita. La buona notizia è che lei stessa ricorda di essere stata una ragazza spensierata. Quella risorsa è ancora dentro di lei, deve solo essere recuperata. Da sola è difficile interrompere questi circoli viziosi terapeutici, perché la mente mette in atto soluzioni (come i controlli o l'evitamento) che in realtà alimentano il problema. Immagini di provare ad intraprendere un percorso psicoterapico, per ritornare a godersi la sua quotidianità.


Buongiorno, ciò che racconta sembra un circolo tra paura, attenzione alle sensazioni corporee e pensieri catastrofici: più controlla ciò che sente, più nota sensazioni che la preoccupano e più aumenta l’ansia, alimentando ulteriormente il bisogno di controllarsi e rassicurarsi. Il fatto che riconosca che prima non era così è importante: significa che qualcosa, nell’ultimo periodo, ha modificato il suo modo di rapportarsi alla salute, al pericolo e all’incertezza. Anche i ripetuti controlli medici possono aver contribuito ad aumentare l’attenzione verso il corpo. Poiché questa paura sta iniziando a condizionarla, le consiglierei di non aspettare che passi da sola e di rivolgersi a uno psicoterapeuta. Non tanto per convincersi che “non succederà nulla”, quanto per comprendere cosa alimenta questa angoscia e imparare progressivamente a tollerare l'incertezza senza essere costretta a vivere nell'attesa che accada qualcosa.


Capisco quanto possa essere faticoso vivere con la sensazione che, in ogni momento, possa accadere qualcosa di grave. In una prospettiva cognitivo-costruttivista, più che parlare di “ipocondria” come di un’etichetta, sarebbe utile comprendere che significato hanno per te le sensazioni corporee e la paura della malattia e come, dopo questo periodo di controlli e preoccupazioni, il tuo sistema abbia imparato a leggerle come segnali di pericolo. Il loop può alimentarsi proprio così: avverto una sensazione → la interpreto come minaccia → aumenta l’ansia → percepisco ancora più sensazioni → cerco ulteriori rassicurazioni. Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a interrompere questo circolo, recuperando gradualmente fiducia nel tuo corpo e nella possibilità di vivere l’incertezza senza doverla continuamente controllare. Non significa tornare semplicemente alla ragazza “spensierata” di prima, ma costruire un modo nuovo e più libero di stare nelle esperienze.


Quello che descrivi, cioè il pensiero fisso su scenari negativi legati alla salute e l'evitamento di situazioni (viaggi, uscite) per paura che succeda qualcosa, è un pattern tipico dell'ansia per la salute, spesso innescato da un evento reale (i controlli che hai avuto) che poi il pensiero continua ad alimentare anche senza nuovi elementi oggettivi. Non è "esagerare": è un circolo che si autoalimenta e da soli è difficile da fermare. Un percorso psicologico, spesso di tipo cognitivo-comportamentale, è molto indicato ed efficace su questo tipo di ansia specifica: prima si interviene, prima si evita che il pattern si consolidi ulteriormente.


Gent.ma, quello che descrive sembra essere diventato un circolo di preoccupazione: emerge una sensazione fisica che viene interpretata come qualcosa di grave, aumenta l’ansia e, con essa, il bisogno di controllare ancora di più il corpo e ciò che potrebbe accadere. Più si cercano rassicurazioni e certezze, più la paura tende a mantenersi. Queste sensazioni e questi sintomi non sono “giusti” o “sbagliati” di per sé. Sono esperienze che, quando diventano molto frequenti e intense, possono finire per limitare la possibilità di scegliere liberamente come affrontare le diverse situazioni. È molto prezioso che lei se ne sia accorta e che stia cercando un modo per prendersene cura. Il fatto di aver avuto diversi controlli nell’ultimo anno può aver reso la salute un tema particolarmente sensibile, ma questo non significa che le cose debbano necessariamente restare così “per sempre”. Parlarne con uno psicologo potrebbe aiutarla a interrompere questo circolo, comprendere meglio ciò che lo mantiene e tornare gradualmente a sentirsi più libera nelle sue giornate. Il fatto che abbia riconosciuto questo meccanismo e voglia uscirne è già un buon punto di partenza. Naturalmente, questa risposta non può sostituire un colloquio con un professionista. Un colloquio psicologico potrebbe essere un’occasione utile per comprendere meglio cosa sta succedendo, quali fattori possono aver contribuito a questo cambiamento e come poter intervenire in modo mirato. Un cordiale saluto


