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Esperienze

Psicologa laureata presso il C.U.M.O. dell’Università di Messina con una Laurea Magistrale in Psicologia e Neuroscienze Cognitive. Il mio percorso nasce dall’incontro tra mente, comunicazione ed emozioni: prima di dedicarmi alla psicologia ho infatti conseguito una laurea in Comunicazione a Catania e un Master in Editoria e Comunicazione a Roma.

Mi occupo di benessere psicologico con particolare attenzione ai temi dell’immagine corporea, dei disturbi del comportamento alimentare, delle relazioni familiari e di coppia e, più in generale, delle dinamiche legate all’affettività.

Credo profondamente nell’importanza della formazione continua: per questo seguo costantemente corsi di aggiornamento e perfezionamento per offrire strumenti sempre più efficaci e attuali.

Accanto all’attività professionale svolgo anche divulgazione sui social, dove condivido contenuti dedicati alla psicologia, con l’obiettivo di rendere la conoscenza della mente e delle relazioni più accessibile e vicina alla vita quotidiana. 

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Aree di competenza principali:

  • Psicologia clinica

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  • T

    Esperienza molto interessante. La dottoressa Melzer è una persona molto professionale e attenta, sono rimasto molto soddisfatto.

     • Studio Privato Dott.ssa Alessia Melzer colloquio psicologico individuale  • 

    Dott.ssa Alessia Melzer

    Grazie per la testimonianza!


  • F

    Mi sono affidata alla professionalità della dott.ssa Melzer, il risultato è stato ottimo! La dottoressa è una professionista attenta, empatica e molto dolce e soprattutto sa ascoltarti e consigliarti la soluzione migliore per te. Ha saputo mettermi a mio agio con la sua allegria. Vi consiglio di affidarvi a lei per le vostre consulenze psicologiche.

     • Studio Privato Dott.ssa Alessia Melzer colloquio psicologico individuale  • 

    Dott.ssa Alessia Melzer

    Grazie per la tua testimonianza


  • M

    Sono stata felice di conoscere la dott.ssa Melzer, una professionista attenta e pronta a farti scoprire nuovi lato di te. Empatica, comprensiva, una buona ascoltatrice. So già che questo percorso mi darà tanto. Grazie mille!

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    Dott.ssa Alessia Melzer

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 2 domande da parte di pazienti di MioDottore

Salve dottori, sono una ragazza di 26 anni, diciamo che al momento sono in rapporti di amicizia o altro con il mio ex fidanzato con (cui abbiamo circa 20anni di differenza), ci siamo lasciati perché io non mi sentivo più bene insieme a lui se non le volte che stiamo insieme, che usciamo, ma quando c'è da parlare, confrontarsi, discutere lui non ha mai voluto, inoltre c'è sempre stato un comportamento che purtroppo mi ha sempre dato fastidio, il fatto dei like a foto di donne molto in mostra sui social, provocanti ecc, nonostante gliene avessi parlato e gli avessi detto che poteva anche guardare ok ma almeno evitare di mettere mi piace o seguire ecco, magari io potevo sbagliare perché tanti pensano che non ci sia nulla di male o sbagliato, però a me non faceva stare bene..diciamo che poi ci sono stati momenti in cui mi sono sentita non considerata da lui, anche quando usciva con amici, mi scriveva ogni tanto ma raramente, però vedevo che entrava sui social..e ok che non stiamo insieme però io sono ancora attaccata a lui, sa come prendermi per non lasciarmi andare, e io di conseguenza non riesco a distaccarmi, e quando infatti ci sono momenti cosi in cui mi sento che non mi fa bene, è come se io mi aspettassi cose da lui come se fossimo insieme..e poi ultimamente ho il pensiero a creare un account su un social per provare a scrivergli e vedere la sua reazione, se risponde, se sta alle provocazioni ecco, solo che avrei paura di che reazione potrebbe avere se qualcuna le scrivesse e magari lui ci sta...so che è un qualcosa di sbagliato che mi farebbe più male però non so che fare...è come se io fossi ossessionata da lui?

Buongiorno, quello che descrivi non parla di “ossessione”, ma di un legame che è rimasto aperto e ambiguo, e che continua ad attivarti emotivamente.

Nella vostra dinamica si vedono alcuni elementi importanti:

Vicino quando siete insieme, distante quando c’è da entrare in profondità (dialogo, confronto, bisogni)
Tu esprimi un disagio (es. social, sentirti poco considerata) → lui non lo integra davvero
Nonostante questo, il rapporto non si chiude mai del tutto
Tu resti in una posizione di attesa e speranza, come se foste ancora una coppia

Questo crea un circuito:
più lui è sfuggente, più tu cerchi segnali
più cerchi segnali, più entri in ansia e controllo (social, verifiche, test)

Non è ossessione: è un tentativo di dare senso e stabilità a qualcosa che stabile non è.

