Salve dottori, sono una ragazza di 26 anni, diciamo che al momento sono in rapporti di amicizia o al

25 risposte
Salve dottori, sono una ragazza di 26 anni, diciamo che al momento sono in rapporti di amicizia o altro con il mio ex fidanzato con (cui abbiamo circa 20anni di differenza), ci siamo lasciati perché io non mi sentivo più bene insieme a lui se non le volte che stiamo insieme, che usciamo, ma quando c'è da parlare, confrontarsi, discutere lui non ha mai voluto, inoltre c'è sempre stato un comportamento che purtroppo mi ha sempre dato fastidio, il fatto dei like a foto di donne molto in mostra sui social, provocanti ecc, nonostante gliene avessi parlato e gli avessi detto che poteva anche guardare ok ma almeno evitare di mettere mi piace o seguire ecco, magari io potevo sbagliare perché tanti pensano che non ci sia nulla di male o sbagliato, però a me non faceva stare bene..diciamo che poi ci sono stati momenti in cui mi sono sentita non considerata da lui, anche quando usciva con amici, mi scriveva ogni tanto ma raramente, però vedevo che entrava sui social..e ok che non stiamo insieme però io sono ancora attaccata a lui, sa come prendermi per non lasciarmi andare, e io di conseguenza non riesco a distaccarmi, e quando infatti ci sono momenti cosi in cui mi sento che non mi fa bene, è come se io mi aspettassi cose da lui come se fossimo insieme..e poi ultimamente ho il pensiero a creare un account su un social per provare a scrivergli e vedere la sua reazione, se risponde, se sta alle provocazioni ecco, solo che avrei paura di che reazione potrebbe avere se qualcuna le scrivesse e magari lui ci sta...so che è un qualcosa di sbagliato che mi farebbe più male però non so che fare...è come se io fossi ossessionata da lui?
Dr. Antonio Pagni Fedi
Psicologo, Psicoterapeuta
Scandicci
Salve, più che di “ossessione”, quello che descrive sembra avere a che fare con un legame affettivo ancora molto attivo, che però non trova una forma soddisfacente e stabile.
Da un lato riconosce con lucidità ciò che non le fa bene (la difficoltà nel confronto, il sentirsi poco considerata, alcuni comportamenti che la feriscono), dall’altro però il contatto con lui riattiva il coinvolgimento emotivo, rendendo difficile prendere distanza. È una dinamica piuttosto comune quando il legame è ancora carico sul piano affettivo ma poco nutriente su quello relazionale.
L’idea di “metterlo alla prova” attraverso un profilo falso probabilmente nasce da un bisogno di avere conferme, ma rischierebbe di aumentare la sofferenza, più che chiarire.
Forse può essere utile fermarsi su questo punto:
che cosa cerca oggi in lui che, nei fatti, lui non sembra riuscire a offrirle?
Consideri infine l'aiuto e il confronto con qualcuno che la possa sostenere in queste riflessioni, un amica, un amico, un parente o un professionista.
Spero di essere stato utile,
un saluto,
Antonio Pagni Fedi

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Buon pomeriggio. Mi sembra di capire che questa relazione sia finita anche perché quest'uomo non rispettava il modo in cui lei chiedeva di essere amata, non c'è un modo giusto o sbagliato, finendo per non darle dimostrazioni di interesse, o meglio, per restituirle la misura del contrario. Pertanto, i vari esperimenti che fantastica di fare, ora che non state insieme, a cosa le servirebbero se non a trovare conferme dei suoi precedenti timori? Più che chiedersi quali sono le modalità di lui che la tengono imbrigliata, mi chiederei cos'è che lei non riesce a lasciar andare di quest'uomo e della relazione con lui. Parlarne in un percorso di psicoterapia potrebbe essere una buona partenza
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Ciao,
capisco perfettamente quello che stai vivendo. Da quello che racconti, sei intrappolata in un vortice emotivo in cui i sentimenti per il tuo ex e il bisogno di conferme continuano a sovrapporsi, generando confusione, frustrazione e una sensazione di ossessione. Questo succede spesso quando una relazione ha lasciato ferite emotive non risolte: non è raro continuare a cercare segnali dall’altra persona, anche sapendo che certe azioni ci fanno stare male.
Quello che descrivi – il desiderio di controllare la sua reazione, la difficoltà a staccarti emotivamente, il rimuginare su ciò che potrebbe fare – è proprio la manifestazione di un legame affettivo che non è ancora stato elaborato. Non significa che tu sia “strana” o “ossessionata” in senso negativo, ma che il tuo cervello e le tue emozioni stanno cercando una chiusura che non è arrivata.
Ciò che ti può aiutare a uscire da questo circolo è un lavoro mirato sul distacco emotivo e sulla costruzione della tua autonomia affettiva. Questo comprende capire i tuoi limiti, imparare a regolare le emozioni quando pensi a lui, e sviluppare strategie per resistere all’impulso di cercare conferme sui social. È un percorso delicato ma molto efficace, e lavorare insieme con un professionista ti darebbe strumenti concreti per sentirti più libera, meno ansiosa e meno dipendente dai suoi comportamenti.