Buongiorno. Ha pensato di iniziare un percorso psicologico per curarsi della sua ipocondria? Per mia esperienza, è una sintomatologia tipica di persone che in realtà hanno paura di vivere. Nella misura in cui non stanno vivendo una vita che le soddisfi. Comprendo benissimo l'impatto psicologico che questa sintomatologia crei nel quotidiano e soprattutto sul lungo termine. Ogni sintomo ci comunica qualcosa di fondamentale, è un segnale che merita di essere esplorato e ascoltato a fondo per capire come mai si è strutturato? Se lha sviluppato le serve paradossalmente a qualcosa, è bene prendersene in cura. Gli altri dicono che potrebbe essere legato alla sua relazione, lei cosa ne pensa? Rimango a sua disposizione, anche online. Un caro saluto, Dott.ssa martina Orzi


Ciao, vivere nella paura e preoccupazione costante è davvero terribile. Probabilmente è il caso che tu ti rivolga ad un professionista così da fare insieme un percorso e comprendere causa e come affrontare questa situazione. Un saluto


Cara, quello che racconti sembra faticoso, soprattutto se senti che questa paura sta iniziando a toglierti la possibilità di vivere serenamente la tua quotidianità. Sembra essersi creato un circolo vizioso: avverti una sensazione fisica, la mente la interpreta subito come un possibile pericolo, inizi a pensarci e a immaginare gli scenari peggiori, l’ansia aumenta e questo ti porta a prestare ancora più attenzione al corpo. Più controlli e cerchi rassicurazioni, più il cervello impara a considerare quelle sensazioni come una minaccia. Il fatto che nell’ultimo anno tu abbia avuto diversi controlli può sicuramente aver aumentato questa attenzione, ma questo non significa che tu sia diventata “troppo sensibile” o che resterai così. È qualcosa su cui si può lavorare. Visto quanto sta condizionando la tua vita, ti consiglierei di parlarne con una/o psicologa/o. Non perché ci sia qualcosa che non va in te, ma perché puoi imparare a interrompere questo loop e a non lasciare che la paura di ciò che potrebbe accadere ti impedisca di vivere ciò che sta accadendo adesso. Ricordarti una cosa: il fatto che tu dica “prima non ero così” significa che hai già conosciuto un modo diverso di vivere. Puoi ritrovarlo!


