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Esperienze

Sono una psicologa e specializzanda in psicoterapia a Torino ad orientamento costruttivista relazionale. Mi rivolgo ad adulti e giovani adulti che stanno attraversando momenti di difficoltà o di cambiamento, in particolare legati ad ansia, stress e difficoltà relazionali, e che sentono il bisogno di uno spazio in cui poter comprendere meglio ciò che stanno vivendo.

Il mio lavoro è esplorare i significati attraverso cui le persone danno forma alla propria esperienza.

Considero il colloquio psicologico uno spazio di incontro e di esplorazione, in cui è possibile fermarsi ad ascoltare la propria esperienza e iniziare a guardarla da prospettive nuove.

Ogni persona costruisce nel tempo modi personali di dare significato a ciò che vive: alle emozioni, alle relazioni e ai momenti di cambiamento. A volte questi significati possono diventare faticosi da sostenere, ad esempio quando ansia, stress o alcune difficoltà relazionali iniziano a occupare più spazio nella vita quotidiana.

Nel percorso di consulenza psicologica lavoro insieme alla persona per esplorare questi significati e comprenderli più a fondo. Attraverso il dialogo e la relazione cerchiamo di ampliare lo sguardo su ciò che si sta vivendo, aprendo nuove possibilità di comprensione di sé.

Nella prospettiva costruttivista lo psicologo partecipa attivamente a questo processo: con curiosità e attenzione può introdurre nuove domande e prospettive che aiutano a mettere in movimento i significati abituali.

Il mio modo di lavorare è guidato da curiosità, esplorazione e autenticità, con l’obiettivo di costruire uno spazio in cui la persona possa riconoscersi meglio nella propria esperienza.

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Aree di competenza principali:

  • Psicologia clinica
  • Psicologia cognitiva

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Marta Di Bitonto
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    EC

    Esperienza eccellente. Ho trovato una specialista estremamente competente, disponibile e attenta, che mi sta aiutando concretamente e con grande professionalità. Mi sono sentita ascoltata, compresa e seguita con cura. Ha dedicato tutto il tempo necessario a capire la mia situazione, spiegandomi ogni cosa in modo chiaro e preciso, senza mai essere sbrigativa. È raro trovare una professionista capace di trasmettere così tanta fiducia e, soprattutto, di farti sentire realmente seguita durante tutto il percorso. Sono davvero molto soddisfatta e grata per l’aiuto che sto ricevendo. La consiglio assolutamente!

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    R. L.

    Professionale, attenta e accogliente. Mi sono sentito subito ascoltato e a mio agio. Un'esperienza molto positiva.

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    A F

    Professionista empatica, accogliente, capace di far sentire ascoltati fin dal primo incontro.

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    La dottoressa è una vera professionista: competente e accogliente.

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 11 domande da parte di pazienti di MioDottore

È una delle primissime volte che mi apro su questo argomento, fin da bambina ho ossessioni del tipo,

È una delle primissime volte che mi apro su questo argomento, fin da bambina ho ossessioni del tipo, dover posare più volte un oggetto per paura che accada qualcosa, aprire e spegnere più volte la luce e così via.
Inizialmente ero spaventata non capivo come mai questi pensieri.
Con gli anni facendo varie ricerche via internet ho scoperto di avere il doc (disturbo ossessivo compulsivo)
Da lì finalmente sono riuscita a dare nome ad un qualcosa che mi tormentava.
Ho avuto momenti nel quale stavo giornate e giornate seduta sul divano per via di queste ossessioni o da diventare da persona puntuale a ritardataria.
Non sono mai stata da uno psicologo perché ho paura a raccontare questa cosa ma posso dire che sono migliorata, da sola ho cercato di eliminare queste ossessioni e di capire che è tutto frutto della mia immaginazione.
Ho notato che nei momenti in cui sono felice tendono quasi totalmente a scomparire, per esempio quando sono innamorata.
Volevo persino studiare psicologia per capire meglio i meccanismi della mente.
E niente volevo aprirmi con voi e avere un parere professionale