Se vuoi, possiamo iniziare a esplorare questi meccanismi insieme e trovare un modo per riprendere il controllo su di te, senza dover fare passi che ti fanno stare peggio. Vieni da me: possiamo affrontare questa situazione passo dopo passo, con calma e senza giudizio, per ritrovare serenità e sicurezza dentro di te.
come i trovo spesso a rispondere qui, non possiamo determinare il comportamento altrui, ma soltanto il nostro. occorre stare sui sentimenti che ci genera lo stare insieme all'altr@ , cosa cerchiamo in l@i e dove vorremmo muovervi a livello relazionale, ma partendo sempre dai presupppsti del sè
Dott. Sergio Borrelli
Psicologo, Psicologo clinico
Tradate
Buongiorno. In effetti è importante che lei si stia chiedendo dove si trova rispetto a quella relazione che ha avuto, perché di fatto è una relazione che non ha chiuso.
Se desidera, possiamo parlarne, anche online.
Dott.ssa Linda Fusco
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Salve,
da ciò che descrive emerge un legame ancora molto attivo sul piano emotivo, nonostante la relazione sia terminata. È comprensibile quindi che lei continui ad avere aspettative e bisogno di conferme, soprattutto in assenza di una chiusura chiara e coerente da parte di entrambi.
L’idea di metterlo alla prova tramite un profilo falso nasce proprio da questo bisogno, ma rischierebbe di aumentare la sofferenza e mantenere il circolo di attaccamento e controllo. Più che ossessione, si tratta di una difficoltà a prendere distanza da una relazione che, come lei stessa riconosce, non la fa stare bene.
Potrebbe essere utile lavorare sul porre dei confini più chiari e sul riportare l’attenzione ai suoi bisogni emotivi, valutando anche un supporto psicologico per affrontare il distacco e comprendere meglio queste dinamiche.
Resto a disposizione, un caro saluto
Dott.ssa Linda Fusco
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buonasera,
ti ringrazio per aver condiviso qualcosa di così delicato.

Da quello che racconti, sembra che tu sia dentro a un legame che da una parte ti attrae e ti fa stare bene nei momenti di vicinanza, ma dall’altra ti lascia spesso con un senso di insoddisfazione, dubbio e sofferenza. È comprensibile che, in questa ambivalenza, sia difficile prendere distanza: una parte di te vorrebbe proteggersi, mentre un’altra resta agganciata al bisogno di conferme e alla speranza che qualcosa possa cambiare.

Il fastidio che provi rispetto ad alcuni suoi comportamenti non è “giusto” o “sbagliato” in assoluto: è un tuo vissuto, e come tale merita ascolto e rispetto. Allo stesso tempo, mi sembra importante che tu possa chiederti quanto questa relazione – così com’è oggi – riesca davvero a rispondere ai tuoi bisogni affettivi, di rispetto e di confronto.

Il pensiero di metterlo alla prova con un profilo falso nasce probabilmente dal bisogno di avere certezze, ma rischia di alimentare ulteriormente la sofferenza e la confusione. Più che cercare risposte su di lui, potrebbe essere utile tornare su di te: cosa ti tiene legata? cosa temi nel lasciar andare? di cosa avresti bisogno per stare meglio?

Non parlerei tanto di “ossessione”, quanto di un legame emotivo ancora molto attivo, che merita di essere compreso e accompagnato con cura. In questi casi, un percorso psicologico può aiutarti a fare chiarezza, rafforzare i tuoi confini e ritrovare un senso di stabilità nelle tue scelte.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Dott. Dario Martelli
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Buonasera, dalle sue righe traspare che sì lei ha chiuso con il suo fidanzato ma in realtà no. Lei ha elencato dei comportamenti che la fanno star male, ma non riesce a distanziarsi e poi c'e' questo fatto che lui s come prenderla....Tutto ciò può bloccarla in un pensiero che non la fa evolvere nella sua vita ( sconsigliato pasticciare con i social). Potrebbe aiutarla un percorso di psicoterapia che potrebbe aiutarla a sviluppare una sua maggiore autonomia. Se ritiene posso esserea disposizione anche online. Saluti Dario Martelli
Dott.ssa Federica Ripamonti
Psicologo, Psicoterapeuta
Paderno Dugnano
Gentilissima Paziente,
quello che descrive è molto più comune di quanto possa sembrare, e soprattutto è comprensibile. Non sta “impazzendo” né è necessariamente “ossessionata”: si trova dentro un legame emotivo che non si è mai davvero chiuso e che continua ad attivarla.