Gentile utente, quello che descrive sembra soprattutto un circolo di ansia per la salute e di paura del pericolo, nel quale una sensazione fisica viene interpretata immediatamente come possibile segnale di qualcosa di grave e, da lì, parte una catena di pensieri, controlli e scenari catastrofici. Il fatto che nell’ultimo anno sia stata spesso in ospedale e abbia avuto realmente alcuni disturbi può aver reso il suo cervello particolarmente attento al corpo: quando si attraversa un periodo del genere, è facile iniziare a “scansionarsi” continuamente alla ricerca di qualcosa che non va. Il problema è che più si controlla, più sensazioni normali vengono percepite e più significato viene attribuito loro. E questo finisce per alimentare ulteriormente la paura. Anche il passaggio che descrive dai sintomi fisici alla paura di viaggiare, uscire, andare in luoghi nuovi o prendere un aereo è significativo: sembra che il problema non sia più soltanto “e se avessi una malattia?”, ma progressivamente “e se succedesse qualcosa di terribile e io non fossi al sicuro?”. È un meccanismo di ipervigilanza che può restringere moltissimo la vita. La buona notizia è che il fatto che lei dica “io prima non ero così” è importante: non significa che sia diventata una persona fragile o che abbia perso definitivamente la sua spensieratezza. Significa che probabilmente ha sviluppato un modo ansioso di interpretare ciò che accade e questo modo può essere modificato. Cercherei però di non concentrarmi troppo sulla domanda “da cosa è iniziato?”. La relazione, il futuro, le esperienze avute negli ospedali o altri periodi di stress possono aver contribuito, ma individuare una causa unica non è necessariamente ciò che la farà stare meglio. È più utile lavorare su ciò che mantiene il problema oggi. Per esempio, quando compare una sensazione fisica, provi a non trasformarla immediatamente in un’indagine: “Che cos’è? Quanto è grave? E se fosse…?”. Può invece dirsi: “Sto avendo una sensazione e il mio cervello la sta interpretando come una minaccia. Non devo risolvere questa paura adesso”. Questo non significa ignorare realmente i sintomi: significa distinguere il normale ricorso al medico da controlli ripetuti motivati esclusivamente dall’ansia. Un altro esercizio importante è smettere gradualmente di obbedire alla paura. Se oggi evita un viaggio perché immagina un incidente, domani probabilmente il cervello imparerà “avevo ragione, quel viaggio era pericoloso”. Se invece affronta gradualmente ciò che teme, pur sentendo una certa ansia, può imparare qualcosa di completamente diverso: “Posso provare paura senza dover scappare e posso continuare a vivere”. Questo principio è alla base dell’esposizione, particolarmente utilizzata negli interventi cognitivo-comportamentali per l’ansia e per l’ansia di malattia. Eviterei anche di cercare continuamente rassicurazioni su Internet o di chiedere a molte persone conferme sul fatto che un determinato sintomo sia innocuo: sul momento danno sollievo, ma spesso diventano parte del problema, perché il cervello impara che per sentirsi al sicuro ha bisogno di essere rassicurato. Considerando che questa situazione dura da circa un anno e sta iniziando a impedirle di viaggiare, uscire e vivere normalmente, le consiglierei seriamente di rivolgersi a uno psicologo, preferibilmente con esperienza nei disturbi d’ansia e nell’ansia per la salute. Non perché la situazione sia “grave”, ma proprio perché non è necessario aspettare che diventi ancora più limitante. E non penserei necessariamente a un percorso interminabile: un trattamento strutturato può insegnarle strumenti molto concreti per interrompere il ciclo controllo → paura → rassicurazione → sollievo → nuova paura. Infine, c’è una frase nel suo messaggio che terrei particolarmente presente: “non ero così”. Cerchi di non trasformarla in “devo tornare immediatamente a essere quella di prima”. L’obiettivo non è non avere mai più un pensiero brutto, un dolore o una paura. È arrivare al punto in cui, quando il pensiero compare, non gli consegna più il controllo della sua giornata. La spensieratezza non consiste nell’avere la certezza che non accadrà mai nulla di brutto; consiste nel riuscire a vivere anche senza quella certezza.