Dott.ssa Alessia Melzer

Buongiorno,
ho pensato molte volte di scrivere qui per ricevere un consiglio da parte di professionisti, e finalmente oggi (dopo quasi un anno) ho preso coraggio.
Nel mese di giugno dell’anno precedente, a un evento della mia città dove mi trovavo con una mia amica, ho conosciuto quest’uomo. Inizio premettendo che lui è 20 anni più grande di me…
Nonostante ciò, fin da subito ho sentito una leggera attrazione nei suoi confronti, non solo fisica - essendo molto affascinante - ma anche a livello caratteriale; fin da subito, chiacchierando con lui abbiamo notato molte cose in comune tra noi, insomma mi sembrava quasi di parlare con un mio coetaneo!
Per non portarla alla lunga, io e lui abbiamo parlato tutta l’estate, sviluppando una vera e propria confidenza, e d’estate, verso luglio, ci siamo visti alcune volte (classiche esperienze estive, ma oltre al bacio non si è andato oltre.)
Dopo qualche mese abbiamo spesso di parlare, ho troncato tutto io sia perché notavo da parte mia veri e propri sentimenti, sia perché ho provato ad iniziare una frequentazione con un mio coetaneo. Questa frequentazione - che si è tramutata in una relazione - è durata quasi mezzo anno, fino a quando le cose non sono iniziate ad andare male, e io in un forte periodo di stress (sia in questa relazione, che nella vita in generale, per degli eventi capitati) mi sono trovata nuovamente a pensare a quest’uomo, fino a quando non siamo tornati a chiacchierare/sentirci sporadicamente.
So di star facendo una cosa relativamente sbagliata, parlare con una persona più grande di me non so che fine abbia, né da parte sua che da parte mia. Ma quando parlo con lui mi sento compresa, capita. Cosa che non ho mai visto nella mia ultima relazione.
Ecco ora la mia domanda è: cosa c’è di sbagliato in me per trovarmi meglio con le persone con cui condivido una significativa differenza d’età?
Mi sono sempre reputata una ragazza molto più matura della mia età anagrafica - sarà anche perché sono dovuta crescere molto in fretta, affrontando il divorzio dei miei genitori in tenera età e non avendo mai avuto una figura paterna presente, non lo vedo e non lo sento da dieci anni -, e noto spesso questa differenza di maturità proprio con i miei coetanei.
Spero che la mia domanda (seppur molto lunga) non sia inopportuna, ma è un dubbio che mi tormenta da parecchio.
Mi scuso anche per qualche errore di battitura!
Grazie in anticipo.

Quello che porti è tutt’altro che inopportuno: è una domanda molto profonda, che parla di te, dei tuoi bisogni relazionali e della tua storia. Provo a risponderti con uno sguardo sistemico-relazionale, cioè non cercando “cosa c’è di sbagliato in te”, ma osservando come si sono costruiti nel tempo i tuoi modi di stare in relazione. Il primo punto importante è questo: non c’è nulla di sbagliato in te. C’è piuttosto una coerenza, spesso invisibile, tra ciò che hai vissuto e ciò che oggi ti fa sentire bene o al sicuro nelle relazioni. Racconti di essere cresciuta in fretta e di aver vissuto l’assenza della figura paterna per molti anni: esperienze come queste non restano sullo sfondo, ma diventano una lente attraverso cui, senza accorgercene, scegliamo e viviamo i legami. È possibile che tu abbia sviluppato una grande maturità e autonomia, ma anche un bisogno profondo di essere vista, riconosciuta e contenuta emotivamente. In questo senso, una persona più grande può rappresentare, almeno a livello simbolico, stabilità, capacità di ascolto, esperienza emotiva, una forma di contenimento che forse è mancata; quando dici che con lui ti senti compresa e capita, stai toccando il punto centrale: non è tanto l’età in sé, quanto la qualità dell’esperienza emotiva che vivi con lui. Questa connessione può essere molto intensa perché parla sia alla tua parte adulta, quella che si sente più matura, sia a una parte più vulnerabile che cerca uno spazio sicuro. Allo stesso tempo, è utile non fermarsi solo all’idea di essere “più matura dei coetanei”: questo può essere vero, ma a volte è anche un modo per dire che ti senti più al sicuro con chi percepisci come già strutturato, stabile, capace di contenere. Non è un difetto, è un bisogno, ma è importante riconoscerlo. Non è nemmeno casuale che tu abbia ripensato a lui proprio in un momento di stress e dentro una relazione in cui non ti sentivi capita: nei momenti di fragilità tendiamo a tornare verso ciò che, per noi, rappresenta sicurezza emotiva. Forse allora la domanda più utile non è “perché mi piacciono persone più grandi?”, ma “che cosa trovo lì che mi manca altrove?”. Ad esempio: ti senti davvero vista come una pari, o un po’ guidata? Questa relazione ti fa crescere o ti protegge? C’è reciprocità o una certa asimmetria? La differenza d’età, infatti, non è automaticamente un problema, ma introduce una differenza di esperienza, di fase di vita e talvolta anche di potere relazionale, e ciò che conta davvero è quanto tu ti senta libera, riconosciuta e alla pari dentro quel legame. In sintesi, non c’è nulla di sbagliato in te: c’è una storia che ha dato forma ai tuoi bisogni e al tuo modo di sentire le relazioni. Il punto non è giudicare questa attrazione, ma comprenderla fino in fondo, perché è proprio da questa consapevolezza che può nascere la possibilità di scegliere relazioni che non solo ti facciano sentire capita, ma che siano anche equilibrate e realmente nutrienti per te.

Dott.ssa Alessia Melzer

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