Da una parte, lei ha riconosciuto lucidamente che questa relazione non le faceva stare bene: mancanza di confronto, sensazione di non essere considerata, comportamenti (come quelli sui social) che la ferivano. Dall’altra, però, ci sono i momenti in cui state insieme, in cui lui sa come prenderla e farle provare di nuovo vicinanza. Questo crea un meccanismo molto potente: è come un’altalena tra stare bene e stare male, che rende difficile staccarsi.

Il punto centrale è che oggi lei si trova in una posizione ambigua: non siete più una coppia, ma emotivamente lei continua a vivere come se lo foste. Per questo si ritrova ad aspettarsi attenzioni, a soffrire se lui non scrive, a controllare i social. Non è incoerenza, è attaccamento ancora attivo.

Anche la differenza d’età e la dinamica che descrive contano: lui sembra mantenere una certa distanza emotiva, evitando il confronto, mentre lei cerca chiarezza e presenza. Questo sbilanciamento spesso porta una persona a “inseguire” e l’altra a rimanere più sfuggente, rinforzando il legame proprio perché non è mai pienamente soddisfatto.

Il pensiero di creare un profilo falso per “testarlo” è molto significativo. Non è tanto una questione morale, quanto il segnale di quanto lei abbia bisogno di una conferma: vuole sapere se lui sceglierebbe lei, se è davvero coinvolto, se è “affidabile”. Però allo stesso tempo ha già intuito la verità più importante: qualunque risposta arrivasse, rischierebbe di farla stare peggio. Perché non risolverebbe il nodo di fondo, cioè che questa relazione non le dà quello di cui ha bisogno.

Più che ossessione, parlerei di una difficoltà a chiudere un legame che è rimasto aperto a metà. Finché lui resta presente, anche solo un po’, il suo cervello continua a sperare e a cercare segnali.

La domanda quindi non è tanto “lui cosa farebbe?”, ma “questa situazione, così com’è, fa stare bene me?”. E da quello che racconta, la risposta sembra essere no, almeno non nel complesso.

Per uscire da questo circolo, di solito serve creare un po’ di distanza reale, non solo a parole. Non come punizione, ma perché senza distanza è molto difficile che le emozioni si calmino e che lei riesca a vedere le cose con più lucidità. Restare in contatto mantenendo aspettative da relazione la tiene bloccata.

Non è facile, perché significa rinunciare anche ai momenti belli, ma è spesso l’unico modo per smettere di oscillare continuamente tra speranza e delusione.