Buongiorno, quello che descrive sembra essere diventato un vero e proprio circolo di preoccupazione: una sensazione fisica, anche minima, viene interpretata come possibile segnale di qualcosa di grave; questo aumenta l’ansia, porta a prestare ancora più attenzione al corpo e alle possibili minacce e, di conseguenza, ogni nuova sensazione diventa ancora più difficile da ignorare. È comprensibile che, dopo aver avuto diversi controlli e alcuni problemi fisici, la sua attenzione verso la salute sia aumentata, ma il fatto che oggi questa paura le impedisca di viaggiare, uscire o vivere serenamente le sue giornate merita di essere preso in considerazione. Una cosa importante è che non deve cercare di convincersi continuamente che non le succederà mai nulla. Nessuno può avere questa certezza assoluta e proprio la ricerca di una certezza totale può mantenere l’ansia. L’obiettivo è piuttosto imparare a tollerare quella quota di incertezza che fa inevitabilmente parte della vita, senza permettere alla paura di decidere cosa può o non può fare. Quando compare un pensiero come “E se succedesse qualcosa?”, provi a riconoscerlo per quello che è: un pensiero di paura, non una previsione di ciò che accadrà. Anche se la sensazione che prova è molto forte, non è necessario rispondere immediatamente controllando il corpo, cercando informazioni, chiedendo rassicurazioni o evitando la situazione. Potrebbe essere utile iniziare molto gradualmente a riprendere quelle attività che ha cominciato ad evitare, senza aspettare di sentirsi completamente tranquilla prima di farle. La sicurezza, infatti, non sempre arriva prima dell’esperienza: spesso si ricostruisce proprio facendo nuovamente ciò che l’ansia ci ha insegnato ad evitare. Visto però quanto questa preoccupazione sta limitando la sua quotidianità e considerando che sente di essere entrata in un vero e proprio “loop mentale”, le consiglierei di valutare un percorso psicologico. Non perché sia diventata “troppo sensibile”, ma perché sta vivendo una sofferenza reale e merita di tornare ad avere una vita più libera dalla paura. E soprattutto, non si paragoni alla persona che era prima pensando “non ero così”. Il fatto che oggi sia cambiato il suo modo di vivere le sensazioni non significa che rimarrà così per sempre. È un meccanismo che può essere compreso e modificato, un passo alla volta. spero di averla aiutata


Buongiorno, da ciò che racconta sembra che nell’ultimo anno la paura che possa accadere qualcosa di grave abbia iniziato ad occupare sempre più spazio, fino a condizionare anche attività che prima viveva con maggiore serenità. Quando ogni sensazione del corpo viene interpretata come possibile segnale di pericolo, può crearsi un circolo fatto di attenzione continua, paura, controlli e nuove rassicurazioni, che però spesso tranquillizzano solo per poco. Più che cercare di convincersi che “non succederà nulla”, potrebbe essere utile imparare gradualmente a riconoscere l’ansia quando arriva: cosa sente nel corpo, quali pensieri compaiono e cosa fa per cercare sicurezza. Anche evitare viaggi, locali o situazioni nuove può dare sollievo nell’immediato, ma rischia nel tempo di rendere la paura ancora più forte. Visto che questa situazione sta limitando molto la sua quotidianità, le consiglierei di rivolgersi a uno psicologo/a. È un tipo di difficoltà su cui si può lavorare, anche imparando progressivamente a tollerare l’incertezza senza lasciare che sia la paura a decidere cosa può o non può fare. E forse partirei proprio da una domanda: quando pensa “potrebbe succedermi qualcosa”, che cosa teme davvero di perdere?


Salve, quello che descrive sembra essere diventato un vero e proprio circolo vizioso: le sensazioni fisiche vengono interpretate come possibili segnali di qualcosa di grave, questo aumenta l’ansia e l’attenzione verso il corpo e, di conseguenza, ogni nuova sensazione viene percepita e monitorata ancora di più. Anche l’immaginazione continua di scenari negativi e l’evitamento di viaggi, spostamenti e situazioni diverse dal solito possono contribuire a mantenere questo meccanismo. Il fatto che in passato Lei fosse molto più spensierata è importante, perché indica che non necessariamente questa modalità di vivere le situazioni deve diventare una caratteristica stabile della sua persona. Può essere utile lavorare proprio sul modo in cui oggi gestisce l’incertezza, le sensazioni fisiche e i pensieri catastrofici. Le consiglierei quindi di intraprendere un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale, che può aiutarLa a comprendere e interrompere questo circolo, riducendo progressivamente il monitoraggio, le preoccupazioni e gli evitamenti e recuperando la possibilità di vivere le situazioni quotidiane con maggiore libertà. Naturalmente, gli eventuali sintomi fisici nuovi o persistenti vanno sempre valutati dal medico, senza però che ogni sensazione debba necessariamente trasformarsi in una ricerca continua di rassicurazioni. Rimango a disposizione.

Dott.ssa Taslima Grossi

Dott.ssa Taslima Grossi

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San Martino Siccomario

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