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott.ssa Marta Di Bitonto

Gent.ma,
la ringrazio per aver condiviso una parte così personale del suo vissuto.
Dal punto di vista della psicologia cognitiva a orientamento costruttivista, ciò che descrive, come il bisogno di ripetere alcuni gesti per scongiurare un pericolo o la sensazione di essere “tormentata” da determinati pensieri, può essere letto non come una colpa o come qualcosa che semplicemente deve essere eliminato, ma come un tentativo della mente di costruire sicurezza e controllo di fronte a qualcosa che viene percepito come minaccioso.
In alcune situazioni, infatti, il bisogno di avere la certezza che “non accadrà nulla” può portare a mettere in atto comportamenti ripetitivi o controlli che, nell'immediato, danno una sensazione di sollievo e sicurezza. Nel tempo, però, possono finire per occupare sempre più spazio, assorbendo energie e condizionando la quotidianità.
Inoltre, trovo particolarmente interessante la sua osservazione secondo cui le ossessioni tendono quasi a scomparire nei periodi in cui si sente felice, ad esempio quando è innamorata. È un elemento che meriterebbe di essere esplorato: il nostro modo di vivere e interpretare ciò che accade può modificarsi in relazione alle esperienze che attraversiamo e al senso di sicurezza che riusciamo a sperimentare. Quando ci sentiamo maggiormente al sicuro, alcune strategie che normalmente utilizziamo per cercare certezza e controllo possono diventare meno necessarie.
Il suo desiderio di comprendere i meccanismi della mente e persino di studiare psicologia racconta una forte curiosità verso di sé e verso il proprio funzionamento. Questa curiosità può essere una risorsa preziosa. Allo stesso tempo, quando c'è una forte necessità di trovare una spiegazione certa a ciò che accade dentro di noi, anche il tentativo di comprendere può talvolta trasformarsi in una nuova forma di controllo. Per questo può essere utile non soltanto chiedersi “perché mi succede?”, ma anche esplorare come faccio, in alcuni momenti, a stare diversamente con ciò che mi succede.
La paura di raccontare queste esperienze a uno psicologo è comprensibile. Condividere pensieri e comportamenti che percepiamo come strani, irrazionali o difficili da spiegare può farci sentire molto esposti. Un colloquio psicologico, però, non è uno spazio in cui essere giudicati o “aggiustati”, ma un luogo in cui poter comprendere insieme il significato che queste esperienze hanno assunto nella propria storia.

Naturalmente, quanto condiviso attraverso una risposta online ha necessariamente dei limiti e non può sostituire un colloquio psicologico individuale.

Un cordiale saluto


Gentili dottori. Ci siamo frequentati con una ragazza per un mese, lei era coinvolta, dediche, bei m

Gentili dottori.
Ci siamo frequentati con una ragazza per un mese, lei era coinvolta, dediche, bei messaggi, chat fino a tarda notte, voglia di fare tante cose assieme. In un momento di intimità le chiedo se fosse felice, e lei inizia a chiudersi, mettere muri, va in confusione emotiva, mi manda via di casa e dopo due giorni mi dice che non è scattata la scintilla e che la sintonia la vedevo solo io nonostante la sua escalation di coinvolgimento.
Ci sono rimasto male perché me lo sarei aspettato da una persona che effettivamente non è coinvolta, ma così mi sono sentito preso in giro.
Da quel giorno sono amorfo, non ho voglia di mangiare, non sorrido più, non ho stimoli esterni, e guardo il telefono in attesa di un suo messaggio che non arriva.
Lei invece sarà avanzata nelle sue cose, mentre io avrei bisogno di un chiarimento e di un confronto per capire cosa le abbia scatenato queste paure.
Ma soprattutto capire se posso in qualche modo recuperare una situazione con una persona che mi trasmetteva benessere, e io lo trasmettevo a lei.
Sento che sto cadendo in fase depressiva e a 40 anni non mi è mai capitato di essere così coinvolto per una donna.
Avete consigli per me??? Grazie...

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott.ssa Marta Di Bitonto

Gentile Utente,

da quanto descritto, sembra che la sofferenza non derivi soltanto dalla fine della frequentazione, ma soprattutto dalla distanza improvvisa tra il significato che lei aveva attribuito a quella relazione e quello che l'altra persona le ha successivamente comunicato.
Se alla sofferenza affettiva si associano perdita di appetito, mancanza di interesse e difficoltà a trovare stimoli nella quotidianità, è importante non sottovalutarli e valutare un confronto con un professionista.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere che cosa questa relazione rappresentasse per lei e che cosa la sua perdita stia mettendo in discussione, per ritrovare ritrovare gradualmente un modo più sereno di guardare a sé e alle relazioni.

Un cordiale saluto


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