In bocca al lupo!
dott.ssa Ripamonti
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, quello che descrive è un vissuto molto intenso e comprensibilmente faticoso, perché sembra che una parte di lei sia ancora molto legata a questa persona, mentre un’altra parte riconosce con lucidità che questa relazione, per come si è sviluppata, non le fa stare davvero bene. Questo tipo di conflitto interno è spesso ciò che mantiene le persone “agganciate” a situazioni che, razionalmente, sentono di voler superare ma emotivamente faticano a lasciare andare. Da una prospettiva cognitivo comportamentale è importante soffermarsi su ciò che accade dentro di lei nei momenti in cui lui si avvicina o si allontana. Quando state insieme e le cose funzionano, probabilmente si riattiva il legame, il piacere, il senso di connessione. Quando invece emergono distanza, mancanza di confronto o comportamenti che la feriscono, come quelli legati ai social o alla poca considerazione percepita, si attivano pensieri e emozioni dolorose. Questo alternarsi crea una sorta di “tira e molla” interno che può diventare molto potente, perché ogni momento positivo rinforza la speranza che le cose possano funzionare, mentre quelli negativi aumentano il bisogno di avere conferme. In questo quadro si inserisce anche il desiderio di controllare, ad esempio attraverso l’idea di creare un profilo per metterlo alla prova. Questo impulso non nasce da qualcosa di sbagliato in lei, ma da un bisogno molto umano di ridurre l’incertezza e di ottenere una risposta chiara. Tuttavia, questo tipo di comportamento rischia di alimentare ulteriormente il circolo della sofferenza. Anche se ottenesse una risposta, difficilmente sarebbe davvero rassicurante, perché il problema di fondo non è solo cosa lui farebbe, ma come lei vive questa relazione e quanto si sente rispettata e serena al suo interno. Un altro aspetto importante riguarda le aspettative. Lei stessa nota come, pur non essendo più una coppia, dentro di sé continui ad aspettarsi da lui comportamenti da partner. Questo è un punto centrale, perché indica che il legame non è realmente chiuso a livello emotivo. Restare in una relazione “a metà”, in cui c’è vicinanza ma senza un impegno chiaro e condiviso, spesso mantiene viva l’attesa e rende molto difficile il distacco. La domanda che si pone, se sia ossessionata, merita uno sguardo più delicato. Più che parlare di ossessione, sembra esserci un forte coinvolgimento emotivo unito a una difficoltà a interrompere un legame che, per certi versi, continua ad alimentarsi. Quando una relazione ha dato momenti significativi ma anche ferite non risolte, è facile restare agganciati proprio nel tentativo di trovare una chiusura o una conferma che però non arriva mai davvero. In questi casi può essere molto utile iniziare a spostare gradualmente l’attenzione da lui a se stessa. Non tanto chiedersi cosa prova lui o cosa farebbe, ma cosa accade dentro di lei quando lui si comporta in un certo modo, quali pensieri si attivano, quali bisogni restano insoddisfatti e cosa la porta, nonostante tutto, a restare in questa dinamica. Questo passaggio permette di uscire lentamente dal ruolo di chi aspetta una risposta dall’altro e di recuperare una posizione più centrata. Un percorso di supporto psicologico può essere particolarmente utile proprio in questa fase. Non per forzarla a prendere decisioni immediate, ma per aiutarla a comprendere più a fondo i meccanismi che si attivano in lei nelle relazioni, il modo in cui si crea l’attaccamento, come gestisce l’incertezza e il bisogno di conferme. Questo tipo di lavoro permette, nel tempo, di costruire relazioni più stabili e soddisfacenti, ma soprattutto di vivere i legami con maggiore libertà e meno dipendenza emotiva. Il fatto che lei riesca già a riconoscere cosa le fa stare male e a mettere in discussione alcuni suoi comportamenti è un segnale molto importante. Da qui può partire un percorso di maggiore chiarezza e, passo dopo passo, di maggiore serenità. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Matilde Quagliotti
Psicologo, Psicologo clinico
Parma
Buongiorno,
da quello che racconta emerge una situazione emotivamente molto faticosa.
Quando una relazione finisce ma il legame rimane in qualche forma (amicizia, frequentazione, contatti), può diventare difficile ridefinire i confini e le aspettative.
In questi casi è frequente continuare a provare attaccamento e allo stesso tempo percepire che la relazione non fa stare del tutto bene.
Quando i bisogni non trovano spazio nella relazione spesso si continua a cercare segnali, conferme o spiegazioni dall’altra persona.
Il pensiero di creare un profilo falso per “metterlo alla prova” spesso nasce proprio da questo bisogno di capire o di avere una conferma, tuttavia, come lei stessa intuisce, questo tipo di comportamento rischia soprattutto di farla stare peggio perché la mantiene molto centrata su di lui e sulle sue reazioni invece che su ciò che lei prova e su ciò di cui avrebbe bisogno in una relazione.
Non parlerei necessariamente di “ossessione” ma piuttosto di un legame emotivo che è ancora molto attivo e che rende difficile prendere distanza.
A volte, per riuscire davvero a capire cosa ci fa stare bene o meno, può essere utile creare un po’ di spazio nella relazione e riportare l’attenzione su di sé: sui propri bisogni, sui propri limiti e su ciò che si desidera da un rapporto.
Se sente che questa situazione la coinvolge molto e fatica a uscirne da sola, confrontarsi con uno psicologo potrebbe aiutarla a esplorare meglio questi vissuti e a capire come muoversi in modo più tutelante per sé.
Un caro saluto.
Dott.ssa Marta Floridi
Psicoterapeuta, Psicologo
Firenze
Si percepisce quanto questa situazione la stia logorando e il fatto che lei stessa riconosca che certe cose la farebbero stare peggio è già un segnale importante di consapevolezza.
Non riuscire a staccarsi, continuare ad aspettarsi qualcosa da lui, il pensiero ricorrente di trovare modi per tastare il terreno sono dinamiche molto comuni quando un legame si è costruito in modo ambivalente: momenti in cui si stava bene alternati a momenti in cui ci si sentiva poco considerati. Questo tipo di altalena tende a creare un attaccamento difficile da sciogliere, proprio perché il bene e il male si sono mescolati insieme.
Riguardo all’idea dell’account falso: ha già risposto da sola. Sa che non la farebbe stare meglio e che probabilmente aggraverebbe una situazione già faticosa.
Il vero nodo sembra essere la difficoltà a lasciare andare qualcuno che non le dà ciò di cui ha bisogno, ma da cui non riesce a staccarsi. È qualcosa su cui vale la pena lavorare: capire cosa alimenta questo attaccamento e come uscirne, magari con il supporto di uno psicologo.
Salve!
Quello che provi non è un "amore sano", ma un incastro emotivo che consuma le tue energie. Questo rapporto sembra nutrirsi di forti oscillazioni: il dolore dei suoi comportamenti si alterna ai momenti in cui lui "sa come prenderti". In questa dinamica, l'altro diventa come una "sostanza" da cui dipendi per sentire di esistere o per calmare l'ansia, anche se la relazione è chiaramente tossica o insoddisfacente.
Parlarne con uno psicologo è il primo passo per spezzare le catene di questa dipendenza affettiva e ritrovare la tua serenità.

Dott.ssa Anna Apicelli
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Gentile utente,

da quello che racconta emergono diversi aspetti importanti, che meritano di essere guardati con attenzione ma senza giudizio verso sé stessa.

Innanzitutto, la difficoltà a “staccarsi” dal suo ex non è segno di debolezza o di “ossessione” in senso patologico, ma può indicare un legame emotivo ancora attivo, probabilmente alimentato da una relazione che è stata, per certi versi, discontinua e poco rassicurante. Da una parte momenti piacevoli insieme, dall’altra mancanza di confronto, comunicazione e considerazione: questo tipo di dinamica può creare molta confusione interna e mantenere il coinvolgimento.

È comprensibile che lei si senta ferita da alcuni comportamenti (come i “like” ad altre donne o la scarsa attenzione nei momenti in cui lui è con altri), perché toccano bisogni legittimi di rispetto, sicurezza e riconoscimento all’interno di una relazione. Il fatto che lui non abbia accolto questi suoi bisogni è un elemento importante da tenere presente nella valutazione del rapporto.

Il punto centrale però è questo:
anche se la relazione è finita, lei sembra continuare a vivere il legame come se fosse ancora attivo, aspettandosi attenzioni e comportamenti “da fidanzato”. Questo mantiene il coinvolgimento e rende molto difficile il distacco.

Il pensiero di creare un profilo falso per “metterlo alla prova” è molto significativo: non tanto perché sia giusto o sbagliato, ma perché indica un forte bisogno di conferme e, allo stesso tempo, la paura di scoprire qualcosa che potrebbe farla stare male. Come ha già intuito, è un’azione che rischierebbe di aumentare la sofferenza, non di risolverla.

Più che ossessione, parlerei di:

difficoltà a elaborare la separazione
bisogno di conferme affettive
fatica a mettere confini chiari

Potrebbe esserle utile chiedersi:
“Questa relazione, così com’è, mi fa stare davvero bene?”
“Sto cercando lui… o quello che vorrei che lui fosse?”

In questo momento, la priorità sembra essere tornare a centrarsi su di sé, sui propri bisogni e sul proprio benessere, piuttosto che cercare risposte nel comportamento di lui.

Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a:

comprendere meglio questo attaccamento
lavorare sull’autostima e sui confini relazionali
affrontare il distacco in modo più sano e meno doloroso

Le consiglio quindi di approfondire questi aspetti con uno specialista, che possa accompagnarla in questo momento delicato.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno,
da ciò che condivide emerge con chiarezza quanto questo legame la tocchi ancora profondamente, anche se razionalmente riconosce aspetti che non le fanno bene. È come se una parte di lei sapesse che quel rapporto non la nutre davvero, mentre un’altra restasse agganciata a quei momenti in cui lui “sa come prenderla” e le fa sentire vicinanza.
Il comportamento che descrive — i like, la scarsa disponibilità al confronto, l’attenzione intermittente — non è banale né innocuo per chi ha bisogno di sentirsi vista e considerata. Il suo disagio è legittimo ed il pensiero di creare un profilo per “metterlo alla prova” racconta più il suo bisogno di chiarezza e rassicurazione che un’ossessione: quando ci si sente insicuri, si cercano modi per capire dove si è davvero.
Il punto è che questi tentativi rischiano di farle ancora più male, perché la mettono in una posizione di attesa, e l'attesa può fare stare male. Il nodo non è capire come reagirebbe lui, ma cosa succede dentro di lei quando sente di non riuscire a lasciarlo andare.
Il mio consiglio è di provare a guardarsi approfonditamente magari con il supporto di un professionista che possa accompagnarla. Un saluto cordiale. Dott.ssa Michelle Borrelli
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologo, Psicologo clinico
Pomezia
Gentile ragazza,
quello che descrivi è molto più di una semplice difficoltà a “lasciarlo andare”. Sei dentro una dinamica in cui una parte di te sa che la relazione non ti faceva stare bene, ma un’altra parte resta agganciata a lui, soprattutto nei momenti in cui vi vedete e stai bene.
Il fatto che lui eviti il confronto, non consideri i tuoi bisogni e allo stesso tempo sappia riavvicinarti quando sente che ti stai allontanando, crea un lLegame molto ambivalente. Questo tipo di alternanza confonde e rende difficile il distacco. Non è ossessione, è un attaccamento che non si è ancora chiuso.
Il pensiero di creare un profilo falso per metterlo alla prova nasce proprio da questo stato di incertezza. È il tentativo di avere una risposta definitiva su di lui, ma in realtà rischia solo di farti stare peggio. Anche se scoprissi qualcosa, il dolore non si risolverebbe, perché il punto non è cosa fa lui, ma quanto tu sei ancora emotivamente legata.
Un elemento importante è che continui a frequentarlo e a mantenere un rapporto. Questo tiene aperta la ferita e alimenta le aspettative, anche se razionalmente sai che non è una relazione che ti dà ciò di cui hai bisogno.La domanda più utile forse è questa
cosa ti tiene legata a una persona che sai non essere in grado di incontrarti davvero
Un percorso psicologico può aiutarti a lavorare su questo attaccamento, a capire perché fai fatica a distaccarti e a ritrovare una posizione più stabile, senza dover controllare lui per stare meglio tu.

Se lo desideri puoi prenotare una visita
Dott.ssa Alina Mustatea psicologa clinica giuridica psicodiagnosta coordinatore genitoriale
Un caro saluto
Salve,
da quello che descrive emerge un legame ancora emotivamente molto attivo, nonostante la relazione sia terminata. È comprensibile che alcuni comportamenti del suo ex, come la difficoltà al confronto o l’uso dei social che la faceva sentire poco considerata, abbiano inciso sul suo benessere: sentirsi ascoltati e rispettati è un bisogno legittimo in una relazione.
Il pensiero di creare un account falso per metterlo alla prova non indica necessariamente un’ossessione, ma può essere il segnale di un forte bisogno di conferme e di una difficoltà a distaccarsi. Tuttavia, agire in questo modo rischierebbe di farla soffrire ancora di più e di mantenere vivo un legame che forse oggi la fa stare in una condizione di confusione e attesa.
Potrebbe essere utile riflettere su quanto questo rapporto, così com’è ora, contribuisca davvero al suo benessere e se mantenere il contatto le permetta di andare avanti serenamente.
Ricevo online e in presenza a Verona.
Dott.ssa FIlomena Guida
Psicologo
Castellammare di Stabia
Buongiorno,
grazie per aver condiviso una situazione così delicata e complessa.

Da quello che racconti, emerge un legame ancora molto forte, ma anche diversi aspetti della relazione che nel tempo ti hanno fatta sentire poco considerata, non ascoltata e a disagio. È comprensibile che, in queste condizioni, si crei una sorta di “tirarsi e lasciarsi” emotivo: da una parte il desiderio di stare bene con lui nei momenti piacevoli, dall’altra la consapevolezza che alcuni suoi comportamenti ti fanno soffrire.

Il fatto che tu senta di aspettarti ancora da lui attenzioni e comportamenti “da relazione” è molto umano, soprattutto quando il distacco non è stato netto. Più che parlare di “ossessione”, parlerei di un attaccamento ancora attivo che fatica a trasformarsi o a chiudersi.

L’idea di metterlo alla prova attraverso un profilo falso nasce probabilmente dal bisogno di avere conferme, ma come hai già intuito, potrebbe esporti a ulteriore sofferenza senza aiutarti davvero a stare meglio.

Potrebbe essere utile, invece, provare a spostare l’attenzione da lui a té stessa: chiederti di cosa hai bisogno in una relazione, cosa ti fa sentire rispettata e serena, e se questo rapporto, così com’è oggi, può realmente offrirtelo.

Se senti che da sola fatichi a fare chiarezza o a prendere distanza, un percorso psicologico potrebbe aiutarti a comprendere meglio questi meccanismi e a tutelare il tuo benessere emotivo.

Un caro saluto
Dott.ssa Elisa Fiora
Psicologo, Psicologo clinico
Busto Arsizio
Buongiorno,
i vissuti che descrive possono essere legati a un attaccamento ancora attivo e a bisogni emotivi non soddisfatti nella relazione.
Il desiderio di controllare o verificare il comportamento dell’altro può indicare una difficoltà nel distacco e nella gestione dell’incertezza.
Per comprendere meglio queste dinamiche, può valutare un percorso con uno psicologo o psicoterapeuta.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
Ciao! Quello che descrivi è un incastro emotivo molto comune, che ci dice qualcosa di molto preciso su come ti senti "posizionata" in questa relazione.

Non sei "ossessionata" nel senso clinico o sbagliato del termine; sei semplicemente in una situazione in cui la tua identità è rimasta agganciata a lui, anche se la relazione è finita.
È normale che tu ti senta così: sei in bilico tra il desiderio di chiudere e un legame che sembra 'calamitarti' continuamente indietro.

In ottica psicologica, il punto non sono i 20 anni di differenza o i like su Instagram, ma il fatto che in questa relazione i tuoi bisogni siano stati spesso messi in secondo piano. Quando lui 'non vuole discutere' o ti fa sentire non considerata, sta di fatto annullando il tuo mondo per far valere solo il suo. Questo crea un corto circuito: più lui ti sfugge o ti disconferma, più tu senti il bisogno di 'controllarlo' (magari col profilo falso) per cercare una verità che lui non ti dà a voce.

L'idea del profilo fake è un tentativo disperato di avere quel confronto che lui ti nega nella realtà. Ma chiediti: se anche scoprissi che lui 'ci sta', cambierebbe davvero come ti senti? O ti farebbe solo sentire ancora più ferita in un gioco dove lui tiene le regole?

Il 'non riuscire a staccarsi' accade perché lui sa come 'prenderti', ma purtroppo sembra prenderti solo come un accessorio del suo mondo, non come una persona con cui dialogare davvero. La sfida non è smettere di pensare a lui con la forza, ma iniziare a chiederti: 'Che tipo di donna voglio essere io? Quella che controlla i like di un ex o quella che merita di essere ascoltata senza dover elemosinare un confronto?'. Spostare lo sguardo da lui a te è il primo passo per smettere di sentirti in trappola.
Buon pomeriggio,
leggendo quello che scrive mi viene da pensare che lei sia in una posizione molto faticosa: da una parte riconosce che nella relazione c’erano aspetti che non la facevano stare bene (la mancanza di dialogo, il sentirsi poco considerata, certi comportamenti sui social), dall’altra però sente ancora un forte aggancio a lui. Il fatto che continuiate a vedervi e a mantenere un rapporto, anche se non definito, rende tutto più confuso. È come se ci fosse una parte di lei che prova a prendere distanza e un’altra che continua a cercarlo e ad aspettarsi qualcosa, quasi come se foste ancora una coppia. Mi colpisce anche quello che dice: “sa come prendermi per non lasciarmi andare”. Questo fa pensare a una dinamica in cui lei, pur sentendo che non le fa bene, fatica a svincolarsi, mentre lui rimane presente quel tanto che basta a mantenere il legame. Il pensiero di creare un profilo per “metterlo alla prova” va nella stessa direzione: più che curiosità, sembra il tentativo di avere una conferma, forse anche dolorosa, ma che le dica qualcosa di chiaro su di lui e sul vostro rapporto. Il rischio però, come ha già intuito, è che qualunque risposta riceva finisca per farla stare peggio e tenerla ancora più agganciata. Non parlerei tanto di “ossessione”, quanto di un legame che non si è ancora chiuso davvero e che continua ad attivarla, soprattutto nei momenti in cui si sente meno considerata. Forse, più che capire cosa fa lui o come reagirebbe, potrebbe essere importante fermarsi su questo: cosa la tiene ancora così legata, nonostante riconosca che questa relazione, così com’è, non la fa stare bene? È da lì che può iniziare un distacco più reale, anche se non è semplice. Se vuole, possiamo provare a lavorare insieme su questo punto, così da aiutarla a uscire da questa dinamica senza farsi ancora più male.
Un saluto!
Salve, sicuramente la situazione tira in ballo numerosi temi, per cui non è possibile (e non sarebbe giusto) semplicemente dare una risposta alla sua domanda. Sarebbe più utile approfondire e comprendere a fondo la richiesta, in modo tale da capire qual è il vero punto della questione e poterci lavorare insieme.
Buongiorno, è possibile comprendere la difficoltà nella gestione della “scia” emotiva di una relazione, soprattutto quando una delle due parti è molto più adulta. Ti inviterei a riflettere però sul motivo che ti tiene ancorata al tuo ex fidanzato e su come questo ti “blocchi” nel portare avanti amicizie che potrebbero sfociare o no in altro.
Come ti fa sentire questa situazione di stallo?
Cosa pensi ti tenga ancorata al pensiero che lui possa non scriverti/vederti più?
Credo che una seduta con un professionista potrebbe aiutarti a chiarire questi tuoi dubbi e aiutarti a vivere la situazione con maggiore leggerezza.
Buongiorno, quello che descrivi non parla di “ossessione”, ma di un legame che è rimasto aperto e ambiguo, e che continua ad attivarti emotivamente.

Nella vostra dinamica si vedono alcuni elementi importanti:

Vicino quando siete insieme, distante quando c’è da entrare in profondità (dialogo, confronto, bisogni)
Tu esprimi un disagio (es. social, sentirti poco considerata) → lui non lo integra davvero
Nonostante questo, il rapporto non si chiude mai del tutto
Tu resti in una posizione di attesa e speranza, come se foste ancora una coppia

Questo crea un circuito:
più lui è sfuggente, più tu cerchi segnali
più cerchi segnali, più entri in ansia e controllo (social, verifiche, test)

Non è ossessione: è un tentativo di dare senso e stabilità a qualcosa che stabile non è.
Dott.ssa Chiara Pesce
Psicologo, Psicologo clinico
Gallarate
Buongiorno,
grazie per aver condiviso la tua esperienza.
Quello che descrivi è comprensibile e, da un punto di vista psicologico, rientra in una dinamica abbastanza comune dopo una relazione significativa che non si è chiusa in modo netto. Non si evidenziano elementi per parlare di “ossessione” in senso clinico. Piuttosto, emerge un attaccamento emotivo ancora attivo, unito a una difficoltà di distacco che viene mantenuta dalla situazione attuale: non siete più una coppia, ma continuate a frequentarvi e a condividere momenti positivi. Questo tipo di ambiguità tende a confondere il piano razionale (in cui riconosci che la relazione non ti faceva stare bene) con quello emotivo (in cui il legame è ancora presente).
È importante sottolineare che i tuoi vissuti non sono “sbagliati”: il disagio rispetto ad alcuni comportamenti (come i like o la mancanza di confronto) indica bisogni relazionali chiari, come rispetto, considerazione e comunicazione. Il fatto che questi bisogni non siano stati accolti ha contribuito alla rottura, ma il legame emotivo non si interrompe automaticamente.
La persistenza di aspettative (attenzioni, coerenza, presenza) è coerente con una rottura relazionale non ancora elaborata. In questo contesto, anche pensieri come quello di creare un falso account per “metterlo alla prova” possono emergere: sono tentativi di ridurre l’incertezza e ottenere conferme. Tuttavia, si tratta di strategie disfunzionali perché rischiano di aumentare il coinvolgimento emotivo e il disagio, indipendentemente dall’esito.
La dinamica che si osserva è quella di un rinforzo intermittente: momenti in cui stai bene con lui alternati a momenti in cui ti senti trascurata o non considerata. Questo tipo di alternanza è nota per rendere più difficile il distacco, perché mantiene attiva la speranza e il legame.
In sintesi, non sei ossessionata: sei ancora coinvolta emotivamente in una relazione che, però, non risponde ai tuoi bisogni in modo stabile. Riconoscere questo è già un passaggio importante. Il nodo centrale diventa capire se la situazione attuale ti permette davvero di stare bene o se, al contrario, continua a mantenere attivo in te uno stato di insoddisfazione emotiva.
In questi casi, un percorso di sostegno psicologico può essere utile per aiutarti a comprendere meglio i tuoi bisogni relazionali, elaborare il distacco emotivo e sviluppare strategie più funzionali per gestire il legame e le emozioni ad esso associate.
Dott.ssa Chiara Pesce.

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